Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale

0.104Multilateral International Treaty29 dic 1994

Conclusa a New York il 21 dicembre 1965
Approvata dall’Assemblea federale il 9 marzo 19931
Istrumento di adesione depositato dalla Svizzera il 29 novembre 1994
Entrata in vigore per la Svizzera il 29 dicembre 1994

(Stato 21 aprile 2022)

Gli Stati Parti della presente Convenzione,

Considerando che lo Statuto delle Nazioni Unite2è basato sui principi della dignità e dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani, e che tutti gli Stati membri si sono impegnati ad agire, sia congiuntamente sia separatamente in collaborazione con l’Organizzazione, allo scopo di raggiungere uno degli obiettivi delle Nazioni Unite, e precisamente: sviluppare ed incoraggiare il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione,

Considerando che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo proclama che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali per dignità e diritti e che ciascuno può valersi di tutti i diritti e di tutte le libertà che vi sono enunciate, senza alcuna distinzione di razza, colore od origine nazionale,

Considerando che tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge ed hanno diritto ad una uguale protezione legale contro ogni discriminazione ed ogni incitamento alla discriminazione,

Considerando che le Nazioni Unite hanno condannato il colonialismo e tutte le pratiche segregazionistiche e discriminatorie che lo accompagnano, sotto qualunque forma e in qualunque luogo esistano, e che la Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai Paesi ed ai popoli coloniali, del 14 dicembre 1960 (Risoluzione n. 1514 [XV] dell’Assemblea generale) ha asserito e proclamato solennemente la necessità di porvi rapidamente ed incondizionatamente fine,

Considerando che la Dichiarazione delle Nazioni Unite sul l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 20 novembre 1963 (Risoluzione n. 1904 [XVIII] dell’Assemblea generale) asserisce solennemente la necessità di eliminare rapidamente tutte le forme e tutte le manifestazioni di discriminazione razziale in ogni parte del mondo, nonché di assicurare la comprensione ed il rispetto della dignità della persona umana,

Convinti che qualsiasi dottrina di superiorità fondata sulla distinzione tra le razze è falsa scientificamente, condannabile moralmente ed ingiusta e pericolosa socialmente, e che nulla potrebbe giustificare la discriminazione razziale, né in teoria né in pratica,

Riaffermando che la discriminazione tra gli esseri umani per motivi fondati sulla razza, il colore o l’origine etnica costituisce un ostacolo alle amichevoli e pacifiche relazioni tra le Nazioni ed è suscettibile di turbare la pace e la sicurezza tra i popoli nonché la coesistenza armoniosa degli individui che vivono all’interno di uno stesso Stato,

Convinti che l’esistenza di barriere razziali è incompatibile con gli ideali di ogni società umana,

Allarmati dalle manifestazioni di discriminazione razziale che hanno ancora luogo in certe regioni del mondo e dalle politiche dei governi fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, quali le politiche di «apartheid», di segregazione o di separazione,

Risoluti ad adottare tutte le misure necessarie alla rapida eliminazione di ogni forma e di ogni manifestazione di discriminazione razziale nonché a prevenire ed a combattere le dottrine e le pratiche razziali allo scopo di favorire il buon accordo tra le razze ed a costruire una comunità internazionale libera da ogni forma di segregazione e di discriminazione razziale,

Ricordando la Convenzione sulla discriminazione in materia di impiego e di professione adottata dall’Organizzazione internazionale del lavoro nel 195831) e la Convenzione sulla lotta contro la discriminazione in materia di insegnamento adottata nel 1960 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura,

Desiderosi di dare esecuzione ai principi enunciati nella Dichiarazione delle Nazioni Unite e relativi all’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale nonché di assicurare il più rapidamente possibile l’adozione di misure pratiche a tale scopo,

hanno convenuto quanto segue:

