AIUTO RICERCA
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Numero d'incarto: 14.2001.00010
Data decisione, Autorità: 03.05.2001, CEF
Incarto n. 14.2001.00010 14.2001.00011
Lugano 03 maggio 2001 /CJ/fc/dp
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta, presidente, Pellegrini e Chiesa (in sostituzione del giudice Rusca, astenuto)
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulle cause a procedura sommaria appellabili di cui agli inc. OS.2000.00012, risp. OS.2000.00013 della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza delle istanze di sequestro del 22 maggio 2000 di
contro
e delle opposizioni formulate il 31 maggio 2000 da
entrambe rappr. dall’avv. __________
opposizioni sulle quali la Pretore di Lugano, Sezione 5, con decisioni del 12 gennaio 2001, ha cosi statuito:
[in OS.2000.00012] “1. L’opposizione 31 maggio 2000 di __________), è ammessa.
§ Di conseguenza il decreto di sequestro no. __________ [recte __________] del 22 maggio 2000 di questa Pretura è annullato.
La tassa di giustizia e le spese per complessivi in fr. 3'000.--, da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della parte convenuta che rifonderà controparte fr. 600.-- a titolo di indennità.
omissis.”
[in OS.2000.00013] “1. L’opposizione 31 maggio 2000 __________), è ammessa.
§ Di conseguenza il decreto di sequestro no. __________ [recte __________] del 22 maggio 2000 di questa Pretura è annullato.
La tassa di giustizia e le spese per complessivi in fr. 3'000.--, da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della parte convenuta che rifonderà controparte fr. 600.-- a titolo di indennità.
omissis.”
decisioni dedotte in appello, con atti di appello 25 gennaio 2001, da
__________)
chiedente:
[In OS.2000.00012] “I. La riforma dei menzionati dispositivi come segue:
1.1 L’opposizione 31 maggio 2000 __________, è respinta.
§ Il sequestro di cui al decreto no. __________ del 22 maggio 2000 della Pretura di Lugano, Sezione 5, ordinato nei confronti di __________., è confermato.
1.2 La garanzia prestata in data 5 luglio 2000 da __________. a favore del sequestro nei confronti di __________., pari a fr. 50'000.--, è integralmente liberata.
In via subordinata:
La garanzia prestata in data 5 luglio 2000 da __________. a favore del sequestro nei confronti di __________., pari a fr. 50'000.--, è ridotta a fr. …..
II. Protestate tasse, spese e ripetibili di appello.”
[in OS.2000.00013] “I. La riforma dei menzionati dispositivi come segue:
1.1 L’opposizione 31 maggio 2000 __________, è respinta.
§ Il sequestro di cui al decreto no. 751030-01 del 22 maggio 2000 della Pretura di Lugano, Sezione 5, ordinato nei confronti __________, è confermato.
1.2 K. __________. è esentata dall’obbligo di prestare la garanzia di fr. 50'000.-- imposta dal Pretore con il decreto di sequestro 22 maggio 2000.
II. Protestate tasse, spese e ripetibili di appello.”
viste le osservazioni congiunte 21 febbraio 2001 di __________. e __________
Ritenuto
in fatto:
A. Con istanza 22 maggio 2000, __________. (in seguito ), con sede ad __________ (), ha chiesto contro le società __________. (in seguito __________), __________), e __________ (in seguito __________), __________), il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF fino a concorrenza di fr. 331'933.-- di “qualsiasi importo in contanti, valori, titoli, crediti e beni di qualsiasi altro genere in conto corrente, depositi, cassette di sicurezza o in altro modo intestati sia personalmente, sia sotto designazione convenzionale o numerica, alle debitrici […]” presso __________ L'istante allega di aver ordinato da , per la quale fungeva da intermediaria , una serie di capi d’abbigliamento e accessori di marca () e di aver invece ricevuto dei fondi di magazzino (capi vecchi) non più commerciabili. Sostiene di aver pagato 3 cospicui acconti all’ di Lugano, nonché di aver aperto una lettera di credito sulla __________ per Lire 180'000'000.-- che le società sequestrate avrebbero incassato tramite __________., approfittando della descrizione vaga (“fashion goods”) figurante sulla lettera di credito. L’istante pretende quindi di essere titolare di un credito in restituzione di quanto indebitamente pagato, in ragione dell’inadempimento contrattuale delle venditrici, risp. dell’atto illecito da esse commesso. La sequestrante stima l’importo complessivo dei tre acconti e della lettera di credito in fr. 331'933.--, pari a Lit. 390'859'500.-- e DM 13'570.-- al corso vigente nel 1998. __________ afferma inoltre che le due società convenute costituiscono una struttura unica, essendo __________ un’entità fittizia d’appoggio a __________ dal profilo finanziario, e cita come legame sufficiente con la Svizzera il fatto che le lettere di credito sono state aperte su banche svizzere e che la Svizzera rappresenta il luogo dell’adempimento della prestazione dell’acquirente, dove in effetti sono confluiti i fondi.
