AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 10.1999.34
Data decisione, Autorità: 18.06.2001, IICCA
Incarto n. 10.1999.00034
Lugano 18 giugno 2001/fb
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cocchi, presidente, Chiesa e Rusca
segretario:
Petrini
sedente per giudicare nella causa in materia di diritti d'autore promossa con petizione 15 novembre 1999 da
rappr. dallo Studio legale __________
contro
__________, rappr. dall'avv. __________
chiedente:
· l'accertamento del diritto d'autore dell'attore in relazione al manifesto da questi creato nel 1983 e denominato __________, e la sua violazione da parte dell'ente convenuto;
· l'accertamento del diritto dell'attore a essere menzionato quale autore del manifesto;
· l'accertamento del diritto esclusivo dell'attore a determinare tempi e modalità di ogni eventuale ristampa e/o modifica del medesimo oggetto;
· la confisca di ogni esemplare del manifesto illecitamente ristampato e/o modificato ad opera dell'ente convenuto;
· l'ordine di cessazione di ogni violazione attuale e di omissione di violazioni future;
· la condanna del convenuto al pagamento all'attore della somma di fr. 13'000.- a titolo di risarcimento danni e di riparazione del danno morale;
petizione cui il convenuto si è opposto, postulando la sua reiezione;
svolta l'istruttoria e tenutosi il dibattimento finale in data 8 maggio 2001;
letti gli atti e i documenti dell'incarto;
considera
in fatto e in diritto:
svolge la professione di grafico e di consulente pubblicitario, con studio proprio. In tale sua veste era stato incaricato della creazione per conto dell'Ente __________ di un manifesto destinato a una campagna di promozione turistica prevista per il 1984. Ne è nato il manifesto prodotto in causa sub doc. _ che può essere descritto approssimativamente come la combinazione di due riproduzioni fotografiche, di un'opera architettonica di __________, rispettivamente di un affresco della chiesa di __________, che fanno da sfondo allo slogan __________. Il manifesto è stato riprodotto originariamente in due dimensioni diverse: nel cosiddetto formato mondiale e nel formato poster (58 x 82). Per la sua prestazione l'attore ha emesso una fattura di fr. 3'884.10 che il convenuto ha regolarmente pagato.
Non è contestato che il manifesto, oltre a essere stato apprezzato dal committente, ha ottenuto grande notorietà e importanti riconoscimenti a livello nazionale.
L'opposizione dell'__________ parte da una valutazione diversa del manifesto, negandogli particolare qualità nell'ambito grafico e attribuendone il successo al valore intrinseco delle opere fotografate, nonché alla validità dello slogan, firmato dall'allora suo direttore, __________. Ritiene così di poterne disporre a suo piacimento. Per quanto riguarda la sua recente ristampa, afferma di aver dato incarico a un'importante ditta del settore, la zurighese __________, di riorganizzare e di uniformare tutto il materiale pubblicitario dell'ente, così che la stampa dello slogan è stata adeguata alla scelta grafica dell'esecutrice, adottata per tutte le locandine pubblicate. Comunque, in seguito alle rimostranze ben presto espresse dall'attore, il manifesto sarebbe stato ritirato dalla circolazione. In diritto, nega l'applicabilità alla fattispecie della legislazione sui diritti d'autore poiché il manifesto non ha i caratteri di un'opera, trattandosi di una semplice impaginazione di elementi grafici diversi; subordinatamente, ritiene che i diritti dell'autore gli sarebbero comunque stati ceduti con la conclusione del contratto fra le parti e il pagamento dell'onorario esposto dal grafico. Contesta inoltre che la ristampa abbia peggiorato la qualità del prodotto.
Questa Camera è competente a dirimere, come istanza unica cantonale, vertenze sorte nell'ambito della Legge federale sul diritto d'autore e sui diritti di protezione affini (LDA) del 9 ottobre 1992 in virtù dell'art. 2 lett. b) del Regolamento sulla competenza delle Camere civili del Tribunale d'appello.