Parte prima

Art. 1
  1. Nella presente Convenzione, l’espressione «discriminazione razziale» sta ad indicare ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale o in ogni altro settore della vita pubblica.
  2. La presente Convenzione non si applica alle distinzioni, esclusioni, restrizioni o trattamenti preferenziali stabiliti da uno Stato parte della Convenzione a seconda che si tratti dei propri cittadini o dei non‑cittadini.
  3. Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come contrastante con le disposizioni legislative degli Stati parti della Convenzione e che si riferiscono alla nazionalità, alla cittadinanza o alla naturalizzazione, a condizione che tali disposizioni non siano discriminatorie nei confronti di una particolare nazionalità.
  4. Le speciali misure adottate al solo scopo di assicurare convenientemente il progresso di alcuni gruppi razziali od etnici o di individui cui occorra la protezione necessaria per permettere loro il godimento e l’esercizio dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in condizioni di eguaglianza non sono considerate misure di discriminazione razziale, a condizione tuttavia che tali misure non abbiano come risultato la conservazione di diritti distinti per speciali gruppi razziali e che non vengano tenute in vigore una volta che siano raggiunti gli obiettivi che si erano prefisse.
Art. 2
  1. Gli Stati contraenti condannano la discriminazione razziale e si impegnano a continuare, con tutti i mezzi adeguati e senza indugio, una politica tendente ad eliminare ogni forma di discriminazione razziale ed a favorire l’intesa tra tutte le razze, e, a tale scopo:
    1. ogni Stato contraente si impegna a non porre in opera atti o pratiche di discriminazione razziale verso individui, gruppi di individui od istituzioni ed a fare in modo che tutte le pubbliche attività e le pubbliche istituzioni, nazionali e locali, si uniformino a tale obbligo;
    2. ogni Stato contraente si impegna a non incoraggiare, difendere ed appoggiare la discriminazione razziale praticata da qualsiasi individuo od organizzazione;
    3. ogni Stato contraente deve adottare delle efficaci misure per rivedere le politiche governative nazionali e locali e per modificare, abrogare o annullare ogni legge ed ogni disposizione regolamentare che abbia il risultato di creare la discriminazione o perpetuarla ove esista;
    4. ogni Stato contraente deve, se le circostanze lo richiedono, vietare e por fine con tutti i mezzi più opportuni, provvedimenti legislativi compresi, alla discriminazione razziale praticata da singoli individui, gruppi od organizzazioni;
    5. ogni Stato contraente s’impegna, ove occorra, a favorire le organizzazioni ed i movimenti integrazionisti multirazziali e gli altri mezzi ad eliminare le barriere che esistono tra le razze, nonché a scoraggiare quanto tende a rafforzare la separazione razziale.
  2. Gli Stati contraenti, se le circostanze lo richiederanno, adotteranno delle speciali e concrete misure in campo sociale, economico, culturale o altro, allo scopo di assicurare nel modo dovuto, lo sviluppo o la protezione di alcuni gruppi razziali o di individui appartenenti a tali gruppi per garantire loro, in condizioni di parità, il pieno esercizio dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tali misure non potranno avere, in alcun caso, il risultato di mante nere i diritti disuguali o distinti per speciali gruppi razziali, una volta che siano stati raggiunti gli obiettivi che si erano prefissi.
Art. 3

Gli Stati contraenti condannano in particolar modo la segregazione razziale e l’«apartheid» e si impegnano a prevenire, vietare ed eliminare sui territori sottoposti alla loro giurisdizione, tutte le pratiche di tale natura.

Art. 4

Gli Stati contraenti condannano ogni propaganda ed ogni organizzazione che s’ispiri a concetti ed a teorie basate sulla superiorità di una razza o di un gruppo di individui di un certo colore o di una certa origine etnica, o che pretendano di giustificare o di incoraggiare ogni forma di odio e di discriminazione razziale, e si impegnano ad adottare immediatamente misure efficaci per eliminare ogni incitamento ad una tale discriminazione od ogni atto discriminatorio, tenendo conto, a tale scopo, dei principi formulati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dei diritti chiaramente enunciati nell’articolo 5 della presente Convenzione, ed in particolare:

  1. a dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonché ogni atto di violenza, od incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, come ogni aiuto apportato ad attività razzistiche, compreso il loro finanziamento;
  2. a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività;
  3. a non permettere né alle pubbliche autorità, né alle pubbliche istituzioni, nazionali o locali, l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione razziale.
Art. 5

In base agli obblighi fondamentali di cui all’articolo 2 della presente Convenzione, gli Stati contraenti si impegnano a vietare e ad eliminare la discriminazione razziale in tutte le sue forme ed a garantire a ciascuno il diritto all’eguaglianza dinanzi alla legge senza distinzione di razza, colore od origine nazionale o etnica, nel pieno godimento dei seguenti diritti:

  1. diritto ad un’eguale trattamento avanti i tribunali ed a ogni altro organo che amministri la giustizia;
  2. diritto alla sicurezza personale ed alla protezione dello Stato contro le violenze o le sevizie da parte sia di funzionari governativi, sia di ogni individuo, gruppo od istituzione;
  3. diritti politici, ed in particolare il diritto di partecipare alle elezioni, di votare e di presentarsi candidato in base al sistema dei suffragio universale ed eguale per tutti, il diritto di partecipare al governo ed alla direzione degli affari pubblici, a tutti i livelli, nonché il diritto di accedere, a condizioni di parità, alle cariche pubbliche;
  4. altri diritti civili quali:
  5. il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno dello Stato,

ii) il diritto di lasciare qualsiasi Paese, compreso il proprio, e di tornare nel proprio Paese,

iii) il diritto alla nazionalità,

iv) il diritto a contrarre matrimonio ed alla scelta del proprio coniuge,

v) il diritto alla proprietà di qualsiasi individuo, sia in quanto singolo sia in società con altri,

vi) il diritto all’eredità,

vii) il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

viii) il diritto alla libertà di opinione e di espressione,

ix) il diritto alla libertà di riunione e di pacifica associazione;

e) i diritti economici, sociali e culturali, ed in particolare:

i) i diritti al lavoro, alla libera scelta del proprio lavoro, a condizioni di lavoro eque e soddisfacenti, alla protezione dalla disoccupazione, ad un salario uguale a parità di lavoro uguale, ad una remunerazione equa e soddisfacente,

ii) il diritto di fondare dei sindacati e di iscriversi a sindacati,

iii) il diritto all’alloggio,

iv) il diritto alla sanità, alle cure mediche, alla previdenza sociale ed ai servizi sociali,

v) il diritto all’educazione ed alla formazione professionale,

vi) il diritto di partecipare in condizioni di parità alle attività culturali;

f) il diritto di accesso a tutti i luoghi e servizi destinati ad uso pubblico, quali i mezzi di trasporto, gli alberghi, i ristoranti, i caffè, gli spettacoli ed i parchi.

