Raccomandata
Incarto n. 32.2008.4
FS/td
Lugano 21 gennaio 2009
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il vicepresidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Francesco Storni, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 8 gennaio 2008 di
RI 1 rappr. da: RA 1
contro
le decisioni del 14 e 26 novembre 2007 emanate da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenuto in fatto
1.1. RI 1, classe __________, da ultimo attiva quale rappresentante presso la __________ di __________ (doc. AI 73/1), nel mese di marzo 2003 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da depressione (doc. AI 1/1-7).
1.2. Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui una perizia psichiatrica a cura del dr. __________ e del dr. __________, direttore rispettivamente caposervizio, del __________ di __________, con decisioni 14 e 26 novembre 2007 (doc. AI 108/1-2, 109/1-2, 110/1-2, 111/1-2, 112/1-2, 113/1-2, 114/1-2 e 115/1-2) – considerata l’assicurata quale salariata al 100%, viste le osservazioni dell’avv. RA 1 al progetto di decisione 14 settembre 2006; cfr. doc. AI 62/1-3, 68/1-6, 75/1, 86/1 e 116/14-17 –, preavvisate con progetto 14 settembre 2006 (doc. AI 62/1-3), l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicura-ta il diritto a un quarto di rendita (grado d’invalidità 47% dal 1. novembre 2002 e 45% dal 1. gennaio 2004) dal 1. novembre 2002.
1.3. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentanta dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica e economica – ha chiesto:
" (…)
a. In limine litis
All’insorgente è concessa l’assistenza giudiziaria, con beneficio del gratuito patrocinio e l’esenzione dal pagamento di tasse e spese.
Protestate tasse, spese e ripetibili.
b. Nel merito
§ le decisioni impugnata sono annullate e riformate nel senso che all’insorgente è riconosciuta una rendita d’invalidità di ¾ ovvero una mezza rendita a far tempo dal 1° novembre 2002, rispettivamente l’incarto è rinviato all’Ufficio assicurazione invalidità per nuovi accertamenti nel senso dei considerandi;
§§ all’insorgente è riconosciuta l’assistenza giudiziaria, con beneficio del gratuito patrocinio, nell’ambito del procedimento di prima istanza, e ciò a far tempo dal 23 ottobre 2006.
(…)." (doc. AI 116/4)
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI – confermata la valutazione medica e corretta quella economica applicando i dati statistici della tabella TA1 anche per il calcolo del reddito da valido – ha proposto al TCA di riformare le decisioni impugnate riconoscendo all’assicurata il diritto ad una mezza rendita (grado d’invalidità del 54% per gli anni dal 2002 al 2005).
1.5. Con scritto 6 febbraio 2008 al TCA l’avv. RA 1 – ribadita la contestazione della valutazione medica e evidenziato che l’Ufficio AI non spiega perché si giustifica una riduzione del reddito da invalido solo dell’8% e non si è determinato, ledendo così il diritto di essere sentito, né sull’incidenza che hanno le limitazioni (di almeno il 30%) nell’espletamento delle attività domestiche, né sulla richiesta di concessione dell’assi-stenza giudiziaria nella procedura amministrativa – ha chiesto “(…) l’allestimento di una perizia giudiziaria e che venga giudicato così come richiesto con il ricorso. (…)” (VI, pag. 4).
1.6. Con osservazioni 12 febbraio 2008 l’Ufficio AI – confermata la valutazione medica e rilevato che il consulente in integrazione professionale ha motivato la riduzione dell’8% che non può essere sostituita dal giudice, senza valido motivo, con il suo apprezzamento – ha sostenuto che un’eventuale lesione del diritto di essere sentito “(…) risulta semmai sanata con la presente procedura di ricorso davanti al TCA; disponendo quest’ultimo di pieno potere cognitivo. (…)” e che la richiesta di una perizia giudiziaria è “(…) in netto contrasto con il principio di celerità che caratterizza la procedura nell’ambito delle assicurazioni sociali, così come imposto dall’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA. (…)” (VIII, pag. 2).
