Ordinanza del vicepresidente della Corte del 25 febbraio 2025.#WebGroup Czech Republic, a.s. contro Commissione europea.#Impugnazione – Procedimento sommario – Ravvicinamento delle legislazioni – Regolamento (UE) 2022/2065 – Mercato unico dei servizi digitali – Articolo 33, paragrafo 4 – Designazione di una piattaforma online di dimensioni molto grandi – Articolo 39 – Ulteriore trasparenza della pubblicità online – Ricorso di annullamento – Bilanciamento degli interessi.#Causa C-620/24 P(R).

ECLI:EU:C:2025:136Eu Presid Vice C25 feb 2025

Testo completo

 ORDINANZA DEL VICEPRESIDENTE DELLA CORTE

25 febbraio 2025 ( *1 )

«Impugnazione – Procedimento sommario – Ravvicinamento delle legislazioni – Regolamento (UE) 2022/2065 – Mercato unico dei servizi digitali – Articolo 33, paragrafo 4 – Designazione di una piattaforma online di dimensioni molto grandi – Articolo 39 – Ulteriore trasparenza della pubblicità online – Ricorso di annullamento – Bilanciamento degli interessi»

Nella causa C‑620/24 P(R)

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 57, secondo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 23 settembre 2024,

WebGroup Czech Republic a.s., con sede in Praga (Repubblica ceca), rappresentata da A. Kontosakou, dikigoros, e M. Rato, avocat,

ricorrente,

procedimento in cui l’altra parte è:

Commissione europea, rappresentata da P.-J. Loewenthal e J. Szczodrowski, in qualità di agenti,

convenuta in primo grado

IL VICEPRESIDENTE DELLA CORTE,

sentito l’avvocato generale M. Szpunar

ha emesso la seguente

Ordinanza

1

Con la sua impugnazione, la WebGroup Czech Republic a.s. chiede l’annullamento dell’ordinanza del presidente del Tribunale dell’Unione europea del 12 luglio 2024, WebGroup Czech Republic/Commissione (T‑139/24 R; in prosieguo: l’«ordinanza impugnata», EU:T:2024:475), con cui quest’ultimo ha respinto la sua domanda diretta ad ottenere la sospensione dell’esecuzione della decisione C(2023) 8850 final della Commissione, del 20 dicembre 2023, che designa XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi conformemente all’articolo 33, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio (in prosieguo: la «decisione controversa»).

Fatti

2

I fatti della controversia sono esposti ai punti da 2 a 5 dell’ordinanza impugnata. Ai fini del presente procedimento, essi possono essere riassunti come segue.

3

La WebGroup Czech Republic detiene e gestisce la piattaforma online XVideos (in prosieguo: «XVideos»), un servizio di hosting di contenuti per adulti.

4

Con la decisione controversa, la Commissione europea ha designato XVideos come piattaforma online di dimensioni molto grandi, conformemente all’articolo 33, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2022/2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 ottobre 2022, relativo a un mercato unico dei servizi digitali e che modifica la direttiva 2000/31/CE (regolamento sui servizi digitali) (GU 2022, L 277, pag. 1).

Ricorso dinanzi al Tribunale e ordinanza impugnata

5

Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 1o marzo 2024, la WebGroup Czech Republic ha proposto un ricorso di annullamento avverso la decisione controversa.

6

Con atto separato, depositato presso la cancelleria del Tribunale in pari data, la WebGroup Czech Republic ha presentato una domanda di provvedimenti provvisori volta ad ottenere la sospensione dell’esecuzione di detta decisione, nei limiti in cui quest’ultima le impone di rendere accessibile al pubblico il registro previsto all’articolo 39, paragrafi 1 e 2, del regolamento 2022/2065.

7

Con l’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale respingeva detta domanda.

