AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
14.2000.00093
Data decisione, Autorità:
13.11.2000, CEF
Incarto n.
14.2000.00093
Lugano
13 novembre
2000
CJ/fc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente
Pellegrini e Zali
segretaria:
Jaques,
vicecancelliere
statuendo nella causa a procedura sommaria
di cui all’inc. __________ della Pretura del Distretto di Riviera, a dipendenza
dell’istanza di sequestro 16 maggio 2000 di:
contro
e
dell’opposizione formulata il 26 maggio 2000 da
opposizione respinta dal Segretario Assessore della
Pretura del Distretto di __________, che con decisione del 5 settembre 2000 ha
così statuito:
“1. L’opposizione 26.05.00 del signor
____________________, al sequestro 16.05.00 del credito di fr. 710'000.--,
limitatamente a fr. 60'463.45 oltre interessi al 5% dal 1. dicembre 1999 su fr.
51'192.--che il debitore vanta nei confronti della __________, a dipendenza del
contratto di compravendita 4.5.00 del notaio avv. __________ (rogito No.
__________) della part. __________ RFD __________, è respinta.
-
È
fatto ordine ai Signori __________, in solido, di depositare entro 30 giorni
presso questa Pretura una garanzia ai sensi dell’art. 273 cpv. 1 LEF di fr.
20'000.--, e meglio come al considerando 11, con l’avvertenza che in caso di
mancato rispetto nei termini e/o nell’importo, il sequestro 16.5.00 nei
confronti del Signor __________, diverrà caduco.
-
La
tassa di giustizia globale di fr. 250.--, da anticipare dall’istante
dell’opposizione, rimane a suo carico. Egli rifonderà inoltre a controparte fr.
900.-- a titolo di ripetibili.
-
omissis”
decisione dedotta in appello, con atto 22
settembre 2000, da
chiedente sia giudicato:
“1. Il
ricorso è accolto.
Di conseguenza
i dispositivi no. 1 e 3 della sentenza 5 settembre 2000 della Pretura del
distretto __________ sono annullati e così riformati:
“1. L’opposizione 25.05.2000 del signor
__________, al sequestro 16.05.2000 del credito di fr. 710'000.--,
limitatamente a fr. 60'463.45 oltre interessi al 5% dal 1. dicembre 1999 su fr.
51'192.—che il debitore vanta nei confronti della __________, a dipendenza del
contratto di compravendita 04.05.2000 del notaio avv. __________ (rogito No.
__________) della part. __________ RFD __________, è accolta.
-
La tassa di giustizia globale di fr.
250.-- è posta a carico dei Signori __________, i quali rifonderanno al signor
____________________ fr. 900.-- a titolo di ripetibili.
-
Protestate tasse, spese ed
indennità di ricorso.
viste le osservazioni 23 ottobre 2000
ritenuto
in fatto: A. Con
istanza 16 maggio 2000 contro __________, i coniugi __________ hanno chiesto
alla Pretura della Giurisdizione di Riviera, fondandosi sulla causa di cui alla
cifra 2 dell’art. 271 cpv. 1 LEF (trafugamento di beni), il sequestro, fino a
concorrenza dell’importo di fr. 60'463.45 oltre interessi al 5% dal 1. dicembre
1999 su fr. 51'192.--, del credito di fr. 710'000.—che __________, vanta nei
confronti __________, a dipendenza del contratto di compravendita 4 maggio 2000
del notaio avv. __________.
B. Il
16 maggio 2000, il Segretario Assessore della Pretura di __________ accoglieva
interamente l’istanza dei qui appellati, emanando il relativo decreto di sequestro
(doc. A).
Il
sequestro veniva notificato seduta stante, lo stesso giorno, oltre “ai terzi
interessati”, al debitore, il quale dichiarava che il credito sequestrato era
stato interamente saldato con l’assunzione di ipoteche per fr. 680'000.-- ed il
prestito di un’autovettura del valore di fr. 30'000.-acquistata in leasing
dalla SA presso __________ (cfr. doc. B).
C. Con
scritto 26 maggio 2000, __________ ha interposto opposizione al sequestro.