B. Il 22 maggio 2000, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ha ordinato i sequestri come richiesti.
Alla sequestrante è stata imposta, a favore di ognuna delle società sequestrate, la prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 50'000.-- da prestare entro 20 giorni dall’intimazione del decreto, ciò che risulta essere stato fatto il 5 luglio 2000.
C. I medesimi beni erano già stati sequestrati da __________ il 20 ottobre 1998, sempre a scapito di __________ e __________ (nonché di __________) ed in garanzia del medesimo credito. Con decisione 20 aprile 2000 (inc. 14.99.93), questa Camera aveva accolto gli appelli dei debitori sequestrati e annullato i relativi sequestri (risp. confermato la decadenza del sequestro diretto contro __________ per mancata prestazione di garanzia). Il ricorso di diritto pubblico inoltrato dalla sequestrante presso il Tribunale federale era stato poi ritirato (cfr. doc. 40), così come il ricorso ex art. 17 LEF interposto contro la decisione di dissequestro emanata dall’UE di Lugano (cfr. CEF [15.2000.70] 23 giugno 2000).
D. Con atto unico 31 maggio 2000, __________ e __________ hanno formulato opposizione ai sequestri ordinati il 22 maggio 2000.
All’udienza di discussione 14 luglio 2000, le società sequestrate hanno prodotto un riassunto scritto comune.
ha chiesto la liberazione, subordinatamente la riduzione a fr. 5'000.-- cadauna, delle due garanzie di fr. 50'000.-- prestate in garanzia dei sequestri ordinati il 22 maggio 2000, postulando nello stesso tempo che fossero trasferite le garanzie di fr. 50'000.-- a suo tempo prestate nei precedenti sequestri.
E. Con sentenze del 12 gennaio 2001, la Pretore ha ammesso le opposizioni di __________ e __________ ed annullato i relativi sequestri, mantenendo le (nuove) garanzie prestate dalla sequestrante.
La prima giudice ha ritenuto che il credito vantato da __________ non fosse stato sufficientemente reso verosimile. Prendendo spunto dall’affermazione della sequestrante secondo la quale i sequestri ordinati il 22 maggio 2000 erano stati richiesti “grazie alla facoltà concessa dall’art. 21 cpv. 3 LALEF, intesa a sanare una lacuna linguistica”, la Pretore ha limitato il suo esame ai documenti (AA e BB) che non erano stati presi in considerazione da questa Camera nelle precedenti procedure, poiché redatti in lingua inglese.
In quanto “privo di qualsiasi certificazione ufficiale, emanato da una società sconosciuta la cui esistenza nemmeno risulta provata con l’edizione di un estratto RC debitamente dichiarato conforme”, il doc. AA, che si presenta quale certificato d’ispezione del 7 ottobre 1998, in cui un certo __________, della società __________., accerta di aver ispezionato la merce spedita da __________ a __________ il 23 settembre 1998 e di aver constatato che essa era completamente differente rispetto a quella ordinata con fattura proforma emessa nel marzo 1998, è stato considerato in prima istanza come “una mera dichiarazione di parte, inidonea a rendere verosimile quanto nella medesima affermato”.
Per quanto riguarda il doc. BB (allegato in originale all’appello quale doc. PPP), si tratta di un rapporto d’ispezione del 28 ottobre 1998 della ditta __________, “associazione degli ispettori e dei rilevatori giurati della marina giapponese autorizzata dal governo giapponese” (traduzione dell’intestazione), corredato di un inventario e di fotografie degli indumenti asseritamente ricevuti da __________, in cui viene accertato che “quasi tutta la merce non imballata nelle buste di plastica bensì rudemente messi in cartoni senza essere ripiegati” e che “la merce non era dell’ultimo modello bensì il modello vecchio che andava di moda 4 o 5 anni fa”. Il giudice di prime cure non ha neanche ritenuto convincente questo secondo documento, in quanto non si spiega sulla base di quale criterio gli ispettori abbiano potuto dichiarare che i modelli ispezionati andassero di moda anni prima. D’altronde, l’ispezione è avvenuta solo il 12 ottobre 1998, mentre la merce era stata consegnata già il 23 settembre 1998, allorquando le casse erano già state aperte e sballate. Nemmeno la documentazione fotografica prodotta quale doc. CC è stata giudicata atta a rendere verosimile la tesi della sequestrante.
Sulla questione delle garanzie ex art. 273 LEF, la Pretore ha ritenuto giustificato il loro mantenimento, già solo considerato l’esito delle vertenze in esame.
