AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
52.2000.184
Data decisione, Autorità:
07.11.2000, TRAM
Incarto n.
52.2000.00184
Lugano
7 novembre 2000
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente,
Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi
segretario:
Thierry Romanzini, vicecancelliere
statuendo sul ricorso 11 luglio 2000 di
patr. dall'avv. __________
contro
la risoluzione 21 giugno 2000 (n. 2583) del
Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
avverso la decisione 13 marzo 2000 del Dipartimento delle istituzioni,
Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rilascio di un permesso
di dimora;
viste le risposte:
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in
fatto
A. __________,
cittadina colombiana, ha risieduto illegalmente in Svizzera dal 27 febbraio al
4 giugno 1999. Per tale motivo, il Dipartimento delle istituzioni le ha
inflitto una multa di fr. 250.– (decreto 10 dicembre 1999, n. 99 2278/809). Il
4 giugno 1999, la ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione un permesso di dimora temporaneo (L) in attesa di contrarre
matrimonio con il cittadino elvetico __________. Il 23 giugno 1999 ha ottenuto
un permesso di soggiorno valido fino al 31 agosto successivo, che è stato in
seguito prorogato fino al 30 novembre 1999 a causa delle difficoltà che essa
aveva incontrato nel procurarsi dalla Colombia la necessaria documentazione per
poter essere autorizzata a sposarsi in Svizzera. L'8 ottobre 1999 è stata
arrestata dal Procuratore pubblico nell'ambito di un'inchiesta penale promossa
nei suoi confronti. Con sentenza 24 gennaio 2000, il presidente della Corte
delle Assise correzionali di Lugano ha condannato __________ a 10 mesi di detenzione
e all'espulsione dal territorio elvetico, sospesi condizionalmente con un
periodo di prova di 2 anni, nonché a una multa di fr. 500.–, per tratta di
esseri umani, complicità in tratta di esseri umani, riciclaggio di denaro e
infrazione alla LDDS. Nel medesimo giudizio, __________ è stato condannato a 12
mesi di detenzione e al pagamento di una multa di fr. 500.–, per gli stessi
reati e contravvenzione alla LFStup. Il 24 gennaio 2000, la ricorrente è stata
scarcerata; il __________ si è sposata a __________ con __________.
B. Il 13 marzo
2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha respinto la domanda di
__________ volta al rilascio di un permesso di dimora per vivere insieme al
coniuge. L'autorità posto in rilievo il fatto che l'interessata aveva
soggiornato illegalmente in Ticino dal 27 al febbraio al 4 giugno 1999, ma
soprattutto che era stata condannata penalmente per aver commesso delitti. La
decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 7, 12, 16 LDDS e 8 ODDS. A
__________ è stato fissato un termine con scadenza al 30 aprile 2000 per
lasciare il territorio cantonale. La decisione è stata resa in applicazione
degli art. 4, 7, 9, 12 e 16 LDDS; 8 ODDS.
C. Con
giudizio 21 giugno 2000, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. Considerate
tutte le circostanze del caso, il Governo ha ritenuto che il provvedimento adottato
dall'autorità di prime cure non violasse gli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU in
quanto era conforme al principio della proporzionalità. Secondo l'Esecutivo
cantonale, l'interesse pubblico a non rilasciare un permesso di dimora alla
ricorrente a seguito dei fatti di rilevanza penale cui era stata oggetto era
prevalente su quello della stessa di vivere con il coniuge in Svizzera, tanto
più che quest'ultimo era al corrente dei reati commessi dalla moglie prima del
matrimonio in quanto coinvolto personalmente e che nulla impediva che egli si trasferisse
in Colombia se voleva continuare a vivere con la consorte.
D. Contro la
predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando - previa concessione
dell'effetto sospensivo al ricorso con il rilascio di un permesso di dimora temporaneo
in attesa della decisione di merito - che le venga rilasciato un permesso di
dimora annuale per vivere insieme al marito. Ritiene che le decisioni delle
autorità inferiori siano illegali, sproporzionate e fondate sulla
giurisprudenza del Tribunale federale inerente a casi assai diversi da quello
in rassegna. Secondo l'insorgente, i reati per cui è stata condannata non sarebbero
di una rilevanza tale da doverle negare il permesso sollecitato, tanto più che
la pena inflittale è assai contenuta ed è stata sospesa condizionalmente.
