AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2003.18
Data decisione, Autorità:
28.01.2004, TCA
Raccomandata
Incarto n.
31.2003.18
ZA/sc
Lugano
28 gennaio
2004
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 7 novembre 2003
di
_____________,
contro
la decisione dell'8 ottobre 2003 emanata
da
in materia di art 52 LAVS
In relazione alla
fallita _______________,
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________ con sede a _________è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________il 15 maggio 1998 (estratto RC informatizzato, FUSC __________).
Lo scopo
sociale della società consisteva nella progettazione, la produzione e la
commercializzazione di dispositivi nel campo medico-scientifico e di
apparecchiature elettroniche, ecc..
__________ha
assunto la carica di membro del consiglio di amministrazione della _con
diritto di firma individuale, dal 5 dicembre 2000 al 13 novembre 2001 (data
delle proprie dimissioni; FUSC dell' e __________estratto RC
informatizzato).
La ditta
__________è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in
seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1°giugno 1998 al 31
dicembre 2001.
La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa
dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal
mese di agosto 1999 e precettarla a partire dal mese di novembre 2000 (cfr.
allegato _ doc. _).
In data 9
settembre 2002 e 30 dicembre 2002, il Pretore di __________ha dichiarato
l'apertura del fallimento della __________rispettivamente la liquidazione del
fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del __________).
In data
24 giugno 2003, la Cassa ha insinuato all'UF di __________ il proprio credito
per un importo di fr. 185'847.20 a titolo di contributi paritetici
AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2000 e 2001 (cfr. allegato _).
La
procedura fallimentare è continuata in via ordinaria a seguito dell'anticipo
spese come richiesto nella pubblicazione sul FUSC. Con scritto 16 giugno 2003
l'UF di __________ha informato al Cassa che allo stadio in cui si trova la
procedura non erano in grado di stabilire se potesse essere corrisposto un
dividendo (cfr. allegato _).
1.2. Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 30 giugno 2003 la Cassa ha emesso
nei confronti di ___________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52
LAVS di fr. 100'876.-- per contributi impagati nel 2000 e 2001, per
quest'ultimo anno sino al mese di ottobre, in via solidale con ___________
__________e _________per analogo periodo e importo (cfr. allegato _).
1.3. Con
opposizione 10 luglio 2003/ 7 agosto 2003, __________ha respinto l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, motivando:
"
(…)
Premetto che iniziai a lavorare per la
___________- ___________ società finanziaria attiva nel campo della gestione
patrimoniale e dell'intermediazione finanziaria, il 1° Aprile 1995.
Fui nominato subito Procuratore di detta società,
con diritto di firma collettiva.
La Compagnia conobbe importanti sviluppi nei suoi
primi anni di vita e, tra questi, vi fu la fondazione, dopo l'arrivo in società
del Signor ___________ di una società più orientata verso rami commerciali: fu
quindi costituita la ____________nel corso del mese di Novembre 1998.
Quest'ultima era evidentemente strettamente correlata alla __________ basti
vederne il nome, ma aveva la sua sede separata, al __________e fu affidata alla
direzione del Signor __________, esperto del ramo che proveniva da un'altra
società della piazza __________ che mantenne contestualmente la carica di
Direttore Amministrativo della ____________.
L'idea alla base della creazione di questa nuova società e di
questa branchia di attività era, da una parte quella di fornire ai clienti
della ___________un servizio che la finanziaria non poteva dare e, dall'altra,
quella di mettere, a disposizione dei clienti "commerciali" una
struttura finanziaria atta a soddisfare le loro richieste in tal senso.
Proprio in funzione di questa interscambiabilità e dell'indotto
che la ___________ avrebbe potuto rappresentare, in prospettiva, per la
___________ fui chiamato ad accettare cariche in CDA di alcune società svizzere
ed estere; la ragione di questo fatto andava ricercata, tra le altre cose,
nella circostanza che gli organi di dette società erano prevalentemente di
nazionalità straniera. La mia partecipazione era quindi richiesta in quanto
cittadino svizzero, per soddisfare le esigenze poste dall'art. 708 CO.
Non rifiutai mai di
assecondare tali richieste perché sentivo tale agire come un dovere morale,
connesso con il mio rapporto di lavoro con la ___________ in altre parole una
sorta di "favore", al quale mi risultava difficile sottrarmi,
considerato come le società per le quali firmavo avrebbero potuto/dovuto
portare fondi da gestire alla finanziaria.
