Seizure of bank account upheld for suspected money laundering

BK_B122/04Federal Criminal CourtJan 4, 2005Dismissed

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Omnilex summary

A.______ challenged an MPC order that seized his bank account at Banca C:______ and required production of the account file in a money-laundering investigation linked to suspected foreign corruption proceeds. He argued that the freezing order was unsupported and disproportionate, or at most should be capped at EUR 50,000. The Court of Criminal Appeals held that the complaint was timely and that, at the investigative stage, sufficient suspicion plus a nexus to the assets justified maintaining the precautionary seizure over the full balance. The complaint was dismissed and costs of CHF 800 were imposed, minus the CHF 500 advance already paid.

Omnilex headnote

Art. 105bis cpv. 2, 214 cpv. 2, 217 e 245 PP; art. 156 cpv. 1 OG: sequestro penale in fase d’istruzione preliminare. Il sequestro quale misura processuale provvisionale è ammissibile se sussistono sufficienti indizi di reato, un nesso tra il reato e i beni da preservare, nonché il rispetto della proporzionalità. Allo stadio iniziale dell’inchiesta non occorre la prova piena dell’origine illecita; basta che il sospetto appaia verosimile. Adita con reclamo, la Corte esamina unicamente l’ammissibilità del sequestro, senza anticipare il giudizio di merito. Finché permane una possibilità di confisca, l’interesse pubblico giustifica il mantenimento del blocco.

Full text

Sentenza del 4 gennaio 2005 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi- dente, Tito Ponti e Barbara Ott, Cancelliere Giampiero Vacalli Parti A.______,

reclamante

rappresentato dall’avv. Rossano Pinna,

contro

Ministero pubblico della Confederazione

opponente

Oggetto Ordine di edizione e sequestro (art. 65 PP)

Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal Numero dell’incarto BK_B 122/04

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Fatti: A. Nell’ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria aperta nei confronti di A.______ e B.______ per titolo di riciclaggio di dena- ro ai sensi dell’art. 305bis CP, il 20 agosto 2004 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito MPC) ha ordinato, tra l’altro, la perquisizione del conto bancario N.______ presso la banca C:______ di X.______. Il MPC ha decretato nel contempo il sequestro dei saldi attivi depositati sul conto in questione, nonché l’edizione della documentazione relativa dall’apertura dello stesso in poi. All’origine del provvedimento vi è una se- gnalazione dell’Ufficio federale di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) ai sensi dell’art. 9 LRD (Legge federale sul riciclaggio di denaro; RS 955.0) che fa stato del possibile transito e/o deposito sulla rela- zione bancaria menzionata di averi di provenienza criminale.

B. Contro tale misura, A.______, in data 30 agosto 2004, ha interposto recla- mo al Tribunale penale federale, chiedendo l’annullamento del punto 2 del- la decisione impugnata, ovvero del sequestro del conto summenzionato, postulando inoltre la messa a carico dello Stato delle spese giudiziarie e ri- petibili. Nel merito, il reclamante non si oppone alla consegna al MPC della documentazione relativa al conto in questione, ma contesta che vi siano le premesse per il blocco della relazione bancaria, vista l’assenza di riscontri positivi, sia per quanto riguarda l’ammontare dei valori depositati sul conto che per i relativi movimenti di denaro. L’ordine di sequestro sarebbe quindi ingiustificato e sproporzionato.

C. Con la sua risposta del 12 ottobre 2004, il MPC ha chiesto di respingere il reclamo nella misura della sua ammissibilità. Citando alcuni passaggi della comunicazione ricevuta dal MROS, l’autorità inquirente rileva che il recla- mante, per sua stessa ammissione, avrebbe ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta della magistratura italiana sul caso Enipower per titolo di corruzione, associazione a delinquere ed altri reati di tipo finanzia- rio. La misura contestata, oltre ad essere proporzionata, sarebbe quindi stata adottata in presenza di sufficienti indizi di reato. Il reclamante non a- vrebbe d’altronde apportato nessun argomento valido a sostegno della sua opposizione al sequestro.

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D. Nella sua replica del 25 ottobre 2004, il reclamante modifica parzialmente le sue conclusioni chiedendo, principalmente, quanto chiesto in sede di re- clamo e, in via subordinata, la conferma del sequestro limitatamente all’importo di EURO 50'000.--. Egli precisa, in primo luogo, che il MPC, per giustificare la misura contestata, si baserebbe unicamente su una segnala- zione pervenuta da parte dell’istituto presso cui si trova la relazione oggetto del blocco. In secondo luogo, secondo tale segnalazione, il provento del reato contestato al reclamante ammonterebbe a EURO 50'000.--, ragione per la quale il blocco del conto non dovrebbe in ogni caso superare tale im- porto. Infine, il reclamante avrebbe consegnato alle autorità inquirenti tutta la documentazione relativa alla sua relazione bancaria, per cui i mezzi pro- batori sarebbero quindi già stati acquisiti dal MPC. Il MPC, da parte sua, con duplica del 3 novembre 2004, ha sostanzialmen- te riconfermato le motivazioni di fatto e di diritto indicate nella risposta.

