AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
14.2003.2
Data decisione, Autorità:
07.04.2003, CEF
Incarto n.
14.2003.2
Lugano
7 aprile 2003CJ/fc/dp
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta, presidente,
Pellegrini e Chiesa
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
di cui all’inc. __________ della Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città,
a dipendenza dell'istanza di sequestro del 16 ottobre 2001 di
rappr.
dall’avv. __________
Contro
-
-
entrambi rappr. dall’avv.
e
dell'opposizione formulata il 16 ottobre 2001 da
-
-
al decreto
di sequestro 19 settembre 2001 emanato dal Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città;
opposizione
respinta dallo stesso Pretore, che con decisione 12 dicembre 2002 ha così
statuito:
“1. L’opposizione a sequestro
inoltrata il 16 ottobre 2001 da __________ è respinta.
§ È di conseguenza confermato il
sequestro decretato da questo Pretore il 19 settembre 2001 (__________).
-
Le spese e la tassa di giustizia per complessivi
fr. 1’500.--, già anticipate dagli opponenti, rimangono a loro carico in
solido. __________ rifonderanno in solido alla __________ l’importo di fr.
900.-- a titolo di ripetibili.”
-
omissis.”
decisione
impugnata da __________, che con appello 23 dicembre 2002 chiedono venga
giudicato:
“1. L’appello è accolto e
l’impugnato giudizio riformato come segue:
- L’opposizione al sequestro inoltrata
il 16 ottobre 2001 da __________ è accolta.
§ È di conseguenza annullato e revocato
il sequestro decretato dal Pretore di Locarno-Città il 19 settembre 2001
(__________).
-
Le spese e la tassa di giudizio per
complessivi fr. 1'500.--, già anticipate dagli opponenti, sono integralmente a
carico della convenuta la quale verserà a __________ un importo di fr. 900.-- a
titoli di ripetibili.”
-
Protestate tasse spese e ripetibili di II.
istanza.”
viste le osservazioni 10 febbraio 2003 di __________;
ritenuto
in fatto:
A. Il 19 settembre
2001, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città ha decretato, su istanza
15 settembre 2001 di ______________ (in seguito __________), il sequestro ex art.
271 cpv. 1 n. 2 LEF della “part. n. __________ RFD di __________, intestata a
__________ ”, a concorrenza di fr. 56'972,45.--. Quale titolo del credito è
stato indicato “contratto 31 marzo 2000, cifra 1”.
B. Con atto 16
ottobre 2001, __________ hanno congiuntamente formulato tempestiva opposizione,
contestando sia la verosimiglianza del credito vantato dalla sequestrante, il
quale sarebbe comunque da considerare estinto per compensazione, sia
l’esistenza della causa di sequestro invocata (trafugamento di beni, latitanza,
fuga e preparazione alla fuga) come pure l’appartenenza alla debitrice –
______________ – dell’immobile sequestrato, la stessa avendolo donato al
figliastro __________ prima del sequestro.
All’udienza di
discussione del 21 novembre 2002, la parte sequestrante ha prodotto un
memoriale scritto di risposta, in cui, in sostanza, ha ribadito che i coniugi
__________ si erano trasferiti in Italia senza indicare il loro effettivo nuovo
indirizzo, che il trapasso dell’immobile sequestrato era da considerare nullo
in quanto simulato e che il credito vantato dalla sequestrante derivava
dall’impegno assunto dai coniugi __________ nell’ambito del contratto concluso
con __________ per la cessione del pacchetto azionario di __________, tendente
ad assumere tutti i debiti della società antecedenti il 30 aprile 2000.
Le parti sono
rimaste sulle loro rispettive posizioni in sede di replica e di duplica.
C. Con sentenza
12 dicembre 2002, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Città ha respinto
le opposizioni e confermato il sequestro.
In sostanza, il
primo giudice ha ritenuto verosimile il credito vantato dalla sequestrante, per
il motivo che la stessa, con il pagamento di debiti di __________ che
__________ si erano personalmente impegnati a coprire, sarebbe stata surrogata
nei diritti dei creditori tacitati. Invece, la contropretesa opposta in
compensazione da __________ non è stata ritenuta verosimile.
Il giudice di
prime cure ha pure considerato verosimili gli altri due presupposti, in base ad
una serie di elementi scaturiti dalle tavole processuali:
-
l’improvviso
trasferimento del marito della debitrice alla volta dell’Italia poco dopo la
firma, il 31 marzo 2000, del contratto di cessione del pacchetto azionario di
__________, malgrado egli si fosse impegnato a collaborare con l’acquirente
__________ nella conduzione di quella società;
-
il fatto che
la moglie, unitamente ai due figli minorenni, abbiano raggiunto il marito in
Italia ufficialmente il 10 giugno 2000 ma in realtà già nel maggio 2000;
-
l’assenza
d’indicazione del proprio indirizzo su scritti che __________, salvo su uno che
quest’ultima contesta di aver ricevuto;
-
la donazione
a __________ da parte di __________ dell’unico bene che sarebbe potuto servire
per tacitare i creditori, per motivi per nulla chiari:
-
non è figlio di __________ di __________;
non ha addotto motivi economici per giustificare la donazione, ritenuto
comunque come ella medesima affermi che l’immobile si “autofinanzia” tramite le
pigioni incassate;
-
__________,
pur essendo formalmente domiciliato a __________, risiede a __________ quale
studente senza attività lucrativa e non disponeva al momento del trapasso dei
mezzi finanziari per pagare gli oneri ipotecari, che sono stati coperti dalle
pigioni solo a partire da febbraio 2001;
-
non è stato
dimostrato come vengono pagati gli interessi ipotecari né se __________ sia o
no stata effettivamente liberata dal suo debito dalla banca.