8

Dopo aver constatato, ai punti 55 e 96 di tale ordinanza, che le condizioni relative al fumus boni iuris e all’urgenza erano soddisfatte, il presidente del Tribunale ha tuttavia considerato, al punto 133 della suddetta ordinanza, che gli interessi difesi dal legislatore dell’Unione prevalevano, nel caso di specie, sugli interessi della WebGroup Czech Republic e dei terzi, cosicché il bilanciamento degli interessi deponeva a favore del rigetto della domanda di provvedimenti provvisori.

Conclusioni delle parti in sede di impugnazione

9

La WebGroup Czech Republic chiede che la Corte voglia:

–

annullare l’ordinanza impugnata;

–

disporre la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa nei limiti in cui quest’ultima le impone l’obbligo di rendere accessibile al pubblico il registro previsto all’articolo 39, paragrafi 1 e 2, del regolamento 2022/2065, fino a che il Tribunale e, se del caso, la Corte non abbiano statuito definitivamente sul ricorso di annullamento proposto avverso tale decisione;

–

in subordine, rinviare la causa dinanzi al Tribunale affinché statuisca conformemente all’ordinanza della Corte, e

–

condannare la Commissione alle spese sostenute dalla WebGroup Czech Republic dinanzi al Tribunale e dinanzi alla Corte.

10

La Commissione chiede che la Corte voglia:

–

respingere l’impugnazione e

–

condannare la WebGroup Czech Republic alle spese del presente procedimento di impugnazione.

Sull’impugnazione

11

A sostegno della sua impugnazione, la WebGroup Czech Republic deduce quattro motivi. Il primo verte su errori di diritto, su uno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, su un difetto di motivazione nonché sulla violazione del principio di proporzionalità in sede di bilanciamento degli interessi della WebGroup Czech Republic con quelli del legislatore dell’Unione. Il secondo motivo verte su errori di diritto, sulla violazione del principio della parità di trattamento e su un difetto di motivazione, in quanto l’ordinanza impugnata sarebbe fondata su un ragionamento per analogia ingiustificato con l’ordinanza del vicepresidente della Corte del 27 marzo 2024, Commissione/Amazon Services Europe [C‑639/23 P(R); in prosieguo: l’«ordinanza Amazon Services Europe», EU:C:2024:277]. Il terzo motivo verte, dal canto suo, su un difetto di motivazione, in quanto il presidente del Tribunale avrebbe omesso di rispondere a tutti gli argomenti sollevati dalla WebGroup Czech Republic. Infine, il quarto motivo verte su errori di diritto, su uno snaturamento degli elementi di prova nonché su un difetto di motivazione, in quanto il presidente del Tribunale avrebbe concluso che la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa comportasse una discriminazione tra, da un lato, la WebGroup Czech Republic e, dall’altro, altre piattaforme online di dimensioni molto grandi che ospitano contenuti per adulti.

Sui motivi dal primo al terzo

Sulla prima parte del primo motivo

–  Argomentazione

12

Con la prima parte del suo primo motivo, la ricorrente fa valere, in sostanza, che l’ordinanza impugnata è viziata da un errore di diritto e da uno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, in quanto, al punto 119 di detta ordinanza, il presidente del Tribunale avrebbe omesso di prendere in considerazione i rischi gravanti sull’esistenza e sulla solidità economica di XVideos. Pertanto, il presidente del Tribunale non avrebbe tenuto conto del fatto che il modello economico di XVideos si fonderebbe esclusivamente sulla pubblicità, pur avendo riconosciuto, ai punti da 88 a 90 di tale ordinanza, che l’applicazione dell’articolo 39, paragrafi 1 e 2, del regolamento 2022/2065 potrebbe dissuadere inserzionisti esistenti e potenziali dal fare pubblicità su tale piattaforma. In tale contesto, il presidente del Tribunale si sarebbe erroneamente basato su un’analisi dei rischi per l’esistenza o lo sviluppo a lungo termine della WebGroup Czech Republic, nella sua qualità di fornitore di XVideos.

13

A tal riguardo, il ragionamento esposto nell’ordinanza impugnata sarebbe altresì viziato da un difetto di motivazione e, tenuto conto del rischio di cessazione delle attività di XVideos, il risultato del bilanciamento degli interessi operato dal presidente del Tribunale sarebbe sproporzionato.

