ECLI:EU:C:2025:987•Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 18 dicembre 2025.#« Lukoil Bulgaria » EOOD e « Lukoil Neftohim Burgas » AD contro Komisia za zashtita na konkurentsiata.#Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Administrativen sad Sofia-oblast.#Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Articolo 102 TFUE – Abuso di posizione dominante – Mercato dello stoccaggio di carburanti per autoveicoli – Sfruttamento abusivo – Diniego di accesso ad un’infrastruttura essenziale opposto a imprese terze – Infrastruttura finanziata con fondi pubblici – Privatizzazione di tale infrastruttura.#Causa C-245/24.
Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 18 dicembre 2025.#« Lukoil Bulgaria » EOOD e « Lukoil Neftohim Burgas » AD contro Komisia za zashtita na konkurentsiata.#Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Administrativen sad Sofia-oblast.#Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Articolo 102 TFUE – Abuso di posizione dominante – Mercato dello stoccaggio di carburanti per autoveicoli – Sfruttamento abusivo – Diniego di accesso ad un’infrastruttura essenziale opposto a imprese terze – Infrastruttura finanziata con fondi pubblici – Privatizzazione di tale infrastruttura.#Causa C-245/24.
ECLI:EU:C:2025:987Eu Chamb 03 C18 dic 2025
Testo completo
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
18 dicembre 2025 ( *1 )
«Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Articolo 102 TFUE – Abuso di posizione dominante – Mercato dello stoccaggio di carburanti per autoveicoli – Sfruttamento abusivo – Diniego di accesso ad un’infrastruttura essenziale opposto a imprese terze – Infrastruttura finanziata con fondi pubblici – Privatizzazione di tale infrastruttura»
Nella causa C‑245/24,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dall’Administrativen sad Sofia‑oblast (Tribunale amministrativo della regione di Sofia, Bulgaria), con decisione del 5 aprile 2024, pervenuta in cancelleria il 5 aprile 2024, nel procedimento
«Lukoil Bulgaria» EOOD,
«Lukoil Neftohim Burgas» AD
contro
Komisia za zashtita na konkurentsiata,
LA CORTE (Terza Sezione),
composta da C. Lycourgos, presidente di sezione, O. Spineanu – Matei (relatrice), S. Rodin, S. Gervasoni e N. Fenger, giudici,
avvocato generale: L. Medina
cancelliere: R. Stefanova-Kamisheva, amministratrice
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 10 aprile 2025,
considerate le osservazioni presentate:
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per la «Lukoil Bulgaria» EOOD e la «Lukoil Neftohim Burgas» AD, da Y. Pekunov, A. Velichkov, advokati, A. Pekunova, yuriskonsult, e A. Robertson, KC; |
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per la Komisia za zashtita na konkurentsiata, da M. Goranova, N. Mincheva e Y. Nenkova; |
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per il governo bulgaro, da T. Mitova, R. Stoyanov e T. Tsingileva, in qualità di agenti; |
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per la Commissione europea, da F. Castillo de la Torre, V. Hitrovs, E. Rousseva e C. Sjödin, in qualità di agenti, |
sentite le conclusioni dell’avvocata generale, presentate all’udienza del 10 luglio 2025,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
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1 |
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 102 TFUE. |
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2 |
Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, la «Lukoil Bulgaria» EOOD (in prosieguo: la «Lukoil Bulgaria») e la «Lukoil Neftohim Burgas» AD (in prosieguo: la «Lukoil Burgas»), appartenenti al gruppo economico Lukoil (in prosieguo: il «gruppo Lukoil») e, dall’altro, la Komisia za zashtita na konkurentsiata (Commissione per la tutela della concorrenza, Bulgaria) (in prosieguo: l’«autorità bulgara garante della concorrenza»), in merito alla validità della decisione n. 332 del 4 aprile 2023 (in prosieguo: la «decisione dell’autorità bulgara garante della concorrenza»), con la quale quest’ultima ha dichiarato che, nel mercato dello stoccaggio di carburanti per autoveicoli (in prosieguo: i «carburanti») in Bulgaria, tali società avevano commesso un abuso di posizione dominante vietato sia dall’articolo 102 TFUE sia dalle corrispondenti disposizioni del diritto di tale Stato membro. |
Contesto normativo
Diritto dell’Unione
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3 |
L’articolo 102 TFUE così dispone: «È incompatibile con il mercato interno e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su una parte sostanziale di questo. Tali pratiche abusive possono consistere in particolare:
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Diritto bulgaro
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4 |
L’articolo 21 dello Zakon za zashtita na konkurentsiata (legge sulla tutela della concorrenza) (DV n. 102, del 28 novembre 2008; in prosieguo: lo «ZZK»), così dispone: «È vietato il comportamento di imprese in posizione monopolistica o dominante, nonché di due o più imprese in posizione dominante congiunta, che possa ostacolare, limitare o falsare la concorrenza e ledere gli interessi dei consumatori, in particolare: (…)
(…)
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Procedimento principale e questioni pregiudiziali
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5 |