1.7. Con scritto 4 agosto 2008 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA il certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria corredato dalla relativa documentazione.
considerato in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
2.2. Oggetto del contendere è sapere se le decisioni 14 e 26 novembre 2007 – con le quali all’assicurata è stato riconosciuto il diritto a un quarto di rendita dal 1. novembre 2002 – sono conformi o meno alla legislazione federale.
E’ infatti la decisione che determina l’oggetto dell’impugnazio-ne (DTF 125 V 413, consid. 1a, pag. 414; DTF 118 V 311, consid. 3b, pag. 313-314 e DTF 105 V 274, consid. 1, pag. 276 tutte con riferimenti).
Al riguardo va rilevato che anche sotto l'egida della LPGA, l'emanazione di una decisione costituisce, nell'ambito della giurisdizione amministrativa contenziosa, un presupposto indispensabile per il giudizio di merito nella susseguente procedura di ricorso di diritto amministrativo e, in assenza di una concretizzazione più precisa all'art. 49 cpv. 1 LPGA, la nozione di decisione coincide con quella dell'art. 5 cpv. 1 della Legge federale sulla procedura amministrativa (DTF 130 V 389).
Per la giurisprudenza infatti l'autorità di ricorso può pronunciarsi su un determinato oggetto solo in presenza di una decisione, se del caso su opposizione, emessa da un’autorità amministrativa (cfr. DTF 131 V 164 consid. 2.1; DTF 130 V 388; SVR 2005 AHV Nr. 9; SVR 2003 EL nr. 2; STFA del 23 dicembre 2003 nella causa M., C., E., F., R., U 105/03, consid. 4; STFA del 19 novembre 2003 nella causa A., U 355/02, consid. 3; RAMI 2001 pag. 36; DTF 125 V 413=SVR 2001 IV Nr. 27; DTF 118 V 313; DTF 110 V 51 consid. 3b, DTF 105 V 276 consid. 1, DTF 104 V 180, DTF 102 V 152, STFA 23 marzo 1992 in re G.C., STCA 4 maggio 1992 in re G.V.; Gygi, Bundesverwaltungrechtspflege, pag. 44 in fine).
Nel caso concreto, la richiesta di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio, formulata dall’avv. RA 1 contestual-mente alle osservazioni 23 ottobre 2006 (doc. AI 68/1-6), non è mai stata decisa dall’amministrazione.
Di conseguenza, relativamente alla richiesta formulata con il ricorso e volta al riconoscimento del gratuito patrocinio nella procedura amministrativa, il gravame deve essere dichiarato irricevibile e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché si pronunci su detta domanda.
Nel merito
2.3. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante (momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:
" Per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c).
Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J.L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).
Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op. cit. pag. 211).
L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.6. Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI (cfr. di seguito l’art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003) secondo cui:
" Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."
Giusta l’art. 27bis cpv. 2 OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore sino al 31 dicembre 2003):
" Quando si possa presumere che gli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute, eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
La giurisprudenza di cui alla DTF 125 V 146 è stata confermata nella sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.
Essa è stata ribadita nella STF 9C_15/2007 del 25 luglio 2007 e nella STF I 126/07 del 6 agosto 2007 (DTF 133 V 504).
2.7. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).
2.8. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).
(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.9. Il TCA rileva innanzitutto che va data piena conferma alla qualificazione della ricorrente, data dall’Ufficio AI, quale salariata al 100%.
Emerge infatti dall’inserto che – come rettamente concluso nella comunicazione 9 gennaio 2007 (doc. AI 75/1) dal funzionario capo team sig. __________ – l’assicurata, prima del sopraggiungere dei problemi di salute, lavorava al 100% presso la ditta __________ di __________ (doc. AI 73/1) e che senza il danno alla salute avrebbe continuato a lavorare in detta percentuale.