Date queste premesse ho sempre fatto piena fiducia a chi mi
chiedeva di partecipare a queste società, per cui una eventuale mia richiesta
formale di partecipazione attiva nei CDA di cui facevo parte sarebbe suonata
alla stregua di una sorta di atto di sfiducia verso i miei superiori.
Mi è quindi anche capitato di firmare documenti (compresi verbali
di riunioni da me non frequentate), anche in lingue straniere, senza aver modo
di conoscerne a fondo i contenuti.
Il tutto, senza mai percepire il benché minimo emolumento per le
mie "prestazioni", che in effetti non erano quindi tali.
In questo contesto si situa la realtà __________società della
quale conobbi, perché presentatomi dal Signor __________ l'Amministratore
Delegato nella persona del Signor ___________
Fui chiamato a far parte del CDA di _________con le medesime
modalità descritte sopra. In realtà non ebbi
mai modo di partecipare direttamente alla gestione aziendale, della quale mi
risulta si occupasse essenzialmente il Signor __________Amministratore
Delegato, attivo nella società e stipendiato dalla stessa.
Non ebbi mai modo di frequentare la sede sociale della __________e
non partecipai mai ad alcun CDA, fatte eccezione per l'ultimo, per altro
organizzato, dal Signor __________nella sede della __________ e non a
___________.
Vero é che io facevo parte, tecnicamente, degli organi societari,
ma altrettanto vero e' che altri partecipanti avevano funzioni e possibilità di
controllo ben diverse dalle mie, visto che c'era addirittura chi in società
operava e percepiva uno stipendio (________) e chi, presumo, si occupava di
tutta la parte amministrativa, ____________ e ___________quest'ultimo revisore
dei conti, non membro di CDA, ma Amministratore Unico della __________e membro
CDA della __________.
Sono consapevole
che accettando il mandato di Membro di un CDA mi assumevo anche gli oneri che
il mandato comportava, tra i quali il fatto di dover prestare attenzione alla
gestione degli affari della ditta, alle istruzioni e alla sorveglianza. Ritengo
non di meno che la responsabilità imputatami nella vostra decisione di
risarcimento dei danni, debba essere meglio approfondita ed accertata, alla
luce delle competenze e incombenze dei "veri" amministratori,
segnatamente, in concreto, il Signor _____________.
(…)
La decisione impugnata non fa alcun accenno alla ripartizione dei
compiti, rispettivamente delle responsabilità tra le persone "chiamate
alla cassa". A mio giudizio, tale questione, fondamentale ai fini
dell'accertamento delle responsabilità, secondo l'Art. 52 LAVS, non è stata
sufficientemente considerata; ciò ha ingiustamente implicato un addebito di
responsabilità di pari rango e pari importo con altri organi formali della
società, che vi operavano attivamente con tanto di lauti stipendi.
La presente opposizione ha quindi per scopo di riesaminare il mio
grado di responsabilità, a dipendenza dell'accertamento della mia attività
effettivamente svolta in seno alla ditta, raffrontata con quella di chi si
occupava direttamente delle questioni relative a stipendi e oneri sociali.
Prendo atto, specie dopo aver consultato, in rete, la sentenza 21
maggio 2003 del TFA (H. 13/2003), che il TFA è molto rigoroso riguardo alle
responsabilità degli organi di una SA e non considera quale attenuante il fatto
di non aver partecipato alla gestione dell'azienda. Anche la giurisprudenza non
deve però sottrarsi ad un esame approfondito della reale ed effettiva
ripartizione dei compiti svolti dagli organi di una SA.
Per questi fatti e motivi chiedo che, a seguito del presente
complemento alla mia opposizione del 10 luglio 2003, la decisione di
risarcimento dei danni del 30 giugno 2003 sia annullata.
In via subordinata postulo che la decisione sia riveduta, tenendo
debito conto delle effettive responsabilità che potrebbero essermi
effettivamente imputate." (Doc. _)
1.4. Nella sua
decisione su opposizione dell'8 ottobre 2003 la Cassa, riconfermandosi nella
propria decisione del 30 giugno 2003, ha ritenuto che le argomentazioni fatte
valere nell'opposizione da ___________non possono essere prese in considerazione.
Il fatto di aver delegato la gestione della società a terze persone, in
particolare ad ____________e di aver assunto la carica a titolo fiduciario non
esimerebbe ___________dalla propria responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr.
allegato _).
