Retaining walls at the boundary and analogy to accessory buildings

52.1996.98Other CourtJun 4, 1996Granted

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Omnilex summary

A landowner challenged the refusal of a permit for a retaining wall along the boundary of her plot. The municipality and the State Council had applied by analogy the rules for accessory buildings and relied on the 10-meter length limit. The Administrative Court held that boundary fences and retaining walls may be governed analogically by accessory-building rules, but that a mechanical length prohibition would unreasonably prevent fencing of plots. It therefore applied the public-law supplement of Art. 134 LAC as height limit, found the project compliant, annulled both prior decisions, and remanded the case for issuance of the permit. No court fees were charged; the municipality had to pay CHF 800 in party costs.

Omnilex headnote

Art. 134 LAC; Art. 14 NAPR; fences and retaining walls erected on the boundary where the municipal zoning plan is silent: by analogy, the rules on accessory buildings may apply, but only within the limits of the local building system and case-specific teleological constraints. The length restrictions governing accessory buildings cannot be transposed in a way that would make boundary fencing impossible. In the absence of explicit municipal provisions, the public-law supplementary function of Art. 134 LAC justifies applying the height limit of 2.50 m to boundary fences and retaining walls; more restrictive height limits are not sustainable without a clear legal basis (consid. 2-3). A planned future zoning amendment does not warrant suspension unless it would genuinely jeopardize the revision objectives (consid. 4).

Full text

AIUTO RICERCA

Anteprima di stampa

Numero d'incarto: 52.1996.98

Data decisione, Autorità: 04.06.1996, TRAM

Incarto n. 52.96.00098 DP 89/96 cm

Lugano 4 giugno 1996

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino

Il Tribunale cantonale amministrativo

composto dei giudici:

Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

segretario:

Leopoldo Crivelli

statuendo sul ricorso 26 aprile 1996 di

__________ rappr. da: dott. __________

contro

la decisione 3 aprile 1996, no. 1619, del Consiglio di Stato che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 21 dicembre 1995 con cui il municipio di __________ le ha negato il permesso di costruire un muro di sostegno lungo il confine del suo fondo (part. no. __________ RFD);

viste le risposte:

  • 8 maggio 1996 del Consiglio di Stato;

  • 10 maggio 1996 del Dipartimento del territorio;

  • 14 maggio 1996 del municipio di __________;

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto, in fatto

A. Il 29 settembre 1995 la __________ ha chiesto al municipio di __________ il permesso di costruire un muro di sostegno alto al massimo m 2.50 lungo i confini W e S del fondo di cui è proprietaria in località __________ (part. n. __________ RFD; zona Re/Rb). Il manufatto, lungo circa 30 m sul versante W e 10 sul lato contiguo, è destinato a sorreggere un terrapieno.

B. Esperita la procedura di pubblicazione e raccolto il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 21 dicembre 1995 il municipio ha respinto la domanda, ritenendo che la lunghezza del manufatto superasse quella massima ammessa per le costruzioni accessorie (10 m).

C. Con giudizio 3 aprile 1996 il Consiglio di Stato ha confermato il diniego della licenza, respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata dalla __________.

Dopo aver rilevato che le NAPR di __________ non disciplinano l'altezza dei muri di sostegno e di cinta, il Governo ha in sostanza ritenuto che fossero applicabili le disposizioni relative alle costruzioni accessorie. Ne ha quindi dedotto che l'opera non potesse essere autorizzata poiché supera la lunghezza massima (10 m) prescritta per questo genere di costruzioni.

D. Contro il predetto giudizio governativo la soccombente insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che venga fatto ordine al municipio di rilasciare la licenza rifiutata.

Rievocati i fatti, l'insorgente nega che le opere di cinta soggiacciano alla lunghezza massima prescritta per le costruzioni accessorie. Accreditando la tesi del municipio, obietta, verrebbe in pratica preclusa qualsiasi possibilità di cintare i fondi.

Applicabile al caso concreto sarebbe a suo avviso il limite d'altezza (m 2,50) prescritto dall'art. 134 LAC.

E. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che postula la conferma del giudizio impugnato senza formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione perviene il municipio di __________, che contesta le tesi dell'insorgente, rilevando, fra l'altro, di aver appena risolto di introdurre nelle NAPR in via di revisione un'altezza massima di 2 m (+ 1 m di recinzione leggera) per i muri di sostegno.

Considerato, in diritto

  1. Il ricorso è ricevibile in ordine.

La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono in effetti chiaramente date dagli art. 21 LE, 43 e 46 PAmm.

Data la natura delle questioni poste a giudizio, l'impugnativa può essere evasa sulla base degli atti ,senza istruttoria (art. 18 PAmm).