Del resto è lo stesso avv. __________ che, nelle osservazioni 23 ottobre 2006 (doc. AI 68/1-6), aveva evidenziato che “(…) la mia assistita, quando si ammalò (22 novembre 2001), era attiva al 100%, dall’ottobre 2001, presso la __________ di __________, quale rappresentante. (…)” (doc. AI 68/1). Il legale non ha poi mai contestato il fatto che la sua assistita sia in seguito stata considerata salariata al 100%.
E’ dunque a ragione che l’Ufficio AI, per il calcolo del grado d’invalidità, ha applicato il metodo consueto del raffronto dei redditi ad esclusione di quello specifico e misto (cfr. consid. 2.4, 2.5 e 2.6).
Parimenti, per il fatto che l’Ufficio AI non abbia più considerato le risultanze dell’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica 5 agosto 2005 (doc. AI 42/1-7), non è ravvisabile alcuna lesione del diritto di essere sentita. I risultati di detto accertamento vanno infatti ritenuti solo allorquando torna applicabile il metodo misto, visto che l’interessata esercita e/o vuole esercitare un’attività lavorativa a tempo parziale e per il resto è attiva quale casalinga.
2.10. La dr.ssa __________, medico SMR, nel rapporto medico 23 agosto 2004 (doc. AI 29/1-2), ha concluso per la necessità di una perizia psichiatrica.
L’Ufficio AI ha quindi ordinato una perizia psichiatrica a cura dell’__________ (doc. AI 30/ 1-2).
Nella perizia 6 giugno 2005 (doc. AI 35/1-13), il dr. __________ e il dr. __________, direttore rispettivamente caposervizio, del __________ di __________ – posta la diagnosi di “(…) sindrome depressiva ricorrente, in trattamento, attualmente di entità lieve anamnesticamente grave con predominanza presente di ansia di tipo fobico, conseguente e correlata a livello sindromico con la prognosi principale, con gerarchia inferiore (ICD 10 F 33.0 attuale F 33.2 anamnestica) – disturbo di personalità misto (ICD 10:F61.1) con caratteristiche dipendenti, istrioniche, ed emotivamente instabili – esistenti da molti anni (il disturbo di personalità sin dall’adole-scenza e prima età adulta) con peggioramento rispetto alla capacità di lavoro dal 2000 circa (…)” (doc. AI 35/8) –, hanno espresso la seguente valutazione e prognosi:
" (...)
L'esame psichiatrico da noi condotto e l'esame degli atti, nonché i colloqui telefonici con i curanti, portano a diagnosticare nella p. una sindrome afattiva (depressione), particolarmente attiva e fenomenologicamente evidente dagli anni attorno al 2000 con un'anamnesi però già chiaramente deponente per questa. Attualmente tale sindrome, almeno nelle sue manifestazioni più evidenti e riferite, si colora di aspetti ansioso-fobici che peraltro ne sono connessi. La diagnosi principale, essendo questi in funzione di rango inferiore, resta quella di depressione ricorrente. La storia di vita e le modalità interattive della p. peraltro indicano anche l'esistenza di un disturbo di personalità di tipo misto ove emergono tratti di dipendenza, istrionici e di impulsività su base emotiva.
I confronti di tali ipotesi diagnostiche con gli atti comportanti i giudizi dei curanti e dei periti (dr. __________, dr.ssa __________, dr.ssa __________, Clinica __________) confermano tale giudizio. Rispetto allo stato attuale la depressione non appare fortemente attiva. La dr.ssa __________, telefonicamente contattata, riferiva di non aver insistito con la medicazione e di vedere l'interessata per sostegno e per fare il punto della sua situazione una volta al mese. Sulla capacità lavorativa residua i contatti telefonici sia con la dr.ssa __________ che con la psicologa __________ hanno portato a una valutazione pessimistica sulla possibilità residua. Il giudizio "non ce la fa" è stato più volte evocato. Forse due ore al giorno, dice la dr.ssa __________ ma anche su questo è dubbiosa. Attualmente la p. sembra essersi trovata una nicchia protettiva, circondata da animali che accudisce e che abbandona sempre meno volentieri. Nella progettualità mal si vede nuovamente attiva sul piano professionale. E' completamente inattiva e al beneficio dell'assistenza.
