AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
52.2002.26
Data decisione, Autorità:
03.04.2002, TRAM
Incarto n.
52.2002.00026
Lugano
3 aprile 2002
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente,
Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi
segretaria:
Tamara Merlo, vicecancelliera
statuendo sul ricorso 16 gennaio 2002 di
patr. da: avv. __________
contro
la decisione 18 dicembre 2001 del Consiglio di Stato
(n. 6114), che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso le
risoluzioni 16 novembre 2001 (nn.129 e 130) con cui la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione ha sospeso per tre mesi la patente d'esercizio pubblico e
l'autorizzazione a gestire il ristorante con alloggio "__________"
di __________;
viste le risposte:
-
22 gennaio 2002 del
municipio di __________;
-
22 gennaio 2002 del
Consiglio di Stato;
-
30 gennaio 2002 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in
fatto
A. __________
è proprietaria del ristorante con alloggio "__________" a
__________ (patente n. __________, categoria A1), comprendente 3 locali d'esercizio,
150 posti interni, 50 posti esterni, 12 camere con 32 posti letto. La
ricorrente è titolare dell'autorizzazione a gestire detto esercizio pubblico,
del quale ha pure assunto la gerenza.
B. Il 15
novembre 2001, la polizia cantonale ha fermato ed interrogato otto donne straniere
provenienti dall'Europa dell'est e dall'America latina, sette delle quali hanno
dichiarato di aver preso alloggio a , nelle camere sovrastanti il
ristorante "", allo scopo di esercitarvi la
prostituzione.
Dai loro interrogatori è emerso che
l'adescamento dei clienti avveniva nel bar annesso al suddetto ristorante.
Fondandosi sulle deposizioni rese da queste
donne e ravvisando una violazione degli artt.12 e 53 LEsPub, il 16 novembre
2001 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione/Ufficio dei permessi (in
seguito: "SPI/UP") ha deciso di sospendere, per la durata di tre
mesi, l'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico in questione, nonché la
relativa patente d'esercizio. Ad un eventuale ricorso è stato tolto l'effetto
sospensivo.
C. Con
giudizio 18 dicembre 2001, il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento,
respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata da __________.
Dopo aver rilevato che l'art. 12 LEsPub
vieta di destinare i locali degli esercizi pubblici ad attività estranee, il
Consiglio di Stato ha concluso che:
"Ospitando persone che vi esercitano un'attività commerciale
(prostituzione), ed essendo tale uso predominante rispetto alle altre
prestazioni (mescita di bevande, offerta di cibi, ecc…) ancora offerte
collateralmente a tale attività, l'esercizio pubblico è stato utilizzato -
sempre più sistematicamente e frequentemente - per un fine estraneo a quello di
ristorazione ed alloggio temporaneo per il quale è stato autorizzato, perdendo
le sue caratteristiche originarie di esercizio pubblico così come inteso dalla
LEsPub, per assumere quelle, in sostanza, di postribolo".
D. La soccombente
si aggrava ora innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che il
predetto giudizio governativo sia annullato assieme alle controverse risoluzioni
della SPI/UP.
Lamenta che il provvedimento non sia stato
preceduto da una comminatoria. Contestata la concludenza probatoria degli accertamenti,
l'insorgente nega recisamente di aver snaturato la destinazione dell'esercizio
pubblico, trasformandolo in uno stabilimento volto ad organizzare il
meretricio. In via subordinata, censura l'eccessiva severità della sanzione ed
invoca il principio di proporzionalità.
E. All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni. Ad
identica conclusione perviene la SPI/UP, contestando in dettaglio le tesi della
ricorrente con argomentazioni di cui si dirà, se del caso, nei seguenti considerandi.
Il municipio di __________ si astiene invece dal prendere posizione al riguardo.
Considerato, in
diritto
- La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 71 cpv. 3
Legge sugli esercizi pubblici (LEsPub; RL 11.3.2.1).
La ricorrente, direttamente e personalmente
toccata dal provvedimento censurato, è legittimata ad agire in giudizio. Il
fatto che la sanzione sia già stata scontata non rende il ricorso privo d'interesse.
Il ricorso è tempestivo e può essere deciso
sulla base degli atti, senza procedere all’assunzione di ulteriori prove (art.
18 PAmm).
- Giusta
l'art. 68 LEsPub, l'autorizzazione a gestire un esercizio pubblico è sospesa,
di regola previa comminatoria, per un periodo massimo di tre mesi quando:
a) viene
meno anche temporaneamente uno dei requisiti previsti dagli art. 11, 12, 14,
26, 27 e 28 LEsPub;
b) si contravviene gravemente o ripetutamente alle norme della
LEsPub o del regolamento d'applicazione (RLEsPub);
c) non si effettua il pagamento della tassa annua e di rilascio;
d) l'esercizio perturba in modo intollerabile la sicurezza,
l'ordine e la quiete pubblica.
