32026R2097•Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2097 della Commissione, del 18 settembre 2026, relativo alle malattie trasmissibili e ai problemi sanitari speciali connessi soggetti a sorveglianza epidemiologica e alle corrispondenti definizioni di caso, e che abroga la decisione di esecuzione (UE) 2018/945
Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2097 della Commissione, del 18 settembre 2026, relativo alle malattie trasmissibili e ai problemi sanitari speciali connessi soggetti a sorveglianza epidemiologica e alle corrispondenti definizioni di caso, e che abroga la decisione di esecuzione (UE) 2018/945
32026R2097Regulation11 ott 2026
del 18 settembre 2026
relativo alle malattie trasmissibili e ai problemi sanitari speciali connessi soggetti a sorveglianza epidemiologica e alle corrispondenti definizioni di caso, e che abroga la decisione di esecuzione (UE) 2018/945
(Testo rilevante ai fini del SEE)
Preamble
LA COMMISSIONE EUROPEA,
visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea,
visto il regolamento (UE) 2022/2371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 novembre 2022, relativo alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero e che abroga la decisione n. 1082/2013/UE 1 , in particolare l’articolo 13, paragrafo 10, lettere a) e b),
considerando quanto segue:
(1) La decisione di esecuzione (UE) 2018/945 della Commissione 2 stabilisce un elenco delle malattie trasmissibili e dei problemi sanitari speciali connessi da incorporare nella sorveglianza epidemiologica. Essa stabilisce inoltre le definizioni di caso ai fini della comunicazione dei dati per la sorveglianza epidemiologica di tali malattie trasmissibili. Tale decisione di esecuzione era stata adottata sulla base della decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 3 , che è stata ora abrogata dal regolamento (UE) 2022/2371.
(2) L’elenco delle malattie trasmissibili e dei problemi sanitari speciali connessi istituito dalla decisione di esecuzione (UE) 2018/945 della Commissione dovrebbe essere aggiornato per tenere conto dei cambiamenti intervenuti nell’epidemiologia delle malattie, come pure delle esigenze e delle priorità di sanità pubblica dell’Unione e degli Stati membri. Nell’elenco aggiornato dovrebbero figurare determinate malattie trasmissibili e determinati problemi sanitari speciali connessi in conformità dei criteri di selezione di malattie trasmissibili e problemi sanitari speciali connessi ai fini della sorveglianza epidemiologica di cui all’allegato I, sezione 1, del regolamento (UE) 2022/2371.
(3) Inoltre, l’elenco delle definizioni di caso, attualmente stabilito dalla decisione di esecuzione (UE) 2018/945, dovrebbe essere aggiornato alla luce delle nuove informazioni scientifiche e dell’evolversi delle pratiche e dei criteri diagnostici di laboratorio.
(4) Si stima che la resistenza agli antimicrobici costi la vita a milioni di persone a livello globale ogni anno. In quanto principale determinante di resistenza agli antimicrobici, il consumo di antimicrobici è oggetto di sorveglianza volontaria a livello dell’Unione da oltre 20 anni e dovrebbe pertanto essere incluso anche nell’allegato I del presente regolamento quale problema sanitario speciale soggetto a sorveglianza epidemiologica.
(5) La malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) ha causato una pandemia con morbilità e mortalità molto elevate e dovrebbe pertanto essere soggetta a sorveglianza epidemiologica a livello dell’Unione. La sorveglianza della COVID-19 dovrebbe essere integrata con la sorveglianza sentinella sindromica e virologica dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale per garantire una sorveglianza standardizzata delle infezioni virali respiratorie in modo più indipendente dal cambiamento delle politiche di test e di controllo.
(6) L’infezione da hantavirus è una zoonosi che causa qualche migliaio di casi nell’Unione ogni anno. Può presentarsi come una febbre emorragica virale e dovrebbe essere soggetta a sorveglianza epidemiologica a livello dell’Unione per consentire un allarme rapido, una diagnosi più veloce e una risposta più efficace negli Stati membri limitrofi.
(7) Qualsiasi virus dell’influenza zoonotica (un virus dell’influenza di tipo A che circola negli animali e che supera la barriera di specie, infettando gli esseri umani) può causare una pandemia in futuro; qualsiasi infezione umana da tale virus dovrebbe quindi essere soggetta a sorveglianza epidemiologica a livello dell’Unione. Nell’allegato I del presente regolamento, il termine «influenza zoonotica» dovrebbe pertanto sostituire la dicitura «influenza A/H5N1» attualmente elencata nella decisione di esecuzione (UE) 2018/945.
(8) Il virus della rabbia e altri lyssavirus possono causare malattie del sistema nervoso centrale negli esseri umani. È pertanto opportuno estendere il termine «rabbia», attualmente figurante nella decisione di esecuzione (UE) 2018/945, a «rabbia e altre infezioni da lyssavirus» nell’allegato I del presente regolamento.
(9) Il clade II di mpox ha causato un’epidemia globale nel 2022, prevalentemente tra uomini omosessuali, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM). Il clade I di mpox è diffuso nell’Africa subsahariana e si sta diffondendo attraverso le reti sessuali, colpendo sia uomini che donne. Casi di infezione contratta al di fuori dell’Europa sono stati riscontrati nell’Unione e nei paesi dello Spazio economico europeo e hanno determinato una trasmissione successiva tramite il contagio all’interno del nucleo familiare o il contatto eterosessuale. Alla fine del 2025 il clade I ha iniziato a diffondersi anche nell’Unione tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, con casi in cui il virus è stato contratto nel paese di residenza o attraverso viaggi in altri Stati membri o nei paesi dello Spazio economico europeo. L’mpox dovrebbe pertanto essere soggetto a una sorveglianza basata su eventi a livello dell’Unione per individuare qualsiasi aumento dei casi nelle popolazioni a rischio o nella popolazione in generale.
(10) L’infezione da virus respiratorio sinciziale (VRS) provoca un numero considerevole di ricoveri ospedalieri tra i bambini nella prima infanzia e gli anziani e dovrebbe pertanto essere soggetta a sorveglianza epidemiologica a livello dell’Unione. Come nel caso della COVID-19, la sorveglianza dell’infezione da VRS dovrebbe essere integrata con la sorveglianza sentinella sindromica e virologica dell’influenza. Anche la sorveglianza di routine dell’infezione da VRS dovrebbe contribuire a misurare l’impatto dei vaccini contro il VRS.
(11) In base ai criteri di selezione di malattie trasmissibili e problemi sanitari speciali connessi ai fini della sorveglianza epidemiologica di cui all’allegato I, sezione 1, del regolamento (UE) 2022/2371, le malattie seguenti non dovrebbero più essere soggette a sorveglianza epidemiologica a livello dell’Unione:
— la criptosporidiosi è un’infezione gastrointestinale comune, per lo più lieve, che può causare focolai locali di origine idrica ma non presenta una dimensione transfrontaliera di sanità pubblica tale da giustificare il proseguimento della sorveglianza a livello dell’Unione;
— analogamente alla criptosporidiosi, la giardiasi tende a causare focolai locali di diarrea autolimitante;
— la neuroborreliosi di Lyme è difficile da diagnosticare e rappresenta solo una piccola frazione della malattia di Lyme. La sorveglianza di routine della neuroborreliosi di Lyme a livello dell’Unione non è pertanto idonea per stimare e monitorare l’onere della malattia di Lyme;
— la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) ha causato un esteso focolaio di infezione respiratoria grave che si è concluso nel 2004, ma da allora non sono stati segnalati ulteriori casi;
— grazie a decenni di vaccinazione infantile di routine nell’Unione, il tetano è diventato estremamente raro. Non è trasmesso da persona a persona. L’interruzione della sorveglianza del tetano a livello dell’Unione non comporta pertanto rischi significativi per la sanità pubblica;
— i casi di febbre tifoidea e paratifoidea sono per lo più importati da contesti al di fuori dell’Unione, sono relativamente lievi e risultano facilmente trattabili con antibiotici. Il proseguimento della loro sorveglianza a livello dell’Unione apporta un valore aggiunto limitato per la sanità pubblica.
(12) A norma dell’articolo 9 del regolamento (CE) n. 851/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio 4 , il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha fornito, su richiesta della Commissione, assistenza scientifica in merito alle definizioni di caso per quanto riguarda: il consumo di antimicrobici, l’infezione da arenavirus, la febbre emorragica di Crimea-Congo, l’infezione da filovirus, l’infezione da hantavirus, la COVID-19 associata all’assistenza sanitaria, l’infezione da lyssavirus, l’mpox, le infezioni virali respiratorie (sindrome di tipo influenzale, infezione respiratoria acuta, infezione respiratoria acuta grave, COVID-19, influenza stagionale, influenza zoonotica e infezione da VRS), la febbre della Rift Valley. L’assistenza ha compreso inoltre la revisione delle definizioni di caso relative a: botulismo, malattia da virus Chikungunya, infezione da Chlamydia compreso il linfogranuloma venereo da Chlamydia, colera, variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, dengue, infezione gonococcica, epatite B, epatite C, legionellosi, malaria, morbillo, peste, febbre Q, rosolia, infezione da E. coli produttore della tossina Shiga, shigellosi, vaiolo, sifilide e sifilide congenita, encefalite da zecche, tubercolosi, tularemia, infezione da virus del Nilo occidentale, yersiniosi intestinale, malattia da virus Zika, resistenza agli antimicrobici e infezioni associate all’assistenza sanitaria. Le rispettive definizioni di caso dovrebbero pertanto essere modificate di conseguenza.
(13) Il presente regolamento sostituisce la decisione di esecuzione (UE) 2018/945, che dovrebbe pertanto essere abrogata.
(14) Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato per le gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero di cui all’articolo 29 del regolamento (UE) 2022/2371.
(15) È opportuno concedere alle autorità competenti degli Stati membri un periodo di tempo fino al 1 o luglio 2028 per prepararsi ad applicare le norme stabilite dal presente regolamento,
HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:
Articolo 1
Le malattie trasmissibili e i problemi sanitari speciali connessi di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), punti i) e ii), del regolamento (UE) 2022/2371 che devono essere incorporati nella rete di sorveglianza epidemiologica delle malattie trasmissibili e dei problemi sanitari speciali connessi di cui all’articolo 13, paragrafo 1, di tale regolamento sono elencati nell’allegato I.
Articolo 2
Ai fini della sorveglianza epidemiologica delle malattie trasmissibili e dei problemi sanitari speciali connessi di cui all’allegato I, si applicano le definizioni di caso di cui all’allegato II.
Articolo 3
La decisione di esecuzione (UE) 2018/945 è abrogata.
Articolo 4
Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea .
Esso si applica a decorrere dal 1 o luglio 2028.
Final provisions
Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Bruxelles, il 18 settembre 2026 Per la Commissione La presidente Ursula VON DER LEYEN
1 GU L 314 del 6.12.2022, pag. 26 , ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2022/2371/oj .
2 Decisione di esecuzione (UE) 2018/945 della Commissione, del 22 giugno 2018, relativa alle malattie trasmissibili e ai problemi sanitari speciali connessi da incorporare nella sorveglianza epidemiologica, nonché alle pertinenti definizioni di caso ( GU L 170 del 6.7.2018, pag. 1 , ELI: http://data.europa.eu/eli/dec_impl/2018/945/oj ).
3 Decisione n. 1082/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2013, relativa alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero e che abroga la decisione n. 2119/98/CE ( GU L 293 del 5.11.2013, pag. 1 , ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2013/1082/oj ).
4 Regolamento (CE) n. 851/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, con il quale si crea un Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ( GU L 142 del 30.4.2004, pag. 1 , ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2004/851/oj ).
1. MALATTIE
Antrace
Infezione da arenavirus, esclusa la coriomeningite linfocitaria
Botulismo
Brucellosi
Campilobatteriosi
Malattia da virus Chikungunya
Infezione da Chlamydia, compreso il linfogranuloma da Chlamydia (venereo) (LGV)
Colera
Malattia da coronavirus 2019 (COVID-19)
Variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob
Febbre emorragica di Crimea-Congo
Dengue
Difterite
Echinococcosi
Infezione da filovirus
Infezione gonococcica
Infezione da Haemophilus influenzae , malattia invasiva
Infezione da hantavirus
Epatite A acuta
Epatite B
Epatite C
Infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) e sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS)
Influenza, stagionale
Influenza, zoonotica
Legionellosi
Leptospirosi
Listeriosi
Malaria
Morbillo
Infezione meningococcica, malattia invasiva
Mpox
Parotite
Pertosse
Peste
Infezione da Streptococcus pneumoniae , malattia invasiva
Poliomielite acuta
Febbre Q
Rabbia e altre infezioni da lyssavirus
Infezione da virus respiratorio sinciziale (VRS)
Febbre della Rift Valley
Rosolia
Sindrome da rosolia congenita
Enterite da Salmonella
Infezione da E. coli produttore della tossina Shiga (STEC), compresa la sindrome emolitico-uremica (SEU)
Shigellosi
Vaiolo
Sifilide
Sifilide congenita
Encefalite da zecche, sia dell’Europa centrale che dell’Estremo Oriente
Toxoplasmosi congenita
Trichinosi
Tubercolosi
Tularemia
Infezione da virus del Nilo occidentale
Febbre gialla
Yersiniosi, intestinale
Malattia da virus Zika
2. PROBLEMI SANITARI SPECIALI
Resistenza agli antimicrobici (compreso il consumo di antimicrobici)
Infezioni associate all’assistenza sanitaria
1. SPIEGAZIONE DELLE SEZIONI UTILIZZATE PER LA DEFINIZIONE E LA CLASSIFICAZIONE DEI CASI
CRITERI CLINICI
I criteri clinici comprendono i segni e i sintomi comuni e rilevanti che singolarmente o in associazione costituiscono un quadro clinico chiaro o indicativo della malattia. Essi forniscono un quadro generale della malattia e non indicano necessariamente tutti gli aspetti necessari per ciascuna diagnosi clinica.
CRITERI DI LABORATORIO
I criteri di laboratorio consistono in un elenco di metodi di laboratorio utilizzati a conferma di un caso. Solitamente un solo metodo fra quelli compresi nell’elenco è sufficiente a confermare il caso. Qualora sia necessario combinare più metodi per avere una conferma di laboratorio, questo viene specificato. Il tipo di campioni che occorre raccogliere per i test di laboratorio viene precisato solamente quando si considerano pertinenti per confermare una diagnosi solo determinati tipi di campioni. I criteri di laboratorio per i casi probabili figurano solo per alcuni casi eccezionali concordati. Tali criteri consistono in un elenco di metodi di laboratorio che possono essere utilizzati a sostegno della diagnosi di un caso, ma che non ne costituiscono una conferma.
CRITERI EPIDEMIOLOGICI E CORRELAZIONE EPIDEMIOLOGICA
I criteri epidemiologici si considerano soddisfatti quando è possibile stabilire una correlazione epidemiologica. Per correlazione epidemiologica, durante il periodo di incubazione, s’intende una delle sei forme seguenti:
— trasmissione interumana: il fatto che una persona abbia avuto contatti, in modo tale da aver potuto contrarre l’infezione, con un caso umano confermato in laboratorio (o, per alcune malattie, con una persona che si sospetta sia stata esposta a causa dei suoi precedenti di viaggio),
— trasmissione da animale a essere umano: il fatto che una persona abbia avuto contatti, in modo tale da aver potuto contrarre l’infezione, con un animale con sospetta infezione o colonizzazione,
— esposizione a una fonte comune: il fatto che una persona sia stata esposta alla stessa fonte comune o allo stesso veicolo di infezione di un caso umano confermato,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati: il fatto che una persona abbia consumato alimenti o bevuto acqua la cui contaminazione è stata confermata in laboratorio o abbia consumato prodotti potenzialmente contaminati derivati da un animale con sospetta infezione o colonizzazione,
— esposizione ambientale: il fatto che una persona si sia bagnata in acque o sia entrata in contatto con una fonte ambientale la cui contaminazione è stata confermata in laboratorio,
— esposizione in laboratorio: il fatto che una persona abbia lavorato in un laboratorio in cui esiste un rischio di esposizione.
Una persona è considerata epidemiologicamente correlata a un caso confermato se almeno uno dei casi nella catena di trasmissione è stato confermato in laboratorio. Nel caso di un focolaio di infezioni a trasmissione feco-orale o aerea, un caso può essere considerato epidemiologicamente correlato senza stabilire la catena di trasmissione.
La trasmissione può avvenire per una o più delle vie seguenti:
— aerea: mediante la proiezione di aerosol sulle membrane mucose quando una persona infetta tossisce, sputa, canta o parla, o quando aerosol microbici dispersi nell’atmosfera vengono inalati da altri,
— per contatto: per contatto diretto con una persona infetta (feco-orale, goccioline respiratorie, cute o esposizione sessuale) o con un animale (ad esempio morso, accarezzamento) o per contatto indiretto con materiali o oggetti infetti (fomiti, fluidi corporei, sangue),
— verticale: da madre a figlio, spesso in utero o per lo scambio accidentale di fluidi corporei solitamente nel periodo perinatale,
— mediante vettore: trasmissione da zanzare, zecche, acari, mosche e altri insetti infetti che trasmettono la malattia agli esseri umani con i loro morsi,
— alimenti o acqua: consumo di alimenti o acqua da bere potenzialmente contaminati.
CLASSIFICAZIONE DEI CASI
I casi sono classificati come «possibile», «probabile» e «confermato». I periodi di incubazione per le malattie vengono indicati nelle informazioni aggiuntive al fine di agevolare la valutazione della correlazione epidemiologica.
CASO POSSIBILE
Si definisce possibile un caso classificato come possibile ai fini della dichiarazione. Si tratta solitamente di un caso che soddisfa i criteri clinici quali descritti nella definizione di caso ma per il quale non esistono prove epidemiologiche o di laboratorio della malattia in questione. La definizione di un caso possibile è molto sensibile e poco specifica. Permette di individuare la maggior parte dei casi, ma in tale categoria saranno inclusi anche alcuni casi falsi positivi.
CASO PROBABILE
Si definisce probabile un caso classificato come probabile ai fini della dichiarazione. Si tratta solitamente di un caso che soddisfa i criteri clinici e presenta una correlazione epidemiologica quali descritti nella definizione di caso. I test di laboratorio per i casi probabili vengono precisati solo per alcune malattie.
CASO CONFERMATO
Si definisce confermato un caso classificato come confermato ai fini della dichiarazione. I casi confermati sono casi confermati in laboratorio e non devono necessariamente soddisfare i criteri clinici quali descritti nella definizione di caso. La definizione di un caso confermato è altamente specifica e meno sensibile, pertanto la maggior parte dei casi riferiti sarà vera anche se alcuni casi non verranno individuati.
I criteri clinici di alcune malattie non alludono al fatto che numerosi casi acuti sono asintomatici (ad esempio epatite A, B e C, campilobatteriosi, salmonellosi) benché questi casi possano risultare importanti dal punto di vista della salute pubblica sul piano nazionale.
CASO SCARTATO
Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— sebbene sia stato prelevato e analizzato un campione idoneo da parte di un laboratorio competente, il caso non soddisfa i criteri di laboratorio della definizione di caso per la malattia in questione,
— il caso è epidemiologicamente correlato a un caso confermato in laboratorio o a un focolaio di una malattia trasmissibile diversa da quella in questione,
— l’eziologia di un’altra malattia è confermata nel caso, anche se il caso è epidemiologicamente correlato a un caso confermato in laboratorio o a un altro caso epidemiologicamente correlato della malattia in questione.
Nota: per quanto riguarda alcune delle malattie oggetto di sorveglianza, la struttura delle definizioni di caso non segue la struttura tipica della definizione di caso, come per quanto riguarda la variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vMCJ), delle infezioni associate all’assistenza sanitaria e della resistenza agli antimicrobici.
2. ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI
1. PFA: paralisi flaccida acuta
2. AIDS: sindrome da immunodeficienza acquisita
3. AMR: resistenza agli antimicrobici
4. anti-HBc: anticorpo contro l’antigene del core del virus dell’epatite B
5. anti-HCV: anticorpo specifico contro il virus dell’epatite C
6. IRA: infezione respiratoria acuta
7. BAL: lavaggio broncoalveolare
8. BCG: bacillo di Calmette e Guérin
9. BJ: infezioni di ossa e articolazioni
10. BJ-BONE: osteomielite
11. BJ-DISC: infezione dello spazio discale
12. BJ-JNT: infezioni delle articolazioni o delle borse
13. BoNT: neurotossina botulinica
14. BSI: infezioni del sangue
15. C-CVC: correlata al catetere - catetere venoso centrale
16. CDAD: diarrea associata a Clostridium difficile
17. CFU: unità formante colonia
18. CMV: citomegalovirus
19. CNS: sistema nervoso centrale
20. CNS-IC: infezioni del sistema nervoso centrale - infezione intracranica
21. CNS-MEN: infezioni del sistema nervoso centrale - meningite o ventricolite
22. CNS-SA: infezioni del sistema nervoso centrale - ascesso spinale senza meningite
23. C-PVC: correlata al catetere - catetere venoso periferico
24. CRI: infezioni correlate al catetere
25. CRS: sindrome da rosolia congenita
26. CRT: tempo di riempimento capillare
27. LCS: liquido cerebrospinale
28. TAC: tomografia assiale computerizzata
29. CVS: infezioni del sistema cardiovascolare
30. CVS-CARD: infezioni del sistema cardiovascolare - miocardite o pericardite
31. CVS-ENDO: infezioni del sistema cardiovascolare - endocardite
32. CVS-MED: infezioni del sistema cardiovascolare - mediastinite
33. CVS-VASC: infezioni del sistema cardiovascolare - infezione delle vene o delle arterie
34. DFA: immunofluorescenza diretta
35. DFA-TP: test di immunofluorescenza diretta per la ricerca del Treponema pallidum
36. DNA: acido desossiribonucleico
37. DPA: aspirato distale protetto
38. EARS-Net: rete europea di sorveglianza della resistenza agli antimicrobici
39. ECDC: Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie
40. ECOFF: valori di cut-off epidemiologico
41. EEG: elettroencefalografia
42. EENT: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale
43. EENT-CONJ: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - congiuntivite
44. EENT-EAR: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - orecchio e mastoide
45. EENT-EYE: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - infezioni dell’occhio, diverse dalla congiuntivite
46. EENT-ORAL: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - cavità orale (bocca, lingua o gengive)
47. EENT-SINU: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - sinusite
48. EENT-UR: infezioni di occhio, orecchio, naso, gola, cavità orale - vie respiratorie superiori, faringite, laringite, epiglottite
49. EFNS: European Federation of Neurological Societies (Federazione europea delle società di neurologia)
50. EIA: saggio immunoenzimatico
51. ELISA: saggio di immunoassorbimento enzimatico
52. EM: microscopia elettronica
53. ERLI-Net: rete europea dei laboratori di riferimento per l’influenza
54. EUCAST: Comitato europeo sui test di suscettibilità antimicrobica
55. FAMA: anticorpi fluorescenti per antigeni di membrana
56. FTA-abs: test di assorbimento degli anticorpi anti Treponema in fluorescenza
57. FUO: febbre di origine sconosciuta
58. GI: infezioni dell’apparato gastrointestinale
59. GI-CDI: infezioni dell’apparato gastrointestinale - infezione da Clostridium difficile
60. GI-GE: infezioni dell’apparato gastrointestinale - gastroenterite (esclusa la CDI)
61. GI-GIT: infezioni dell’apparato gastrointestinale - tratto gastrointestinale (esofago, stomaco, intestino tenue e crasso, retto) con l’esclusione di gastroenterite e appendicite
62. GI-HEP: infezioni dell’apparato gastrointestinale - epatite
63. GI-IAB: infezioni dell’apparato gastrointestinale - infezione intraddominale, non specificata altrove [colecisti, dotti biliari, fegato (con esclusione dell’epatite virale), milza, pancreas, peritoneo, spazio subfrenico o sottodiaframmatico o altra zona o tessuto intraddominale non specificato altrove]
64. HAI: infezioni associate all’assistenza sanitaria
65. HbeAg: antigene «e» del virus dell’epatite B
66. HbsAg: antigene di superficie del virus dell’epatite B
67. HBV-DNA: acido desossiribonucleico del virus dell’epatite B
68. HCV-core: antigene del core del virus dell’epatite C
69. HCV-RNA: acido ribonucleico del virus dell’epatite C
70. HIV: virus dell’immunodeficienza umana
71. SEU: sindrome emolitico-uremica
72. IAP: polmonite associata a intubazione
73. IF: immunofluorescenza
74. IFA: reazione di immunofluorescenza indiretta
75. IgG: immunoglobulina G
76. IgM: immunoglobulina M
77. ILI: sindrome di tipo influenzale
78. LGV: linfogranuloma (venereo)
79. LPS: lipopolisaccaridi
80. LRI: infezioni delle vie respiratorie inferiori, diverse dalla polmonite
81. LRI-BRON: infezioni delle vie respiratorie inferiori - bronchite, tracheobronchite, bronchiolite, tracheite, senza evidenza di polmonite
82. TBE: encefalite da zecche
83. vMCJ: variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob
3. DEFINIZIONI DI CASO DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI
3.1. ANTRACE
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle forme cliniche seguenti:
Antrace cutaneo
Almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— lesione vescicolare o papulare,
— escara ribassata di colore scuro con edema circostante.
Antrace gastrointestinale
— febbre o stato febbrile,
E almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— dolore addominale acuto,
— diarrea.
Antrace da inalazione
— febbre o stato febbrile,
E almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— difficoltà respiratoria acuta,
— conferma radiologica di allargamento mediastinico.
Antrace meningeo/meningoencefalico
— febbre,
E almeno una delle tre manifestazioni seguenti:
— convulsioni,
— perdita di coscienza,
— segni meningei.
Setticemia da antrace
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento del Bacillus anthracis da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del Bacillus anthracis in un campione clinico.
In assenza di sintomi clinici un tampone nasale positivo non contribuisce a confermare la diagnosi di un caso.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle tre correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione da animale a essere umano,
— esposizione a una fonte comune,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.2. INFEZIONE DA ARENAVIRUS
Criteri clinici
— Manifestazioni cliniche compatibili con un’infezione da arenavirus (ad esempio febbre, sintomi gastrointestinali, manifestazioni emorragiche, manifestazioni neurologiche).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
— Rilevamento di anticorpi IgM contro gli arenavirus in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione di arenavirus da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di arenavirus in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene di arenavirus in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici: sieroconversione specifica per arenavirus O aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero O anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero.
Se possibile, procedere all’identificazione della specie virale.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle quattro settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione di arenavirus,
— esposizione professionale (ad esempio lavoro di laboratorio) a materiale infettivo contenente arenavirus,
— contatto, nelle quattro settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, con roditori potenzialmente infetti, i loro escrementi o fomiti in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione di arenavirus.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
| C. | —: Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. | — | Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. |
|---|---|---|---|
| — | Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. |
3.3. BOTULISMO
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle forme cliniche seguenti:
Botulismo alimentare, da ferita e iatrogeno
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— disfunzione bilaterale dei nervi cranici (ad esempio diplopia, visione appannata, disfagia, debolezza bulbare),
— paralisi periferica simmetrica.
Botulismo infantile
Qualsiasi bambino che presenti almeno una delle sei manifestazioni seguenti:
— costipazione,
— letargia,
— difficoltà di suzione o di alimentazione,
— ptosi,
— disfagia,
— ipotonia generalizzata.
Il tipo di botulismo che in genere colpisce i bambini di età inferiore ai 12 mesi può riguardare anche bambini di età superiore ai 12 mesi e raramente gli adulti, con alterazioni della microflora e dell’anatomia gastrointestinale.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento di clostridi produttori di BoNT (ad esempio, Clostridium botulinum , C. baratii , C. butyricum ) per il botulismo infantile (feci) o per il botulismo da ferita (ferite),
— rilevamento delle neurotossine botuliniche in un campione clinico,
— rilevamento dei geni che codificano per le neurotossine botuliniche in un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle tre correlazioni epidemiologiche seguenti:
— esposizione a una fonte comune (ad esempio alimenti, condivisione di aghi o di altri strumenti),
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione alla neurotossina botulinica per motivi cosmetici o medici.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
3.4. BRUCELLOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti febbre
E almeno una delle sette manifestazioni seguenti:
— sudorazione (abbondante, maleodorante, specialmente notturna),
— brividi,
— artralgia,
— debolezza,
— depressione
— cefalea,
— anoressia.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento della Brucella spp. patogena per l’essere umano da un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica alla Brucella patogena per l’essere umano (prova standard di agglutinazione, prova di fissazione del complemento, test ELISA),
— rilevamento dell’acido nucleico della Brucella spp. patogena per l’essere umano in un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle cinque correlazioni epidemiologiche seguenti:
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione a prodotti derivanti da un animale contaminato (latte o prodotti lattiero-caseari),
— trasmissione da animale a essere umano (secrezioni o organi contaminati, ad esempio perdite vaginali, placenta),
— esposizione a una fonte comune,
— esposizione in laboratorio.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.5. CAMPILOBATTERIOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle tre caratteristiche seguenti:
— diarrea,
— dolori addominali,
— febbre.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento di Campylobacter spp. patogeno per l’essere umano da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di Campylobacter spp. in un campione clinico.
Nota: i test di sensibilità agli antimicrobici di Campylobacter spp. dovrebbero essere effettuati su un sottoinsieme rappresentativo di isolati.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle cinque correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione da animale a essere umano,
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati nel protocollo dell’UE per il monitoraggio armonizzato della resistenza agli antimicrobici negli isolati umani di Salmonella e Campylobacter ( https://ecdc.europa.eu/en/publications-data/eu-protocol-harmonised-monitoring-antimicrobial-resistance-human-salmonella-and-0 ).
3.6. MALATTIA DA VIRUS CHIKUNGUNYA
Criteri clinici
— Manifestazioni cliniche compatibili con la malattia da virus Chikungunya (ad esempio febbre, eruzione cutanea, dolore articolare).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
— Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus Chikungunya in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus Chikungunya da un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del virus Chikungunya in un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus Chikungunya in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione del virus Chikungunya,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che ha risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione) in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la malattia da virus Chikungunya.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
| C. | Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. | Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. |
|---|---|---|
| Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato. |
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da alfavirus. I casi confermati in tali situazioni dovrebbero essere convalidati da prova di sieroneutralizzazione o altre prove equivalenti.
3.7. INFEZIONE DA CHLAMYDIA, COMPRESO IL LINFOGRANULOMA DA CHLAMYDIA (VENEREO) (LGV)
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle forme cliniche seguenti:
Infezione da clamidia, tranne LGV
Almeno uno dei dieci criteri seguenti:
— uretrite,
— epididimite,
— malattia infiammatoria pelvica,
— salpingite acuta,
— endometrite acuta,
— cervicite,
— proctite,
— congiuntivite purulenta,
— artrite reattiva,
— periepatite.
Nei neonati almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— congiuntivite,
— polmonite.
LGV
Almeno uno dei cinque criteri seguenti:
— uretrite,
— ulcera genitale,
— linfoadenopatia inguinale,
— cervicite,
— proctite/proctocolite.
Criteri di laboratorio
Infezione da clamidia, tranne LGV
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico della Chlamydia trachomatis in un campione clinico,
— isolamento della Chlamydia trachomatis da un campione clinico,
— rilevamento della Chlamydia trachomatis in un campione clinico mediante test di immunofluorescenza diretta (DFA).
LGV
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico della Chlamydia trachomatis in un campione clinico,
— isolamento della Chlamydia trachomatis da un campione clinico
E
identificazione di un ceppo di Chlamydia trachomatis .
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (contatto sessuale o trasmissione verticale).
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.8. COLERA
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— diarrea,
— vomito.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento del Vibrio cholerae da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del Vibrio cholerae in un campione clinico,
E
almeno uno dei due criteri seguenti:
— dimostrazione della presenza dell’antigene O1 o O139 nell’isolato,
— rilevamento del gene o dei geni O1 o O139 nell’isolato o nel campione clinico,
E
— dimostrazione della produzione dell’enterotossina colerica o rilevamento del gene dell’enterotossina colerica nell’isolato o nel campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle quattro correlazioni epidemiologiche seguenti:
— esposizione a una fonte comune,
— trasmissione interumana,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.9. VARIANTE DELLA MALATTIA DI CREUTZFELDT-JAKOB (vMCJ)
Condizioni preliminari
— Il paziente presenta un disturbo neuropsichiatrico progressivo da almeno sei mesi,
— le indagini di routine non suggeriscono diagnosi alternative,
— non esistono precedenti di esposizione a ormoni ipofisari umani o di impianto di dura madre di origine umana,
— non esistono segni di una forma genetica di encefalopatia spongiforme trasmissibile.
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno quattro delle cinque manifestazioni seguenti:
— sintomi psichiatrici precoci 1 ,
— sintomi sensoriali di dolore persistente 2 ,
— atassia,
— mioclono, corea o distonia,
— demenza.
Criteri diagnostici
Caso confermato
— Conferma neuropatologica: cambiamento spongiforme e deposito esteso di proteina prionica con placche floride disseminate nel cervello e nel cervelletto.
Caso probabile o possibile
— L’EEG non presenta i caratteri tipici della MCJ sporadica 3 nelle fasi iniziali della malattia,
— iperintensità bilaterale del segnale a livello del pulvinar nella risonanza magnetica cerebrale,
— biopsia tonsillare positiva 4 .
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (ad esempio trasfusione sanguigna).
Classificazione dei casi
| A. | —: soddisfi i criteri clinici E | — | soddisfi i criteri clinici E | — | presenti un EEG negativo per la MCJ sporadica 5 . |
|---|---|---|---|---|---|
| — | soddisfi i criteri clinici E | ||||
| — | presenti un EEG negativo per la MCJ sporadica 5 . |
| B. | —: soddisfi i criteri clinici E | — | soddisfi i criteri clinici E | — | presenti un EEG negativo per la MCJ sporadica E | — | presenti una risonanza magnetica cerebrale positiva, | — | biopsia tonsillare positiva. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | soddisfi i criteri clinici E | ||||||||
| — | presenti un EEG negativo per la MCJ sporadica E | ||||||||
| — | presenti una risonanza magnetica cerebrale positiva, | ||||||||
| — | biopsia tonsillare positiva. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi le condizioni preliminari E soddisfi i criteri diagnostici per la conferma del caso.
3.10. FEBBRE EMORRAGICA DI CRIMEA-CONGO (CCHF)
Criteri clinici
— Manifestazioni cliniche compatibili con la febbre emorragica di Crimea-Congo (ad esempio febbre, fotofobia, dolore addominale, diarrea, vomito, manifestazioni emorragiche).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
— Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus della CCHF in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus della CCHF da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di un virus della CCHF in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante.
Criteri epidemiologici
— Residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione del virus della CCHF,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che ha risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione) in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione del virus della CCHF,
— esposizione professionale (ad esempio lavoro di laboratorio) a materiale infettivo contenente il virus della CCHF.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
3.11. DENGUE
Criteri clinici
— Manifestazioni cliniche compatibili con la dengue (ad esempio febbre, forte cefalea, dolore retro-orbitale, mialgia, artralgia, eruzione cutanea).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
— Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus della dengue in un unico campione di siero
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus della dengue da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della dengue in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del virus della dengue in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la trasmissione del virus della dengue,
— contatto sessuale con un caso probabile o confermato di dengue,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che ha risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione) in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la dengue.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso probabile E i criteri clinici E i criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da flavivirus e in base allo stato vaccinale.
3.12. DIFTERITE
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle forme cliniche seguenti:
Difterite respiratoria classica:
affezione delle vie respiratorie superiori con laringite o rinofaringite o tonsillite E
una membrana/pseudomembrana aderente.
Difterite respiratoria lieve:
affezione delle vie respiratorie superiori con laringite o rinofaringite o tonsillite SENZA
una membrana/pseudomembrana aderente.
Difterite cutanea:
lesione della cute.
Difterite in altre ubicazioni:
lesione della congiuntiva o delle membrane mucose.
Criteri di laboratorio
Isolamento di Corynebacterium diphtheriae , Corynebacterium ulcerans o Corynebacterium pseudotuberculosis tossinogeni da un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— trasmissione da animale a essere umano.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici per la difterite respiratoria classica.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici per la difterite ( difterite respiratoria classica , difterite respiratoria lieve , difterite cutanea , difterite in altre ubicazioni ) e presenti una correlazione epidemiologica con un caso umano confermato o una correlazione epidemiologica con trasmissione da animale a essere umano.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio E presenti almeno una delle forme cliniche.
3.13. ECHINOCOCCOSI
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri diagnostici
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— lesioni tipiche degli organi rilevate mediante tecniche diagnostiche per immagini (ecografia, risonanza magnetica, TAC) E sieropositività mediante due saggi basati su antigeni differenti (o un unico Western blot altamente sensibile e specifico),
— istopatologia o parassitologia compatibile con Echinococcus multilocularis o granulosus (ad esempio visualizzazione diretta di protoscolici nel fluido cistico),
— rilevamento di cisti dalla morfologia macroscopica patognomonica di Echinoccocus granulosus nei campioni chirurgici O caratteristiche morfologiche patognomoniche all’ecografia,
— rilevamento dell’acido nucleico dell’ Echinococcus multilocularis o granulosus in un campione clinico.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri diagnostici.
3.14. INFEZIONE DA FILOVIRUS
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con un’infezione da filovirus (ad esempio febbre, sintomi gastrointestinali, manifestazioni emorragiche, manifestazioni a carico del sistema nervoso centrale).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero).
Caso confermato
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento e identificazione di filovirus da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di filovirus in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene di filovirus in un campione clinico.
Se possibile, procedere all’identificazione della specie virale.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— esposizione, nelle quattro settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, a un caso di infezione da filovirus,
— esposizione professionale (ad esempio attività di laboratorio) a materiale infettivo contenente filovirus.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
3.15. INFEZIONE GONOCOCCICA
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle undici caratteristiche seguenti:
— uretrite,
— salpingite acuta,
— malattia infiammatoria pelvica,
— cervicite,
— epididimite,
— proctite,
— faringite,
— artrite,
— congiuntivite purulenta,
— periepatite,
— bartolinite,
O
qualsiasi neonato che soffra di congiuntivite.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento della Neisseria gonorrhoeae da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico della Neisseria gonorrhoeae in un campione clinico,
— rilevamento microscopico di diplococchi endocellulari gram-negativi in un campione uretrale prelevato da un soggetto maschile.
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (contatto sessuale o trasmissione verticale).
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
Resistenza agli antimicrobici e dichiarazione dei fallimenti terapeutici
Per i casi accertati mediante coltura, i risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati nel protocollo per le dichiarazioni dell’ECDC per la sorveglianza della resistenza agli antimicrobici del gonococco, a disposizione degli Stati membri partecipanti.
I casi di fallimento terapeutico possibile o confermato per la Neisseria gonorrhoeae sono dichiarati all’ECDC in conformità delle definizioni di caso più aggiornate e seguendo le istruzioni contenute nel «Response plan to control and manage the threat of multi- and extensively drug-resistant gonorrhoea in Europe» ( https://www.ecdc.europa.eu ) attraverso il portale europeo di sorveglianza delle malattie infettive (EpiPulse).
3.16. INFEZIONE DA HAEMOPHILUS INFLUENZAE , MALATTIA INVASIVA
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento dell’ Haemophilus influenzae da un sito solitamente sterile,
— rilevamento dell’acido nucleico dell’ Haemophilus influenzae in un sito solitamente sterile.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.17. INFEZIONE DA HANTAVIRUS
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con un’infezione da hantavirus (ad esempio febbre, manifestazioni emorragiche, funzionalità renale compromessa, manifestazioni polmonari).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Rilevamento di anticorpi IgM contro gli hantavirus in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione di hantavirus da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di hantavirus in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene di hantavirus in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante anticorpi IgM e IgG specifici per hantavirus in un unico campione di siero O mediante sieroconversione in coppie di campioni di siero.
Se possibile, procedere all’identificazione della specie virale.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei criteri seguenti nei due mesi precedenti la manifestazione dei sintomi:
— contatto con roditori potenzialmente infetti, i loro escrementi o fomiti,
— esposizione professionale (ad esempio attività di laboratorio) a materiale infettivo contenente hantavirus.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
3.18. EPATITE A ACUTA
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti all’esordio sintomi distinti (ad esempio stanchezza, dolori addominali, perdita di appetito, nausea e vomito intermittenti)
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— febbre,
— ittero,
— livelli elevati di transaminasi sieriche.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del virus dell’epatite A nel siero o nelle feci,
— risposta anticorpale specifica al virus dell’epatite A,
— rilevamento dell’antigene del virus dell’epatite A nelle feci.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.19. EPATITE B
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Risultati positivi ad almeno uno o più dei seguenti test o combinazioni di test:
— anticorpo IgM contro l’antigene del core del virus dell’epatite B (anti-HBc IgM),
— antigene di superficie del virus dell’epatite B (HbsAg),
— antigene e del virus dell’epatite B (HbeAg),
— acido nucleico del virus dell’epatite B (HBV-DNA).