14

Infine, anche supponendo che XVideos possa proseguire le sue attività fino all’eventuale annullamento della decisione controversa, il danno subito sarebbe irreparabile in quanto la ricorrente e i suoi inserzionisti dovrebbero, in ogni caso, riconsiderare e riadattare le loro strategie pubblicitarie. Orbene, le loro strategie attuali sarebbero il frutto di molti anni di esperienza e di know-how, acquisiti sia dalla ricorrente sia dagli inserzionisti interessati. Il presidente del Tribunale avrebbe considerato erroneamente, in particolare al punto 115 dell’ordinanza impugnata, che lo sviluppo di nuove strategie pubblicitarie costituisca un compito facile.

15

La Commissione ritiene che tale argomentazione sia in parte infondata e in parte inoperante.

–  Valutazione

16

In via preliminare, occorre constatare che, sebbene l’articolo 33, paragrafo 4, del regolamento 2022/2065 verta, in particolare, sulla designazione di piattaforme online di dimensioni molto grandi e benché, di conseguenza, la decisione controversa designi XVideos in tale qualità, resta il fatto che l’articolo 39 di detto regolamento enuncia obblighi che si impongono ai fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi, al fine di garantire una ulteriore trasparenza della pubblicità online.

17

Inoltre, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, quando il danno invocato è di tipo economico, i provvedimenti provvisori richiesti si giustificano qualora risulti che, in caso di mancata adozione di tali provvedimenti, la parte richiedente si troverebbe in una situazione tale da mettere in pericolo la sua solidità economica prima che intervenga la decisione che conclude il procedimento nel merito, o che le sue quote di mercato potrebbero risultare alterate in modo significativo in relazione, in particolare, alle dimensioni e al fatturato della sua impresa, nonché alle caratteristiche del gruppo cui essa appartiene (ordinanza del vicepresidente della Corte del 12 giugno 2014, Commissione/Rusal Armenal,C‑21/14 P-R, EU:C:2014:1749, punto 46 e giurisprudenza citata).

18

Nel caso di specie, è pacifico che la WebGroup Czech Republic è il fornitore di XVideos. Il presidente del Tribunale ha quindi correttamente statuito, ai fini del bilanciamento degli interessi da lui operato nell’ordinanza impugnata, in particolare ai punti 117 e 119 di quest’ultima, prendendo in considerazione la situazione finanziaria della WebGroup Czech Republic e l’impatto, a tal riguardo, dell’applicazione dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065. In tale contesto, il presidente del Tribunale ha certamente ammesso la probabilità di un danno al contempo grave e irreparabile, ma ha altresì esaminato se, in caso di mancata adozione di provvedimenti provvisori, l’esistenza e/o lo sviluppo a lungo termine della WebGroup Czech Republic potessero essere compromessi.

19

Orbene, dal punto 81 dell’ordinanza impugnata, il cui contenuto non è contestato dalla ricorrente, risulta che quest’ultima non produce alcun dato numerico, contabile o di altro tipo, sulla situazione finanziaria del gruppo al quale appartiene e che essa, pur fornendo spiegazioni sugli effetti a cascata della perdita di introiti pubblicitari, non ne precisa l’impatto sulla propria solidità economica. Così, al punto 120 dell’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale ha considerato correttamente che la WebGroup Czech Republic non aveva dimostrato che in caso di mancata concessione di provvedimenti provvisori sarebbe stata esposta a un rischio di cessazione delle sue attività, tenuto conto delle sue dimensioni, del suo fatturato e delle caratteristiche del gruppo al quale essa appartiene. In tale contesto, l’impatto dell’attuazione della decisione controversa sulla redditività di XVideos, considerata isolatamente, non può essere dirimente.

20

A questo proposito, il ragionamento del presidente del Tribunale non è viziato da alcun errore di diritto, né da uno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, né da una violazione del principio di proporzionalità, né da un qualsivoglia difetto di motivazione, cosicché l’argomentazione della ricorrente è priva di fondamento.

