AIUTO RICERCA
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Numero d'incarto: 14.2001.00002
Data decisione, Autorità: 04.05.2001, CEF
Incarto n. 14.2001.00002
Lugano 4 maggio 2001/kc
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
Composta dei giudici:
Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca
Segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo nella causa a procedura sommaria di cui all’inc.EF.2000.584 della Pretura di Locarno-Campagna a dipendenza dell'istanza di sequestro del 25 ottobre 2000 di
__________ (rappr. dall'avv. __________)
contro
e dell'opposizione formulata il 27 novembre 2000 da
__________,
(rappr. da: avv. __________)
opposizione respinta dal Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna, che con decisione del 22 dicembre 2000 ha così statuito:
“1. L’opposizione è respinta.
§. Di conseguenza è confermato il decreto di sequestro del 27 ottobre 2000.
La tassa di giustizia e le spese per fr. 500.--, da anticipare dall’istante __________, restano a carico di quest’ultima, la quale dovrà rifondere a __________ fr. 1'000.-- a titolo di indennità.
omissis.”
decisione impugnata da __________, che con appello 8 gennaio 2001 chiede venga giudicato:
“Principaliter
“1. L’opposizione contro il sequestro decretato il 30 ottobre 2000 è accolta.
§. Di conseguenza il sequestro riguardante la PPP __________ sul fondo base mapp. N. __________ RFD __________ è annullato e fatto ordine di cancellare ogni relativa restrizione della facoltà di disporre iscritta a Registro fondiario.
Eventualiter
In caso di conferma del sequestro, all’istante __________ è fatto obbligo a prestare garanzia di fr. 30'000.-- a norma dell’art. 273 cpv. 1 LEF.
Protestate spese e ripetibili di prima e seconda istanza.”;
viste le osservazioni 8 febbraio 2001 presentate da __________,
Ritenuto
in fatto: A. Con istanza 25 ottobre 2000, __________ ha chiesto ed ottenuto, il 30 ottobre 2000, dal Pretore di Locarno-Campagna, il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF contro il suo ex marito __________, in __________), della PPP __________ di cui alla part. n. __________ RFD di __________, intestata a __________, nonché le pigioni scadute a carico di , a copertura di un credito di fr. 2'500’000.-- oltre interessi al 5% dal 1.gennaio 2000 e spese. Quale titolo del credito, la sequestrante ha prodotto una sentenza di divorzio 13 aprile 1999 del Tribunale del distretto di . Essa ha giustificato il sequestro di un diritto intestato ad un terzo () con il fatto che il debitore sequestrato, per il tramite di una società () che gli apparteneva integralmente, avrebbe, nel 1994, venduto la PPP in questione all’amante __________ con l’unico scopo di sottrarla ad eventuali e comunque attese azioni della sequestrante in base alla futura e prevedibile sentenza di divorzio.
B. Con atto 27 novembre 2000, __________, ha, a titolo principale, interposto opposizione e subordinatamente chiesto che la sequestrante venisse obbligata a prestare una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 30'000.--.
L’opponente ha segnatamente fatto valere di aver comprato la PPP sequestrata con mezzi propri e di aver sempre lavorato sin dall’età di 20 anni, in particolare alle dipendenze della società __________. __________ ha d’altra parte prodotto una convenzione scritta conclusa il 30 ottobre 1998 tra gli ex coniugi __________ da cui risulta che la somma di fr. 2'500'000.-- fissata nella sentenza di divorzio corrisponderebbe al presumibile ricavo di vendita di un immobile intestato a nome dell’ex moglie e che la pretesa di fr. 2'500'000.-- non esisterebbe.
C. All’udienza di discussione 14 dicembre 2000, le parti si sono riconfermate nelle loro conclusioni, l’opponente chiedendo però che la garanzia ex art. 273 LEF fosse aumentata a fr. 40'000.--.
D. Con decisione 22 dicembre 2000, il Pretore ha integralmente respinto l’opposizione. Egli ha considerato verosimile il credito invocato dalla sequestrante in quanto la convenzione 30 ottobre 1998 appariva superata dalla successiva convenzione sugli effetti accessori omologata dal giudice del divorzio. Il primo giudice ha inoltre ritenuto che __________ aveva verosimilmente funto unicamente da prestanome per __________ nella vendita della PPP sequestrata, alla luce dell’importanza manifestamente contrastante degli oneri ipotecari contratti dall’opponente con i redditi realizzati dalla stessa. È pure stato rilevato come __________ non aveva minimamente comprovato di aver pagato interessi ipotecari, eventuali ammortamenti, spese di manutenzione né l’importo di fr. 150'000.-- per l’acquisto del fondo in questione. Infine, il Pretore ha pure respinto la conclusione relativa alla garanzia, in assenza di qualsiasi elemento oggettivo a sostegno delle affermazioni dell’opponente.
