del 21 giugno 2011 (stato 1° gennaio 2026)
– visto il messaggio 9 dicembre 2009 n. 6309 del Consiglio di Stato;
– visto il rapporto 1° marzo 2011 n. 6309R della Commissione speciale pianificazione del territorio,
Questa legge disciplina lo sviluppo territoriale del Cantone, definendo principi, strumenti e procedure di pianificazione, conformemente alla legge federale sulla pianificazione del territorio.
Essa mira in particolare a:
a) promuovere un uso misurato del suolo ed uno sviluppo sostenibile;
b) favorire insediamenti di qualità e garantire adeguate premesse alle attività economiche;
c) individuare soluzioni coordinate che integrino insediamenti, mobilità e ambiente;
d) preservare lo spazio non costruito per l’agricoltura e lo svago;
e) valorizzare il paesaggio in quanto bene comune.
La pianificazione del territorio si suddivide in pianificazione cantonale, di competenza del Cantone e locale, di competenza dei Comuni.
I Comuni possono svolgere compiti di pianificazione intercomunale, adottando proprie modalità di collaborazione.
Il Consiglio di Stato esercita la vigilanza sullo sviluppo territoriale e può istituire commissioni consultive in ambiti settoriali specifici; esso disciplina per regolamento i dettagli della legge.
Cantone e Comuni elaborano le pianificazioni necessarie ai loro compiti d’incidenza territoriale e ne coordinano contenuti e procedure.
Il Cantone assicura in particolare il coordinamento nei confronti della Confederazione, dei Cantoni confinanti, delle Regioni limitrofe e delle pianificazioni comunali fra loro.
Se i Comuni non adempiono al loro obbligo di pianificare, il Cantone può adottare misure sostitutive.
I piani previsti da questa legge sono pubblici.
Nel corso dell’elaborazione di tali piani, Cantone e Comuni informano la popolazione riguardo agli scopi ed allo svolgimento della procedura.
Cantone e Comuni garantiscono una tempestiva informazione e partecipazione della popolazione e delle persone interessate alla pianificazione; se essa comporta effetti territorialmente limitati o concerne aspetti settoriali, può essere circoscritta agli interessati.
La partecipazione è garantita di principio mediante pubblico deposito degli atti, previo avviso, per trenta giorni presso i Comuni interessati; durante questo periodo ognuno può presentare osservazioni o proposte pianificatorie.
La procedura può essere delegata ad altri enti.
I piani previsti da questa legge sono elaborati da tecnici che dispongono delle qualifiche stabilite dal Consiglio di Stato.
Il geodato digitale ha valenza giuridica ed è prevalente rispetto al supporto cartaceo per i piani d’utilizzazione adottati, pubblicati e approvati in forma di geodati.
Capitolo primo
Sezione 1
Il piano direttore cantonale stabilisce le grandi linee dell’organizzazione del territorio cantonale in un’ottica di sviluppo sostenibile e assicura il coordinamento delle attività di rilevante incidenza territoriale.
Esso è coordinato con il Rapporto sugli indirizzi, le linee direttive ed il piano finanziario.
Il piano direttore si compone di obiettivi pianificatori cantonali, schede e piani.
Esso è accompagnato da un rapporto esplicativo, di carattere indicativo.
Gli obiettivi pianificatori esprimono gli orientamenti del Cantone e le sue scelte prioritarie.
Le schede, strutturate in indirizzi, misure e compiti, ed i piani specificano gli obiettivi pianificatori e indicano le modalità e i tempi per l’attuazione.
Nel corso dell’elaborazione di obiettivi pianificatori, schede di dato acquisito e piani ogni persona fisica o giuridica, i Comuni e gli altri enti interessati possono presentare osservazioni o proposte pianificatorie.
Gli atti e la documentazione sono depositati per trenta giorni, previo avviso, presso i Comuni.
…
Il Consiglio di Stato elabora gli obiettivi pianificatori cantonali.
Il Gran Consiglio li adotta con decreto legislativo.
Il Consiglio di Stato elabora le schede di dato acquisito ed i piani.
Esso li adotta e li fa pubblicare per trenta giorni, previo avviso, presso i Comuni.
Contro il contenuto di schede e piani, i Comuni e gli enti regionali di sviluppo che sono particolarmente toccati e hanno un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione degli stessi possono presentare ricorso al Gran Consiglio entro quindici giorni dalla scadenza del termine di pubblicazione.
Il Consiglio di Stato trasmette al Gran Consiglio i ricorsi con le sue osservazioni, entro tre mesi; questo li decide in via definitiva entro sei mesi, ma al più tardi entro un anno dalla scadenza del termine di ricorso.
Il Dipartimento elabora le schede di risultato intermedio e informazione preliminare ed i piani.
Il Consiglio di Stato li adotta.
Gli obiettivi pianificatori entrano in vigore con l’adozione del Gran Consiglio.
Le schede di dato acquisito ed i piani entrano in vigore con la loro crescita in giudicato; quelle di risultato intermedio ed informazione preliminare con l’adozione del Consiglio di Stato.
Gli obiettivi, le schede ed i piani sono in seguito trasmessi al Consiglio federale per approvazione.
Il piano direttore vincola le Autorità e gli enti regionali per lo sviluppo.
Tutti gli atti pianificatori in contrasto con il piano direttore devono essere a questo conformati entro il termine stabilito dal Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato e i Municipi garantiscono, con le misure di salvaguardia della pianificazione, che non vengano intrapresi atti pianificatori o interventi in contrasto con le previsioni del piano.
Il piano direttore ha una durata indeterminata; esso è riesaminato globalmente, di regola ogni dieci anni, e se necessario rielaborato.
Esso può essere adattato, in particolare in caso di mutate circostanze o di nuovi compiti, o quando sia possibile una soluzione complessivamente migliore; la procedura è quella prevista per l’adozione.
Gli aggiornamenti del piano sono decisi dal Consiglio di Stato e comunicati all’Ufficio federale dello sviluppo territoriale.
Sezione 2
I Comuni adottano un piano regolatore.
Essi possono preliminarmente elaborare studi di base che prospettano visioni ed indirizzi della pianificazione futura.
I Comuni uniformano il piano regolatore alla pianificazione d’ordine superiore e lo coordinano con i piani regolatori dei Comuni vicini.
Più Comuni possono adottare un piano regolatore intercomunale.
Il Piano regolatore stabilisce scopo, luogo e misura dell’uso ammissibile del suolo; esso è commisurato alla capacità finanziaria del Comune.
Il Piano regolatore si compone dei seguenti documenti vincolanti:
a) piano delle zone,
b) piano dell’urbanizzazione, corredato dal programma d’urbanizzazione,
c) regolamento edilizio.
Esso è accompagnato da un rapporto di pianificazione, di carattere indicativo.