  1. Le NAPR di __________ non stabiliscono limiti di edificabilità per le opere di cinta ed i muri di sostegno eretti lungo il confine dei fondi. Che a questi manufatti non tornino applicabili i parametri edilizi previsti per le costruzioni principali appare evidente. Che non soggiacciano a limiti di sorta e possano quindi essere edificati a piacimento appare altrettanto incontestabile. Assai meno ovvio è che le opere di cinta non ricadano sotto le disposizioni disciplinanti le costruzioni accessorie.

Di fronte alla mancanza di risposte esplicite agli interrogativi che inevitabilmente si pongono in relazione ai limiti di edificabilità delle opere di cinta questo tribunale ha ritenuto che siffatti vincoli dovesso essere desunti da altre norme del diritto edilizio locale, in particolare dalle disposizioni disciplinanti le costruzioni accessorie, ovvero quei manufatti di servizio che grazie ad un ingombro limitato possono di regola sorgere lungo il confine dei fondi (STA 6.5.91 in re __________; 29.3.91 in re __________; 16.10.87 in re __________.). Alla stessa conclusione è pervenuto anche quando ha ritenuto che il silenzio della legge fosse da interpretare come una lacuna vera e propria (STA 6.5.91 in re __________). Conformemente alla regola generale sancita dall'art. 1 cpv. 2 CC, il vuoto normativo è stato colmato facendo capo alle disposizioni relative alle costruzioni accessorie. Questo tribunale ha comunque precisato che l'applicazione per analogia delle disposizioni disciplinanti le costruzioni accessorie si giustificava soltanto entro limiti da individuare caso per caso, ponendo mente all'insieme delle norme che regolano l'attività edilizia in un determinato comune. Il ricorso all'art. 134 LAC, che fissa a m 2,50 l'altezza massima dei muri di cinta, è invece stato escluso a causa della natura giusprivatistica e quindi dispositiva di tale vincolo (STA 6.5.91 in re __________ e 16.10.87 in re P.).

Essendo le opere di cinta destinate, per la loro specifica funzione, a sorgere sul confine dei fondi, senza essere tenute a rispettare particolari distanze da costruzioni esistenti sul fondo contermine, risponde, tutto sommato, ad una certa logica assoggettare questi manufatti alle norme che limitano l'altezza delle uniche opere edilizie che possono sorgere sul confine. Dal profilo degli ingombri verticali e delle ripercussioni derivanti ai fondi contermini la soluzione appare sostenibile. Anche dal profilo funzionale non sono ravvisabili controindicazioni. Al pari delle costruzioni accessorie, anche le opere di cinta non sono infatti destinate all'abitazione o al lavoro. Pur non essendo necessariamente poste al servizio di costruzioni principali, anch'esse non sono inoltre fini a sè stesse, ma si collocano in un rapporto di subordinazione rispetto al fondo che recingono.

Se si ammette l'edificazione a confine di costruzioni accessorie alte sino a 3 m, appare d'altra parte difficile vietare, in assenza di norme precise, la costruzione di opere di cinta di pari altezza. L'unica riserva che si oppone a questa soluzione riguarda la lunghezza di questi manufatti. A differenza delle opere di cinta, le costruzioni accessorie non si estendono infatti lungo tutti i confini di un fondo. La stessa funzione di queste costruzioni ne limita l'estensione. Taluni ordinamenti edilizi pongono loro precisi limiti di lunghezza. Applicando per analogia le norme sulle costruzioni accessorie alle opere di cinta, i limiti di lunghezza previsti per le prime possono quindi tradursi in un impedimento a recingere compiutamente un fondo.

Fermo restando che le opere di cinta non possono comunque superare l'altezza massima prescritta per le costruzioni accessorie, per evitare che i vincoli di lunghezza fissati per questi manufatti si traducano in un'insostenibile limitazione dell'estensione orizzontale delle opere di cinta occorre quindi individuare un limite d'altezza inferiore a quello previsto per le costruzioni accessorie.

Quantomeno nei casi in cui il diritto edilizio comunale pone espliciti limiti alla lunghezza delle costruzioni la soluzione più confacente appare quella di applicare per analogia il limite d'altezza di m 2,50 fissato dall'art. 134 LAC. A favore di questa soluzione, propugnata con convinzione dalla ricorrente anche se contraria ai suoi interessi in quanto più restrittiva, militano la tradizione ultracentenaria della norma e la sua diffusione a tutto il territorio cantonale; circostanze, queste, che ne attestano l'alto grado di accettazione. Nel silenzio della legge, limiti di altezza ancor più incisivi di quello sancito dall'art. 134 LAC per le opere di cinta, non appaiono giustificabili.

