ECLI:EU:C:2025:417•Conclusioni dell’avvocato generale M. Szpunar, presentate il 5 giugno 2025.###
Conclusioni dell’avvocato generale M. Szpunar, presentate il 5 giugno 2025.###
ECLI:EU:C:2025:417Eu Cjeu5 giu 2025
Testo completo
CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE
MACIEJ SZPUNAR
presentate il 5 giugno 2025 ( 1 )
Causa C‑161/24
OSA, z.s., già OSA – Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním, z.s.
contro
Úřad pro ochranu hospodářské soutěže
[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Krajský soud v Brně (Corte regionale di Brno, Repubblica ceca)]
«Rinvio pregiudiziale – Concorrenza – Posizione dominante – Articolo 102 TFUE – Organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore – Tariffe per la concessione di una licenza di messa a disposizione di opere d’autore – Strutture ricettive – Metodo di calcolo – Assenza di presa in considerazione dell’occupazione delle camere – Condizioni di transazione non eque – Prezzi eccessivi»
I. Introduzione
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1. |
Per la natura della loro attività, gli organismi di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi si trovano spesso in una situazione di monopolio di diritto o di fatto nei mercati di concessione delle autorizzazioni per l’utilizzo di varie categorie di materiali protetti ( 2 ). Agli occhi della Corte tale situazione equivale a una posizione dominante, ai sensi dell’articolo 102 TFUE ( 3 ), il che comporta per tali organismi, in particolare, il divieto di qualsiasi sfruttamento abusivo di tale posizione. |
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2. |
Occorre nondimeno che il controllo che non sussista un tale abuso sia esercitato tenendo conto del carattere particolare dell’attività di tali organismi di gestione collettiva e soprattutto della specificità dei diritti da essi gestiti. La presente causa offre alla Corte l’occasione di sviluppare e di precisare la propria giurisprudenza in materia. |
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3. |
La Corte dovrà quindi rispondere alla questione centrale, nel caso di specie, se un organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore in posizione dominante sia tenuto, nel fissare l’importo delle tariffe a carico delle strutture alberghiere come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere protette mediante ricevitori televisivi e radiofonici nelle camere, a prendere in considerazione l’occupazione effettiva delle camere di tali strutture, pena macchiarsi dell’imposizione di un prezzo non equo, contrario all’articolo 102 TFUE. |
II. Contesto normativo
A. Diritto dell’Unione
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4. |
L’articolo 3 della direttiva 2001/29/CE ( 4 ), intitolato «Diritto di comunicazione di opere al pubblico, compreso il diritto di mettere a disposizione del pubblico altri materiali protetti», al paragrafo 1 stabilisce quanto segue: «Gli Stati membri riconoscono agli autori il diritto esclusivo di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico, su filo o senza filo, delle loro opere, compresa la messa a disposizione del pubblico delle loro opere in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente». |
B. Diritto ceco
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5. |
L’articolo 23 dello zákon č. 121/2000 Sb., o právu autorském, o právech souvisejících s právem au to rským a o změně některých zákonů (autorský zákon) (legge n. 121/2000 sul diritto d’autore, sui diritti connessi e recante modifica di talune leggi), nella versione in vigore nel periodo compreso tra il 19 maggio 2008 e il 6 novembre 2014, garantiva agli autori il diritto a un compenso per l’utilizzo delle loro opere messe a disposizione delle persone ospitate in camere private mediante dispositivi tecnicamente in grado di ricevere una trasmissione radiofonica o televisiva. Ai sensi di detto articolo, tale compenso non doveva, in totale per tutti gli organismi di gestione collettiva, superare il 50% dell’importo, fissato da una legge speciale, del compenso per un singolo apparecchio. |
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6. |
L’articolo 11 dello zákon č. 143/2001 Sb., o ochraně hospodářské soutěže (legge n. 143/2001 sulla tutela della concorrenza), nella versione applicabile al procedimento principale, così dispone: «È vietato l’abuso di posizione dominante a danno dei concorrenti o dei consumatori. Per “abuso di posizione dominante” si intende in particolare:
(...)». |
III. Procedimento principale, questioni pregiudiziali e procedimento dinanzi alla Corte
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7. |
L’OSA z.s., già OSA – Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním, z.s. (Unione per la protezione del diritto d’autore nelle opere musicali, Repubblica ceca; in prosieguo: l’«OSA»), è un organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore nella Repubblica ceca. |
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8. |
Con decisione del 18 dicembre 2019, l’Úřad pro ochranu hospodářské soutěže (Ufficio per la tutela della concorrenza, Repubblica ceca; in prosieguo: l’«autorità ceca garante della concorrenza») ha constatato che, nel periodo compreso tra il 19 maggio 2008 e il 6 novembre 2014, l’OSA aveva applicato, nell’ambito di licenze ai prestatori di servizi di alloggio alberghiero nella Repubblica ceca, senza giustificazione oggettiva, compensi per i diritti d’autore per la rappresentazione e l’esecuzione di opere musicali, letterarie, drammatiche, drammatico-musicali, coreografiche, pantomimiche, di opere audiovisive, di arti figurative e di architettura e degli elementi visivi delle opere audiovisive, la cui tariffazione non teneva conto del tasso di occupazione delle strutture interessate. Secondo tale decisione, l’OSA esigeva da tali prestatori il pagamento di compensi anche in relazione alle camere non occupate nelle quali non vi era stato utilizzo di tali opere messe a disposizione. |
