AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
80.1998.273
Data decisione, Autorità:
26.02.1999, CDT
Incarto n.
80.98.00273
Lugano
26 febbraio 1999
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera di diritto
tributario del Tribunale d'appello
composta dai giudici:
Alessandro
Soldini, presidente,
Stefano Bernasconi, Lorenzo Anastasi
segretario:
Fiorenzo
Gianinazzi
statuendo
sul ricorso del 10 novembre 1998
in
materia di: IC e IFD 1996
presentato
da:
__________ __________, __________
__________,
ritenuto
in fatto
A. Il 7 luglio 1998
l’Ufficio di tassazione persone giuridiche (UTPG) notificava alla __________
__________ __________ la tassazione IC e IFD 1996, in cui le esponeva d’ufficio
un utile di fr. 30'000.- e un capitale di fr. 150'000.-, poiché, nonostante un
richiamo, una diffida per lettera raccomandata e una multa disciplinare di fr.
100.- per inadempienza degli obblighi procedurali, non aveva presentato la
dichiarazione d’imposta.
B. Il 31 luglio 1998 la
contribuente presentava un reclamo cautelativo contro la tassazione d’ufficio,
limitandosi ad argomentare che per cause indipendenti dalla sua volontà,
segnatamente per l’assenza durata oltre due anni della contabile, dapprima per
maternità in seguito per insorte complicazioni, si trovava nell’impossibilità
di poter inoltrare la dichiarazione.
L’UTPG assegnava allora
alla ricorrente, in data 4 agosto 1998, un termine fino al 15 settembre per
presentare la dichiarazione corredata del bilancio e del conto economico al 31
dicembre 1996 o per formulare richiesta d’essere sentita, con la comminatoria
d’irricevibilità del reclamo in caso di inadempienza degli obblighi procedurali.
Il 7 settembre successivo
la contribuente si sarebbe rivolta per lettera semplice all’UTPG, comunicando
di aver conferito mandato alla __________ & __________ __________ di
__________ di presentare la dichiarazione fiscale 1996 e chiedendo una nuova
proroga fino al 31 ottobre 1998.
Tale richiesta non sarebbe
mai giunta all’UTPG, il quale con decisione del 15 ottobre 1998 respingeva il
reclamo in quanto irricevibile.
Il 31 ottobre 1998
__________ __________ __________, dopo uno scambio d’opinioni telefonico con
l’UTPG, presentava la dichiarazione d’imposta debitamente corredata.
C. Con il presente,
tempestivo ricorso la __________ __________ __________ chiede l’annullamento
della suddetta decisione, ribadendo che la mancata presentazione della
dichiarazione d’imposta è da ascrivere unicamente all’assenza della contabile e
che comunque l’esercizio 1996 si è concluso con una perdita di quasi fr.
305'000.-. Lamenta l’arbitrarietà della tassazione impugnata, che sarebbe stata
allestita senza riferimento ad alcun parametro senza effettuare una valutazione
coscienziosa. Rileva infine che l’utile esposto supera di gran lunga, ovvero di
ben oltre il 20%, quello dell’anno precedente.
L’Amministrazione federale
delle contribuzioni propone invece di respingere il ricorso.
Con ulteriore scritto del
12 febbraio 1999, per altro non previsto dalla procedura, la ricorrente precisa
in particolare che il suo scritto del 31 luglio 1998 andava inteso non come
reclamo ma come richiesta di proroga.
in diritto
I. Imposta federale
diretta
- 1.1.
L’art. 130 cpv. 2 LIFD
consente all’autorità di tassazione di procedere ad una tassazione d’ufficio
se, nonostante diffida, il contribuente non soddisfa i suoi obblighi procedurali
oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per
mancanza di documenti attendibili. In tale sede può tener conto di coefficienti
sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del
contribuente. La legge precisa ancora che l’autorità deve effettuare una
«valutazione coscienziosa».
La tassazione d’ufficio
sostituisce quella ordinaria, che si fonda su di un esauriente accertamento dei
fatti. La valutazione cui procede l’autorità fiscale si basa invece su
considerazioni di verosimiglianza, il più possibile vicine alla verità (Zweifel,
Die Sachverhaltsermittlung im Steuerveranlagungsverfahren, Zurigo 1989, p. 120
ss.; Känzig/Behnisch, Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. III, Basilea
1992, n. 3 ad art. 92 DIFD, p. 163).