Art. 6

Gli Stati contraenti garantiranno ad ogni individuo sottoposto alla propria giurisdizione una protezione ed un mezzo di gravame effettivi davanti ai tribunali nazionali ed agli altri organismi dello Stato competenti, per tutti gli atti di discriminazione razziale che, contrariamente alla presente Convenzione, ne violerebbero i diritti individuali e le libertà fondamentali nonché il diritto di chiedere a tali tribunali soddisfazione o una giusta ed adeguata riparazione per qualsiasi danno di cui potrebbe essere stata vittima a seguito di una tale discriminazione.

Art. 7

Gli Stati contraenti si impegnano ad adottare immediate ed efficaci misure, in particolare nei campi dell’insegnamento, dell’educazione, della cultura e dell’informazione, per lottare contro i pregiudizi che portano alla discriminazione razziale e a favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra le Nazioni ed i gruppi razziali ed etnici, nonché a promuovere gli scopi ed i principi dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e della presente Convenzione.

Parte seconda

Art. 8
  1. Viene istituito un Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale (qui appresso indicato «il Comitato») composto di diciotto esperti noti per il loro alto senso morale e la loro imparzialità, che vengono eletti dagli Stati contraenti fra i loro cittadini e che vi partecipano a titolo personale, tenuto conto di un’equa ripartizione geografica e della rappresentanza delle varie forme di civiltà nonché dei più importanti sistemi giuridici.

  2. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio segreto dalla lista di candidati designati dagli Stati contraenti. Ogni Stato contraente può designare un candidato scelto tra i propri cittadini.

  3. La prima elezione avrà luogo sei mesi dopo la data di entrata in vigore della presente Convenzione. Almeno tre mesi prima della data di ogni elezione, il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite invia agli Stati contraenti una lettera per invitarli a presentare le proprie candidature entro un termine di due mesi. Il Segretario generale compila una lista per ordine alfabetico di tutti i candidati così designati, con l’indicazione degli Stati contraenti che li hanno designati, e la comunica agli Stati contraenti.

  4. I membri del Comitato sono eletti nel corso di una riunione degli Stati contraenti, indetta dal Segretario generale presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. In tale riunione, ove il quorum è formato dai due terzi degli Stati contraenti, vengono eletti membri del Comitato i candidati che ottengono il maggior numero di voti e la maggioranza assoluta dei voti dei rappresentanti degli Stati contraenti presenti e votanti.

    1. I membri del Comitato restano in carica quattro anni. Tuttavia, il mandato di nove tra i membri eletti nel corso della prima elezione avrà termine dopo due anni; subito dopo la prima elezione, il nome di questi nove membri sarà sorteggiato dal Presidente del Comitato.
    2. Per colmare le casuali vacanze, lo Stato contraente il cui esperto abbia cessato di esercitare le proprie funzioni di Membro del Comitato nominerà un altro esperto tra i propri concittadini, con riserva dell’approvazione del Comitato.
  5. Le spese dei membri del Comitato, per il periodo in cui assolvono le loro funzioni in seno al Comitato sono a carico degli Stati contraenti.