Le ricorrenti nel procedimento principale sono due società con sede in Bulgaria appartenenti al gruppo Lukoil, la cui attività in tale Stato membro risale alla privatizzazione, a partire dall’anno 1995, del Neftohimicheski Kombinat Burgas (complesso petrolchimico di Burgas, Bulgaria). Nel corso dell’anno 1963, sotto forma di impresa statale, tale ente aveva iniziato, gestendo dapprima la raffineria di Burgas (Bulgaria), le sue attività nel settore petrolifero e petrolchimico, per le quali ha poi avuto a disposizione un’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio costituita da tre oleodotti nonché da sette depositi e da terminali petroliferi. |
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6 |
In virtù di un contratto di privatizzazione stipulato il 12 ottobre 1999, lo Stato bulgaro ha ceduto al gruppo Lukoil il 58% del capitale della società subentrata al complesso petrolchimico di Burgas. Tale gruppo è divenuto così proprietario dell’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio gestita da detta società. Con il decreto n. 181, del 20 luglio 2009, lo Stato bulgaro ha dichiarato che il porto di Burgas, compreso il terminale portuale di Rosenets (Bulgaria) al quale è collegato, nonché gli oleodotti che vi conducono costituivano impianti strategici in quanto impianti e attività rilevanti per la sicurezza nazionale. |
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7 |
Secondo le indicazioni fornite dal giudice del rinvio, la Lukoil Burgas è il principale produttore di prodotti petroliferi in Bulgaria. Tale società gestisce la raffineria di Burgas nonché il terminale portuale di Rosenets, per la cui gestione essa dispone di una concessione di servizi, rilasciata il 22 marzo 2011 dallo Stato bulgaro. Quest’ultimo detiene un’azione specifica nel capitale della Lukoil Burgas che gli conferisce diritti speciali. In virtù di tali diritti, l’assemblea generale della Lukoil Burgas deve ottenere il previo accordo scritto di tale Stato membro e rispettare talune condizioni quando intende adottare una decisione che riduca sostanzialmente la produzione di carburanti o neghi l’accesso agli impianti portuali e agli oleodotti a fronte di un compenso adeguato. |
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8 |
La Lukoil Bulgaria opera nella distribuzione di prodotti petroliferi. Per le sue attività principali di vendita all’ingrosso di carburanti, tale società dispone di depositi ripartiti in tutto il territorio bulgaro. Nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2016 e il 30 novembre 2020, la Lukoil Bulgaria disponeva di tre depositi fiscali nei quali erano detenuti prodotti soggetti ad accisa. Per le sue attività di distribuzione al dettaglio di carburanti la Lukoil Bulgaria utilizza la sua rete nazionale di stazioni di servizio. |
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9 |
Dopo aver constatato che, nel corso del mese di marzo del 2020, il prezzo al dettaglio dei carburanti in Bulgaria era diminuito in misura minore (‑11%) rispetto al prezzo del petrolio sui mercati mondiali (‑47%), la Varhovna administrativna prokuratura (pubblico ministero presso la Corte suprema amministrativa, Bulgaria) ha chiesto all’autorità bulgara garante della concorrenza di indagare sull’esistenza di infrazioni al diritto della concorrenza in relazione alla fissazione dei prezzi di vendita dei carburanti al dettaglio. |
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10 |
Secondo l’Administrativen sad Sofia-oblast (Tribunale amministrativo della regione di Sofia, Bulgaria), giudice del rinvio, dalla decisione dell’autorità bulgara garante della concorrenza risulta che il gruppo Lukoil è il più grande depositario autorizzato di carburanti nonché il principale operatore sui mercati all’ingrosso e al dettaglio di tali prodotti in Bulgaria. Esso dispone di un’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio unica in tale Stato membro che facilita la commercializzazione dei prodotti della Lukoil Burgas. |
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11 |
Secondo tale decisione, nel periodo compreso tra il 1o gennaio 2016 e il 31 marzo 2021 (in prosieguo: il «periodo dell’infrazione»), la Lukoil Bulgaria e la Lukoil Burgas avrebbero commesso diverse forme di abuso di posizione dominante con uno scopo anticoncorrenziale comune, negando ad altri produttori o importatori di carburanti l’accesso all’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio da esse gestita. Esse avrebbero segnatamente negato alle imprese terze l’accesso ai depositi fiscali da esse gestiti (in prosieguo: i «depositi terrestri»), ai depositi situati nei terminali portuali di Rosenets e di Varna (Bulgaria) (in prosieguo: i «depositi marittimi») nonché agli oleodotti. |
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12 |
L’autorità bulgara garante della concorrenza ha considerato che, a causa della natura diversificata di tali infrastrutture, e dei loro regimi di proprietà differenti, alcuni di tali comportamenti dovevano essere qualificati come «diniego ingiustificato di fornire un bene o un servizio», ai sensi dell’articolo 21, punto 5, dello ZZK, mentre altri dovevano essere qualificati come «restrizione della produzione, del commercio e dello sviluppo tecnico a danno dei consumatori», ai sensi dell’articolo 21, punto 2, dello ZZK. Ciò premesso, l’integrazione di tali comportamenti in una strategia comune del gruppo Lukoil ha indotto tale autorità a considerarli come un’infrazione unica tanto all’articolo 102, secondo comma, lettera b), TFUE quanto all’articolo 21, punti 2 e 5, dello ZZK, laddove detta autorità precisa che l’infrazione di cui al punto 5 di tale articolo 21 costituisce un caso particolare dell’infrazione generale di cui al punto 2 di detto articolo 21. |