Il Pretore, in
base a siffatti elementi, ha ritenuto che __________ fosse uno “__________ ”
(prestanome) e la donazione un trafugamento di beni, la partenza della famiglia
______________ per l’estero costituendo un ulteriore indizio in tal senso.
D. Con appello
23 dicembre 2002, __________ si sono aggravati contro la sentenza pretorile,
ribadendo che il creditore non aveva reso verosimile nessuno dei tre
presupposti per l’ottenimento del sequestro.
Gli appellanti
contestano nuovamente l’esistenza del credito vantato dalla sequestrante,
asserendo che il Pretore avrebbe applicato criteri di giudizio diversi per
apprezzare la verosimiglianza di tale asserito credito e quello opposto in
compensazione da __________.
In merito alla
causa del sequestro, gli appellanti evidenziano come __________ abbia
annunciato la propria partenza all’Ufficio controllo abitanti di __________ e
indicato quale recapito in Svizzera quello di __________ a , di modo
che non si poteva trattare di fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
L’improvvisa partenza di __________ era d’altro canto dovuto ai problemi di salute
di sua madre e dei suoi propri, che gli appellanti hanno documentato con la
produzione in sede d’appello di certificati medici. La moglie non l’avrebbe
raggiunto in Italia nel maggio 2001 ma solo nel giugno 2001. Dopo il loro
trasferimento in quel paese, i coniugi ______________ avrebbero risieduto solo
in due posti: nei Comuni di __________ () e __________. La mancata
indicazione del recapito in Italia sulle lettere inviate via fax sarebbe dovuta
al fatto che inizialmente la famiglia ______________ non si era stabilita in
modo definitivo in un luogo preciso. __________ si è del resto preoccupato di
ottenere una proroga della validità del permesso C fino a due anni, ciò che
escluderebbe l’ipotesi che egli abbia voluto sottrarsi ai propri obblighi. Egli
ha per di più pagato il suo debito nei confronti di __________ durante la
procedura in esame.
Gli appellanti
contestano che la donazione dell’immobile sequestrato possa configurare un
trafugamento. Essa è stata conclusa il 20 settembre 2000, dopo oltre 3 mesi
dalla partenza di ______________ e ad un momento in cui essa non sarebbe potuta
ancora essere a conoscenza dell’esistenza delle pretese della sequestrante.
L’iscrizione a registro fondiario è intervenuta solo il 23 novembre 2000, a
dimostrazione dell’assenza di volontà della debitrice di sottrarre alcunché ai
propri presunti creditori. L’immobile di __________ non è d’altronde l’unico
bene dei coniugi __________, poiché il prezzo della vendita delle azioni di
__________ da loro incassato era di gran lunga superiore al valore commerciale
del fondo sequestrato.
E. Delle
osservazioni di __________ si dirà per quanto necessario ai fini del giudizio
nei considerandi di diritto.
Considerando
in diritto:
- Questioni
procedurali
1.1. Per crediti
non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del
debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5
LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.-- competente per la
concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5
cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è
retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di
concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti
dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del
credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art.
272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture
o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi
organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti
si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter
Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35,
Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,
in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I,
p. 253, n. 32).
1.3. Concesso il
sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF),
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione
esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op.
cit., p. 478; Gilliéron, op.
cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le
condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora
sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione
(cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n.
71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al
giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art.
278).
1.4. La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento
o di conferma del sequestro (cfr. Reiser,
op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci
giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo
periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il
rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG),
rispettivamente, in caso di valore inferiore a fr. 8'000.--, la Camera di
cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22
lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle
allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei
fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo
periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle
condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti
– è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n.
74 ad § 51; Reeb, op. cit., p.
482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.;
Yvonne Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e
decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in
actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante
("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato
ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/ Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts,
7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s.,
che però non convince, cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5a).
Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures
rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,
op. cit., p. 138, B; Piégai, op.
cit., p. 212; Artho von Gunten,
op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5
LALEF).
b) I principi di
celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze
di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del
sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che
potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che
in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato
riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni
non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
I principi
di celerità e di concentrazione vietano altresì tutte le operazioni che non
siano compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art. 20 cpv.