Art. 9
  1. Gli Stati contraenti s’impegnano a presentare al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, perché venga esaminato dal Comitato, un rapporto sulle misure di carattere legislativo, giudiziario, amministrativo o di altro genere che sono state prese per dare esecuzione alle disposizioni della presente Convenzione:
    1. entro il termine di un anno a partire dall’entrata in vigore della Convenzione, per ogni Stato interessato per ciò che lo riguarda e
    2. in seguito, ogni due anni ed inoltre ogni volta che il Comitato ne farà richiesta. Il Comitato può chiedere agli Stati contraenti delle informazioni supplementari.
  2. Il Comitato sottopone ogni anno all’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, per il tramite del Segretario generale, un rapporto sulle proprie attività e può dare suggerimenti e fare raccomandazioni di carattere generale, in base ai rapporti ed alle informazioni che ha ricevuto dagli Stati contraenti. Tali suggerimenti e raccomandazioni di carattere generale unitamente, ove occorra, alle osservazioni degli Stati contraenti, vengono portate a conoscenza dell’Assemblea generale.
Art. 10
  1. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno.
  2. Il Comitato nomina il proprio ufficio per un periodo di due anni.
  3. Il servizio di segreteria del Comitato è fornito dal Segretario generale delle Nazioni Unite.
  4. Il Comitato tiene normalmente le proprie riunioni presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Art. 11
  1. Qualora uno Stato contraente ritenga che un altro Stato contraente non applichi le disposizioni della presente Convenzione, può richiamare l’attenzione del Comitato sulla questione. Il Comitato trasmette allora la comunicazione allo Stato contraente interessato. Entro un termine di tre mesi, lo Stato che ha ricevuto la comunicazione manda al Comitato le giustificazioni o delle dichiarazioni scritte che chiariscano il problema ed indichino, ove occorra, le eventuali misure adottate da detto Stato per porre rimedio alla situazione.
  2. Ove, entro un termine di sei mesi a partire dalla data del ricevimento della comunicazione iniziale da parte dello Stato destinatario, il problema non sia stato risolto con soddisfazione di entrambi gli Stati, sia mediante negoziati bilaterali che mediante qualsiasi altra procedura di cui potranno disporre, sia l’uno che l’altro avranno il diritto di sottoporre nuovamente il problema al Comitato inviandone notifica al Comitato stesso nonché all’altro Stato interessato.
  3. Il Comitato non può occuparsi di una questione che gli è sottoposta in conformità del paragrafo 2 del presente articolo che dopo essersi accertato che tutti i ricorsi interni a disposizione sono stati utilizzati o esperiti conformemente ai principi generalmente riconosciuti del diritto internazionale. Tale regola non viene applicata quando le procedure di ricorso superano dei termini ragionevoli.
  4. Il Comitato può rivolgersi direttamente agli Stati contraenti per chiedere loro tutte le informazioni supplementari relative alla questione che gli viene sottoposta.
  5. Allorché, in applicazione del presente articolo, il Comitato esamina una questione, gli Stati contraenti interessati hanno diritto di nominare un rappresentante che parteciperà, senza diritto di voto, ai lavori del Comitato per tutta la durata delle discussioni.
Art. 12
    1. Dopo che il Comitato ha ricevuto e vagliato tutte le informazioni che sono ritenute necessarie, il Presidente nomina una Commissione conciliativa ad hoc (qui appresso indicata «la Commissione») composta di cinque persone che possono essere o meno membri del Comitato. 1 membri sono nominati con il pieno ed unanime consenso delle Parti in controversia e la Commissione pone i propri buoni uffici a disposizione degli Stati interessati, allo scopo di giungere ad una amichevole soluzione del problema, basata sul rispetto della presente Convenzione.
    2. Se gli Stati parti nella controversia non giungono ad un’intesa sulla totale o parziale composizione della Commissione entro un termine di tre mesi, i membri della Commissione che non hanno ottenuto il consenso degli Stati parti nella controversia vengono scelti a scrutinio segreto tra i membri del Comitato ed eletti a maggioranza di due terzi dei membri del Comitato stesso.
  1. I membri della Commissione partecipano a titolo personale. Essi non devono essere cittadini di uno degli Stati parti nella controversia, né cittadini di uno Stato che non sia parte della presente Convenzione.
  2. La Commissione elegge il proprio Presidente ed adotta il proprio regolamento interno.
  3. La Commissione tiene normalmente le proprie riunioni presso la Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite o in ogni altro luogo conveniente che verrà stabilito dalla Commissione stessa.
  4. Il Segretariato di cui al paragrafo 3 dell’articolo 10 della presente Convenzione pone egualmente i propri servigi a disposizione della Commissione ogni volta che una controversia tra gli Stati parti comporti la costituzione della Commissione stessa.
  5. Tutte le spese sostenute dai membri della Commissione vengono ripartite in ugual misura tra gli Stati parti nella controversia, sulla base di valutazioni eseguite dal Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
  6. Il Segretario generale sarà autorizzato, ove occorra, a rimborsare ai Membri della Commissione le spese sostenute, prima ancora che il rimborso sia stato effettuato dagli Stati parti nella controversia in conformità del paragrafo 6 del presente articolo.
  7. Le informazioni ricevute ed esaminate dal Comitato sono poste a disposizione della Commissione, e la Commissione può chiedere agli Stati interessati di fornirle ogni informazione supplementare al riguardo.
Art. 13
  1. Dopo aver studiato il problema in tutti i suoi aspetti, la Commissione prepara e sottopone al Presidente del Comitato un rapporto con le sue conclusioni su tutte le questioni di fatto relative alla vertenza tra le parti e con le raccomandazioni che ritiene più opportune per giungere ad un’amichevole risoluzione della controversia.
  2. Il Presidente del Comitato trasmette il rapporto della Commissione a ciascuno degli Stati parti nella controversia. 1 detti Stati fanno conoscere al Presidente del Comitato, entro il termine di tre mesi, se accettano o meno le raccomandazioni contenute nel rapporto della Commissione.
  3. Allo spirare dei termine di cui al paragrafo 2 del presente articolo, il Presidente del Comitato comunica il rapporto della Commissione nonché le dichiarazioni degli Stati parti interessati agli altri Stati parti della Convenzione.
Art. 14
  1. Ogni Stato contraente può dichiarare in ogni momento di riconoscere al Comitato la competenza di ricevere ed esaminare comunicazioni provenienti da persone o da gruppi di persone sotto la propria giurisdizione che si lamentino di essere vittime di una violazione, da parte del detto Stato contraente, di uno qualunque dei diritti sanciti dalla presente Convenzione. Il Comitato non può ricevere le comunicazioni relative ad uno Stato contraente che non abbia fatto una tale dichiarazione.

  2. Ogni Stato contraente che faccia una dichiarazione in base al paragrafo 1 del presente articolo può istituire o designare, nel quadro del proprio ordinamento giuridico nazionale, un organismo che avrà la competenza di esaminare le petizioni provenienti da individui o da gruppi di individui sotto la giurisdizione di detto Stato che si lamentino di essere vittime di una violazione di uno qualunque dei diritti enunciati nella presente Convenzione che abbiano esaurito gli altri ricorsi locali a loro disposizione.

  3. La dichiarazione fatta in conformità del paragrafo 1 dei presente articolo, nonché il nome di ogni organismo istituito o designato ai sensi del paragrafo 2 del presente articolo sono depositati dallo Stato contraente interessato presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ne invia copia agli altri Stati contraenti. La dichiarazione può essere ritirata in qualsiasi momento mediante notifica indirizzata al Segretario generale, ma tale ritiro non influisce in alcun modo sulle comunicazioni delle quali il Comitato è già investito.