Anche la dr.ssa __________ nelle sue perizie __________ 2001, 2002 parla per lei di una grossa problematica intrapsichica complicata da gravi eventi di tipo psico-sociale, di una tendenza regressiva e di una mancanza di autonomia. La dr.ssa __________ poneva una prognosi molto incerta con rischi di ricadute e necessità di un lavoro psicoterapeutico intenso per cercare di migliorare la pte sul piano psico-emotivo ed evolutivo. Solo il Dr __________, probabilmente la sua proposizione è a monte della richiesta peritale, riteneva fosse possibile individuare un'attività per la perizianda che la valorizzasse, evitando così una rendita eventualmente al 50%. Però indicava genericamente per lei un'attività leggera con libertà di organizzare le ore di lavoro. Si atteneva comunque per un giudizio più complessivo agli psichiatri a cui aveva indirizzato la sua paziente. Riteniamo adeguati i giudizi dei curanti e dei periti. Comprensibile, seppur piuttosto idealistico nella possibilità di evitare una rendita, quello del dr __________. La diminuzione della capacità lavorativa presente nell'assicurata per motivi di salute psichica al 100% dal 22.11.2001, al 50% dal 1.11.2002 appare ormai stabilizzata. La perizianda non ha più fatto tentativi di ripresa di lavoro neanche per la percentuale concessale. E' totalmente inattiva dal novembre 2001. Il rischio di ricadute nella malattia, rispetto all'anamnesi ed alla dimensione di personalità ed alla sua situazione sociale in equilibrio precario, esiste. Quindi è certa la sua incapacità lavorativa al 50% e c'è da dire che verosimilmente il grado sarebbe anche aumentabile. Pensiamo però di accogliere il suggerimento del curante dr __________ e della dr.ssa __________ di puntare sulla possibilità (peraltro vista con un valore terapeutico) per la perizianda di reperire un'attività leggera cui sia possibile determinarsi un orario di lavoro. Suggeriamo pertanto, su queste basi, una revisione del suo grado di invalidità fra due anni (rivolgendosi a questo punto ai curanti) a vedere se i fatti abbiano comprovato tale possibilità o se la sua situazione si sia ancor più cronicizzata con esclusione a quel punto anche della medesima possibilità.
Come casalinga invece la perizianda non dovrebbe avere eccessive limitazioni data la dimensione territoriale e relazionale a lei più favorevole.
(…)." (doc. AI 35/9-10)
I periti, circa le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’inte-grazione, hanno così risposto alle domande poste:
" (...)
1 Menomazioni (qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati
1.1 a livello psicologico e mentale
1.2 a livello fisico
1.3 nell'ambito sociale
Risposta 1.1 - 1.3
Esistono menomazioni dovute ai disturbi sovra esposti, maggiormente evidenti a livello psicologico e mentale (inibizione depressiva, paralisi ansiosa) e sociale (relazioni interpersonali difficoltose o disturbate).
2 Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale
2.1 Come si ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?
2.2 L'attività attuale è ancora praticabile?
2.3 Se sì in quale misura (ore al giorno)?
2.4 E' compatibile un diminuzione della capacità di lavoro?
2.5 Se sì in che misura?
2.6 Da quanto esiste una limitazione della capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20%?
2.7 Quale è stato da allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?
Risposta: 2.1-2.7
Limitazioni sulle possibilità pragmatiche e lavorative. L'attività attuale (cameriera, venditrice) potrebbe essere ancora praticabile in via ipotetico-teorica (con i presupposti indicati nella valutazione) al 50%
3 L'ambiente di lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?
Teoricamente non è impossibile ma attualmente si tratta di un ambito virtuale. La p. è completamente inattiva sul piano professionale dal 2001 e ha perduto i contatti con il datore di lavoro precedente.