Criteri epidemiologici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
Nota: nel dichiarare i casi di epatite B, gli Stati membri dovrebbero operare una distinzione tra malattia acuta e cronica secondo le prescrizioni dell’ECDC.
3.20. EPATITE C
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del virus dell’epatite C (HCV RNA),
— rilevamento dell’antigene del core del virus dell’epatite C (HCV-core antigen),
— risposta anticorpale specifica al virus dell’epatite C (anti-HCV) confermata da un test anticorpale di conferma (ad esempio immunoblot) in persone di età superiore a 18 mesi, con l’esclusione delle persone con infezione pregressa nota e risolta e delle persone che sono state sottoposte a test anche per l’RNA dell’HCV e/o per l’antigene del core dell’HCV con risultato non rilevabile.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
Nota: nel dichiarare i casi di epatite C, gli Stati membri dovrebbero operare una distinzione tra malattia acuta e cronica secondo le prescrizioni dell’ECDC.
3.21. INFEZIONE DA VIRUS DELL’IMMUNODEFICIENZA UMANA (HIV) E SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (AIDS)
Criteri clinici (AIDS)
Qualsiasi persona che presenti una qualsiasi delle condizioni cliniche seguenti:
— infezioni batteriche, multiple o ricorrenti, in un bambino di età inferiore a 13 anni,
— candidosi dei bronchi, della trachea o dei polmoni,
— candidosi esofagea,
— coccidioidomicosi, disseminata o extrapolmonare,
— criptococcosi extrapolmonare,
— criptosporidiosi intestinale con diarrea (di durata superiore a un mese),
— malattia da citomegalovirus (che non riguarda fegato, milza o linfonodi) in un paziente di età superiore a un mese,
— retinite da citomegalovirus (con perdita della vista),
— herpes simplex: una o più ulcere croniche (di durata superiore a un mese), oppure bronchite, polmonite o esofagite in un paziente di età superiore a un mese,
— istoplasmosi, disseminata o extrapolmonare,
— isosporiasi intestinale con diarrea (di durata superiore a un mese),
— complesso Mycobacterium avium o M. kansasii , disseminato o extrapolmonare,
— Mycobacterium tuberculosis polmonare in un adulto o adolescente (di età pari o superiore a 13 anni),
— Mycobacterium tuberculosis extrapolmonare,
— Mycobacterium , altre specie o specie non identificate, disseminato o extrapolmonare,
— polmonite da Pneumocystis carinii ,
— polmonite ricorrente in un adulto o adolescente (di età pari o superiore a 13 anni),
— leucoencefalopatia multifocale progressiva,
— setticemia da Salmonella (non tifoidea), ricorrente,
— toxoplasmosi cerebrale in un paziente di età superiore a un mese,
— cancro della cervice invasivo in una donna adulta o un’adolescente (di età pari o superiore a 13 anni),
— encefalopatia correlata all’HIV,
— sarcoma di Kaposi,
— polmonite interstiziale linfoide in un bambino di età inferiore a 13 anni,
— linfoma di Burkitt (o termine equivalente),
— linfoma immunoblastico (o termine equivalente),
— linfoma primario del cervello,
— sindrome da deperimento da HIV,
— una o più infezioni opportunistiche non specificate,
— uno o più linfomi non specificati.
Criteri di laboratorio (HIV)
| — | —: risultato positivo allo screening per gli anticorpi HIV o a uno screening combinato (anticorpi HIV e antigene p24 HIV) confermato da un test anticorpale più specifico (ad esempio Western blot), | — | risultato positivo allo screening per gli anticorpi HIV o a uno screening combinato (anticorpi HIV e antigene p24 HIV) confermato da un test anticorpale più specifico (ad esempio Western blot), | — | risultato positivo a due test anticorpali EIA confermato da un risultato positivo a un ulteriore test EIA, | — | —: rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | — | rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | — | dimostrazione della presenza dell’HIV attraverso il test dell’antigene p24 dell’HIV, compreso saggio di neutralizzazione, | — | isolamento dell’HIV. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | risultato positivo allo screening per gli anticorpi HIV o a uno screening combinato (anticorpi HIV e antigene p24 HIV) confermato da un test anticorpale più specifico (ad esempio Western blot), | ||||||||||||
| — | risultato positivo a due test anticorpali EIA confermato da un risultato positivo a un ulteriore test EIA, | ||||||||||||
| — | —: rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | — | rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | — | dimostrazione della presenza dell’HIV attraverso il test dell’antigene p24 dell’HIV, compreso saggio di neutralizzazione, | — | isolamento dell’HIV. | ||||||
| — | rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | ||||||||||||
| — | dimostrazione della presenza dell’HIV attraverso il test dell’antigene p24 dell’HIV, compreso saggio di neutralizzazione, | ||||||||||||
| — | isolamento dell’HIV. |
| — | —: isolamento dell’HIV, | — | isolamento dell’HIV, | — | rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | — | dimostrazione della presenza dell’HIV attraverso il test dell’antigene p24 dell’HIV, compreso saggio di neutralizzazione, in bambini di almeno un mese. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | isolamento dell’HIV, | ||||||
| — | rilevamento dell’acido nucleico dell’HIV (HIV-RNA, DNA provirale dell’HIV), | ||||||
| — | dimostrazione della presenza dell’HIV attraverso il test dell’antigene p24 dell’HIV, compreso saggio di neutralizzazione, in bambini di almeno un mese. |
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
| C. | —: Infezione da HIV: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per l’infezione da HIV. | — | Infezione da HIV: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per l’infezione da HIV. | — | AIDS: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici per l’AIDS e i criteri di laboratorio per l’infezione da HIV. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | Infezione da HIV: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per l’infezione da HIV. | ||||
| — | AIDS: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici per l’AIDS e i criteri di laboratorio per l’infezione da HIV. |
3.22. LEGIONELLOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona con la polmonite.
Criteri di laboratorio
Criteri di laboratorio per la conferma del caso
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento della Legionella spp. da secrezioni respiratorie o da un sito solitamente sterile,
— rilevamento dell’antigene della Legionella nelle urine,
— rilevamento dell’acido nucleico della Legionella pneumophila nelle secrezioni respiratorie, nel tessuto polmonare o in altro sito solitamente sterile,
— aumento significativo del livello degli anticorpi specifici per la Legionella pneumophila sierogruppo 1 in coppie di campioni di siero.
Criteri di laboratorio per un caso probabile
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico di Legionella spp. non specificata o di specie diverse dalla Legionella pneumophila nelle secrezioni delle vie respiratorie inferiori, nel tessuto polmonare o in qualsiasi sito normalmente sterile,
— aumento significativo del livello di anticorpi specifici per la Legionella pneumophila non sierogruppo 1 o altre Legionella spp. in coppie di campioni di siero,
— unico livello elevato dell’anticorpo specifico per la Legionella pneumophila sierogruppo 1 nel siero.
Se possibile, procedere a una differenziazione della Legionella spp.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici E almeno un criterio di laboratorio per un caso probabile.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici E almeno un criterio di laboratorio per un caso confermato.
3.23. LEPTOSPIROSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti
— febbre O
almeno due delle undici manifestazioni seguenti:
— brividi,
— cefalea,
— mialgia,
— soffusione congiuntivale,
— emorragie cutanee e mucose,
— eruzione cutanea,
— ittero,
— miocardite,
— meningite,
— insufficienza renale,
— sintomi respiratori quali emottisi.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento della Leptospira interrogans o qualsiasi altra Leptospira spp. patogena da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico della Leptospira interrogans o di qualsiasi altra Leptospira spp. patogena in un campione clinico,
— dimostrazione della presenza della Leptospira interrogans o di qualsiasi altra Leptospira spp. patogena in un campione clinico mediante immunofluorescenza,
— risposta anticorpale specifica alla Leptospira interrogans o a qualsiasi altra Leptospira spp. patogena.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle tre correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione da animale a essere umano,
— esposizione ambientale,
— esposizione a una fonte comune.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.24. LISTERIOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle cinque manifestazioni seguenti:
— febbre,
— meningite, meningoencefalite o encefalite,
— sintomi di tipo influenzale,
— setticemia,
— infezioni localizzate quali artrite, endocardite, endoftalmite e ascessi.
Listeriosi in gravidanza
— Conseguenze dell’infezione da Listeria in gravidanza, caratterizzate da: morte fetale, parto di feto morto o parto prematuro,
| — | —: parto di feto morto (morte fetale dopo 20 settimane di gestazione), | — | parto di feto morto (morte fetale dopo 20 settimane di gestazione), | — | parto prematuro (prima di 37 settimane gestazionali) |
|---|---|---|---|---|---|
| — | parto di feto morto (morte fetale dopo 20 settimane di gestazione), | ||||
| — | parto prematuro (prima di 37 settimane gestazionali) |
O
almeno una delle cinque manifestazioni seguenti nel primo mese di vita (listeriosi neonatale):
— meningite o meningoencefalite,
— setticemia,
— dispnea,
— granulomatosi infantisettica,
— lesioni cutanee, mucose o congiuntivali.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento della Listeria monocytogenes o rilevamento dell’acido nucleico della Listeria monocytogenes in un sito solitamente sterile,
— in un caso associato a gravidanza anche: isolamento della Listeria monocytogenes o rilevamento dell’acido nucleico della Listeria monocytogenes in un sito solitamente non sterile (ad esempio, tessuto placentare, liquido amniotico, meconio, tampone vaginale) o in un feto, in un feto nato morto, in un neonato o nella madre.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle quattro correlazioni epidemiologiche seguenti:
— esposizione a una fonte comune,
— trasmissione interumana (trasmissione verticale),
— esposizione ad alimenti contaminati,
— trasmissione da animale a essere umano.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un sito solitamente sterile O in un caso associato a gravidanza (madre o neonato nel primo mese di vita) che soddisfi i criteri di laboratorio, solo la madre deve essere dichiarata come caso.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.25. MALARIA
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— dimostrazione microscopica della presenza di parassiti della malaria in strisci ematici,
— rilevamento dell’acido nucleico del Plasmodium nel sangue,
— rilevamento dell’antigene del Plasmodium .
Se possibile, procedere a una differenziazione del Plasmodium spp.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
3.26. MORBILLO
Criteri clinici
Qualsiasi persona per la quale un operatore sanitario sospetti un’infezione da virus del morbillo
O
qualsiasi persona che presenti febbre E
— esantema maculopapulare (non vescicolare),
E almeno una delle tre manifestazioni seguenti:
— tosse,
— coriza,
— congiuntivite.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— rilevamento degli anticorpi IgM contro il morbillo,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus del morbillo in un campione clinico adeguato,
— sieroconversione IgG o aumento significativo del titolo anticorpale IgG contro il morbillo in coppie di campioni testati in parallelo,
— isolamento del virus del morbillo da un campione clinico.
In contesti di eliminazione, in determinate situazioni si possono considerare prove supplementari per escludere risultati IgM falsi positivi. I risultati di laboratorio devono essere interpretati in funzione della tempistica di prelievo dei campioni e in base allo stato vaccinale. Si rimanda al «Manual for the Laboratory Surveillance of Measles and Rubella Viruses» dell’OMS, 2018. In caso di vaccinazione recente, ricercare il virus selvaggio ed escludere la possibilità di una reazione associata al vaccino.
Criteri epidemiologici
Un caso che presenti una correlazione geografica e temporale con un caso confermato in laboratorio o con un altro caso di morbillo epidemiologicamente correlato, con date di insorgenza dell’esantema distanti l’una dall’altra da 7 a 23 giorni.
Criteri relativi ai casi scartati
Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— sebbene sia stato prelevato e analizzato un campione idoneo da parte di un laboratorio competente, il caso non soddisfa i criteri di laboratorio della definizione di caso per il morbillo,
— il caso è epidemiologicamente correlato a un caso confermato in laboratorio o a un focolaio di un’altra malattia trasmissibile diversa dal morbillo,
— l’eziologia di un’altra malattia è confermata nel caso, anche se il caso è epidemiologicamente correlato a un caso di morbillo confermato in laboratorio o a un altro caso epidemiologicamente correlato.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e per la quale non sia stata possibile la conferma in laboratorio o la dimostrazione di una correlazione epidemiologica con un caso confermato in laboratorio o con un altro caso epidemiologicamente correlato.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e i criteri epidemiologici, ma per la quale non sia stata possibile la conferma in laboratorio.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio e che non sia stata vaccinata di recente. In caso di vaccinazione recente, qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e in cui venga rilevato il ceppo selvaggio del virus del morbillo deve essere considerata un caso confermato.
D. Caso scartato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri relativi ai casi scartati.
Nota: ove possibile, i casi sospetti di morbillo devono essere sottoposti a test di laboratorio presso un laboratorio competente, utilizzando un campione idoneo prelevato nel periodo di tempo corretto. Si rimanda al «Manual for the Laboratory Surveillance of Measles and Rubella Viruses» dell’OMS, 2018. Nei casi in cui ciò non sia possibile, devono essere compiuti sforzi per identificare una correlazione epidemiologica con un caso di morbillo confermato in laboratorio o con un altro caso epidemiologicamente correlato.
3.27. INFEZIONE MENINGOCOCCICA, MALATTIA INVASIVA
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno uno dei sintomi seguenti:
— segni meningei,
— eruzione emorragica,
— shock settico,
— artrite settica.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento della Neisseria meningitidis da un sito solitamente sterile, o dalle lesioni cutanee purpuriche,
— rilevamento dell’acido nucleico della Neisseria meningitidis in un sito solitamente sterile o nelle lesioni cutanee purpuriche,
— rilevamento dell’antigene della Neisseria meningitidis nel liquido cerebrospinale (LCS),
— rilevamento di diplococco Gram-negativo nel LCS.
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.28. MPOX
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con l’mpox (ad esempio eruzione cutanea acuta, lesioni mucosali, linfoadenopatia).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico di orthopoxvirus in un campione clinico (ad esempio PCR specifica per orthopoxvirus senza PCR o sequenziamento specifici per il virus mpox),
— rilevamento di un’infezione da orthopoxvirus mediante microscopia elettronica o metodi di rilevamento dell’antigene,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM anti-orthopoxvirus in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero).
Caso confermato
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus mpox da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus mpox in un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei due criteri seguenti nelle tre settimane precedenti la manifestazione dei sintomi:
— collegamento epidemiologico con un caso probabile o confermato di mpox,
— residenza o viaggio in un’area con trasmissione in corso documentata del virus mpox.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
Nota: la PCR specifica per orthopoxvirus e la PCR specifica per il virus mpox su un campione di sangue possono essere inaffidabili e non dovrebbero essere utilizzate da sole come test diagnostico di prima linea. I risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni alla vaccinazione contro il vaiolo o l’mpox o di altre esposizioni note a orthopoxvirus.
3.29. PAROTITE
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti
— febbre,
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— comparsa improvvisa di tumefazione unilaterale o bilaterale dolorosa della parotide o di altre ghiandole salivari senza altra causa apparente,
— orchite,
— meningite.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento del virus della parotite da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della parotite,
— risposta anticorpale specifica al virus della parotite, caratteristica dell’infezione acuta, nel siero o nella saliva.
I risultati di laboratorio devono essere interpretati in base allo stato vaccinale.
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio e che non sia stata vaccinata di recente. In caso di vaccinazione recente: qualsiasi persona in cui venga rilevato il ceppo selvaggio del virus della parotite.
3.30. PERTOSSE
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti tosse da almeno due settimane E almeno una delle tre manifestazioni seguenti:
— tosse parossistica,
— sibilo inspiratorio,
— vomito dopo la tosse,
O
qualsiasi persona cui un medico abbia diagnosticato la pertosse,
O
bambini piccoli con episodi di apnea.
Note: tutti gli individui, compresi gli adulti, gli adolescenti o i bambini vaccinati, possono presentare sintomi atipici. Dovrebbero essere esaminate le caratteristiche della tosse; in particolare, dovrebbe essere valutato se la tosse sia di natura parossistica, aumenti durante la notte e si presenti in assenza di febbre.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
i) isolamento della Bordetella pertussis da un campione clinico,
ii) rilevamento dell’acido nucleico della Bordetella pertussis in un campione clinico,
iii) risposta anticorpale specifica alla Bordetella pertussis .
Diagnosi diretta (i)-(ii): il modo migliore per isolare/rilevare la Bordetella pertussis e il suo acido nucleico è mediante campioni nasofaringei.
Diagnosi indiretta (iii): se possibile, un test ELISA dovrebbe essere effettuato usando tossina della pertosse altamente purificata e sieri di riferimento dell’OMS come standard. I risultati dovrebbero essere interpretati in base allo stato vaccinale contro la pertosse. Qualora sia stata effettuata una vaccinazione negli ultimi anni precedenti la raccolta del campione, il titolo degli anticorpi specifici per la tossina Bordetella pertussis possono essere una conseguenza di tale vaccinazione precedente o possono esserne stati modificati.
Criteri epidemiologici
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
3.31. PESTE
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento e identificazione della Yersinia pestis da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico della Yersinia pestis in un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica all’antigene anti-F1 della Yersinia pestis .
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.32. INFEZIONE DA STREPTOCOCCUS PNEUMONIAE , MALATTIA INVASIVA
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento dello Streptococcus pneumoniae da un sito solitamente sterile,
— rilevamento dell’acido nucleico dello Streptococcus pneumoniae in un sito solitamente sterile,
— rilevamento dell’antigene dello Streptococcus pneumoniae in un sito solitamente sterile.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati dalla rete europea di sorveglianza della resistenza agli antimicrobici dell’ECDC (EARS-Net). I criteri per la dichiarazione sono pubblicati annualmente come parte del protocollo per le dichiarazioni relative alla resistenza agli antimicrobici. Cfr.: The European Surveillance system. Antimicrobial resistance (AMR) reporting protocol . European Antimicrobial Resistance Surveillance Network (EARS-Net). www.ecdc.europa.eu
3.33. POLIOMIELITE ACUTA
Criteri clinici
Qualsiasi persona di età inferiore ai 15 anni che presenti una paralisi flaccida acuta (PFA) O
qualsiasi persona per la quale un medico sospetti la poliomielite.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento di poliovirus e differenziazione intratipica — poliovirus selvaggio,
— poliovirus di derivazione vaccinale (VDPV) (per il VDPV almeno l’85 % di omologia con il virus vaccinale nelle sequenze nucleotidiche della regione VP1),
— poliovirus di tipo Sabin: differenziazione intratipica effettuata da un laboratorio per la polio accreditato dall’OMS (per il VDPV, una differenza a livello della sequenza VP1 superiore all’1 % e pari al massimo al 15 % rispetto al virus vaccinale dello stesso sierotipo).
Criteri epidemiologici
Almeno una delle due correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— precedenti di viaggio in un’area in cui la poliomielite è endemica o in un’area in cui si sospetta o è stata confermata la presenza di poliovirus.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
3.34. FEBBRE Q
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con la febbre Q acuta (ad esempio febbre, polmonite, epatite).
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento e identificazione della Coxiella burnetii da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico della Coxiella burnetii in un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica alla Coxiella burnetii (IgG o IgM fase II).
Criteri epidemiologici
Esposizione alla stessa fonte (ad esempio animali infetti o relativi prodotti del parto) di un caso confermato o a materiale infettivo contenente Coxiella burnetii .
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici ed epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
3.35. RABBIA E ALTRE INFEZIONI DA LYSSAVIRUS
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione di lyssavirus da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico di lyssavirus in un campione clinico,
— rilevamento degli antigeni di lyssavirus in un campione clinico,
— dimostrazione della presenza di lesioni tipiche nell’esame istopatologico post mortem del cervello.
Se possibile, procedere all’identificazione della specie virale.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.36. INFEZIONI VIRALI RESPIRATORIE (INFLUENZA, MALATTIA DA CORONAVIRUS 2019, INFEZIONE DA VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE)
SINDROMI
Infezione respiratoria acuta (IRA)
Manifestazione improvvisa della sintomatologia e almeno uno dei sintomi seguenti:
— tosse,
— mal di gola,
— dispnea,
— coriza
E
giudizio di un medico secondo cui la malattia è dovuta a un’infezione.
Sindrome di tipo influenzale (ILI)
Un’infezione respiratoria acuta (IRA) con almeno uno dei quattro sintomi sistemici seguenti:
— febbre rilevata o stato febbrile dichiarato dall’interessato,
— sensazione di malessere,
— cefalea,
— mialgia.
