AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
35.1999.74
Data decisione, Autorità:
17.01.2001, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
35.1999.00074
mm/nh
Lugano
17 gennaio 2001
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La
vicepresidente
del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Giovanna Roggero-Will
con redattore:
Maurizio Macchi
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 1 luglio 1999 di
__________,
rappr. da: __________,
contro
la decisione del 30 marzo 1999 emanata da
__________,
rappr. da: __________,
in materia di assicurazione contro gli
infortuni
ritenuto, in
fatto
1.1. In occasione
di un controllo radiologico per persone a rischio di pneumoconiosi effettuato
su incarico dell'__________, a __________ - dipendente della ditta __________
SA di __________ in qualità di scalpellino - è stata riscontrata la presenza di
un'opacità sospetta al lobo inferiore di destra.
Ulteriori
accertamenti hanno permesso di mettere in luce un adenocarcinoma del lobo
inferiore del polmone di destra in stadio pT2 pN0 e M0, ciò che ha reso
necessario un intervento chirurgico di lobectomia, eseguito in data 17 dicembre
1996 presso l'Ospedale __________ di __________ (_ - cfr. doc. _).
1.2. Nel corso
del 1998, __________ ha chiesto all'Istituto assicuratore di voler accertare la
"… "silicosi" segnalata, …" (doc. _).
1.3. Esperiti i
necessari accertamenti - in particolare dopo aver sentito il parere del dottor
, spec. FMH in medicina generale e medicina del lavoro - l',
con decisione formale 27 gennaio 1999, ha negato il proprio obbligo
contributivo, facendo valere che "… non sussiste un'indicazione né certa
né probabile per un'affezione polmonare di origine professionale: é pure da
escludere un nesso causale o concausale tra l'attività professionale e
l'adenocarcinoma" (doc. _).
A seguito
dell'opposizione interposta dal Sindacato __________ per conto dell'assicurato (cfr. doc. ), l'_________, in data
30 marzo 1999, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima
decisione (doc. _).
1.4. Con
tempestivo ricorso 1° luglio 1999, __________, sempre patrocinato dal
__________, ha chiesto che l'Istituto assicuratore venga condannato a
corrispondergli le prestazioni assicurate in caso di malattia professionale.
Subordinatamente, in assenza di una malattia professionale, egli ha postulato
il riconoscimento delle prestazioni di cui agli artt. 84 cpv. 2 LAINF e 86ss.
OPI.
Questi,
segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie
pretese ricorsuali:
"
… Il dottor __________, in data 13.7.1998, ha
dal canto suo ritenuto che la malattia fosse dovuta all'esposizione alle
sostanze nocive, con cui il paziente, per ragioni professionali, era venuto a
contatto per tanti anni.
Va a questo proposito osservato che anche nel
periodo precedente alla sua venuta in Svizzera, il ricorrente ha lavorato nel
suo paese, per periodi più o meno lunghi in qualità di scalpellino.
Contrariamente a quanto affermato dal dottor __________, che non ha ritenuto di
tener conto anche dei periodi di lavoro in Italia, l'art. 13 della Convenzione
del 14 dicembre 1962, tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana
in materia di sicurezza sociale, impone di computare nel calcolo anche i
periodi di esposizione verificatisi nell'altro paese.
Già per questo motivo la decisione della
__________ va annullata.
È pacifico, invece, nel caso l'affezione sia
stata causata dall'esposizione con le polveri di quarzo, che si tratterebbe di
una malattia professionale, pneumoconiosi?, patologia inserita dal Consiglio
federale nella lista delle sostanze nocive e delle malattie al lavoro
all'annesso 1 dell'OAINF, sulla base degli articoli 9 cpv. 1 LAINF e 14 OAINF.
(…).
… Per quanto attiene alla presente fattispecie,
il signor __________, negli ultimi 30 anni ha sempre lavorato, per periodi più
o meno lunghi, come scalpellino, a contatto quindi con le polveri minerali
dannose.
Le analisi effettuate hanno riscontrato la
presenza di cristalli di quarzo nei linfonodi peribronchiali. Va osservato che
la prima diagnosi posta all'__________ di __________
(adenocarcinoma dovuto a tabagismo) non teneva conto delle analisi
successivamente effettuate presso l'Istituto cantonale di patologia. In
seguito, nessun medico, salvo il dottor __________ ed il dottor __________, ha
avuto modo di esprimersi compiutamente su questa problematica.