All’udienza di contraddittorio 11 luglio 2000, l’appellante ha presentato un
allegato scritto di motivazione con il quale egli ha confermato la sua
opposizione al sequestro e chiesto che gli appellati venissero condannati alla
prestazione di una garanzia di fr. 60'000.--. In risposta, questi ultimi hanno
concluso per la reiezione dell’opposizione e si sono opposti alla prestazione
di qualsiasi garanzia. In replica e duplica le parti sono rimaste sulle loro
posizioni.
D. Con
sentenza 5 settembre 2000, il Segretario Assessore della Pretura di __________
ha respinto l’opposizione di __________, accogliendo però parzialmente la
richiesta di prestazione di garanzia, limitatamente all’importo di fr.
20'000.--.
Sulla
questione dell’esistenza del credito vantato dai sequestranti, il primo giudice
ha considerato che la procedura di opposizione al sequestro avesse portato
pochi elementi nuovi rispetto a quelli prodotti in sede di rigetto
dell’opposizione all’esecuzione inoltrata dai sequestranti contro __________ in
pagamento dello stesso credito; la dichiarazione scritta di __________ (doc. N)
non è stata ritenuta idonea a distruggere la verosimiglianza circa l’esistenza
del credito deducibile dal tenore letterale del titolo di rigetto (contratto di
mandato finanziario di cui al doc. M).
Il
Segretario assessore ha altresì considerato adempiuti i presupposti del trafugamento
di beni, sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo. Da una parte,
l’esistenza di un substrato esecutivo di cui il sequestrato avrebbe disposto a
scapito dei propri creditori è stata individuata nella differenza tra il prezzo
di vendita dell’immobile (fr. 710'000.--) e la somma dei debiti ipotecari (fr.
680'000.--); dall’altra, la modifica degli organi della società __________, non
motivata dall’opponente, e la vendita dell’immobile poco dopo la decisione di
rigetto dell’opposizione, sarebbero sufficienti a dimostrare la volontà di
trafugamento del sequestrato, al quale è inoltre stato rimproverato di non aver
pensato di indicare, onde fugare i dubbi, altri beni sufficienti per un
pignoramento a garanzia del vantato credito.
Il
primo giudice ha pure ritenuto verosimile l’esistenza del credito sequestrato,
a motivo che dai doc. D e E risulta solo un’assun-zione di debito interna da
parte di __________, non sapendosi invece se la creditrice ipotecaria
__________ abbia o meno accettato tale assunzione e liberato il sequestrato
(cosiddetta assunzione di debito esterna). L’asserito debito di fr. 30'000.--
del sequestrato contro __________ __________, volto all’acquisizione della
__________ (doc. D) ed assunto da __________, non è poi stato considerato
plausibile, mancando agli atti il contratto di leasing tra __________ e
__________.
E. Con
appello 22 settembre 2000, __________ chiede la riforma della sentenza pretorile.
Egli ritiene che dalla testimonianza scritta di __________ (doc. N) si possa
dedurre che controparte al contratto finanziario (doc. M) fosse la società
__________ __________ e non l’appellante, donde l’inverosimiglianza del credito
vantato dai sequestranti. L’appellante ha d’altra parte criticato la decisione
pretorile sul punto della causa di sequestro. Vista la crisi in cui versa il
mercato degli immobili sarebbe sbagliato considerare che l’immobile venduto,
gravato da ipoteche per fr. 680'000.--, fosse un substrato sul quale potevano
contare i creditori del sequestrato; inoltre, la vendita dell’immobile poco
dopo la decisione di rigetto non costituirebbe un tentato trafugamento di beni,
ma sarebbe da ricondurre alla volontà dell’amministratrice __________,
azionista unica già dal 1998, di poter offrire maggiori garanzie ai creditori
della società e rinforzarne la sostanza. Infine, l’appellante ha ribadito
l’inesistenza del credito di fr. 710'000.-- sequestrato, poiché il prezzo di
vendita dell’immobile sarebbe stato soluto con l’assunzione interna del debito
ipotecario di fr. 680'000.-- e del contratto di leasing della __________.