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9. |
L’autorità ceca garante della concorrenza ha ritenuto che, con tale prassi, l’OSA avesse imposto condizioni di transazione non eque nel mercato nazionale per la concessione di licenze di utilizzo dei diritti d’autore su tali opere mediante apparecchi audio e audiovisivi che consentissero la ricezione di trasmissioni radiofoniche o televisive. Essa ha ritenuto che la pratica in questione costituisse un abuso di posizione dominante vietato dall’articolo 102 TFUE e dalle corrispondenti disposizioni della normativa ceca in materia di concorrenza. Essa ha condannato l’OSA al pagamento di un’ammenda di importo pari a 10676000 corone ceche (CZK) (circa EUR 429000) e le ha interdetto tale pratica. |
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10. |
L’OSA ha proposto ricorso dinanzi al Krajský soud v Brně (Corte regionale di Brno, Repubblica ceca), giudice del rinvio, avverso la decisione del 23 novembre 2020 con la quale il presidente dell’autorità ceca garante della concorrenza ha respinto il suo reclamo avverso la decisione del 18 dicembre 2019. |
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11. |
Il giudice del rinvio dichiara che le parti concordano nel riconoscere che l’OSA dispone, nella Repubblica ceca, di un monopolio di fatto nel settore della gestione collettiva dei diritti d’autore. Durante il periodo dell’infrazione di cui trattasi nel procedimento principale, l’OSA ha fatturato agli alberghi compensi come corrispettivo della possibilità di utilizzare la televisione e la radio nelle loro camere indipendentemente dal fatto che queste fossero occupate o meno. Per contro, le parti divergono sull’interpretazione della giurisprudenza della Corte relativa alla nozione di «abuso di posizione dominante» e sulla sua applicazione ai fatti del procedimento principale. |
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12. |
Secondo l’OSA, l’autorità ceca garante della concorrenza avrebbe dovuto esaminare se la sua pratica tariffaria potesse essere considerata una pratica di prezzi abusivi alla luce dei criteri enunciati dalla Corte nella sentenza United Brands e United Brands Continentaal/Commissione ( 5 ) e applicati al contesto particolare degli organismi di gestione collettiva nelle sentenze Autortiesību un komunicēšanās konsultāciju aģentūra – Latvijas Autoru apvienība ( 6 ) e SABAM ( 7 ). |
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13. |
Il giudice del rinvio ritiene tuttavia che la Corte non si sia ancora pronunciata sulla questione se il fatto di non prendere in considerazione, nella tariffazione dei compensi per i diritti d’autore, il tasso di occupazione delle camere degli alberghi possa costituire un abuso di posizione dominante, ai sensi dell’articolo 102 TFUE. |
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14. |
In primo luogo, tale giudice dubita, in sostanza, dell’affermazione dell’OSA secondo cui il procedimento principale può essere definito applicando i principi elaborati dalla Corte nella sentenza SABAM. A suo avviso, l’OSA è del parere che, nella causa che ha dato luogo a tale sentenza, la Corte dovesse altresì conoscere di un metodo di calcolo che includeva il pagamento di compensi per diritti d’autore per opere che, sebbene messe a disposizione, non erano state eseguite nell’ambito di un festival. Secondo l’OSA, può certamente essere irragionevole esigere, in occasione di un festival, il pagamento di compensi quando nessuna opera del repertorio dell’organismo di gestione collettiva è stata messa a disposizione del pubblico di tale festival. Per contro, sarebbe ragionevole esigere il pagamento di un compenso annuale per tale messa a disposizione in strutture alberghiere, indipendentemente dal tasso di occupazione dell’albergo, salvo per camere rimaste non occupate nel corso dell’anno in questione. |
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15. |
In secondo luogo, il giudice del rinvio rileva che la Corte non sembra aver fissato criteri concreti che consentano di stabilire se l’assenza di presa in considerazione del tasso di occupazione delle camere in sede di calcolo del compenso debba essere valutata, alla luce dell’articolo 102 TFUE, come rientrante in una pratica di prezzi eccessivi, come affermato dall’OSA, o come rientrante in una pratica di «condizioni di transazione non eque», ai sensi di tale disposizione, come afferma l’autorità ceca garante della concorrenza. |
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16. |
Quand’anche questa seconda ipotesi fosse corretta, il giudice del rinvio ritiene che resterebbero ancora da determinare i criteri che consentono di stabilire se una condizione di transazione sia non equa. A tal riguardo l’OSA ritiene che debbano essere soddisfatti tre criteri cumulativi, vale a dire che tale condizione debba a) essere priva di nesso con la finalità del contratto o non necessaria per la realizzazione del suo effetto previsto, b) arrecare un danno all’altra parte del contratto e c) essere né appropriata né equa. Per contro, l’autorità ceca garante della concorrenza sottolinea che né la Commissione europea né i giudici dell’Unione hanno mai applicato tali criteri e che era sufficiente, nel caso di specie, verificare se la condizione di transazione controversa fosse giustificata e proporzionata. |