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13 |
A titolo di sanzione, la medesima autorità ha inflitto alla Lukoil Burgas un’ammenda di importo pari a circa 140 milioni di leva bulgari (BGN) (circa 72 milioni di euro) e alla Lukoil Bulgaria, un’ammenda di importo pari a circa BGN 55 milioni (circa 28 milioni di euro). |
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14 |
In primo luogo, poiché la decisione dell’autorità bulgara garante della concorrenza riguarda non già uno, bensì più comportamenti illeciti, il giudice del rinvio ritiene che, tenuto conto del principio di buona amministrazione, sancito all’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, del diritto dei singoli di essere ascoltati prima dell’adozione di una misura che arrechi loro pregiudizio nonché del diritto a un ricorso effettivo garantito dall’articolo 47 di tale Carta dei diritti fondamentali, occorra, per risolvere la controversia di cui tale giudice è investito, stabilire se l’autorità bulgara garante della concorrenza fosse tenuta a delimitare, prima di dichiarare ciascuna di tali infrazioni, il mercato rilevante interessato, i comportamenti e gli effetti anticoncorrenziali nonché tutti gli elementi di fatto pertinenti che consentono di ravvisare tali infrazioni. |
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15 |
In secondo luogo, il giudice del rinvio spiega che dalla decisione dell’autorità bulgara garante della concorrenza risulta come questa abbia ritenuto che le condizioni enunciate dalla sentenza del 26 novembre 1998, Bronner (C‑7/97; in prosieguo: la sentenza Bronner, EU:C:1998:569), per poter ritenere che il diniego di accesso a un’infrastruttura essenziale costituisca un abuso di posizione dominante non fossero applicabili alle infrastrutture di un’impresa dominante che non ne è proprietaria o che non ne ha sostenuto il costo di costruzione. Secondo tale autorità, dette condizioni sarebbero quindi inapplicabili quando l’impresa dominante ha ricevuto, come nel caso di specie, infrastrutture essenziali da parte dello Stato, e gli investimenti realizzati da tale impresa non ostavano all’interesse pubblico. Da tale decisione risulterebbe che la costruzione dell’insieme dei depositi marittimi, dei depositi terrestri – ad eccezione di quelli di Iliyantsi (Bulgaria) e di Roussé (Bulgaria) – e degli oleodotti ai quali Lukoil Burgas e Lukoil Bulgaria hanno negato l’accesso nel corso del periodo dell’infrazione è stata finanziata mediante risorse pubbliche. Inoltre, secondo detta decisione, a seguito delle modifiche apportate il 18 settembre 2020 alla normativa relativa alle accise e ai depositi fiscali, la Lukoil Bulgaria era tenuta, in quanto depositario autorizzato, dal 23 dicembre 2020, a garantire ai terzi indipendenti l’accesso ad almeno il 15% della capacità di stoccaggio di cui disponeva in tutti i suoi impianti, ad eccezione degli oleodotti che raccordavano Burgas a Sofia (Bulgaria). |
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16 |
Il giudice del rinvio si chiede se, per escludere le condizioni enunciate dalla sentenza Bronner per il motivo che l’impresa dominante gestisce l’infrastruttura essenziale a seguito di una privatizzazione o di un’assegnazione in concessione, occorra tener conto di altre circostanze, quali gli obblighi derivanti da un contratto di privatizzazione, l’importo degli investimenti realizzati successivamente dall’impresa dominante e la questione se questi ultimi siano stati realizzati su iniziativa di tale impresa o su richiesta dello Stato. |
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17 |
Esso osserva, a tal riguardo, che, sebbene l’autorità bulgara garante della concorrenza abbia ritenuto che le condizioni enunciate dalla sentenza Bronner siano inapplicabili alle infrastrutture finanziate da fondi pubblici e successivamente acquisite dall’impresa dominante nell’ambito di una privatizzazione o messe a sua disposizione mediante una concessione, le opinioni dissenzienti di due dei membri di tale autorità suggeriscono che un altro esito sarebbe stato possibile sulla base della sentenza del 12 gennaio 2023, Lietuvos geležinkeliai/Commissione (C‑42/21 P, EU:C:2023:12). |
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18 |
Orbene, dal punto 75 della Comunicazione della Commissione – Orientamenti sulle priorità della Commissione nell’applicazione dell’articolo [102 TFUE] al comportamento abusivo delle imprese dominanti (GU 2009, C 45, pag. 7), risulta che la consapevolezza di poter essere obbligate a effettuare forniture contro la loro volontà può far sì che le imprese dominanti riducano i propri investimenti, o addirittura vi rinuncino. Allo stesso modo, i concorrenti di un’impresa dominante sarebbero tentati di sfruttare opportunisticamente i suoi investimenti. Nessuna di queste conseguenze sarebbe nell’interesse dei consumatori. |
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19 |
In tale contesto, l’Administrativen sad Sofia-oblast (tribunale amministrativo della regione di Sofia) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
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Sulla ricevibilità della domanda di pronuncia pregiudiziale
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20 |