1.5. Con ricorso
7 novembre 2003, ____________ riconfermandosi nella propria opposizione e senza
contestare il proprio ruolo di prestanome, ha respinto l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, precisando:
"
(…)
- I motivi che
stavano alla base dell'opposizione vengono qui integralmente riproposti,
ancorché non condivisi dalla Cassa nella decisione impugnata. Con il presente
gravame vengono contestate integralmente le argomentazioni di diritto addotte
dalla Cassa nella decisione su opposizione.
Occorre premettere che al momento in
cui venne chiesto al ricorrente di far parte del CdA della __________
quest'ultimo si interessò verbalmente presso gli altri amministratori, in
particolare il Presidente e l'Amministratore Delegato, per sincerarsi circa il
buon andamento societario, segnatamente sull'eventuale esistenza di procedure
esecutive messe in atto dalla Cassa, ottenendo risposte rassicuranti. Per la
prima volta, attraverso la decisione su opposizione, il ricorrente è venuto a
conoscenza che, addirittura nei giorni immediatamente precedenti la sua
iscrizione a Registro di Commercio, e precisamente 1'8 novembre 2000, fu emesso
il primo precetto esecutivo, per altro in seguito onorato, da parte della
Cassa, nei confronti della ___________. Il ricorrente non aveva quindi motivo
di dubitare sulla tempestività dei pagamenti della ____________. Del resto,
anche dai conteggi annessi alla decisione su opposizione si esime chiaramente
che per l'anno 2000 la posizione a fronte degli oneri sociali era praticamente
regolata, fatta eccezione per un importo di Frs. 9'652.35,
che poteva essere ragionevolmente considerata una semplice differenza da
regolarsi tramite conguaglio.
(…)
-
Orbene, il
ricorrente comprende perfettamente che, alla luce della costante giurisprudenza
richiamata nella decisione su opposizione, l'aver omesso di chiedere riscontri
scritti a fronte delle assicurazioni verbali ricevute non lo mette al coperto
dell'art. 52 LAVS; tuttavia non si può prescindere dal contesto in cui il
ricorrente è venuto a trovarsi durante la sua breve permanenza nel CdA della
____________. Infatti il ricorrente era quotidianamente in contatto, sulla
propria sede di lavoro, con il Presidente del CdA ___________, Signor
__________; in quest'ambito, per tanto senza doversi spostare presso la sede
sociale della ___________, il ricorrente faceva quotidiano affidamento sulle
informazioni passategli dal Signor _________, al punto che allorquando
quest'ultimo lo informò circa il peggioramento della situazione della
___________ (correva l'autunno 2001) il ricorrente non esitò a seguire il
Signor __________ nel suo agire, inoltrando con lui, allo stesso momento, le
dimissioni dal CdA della __________.
-
Come già
evidenziato in sede di opposizione, di fatto il controllo della società da
parte del ricorrente era praticamente precluso dall'atteggiamento di chi, in seno alla ditta, aveva funzioni di
direzione effettiva, l'Amministratore Delegato, Signor _____________,
atteggiamento che ha condotto alle dimissioni del Presidente ___________ e
del ricorrente, in seguito al grave ostruzionismo del Signor __________, che si
spinse fino al punto di impedire al Signor __________ di accedere in ditta per
verificare l'andamento aziendale, addirittura facendo capo all'intervento della
polizia per allontanarlo dall'azienda. Il Signor __________ intendeva così
nascondere agli altri membri dell'Amministrazione la situazione di insolvenza
venutasi a creare in ditta. A tale scopo non esitò a minacciare alcuni dipendenti qualora avessero dato notizie del
dissesto agli altri amministratori. Queste circostanze possono essere
comprovate attraverso l'interrogatorio del Signor ______________: prova di
cui si chiede l'assunzione.
Il comportamento dell'Amministratore
Delegato, Signor ______________, deve, a mente del ricorrente, essere meglio
approfondito di quanto non abbia fatto la cassa, per meglio definire la reale
ed effettiva ripartizione dei compiti e, conseguentemente, delle
responsabilità.
Determinante nell'ambito del presente
contenzioso in tema di responsabilità è infatti il ruolo accentratore, e nel
contempo prevaricatore, assunto da questa persona in seno all'azienda medesima
(si veda DTF 111 V 172 e segg.). Sempre in relazione alla problematica della
ripartizione di compiti e responsabilità, il ricorrente ritiene che qualche
legittimo dubbio possa essere sollevato anche sull'operato degli organi di
revisione.