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17. |
Analogamente, nel caso in cui la prima ipotesi dovesse essere accolta, il giudice del rinvio ritiene che sarebbe ancora necessario stabilire se la pratica tariffaria dell’OSA possa essere considerata contraria all’articolo 102 TFUE in quanto impone prezzi eccessivi. L’interpretazione della Corte consentirebbe di chiarire se, e come, i criteri risultanti dalla sentenza United Brands possano essere applicati nel contesto della presente causa. |
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18. |
In tali circostanze, il Krajský soud v Brně (Corte regionale di Brno) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
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19. |
Hanno presentato osservazioni scritte l’OSA, l’autorità ceca garante della concorrenza, i governi spagnolo e francese, nonché la Commissione. |
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20. |
Tali parti hanno partecipato all’udienza che si è tenuta il 13 marzo 2025. |
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21. |
Conformemente alla richiesta della Corte, le presenti conclusioni si limiteranno all’analisi delle prime due questioni pregiudiziali. |
IV. Analisi
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22. |
Con le sue prime due questioni, che occorre, a mio avviso, esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio domanda alla Corte, in sostanza, se l’articolo 102 TFUE debba essere interpretato nel senso che il fatto che un organismo di gestione collettiva in posizione dominante non tenga conto del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere ai fini della fissazione dell’importo dei compensi riscossi come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere d’autore mediante ricevitori televisivi e radiofonici installati in camere destinate all’alloggio privato di clienti rientra in una pratica di prezzi eccessivi oppure nell’imposizione di altre condizioni di transazione non eque. |
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23. |
Ricordo che alla base del procedimento principale vi è una decisione dell’autorità ceca garante della concorrenza che infligge un’ammenda all’OSA, con la motivazione che quest’ultima avrebbe abusato della sua posizione dominante non tenendo conto, per la fissazione dell’importo dei suoi compensi, del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere. Più in particolare, tale autorità ha ritenuto che, così facendo, l’OSA avesse preteso il pagamento di compensi per un servizio che non era stato fornito, in quanto non vi sarebbe stata comunicazione al pubblico di opere protette dal diritto d’autore nelle camere non occupate di tali strutture alberghiere. |
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24. |
Tuttavia, a mio avviso, alla luce della giurisprudenza della Corte relativa alla nozione di «comunicazione al pubblico», un tale ragionamento è errato e non può quindi fondare la conclusione dell’autorità ceca garante della concorrenza secondo cui l’OSA avrebbe abusato della sua posizione dominante per il semplice fatto di non aver preso in considerazione il tasso effettivo di occupazione delle strutture alberghiere nella fissazione dell’importo dei suoi compensi (A). |
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25. |
Resta ancora da stabilire se tale assenza di considerazione possa avere nondimeno una certa rilevanza e, se del caso, in quale misura, tenuto conto dell’analisi della pratica di fissazione dell’importo dei compensi riscossi dall’OSA presso le strutture alberghiere alla luce dell’articolo 102 TFUE, aspetto sul quale mi concentrerò nella seconda fase della mia analisi (B). |
A. L’irrilevanza dell’occupazione di una camera d’albergo ai fini della valutazione della comunicazione al pubblico di un’opera e le sue conseguenze per la qualificazione del comportamento controverso come «abuso di posizione dominante»
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26. |
Secondo l’autorità ceca garante della concorrenza, l’OSA ha abusato della sua posizione dominante riscuotendo compensi senza contropartita, in quanto, per le camere delle strutture alberghiere non occupate, nessuna opera protetta sarebbe stata oggetto di una comunicazione al pubblico. |
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27. |
Tuttavia, come sostenuto dall’OSA e dalla Commissione, una siffatta valutazione non è conforme alla nozione di «comunicazione al pubblico» di opere protette, ai sensi della direttiva 2001/29, come interpretata nella giurisprudenza della Corte. |
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28. |
A tal riguardo, ricordo che l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 attribuisce agli autori il diritto, di natura cautelare, di autorizzare o vietare qualsiasi comunicazione al pubblico delle loro opere. Gli autori possono così, segnatamente, trarre profitti dallo sfruttamento delle loro opere nella forma della comunicazione al pubblico ( 8 ). |
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29. |