Il piano delle zone suddivide il territorio comunale in zone.
Possono essere delimitate in particolare le seguenti zone:
– zona per l’abitazione,
– zona per il lavoro,
– zona degli spazi liberi,
– zona per il tempo libero,
– zona per scopi pubblici,
– zona di pericolo,
– zona per estrazioni o discariche,
– zona agricola,
– zona di protezione,
– zona forestale,
– zona di riserva,
– zona senza destinazione specifica.
Il Consiglio di Stato stabilisce la definizione delle zone.
Sono ammesse le zone miste e le sovrapposizioni di zona, se conformi agli scopi e ai principi della pianificazione del territorio.
Il piano dell’urbanizzazione stabilisce i vincoli della rete delle vie di comunicazione (strade, percorsi pedonali, percorsi ciclabili, posteggi pubblici, ecc.) con le relative linee d’arretramento.
Il programma d’urbanizzazione stabilisce i comprensori da urbanizzare con la rete delle vie di comunicazione, con la rete di smaltimento delle acque, con la rete e le infrastrutture per l’approvvigionamento idrico e di energie, nonché i termini entro i quali realizzare l’urbanizzazione, tenendo conto dell’evoluzione edilizia del Comune e dello stato dell’urbanizzazione esistente.
Esso vincola unicamente le Autorità.
Il regolamento edilizio comprende le norme di diritto comunale in materia edilizia; in particolare quelle relative al piano delle zone e al piano dell’urbanizzazione.
Il Consiglio di Stato stabilisce i dettagli.
Il rapporto di pianificazione informa:
a) sulle analisi, sugli obiettivi e sulla giustificazione delle scelte,
b) su come si sia tenuto conto degli scopi e dei principi della pianificazione del territorio (art. 1 e 3 legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979, LPT), dei suggerimenti provenienti dalla popolazione (art. 4 cpv. 2 LPT), dei piani settoriali e delle concezioni della Confederazione (art. 13 LPT), del piano direttore (art. 8 LPT) e delle altre esigenze poste dal diritto federale, in particolare la ponderazione degli interessi (art. 3 ordinanza sulla pianificazione del territorio del 28 giugno 2000, OPT) e la protezione dell’ambiente (art. 47 OPT),
c) sui costi delle opere e le relative modalità di finanziamento, come pure sulle priorità di realizzazione.
Esso ha valore indicativo.
Il Municipio elabora il piano regolatore, comunicando l’avvio dei lavori al Dipartimento ed ai Comuni confinanti.
Nel caso di una revisione del piano regolatore e di una variante con domanda di dissodamento o di compenso agricolo, il Municipio sottopone al Dipartimento un piano d’indirizzo per una verifica d’ordine generale; negli altri casi l’esame preliminare è facoltativo.
Il Dipartimento si esprime sulla conformità del piano d’indirizzo con la pianificazione direttrice, la legislazione federale e cantonale e sul coordinamento con le pianificazioni dei Comuni vicini.
Il Municipio informa la popolazione riguardo al progetto di piano.
Ogni cittadino attivo ed ogni persona o ente che dimostra un interesse degno di protezione possono presentare osservazioni o proposte pianificatorie.
Il Municipio esamina osservazioni e proposte nell’ambito dell’elaborazione del piano.
Il Consiglio comunale o l’Assemblea adottano il piano regolatore.
Il Municipio lo pubblica per un periodo di trenta giorni previo avviso, trasmesso anche tramite lettera semplice ai proprietari fondiari direttamente toccati in maniera incisiva dai provvedimenti.
Contestualmente alla pubblicazione, esso trasmette al Consiglio di Stato gli atti relativi al piano regolatore.
Contro il contenuto del piano è dato ricorso al Consiglio di Stato entro quindici giorni dalla scadenza del termine di pubblicazione.
È legittimato a ricorrere:
a) ogni cittadino attivo nel Comune,
b) ogni altra persona o ente particolarmente toccato che abbia un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione del piano.
Si applicano inoltre le disposizioni della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm) relative al ricorso al Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato esamina gli atti, decide i ricorsi e approva in tutto o in parte il piano regolatore; oppure nega l’approvazione.
Quando si impone una modifica che coinvolge il diritto comunale, esso rinvia gli atti al Comune, affinché vi provveda ripetendo la procedura ordinaria; il Consiglio di Stato indica quando si può prescindere dall’esame preliminare o applicare la procedura semplificata.
La decisione del Consiglio di Stato è intimata al Comune, ai ricorrenti e ai proprietari dei fondi la cui situazione è stata modificata dalla risoluzione ed è pubblicata nella sua parte dispositiva.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo entro trenta giorni dalla notificazione.
Sono legittimati a ricorrere:
a) il Comune,
b) i già ricorrenti, per le medesime domande presentate davanti al Consiglio di Stato,
c) ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato.
Per i motivi di ricorso e la procedura si applica la legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013.
Il piano regolatore entra in vigore con l’approvazione del Consiglio di Stato.
I ricorsi non hanno effetto sospensivo.
Il piano regolatore ha durata indeterminata ed è vincolante per ognuno.
Con l’entrata in vigore del piano regolatore è concesso al Comune il diritto di espropriazione segnatamente per l’acquisizione delle superfici e degli altri diritti necessari alla realizzazione delle opere pubbliche previste dal piano.
Il Municipio verifica almeno ogni quindici anni il piano regolatore e decide in merito alla necessità di revisione o di adeguamento.
La sua decisione è trasmessa al Consiglio di Stato, che la verifica dal profilo della legalità e dell’adeguatezza. Se non condivide la decisione comunale, il Consiglio di Stato ha la facoltà di rifiutare l’approvazione di ulteriori varianti, come pure di adottare le misure dell’art. 3 cpv. 3 LST.
Il Piano regolatore può inoltre essere modificato in caso di notevole cambiamento delle circostanze.
Possono essere sottoposte alla procedura semplificata le modifiche che:
a) mutano in misura minima una o più disposizioni sull’uso ammissibile del suolo;
b) comportano correzioni dei limiti di zona determinate da ragioni tecniche;
c) interessano una superficie di terreno non superiore a 3000 mq oppure
d) in caso di modifiche che riguardano le reti delle vie di comunicazione, se non è modificata la gerarchia delle strade.
Il Municipio elabora la modifica.
Esperita l’informazione e la partecipazione agli interessati, il Municipio adotta e pubblica la modifica per trenta giorni presso la cancelleria comunale.
Contro la modifica è dato ricorso al Consiglio di Stato ai sensi dell’art. 28.
Trascorsi i termini di pubblicazione gli atti vengono trasmessi al Consiglio di Stato per approvazione ed evasione degli eventuali ricorsi.
Contro la decisione del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo ai sensi dell’art. 30.