-
Per
quanto riguarda la responsabilità del ricorrente deve essere ancora ricordato
che la sua presenza nel CdA della ___________ ha avuto una durata estremamente
limitata, riconducibile a meno di un anno. Questa breve durata deve, in un
qualche modo, unitamente alla fiducia riposta nella persona del Signor
__________, giustificare la mancata partecipazione attiva alla conduzione della
ditta. Il riconoscimento dell'attenuante rappresentata dalla brevità di
appartenenza ad un CdA non è certamente concetto nuovo per codesto lodevole
Tribunale, al punto che già in passato tale argomento fu ritenuto valido,
segnatamente nell'ambito di una sentenza datata 13 aprile 1995, incarto n.
31.95.00007.
-
E'
altresì opportuno ricordare che il ricorrente non ha mai percepito alcuna
indennità di sorta per questa sua breve partecipazione.
-
Il
ricorrente tiene ad annotare che, a sua conoscenza, tra le altre persone
chiamate a rispondere in via solidale e la Cassa sono in corso, se non
addirittura già concluse, non meglio definite trattative intese ad un
componimento bonale della vertenza. Il ricorrente ritiene di poter affermare
che già il fatto in sé costituisca conferma di un'ammissione di responsabilità
diverse tra le diverse persone chiamate a rispondere; inoltre, l'esito di
queste trattative è evidentemente determinante ai fini della decisione sul
presente ricorso, in particolare per quanto riguarda un'eventuale ridefinizione
del danno ed il relativo riparto tra i corresponsabili. Per questa ragione
il ricorrente chiede che la presente procedura sia sospesa sino alla
definizione di dette trattative e che l'eventuale buon fine delle stesse
venga adeguatamente considerato nella commisurazione di danni e responsabilità.
-
Da
ultimo, pur non scendendo in una disamina dettagliata del calcolo del danno
eseguito dalla Cassa e annesso alla decisione su opposizione, il ricorrente
ritiene che non debbano essergli imputabili le voci che si riferiscono a
periodi per i quali egli non può essere chiamato a rispondere. Ci si riferisce
qui alle posizioni "data invio polizza" (Doc. _ annesso alla
decisione su opposizione) datate posteriormente al 31 ottobre 2001, data
ritenuta dalla Cassa stessa come termine ultimo per il computo della
responsabilità del ricorrente." (Doc. _)
1.6. La Cassa, in
risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:
"
(…)
Con riferimento all'asserzione del ricorrente secondo cui la sua
appartenenza al consiglio di amministrazione della fallita ___________, sarebbe
stata di corta durata, la Cassa tiene a precisare quanto segue.
Vero è che - secondo costante giurisprudenza - è possibile
ammettere, quale motivo di giustificazione per escludere una responsabilità ex
art. 52 LAVS, il breve periodo di assunzione della carica di organo formale.
Occorre tuttavia fare rilevare che quale breve periodo, devesi intendere un
lasso di tempo di circa tre/quattro mesi. Il Tribunale cantonale delle
assicurazioni ha peraltro ribadito ancora di recente tale valutazione (cfr.
STCA inedita del 15 marzo 2000 in re P.R. e M.B.).
Nel caso in esame, il signor ___________ è rimasto in carica per
quasi un anno e pertanto non si può certo parlare di breve periodo di
appartenenza.
Appare inoltre totalmente irrilevante il fatto che il ricorrente
non abbia mai percepito alcuna indennità per questa sua partecipazione in seno
al consiglio di amministrazione della società.
Pur rimettendosi al giudizio di codesta Corte, la Cassa respinge
la domanda di sospensione formulata dal ricorrente (cfr. punto 13 dell'atto di
ricorso).
Si ricorda al signor ___________ che fra i responsabili
nell'ambito di una decisione risarcitoria ex art. 52 LAVS sussiste un rapporto
di solidarietà, ciò che implica per la Cassa la possibilità di agire
singolarmente contro ogni responsabile per l'intero danno cagionato.
Evidentemente qualora un responsabile provvede al pagamento
dell'intero importo del danno, la Cassa non procede più nei confronti degli
altri responsabili.
Lo stesso dicasi se, nell'ambito di una procedura fallimentare
aperta contro il datore di lavoro, ne dovesse risultare un dividendo a favore
della Cassa; in tale evenienza infatti il relativo importo verrà portato in
deduzione di quanto richiesto a titolo di risarcimento danni ex art. 52 LAVS.
La fattispecie che qui ci occupa, non rileva tuttavia di alcuna di
queste evenienze.