  4. L’Organismo istituito o designato conformemente al paragrafo 2 del presente articolo dovrà tenere un registro delle petizioni e copie del registro certificate conformi saranno depositate ogni anno presso il Segretario generale per il tramite dei competenti canali, restando inteso che il contenuto delle dette copie non verrà reso pubblico.

  5. Chi abbia rivolto una petizione e non riesca ad avere soddisfazione dell’Organismo istituito o designato conformemente al paragrafo 2 del presente articolo, ha il diritto di inviare in merito, entro sei mesi, una comunicazione al Comitato.

    1. Il Comitato, sottopone a titolo confidenziale qualsiasi comunicazione che gli venga inviata all’attenzione dello Stato contraente che si suppone abbia violato una qualsiasi delle disposizioni della Convenzione, ma l’identità dell’individuo o dei gruppi di individui interessati non dovrà essere rivelata senza il consenso esplicito di detto individuo o dei detto gruppo di individui. Il Comitato non riceve comunicazioni anonime.
    2. Entro i tre mesi seguenti lo Stato in questione comunica per iscritto al Comitato le proprie giustificazioni o dichiarazioni a chiarimento del problema con indicate, ove occorra, le misure eventualmente adottate per porre rimedio alla situazione.
    1. Il Comitato esamina le comunicazioni tenendo conto di tutte le informazioni che ha ricevuto dallo Stato contraente interessato e dall’autore della petizione. li Comitato esaminerà le comunicazioni provenienti dall’autore di una petizione soltanto dopo essersi accertato che quest’ultimo ha già esaurito tutti i ricorsi interni disponibili. Tuttavia, tale norma non viene applicata allorquando le procedure di ricorso superano un termine ragionevole.
    2. Il Comitato invia i propri suggerimenti e le eventuali raccomandazioni allo Stato contraente interessato ed all’autore della petizione.
  6. Il Comitato include nel proprio rapporto annuale un riassunto di tali comunicazioni e, ove occorra, un riassunto delle giustificazioni e delle dichiarazioni degli Stati contraenti interessati unitamente ai propri suggerimenti ed alle proprie raccomandazioni.

  7. Il Comitato ha la competenza di adempiere le funzioni di cui al presente articolo soltanto se almeno dieci Stati parti della Convenzione sono legati da dichiarazioni fatte in conformità del paragrafo 1 del presente articolo.

Art. 15
  1. In attesa che vengano realizzati gli obiettivi della Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai Paesi ed ai popoli coloniali, contenuta nella Risoluzione 1514 (XV) dell’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in data 14 dicembre 1960, le disposizioni della presente Convenzione non limitano per nulla il diritto di petizione accordato a tali popoli da altri strumenti internazionali o dall’Organizzazione delle Nazioni Unite o dalle sue istituzioni specializzate.

    1. Il Comitato istituito conformemente al paragrafo 1 dell’articolo 8 della presente Convenzione riceve copia delle petizioni provenienti dagli organi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupano di questioni che abbiano rapporto diretto con i principi e gli obiettivi della presente Convenzione, ed esprime il proprio parere e fa le proprie raccomandazioni circa le petizioni ricevute al momento dell’esame delle petizioni provenienti dagli abitanti di territori sotto amministrazione fiduciaria o non autonomi o di ogni altro territorio al quale si applichi la Risoluzione 1514 (XV) dell’Assemblea generale, e che riguardino questioni previste dalla presente Convenzione, delle quali i summenzionati organi sono investiti.
    2. Il Comitato riceve dagli organi competenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, copie dei rapporti concernenti le misure di ordine legislativo, giudiziario, amministrativo o altro riguardanti direttamente i principi e gli obiettivi della presente Convenzione che le potenze amministranti hanno applicato nei territori citati al comma a) dei presente paragrafo ed esprime dei pareri e fa delle raccomandazioni a tali organi.
  2. Il Comitato include nei suoi rapporti all’Assemblea generale un riassunto delle petizioni e dei rapporti ricevuti dagli organi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nonché i pareri e le raccomandazioni che gli sono stati richiesti dai summenzionati rapporti e petizioni.

  3. Il Comitato prega il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di fornirgli tutte le informazioni riguardanti gli obiettivi della presente Convenzione, di cui esso disponga e relative ai territori citati al comma a) del paragrafo 2 del presente articolo.

Art. 16

Le disposizioni della presente Convenzione concernenti le misure da adottare per definire una controversia o per tacitare una lagnanza vengono applicate indipendentemente dalle altre procedure di definizione di vertenze o tacitazioni di lagnanze in materia di discriminazioni previste dagli strumenti costitutivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e delle sue istituzioni specializzate o nelle Convenzioni adottate da tali organizzazioni, né vietano agli Stati contraenti di ricorrere ad altre procedure per la definizione di una controversia, in base agli accordi internazionali generali o particolari che li legano.