La modifica entra in vigore con l’approvazione del Consiglio di Stato. I ricorsi non hanno effetto sospensivo.
Il Municipio elabora il programma d’urbanizzazione, coordinandolo con il piano finanziario, e lo pubblica per un periodo di trenta giorni presso la cancelleria comunale; durante questo periodo ogni interessato può presentare osservazioni.
Il Municipio adotta il programma d’urbanizzazione.
Il programma d’urbanizzazione è modificato in caso di mutate circostanze.
Il Comune realizza l’urbanizzazione nei termini stabiliti dal programma d’urbanizzazione.
I proprietari contribuiscono al finanziamento secondo le leggi speciali.
Se l’urbanizzazione della zona edificabile non è realizzata nei termini previsti dal programma d’urbanizzazione, i proprietari fondiari possono (art. 19 cpv. 3 LPT):
a) provvedere da sé all’urbanizzazione dei fondi secondo i piani approvati, stabilendo con il Comune per contratto di diritto pubblico segnatamente le modalità d’esecuzione dei lavori, il diritto di proprietà sulle opere, le condizioni per l’allacciamento dei vicini, il riscatto delle opere e il trasferimento di diritti e obblighi all’ente pubblico,
b) anticipare i costi dell’urbanizzazione, stabilendo con il Comune mediante contratto di diritto pubblico segnatamente l’importo da anticipare, il rimborso del capitale anticipato e l’interesse dovuto.
I proprietari fondiari possono chiedere al Comune di realizzare le opere d’urbanizzazione prima dei termini stabiliti dal programma d’urbanizzazione, anticipando tutte le spese.
Mediante contratto di diritto pubblico con il Comune va stabilito almeno il rimborso del capitale anticipato.
Il Consiglio di Stato può far iscrivere nel piano regolatore vincoli per l’esecuzione di opere d’interesse cantonale o sovracomunale come scuole, case per anziani, impianti di smaltimento delle acque o dei rifiuti o impianti per la produzione di energia e zone per il tempo libero.
Il piano regolatore indica i vincoli costituiti a favore del Cantone o di altri enti pubblici.
…
Il censimento raccoglie le informazioni relative alle superfici in zona agricola che presentano le caratteristiche pedologiche e morfologiche tali da adempiere ai requisiti delle superfici per l’avvicendamento delle colture secondo l’art. 26 OPT e il Piano settoriale delle superfici idonee all’avvicendamento delle colture.
Esso è allestito dal Consiglio di Stato e costantemente aggiornato.
Allo scopo di migliorare le condizioni di mobilità e di qualità dell’ambiente, il Cantone emana un regolamento che determina il numero dei posteggi sui fondi privati.
Il Consiglio di Stato lo elabora, sentita una commissione consultiva; esso è applicato dai Comuni interessati alle nuove costruzioni, alle riattazioni ed ai cambiamenti di destinazione; fanno eccezione le costruzioni destinate all’abitazione.
Esso stabilisce il fabbisogno massimo di riferimento, il numero dei posteggi privati necessari e il numero dei posteggi privati da realizzare, in base alle norme dell’Unione dei professionisti svizzeri della strada (VSS), tenuto conto delle circostanze locali e in particolare della qualità del trasporto pubblico e del livello dell’inquinamento ambientale.
Il Consiglio di Stato ne verifica periodicamente i parametri del regolamento e l’elenco dei Comuni interessati; li adatta, se del caso, sentita la commissione consultiva.
Il regolamento abroga tutte le norme comunali che definiscono il fabbisogno di posteggi privati; restano riservate disposizioni più restrittive a tutela dei nuclei o per motivi di mobilità e protezione dell’ambiente.
Sezione 3
Il piano d’utilizzazione cantonale stabilisce scopo, luogo e misura dell’uso ammissibile del suolo per aree d’interesse cantonale o sovracomunale.
Il piano d’utilizzazione promuove l’attuazione degli obiettivi pianificatori del piano direttore e di compiti cantonali, come pure la realizzazione di costruzioni d’interesse cantonale o sovracomunale.
Esso si compone di norme e piani ed è accompagnato da un rapporto di pianificazione, di carattere indicativo.
Il Dipartimento elabora il piano d’utilizzazione, dandone preventiva comunicazione al Gran Consiglio, ai Comuni e agli enti regionali per lo sviluppo interessati.
Il progetto di piano è depositato per trenta giorni, previo avviso, presso i Comuni interessati; durante questo periodo ogni cittadino attivo in quei Comuni ed ogni persona o ente che dimostra un interesse degno di protezione possono presentare osservazioni o proposte pianificatorie.
Il Consiglio di Stato esamina le osservazioni, adotta il piano e lo trasmette al Gran Consiglio per approvazione.
Il piano di utilizzazione è approvato dal Gran Consiglio.
Il Dipartimento lo pubblica, previo avviso, per trenta giorni presso i Comuni interessati.
Contro la decisione del Gran Consiglio è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo entro quindici giorni dalla scadenza del termine di pubblicazione.
Il ricorso è proponibile contro:
a) la violazione del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere d’apprezzamento,
b) l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti,
c) l’inadeguatezza del provvedimento pianificatorio.
Sono legittimati a ricorrere:
a) i Comuni interessati,
b) ogni cittadino attivo nei Comuni interessati,
c) ogni altra persona o ente che dimostra un interesse degno di protezione.
Il piano d’utilizzazione entra in vigore con l’approvazione del Gran Consiglio.
I ricorsi non hanno effetto sospensivo.
Il Dipartimento fa menzionare a registro fondiario per ogni singola particella l’esistenza del piano d’utilizzazione.
Il piano d’utilizzazione cantonale ha gli stessi effetti del piano regolatore.
Il piano d’utilizzazione è prevalente rispetto al piano regolatore; questo decade nella misura in cui si trova in contrasto con il piano d’utilizzazione, oppure se il piano d’utilizzazione disciplina l’uso del suolo in modo esclusivo.
Il piano d’utilizzazione è sottoposto a verifica, di regola ogni dieci anni.
Esso può essere modificato in caso di notevole cambiamento delle circostanze con la procedura d’adozione.
Possono essere sottoposte a procedura semplificata le modifiche ai sensi dell’art. 34 LST.
Il Dipartimento elabora la modifica; esperita l’informazione e la partecipazione agli interessati la trasmette al Consiglio di Stato, che la approva.
La modifica è annunciata dal Dipartimento almeno cinque giorni prima agli albi comunali, sul Foglio ufficiale e nei quotidiani e pubblicata per trenta giorni.
Contro il contenuto della modifica è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, si applica per analogia l’art. 47.
La modifica entra in vigore con l’approvazione del Consiglio di Stato. I ricorsi non hanno effetto sospensivo.