Il rappresentante legale del ricorrente ha
chiesto alla __________ di effettuare questa semplice verifica presso i medici
dell'__________ di __________ che disponevano di tutti i dati delle analisi,
ricevendo però solo un (interessato?) rifiuto.
… Si chiede pertanto l'erezione di una perizia,
volta a stabilire se siano esatte le conclusioni a cui sono giunti i medici
dell'Istituto cantonale di patologia e il medico curante del ricorrente, dottor
__________, oppure le conclusioni a cui è giunto il medico della __________.
Va comunque ribadito che la diagnosi posta, a suo
tempo, dal dottor __________, non teneva conto (non essendone il medico a quel
momento ancora a conoscenza) dei dati delle analisi del laboratorio di
patologia. D'altro canto, neppure il dottor __________, il quale peraltro non
ha mai effettuato una vera visita o delle approfondite analisi di laboratorio,
ha potuto quantificare con sufficiente precisione in quale percentuale
l'adenocarcinoma contratto dal ricorrente sia stato causato dal tabagismo ed in
quale percentuale invece stato causato dall'esposizione professionale.
… Va poi osservato, per terminare, che il dottor
__________, con il referto del 23.6.1997 (ma anche il dottor __________)
aveva(no) indicato la necessità di evitare all'assicurato l'esposizione a
sostanze irritanti per le vie respiratorie.
La __________ non avrebbe forse dovuto, nella
denegata ipotesi che la patologia morbosa non fosse di origine professionale,
alla luce di quel documento medico, ordinare comunque l'esclusione ai sensi
dell'art. 84 cpv. 2 LAINF e dell'art. 86 OPI?
In via subordinata, si chiede pertanto
l'erogazione delle prestazioni per cambiamento d'occupazione" (I).
1.5. L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame presentato
dall'assicurato, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. III).
1.6. In replica,
__________ ha essenzialmente ribadito la necessità di far capo ad una perizia
giudiziaria, subordinatamente, ad un complemento d'informazione presso l'ORB
(cfr. VI).
1.7. Il TCA ha
provveduto ad acquisire agli atti l'incarto dipendente dal ricorso 10 aprile
1998 interposto da __________ contro la decisione 12 marzo 1998 dell'UAI (inc.
n. 32.1998._).
1.8. In data 22
agosto 2000, questa Corte ha interpellato il dottor __________, __________ di
pneumologia presso l'Ospedale __________ di __________, al quale è stato sottoposto,
per esame, il referto 23 dicembre 1996 dell'Istituto cantonale di patologia
(VIII).
La
risposta del succitato pneumologo è pervenuta il 2 ottobre 2000 (IX) ed è stata
immediatamente intimata alle parti per osservazioni (cfr. X).
ha preso posizione in data 17 ottobre (cfr. XI). L'__________, da parte sua, si
è invece espresso il 23 ottobre 2000 (cfr. XII).
1.9. Seguendo il
suggerimento del dottor __________ - peraltro condiviso dalle parti - lo
scrivente Tribunale, nel corso del mese di ottobre 2000, ha ordinato una
perizia giudiziaria a cura del dottor __________, attivo
presso l'Istituto di patologia clinica dell'Ospedale __________ di __________,
al quale è stato chiesto d'eseguire una cosiddetta "analisi
quantitativa" sulla base dei prodotti istologici (cfr. XIII).
1.10. In data 27
novembre 2000, il dottor __________ ha consegnato al TCA il proprio referto
peritale (XIV).
Alle
parti è stata beninteso concessa la facoltà di formulare delle osservazioni
(XV).
in
diritto
In ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella
causa D.C.).
Nel
merito
2.2. Giusta
l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate
esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori
nell'esercizio dell'attività professionale.
Fondandosi
sulla delega di competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14
OAINF, il Consiglio federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco
esaustivo delle sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da
determinati lavori dall'altro.
Il
rapporto di causalità fra l'attività professionale e la malattia, oltre ad
essere adeguato, deve essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore
professionale deve essere più importante degli eventuali altri elementi che
hanno concorso a causare l'affezione.
Conformemente
alla giurisprudenza, l'esigenza di un nesso preponderante è soddisfatta quando
la malattia è determinata per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva
menzionata nel primo elenco oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate
nel secondo, essa sia stata causata in ragione di più del 50% dai lavori ivi
elencati (RAMI 1988 p. 447ss. consid. 1b; DTF 108 V 160; Ghélew, Ramelet,
Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p.