1.2.
Il legislatore federale ha
definito i presupposti, in presenza dei quali si procede ad una tassazione per
apprezzamento, conformandosi alla giurisprudenza del Tribunale federale, che,
vigente il Decreto concernente l’imposta federale diretta (DIFD) del 1940,
aveva esteso le condizioni previste da quest’ultimo. L’art. 92 cpv. 1 DIFD infatti
limitava la possibilità di intraprendere una tassazione d’ufficio ai soli casi
in cui il contribuente avesse violato i propri obblighi procedurali («il
contribuente non presenta o non completa in tempo utile la sua dichiarazione,
se non comparisce a dare informazioni, non ottempera a una domanda di ragguagli,
se, benché obbligato a tenere i libri contabili, non li presenta o ne presenta
di quelli tanto difettosi da rendere impossibile il calcolo dei fattori
imponibili o non produce i documenti giustificativi richiesti»). Il Tribunale
federale aveva però chiarito che una tassazione d’ufficio deve poter essere
eseguita anche nei casi in cui l’autorità fiscale, alla luce dell’insieme delle
circostanze, scopre che i ragguagli forniti dal contribuente non sono sufficienti
o che la prova della loro veridicità non è stata fornita (cfr. DTF 106 I
b 314; STF II Corte di diritto pubblico del 5 settembre 1984 in re D.
Me. cons. 3 a, non pubblicata). Ciò può avvenire anche al termine della
procedura d’accertamento, quando non sono chiariti o rimangono incerti i fatti
essenziali per la determinazione degli elementi imponibili e quando i dati
forniti dal contribuente sono insufficienti, oppure non suffragati o suffragati
in modo non convincente da validi documenti probatori (cfr. Rep. 1984 p.
92, cons. 4 a).
Condizione imprescindibile
per intraprendere una tassazione per apprezzamento è dunque l’incertezza delle
circostanze di fatto, sia che essa sia determinata da una insoddisfacente
collaborazione del contribuente sia che abbia un’altra causa, come per esempio
l’inosservanza degli obblighi di collaborazione di un terzo obbligato (il
datore di lavoro che non compila il certificato di salario). L’autorità di
tassazione deve però avere prima esaurito tutti gli strumenti di indagine che
potevano condurre ad un accertamento dei fatti (Zweifel, op. cit., p.
129; Känzig/Behnisch, op. cit., n. 9 ad art. 92 DIFD, p. 166).
- 2.1.
Una volta che l’autorità
di tassazione abbia proceduto alla tassazione d’ufficio, si tratta di stabilire
quali rimedi giuridici siano a disposizione del contribuente.
Anche a tale proposito, la
nuova legge federale modifica la situazione preesistente.
2.2.
2.2.1.
Vigente l’abrogato DIFD,
infatti, si doveva distinguere fra due ipotesi:
• nel caso in cui i
fattori accertati d’ufficio fossero aumentati in misura superiore al 20%
rispetto all’ultima tassazione definitiva, il contribuente aveva il diritto di
postulare una verifica della tassazione d’ufficio, mediante reclamo o ricorso;
la sola differenza rispetto all’impugnazione di una tassazione ordinaria era
data dal fatto che il contribuente doveva provare l’inesattezza della
valutazione intrapresa dall’autorità fiscale (inversione dell’onere
probatorio);
• se, invece, la
variazione rispetto all’ultima tassazione era inferiore alla misura enunciata,
il contribuente poteva soltanto far valere, con i rimedi giuridici, l’assenza
dei presupposti per una tassazione d’ufficio (adempimento degli obblighi di
collaborazione, mancata diffida, termine troppo breve, esistenza di una scusante)
oppure un abuso del potere di apprezzamento (RF 44/1989 p. 435 = ASA
58 p. 670; Känzig/Behnisch, op. cit., n. 51 ad art. 92 DIFD, p. 187;
cfr. CDT n. 264-65 del 6 dicembre 1993, in RDAT I-1994 p.
336; CDT n. 290 del 12 dicembre 1994 in RDAT I-1995 p.
348).
2.2.2.