Ne discende dunque che la domanda del ricorrente è totalmente
ingiustificata.
Infine per quanto concerne la contestazione mossa dal ricorrente
in punto ad eventuali elementi di danno a lui non imputabili (cfr. punto 14
dell'atto di ricorso), la Cassa fa rilevare che quanto indicato nell'estratto
conto (doc. _ annesso alla decisione risarcitoria) e meglio: interessi di mora
per fr. 672.35 e fr. 123.75, fr. 20.- quale tassa di diffida (elementi del danno ai sensi
dell'art. 52 LAVS), è riferito a periodi per cui il ricorrente impegna la
propria responsabilità.
Infatti, come risulta dalla documentazione che viene qui prodotta,
gli interessi di mora per fr. 672.35 sono riferiti al
periodo 1.1.2000-31.12.2000 (cfr. conteggio interessi di mora calcolati dal
14.2.2001 al 7.11.2001), ai quali vanno aggiunti fr. 20.-
quale tassa di diffida , stante il mancato pagamento da parte della società
(cfr. diffida di pagamento).
Medesimo discorso per gli interessi di mora pari a fr.
123.75 (cfr. con-teggio interessi di mora calcolati dal 1.1.2001 al
12.3.2001)." (Doc. _)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Con il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse
disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione
degli artt. 81 e 82 OAVS.
Mentre,
per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono
di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali,
ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati
fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa
contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b,
121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo
2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella
causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C.,
U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01,
consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni
transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76
consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser,
ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).
2.3. Ai sensi
dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono
essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha
notificate.
In via di
principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in
vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1°
gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i
campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.
L'art. 52
cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro
un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai
rimedi giuridici.
Inoltre,
secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di
regola non sono accordate ripetibili.
Per quel
che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS,
nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni
della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e
superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA.
Nel
merito
2.4. In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal
fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art.
52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur
1989, pag. 63).
Il TFA ha
recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi
interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.5. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno
2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104);
i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A.
e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale
degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori
(cfr. art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle
assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni
ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa
T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03,
consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
2.6. Per quel che
concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la
propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS
sostenendo di non poter essere reso responsabile delle posizione maturate dopo
il 31 ottobre 2001.
Secondo
la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato dalla
responsabilità ex art. 52 LAVS dalla data in cui egli ha dimissionato quale
organo della società: a partire da questa data (e non dalla radiazione del
Registro di Commercio) egli non ha infatti più alcuna facoltà di controllo
sull’attività della medesima (SVR 2000 AHV Nr. 24 = DTF 126 V 61 consid. 4a e
4b = Pratique VSI 2000, pag. 293; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H
282/01, consid. 3a; DTF 112 V 1 consid. 3c e 3b, cfr. anche
Forstmoser/Meier-Hyoz/Noberl, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996 § 27 n.
54, STFA 25 novembre 1999 inedita in re SC, H 201 + 207/98).
Il
ricorrente (dimissionario dal 13 novembre 2001) è responsabile del mancato
pagamento dei contributi dovuti dalla società sino al mese di ottobre 2001
compreso, il cui acconto era esigibile il 31 ottobre 2001 e da pagare il 10
novembre 2001 (cfr. art. 34 cpv. 3 OAVS; art. 34 cpv. 4 v OAVS; STFA del 27
gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.5.1;
STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2;
cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 3b).
Non è
stato invece incluso l'acconto di novembre, pagabile al 10 dicembre 2001.
Nell'evenienza concreta, come precisato dalla Cassa (cfr. doc. _), gli importi
indicati dal ricorrente si riferiscono a periodi precedenti le proprie
dimissioni (allegati _), ritenuto che le spese e gli interessi di mora sono
elementi del danno ex art. 52 LAVS (cfr. consid. 2.5).
Del
resto, dagli estratti dei contributi paritetici (cfr. allegati _ doc. _), dagli
estratti dei contributi (allegati _) e dall'insinuazione di credito (allegato
_), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta,
ritenuta la limitata responsabilità di _____________ sino al 31 ottobre 2001, a
fr. 100'876.--.
2.7. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53).
I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa.
Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser,
op. Cit. P. 658).
Nel caso
di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).
La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244
consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.10. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
ha assunto la carica di membro del consiglio di amministrazione della
__________, con diritto di firma individuale, dal 5 dicembre 2000 al 13
novembre 2001 (data delle proprie dimissioni; FUSC dell'11 dicembre 2000 e 14
dicembre 2001, estratto RC informatizzato).