Sezione 4
Il piano particolareggiato stabilisce nel dettaglio scopo, luogo e misura dell’uso ammissibile del suolo di una parte esattamente delimitata del territorio comunale, quando lo richiedono obiettivi di promozione urbanistica, di protezione dei nuclei, dei beni culturali, della natura e del paesaggio, oppure la realizzazione di costruzioni d’interesse pubblico.
Per le componenti, la procedura e gli effetti fanno stato le norme relative al piano regolatore.
Nei casi in cui il piano regolatore prevede gli obiettivi, la destinazione e i parametri della pianificazione particolareggiata, il piano particolareggiato può essere adottato con la procedura semplificata (art. 35).
Il piano particolareggiato vale quale autorizzazione a costruire se definisce il progetto di costruzione nel dettaglio di una domanda di costruzione.
Devono essere adempiute le seguenti condizioni:
a) gli oggetti da approvare devono esser presentati in modo separato dal piano particolareggiato, di principio secondo le prescrizioni delle relative procedure d’autorizzazione a costruire,
b) la documentazione relativa alla domanda di costruzione non soggiace alla procedura di partecipazione né all’esame preliminare, ma deve essere allegata per conoscenza al piano particolareggiato,
c) dopo l’adozione del piano particolareggiato da parte del Legislativo comunale, il Municipio procede alla pubblicazione del medesimo unitamente alla documentazione relativa alla domanda di costruzione,
d) il Consiglio di Stato approva il piano particolareggiato, decide i ricorsi, e rilascia l’autorizzazione a costruire con decisione globale. Esso decide i ricorsi contro l’uno e l’altra,
e) per le varianti di progetto che configurano una modifica di secondaria importanza del piano particolareggiato si applica la procedura semplificata (art. 35),
f) le altre varianti di progetto sono decise in base alle relative procedure d’autorizzazione a costruire.
Il Consiglio di Stato stabilisce i dettagli.
Per l’esame dei piani particolareggiati quale autorizzazione a costruire, al Cantone e al Comune spetta in parti uguali una tassa del 2 ‰ della spese prevista, ritenuti un minimo di 300 franchi e un massimo di 15’000 franchi.
Il Municipio e il Dipartimento prelevano inoltre tasse, ciascuno a copertura delle proprie prestazioni e spese per pubblicazioni, perizie, misurazioni, ecc, in aggiunta alle tasse stabilite nel capoverso precedente.
Sezione 5
Il piano di quartiere è un progetto planovolumetrico inteso a concretizzare gli obiettivi di qualità paesaggistica, architettonica ed urbanistica fissati dal piano regolatore.
Il piano di quartiere si compone di una relazione tecnica, di piani e di un modello del progetto.
Il piano regolatore stabilisce il perimetro del piano di quartiere nonché i requisiti qualitativi minimi ed i parametri edilizi minimi e massimi.
Il piano di quartiere segue la procedura della domanda di costruzione che può essere presentata dai proprietari che detengono i due terzi della superficie soggetta a piano di quartiere; le modifiche minori possono essere presentate da un solo proprietario.
Il piano di quartiere approvato mantiene la sua validità fino a quando il piano regolatore da cui dipende resta in vigore.
Per l’attuazione del piano di quartiere i detentori dei due terzi della superficie possono chiedere al Consiglio di Stato il conferimento del diritto d’espropriazione giusta l’art. 3 cpv. 1 della legge di espropriazione dell’8 marzo 1971.
Sezione 6
Il piano cantonale con autorizzazione a costruire costituisce lo strumento per pianificare e autorizzare la costruzione di edifici e impianti d’interesse cantonale o regionale.
È riservata la legge sulle strade del 23 marzo 1983.
Approvati i crediti necessari ed i relativi piani di finanziamento, il Dipartimento dà avvio alla procedura d’approvazione del piano.
Per la procedura d’approvazione del piano si applicano per analogia gli articoli da 17 a 23 e 25, 26 della legge sulle strade del 23 marzo 1983; in subordine quelle della legge di espropriazione dell’8 marzo 1971.
Il piano deve rendere chiaramente comprensibili la natura e l’estensione delle opere oggetto di approvazione; il regolamento della legge sullo sviluppo territoriale (RLst) stabilisce la forma, il contenuto e gli altri dettagli.
Capitolo secondo
Sono misure di salvaguardia della pianificazione:
a) la zona di pianificazione,
b) la decisione sospensiva,
c) il blocco edilizio.
La zona di pianificazione è stabilita per comprensori esattamente delimitati, se i piani mancano o devono essere modificati, oppure in caso di problemi riguardo all’uso del territorio o conflitti con principi pianificatori.
Il Consiglio di Stato, in particolare, stabilisce zone di pianificazione a salvaguardia di obiettivi di sviluppo territoriale e per garantire l’adeguamento delle pianificazioni locali.
La zona di pianificazione si compone di un piano che ne delimita il comprensorio e di una scheda descrittiva che ne stabilisce i contenuti, gli scopi, gli effetti e la durata.
La zona di pianificazione è adottata dal Municipio, sentito il Dipartimento, oppure dal Consiglio di Stato, sentiti i Municipi interessati.
Essa è pubblicata, previo avviso, per un periodo di trenta giorni presso i Comuni interessati.
La zona di pianificazione entra in vigore con la pubblicazione.
Essa resta in vigore fino alla pubblicazione del piano sostitutivo; comunque non oltre cinque anni, riservata una possibilità di proroga.
Il Consiglio di Stato può concedere una proroga della zona di pianificazione di due anni al massimo, per fondati motivi; la proroga soggiace alla procedura d’adozione.
La zona di pianificazione è vincolante per ognuno.
Al suo interno nulla può essere intrapreso che possa rendere più ardua la pianificazione dell’utilizzazione.
Le domande di costruzione in contrasto con gli obiettivi del piano in formazione sono decise negativamente.
Il Municipio o il Dipartimento sospendono per due anni al massimo le proprie decisioni se, in assenza di una zona di pianificazione, la domanda di costruzione appare in contrasto con uno studio pianificatorio in atto.
Il Municipio o il Dipartimento decidono immediatamente sull’oggetto sospeso oppure danno avvio alla procedura d’espropriazione, se alla scadenza dei due anni il piano regolatore o il piano particolareggiato non sono stati pubblicati, o il piano d’utilizzazione cantonale non è stato adottato.
Dalla data di pubblicazione del piano regolatore o del piano particolareggiato di cui all’articolo 27 e sino all’approvazione del Consiglio di Stato, come pure dalla data di adozione del piano di utilizzazione cantonale di cui all’articolo 45 e sino all’approvazione del Gran Consiglio, non si possono attuare modifiche edilizie o altri interventi contrari alle previsioni del piano.
Il blocco edilizio decade se il Consiglio di Stato, rispettivamente il Gran Consiglio, non approvano il piano entro due anni dalla scadenza del termine di pubblicazione, rispettivamente di adozione.