Asserisce inoltre di essersi sposata per amore e di essere entrata legalmente
in Svizzera. Sostiene inoltre che la sua attività delittuosa non è così grave
da giustificare l'applicazione dell'art. 4 del trattato concluso nel 1908 tra
la Svizzera e la Colombia, secondo il quale ciascuno delle parti contraenti si
riserva il diritto di escludere dal proprio territorio i cittadini dell'altro
che, a cagione dei loro precedenti o della loro condotta, fossero considerati
come pericolosi.
E. All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato, in
diritto
- 1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti
delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla
concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un
diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si
fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato
internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).
1.3. Il trattato d'amicizia, di domicilio e
di commercio tra la Svizzera e la Colombia conchiuso il 14 marzo 1908 (RS
0.142.112.631) non conferisce all'interessata alcun diritto al rilascio di un
permesso di soggiorno nel nostro Paese. Del resto, le autorità inferiori non
hanno fondato il loro giudizio su questo trattato. Cadono pertanto nel vuoto
gli argomenti dell'insorgente volti a sostenere che la sua attività delittuosa
non è così grave da giustificare l'applicazione delle disposizioni contenute
nel citato trattato.
1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. In concreto, l'interessata è sposata con
__________ dal __________. Di conseguenza essa ha, in linea di principio,
diritto al postulato rilascio di un permesso di dimora. Pertanto, essendo la
decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti al Tribunale federale
mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza
di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da __________ è data.
Se il permesso sollecitato possa esserle rifiutato è una questione di merito,
non di ammissibilità.
1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede la nazionalità elvetica può invocare
a protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal caso, se il
legame di parentela è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è
limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di
cui all'art. 10 lett. a LALPS (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid.
1b, 93 consid. 1c). In concreto, ci si può chiedere se la relazione
dell'insorgente con il marito elvetico, con cui si è sposata da pochi mesi, sia
intatta ed effettivamente vissuta. Per la soluzione della vertenza non è ad
ogni buon conto necessario esaminare più a fondo tale aspetto. In effetti, per
le ragioni che seguono, per quanto riguarda la violazione dell'art. 8 CEDU,
nella misura in cui fosse ammissibile, il ricorso andrebbe comunque respinto
nel merito.
1.6. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e
presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria
(art. 18 cpv. 1 PAmm).
-
In
concreto, va in primo luogo ricordato che il Consiglio di Stato ha fondato il
proprio giudizio sull'esistenza di un motivo d'espulsione. Cadono pertanto nel
vuoto gli argomenti addotti dall'insorgente volti a sostenere di essersi
sposata per amore al fine di confutare di aver contratto un matrimonio per
eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri.
-
3.1.
L'art. 7 cpv. 1 LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero
ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Dopo una dimora
regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio.
Questo diritto si estingue qualora sorga un motivo d'espulsione. Giusta l'art.
10 cpv. 1 lett. a LDDS, lo straniero può essere espulso dalla Svizzera quando
egli è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto.
L'art. 11 cpv. 3 LDDS precisa tuttavia che l'espulsione può essere pronunciata
solo se dall'insieme delle circostanze essa sembra adeguata. Per valutare se
tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della
gravità della colpa dell'interessato, della durata del suo soggiorno in
Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di
espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS).
3.2. Il diritto al rispetto della vita
privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza
nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in
quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una
misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di
tutti gli interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato
se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che
lascino il nostro paese per seguire la straniero al quale è stato rifiutato un
permesso di dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno
straniero dev'essere ammessa tanto più facilmente quando la presenza in
Svizzera di costui, a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va
altresì precisato che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri
della famiglia che lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo
sufficiente per accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid.
4a).
-
In
concreto, __________ è stata punita dall'autorità giudiziaria per aver
commesso, tra ottobre 1998 e giugno 1999, diversi delitti (art. 305bis cifra 1
CP, 23 LDDS) ed un crimine (art. 196 CP). Il 24 gennaio 2000 il presidente
della Corte delle Assise correzionali di Lugano l'ha condannata infatti a 10
mesi di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico, sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché a una multa di fr.
500.–, per tratta di esseri umani (tratta di tre cittadine colombiane avviate
alla prostituzione e preparativi per la tratta di un'altra donna), complicità
in tratta di esseri umani (aiutato terzi a compiere la tratta di altre
cittadine colombiane avviate alla prostituzione), riciclaggio di denaro
(inviato all'estero soldi provenienti da un crimine) e infrazione alla LDDS
(soggiornato illegalmente in Svizzera e facilitato l'entrata e il soggiorno
illegale di quattro cittadine colombiane). Pertanto, da quanto precede, risulta
che la ricorrente adempie i requisiti dell'espulsione previsti dall'art. 10
cpv. 1 lett. a LDDS. A torto l'insorgente sostiene che la sua attività
delittuosa, sanzionata con una pena di breve durata e pure sospesa condizionalmente,
non sia di una gravità tale da giustificare il mancato rilascio del permesso di
dimora per vivere con il marito in Svizzera. Le infrazioni commesse dalla
ricorrente non sono lievi e sono state punite con una certa severità. Va ricordato
che la giurisprudenza federale è estremamente rigorosa in materia di reati
contro l'integrità sessuale (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du
Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).
Orbene, non è dato vedere come non lo possa essere anche in caso di tratta di
esseri umani (art. 196 cpv. 1 CP), crimine punito con la reclusione sino a cinque
anni o con la detenzione non inferiore a sei mesi, che denota l'assenza di
scrupoli da parte delle persone che si occupano di questo traffico per favorire
l'altrui libidine. Inoltre, in materia di polizia degli stranieri non è
possibile considerare il reato commesso dall'interessata per aver facilitato
l'entrata e il soggiorno illegale di quattro cittadine colombiane come privo di
ogni consistenza. Nell'ottica del crescente fenomeno della clandestinità,
questo modo d'agire deve essere affrontato dalle autorità con la massima
fermezza e determinazione. Tale pratica costituisce inconfutabilmente un reato
di una certa gravità e dimostra senza ombra di dubbio una scarsa considerazione
da parte della ricorrente per l'ordine giuridico del Paese a cui chiede di ospitarla
come residente. Con il proprio comportamento, essa ha minacciato l'esecuzione
di disposizioni importanti volte, tra l'altro, ad assicurare il rispetto delle
norme in materia di entrata e di dimora degli stranieri e dunque pure a
garantire un rapporto equilibrato tra l'effettivo della popolazione svizzera e
quello della popolazione straniera residente. Va pure osservato che il 10 dicembre
1999 l'insorgente era già stata condannata dalla Sezione permessi e
immigrazione a una multa di fr. 250.– per aver risieduto illegalmente in
Svizzera dal 27 febbraio al 4 giugno 1999. A torto essa sostiene di non aver commesso
tale reato in quanto l'obbligo del visto per i cittadini colombiani che
intendono entrare in Svizzera è stato introdotto solo a partire dal 1° marzo
1999 a seguito della modifica dell'art. 4 cpv. 2 lett. a OEnS, mentre in
precedenza gli stessi potevano risiedervi durante tre mesi senza richiedere
un'autorizzazione. Innanzitutto, la ricorrente non ha impugnato la decisione di
multa, la quale è cresciuta in giudicato. Inoltre essa ha già avuto modo di
riconoscere di aver risieduto illegalmente, in tutti i casi almeno a partire
dal 27 maggio al 4 giugno 1999 (ricorso al Consiglio di Stato ad 11.4, p. 7).
Poco importano del resto i motivi che l'hanno spinta a lasciare il suo Paese
d'origine e a delinquere. Nemmeno la pena accessoria dell'espulsione penale, sospesa
condizionalmente, è di rilievo ai fini del presente giudizio. In effetti,
l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo
differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare se pronunciare o
meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55 CP oppure di
pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice penale terrà
conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per l'autorità
amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e della
sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato dall'autorità di
polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni
più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib
4 consid. 3a). Rilevante è quindi la gravità dei reati commessi in diverse occasioni
dall'insorgente per la sicurezza e l'ordine pubblico elvetico. In questo senso
va ribadito che risultano chiaramente dati gli estremi per l'applicazione
dell'art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS.
-
Occorre
ora verificare se il provvedimento impugnato rispetta il principio di proporzionalità
(art. 11 cpv. 3 LDDS) e se non lede il diritto al rispetto della vita familiare
protetto dall'art. 8 CEDU.
Come considerato in precedenza, i reati
commessi dall'insorgente sono rilevanti e denotano una certa disposizione a
delinquere. Inoltre l'interessata ha risieduto regolarmente in Svizzera per
circa solo sei mesi al beneficio di diversi permessi di dimora temporanei, in
attesa di contrarre matrimonio, ed il suo attuale soggiorno è solo tollerato
fino all'emanazione definitiva di una decisione in merito al rilascio di un
permesso di dimora annuale. Essa risiede quindi da pochissimo tempo in Svizzera
e non avrebbe pertanto nessuna difficoltà per tornare a vivere in Colombia o
per soggiornare in un altro Paese, segnatamente in Italia dove essa ha già
manifestato di volersi trasferire se la vertenza in oggetto sfocerà in una
decisione negativa (v. richiesta di visto di ritorno 6 luglio 2000 della
ricorrente alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, prodotta da
quest'ultima quale doc. A unitamente alla risposta al gravame). D'altro canto
bisogna anche tenere conto del pregiudizio che il marito della ricorrente,
cittadino elvetico, subirebbe in caso di impedimento nel continuare a vivere
con la moglie la propria vita coniugale in Svizzera. In questo senso, il Tribunale
federale ha già avuto modo di considerare che quando il coniuge - anche
svizzero - con diritto di risiedere in Svizzera conosce o avrebbe dovuto
conoscere, al momento del matrimonio, l'esistenza di motivi che potrebbero indurre
l'autorità di polizia degli stranieri a rifiutare all'altro coniuge
l'autorizzazione di risiedere sul suolo elvetico, deve contare sull'eventualità
che egli debba vivere la propria vita di coppia all'estero (DTF 120 Ib 16
consid. 4d; DTF 110 Ib 201; STF 1° luglio 1996 in re R.). Va osservato pure che
per quanto riguarda la protezione dell'art. 8 n. 1 CEDU, tale disposto non può
essere invocato se si può esigere dal coniuge avente il diritto di risiedere in
Svizzera che si trasferisca nel Paese d'origine dell'altro coniuge (DTF 111 Ib
5 consid. 2b con rinvii), e ciò indipendentemente dall'esistenza o meno di un'ingerenza
ai sensi dell'art. 8 n. 2 CEDU. In altre parole, occorre esaminare se
__________ era al corrente dei reati commessi dalla moglie e si può esigere che
egli la segua all'estero (DTF 120 Ib 6; 110 Ib 205 consid. 2). Orbene, nel caso
in rassegna, il marito della ricorrente, al momento di convolare a nozze, ben
sapeva che la moglie aveva commesso reati in Svizzera, in quanto egli era stato
condannato nell'ambito dello stesso procedimento penale, per gli stessi fatti,
due giorni prima del matrimonio. Ne consegue che __________, al momento di sposarsi,
doveva contare sulla possibilità che a __________ venisse rifiutato il permesso
di dimora. Inoltre, a prescindere dal quesito a sapere se il legame tra i
coniugi sia intenso ed effettivamente vissuto, non risultano impedimenti per il
marito affinché possa continuare a vivere la propria vita di coppia all'estero.
La ricorrente non spende del resto una parola per motivare l'impossibilità di
tale trasferimento, limitandosi ad invocare le condizioni di vita precarie cui
il marito sarebbe confrontato in Colombia (ricorso ad 10, p. 5-6) e la
lontananza di quest'ultimo dal di lui padre cardiopatico (ricorso al Consiglio
di Stato ad 12, p. 7). Ma vi è di più. Il 6 luglio 2000 la ricorrente ha già
chiesto al dipartimento un visto di reingresso in Svizzera per potersi recare
in Italia al fine di trovare un appartamento qualora non le fosse rilasciato il
permesso di dimora (v. doc. A prodotto dalla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione), non escludendo in tal modo di voler vivere nella vicina
penisola e mantenere anche in questo caso le relazioni con il coniuge, qualora
quest'ultimo non volesse seguirla in Italia e volesse continuare a risiedere in
Ticino.
-
Rifiutando
di rilasciare il permesso di dimora alla ricorrente, le autorità inferiori non
hanno disatteso gli art. 7, 10 cpv. 1 LDDS e 8 CEDU. La decisione censurata non
procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge
riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell'adeguatezza della misura adottata e non appare di conseguenza insostenibile
e in contrasto con la giurisprudenza dell'alta Corte federale, cui essa è
ispirata.
-
Sulla
scorta di quanto precede il ricorso deve essere pertanto respinto. Con l'emanazione
del presente giudizio, la domanda di effetto sospensivo e di rilascio di un
permesso di dimora temporaneo in attesa dell'evasione del ricorso diviene priva
di oggetto. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28
PAmm).
Per questi motivi,
visti gli art. 1, 4, 7, 10 cpv. 1, 11 LDDS; 16 ODDS; 8
CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60,
61 PAmm;
dichiara
e pronuncia:
- Il ricorso
è respinto.
§. Di conseguenza __________ (15 luglio 1959),
cittadina colombiana, è tenuta a lasciare il territorio del Cantone Ticino
entro il 15 gennaio 2001 notificando la propria partenza al competente ufficio
regionale degli stranieri.
-
La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 800.–, sono a carico della ricorrente.
-
Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.
-
Intimazione
a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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