2.10.1. ____________
sostiene di non essersi mai occupato della gestione della società e di aver
accettato di entrare a far parte del CdA della ___________ a titolo fiduciario
quale prestanome. Il ricorrente sostiene di non aver mai avuto dubbi sulla
buona situazione finanziaria della società in quanto ____________ lo avrebbe
sempre rassicurato del buon andamento della ditta. ____________ sarebbe stato
in pratica colui che amministrava e gestiva in maniera preponderante la
società.
Accettando
il mandato di membro del CdA della __________, ____________ ha assunto tutti
gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella
causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R.
G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e
M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W.,
H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P.,
H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non
incombevano quindi solo ad ____________ (che è stato direttore e delegato con
firma individuale), presunto organo di fatto della società, ed a ____________
(presidente del CdA tra il dicembre del 2000 e il dicembre del 2001), bensì
anche al membro del CdA ____________, trattandosi di attribuzioni inalienabili
nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002
nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H
234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H
238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo
di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01,
consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio
1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza
inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato
in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di
evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può essere
inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente
impegnativa e di poca responsabilità."
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal ricorrente non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde
_____________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di
raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha
indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero
regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il
convenuto si è limitato a dire che era ____________ unitamente agli altri
amministratori ad occuparsi della conduzione e la gestione della società.
Gli
argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica
meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di
intervento sulla conduzione della ___________, visto che sarebbero stati altri
ad avere in mani le redini della società ed a deciderne l'andamento sfruttando
a tale scopo l'ingenuità e fiducia del ricorrente, non concretizzano
qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della
giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2,
STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un
amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo
di non aver mai partecipato alla gestione della società, di aver partecipato
alla fondazione della stessa solo a titolo fiduciario, di non aver mai
percepito un salario, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo
subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr.
STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il
ricorrente, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
membro del CdA di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate
della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge,
dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991
nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in
conformità all'art. 51 LAVS (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H
171/02, consid. 3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02,
consid. 4.2; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7;
STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de
la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Egli era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e
necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (cfr. STFA del 2
dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è nemmeno sufficiente
esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa
S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve
rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni,
i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa
M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo
di presunto organo di fatto di _____________ o quello giocato dagli altri
membri del CdA, non giustifica comunque la passività di _____________. Il
ricorrente non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non
informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza
in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave
ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA
del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid.
6.2.3). Le periodiche rassicurazioni di ____________ non servono a nulla se non
vengono poi verificate. Non è sufficiente riporre la massima fiducia in una
persona più competente. Il ricorrente avrebbe dovuto verificare puntualmente e
personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla
Cassa (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3;
STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28
aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del
27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3;
STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli
avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati
contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.
5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali
scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA
dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbero
permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr.
STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11
settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28
maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F.
F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso
tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dall'agosto 1999
(cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4).
Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, il ricorrente avesse inoltrato
immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
La
permanenza nella società per circa un anno (per nulla corta come sostiene il
ricorrente; il TFA ha chiaramente ritenuto giustificato il mancato versamento
della durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i contributi erano stati
versati regolarmente, cfr. DTF 121 V 243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa
W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 20 agosto 2002 nella causa A.
e B., H 295/01, consid. 5; STFA del 29 aprile 2002 nella causa H., M. e S., H
209/01, consid. 4b), fa pensare che ____________ ha lasciato correre le cose,
senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA
del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio
2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).
Il fatto
che il "deus ex machina" della società fosse ____________, il fatto
che quest'ultimo abbia creato difficoltà nel dare informazioni e nel
trasmettere documenti (anche a _____________), a nulla sussidia la tesi del
ricorrente, ritenuto che le incombenze e i doveri del membro di una società
anonima sono quelli stabiliti dalla legge, che come tali non sono suscettibili
di deroghe. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di
sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile,
ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003
nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2), e non attendere
un anno prima di farlo. Il fatto che _____________ si sia fidato di quanto gli
veniva riferito da ____________ non cambia nulla, in quanto toccava al
ricorrente avere pieno controllo per lo meno sul pagamento dei contributi
sociali.
Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate
siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H
393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406,
consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b;
STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001,
nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe
all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di
orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in
relazioni alla questioni contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile
liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver
ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad
una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie
(SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _____________ e degli altri
amministratori, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è
applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per
giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità
dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag. 306, citata
in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag. 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _____________, atteso che
l'ignoranza della legge non costituisce esimente (cfr. DTF 124 V 220 consid.
2b/aa con riferimenti), ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS
(cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5). Il
ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi
persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di
membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella
causa B., H 310/02, consid. 4.5; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R.
G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W.,
H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H
349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid.
4c). Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA
del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.10.2. Il fatto che
all'interno del CdA siano stati ripartiti i compiti in modo dettagliato non è
rilevante ai sensi della responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA del 3 luglio
2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 21 maggio 2003 nella
causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H
445/00, consid. 3c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01,
consid. 4b; STCA del 22 marzo 2002 nella causa A., Inc. 31.01.23, consid.
2.9.1).
Il TFA in
una sentenza del 2 luglio 2001 nella causa S. e F., H 9/01 e H 11/01, consid.
5b, ha infatti stabilito che:
"
b) Quant à F., il semble ne pas avoir saisi
la portée de l'art. 52 LAVS et de la jurisprudence y relative. En particulier,
il lui incombait, en sa qualité d'administrateur de la société faillie, de
veiller personnellement à ce que les cotisations paritaires afférentes aux
salaires versés fussent effectivement payées à la caisse de compen- sation,
nonobstant le mode de répartition interne des tâches au sein de
l'administration de la société B. SA. Un administrateur ne peut en
effet se libérer de cette responsabilité en se bornant à soutenir qu'il faisait
confiance à ses collègues chargés de gérer les finances de l'entreprise et de
régler lesdites cotisations à la caisse intimée, ou à affirmer qu'il n'avait
qu'un rôle subalterne, car cela constitue déjà en soi un cas de négligence
grave. On rappellera d'ailleurs que la jurisprudence s'est toujours montrée
sévère, lorsqu'il s'est agi d'apprécier la responsabilité d'administrateurs qui
alléguaient avoir été exclus de la gestion d'une société et qui s'é- taient
accommodés de ce fait sans autre forme de procès (cf. notamment RCC 1992 pp.
268-269 consid. 7b, 1989 pp. 115-116 consid. 4). La passivité de F.________ est de surcroît en relation de causalité
naturelle et adéquate avec le dommage subi par la caisse de compensation. En
effet, s'il avait correctement exécuté son mandat d'administrateur, il aurait
pu veiller au paiement des cotisations aux assurances sociales, d'autant plus
qu'il reconnaît avoir su que la société se trouvait en situation
d'insolvabilité pratiquement depuis sa création et qu'elle rencontrait des difficultés
dans le paiement des cotisations sociales. Pareil comportement tombe à
l'évidence sous le coup de l'art. 52 LAVS."
In
un'altra sentenza del 29 dicembre 2000 (H 136/00), pubblicata in SVR 2001 AHV
Nr. 15, pagg 51 ss, il TFA ha ribadito:
"
b) Auch hat sich der Beschwerdegegner dieses grobfahrlässige
Verhalten als subsidiär haftendes Organ anrechnen zu lassen. Zwar darf sich der
nicht geschäftsführende Verwaltungsrat nach der Rechtsprechung auf die Überprüfung
der Tätigkeit der Geschäftsleitung und des Geschäftsganges beschränken. Dabei muss
aber verlangt werden, dass er sich laufend über den Geschäftsgang informiert, Rapporte
verlangt, sie sorgfältig studiert, nötigenfalls ergänzende Auskünfte einzieht
und Irrtümer abzuklären versucht (BGE 114 V 223 Erw. 4a mit Hinweisen). Insofern
konnte und durfte sich der Beschwerdegegner in seiner Eigenschaft als Verwaltungsratspräsident
nicht an die geltend gemachte Aufgabenteilung halten. Vielmehr hätte er sich wegen
der Bedeutung des Beitragswesens mit diesem selbst befassen müssen. Zu besonderer
Aufmerksamkeit hätte umso mehr Anlass bestanden, als unter den Verwaltungsratsmitgliedern
offenbar eine Unsicherheit bestand, wie die Ausgleichskasse die Entgelte qualifizieren
würde (vgl. Erw. 6a hievor). Sich auf eine Intervention