67ss.; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 215;
E. Beretta, Le malattie professionali nel diritto svizzero, in RDAT
1989, p. 269).
L'art. 9
cpv. 1 LAINF considera, dunque, professionali soltanto quelle malattie che sono
state causate prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori, nell'esercizio
dell'attività professionale. Quest'ultima deve trattarsi di un'attività
assicurata: il malato deve averla esercitata quale assicurato. Qualora esso
abbia svolto l'attività incriminata, per un certo periodo, quale assicurato e,
per un certo altro periodo, quale non assicurato, deve valere anche in una
simile ipotesi l'esigenza della causalità qualificata.
2.3. Il cpv. 2
dell'art. 9 LAINF prevede che le altre malattie di cui è provato siano state
causate esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio
dell'attività professionale sono, pure, considerate malattie professionali.
La legge
prevede, dunque, che, affinché nasca l'obbligo contributivo dell'assicuratore
LAINF, fra le altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia
un rapporto esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza
ritiene soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata
dall'attività professionale almeno nella misura del 75% (RAMI 1991 p. 318ss,
consid 5a; DTF 117 V 355 consid. 2a; 114 V 109 consid. 3; Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit., p. 68).
Il TFA
ha, poi, ancora precisato che ciò presume che, epidemiologicamente, la
frequenza dell'affezione in causa sia almeno 4 volte più alta per una determinata
categoria professionale che per la popolazione in generale (DTF 116 V 136,
consid. 5c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
2.4. Parimenti a
quanto vale secondo la giurisprudenza relativa alla nozione d'infortunio, colui
che chiede il riconoscimento di prestazioni dell'assicurazione contro gli infortuni,
deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi costitutivi della
definizione della malattia professionale. Qualora non adempia questi requisiti,
l'assicurazione non è tenuta ad assumere il caso. Se vi è controversia, spetta
al giudice decidere se i presupposti della malattia professionale sono dati.
Il giudice stabilisce d'ufficio i fatti di causa; a tale scopo, esso può
richiedere la collaborazione delle parti. Se la procedura non consente di concludere,
con un sufficiente grado di verosimiglianza, all'esistenza di una malattia
professionale - la semplice possibilità non essendo sufficiente - il giudice
constaterà l'assenza di prove o di indizi pertinenti e, pertanto,
l'inesistenza del diritto ai sensi della LAINF (DTF 116 V 140 consid. 4b e 142
consid. 5a, 114 V 305 consid. 5b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U86 pag. 50;
STFA 1.12.1992 in re O. non pubbl.).
2.5. In concreto,
__________ pretende, a titolo principale, che l'__________ assuma il caso a
titolo di malattia professionale (pneumoconiosi) ai sensi dell'art. 9 cpv. 1
LAINF.
Nel corso
dei mesi di novembre e dicembre 1996, l'insorgente è stato sottoposto a tutta
una serie d'indagini, radiologiche e di laboratorio, che hanno permesso
d'evidenziare la presenza di un adenocarcinoma al polmone destro.
In
particolare, in data 27 novembre 1996, è stata eseguita una TAC toracica, che
ha posto in luce una "… lesione nodulare alla base del polmone di des.,
segmento basale lat. del lobo inf., sospette per formazioni in accrescimento
espansivo. Le piccole immagini evidenziate in corrispondenza dell'apice del
lobo sup. sin. possono essere in I. analisi compatibili con piccoli esiti
specifici, non segni per sicure linfoadenomegalie patologiche a livello
mediastico o ilare" (cfr. doc. _).
Il 28
novembre 1996, __________ si è, invece, sottoposto ad una broncoscopia, volta
al prelevamento di materiale per dei successivi esami citologici,
rispettivamente, istologici (cfr. doc. _). Fu, del resto, grazie a questi
ultimi che venne posta
la diagnosi di "probabile adenocarcinoma" (cfr. doc. _, _ e _).
In data
17 dicembre 1996, ha avuto luogo l'intervento chirurgico di lobectomia
inferiore del polmone di destra (cfr. doc. _).
Il
preparato operatorio è stato analizzato presso l'Istituto cantonale di
patologia, accertamento che ha fornito l'esito seguente:
"-
adenocarcinoma medialmente differenziato del lobo inferiore del polmone
destro con infiltrazione della pleura viscerale (diametro tumorale massimo 2.5
cm, PT2).