Come sottolineato dalla Commissione, la nozione di «comunicazione di un’opera al pubblico» è una nozione autonoma del diritto dell’Unione. Sebbene essa non sia definita nelle disposizioni stesse della direttiva 2001/29, il considerando 23 di quest’ultima precisa che la nozione di «comunicazione al pubblico» riguarda tutte le comunicazioni al pubblico non presente nel luogo in cui esse hanno origine. Il diritto di comunicazione al pubblico dovrebbe comprendere qualsiasi trasmissione o ritrasmissione di un’opera, su filo o senza filo, inclusa la radiodiffusione. Il considerando 27 della medesima direttiva aggiunge che la mera fornitura di attrezzature fisiche atte a rendere possibile o ad effettuare una comunicazione non costituisce un atto di comunicazione al pubblico. |
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30. |
La nozione di «comunicazione al pubblico» è inoltre oggetto di una copiosa giurisprudenza. La Corte ha dichiarato con tutta chiarezza che costituisce una comunicazione al pubblico il fatto che una struttura alberghiera fornisca ai propri clienti l’accesso a materiale protetto installando nelle camere apparecchi televisivi mediante i quali venga distribuito il segnale televisivo captato dall’antenna centrale ( 9 ). In tali circostanze, mi sembra pacifico che il fatto che le strutture alberghiere di cui al procedimento principale installino ricevitori televisivi o radiofonici nelle camere e distribuiscano il segnale costituisce una comunicazione al pubblico. Poco importa, al riguardo, che tutte le camere dell’albergo siano state occupate. |
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31. |
L’autorità ceca garante della concorrenza sostiene che il pubblico di cui trattasi non è costituito, in realtà, dai clienti dell’albergo nel suo complesso, bensì dai clienti di ciascuna camera considerata singolarmente. Orbene, poiché la nozione di «comunicazione al pubblico» presuppone non solo un atto di comunicazione di un’opera protetta, ma anche un pubblico al quale tale comunicazione è destinata ( 10 ), ne conseguirebbe che, qualora la camera di un albergo resti libera, non esiste alcun pubblico al quale l’opera protetta sia comunicata. |
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32. |
Secondo una costante giurisprudenza della Corte, il pubblico al quale deve essere rivolta una comunicazione deve essere costituito da un numero potenzialmente indeterminato ma sufficientemente consistente di persone, di modo che esiste una soglia de minimis che esclude da detta nozione una comunità di interessati troppo esigua, se non addirittura insignificante ( 11 ). La Corte ha inoltre sottolineato che occorre tener conto degli effetti cumulativi derivanti dalla messa a disposizione di opere protette presso destinatari non solo contemporaneamente, ma anche in successione ( 12 ). |
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33. |
Per quanto riguarda, più in particolare, la clientela delle strutture alberghiere, la Corte ha dichiarato che il problema va affrontato globalmente, dato che, da un lato, occorre tener conto non solo dei clienti che si trovano nelle camere dell’albergo, ma anche dei clienti che sono presenti in qualsiasi altro spazio di tale struttura e hanno alla loro portata un apparecchio televisivo ivi installato. Dall’altro lato, occorre prendere in considerazione il fatto che, abitualmente, i clienti di una tale struttura si succedono rapidamente. Si tratta generalmente di un numero di persone alquanto rilevante, di modo che esse devono essere considerate come un pubblico ( 13 ). |
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34. |
In altri termini, il pubblico destinatario dell’atto di comunicazione consistente nell’installazione, da parte delle strutture alberghiere, di ricevitori televisivi e radiofonici nelle camere non è costituito dai clienti di ciascuna camera, considerata singolarmente, bensì dalla clientela dell’albergo nel suo complesso. |
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35. |
Inoltre, anche supponendo che si possa ammettere siffatta frammentazione della clientela di una struttura alberghiera al fine di determinare l’esistenza o meno di un pubblico secondo la nozione di «comunicazione al pubblico», occorre comunque, come dichiarato dalla Corte, prendere in considerazione gli effetti cumulativi derivanti dalla messa a disposizione delle opere protette a destinatari consecutivi. Orbene, per quanto riguarda l’attività delle strutture alberghiere, e come sottolineato dalla Corte, i clienti di ciascuna camera, considerata singolarmente, si succedono in genere rapidamente, di modo che, anche in una tale configurazione, il numero di clienti che si succedono è sufficientemente elevato da costituire un pubblico secondo la nozione di «comunicazione al pubblico». |
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36. |
Infine, dalla giurisprudenza della Corte risulta che, per accertare l’esistenza di una «comunicazione al pubblico» di opere protette, non è determinante il fatto che i clienti che non hanno messo in funzione l’apparecchio televisivo o radiofonico, come nel procedimento principale, non abbiano effettivamente avuto accesso alle opere ( 14 ). Allo stesso modo, non è quindi determinante, per accertare l’esistenza di una siffatta comunicazione, assicurarsi che ciascuna camera della struttura alberghiera di cui trattasi sia stata effettivamente occupata. In altri termini, il pubblico destinatario della comunicazione delle opere protette è effettivamente la clientela della struttura alberghiera nel suo complesso, senza che l’occupazione effettiva delle camere di tale struttura abbia un’incidenza al riguardo. |
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37. |