F. I
sequestranti, in risposta, chiedono l’estromissione dall’incarto dei doc. B e C
con riferimento al divieto dei nova in sede di appello nonché la reiezione
dell’appello. Ribadiscono che il doc. M è sufficiente per rendere verosimile il
credito che vantano. Essi sostengono inoltre che il prezzo di vendita
dell’immobile sia inferiore a quello di mercato, ciò che dimostrerebbe
l’importo nominale dell’indebitamento ipotecario. La volontà di trafugamento
trasparirebbe dalla cronologia dei fatti processuali. La tesi dell’appellante
sul motivo del trapasso non apparirebbe d’altronde verosimile, non spiegandosi
perché l’azionista __________ avrebbe aspettato due anni prima di diventare amministratrice,
se non per il fatto che la stessa sia compagna e fidanzata dell’appellante.
Infine, gli appellati ritengono che spettasse all’appellante dimostrare di aver
pagato il prezzo di vendita dell’immobile, in particolare portando la prova
dell'accettazione da parte della banca dell’assunzione del debito nonché
dell’importo effettivo di quest’ultimo.
Considerando
in
diritto:
- Questioni
procedurali
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro
di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271
cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2’000.--
competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si
trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv.
3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2
lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti
dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del
credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola
fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o
da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di
fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il
contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP
révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e
rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans
la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR
1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF),
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare ‑ pur con il medesimo potere di
cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑
se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del
sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora sufficientemente
verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di
verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del
creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans
Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998,
Vol. III, n. 38 ad art. 278).
1.4. La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n.
44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑,
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con
ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è
raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà
la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte
le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva
("Dispositionsmaxi-me"), il principio attitatorio
("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione
(Jérôme Piégai, La
protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna
1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio,
egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle
prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo")
e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"),
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte
(Oscar Vogel, Grundriss
des Zivilprozessrechts, 6a ed., Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). In particolare,
non vanno ammessi in procedura sommaria i richiami di incarti né le richieste
di edizione (cfr. CEF 5 luglio 2000, in re B. GmbH c/ K., cons. 1.5c). Rimane
alle parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti che necessitano
loro.
Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti
("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di
diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con
l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl,
La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212). Il giudice
apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.
c) Vi
è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano
al vero (Piégai, op. cit.,
n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/ Gasser, op. cit., §51 n. 40), chi si limita
ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron,
op. cit., p. 132; Stoffel,
op. cit., p. 281; Hohl,
op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera; pure in questo senso: Reeb, op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann, op. cit., n. 32 p. 253
["wahrscheinlicher"]; Urs Engler,
Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25
["lediglich als überwiegend wahr halten"]), chi abbassa l’asticella
al 33 % (Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria
internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999,
p. 166, n. 2.2.6.2: “in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante
superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero é
però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere
sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una
probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il
provvedimento incisivo del sequestro”) e chi si accontenta di una
verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso
debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa
verosimile dal sequestrante (Piégai,
op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999 della 1ère Section de la Cour de
Justice de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2). Le tesi estreme vanno respinte
in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della
misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio
del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s.,
n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in
materia di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà
particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente,
una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia minima da raggiungere dal
sequestrante per ottenere il sequestro (CEF 10 aprile 2000 in re R.P. c.
A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i diritti del sequestrato, il
giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori
presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato
degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi
dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la
verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti
del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di
sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa
supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des
sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle
LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).
d) Secondo
l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, richiamato all’art. 22 cpv. 4 LALEF, le parti
possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi
di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 14
aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L., cons. 1.5. e), sono ricevibili sia i
veri nova che i pseudonova. La produzione dei documenti B e C con l’appello è
quindi ammissibile.
e) Secondo
l'art. 166 cpv. 2, risp. 171 cpv. 2 CPC, i documenti prodotti con la petizione
vanno elencati con le lettere dell'alfabeto, quelli allegati alla risposta con
cifre arabiche. Si può avere qualche esitazione sull'applicazione di queste
norme in materia di sequestro, tale procedura iniziando con un'istanza
unilaterale e diventando contraddittoria solo in sede di opposizione. La soluzione
più pratica e chiara è quella di riservare le lettere dell'alfabeto ai
documenti del sequestrante (visto che è questi ad adire per primo il giudice) e
le cifre arabiche ai documenti dell'opponente, e ciò in tutti i stadi della
procedura, quindi anche in appello, in una serie progressiva continua.