E. Con appello 8 gennaio 2001, __________ contesta la sentenza pretorile, facendo valere che il sequestro di un immobile sarebbe possibile solo alle condizioni ammesse per il pignoramento di un immobile, quindi unicamente alla condizione che l’immobile sia intestato a registro fondiario a nome del debitore, riservati i casi di cui all’art. 10 RFF, che non appaiono realizzati nella fattispecie. L’appellante osserva inoltre che addirittura nel caso in cui l’immobile fosse intestato a nome di una società completamente dominata dal debitore, potrebbero essere sequestrati, in virtù della teoria del “Durchgriff”, solo i diritti del debitore contro la società (azioni, quote, ecc.) e non l’immobile stesso.
ritiene quindi che il sequestro in questione potrebbe essere confermato solo se la corretta applicazione della LEF configurasse la protezione inammissibile di un manifesto e grave abuso di diritto da parte del debitore in complicità con l’appellante. Orbene, la sequestrante non avrebbe reso verosimile la tesi dell’acquisto del bene sequestrato da parte dell’opponente quale semplice prestanome del debitore, visto che non avrebbe dato indicazione sulla provenienza dei mezzi di finanziamento del prezzo di acquisto. Il Pretore avrebbe al contrario invertito l’onere della prova, in quanto avrebbe considerato soprattutto la mancata fornitura da parte dell’opponente di “controprove”. D’altra parte, risulterebbe chiaramente dalla convenzione 30 ottobre 1998 che il credito di 2'500'000.-- vantato dalla sequestrante sarebbe stato estinto ancora prima dell’omologazione della convenzione ufficiale, la quale non menziona l’immobile di __________ intestato alla moglie e rinvia esplicitamente ad un “separates Schriftstück”.
L’appellante ribadisce poi la propria istanza di prestazione di una garanzia, fondata sul fatto che il fallimento della vendita della PPP a causa del sequestro avrebbe provocato costi attorno ai fr. 25'000.-- a 30'000.--.
Infine, essa chiede nuovamente la declaratoria di temerarietà ai sensi dell’art. 152 CPC.
F. Nelle sue osservazioni __________ allega che l’appellante sarebbe la compagna del debitore sequestrato almeno dal 1989 (citati i doc. 6 e 7). Non risulterebbe dagli atti che ella sarebbe stata responsabile dalla __________. Dalla __________, l’appellante avrebbe percepito fr. 65'000.-- nel 1994 e fr. 105'846.-- nel 1996 (citati i doc. A, B, C). __________ non sarebbe pertanto stata in grado di finanziare l’acquisto della PPP e di assumerne i costi, che, secondo le dichiarazioni fiscali prodotte dalla stessa appellante (cfr. doc. C), non appaiono del resto essere stati da quest’ultima assunti. Dal contenuto della sentenza di divorzio non vi potrebbero essere invece dubbi di sorta sul fatto che il patrimonio di __________ sia sufficiente per far fronte a tutti gli oneri ipotecari ed alle spese di manutenzione.
La funzione di prestanome assunta da __________ risulterebbe inoltre attestata dalle dichiarazioni testimoniali di cui ai doc. 6 e 7.
Per quel che riguarda la convenzione aggiuntiva 30 ottobre 1998, __________ ribadisce che si tratterebbe solo della definizione di una modalità di pagamento dell’importo di fr. 2'500'000.--. La sequestrante non avrebbe però mai ricevuto il fondo in questione e non possederebbe alcun immobile in Austria, di modo che il suo credito verso l’ex marito sarebbe tuttora esistente.
Infine, la sequestrante si oppone alla prestazione di qualsiasi garanzia, non avendo controparte comprovato l’asserito danno, nonché alla declaratoria di temerarietà, poiché irricevibile nella procedura sommaria in tema di esecuzione e fallimenti.
Considerando
in diritto: 1. Questioni procedurali
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a 2'000 franchi competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).
1.4. La nuova decisione (sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑, nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5. a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, 6a ed., Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
c) Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/Gasser, op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Stoffel, op. cit., p. 281; Hohl, op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante sia vera; pure in questo senso: Reeb, op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann, op. cit., n. 32 p. 253 ["wahrscheinlicher"]; Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25 ["lediglich als überwiegend wahr halten"]; Peter Breitschmid [Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3] sostiene che la questione di sapere se il grado di verosimiglianza richiesto sia di 60:40 oppure solo di 40:60 non si lascia determinare con una precisione matematica), chi abbassa l’asticella al 33 % (Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2: “in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero è però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”) e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999 della 1ère Section de la Cour de Justice de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2). Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente (nella prima fase di concessione) e ai limiti dei mezzi di prova in procedura sommaria (tanto nella prima fase che in sede di opposizione ex art. 278 LEF, cfr. Flavio Cometta, Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in: Esecuzione, fallimento e concordato: temi scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, 2000, p. 6, n. 3.2.d), una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (CEF 10 aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).