Infezione respiratoria acuta grave (SARI)
Un’infezione respiratoria acuta (IRA) che:
— necessita di ricovero ospedaliero
O
| — | —: apnea, definita come cessazione temporanea del respiro per qualsiasi causa, | — | apnea, definita come cessazione temporanea del respiro per qualsiasi causa, | — | —: febbre (temperatura di almeno 37,5 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 35,5 °C), E | — | febbre (temperatura di almeno 37,5 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 35,5 °C), E | — | shock (letargia, respirazione rapida, cute fredda, riempimento capillare prolungato, polso rapido e debole), E | — | stato di grave malattia senza causa apparente. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | apnea, definita come cessazione temporanea del respiro per qualsiasi causa, | ||||||||||
| — | —: febbre (temperatura di almeno 37,5 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 35,5 °C), E | — | febbre (temperatura di almeno 37,5 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 35,5 °C), E | — | shock (letargia, respirazione rapida, cute fredda, riempimento capillare prolungato, polso rapido e debole), E | — | stato di grave malattia senza causa apparente. | ||||
| — | febbre (temperatura di almeno 37,5 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 35,5 °C), E | ||||||||||
| — | shock (letargia, respirazione rapida, cute fredda, riempimento capillare prolungato, polso rapido e debole), E | ||||||||||
| — | stato di grave malattia senza causa apparente. |
INFLUENZA UMANA, STAGIONALE
Criteri clinici
Almeno uno dei criteri seguenti:
— IRA,
— ILI,
— SARI.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del virus dell’influenza in un campione clinico,
— identificazione dell’antigene del virus dell’influenza in un campione clinico (test antigenici utilizzati nelle strutture sanitarie e in altri contesti in cui il test può essere eseguito da personale formato o professionale, ad esempio le farmacie),
— isolamento del virus dell’influenza da un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Contatto con un caso umano confermato.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI).
B. Caso probabile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI) e il criterio epidemiologico.
C. Caso confermato: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
INFLUENZA UMANA, ZOONOTICA
L’influenza zoonotica negli esseri umani è causata da un virus influenzale primariamente adattato a ospiti animali non umani (quali uccelli, suini, equini) e non circolante nella popolazione umana, ma che può causare un’infezione umana attraverso l’esposizione diretta o indiretta ad animali infetti o ad ambienti contaminati.
Criteri clinici
Almeno uno dei criteri seguenti:
— IRA,
— ILI,
— SARI,
— congiuntivite,
— manifestazioni neurologiche (ad esempio encefalite),
— altre manifestazioni cliniche gravi o insolite non spiegate da una diagnosi alternativa.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei criteri seguenti:
— isolamento di un virus dell’influenza zoonotica da un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica a un virus dell’influenza zoonotica (aumento di almeno quattro volte),
— rilevamento dell’acido nucleico di un virus dell’influenza zoonotica in un campione clinico (in caso di sola positività dell’acido nucleico, i criteri clinici e/o epidemiologici e/o altri criteri di laboratorio devono essere verificati per escludere la contaminazione del campione).
Criteri epidemiologici
Nei 14 giorni precedenti la manifestazione dei sintomi, almeno uno dei criteri seguenti:
— contatto ravvicinato con un caso umano probabile o confermato di influenza zoonotica,
— contatto ravvicinato con un animale in cui è stata confermata la presenza del virus dell’influenza zoonotica A,
— presenza in un contesto (ad esempio casa, azienda agricola, mercato, luogo di lavoro) in cui è stata confermata la presenza del virus dell’influenza zoonotica A negli animali o nell’ambiente,
— esposizione in laboratorio al virus dell’influenza zoonotica.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici ED epidemiologici, O qualsiasi persona che soddisfi i criteri epidemiologici E rilevamento di un’influenza A non stagionale non sottotipizzata - (in attesa di conferma).
C. Caso confermato: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio (conferma di laboratorio effettuata da un laboratorio nazionale di riferimento per l’influenza o dal laboratorio di riferimento dell’Unione europea o da un centro di collaborazione dell’OMS o da un altro laboratorio di riferimento dell’OMS).
MALATTIA DA CORONAVIRUS 2019 (COVID-19) NEGLI ESSERI UMANI
Criteri clinici
Almeno uno dei criteri seguenti:
— IRA,
— ILI,
— SARI.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del SARS-CoV-2 in un campione clinico,
— identificazione dell’antigene del SARS-CoV-2 in un campione clinico (test antigenici utilizzati nelle strutture sanitarie e in altri contesti in cui il test può essere eseguito da personale formato o professionale, ad esempio le farmacie),
— isolamento del SARS-CoV-2 da un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Contatto con un caso umano confermato nei 14 giorni precedenti la manifestazione dei sintomi.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI).
B. Caso probabile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI) e il criterio epidemiologico.
C. Caso confermato: qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
INFEZIONE DA VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VRS) NEGLI ESSERI UMANI
Criteri clinici
Almeno uno dei criteri seguenti:
— IRA,
— ILI,
— SARI.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del VRS in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del VRS in un campione clinico (test antigenici utilizzati nelle strutture sanitarie e in altri contesti in cui il test può essere eseguito da personale formato o professionale, ad esempio le farmacie),
— isolamento del VRS da un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Contatto con un caso umano confermato.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI).
B. Caso probabile: qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici (IRA, ILI o SARI) e il criterio epidemiologico.
C. Caso confermato: Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.37. FEBBRE DELLA RIFT VALLEY
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con la febbre della Rift Valley (ad esempio febbre, ittero, sintomi gastrointestinali, manifestazioni emorragiche, manifestazioni oculari).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus della febbre della Rift Valley (RVF) in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus della RVF da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della RVF in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del virus della RVF in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione del virus della RVF,
— esposizione professionale (ad esempio attività di laboratorio) a materiale infettivo contenente il virus della RVF,
— contatto con materiale biologico di animali potenzialmente infetti in un’area in cui si è precedentemente verificata la trasmissione del virus della RVF.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: criteri clinici, | — | criteri clinici, | — | criteri epidemiologici. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | criteri clinici, | ||||
| — | criteri epidemiologici. |
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
3.38. ROSOLIA
Criteri clinici
Qualsiasi persona per la quale un operatore sanitario sospetti un’infezione da rosolia
O
qualsiasi persona che presenti una manifestazione improvvisa di esantema maculopapulare (non vescicolare) generalizzato
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— linfoadenopatia (ad esempio adenopatia cervicale, suboccipitale o retroauricolare),
— artralgia,
— artrite.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento del virus della rosolia da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della rosolia in un campione clinico adeguato,
— rilevamento degli anticorpi IgM contro la rosolia,
— sieroconversione IgG o aumento significativo del titolo anticorpale IgG contro la rosolia in coppie di campioni testati in parallelo.
In contesti di eliminazione, in determinate situazioni si possono considerare prove supplementari per escludere risultati IgM falsi positivi. I risultati di laboratorio devono essere interpretati in funzione della tempistica di prelievo dei campioni e in base allo stato vaccinale. Si rimanda al «Manual for the Laboratory Surveillance of Measles and Rubella Viruses» dell’OMS, 2018. In caso di vaccinazione recente ricercare il virus selvaggio.
Criteri epidemiologici
Una persona che presenti una correlazione geografica e temporale con un caso confermato in laboratorio o con un altro caso di rosolia epidemiologicamente correlato, con date di insorgenza dell’esantema distanti l’una dall’altra da 12 a 23 giorni.
Criteri relativi ai casi scartati
Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici
E
almeno uno dei tre criteri seguenti:
— sebbene sia stato prelevato e analizzato un campione idoneo da parte di un laboratorio competente, il caso non soddisfa i criteri di laboratorio della definizione di caso per la rosolia,
— il caso è epidemiologicamente correlato a un caso confermato in laboratorio o a un focolaio di un’altra malattia trasmissibile diversa dalla rosolia,
— l’eziologia di un’altra malattia è confermata nel caso, anche se il caso è epidemiologicamente correlato a un caso di rosolia confermato in laboratorio o a un altro caso epidemiologicamente correlato.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e per la quale non sia stata possibile la conferma in laboratorio o la dimostrazione di una correlazione epidemiologica con un caso confermato in laboratorio o con un altro caso epidemiologicamente correlato.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e i criteri epidemiologici, ma per la quale non sia stata possibile la conferma in laboratorio.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e i criteri di laboratorio e che non sia stata vaccinata di recente. In caso di vaccinazione recente, qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e in cui venga rilevato il ceppo selvaggio del virus della rosolia deve essere considerata un caso confermato.
D. Scartato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri relativi ai casi scartati.
Nota: quando si sospetta la rosolia in gravidanza, per la gestione del caso occorre un’ulteriore conferma di un risultato positivo delle IgM della rosolia (ad esempio un test di avidità delle IgG specifiche della rosolia, confronto dei livelli delle IgM e delle IgG della rosolia in una coppia di sieri condotto in un laboratorio di riferimento).
3.39. SINDROME DA ROSOLIA CONGENITA
Criteri clinici
Infezione da rosolia congenita
Per l’infezione da rosolia congenita non possono essere definiti criteri clinici.
Sindrome da rosolia congenita (SRC)
Qualsiasi bambino di età inferiore a un anno o nato morto che presenti:
almeno due delle manifestazioni elencate nella categoria A) O
una manifestazione della categoria A) e una della categoria B).
A)
— cataratta/e,
— glaucoma congenito,
— cardiopatia congenita,
— perdita dell’udito,
— retinopatia pigmentaria.
B)
— porpora,
— splenomegalia,
— microcefalia,
— ritardo di sviluppo,
— meningoencefalite,
— radiotrasparenza delle ossa,
— ittero che comincia a manifestarsi nelle 24 ore dalla nascita.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento del virus della rosolia da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della rosolia,
— risposta anticorpale specifica al virus della rosolia (IgM),
— persistenza di IgG della rosolia tra i 6 e i 12 mesi di età (almeno due campioni con una concentrazione simile di IgG della rosolia).
I risultati di laboratorio devono essere interpretati in base allo stato vaccinale.
Criteri epidemiologici
Qualsiasi bambino piccolo o feto nato morto da madre cui è stata confermata in laboratorio durante la gravidanza un’infezione da rosolia per trasmissione interumana (trasmissione verticale).
Classificazione dei casi di rosolia congenita
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: una correlazione epidemiologica E almeno uno dei criteri clinici della SRC della categoria A), | — | una correlazione epidemiologica E almeno uno dei criteri clinici della SRC della categoria A), | — | criteri clinici della SRC soddisfatti. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | una correlazione epidemiologica E almeno uno dei criteri clinici della SRC della categoria A), | ||||
| — | criteri clinici della SRC soddisfatti. |
| C. | —: una correlazione epidemiologica, | — | una correlazione epidemiologica, | — | almeno uno dei criteri clinici della SRC della categoria A). |
|---|---|---|---|---|---|
| — | una correlazione epidemiologica, | ||||
| — | almeno uno dei criteri clinici della SRC della categoria A). |
3.40. ENTERITE DA SALMONELLA
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle quattro manifestazioni seguenti:
— diarrea,
— febbre,
— dolori addominali,
— vomito.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— Isolamento della Salmonella (escluse S . Typhi o S . Paratyphi) in un campione clinico.
— Rilevamento dell’acido nucleico della Salmonella (escluse S . Typhi o S . Paratyphi) in un campione clinico.
Nota: i test di sensibilità agli antimicrobici della Salmonella enterica dovrebbero essere effettuati su un sottoinsieme rappresentativo di isolati.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle cinque correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— trasmissione da animale a essere umano,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati nel protocollo dell’UE per il monitoraggio armonizzato della resistenza agli antimicrobici negli isolati umani di Salmonella e Campylobacter ( https://ecdc.europa.eu/en/publications-data/eu-protocol-harmonised-monitoring-antimicrobial-resistance-human-salmonella-and-0 ).
3.41. INFEZIONE DA E. COLI PRODUTTORE DELLA TOSSINA SHIGA (STEC), COMPRESA LA SINDROME EMOLITICO-UREMICA (SEU)
Criteri clinici
Diarrea da STEC
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— diarrea,
— dolori addominali.
SINDROME EMOLITICO-UREMICA (SEU)
Qualsiasi persona che presenti un blocco renale acuto e almeno una delle due manifestazioni seguenti:
— anemia emolitica microangiopatica,
— trombocitopenia.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— rilevamento dell’acido nucleico del gene o dei geni stx1 o stx2 nell’isolato di Escherichia coli o nel campione clinico,
— rilevamento della tossina Shiga nell’isolato di Escherichia coli o nel campione clinico.
Solo per la SEU il criterio seguente può essere utilizzato come criterio di laboratorio per confermare la presenza di STEC:
— risposta anticorpale sierogruppo specifica all’ Escherichia coli (LPS).
Per un caso probabile:
— isolamento di Escherichia coli O157 non fermentante il sorbitolo (senza test della tossina o dei geni che producono la tossina).
Criteri epidemiologici
Almeno una delle cinque correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— trasmissione da animale a essere umano,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile di SEU associata a STEC Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici per la SEU.
B. Caso probabile di STEC Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica O qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e il criterio di laboratorio per un caso probabile.
C. Caso confermato di STEC qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio per un caso confermato.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.42. SHIGELLOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle quattro manifestazioni seguenti:
— diarrea,
— febbre,
— vomito,
— dolori addominali.
Criteri di laboratorio
Per un caso confermato:
— isolamento di Shigella spp. da un campione clinico.
Per un caso probabile:
— rilevamento dell’acido nucleico di Shigella spp. in un campione clinico.
Nota: se possibile, effettuare test di sensibilità agli antimicrobici della Shigella .
Criteri epidemiologici
Almeno una delle quattro correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— esposizione ad alimenti o ad acqua da bere contaminati,
— esposizione ambientale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica O qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio per un caso probabile.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio per un caso confermato O qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica, E i criteri di laboratorio per un caso probabile.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri.
3.43. VAIOLO
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento del virus del vaiolo ( Orthopoxvirus variola ) da un campione clinico e successivo sequenziamento,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus del vaiolo in un campione clinico e successivo sequenziamento.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.44. SIFILIDE (ESCLUSA LA SIFILIDE CONGENITA)
Criteri clinici
Sifilide primaria
Qualsiasi persona che presenti una o più lesioni ulcerative (ulcere) (solitamente indolori) nella zona genitale, perineale o anale, nella bocca o nella mucosa faringea o in altre localizzazioni extragenitali.
Sifilide secondaria
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle cinque manifestazioni seguenti:
— esantema maculopapulare diffuso, spesso a livello dei palmi delle mani e delle piante dei piedi,
— linfoadenopatia generalizzata,
— condiloma piano,
— enantema,
— alopecia diffusa.
Sifilide latente precoce (meno di 12 mesi)
Nessun sintomo al momento della diagnosi e precedenti clinici compatibili con quelli delle fasi iniziali della sifilide nei 12 mesi precedenti.
Si noti che manifestazioni oculari e neurologiche possono presentarsi in qualsiasi fase della sifilide. Si noti che i casi di sifilide latente tardiva (più di 12 mesi) non sono oggetto della sorveglianza dell’Unione.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— rilevamento del Treponema pallidum in un campione clinico mediante microscopia a campo scuro,
— rilevamento del Treponema pallidum in un campione clinico mediante test di immunofluorescenza diretta (DFA),
— rilevamento dell’acido nucleico del Treponema pallidum in un campione clinico,
— rilevamento degli anticorpi del Treponema pallidum mediante screening (TPHA, TPPA o EIA) E rilevamento degli anticorpi TP-IgM (ad esempio, mediante IgM-ELISA, Immunoblot o 19S-IgM-FTA-abs) O degli anticorpi non treponemici (ad esempio, RPR, VDRL).
Criteri epidemiologici
Sifilide primaria/secondaria
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (contatto sessuale).
Sifilide latente precoce
Correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (contatto sessuale) nei 12 mesi precedenti.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per la conferma del caso.
3.45. SIFILIDE CONGENITA
Criteri clinici
Qualsiasi bambino di età inferiore ai due anni che presenti almeno una delle undici manifestazioni seguenti:
— epatomegalia/epatosplenomegalia,
— lesioni mucocutanee,
— condiloma piano,
— rinite persistente,
— ittero,
— pseudoparalisi (dovuta a periostite e osteocondrite),
— coinvolgimento del sistema nervoso centrale,
— anemia,
— sindrome nefrotica,
— malnutrizione,
— linfoadenopatia generalizzata.
Criteri di laboratorio
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— rilevamento del Treponema pallidum in un campione clinico mediante microscopia a campo scuro,
— rilevamento del Treponema pallidum in un campione clinico mediante test di immunofluorescenza diretta (DFA),
— rilevamento dell’acido nucleico del Treponema pallidum in un campione clinico,
— rilevamento di anticorpi IgM specifici del Treponema pallidum (FTA-abs, EIA),
E un test non treponemico positivo (VDRL, RPR) sul siero del bambino.
Caso probabile
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— risultato positivo al test VDRL-CSF,
— test sierologici treponemici e non treponemici positivi sul siero della madre,
— il titolo di anticorpi non treponemici nel bambino alla nascita è almeno quattro volte superiore al titolo di anticorpi del siero della madre.
Criteri epidemiologici
Qualsiasi bambino che presenti una correlazione epidemiologica mediante trasmissione interumana (trasmissione verticale).
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
| B. | —: una correlazione epidemiologica, | — | una correlazione epidemiologica, | — | criteri di laboratorio per un caso probabile soddisfatti. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | una correlazione epidemiologica, | ||||
| — | criteri di laboratorio per un caso probabile soddisfatti. |
C. Caso confermato Qualsiasi bambino che soddisfi i criteri di laboratorio per la conferma del caso.
3.46. ENCEFALITE DA ZECCHE (TBE)
Ai fini del presente documento, il termine «encefalite da zecche» si riferisce sia all’encefalite da zecche dell’Europa centrale che all’encefalite da zecche dell’Estremo Oriente.
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con l’encefalite da zecche (ad esempio febbre, sintomi di infiammazione del sistema nervoso centrale).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus della TBE in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno una delle sei manifestazioni seguenti:
— isolamento e identificazione del virus della TBE da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della TBE in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del virus della TBE in un campione clinico,
— rilevamento degli anticorpi IgM E IgG specifici per il virus della TBE nel sangue,
— rilevamento degli anticorpi IgM specifici per il virus della TBE nel LCS,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici nel LCS o nel siero (ad esempio sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— esposizione allo stesso veicolo di infezione (ad esempio latte e prodotti lattiero-caseari non pastorizzati) di un caso confermato,
— residenza o viaggio, nelle quattro settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui si sono precedentemente verificati casi di encefalite virale da zecche.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso probabile E i criteri clinici E i criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da flavivirus e in base allo stato vaccinale. I casi confermati in tali situazioni dovrebbero essere convalidati da prova di sieroneutralizzazione o altre prove equivalenti.
3.47. TOXOPLASMOSI CONGENITA
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— dimostrazione della presenza del Toxoplasma gondii nei tessuti o nei fluidi corporei,
— rilevamento dell’acido nucleico del Toxoplasma gondii in un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica al Toxoplasma gondii (IgM, IgG, IgA) in un neonato,
— titoli persistentemente stabili di IgG Toxoplasma gondii in un bambino di età inferiore ai 12 mesi.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato Qualsiasi bambino che soddisfi i criteri di laboratorio.
3.48. TRICHINOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno tre delle sei manifestazioni seguenti:
— febbre,
— mialgia,
— diarrea,
— edema facciale,
— eosinofilia,
— emorragie subcongiuntivali, subungueali e retiniche.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— dimostrazione dell’esistenza di larve di Trichinella in tessuti ottenuti mediante biopsia muscolare,
— risposta anticorpale specifica alla Trichinella (test IFA, ELISA o Western blot).
Criteri epidemiologici
Almeno una delle due correlazioni epidemiologiche seguenti:
— esposizione ad alimenti contaminati (carne),
— esposizione a una fonte comune.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.49 TUBERCOLOSI
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti le manifestazioni seguenti:
— segni, sintomi e/o reperti radiologici compatibili con una tubercolosi attiva in qualsiasi sito E
— la decisione di un medico di curare il paziente con un ciclo completo di terapia antitubercolare O
un caso scoperto post mortem con un quadro patologico compatibile con una tubercolosi attiva che avrebbe richiesto un trattamento antitubercolare se la malattia fosse stata diagnosticata prima del decesso.
Criteri di laboratorio
Caso confermato
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento del complesso Mycobacterium tuberculosis (tranne il BCG Mycobacterium bovis ) da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del complesso Mycobacterium tuberculosis in un campione clinico al momento della diagnosi con uno qualsiasi dei test raccomandati dall’OMS in conformità delle raccomandazioni dell’OMS più aggiornate ( https://www.who.int/publications/i/item/9789240030589 ).