La sanzione
deve rispettare il principio di proporzionalità. Deve quindi risultare adeguatamente
commisurata alla gravità oggettiva dell'infrazione.
Nella gerarchia
delle sanzioni prevista dagli art. 66-70 LEsPub, la sospensione segue la multa
(art. 66 LEsPub) e precede la revoca della patente (art. 69 LEsPub);
provvedimento, quest'ultimo, che si giustifica segnatamente quando vengono meno
i presupposti per il suo rilascio.
L'assunzione
della gerenza è sospesa sino a tre mesi se è stata emessa una decisione ai
sensi degli artt. 68 o 69 (art. 68a cpv. 1 LEsPub).
- Prima di
revocare l'autorizzazione a gestire, l'autorità deve offrire agli interessati
la possibilità di prendere posizione sui fatti di cui intende prevalersi per
giustificare il provvedimento. Lo esige il diritto di essere sentito
(Imboden/Rhinow, Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, V. ed., n. 81 B I seg.;
Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, n. 140 seg.).
Nell'evenienza concreta, la SPI/UP ha
palesemente violato il diritto di __________ di essere sentita prima
dell'adozione del provvedimento qui in esame. L'Esecutivo cantonale ha erroneamente
ritenuto che la flagrante violazione del diritto di essere sentiti posta in
essere dalla SPI/UP fosse sanata già per il fatto che __________ fosse stata
interrogata dalla polizia cantonale (cfr. verbale 15 novembre 2001). Vero è,
invece, che la suddetta violazione è stata sanata dalla possibilità di
impugnare la revoca davanti al Consiglio di Stato, ossia davanti ad un'autorità
di ricorso dotata di pieno potere di cognizione.
Dottrina e giurisprudenza ammettono in effetti
che alle violazioni del diritto di essere sentiti possa essere posto rimedio in
sede di ricorso, allorché l'istanza superiore può esaminare liberamente tanto
il fatto, quanto il diritto (cfr. Imboden/Rhinow, op. cit., n. 87 B III).
Ipotesi, questa, che in concreto appare data, stante che davanti al Consiglio
di Stato, autorità di ricorso dotata di pieno potere di cognizione (art. 56
PAmm), l'insorgente ha potuto liberamente esprimersi sulle circostanze e sulle
deposizioni su cui si fonda il provvedimento in esame.
- L’art. 53
cpv. 1 LEsPub stabilisce che il gerente è responsabile dell’igiene,
dell’ordine, della quiete e della tutela del buon costume nell’esercizio pubblico
e nelle immediate vicinanze.
La norma sancisce indirettamente il divieto
di esercitare attività lesive del buon costume all’interno degli esercizi
pubblici. Sono quindi vietate attività e manifestazioni che offendono il comune
senso del pudore.
La semplice acquisizione di clienti da parte
di prostitute non è per principio considerata un atto contrario al buon
costume. Nella misura in cui non viene fatto capo a pratiche di adescamento che
suscitano scandalo, l’acquisizione di clienti rientra senz’altro nel quadro
delle attività tollerate dal profilo della pubblica morale e del buon costume.
- 5.1.
Giusta l'art. 12 LEsPub i locali dell'esercizio pubblico non possono essere
usati per scopi estranei all'attività dell'esercizio.
Tanto dal profilo della legislazione sugli
esercizi pubblici, quanto dal profilo della legislazione edilizia,
l'utilizzazione di uno stabilimento alberghiero per l'esercizio non occasionale
della prostituzione configura un evidente abuso della destinazione autorizzata.
Lo scopo di un albergo è infatti quello di offrire a terzi alloggio e ristoro
(art. 9 RLEsPub). Non è quello di permettere a prostitute di usufruire di
un'infrastruttura per dispensare i loro servizi. Un albergo non può fungere da
bordello. Né un postribolo può ambire alla qualifica di albergo.
L'abuso della destinazione alberghiera
autorizzata sussiste quando prove o convergenti indizi dimostrano che lo
stabilimento è utilizzato in misura preponderante da donne che vi alloggiano
allo scopo precipuo di esercitarvi la prostituzione e che la funzione
alberghiera è ridotta al rango di attività subalterna, volta a favorire l'esercizio
del meretricio.
Analoghe considerazioni valgono per le
locande, ovvero per quei ristoranti che, oltre a cibi e bevande, offrono pure
alloggio, e che devono disporre di un adeguato servizio di ricezione (art. 15
RLEsPub).
5.2. La patente è una decisione
amministrativa con la quale un immobile, o una parte ben definita di esso, è
ritenuto idoneo all'apertura e alla gestione del tipo di esercizio pubblico
indicato (art. 4 cpv. 1 LEsPub). Le patenti della categoria A si riferiscono ad
esercizi con alloggio (art. 5 RLEsPub). Sono soggetti all'obbligo della patente
cat. A: 1. gli alberghi, i motel, gli apparthôtel, i garni, le pensioni, le
locande, i ristoranti, le osterie, le trattorie con alloggio (art. 6 RLEsPub).
