AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2002.13
Data decisione, Autorità:
25.03.2003, TCA
Raccomandata
Incarto n.
31.2002.13
ZA/cd
Lugano
25 marzo 2003
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 22 febbraio
2002 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
rappr. da: __________
contro
In relazione alla
ditta __________
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di commercio il
6 luglio __________ (cfr. doc. _).
Lo scopo
sociale della società consiste nella riparazione e vendita di autovetture nuove
e d'occasione.
è amministratore unico della società dal 6 settembre 2000, con diritto di firma
individuale.
La ditta
__________ è affiliata alla Cassa di compensazione dell'__________ sin dalla
costituzione della società.
La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette
sistematicamente diffidare la società dal mese di gennaio 1998 ed iniziare le
procedure esecutive dal mese di giugno 1998 (cfr. doc. _, allegato 1 pag.).
In data
22 giugno 2001 sono stati rilasciati 10 attestati di carenza beni per un totale
di fr. 32'471.65 (cfr. doc. _).
1.2. Costatato di
aver subito un danno, il 20 dicembre 2001 la Cassa ha emesso nei confronti di
___________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per un importo
di fr. 24'369.90 relativo ai contributi impagati dal 1988 al 2000 (cfr. doc.
_).
1.3. Con
opposizione 21 gennaio 2002, ___________ ha osservato:
" Per
quanto riguarda invece, la citazione della lettera sopracitata,
gradirei precisare quanto segue:
In data 23.10.2000 avete avuto schiarimenti scritti da parte
nostra, con ulteriori dettagli in data 13.11.2000, senza tuttavia avere come
era lecito sperare, alcuna risposta in merito.
Tuttavia, da parte mia ho versato all'ufficio esecuzioni e fallimenti
di ___________, la cifra mensile di Fr. 500.- a partire dal mese di settembre
2000 ad ora. Credo pertanto d'aver adempiuto al mio dovere, facendo capo ai
prestiti puntuali di mia moglie che peraltro non avrebbe alcun dovere. Preciso
inoltre che, personalmente non potrei estinguere il debito nei vostri
confronti, poichè da quasi tre anni, oltre ad essere in carenza di beni,
sopravvivo unicamente con la rendita AVS dopo quarantasette anni di contributi.
Pertanto, come potrete constatare, malgrado l'impossibilità, non
ho mai mancato di versare delle mensilità, saldando le quote con relative spese
ed interessi. Non chiedo carità e nemmeno favori, poichè non sono straniero
ma, la possibilità di saldare un debito con il dovuto lasso di tempo."
(cfr. doc. _)
1.4. Con
petizione del 22 febbraio 2002 (la versione tradotta in lingua italiana è
pervenuta al TCA in data 28 marzo 2002, cfr. doc. _) la Cassa ha postulato la
condanna di ___________ al pagamento di fr. 24'369.90, precisando che il
convenuto non ha fatto valere validi motivi di giustificazione. La Cassa
inoltre conferma l'importo fatto valere in causa:
"
(…)
Per la ditta ___________, il 22 giugno 2001 furono emessi diversi
attestati di carenza di beni. Da questo momento si sapeva che l'attrice subiva
un pieno danno di fr. 24'369.90. Il danno subito è così
giustificato.
Mezzi di prova:
-
Estratto del registro di
commercio/Teledata il 18 dicembre 2001 Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Attestato di carenza di beni no.
__________ Allegato _
-
Conto del ___________,
___________ Allegato _
Art. 3
L'ammontare del danno equivale all'importo che la Cassa di
compensazione perde (TFA 1961, 230 E.1). Fanno parte di ciò i contributi
paritetici AVS-AI-/IPG e AD dovuti dal datore di lavoro (DTF 113 V 186), i
contributi per le spese amministrative (sentenza non pubblicata del TFA del 24
agosto 1983 n.c. G.), spese per le intimazioni, costi di esecuzione ed
interessi di mora per contributi arretrati (sentenza non pubblicata del TFA del
26 luglio 1984 n.c. E.).
La richiesta dei contributi si basa sul conteggio annuale della
somma dei salari della ditta ___________. Nell'elenco allegato (Allegato alla
decisione di risarcimento del 9 ottobre 2001) si vede sia la composizione come
anche l'ammontare del danno. Questo danno ammonta ai richiesti fr.