Parte terza

Art. 17
  1. La presente Convenzione è aperta alla firma di ogni Stato membro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite o membro di una qualsiasi delle sue istituzioni specializzate, di ogni Stato parte dello Statuto della Corte internazionale di giustizia4, nonché di ogni altro Stato invitato dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a divenire parte della presente Convenzione.
  2. La presente Convenzione è sottoposta a ratifica e gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Art. 18
  1. La presente Convenzione resterà aperta all’adesione di ogni Stato citato al paragrafo 1 dell’articolo 17 della Convenzione.
  2. L’adesione avverrà mediante il deposito di uno strumento di adesione presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Art. 19
  1. La presente Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo la data del deposito, presso il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, del ventisettesimo strumento di ratifica o di adesione.
  2. Per ogni Stato che ratificherà la presente Convenzione o che vi aderirà dopo il deposito del ventisettesimo strumento di ratifica o di adesione, la presente Convenzione entrerà in vigore trenta giorni dopo la data del deposito, da parte dello Stato in questione, del proprio strumento di ratifica o di adesione.
Art. 20
  1. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite riceverà e comunicherà a tutti gli Stati che sono o possono divenire parti della presente Convenzione, il testo delle riserve che saranno state formulate all’atto della ratifica o dell’adesione. Ogni Stato che sollevi delle obiezioni contro la riserva ne informerà il Segretario generale entro il termine di 90 giorni a partire dalla data di tale comunicazione, che esso non accetta la riserva in questione.
  2. Non sarà autorizzata alcuna riserva che sia incompatibile con l’oggetto e lo scopo della presente Convenzione, del pari di ogni altra riserva che abbia per effetto la paralizzazione dei funzionario di uno qualsiasi degli organi creati dalla Convenzione. Una riserva verrà considerata come rientrante nella categoria di cui sopra, quando i due terzi almeno degli Stati parti alla Convenzione sollevino delle obiezioni.
  3. Le riserve possono in ogni momento essere ritirate mediante notifica indirizzata al Segretario generale. La notifica avrà effetto alla data del suo ricevimento.
Art. 21

Ogni Stato contraente può denunciare la presente Convenzione mediante notifica inviata al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. La denuncia avrà effetto un anno dopo la data in cui il Segretario generale ne avrà ricevuto notifica.

Art. 22

Ogni controversia tra due o più Stati contraenti in merito all’interpretazione o all’applicazione della presente Convenzione, che non sia stata definita mediante negoziati o a mezzo di procedure espressamente previste dalla detta Convenzione, sarà portata, a richiesta di una qualsiasi delle parti in controversia, dinanzi alla Corte internazionale dì giustizia perché essa decida in merito, a meno che le parti in controversia non convengano di definire la questione altrimenti.

Art. 23
  1. Ogni Stato contraente può formulare in ogni momento una domanda di revisione della presente Convenzione mediante notifica scritta indirizzata al Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
  2. L’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite deciderà sulle eventuali misure da adottare al riguardo di tale richiesta.
Art. 24

Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite informerà tutti gli Stati citati al paragrafo 1 dell’articolo 17 della presente Convenzione:

  1. delle firme apposte alla presente Convenzione e degli strumenti di ratifica e di adesione depositati conformemente agli articoli 17 e 18;
  2. della data alla quale la presente Convenzione entrerà in vigore in base all’articolo 19;
  3. delle comunicazioni e delle dichiarazioni ricevute in base agli articoli 14, 20 e 23;
  4. delle denunce notificate in base all’articolo 21.
Art. 25
  1. La presente Convenzione, i cui testi inglese, cinese, spagnolo, francese e russo fanno egualmente fede, sarà depositata negli archivi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
  2. Il Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite farà avere una copia della presente Convenzione certificata conforme a tutti gli Stati appartenenti ad una qualsiasi delle categorie citate al paragrafo 1 dell’articolo 17 della Convenzione.

In fede di che i sottoscritti, debitamente autorizzati dai rispettivi Governi, hanno firmato la presente Convenzione, che è stata aperta alla firma a New York, il 7 marzo 1966.Fatto a New York, il ventun dicembre millenovecentosessantacinque.(Seguono le firme)