Si noti che, secondo il
Tribunale federale, la prova dell’inesattezza di una tassazione d’ufficio
poteva essere offerta dal contribuente non solo nella procedura di reclamo, ma
anche in quella di ricorso. Infatti, entrambi i rimedi giuridici erano caratterizzati
dalla piena cognizione che spetta alle autorità che ne erano investite. Con la,
pur tardiva, ripresa della collaborazione da parte del contribuente che si era
dapprima lasciato tassare d’ufficio, l’autorità di reclamo o di ricorso poteva
dunque servirsi degli stessi mezzi d’indagine che spettavano all’ufficio in
sede di tassazione. Della circostanza che il contribuente non avesse ottemperato
(tempestivamente) ai suoi obblighi di collaborazione si poteva tener conto in
sede di attribuzione delle spese giudiziarie (RF 44/1989 p. 438; RDAT
I-1994 p. 337).
2.2.3.
Dall’esame delle
disposizioni che disciplinavano la tassazione d’ufficio e dalla giurisprudenza
citata, la Camera di diritto tributario aveva fatto discendere la conseguenza
che l’autorità di tassazione non poteva dichiarare irricevibile un reclamo contro
una tassazione d’ufficio, nel caso in cui il contribuente avesse contestato la
valutazione effettuata senza peraltro produrre le prove dell’inesattezza
dell’apprezzamento effettuato, proprio perché altrimenti sarebbe stata
pregiudicata la facoltà di interporre ricorso e quindi di riprendere
eventualmente la collaborazione precedentemente negata.
Tale conclusione era
dettata, da un lato, dall’assenza di una disposizione che consentisse
all’autorità di reclamo di pronunciare l’irricevibilità del reclamo per mancata
produzione di prove, e, dall’altro, dall’esplicita affermazione del Tribunale
federale, secondo cui il contribuente poteva apportare la prova
dell’inesattezza di una tassazione d’ufficio anche in sede di ricorso (RDAT
I-1994 p. 336).
2.3.
Anche in relazione ai
rimedi giuridici a disposizione del contribuente tassato d’ufficio la nuova
legge si discosta da quella abrogata.
Per l’art. 132 cpv. 3
LIFD, infatti, il contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio
soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta; il reclamo deve
essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova.
2.3.1.
Come si vede, il
legislatore ha rinunciato alla preclusione del diritto di reclamo prevista
dall’art. 92 cpv. 1 DIFD, in considerazione dei dubbi circa la costituzionalità
di tale disposizione; una analoga norma cantonale era già stata dichiarata
incostituzionale e perciò inapplicabile dal Tribunale amministrativo del Canton
Berna, a causa del suo carattere punitivo (cfr. Känzig/Behnisch, op.
cit., n. 51 ad art. 92 DIFD, p. 188; Zweifel, op. cit., p. 134).
2.3.2.
La nuova legge pone
peraltro due requisiti che la normativa previgente non conosceva: il
contribuente deve contestare la “manifesta inesattezza” della tassazione ed il
reclamo deve essere motivato. Secondo il Messaggio che accompagnava il disegno
di legge del Consiglio federale del 1983, tale disciplina è ispirata alla
legislazione di alcuni cantoni; il governo menziona espressamente, a titolo di
esempi, l’art. 90 cpv. 3 della legge tributaria di Zurigo e l’art. 109 cpv. 3
di quella di San Gallo (cfr. Messaggio del Consiglio federale a sostegno
delle leggi federali sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e
dei Comuni e sull'imposta federale diretta, in FF 1983, vol. III, p. 133).
Per valutare il
significato e la portata del riferimento alla manifesta inesattezza della
tassazione per apprezzamento, è dunque opportuno esaminare la giurisprudenza
che si è sviluppata intorno alle disposizioni cantonali in questione (cfr. Zweifel,
Verfahrensgrundsätze und Veranlagungsverfahren, in ASA 61 p. 437).
Ebbene, nelle leggi
cantonali che esigono dal contribuente la prova dell’inesattezza della
tassazione d’ufficio, si è voluta così stabilire un’inversione dell’onere della
prova (Weidmann/Grossmann/Zigerlig, Wegweiser durch das st. gallische
Steuerrecht, 4a ediz., Berna 1987, pp. 130 e 254; Zweifel, Die
Sachverhaltsermittlung, cit., p. 139; Richner/Frei/Weber/Brütsch,
Zürcher Steuergesetz - Kurzkommentar, 2a ediz., Zurigo 1997, n. 10 ad § 90
LT-ZH, p. 647). Per contestare con successo una tassazione d’ufficio, occorre,
in altri termini, che siano rimosse le condizioni che l’avevano determinata,
cioè le difficoltà nell’indagine per l’autorità di tassazione o l’incertezza
circa i fatti. È necessario, in particolare, che il contribuente ponga in essere
gli atti di collaborazione trascurati in precedenza. Se tale esigenza è adempiuta,
rinasce anche l’obbligo per l’autorità fiscale di effettuare indagini
d’ufficio, nell’intento di ricostruire il vero.