Ne consegue, da un lato, che, contrariamente a quanto sostiene l’autorità ceca garante della concorrenza, il fatto, per una struttura alberghiera, di installare in camere destinate all’alloggio di clienti ricevitori televisivi e radiofonici e di fornirne il segnale costituisce effettivamente una «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 3 della direttiva 2001/29. La concessione da parte dell’OSA della licenza per tale comunicazione al pubblico costituiva un servizio fornito da tale organismo alle strutture alberghiere. Non si può quindi parlare di un compenso riscosso come corrispettivo di un servizio inesistente. |
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38. |
Dall’altro lato, l’autorità ceca garante della concorrenza non poteva fondare la constatazione dell’esistenza di un abuso di posizione dominante da parte dell’OSA sul solo fatto che quest’ultima avrebbe preteso il pagamento di compensi in mancanza di comunicazione al pubblico di opere protette non tenendo conto del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere, dal momento che una siffatta comunicazione al pubblico ha luogo anche in assenza di occupazione effettiva di una camera considerata individualmente. |
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39. |
Tale conclusione, secondo la quale l’assenza di presa in considerazione del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere per la fissazione dell’importo dei compensi da parte dell’OSA non può, di per sé, costituire un abuso di posizione dominante, ai sensi dell’articolo 102 TFUE, non consente tuttavia di stabilire se tale assenza di presa in considerazione possa nondimeno incidere sull’analisi più generale di un eventuale abuso di posizione dominante, il che sarà oggetto della seconda parte della mia analisi. |
B. L’irrilevanza del tasso di occupazione effettivo di una struttura alberghiera ai fini della constatazione di un eventuale abuso di posizione dominante nella fissazione dell’importo dei compensi da parte di un organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore
1. Una pratica rientrante nel divieto di prezzi non equi
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40. |
L’articolo 102, secondo comma, TFUE elenca varie pratiche che possono costituire un abuso di posizione dominante, tra le quali l’imposizione di prezzi o di condizioni di transazione non equi. L’autorità ceca garante della concorrenza e l’OSA controvertono sulla questione se la determinazione dell’importo dei compensi da parte di un organismo di gestione collettiva debba essere considerata come una pratica relativa all’imposizione di prezzi non equi o come l’imposizione di altre condizioni di transazione inique, fermo restando che l’analisi della pratica differisce a seconda di tale qualificazione. |
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41. |
Al pari dell’OSA, della Commissione e del governo francese, trovo anch’io chiaro che la pratica in questione riguarda i prezzi praticati dall’OSA, in quanto organismo di gestione collettiva, nei confronti delle strutture alberghiere come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere d’autore mediante ricevitori televisivi e radiofonici installati nelle camere di tali strutture. |
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42. |
Il fatto, invocato dall’autorità ceca garante della concorrenza, che il metodo di fissazione dell’importo di tali compensi sia stato unilateralmente modificato dall’OSA nel 2008 non può mutare tale constatazione, in quanto la modifica delle condizioni di transazione riguarda sempre i prezzi praticati da quest’ultimo. |
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43. |
La pratica in questione deve pertanto essere valutata alla luce della giurisprudenza relativa ai prezzi non equi, nel contesto particolare della concessione di licenze da parte degli organismi di gestione collettiva. |
2. La giurisprudenza relativa ai prezzi non equi nell’ambito della fissazione, da parte degli organismi di gestione collettiva, dell’importo dei compensi
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44. |
Come rilevato dal giudice del rinvio, la Corte, nella sua sentenza di principio United Brands, ha definito «eccessivo», ai sensi dell’articolo 102 TFUE, il prezzo «privo di ogni ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita» ( 15 ). Per determinare l’esistenza di un tale prezzo eccessivo la Corte ha previsto, in detta sentenza, un criterio in due fasi secondo il quale occorre, da un lato, stabilire se esista un’eccessiva sproporzione tra il costo effettivamente sostenuto e il prezzo effettivamente richiesto e, dall’altro, in caso affermativo, accertare se sia stato imposto un prezzo non equo in assoluto o rispetto ai servizi concorrenti ( 16 ). |
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45. |
La definizione di «prezzo eccessivo», costante a partire dalla sentenza United Brands, si applica anche alle pratiche di fissazione dell’importo dei compensi da parte degli organismi di gestione collettiva ( 17 ). |
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46. |
Infatti, come sottolineato dalla Corte, in un tale contesto, si tratta di verificare se i compensi richiesti dall’organismo di gestione collettiva in posizione dominante presentino un ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita da tale organismo, che consiste nel mettere a disposizione degli utenti il repertorio di opere musicali protette dal diritto d’autore che esso gestisce ( 18 ). |
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47. |