Stati partecipantiRatifica
Adesione (A)
Dichiarazione di successione (S)
Entrata in vigore
Afghanistan*6 luglio1983 A5 agosto1983
Albania11 maggio1994 A10 giugno1994
Algeria14 febbraio197215 marzo1972
Andorra22 settembre200622 ottobre2006
Angola2 ottobre20191° novembre2019
Antigua e Barbuda*25 ottobre1988 S1° novembre1981
Arabia Saudita*23 settembre1997 A23 ottobre1997
Argentina2 ottobre19684 gennaio1969
Armenia23 giugno1993 A23 luglio1993
Australia* **30 settembre197530 ottobre1975
Austria* **9 maggio19728 giugno1972
Azerbaigian16 agosto1996 A15 settembre1996
Bahamas*5 agosto1975 S10 luglio1973
Bahrein*27 marzo1990 A26 aprile1990
Bangladesh11 giugno1979 A11 luglio1979
Barbados*8 novembre1972 A8 dicembre1972
Belarus*8 aprile19698 maggio1969
Belgio* **7 agosto19756 settembre1975
Belize14 novembre200114 dicembre2001
Benin30 novembre200130 dicembre2001
Bolivia22 settembre197022 ottobre1970
Bosnia e Erzegovina16 luglio1993 S6 marzo1992
Botswana20 febbraio1974 A22 marzo1974
Brasile27 marzo19684 gennaio1969
Bulgaria*8 agosto19664 gennaio1969
Burkina Faso18 luglio1974 A17 agosto1974
Burundi27 ottobre197726 novembre1977
Cambogia28 novembre198328 dicembre1983
Camerun24 giugno197124 luglio1971
Canada* **14 ottobre197013 novembre1970
Capo Verde3 ottobre1979 A2 novembre1979
Ceca, Repubblica22 febbraio1993 S1° gennaio1993
Ciad17 agosto1977 A16 settembre1977
Cile20 ottobre197119 novembre1971
Cina*29 dicembre1981 A28 gennaio1982
Hong Kong*10 giugno19971° luglio1997
Macao19 ottobre199920 dicembre1999
Cipro**21 aprile19674 gennaio1969
Colombia2 settembre19812 ottobre1981
Comore27 settembre200427 ottobre2004
Congo (Brazzaville)11 luglio1988 A10 agosto1988
Congo (Kinshasa)21 aprile1976 A21 maggio1976
Corea (Sud)5 dicembre19784 gennaio1979
Costa Rica16 gennaio19674 gennaio1969
Côte d’Ivoire4 gennaio1973 A3 febbraio1973
Croazia12 ottobre1992 S8 ottobre1991
Cuba*15 febbraio197216 marzo1972
Danimarca**9 dicembre19718 gennaio1972
Dominica13 maggio2019 A12 giugno2019
Dominicana, Repubblica25 maggio1983 A24 giugno1983
Ecuador22 settembre1966 A4 gennaio1969
Egitto*1° maggio19674 gennaio1969
El Salvador30 novembre1979 A30 dicembre1979
Emirati Arabi Uniti20 giugno1974 A20 luglio1974
Eritrea31 luglio2001 A30 agosto2001
Estonia21 ottobre1991 A20 novembre1991
Eswatini7 aprile1969 A7 maggio1969
Etiopia23 giugno1976 A23 luglio1976
Figi11 gennaio1973 S10 ottobre1970
Filippine15 settembre19674 gennaio1969
Finlandia**14 luglio197013 agosto1970
Francia* **28 luglio1971 A27 agosto1971
Gabon29 febbraio198030 marzo1980
Gambia29 dicembre1978 A28 gennaio1979
Georgia2 giugno1999 A2 luglio1999
Germania**16 maggio196915 giugno1969
Ghana8 settembre19664 gennaio1969
Giamaica*4 giugno19714 luglio1971
Giappone*15 dicembre1995 A14 gennaio1996
Gibuti30 settembre201130 ottobre2011
Giordania30 maggio1974 A29 giugno1974
Grecia18 giugno197018 luglio1970
Grenada*10 maggio20139 giugno2013
Guatemala18 gennaio198317 febbraio1983
Guinea14 marzo197713 aprile1977
Guinea equatoriale*8 ottobre2002 A7 novembre2002
Guinea-Bissau1° novembre20101° dicembre2010
Guyana*15 febbraio197717 marzo1977
Haiti19 dicembre197218 gennaio1973
Honduras10 ottobre2002 A9 novembre2002
India*3 dicembre19684 gennaio1969
Indonesia*25 giugno1999 A25 luglio1999
Iran29 agosto19684 gennaio1969
Iraq*14 gennaio197013 febbraio1970
Irlanda*29 dicembre200028 gennaio2001
Islanda13 marzo19674 gennaio1969
Israele*3 gennaio19792 febbraio1979
Italia* **5 gennaio19764 febbraio1976
Kazakstan26 agosto1998 A25 settembre1998
Kenya13 settembre2001 A13 ottobre2001
Kirghizistan5 settembre1997 A5 ottobre1997
Kuwait*15 ottobre1968 A4 gennaio1969
Laos22 febbraio1974 A24 marzo1974
Lesotho4 novembre1971 A4 dicembre1971
Lettonia14 aprile1992 A14 maggio1992
Libano*12 novembre197112 dicembre1971
Liberia5 novembre1976 A5 dicembre1976
Libia*3 luglio1968 A4 gennaio1969
Liechtenstein1° marzo2000 A31 marzo2000
Lituania10 dicembre19989 gennaio1999
Lussemburgo1° maggio197831 maggio1978
Macedonia del Nord18 gennaio1994 S17 settembre1991
Madagascar*7 febbraio19699 marzo1969
Malawi11 giugno1996 A11 luglio1996
Maldive24 aprile1984 A24 maggio1984
Mali16 luglio1974 A15 agosto1974
Malta*27 maggio197126 giugno1971
Marocco*18 dicembre197017 gennaio1971
Marshall, Isole11 aprile2019 A11 maggio2019
Mauritania13 dicembre198812 gennaio1989
Maurizio30 maggio1972 A29 giugno1972
Messico**20 febbraio197522 marzo1975
Moldova26 gennaio1993 A25 febbraio1993
Monaco*27 settembre1995 A27 ottobre1995
Mongolia*6 agosto19695 settembre1969
Montenegro23 ottobre2006 S3 giugno2006
Mozambico*18 aprile1983 A18 maggio1983
Namibia11 novembre1982 A11 dicembre1982
Nepal*30 gennaio1971 A1° marzo1971
Nicaragua15 febbraio1978 A17 marzo1978
Niger27 aprile19674 gennaio1969
Nigeria16 ottobre1967 A4 gennaio1969