2.3.3.
Vi sono dunque due
possibili sviluppi della situazione.
• Se il contribuente
apporta la prova dell’inesattezza dell’apprezzamento effettuato, la tassazione
d’ufficio è annullata e deve esserne intrapresa una “ordinaria” (Zweifel, Die Sachverhaltsermittlung,
cit., p. 143). La tassazione d’ufficio apparirà infatti in ogni caso
“manifestamente inesatta”, se è stato possibile accertare la vera situazione di
fatto, nell’ambito della procedura di reclamo (Zweifel, Verfahrensgrundsätze,
op. cit., p. 437; Meister, Rechtsmittelsystem der Steuerharmonisierung –
Der Rechtsschutz nach StHG und DBG, Berna/Stoccarda/Vienna 1995, p. 144 s.).
• Se la prova
dell’inesattezza della tassazione non è stata portata, la tassazione d’ufficio
rimane in linea di principio in vigore, mentre l’obbligo per l’autorità di tassazione
di procedere ad indagini d’ufficio non rinasce. Ciò non toglie, tuttavia, che
l’autorità di tassazione, facendo uso del proprio potere di apprezzamento,
possa sottoporre ad una verifica la tassazione d’ufficio. Alla luce di una
simile verifica, condotta sulla base degli atti, una tassazione per
apprezzamento apparirà “manifestamente inesatta”, quando la stima effettuata si
sarà rivelata in contrasto coi fatti ed in particolare quando è evidente che
essa si fonda su basi, su metodi o su strumenti di valutazione errati o
comunque inconciliabili con la situazione del singolo caso (Zweifel,
Verfahrensgrundsätze, op. cit., p. 437 s.; Meister, op. cit., p. 145).
- 3.1.
Venendo all’esame della
fattispecie concreta, la ricorrente è stata sottoposta a tassazione d’ufficio
il 7 luglio 1998, non avendo inoltrato la dichiarazione fiscale 1996 malgrado
un richiamo, una diffida per lettera raccomandata e una multa disciplinare di
fr. 100.- per inadempienza degli obblighi procedurali.
In seguito, il 31 luglio
1998, ha interposto tempestivo reclamo alla stessa autorità, facendo presenti
le difficoltà dovute all’assenza della contabile e chiedendo una proroga per la
presentazione della dichiarazione debitamente corredata.
L’autorità di tassazione
le ha allora concesso una proroga di un mese e mezzo, fino al 15 settembre, per
presentare la dichiarazione debitamente compilata e corredata o per chiedere di
essere sentita, avvertendola che, in caso di ulteriore inosservanza degli
obblighi procedurali, il reclamo sarebbe stato dichiarato irricevibile.
Incomprensibile risulta a
questo proposito lo scritto del 12 febbraio 1999 della ricorrente. Anche se si
volesse considerare la sua lettera all’UT del 31 luglio 1998 non come reclamo,
malgrado il chiaro tenore dello scritto, in cui si parla di reclamo cautelativo,
ma quale ulteriore richiesta di proroga, all’UT non può essere mosso il rimprovero
di non averlo considerato (anche) come ulteriore richiesta di proroga concessa.
L’UT ha infatti reagito concedendo alla ricorrente un ulteriore termine fino al
15 settembre per presentare la documentazione mancante, proprio come preteso
nella lettera dell’ 11 febbraio 1999 a questa Camera.
3.2.