6 LALEF), in particolare i richiami di incarti così come le richieste di
edizione (__________).
c)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa
probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173).
aa)
Il grado di verosimiglianza richiesto è
oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo la giurisprudenza recente di
questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative
(__________):
-
vi
è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e
40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art.
272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
-
dall’esame
degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti
per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la
probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto;
detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche
altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere
inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti
diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
bb) Il grado di
verosimiglianza richiesto, così come risulta dal testo dell’art. 272 cpv. 1 LEF, è lo stesso per i tre presupposti. L’opinione
diversa di Peter Breitschmid (Übersicht zur Arrestwilligungspraxis
nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010-1011, ad 2.2.1), che segue la giurisprudenza zurighese pure
citata dalla parte appellata, secondo la quale per la questione della
verosimiglianza dell’appartenenza dei beni al sequestrato andrebbero poste
delle esigenze meno strette che per gli altri due presupposti, non è condivisa
da questa Camera (__________) cons. 1.5e; ____, cons.
1.5d; nello stesso senso, cfr. pure Artho von Gunten, op. cit., p. 89 ad
1.2, che sembra però condividere la tesi zurighese in sede d’istanza di
sequestro; Matteo Pedrotti, Le
séquestre international, tesi Friborgo 2001, p. 271 s.), e nemmeno la tesi inversa di Ottomann (op. cit., p. 254, n. 2), che vorrebbe alzare
l’asticella a tutela dei terzi (________). Parimenti, va rigettata la tesi di Piégai
(op. cit., p. 174-175) – apparentemente seguito da Pedrotti (op. cit., p. 268 s. ad 3) – che distingue tra le
“condizioni di diritto materiale” (esistenza del credito e appartenenza dei
beni sequestrati al debitore), che sarebbero da ritenere adempiute in tutti
quei casi in cui il debitore sequestrato non sarebbe riuscito a recare una
prova completa dell'inesistenza della circostanza allegata dal sequestrante, e
le “condizioni di diritto esecutivo” (causa del sequestro ed esistenza di un
pegno), per le quali il debitore, per far annullare il sequestro, potrebbe
limitarsi a rendere verosimile che non sono realizzate. Oltre al testo dell’art.
272 LEF che non opera distinzioni e pone esplicitamente a carico del sequestrante
l’onere di rendere verosimili le condizioni del sequestro, non convince
l’argomentazione secondo la quale il mantenimento del sequestro sarebbe
necessario per non vanificare la procedura di convalida di sequestro, poiché
siffatta procedura esiste solo se il sequestro è mantenuto e, se il sequestro è
revocato, niente impedisce il creditore, che disporrebbe di argomenti tali da
poter vincere una causa ordinaria (sia di accertamento del suo credito, sia di
contestazione di rivendicazione ex art. 106 ss. LEF), di chiedere un nuovo
sequestro.
cc) Per garantire
i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante –
dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in
funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una
garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa
si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro
(cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p.
132; Piégai, op. cit., p. 306),
nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente
patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una
garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel
Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat,
in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).
d) Secondo l'art.
278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la
decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Il testo legale non precisa
se sono ammessi solo veri nova (ossia fatti che si sono prodotti dopo la
sentenza di prima istanza) oppure anche pseudonova (cioè fatti che sono
avvenuti prima della sentenza sull'opposizione ma che la parte che se ne
prevale non aveva allora allegato per negligenza o ignoranza; sui due tipi di
nova, v. p. es. Vogel/Spühler, op.
cit., n. 43 ad cap.
13). Questa Camera ha già avuto modo di pronunciarsi sulla questione, in
un senso positivo (). Con
riferimento all’art. 174 nLEF – pure esso modificato dalla revisione del 16
dicembre 1994 – che distingue espressamente gli pseudo dai veri nova
sottoponendoli a regimi giuridici diversi, si può sostenere a contrario che l’art.
278 cpv. 3 secondo periodo LEF, con l'espressione generica "fatti
nuovi", autorizza entrambi i tipi di nova. Tale interpretazione pare
confermata dal messaggio del Consiglio federale relativo a tale norma
(), secondo il quale “anche i cosiddetti nova in senso
proprio" (“Auch sogenannte echte Nova …”; “Il est également possible
de faire valoir auprès de l’instance supérieure des faits nouveaux proprement dits
…”; sottolineatura del redattore) vanno ammessi. L’interpretazione teleologica
giunge allo stesso risultato delle interpretazioni letterale e storica: vale in
effetti altresì per gli pseudonova la ratio invocata dal Consiglio federale per
l'ammissione dei veri nova, ossia il fatto che il sequestro costituisce una
misura di garanzia molto incisiva che va revocata appena le sue condizioni non
sono più adempiute, ad esempio in caso di pagamento del debito. Apparirebbe
difatti urtante che il pagamento effettuato un giorno prima della sentenza su
opposizione (o prima del termine dello scambio degli allegati) non possa essere
invocato in sede di appello, mentre se fosse avvenuto un giorno dopo sarebbe ricevibile
quale vero novum; per il principio di parità delle armi, pure il sequestrante
deve essere ammesso ad invocare pseudonova.