La Corte non limita, tuttavia, la possibilità di dimostrare l’esistenza di un prezzo eccessivo al soddisfacimento di tale criterio. Infatti, essa ammette chiaramente che altri metodi possono consentire di determinare l’eventuale carattere eccessivo di un prezzo ( 19 ). Per quanto riguarda, nello specifico, i compensi imposti da società di gestione collettiva, tali metodi possono, in particolare, derivare da un raffronto tra il prezzo il cui carattere equo è contestato e indici di riferimento, quali i prezzi praticati in passato dall’impresa in posizione dominante per i medesimi servizi e sullo stesso mercato rilevante, i prezzi praticati da tale impresa per altri servizi, o ancora i prezzi praticati da altre imprese per lo stesso servizio o per altri servizi analoghi su altri mercati nazionali, purché tale raffronto sia effettuato su base omogenea ( 20 ). |
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48. |
In altri termini, non esiste un’unica modalità di determinazione del carattere eccessivo dei compensi fissati dagli organismi di gestione collettiva; la scelta del metodo di analisi più appropriato e, più in generale, la valutazione dell’esistenza di prezzi eccessivi dipendono dal singolo caso di specie. |
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49. |
Pertanto, è pacifico che spetta al giudice nazionale determinare il carattere eventualmente eccessivo dei compensi, alla luce del caso concreto di cui è investito e tenendo conto di tutte le circostanze di specie ( 21 ). |
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50. |
Nell’ambito di tale determinazione, e tenuto conto del contesto in cui essa si svolge, la Corte sottolinea che il giudice nazionale è tenuto a prendere in considerazione la peculiare natura del diritto d’autore nonché a ricercare un adeguato equilibrio fra l’interesse degli autori di opere protette dal diritto d’autore a riscuotere una remunerazione per l’utilizzo di tali opere e quello degli utenti a poter utilizzare dette opere a condizioni ragionevoli ( 22 ). |
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51. |
Pertanto, al fine di verificare se il livello delle tariffe imposte da una società di gestione collettiva sia equo sotto il profilo sia del diritto degli autori a un’adeguata remunerazione che degli interessi legittimi degli utilizzatori, occorre tener conto non solo del valore economico del servizio di gestione collettiva in quanto tale, ma anche della natura e della portata dell’utilizzo delle opere, nonché del valore economico generato da tale utilizzo ( 23 ). |
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52. |
Tale valore dipende in particolare, secondo la giurisprudenza della Corte, dal numero reale di soggetti che fruiscono delle opere protette e dall’ampiezza dell’utilizzo delle opere musicali per i beneficiari di una licenza ( 24 ). |
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53. |
In altri termini, il compenso applicato da un organismo di gestione collettiva deve tener conto della quantità di opere protette dal diritto d’autore che sono effettivamente utilizzate ( 25 ), fermo restando che la fissazione dell’importo di tale compenso che tiene conto della quantità di opere musicali effettivamente utilizzate può assumere tuttavia sempre carattere abusivo laddove sussista un metodo alternativo che consenta di identificare e di quantificare in maniera più precisa l’utilizzo di tali opere ( 26 ). |
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54. |
Rilevo tuttavia che la Corte ha introdotto, per quanto riguarda il requisito relativo alla presa in considerazione della quantità di opere effettivamente utilizzate per la fissazione dell’importo di un compenso, un certo grado di proporzionalità, che attiene alla particolare natura del diritto d’autore e dell’attività degli organismi di gestione collettiva. Infatti, la semplice esistenza di un metodo alternativo che consenta una quantificazione più precisa delle opere utilizzate non è, di per sé, un’indicazione del carattere eccessivo del compenso. Occorre anche che tale metodo alternativo sia idoneo a realizzare lo stesso scopo legittimo, costituito dalla tutela degli interessi degli autori, senza tuttavia comportare un aumento sproporzionato delle spese sostenute ai fini della gestione dei contratti e della sorveglianza dell’utilizzazione delle opere musicali protette dal diritto d’autore ( 27 ). |
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55. |
È alla luce di tali considerazioni che occorre stabilire se l’assenza di presa in considerazione, da parte di un organismo di gestione collettiva, del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere per la fissazione dell’importo dei compensi riscossi come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere d’autore mediante ricevitori televisivi e radiofonici installati in camere destinate all’alloggio privato di clienti costituisca un elemento rilevante per dimostrare l’esistenza di un abuso di posizione dominante consistente nell’imposizione di prezzi non equi. |
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56. |
In altri termini, come sottolineato dalla Commissione e dal governo francese, si tratta di verificare se il metodo di calcolo dell’importo dei compensi che non tiene conto del tasso di occupazione effettivo delle camere, ma privilegia un approccio forfettario, possa costituire un abuso di posizione dominante in quanto condurrebbe all’imposizione di prezzi non equi. |
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57. |