Norvegia**6 agosto19705 settembre1970
Nuova Zelanda**22 novembre197222 dicembre1972
Oman2 gennaio2003 A1° febbraio2003
Paesi Bassi**10 dicembre19719 gennaio1972
Pakistan21 settembre19664 gennaio1969
Palestina2 aprile2014 A2 maggio2014
Panama16 agosto19674 gennaio1969
Papua Nuova Guinea*27 gennaio1982 A26 febbraio1982
Paraguay18 agosto200317 settembre2003
Perù29 settembre197129 ottobre1971
Polonia*5 dicembre19684 gennaio1969
Portogallo24 agosto1982 A23 settembre1982
Qatar22 luglio1976 A21 agosto1976
Regno Unito* **7 marzo19696 aprile1969
Anguilla7 marzo19696 aprile1969
Rep. Centrafricana16 marzo197115 aprile1971
Romania* **15 settembre1970 A15 ottobre1970
Ruanda16 aprile1975 A16 maggio1975
Russia*4 febbraio19696 marzo1969
Saint Kitts e Nevis13 ottobre2006 A12 novembre2006
Saint Lucia14 febbraio1990 S22 febbraio1979
Saint Vincent e Grenadine9 novembre1981 A9 dicembre1981
Salomone, Isole17 marzo1982 S7 luglio1978
San Marino12 marzo200211 aprile2002
Santa Sede1° maggio196931 maggio1969
Seicelle7 marzo1978 A6 aprile1978
Senegal19 aprile197219 maggio1972
Serbia12 marzo2001 S27 aprile1992
Sierra Leone2 agosto19674 gennaio1969
Siria*21 aprile1969 A21 maggio1969
Slovacchia28 maggio1993 S1° gennaio1993
Slovenia6 luglio1992 S25 giugno1991
Somalia26 agosto197525 settembre1975
Spagna**13 settembre1968 A4 gennaio1969
Sri Lanka18 febbraio1982 A20 marzo1982
Stati Uniti*21 ottobre199420 novembre1994
Sudafrica10 dicembre19989 gennaio1999
Sudan21 marzo1977 A20 aprile1977
Suriname15 marzo1984 S25 novembre1975
Svezia**6 dicembre19715 gennaio1972
Svizzera*29 novembre1994 A29 dicembre1994
Tagikistan11 gennaio1995 A10 febbraio1995
Tanzania27 ottobre1972 A26 novembre1972
Thailandia*28 gennaio2003 A27 febbraio2003
Timor–Leste16 aprile2003 A16 maggio2003
Togo1° settembre1972 A1° ottobre1972
Tonga*16 febbraio1972 A17 marzo1972
Trinidad e Tobago4 ottobre19733 novembre1973
Tunisia13 gennaio19674 gennaio1969
Turchia*16 settembre2002 A16 ottobre2002
Turkmenistan29 settembre1994 A29 ottobre1994
Ucraina*7 marzo19696 aprile1969
Uganda21 novembre1980 A21 dicembre1980
Ungheria*4 maggio19674 gennaio1969
Uruguay30 agosto19684 gennaio1969
Uzbekistan28 settembre1995 A28 ottobre1995
Singapore*27 novembre201727 dicembre2017
São Tomé e Príncipe10 gennaio20179 febbraio2017
Venezuela10 ottobre19674 gennaio1969
Vietnam*9 giugno1982 A9 luglio1982
Yemen*18 ottobre1972 A17 novembre1972
Zambia4 febbraio19725 marzo1972
Zimbabwe13 maggio1991 A12 giugno1991
* Riserve e dichiarazioni. ** Obiezioni. Le riserve e dichiarazioni ed obiezioni non sono pubblicate nella RU, eccetto le riserve e dichiarazioni della Svizzera. Il testo, francese ed inglese, può essere consultato sul sito Internet dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU):http://treaties.un.orgoppure ottenuto presso la Direzione del diritto internazionale pubblico (DDIP), Sezione Trattati internazionali, 3003 Berna.
Svizzera 5a)  Riserva all’articolo 4:La Svizzera si riserva il diritto di adottare le misure legislative necessarie all’applicazione dell’articolo 4 tenuto debitamente conto della libertà di opinione e di associazione, segnatamente formulate nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.b)  Riserva all’articolo 2 capoverso 1 lettera a:La Svizzera si riserva il diritto di applicare le proprie disposizioni legali concernenti l’ammissione degli stranieri sul mercato del lavoro svizzero.Dichiarazione in virtù dell’art. 14.La Svizzera riconosce, in applicazione dell’articolo 14 paragrafo 1 della Convenzione, la competenza del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) a ricevere ed esaminare le comunicazioni ai sensi della disposizione summenzionata, sempreché il Comitato esamini le comunicazioni che promanano da una persona o da un gruppo di persone unicamente qualora si sia assicurato che il medesimo oggetto non è esaminato o non è stato esaminato nel quadro di un’altra procedura d’inchiesta o di conciliazione internazionale.Algeria MoldovaAndorra MonacoArgentina MontenegroAustralia NorvegiaAustria PalestinaAzerbaigian PanamaBelgio Paesi BassiBolivia PerùBrasile PoloniaBulgaria PortogalloCile Repubblica CecaCipro Repubblica di CoreaCosta Rica RomaniaDanimarca RussiaEcuador San MarinoEl Salvador SenegalEstonia SerbiaFinlandia SlovacchiaFrancia SloveniaGeorgia SpagnaGermania SudafricaIrlanda SveziaIslanda SvizzeraItalia TogoKazakstan UcrainaLiechtenstein UngheriaLussemburgo UruguayMacedonia del Nord VenezuelaMaltaMaroccoMessico

Footnotes

  1. RU 1995 1163

  2. RS 0.120

  3. RS 0.822.721.1

  4. RS 0.193.501

  5. Art. 1 cpv. 1 let. a e b del DF del 9 mar. 1993 (RU 1995 1163; FF 1992 II 217) e DCF del 6 mar. 2003 (RU 2005 87;FF 2001 5307).

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