La dottrina
maggioritaria si pronuncia del resto pure a favore della ricevibilità degli pseudonova
in virtù del diritto federale (Dominik Gasser,
Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994,
p. 616, let. d; Jürgen Brönnimann,
Festellung des neuen Vermögens, Arrest, Anfechtung in: Das revidierte SchKG,
Berna 1995, p. 134 let g; Ottomann,
op. cit., p. 259, Jaeger /Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, Zurigo 1997/1999, n.
28 ad art. 278; Artho von Gunten,
op. cit., p. 147 s. ad 2). Solo Stoffel
(op. cit. [CEDIDAC], p. 290) – e apparentemente Reiser (op. cit., n. 47 ad art. 278; cfr. però n. 49,
in cui cita l’opinione di Ottomann quale riserva al principio posto da Stoffel)
– scrive che tale questione dipende dal diritto cantonale. Gli autori che
sostengono la ricevibilità degli pseudonova in base al diritto federale – ad
eccezione di Artho von Gunten –
ne limitano la portata, senza motivazione (probabilmente per analogia con la
soluzione comunemente praticata in materia di ricorso ordinario di diritto
cantonale, v. Vogel/Spühler, op.
cit., n. 47 ad cap. 13), ai nova che la parte non ha allegato in prima istanza
senza colpa. Con (reiterato) riferimento all’art. 174 cpv. 1 nLEF va al
contrario ritenuto che gli pseudonova possono essere addotti senza restrizione
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n.
57 ad § 36; Roger Giroud, Basler Kommentar
zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 19 ad art. 174); della colpa della parte si dovrebbe
però tenere conto per la questione delle spese e delle indennità (cfr. Artho von Gunten, p. 148 ad 2). La
possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di
prova (Vogel/Spühler, op. cit.,
n. 42 ad cap. 13).
Per evidenti
ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo
possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati
________.
1.6. La sentenza
impugnata è stata intimata per raccomandata il 12 dicembre 2002 ed è stata
ritirata dagli appellanti il giorno seguente, che non va compreso nel computo
del termine per ricorrere (cfr. art. 31 cpv. 1 LEF). L’appello, inoltrato
presso la Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città il 23 dicembre 2002,
ossia il decimo giorno di siffatto termine, è quindi tempestivo (cfr. art. 278
cpv. 3 LEF e 22 cpv. 1 LALEF).
1.7. La parte
appellata ritiene l’atto di appello inammissibile ai sensi dell’art. 309 cpv. 2
lett. f CPC (per il rinvio dell’art. 22 LALEF) in quanto i motivi di fatti e di
diritto presentati da __________, le cui posizioni procedurali non possono
essere assimilate l’una all’altra, non sono distinti. D’altronde, l’opposizione
interposta nell’interesse di un terzo è irricevibile.
Nel caso concreto
tuttavia, ciascun degli appellanti agisce nel proprio interesse, pur diverso
l’uno dall’altro. Poiché sia il debitore sequestrato sia i terzi “toccati”
dalla misura cautelare possono invocare tutte le censure ammissibili in sede di
opposizione e in particolare contestare la realizzazione di ciascuno dei tre presupposti
del sequestro (cfr. Artho von Gunten,
op. cit., p. 127, con rif.; Walter A. Stoffel, Voies d’exécution, Berna 2002, n. 78 e 95 ad § 8), si può ritenere che l’atto di appello è composto di due appelli
di stesso contenuto, che adempiono ai requisiti posti all’art. 309 CPC e che
giungono alle stesse conclusioni; le procedure vanno quindi considerate come
connesse ai sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono
essere congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro
autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere
impugnati anche singolarmente. Certo, formalmente gli appellanti avrebbero
dovuto presentare due atti di ricorso distinti, ma secondo la prassi di questa
Camera, siffatta esigenza non viene imposta in ossequio del divieto del
formalismo eccessivo.
- Condizioni
materiali per la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272
cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal
giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda
verosimile l'esistenza:
-
del
credito;
-
di
una causa di sequestro;
-
di
beni appartenenti al debitore.