L’autorità bulgara garante della concorrenza sostiene che la domanda di pronuncia pregiudiziale è irricevibile. Essa fa valere, più in particolare, che la prima questione verte non già su un’interpretazione del diritto dell’Unione, bensì sul merito della controversia principale e che la seconda questione è formulata in modo molto generico. |
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21 |
Secondo costante giurisprudenza, nell’ambito del procedimento istituito dall’articolo 267 TFUE, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, allorché le questioni sollevate riguardano l’interpretazione del diritto dell’Unione, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire (sentenze del 21 aprile 1988, Pardini, 338/85, EU:C:1988:194, punto 8, nonché del 22 ottobre 2024, Kolin Ină aat Turizm Sanayi ve Ticaret,C‑652/22, EU:C:2024:910, punto 36 e giurisprudenza citata). |
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22 |
Ne consegue che le questioni relative al diritto dell’Unione godono di una presunzione di rilevanza. Il rifiuto della Corte di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale è possibile soltanto qualora appaia in modo manifesto che l’interpretazione richiesta del diritto dell’Unione non ha alcun rapporto con la realtà effettiva o con l’oggetto del procedimento principale, qualora il problema sia di natura ipotetica oppure, ancora, qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (sentenza del 9 settembre 2021, GE Auto Service Leasing, C‑294/20, EU:C:2021:723, punto 40 e giurisprudenza citata). |
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23 |
Nel caso di specie, il giudice del rinvio chiede lumi alla Corte sull’interpretazione dell’articolo 102 TFUE a causa dei dubbi che esso formula per quanto riguarda, da un lato, gli elementi che l’autorità bulgara garante della concorrenza era tenuta a acquisire al fine di dimostrare l’esistenza di un’infrazione a tale disposizione consistente, per un’impresa in posizione dominante, nel negare ai suoi concorrenti l’accesso all’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio di prodotti petroliferi da essa controllata (prima questione) e, dall’altro, l’applicazione, a una situazione del genere, della giurisprudenza derivante dalla sentenza Bronner (seconda e terza questione). Al riguardo, tale giudice espone le precise ragioni che l’hanno indotto a sottoporre questioni pregiudiziali alla Corte. |
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24 |
In tali circostanze, da un lato, non si può sostenere che, con la sua prima questione, il giudice del rinvio chieda non già l’interpretazione dell’articolo 102 TFUE, bensì l’applicazione di tale disposizione al procedimento principale e, dall’altro, non risulta in modo manifesto che l’interpretazione di detta disposizione non abbia alcun rapporto con la realtà effettiva o con l’oggetto del procedimento principale o che il problema sollevato nella domanda di pronuncia pregiudiziale abbia natura ipotetica. Inoltre, alla luce della domanda di pronuncia pregiudiziale, la Corte dispone degli elementi che le consentono di rispondere proficuamente alle questioni che le sono sottoposte. |
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25 |
Pertanto la domanda di pronuncia pregiudiziale è ricevibile. |
Sulle questioni pregiudiziali
Sulla prima questione
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26 |
Secondo una giurisprudenza costante, nell’ambito della procedura di cooperazione tra i giudici nazionali e la Corte istituita dall’articolo 267 TFUE, spetta a quest’ultima fornire al giudice nazionale una risposta utile che gli consenta di dirimere la controversia che gli è sottoposta. In tale prospettiva spetta alla Corte, se necessario, riformulare le questioni che le sono presentate (sentenze del 17 luglio 1997, Krüger, C‑334/95, EU:C:1997:378, punti 22 e 23, e del 29 aprile 2025, Prezydent Miasta Mielca, C‑453/23, EU:C:2025:285, punto 38 e giurisprudenza citata). |
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27 |
Secondo le indicazioni del giudice del rinvio, l’autorità bulgara garante della concorrenza ha constatato che, per tutto il periodo dell’infrazione, la Lukoil Bulgaria e la Lukoil Burgas avevano negato a terzi l’accesso all’infrastruttura di trasporto e di stoccaggio di carburanti da esse rispettivamente controllata, costituita da depositi terrestri, depositi marittimi e oleodotti. Tale autorità, pur avendo ravvisato l’esistenza di un’infrazione unica all’articolo 102, secondo comma, lettera b), TFUE, ha considerato, nella sua decisione, che ciascuno di questi tre tipi di diniego di accesso rientrava in comportamenti qualificabili vuoi come restrizioni del commercio, ai sensi dell’articolo 21, punto 2, dello ZZK, vuoi come diniego ingiustificato di accesso a un servizio, ai sensi dell’articolo 21, punto 5, dello ZZK. |
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28 |
Dalla domanda di pronuncia pregiudiziale risulta altresì che il giudice del rinvio si chiede se l’autorità bulgara garante della concorrenza fosse tenuta ad accertare che le condizioni di cui all’articolo 102 TFUE erano soddisfatte per ciascuna delle infrazioni di cui rispettivamente ai punti 2 e 5 dell’articolo 21 dello ZZK, o se essa poteva limitarsi ad accertare l’esistenza di un’infrazione unica a tale articolo 102 TFUE per l’insieme di tali comportamenti. |
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29 |