Caso probabile
Almeno uno dei criteri seguenti:
— rilevamento di bacilli acido-resistenti mediante microscopia (compresa la microscopia a fluorescenza),
— presenza istologica di granulomi.
Criteri epidemiologici N. A.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici.
B. Caso probabile qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio per un caso probabile.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e i criteri di laboratorio per la conferma del caso.
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test fenotipici di sensibilità agli antimicrobici e/o dei metodi genotipici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati dalla rete europea dei laboratori di riferimento per la tubercolosi e dalla rete europea di sorveglianza della tubercolosi, e pubblicati nel protocollo per le dichiarazioni relative alla sorveglianza della tubercolosi.
3.50. TULAREMIA
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con la tularemia (ad esempio febbre, linfoadenopatia, sintomi gastrointestinali, polmonite, setticemia, stomatite, ulcera cutanea, congiuntivite).
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— isolamento e identificazione della Francisella tularensis da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico della Francisella tularensis in un campione clinico,
— risposta anticorpale specifica alla Francisella tularensis .
Criteri epidemiologici
Esposizione alla stessa fonte (ad esempio animali infetti, alimenti o acqua contaminati da Francisella tularensis ) di un caso confermato o a materiale infettivo contenente Francisella tularensis .
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e i criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
3.51. INFEZIONE DA VIRUS DEL NILO OCCIDENTALE (WNV)
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con l’infezione da virus del Nilo occidentale (ad esempio febbre, encefalite, meningite).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Almeno uno dei tre criteri seguenti:
— rilevamento di anticorpi IgM contro il WNV nel siero o nel LCS,
— rilevamento di sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero,
— rilevamento dell’acido nucleico di flavivirus in un campione clinico, se non è disponibile un saggio specifico per il WNV (ad esempio screening mediante NAT/PCR delle donazioni di sangue).
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del WNV da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del WNV in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici nel LCS o nel siero (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con altro metodo altrettanto discriminante,
— rilevamento dell’antigene specifico per il WNV (immunoistochimica (IHC) post mortem).
Criteri epidemiologici
Almeno una delle quattro correlazioni epidemiologiche seguenti:
— residenza o viaggio, nelle quattro settimane precedenti la manifestazione dei sintomi o il rilevamento dell’infezione durante la stagione di trasmissione del WNV, in un’area in cui il virus è stato precedentemente rilevato negli esseri umani o negli animali,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che abbia risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione), durante la stagione di trasmissione del WNV, in un’area in cui è stato precedentemente rilevato il virus,
— esposizione professionale (ad esempio attività di laboratorio) a materiale infettivo contenente WNV,
— esposizione al WNV mediante trasmissione verticale.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso probabile E i criteri clinici E i criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per la conferma del caso.
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da flavivirus e in base allo stato vaccinale.
3.52. FEBBRE GIALLA
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con la febbre gialla (ad esempio febbre, ittero, manifestazioni emorragiche).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— rilevamento di anticorpi IgM contro il virus della febbre gialla in un unico campione di siero (non applicabile in caso di vaccinazione recente contro la febbre gialla),
— dimostrazione della presenza di lesioni tipiche nell’esame istopatologico post mortem del fegato.
Caso confermato
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus della febbre gialla da un campione clinico (in caso di vaccinazione recente, una persona in cui sia stato rilevato il ceppo selvaggio del virus della febbre gialla),
— rilevamento dell’acido nucleico del virus della febbre gialla in un campione clinico (in caso di vaccinazione recente, una persona in cui sia stato rilevato il ceppo selvaggio del virus della febbre gialla),
— rilevamento dell’antigene della febbre gialla in un campione clinico (non applicabile in caso di vaccinazione recente contro la febbre gialla),
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi (non applicabile in caso di vaccinazione recente contro la febbre gialla).
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la trasmissione del virus della febbre gialla,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che abbia risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione) in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la trasmissione del virus della febbre gialla.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso probabile E i criteri clinici E i criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da flavivirus e in base allo stato vaccinale. In caso di vaccinazione recente contro la febbre gialla senza precedenti di viaggio in un’area colpita dalla febbre gialla, se la determinazione del ceppo non è possibile, questo dovrebbe essere considerato come un ceppo vaccinale del virus della febbre gialla.
3.53. YERSINIOSI, INTESTINALE
Criteri clinici
Qualsiasi persona che presenti almeno una delle cinque manifestazioni seguenti:
— febbre,
— diarrea,
— vomito,
— dolori addominali (pseudoappendicite),
— tenesmo rettale.
Criteri di laboratorio
Almeno uno dei due criteri seguenti:
— isolamento della forma patogena umana di Yersinia enterocolitica o Yersinia pseudotuberculosis da un campione clinico,
— rilevamento di geni della virulenza di Y. enterocolitica o Y. pseudotuberculosis in un campione clinico.
Criteri epidemiologici
Almeno una delle quattro correlazioni epidemiologiche seguenti:
— trasmissione interumana,
— esposizione a una fonte comune,
— trasmissione da animale a essere umano,
— esposizione ad alimenti contaminati.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici, con una correlazione epidemiologica.
C. Caso confermato Qualsiasi persona che soddisfi i criteri clinici e di laboratorio.
Nota: se il sistema nazionale di sorveglianza non registra i sintomi clinici, tutti i casi confermati in laboratorio devono essere dichiarati come casi confermati.
3.54. MALATTIA DA VIRUS ZIKA
Criteri clinici
Manifestazioni cliniche compatibili con la malattia da virus Zika (ad esempio eruzione cutanea, febbre, feto o neonato con microcefalia o calcificazioni intracraniche o altre anomalie del sistema nervoso centrale).
Criteri di laboratorio
Caso probabile
Rilevamento di anticorpi IgM contro il virus Zika in un unico campione di siero.
Caso confermato
Almeno uno dei cinque criteri seguenti:
— isolamento e identificazione del virus Zika da un campione clinico,
— rilevamento dell’acido nucleico del virus Zika in un campione clinico,
— rilevamento dell’antigene del virus Zika in un campione clinico,
— rilevamento di un’infezione acuta mediante metodi sierologici (ad esempio anticorpi IgM in un unico campione di siero, sieroconversione o aumento di quattro volte del titolo anticorpale in coppie di campioni di siero, anticorpi IgG a bassa avidità in un campione di siero) E conferma della specificità degli anticorpi mediante saggi di neutralizzazione simultanei con virus che presentano cross-reattività sierologica o con un altro metodo altrettanto discriminante,
— rilevamento di anticorpi IgM contro il virus Zika nel liquido amniotico o nel liquido cerebrospinale di un feto o neonato con microcefalia o calcificazioni intracraniche o altre anomalie del sistema nervoso centrale.
Criteri epidemiologici
Almeno uno dei quattro criteri seguenti:
— residenza o viaggio, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la trasmissione del virus Zika,
— ricezione di sostanze di origine umana da un donatore che abbia risieduto o viaggiato (nelle quattro settimane precedenti la donazione) in un’area in cui è stata precedentemente rilevata la trasmissione del virus Zika,
— contatto sessuale, nelle due settimane precedenti la manifestazione dei sintomi, con un caso probabile o confermato di infezione da virus Zika,
— infezione da virus Zika probabile o confermata nella madre durante la gravidanza.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile Qualsiasi persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso probabile E i criteri clinici E i criteri epidemiologici O un feto o neonato con microcefalia o calcificazioni intracraniche o altre anomalie del sistema nervoso centrale la cui madre soddisfi almeno uno dei criteri epidemiologici.
C. Caso confermato Una persona che soddisfi i criteri di laboratorio per un caso confermato.
Nota: i risultati sierologici dovrebbero essere interpretati in funzione di precedenti esposizioni ad altre infezioni da flavivirus e in base allo stato vaccinale.
4. DEFINIZIONI DI CASO DEI PROBLEMI SANITARI SPECIALI
4.1. RESISTENZA AGLI ANTIMICROBICI (COMPRESO IL CONSUMO DI ANTIMICROBICI NEGLI ESSERI UMANI)
4.1.1. DEFINIZIONE GENERICA DI CASO PER GLI AGENTI PATOGENI (DIVERSI DA QUELLI DI CUI ALL’ALLEGATO I) PER I QUALI LA RESISTENZA AGLI ANTIMICROBICI DESTA PREOCCUPAZIONE
Criteri clinici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Criteri di laboratorio
Almeno una coltura biologica (sangue, LCS) positiva per Staphylococcus aureus o complesso Klebsiella pneumoniae o Escherichia coli o Enterococcus faecium o Enterococcus faecalis o Pseudomonas aeruginosa o Acinetobacter spp. o Streptococcus pneumoniae o Candidozyma auris .
Criteri epidemiologici
Non pertinenti a fini di sorveglianza.
Classificazione dei casi
A. Caso possibile N. A.
B. Caso probabile N. A.
C. Caso confermato
Resistenza agli antimicrobici
I risultati dei test di sensibilità agli antimicrobici devono essere dichiarati secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati dalla rete europea di sorveglianza della resistenza agli antimicrobici dell’ECDC (EARS-Net; i criteri per la dichiarazione sono pubblicati annualmente come parte del protocollo per le dichiarazioni relative alla resistenza agli antimicrobici. Cfr.: Antimicrobial resistance (AMR) reporting protocol . EARS-Net. www.ecdc.europa.eu .). La dichiarazione deve includere dati riguardanti gli isolati da sangue e da LCS (isolati invasivi), quali:
— Staphylococcus aureus : sensibilità alla meticillina e ad altri beta-lattamici antistafilococcici,
— Enterobacterales (quali il complesso Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli ): resistenza/sensibilità alle cefalosporine di terza generazione e ai carbapenemi, nonché, se disponibili, a nuovi agenti antimicrobici e alla colistina;
— Acinetobacter spp. (compreso il complesso Acinetobacter baumannii ): resistenza/sensibilità ai carbapenemi e, negli isolati resistenti ai carbapenemi, resistenza/sensibilità a nuovi agenti antimicrobici,
— Pseudomonas aeruginosa : resistenza/sensibilità ai carbapenemi e, negli isolati resistenti ai carbapenemi, resistenza/sensibilità a nuovi agenti antimicrobici,
— Enterococcus faecium ed Enterococcus faecalis : resistenza/sensibilità ai glicopeptidi.
4.1.2. DEFINIZIONI GENERICHE DI CASO E CLASSIFICAZIONE DELLA RESISTENZA AGLI AGENTI ANTIMICROBICI
Resistenza clinica agli agenti antimicrobici
Definizione
Un microrganismo è classificato come clinicamente «sensibile, regime di dosaggio standard», clinicamente «sensibile, aumento dell’esposizione» o clinicamente «resistente» a un agente antimicrobico applicando gli opportuni valori soglia clinici determinati da EUCAST ( http://www.eucast.org/clinical_breakpoints/ ) con una metodologia standardizzata (o calibrata con una metodologia standardizzata), ad esempio i valori soglia clinici della concentrazione minima inibente (MIC) e i diametri delle zone di inibizione correlati. L’esposizione è in funzione del modo in cui la modalità di somministrazione, la dose, l’intervallo tra le dosi, il tempo di infusione, così come la distribuzione e l’escrezione dell’agente antimicrobico influenzeranno l’organismo infettante nel sito di infezione. I valori soglia possono essere cambiati se giustificato da modifiche delle circostanze. Per i test di sensibilità agli antimicrobici (AST), se approvati da EUCAST possono essere utilizzati metodi quantitativi equivalenti al posto della MIC o della diffusione su disco.
Classificazione
Clinicamente sensibile, regime di dosaggio standard (S):
— un microrganismo è definito «sensibile, regime di dosaggio standard» (S) quando vi è un’elevata probabilità di successo terapeutico utilizzando un regime di dosaggio standard dell’agente.
Clinicamente sensibile, aumento dell’esposizione (I):
— un microrganismo è definito «sensibile, aumento dell’esposizione» (I) quando vi è un’elevata probabilità di successo terapeutico perché l’esposizione all’agente viene aumentata regolando il regime di dosaggio o mediante la sua concentrazione nel sito di infezione.
Clinicamente resistente (R):
— un microrganismo è definito «resistente» (R) quando vi è un’elevata probabilità di fallimento terapeutico anche aumentando l’esposizione.
I valori soglia clinici sono presentati come:
— S: MIC ≤ x mg/L; diametro della zona di diffusione su disco ≥ σ mm,
— I: MIC > x, ≤ y mg/L; diametro della zona di diffusione su disco ≥ ρ mm, < σ mm,
— R: MIC > y mg/L; diametro della zona di diffusione su disco < ρ mm.
Panresistente ( Pandrug-resistant - PDR):
— per Staphylococcus aureus , Enterococcus spp., Enterobacterales compresi il complesso Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli , Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter spp., un isolato è definito panresistente (PDR) quando è resistente a tutti gli agenti antimicrobici, secondo quanto proposto dal gruppo internazionale di esperti per le definizioni standard provvisorie di resistenza acquisita 6 ,
— un isolato è definito come panresistente confermato quando è «resistente» (R) o «sensibile, aumento dell’esposizione» (I) a tutti gli agenti di tutte le categorie di antimicrobici, in base alla conferma di un laboratorio di riferimento o di un altro laboratorio di microbiologia clinica attraverso un test su un ulteriore gruppo di agenti antimicrobici rispetto a quelli testati abitualmente, in conformità delle definizioni per microrganismo proposte dal gruppo internazionale di esperti per le definizioni standard provvisorie di resistenza acquisita 7 ,
— un isolato è definito come probabilmente panresistente quando è «resistente» (R) o «sensibile, aumento dell’esposizione» (I) a tutti gli agenti antimicrobici testati nel laboratorio,
— un isolato è definito come non panresistente quando è «sensibile, regime di dosaggio standard» (S) ad almeno uno degli agenti antimicrobici testati.
Resistenza microbiologica agli agenti antimicrobici
Definizione fenotipica
Un microorganismo è classificato come di fenotipo selvaggio o di fenotipo non selvaggio per una specie secondo i valori di cut-off epidemiologico ( epidemiological cut-off - ECOFF) di EUCAST con una metodologia standardizzata (o calibrata con una metodologia standardizzata) ( http://www.eucast.org/ast_of_bacteria/ ; http://www.eucast.org/mic_distributions_and_ecoffs/ ) sulla base delle distribuzioni specie-specifiche della MIC e dei diametri delle zone di inibizione correlati.
Classificazione fenotipica
Fenotipo selvaggio ( Wild-type phenotype - WT):
— un microorganismo è definito come di fenotipo selvaggio (WT) per una specie o complesso di specie quando non presenta meccanismi fenotipicamente identificabili di resistenza acquisita.
Fenotipo non selvaggio ( Non-wild-type phenotype - NWT):
— un microorganismo è definito come di fenotipo non selvaggio (NWT) per una specie quando presenta almeno un meccanismo fenotipicamente identificabile di resistenza acquisita.
I valori di ECOFF si presentano come ( http://www.eucast.org/ast_of_bacteria/ ):
— WT: ECOFF ≤ x mg/L; diametro della zona di diffusione su disco ≥ σ mm,
— NWT: ECOFF > x mg/L; diametro della zona di diffusione su disco < σ mm.
Identificazione di un meccanismo di resistenza acquisita agli antimicrobici (ad esempio, enzima che inattiva il farmaco, modifica del tipo di proteina bersaglio del farmaco, pompa di efflusso).
L’espressione di un meccanismo di resistenza acquisita agli antimicrobici da parte di un microorganismo può essere determinata in vitro e il tipo di meccanismo può essere identificato mediante una metodologia standardizzata secondo gli orientamenti di EUCAST per l’identificazione dei meccanismi di resistenza e delle resistenze specifiche di importanza clinica e/o epidemiologica ( https://www.eucast.org/fileadmin/eucast/pdf/eucast_guidelines/EUCAST_detection_of_resistance_mechanisms_170711.pdf ).
Definizione genotipica
Un microorganismo è classificato come portatore o non portatore di un determinante genetico o di una combinazione di determinanti che conferiscono un fenotipo di sensibilità non selvaggio nei confronti di un agente antimicrobico (gene trasferibile o mutazione del gene core). La presenza di un determinante genetico o di una combinazione di determinanti che conferiscono un fenotipo di sensibilità non selvaggio nei confronti di uno o diversi agenti antimicrobici può essere dimostrata rilevando e identificando le corrispondenti sequenze di acido nucleico in un genoma batterico.
Classificazione genotipica
I genotipi sono dichiarati come:
— positivi: presenza di [nome del gene di resistenza o mutazione del gene core],
— negativi: assenza di [nome del gene di resistenza] o rilevamento della sequenza del gene core di tipo selvaggio.
4.1.3. CONSUMO DI ANTIMICROBICI NEGLI ESSERI UMANI
Gli Stati membri devono dichiarare i dati di sorveglianza nazionale sul consumo di antimicrobici negli esseri umani in conformità del sistema di classificazione anatomico terapeutico chimico (ATC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ( https://atcddd.fhi.no/atc_ddd_index/ ) e secondo i metodi e i criteri concordati tra l’ECDC e gli Stati membri, come specificati dalla rete europea di sorveglianza del consumo di antimicrobici (ESAC-Net) dell’ECDC. I criteri per la dichiarazione sono pubblicati annualmente come parte del protocollo per le dichiarazioni relative al consumo di antimicrobici («Antimicrobial consumption (AMC) reporting protocol»). Rete europea di sorveglianza del consumo di antimicrobici (ESAC-Net) ( www.ecdc.europa.eu ). I dati devono comprendere il consumo di antimicrobici sia per l’ambito territoriale che per l’ambito ospedaliero, che sono dichiarati separatamente.
4.2. DEFINIZIONE GENERICA DI CASO DI INFEZIONE ASSOCIATA ALL’ASSISTENZA SANITARIA (HAI)
È definita infezione associata all’assistenza sanitaria correlata a un ricovero ospedaliero in corso un’infezione che corrisponde a una delle definizioni di caso E che si manifesta come segue:
— i sintomi si manifestano a partire dal terzo giorno del ricovero in corso (considerando come primo giorno il giorno di ammissione), O
— il paziente è stato sottoposto a un intervento chirurgico il primo o il secondo giorno e manifesta sintomi di infezione del sito chirurgico prima del terzo giorno, O
— è stato inserito un dispositivo invasivo il primo o il secondo giorno con conseguente infezione associata all’assistenza sanitaria prima del terzo giorno, O
— i sintomi si manifestano il primo giorno o il secondo giorno in un neonato, O
— al paziente è stata diagnosticata la COVID-19 e la manifestazione dei sintomi (o il primo test positivo se asintomatico) è avvenuta a partire dal terzo giorno del ricovero in corso (considerando come primo giorno il giorno di ammissione).
È definita infezione associata all’assistenza sanitaria correlata a un precedente ricovero ospedaliero un’infezione che corrisponde a una delle definizioni di caso E che si manifesta come segue:
E
— il paziente presenta un’infezione ma è stato riammesso meno di 48 ore dopo una precedente ammissione in un reparto di terapia intensiva, O
— il paziente è stato ammesso con un’infezione che corrisponde alla definizione di caso di infezione del sito chirurgico (ISC), cioè l’ISC si è manifestata entro 30 giorni dall’operazione (o, nel caso di chirurgia con inserimento di un impianto, si tratta di un’ISC profonda o di organo/spazio che si è sviluppata entro 90 giorni dall’operazione) e il paziente manifesta sintomi che corrispondono alla definizione di caso e/o è sottoposto a cura antimicrobica per tale infezione, O
— nei 28 giorni successivi alla dimissione da un reparto di terapia intensiva il paziente è stato ammesso con un’infezione da Clostridium difficile , o ne manifesta i sintomi entro due giorni dall’ammissione, O
— il paziente è affetto da COVID-19 al momento del ricovero (o i sintomi si sono manifestati prima del terzo giorno) ed è stato (ri)ammesso meno di 48 ore dopo una degenza di oltre sette giorni nella stessa o in un’altra struttura sanitaria.
Nota: ai fini delle indagini di prevalenza puntuale è definita infezione associata all’assistenza sanitaria attiva presente il giorno dell’indagine un’infezione i cui segni e sintomi sono presenti il giorno dell’indagine o un’infezione per la quale il paziente sta ancora ricevendo cure il giorno dell’indagine a seguito di segni e sintomi manifestatisi in passato. Per determinare se l’infezione trattata corrisponde a una delle definizioni di caso di infezione associata all’assistenza sanitaria la presenza di segni e sintomi dovrebbe essere verificata nel periodo precedente all’inizio del trattamento. Le definizioni adattate delle infezioni associate all’assistenza sanitaria nelle strutture di assistenza a lungo termine e nelle unità di terapia intensiva sono disponibili rispettivamente agli indirizzi https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/protocol-point-prevalence-surveys-healthcare-associated-infections-4-0 e https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/protocol-surveillance-healthcare-associated-infections-and-prevention-indicators .