Aperta, ai fini del presente giudizio, può rimanere la questione a sapere se l'altezza massima fissata dalla norma succitata sia applicabile anche nel caso in cui le norme sulle costruzioni accessorie, applicabili per analogia per porre rimedio all'assenza di norme esplicite sulle opere di cinta, non stabiliscano limiti di lunghezza.

  1. Nel caso concreto, le precedenti istanze hanno ritenuto che il muro di sostegno non potesse essere autorizzato poichè supera la lunghezza massima (10 m) fissata dall'art. 14 NAPR per le costruzioni accessorie. Norma applicabile per analogia in assenza di disposizioni specifiche disciplinanti le opere di cinta. La tesi non può essere accreditata, perché altrimenti verrebbe seriamente ostacolata la possibilità di cintare i fondi. L'applicazione indiscriminata dalla norma succitata alle opere di cinta porterebbe infatti a vietare la realizzazione di opere di cinta di lunghezza superiore a 10 m indipendentemente dalla loro altezza.

Conclusione, questa, che non appare ragionevolmente sostenibile.

Per i motivi esposti al precedente considerando, si deve per contro ritenere che nessun impedimento di diritto pubblico si opponga alla realizzazione dell'opera in contestazione.

Anche ammettendo che nell'ambito dell'applicazione per analogia del limite d'altezza fissato dall'art. 14 NAPR non si possano ignorare i vincoli di lunghezza che questa norma pone, il muro di cinta e di sostegno risulta infatti contenuto nel limite d'altezza previsto dall'art. 134 LAC, applicabile come norma di diritto pubblico suppletorio, per colmare il vuoto normativo di cui si è detto.

Da questo profilo, il ricorso va quindi accolto.

  1. In sede di risposta, il municipio ha rilevato di aver recentemente deciso di introdurre nelle norme di attuazione del PR in via di revisione un limite di altezza di 2 m (+ 1 m di recinzione leggera) per i muri di sostegno (a confine).

L'emendamento previsto non osta tuttavia all'accoglimento del ricorso, poiché la difformità (+ 50 cm) non è comunque tale da legittimare l'adozione di un provvedimento sospensivo fondato sugli art. 65 LALPT e 25 RLALPT. E' in effetti evidente che il difetto non è tale da pregiudicare l'attuazione degli obbiettivi della revisione pianificatoria in atto.

  1. Così stando le cose, la decisione municipale impugnata e quella governativa che la conferma vanno quindi annullate siccome lesive del diritto. Gli atti pertanto rinviati all'autorità comunale affinché rilasci la licenza richiesta.

Dato l'esito non si preleva una tassa di giustizia.

Le ripetibili seguono invece la soccombenza.

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE, 134 LAC, 14 NAPR di Cadro; 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm

dichiara e pronuncia:

  1. Il ricorso è accolto.

§. di conseguenza sono annullate:

1.1. la decisione 21 dicembre 1995 del municipio di __________.

1.2. la decisione 3 aprile 1996, no. 1619, del Consiglio di Stato.

  1. Non si prelevano né tasse, né spese.

  2. Il comune di __________ rifonderà alla ricorrente fr. 800.-- a titolo di ripetibili di entrambe le istanze.

  3. Intimazione a:

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente Il segretario

Ultimo aggiornamento: 02.07.2026

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Keywords

planning lawretaining wallboundary fenceaccessory buildinganalogyheight limitlength limitpermit refusalsupplementary public lawcosts

Extracted by Omnilex

Key legal question

Whether boundary retaining walls/fences in the absence of specific municipal rules may be assessed by analogy under accessory-building provisions.

Extracted holding

Yes. In the absence of explicit rules, analogies to accessory-building provisions are permissible, but only within limits determined case by case by the overall local building regime.

Extracted reasoning

The court reiterated its case law that fences and retaining walls do not follow rules for main buildings, yet may be governed analogically by rules for accessory buildings. Art. 134 LAC cannot be used for every aspect because it is a private-law, dispositive rule; however, it may operate as supplementary public law to fill the regulatory gap.

Key legal question

Whether the permit could be refused because the proposed wall exceeded the 10-meter length limit for accessory buildings.

Extracted holding

No. Applying the 10-meter accessory-building length limit mechanically to boundary walls would unduly prevent the fencing of plots and is not reasonably sustainable.

Extracted reasoning

The court held that the length restriction of accessory buildings cannot be transposed indiscriminately to fences, because fences by nature may run along whole boundaries. The decisive public-law limit is the height threshold, not a blanket length prohibition.

Key legal question

Whether a suspension or refusal was justified due to the municipality's planned zoning revision introducing a new height limit.

Extracted holding

No. The planned amendment did not justify a suspension order because the deviation was too small to jeopardize the planning revision's objectives.

Extracted reasoning

A difference of 50 cm from the planned future rule was insufficient to support a suspensive measure under Arts. 65 LALPT and 25 RLALPT.

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