Pertanto, occorre considerare che, con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 102 TFUE debba essere interpretato nel senso che, affinché un’autorità garante della concorrenza possa ritenere che comportamenti di due società facenti parte di una stessa impresa in posizione dominante – consistenti, secondo tale autorità, nel negare l’accesso ad impianti posti sotto il loro rispettivo controllo e facenti parte di una stessa infrastruttura essenziale controllata da tale impresa, e nel limitare il commercio al riguardo – costituiscano un abuso di siffatta posizione dominante, detta autorità è tenuta ad accertare che le condizioni dell’articolo 102 TFUE ricorrono per quanto riguarda sia i comportamenti qualificati come restrizioni del commercio sia i comportamenti qualificati come diniego di accesso a tali impianti. |
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30 |
A questo riguardo, occorre ricordare che l’articolo 102 TFUE vieta, nella misura in cui il commercio tra Stati membri possa esserne pregiudicato, lo sfruttamento abusivo, da parte di una o più imprese, di una posizione dominante sul mercato interno o in una parte sostanziale di esso. Lo scopo dell’articolo 102 TFUE è quello di evitare che venga pregiudicata la concorrenza a scapito dell’interesse generale, delle singole imprese e dei consumatori, reprimendo i comportamenti di imprese in posizione dominante che limitano la concorrenza basata sui meriti e sono quindi suscettibili di arrecare un danno diretto ai consumatori, oppure che impediscono o falsano tale concorrenza e sono quindi suscettibili di arrecare ai predetti un danno indiretto [sentenza del 10 settembre 2024, Google e Alphabet/Commissione (Google Shopping), C‑48/22 P, EU:C:2024:726, punto 87 e giurisprudenza citata]. |
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31 |
Costituiscono comportamenti siffatti quelli che, in un mercato in cui il grado di concorrenza è già indebolito, proprio a causa della presenza di una o più imprese in posizione dominante, ostacolano, in virtù del ricorso a mezzi diversi da quelli che regolano la concorrenza basata sui meriti tra le imprese, il mantenimento del grado di concorrenza esistente sul mercato o lo sviluppo di tale concorrenza (sentenza del 10 settembre 2024, Google e Alphabet/Commissione (Google Shopping), C‑48/22 P, EU:C:2024:726, punto 88 e giurisprudenza citata]. |
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32 |
Per contro, l’articolo 102 TFUE non ha lo scopo di impedire alle imprese di conquistare, grazie ai loro meriti, una posizione dominante su uno o più mercati, né di garantire che rimangano sul mercato imprese concorrenti meno efficienti di quelle che detengono una siffatta posizione (sentenza del 21 dicembre 2023, European Superleague Company, C‑333/21, EU:C:2023:1011, punto 126 e giurisprudenza citata). |
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33 |
Al contrario, la concorrenza basata sui meriti può, per definizione, portare alla scomparsa o all’emarginazione di imprese concorrenti meno efficienti e quindi meno interessanti per i consumatori, segnatamente, dal punto di vista dei prezzi, della produzione, della scelta, della qualità o dell’innovazione (sentenza del 21 dicembre 2023, European Superleague Company, C‑333/21, EU:C:2023:1011, punto 127 e giurisprudenza citata). |
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34 |
Per poter considerare, in un determinato caso, che un comportamento deve essere qualificato come «sfruttamento abusivo di una posizione dominante» è necessario, di norma, dimostrare che, avvalendosi di mezzi diversi da quelli che reggono la concorrenza tra le imprese fondata sui meriti, tale comportamento ha l’effetto, attuale o potenziale, di restringere detta concorrenza estromettendo dal mercato o dai mercati interessati imprese concorrenti parimenti efficienti, o impedendo il loro sviluppo su detti mercati, tenendo conto che questi ultimi possono essere sia i mercati su cui è detenuta la posizione dominante sia quelli, collegati o vicini, su cui detto comportamento è destinato a produrre i suoi effetti attuali o potenziali (sentenza del 21 dicembre 2023, European Superleague Company, C‑333/21, EU:C:2023:1011, punto 129 e giurisprudenza citata). |
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35 |
Tale dimostrazione, che può richiedere il ricorso a modelli di analisi differenti in funzione della tipologia di comportamento considerato in un determinato caso, deve tuttavia essere sempre compiuta valutando tutte le pertinenti circostanze fattuali, concernenti sia il comportamento stesso, sia il mercato o i mercati di cui trattasi o il funzionamento della concorrenza su detto o su detti mercati. Inoltre, tale dimostrazione deve essere volta ad attestare, sulla base di elementi di analisi e di prova precisi e concreti, che detto comportamento ha, in ogni caso, la capacità di produrre effetti preclusivi (sentenza del 21 dicembre 2023, European Superleague Company, C‑333/21, EU:C:2023:1011, punto 130 e giurisprudenza citata). |
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36 |
Possono essere qualificati come «sfruttamento abusivo di una posizione dominante», oltre ai comportamenti che hanno per effetto, attuale o potenziale, di restringere la concorrenza basata sui meriti, estromettendo imprese concorrenti parimenti efficienti dal mercato o dai mercati interessati, anche comportamenti rispetto ai quali è dimostrato che hanno per effetto, attuale o potenziale, o pure per oggetto, di impedire in una fase preliminare, mediante la creazione di ostacoli all’ingresso o il ricorso ad altre misure ostruttive o ad altri mezzi diversi da quelli che reggono la concorrenza basata sui meriti, alle imprese potenzialmente concorrenti anche solo di accedere a detto o a detti mercati e, in tal modo, di precludere lo sviluppo della concorrenza su detti mercati a danno dei consumatori, ivi limitando la produzione, lo sviluppo di prodotti o di servizi alternativi o, ancora, l’innovazione (sentenza del 21 dicembre 2023, European Superleague Company, C‑333/21, EU:C:2023:1011, punto 131 e giurisprudenza citata). |