4.2.1. BJ: INFEZIONI DI OSSA E ARTICOLAZIONI
BJ-BONE: osteomielite
L’osteomielite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura dell’osso,
— evidenza di osteomielite all’esame diretto dell’osso durante un intervento chirurgico o nel corso di un esame istopatologico,
| — | —: emocoltura positiva, | — | emocoltura positiva, | — | test antigenico positivo su sangue (ad esempio per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae ), | — | evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante radiografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)]. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva, | ||||||
| — | test antigenico positivo su sangue (ad esempio per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae ), | ||||||
| — | evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante radiografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)]. |
Istruzioni per la dichiarazione
Le mediastiniti secondarie a un intervento cardiochirurgico associate ad osteomielite sono da dichiarare come infezioni del sito chirurgico di un organo/spazio (SSI-MED).
BJ-JNT: infezioni delle articolazioni o delle borse
Le infezioni delle articolazioni o delle borse devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del liquido articolare o della biopsia sinoviale del paziente,
— evidenza di infezione articolare o della borsa riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del liquido articolare, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del liquido articolare, | — | test antigenico positivo su sangue, urine o liquido articolare, | — | profilo cellulare e chimico del liquido articolare compatibile con un’infezione e non spiegabile con una sottostante patologia reumatica, | — | evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante radiografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)]. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del liquido articolare, | ||||||||
| — | test antigenico positivo su sangue, urine o liquido articolare, | ||||||||
| — | profilo cellulare e chimico del liquido articolare compatibile con un’infezione e non spiegabile con una sottostante patologia reumatica, | ||||||||
| — | evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante radiografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)]. |
BJ-DISC: infezione dello spazio discale
Le infezioni dello spazio discale intervertebrale devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto dello spazio discale intervertebrale del paziente, prelevato durante un intervento chirurgico o mediante agoaspirazione,
— evidenza di infezione dello spazio discale intervertebrale riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
— febbre superiore a 38 °C in assenza di altra causa nota o dolore localizzato allo spazio discale intervertebrale interessato, E conferma radiografica dell’infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante radiografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)],
— febbre superiore a 38 °C in assenza di altra causa nota e dolore localizzato allo spazio discale intervertebrale interessato E test antigenico positivo su sangue o urine (ad esempio test positivo per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae , Neisseria meningitidis o streptococco di gruppo B).
4.2.2. BSI: INFEZIONI DEL SANGUE
BSI: infezione del sangue confermata in laboratorio
Una emocoltura positiva per un patogeno noto
O
almeno uno dei segni o sintomi seguenti: febbre superiore a 38 °C, brividi o ipotensione,
E
due emocolture positive per un contaminante comune della cute (da due campioni di sangue distinti, in genere raccolti nell’arco di 48 ore).
Contaminanti della cute = stafilococchi coagulasi negativi, Micrococcus spp., Propionibacterium acnes , Bacillus spp., Corynebacterium spp.
Fonti dell’infezione del sangue:
— correlata al catetere: la coltura del catetere evidenzia lo stesso microrganismo o i sintomi migliorano entro le 48 ore successive alla rimozione del catetere [C-PVC: catetere periferico, C-CVC: catetere venoso centrale ( nota : dichiarare le BSI da C-CVC o C-PVC come CRI3-CVC o CRI3-PVC rispettivamente se vi è conferma microbiologica, cfr. la definizione di CRI3)];
| — | —: polmonare (S-PUL), | — | polmonare (S-PUL), | — | infezione delle vie urinarie (S-UTI), | — | infezione del tratto digestivo (S-DIG), | — | SSI (S-SSI): infezioni del sito chirurgico, | — | cute e tessuti molli (S-SST), | — | altre (S-OTH), |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | polmonare (S-PUL), | ||||||||||||
| — | infezione delle vie urinarie (S-UTI), | ||||||||||||
| — | infezione del tratto digestivo (S-DIG), | ||||||||||||
| — | SSI (S-SSI): infezioni del sito chirurgico, | ||||||||||||
| — | cute e tessuti molli (S-SST), | ||||||||||||
| — | altre (S-OTH), |
— origine ignota (UO): nessuna delle precedenti, infezione del sangue di origine ignota (verificata nel corso dell’indagine e nessuna fonte riscontrata),
— ignota (UNK): nessuna informazione disponibile sulla fonte dell’infezione del sangue o informazione mancante.
4.2.3. COV: COVID-19 (INFEZIONE DA SARS-COV-2)
Il paziente presenta nel fascicolo sanitario documentazione relativa a qualsiasi test di conferma di laboratorio per la COVID-19 (rilevamento dell’RNA virale bersaglio o dell’antigene virale da tampone orofaringeo o nasale o da qualsiasi altro campione clinico appropriato).
E
COV-ASY: COVID-19 asintomatica
— Il paziente non presenta segni o sintomi compatibili con la COVID-19.
COV-MM: COVID-19 lieve/moderata
— Il paziente presenta qualsiasi segno o sintomo compatibile con la COVID-19, senza necessità di ossigenoterapia e con livello di saturazione dell’ossigeno ≥ 92 %.
COV-SEV: COVID-19 grave
— Il paziente presenta segni o sintomi compatibili con la COVID-19 con necessità di ossigenoterapia per dispnea dovuta alla COVID-19 e/o livello di saturazione dell’ossigeno < 92 %.
Segni e sintomi compatibili con la COVID-19: febbre, tosse, affaticamento, dispnea, anoressia, mialgie, perdita dell’olfatto (anosmia), perdita del gusto (ageusia). Sono stati segnalati anche altri sintomi non specifici, quali mal di gola, congestione nasale, cefalea, diarrea, nausea e vomito. Ulteriori manifestazioni neurologiche segnalate comprendono vertigini, agitazione, debolezza, convulsioni o quadri clinici suggestivi di ictus, tra cui disturbi del linguaggio o della vista, perdita sensoriale o problemi di equilibrio nella stazione eretta o nella deambulazione. Le persone anziane e i pazienti immunodepressi in particolare possono presentare sintomi atipici quali affaticamento, ridotta vigilanza, ridotta mobilità, diarrea, perdita di appetito, confusione e assenza di febbre. I sintomi quali dispnea, febbre, sintomi gastrointestinali (GI) o affaticamento dovuti ad adattamenti fisiologici nelle donne in gravidanza, eventi avversi della gravidanza o altre malattie come la malaria, possono sovrapporsi ai sintomi della COVID-19. I bambini potrebbero presentare febbre o tosse con minor frequenza degli adulti. (Fonte: OMS. «Living guidance for clinical management of COVID-19», 23 novembre 2021. Disponibile all’indirizzo https://www.who.int/publications/i/item/WHO-2019-nCoV-clinical-2021-2 ).
4.2.4. CNS: INFEZIONI DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
CNS-IC: infezione intracranica (ascesso celebrale, infezione subdurale o epidurale, encefalite)
L’infezione intracranica deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto cerebrale o durale,
— ascesso o evidenza di infezione intracranica riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: presenza di microrganismi rilevata all’esame microscopico del tessuto cerebrale o di un ascesso, prelevato con agoaspirazione o tramite biopsia durante un intervento chirurgico o un’autopsia, | — | presenza di microrganismi rilevata all’esame microscopico del tessuto cerebrale o di un ascesso, prelevato con agoaspirazione o tramite biopsia durante un intervento chirurgico o un’autopsia, | — | test antigenico positivo su sangue o urine, | — | evidenza radiografica di infezione (ad esempio riscontro di anomalie mediante ecografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia cerebrale o arteriografia), |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | presenza di microrganismi rilevata all’esame microscopico del tessuto cerebrale o di un ascesso, prelevato con agoaspirazione o tramite biopsia durante un intervento chirurgico o un’autopsia, | ||||||
| — | test antigenico positivo su sangue o urine, | ||||||
| — | evidenza radiografica di infezione (ad esempio riscontro di anomalie mediante ecografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia cerebrale o arteriografia), |
— singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri E, se la diagnosi viene effettuata prima della morte, prescrizione da parte del medico di una terapia antibiotica appropriata.
Istruzioni per la dichiarazione
Se sono presenti contemporaneamente meningite e ascesso celebrale, dichiarare l’infezione come IC.
CNS-MEN: meningite o ventricolite
La meningite o la ventricolite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del liquido cerebrospinale (LCS),
| — | —: aumento dei leucociti, aumento delle proteine e/o diminuzione del glucosio nel LCS, | — | aumento dei leucociti, aumento delle proteine e/o diminuzione del glucosio nel LCS, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del LCS, | — | emocoltura positiva, | — | test antigenico positivo su LCS, sangue o urine, |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | aumento dei leucociti, aumento delle proteine e/o diminuzione del glucosio nel LCS, | ||||||||
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del LCS, | ||||||||
| — | emocoltura positiva, | ||||||||
| — | test antigenico positivo su LCS, sangue o urine, |
— singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri E, se la diagnosi viene effettuata prima della morte, prescrizione da parte del medico di una terapia antibiotica appropriata.
Istruzioni per la dichiarazione
— Se l’infezione dello shunt del LCS si manifesta entro 90 giorni dal posizionamento dello shunt dichiarare come SSI, se si manifesta dopo più di 90 giorni o dopo la manipolazione dello shunt o l’accesso allo stesso, dichiarare come CNS-MEN se l’infezione corrisponde alla definizione generica di caso di infezione associata all’assistenza sanitaria,
— dichiarare la meningoencefalite come MEN,
— dichiarare l’ascesso spinale con meningite come MEN.
CNS-SA: ascesso spinale senza meningite
Un ascesso dello spazio epidurale o subdurale senza interessamento del liquido cerebrospinale o delle strutture ossee adiacenti deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura dell’ascesso dello spazio epidurale o subdurale,
— ascesso dello spazio epidurale o subdurale riscontrato all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un’autopsia o evidenza di ascesso riscontrata durante un esame istopatologico,
| — | —: emocoltura positiva, | — | emocoltura positiva, | — | evidenza radiografica di ascesso spinale [ad esempio riscontro di anomalie mediante mielografia, ecografia, TAC, risonanza magnetica o scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)], |
|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva, | ||||
| — | evidenza radiografica di ascesso spinale [ad esempio riscontro di anomalie mediante mielografia, ecografia, TAC, risonanza magnetica o scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.)], |
Istruzioni per la dichiarazione
Dichiarare l’ascesso spinale con meningite come meningite (CNS-MEN).
4.2.5. CRI: INFEZIONI CORRELATE AL CATETERE
CRI1-CVC: infezione locale CVC-correlata (in assenza di emocoltura positiva)
— coltura quantitativa del CVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del CVC semi-quantitativa > 15 CFU,
— E presenza di pus/segni di infiammazione nel punto di inserimento del catetere o nel tunnel.
CRI1-PVC: infezione locale PVC-correlata (in assenza di emocoltura positiva)
— coltura quantitativa del PVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del PVC semi-quantitativa > 15 CFU,
— E presenza di pus/segni di infiammazione nel punto di inserimento del catetere o nel tunnel.
CRI2-CVC: infezione generale CVC-correlata (in assenza di emocoltura positiva)
— coltura quantitativa del CVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del CVC semi-quantitativa > 15 CFU,
— E segni clinici migliorati entro le 48 ore successive alla rimozione del catetere.
CRI2-PVC: infezione generale PVC-correlata (in assenza di emocoltura positiva)
— coltura quantitativa del PVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del PVC semi-quantitativa > 15 CFU,
— E segni clinici migliorati entro le 48 ore successive alla rimozione del catetere.
CRI3-CVC: BSI CVC-correlata con conferma microbiologica
— BSI che si manifesta nelle 48 ore precedenti o successive alla rimozione del catetere E
— coltura positiva per lo stesso microrganismo dicoltura quantitativa del CVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del CVC semi-quantitativa > 15 CFU O
| — | —: rapporto del valore del saggio colturale quantitativo tra sangue prelevato dal CVC e sangue periferico, superiore a 5, | — | rapporto del valore del saggio colturale quantitativo tra sangue prelevato dal CVC e sangue periferico, superiore a 5, | — | ritardo differenziale tra la positivizzazione delle emocolture: positivizzazione della emocoltura da CVC almeno 2 ore prima rispetto a quella dal sangue periferico (con prelievo contemporaneo), | — | coltura del pus prelevato dal sito di inserimento positiva per lo stesso microrganismo. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | rapporto del valore del saggio colturale quantitativo tra sangue prelevato dal CVC e sangue periferico, superiore a 5, | ||||||
| — | ritardo differenziale tra la positivizzazione delle emocolture: positivizzazione della emocoltura da CVC almeno 2 ore prima rispetto a quella dal sangue periferico (con prelievo contemporaneo), | ||||||
| — | coltura del pus prelevato dal sito di inserimento positiva per lo stesso microrganismo. |
CRI3-PVC: BSI PVC-correlata con conferma microbiologica
BSI che si manifesta nelle 48 ore precedenti o successive alla rimozione del catetere (se del caso) E coltura positiva per lo stesso microrganismo di (in alternativa):
— coltura quantitativa del PVC ≥ 10 3 CFU/ml o coltura del PVC semi-quantitativa > 15 CFU, O
— coltura del pus prelevato dal sito di inserimento positiva per lo stesso microrganismo.
Istruzioni per la dichiarazione
Le colonizzazioni del catetere venoso centrale non devono essere dichiarate. Una CRI3 (-CVC o –PVC) è anche un’infezione del sangue con fonte C-CVC o C-PVC rispettivamente; quando tuttavia viene dichiarata una CRI3, la BSI non deve essere dichiarata nell’indagine di prevalenza puntuale; una BSI correlata al catetere con conferma microbiologica va dichiarata come CRI3.
4.2.6. CVS: INFEZIONI DEL SISTEMA CARDIOVASCOLARE
CVS-VASC: infezione delle vene o delle arterie
Le infezioni delle vene o delle arterie devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura delle arterie o delle vene rimosse durante un intervento chirurgico E emocoltura non eseguita o negativa,
— evidenza di infezione delle vene o delle arterie riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
— almeno uno dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore, eritema, aumento della temperatura nel sito vascolare interessato, E isolamento di più di 15 colonie mediante coltura della punta della cannula intravascolare utilizzando una tecnica semiquantitativa E emocoltura non eseguita o negativa,
— secrezione purulenta nel sito vascolare interessato, E emocoltura non eseguita o negativa.
Istruzioni per la dichiarazione
In assenza di emocoltura positiva le infezioni di un graft arterovenoso, di uno shunt, di una fistola o di un sito vascolare sottoposto a incannulamento intravascolare devono essere dichiarate come CVS-VASC. Dichiarare la CVS-VASC che corrisponde al terzo criterio come CRI1 o CRI2, a seconda dei casi.
CVS-ENDO: endocardite
L’endocardite di una valvola cardiaca naturale o protesica deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura della valvola o della vegetazione,
| — | —: due o più emocolture positive, | — | due o più emocolture positive, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del tessuto valvolare, nel caso in cui la coltura è negativa o non è stata eseguita, | — | presenza di vegetazione valvolare riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un’autopsia, | — | test antigenico positivo su sangue o urine (ad esempio test positivo per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae , Neisseria meningitidis o streptococco di gruppo B), | — | evidenza di nuova vegetazione visualizzata in corso di ecocardiografia, |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | due o più emocolture positive, | ||||||||||
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del tessuto valvolare, nel caso in cui la coltura è negativa o non è stata eseguita, | ||||||||||
| — | presenza di vegetazione valvolare riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un’autopsia, | ||||||||||
| — | test antigenico positivo su sangue o urine (ad esempio test positivo per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae , Neisseria meningitidis o streptococco di gruppo B), | ||||||||||
| — | evidenza di nuova vegetazione visualizzata in corso di ecocardiografia, |
CVS-CARD: miocardite o pericardite
La miocardite o la pericardite devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto o del liquido pericardico prelevati mediante agoaspirazione o durante un intervento chirurgico,
— almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore toracico, polso paradosso o cardiomegalia,
E almeno uno dei criteri seguenti:
— alterazioni elettrocardiografiche compatibili con una miocardite o pericardite,
— test antigenico positivo su sangue (ad esempio per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae ),
— evidenza di miocardite o pericardite all’esame istologico del tessuto cardiaco,
— aumento di quattro volte del titolo anticorpale tipo-specifico con o senza isolamento del virus dalla faringe o dalle feci,
— versamento pericardico visualizzato in corso di ecocardiografia, TAC, risonanza magnetica o angiografia.
CVS-MED: mediastinite
La mediastinite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto o del liquido mediastinico prelevati mediante agoaspirazione o durante un intervento chirurgico,
— evidenza di mediastinite riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
— almeno uno dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore toracico o instabilità sternale,
E almeno uno dei criteri seguenti:
— secrezione purulenta dall’area mediastinica,
— emocoltura positiva o microrganismi isolati mediante coltura della secrezione dall’area mediastinica,
— allargamento dell’area mediastinica riscontrato all’esame radiografico.
Istruzioni per la dichiarazione
La mediastinite a seguito di chirurgia cardiaca va dichiarata come SSI-O se accompagnata da osteomielite.
4.2.7. EENT: INFEZIONI DI OCCHIO, ORECCHIO, NASO, GOLA, CAVITÀ ORALE
EENT-CONJ: congiuntivite
La congiuntivite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— patogeni isolati mediante coltura dell’essudato purulento prelevato dalla congiuntiva o dai tessuti adiacenti del paziente (quali palpebre, cornea, ghiandole di Meibomio o lacrimali),
| — | —: presenza di leucociti e microrganismi alla colorazione di Gram dell’essudato, | — | presenza di leucociti e microrganismi alla colorazione di Gram dell’essudato, | — | essudato purulento, | — | test antigenico positivo [ad esempio, test ELISA o immunofluorescenza (IF) per Chlamydia trachomatis , virus dell’Herpes simplex, adenovirus] dell’essudato o del raschiamento congiuntivale, | — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico dell’essudato o del raschiamento, | — | coltura virale positiva, | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | presenza di leucociti e microrganismi alla colorazione di Gram dell’essudato, | ||||||||||||
| — | essudato purulento, | ||||||||||||
| — | test antigenico positivo [ad esempio, test ELISA o immunofluorescenza (IF) per Chlamydia trachomatis , virus dell’Herpes simplex, adenovirus] dell’essudato o del raschiamento congiuntivale, | ||||||||||||
| — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico dell’essudato o del raschiamento, | ||||||||||||
| — | coltura virale positiva, | ||||||||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
Istruzioni per la dichiarazione
— altre infezioni dell’occhio vanno dichiarate come EYE,
— la congiuntivite chimica causata dal nitrato di argento (AgNO 3 ) non deve essere dichiarata come una infezione associata all’assistenza sanitaria,
— le congiuntiviti che si manifestano come parte di una malattia virale sistemica (quali morbillo, varicella o infezione delle alte vie respiratorie) non vanno dichiarate.
EENT-EYE: infezioni dell’occhio, diverse dalla congiuntivite
Le infezioni dell’occhio, diverse dalla congiuntivite, devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura della camera anteriore o posteriore o dell’umor vitreo del paziente,
| — | —: diagnosi di infezione oculare fatta da un medico, | — | diagnosi di infezione oculare fatta da un medico, | — | test antigenico positivo su sangue (ad esempio per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae ), | — | emocoltura positiva. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | diagnosi di infezione oculare fatta da un medico, | ||||||
| — | test antigenico positivo su sangue (ad esempio per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae ), | ||||||
| — | emocoltura positiva. |
EENT-EAR: orecchio e mastoide
Le infezioni dell’orecchio e della mastoide devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
l’ otite esterna deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— patogeni isolati mediante coltura della secrezione purulenta del canale uditivo del paziente,
— almeno uno dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore, arrossamento o secrezione dal canale uditivo,
— presenza di microrganismi alla colorazione di Gram della secrezione purulenta,
l’ otite media deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del liquido dell’orecchio medio prelevato mediante timpanocentesi o durante un intervento chirurgico,
— almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore localizzato al timpano, flogosi, retrazione o ipomobilità del timpano, presenza di fluido dietro la membrana timpanica,
l’ otite interna deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del liquido dell’orecchio interno prelevato durante un intervento chirurgico,
— diagnosi di otite interna fatta da un medico,
La mastoidite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura della secrezione purulenta della mastoide,
| — | —: presenza di microrganismi alla colorazione di Gram della secrezione purulenta della mastoide, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram della secrezione purulenta della mastoide, | — | test antigenico positivo sul sangue. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram della secrezione purulenta della mastoide, | ||||
| — | test antigenico positivo sul sangue. |
EENT-ORAL: cavità orale (bocca, lingua o gengive)
Le infezioni della cavità orale devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura della secrezione purulenta prelevata dai tessuti della cavità orale,
— ascesso o altra evidenza di infezione della cavità orale riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: presenza di microrganismi alla colorazione di Gram, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram, | — | colorazione con idrossido di potassio positiva (KOH), | — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico del raschiamento della mucosa, | — | test antigenico positivo sulle secrezioni orali, | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri, | — | diagnosi di infezione della cavità orale fatta da un medico e terapia topica o terapia orale con antifungini. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram, | ||||||||||||
| — | colorazione con idrossido di potassio positiva (KOH), | ||||||||||||
| — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico del raschiamento della mucosa, | ||||||||||||
| — | test antigenico positivo sulle secrezioni orali, | ||||||||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri, | ||||||||||||
| — | diagnosi di infezione della cavità orale fatta da un medico e terapia topica o terapia orale con antifungini. |
Istruzioni per la dichiarazione
Le infezioni primarie della cavità orale da Herpes simplex associate all’assistenza sanitaria devono essere dichiarate come ORAL; le infezioni erpetiche ricorrenti non sono infezioni associate all’assistenza sanitaria.