21

Per quanto riguarda l’affermazione della ricorrente riassunta al punto 14 della presente ordinanza, occorre rilevare che essa si basa su una lettura erronea dell’ordinanza impugnata. Infatti, il presidente del Tribunale non ha affatto affermato che lo sviluppo di nuove strategie pubblicitarie, conseguente all’eventuale annullamento della decisione controversa, costituirebbe un compito facile. Infatti, alla terza frase del punto 115 dell’ordinanza impugnata, esso si è limitato a constatare che un eventuale annullamento della decisione controversa sarebbe idoneo a garantire agli inserzionisti il ripristino di un ambiente commerciale più interessante e a consentire alla WebGroup Czech Republic di «sviluppare nuove strategie nella conduzione della sua attività pubblicitaria» senza che i suoi concorrenti possano venirne a conoscenza attraverso il registro di cui all’articolo 39 del regolamento 2022/2065.

22

In ogni caso, anche se la ricorrente fosse indotta a riconsiderare e riadattare le sue strategie pubblicitarie in caso di annullamento della decisione controversa, tale circostanza non inciderebbe sulla constatazione formulata al punto 119 dell’ordinanza impugnata, vale a dire che dagli elementi dedotti dalla WebGroup Czech Republic non risulta che l’applicazione a XVideos dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065, in attesa della decisione del giudice di merito, avrebbe l’effetto di compromettere l’esistenza o lo sviluppo a lungo termine della WebGroup Czech Republic. A tal riguardo, l’argomentazione di quest’ultima è inoperante.

23

Di conseguenza, la prima parte del primo motivo deve essere respinta in quanto in parte infondata e in parte inoperante.

Sulla seconda parte del primo motivo e sui motivi secondo e terzo

–  Argomentazione

24

Con la seconda parte del suo primo motivo, la ricorrente afferma, in sostanza, che l’ordinanza impugnata è viziata da un difetto di motivazione, in quanto, al punto 112 di quest’ultima, il presidente del Tribunale avrebbe concluso che un’eventuale decisione di annullamento della decisione controversa non sarebbe priva di effetti se la domanda di provvedimenti provvisori fosse respinta, senza tener espressamente conto del suo argomento secondo cui l’applicazione dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065 potrebbe esporre XVideos al rischio che le informazioni contenute nel registro istituito a tale articolo siano utilizzate abusivamente per finalità diverse da quelle previste dal legislatore dell’Unione, in particolare da gruppi anti-pornografia.

25

Tali gruppi prenderebbero spesso di mira in modo doloso, per ragioni morali o religiose, le imprese attive nel settore dei contenuti per adulti e potrebbero utilizzare tali informazioni per esercitare pressioni sui partner commerciali della ricorrente, comprese le istituzioni finanziarie. Il rischio che tale registro possa essere utilizzato per simili finalità potrebbe, peraltro, indurre gli inserzionisti a cessare la loro attività pubblicitaria su XVideos, il che potrebbe anche tradursi in un danno economico per tale piattaforma.

26

Inoltre, con i motivi secondo e terzo, la ricorrente fa valere, in sostanza, che l’ordinanza impugnata è viziata da errori di diritto, compresa una violazione del principio della parità di trattamento, nonché da un difetto di motivazione, per il motivo che, ai punti da 112 a 116, 118, 126, 128 e da 130 a 133 di tale ordinanza, il presidente del Tribunale avrebbe citato l’ordinanza Amazon Services Europe e avrebbe trattato la situazione di XVideos come identica a quella di Amazon Services Europe Sàrl. Orbene, le loro rispettive situazioni non sarebbero affatto comparabili, in particolare in quanto, contrariamente ad Amazon Services Europe, nel caso di XVideos gli introiti pubblicitari costituirebbero la sua unica fonte di reddito.