24'369.90 della decisione di risarcimento.
(…)
Come si può vedere dal foglio dei conti della ditta ___________,
i contributi paritetici AVS non sono stati pagati già dal principio del 1998.
In base alla costante prassi del Tribunale federale il convenuto si deve
ritenere responsabile per questo comportamento illegale quale titolare della
ditta individuale e con diritto di firma singola.
Mezzi di prova:
- Conto del ___________,
___________ Allegato 6
Art. 5
Se a causa del disprezzo di disposizioni ne è maturato un danno,
la Cassa di compensazione può presumere che il datore di lavoro ha
volontariamente, o almeno per grave negligenza, violato le disposizioni, se non
ci sono dei punti di riferimento per la legalità del fatto, oppure per
l'assenza di colpevolezza del datore di lavoro (sentenza non pubblicata del TFA
del 31 ottobre 1994 n.c. B. e K.). In base alla costante prassi del Tribunale
federale, sussiste una presunzione di colpa legale, che può essere confutata
soltanto con motivi di discolpa e di giustificazioni.
Nell'ambito del ricorso del 21 gennaio 2002 non sono stati fatti
valere dei motivi di discolpa e di giustificazione da parte del convenuto. Alla
richiesta dell'attrice del 29 gennaio 2002, di precisare il suo scritto del 21
gennaio 2002, il convenuto non ha reagito.
Secondo l'art. 18 cpv. 2 CP esiste un'intenzione quando l'autore
agisce con consapevolezza e volontà. Questa disposizione viene usata anche nel
diritto amministrativo, specialmente nel diritto delle assicurazioni sociali
(ZAK 1987, pag. 206). Secondo la costante prassi del Tribunale federale è data
come negligenza grave, quando un organo non prende in considerazione, ciò che
ogni persona normale avrebbe percepito chiaramente nella stessa situazione
oppure nelle stesse circostanze (ZAK 1985, pag. 620).
La misura della diligenza richiesta dipende secondo il dovere di
diligenza che si può presumere nel campo commerciale dove si trova la categoria
dei datori di lavoro a cui appartiene il convenuto. Tra l'altro ai doveri di
diligenza degli organi delle società per azioni si possono richiedere in
generale esigenze rigide (cfr. ZAK 1972, pag. 729). Che un organo abbia agito
con colpa, dipende pertanto essenzialmente dalla responsabilità e dalle
competenze, che sono state trasferite dalla persona giuridica (DTF 108 V 202,
considerazioni 3a). Così un'amministrazione di una società per azioni deve
controllare le persone incaricate della direzione e informarsi regolarmente.
Essa deve adempiere a questo obbligo in misura delle circostanze speciali di
ogni singolo caso con tutta la diligenza (sentenza non pubblicata del TFA del
16 dicembre 1994 n.c. B.). Ciò presuppone che l'amministrazione legga i
protocolli ricevuti con molta critica, se del caso richieda informazioni suppletive
ed in caso di irregolarità prenda delle decisioni (DTF 114 V 223,
considerazioni 4a). Inoltre l'amministrazione deve salvaguardare che i libri di
commercio della società per azioni vengano registrati regolarmente e che i
resoconti annuali vengano redatti secondo le disposizioni legali. Inoltre si
deve presumere dal presidente del Consiglio di Amministrazione di una ditta che
abbia la visione generale su tutte le faccende essenziali della ditta (cfr. DTF
108 V 203). Inoltre esso ed i suoi membri del Consiglio di Amministrazione
devono assicurarsi che la società possa adempiere ai suoi obblighi nei termini
prestabiliti e che restino i fondi propri necessari (DTF 113 II 56,
considerazioni 3a). Una passività, benché ci sia una conoscenza di un mancato pagamento
di contributi, vale come grave omissione dell'osservanza delle disposizioni
vigenti (ZAK 1989, pag. 104 ss).
Come sopra menzionato, il convenuto non ha fatto valere dei motivi
concreti di giustificazione e di discolpa. Secondo il parere dell'attrice il
convenuto non ha adempito ai suoi doveri di sorveglianza e di controllo, quale
titolare della ditta rispett. ha adempito solo in piccola parte a questi
obblighi." (cfr. doc. _)
1.5. Mediante
risposta 16 aprile, ___________, ha precisato:
" In
riferimento all'incarto sopracitato, puntualizzo quanto segue:
In data 30 settembre 2000, ho chiuso definitivamente la mia
attività lucrativa, con la ditta ___________ in ___________ anche se, la
società anonima é ancora registrata
all'Ufficio dei registri.