- Nel
merito
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché
il creditore renda verosimile l'esistenza:
-
del credito (cfr. infra cons.
4);
-
di una causa di sequestro
(cfr. infra cons. 4);
-
di
beni appartenenti al debitore (cfr. infra cons. 3).
-
Verosimiglianza
dell’appartenenza dei beni sequestrati
3.1. Vi
è in casu controversia sul fatto di sapere se a favore dell’appellante esista o
meno un credito contro la società __________ __________ derivante dal contratto
di compravendita 4 maggio 2000 del fondo n. __________ RFD di __________ (doc.
E). L’appellante afferma che tale credito è stato estinto con l’assunzione
dalla compratrice del suo debito ipotecario e degli obblighi derivanti dal
contratto di leasing della __________. Questa tesi non sembra essere stata
direttamente confermata dalla società, poiché la dichiarazione d’infruttuosità
figurante sul verbale di sequestro del 16 maggio 2000 (doc. B) è firmata dal
“debitore” per sé stesso e non, a quanto pare, per conto della società. Va del
resto detto che l’operato dell’UEF di __________ competente per l'esclusione dell'UEF
di __________ non appare corretto, dato che, trattandosi del sequestro di un
credito, lo stesso avrebbe dovuto, per eseguire il decreto, notificare alla
società __________ asserita terza debitrice, l’avviso di cui all’art. 99 LEF
(cfr. art. 275 LEF). Comunque, risulta dai combinati doc. D e 2 che la società,
rappresentata nell’occasione dalla nuova amministratrice unica __________ (il
contratto di cui al doc. D è infatti dell’8 maggio 2000, ossia il giorno stesso
della sua iscrizione a registro quale amministratrice unica, cfr. doc. 2;
l’iscrizione a registro richiesta dall’art. 720 CO non ha comunque alcun
effetto costitutivo, cfr. Rolf Watter,
Basler Kommentar zum OR, Basilea/Francoforte sul Meno 1994, vol. II, n. 2 ad
art. 720), e __________ hanno pattuito l’estinzione del credito relativo al
pagamento del prezzo di vendita in seguito all’assunzione da parte della
società del debito ipotecario dell’appellante nei confronti della __________ e
degli obblighi derivanti dal contratto di leasing sottoscritto dal venditore
con __________. Certo, dagli atti sorgono fondati dubbi sull’esatto importo
dell’indebitamento ipotecario, visto che dallo scritto 28 aprile 2000 della
__________ indirizzato all’appellante (doc. H) appare che il debito ipotecario
fosse a tale data di fr. 600'000.-- (fr. 582'000.-- del mutuo n. __________ +
fr. 18'000.-- del mutuo n. __________, cfr. doc. I), ossia pari all’ammontare
nominale totale delle quattro cartelle al portatore (in I, II, e III grado) apparentemente
in mano della banca. Non è invece dato a sapere chi deteneva la cartella al
portatore in quarto rango di fr. 80'000.-- (cfr. estratto dal registro
fondiario, doc. F). Non è escluso che fosse il sequestrato stesso. D’altronde,
l’appellante si mette in contraddizione con sé stesso quando pretende, da una
parte, che l’immobile sia stato venduto ad un prezzo inferiore a quello di
mercato (ciò che appare già dubbio, se si considera che la __________, nel
2000, ha ammesso l’incremento dell’indebitamento ipotecario fino a fr.
600'000.--, somma che rappresenta l’84,5% del prezzo di vendita) e, dall’altra,
che il motivo di quest’operazione fosse per la società di dare maggiori
garanzie ai creditori della società e rinforzare la propria sostanza.