27

Inoltre, nella sua argomentazione, Amazon Services Europe non avrebbe invocato un rischio di cessazione delle sue attività in caso di mancata concessione di provvedimenti provvisori. In aggiunta, i ricavi lordi di XVideos sarebbero ben lontani da quelli di Amazon Services Europe. Infine, contrariamente ad Amazon Services Europe, le attività di XVideos sarebbero minacciate dall’utilizzo, da parte di gruppi anti-pornografia, delle informazioni contenute nel registro istituito all’articolo 39 del regolamento 2022/2065. Il presidente del Tribunale avrebbe, in ogni caso, omesso di tenere conto del rischio di cessazione delle attività di XVideos e di rispondere a tutti gli argomenti addotti dalla WebGroup Czech Republic.

28

La Commissione ritiene che l’argomentazione della WebGroup Czech Republic sia in parte infondata e in parte inoperante.

–  Valutazione

29

In via preliminare, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza costante, la motivazione di un’ordinanza del presidente del Tribunale deve far apparire in forma chiara e non equivoca l’iter logico seguito da quest’ultimo, in modo da consentire agli interessati di conoscere le giustificazioni della decisione adottata e alla Corte di esercitare il proprio sindacato giurisdizionale (v., per analogia, sentenza del 27 giugno 2024, Niche Generics/Commissione,C‑164/19 P, EU:C:2024:547, punto 133 e giurisprudenza citata).

30

Inoltre, da tale giurisprudenza risulta che l’obbligo di motivazione in capo al presidente del Tribunale non impone a quest’ultimo di fornire una spiegazione che segua esaustivamente e uno per uno tutti i ragionamenti svolti dalle parti della controversia, e dunque la motivazione del presidente del Tribunale può essere implicita, a condizione che consenta agli interessati di conoscere le ragioni per le quali quest’ultimo non ha accolto i loro argomenti ed alla Corte di disporre degli elementi sufficienti per esercitare il proprio controllo (v., per analogia, sentenza del 27 giugno 2024, Niche Generics/Commissione,C‑164/19 P, EU:C:2024:547, punto 134 e giurisprudenza citata).

31

Nel caso di specie, occorre rilevare che la circostanza che il presidente del Tribunale abbia fondato il suo ragionamento su una giurisprudenza anteriore, quale l’ordinanza Amazon Services Europe, non significa che la situazione di cui trattasi nella presente controversia sia considerata di fatto identica a quella che ha dato luogo a detta ordinanza. Una citazione per analogia di tale giurisprudenza anteriore implica unicamente che questa presenta una rilevanza per il ragionamento giuridico che giustifica la decisione adottata, nel caso di specie, dal presidente del Tribunale. A tal riguardo, l’argomentazione della ricorrente, riguardante il principio della parità di trattamento, si basa su una lettura erronea dell’ordinanza impugnata ed è priva di fondamento.

32

Ciò premesso, sembra tuttavia che il presidente del Tribunale non abbia espressamente menzionato, nel bilanciamento degli interessi, esposto ai punti da 97 a 133 dell’ordinanza impugnata, talune circostanze di fatto evocate dalla WebGroup Czech Republic, in particolare, riguardo ai rischi derivanti dalle attività dei gruppi anti-pornografia e all’impatto di tali rischi sul potenziale danno finanziario. A questo proposito, è vero che la motivazione dell’ordinanza impugnata avrebbe potuto essere più precisa.

33

Tuttavia, come rilevato al punto 19 della presente ordinanza, la ricorrente nel procedimento d’impugnazione non ha prodotto dati numerici relativi alla situazione finanziaria del gruppo al quale appartiene, nel contesto dell’applicazione dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065. A tal riguardo, essa non ha dimostrato l’esistenza di un rischio di cessazione delle sue attività in caso di mancata concessione di provvedimenti provvisori. Pertanto, anche supponendo che le attività dei gruppi anti-pornografia possano avere un impatto su tale situazione finanziaria, il fatto che non siano stati espressamente presi in considerazione i rischi connessi a tali gruppi non avrebbe alcuna incidenza sul risultato del bilanciamento degli interessi. In tale contesto, è giocoforza constatare che il ragionamento del presidente del Tribunale esposto, in particolare, ai punti da 119 a 121 dell’ordinanza impugnata consente alla WebGroup Czech Republic di conoscere le ragioni per le quali i suoi argomenti non sono stati accolti, ai sensi della giurisprudenza di cui ai punti 29 e 30 della presente ordinanza. In tal senso, l’argomentazione della ricorrente deve quindi essere respinta in quanto inoperante.