Ricordo, a tal riguardo, che un siffatto esame spetta, in definitiva, esclusivamente al giudice del rinvio, tenendo conto di tutte le circostanze pertinenti del caso di specie ( 28 ). |
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58. |
Come rilevato dalla Commissione e dal governo francese, l’installazione nelle camere da parte delle strutture alberghiere di ricevitori televisivi e radiofonici e la fornitura del segnale che consente la messa a disposizione della clientela delle opere protette sono una prestazione di servizi accessoria all’attività principale di tali strutture, vale a dire l’alloggio privato di clienti. Si tratta di una prestazione di servizi supplementare offerta dalle strutture alberghiere, che incide sullo standing degli alberghi e quindi sul prezzo delle camere ( 29 ). Tale installazione è quindi realizzata allo scopo di trarne un certo beneficio. |
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59. |
Così, non si può contestare il fatto che l’utilizzo, da parte delle strutture alberghiere, delle opere protette del repertorio dell’organismo di gestione collettiva generi un valore economico certo. |
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60. |
Inoltre, come ho sottolineato, dalla giurisprudenza della Corte risulta chiaramente che il valore di tale utilizzo negli scambi economici dipende, in particolare, dalla quantità di opere protette dal diritto d’autore realmente utilizzate. |
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61. |
Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione e dall’OSA, non credo che la determinazione della quantità di opere realmente utilizzate sia resa più precisa, e neppure consentita, dalla presa in considerazione del tasso di occupazione effettivo delle camere delle strutture alberghiere. |
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62. |
Infatti, come ho sottolineato al paragrafo 36 delle presenti conclusioni, le opere protette devono essere considerate come comunicate al pubblico qualora le strutture alberghiere procedano all’installazione di ricevitori televisivi e radiofonici nelle camere destinate all’alloggio di clienti e forniscano il segnale, senza che sia rilevante, a tal riguardo, il fatto che i clienti abbiano effettivamente avuto accesso alle opere. |
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63. |
In altri termini, la quantità di opere realmente utilizzate, da cui dipende il valore economico del loro utilizzo, non dipende dalla quantità di opere guardate o ascoltate, bensì dalla quantità di opere diffuse, vale a dire comunicate al pubblico di riferimento. |
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64. |
Pertanto, la presa in considerazione del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere nella fissazione dell’importo dei compensi non può consentire di quantificare e di identificare in modo preciso l’utilizzo delle opere protette. |
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65. |
Diverso il discorso, invece, per esempio, per la presa in considerazione, nella fissazione dell’importo dei compensi, del numero di canali televisivi o di frequenze radiofoniche rese disponibili ai clienti dalle strutture alberghiere o per il numero di camere in cui sono messi a disposizione ricevitori televisivi o radiofonici. Questi due elementi mi sembrano idonei a rendere conto in modo preciso della quantità di opere protette realmente utilizzate e, di conseguenza, ad adeguare l’importo dei compensi. Spetterà quindi al giudice del rinvio verificare, alla luce del caso concreto di cui è investito, se il metodo di fissazione dell’importo dei compensi da parte dell’OSA integri, in particolare, tali elementi. |
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66. |
Pertanto, ritengo che l’assenza di presa in considerazione del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere da parte di un organismo di gestione collettiva nella fissazione dell’importo dei compensi riscossi come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere d’autore mediante ricevitori televisivi e radiofonici installati in camere destinate all’alloggio privato di clienti non possa essere considerata, alla luce di tutte le circostanze pertinenti del caso di specie, un elemento rilevante ai fini dell’accertamento di un abuso di posizione dominante consistente nell’imposizione di prezzi non equi, ai sensi dell’articolo 102 TFUE, circostanza che spetterà al giudice del rinvio verificare. |
V. Conclusione
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67. |
Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, propongo alla Corte di rispondere alla prima e alla seconda questione pregiudiziale sollevate dal Krajský soud v Brně (Corte regionale di Brno, Repubblica ceca) nei seguenti termini: L’articolo 102 TFUE deve essere interpretato nel senso che il fatto che un organismo di gestione collettiva in posizione dominante non prenda in considerazione il tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere per la fissazione dell’importo dei compensi riscossi come corrispettivo della concessione di una licenza per la messa a disposizione di opere d’autore mediante ricevitori televisivi e radiofonici installati in camere destinate all’alloggio privato di clienti non costituisce, di per sé, un abuso di posizione dominante e non può essere considerato un elemento rilevante ai fini dell’accertamento di un abuso di posizione dominante consistente nell’imposizione di prezzi non equi. |
( 1 ) Lingua originale: il francese.