-
infiammazione
cronica e antracosi di linfonodi in sede ilare peribronchiale e di un linfonodo
del bronco del lobo medio (senza interessamento neoplastico maligno).
-
linfonodi
peribronchiali con noduli fibrosclerotici comprendenti cristalli birifrangenti
in luce polarizzata *
Il margine di resezione bronchiale è libero da
tessuto neoplastico maligno.
*esposizione professionale?" (doc. _).
Agli atti
figura inoltre il rapporto d'uscita dell'__________, datato 4 febbraio 1997, da
cui si evince, fra l'altro, quanto segue:
"
DIAGNOSI: 1.
Adenocarcinoma del lobo inferiore del
del polmone di
destra in stadio pT2 pN0 e M0 (D02.2)
D. COLLATERALE: -
rischio lavorativo per pneumoconiosi (J62.8)
TERAPIA: -
lobectomia inferiore destra (32.4)" (doc. _).
Prima di
procedere all'emanazione della decisione formale 27 gennaio 1999,
l'assicuratore LAINF convenuto ha interpellato la propria Divisione di medicina
del lavoro e, specificatamente, il dottor __________, spec. FMH in medicina
generale e medicina del lavoro, il quale ha, da un lato, giudicato soltanto
possibile la presenza di una silicosi allo stadio iniziale e, dall'altro,
escluso una relazione di causalità naturale fra l'adenocarcinoma e
l'esposizione professionale alla polvere di quarzo:
"
Il signor __________ è sottoposto alla
profilassi medica nell'ambito della medicina del lavoro dal 1972. In occasione
dell'ultimo esame del 17.9.1996 si osserva nella radiografia del torace di
questo accanito fumatore un'opacità nel campo inferiore destro. Gli
accertamenti con tomografia computerizzata e broncoscopia con lavaggio e
biopsia hanno permesso di porre la diagnosi di adenocarcinoma. Il 17.12.1996 è
stata eseguita presso l'Ospedale __________ in __________ la lobectomia a
destra. Nelle singole relazioni mediche viene citata un'esposizione
professionale alla polvere contenente quarzo, per cui il Sindacato __________
ci chiede di prendere posizione in merito alla questione della silicosi.
Sulle radiografie panoramiche classiche del
torace non si trovano delle alterazioni tipiche di una silicosi. Nei campi
superiori e negli apici, le localizzazioni classiche primarie di una silicosi,
si trovano alcuni isolati micronoduli. Simili focolai corrispondono più a
residui specifici che non ad una silicosi allo stadio iniziale per il fatto che
ci si attenderebbero in quest'ultimo caso maggiori alterazioni e in sede più
periferica. Anche nella tomografia computerizzata del polmone del 27.11.1996
vengono descritte queste piccole opacità nodulari ma solo nell'apice sinistro.
Per il radiologo sono pertanto compatibili con alterazioni specifiche.
Nella relazione istologica del preparato
operatorio del 19.12.1996 è descritta la presenza di noduli fibrosclerotici nei
linfonodi peribronchiali ma non nel tessuto polmonare, contenenti cristalli
birifrangenti. In considerazione dell'anamnesi lavorativa ciò non sorprende.
Potrebbe effettivamente trattarsi di cristalli di quarzo. Ciò da solo non
costituisce ancora una silicosi.
L'adenocarcinoma nel lobo inferiore destro non è
in relazione con l'attività professionale ma con probabilità preponderante con
l'abuso per lunghi anni di nicotina. In presenza di una silicosi notevole e
della localizzazione tipica del tumore nel campo superiore, nella regione del
conglomerato silicotigeno, si potrebbe discutere la possibilità di un'origine
professionale del tumore.
Per la durata dell'attività svolta in Svizzera
risulta dal punto di vista tecnico un'esposizione piuttosto esigua alla polvere
contenente quarzo.
Sulla base della
documentazione a mia disposizione e delle radiografie giungo alla conclusione
che la presenza di una silicosi allo stadio iniziale è al massimo possibile ma
non probabile. Una relazione tra l'adenocarcinoma del lobo inferiore destro e
l'esposizione professionale alla polvere contenente quarzo non è data nel caso
in esame" (doc. _).
In sede
di ricorso, __________ ha fatto riferimento ad un certificato stilato dal
dottor __________, da cui emergerebbe che l'adenocarcinoma costituirebbe una
conseguenza dovuta ad un'esposizione prolungata a sostanze nocive (cfr. I, p.