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37 |
La Corte ha già statuito che l’elenco delle pratiche e dei comportamenti di cui all’articolo 102 TFUE non era tassativo, ragion per cui l’elencazione delle pratiche abusive contenute in tale disposizione non esaurisce le modalità di sfruttamento abusivo di posizione dominante vietate dal diritto dell’Unione (v., in tal senso, sentenze del 21 febbraio 1973, Europemballage e Continental Can/Commissione, 6/72, EU:C:1973:22, punto 26, nonché del 16 marzo 2023, Towercast, C‑449/21, EU:C:2023:207, punto 46). |
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38 |
Nel caso di specie, il giudice del rinvio è investito di una controversia riguardante un comportamento unilaterale di due società appartenenti ad una stessa impresa, sanzionate individualmente a causa, in sostanza, del loro diniego di concedere l’accesso a più impianti sotto il loro rispettivo controllo, i quali costituirebbero, congiuntamente, sul mercato rilevante, un’infrastruttura essenziale. Pertanto, si addebita alla Lukoil Bulgaria e alla Lukoil Burgas di aver avuto, alla luce dell’articolo 102 TFUE, un medesimo tipo di comportamento abusivo, e non già tipi di comportamento diversi. |
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39 |
A tal riguardo, è sufficiente ricordare che, secondo costante giurisprudenza, il diritto della concorrenza dell’Unione, facendo riferimento alle attività delle imprese, stabilisce come criterio decisivo l’esistenza di un’unità di comportamento sul mercato, senza che la formale separazione tra le diverse società, conseguente alla loro personalità giuridica distinta, possa escludere tale unità ai fini dell’applicazione delle norme sulla concorrenza (v., in tal senso, sentenza del 6 ottobre 2021, Sumal, C‑882/19, EU:C:2021:800, punto 41 e giurisprudenza ivi citata). |
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40 |
Nel caso di specie, due società di una stessa impresa avrebbero contribuito alla realizzazione di un abuso di posizione dominante, consistente nel negare l’accesso ad impianti collocati sotto il loro rispettivo controllo e facenti parte di una stessa infrastruttura essenziale controllata da tale impresa, e nel limitare il commercio al riguardo. |
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41 |
In una fattispecie come quella di cui trattasi nel procedimento principale, l’autorità garante della concorrenza non è tenuta ad accertare che tanto la categoria delle condotte considerate da tale autorità come un diniego di accesso a tale infrastruttura essenziale, quanto la categoria delle condotte considerate da detta autorità come una restrizione del commercio relative a tale infrastruttura integrino, separatamente, l’insieme degli elementi costitutivi di un abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 102 TFUE, purché essa possa dimostrare che tutti questi elementi sussistono in relazione al comportamento abusivo complessivo addebitato a tale impresa. |
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42 |
Occorre pertanto rispondere alla prima questione dichiarando che l’articolo 102 TFUE deve essere interpretato nel senso che, affinché un’autorità garante della concorrenza possa ritenere che comportamenti di due società facenti parte di una stessa impresa dominante, consistenti, secondo tale autorità, nel negare l’accesso ad impianti collocati sotto il loro rispettivo controllo e facenti parte di una stessa infrastruttura essenziale controllata da tale impresa, e nel restringere il commercio al riguardo, costituiscano un abuso di siffatta posizione dominante, detta autorità non è tenuta ad accertare che le condizioni dell’articolo 102 TFUE ricorrano sia per i comportamenti considerati come dinieghi ingiustificati di accesso a tali impianti, sia per i comportamenti considerati come restrizioni al commercio, purché essa possa dimostrare che tali condizioni ricorrono con riferimento al comportamento abusivo globale addebitato a tale impresa. |
Sulle questioni seconda e terza
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43 |
Con le sue questioni seconda e terza, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 102 TFUE debba essere interpretato nel senso che le condizioni enunciate al punto 41 della sentenza Bronner, che consentono di ritenere che un diniego di concedere l’accesso a un’infrastruttura possa costituire un abuso di posizione dominante, siano inapplicabili qualora tale infrastruttura sia stata sviluppata non già dall’impresa dominante per le esigenze delle proprie attività, bensì dai pubblici poteri e sia stata oggetto di una concessione di servizi da parte dello Stato a tale impresa o sia stata acquisita da quest’ultima al termine di un’operazione di privatizzazione. |
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44 |