Contro la zona di pianificazione e la sua proroga è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo entro quindici giorni dalla scadenza del termine di pubblicazione; il ricorso non ha effetto sospensivo.
Sono legittimati a ricorrere:
a) ogni persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione,
b) il Comune, contro la zona di pianificazione stabilita dal Consiglio di Stato.
Contro le decisioni di sospensione o di blocco edilizio è dato ricorso ai sensi della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE).
Capitolo terzo
Sezione 1
L’edificazione o trasformazione di costruzioni è permessa solo con l’autorizzazione dell’Autorità.
L’autorizzazione è rilasciata solo se:
a) le costruzioni sono conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione e
b) il fondo è urbanizzato.
Sono riservate le altre condizioni previste dal diritto federale, cantonale e comunale.
Competenza e procedura sono disciplinate dalle leggi speciali.
È permessa la conservazione e la manutenzione di costruzioni esistenti in contrasto col nuovo diritto.
Possono essere autorizzate trasformazioni a condizione che:
a) il contrasto col nuovo diritto non pregiudichi in modo apprezzabile l’interesse pubblico e quello dei vicini e
b) per costruzioni non conformi alla zona (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT), le trasformazioni siano giustificate da esigenze tecniche o funzionali e siano rispettate le altre disposizioni del piano regolatore.
Il piano regolatore può stabilire una regolamentazione più restrittiva.
In caso di grave contrasto con la destinazione di zona può essere ordinata la cessazione dell’uso.
In situazioni eccezionali e se l’osservanza delle disposizioni legali costituisce un rigore sproporzionato, possono essere concesse deroghe alla conformità di zona o a singole norme edilizie, purché ciò non pregiudichi in modo apprezzabile l’interesse pubblico o quello dei vicini.
Il piano regolatore può stabilire una regolamentazione più restrittiva.
Nei seguenti casi il rilascio di un’autorizzazione per l’edificazione, la trasformazione o il cambiamento di destinazione di costruzioni è disciplinato dal diritto federale:
a) costruzioni ad ubicazione vincolata (art. 24 LPT),
b) cambiamenti di destinazione senza lavori di trasformazione (art. 24a LPT),
c) aziende accessorie non agricole (art. 24b LPT),
d) costruzioni esistenti non conformi alla destinazione della zona (art. 24c LPT),
e) costruzioni utilizzate a scopi commerciali non conformi alla destinazione della zona (art. 37a LPT).
(art. 24d LPT)
In edifici abitativi agricoli conservati nella loro sostanza può essere autorizzata un’utilizzazione a scopi abitativi extra-agricoli ai sensi dell’art. 24d cpv. 1 LPT.
Può essere autorizzato il cambiamento totale di destinazione di costruzioni degne di protezione, la cui conservazione a lungo termine non può essere assicurata in altro modo, se per le stesse è stata istituita una apposita protezione in via pianificatoria secondo l’art. 20 della legge sulla protezione dei beni culturali del 13 maggio 1997 (art. 24d cpv. 2 LPT).
In tutti i casi devono essere adempiute le condizioni dell’art. 24d cpv. 3 LPT.
(art. 39 OPT)
Il piano direttore designa i comprensori con abitati tradizionalmente sparsi nei quali l’insediamento duraturo dev’essere rafforzato in vista dello sviluppo auspicabile del territorio ai sensi dell’art. 39 cpv. 1 OPT.
Può essere autorizzata, siccome d’ubicazione vincolata, la modifica dell’utilizzazione di edifici esistenti, protetti perché elementi tipici del paesaggio ai sensi dell’art. 39 cpv. 2 OPT; il piano direttore indica i criteri secondo i quali va valutato il carattere degno di protezione dei paesaggi e degli edifici tipici ai sensi di tale norma. Devono essere adempiute le condizioni dell’art. 39 cpv. 3 OPT.
All’interno dei paesaggi ai sensi dell’art. 39 cpv. 2 OPT il piano regolatore designa in particolare i rustici meritevoli di conservazione.
Il piano di utilizzazione cantonale può limitare o escludere l’applicazione degli art. 24c cpv. 2 e 3 LPT e 37a LPT.
L’autorità competente per la restrizione fa menzionare sul fondo interessato a registro fondiario:
a) l’esistenza di un’azienda accessoria non agricola (art. 24b LPT);
b) le condizioni risolutive alle quali soggiacciono le autorizzazioni;
c) gli obblighi di ripristino dello stato legale.
Sezione 2
Sono grandi generatori di traffico le costruzioni che generano un traffico giornaliero medio di visitatori, nei giorni di apertura di almeno 1000 movimenti, segnatamente:
– costruzioni commerciali (centri commerciali, mercati specializzati, factory outlets),
– centri turistici attrezzati,
– attrezzature di svago intensive,
– cinema multisala.
Per le costruzioni commerciali con una superficie utile lorda di almeno 1500 m2 vige la presunzione che configurino un grande generatore di traffico; è conferita facoltà all’istante di dimostrare mediante stima del traffico indotto che la costruzione genera un traffico giornaliero medio inferiore a 1000 movimenti.
Costruzioni commerciali che singolarmente non adempiono i requisiti del grande generatore di traffico, possono essere considerati tali se tra loro sussiste una connessione funzionale e congiuntamente generano un traffico giornaliero medio superiore a 2000 movimenti.
Il piano direttore stabilisce la politica cantonale dei grandi generatori di traffico e definisce in particolare:
a) le ubicazioni potenzialmente idonee per i grandi generatori di traffico,
b) le condizioni della pianificazione delle utilizzazioni nei comparti per grandi generatori di traffico e nei centri dei poli urbani,
c) gli indirizzi per il resto del territorio cantonale,
d) le condizioni per l’insediamento a titolo d’eccezione di tali impianti fuori dai comparti stabiliti.
Nei comparti per grandi generatori di traffico la pianificazione delle utilizzazioni definisce almeno:
a) la delimitazione del comparto con le attività consentite e i parametri edificatori,
b) l’assetto urbanistico,
c) il volume di traffico medio che il comparto può generare nei giorni di apertura,
d) un adeguato allacciamento alla rete viaria,
e) l’integrazione nella rete dei trasporti pubblici con un servizio commisurato all’affluenza di pubblico,
f) la regolamentazione dei posteggi.
Nei centri dei poli urbani la pianificazione delle utilizzazioni:
a) stabilisce dove sono ammessi i grandi generatori di traffico,
b) ne favorisce la collocazione nel contesto di concentrazioni d’attività commerciali, amministrative e produttive ben servite dal trasporto pubblico,
c) si orienta agli indirizzi del cpv. 2.
La costruzione o trasformazione di grandi generatori di traffico è ammessa unicamente nei comparti per grandi generatori di traffico e nei centri dei poli urbani che la pianificazione dell’utilizzazione ha delimitato conformemente alle indicazioni del piano direttore.