In data 23 ottobre 2000, ho scritto per raccomandata alla
sopracitata cassa, spiegando la chiusura della ditta, con le relative
difficoltà finanziarie, puntualizzando l'intenzione di saldare il debito
restante ratealmente. A questa mia richiesta non c'è stata alcuna risposta.
Successivamente, in data 13 novembre 2000 ho scritto nuovamente
per raccomandata, dopo essermi spiegato telefonicamente. Sembrava tutto
chiarito ma, con sorpresa, invece di ricevere da parte loro delle polizze per i
versamenti mensili, ho ricevuto una raffica di precetti esecutivi.
Avevo pure chiesto un estratto per rendermi conto del totale a
loro favore ma non ne sono ancora in possesso.
In data 20 dicembre 2001, ricevo una raccomandata in lingua
tedesca, con mia risposta in data 21 gennaio 2002.
Dopo tutto questo, ricevo una chiamata telefonica da una loro
dipendente, signora ___________, la quale ribadisce di non essere in possesso
delle mie raccomandate, al che mi sono preoccupato di fargliele pervenire
immediatamente tramite fax. Ci siamo poi parlati nuovamente, spiegando la mia
situazione finanziaria ma che, malgrado ciò, nel lasso di tempo tra la
chiusura del garage ad ora, ho pagato all'ufficio esecuzioni e fallimenti di
___________ la bella cifra di
Fr. 49'746.85.
Tranquillizzato dalla signora ___________, mensilmente provvedo
come da diverso tempo faccio al pagamento di Fr. 500.-, poichè non mi posso
permettere una cifra più alta.
Considerando comunque che, oltre al debito pago pure le spese
esecutive e relativi interessi, mi è parsa oltremodo sgradita la frase
dell'avvocato signor _____________ nelle sua petizione di
risarcimento danni, nella quale insinua la mia malafede nel
riconoscimento del debito.
Può darsi che lo stesso non sia al corrente che nel frattempo abbia
già versato la somma di Fr. 49'746.85 in acconto.
Non sono uomo di legge, sono soltanto una persona onesta e per
questo non sono in grado di tradurre tutti gli articoli riportati sulla
petizione però, una frase riportata a pagina cinque non mi è piaciuta,
e porta testualmente così:
- Come si può
vedere dal foglio dei conti della ditta "___________, "i contributi
paritetici AVS non sono stati pagati dal principio del 1998.
In
base alla costante prassi del Tribunale federale il convenuto si deve ritenere
responsabile per questo comportamento illegale quale titolare della ditta
individuale e con diritto di firma singola.
Il tutto che ne segue poi, lo ritengo a dir poco scorretto.
In conclusione chiedo:
Gli articoli di legge citati di cui non ne conosco il significato,
vogliono dire che si punisce chi paga i debiti ratealmente?
La nostra legge svizzera, mi tutela alfine che personalmente non
debba pagare i debiti del garage ___________ anziché i
miei?
La nostra legge svizzera punisce in ugual misura chi si permette
"legalmente" di perdere due miliardi di franchi dei nostri contributi
per investimenti sbagliati?
Con i miei migliori saluti e ringraziamenti, attendo una
risposta."
(cfr. doc. _)
1.6. Con scritto
31 maggio 2002 la Cassa ha osservato:
"
(…)
A nome e per ordine della mia mandate, le
faccio pervenire in allegato la stampa complessiva dei conto del signor
___________, concernente la ___________, ___________.
Inoltre mi permetto - in relazione allo scritto del signor
___________ del 16 aprile 2002, che mi è stato inviato insieme alla decisione
del 17 aprile 2002 - di fare la seguente osservazione:
La mia mandante nega che tra lei ed il signor ___________,
rispett. la ___________, ci sia stato un accordo di pagamento a rate oppure un
piano di ammortamento.
Come si può intravedere correttamente dall'estratto conto, il
signor ___________ ha inoltrato singoli pagamenti, di CHF 500.--,
alla mia mandante. Questi pagamenti sono stati effettuati esclusivamente su
base volontaria.