34

Di conseguenza, occorre respingere la seconda parte del primo motivo e i motivi secondo e terzo in quanto in parte infondati e in parte inoperanti.

Sulla terza parte del primo motivo

–  Argomentazione

35

Con la terza parte del suo primo motivo, la ricorrente nel procedimento d’impugnazione fa valere, in sostanza, che l’ordinanza impugnata è viziata da un errore di fatto e di diritto, adducendo che, al punto 128 di quest’ultima, il presidente del Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che la mancata applicazione di taluni obblighi previsti dal regolamento 2022/2065 porterebbe a differire la piena realizzazione degli obiettivi di tale regolamento, comportando quindi il rischio di lasciar potenzialmente persistere o consentire lo sviluppo di un ambiente online che minaccia i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»). Infatti, essendo dissuasi dal servirsi di XVideos a causa degli obblighi di trasparenza previsti da detto regolamento, gli inserzionisti potrebbero scegliere piattaforme più piccole, che esulerebbero dall’ambito di applicazione del medesimo regolamento. Orbene, una situazione di tal genere pregiudicherebbe proprio la realizzazione di tali obiettivi.

36

La Commissione sostiene che la suesposta argomentazione è infondata.

–  Valutazione

37

L’articolo 39 del regolamento 2022/2065 impone, ai fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi e di motori di ricerca online di dimensioni molto grandi, obblighi in materia di ulteriore trasparenza della pubblicità online. Alla luce del considerando 95 di tale regolamento, la ragion d’essere di tali obblighi è che i sistemi pubblicitari utilizzati dalle piattaforme online di dimensioni molto grandi e dai motori di ricerca online di dimensioni molto grandi pongono rischi particolari e richiedono ulteriore vigilanza pubblica e regolamentare in ragione del loro raggio d’azione e della loro capacità di rivolgersi ai destinatari del servizio e raggiungerli in base al loro comportamento all’interno e all’esterno dell’interfaccia online di tali piattaforme o motori di ricerca.

38

L’articolo 39 di detto regolamento mira quindi a garantire la trasparenza non della pubblicità online in generale, ma unicamente di quella presentata da piattaforme online di dimensioni molto grandi o da motori di ricerca online di dimensioni molto grandi.

39

In tali circostanze, anche supponendo che taluni inserzionisti si allontanino da piattaforme online come XVideos a favore di piattaforme online di dimensioni più piccole, che non rientrerebbero nell’ambito di applicazione di detto articolo 39, una situazione del genere non sarebbe, di per sé, idonea a pregiudicare la realizzazione degli obiettivi perseguiti dal suddetto articolo. In ogni caso, la ricorrente non dimostra in che modo, per quanto riguarda una piattaforma come XVideos, il presidente del Tribunale avrebbe commesso un errore nel considerare che la mancata applicazione del medesimo articolo 39 comporterebbe il rischio di lasciar potenzialmente persistere o consentire lo sviluppo di un ambiente online che minaccia i diritti sanciti dalla Carta.

40

Di conseguenza, la terza parte del primo motivo dev’essere respinta in quanto infondata.