Diritto:

  1. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono essere impugnati con reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP. La legittimazione attiva è in concreto data, essendo il reclamante il titolare della relazione bancaria oggetto della contestata decisione di edizione e sequestro (art. 214 cpv. 2 PP). Il patrocinatore del reclamante ha preso co- noscenza del provvedimento ordinato dal MPC il 25 agosto 2004, per il tramite di una comunicazione della banca sequestrataria (v. act 1.2); intro- dotto il 30 agosto 2004 nel termine di 5 giorni di cui all’art. 217 PP, il rime- dio risulta pertanto tempestivo.

  2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as- sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ri- tenuto che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure de- finitive e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra que-

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sto e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità requirente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, n. 2554 e segg., pag. 549). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si do- vrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile. Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedi- mento penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giuri- sprudenza, finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222, consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). 2.1 Il reclamante dichiara in ingresso al suo gravame di non opporsi alla con- segna al MPC della documentazione relativa al contro sequestrato (punto 1 della decisione impugnata), ma contesta che vi siano le premesse per il blocco, in ogni caso totale, della relazione così come stabilito al punto 2 della decisione. Egli ritiene infatti che tale misura sia sproporzionata e inu- tilmente lesiva dei suoi interessi privati, tanto più che il MPC non è stato in grado di sostanziare in alcun modo il presunto passaggio o deposito sul conto in questione di denaro di provenienza illecita. 2.2 Le critiche del reclamante sono infondate. L’ordinanza impugnata, pur se succintamente, richiama la procedura di indagine giudiziaria in corso e indi- ca i motivi per i quali occorre procedere alla perquisizione e al blocco del li- tigioso conto bancario. Secondo le informazioni ricevute dagli intermediari finanziari, sul conto in questione sarebbero transitati e/o pervenuti degli a- veri illeciti, correlati in particolare ad un attività corruttiva all’estero nell’ambito del cosiddetto affare ENI. Allo stadio attuale della procedura, quanto precede è sufficiente affinché le esigenze di motivazione di un ordi- ne di sequestro (v. in merito Rep. 130/1997 n. 101 consid. 6 e 7) appaiono soddisfatte: una lettura oggettiva della decisione impugnata consente infatti al reclamante di comprendere perché le autorità inquirenti si interessano a lui e alle sue relazioni bancarie aperte presso la banca sequestrataria. Ora, il sospetto che parte delle tangenti legate all’affare ENI siano state indiriz- zate su conti appartenenti al reclamante in Svizzera, giustifica pienamente non solo il chiarimento di tutte le transazioni effettuate sul conto di sua per- tinenza, ma anche il blocco prudenziale dell’intero saldo dello stesso; per invalsa giurisprudenza infatti, finché sussiste una possibilità di confisca di valori patrimoniali che costituiscono prodotto di reato ai sensi dell’art. 59 CP, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125

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IV 222, consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). 2.3 L’obiezione del reclamante, che pretende che sul conto in questione siano confluiti unicamente degli occasionali versamenti legati alla sua attività di consulenza o ancora proventi di investimenti in fondi azionari, è mera af- fermazione di parte priva del benché minimo riscontro probatorio. Sarà proprio l’inchiesta in corso che dovrà stabilire l’autenticità dei titoli ceduti e quindi l’origine lecita o meno dei versamenti affluiti sul conto di pertinenza del reclamante. 2.4 Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi risultati ma meno incisiva per gli interessati, il provvedimento impugna- to non può essere considerato lesivo del principio della proporzionalità. Non vi è quindi ragione di annullarlo come chiesto dal reclamante, nemme- no limitatamente al blocco totale o parziale del conto.

  1. Viste le considerazioni che precedono, il reclamo deve essere respinto. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 800.--. Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versa- to, il reclamante è invitato a versare il saldo di fr. 300.--.
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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:

  1. Il reclamo è respinto.
  2. La tassa di giustizia di fr. 800.-- è posta a carico del reclamante. Dedotto l’importo di fr. 500.-- già versato a titolo di anticipo spese, egli è invitato a versare i rimanenti fr. 300.--.

Bellinzona, 4 gennaio 2005 In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale Il Presidente: Il Cancelliere:

Comunicazione a

  • Avv. Rossano Pinna
  • Ministero pubblico della Confederazione

Informazione sui rimedi giuridici : Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro- cedura è retta dagli art. 214-216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedu- ra penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o il suo presidente lo ordini.

Keywords

seizurebank accountmoney launderingproportionalityinvestigative measuresconfiscationcriminal procedureasset freeze

Extracted by Omnilex

Key legal question

Whether the complaint against the seizure and document-production order was admissible and timely

Extracted holding

The complaint was admissible and filed within the statutory time limit by a party with standing.

Extracted reasoning

The account holder was directly affected by the measure, and the complaint was filed within five days after knowledge of the order.

Key legal question

Whether the seizure of the bank account was justified and proportionate

Extracted holding

The seizure was justified and proportionate.

Extracted reasoning

At the investigative stage, a seizure is permissible where there are sufficient indications of an offense and a nexus to the assets; here, suspicious foreign corruption proceeds could have flowed through the account, and a precautionary freeze of the full balance was warranted pending clarification.

Key legal question

Whether the seizure should have been limited to EUR 50,000

Extracted holding

No limitation was warranted on the record.

Extracted reasoning

The assertion that only occasional lawful payments were credited was unsupported; the investigation had to determine the lawful or unlawful origin of the funds.

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