Inoltre la mia mandante ha appreso con grande stupore il fatto che
il signor ___________ abbia potuto discutere con la signora ___________ delle
relative modalità di pagamento. La signora ___________ lavora, quale dipendente
al 40 % della mia mandante, nel reparto "Individuelle
Konten" (conti individuali). Essa non ha la possibilità, la
competenza e neanche l'istruzione professionale per concedere accordi di
pagamento. Inoltre si deve sottolineare che la signora ___________ conosce
perfettamente i suoi limiti di competenza e non li oltrepasserebbe per nessuna
ragione." (cfr. doc. _)
1.7. Con scritto
26 giugno 2002, il convenuto ha osservato che:
" Dalla
copia ricevuta datata 31.05.2002, ho capito che non é facile
intendersi parlando una lingua diversa. Pertanto desidero
delucidarla in merito, precisando quanto segue:
In risposta alla lettera citata scritta dall'avv. ___________,
puntualizzo che da parte dell'AVS in data 20.12.2001, il mio "presunto
debito" ammontava a Fr. 24'639.90 e che nel frattempo, ho già provveduto
a tre altri acconti di Fr. 500.- l'uno. (19.04 / 17.05 / 05.06.2002
verificabili all' UEF di ___________.
Inoltre per quanto riguarda la signora ___________,(dipendente AVS
Berna) telefonicamente non ha parlato con me ma con mia moglie. Quanto é stato
detto fra di loro, é stato riportato per iscritto sulla lettera datata
20.03.2002.
La signora ___________ infatti non si era permessa di commentare,
né tantomeno dilazionare pagamenti, poiché la stessa sapeva già che il nostro
caso era in mano all'ufficio esecuzioni e fallimenti di ___________.
Voleva semplicemente essere al corrente della mia situazione,
poiché nel suo ufficio, mancavano le mie raccomandate che qualcuno a suo tempo
aveva ritirato e poi probabilmente cestinate.
Per concludere, vorrei nuovamente puntualizzare che, percepisco
soltanto una rendita AVS e che attualmente sono in carenza di beni.
I versamenti in acconto effettuati finora sono stati a carico di
mia moglie e lo farà fino al saldo del debito.
Fino a questo punto credo di essere stato chiaro e soprattutto
compreso.
Ciò che non mi é per niente chiaro e vorrei delucidazioni, é il
fatto che sulla petizione di risarcimento danni scritta dall'avv. ____________ per ben due volte é riportato come debitore
il ___________ di ___________.
Probabilmente non avendo una laurea in avvocatura, non riesco a
comprendere errori tanto madornali, imperdonabili ad un apprendista.
Chiedo pertanto un riesame della mia situazione da una persona
competente al fine di essere sicuro di pagare il giusto." (cfr. doc. _)
1.8. In data 29
luglio la Cassa ha osservato:
"
(…)
Per quanto concerne le spiegazioni del 26 giugno 2002 del signor
___________, vorrei prendere - se materialmente rilevante - a nome e su
incarico della mia mandante, come segue posizione:
-
Per quanto
concerne la convenzione di pagamento a rate, menzionata dal signor ___________,
nonché il colloquio telefonico con la signora ___________, mi permetto
rispettosamente di far notare la mia lettera del 31 maggio 2002. La mia
mandante riafferma questa dichiarazione.
-
Per quanto
concerne il punto rimproverato nella petizione tradotta, nel quale viene
erroneamente denominato il "" al posto del
"", si può prendere atto che si tratta di un errore di
scrittura.
Questo è avvenuto durante la
traduzione dal tedesco all'italiano. L'ufficio di traduzioni ha ripreso la
parte del testo, che era già stata tradotta per il caso Beretta, senza
fare il cambiamento del nome. Naturalmente le dichiarazioni fatte valgono per
il signor ___________ rispettivamente il ___________.
In questa relazione mi permetto infine di far notare che, nella
lettera del 27 marzo 2002, è stato esplicitamente menzionato che la variante
della petizione di risarcimento, che fa stato a tutti gli effetti legali, è
quella eseguita in lingua tedesca." (cfr. doc. _)
1.9. In data 21
gennaio 2003 il TCA ha chiesto al convenuto di documentare i versamenti che
avrebbe fatto a riduzione dell'importo del danno presso l'UE di ___________
(cfr. doc. _). In stesa data il TCA ha chiesto alla Cassa di verificare
l'importo ancora scoperto e dettagliare meglio l'importo del danno (cfr. doc.