EENT-SINU: sinusite
La sinusite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura della secrezione purulenta prelevata dalle cavità sinusali del paziente,
| — | —: transilluminazione positiva, | — | transilluminazione positiva, | — | evidenza radiografica di infezione (anche mediante TAC). |
|---|---|---|---|---|---|
| — | transilluminazione positiva, | ||||
| — | evidenza radiografica di infezione (anche mediante TAC). |
EENT-UR: vie respiratorie superiori, faringite, laringite, epiglottite
Le infezioni delle vie respiratorie superiori devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
| — | —: microrganismi isolati mediante coltura dal sito di infezione, | — | microrganismi isolati mediante coltura dal sito di infezione, | — | emocoltura positiva, | — | test antigenico positivo su sangue o secrezioni respiratorie, | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri, | — | diagnosi di infezione delle vie respiratorie superiori fatta da un medico, |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | microrganismi isolati mediante coltura dal sito di infezione, | ||||||||||
| — | emocoltura positiva, | ||||||||||
| — | test antigenico positivo su sangue o secrezioni respiratorie, | ||||||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri, | ||||||||||
| — | diagnosi di infezione delle vie respiratorie superiori fatta da un medico, |
— ascesso riscontrato all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico.
4.2.8. GI: INFEZIONI DELL’APPARATO GASTROINTESTINALE
GI-CDI: infezione da Clostridium difficile
Un’infezione da Clostridium difficile (definita in precedenza anche diarrea associata a Clostridium difficile o CDAD) deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— feci diarroiche o megacolon tossico e un’analisi di laboratorio positiva per la presenza della tossina A e/o B di Clostridium difficile nelle feci o rilevamento nelle feci di un organismo produttore di tossine di C. difficile mediante coltura o altri mezzi quali, ad esempio, un risultato PCR positivo,
— colite pseudomembranosa evidenziata da un esame endoscopico del tratto gastrointestinale inferiore,
— istopatologia del colon caratteristica dell’infezione da Clostridium difficile (con o senza diarrea) su un campione ottenuto durante endoscopia, colectomia o autopsia.
GI-GE: gastroenterite (esclusa la CDI)
La gastroenterite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— insorgenza acuta di diarrea (feci liquide per più di 12 ore) in presenza o meno di vomito o febbre superiore a 38 °C e in assenza di una possibile causa non infettiva (ad esempio test diagnostici, regime terapeutico diverso dagli agenti antimicrobici, esacerbazione acuta di una condizione cronica, stress psicologico),
| — | —: patogeno enterico isolato dalla coltura delle feci o del tampone rettale, | — | patogeno enterico isolato dalla coltura delle feci o del tampone rettale, | — | patogeno enterico rilevato mediante microscopia o microscopia elettronica, | — | patogeno enterico rilevato mediante test antigenico o anticorpale su sangue o feci, | — | evidenza di un patogeno enterico rilevata dalle modificazioni citopatiche in una coltura del tessuto (ricerca della tossina), | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | patogeno enterico isolato dalla coltura delle feci o del tampone rettale, | ||||||||||
| — | patogeno enterico rilevato mediante microscopia o microscopia elettronica, | ||||||||||
| — | patogeno enterico rilevato mediante test antigenico o anticorpale su sangue o feci, | ||||||||||
| — | evidenza di un patogeno enterico rilevata dalle modificazioni citopatiche in una coltura del tessuto (ricerca della tossina), | ||||||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
GI-GIT: tratto gastrointestinale (esofago, stomaco, intestino tenue e crasso, retto) con l’esclusione di gastroenterite e appendicite
Le infezioni del tratto gastrointestinale, con l’esclusione di gastroenterite e appendicite, devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— ascesso o altra evidenza di infezione riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio o tessuto ottenuti durante un intervento chirurgico, un’endoscopia o provenienti da un drenaggio posizionato chirurgicamente, | — | microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio o tessuto ottenuti durante un intervento chirurgico, un’endoscopia o provenienti da un drenaggio posizionato chirurgicamente, | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram o colorazione con idrossido di potassio (KOH) o presenza di cellule giganti multinucleate all’esame microscopico di materiale di drenaggio o tessuto ottenuti durante un intervento chirurgico, un’endoscopia o provenienti da un drenaggio posizionato chirurgicamente, | — | emocoltura positiva, | — | evidenze radiografiche di infezione, | — | evidenze di infezione all’esame endoscopico (ad esempio, esofagite da Candida spp. o proctite). |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio o tessuto ottenuti durante un intervento chirurgico, un’endoscopia o provenienti da un drenaggio posizionato chirurgicamente, | ||||||||||
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram o colorazione con idrossido di potassio (KOH) o presenza di cellule giganti multinucleate all’esame microscopico di materiale di drenaggio o tessuto ottenuti durante un intervento chirurgico, un’endoscopia o provenienti da un drenaggio posizionato chirurgicamente, | ||||||||||
| — | emocoltura positiva, | ||||||||||
| — | evidenze radiografiche di infezione, | ||||||||||
| — | evidenze di infezione all’esame endoscopico (ad esempio, esofagite da Candida spp. o proctite). |
GI-HEP: epatite
L’epatite deve soddisfare il criterio seguente:
almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, anoressia, nausea, vomito, dolore addominale, ittero o anamnesi positiva per trasfusioni nei tre mesi precedenti
E almeno uno dei criteri seguenti:
— test antigenico o anticorpale positivo per epatite A, epatite B, epatite C o epatite Delta,
— test di funzionalità epatica alterati (ALT/AST, bilirubina),
— Citomegalovirus rilevato nelle urine o nelle secrezioni orofaringee.
Istruzioni per la dichiarazione
— l’epatite o l’ittero di origine non infettiva (deficit di alpha-1 antitripsina ecc.) non devono essere dichiarati,
— l’epatite o l’ittero secondario a esposizione a epatotossine (epatite alcolica o indotta da acetaminofene ecc.) non devono essere dichiarati,
— l’epatite o l’ittero secondario da ostruzione biliare (colecistite) non devono essere dichiarati.
GI-IAB: infezione intraddominale, non specificata altrove [colecisti, dotti biliari, fegato (con esclusione dell’epatite virale), milza, pancreas, peritoneo, spazio subfrenico o sottodiaframmatico o altra zona o tessuto intraddominale non specificato altrove]
Le infezioni intraddominali devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del materiale purulento prelevato dallo spazio intraddominale durante un intervento chirurgico o mediante agoaspirazione,
— ascesso o una evidenza di infezione intraddominale riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio prelevato da un drenaggio posizionato chirurgicamente (ad esempio drenaggio con un sistema di aspirazione chiuso, drenaggio aperto, drenaggio a T), | — | microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio prelevato da un drenaggio posizionato chirurgicamente (ad esempio drenaggio con un sistema di aspirazione chiuso, drenaggio aperto, drenaggio a T), | — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del materiale o del tessuto prelevato durante un intervento chirurgico o tramite agoaspirazione, | — | emocoltura positiva ed evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante ecografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.) o mediante radiografia addominale]. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | microrganismi isolati mediante coltura del materiale di drenaggio prelevato da un drenaggio posizionato chirurgicamente (ad esempio drenaggio con un sistema di aspirazione chiuso, drenaggio aperto, drenaggio a T), | ||||||
| — | presenza di microrganismi alla colorazione di Gram del materiale o del tessuto prelevato durante un intervento chirurgico o tramite agoaspirazione, | ||||||
| — | emocoltura positiva ed evidenza radiografica di infezione [ad esempio riscontro di anomalie mediante ecografia, TAC, risonanza magnetica, scintigrafia (con gallio, tecnezio ecc.) o mediante radiografia addominale]. |
Istruzioni per la dichiarazione
La pancreatite (sindrome infiammatoria caratterizzata da dolore addominale, nausea e vomito, associata a elevati livelli sierici di enzimi pancreatici) non deve essere dichiarata tranne se di origine infettiva.
4.2.9. LRI: INFEZIONI DELLE VIE RESPIRATORIE INFERIORI, DIVERSE DALLA POLMONITE
LRI-BRON: bronchite, tracheobronchite, bronchiolite, tracheite, senza evidenza di polmonite
Il paziente non ha evidenze cliniche o radiologiche di polmonite
E almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, tosse, comparsa o accentuazione dell’espettorato, ronchi, sibili,
E almeno uno dei criteri seguenti:
— coltura positiva di un campione di aspirato tracheale o di un campione prelevato mediante broncoscopia,
— test antigenico positivo sulle secrezioni respiratorie.
Istruzioni per la dichiarazione
La bronchite cronica in un paziente con una malattia cronica del polmone non deve essere dichiarata come infezione a meno che non ci sia evidenza di infezione acuta secondaria che si manifesta con un cambiamento del microrganismo.
LRI-LUNG: altre infezioni delle vie respiratorie inferiori
Le altre infezioni delle vie respiratorie inferiori devono rispettare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati dallo striscio o dalla coltura del tessuto o del liquido polmonare, compreso quello pleurico,
— un ascesso polmonare o un empiema riscontrati all’esame diretto durante un intervento chirurgico o in corso di un esame istopatologico,
— l’esame radiografico del torace del paziente evidenzia una cavità ascessuale.
Istruzioni per la dichiarazione
L’ascesso polmonare o l’empiema senza polmonite sono da dichiarare come LUNG.
NEO: definizioni di caso specifiche per le infezioni neonatali
NEO-CSEP: sepsi clinica
TUTTI i tre criteri seguenti:
— il medico curante ha iniziato una terapia antimicrobica appropriata per la sepsi da almeno cinque giorni,
— emocoltura negativa o non effettuata,
— nessuna infezione evidente in altro sito,
E due dei criteri seguenti (senza altra causa nota):
— febbre superiore a 38 °C o temperatura corporea instabile (conseguenza frequente dell’incubatrice) o ipotermia (temperatura inferiore a 36,5 °C),
— tachicardia (superiore a 200/min) o insorgenza o peggioramento di bradicardia (inferiore a 80/min),
— tempo di riempimento capillare (CRT) superiore ai due secondi,
— insorgenza o peggioramento di apnee (superiori a 20 s),
— acidosi metabolica da causa ignota,
— insorgenza di iperglicemia (superiore a 140 mg/dl),
— un altro segno di sepsi: colore della cute (solo se non si utilizza il CRT), segni di laboratorio (CRP, interleuchina), aumentato fabbisogno di ossigeno (intubazione), condizioni generali instabili, apatia).
NEO-LCBI: BSI confermata in laboratorio
Almeno due delle manifestazioni seguenti: temperatura superiore a 38 °C o inferiore a 36,5 °C o temperatura instabile, tachicardia o bradicardia, apnea, aumento del tempo di riempimento capillare (CRT), acidosi metabolica, iperglicemia, altri segni di BSI quali apatia,
E
un patogeno riconosciuto diverso da stafilococco coagulasi-negativo isolato dalla coltura del sangue o del LCS (il LCS è incluso perché la meningite in questa fascia d’età è solitamente ematogena; per questo motivo una coltura positiva del LCS può essere considerata una prova di BSI anche se l’emocoltura è negativa o non è stata effettuata).
Istruzioni per la dichiarazione
— per coerenza con le dichiarazioni di BSI negli adulti (comprese le BSI secondarie) il criterio «il microrganismo non è correlato a un’infezione in un altro sito» è stato rimosso dalla definizione di Neo-KISS ai fini dello studio di prevalenza puntuale dell’UE (EU PPS),
— dichiarare l’origine della BSI neonatale nel campo «origine della BSI»,
— se le definizioni di caso per NEO-LCBI e per NEO-CNSB corrispondono, dichiarare NEO-LCBI.
NEO-CNSB: BSI confermata in laboratorio con stafilococco coagulasi-negativo
— Almeno due delle manifestazioni seguenti: temperatura superiore a 38 °C o inferiore a 36,5 °C o temperatura instabile, tachicardia o bradicardia, apnea, aumento del tempo di riempimento capillare, acidosi metabolica, iperglicemia, altri segni di BSI quali apatia,
— E stafilococco coagulasi-negativo isolato mediante coltura del sangue o della punta del catetere,
— E almeno uno tra i criteri seguenti: proteina C-reattiva > 2,0 mg/dL, I/T ratio > 0,2, leucociti < 5/nL, piastrine < 100/nL.
Istruzioni per la dichiarazione
— per coerenza con le dichiarazioni di BSI negli adulti (comprese le BSI secondarie) il criterio «il microrganismo non è correlato a un’infezione in un altro sito» è stato rimosso dalla definizione di Neo-KISS ai fini dello studio di prevalenza puntuale dell’UE (EU PPS),
— dichiarare l’origine della BSI neonatale nel campo «origine della BSI»,
— se le definizioni di caso per NEO-LCBI e per NEO-CNSB corrispondono, dichiarare NEO-LCBI.
NEO-PNEU: polmonite
— Compromissione respiratoria,
— E nuovo infiltrato, solidificazione o versamento pleurico evidenziato dalla radiografia toracica,
— E almeno quattro tra le manifestazioni seguenti: temperatura superiore a 38 °C o inferiore a 36,5 °C o temperatura instabile, tachicardia o bradicardia, tachipnea o apnea, dispnea, aumento delle secrezioni respiratorie, nuova comparsa di espettorato purulento, isolamento di un patogeno dalle secrezioni respiratorie, proteina C-reattiva > 2,0 mg/dL, I/T ratio > 0,2.
NEO-NEC: enterocolite necrotizzante
Evidenza istopatologia di enterocolite necrotizzante O
almeno una anomalia caratteristica riscontrata mediante radiografia (pneumoperitoneo, pneumatosi intestinale, anse intestinali «rigide» dell’intestino tenue) più almeno due delle manifestazioni seguenti, senza altra causa nota: vomito, distensione addominale, residuo alimentare e presenza persistente di sangue nelle feci (microscopica o macroscopica).
4.2.10. PN: POLMONITE
Due o più radiografie toraciche o TAC con immagini indicative di polmonite in pazienti con cardiopatia o pneumopatia preesistente. In pazienti senza cardiopatia o pneumopatia preesistente una radiografia/TAC del torace è sufficiente,
E almeno uno dei segni o sintomi seguenti:
— febbre superiore a 38 °C senza altra causa nota,
— leucopenia (< 4 000 GB/mm 3 ) o leucocitosi (≥ 12 000 GB/mm 3 ),
E almeno una delle manifestazioni seguenti, o almeno due (PN 4 e PN 5) unicamente per la polmonite clinica:
— espettorato purulento di nuova insorgenza o alterazioni delle caratteristiche dell’espettorato (colore, odore, quantità, consistenza),
— tosse o dispnea o tachipnea,
— suoni polmonari indicativi (rantoli o rumori respiratori bronchiali), ronchi, sibili,
— scambi respiratori in peggioramento (ad esempio desaturazione di ossigeno o incremento della richiesta di ossigeno o incremento della richiesta ventilatoria),
e a seconda del metodo diagnostico usato:
| a) | —: lavaggio broncoalveolare (BAL) con un valore soglia ≥ 10 4 unità formante colonia (CFU)/ml o con ≥ 5 % di cellule ottenute dal BAL contenenti batteri intracellulari all’esame microscopico diretto (classificata all’interno della categoria diagnostica BAL), | — | lavaggio broncoalveolare (BAL) con un valore soglia ≥ 10 4 unità formante colonia (CFU)/ml o con ≥ 5 % di cellule ottenute dal BAL contenenti batteri intracellulari all’esame microscopico diretto (classificata all’interno della categoria diagnostica BAL), | — | brush protetto (PB Wimberley) con un valore soglia ≥ 10 3 CFU/ml, | — | aspirato distale protetto (DPA) con un valore soglia ≥ 10 3 CFU/ml, | — | coltura quantitativa di un campione dell’LRT (ad esempio aspirato endotracheale) con un valore soglia di 10 6 CFU/ml; |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | lavaggio broncoalveolare (BAL) con un valore soglia ≥ 10 4 unità formante colonia (CFU)/ml o con ≥ 5 % di cellule ottenute dal BAL contenenti batteri intracellulari all’esame microscopico diretto (classificata all’interno della categoria diagnostica BAL), | ||||||||
| — | brush protetto (PB Wimberley) con un valore soglia ≥ 10 3 CFU/ml, | ||||||||
| — | aspirato distale protetto (DPA) con un valore soglia ≥ 10 3 CFU/ml, | ||||||||
| — | coltura quantitativa di un campione dell’LRT (ad esempio aspirato endotracheale) con un valore soglia di 10 6 CFU/ml; |
| (b) | —: emocoltura positiva non correlata con altra fonte di infezione, | — | emocoltura positiva non correlata con altra fonte di infezione, | — | crescita positiva nella coltura del liquido pleurico, | — | ascesso pleurico o polmonare con agoaspirato positivo, | — | evidenza di polmonite all’esame istologico del polmone, | — | —: rilevamento positivo di antigene microbico o di materiale genetico nelle secrezioni respiratorie, nel liquido o tessuto pleurico, ad esempio NAAT (compresi RT-PCR e PCR multipla), RADT, EIA, | — | rilevamento positivo di antigene microbico o di materiale genetico nelle secrezioni respiratorie, nel liquido o tessuto pleurico, ad esempio NAAT (compresi RT-PCR e PCR multipla), RADT, EIA, | — | esame microscopico diretto positivo o coltura positiva (comprese le tecniche rapide di coltura - shell vial assay ) da secrezioni o tessuti bronchiali, | — | sieroconversione (ad esempio virus dell’influenza, Legionella , Chlamydia ), | — | rilevamento di antigeni nelle urine ( Legionella ); |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva non correlata con altra fonte di infezione, | ||||||||||||||||||
| — | crescita positiva nella coltura del liquido pleurico, | ||||||||||||||||||
| — | ascesso pleurico o polmonare con agoaspirato positivo, | ||||||||||||||||||
| — | evidenza di polmonite all’esame istologico del polmone, | ||||||||||||||||||
| — | —: rilevamento positivo di antigene microbico o di materiale genetico nelle secrezioni respiratorie, nel liquido o tessuto pleurico, ad esempio NAAT (compresi RT-PCR e PCR multipla), RADT, EIA, | — | rilevamento positivo di antigene microbico o di materiale genetico nelle secrezioni respiratorie, nel liquido o tessuto pleurico, ad esempio NAAT (compresi RT-PCR e PCR multipla), RADT, EIA, | — | esame microscopico diretto positivo o coltura positiva (comprese le tecniche rapide di coltura - shell vial assay ) da secrezioni o tessuti bronchiali, | — | sieroconversione (ad esempio virus dell’influenza, Legionella , Chlamydia ), | — | rilevamento di antigeni nelle urine ( Legionella ); | ||||||||||
| — | rilevamento positivo di antigene microbico o di materiale genetico nelle secrezioni respiratorie, nel liquido o tessuto pleurico, ad esempio NAAT (compresi RT-PCR e PCR multipla), RADT, EIA, | ||||||||||||||||||
| — | esame microscopico diretto positivo o coltura positiva (comprese le tecniche rapide di coltura - shell vial assay ) da secrezioni o tessuti bronchiali, | ||||||||||||||||||
| — | sieroconversione (ad esempio virus dell’influenza, Legionella , Chlamydia ), | ||||||||||||||||||
| — | rilevamento di antigeni nelle urine ( Legionella ); |
| (c) | —: coltura positiva dell’espettorato o coltura non quantitativa positiva di campione proveniente dall’LRT (PN 4), | — | coltura positiva dell’espettorato o coltura non quantitativa positiva di campione proveniente dall’LRT (PN 4), | — | microbiologia non positiva (PN 5). |
|---|---|---|---|---|---|
| — | coltura positiva dell’espettorato o coltura non quantitativa positiva di campione proveniente dall’LRT (PN 4), | ||||
| — | microbiologia non positiva (PN 5). |
Note:
— se è possibile effettuare un confronto con radiografie precedenti, per l’episodio di polmonite in corso può essere sufficiente una radiografia/TAC del torace in pazienti senza cardiopatia o pneumopatia preesistente,
— i criteri PN 1 e PN 2 sono stati validati senza previa terapia antimicrobica. Ciò non esclude tuttavia la diagnosi di PN 1 o PN 2 nel caso siano stati precedentemente utilizzati antimicrobici.