Anche in sede di conclusioni l'ente convenuto contesta che il manifesto in esame rappresenti un'opera ai sensi della LDA. In particolare afferma che nel lavoro eseguito dall'attore non si ravvisa alcun carattere individuale che rispecchi la personalità dell'autore poiché questi si sarebbe limitato a impaginare il manifesto, utilizzando materiale fotografico allestito da altri. Nega così che si tratti di un'opera d'arte ai sensi dell'art. 2 LDA.
Al proposito va anzitutto ricordato che la LDA non protegge le "opere d'arte" nel senso comune del termine, ma indica con il sostantivo "opere" determinate creazioni dello spirito (elencate in modo non esauriente all'art. 2 LDA) che altro non sono che espressioni dell'umano pensiero, frutto cioè di attività intellettuale (Barrelet / Egloff, Le nouveau droit d'auteur, ed. 2, Berna 2000, art. 2, N. 5; Dessemontet F., Le droit d'auteur, Losanna 1999, pag. 41; Rehbinder M., Schweizerisches Urheberrecht, ed. 3, pag. 87). Indifferente è l'esito qualitativo di tali espressioni, così come la loro rilevanza nel campo cui appartengono; mentre è determinante ai fini della loro protezione che esse rappresentino qualcosa di nuovo, in particolare che si distinguano nell'ambito di ciò che è noto, ancorché il grado di novità possa risultare ridotto (Rehbinder, op. cit., pag. 89). Ciò che il giudice è chiamato ad apprezzare dovrà in particolare tener conto anche del pensiero dell'autore, di modo che non può essere negata l'esistenza di una creazione dello spirito nel ricorso a precedenti forme di stile o nella deliberata combinazione di elementi già noti (Barrelet / Egloff, op. cit., ibidem, N. 6); quindi, di principio, al di là della destinazione e dell'originalità dei materiali usati, può essere degna di protezione anche la scelta creativa di una disposizione o combinazione di oggetti che in sé non denotano nessun carattere di originalità (Dessemontet, op. cit., pag. 118; Rehbinder, op. cit., pag. 89). In altre parole, la collocazione di una creazione dello spirito in uno dei campi previsti dalla legge (la letteratura o l'arte) dipende, tutto sommato, dall'attribuzione dell'autore ed esula dalle competenze del giudice: questi deve infatti limitarsi a constatare se essa presenta un carattere individuale sufficiente per beneficiare della protezione di legge (Barrelet / Egloff, op. cit., ibidem, N. 9). Se ne conclude che l'opera protetta dal diritto d'autore è una creazione intellettuale -appartenente al campo dell'arte o della letteratura- che denoti carattere individuale (Barrelet / Egloff, op. cit., ibidem, N. 11), laddove l'individualità dell'opera può a sua volta essere definita come un'originalità comparata, ossia verificabile nel raffronto con altre opere: cioè soltanto relativa e non assoluta (Dessemontet, op. cit., pag. 119).
Inoltre, affinché la creazione goda delle protezioni di legge non è necessario che rifletta la personalità dell'autore, bastando la singolarità dell'opera (Rehbinder, op. cit., pag. 91; Dessemontet, op. cit., pag. 115).