(…)
1 E possibile effettuare provvedimenti di Integrazione? Ve ne sono In corso? Ne sono previsti?
1.1 Se sì la preghiamo di descrivere il piano di riabilitazione in special modo per quanto riguarda l'abitudine al processo lavorativo, l'esercizio di capacità sociali di base, l'utilizzazione delle risorse disponibili
1.2 se no la preghiamo di darcene ragione
Le possibilità di organizzare provvedimenti di integrazione (vedi anamnesi da terzi) in passato non ha ottenuto risultati anzi non è potuta nemmeno iniziare. La particolare disposizione di personalità e la malattia della perizianda hanno condotto l'interessata a rapporti interpersonali difficili anche sul piano professionale. Attualmente si può essere soddisfatti dell'ottenimento di un certo risultato terapeutico nella salute e nella qualità di vita. Non si ritiene, visto il quadro di equilibrio instabile ove si colloca la perizianda, di poter agire significativamente con progetti di riabilitazione. Vanno considerati senza dubbio anche l'età e il grado di formazione di base della perizianda, però innanzi tutto l'evoluzione della malattia e lo stato attuale con le limitazioni indicate.
attuale?
2.1 Se sì con quali ragionevoli provvedimenti (per es. provvedimenti medici)?
2.2 Secondo lei che effetti hanno questi provvedimenti sulla capacità di lavoro?
No la capacità lavorativa attuale situabile al 50% sembra essere il massimo esigibile (vedi valutazione) e potrebbe essere anche derivata da una stima per eccesso rispetto all'evoluzione futura e quindi da rivedere. Dobbiamo comunque ancora sottolineare che si tratta rispetto ad un lavoro attuale di una proposizione veramente ipotetico-teorica perché la perizianda dopo l'ultimo lavoro cessato nel novembre 2001 non ha più ripreso alcuna attività andando a beneficio della disoccupazione e perdendo i contatti con il mondo professionale.
3.1 Se si a quali esigenze deve rispondere il posto di lavoro e di che cosa bisogna tenere soprattutto conto nel caso di un'altra attività (esigenze nei confronti delle persone cui si fa riferimento, clima di lavoro ecc..)?
3.2 In che misura si possono svolgere attività consone alle menomazioni (ore al giorno)?
3.3 E' constatabile una riduzione della capacità di lavoro?
3.4 Se si in che misura?
3.5 Qualora non siano possibili altre attività: per quali motivi?
Risposta 3.1-3.5
I curanti suggeriscono, con valore terapeutico, di lasciare all'interessata la possibilità di reperirsi un'attività leggera in cui si possa permettere di organizzare l'orario di lavoro e questo per una percentuale variabile tra il 50% o meno, il 20%. Questo per tentare di valorizzare la personalità dell'interessata peraltro in considerazione degli elementi limitativi della malattia e delle difficoltà interpersonali accertate. Quanto questa ipotesi possa aver avuto fattibilità, è da rivalutare nel futuro tramite una revisione (può essere chiesta direttamente ai curanti) verosimilmente fra due anni.
(…)." (doc. AI 35/10-12)
L’Ufficio AI – viste le risultanze della perizia psichiatrica e ritenuto il rapporto finale 9 giugno 2006 della consulente in integrazione professionale (doc. AI 59/1-2) –, con progetto di decisione 14 settembre 2006 (doc. AI 62/1-3), ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni.
Con osservazioni 23 ottobre 2006 (doc. AI 68/1-6) l’assicura-ta, sempre tramite l’avv. RA 1 – contestata la valutazione medica e economica –, ha prodotto il rapporto 2 febbraio 2007 della dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapeuta (doc. AI 80/2).