Polmonite associata a intubazione (IAP)
Una polmonite è definita associata a intubazione (IAP) se un dispositivo respiratorio invasivo è stato presente (anche a intermittenza) nelle 48 ore precedenti l’esordio dell’infezione.
Nota: se l’intubazione è stata praticata il giorno dell’esordio della polmonite e non vi sono ulteriori informazioni sulla sequenza degli eventi la polmonite non è da considerare IAP.
4.2.11. REPR: INFEZIONI DELL’APPARATO RIPRODUTTIVO
REPR-EMET: endometrite
L’endometrite deve soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del liquido o tessuto endometriale prelevato durante un intervento chirurgico, mediante agoaspirazione o biopsia da spazzolamento,
— almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, dolore o dolorabilità al tatto a livello dell’utero o secrezione purulenta dall’utero.
Istruzioni per la dichiarazione
L’endometrite post partum è da dichiarare come infezione associata all’assistenza sanitaria a meno che il liquido amniotico non fosse già infetto al momento del ricovero o la paziente non sia stata ricoverata 48 ore dopo la rottura delle membrane.
REPR-EPIS: infezione dell’episiotomia
Le infezioni dell’episiotomia devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— secrezione purulenta dalla episiotomia, nel periodo successivo al parto vaginale,
— ascesso a livello dell’episiotomia nel periodo successivo al parto vaginale.
REPR-VCUF: infezione della cupola vaginale
Le infezioni della cupola vaginale devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— la paziente che è stata sottoposta a isterectomia presenta una secrezione purulenta dalla cupola vaginale,
— la paziente che è stata sottoposta a isterectomia presenta un ascesso a livello della cupola vaginale,
— la paziente che è stata sottoposta a isterectomia presenta una coltura positiva del liquido o tessuto prelevato dalla cupola vaginale.
Istruzioni per la dichiarazione
Le infezioni della cupola vaginale devono essere dichiarate come SSI-O se sono soddisfatti altri criteri di SSI (entro i 30 giorni successivi all’isterectomia).
REPR-OREP: altre infezioni dell’apparato riproduttivo maschile o femminile (epididimo, testicoli, prostata, vagina, ovaie, utero o altri tessuti profondi delle pelvi con l’esclusione delle endometriti e delle infezioni della cupola vaginale)
Le altre infezioni dell’apparato riproduttivo maschile o femminile devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— coltura positiva del tessuto o del fluido prelevati dal sito interessato,
— ascesso o evidenza di infezione nel sito interessato riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: emocoltura positiva, | — | emocoltura positiva, | — | diagnosi di un medico. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva, | ||||
| — | diagnosi di un medico. |
Istruzioni per la dichiarazione
— l’endometrite va dichiarata come EMET,
— le infezioni della cupola vaginale vanno dichiarate come VCUF.
4.2.12. SSI: INFEZIONI DEL SITO CHIRURGICO
Nota: tutte le definizioni vanno confermate a fini di sorveglianza.
Infezione superficiale dell’incisione chirurgica (SSI-S)
L’infezione si manifesta entro i 30 giorni successivi alla procedura chirurgica E coinvolge solo la cute e i tessuti sottocutanei dell’incisione ED è presente almeno una delle manifestazioni seguenti:
— secrezione purulenta dall’incisione superficiale, con o senza conferma di laboratorio,
— microrganismi isolati mediante coltura, ottenuta con modalità asettiche, del fluido o del tessuto prelevato dall’incisione superficiale,
— almeno uno dei segni o sintomi di infezione seguenti: dolore o dolorabilità al tatto, tumefazione localizzata, arrossamento o aumento della temperatura locale E apertura deliberata dell’incisione da parte di un chirurgo, a meno che la coltura dell’incisione sia negativa,
— diagnosi di infezione superficiale dell’incisione chirurgica fatta da un chirurgo o dal medico curante.
Infezione profonda dell’incisione chirurgica (SSI-D)
L’infezione si manifesta entro i 30 giorni successivi alla procedura chirurgica se non è stato lasciato in sede materiale protesico, oppure entro 90 giorni se è stato lasciato in sede materiale protesico e l’infezione sembra essere correlata alla procedura chirurgica E l’infezione interessa i tessuti molli profondi (ad esempio strati delle fasce e strati muscolari) dell’incisione ED è presente almeno una delle manifestazioni seguenti:
— secrezione purulenta dall’incisione profonda ma non dalla componente organo/spazio del sito chirurgico,
— microrganismi isolati mediante coltura, ottenuta con modalità asettiche, del fluido o del tessuto prelevato dall’incisione profonda (ad esempio strati delle fasce e strati muscolari),
— deiscenza spontanea dell’incisione profonda oppure riapertura deliberata effettuata dal chirurgo quando il paziente presenta almeno uno dei segni o sintomi seguenti: febbre superiore a 38 °C, dolore o dolorabilità al tatto localizzati, a meno che la coltura dell’incisione sia negativa,
— presenza di un ascesso o di altra evidenza di infezione che interessa l’incisione chirurgica profonda, riscontrata all’esame diretto, nel corso di un nuovo intervento chirurgico, durante un esame istopatologico o mediante indagine radiologica,
— diagnosi di infezione profonda dell’incisione chirurgica fatta da un chirurgo o dal medico curante.
Infezione di organo/spazio (SSI-O)
L’infezione si manifesta entro i 30 giorni successivi alla procedura chirurgica se non è stato lasciato in sede materiale protesico, oppure entro 90 giorni se è stato lasciato in sede materiale protesico e l’infezione sembra essere correlata alla procedura chirurgica E l’infezione interessa qualsiasi parte dell’anatomia (ad esempio organi e spazi) diversa dall’incisione aperta o manipolata durante un intervento chirurgico ED è presente almeno una delle manifestazioni seguenti:
— secrezione purulenta dal drenaggio posizionato mediante infissione in un organo/spazio,
— microrganismi isolati mediante coltura, ottenuta con modalità asettiche, del fluido o del tessuto prelevato dall’organo/spazio,
— presenza di un ascesso o di altra evidenza di infezione che interessa l’organo/spazio, riscontrata all’esame diretto, nel corso di un nuovo intervento chirurgico, durante un esame istopatologico o mediante indagine radiologica,
— diagnosi di infezione di organo/spazio del sito chirurgico fatta da un chirurgo o dal medico curante.
4.2.13. SST: INFEZIONI DELLA CUTE E DEI TESSUTI MOLLI
SST-SKIN: infezione della cute
Le infezioni della cute devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— presenza di secrezione purulenta, pustole, vescicole o bolle,
| — | —: microrganismi isolati mediante coltura dell’aspirato o del materiale di drenaggio prelevato dal sito interessato, se i microrganismi fanno parte della flora cutanea [ad esempio difteroidi ( Corynebacterium spp.), Bacillus spp. (tranne il B. anthracis ), Propionibacterium spp., stafilococchi coagulasi-negativi (incluso Staphylococcus epidermidis ), streptococchi del gruppo dei viridanti, Aerococcus spp., Micrococcus spp.] devono essere isolati in coltura pura, | — | microrganismi isolati mediante coltura dell’aspirato o del materiale di drenaggio prelevato dal sito interessato, se i microrganismi fanno parte della flora cutanea [ad esempio difteroidi ( Corynebacterium spp.), Bacillus spp. (tranne il B. anthracis ), Propionibacterium spp., stafilococchi coagulasi-negativi (incluso Staphylococcus epidermidis ), streptococchi del gruppo dei viridanti, Aerococcus spp., Micrococcus spp.] devono essere isolati in coltura pura, | — | emocoltura positiva, | — | test antigenico positivo su tessuto infetto o sangue, | — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico del tessuto interessato, | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | microrganismi isolati mediante coltura dell’aspirato o del materiale di drenaggio prelevato dal sito interessato, se i microrganismi fanno parte della flora cutanea [ad esempio difteroidi ( Corynebacterium spp.), Bacillus spp. (tranne il B. anthracis ), Propionibacterium spp., stafilococchi coagulasi-negativi (incluso Staphylococcus epidermidis ), streptococchi del gruppo dei viridanti, Aerococcus spp., Micrococcus spp.] devono essere isolati in coltura pura, | ||||||||||
| — | emocoltura positiva, | ||||||||||
| — | test antigenico positivo su tessuto infetto o sangue, | ||||||||||
| — | presenza di cellule giganti multinucleate visualizzate all’esame microscopico del tessuto interessato, | ||||||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
Istruzioni per la dichiarazione
— le ulcere da decubito infette vanno dichiarate come DECU,
— le ustioni infette vanno dichiarate come BURN,
— gli ascessi della mammella o le mastiti vanno dichiarati come BRST.
SST-ST: tessuto molle (fascite necrotizzante, gangrena infettiva, cellulite necrotizzante, miosite infettiva, linfadenite, o linfangite)
Le infezioni dei tessuti molli devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto o del fluido prelevati dal sito interessato,
— presenza di una secrezione purulenta nel sito interessato,
— ascesso o altra evidenza di infezione riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
| — | —: emocoltura positiva, | — | emocoltura positiva, | — | test antigenico positivo su sangue o urine (ad esempio test positivo per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae , Neisseria meningitidis , streptococco di gruppo B, Candida spp.), | — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva, | ||||||
| — | test antigenico positivo su sangue o urine (ad esempio test positivo per Haemophilus influenzae , Streptococcus pneumoniae , Neisseria meningitidis , streptococco di gruppo B, Candida spp.), | ||||||
| — | singolo titolo anticorpale diagnostico (IgM) o un aumento di quattro volte del titolo (IgG) per un patogeno in una coppia di sieri. |
Istruzioni per la dichiarazione
— le ulcere da decubito infette vanno dichiarate come DECU,
— le infezioni dei tessuti pelvici profondi vanno dichiarate come OREP.
SST-DECU: infezione superficiale e profonda delle ulcere da decubito
Le infezioni delle ulcere da decubito devono soddisfare il criterio seguente:
| — | —: microrganismi isolati mediante coltura del fluido o del tessuto, correttamente prelevati, | — | microrganismi isolati mediante coltura del fluido o del tessuto, correttamente prelevati, | — | emocoltura positiva. |
|---|---|---|---|---|---|
| — | microrganismi isolati mediante coltura del fluido o del tessuto, correttamente prelevati, | ||||
| — | emocoltura positiva. |
SST-BURN: ustione
Le infezioni delle ustioni devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— una modifica dell’aspetto o dei caratteri della lesione da ustione, quali ad esempio improvvisa caduta dell’escara, o decolorazione marrone scuro, nera o violacea dell’escara, o edema dei margini della lesione,
— l’esame istologico della biopsia evidenzia l’invasione di microrganismi nel tessuto vitale adiacente,
| — | —: emocoltura positiva in assenza di altra infezione identificabile, | — | emocoltura positiva in assenza di altra infezione identificabile, | — | isolamento di virus dell’herpes simplex, identificazione istologica di inclusi alla microscopia ottica o elettronica o visualizzazione di particelle virali alla microscopia elettronica in biopsie o materiale di raschiamento della lesione, | — | il paziente con ustioni presenta almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre (temperatura superiore a 38 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 36 °C), ipotensione, oliguria (< 20 cc/ora), iperglicemia in assenza di variazioni dell’assunzione di carboidrati nella dieta, o confusione mentale, | — | l’esame istologico della biopsia evidenzia l’invasione di microrganismi nel tessuto vitale adiacente, | — | emocoltura positiva, | — | isolamento di virus dell’herpes simplex, identificazione istologica di inclusi alla microscopia ottica o elettronica o visualizzazione di particelle virali alla microscopia elettronica in biopsie o materiale di raschiamento della lesione. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| — | emocoltura positiva in assenza di altra infezione identificabile, | ||||||||||||
| — | isolamento di virus dell’herpes simplex, identificazione istologica di inclusi alla microscopia ottica o elettronica o visualizzazione di particelle virali alla microscopia elettronica in biopsie o materiale di raschiamento della lesione, | ||||||||||||
| — | il paziente con ustioni presenta almeno due dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre (temperatura superiore a 38 °C) o ipotermia (temperatura inferiore a 36 °C), ipotensione, oliguria (< 20 cc/ora), iperglicemia in assenza di variazioni dell’assunzione di carboidrati nella dieta, o confusione mentale, | ||||||||||||
| — | l’esame istologico della biopsia evidenzia l’invasione di microrganismi nel tessuto vitale adiacente, | ||||||||||||
| — | emocoltura positiva, | ||||||||||||
| — | isolamento di virus dell’herpes simplex, identificazione istologica di inclusi alla microscopia ottica o elettronica o visualizzazione di particelle virali alla microscopia elettronica in biopsie o materiale di raschiamento della lesione. |
SST-BRST: ascesso della mammella o mastite
L’ascesso della mammella o la mastite devono soddisfare almeno uno dei criteri seguenti:
— microrganismi isolati mediante coltura del tessuto mammario interessato o del fluido ottenuto mediante incisione e drenaggio o agoaspirazione,
— ascesso della mammella o altra evidenza di infezione riscontrata all’esame diretto durante un intervento chirurgico o un esame istopatologico,
— febbre superiore a 38 °C e infiammazione locale della mammella E diagnosi di ascesso della mammella fatta da un medico.
4.2.14. SYS: INFEZIONI SISTEMICHE
SYS-DI: infezione disseminata
L’infezione disseminata è una infezione che interessa diversi organi e apparati, in assenza di una sola sede riconoscibile di infezione; in genere è di origine virale, i segni o i sintomi non sono riconducibili ad altra causa nota e sono compatibili con una infezione che coinvolge più organi ed apparati.
Istruzioni per la dichiarazione
— utilizzare questo codice per le infezioni virali che coinvolgono più organi (ad esempio per morbillo, parotite, rosolia, varicella, eritema infettivo). Queste infezioni spesso possono essere diagnosticate anche solo servendosi di criteri clinici,
— non utilizzare per infezioni associate all’assistenza sanitaria che presentano più siti di infezione disseminati, come per le endocarditi batteriche; di queste dovrebbe essere dichiarato solo il sito primario di infezione,
— la febbre di origine sconosciuta (FUO) non deve essere dichiarata come DI,
— gli esantemi virali o le malattie accompagnate da eruzione cutanea devono essere dichiarati come DI.
SYS-CSEP: infezione grave trattata non identificata
Almeno una delle manifestazioni seguenti:
— segni o sintomi clinici in assenza di altra causa nota,
— febbre superiore a 38 °C,
— ipotensione (pressione sistolica < 90 mm/Hg),
— oliguria [20 cm 3 (ml)/hr],
E emocoltura non effettuata o nessuna identificazione di microrganismi o antigeni nel sangue,
E nessuna infezione apparente in altro sito,
E il medico ha prescritto una terapia per la sepsi.
Istruzioni per la dichiarazione
Non utilizzare questo codice a meno che non sia assolutamente necessario.
Per CSEP nei neonati, utilizzare la definizione di caso per NEO-CSEP (cfr. sotto).
4.2.15. UTI: INFEZIONI DELLE VIE URINARIE
UTI-A: infezione delle vie urinarie sintomatica con conferma microbiologica
Almeno uno dei segni o sintomi seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, urgenza alla minzione, pollachiuria, disuria, dolorabilità al tatto nella zona addominale sovrapubica
E
una coltura urinaria positiva, cioè ≥ 10 5 microrganismi/ml, con non più di due specie di microrganismi isolati.
UTI-B: infezione delle vie urinarie sintomatica senza conferma microbiologica
Almeno due delle manifestazioni seguenti in assenza di altra causa nota: febbre superiore a 38 °C, urgenza alla minzione, pollachiuria, disuria, dolorabilità al tatto nella zona addominale sovrapubica
E
almeno uno dei criteri seguenti:
— stick urinario positivo per esterasi leucocitaria e/o nitrati,
— campione di urine con piuria ≥ 10 4 globuli bianchi/ml o ≥ 3 globuli bianchi/campione di urine non centrifugate in campo microscopico ad alto potere,
— presenza di microrganismi alla colorazione di Gram delle urine non centrifugate,
— almeno due urinocolture con isolamento ripetuto dello stesso uropatogeno (batteri gram negativi o Staphylococcus saprophyticus ) con ≥ 10 2 colonie/ml di urina in campioni non ottenuti da minzione spontanea,
— ≤ 10 5 colonie/ml di un singolo uropatogeno (batteri gram negativi o Staphylococcus saprophyticus ) in un paziente che ha iniziato un trattamento con un agente antimicrobico efficace sulle infezioni delle vie urinarie,
— diagnosi di infezione delle vie urinarie fatta da un medico,
— il medico ha prescritto una terapia appropriata per l’infezione urinaria.
La batteriuria asintomatica non deve essere dichiarata, ma le infezioni del sangue secondarie a una batteriuria asintomatica vanno dichiarate come BSI con fonte (origine) S-UTI.
Un’infezione delle vie urinarie è definita catetere-associata se un catetere urinario a permanenza è presente, anche a intermittenza, nei sette giorni precedenti la comparsa dell’infezione.
1 Depressione, ansia, apatia, ritiro, idee deliranti.
2 Consistenti in sensazioni francamente dolorose e/o disestesia.
3 I caratteri tipici dell’elettroencefalogramma (EEG) nella MCJ sporadica consistono in complessi periodici generalizzati al ritmo di circa uno al secondo. Possono essere osservati occasionalmente nelle fasi avanzate della vMCJ.
4 La biopsia tonsillare non è raccomandata in maniera sistematica né per i casi in cui l’EEG mostra i caratteri tipici della MCJ sporadica, ma può risultare utile nei casi sospetti quando le caratteristiche cliniche sono compatibili con la vMCJ e la risonanza magnetica non mostra un segnale elevato a livello del pulvinar. L’esame bioptico tonsillare dovrebbe basarsi sull’immunoistochimica o sul Western blot.
5 I caratteri tipici dell’elettroencefalogramma (EEG) nella MCJ sporadica consistono in complessi periodici generalizzati al ritmo di circa uno al secondo. Possono essere osservati occasionalmente nelle fasi avanzate della vMCJ.
6 Magiorakos, A. P., e al., «Multidrug-resistant, extensively drug-resistant and pandrug-resistant bacteria: an international expert proposal for interim standard definitions for acquired resistance«, Clin Microbiol Infect , vol. 18, n. 3, marzo 2012, pagg. 268-281, http://www.sciencedirect. com/science/article/pii/S1198743X14616323 .
7 Idem.
Footnotes
-
Depressione, ansia, apatia, ritiro, idee deliranti. ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
Consistenti in sensazioni francamente dolorose e/o disestesia. ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
I caratteri tipici dell’elettroencefalogramma (EEG) nella MCJ sporadica consistono in complessi periodici generalizzati al ritmo di circa uno al secondo. Possono essere osservati occasionalmente nelle fasi avanzate della vMCJ. ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
La biopsia tonsillare non è raccomandata in maniera sistematica né per i casi in cui l’EEG mostra i caratteri tipici della MCJ sporadica, ma può risultare utile nei casi sospetti quando le caratteristiche cliniche sono compatibili con la vMCJ e la risonanza magnetica non mostra un segnale elevato a livello del pulvinar. L’esame bioptico tonsillare dovrebbe basarsi sull’immunoistochimica o sul Western blot. ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
I caratteri tipici dell’elettroencefalogramma (EEG) nella MCJ sporadica consistono in complessi periodici generalizzati al ritmo di circa uno al secondo. Possono essere osservati occasionalmente nelle fasi avanzate della vMCJ. ↩ ↩2 ↩3
-
Magiorakos, A. P., e al., «Multidrug-resistant, extensively drug-resistant and pandrug-resistant bacteria: an international expert proposal for interim standard definitions for acquired resistance«, Clin Microbiol Infect, vol. 18, n. 3, marzo 2012, pagg. 268-281, . ↩ ↩2
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