Occorre ricordare che la Corte ha già dichiarato che un rifiuto di concedere l’accesso a un’infrastruttura sviluppata da un’impresa dominante per le esigenze delle proprie attività e da essa detenuta può costituire un abuso di posizione dominante a condizione non solo che tale diniego sia idoneo a eliminare del tutto la concorrenza sul mercato di cui trattasi da parte del soggetto che ha richiesto l’accesso e non possa essere obiettivamente giustificato, ma anche che l’infrastruttura in sé stessa sia indispensabile per l’esercizio dell’attività di tale soggetto, nel senso che non esiste alcun sostituto reale o potenziale all’infrastruttura stessa [v., in tal senso, sentenza Bronner, punto 41, e sentenza del 10 settembre 2024, Google e Alphabet/Commissione (Google Shopping), C‑48/22 P, EU:C:2024:726, punto 89 e giurisprudenza citata]. |
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45 |
A tal riguardo, occorre ricordare che l’imposizione di tali condizioni, al punto 41 della sentenza Bronner, era giustificata dalle circostanze proprie di quella causa, che consistevano nel diniego, da parte di un’impresa dominante, di consentire a un concorrente l’accesso a un’infrastruttura che essa deteneva e aveva sviluppato per le esigenze della propria attività, ad esclusione di qualsiasi altro comportamento [v., in tal senso, sentenze del 25 marzo 2021, Deutsche Telekom/Commissione, C‑152/19 P, EU:C:2021:238, punto 45, e del 10 settembre 2024, Google e Alphabet/Commissione (Google Shopping), C‑48/22 P, EU:C:2024:726, punti 89 e 90, e giurisprudenza citata]. |
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46 |
Tali condizioni sono volte a stabilire un giusto equilibrio tra, da un lato, le esigenze di una concorrenza non falsata e, dall’altro, la libertà di contrattare e il diritto di proprietà dell’impresa dominante (sentenza del 12 gennaio 2023, Lietuvos geležinkeliai/Commissione, C‑42/21 P, EU:C:2023:12, punto 86 e giurisprudenza citata). |
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47 |
Infatti, la constatazione che un’impresa dominante ha abusato della propria posizione essendosi rifiutata di contrattare con un concorrente ha come conseguenza che tale impresa è costretta a contrattare con tale concorrente. Orbene, un obbligo del genere è particolarmente lesivo della libertà di contrattare e del diritto di proprietà dell’impresa dominante, dal momento che un’impresa, anche dominante, resta, in linea di principio, libera di rifiutarsi di contrattare e di sfruttare l’infrastruttura da essa sviluppata per le proprie esigenze [sentenze del 25 marzo 2021, Deutsche Telekom/Commissione, C‑152/19 P, EU:C:2021:238, punto 46, nonché del 10 settembre 2024, Google e Alphabet/Commissione (Google Shopping), C‑48/22 P, EU:C:2024:726, punto 91]. |
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48 |
Inoltre, benché, nel breve termine, la condanna di un’impresa per aver abusato della propria posizione dominante rifiutandosi di contrattare con un concorrente abbia l’effetto di favorire la concorrenza, nel lungo termine, invece, è generalmente favorevole allo sviluppo della concorrenza e va nell’interesse dei consumatori consentire a una società di riservare al proprio uso le infrastrutture da essa sviluppate per le esigenze della propria attività. Infatti, qualora si consentisse con eccessiva facilità l’accesso ad un’infrastruttura di produzione, acquisto o distribuzione, i concorrenti non sarebbero incentivati a predisporre infrastrutture concorrenti. Per di più, un’impresa dominante sarebbe meno propensa a investire in infrastrutture efficienti se si potesse vedere costretta, su semplice richiesta dei suoi concorrenti, a condividere con loro gli utili derivanti dai propri investimenti (v., in tal senso, sentenze del 25 marzo 2021, Deutsche Telekom/Commissione, C‑152/19 P, EU:C:2021:238, punto 47, e del 25 marzo 2021, Slovak Telekom/Commissione, C‑165/19 P, EU:C:2021:239, punto 47). |
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49 |
Di conseguenza, è proprio, segnatamente, la necessità di continuare a incentivare le imprese in posizione dominante ad investire nello sviluppo di prodotti o servizi di qualità, nell’interesse dei consumatori, che giustifica l’applicazione delle condizioni ricordate al punto 41 della sentenza Bronner nell’ipotesi in cui un’impresa in posizione dominante abbia sviluppato un’infrastruttura per le esigenze delle proprie attività e da essa detenuta (sentenza del 25 febbraio 2025, Alphabet e a., C‑233/23, EU:C:2025:110, punto 43). Poiché questi ultimi due criteri sono cumulativi, è sufficiente che uno di essi manchi affinché le condizioni di cui al punto 41 della sentenza Bronner siano inapplicabili. |
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50 |
Per quanto riguarda, più specificamente, il criterio secondo cui l’impresa dominante deve detenere l’infrastruttura, esso mira a circoscrivere l’applicazione delle condizioni enunciate al punto 41 della sentenza Bronner alle situazioni in cui, al fine di raggiungere un giusto equilibrio tra gli interessi in gioco, occorre prestare particolare attenzione al diritto di proprietà o al grado equivalente di controllo di cui dispone l’impresa dominante e che le consente di negare l’accesso a tale infrastruttura da parte di terzi. Orbene, dal momento che l’impresa dominante dispone, nei confronti di detta infrastruttura, di un’autonomia decisionale limitata da prerogative o obblighi, imposti per via legislativa, regolamentare o contrattuale, che le vietano di negare a terzi l’accesso all’infrastruttura medesima, non si può ritenere che tale impresa la detenga e, di conseguenza, essa non si trova in una situazione analoga a quella da cui è scaturita la causa che ha dato luogo alla sentenza Bronner. |
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51 |