Sulla quarta parte del primo motivo

–  Argomentazione

41

Con la quarta parte del suo primo motivo, la ricorrente fa valere, in sostanza, che l’ordinanza impugnata è viziata da un errore di diritto nonché da uno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, per il motivo che, ai punti 123 e 124 di detta ordinanza, pur ammettendo che la messa a disposizione del pubblico del registro previsto all’articolo 39 del regolamento 2022/2065 poteva incidere direttamente sugli interessi dei terzi, degli imprenditori e delle imprese che avevano contato sul fatto che le loro informazioni sarebbero state protette da qualsiasi divulgazione, il presidente del Tribunale avrebbe nondimeno ritenuto che la WebGroup Czech Republic avesse omesso di precisare se i dati pubblicati bastassero per identificare tali terzi, imprenditori e imprese con sufficiente precisione. Infatti, tali dati sarebbero sufficienti per identificare direttamente o indirettamente le persone fisiche o giuridiche interessate, anche mediante nuove tecnologie, quali i motori di ricerca, e potrebbero comprendere dati personali tutelati, in particolare, dagli articoli 7 e 8 della Carta.

42

La Commissione ritiene che tale argomentazione sia infondata.

–  Valutazione

43

In via preliminare, occorre ricordare che, per giurisprudenza consolidata, il procedimento sommario mira ad evitare un danno grave e irreparabile agli interessi della parte ricorrente e il giudice del procedimento sommario è tenuto a prendere in considerazione i soli interessi di quest’ultima, qualora sia un soggetto privato [ordinanza del vicepresidente della Corte del 30 marzo 2022, Girardi/EUIPO,C‑703/21 P(R), EU:C:2022:250, punto 59 e giurisprudenza citata].

44

Nel caso di specie, occorre constatare che, al punto 122 dell’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale ha menzionato l’argomento addotto dalla WebGroup Czech Republic, secondo cui occorrerebbe tenere conto degli altri interessi dei terzi, degli imprenditori e delle imprese che avrebbero contato sul fatto che i loro segreti commerciali sarebbero stati protetti da qualsiasi divulgazione, e secondo cui tali altri interessi dovrebbero far propendere il bilanciamento a favore della WebGroup Czech Republic, e non a favore del legislatore dell’Unione.

45

Inoltre, al punto 123 dell’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale ha ammesso che la messa a disposizione del pubblico del registro in discussione poteva incidere direttamente sull’interesse di tali terzi, imprenditori e imprese e, pertanto, ledere gli interessi della WebGroup Czech Republic. A tal riguardo, egli ha precisato che, se è vero che si trattava dell’interesse di terzi, ciò non toglie che la WebGroup Czech Republic fosse responsabile nei loro confronti.

46

È in tale contesto che, al punto 124 dell’ordinanza impugnata, il presidente del Tribunale ha tuttavia rilevato che la WebGroup Czech Republic non precisava se i dati di cui all’articolo 39, paragrafo 2, lettere b) e c), del regolamento 2022/2065 bastassero per identificare detti terzi, imprenditori e imprese con sufficiente precisione.

47

A questo proposito, se non si può escludere che le informazioni pubblicate ai sensi di tale disposizione possano contenere dati personali tutelati dagli articoli 7 e 8 della Carta nonché dal regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU 2016, L 119, pag. 1), occorre ricordare che l’interesse di persone diverse dalla WebGroup Czech Republic, quali i terzi, gli imprenditori e le imprese menzionati al punto 123 dell’ordinanza impugnata, non è, in linea di principio, pertinente ai fini del bilanciamento degli interessi operato dal giudice del procedimento sommario, alla luce della giurisprudenza richiamata al punto 43 della presente ordinanza. Il presidente del Tribunale ha quindi preso in considerazione l’interesse di tali terzi, imprenditori e imprese solo nella misura in cui esso avrebbe potuto incidere direttamente sugli interessi della WebGroup Czech Republic, nella sua qualità di ricorrente.

48

Orbene, tenuto conto della constatazione formulata, segnatamente, ai punti 120 e 121 dell’ordinanza impugnata, da cui risulta che la WebGroup Czech Republic non ha dimostrato l’esistenza di un rischio di cessazione delle sue attività, né di un rischio significativo e duraturo di perdita di quote di mercato, in caso di mancata concessione di provvedimenti provvisori, le considerazioni di cui ai punti 123 e 124 dell’ordinanza impugnata sono, in ogni caso, formulate ad abundantiam. A questo proposito, l’argomentazione esposta dalla ricorrente non è idonea a rimettere in discussione il risultato del bilanciamento operato dal giudice del procedimento sommario.