Come detto, l’art. 132
cpv. 3 LIFD esige che il contribuente apporti la prova della “manifesta
inesattezza” della tassazione d’ufficio e richiede espressamente che il reclamo
sia motivato e indichi eventuali mezzi di prova. Tali requisiti del reclamo rappresentano
non meri presupposti sostanziali per la rimozione della tassazione per
apprezzamento, bensì prescrizioni di validità del gravame, in mancanza dei
quali l’autorità non deve neppure entrare nel merito (STF del 21
novembre 1997 in re R. SA = DTF 123 II 552 = Sammlung BGE n. 815
= ASA 67 66; di diverso avviso la dottrina: Zweifel,
Verfahrensgrundsätze, op. cit., p. 437; X. Oberson, Le contentieux
fiscal, in OREF [a cura di], Les procédures en droit fiscal,
Berna 1997, p. 140; Ryser/Rolli, Précis de droit fiscal suisse, 3a
ediz., Berna 1994, p. 401; per la giurisprudenza relativa alla legge tributaria
zurighese, cfr. Richner/Frei/Weber/Brütsch, op. cit., n. 11 ad § 90
LT-ZH, p. 647).
Secondo il Tribunale
federale, il requisito della motivazione del reclamo, contenuto nella
disposizione in esame, deve essere considerato quale requisito di validità,
sebbene la legge non lo designi esplicitamente come tale; l’Alta Corte si
richiama, a tale riguardo, alla prassi sviluppata in materia di ricorso di
diritto pubblico allo stesso Tribunale federale: un’impugnativa che non adempia
le esigenze di motivazione dell’art. 90 cpv. 1 lett. b OG, viene infatti
dichiarata inammissibile, malgrado una simile conseguenza non scaturisca
esplicitamente dal testo di legge (DTF 81 I 98 consid. 3, 121 I 117
consid. 3a, 122 I 70 consid. 1c); analogamente, un ricorso di diritto
amministrativo, la cui motivazione sia insufficiente, è dichiarato
irricevibile, sebbene una simile conseguenza non sia esplicitamente indicata all’art.
108 cpv. 1 OG (DTF 123 II 359 consid. 6b/bb, 118 Ib 134 consid. 2).
Nell’affermare che l’esame
di merito di una tassazione impugnata con reclamo dipende dall’esistenza di una
motivazione, la Corte federale ha poi invocato “importanti interessi pubblici”.
In tal modo si evita infatti che un contribuente, il quale ha omesso di
adempire i propri obblighi di collaborazione ed è stato tassato d’ufficio,
possa ostacolare notevolmente il lavoro dell’amministrazione, presentando un reclamo
assolutamente immotivato, per poi difendersi e produrre la documentazione richiesta
in sede di ricorso (STF del 21 novembre 1997 in re R. SA consid. 4e in DTF
123 II 552 = Sammlung BGE n. 815 = ASA 67 66).
3.3.
Il Tribunale federale ha
peraltro precisato che, siccome la necessità di motivare il reclamo e di
indicare mezzi di prova non è prevista per i reclami contro tassazioni
ordinarie, l’autorità fiscale dovrebbe indicare, nella decisione di tassazione
per apprezzamento, quanto disposto dall’art. 132 cpv. 3 LIFD e le conseguenze
in caso di inottemperanza. Vi è infatti il rischio che il contribuente non
cognito di diritto ometta di motivare in modo sufficiente l’impugnativa,
provocandone l’inammissibilità. In mancanza di un’espressa menzione, contenuta
nell’indicazione dei rimedi giuridici della tassazione d’ufficio, l’autorità
fiscale può comunque rimediarvi, dopo l’inoltro del reclamo da parte del
contribuente, invitando quest’ultimo a emendare il gravame, conformemente ai
requisiti dell’art. 132 cpv. 3 LIFD, con la comminatoria di dichiarare
irricevibile l’impugnativa (STF del 21 novembre 1997 in re R. SA,
consid. 4f = DTF 123 II 552 = Sammlung BGE n. 815 = ASA 67
66).
3.4.
Il reclamo del 31 luglio
1998 della contribuente ricorrente, come si è visto, non adempie certo i
requisiti esatti dalla legge, né tanto meno apporta inequivocabile prova della
manifesta inesattezza della notifica di tassazione impugnata, emanata a seguito
delle ripetute inadempienze procedurali della ricorrente.
La ricorrente d’altronde nemmeno
lo pretende. Asserisce piuttosto di aver chiesto un’ulteriore proroga per
lettera semplice, che non risulta mai essere giunta all’UTPG.
L’argomento è privo di
pregio. Quand’anche la richiesta fosse giunta all’autorità fiscale e
quest’ultima non le avesse dato seguito non muta
il quadro della situazione.