F. In sede di appello, __________ riafferma l’esistenza del suo credito, passando in minuziosa rassegna i documenti da essa prodotta. Allestendo una fattura definitiva del 16 settembre 1998 (doc. P) in cui gli articoli ordinati, contrariamente a quanto avvenuto nelle conferme d’ordine (doc. E) e nelle fatture proforma (doc. F), in cui la merce viene descritta in dettaglio, sono designati solo approssimativamente, e dando indicazioni precise per la confezione della lettera di credito (doc. L), le ditte appellate si sarebbero assicurate un incasso celere, via teletransfer, essendo sufficiente comprovare la spedizione della merce mediante esibizione del suo elenco (“packing list”), della polizza di carico (“airway bill”) e delle fatture definitive (cfr. doc. P).
La difformità degli indumenti ricevuti rispetto a quelli ordinati risulterebbe d’altronde dai doc. AA, BB, CC e DD, nonché dal fatto che __________ abbia, ancor prima dei sequestri, disposto un blocco interno dei fondi incassati da __________ (cfr. doc. Z e LLL). Per ulteriormente rafforzare il valore probatorio del doc. AA, __________ produce con l’appello i doc. MMM (attestazione circa il ruolo di manager di __________) e NNN (estratto RC della società ispettrice). Con il doc. CC, prodotto solo nelle nuove procedure, la sequestrante intende provare che il rapporto d’ispezione di cui al doc. BB è stato allestito da una società – la __________ – in possesso di una licenza rilasciata dal Dipartimento dei trasporti del Governo giapponese, mentre il doc. DD (documentazione fotografica), confermato dalla dichiarazione (doc. EE) scritta del fotografo, __________, consentirebbe di confrontare la merce ordinata con quella effettivamente ricevuta. La tesi della sequestrante sarebbe poi rafforzata dalle dichiarazioni di cui ai doc. FF e HH, che riportano esperienze negative di altre società simili a quella patita dalla sequestrante per colpa di __________ e __________
L’avviso sollecito dei difetti risulterebbe poi dai doc. R, HHH, S, Z, LLL, U, V e Z.
ribadisce inoltre che __________ e __________ costituirebbero una struttura unica (citati i doc. GG, HH e MM, cfr. pto 5 dell’appello).
Sulla causa del sequestro, l’appellante ritiene di aver eseguito la propria prestazione, quale acquirente, in Svizzera, visto che il credito documentario vi è stato incassato.
Quo alle garanzie, l’appellante rileva il fatto che le controparti non dovrebbero subire alcun danno, visto che i fondi sequestrati sono depositati presso __________ sul conto di __________ ed investiti con un interessante tasso d’interesse. D’altra parte, il grado di verosimiglianza del diritto della sequestrante sarebbe prossimo al 100%, tenuto conto del tipo di procedura, e non si vedrebbe per quale motivo garanzie per complessivi fr. 100'000.-- giudicate sufficienti nelle prime procedure non lo sarebbero più nelle procedure in esame, che vertono sullo stesso oggetto.
Quale ultima censura, __________ critica l’importo della tassa di giustizia fissata in fr. 3'000.-- dalla Pretore, che ritiene non dover superare i fr. 800.--.
G. Nelle loro osservazioni comuni, __________ e __________ sottolineano il fatto che i sequestri decretati nel 2000 sono identici a quelli decretati nel 1998. Esse sostengono che questa Camera avrebbe già verificato in modo approfondito tutta la documentazione prodotta dalla sequestrante e, in assenza di qualsiasi fatto, documento o motivo nuovo, non potrebbe che respingere l’appello. In particolare questa Camera avrebbe già esaminato i documenti 20 e 21 (ora AA e BB) e stabilito il loro carattere non determinante. Il doc. AA sarebbe del resto del tutto inaffidabile e inattendibile, già per il fatto che la verifica della merce sia avvenuta dopo diversi giorni alla sede della sequestrante e non in sede doganale da una ditta forse inesistente. D’altra parte, l’assunto di truffa sul quale la sequestrante ha sempre basato i sequestri e con il quale avrebbe tratto in inganno anche __________, sarebbe stata smentita dalla decisione 11 ottobre 1999 della Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello (doc. 7).
Quanto ai beni sequestrati, essi ammonterebbero ad un importo vicino a fr. 1'500'000.-- e sarebbero depositati su un conto corrente non fruttifero. Inoltre, __________ avrebbe subito un’importante perdita dovuta alla fluttuazione del tasso di cambio con il dollaro, all’impossibilità di investire sul mercato azionario ed alla limitazione della propria attività, per mancanza della liquidità necessaria a procedere agli investimenti prospettati. Infine, la sequestrante non avrebbe ancora provveduto a pagare le spese e le ripetibili relativi alle precedenti procedure di sequestro.
Considerando
in diritto:
1.1. Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a 2'000 franchi competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51).
1.3. Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF). In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).