L’autorizzazione alla costruzione o trasformazione di grandi generatori di traffico è rilasciata:
a) se il progetto è conforme ad una zona ai sensi dell’art. 73 cpv. 2 o cpv. 3 e
b) se il proprietario assume proporzionalmente le spese di costruzione ed esercizio delle infrastrutture di mobilità e quelle di sistemazione urbanistica; gli oneri sono stabiliti dall’autorizzazione edilizia o da un contratto di diritto pubblico.
L’autorizzazione alla costruzione o trasformazione di grandi generatori di traffico stabilisce che l’allacciamento alla rete viaria e l’integrazione nella rete dei trasporti pubblici siano realizzati al più tardi con l’entrata in esercizio dell’impianto.
Al di fuori dei comparti per grandi generatori di traffico e dei centri dei poli urbani che la pianificazione dell’utilizzazione ha delimitato conformemente alle indicazioni del piano direttore può eccezionalmente essere autorizzata la costruzione di singoli grandi generatori di traffico di tipo non commerciale se:
a) la pianificazione dell’utilizzazione adempie le condizioni dell’articolo 73 cpv. 2,
b) l’impianto risponde a importanti bisogni d’interesse cantonale o di sviluppo regionale.
In questo caso il proprietario del terreno assume proporzionalmente le spese di costruzione ed esercizio delle infrastrutture di mobilità e quelle di sistemazione urbanistica.
Capitolo primo
Cantone e Comuni possono stipulare contratti di diritto pubblico se:
a) dispongono di un margine di apprezzamento riguardo all’oggetto del contratto,
b) la forma contrattuale risulta la più adatta,
c) il contenuto del contratto non viola norme legislative.
Per i Comuni la competenza di contrarre è disciplinata dalla legge organica comunale.
Capitolo secondo
Sezione 1
La ricomposizione particellare consiste in un riordino dei fondi, in modo da dar loro configurazione e superficie adatte all’edificazione prevista dal piano.
Essa ha lo scopo di migliorare e razionalizzare l’uso del suolo edificabile e di concretizzare gli obiettivi del piano regolatore.
La ricomposizione particellare è attuata mediante gli strumenti e le procedure della legge sul raggruppamento e la permuta dei terreni del 23 novembre 1970 (LRPT).
Essa può concernere tutta la zona edificabile o sue parti; il piano regolatore ne stabilisce il perimetro.
I principi su cui si fonda la permuta generale (art. 83a LRPT) sono definiti nella procedura di approvazione del piano regolatore.
Sezione 2
Cantone e Comuni possono acquistare terreni da destinare ad uso pubblico o a scopi d’interesse pubblico.
Il Cantone può concedere ai Comuni un contributo per l’acquisto e la sistemazione di terreni lungo le rive dei laghi e dei fiumi, da destinare a uso pubblico.
Il contributo può ammontare:
a) al massimo al 70% delle spese per l’acquisto di terreni destinati alla realizzazione o al completamento di passeggiate o sentieri a lago definiti dal piano direttore;
b) al massimo al 50% negli altri casi.
Le condizioni del contributo cantonale sono stabilite all’art. 116.
Il Comune può delimitare zone edificabili d’interesse comunale (ZEIC), nelle quali mette a disposizione delle persone fisiche o giuridiche che adempiono i requisiti legali terreni destinati alla residenza primaria o all’attività di produzione non intensiva di beni, al fine di realizzare gli obiettivi di sviluppo socio-economico del piano regolatore.
Il Comune acquisisce i terreni necessari in via contrattuale o mediante espropriazione, al valore precedente l’attribuzione alla zona edificabile d’interesse comunale.
Il Comune assegna il terreno destinato alla residenza primaria alle persone fisiche che ne fanno richiesta.
Esse devono adempiere le seguenti condizioni:
a) essere o essere state domiciliate nel Comune per almeno cinque anni o esserne originarie,
b) voler mantenere durevolmente il domicilio nel Comune,
c) impegnarsi a costruire la propria abitazione entro il termine stabilito dal regolamento della zona edificabile d’interesse comunale,
d) non essere proprietari di un edificio o terreno edificabile nel Comune o in quelli confinanti.
Il Comune assegna il terreno destinato ad aziende alle persone fisiche o giuridiche che ne fanno richiesta.
Esse devono adempiere le seguenti condizioni:
a) possedere il domicilio o la sede nel Comune o volerli costituire durevolmente,
b) impegnarsi a costruire la propria azienda entro il termine stabilito dal regolamento della zona edificabile d’interesse comunale,
c) non essere proprietari di un edificio o terreno edificabile nel Comune o in quelli confinanti.
Se interessi di sviluppo comunale lo giustificano, il Comune può estendere per regolamento la cerchia dei destinatari dei terreni per la residenza primaria:
a) ampliando la cerchia di persone fisiche di cui all’art. 82 cpv. 2 lett. a, oppure
b) considerando in particolare persone giuridiche (segnatamente cooperative), che si impegnino a costruire, entro il termine stabilito dal regolamento della zona edificabile d’interesse comunale, edifici d’appartamenti destinati alla residenza primaria.
Se interessi di sviluppo comunale lo giustificano, il Comune può estendere per regolamento la cerchia dei destinatari dei terreni per le aziende.
L’assegnazione dei terreni avviene mediante contratto di compravendita o costituzione di diritto di superficie; in ambo i casi il Comune è esentato dall’obbligo del pubblico concorso ai sensi dell’articolo 180 della legge organica comunale.
Il Comune stabilisce per regolamento il prezzo di alienazione, rispettivamente il canone per il diritto di superficie, tenuto conto dei costi di acquisizione dei terreni, delle spese di riordino fondiario, progettazione ed urbanizzazione, dedotti eventuali sussidi.
Il Comune ha un diritto di recupera sul terreno assegnato in caso di inosservanza delle condizioni d’assegnazione.
Il Comune ha anche un diritto di prelazione sui terreni assegnati.
L'esercizio del diritto di recupera e prelazione avviene al prezzo di assegnazione del terreno, aumentato, se del caso, del plusvalore del capitale investito nell’immobile.
I diritti di recupera e di prelazione, di regola della durata di almeno 10 anni, sono menzionati a registro fondiario.
Il regolamento disciplina e dettaglia:
a) l’acquisizione dei terreni,
b) l’eventuale riordino fondiario,
c) le condizioni di assegnazione dei fondi,
d) la forma, il prezzo d’assegnazione e le condizioni di pagamento,
e) le condizioni dell’esercizio del diritto di recupera e prelazione e il calcolo del plusvalore.
Sezione 3
Il Comune può prevedere a piano regolatore luoghi strategici per lo sviluppo insediativo ai sensi del piano direttore con l’obbligo per i proprietari di costruire entro un determinato termine.