2).
In
realtà, il suddetto medico curante, nel compilare il questionario denominato
"denuncia di malattia professionale", ha omesso d'esprimersi in
merito all'eziologia dell'affezione lamentata dall'assicurato, limitandosi a
fornire delle indicazioni già ampiamente note
(anamnesi professionale, diagnosi, terapia istituita - cfr. doc. _).
2.6. Pendente causa, il TCA ha provveduto ad acquisire agli
atti l'incarto dipendente dal ricorso 10 aprile 1998 interposto da __________
avverso la decisione 12 marzo 1998 dell'UAI, procedura sfociata nell'emanazione
della sentenza 4 gennaio 2000 (cfr. inc. n. 32.1998._).
Dal
summenzionato incarto emerge che, nel giugno 1999, l'allora giudice delegata
aveva consultato il dottor __________, __________ Servizio di pneumologia
presso __________ di _________, con lo scopo precipuo di chiarire la questione
dell'esigibilità lavorativa (cfr. XV - inc. n. 32.1998.).
In
realtà, lo specialista in pneumologia, nel rispondere ai quesiti postigli, si è
espresso, seppur marginalmente, circa la questione di sapere se l'assicurato
fosse o meno affetto da pneumoconiosi:
"
Il signor __________ presentava unicamente un
tumore bronchiale maligno per il quale è stato sottoposto con successo ad un
intervento di lobectomia inferiore (adenocarcinoma) senza linfadenopatie ilari
o mediastinali evidenti. In questo caso l'intervento di lobectomia è un
intervento curativo completo e non abbisogna di ulteriori terapie (chemio- o
radioterapia). Di regola, un intervento di lobectomia inferiore procura una
limitazione transitoria della funzionalità respiratoria che, dopo al minimo 3
mesi dall'intervento può essere ben rivalutata. Sulla scorta della
documentazione a disposizione risulta impossibile
esprimersi con certezza sull'eventuale presenza di limitazioni post-operatorie
rispettivamente di limitazioni funzionali tali da inficiare in maniera parziale
o completa la capacità lavorativa del paziente nella sua primitiva professione
di scalpellino.
In assenza di complicazioni e senza riduzioni significative della funzionalità respiratoria potrebbe
essere ipotizzabile anche una ripresa completa della capacità lavorativa come
scalpellino al più presto da 3 mesi dall'intervento.
Vi è inoltre da notare che il signor
__________ non ha presentato agli esami eseguiti prima dell'intervento segni
radiologici né referti istologici sospetti per la presenza di una cosiddetta
pneumoconiosi, in particolare per una silicosi e perciò in via teorica,
qualora fosse abile al lavoro, non esisterebbero gli estremi per una
non-idoneità a lavori a rischio per pneumoconiosi" (XVI - inc. n. 32.1998._).
Posto che
il suddetto apprezzamento era stato espresso sulla base della documentazione
medica a disposizione anteriormente al noto intervento di lobectomia,
questa Corte ha ritenuto necessario chiedere al dottor __________ se il referto
23 dicembre 1996 dell'Istituto cantonale di patologia, stilato dopo
l'operazione, potesse, in qualche modo, modificare il suo giudizio (cfr. VIII).
Queste le considerazioni contenute nel rapporto 21 settembre 2000:
"
(…).
Per poter dare una risposta il più possibile
precisa ed esauriente, tenendo conto del risultato istologico di cui mi avete
fatto pervenire copia, ho chiesto all'Istituto Cantonale di __________ (che
possiede ancora il materiale allora refertato) di
rivedere i preparati istologici in particolare anche il tessuto polmonare
adiacente l'adenocarcinoma e i linfonodi peribronchiali. Come potrete desumere
dal rapporto dal rapporto complementare fattomi pervenire dalla Dr.ssa
__________ dell'Istituto Cantonale di
__________ si conferma la presenta di "noduli fibrosclerotici comprendenti
cristalli birifrangenti in luce polarizzata a livello linfonodale ilare come
pure la presenza di reazioni di tipo nodulare fibrotizzante con cristalli
birifrangenti analoghi a livello del tessuto polmonare del lobo inferiore
destro …".
Tenendo conto dell'anamnesi professionale con
esposizione alla polvere di quarzo è altamente probabile che i cristalli
birifrangenti in luce polarizzata constatati siano cristalli di silicati.