-
Sull’esistenza
del credito
3.1. Come
rettamente esposto nella sentenza impugnata, nell’accordo sottoscritto il 31
marzo 2000 da __________ e __________ che verteva sulla cessione delle azioni
della prima società alla seconda, i coniugi __________ si erano impegnati
personalmente a pagare i debiti della società ceduta sorti prima del 30 aprile
2000 (doc. C annesso all’istanza di sequestro, ad 1, 2. periodo). Ora,
risulta in apparenza dai doc. P e Q che alcuni debiti della società antecedenti
questa data non sono stati pagati (ad esempio: contributi AVS per il periodo
intercorrente tra il 1. gennaio 1999 ed il 30 aprile 2000 per un importo di
oltre fr. 20'000.--, cfr. doc. P; imposte cantonali e del Comune di __________
dal 13 ottobre 1998 al 30 aprile 2000 per un importo di circa fr. 8'000.--,
cfr. doc. Q; imposte alla fonte per il periodo dal 1. aprile 1999 al 30 aprile
2000 per oltre fr. 4'600.-- cfr. doc. Q). Ciò costituisce una violazione del
contratto 31 marzo 2000. Poiché gli appellanti sono stati diffidati a saldare
tali debiti (cfr. doc. M e R) e che appare verosimile che la sequestrante li
abbia nel frattempo pagati in quanto ne è direttamente debitrice nei confronti
dei terzi nella sua qualità di cessionaria delle azioni di __________, si può
ammettere che essa possa vantare contro gli appellanti un credito in
risarcimento del danno subito. Invero, ci si potrebbe chiedere se veramente
siffatto credito ammonti almeno all’importo di fr. 56'972,45.-- indicato nel
decreto di sequestro. Il doc. R in cui viene formulata questa cifra costituisce
infatti una semplice affermazione di parte, mentre l’importo richiesto con il
doc. Q è inferiore (fr. 49'263,50) e comunque la sequestrante non l’ha
sostanziato in tutti i suoi punti con riferimenti puntuali e d'immediato
riscontro ai numerosi documenti costituenti il plico registrato sub lettera Q.
Occorre tuttavia osservare come, da una parte, la sequestrante sia stata
inoltre convenuta in giudizio in Italia da __________ per l’incasso di una
serie di crediti non soluti sotto la gestione __________ per un totale di circa
Lit. 50'000'000.-- (cfr. doc. U), e dall’altra sia confrontata con pretese da
parte di __________ per un totale di fr. 167'857,80 (cfr. doc. V e FF
[quest’ultimo prodotto con le osservazioni all’appello]; osservazioni, p. 6).
Complessivamente, vi sono pertanto indizi oggettivi e concreti sufficienti ai
sensi della giurisprudenza di questa Camera (cfr. supra cons. 1.5c aa) per
ritenere che la sequestrante possa verosimilmente far valere con successo
contro gli appellanti pretese per almeno fr. 56'972,45.--. Del resto, gli
appellanti hanno omesso di confrontarsi con le allegazioni e i documenti
(segnatamente P, Q, U e V) addotti dalla sequestrante, limitandosi ad una
generica contestazione inammissibile in questa sede (cfr. supra cons. 1.5b).
Essi non hanno nemmeno asserito – e ancora meno reso verosimile – di aver
saldato tali debiti né che questi non erano dovuti o sarebbero dovuti essere
pagati con la cifra d’affari della società conseguita prima del 30 aprile 2000.
Il motivo per il quale i debiti non soluti dai coniugi __________ sono da
pagare dalla sequestrante è peraltro evidente: __________ appartiene ora a
quest’ultima.
3.2. Il credito che
_________ oppone in compensazione non è stato sostanziato né in sede
d’opposizione (cfr. n. 6.1 dell’opposizione: “La signora __________ vanta
oltretutto un credito nei confronti della __________ di gran lunga superiore”)
né in sede d’appello (cfr. n. 5.1 dell’appello). Contrariamente alla parte
appellata, gli appellanti non hanno citato nemmeno un documento a sostegno dell’asserito
credito di __________. La compensazione invocata non appare quindi verosimile.
- Sulla causa del
sequestro
4.1. Ex
art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano garantiti
da pegno, il creditore può chiedere il sequestro dei beni del debitore quando
questi, nell’intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni,
trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga.
La
realizzazione di questa causa di sequestro presuppone quindi la riunione di una
circostanza oggettiva (trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla
fuga) e di una circostanza soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento
delle sue obbligazioni) (cfr. Amonn/ Gasser,
op. cit., n. 14 ad § 51; Stoffel,
op. cit., n. 62-64 ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore
nasconda, regali, venda a prezzo irrisorio o trasferisca all’estero i suoi beni
(cfr. Flavio Cometta, Assistenza
giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria
internazionale in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n.
20, Lugano 1999, p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.). La fuga o la preparazione alla
fuga si avvera quando il debitore abbandona o manifesta l’intenzione di
abbandonare il suo domicilio senza crearsene un nuovo, oppure precipitosamente
o di nascosto (cfr. Stoffel, op.
cit., n. 63 ad art. 271). Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi
oggettivi e concreti che il debitore fosse cosciente (intenzione o dolo
eventuale) che il suo comportamento fosse idoneo ad ostacolare l’esercizio dei
diritti del creditore o almeno a renderlo (molto) più difficile (cfr. Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, op. cit.,
n. 25 ad art. 271).
4.2. In
concreto, né il primo giudice né la parte appellata ritengono che la debitrice
si sia data alla fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. Del resto, un
trasferimento di dimora non dissimulato non viene equiparato ad una fuga (cfr. Stoffel, op. cit., n. 63 ad art. 271).