Al riguardo, nelle annotazioni 2 maggio 2007, il dr. __________, medico SMR, ha osservato che: “(…) questo rapporto riporta le valutazioni soggettive dell’assicurata che corrispondono in circa al quadro riscontrato in occasione della perizia psichiatrica – l’assicurata non assume più nessun antidepressivo […] dall’attuale certificato della dr.ssa __________ non risulta una modifica sostanziale dello stato di salute – in considerazione della patologia dell’assicurata sicuramente l’attività di rappresentante non è adatta e quindi non è esigibile (vedi limiti funzionali nella valutazione SMR del 19.9.2006), esigibile invece attività al 50% rispettosa dei limiti esposti. (…)” (doc. AI 87/1).
Con decisioni 14 e 26 novembre 2007 l’Ufficio AI – ritenuta l’assicurata quale salariata al 100% e sulla base del rapporto finale 9 maggio 2007 della consulente in integrazione professionale e delle tabelle allestite lo stesso giorno (doc. AI 90/1-3, 91/1, 91/2, 93/1 e 94/1) – ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad un quarto di rendita dal 1. novembre 2002 (doc. AI 108/1-2, 109/1-2, 110/1-2, 111/1-2, 112/1-2, 113/1-2, 114/1-2 e 115/1-2).
2.11. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"
(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05, consid. 3.2)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
" (…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.
(…)." (cfr. STFA del 16 ottobre nella causa N., 9C_142/2008, consid. 2.2)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.12. Nel caso concreto, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici e da un attento esame degli atti, questo TCA non può confermare la decisione contestata. Più precisamente, senza ulteriori accertamenti medici, non è possibile concludere con la sufficiente tranquillità che l’assicurata presenti una costante capacità lavorativa del 50% dal 1. novembre 2002 per i seguenti motivi.
La dr.ssa __________, nel rapporto medico 4 agosto 2003 (doc. AI 18/1-3) – posta la diagnosi di “(…) stato ansioso depressivo persistente e sindrome da disadattamento (…)” (doc. AI 18/1) – ha attestato un’inabilità totale al lavoro, nella sua professione e in un’attività adeguata, dal 22 novembre 2001 e al 50% dal 1. novembre 2002.
Nella perizia psichiatrica 6 giugno 2005 (doc. AI 35/1-13), riguardo al colloquio telefonico 12 maggio 2005 con la dr.ssa __________, i periti, dr. __________ e dr __________, riportano che “(…) la Dr.ssa __________ riferisce ancora dello stato depressivo nella perizianda e della sua personalità labile ed i suoi problemi di relazione. Dapprima la seguiva con una frequenza di due volte al mese ora solo di una volta. A suo dire è chiara la difficoltà in ambito lavorativo a causa della problematica psicologica e relazionale. Forse potrebbe tentare di lavorare alcune ore, magari due ore al giorno, ma anche queste solo ipotetiche, con difficoltà, soprattutto per quello che riguarda la continuità. (…)” (doc. AI 35/7, sottolineatura del redattore).
Dalle risultanze del colloquio telefonico con la dr.ssa __________ – non contraddette dai periti – sembrerebbe dunque che, dopo il rapporto medico 4 agosto 2003, la situazione valetudinaria è peggiorata tanto che, a differenza della precedente abilità lavorativa del 50% in qualsiasi attività adeguata, la dr.ssa __________ ha posto unicamente una capacità lavorativa di due ore al giorno oltretutto ipotetica.
Già per questa ragione, tramite un complemento peritale, l’Ufficio AI avrebbe dovuto chiedere ai periti di precisare compiutamente su quale base hanno potuto comunque concludere per una capacità lavorativa teorica del 50% in qualsiasi attività adeguata.