Le condizioni e i tempi di costruzione sono stabiliti in un contratto di diritto pubblico ai sensi dell’art. 76 LST concluso tra il Comune e il proprietario.
In caso di mancato accordo, al Comune è conferito il diritto di espropriazione ai sensi della legge di espropriazione dell’8 marzo 1971, da far valere entro due anni dalla chiusura della negoziazione.
In caso di inadempimento del contratto entro il termine fissato, al Comune spetta il diritto di espropriazione ai sensi della legge di espropriazione dell’8 marzo 1971 da far valere entro due anni dal termine fissato dal contratto di diritto pubblico.
Capitolo primo
Il Cantone ed i Comuni finanziano, nell’ambito delle rispettive competenze, l’elaborazione e l’attuazione dei piani previsti da questa legge.
Il Cantone può partecipare alle spese della pianificazione locale:
a) sino ad un massimo del 30% per i piani regolatori intercomunali e per i piani regolatori di Comuni aggregati,
b) sino ad un massimo del 50% per una pianificazione che dipende da progetti di valenza regionale o cantonale.
Il contributo cantonale è stabilito in base alla capacità finanziaria dei Comuni.
Per il calcolo del contributo sono computati tutti i costi effettivi necessari alla revisione della pianificazione locale.
Il contributo è subordinato alla disponibilità dei relativi crediti.
I Comuni possono essere chiamati a partecipare alle spese:
a) di elaborazione di schede comprensoriali della pianificazione direttrice, sino ad un massimo del 30%;
b) di elaborazione ed attuazione di piani di utilizzazione cantonali, sino ad un massimo del 50%.
Sentiti i Comuni interessati, il contributo comunale è stabilito dal Gran Consiglio per le schede e dal Consiglio di Stato per i piani di utilizzazione cantonali, in base al loro interesse e alla loro capacità finanziaria.
Contro le decisioni sul contributo è dato ricorso al Tribunale cantonale amministrativo.
Capitolo secondo
I vantaggi e gli svantaggi rilevanti derivanti dalla pianificazione sono oggetto di compensazione.
È considerato vantaggio rilevante soggetto a contributo l’aumento di valore di un terreno superiore a fr. 30’000.– che deriva:
a) dalla sua assegnazione alla zona edificabile;
b) da una modifica di un piano d’utilizzazione che comporta un aumento di almeno 0,2 punti dell’indice di sfruttamento o di almeno 1,5 punti dell’indice di edificabilità;
c) da un cambiamento di destinazione che ingenera un plusvalore importante.
L’aumento di valore di un terreno sino a fr. 30’000.– è esente da contributo.
Il contributo è dovuto dal proprietario del terreno e ammonta:
a) al 30% del plusvalore nei casi di assegnazione del terreno alla zona edificabile,
b) al 20% del plusvalore:
– nei casi modifica di un piano d’utilizzazione che comporta un aumento di almeno 0,2 punti dell’indice di sfruttamento o di almeno 1,5 punti dell’indice di edificabilità, oppure
– nei casi di cambiamento di destinazione che ingenera un plusvalore importante.
Il plusvalore corrisponde alla differenza di valore del terreno prima e dopo la misura pianificatoria.
Il contributo di plusvalore è stabilito mediante estimo peritale a cura del Comune di situazione del terreno; il regolamento disciplina i dettagli.
Il Municipio incarica un perito di stabilire, per ogni terreno, il plusvalore ed il contributo; esso notifica ai proprietari dei terreni interessati la decisione sul contributo, con l’indicazione dei rimedi di diritto.
Contro la decisione sul contributo è dato ricorso al Tribunale di espropriazione entro trenta giorni dalla notificazione; contro la decisione del Tribunale di espropriazione è dato ricorso entro trenta giorni al Tribunale cantonale amministrativo.
Per la procedura si applicano gli articoli 37 ss. della legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996.
La Confederazione, il Cantone, i Comuni, le loro istituzioni autonome e gli altri enti pubblici non soggiacciono al contributo, relativamente ai loro beni amministrativi.
Il contributo di plusvalore è esigibile al momento della costruzione o della vendita del terreno.
Esso è prelevato dal Comune di situazione del terreno ed indicizzato secondo l’indice nazionale dei prezzi al consumo; il regolamento disciplina i dettagli.
Il diritto di riscossione del contributo si prescrive in dieci anni dalla sua esigibilità.
I proventi del contributo di plusvalore sono ripartiti fra Comune di situazione del terreno e il fondo cantonale ai sensi dell’art. 98a nella misura del 50% ciascuno.
Essi sono destinati a misure di sviluppo territoriale qualificate, in particolare interventi di valorizzazione territoriale e del paesaggio o ad indennità d’espropriazione materiale.
Il Comune di situazione del terreno ed il Cantone allestiscono periodicamente un rapporto.
È istituito un fondo cantonale per lo sviluppo centripeto allo scopo di sostenere finanziariamente i Comuni nei casi previsti dall’art. 98 cpv. 2.
Il fondo ha una dotazione iniziale versata dal Cantone ed è alimentato con i proventi del contributo di plusvalore ai sensi dell’art. 94.
Eventuali aumenti della dotazione iniziale del fondo sono decisi dal Parlamento in funzione dell’andamento delle entrate e delle uscite.
I Comuni beneficiano di un contributo del 50% proveniente dal fondo cantonale quale partecipazione ai costi derivanti da indennità di espropriazione materiale per dezonamenti o riduzioni di parametri edilizi. Le ulteriori condizioni d’accesso al fondo sono specificate tramite RLst.
Nel calcolo dell’imposta sugli utili immobiliari il contributo di plusvalore è detratto dall’utile immobiliare come costo d’investimento.
Restano riservati i contributi di miglioria e di costruzione.
Il contributo pagato dal proprietario in base all’articolo 11 della legge sulla conservazione del territorio agricolo del 19 dicembre 1989 è detratto dal plusvalore.
A garanzia del contributo sussiste, a carico del terreno che beneficia dell’aumento di valore, un’ipoteca legale ai sensi dell’art. 836 del Codice civile svizzero.
Si applicano gli articoli 183 - 183e della legge di applicazione e complemento del Codice civile svizzero del 18 aprile 1911.
È considerato svantaggio rilevante soggetto a piena indennità ogni restrizione della proprietà equivalente a espropriazione.
Si applica la legge di espropriazione dell’8 marzo 1971.
Capitolo primo
Il paesaggio cantonale va rispettato, tutelato e valorizzato, garantendone in particolare la varietà, la qualità e il carattere.
Le schede di piano direttore esprimono gli indirizzi generali e particolari di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Le attività d’incidenza territoriale vanno armonizzate con gli obiettivi di tutela e valorizzazione del paesaggio.