- 6.1.
Nell'evenienza concreta, è assodato che il "__________" di
__________ è stato trasformato in uno stabilimento destinato in larga misura
all'esercizio della prostituzione.
Numerosi e convergenti indizi avvalorano
questa conclusione.
Particolare rilevanza, sotto questo profilo,
va innanzi tutto accordata alle caratteristiche della clientela della locanda.
Dalle notifiche di polizia agli atti, risulta che la locanda, dal gennaio al 15
novembre 2001, è stata frequentata quasi esclusivamente da donne (ben 74 su 84
ospiti notificati). Queste donne, stando alle notifiche, sono giovani ed hanno
mediamente un'età compresa tra i 20 e i 30 anni; nessuna ha più di 43 anni.
Inoltre queste clienti non sono accompagnate: tutte alloggiano sole. La quasi
totalità, infine, proviene da Paesi (Brasile, Venezuela, Repubblica Dominicana,
Repubblica Ceca, Lettonia, Polonia, Ungheria) che notoriamente figurano tra i
principali esportatori di prostitute verso la Svizzera.
Orbene, questa particolare composizione
della clientela non è certamente dovuta al caso, o ad un particolare interesse
improvvisamente suscitato dalla locanda in esame fra le giovani di quei paesi.
Come l'esperienza insegna, si tratta indubbiamente anche in questo caso di
donne che sono entrate in Svizzera munite di un semplice visto turistico, per
soggiornarvi qualche mese operando abusivamente come prostitute. Le inchieste
della polizia sull'attività svolta da singole ospiti della locanda non fanno
altro che confermare questa deduzione.
La ricorrente, interrogata dalla polizia
(verbale 15 novembre 2001), ha ammesso che "le camere di regola sono
occupate da ragazze singole. Può capitare però che si fermino altri tipi di
ospiti, vedi operaio ecc., ed in questo caso gli do, anche a loro, una
camera" (p. 2).
Nelle circostanze concrete si può unicamente
ravvisare la trasformazione della locanda in un postribolo. L'attività
principale della locanda era costituita dall'esercizio della prostituzione,
mentre l'attività alberghiera era accessoria. Il giorno del controllo di polizia
(15 novembre 2001), delle 12 camere della locanda, ben 8 erano occupate da
ragazze sole, 7 delle quali hanno ammesso di prostituirsi nella locanda stessa.
6.2. La circostanza che la locanda, nel
periodo considerato, abbia dato alloggio anche ad alcuni occasionali ospiti,
non inficia il dato di fatto secondo cui l'attività preponderante della locanda
stessa è divenuta quella di postribolo.
Parimenti, è irrilevante il fatto che il bar
ed il ristorante abbiano nel frattempo continuato a dispensare le prestazioni
previste dalla legge per queste categorie di esercizi pubblici, dal momento che
la clamorosa violazione della legge posta in essere nella locanda è tale da
coinvolgere l'intero esercizio pubblico, che va per l'appunto considerato come
un tutt'uno. Del resto la patente d'esercizio è unica per le tre attività
(camere, ristorante, bar), né può essere scissa ai fini dell'irrogazione della
sanzione.
Il divieto sancito dall'art. 12 LEsPub
appare quindi crassamente violato.
- Ferme
queste premesse, le sanzioni impugnate possono essere confermate anche senza
verificare se, nella fattispecie, siano riscontrabili gli estremi della
violazione del dovere di tutelare il buon costume all'interno dell'esercizio
pubblico (art. 53 LEsPub).
L'evidente,
perdurante violazione del divieto di destinare un esercizio pubblico ad
attività estranee alle sue finalità, fa apparire proporzionate le sanzioni in
esame. Anche se irrogata nella sua misura massima (tre mesi), la sospensione
appare proporzionata alla gravità oggettiva della trasgressione rimproverata
alla ricorrente. Né permette di giungere a diversa conclusione il fatto che la
sanzione non sia stata preceduta da una comminatoria (diffida) a ripristinare
una situazione conforme al diritto. Di conseguenza, il ricorso va respinto.
-
Il rigetto
dell'impugnativa permette di prescindere da una verifica della legittimità della
decisione di natura cautelare con cui l'autorità ha preventivamente revocato
l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.
-
La tassa
di giustizia segue la soccombenza (art. 28 PAmm).
Per questi motivi,
visti gli art.1, 4, 12, 53, 68, 68a, 71 LEsPub; 1, 5,
6, 9, 15 RLEsPub; 3, 18, 28, 31, 56, 60, 61, 65 PAmm;
dichiara
e pronuncia:
-
Il ricorso
è respinto.
-
La tassa di
giustizia di fr. 1'000.-- è a carico della ricorrente.
-
Intimazione
a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente La
segretaria
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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