( 2 ) V. le mie conclusioni nella causa LEA (C‑10/22, EU:C:2023:437, paragrafi 4 e 5).
( 3 ) V., in particolare, sentenza del 27 febbraio 2014, OSA (C‑351/12, EU:C:2014:110, punto 86).
( 4 ) Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (GU 2001, L 167, pag. 10).
( 5 ) Sentenza del 14 febbraio 1978 (27/76; in prosieguo: la «sentenza United Brands, EU:C:1978:22).
( 6 ) Sentenza del 14 settembre 2017 (C‑177/16, EU:C:2017:689).
( 7 ) Sentenza del 25 novembre 2020 (C‑372/19; in prosieguo: la «sentenza SABAM, EU:C:2020:959).
( 8 ) V. le mie conclusioni nella causa Stim e SAMI (C‑753/18, EU:C:2020:4, paragrafo 16), nonché, da ultimo, sentenza del 20 giugno 2024, GEMA (C‑135/23, EU:C:2024:526, punto 17).
( 9 ) Sentenza del 7 dicembre 2006, SGAE (C‑306/05; in prosieguo: «la sentenza SGAE, EU:C:2006:764, punto 1 del dispositivo).
( 10 ) Detta autorità fa riferimento al punto 42 della sentenza SGAE.
( 11 ) Sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein (C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 41).
( 12 ) Sentenza del 14 giugno 2017, Stichting Brein (C‑610/15, EU:C:2017:456, punto 41).
( 13 ) Sentenza SGAE (punto 38).
( 14 ) Sentenza SGAE (punto 43).
( 15 ) Sentenza United Brands (punto 250).
( 16 ) Sentenza United Brands (punto 252).
( 17 ) Sullo sviluppo della giurisprudenza relativa agli abusi di posizione dominante consistenti nell’imposizione di prezzi eccessivi in generale e nel contesto della fissazione dei compensi da parte di organismi di gestione collettiva in particolare, v. conclusioni dell’avvocato generale Wahl nella causa Autortiesību un komunicēšanās konsultāciju aģentūra – Latvijas Autoru apvienība (C‑177/16, EU:C:2017:286), nonché conclusioni dell’avvocato generale Pitruzzella nella causa SABAM (C‑372/19, EU:C:2020:598).
( 18 ) Sentenze dell’11 dicembre 2008, Kanal 5 e TV 4 (C‑52/07, EU:C:2008:703, punto 29), e SABAM (punto 28).
( 19 ) Sentenza del 14 settembre 2017, Autortiesību un komunicēšanās konsultāciju aģentūra – Latvijas Autoru apvienība (C‑177/16, EU:C:2017:689, punto 37).
( 20 ) Sentenza SABAM (punto 32).
( 21 ) Sentenza SABAM (punto 29).
( 22 ) Sentenze dell’11 dicembre 2008, Kanal 5 e TV 4 (C‑52/07, EU:C:2008:703, punti 30 e 31), e SABAM (punto 30).
( 23 ) Sentenza SABAM (punto 30).
( 24 ) Sentenza SABAM (punto 41).
( 25 ) Sentenza SABAM (punto 50).
( 26 ) Sentenza SABAM (punto 52).
( 27 ) Sentenze dell’11 dicembre 2008, Kanal 5 e TV 4 (C‑52/07, EU:C:2008:703, punto 40), e SABAM (punto 52).
( 28 ) In particolare, è vero che la Corte viene interpellata unicamente sulla questione dell’assenza di presa in considerazione del tasso di occupazione effettivo delle strutture alberghiere di cui trattasi nella fissazione dell’importo dei compensi da parte dell’OSA. Tuttavia, dalla decisione di rinvio e dal fascicolo trasmesso alla Corte risulta che, nella sua decisione del 18 dicembre 2019, l’autorità ceca garante della concorrenza ha proceduto al raffronto dell’importo dei compensi riscossi dall’OSA con quello dei compensi fissati da organismi di gestione collettiva in altri Stati membri. Orbene, se tale confronto rivela tariffe notevolmente più elevate di quelle praticate in altri Stati membri, esso può, come ho sottolineato al paragrafo 47 delle presenti conclusioni, costituire l’indizio di un abuso di posizione dominante. Viceversa, esso può costituire un indizio dell’inesistenza di un siffatto abuso. Spetterà quindi al giudice del rinvio tenerne ugualmente conto nella sua analisi.
( 29 ) Sentenza SGAE (punto 44).
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