49

Inoltre, è giocoforza constatare che la ricorrente nel procedimento d’impugnazione si limita ad affermare che sarebbe evidente che le informazioni di cui all’articolo 39, paragrafo 2, lettere b) e c), potrebbero essere sufficienti per identificare direttamente o indirettamente i terzi interessati, in particolare mediante strumenti quali motori di ricerca, e che esse potrebbero contenere dati personali. Come osservato dalla Commissione, una siffatta affermazione è speculativa e generica, e non consente di dimostrare che il presidente del Tribunale abbia commesso un errore di diritto o uno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova considerando, al punto 124 dell’ordinanza impugnata, che la WebGroup Czech Republic non aveva precisato se tali informazioni fossero sufficienti per identificare con sufficiente precisione i terzi, gli imprenditori e le imprese in questione. Pertanto, l’argomentazione della ricorrente è, in ogni caso, priva di fondamento.

50

Di conseguenza, occorre respingere la quarta parte del primo motivo in quanto infondata.

Sul quarto motivo

Argomentazione

51

Con il suo quarto motivo, la WebGroup Czech Republic contesta, in sostanza, al presidente del Tribunale di essere incorso in un errore di diritto nel considerare, al punto 132 dell’ordinanza impugnata, che la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa avrebbe comportato una discriminazione tra la WebGroup Czech Republic e altre piattaforme online di dimensioni molto grandi che ospitano contenuti per adulti, mentre anche queste ultime avrebbero potuto contestare la legittimità degli obblighi previsti all’articolo 39 del regolamento 2022/2065.

52

La Commissione ritiene che tale motivo sia privo di fondamento.

Valutazione

53

In via preliminare, occorre rilevare che l’argomentazione della ricorrente si basa su una lettura erronea dell’ordinanza impugnata. Infatti, al punto 132 di tale ordinanza, il presidente del Tribunale si è limitato a constatare che la sospensione dell’esecuzione della decisione controversa sarebbe idonea ad alterare la situazione concorrenziale nel settore digitale in un modo che non sarebbe stato previsto dal legislatore dell’Unione, assoggettando la WebGroup Czech Republic a un regime diverso da quello applicabile agli altri operatori di tale settore che presentano, alla luce dei criteri definiti da detto legislatore, caratteristiche comparabili a detta società. Sebbene il presidente del Tribunale abbia considerato che tale sospensione comporterebbe l’assoggettamento della ricorrente nel procedimento d’impugnazione ad un regime diverso da quello applicabile a tali altri operatori, egli non ha tuttavia constatato che una siffatta differenza di regime costituirebbe una discriminazione.

54

Inoltre, e in ogni caso, la ricorrente non ha dimostrato in che modo la valutazione relativa alla possibilità di una siffatta alterazione della situazione concorrenziale nel settore digitale sarebbe errata in fatto o in diritto, e in che modo l’asserito errore potrebbe incidere sul risultato del bilanciamento operato dal giudice del procedimento sommario.

55

Infine, la ricorrente non spiega in che modo la circostanza che detti altri operatori avessero la possibilità di contestare la legittimità degli obblighi imposti ai sensi dell’articolo 39 del regolamento 2022/2065 sarebbe idonea a rimettere in discussione tale valutazione.

56

Occorre quindi respingere il quarto motivo in quanto infondato e, di conseguenza, respingere l’impugnazione nel suo insieme.

Sulle spese

57

A norma dell’articolo 184, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte, quando l’impugnazione è respinta, la Corte statuisce sulle spese.

58

A norma dell’articolo 138, paragrafo 1, del citato regolamento, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, del medesimo regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda.

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Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la WebGroup Czech Republic, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.

 

Per questi motivi, il vicepresidente della Corte così provvede:

 

1)

L’impugnazione è respinta.

 

2)

La WebGroup Czech Republic a.s. è condannata alle spese.

 

Firme


( *1 ) Lingua processuale: l’inglese.

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