Questo vale a maggiore ragione se si considera che gli stessi periti hanno evidenziato che “(…) la diminuzione della capacità lavorativa presente nell’assicurata per motivi di salute psichica al 100% dal 22.11.2001, al 50% dal 1.11.2002 appare ormai stabilizzata. La perizianda non ha più fatto tentativi di ripresa di lavoro neanche per la percentuale concessale. E’ totalmente inattiva dal novembre 2001. Il rischio di ricadute nella malattia, rispetto all’anamnesi ed alla dimensione di personalità ed alla situazione sociale in equilibrio precario, esiste. Quindi è certa la sua incapacità lavorativa al 50% e c’è da dire che verosimilmente il grado sarebbe anche aumentabile. Pensiamo però di accogliere il suggerimento del curante dr. __________ e della dr.ssa __________ di puntare sulla possibilità (peraltro vista con un valore terapeutico) per la perizianda di reperire un’attività leggera cui sia possibile determinarsi un orario di lavoro. Suggeriamo pertanto, su queste basi, una revisione del suo grado di invalidità fra due anni (rivolgendosi a questo punto ai curanti) a vedere se i fatti abbiano comprovato tale possibilità o se la situazione si sia ancor più cronicizzata con esclusione a quel punto anche della medesima possibilità. (…)” (doc. AI 35/10, sottolineature del redattore).
In ogni caso, ritenuto che al momento delle decisioni (novembre 2007) erano già trascorsi i due anni indicati dai periti per intraprendere una revisione, l’Ufficio AI avrebbe dovuto, quantomeno, aggiornare gli atti medici prima di pronunciarsi sulla domanda di prestazioni.
Questo vale a maggiore ragione visto che gli stessi periti, alla domanda volta a sapere se è possibile migliorare la capacità di lavoro, hanno risposto: “(…) no la capacità lavorativa attuale situabile al 50% sembra essere il massimo esigibile (vedi la valutazione) e potrebbe essere anche derivata da una stima per eccesso rispetto all’evoluzione futura e quindi da rivedere. Dobbiamo comunque ancora sottolineare che si tratta rispetto ad un lavoro attuale di una proposizione veramente ipotetico-teorica perché la perizianda dopo l’ultimo lavoro cessato nel novembre 2001 non ha più ripreso alcuna attività andando a beneficio della disoccupazione e perdendo i contatti con il mondo professionale. (…)” (doc. AI 35/12, sottolineatura del redattore).
Del resto, la dr.ssa __________, nel rapporto 2 febbraio 2007 (doc. AI 80/2), ha riferito che:
" (...)
Del rapporto dell'assistente sociale del 05.09.05 posso confermare le affermazioni della sig.ra RI 1 sui suoi pensieri negativi, sulla bassa stima di sé, sui pochi interessi verso l'esterno, a parte i figli e gli animali, sulla sua difficoltà [a] affrontare situazioni problematiche, difficoltà aggravate dal suo sentimento di ina-deguatezza e impotenza. Questi disturbi portano la paziente a disinvestire il suo futuro, a rinunciare anticipatamente ad un progetto lavorativo che richiede impegno e regolarità.
Nonostante ciò la signora RI 1 si dice comunque disponibile per un'attività creativa di poche ore al giorno (forse due) per lavori da eseguire in casa, ad es. assemblaggio di oggetti; si dichiara in effetti non in grado di accettare orari regolari né a stare in compagnia di altre persone. Queste limitazioni sono correlate al suo stato d'animo, a volte così altamente carico di ansia e depressione da toglierle l'energia di occuparsi delle comuni attività casalinghe, a quanto riferisce.
Condivido in parte la diagnosi del dr. __________ del 06.06.2005 nel senso che la sindrome depressiva non è, a mio parere, di "entità lieve", ma importante e inoltre ha ripercussioni sulle capacità lavorative. Inoltre non ho potuto constatare nessun miglioramento dal 2002. Quanto al trattamento farmacologico gli antidepressivi prescritti da me negli scorsi anni (Seropram, Remeron, Zoloft, Yarsin) sono stati abbandonati per effetti collaterali importanti riportati dalla paziente stessa (nausea, vertigini, pensieri agitati e confusi, peggioramento dell'ansia). In particolare ritengo adeguate le considerazioni da pag. 11, sotto "C. Conseguenze sulla capacità di integrazione".