d) Secondo l'art. 166 cpv. 2, risp. 171 cpv. 2 CPC, i documenti prodotti con la petizione vanno elencati con le lettere dell'alfabeto, quelli allegati alla risposta con cifre arabiche. Si può avere qualche esitazione sull'applicazione di queste norme in materia di sequestro, tale procedura iniziando con un'istanza unilaterale e diventando contraddittoria solo in sede di opposizione. La soluzione più pratica e chiara è quella di riservare le lettere dell'alfabeto ai documenti del sequestrante (visto che è questi ad adire per primo il giudice) e le cifre arabiche ai documenti dell'opponente, e ciò in tutti i stadi della procedura.
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
In casu risultano contestate solo la prima e la terza condizione (cfr. atto di appello, p. 6 ad n. 6 i.f.)
3.1. Il sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui egli è titolare (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà giuridica, e non quella economica (DTF 107 III 104 cons. 1; Amonn/Gasser, op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III p.1 19; Walter Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).
3.2. Contrariamente a quanto allegato dall’appellante, non risulta escluso il sequestro di un immobile intavolato a nome di una società dominata dal debitore sequestrato. Questa Camera ha infatti già avuto modo di stabilire l’ammissibilità di un sequestro di questo genere, in un caso in cui il sequestrante aveva reso verosimile (secondo la definizione giurisprudenziale data a questo termine, cfr. cons. 1.5c) il carattere manifestamente abusivo dell’opposizione al sequestro interposta dal debitore sequestrato, in quanto lo stesso aveva, apparentemente, costituito la società ai fini di far comprare ad essa una villa di cui sarebbe poi divenuto inquilino (cfr. CEF [14.00.0008] 5 luglio 2000; apparentemente nello stesso senso la giurisprudenza zurighese, cfr. Breitschmid, op. cit., p. 1014 ad n. 2.4.2). Tale decisione si fonda sulla teoria della trasparenza (“Durchgriff”) dedotta dall’art. 2 CC (cfr. DTF 85 II 114, c. 3; 102 III 170, cons. 1; 108 II 214-215, c. 3; 113 II 36-37, cons. 2c; 121 III 321, c. 5a aa; SJ 2001 I 165 ss.).
3.3. Nel caso di specie, a prescindere dalla questione di sapere se può essere sequestrato un immobile a nome di una persona fisica diversa dal debitore sequestrato (cfr. infra n. 3.4), va già esaminato se __________ avrebbe potuto far sequestrare la PPP n. __________ di cui alla part. n. __________ RFD di __________ qualora la stessa fosse tuttora registrata a nome della società __________ Ciò presuppone che non solo fosse stato reso verosimile il fatto che il debitore era l’unico azionista della società ma ancora che l’iscrizione della PPP n. __________ a nome della società avrebbe avuto come scopo – abusivo – di mettere la quota di comproprietà al riparo da possibili azioni da parte della sequestrante. Orbene, risulta impossibile, in base ai documenti agli atti, stabilire se la prima condizione è realizzata o no. Dal “Wertschriftenverzeichnis” prodotto con le osservazioni all’appello risulta certo che __________ sarebbe stato proprietario di 50 azioni di __________, per un valore nominale di fr. 250'000.--, ma non è dato a sapere se detiene o no l’intero capitale, in assenza di un estratto del registro di commercio relativo a questa società. Ma soprattutto, la sequestrante non ha reso verosimile con elementi oggettivi e concreti che il suo ex marito avrebbe avuto motivi per nascondere beni già nel 1990 (risulta dal doc. 3 prodotto con l’istanza di sequestro che il precedente acquisto della PPP n. __________ era del 14 dicembre 1990), quando la convenzione sugli effetti accessori è del 1998 e il divorzio del 2000.
3.4. Anche
volendo ammettere che __________ abbia abusivamente trasferito la PPP n.
__________ alla __________ resta aperta la questione di
sapere se può essere sequestrato un immobile registrato a nome di una persona
fisica che non sia il debitore sequestrato. Walter Stoffel (CEDIDAC,
risulta però che il sequestro di beni intestati a terzi sarebbe possibile solo
quando viene reso verosimile che il proprietario è in realtà il debitore sequestrato.