Bisogna tuttavia premettere che di regola la
diagnosi clinicamente sicura o probabile di silicosi viene posta unicamente
sulla base di referti radiografici (radiografie convenzionali e ora anche TAC
toracico ad alta definizione). Di regola non si richiede la presenza di
materiale istologico per la diagnosi di silicosi. La presenza di noduli
fibrotici rispettivamente fibrosclerotici con cristalli birifrangenti nei
linfonodi e nel parenchima polmonare fa ragionevolmente insorgere il dubbio di
una possibile silicosi. Visto che tuttavia gli esami radiografici non avevano
posto questo dubbio si può ragionevolmente argomentare che solo una
quantificazione precisa delle alterazioni fibrosclerotiche permette di confermare
o respingere la diagnosi di sospetta silicosi.
Personalmente consiglierei, per derimere
definitivamente la questione, l'esecuzione di un esame specialistico sui
preparati istologici ancora a disposizione (analisi quantitativa(Quantitative
Staubanalyse) che può essere effettuato presso la comunità di lavoro per la
ricerca e la lotta sulla pneumoconiosi in Svizzera presso l'Istituto di
patologia dell'Universitätspital di Zurigo (Dr._______, Schmelzbergstrasse 12,
8091 Zurigo))" (IX - la
sottolineatura è del redattore).
Raccogliendo
il suggerimento del dottor __________, il TCA ha ordinato una perizia medica
giudiziaria, affidandone l'allestimento proprio al dottor __________ t, __________ presso
l'Istituto di patologia clinica dell'Ospedale __________ di __________ (cfr.
XIII).
Va
immediatamente osservato come neppure il dottor __________ sia stato in grado
di porre la diagnosi di silicosi, affermando che i
reperti analizzati lasciano piuttosto supporre che __________ abbia sofferto di
una tubercolosi (cfr. XIV, p. 6; cfr., inoltre, risposta al quesito peritale n.
2).
Il perito
giudiziario ha iniziato con l'illustrare le ragioni per cui, in casu, si
è rivelato impossibile procedere ad una cosiddetta "analisi
quantitativa" della polvere:
" Die Silikoseknötchen
sind in der Lunge unterschiedlich verteilt. Eine Häufung findet sich vor allem
in den mittleren und oberen Lungenabschnitten, während die Unterlappen meist
weniger stark befallen sind. Wegen dieser unregelmässigen Verteilung hat eine
quantitative Staubanalyse nur dann einen Sinn, wenn grössere Lungenstücke
analysiert werden können, Es kann dann ein Durchschnittswert ermittelt werden,
welcher mit Werten bei Lungen von nicht-staubbelasteten Menschen verglichen
werden kann. Im zu beurteilenden Präparat ist dies nicht der Fall war, da hier
aus dem unter 3) erwähnten Grund eine zusätzliche Anreicherung in einer Narbe
besteht. Schon in der konventionellen mikroskopische Untersuchung ist der Staub
klar erkennbar ist. Da ihm zur Verfügung gestellten Material fast
ausschliesslich Tumor- und Narbengewebe vorliegt ist eine quantitative Analyse
an repräsentativem Lungengewebe nicht möglich" (XIV, p. 6).
Il dottor
__________ ha, quindi, proceduto ad un'analisi qualitativa che ha
fornito l'esito seguente:
"
Eine quantitative
Staubanalyse konnte am vorliegenden Untersuchungsgut aus den unten erwähnten
Gründen nicht durchgeführt werden. Hingegen wurde eine qualitative
Analyse durchgeführt.
Aus den histologische Schnittpraeparaten der
Paraffinblöcke mit Lungengewebe wurden Semidünnschnitte für die
elektronenmikroskopische Untersuchung herstellt und die einzelnen Staubpartikel
mittels energiedispersiver Röntgenanalyse (EDX) analysiert.
Es konnten zahlreiche mineralstaubbeladene
Makrophagen beobachtet werden. Die Staubpartikel sind zum Teil sehr gross. Es
handelt sich häufig um muschelartig geformte, gebrochene Knörchen. Gelegentlich
sind auch Plättchen vorhanden.
Bei der Elementaranalyse konnten
folgende Staubkomponenten gefunden werden:
Ca. 39% Quarz
Ca. 54% Feldspat
Ca. 7% Aluminiumsilikate.
Ausserdem fanden sich ganz vereinzelte Partikel,
welche Wolfram, Chrom, Nickel oder Eisen enthielten" (XIV, p. 3).