(…)." (doc. AI 80/2)
E’ vero che il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 2 maggio 2007, ha osservato che: “(…) questo rapporto riporta le valutazioni soggettive dell’assicurata che corrispondono in circa al quadro riscontrato in occasione della perizia psichiatrica – l’assicurata non assume più nessun antidepressivo […] dall’attuale certificato della dr.ssa __________ non risulta una modifica sostanziale dello stato di salute – in considerazione della patologia dell’assicurata sicuramente l’attività di rappresentante non è adatta e quindi non è esigibile (vedi limiti funzionali nella valutazione SMR del 19.9.2006), esigibile invece attività al 50% rispettosa dei limiti esposti. (…)” (doc. AI 87/1).
Al riguardo il TCA evidenzia, tuttavia, che, non essendo specialista in psichiatria e psicoterapia, l’apprezzamento della rilevanza o meno del rapporto 2 febbraio 2007 della dr.ssa __________ non era di competenza del dr. __________.
Più in generale è necessario che, ogniqualvolta debba esaminare un rapporto medico stilato da uno specialista in un determinato ambito, l’SMR faccia capo ad un medico in possesso di una specializzazione nella materia specifica oggetto della controversia (cfr. al riguardo STF I 142/07 del 20 novembre 2007 e STF I 65/07 del 31 agosto 2007).
In questo contesto – visto il tempo intercorso (più di due anni) tra la perizia psichiatrica (giugno 2005) e le decisioni impugnate (novembre 2007) e ribadita la necessità (evidenziata a più riprese anche dai periti ) di aggiornare gli atti medici –, merita di essere pure sottolineato che, in caso di perizia psichiatrica, per la nostra Corte federale riveste una importanza fondamentale il contatto personale fra perito e peritando, nel senso che essa non può di principio essere allestita sulla base degli atti che compongono l'incarto (DTF 127 I 54 consid. 2e-g e riferimenti, citata in RAMI 2001 U 438, pag. 345s.; STF U 229/06 del 10 settembre 2007 consid. 8.1.).
2.13. In simili circostanze, visto tutto quanto precede, le decisioni impugnate vanno annullate e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, esperiti i necessari accertamenti medici volti ad appurare compiutamente la capacità lavorativa residua, nel tempo, dell’assicurata, renda un nuovo provvedimento.
L’amministrazione dovrà altresì pronunciarsi in merito alla domanda di gratuito patrocinio per la sede amministrativa (cfr. consid. 2.2).
In questo senso la domanda volta ad ottenere l’allestimento di una perizia giudiziaria è superata.
2.14. Per quel che riguarda la valutazione economica, ritenuto che la situazione medica deve essere ulteriormente indagata, al momento attuale non è possibile esprimersi compiutamente.
Questo Tribunale si limita qui ad indicare che l’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Inoltre, alla luce delle risultanze degli accertamenti medici effettuati, anche la consulente in integrazione professionale dovrà aggiornare il proprio rapporto.
2.15. Visto l’esito del ricorso, l'assicurata, patrocinata da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili.
Secondo la costante giurisprudenza del TFA l’assegnazione di ripetibili rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (DTF 124 V 309, consid. 6; STF del 2 febbraio 2007 nella causa G., I 911/06; STFA del 14 agosto 2006 nella causa B., I 319/05; STFA del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03; STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
Gli atti vengono rinviati all’Ufficio AI perché proceda come indicato al consid. 2.13.
Le spese di fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà alla ricorrente fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili, ciò che rende priva di oggetto l’istanza di assistenza giudiziaria.
Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio Zocchetti