Orbene, proprietario giuridico di un immobile è incontestabilmente la persona
che figura al registro fondiario come proprietaria, riservati i casi menzionati
all’art. 10 RFF. Qualora il debitore sequestrato abbia trasferito l’immobile ad
un terzo e il trapasso sia stato iscritto a registro fondiario, soltanto il
terzo è da considerarne proprietario, anche se “economicamente” (in base a
convenzioni interne tra debitore e terzo) il debitore dovesse continuare a
“disporre” di fatto dell’immobile. Contrariamente a quanto potrebbe succedere
per crediti o azioni, che possono essere formalmente messi a nome di un terzo
(prestanome, uomo di paglia) quand’anche giuridicamente il creditore, risp.
l’azionista rimane titolare del diritto, in un’operazione immobiliare il
prestanome, come il fiduciario, deve sempre essere considerato quale titolare
del diritto reale trasferito se è stato iscritto in tale qualità a registro
fondiario.
Il divieto dell’abuso di diritto consacrato all’art. 2 cpv. 2 CC è tuttavia di applicazione generale. Nello stesso modo che l’invocazione della dualità giuridica tra azionista unico e società può costituire un abuso di diritto, è pure da ritenere abusiva l’opposizione al sequestro motivata dal diritto di proprietà di un terzo sull’oggetto sequestrato, quando lo stesso è stato costituito con l’unico scopo di impedirne il sequestro (apparentemente in questo senso: Gilliéron, op. cit., p. 127). Qualora l’abuso sia manifesto, la proprietà del terzo non deve essere protetta.
3.5. In casu, nell’ipotesi in cui fosse stato reso verosimile che __________ era la compagna o l’amante di __________ già nel 1994 e che alla stessa epoca il divorzio era già stato chiesto o era sul punto di esserlo, la vendita della PPP n. __________ apparirebbe manifestamente abusiva. Non emerge tuttavia dalle tavole processuali che queste condizioni fattuali siano state realizzate. Le dichiarazioni di __________ ed __________ di cui ai doc. 6 e 7 annessi all’istanza di sequestro, quand’anche formalmente ricevibili (art. 20 cpv. 3 LALEF), non appaiono al riguardo determinanti, in quanto né i testi né l’appellante danno alcuna spiegazione sulle circostanze e sui motivi sui quali si fondano le loro affermazioni. In queste condizioni non viene consentito alla controparte la produzione di controprove. Le foto allegate alle osservazioni all’appello e la dichiarazione fiscale (doc. A prodotto con l’opposizione) non permettono neanche di determinare se nel 1994 __________ fosse già compagna o no di __________ D’altra parte, la sequestrante non ha reso verosimile – e non ha neanche allegato – le ragioni per le quali il debitore sequestrato, già nel 1994, sarebbe stato spinto a nascondere beni. A questo stadio della procedura, la probabilità che __________ dimostri le sue tesi in una causa di merito appare quindi inferiore ad una su tre. Non ha pertanto reso verosimile (cfr. cons. 1.5c) il carattere abusivo dell’opposizione interposta da __________. In queste circostanze, non è necessario esaminare le controprove presentate dall’appellante sull’entità dei propri mezzi finanziari: spettava infatti in primo luogo alla sequestrante rendere verosimile che la PPP sequestrata era stata acquisita da __________ con il denaro di __________
Visto che il sequestro viene revocato, la conclusione subordinata dell’appellante sull’imposizione alla sequestrante di una garanzia ex art. 273 LEF diventa priva di oggetto.
L'appellante, nelle sue motivazioni, sembra ritenere applicabile alla fattispecie l’art. 152 CPC. La declaratoria di temerarietà non trova tuttavia pratica attuazione nella procedura sommaria in tema di esecuzione e fallimento (cfr. in ultimo luogo: CEF 26 giugno 2000 [inc. 14.00.55]).
Per il principio di esclusività dedotto dall'art. 1 cpv. 1 OTLEF è data la sola applicazione dell'art. 62 cpv. 1 OTLEF per la determinazione dell'indennità alla parte vincente. L'esistenza di norma specifica non consente il rinvio all'art. 152 CPC in virtù dell'art. 25 LALEF, richiamata la disciplina dell'art. 26 LALEF.
Tassa di giustizia ed indennità seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 272, 278 LEF, 20 LALEF, e per le spese la vigente OTLEF,
pronuncia: 1. L’appello 8 gennaio 2001 di __________ è accolto.
1.1. Di conseguenza, la sentenza 22 dicembre 2000 del Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna è riformata come segue:
“1. L’opposizione 27 novembre 2000 di __________, è accolta.
1.1 Di conseguenza, il sequestro di cui al decreto 30 ottobre 2000 della Pretura di Locarno-Campagna (EF.__________) è annullato.
La tassa di giustizia di fr. 500.-- è posta a carico di __________, la quale rifonderà a __________ fr. 1'000.-- a titolo di indennità.”
La tassa di giustizia di fr. 750.--, già anticipata __________ è posta a carico di __________, la quale rifonderà all’appellante fr. 1'500.-- a titolo di indennità.
Intimazione a:
– __________.
Comunicazione a: Pretura di Locarno-Campagna.
Per la Camera di Esecuzione e Fallimenti del Tribunale di Appello
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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