Le costruzioni devono inserirsi nel paesaggio in maniera ordinata e armoniosa.
Capitolo secondo
Sezione 1
I paesaggi con contenuti e valori importanti sono oggetto di tutela; essi sono classificati in oggetti d’importanza nazionale, cantonale o locale.
Il Cantone elabora l’inventario dei paesaggi d’importanza cantonale, i quali vanno per quanto possibile conservati nelle loro caratteristiche.
I Comuni rilevano i paesaggi d’importanza locale nella procedura di pianificazione dell’utilizzazione.
Gli strumenti della pianificazione territoriale stabiliscono contenuti e modalità della tutela.
Sezione 2
Il progetto di paesaggio programma interventi mirati di valorizzazione del paesaggio.
Esso è di tipo comprensoriale o locale.
Il Consiglio di Stato definisce le modalità di elaborazione ed attuazione del progetto.
I Comuni, che possono costituirsi in associazione aperta ad altri enti pubblici, persone giuridiche o privati, o i Patriziati per il progetto di paesaggio locale, fungono di regola da promotori.
Essi coinvolgono la popolazione locale nell’elaborazione del progetto.
Il Cantone fornisce consulenza ai promotori, coordina i progetti di paesaggio comprensoriali e verifica la conformità dei progetti di paesaggio locali; eccezionalmente può fungere da promotore.
Il Cantone applica il principio dell’inserimento ordinato ed armonioso nell’esame delle autorizzazioni a costruire che riguardano:
a) i progetti edilizi fuori dalle zone edificabili (art. 24 e 25 LPT),
b) i nuclei, le rive dei laghi, nonché i paesaggi e gli insediamenti d’importanza federale e cantonale,
c) le zone edificabili, se il progetto comporta un impatto paesaggistico significativo.
I Comuni applicano, per il resto, il principio dell’inserimento ordinato e armonioso nell’esame delle autorizzazioni a costruire che riguardano la zona edificabile; essi possono richiedere il parere del Cantone.
Sezione 3
Il Consiglio di Stato istituisce una Commissione del paesaggio quale organo consultivo.
Essa è composta da sette a nove membri nominati dal Consiglio di Stato.
Nella Commissione sono rappresentati i settori interessati alla tutela ed alla valorizzazione del paesaggio.
La Commissione del paesaggio si esprime nei casi previsti dal regolamento o su richiesta del Consiglio di Stato.
Capitolo terzo
Il Cantone e i Comuni finanziano, nell’ambito delle rispettive competenze, misure di tutela e di valorizzazione del paesaggio, beneficiando dei sussidi in base alla legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio.
Il Cantone finanzia misure di tutela di oggetti d’importanza nazionale e cantonale.
Per gli oggetti d’importanza cantonale i Comuni, dopo essere stati sentiti, possono essere chiamati a partecipare alla spesa in base alla loro capacità finanziaria, sino ad un massimo del 25%; il contributo è stabilito dal Consiglio di Stato.
I Comuni finanziano misure di tutela di oggetti d’importanza locale, cui il Cantone può partecipare accordando contributi sino ad un massimo del 50% della spesa.
I Comuni finanziano l’elaborazione del progetto di paesaggio comprensoriale, cui il Cantone può contribuire nella misura del 50% della spesa.
L’attuazione delle misure decise nel quadro del progetto di paesaggio è finanziata in base alle leggi settoriali.
Il Cantone può eccezionalmente finanziare misure di valorizzazione di oggetti meritevoli, con un contributo massimo del 50% della spesa.
Sino ad un importo di fr. 500.000.–, il contributo cantonale è stabilito dal Consiglio di Stato.
Esso è stabilito in base al tipo di intervento, alla capacità finanziaria del beneficiario ed alla copertura proveniente da altre fonti, alla partecipazione della Confederazione ed alla disponibilità dei relativi crediti.
Le procedure in corso prima dell’entrata in vigore di questa legge sono concluse secondo il diritto anteriore.
Le procedure semplificate ai sensi dell’art. 35 approvate dal Dipartimento al momento dell’entrata in vigore della modifica legislativa del 21 giugno 2021, sono concluse in applicazione del diritto anteriore.
Per il riconoscimento della qualifica di tecnici restano riservati i diritti acquisiti.
I Comuni si devono dotare di piani regolatori in forma di geodati digitali entro il 1° gennaio 2025.
I Comuni devono adattare i loro piani regolatori alla presente legge entro il 1° gennaio 2025.
Le norme d’attuazione di piano regolatore in vigore o già adottate e pubblicate dal legislativo, che contemplano un piano di quartiere facoltativo ed enunciano chiari requisiti di qualità paesaggistica, architettonica ed urbanistica vanno uniformate al nuovo diritto entro il termine stabilito dal Consiglio di Stato.
Le domande di piano di quartiere facoltativo pubblicate prima dell’entrata in vigore della modifica legislativa del 19 ottobre 2009 sono decise in base al diritto previgente.
La compensazione di vantaggi rilevanti si applica alle misure pianificatorie dell’art. 93 adottate dal Legislativo comunale dopo l’entrata in vigore degli articoli 92 - 101 LST.
Trascorsi i termini per l’esercizio del diritto di referendum, questa legge ed il suo allegato di abrogazione e modifica di leggi sono pubblicati nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi.
Il Consiglio di Stato ne fissa la data di entrata in vigore.
Pubblicata nel BU 2011, 525.
Titolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. reintrodotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedente modifica: BU 2013, 547.
Cpv. abrogato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Lett. modificata dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 24.9.2013; in vigore dal 1.3.2014 - BU 2013, 476.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. abrogato dalla L 21.1.2025; in vigore dal 1.1.2026 - BU 2025, 244; precedente modifica: BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Cpv. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Lett. modificata dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Lett. modificata dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Sezione introdotta dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Sezione introdotta dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Capitolo introdotto dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Cpv. modificato dal DL 4.11.2013; in vigore dal 1.2.2014 - BU 2014, 14.
Capitolo introdotto dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Nota marginale modificata dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.1.2019; in vigore dal 1.4.2019 - BU 2019, 107; precedenti modifiche: BU 2015, 40; BU 2017, 308.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Nota marginale modificata dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedente modifica: BU 2015, 40.
Art. introdotto dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Lett. modificata dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedente modifica: BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Cpv. modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40; precedente modifica: BU 2014, 14.
Titolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedente modifica: BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedenti modifiche: BU 2013, 547; BU 2015, 40.
Art. modificato dalla L 21.6.2021; in vigore dal 1.1.2022 - BU 2021, 368; precedente modifica: BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Art. introdotto dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Numero dell’articolo modificato dalla L 18.12.2014; in vigore dal 10.2.2015 - BU 2015, 40.
Entrata in vigore: 1° gennaio 2012 - BU 2011, 525.
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