Ciononostante, come si vedrà (infra ad 4.3b/3), lo spostamento della debitrice
e della sua famiglia verso l’Italia assume un significato particolare dal
profilo della condizione soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento
delle sue obbligazioni).
4.3. La
debitrice appare invece aver trafugato l’unico suo bene realizzabile in
Svizzera.
a) La
donazione del fondo sequestrato a __________ costituisce infatti, dal profilo
oggettivo, un trafugamento di beni.
b) Vi
sono d’altronde diversi indizi concreti e oggettivi dell’intenzione della
debitrice di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni (condizione
soggettiva):
- la
donazione non si spiega se non con lo scopo – seppur magari non esplicitamente
esposto al notaio rogante – di porre il fondo al riparo dei creditori:
-
la
donazione non è stata concepita a causa di morte e non era comunque necessaria
perché __________ potesse viverci o amministrarlo durante il soggiorno –
inizialmente progettato come temporaneo – dei coniugi __________ in __________;
-
del
resto __________ risiedeva e studiava a __________ e non aveva quindi necessità
oggettiva di doversi stabilire definitivamente a __________;
-
pur
avendo – secondo gli appellanti (cfr. verbale 21 novembre 2002, ad 5) –
terminato gli studi, egli risulta tuttora domiciliato a __________ (cfr.
appello, p. 1) e non allega di aver progetti di vita o di lavoro in Ticino;
-
gli
appellanti non hanno reso verosimile, come sarebbe stato loro onere se avessero
voluto efficacemente contestare le risultanze apparenti derivanti dalle
circostanze rese verosimili dalla sequestrante, che ________, studente al
momento del trapasso di proprietà, disponeva dei mezzi finanziari necessari a
pagare gli interessi ipotecari maturati su un prestito di fr. 650'000.--, dato
che gli stessi sono stati coperti dagli affitti solo a partire dal mese di febbraio
2001 (ciò che non è contestato, cfr. appello, p. 8);
-
siccome
i coniugi __________, almeno al momento della donazione, intendevano ritornare
in Svizzera, __________ avendo chiesto di poter prorogare la validità del
permesso C fino a due anni (cfr. appello, p. 6, e l’allegato doc. E), appare
strano che abbiano donato la casa in cui sarebbero dovuti tornare ad abitare al
loro rientro in Svizzera;
-
riguardo
al tempo intercorso tra la sottoscrizione del contratto di donazione e
l’iscrizione del trapasso a registro fondiario, appare più verosimile la tesi
della parte appellata secondo la quale __________ ha così probabilmente cercato
di sostanziare la pratica volta all’ottenimento del permesso C, visto che nella
domanda 12 settembre 2000 (doc. E annesso all’appello), in merito
all’intenzione del richiedente di rientrare in Svizzera prima della scadenza
del permesso di domicilio, viene proprio menzionato il fatto che __________
risulta “ancora” proprietaria dell’abitazione di __________.
-
Quando
ha consentito alla donazione l’11 settembre 2000 (cfr. procura annessa al doc.
N), __________ non poteva ignorare che contro _____________ esistevano numerosi
crediti – in particolare di diritto pubblico (oneri sociali, imposte, cfr. doc.
Q e supra cons. 3.1) – sorti prima del 30 aprile 2000, come pure gravose
pretese riferite al periodo antecedente questa data (cfr. doc. V e FF), ai
quali lei, solidalmente con il marito, avrebbe dovuto far fronte in conformità
del contratto di cessione 31 marzo 2000 (cfr. doc. C). La debitrice non poteva
neanche ignorare che __________ avrebbe presto scoperto tale situazione e
gliene avrebbe chiesto conto. Pertanto, anche se apparentemente la prima
formale richiesta di pagamento di __________ risale al 29 novembre 2002 (cfr.
doc. L), il debito esisteva già al momento della donazione, sebbene si potrebbe
discutere sulla sua esigibilità, questione comunque irrilevante siccome il
trafugamento di beni costituisce una causa di sequestro anche per i crediti non
scaduti (cfr. art. 271 cpv. 2 LEF); del resto, questa Camera ha già ammesso che
la condizione soggettiva possa essere realizzata quando vi
sono indizi per ritenere che il presunto debitore abbia voluto sottrarsi ai
propri impegni seppur futuri, purché essi appaiano così concreti ed imminenti
per il debitore da poter essere messi in relazione con il trafugamento
(__________), cons. 4.4; per analogia, __________., in cui il TF ha considerato
che non è arbitrario dichiarare il fallimento senza preventiva esecuzione in
base all’art. 190 cpv. 1 n. 1 LEF, quand’anche la pretesa del creditore sia
sorta dopo l’occultamento di beni).