In tutte queste ipotesi, un giusto equilibrio tra la concorrenza e i diritti dell’impresa dominante sull’infrastruttura essenziale deve riflettere le limitazioni di tali diritti risultanti, in particolare, dall’intervento delle autorità pubbliche. È per tale motivo che la Corte ha già statuito che qualora l’impresa dominante sia soggetta ad un obbligo normativo di dare accesso alla propria infrastruttura, i criteri stabiliti al punto 41 della sentenza Bronner non sono applicabili (v., in tal senso, sentenza del 12 gennaio 2023, Lietuvos geležinkeliai/Commissione, C‑42/21 P, EU:C:2023:12, punto 89). |
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52 |
Occorre quindi considerare che il fatto che un’impresa dominante non disponga di un’autonomia decisionale totale per quanto riguarda l’accesso all’infrastruttura da essa gestita è sufficiente ad escludere che essa possa essere considerata come detentrice di quest’ultima e, di conseguenza, ad escludere l’applicazione delle condizioni enunciate al punto 41 della sentenza Bronner. In una situazione del genere, se l’infrastruttura di cui trattasi sia stata sviluppata per le esigenze delle attività proprie dell’impresa dominante costituisce una questione priva di qualsiasi rilevanza, alla luce del carattere cumulativo dei due criteri di applicazione di tali condizioni. |
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53 |
Tuttavia, la Lukoil Bulgaria e la Lukoil Burgas adducono, in sostanza, che la soluzione dovrebbe essere diversa qualora un’infrastruttura, sulla quale l’impresa dominante non dispone certo di un’autonomia decisionale totale, sia stata costituita e sviluppata da autorità pubbliche mediante finanziamenti pubblici, e successivamente acquisita da tale impresa a un prezzo fissato in modo concorrenziale, e in essa detta impresa abbia realizzato ulteriori investimenti di rilevante valore. |
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54 |
Ciononostante, a prescindere dall’entità del prezzo pagato e degli investimenti realizzati dall’impresa dominante per l’infrastruttura di cui trattasi, nei limiti in cui tale impresa non disponga di un’autonomia decisionale totale per quanto riguarda l’accesso a tale infrastruttura, la sua situazione non può essere considerata analoga a quella da cui è scaturita la causa che ha dato luogo alla sentenza Bronner. |
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55 |
Invece, in presenza di una siffatta autonomia decisionale totale, non si può ritenere che il fatto che un’infrastruttura sia stata costituita o sviluppata da autorità pubbliche o mediante finanziamenti pubblici sia sufficiente ad escludere, in ogni caso, l’applicazione delle condizioni enunciate al punto 41 della sentenza Bronner. Infatti, come rilevato, in sostanza, dall’avvocata generale al paragrafo 53 delle sue conclusioni, poiché una siffatta infrastruttura è stata acquistata dall’impresa dominante a un prezzo e a condizioni risultanti da una procedura concorrenziale, essa è simile a un’infrastruttura costituita o sviluppata da tale impresa. Per contro, se è dimostrato che il processo di privatizzazione non era idoneo a garantire la natura concorrenziale del prezzo e delle condizioni di acquisizione, una siffatta assimilazione dovrebbe essere esclusa. |
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56 |
Analogamente, quando l’impresa dominante, pur non essendo proprietaria dell’infrastruttura di cui trattasi, dispone di diritti esclusivi che conferiscono a tale impresa un’autonomia decisionale che le consente di controllare totalmente l’accesso a detta infrastruttura, essa deve essere assimilata ad un’infrastruttura detenuta da tale impresa. Inoltre, come indicato, in sostanza, dall’avvocata generale al paragrafo 65 delle sue conclusioni, poiché tali diritti esclusivi sulla stessa infrastruttura sono stati acquisiti dall’impresa dominante a un prezzo e a condizioni risultanti da una procedura concorrenziale, essa è simile a un’infrastruttura costituita o sviluppata da tale impresa. |
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57 |
Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla seconda e alla terza questione dichiarando che l’articolo 102 TFUE deve essere interpretato nel senso che le condizioni enunciate al punto 41 della sentenza Bronner, che consentono di ritenere che un diniego di concedere l’accesso a un’infrastruttura possa costituire un abuso di posizione dominante, sono applicabili a un’infrastruttura che è stata sviluppata dall’autorità pubblica e poi acquisita da un’impresa dominante, in esito ad un’operazione di privatizzazione, o utilizzata da tale impresa in forza di diritti esclusivi che le sono stati trasferiti da detta autorità pubblica, a condizione, da un lato, che tale operazione di privatizzazione o di trasferimento di diritti esclusivi si sia svolta in condizioni idonee a garantire la natura concorrenziale del prezzo e delle altre condizioni di tale privatizzazione e, dall’altro, che detta impresa disponga di un’autonomia decisionale totale per quanto riguarda l’accesso a tale infrastruttura. |
Sulle spese
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58 |
Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. |
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Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara: |
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Firme |
( *1 ) Lingua processuale: il bulgaro.
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