1.4. La nuova decisione (sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑, nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositions-maxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittel-beschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, 6a ed., Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
È parimenti inconciliabile con l’esigenza di una motivazione chiara e dettagliata dell’appello, posta all’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC (applicabile in casu per il rinvio dell’art. 25 LALEF), il richiamo all’esposizione delle circostanze di fatto o ai motivi di diritto esposti negli allegati introdotti in prima istanza (cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 21 ad art. 309, con rif.). Tale esigenza vale pure per le osservazioni presentate dall’appellato. In casu, i rinvii delle parti appellate al riassunto scritto presentato all’udienza pretorile di discussione vanno quindi ignorati.
c) I principi di celerità e di concentrazione vietano altresì tutte le operazioni che non siano compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art. 20 cpv. 6 LALEF), in particolare la prova per testimoni o perizia (cfr. art. 20 cpv. 3 LALEF), i richiami di incarti così come le richieste di edizione (cfr. CEF [14.1999.92] 20 aprile 2000, cons. 1.5a; in materia di rigetto dell'opposizione: CEF [14.1999.30] 3 gennaio 2000, cons. 1a), la restituzione in intero per produzione di nuove prove (CEF [14.1999.3] 5 luglio 1999, cons. 3), nonché la procedura di accertamento di falso e di verifica delle scritture di cui agli art. 216 ss. CPC (cfr. CEF [14.1998.123] 28 giugno 1999, cons. 1a).
d) Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/Gasser, op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Stoffel, op. cit., p. 281; Hohl, op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante sia vera; pure in questo senso: Reeb, op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann, op. cit., n. 32 p. 253 ["wahrscheinlicher"]; Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25 ["lediglich als überwiegend wahr halten"]; Peter Breitschmid [Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3] sostiene che la questione di sapere se il grado di verosimiglianza richiesto sia di 60:40 oppure solo di 40:60 non si lascia determinare con una precisione matematica), chi abbassa l’asticella al 33% (Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2: “in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero è però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”) e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999 della 1ère Section de la Cour de Justice de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2). Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente (nella prima fase di concessione) e ai limiti dei mezzi di prova in procedura sommaria (tanto nella prima fase che in sede di opposizione ex art. 278 LEF, cfr. Flavio Cometta, Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in: Esecuzione, fallimento e concordato: temi scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, 2000, p. 6, n. 3.2.d), una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (CEF 10 aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).
e) Gli appelli di __________, quand’anche diretti contro società distinte (__________da una parte e __________ dall’altra), sono riferiti a decisioni di analogo contenuto fattuale e giuridico e contengono le stesse conclusioni e motivazioni, se non, in parte, sulla questione della garanzia. Le cause inc.14.01.10 e 14.01.11 vanno quindi considerate come connesse ai sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente.
f) Come la sentenza definitiva di rigetto dell’opposizione, quella pronunciata in materia di opposizione al sequestro, anche essa in una procedura di tipo sommario (cfr. art. 25 n. 2a LEF e 20 LALEF), acquista autorità di cosa giudicata materiale solo nell’ambito della stessa procedura (cfr. Franco Lorandi, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, Basilea/ Ginevra/Monaco 2000, n. 47-48 ad art. 25, con rif.; impreciso: Piégai, op. cit., p. 181-185; per quanto riguarda il rigetto: cfr. DTF 65 III 49; 100 III 50-51, cons. 3; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 83 ad art. 80, con rif.; Cocchi/Trezzini, CPC commentato, Lugano 2000, n. 32-34 ad art. 20 LALEF, p. 866, con rif.). Nel caso di specie, le decisioni rese nelle procedure di sequestro inoltrate nel 1998 non esplicano pertanto effetti sulle procedure in esame; in particolare, la carenza processuale relativa all’assenza di traduzione di alcuni documenti prodotti dalla sequestrante non ha avuto conseguenze irrimediabili (cfr. art. 21 cpv. 3 LALEF).
È tuttavia ovvio che il giudice del sequestro, di fronte ad una procedura in cui fossero riproposti gli stessi argomenti e documenti già presentati ed esaminati in una procedura precedente non potrebbe far altro se non decidere nel senso di quanto già giudicato, rinviando semplicemente alla pregressa motivazione.
In casu, contrariamente a quanto allegato dalle società appellate, questa Camera, nella sua precedente decisione del 20 aprile 2000 (inc. 14.99.93, doc. 39), non ha evidentemente esaminato né valutato i documenti 20 e 21 (ora AA e BB) prodotti dall’appellante, poiché questi sono stati ignorati in mancanza di una traduzione in una lingua ufficiale (cfr. cons. 2, p. 13). L’insistenza di __________ e __________ nel rilevare l’uso da parte di questa Camera, in sentenza, della parola “comunque” non è d’altronde pertinente, dato che essa si collega ovviamente alla proposizione precedente (“La documentazione fotografica concerne merci di cui non si sa se sono quelle spedite dalla controparte”) e non alla frase antecedente relativa ai doc. 20 e 21, e sta a significare che, anche volendo ammettere che le merci fotografiate fossero quelle spedite da __________ la tesi dell'appellante non appariva ancora verosimile, in assenza di una documentazione fotografica dettagliata relativa agli articoli ordinati. Tale conclusione, criticata dall’appellante, va del resto confermata in questa sede.