3.2. Comunque
sia, le parti al contratto di compravendita dell’immobile ritengono di nulla
più vantare l’una contro l’altra, di modo che il sequestro si rivela
infruttuoso. Salvo indizi chiari sull’esistenza di una simulazione, non dati
nel caso di specie (è probabile che i contraenti abbiano realmente voluto
l’intera operazione), la dichiarazione d’infruttuosità del terzo ha infatti
valore di prova (cfr. Jakob Schindler, Die Arrestaufhebung
nach art. 279 SchKG, tesi Zurigo 1957, p. 41). Il fatto
poi che la __________ __________ abbia accettato o no l’assunzione di debiti è
irrilevante nei rapporti tra le parti alla compravendita (lo ha solo nei
rapporti con la banca): infatti esiste apparentemente un impegno della società
ad assumere il debito ipotecario (assunzione “interna”), in contropartita del
quale è stata convenuta l’estinzione del credito in pagamento del prezzo di
vendita dell’immobile.
3.3. Del
resto, se quest’accordo dovesse nascondere una donazione (mista) da parte
dell’appellante (segnatamente per la somma di fr. 80'000.--, che non sembra
costituire un debito effettivo, nonché verosimilmente per il credito di fr.
30'000.— [sul doc. S figurano fr. 32'000.--] nei confronti di __________,
tant’è vero che appare strano che sia l’appellante a pagare un veicolo di proprietà
della società) questa circostanza non sarebbe determinante in questa sede.
Qualora la sua situazione finanziaria glielo permetta, l’appellante è infatti
libero di donare i propri beni. Nel nostro diritto, è solo con l’azione o
l’eccezione revocatoria degli art. 285 ss. LEF che i creditori possono ottenere
che un determinato atto giuridico concluso tra un terzo ed il debitore sia
dichiarato inopponibile ad essi. Orbene, l’azione o l’eccezione revocatoria presuppone
che il danno causato ai creditori con l’atto revocabile sia constatato in un
attestato provvisorio o definitivo di carenza di beni dopo pignoramento, oppure
con l’apertura del fallimento del debitore (cfr. art. 285 cpv. 2 LEF e Charles Jaques, Le “rang” des créances dans
l’exécution forcée, le cas des subordinations de créance (postpositions), tesi Losanna
1999, n. 1784 pto 3 e 1785). Dato che queste condizioni non appaiono adempiute
nel caso di specie (di modo che non si ha la prova e nemmeno seri indizi che
gli appellati subiranno effettivamente una perdita nell’esecuzione inoltrata
contro __________ __________, i sequestranti non possono opporre all’appellante
l’eccezione revocatoria consistente a negare l’opponibilità nei loro confronti
dell’accordo di cui al doc. D.
3.4. Sulla
condizione dell’esistenza del credito sequestrato gli appellati non hanno
quindi raggiunto il grado di verosimiglianza ritenuto sufficiente da questa
Camera (cfr. sopra cons. 1.5 c) per considerarla adempiuta. Va del resto
osservato che il sequestro in esame si rivela, in ultima analisi, superfluo,
anche per i sequestranti. In effetti, se il preteso credito sequestrato esiste
veramente, ciò che non sembra essere il caso, essi potranno farlo pignorare
nell’esecuzione in corso – qualora l’azione di disconoscimento di debito
inoltrata dall’appellante fosse respinta – e se del caso farselo assegnare per
poterlo far valere a nome proprio (art. 131 LEF). Non vi è infatti rischio che
siano adempiuti, in buona fede, validi atti di disposizione sull’asserito credito,
visto che la società __________ ne nega l’esistenza.
- L’appello 22 settembre 2000 di __________ va quindi accolto.
Tassa di
giustizia e indennità seguono il grado di soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 e 62
cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 271 ss.
e 285 LEF, nonché, per le spese, la vigente OTLEF,
pronuncia: 1. L’appello 22 settembre 2000 __________, è
accolto.
1.1 Di
conseguenza, i dispositivi 1 e 3 della sentenza 5 settembre 2000 del Segretario
assessore della Pretura del Distretto di Riviera sono riformati come segue:
“1. L’opposizione di __________, al decreto di
sequestro 16 maggio 2000 è accolta.
-
La tassa di giustizia in
fr. 250.— è posta in solido a carico __________ __________, i quali
rifonderanno pure in solido a __________ fr. 900.-- a titolo di indennità.
-
La
tassa di giustizia della presente decisione di complessivi fr. 375.--,
anticipata da __________, è posta in solido a carico di __________, i quali
rifonderanno pure in solido a __________ fr. 1’200.-- a titolo di indennità di
appello.
-
Intimazione
a:
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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