_).
1.10. In data 28
gennaio 2003 la Cassa ha comunicato al TCA che a seguito di alcuni versamenti
del convenuto, l'importo ancora scoperto ammonta a fr. 20'439.20 (cfr. doc. _).
1.11. In data 30
gennaio 2003, la moglie del convenuto, ___________ , ha consegnato
brevi manu al TCA lo scritto datato 30 gennaio 2003 (cfr. doc. _), con il quale
il marito () ha comunicato che resterà degente in clinica sino al 30
febbraio 2003. Il TCA ha nel contempo consegnato alla moglie del convenuto
copia dello scritto 28 gennaio 2003 della Cassa assegnando 5 giorni per
formulare osservazioni scritte (cfr. doc. _).
I
solleciti del TCA del 17 febbraio 2003 e dell'11 marzo 2003 non hanno avuto
risposta (cfr. doc. _).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989
pag. 63).
2.3. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, ..nel campo dell'azione di
risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei
confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre
2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
2.4. Per quel che
concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la
propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi
non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in
seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti,
op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Nell'evenienza
concreta, il convenuto non ha contestato la composizione dell'importo del danno
come tale. Egli ha semplicemente affermato di aver effettuato nel frattempo
altri pagamenti (con rate di fr. 500.-- mensili). Va precisato che, al
contrario di quello che sostiene la Cassa, il convenuto non ha mai affermato di
aver concordato con la Cassa il pagamento rateale dell'arretrato con rate
mensili di fr. 500.--. Egli ha semplicemente detto di aver comunicato alla
signora ___________ di versare all'UE l'importo mensile di fr. 500.--.
A seguito
di un accertamento del TCA, la Cassa ha comunicato che, nel frattempo, il
convenuto ha provveduto a diversi versamenti, e che l'importo scoperto ammonta a
fr. 20'439.20 (cfr. doc. _). Il convenuto non ha per contro risposto alla
domanda del TCA volta sapere a quanto ammonta, dopo gli ulteriori versamenti lo
scoperto contributivo.
Non
rispondendo al TCA il convenuto ha violato il suo dovere di collaborazione
(cfr. RAMI 1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V
261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid.
5a; DTF 110 V 52 consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
Kurmann, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz”
in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5
segg.).
Questo
obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti
si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente
richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti
invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze
dell’assenza di prove (DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; SVR 1995 AHV Nr.
57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pag. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264
consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; G. Beati, “Relazioni tra diritto
civile ... “ in relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali,
___________ 1993, pag. 1 seg. (3)).
Su questi
aspetti, cfr. in particolare: J. L. DUC, “Les assurances sociales en Suisse”,
Losanna 1995, pag. 827-828 e TH. Locher, “Grundriss des
Sozialversicherungsrecht” Berna 1997, pag. 339-341 il quale rileva che
“besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne
Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.
L'importo
del danno è comunque desumibile dall'estratto conto della cassa (cfr. allegato
1 doc. _), non contestato dal convenuto, e dagli attestati di carenza beni
(cfr. doc. _).
2.5. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.6. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.7. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.8. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
Il
convenuto ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha espresso la volontà
di voler estinguere ratealmente il proprio debito nei confronti della cassa.
Per
quanto concerne la modalità di pagamento rateale proposta dal convenuto, il TCA
non può imporre alla cassa l'accettazione di una simile richiesta. Questo tema
non è comunque oggetto della presente vertenza e pertanto il TCA non è tenuto
ad occuparsene (cfr. DTF 123 V 230 consid. 3e).
La Cassa
comunque, a parere di questo TCA, dovrebbe tenere conto della lodevole
disponibilità da parte di ___________ e della moglie a voler estinguere il
debito ancora scoperto relativo ai contributi del ___________.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La
petizione é parzialmente accolta.
Di
conseguenza ___________ è condannato a versare alla Cassa di compensazione
_____________ l'importo di fr. 20'439.20.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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