Oltre ai documenti AA e BB vanno pure esaminati i documenti prodotti per la prima volta dall’appellante nelle nuove procedure e citati nell’atto di appello, nonché gli altri documenti già presentati in precedenza, nell’ottica di una valutazione globale delle tesi di __________ dal profilo della verosimiglianza.
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
3.1. Le ditte appellate, nelle loro osservazioni, non contestano che, in pagamento delle merci ordinate a __________, __________ abbia versato a __________ tre acconti di Lit. 226'023'500 (cfr. doc. G e OOO), risp. Lit. 18'316'000 (cfr. doc. H e OOO) e DM 13'570 (cfr. doc. I e OOO), né che quest’ultima abbia incassato tramite __________ di __________ una lettera di credito di Lit. 180'000'000.-- (cfr. doc. Q). Vi è invece controversia sulla questione di sapere se le merci fornite corrispondono, nella loro qualità, a quelle ordinate e se quindi __________ abbia un credito in restituzione del prezzo di vendita fondato sulle norme in materia di inadempimento contrattuale, risp. di atto illecito (cfr. decreto di sequestro 22 maggio 2000, alla voce “titolo del credito”).
3.2. Dal rapporto d’ispezione (doc. PPP, originale del doc. BB) allestito il 28 ottobre 1998 dalla società __________ risulta che la stessa sia intervenuta il 12 ottobre 1998 presso gli uffici di __________ ed abbia ispezionato i capi di abbigliamento asseritamente ricevuti da __________ e giunti all’aeroporto internazionale di __________ già il 24 settembre 1998. Dopo la descrizione dettagliata della merce ispezionata, gli ispettori esprimono l’opinione che «gli “abiti di moda” ordinati non sono stati trasportati o a causa di una intenzionale mancanza da parte del fornitore o, perlomeno, non sono stati spediti in questo invio».
a) Il confronto delle conferme d’ordine (doc. E) e della lista degli indumenti ispezionati rivela delle divergenze importanti. Mentre sono stati ordinati abiti di solo quattro marche (__________), non vi sono, tra quelli ispezionati, capi di ; invece, vi figurano anche vestiti di altre marche (, ecc.); d’altronde, i numeri di serie indicati nelle conferme d’ordine non sembrano ritrovarsi nella lista del rapporto d’ispezione, che addirittura segnala numerosi casi di articoli senza numero (ad es. pacchetti n. 207 e 208, cfr. conferma d’ordine n. 339, p. 31-32).
Appare quindi verosimile la violazione contrattuale denunciata dalla sequestrante, a prescindere dall’affermazione discutibile degli ispettori secondo la quale “la merce non era dell’ultimo modello bensì il modello vecchio che andava di moda 4 o 5 anni fa”, che, come rettamente rilevato dalla prima giudice, non convince, mancando agli atti qualsiasi indicazione su eventuali conoscenze particolari degli ispettori in materia di moda. In effetti, tale affermazione, di natura soggettiva, non modifica la constatazione apparentemente oggettiva del contenuto dei pacchi ispezionati.
b) L’esistenza e l’affidabilità della società ispettrice sembrano inoltre sufficientemente attestate, in assenza di elementi concreti idonei a metterla in dubbio, dalla certificazione testimoniale di cui al doc. CC, benché allestita dal rappresentante di un’associazione non governativa, ma verosimilmente autorizzata dal Governo __________, almeno nel campo marittimo. La buona fede dei firmatari dei documenti considerati va infatti presunta. Gli ispettori potranno comunque, se del caso, essere sentiti quali testimoni nella causa di merito.
c) Il fatto poi che le casse spedite da __________ siano state aperte dall’appellante, e non in sede doganale, non appare del tutto inusuale se si considera che a quanto pare le parti intrattenevano relazioni commerciali da tempo (cfr. doc. GG). Visto che le indicazioni relative alla spedizione dei pacchi contenute nel rapporto d’ispezione (volo: __________ [recte: ]; quantità di pezzi: 1363; valore: Lit. 343'353'000; __________; numero di cartoni: 18; numeri dei cartoni: da 200 a 217) corrispondono a quelle dell’elenco delle merci (“packing list”) e della polizza di carico (“airway bill”) (doc. P), appare verosimile che gli imballaggi ispezionati siano quelli spediti da __________
È pur vero che, nell’intervallo di tempo tra l’arrivo della merce in __________ (24 settembre 1998) e l’ispezione (12 ottobre 1998), non si può escludere che l’appellante abbia potuto sostituire i capi d’abbigliamento ricevuti con altri – invenduti – del proprio stock o acquistati a scopo di truffa. Secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza generale della vita, la probabilità che si verifichi una simile ipotesi non eccede tuttavia il 66,6%, ritenuto che quest’ultima non è stata sorretta da altri elementi concreti se non il suddetto fattore temporale. Quindi, per converso, la tesi sostenuta dalla sequestrante, che sembra almeno tanto credibile quanto quella delle controparti, risulta sufficientemente verosimile ai sensi della giurisprudenza di questa Camera (cfr. cons. 1.5d).
d) La tesi dell’appellante è inoltre rafforzata da elementi fattuali che, sebbene non siano da soli sufficienti a renderla verosimile, conducono ad una valutazione globale positiva, e meglio:
il blocco interno dei fondi incassati da __________ da parte di __________ ancor prima dei sequestri (cfr. doc. Z e LLL), considerato che non è da escludere che considerazioni d’ordine commerciale abbiano potuto influenzare detto provvedimento;
le esperienze simili apparentemente subite da altre società (cfr. doc. FF e HH);
il rapporto d’ispezione 7 ottobre 1998 della __________ (cfr. doc. AA, MMM e NNN), con la riserva che un confronto della merce ricevuta con quella ordinata risulta impossibile in base alle sole fatture proforma (cfr. doc. OOO, traduzione in italiano del doc. F), che non contengono una descrizione dettagliata dei capi ordinati;
le dichiarazioni di __________ (cfr. doc. EE e GG), rilevato però che lo stesso appare vicino alla sequestrante, in quanto i vestiti sono stati ordinati per il suo tramite.
3.3. Con decisione 11 ottobre 1999 (doc. 7), la Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello ha respinto l’istanza di promozione dell’accusa presentata il 23 ottobre 1998 da __________ e __________ nell’ambito del procedimento penale a carico di __________, __________ e __________, ritenendo in estrema sintesi che “mediante l’apertura delle lettere di credito le società denuncianti [ossia __________ e __________] hanno consapevolmente assunto il rischio, insito nella natura stessa del credito documentario, che la merce ordinata non fosse conforme a quanto pattuito” di modo che “non vi è quindi stato alcun inganno astuto” (p. 8 ad cons. 3). Ne risulta quindi chiaramente che la Camera dei ricorsi penali non ha escluso l’ipotesi che la merce ordinata (recte: ricevuta) non fosse conforme a quanto pattuito, ma ha unicamente negato la rilevanza penale di una simile circostanza, che giustifica ovviamente, in materia civile, almeno la restituzione del prezzo di vendita come richiesto dalla sequestrante.
3.4. Dall’esame di tutti gli argomenti e documenti addotti dalla sequestrante si può concludere che la probabilità che la stessa possa ottenere ragione nella procedura di merito (in cui potranno essere sentiti i numerosi testi di cui alle dichiarazioni scritte prodotte in procedura sommaria nonché, se del caso, chiesto l’edizione delle fatture emesse dai fornitori di Vittoria per verificare se i capi scelti da __________ siano stati effettivamente ordinati) sia almeno di una su tre.
3.5. A confermare gli ordini di acquisto di __________ è stata __________ (cfr. doc. E), ciò che fa presumere che il contratto di vendita sia stato concluso con tale società. Sia la spedizione della merce, compresa la sua preparazione, che gli incassi del prezzo di vendita sono tuttavia avvenuti a nome di __________ (cfr. doc. O, P e Q). Appare quindi verosimile, da una parte, che Vittoria risponda dell’inadempimento contrattuale, rispettivamente dell’atto illecito ai danni di __________, semmai per la colpa della sua ausiliaria __________ Dall’altra, pure quest’ultima sembra responsabile del danno, in quanto ha curato sia l’organizzazione che l’incasso, e persiste a sostenere che la fornitura delle merci sia avvenuta in modo regolare. D’altronde, l’affermazione di __________ ribadita in sede di appello (al punto 5 dell’atto di appello), secondo la quale le due società appellate costituirebbero una struttura unica – affermazione rimasta incontestata in sede di osservazioni all’appello (il rinvio generico agli argomenti sostenuti in prima sede è inammissibile, cfr. supra cons. 1.5b) –, appare verosimile, sulla scorta delle dichiarazioni di cui ai doc. GG, HH e MM, nonché del comportamento processuale di __________ e __________, che hanno sempre adottato esattamente la stessa difesa, al punto di presentare un unico allegato comune sia per l’opposizione ai due sequestri che per le osservazioni ai due appelli, in cui non vengono distinte le due procedure di sequestro.
Il sequestro in causa è stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF.
4.1. L’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF – a differenza di quanto vale per le altre cause di sequestro – esige che il credito del sequestro (cosiddetto “Arrestforderung”) abbia un “legame sufficiente con la Svizzera”, rispettivamente si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di __________ non si fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di debito nel senso della norma citata, di modo che un sequestro può essere concesso soltanto nella misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente con la Svizzera nel senso della norma citata.
4.2. In linea di principio la nozione di “legame sufficiente con la Svizzera” ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr. DTF 123 III 494; Reeb, op. cit., p. 440 s.; Lucien Gani, Le “lien suffisant avec la Suisse” et autres conditions du séquestre lorsque le domicile du débiteur est à l’étranger (art. 271 al. 1er ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.); nell’applicazione della nuova norma occorre nondimeno tenere conto della volontà del legislatore di rendere più restrittive le condizioni per ottenere un sequestro motivato dalla sola circostanza che il debitore non dimora in Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”), volontà che si è espressa appunto anche con l’introduzione dell’esigenza di un legame sufficiente con la Svizzera del credito del sequestro.
4.3. Indiscusso è in ogni caso che non costituisce un legame sufficiente con la Svizzera il fatto che i beni da sequestrare si trovino in questo Stato (ad es. Gani, op. cit., p. 230), anche se detenuti da una banca svizzera (DTF 123 III 495-496). Nel caso di specie, vi è però un elemento fattuale supplementare, in quanto i valori sequestrati sono verosimilmente quelli versati da __________ in adempimento del contratto di vendita, e sono quindi strettamente collegati al credito fatto valere dalla sequestrante.
4.4. È comunemente ammessa l’esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera quando vi è un foro o quando applicabile è il diritto svizzero (cfr. Gaillard, op. cit. n. 36-38; Patocchi/Lembo, op. cit., p. 397): in altri termini quando esiste un punto di collegamento secondo il diritto internazionale privato (cfr. Stoffel, op. cit., p. 274).
In particolare costituisce un legame sufficiente il fatto che il luogo d’adempimento di un’obbligazione sia in Svizzera (cfr. art. 113 LDIP; FF 1991 III 117, ad n. 208.1; Gilliéron, BlSchK 1995, p. 128; Felix. C. Meier-Dieterle, Der "Ausländerarrest" im revidierten SchKG ‑ eine Checkliste, AJP 1996, p. 1422, ad b; Reeb, op. cit., p. 439-440, lett. e; Stoffel, op. cit., p. 274; Cometta, op. cit., p. 161 ad c; Louis Dallèves, Le séquestre, Fiche Juridique n. 740, Genève 1999, p. 5, lett. d; Beat Mumenthaler, Le séquestre des biens du débiteur domicilié à l'étranger selon l'art. 271 al. 1 ch. 4 LP ‑ le lien suffisant de la créance avec la Suisse, AJP 1999, p. 304 ad II; Henry Peter, Les mesures provisionnelles dans la poursuite pour dettes et la faillite, in: Mesures provisionnelles judiciaires et administratives – Droits et devoirs de la banque suisse et de ses clients, Collana Seminario ticinese di diritto bancario, vol. 5, Bellinzona/Vezia 1999, p. 69 i.f.), anche per quanto concerne, nei contratti bilaterali, l’obbligo del creditore sequestrante la cui contropartita è la prestazione del debitore sequestrato (cfr. DTF 123 III 496, con rif.).
4.5. In casu, non è contestato che il pagamento del saldo del prezzo delle merci ordinate doveva essere eseguito in Svizzera mediante l’apertura e la negoziazione di un credito documentario tramite __________ di __________ (cfr. doc. L e OOO), ciò che effettivamente è avvenuto (cfr. doc. Q). Sono circostanze che creano un legame sufficiente con la Svizzera (cfr. Gani, op. cit., p. 231). La causa di sequestro dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF appare quindi adempiuta.
Quali oggetti da sequestrare, i decreti di sequestro in esame indicano, in riassunto, tutti i valori patrimoniali di __________ risp. di __________, presso __________ di __________. Non sono quindi stati menzionati beni di terzi e non risulta dalle tavole processuali che siano stati bloccati beni di terzi.
6.1. Per l’art. 273 cpv.1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia. La formulazione potestativa è stata ripresa nel nuovo tenore della norma, lasciando così al giudice del sequestro su questo punto un (largo) margine di apprezzamento, per poter tenere conto delle particolarità della fattispecie. Infatti l’imposizione di una garanzia dipende in modo essenziale dal grado di convincimento del giudice in merito alla realizzazione dei presupposti del sequestro, atteso tuttavia che l’imposizione di una garanzia non può supplire all’assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Criblet, op. cit., p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.). Tanto più quindi si è vicini al grado minimo di verosimiglianza necessario per ammettere il sequestro e tanto meno si potrà prescindere dall’imposizione di una garanzia, essendo maggiore il rischio di un sequestro infondato – segnatamente perché il credito o la causa del sequestro resi (solo) verosimili dall’istante potrebbe rivelarsi in seguito inesistenti, o perché il sequestro potrebbe aver colpito beni appartenenti in realtà a terzi – e conseguentemente maggiore l’ipotesi di un danno.
6.2. In casu, i presupposti per obbligare la sequestrante a prestare una garanzia sono ovviamente dati. In particolare, l’esistenza del credito garantito non è incontestabile.
6.3. Quanto all’ammontare della garanzia, va calcolato valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per il preteso debitore o per il terzo e non invece in base all’importo del credito invocato a sostegno del sequestro (DTF 113 III 94/104, consid. 12). Occorre in particolare considerare l’ammontare del credito per cui è chiesto il sequestro (solo nella misura in cui fissa il limite superiore dell’importo della garanzia), la natura dei beni da sequestrare e la loro importanza per il debitore (o il terzo), così come le spese, la durata presumibile e la complessità dell’ipotizzabile processo di convalida nonché le spese e le ripetibili della procedura di opposizione (cfr. DTF 113 III 100 ss.; Stoffel, op. cit., n. 9 e 21 s. ad art. 273 LEF; Criblet, op. cit., p. 80). Recentemente, il Tribunale federale ha ribadito che l’importo della garanzia va calcolato valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per il preteso debitore, precisando che una delle basi essenziali all’uopo è il risultato del sequestro, ossia l’entità dei beni concretamente bloccati, dato di fatto che va indicato dal sequestrato che chiede la fissazione (o l’aumento) di una garanzia ex art. 273 LEF, così come gli altri dati atti a rendere almeno verosimile il danno invocato (cfr. DTF 126 III 100-101).
6.4. Nel caso di specie, __________ e __________ affermano di subire un danno notevole, poiché i beni sequestrati, che ammonterebbero ad un importo vicino a fr. 1'500'000.--, sarebbero depositati in conto corrente su cui non maturerebbero interessi da ormai oltre due anni. Queste affermazioni non sono però sostanziate da alcun riscontro concreto ed oggettivo e non consentono pertanto l’imposizione a __________ di alcuna garanzia. Lo stesso vale in merito alle asserite perdite di cambio e mancate possibilità di investimento.
Le tasse di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Sulle tasse di giustizia, fissate dalla Pretore in fr. 3'000.-- in ciascuna delle procedure, va rilevato che esse sono regolate dall’art. 48 OTLEF (cfr. Reiser, op. cit., n. 19 ad art. 278), che prevede, per le cause di valore litigioso tra fr. 100'000.-- e fr. 1'000'000.-- (in casu: fr. 331'933.--), una tassa di giustizia, onnicomprensiva (cfr. art. 49 cpv. 1 OTLEF) da fr. 70.-- a fr. 1'000.--. Come sostenuto dalla sequestrante, una tassa di fr. 3’000.-- in ciascuna delle procedure appare pertanto lesiva del diritto federale. Avuto riguardo alle peculiarità della fattispecie, si giustifica una tassa di fr. 1'000.--. La tassa di giustizia di secondo grado, che non deve eccedere una volta e mezzo quella di primo grado, deve quindi, nel caso di specie, essere ridotta a fr. 1'500.-- in entrambe le procedure.
Richiamati gli art. 271, 272, 273, 278 LEF, 20, 21, 25 LALEF, 309, 320 CPC e, per le spese, gli art. 48, 49, 61 e 62 OTLEF,
pronuncia:
1.1. Di conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della decisione 12 gennaio 2001 della Pretore del Distretto di Lugano (inc. OS.2000.00012) sono annullati e così riformati:
1.1. La garanzia di fr. 50'000.-- prestata il 5 luglio 2000 a favore di __________. viene restituita a __________
1.2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata da __________ è posta a carico di __________ con l’obbligo di rifondere a __________. fr. 2'500.-- a titolo di indennità.
1.3. L’eccedenza di fr. 3'000.--, anticipata da __________ a titolo di tassa di giustizia, le viene restituita.
2.1. Di conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della decisione 12 gennaio 2001 della Pretore del Distretto di Lugano (inc. OS.2000.00013) sono annullati e così riformati:
1.1. La garanzia di fr. 50'000.-- prestata il 5 luglio 2000 a favore di __________ viene restituita a __________
2.2. La tassa di giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata da __________, è posta a carico di __________, con l’obbligo di rifondere a __________. fr. 2'500.-- a titolo di indennità.
2.3. L’eccedenza di fr. 3'000.--, anticipata da __________ a titolo di tassa di giustizia, gli viene restituita.
Comunicazione alla Pretura di Lugano, Sezione 5.
Per la Camera di Esecuzione e Fallimenti del Tribunale di Appello
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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