Questi i
motivi che stanno alla base delle conclusioni a cui è pervenuto l'esperto
designato dal TCA:
" Beurteilung
Da aus den oben erwähnten Gründen die
Staubanalyse in diesem besonderen Fall nicht erlaubt, lhre Fragen bezüglich dem
Vorliegen einer Staublunge zu beantworten, muss in erster Linie auf die mikroskopische
Beurteilung der histoloqischen Schnittpraeparat zurückgegriffen
werden. Dabei ist von essentieller Bedeutung, ob es sich bei den beschriebenen
Knötchen um Silikoseknötchen oder um etwas anderes handelt.
Während argumentiert werden kann, dass die
Morphologie der Narbe im Bereiche des Tumors von diesem selbst verändert worden
sein könnte, sind die Herde im Lymphknoten einwandfrei beurteilbar. Es handelt
sich dabei nicht um klassische Silikoseknötchen mit dem unter 1.)
beschriebenen Aufbau. Insbesondere fehlt der typische Makrophagen‑Mantel in
der Peripherie. Es ist in diesen Knötchen zwar eindeutig Staub vorhanden,
allerdings im Vergleich zu bewiesenen Silikosen in relativ geringem Ausmass.
Diese Herde enthalten ferner Epitheloid‑ und Riesenzellen, also Zellen,
welche typischerweise bei so genannten granulomatösen (knötchenförmigen),
infektiösen Entzündungen, wie sie die Tuberkulose bildet, vorkommen.
Es besteht kein Zweifel, dass in der Lunge von
Herrn _________ mehr Staub in der Lunge vorhanden ist, als bei nicht
staubbelasteten Personen. Dies ist erkennbar an den ausgeprägten
Staubablagerungen in der Pleura (Brustfell). Dabei muss allerdings auch
berücksichtigt werden, dass bei Rauchern kohlenhaltige StaubpartikeI ebenfalls
in vermehrtem Masse abgelagert werden: Herr __________ soll in erheblichem
Masse geraucht haben.
Die Ergebnisse der Lungenstaubanalyse bestätigen
zwar die Quarzstaubexposition des Patienten. Sie erlauben aber nicht, die
Diagnose einer Pneumokoniose zu stellen. Von Interesse ist, dass neben den bei
Steinhauern üblichen Mineralien auch vereinzelte Chrom‑, Wolfram‑
und Nickel‑haltige Partikel nachweisbar waren. Es handelt sich dabei um
Elemente, welche auch in Hartmetall‑Komponenten enthalten sind, die
ebenfalls zu einer Staublunge führen können. Diese hat aber ein völlig anderes
pathologischanatomisches Aussehen und benötigt zur Entwicklung grössere
Staubmengen, so dass diese im zu beurteilenden Fall nicht zur Diskussion
steht." (XIV, pag. 5)
Alla luce
di quanto indicato dal dottor __________- il cui referto peritale 24 novembre
2000 risulta essere senz’altro completo sui punti litigiosi, chiaro
nell’esposizione degli elementi sanitari e nella valutazione della situazione
(cfr. RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U133 pag. 312 consid. 1b), ragione per cui
deve essergli riconosciuto piena forza probante - si deve ritenere che, in
concreto - nonostante siano stati posti in atto degli accertamenti senz'altro
accurati (l'ultimo addirittura a livello universitario) - la presenza di una
malattia professionale (pneumoconiosi) non ha potuto essere sufficientemente
dimostrata.
Ora,
conformemente alla giurisprudenza evocata al considerando 2.4., in siffatte
condizioni, la decisione circa il diritto alle prestazioni LAINF non potrà,
evidentemente, che essere negativa per l'assicurato.
2.7. Con il
proprio gravame, in via subordinata, __________ ha preteso
avere diritto alle prestazioni per cambiamento d'occupazione previste dagli
artt. 83ss. e 86ss. OPI (cfr. I, p. 4).
Così come
pertinentemente osservato in sede di risposta di causa (cfr. III), l'erogazione
delle suddette prestazioni presuppone che l'Istituto assicuratore convenuto
abbia preliminarmente emanato una decisione d'inidoneità (o d'idoneità
condizionale) ai sensi dell'art. 78 OPI, ciò che non è qui manifestamente il caso.
Già per
questo solo motivo, questa Corte non può entrare nel merito della pretesa.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
La
vicepresidente Il segretario
Giovanna Roggero-Will Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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