Infatti,
un’istanza di proroga in sé non produce alcun effetto sulla decorrenza di un
termine stabilito dalla legge né l’autorità fiscale ha l’obbligo di prolungare
i termini conformemente ai desideri o ai bisogni dei contribuenti (CDT
n. ..__________ del 23 luglio 1997 in re F. e I. S.).
Di conseguenza, se davvero
la ricorrente, come essa sostiene, non avesse ricevuto alcuna risposta alla
richiesta di prorogare il termine per l’inoltro della dichiarazione fino al 31
ottobre 1998, nulla l’avrebbe autorizzata a indugiare oltre nell’adempimento
dei suoi obblighi, ma anzi, in assenza di una nuova proroga, avrebbe dovuto
ritenere vincolante il termine del 15 settembre 1998, che le era stato
conferito il 4 agosto 1998.
3.5.
Pure di nessun pregio è
l’ulteriore argomento ricorsuale laddove lamenta che l’autorità fiscale, avendo
aumentato di oltre il 20% l’utile rispetto al periodo precedente, avrebbe
dovuto spiegarne le ragioni.
Tale argomento in effetti
non è più attuale, poiché, con l’entrata in vigore della nuova LT e della LIFD
il 1° gennaio 1995, le vecchie normative, ovvero la LT del 1976 e il DIFD, sono
state abrogate e non sono quindi più in vigore.
II. Imposta cantonale
- 1.1.
Anche l’art. 204 cpv. 2 LT
consente all’autorità di tassazione di eseguire la tassazione d’ufficio in base
a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida non
soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non
possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. A
tal fine, può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione
patrimoniale e del tenore di vita del contribuente.
1.2.
Diversa, rispetto al diritto
federale, è per contro la disciplina dei rimedi giuridici, in materia di
diritto cantonale. Contro ogni decisione di tassazione e non solo contro la
decisione di tassazione d’ufficio, se è manifestamente inesatta, il
contribuente può reclamare per scritto all’autorità di tassazione, entro trenta
giorni dalla notifica.
Il reclamante deve
indicare, nell’atto di reclamo, le conclusioni, i fatti sui quali esse sono
fondate e i mezzi di prova; i documenti probatori devono essere allegati o designati
esattamente. Se il reclamo non soddisfa questi requisiti, al reclamante è assegnato
un congruo termine per rimediarvi o per chiedere di essere sentito, con la
comminatoria dell’irricevibilità (art. 206 LT).
Il legislatore ticinese ha
voluto discostarsi dalla scelta di quello federale ed esigere l’obbligo di
motivare i reclami, non solo contro le tassazioni d’ufficio, per ragioni pratiche
ed in particolare per limitare il numero di ricorsi alla Camera di diritto
tributario (Messaggio del Consiglio di Stato concernente il progetto di nuova
legge tributaria, n. 4169 del 13 ottobre 1993, p. 105).
1.3.
Che la motivazione del
reclamo rappresenti un presupposto di validità del gravame è, nel diritto
cantonale, più chiaro che in quello federale. Come detto, infatti, l’art. 206
cpv. 2 precisa che, in mancanza di una motivazione o di un’indicazione dei
mezzi di prova, al reclamante deve essere assegnato un congruo termine per
rimediarvi o per essere sentito, con la comminatoria dell’irricevibilità. Per
venire incontro al contribuente, dunque, gli si offre anche la possibilità di
rimediare, con un’audizione, alle carenze formali del reclamo; in tal modo, un
reclamo formalmente irricevibile (poiché ad esempio non motivato) diventa ricevibile
a tutti gli effetti e deve essere esaminato nel merito (Allidi,
Procedura, disposizioni penali e diritto transitorio, in: Borghi
[a cura di], La riforma della legge tributaria, Lugano 1995, p. 16).
- Le considerazioni
proposte in merito al ricorso in materia di IFD, possono essere pertanto estese
anche all’imposta cantonale, senza che occorrano ulteriori spiegazioni.
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT 1994
dichiara e pronuncia
-
Il ricorso è respinto.
-
Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 500.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 80.–
per un totale di fr. 580.–
sono a carico della ricorrente.
-
Intimazione alle parti.
-
Per l'IC il presente
giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT 1994).
Per l'IFD è ammesso il
ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146 LIFD).
per
la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello
Il
presidente: Il
segretario:
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster