AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
33.2000.96
Data decisione, Autorità:
31.07.2001, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
33.2000.00096
MA/sc
Lugano
31 luglio 2001
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo,
presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
con redattore:
Marco Armati
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 14 novembre 2000
di
contro
la decisione del 12 ottobre 2000 emanata
da
Cassa cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle,
in materia di prestazioni complementari
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 12
ottobre 2000 la Cassa cantonale di compensazione (in seguito la Cassa) ha
respinto la domanda di __________ volta all’assegnazione di una prestazione
complementare, con effetto dal 1° settembre 2000 (doc. _).
1.2. Contro
questa decisione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA (doc.
_), nel quale si è così espresso:
"
Con la presente inoltro regolare ricorso contro
la decisione a margine recapitatami in data 16.10.2000 in quanto la trovo
ingiusta e lesiva dei miei interessi.
In modo particolare contesto il calcolo per
quanto riguarda la sostanza al valore commerciale e il valore della proprietà
alienata.
Per quanto concerne il valore della sostanza
risulta essere sproporzionato a qualsiasi valore di oggetti simili.
In effetti in nessun modo riuscirei ad incassare
il valore indicato nella stima peritale.
Per quanto concerne la sostanza alienata risulta
dai rogiti forniti alla PC che la mia quota parte era notevolmente inferiore a
quanto stabilito dalla Cassa.
Visto quanto sopra chiedo piaccia giudicare:
il ricorso è accolto
sono versate le prestazioni PC di Legge."
(Doc. _)
1.3. Il 17 novembre
2000 questo Tribunale ha accertato la tempestività del gravame, invitando la
Cassa a verificare la data di ricezione della decisione impugnata da parte
dell’assicurato (doc. _).
1.4. Nella sua
risposta del 7 febbraio 2001 (doc. _) la Cassa ha chiesto di respingere
l’impugnativa, osservando:
"
(…)
Dalla verifica della documentazione agli atti rileviamo che con
istanza del 31 marzo 1998 lo studio legale‑notarile __________
notificava, all'Ufficio dei registri di __________, l'iscrizione del trapasso a
seguito dello scioglimento della comunione ereditaria __________ e __________.
La stessa, composta da tre fratelli di cui il ricorrente, comprendeva diverse
particelle site tutte in territorio del Comune di __________ nonché della
particella No. __________ubicata nel Comune di __________.
Dall'accordo intervenuto tra le parti si osserva inoltre che al
ricorrente veniva assegnata unicamente la particella No. __________situata a
__________ e in esecuzione alla convenzione stipulata tra i fratelli, __________
versava a __________ la somma di fr. 90'000.‑ a seguito della divisione
della comunione ereditaria.
Per quanto attiene la valutazione della sostanza immobiliare
l'art. 17 cpv. 4 OPC stabilisce:
" La
sostanza immobiliare che non serve da abitazione al richiedente o a una persona
compresa nel calcolo delle PC deve essere computata al valore corrente."
Nel caso specifico si è verificato quanto previsto dal citato
articolo per cui la resistente ha ordinato le perizie immobiliari tendenti a
stabilire il valore corrente della sostanza immobiliare di proprietà della
comunione ereditaria.
Per questa valutazione è stato dato mandato all'Ufficio cantonale
di stima il quale, a perizia conclusa, ha permesso di stabilire un importo
complessivo della massa ereditaria di fr. 861'000.‑ di cui 1/3 (fr.
287'000.‑) di spettanza al ricorrente.
Circa i parametri utilizzati per valutare la sostanza la
resistente non può che allinearsi a quanto stabilito dall'Ufficio cantonale di
stima in quanto scaturito da perizie specificatamente richieste. A tal
proposito giova inoltre ricordare che anche codesto lodevole Tribunale
cantonale delle assicurazioni ha già avuto modo di confermare tale prassi
amministrativa.
Alla luce di quanto precede alla resistente compete quindi
l'obbligo di stabilire se il ricorrente ha ottenuto tutto quanto di suo diritto
oppure, come nel caso di specie, sussistano i presupposti di una rinuncia a
sostanza come previsto dall'art. 3c cpv.1 lett. g..
Viste le contestazioni sollevate in sede ricorsuale la resistente
ha tuttavia voluto approfondire la fattispecie e da una verifica del calcolo,
oggetto del contendere, abbiamo potuto stabilire che vi sono degli elementi che
è giusto modificare. In particolare la pos. 44.02 della tabella di calcolo PC
deve essere modificata in fr. 60'000.‑ (sostanza ancora di proprietà del
ricorrente ‑ part. No. __________) contro i precedenti fr. 61’000.‑
mentre la pos. 49 (sostanza mobile o immobile alienata) e quindi rinunciata
passa dai precedenti fr. 256'666.‑ a fr. 127'000.‑ (fr. 287000.‑
./. fr. 150'000.‑ ammortizzato in seguito di fr. 10'000.‑ per
effetto dell'art. 17a cpv. OPC).
Tuttavia malgrado le rettifiche apportate il calcolo della
prestazione complementare risulta pur sempre respinto e in concreto, fatte le
debite premesse, il nuovo calcolo modificato si presenta nel modo seguente:
FABBISOGNO
Fabbisogno vitale (limite di reddito) 24'690.-
Contributo fisso ass. malattia 5'952.-
Pigione annua lorda 13'896 mass. deducibile 13'800.-
Totale fabbisogno 44'442.‑
SOSTANZA
Deposito a risparmio e contanti 9'758.-
Proprietà fondiaria al valore commerciale 60'000.-
Altri fattori della sostanza 3'000.-
Sostanza mobile o immobile alienata 127'000.-
Sostanza netta 199'758.-
Parte della sostanza non computabile 40'000.-
Sostanza computabile 159'758.‑
REDDITO NON PRIVILEGIATO
Sostanza computabile 1/10 15'975.-
Rendite AVS 34'728.-
Interesse da deposito a risparmio 126.-
Ipotetico rendimento della sostanza alienata 1'778.-
Totale redditi 52'607.‑
CALCOLO DELLA PRESTAZIONE COMPLEMENTARE
Totale fabbisogno 44'442.-
Totale redditi 52'607.-
PC di diritto ‑‑‑
. ‑‑‑
Con il valore della sostanza rettificato il nuovo superamento del
limite di reddito ammonta a fr. 8'165.‑ contro i precedenti fr. 22'790.‑.
Alla luce di quanto precede e tutto ben considerato si chiede
pertanto, a codesto lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni, dì voler
respingere il ricorso così come proposto dalla resistente." (Doc. _)
1.5. In data 8
febbraio 2001 il TCA ha notificato ad __________ copia della perizia,
assegnandogli un termine di 20 giorni per presentare le proprie osservazioni
scritte (cfr. doc. _).
Il
ricorrente è rimasto, tuttavia, silente.
in
diritto
2.1. Scopo della
prestazione complementare è quello di garantire un "reddito minimo"
per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai sensi dell'art. 34 quater CF
(RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo
vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). La Legge
federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene dunque la garanzia
di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste questioni
cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986
pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della
sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag. 448 nota 12 e
pag. 460 nota 83). I limiti di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e
meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V
204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992 p. 225; cfr. anche
Messaggio concernente la terza revisione della legge federale sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI, p. 3, p. 8 e 9).
2.2. Per l'art.
2a LPC hanno diritto alla prestazione complementare le persone anziane che:
"
a. ricevono una rendita di vecchiaia
dell'AVS."
2.3. Secondo
l’art. 3a LPC (cfr. anche art. 2 LPC):
" L'importo
della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra
l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi determinanti (cpv. 1)."
2.4. A proposito
delle “spese riconosciute” l’art. 3b LPC prevede che:
" Per
le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o
in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le
seguenti:
a. importo (valido
fino al 31.12.98) destinato alla copertura del fabbisogno vitale, per
anno:
-
per le
persone sole, almeno 14’860 franchi e al massimo 16’460 franchi;
-
per i
coniugi, almeno 22’290 franchi e al massimo 24’690 franchi;
-
per gli
orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS
o dell'AI, almeno 7’830 franchi e al massimo 8’630 franchi.
Per i due primi figli si prende in considerazione la totalità
dell'importo determinante, per due altri figli due terzi ciascuno
e per ogni altro figlio un terzo;
b. la pigione di un
appartamento e le relative spese accessorie. In caso di presentazione di un
conguaglio per le spese accessorie, non si può tenere conto né di un
pagamento di arretrati né di una richiesta di
restituzione."
Dal 1
gennaio 1999 e fino al 31 dicembre 2000 l’importo massimo computabile a titolo
di fabbisogno è pari a fr. 16’460 per persone sole, fr. 24’690 per coniugi, fr.
8’630 per il primo e per il secondo figlio o orfano, fr. 5’755 per il terzo e
per il quarto figlio o orfano e fr. 2’880 per il quinto e successivi figli o
orfani (Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI del 18 novembre 1998).
Per le
persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono
inoltre riconosciute le spese seguenti:
" a. spese
per il conseguimento del reddito fino a concorrenza del reddito lordo
dell'attività lucrativa;
b. spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a concorrenza del
ricavo lordo dell'immobile;
c. premi versati
alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata
l'assicurazione malattie;
d. importo
forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.
L'importo forfetario deve corrispondere al premio medio cantonale per
l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie
(compresa la copertura infortuni);
e. pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv. 3)."
2.5. Giusta
l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:
"a. le entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di
un'attività lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole e di 1500
franchi per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto a una
rendita é dedotto dal reddito annuo proveniente dall'esercizio di un'attività
lucrativa, il saldo é computato in ragione di due terzi. Per gli invalidi ai
sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito dell'attività lucrativa é
interamente computato;
b. il reddito
proveniente da sostanza mobile e immobile;
c. un quindicesimo
della sostanza netta oppure un decimo per i beneficiari di rendite di
vecchiaia, nella misura in cui superi per persone sole 25 000
franchi, per coniugi 40 000 franchi e per orfani e figli che danno diritto
a rendite per figli dell'AVS o dell'AI 15 000 franchi. Se l'immobile
appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore
dell'immobile eccedente 75 000 franchi é preso in
considerazione quale sostanza;
d. le rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche,
comprese le rendite dell'AVS e dell'AI;
e. le prestazioni derivanti da un contratto
di vitalizio o da un'altra convenzione analoga;
f. gli assegni familiari;
g. le entrate e le parti di sostanza a cui
l'assicurato ha rinunciato;
h. le pensioni alimentari del diritto di
famiglia."
2.6. Nel caso di
specie, l’assicurato contesta il valore venale della sostanza immobiliare di
sua proprietà (Part. No. __________sita nel Comune di __________, cfr. doc. _
alla Pos. 44.02) - in quanto sarebbe troppo elevato – e censura il calcolo
della sostanza immobile alienata (cfr. doc. _, Pos. 49) a seguito dello
scioglimento della Comunione ereditaria fu __________ e __________ (cfr. atto
di divisione del 31 marzo 1998 agli atti dell’amministrazione).
Di
regola, per calcolare la PC dovuta ad un assicurato, vengono computati solo
quegli attivi che egli ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza
restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p.
189; Werlen, Der Anspruch auf Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK
1989 p. 238). Rilevante è infatti la circostanza che l'interessato non dispone
dei mezzi necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo
che ha prodotto questa situazione (DTF 115 V 355).
Nell’ipotesi
in cui tuttavia l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne
giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata egli dispone di un
diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza. Se non ne fa tuttavia
uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275
consid. 2b) oppure, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno
a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile, il succitato principio non
è applicabile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225
consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c; cfr. Anche DTF 122 V 397
consid. 2).
In questi
casi la giurisprudenza considera che vi è rinuncia a sostanza ai sensi
dell’art. 3c cpv. 1 lett. g (cfr. vart. 3 cpv. 1 lett. f LPC; RDAT I 1994 p.
189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b).
In
conclusione, quindi, lo scopo dell’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC consiste
avantutto nell’evitare che un assicurato si spogli di tutto o di una parte dei
suoi beni a favore di terzi, senza obbligo giuridico ed in modo da diminuire il
reddito che determina il diritto alla prestazioni. Nel caso in cui l’assicurato
spende la sua fortuna per acquistare dei beni di consumo o per migliorare
livello di vita egli fa uso della sua libertà personale, di conseguenza l’art.
3c cpv. 1 lett. g LPC non torna applicabile (DTF 115 V 354).
2.7. Per l’art.
3c cpv. 7 lett. b LPC il Consiglio federale disciplina la valutazione dei
redditi determinanti, delle spese riconosciute, nonché della sostanza.
A norma
dell'art. 17 OPC -AVS/AI nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 1998,
"1) La valutazione della sostanza computabile deve essere effettuata
secondo le regole stabilite dalla legislazione sull'imposta cantonale diretta del
Cantone di domicilio.
-
Se tali regole non esistono, la sostanza computabile deve essere
valutata secondo le regole stabilite per le persone morali dalla legislazione
sull'imposta federale diretta.
-
I Cantoni possono considerare quali determinanti le regole che la
legislazione sull'imposta federale diretta stabilisce per le persone morali.
-
La sostanza immobiliare che non serve di abitazione al richiedente o
a una persona compresa nel calcolo delle prestazioni complementari deve essere
computata al valore corrente."
Con
effetto dal 1 gennaio 1999 i capoversi 2 e 3 dell’art. 17 sono stati abrogati,
mentre sono stati aggiunti i capoversi 5 e 6 del seguente tenore
"
In caso di alienazione di un immobile, a titolo
oneroso o gratuito, il valore venale é determinante per sapere se ci si trova
in presenza di una rinuncia a elementi patrimoniali ai sensi dell'articolo 3c
capoverso 1 lettera g LPC. Il valore venale non é applicabile se, per legge,
esiste un diritto di acquisire un immobile a un valore inferiore (cpv. 5).
Invece del valore venale, i Cantoni possono
applicare uniformemente il valore di ripartizione determinante per la
ripartizione fiscale intercantonale (cpv. 6)."
Il Canton
Ticino non ha optato per la soluzione prevista dall'Esecutivo al cpv. 6, ma ha
mantenuto la procedura finora adottata, secondo cui, per stabilire il valore
venale degli immobili, si fa capo ad un perito immobiliare, in concreto
all'Ufficio stima (cfr. consid. 2.8).
Se la
sostanza immobiliare serve da abitazione all'assicurato, fa stato il cpv. 1
dell'art. 17 OPC, secondo cui la valutazione della sostanza computabile deve
essere effettuata secondo le regole stabilite dalla legislazione sull'imposta
cantonale diretta del Cantone di domicilio.
La norma
intende in particolare facilitare l'amministrazione cantonale nell'accertamento
della sostanza, permettendole di riprendere il valore direttamente dalla
tassazione fiscale, senza dover ricalcolare lei stessa l'importo da computare
(RCC 1991 pag. 422).
Secondo
la volontà del legislatore, dunque, dal 1° gennaio 1992 la sostanza deve
essere, di principio, esposta al valore considerato in sede fiscale cantonale
prima della deduzione degli importi esenti da imposta (Direttive UFAS sulle
prestazioni complementari all'AVS/AI, cifra 2109).
A norma
dell'art. 52 cpv. 1 LT gli immobili e i loro accessori nel Cantone sono imposti
per il valore di stima ufficiale.
Ne
consegue che la sostanza immobiliare è computata sulla base del suo valore di
stima ufficiale (STFA 8 ottobre 1992 nella causa N.G., pubblicata in RDAT
I-1993, pag. 232).
A tale
disposizione fa tuttavia eccezione il capoverso 4, nella misura in cui la
sostanza immobiliare che non serve da abitazione all’assicurato deve essere
computata non già al valore determinato in sede fiscale, bensì al suo valore
corrente (valeur vénale, Verkehrswert; Pratique VSI 1994 p. 194). Questa
distinzione si fonda sul fatto che il valore corrente o valore venale, vale a
dire il valore che raggiunge un immobile nel corso di normali transazioni commerciali,
è in genere più elevato del valore fiscale (RCC 1991 p. 424). Con valore venale
si intende altresì il prezzo pagato per dei fondi agricoli secondo le leggi di
mercato (Pratique VSI 1994 p. 194). Nella misura in cui la sostanza non serve
più da abitazione al richiedente o ad una persona compresa nel calcolo della
prestazione complementare, il legislatore ha voluto che venisse imputato il
valore che l’immobile rappresenta effettivamente sul mercato.
Non
sarebbe infatti corretto che agli assicurati fosse consentito di mantenere la
sostanza a vantaggio degli eredi grazie alle prestazioni complementari. I
titolari di carte valori e libretti di risparmio non devono essere trattati
peggio dei proprietari immobiliari (Pratique VSI 1994 p. 195; RCC 1991 p. 424).
In una
sentenza pubblicata in VSI 1994 p. 290 il TFA ha specificato che tale disposizione
è applicabile solo se il richiedente (o un’altra persona compresa nel calcolo
delle prestazioni complementari) non abita personalmente nell’immobile di sua proprietà.
2.8. In concreto,
dagli atti dell’incarto emerge che in data 31 marzo 1998 è stata sciolta la
comunione ereditaria fu __________ ed __________, di cui l’assicurato era
membro unitamente ai fratelli __________ e __________. Al ricorrente è così spettata
la proprietà della particella no. __________ sita nel comune di __________ ed
un conguaglio finanziario per un importo di fr. 90'000.—, versatogli dal
fratello __________ (cfr. doc. agli atti dell’amministrazione).
L’Ufficio
stima, incaricato dalla Cassa cantonale di compensazione, ha fissato in fr.
861'000.— il valore venale complessivo degli immobili in questione (cfr. doc.
_). Segnatamente l’amministrazione ha stabilito in fr. 60'000.— il valore
venale della part. No. __________di proprietà dell’assicurato, in fr. 200'000.—
quello della part. No. __________, in fr. 1'000.— quello della part. No.
__________- entrambe di proprietà di __________ - e in fr. 600'000.— il valore
venale del mappale no. __________sito nel Comune di __________ ora di proprietà
di __________ (cfr. doc. _).
In sostanza,
l’assicurato ha percepito complessivamente fr. 150'000.—, di cui fr. 60'000.—
quale valore venale della part. __________e fr. 90'000.— a conguaglio della
divisione, a fronte dell’importo di fr. 287'000.— spettantegli ex lege
(fr. 861'000.— in ragione di 1/3) in virtù del diritto successorio.
In simili circostanze ed alla luce della
giurisprudenza federale citata (cfr. consid. 2.7.) si deve ammettere che
__________ ha rinunciato a sostanza senza una controprestazione adeguata.
A giusta ragione, quindi, la Cassa cantonale di
compensazione ha computato il valore venale della sostanza immobiliare oggetto
della rinuncia.
Inoltre, considerato che la part. __________RFD
di __________ non gli serve quale abitazione primaria, in quanto risiede in
affitto presso un’abitazione sita in via __________, altrettanto correttamente
la Cassa ha computato il valore venale dell’immobile di sua proprietà.
2.9. Al
proposito, giova ancora rilevare che per determinare il valore commerciale
l’amministrazione deve far esperire una perizia da un ufficio competente. Il
TCA ha infatti dichiarato illegale la precedente prassi della Cassa, che
consisteva nell’aumentare sistematicamente del 30% il valore di stima
ufficiale. Applicando questo metodo, nel caso di nuove stime, poteva risultare
un valore superiore a quello corrente (RDAT II/1995 p. 203ss.).
Secondo
la giurisprudenza del TFA, infine, l’ufficio cantonale, per la determinazione
del valore corrente degli immobili, deve sempre far capo allo stesso servizio
(SVR 1998 LPC No. 5). A mente dell’Alta Corte federale sarebbe infatti
inammissibile calcolare l’importo delle prestazioni complementari in base a
stime elaborate da autorità differenti (Pratique VSI 1993 p. 137).
In concreto
la Cassa affida il compito all’Ufficio stima.
Al
riguardo va ancora rilevato che, il TFA, in un caso riguardante il Canton
Ticino, in cui il ricorrente aveva contestato la valutazione immobiliare
operata dall’Ufficio cantonale di stima, ha confermato l’operato dei periti
(STFA del 27 febbraio 1998 in re S.S).
L’Ufficio
stima, come detto, con perizia immobiliare 2 aprile 1999, ha stabilito in fr.
861'000.-- il valore venale complessivo degli immobili della CE fu __________
ed __________.
Secondo
costante giurisprudenza federale, le perizie mediche eseguite nell’ambito della
procedura amministrativa da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla
base di accertamenti approfonditi (ZAK 1986 p. 189; RAMI U 167 p. 96; DTF 104 V
212; SZS 1987 p. 237-239; SZS 1988 p. 329 e 332; DTF non pubbl. del 24. 12 1993
in re S. H; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p.
332).
Lo stesso
vale per quel che riguarda perizie dall’amministrazione presso medici esterni
(DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Per
quanto concerne il valore probatorio d'un rapporto si deve accertare se è completo
per quanto riguarda i temi sollevati, se si riferisce a esami approfonditi, se
tien conto delle censure sollevate, se è chiaro nella presentazione e se le
conclusioni cui perviene sono fondate. Elemento determinante dal profilo
probatorio non è in linea di principio l'origine del mezzo di prova né la
designazione del materiale probatorio richiesto sotto qualifica di rapporto o
di perizia, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 consid. 1c; STFA del 29
settembre 1998 in re S. F).
Il
giudice non si scosta, senza motivi imperativi dalle risultanze di una perizia,
compito del perito essendo infatti proprio quello di mettere a disposizione
della giustizia le sue specifiche conoscenze, allo scopo di chiarire gli
aspetti specialistici di una determinata fattispecie (DTF 122 V 161).
La citata
giurisprudenza del TFA, applicata in particolare per i referti medici, deve
valere per tutte le perizie (cfr. ad esempio per la previdenza professionale
SVR 1998 LPP no. 16), e quindi deve essere applicata anche per quelle esperite
in ambito immobiliare (cfr. STCA del 24 febbraio 1997 in re L.M).
2.10. L'assicurato sostiene che l'importo computato dalla Cassa a
titolo di valore venale della part. no. __________di sua proprietà sita nel
Comune di __________ come pure quello delle part. No. __________, __________di
__________ nonché no. __________RFD di __________ a titolo di sostanza alienata
è eccessivo e sproporzionato (doc. _). A mente del ricorrente, pertanto, i
valori indicati nei rapporti peritali sono irrealizzabili (cfr. consid. 1.2.).
Agli atti
non vi è tuttavia alcun indizio secondo cui il valore corrente degli immobili
andrebbe ridotto rispetto a quello stabilito dall'amministrazione. Né
l’assicurato ha reso verosimile una tale evenienza.
Occorre quindi concludere che non vi sono elementi atti a mettere in
discussione la correttezza delle perizie, le quali si fondano su accertamenti
approfonditi, esperiti da specialisti nel ramo, che si sono fondati su criteri
generalmente applicabili in questo ambito. Esse giungono inoltre a conclusioni
logiche, conformemente a quanto stabilito dai criteri giurisprudenziali
succitati.
Per
questi motivi il TCA non ha quindi motivo di scostarsi dalle conclusioni
peritali che risultano affidabili (cfr. STFA del 27 febbraio 1998 in re S.S
consid. 2b).
2.11. Inoltre, per
quanto riguarda la modalità di calcolo della PC, dai beni cui l'assicurato ha
rinunciato (cfr. consid. 2.7.) vanno ancora dedotti gli ammortamenti previsti
dalla legge.
Infatti, ai sensi dell’art. 17a cpv. 1 OPC,
entrato in vigore il 1° gennaio 1990, l’importo computabile delle parti di
sostanza alle quali si è rinunciato, è ridotto annualmente di fr. 10’000.-.
Il valore
della sostanza al momento della rinuncia deve essere riportato invariato al 1°
gennaio dell’anno che segue la rinuncia e, in seguito, ridotto ogni anno (art.
17a cpv. 2 OPC).
Le parti
di sostanza alle quali è stato rinunciato prima dell’entrata in vigore
dell’art. 17a OPC sono sottoposte a riduzione solo a partire dal 1. gennaio
1990 (cfr. disposizioni transitorie alla modifica del 12 giugno 1989).
Questa
regolamentazione è stata dichiarata conforme alla legge e alla Costituzione da
parte del TFA (Pratique VSI 1994 pag. 162, RCC 1992 pag. 436).
La
giurisprudenza ha precisato che la sostanza dev’essere ripresa integralmente il
- gennaio 1990 e ridotta in seguito annualmente, la prima volta il 1. gennaio
1991 (DTF 119 V 487; STFA non pubbl. del 21 dicembre 1990 in re V.A.)
Dal 1.
gennaio 1995 è inoltre stato modificato il tenore dell’art. 17a cpv. 3 OPC il
quale prevede che
"
per il computo della prestazione complementare è
determinante l’importo ridotto della sostanza al 1. gennaio dell’anno in cui la
prestazione è corrisposta.”
Nel caso concreto, visto che l’assicurato ha rinunciato a
sostanza nel 1998 (cfr. atto di scioglimento della CE fu __________ ed
__________), gli ammortamenti assommano a fr. 10'000, come correttamente
ritenuto dalla Cassa (doc. _).
2.12. In
conclusione, poiché il valore venale dell’immobile di proprietà dell’assicurato
è pari a fr. 60'000.— ed il valore commerciale della sostanza alienata assomma
a fr. 127'000 - corrispondente alla differenza tra l’importo che sarebbe lui
spettato per legge a seguito dello scioglimento della CE (1/3 di fr. 861'000,
ossia fr. 287'000.--) e la somma effettivamente ricevuta (fr. 150'000.--, cfr.
consid. 2.9.), dedotti gli ammortamenti ex art. 17a OPC (cfr. consid. 2.12.) –
il totale dei redditi determinanti ammonta a fr. 52'607.--. Questo importo è
stato, peraltro, correttamente ritenuto dalla Cassa nel calcolo della PC
rivisto in sede risponsuale a seguito delle censure ricorsuali sollevate
dall’assicurato.
In siffatte
circostanze, pur ammettendo la riduzione della sostanza da fr. 290'424.— (doc.
_) a fr. 159'758.— (doc. _), i redditi determinanti di __________ eccedono
comunque il suo fabbisogno vitale ( fr. 44'442.—, cfr. doc. _).
Di
conseguenza, si giustifica il rifiuto della prestazione complementare.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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