-
L’improvvisa
partenza di ______________ per l’Italia nel corso del mese di aprile 2000 (cfr.
appello, ad 5.3, e dichiarazione scritta di __________, doc. AA), presto
raggiunto dai famigliari (cfr. doc. AA e F; il doc. Z non è determinante,
perché il dato anagrafico dipende dal momento dell’annuncio della partenza che
non necessariamente corrisponde alla realtà, come dimostra l’informazione
relativa ad __________, dato partente il 31 agosto 2000, mentre nei fatti si
era trasferito in Italia già diversi mesi prima; il doc. B addotto in appello
non ha un valore probatorio superiore ad una dichiarazione di parte),
costituisce un ulteriore indizio della volontà dei coniugi ______________ di
sottrarsi ai propri impegni. Non si può escludere che motivi di salute siano
stati all’origine del trasferimento. Appare invece insolito che, pure per le
medesime ragioni, la famiglia si sia definitivamente stabilita in Italia,
__________ cessando addirittura sine die la propria attività in seno a
_____________ in violazione del contratto di cessione che prevedeva un termine
di disdetta di 2 mesi (cfr. doc. C ad 7). Disturba poi il fatto che tutta la
corrispondenza spedita dai coniugi ______________ a _, salvo lo
scritto 21 aprile 2000 (doc. 1), che quest’ultima nega peraltro di aver
ricevuto, non indichi, contrariamente alle usanze, alcun indirizzo del mittente
(cfr. doc. D, F, G, I e L) oppure unicamente quello del figlio (cfr.
doc. O).Il fatto che inizialmente la famiglia __________ non
si era stabilita in modo definitivo in un luogo preciso non è
argomentazione convincente. Quanto alla questione dei luoghi in cui la famiglia
__________ ha soggiornato in Italia occorre osservare come la spiegazione degli
appellanti sia impossibile da verificare in assenza di documenti (carta
geografica, ecc.) a sostegno (cfr. supra cons. 1.5b).
-
Il
fondo donato e poi sequestrato costituisce apparentemente l’unico bene di
__________ e comunque il solo che la sequestrante possa far realizzare in
Svizzera. Gli appellanti fanno sì riferimento all’importo di fr. 1'450'000.--
ricevuto per la cessione delle azioni di __________ (cfr. doc. C, ad 8), ma non
rendono verosimile il fatto di tuttora disporne. In ogni caso, la donazione
rende molto più difficile l’esercizio dei diritti della creditrice (cfr. supra
ad 4.1 i.f.), ciò di cui __________ avrebbe dovuto essere cosciente.
4.4. Riassumendo,
la sequestrante ha reso verosimile, fornendo indizi concreti ed oggettivi, che
con la donazione del fondo sequestrato la debitrice abbia voluto sottrarsi
all’adempimento delle proprie obbligazioni ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2
LEF, donde l’esistenza di una causa di sequestro. Siffatta tesi è in ogni caso
non meno verosimile di quella difesa dagli appellanti.
- Sull’appartenenza dei beni sequestrati
5.1. Nelle sue osservazioni la parte
appellata sostiene che la censura relativa all’appartenenza del fondo
sequestrato sarebbe improponibile, avendo la stessa inoltrato un’azione di
contestazione della rivendicazione di ______________ presso la Pretura di Locarno-Città,
la quale sarebbe tuttora pendente. A torto. Da una parte, in detta procedura,
la cui esistenza non è del resto stata resa verosimile, non vi è ancora alcuna
sentenza definitiva che possa vincolare questa Camera. Dall’altra, non si può
nemmeno invocare la litispendenza, siccome l’oggetto (contestazione del
sequestro in un caso, rivendicazione di un diritto di cui si debba tenere conto
nell’esecuzione nell’altro) e soprattutto il tipo di procedura (sommaria nel
primo caso [cfr. art. 25 n. 2 lett. a LEF], ordinaria accelerata nel secondo
[cfr. art. 109 cpv. 4 LEF per il rinvio dell’art. 275 LEF]) sono diversi in un
procedimento e nell’altro. Così si ritiene ad esempio che non vi possa essere
litispendenza tra la procedura di rigetto dell’opposizione – pure retta dal
rito sommario – e quella ordinaria di riconoscimento di debito (cfr. Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. I, Berna
2001, n. 284). Lo stesso vale per il rapporto tra procedura di opposizione al
sequestro e rivendicazione, ritenuto che la prima non costituisce una specie
particolare di procedura sommaria di rivendicazione (cfr. Stoffel, op.
cit. [CEDIDAC], p. 293 ad 2°; lo stesso, Voies d’exécution, n. 96 ad § 8).Del resto, pur volendo riconoscere
l’ammissibilità dell’eccezione di litispendenza, si dovrebbe sospendere la
causa promossa per ultima, ossia quella di rivendicazione. In pratica è
d’altronde proprio quella la soluzione voluta dal legislatore, che ha inteso
concedere al terzo la facoltà di procrastinare la rivendicazione fintanto che
il sequestro non sia esecutivo, vale a dire fino al termine della procedura di
opposizione (cfr. FF 1991 III 121 ad art. 275; Amonn/Gasser, op. cit., n. 79 ad § 51; Artho von Gunten, op. cit., p. 155).