des Buch führenden Treuhandbüros zu verlassen, genügt nicht. (…)"
Ancora
recentemente STFA del 16 luglio 2002 nella causa L., H 74/02, consid. 4:
"
(…)
En effet, en sa qualité d'administrateur-président
de la société faillie et nonobstant le mode de répartition interne des tâches
au sein du conseil d'administration - que le recourant se contente du reste
d'alléguer sans en démontrer la réalité -, il lui incombait de veiller
personnellement à ce que la société fût régulièrement déclarée à une caisse de
compensation et à ce que les cotisations paritaires afférentes aux salaires
versés fussent effectivement payées à l'AVS (art. 51 LAVS). Un administrateur
ne peut se libérer de cette responsabilité en soutenant qu'il faisait confiance
à ses collègues chargés de l'administration du personnel de l'entreprise et du
versement desdites cotisations à la caisse de compensation. Il a au contraire
le devoir d'exercer la haute surveillance sur les personnes chargées de la
gestion pour s'assurer notamment qu'elles observent la loi, les statuts, les
règlements et les instructions données (art. 716a al. 1 ch. 5 CO). Si, comme le
relève le recourant, les membres du conseil d'administration qui n'ont pas été
chargés de la gestion ne sont pas tenus de surveiller chaque affaire des
personnes chargées de la gestion et de la représentation mais peuvent se
limiter au contrôle de la direction et de la marche des affaires, ils doivent
cependant, entre autres obligations, se mettre régulièrement au courant de la
marche des affaires, exiger des rapports et les étudier minutieusement et, au
besoin, demander des renseignements complémentaires et essayer de tirer au
clair d'éventuelles erreurs (ATF 114 V 223 consid. 4a).
Le recourant ne pouvait donc s'en tenir, en sa qualité d'administrateur-président,
à la répartition des tâches alléguée. Il lui incombait précisément de s'occuper
du domaine des cotisations en raison justement de l'importance que revêt
celui-ci (SVR 2001 AHV n° 15 p. 53 consid. 6b).
La négligence est d'autant plus grave que sur le vu
des constatations de fait de la juridiction cantonale, le recourant, pas plus
que les autres administrateurs de la société faillie d'ailleurs, ne s'est
réellement soucié d'affilier le personnel salarié de la société, à savoir B.________
et lui-même, auprès d'une caisse de compensation. Même après avoir été informé
par l'intimée, en août 1993, des obligations de l'employeur à cet égard, les
administrateurs de la société ne lui ont répondu qu'avec réticence et
tardivement après avoir reçu maints rappels et sommations. De ce fait, les
cotisations paritaires pour les années 1991 à 1994 sont restées en grande
partie impayées.
Par conséquent, en ne prenant pas des mesures
propres à garantir le paiement des cotisations, alors qu'il en avait le devoir,
le recourant a commis une négligence grave, comme l'ont retenu avec raison les
premiers juges."
2.10.3. Nemmeno
può essere accolta la domanda di sospensione della procedura (cui la Cassa si
oppone) in attesa delle trattative intavolate dalla Cassa con altri membri del
CdA, che a quanto pare non hanno sollevato opposizione alle decisioni di
risarcimento danni, ritenuto che qualora più datori di lavoro, come per esempio
i membri di una società semplice, o più organi di una persona morale, abbiano
cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e
sentenze ivi citate). L'art. 144 CO recita:
"
Art. 144
II. Rapporti fra creditore e debitore
- Effetti
a. Responsabilità dei debitori
1 Il creditore
può a sua scelta esigere da tutti i debitori solidali o da uno di essi tutto il
debito od una parte soltanto.
2 Tutti i
debitori restano obbligati finché sia estinta l'intera obbligazione."
Quindi se
le trattative con gli altri ex amministratori dovessero portare all'estinzione
del debito nei confronti della Cassa, ____________ sarebbe liberato
dall'obbligo di risarcire il danno. Fino a quel momento egli resta responsabile
dell'intero danno (limitatamente comunque all'importo maturato sino alla sua
permanenza nel CdA).
2.11. Infine, per quanto riguarda la richiesta di
assunzione di prove fatta dal ricorrente, corollario del diritto di essere
sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante
giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto
il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di
influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto,
quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,
124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novem-bre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.
In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di ___________, in quanto i fatti
di cui dovrebbe riferire sono stati ampiamente chiariti e tenuti in
considerazione dal TCA (sul tema audizione testi cfr. STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 +
237/02 + 239/02, consid. 6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H
208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H
177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01,
consid. 3c; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid.
2c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid.
4a.) Va inoltre rammentato che non occorre far capo
all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del
giudizio (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid.
3.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01,
consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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