Certo, l’accoglimento dell’opposizione fondata sulla censura secondo cui i beni
sequestrati appartengono ad un terzo vanificherebbe l’azione di rivendicazione
ex art. 106 ss. LEF (per il rinvio dell’art. 275 LEF), la quale diventa priva
d’oggetto con la revoca del sequestro. È però la conseguenza del sistema legale
secondo cui il sequestro non va concesso se il sequestrante non ha reso almeno
verosimile la proprietà o la titolarità del debitore sui beni sequestrati (cfr.
art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF). Come visto, il sequestrante può evitare l’inoltro di
un’azione che potrebbe poi rivelarsi inutile, semplicemente aspettando l’esito
della procedura d’opposizione. La relazione tra opposizione ex art. 278 LEF e
rivendicazione è, per la questione dell’appartenenza dei beni sequestrati,
analoga a quella tra opposizione e convalida del sequestro (art. 279 LEF) per
la questione dell’esistenza del credito posto a fondamento del sequestro: in
entrambi i casi l’opposizione va vagliata per prima (cfr. art. 278 cpv. 5 LEF).
Non può quindi essere condivisa la tesi di Piégai
(op. cit., p. 174 ss.; nello stesso senso: 1ère Section de la Cour de Justice del Canton
Ginevra, in SJ 2000 I 332 s. ad cons. 3, citata da Stoffel, Voies d’exécution, n. 100 ad
§ 8; cfr. pure Pedrotti, op.
cit., p. 268 s. ad 3), secondo cui i
procedimenti di opposizione e di rivendicazione possono coesistere
parallelamente, l’opposizione ex art. 278 LEF potendo però essere ammessa, per
le questioni d’esistenza del credito e d’appartenenza dei beni sequestrati,
solo nei casi in cui il sequestrante ne ha recato la prova completa: essa è
infatti contraria al testo dell’art. 272 LEF (cfr. supra ad cons. 1.5e bb;
__________, cons. 2.2a).
5.2. Il
sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente
crediti di cui egli è titolare (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105
III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale
determinante è in linea di principio la realtà giuridica, e non quella
economica (__________. 1; Amonn/Gasser, op.
cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati
beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile
appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore
__________). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità
economica fra il debitore escusso e il __________). Pertanto, nella misura in
cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o
figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile
che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272
cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio
concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III p.1 19; Stoffel, op. cit., n. 61 ss. ad art.
271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).
5.3. Come
giustamente ricordato dalla parte appellata, in casi eccezionali non è pertanto
escluso il sequestro di un immobile intavolato a nome di un terzo. Questa
Camera ha infatti già avuto modo di stabilire l’ammissibilità di un sequestro
di questo genere, in un caso in cui il sequestrante aveva reso verosimile il
carattere manifestamente abusivo dell’opposizione al sequestro interposta dal
debitore sequestrato, in quanto lo stesso aveva, in apparenza almeno,
costituito una società allo scopo di farle comprare una villa di cui sarebbe
poi divenuto inquilino (5 luglio 2000; apparentemente nello stesso
senso la giurisprudenza zurighese, cfr. Breitschmid,
op. cit., p. 1014 ad n. 2.4.2). Tale decisione si fonda sulla teoria della
trasparenza (“Durchgriff”) dedotta dall’art. 2 CC (cfr. DTF
85 II 114, c. 3; 102 III 170, cons. 1; 108 II 214-215, c. 3; 113 II 36-37,
cons. 2c; 121 III 321, c. 5a aa; SJ 2001 I 165 ss.). Va in particolare
ritenuta abusiva l’opposizione al sequestro fondata sul fatto che proprietario
o titolare dell’oggetto sequestrato sia un terzo, quando il diritto di
quest’ultimo è stato costituito con l’unico scopo di impedirne il sequestro
().
5.4. Viste
le considerazioni espresse in merito alla causa di sequestro (cfr. supra cons.
4.3), al termine delle quali questa Camera è giunta alla conclusione che la
donazione del fondo sequestrato configurava un caso di trafugamento ai sensi dell’art.
271 cpv. 1 n. 2 LEF (cfr. supra cons. 4.4), si può senz’altro considerare
manifestamente abusiva la censura appellatoria fondata sull’appartenenza
formale del mappale posto sotto sequestro. Anche il terzo presupposto è quindi
da ritenere adempiuto.
- La tassa di
giustizia e le indennità seguono il grado di soccombenza (cfr. art. 49 cpv. 2 e
62 cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 271, 278 LEF, 20 LALEF e, per le spese, la
vigente OTLEF,
pronuncia:
-
Le procedure
dipendenti dal ricorso 23 dicembre 2002 interposto da __________ e __________
sono congiunte.
-
L’appello 23
dicembre 2002 di __________, è respinto.
-
L’appello 23
dicembre 2002 di __________, è respinto.
-
La tassa di
giustizia di fr. 750.--, già anticipata dagli appellanti rimane a loro carico
in solido, con l’obbligo di rifondere in solido a __________ fr. 1'000.-- a
titolo di indennità.
-
Intimazione
a: - ___________
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente
Il segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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