Per contestare validamente la presenza di questo presupposto essenziale, non basta d'altra parte negare l'impegno creativo dell'attore con riferimento al fatto che le fotografie usate per la composizione grafica siano -peraltro pacificamente- opera d'altri, rispettivamente che la qualità dell'opera dipenda dalla qualità e dalla notorietà delle opere artistiche riprodotte e dalla bontà dello slogan. Riguardo a quest'ultimo elemento dev'essere precisato che, se l'attore non ha mai preteso di aver composto lo slogan riprodotto sul manifesto, esso può ben esserne elemento costitutivo non a dipendenza del testo e del messaggio in esso contenuto, ma della scelta grafica che lo riguarda, ossia dell'adozione di determinati caratteri di stampa, delle dimensioni della scritta e della sua collocazione sulla superficie complessiva del manifesto. In relazione poi agli altri argomenti del convenuto, già rilevata l'indifferenza dell'elemento qualità per rapporto all'applicabilità della LDA, è pacifico il fatto che la grafica appartiene ai campi d'applicazione della legge (art. 2 cpv. 2 lett. c LDA) e che anche i manifesti pubblicitari possono senz'altro rientrare nel concetto di opera (Dessemontet, op. cit., pag. 58; Dupertuis P.R., Le droit d'auteur dans le domaine de la publicité commerciale, Losanna 1964, pag. 103 e 110; Troller K., Manuel du droit suisse des biens immatériels, ed. 2, vol. I, pag. 286). Può d'altra parte rappresentare opera ai sensi della legge anche una produzione dello spirito in cui il momento caratterizzante e distintivo sta nella composizione di diversi elementi fra loro indipendenti (Kummer M., Das urheberrechtlich schützbare Werk, Berna 1986, pag. 42, 45-46; Dessemontet, op. cit., pag. 118; Rehbinder, op. cit., pag. 89): ciò che in concreto è manifestamente dato. Con la conseguenza che -contrariamente a quanto reputa il convenuto- la notorietà delle opere riprodotte dalle fotografie che compongono il manifesto non compromette, ma semmai contribuisce a creare la sua unicità, tant'è vero che, se la scelta dell'attore fosse caduta su oggetti più banali o comunque di minor impatto comunicativo, il manifesto, ossia il risultato della composizione (cfr., sull'importanza del risultato, Dessemontet, op cit., pag. 37) avrebbe verosimilmente avuto un minor carattere distintivo. Senza dimenticare che esso non è ottenuto soltanto in virtù della scelta delle immagini e di una loro casuale riproduzione, ma della particolare combinazione fra loro, rispettivamente fra loro e l'elemento scritto (slogan), ciò che manifestamente attiene all'attività creativa dell'attore.
La controversia concerne la creazione di un'opera avvenuta in un ambito contrattuale. Mentre fattispecie analoghe sono esplicitamente regolate, in particolare relativamente a invenzioni, brevettabili o no, fatte nello svolgimento di un'attività lavorativa o comunque nell'adempimento di obblighi contrattuali (art. 332 CO), rispettivamente in merito alla creazione di disegni o modelli industriali, tutelabili o no (art. 332a CO), nulla è previsto per le opere della letteratura o dell'arte, all'infuori di quanto indica l'art. 17 LDA (diritti su programmi per computer). Se ne deve dedurre che, escluso il caso molto particolare regolato dall'art. 393 CO (nell'ambito del contratto di edizione), in ogni altro caso -contrariamente alla tesi del convenuto- vale illimitatamente il principio di creazione (Schöpferprinzip) in base al quale tutti i diritti previsti dalla LDA appartengono all'autore dell'opera, ancorché nella sua veste di lavoratore, o di mandatario, o ancora di imprenditore. E' questo il motivo per cui, volendo ottenere un esito contrario, i relativi contratti (di lavoro, di mandato, rispettivamente d'appalto) spesso contemplano pattuizioni in base alle quali i diritti in esame possono venir acquisiti in modo derivato dal datore di lavoro, o dal mandante, rispettivamente dal committente. Mancando un simile accordo, vale la regola interpretativa secondo cui al rispettivo partner contrattuale (datore di lavoro, ecc.) spettano soltanto i diritti d'autore indispensabili per l'adempimento del contratto (Pedrazzini / von Büren / Marbach, Immaterialgüter- und Wettbewerbsrecht, Berna 1998, p. 71; Rehbinder, op. cit., pag. 119): si tratta dell'applicazione della teoria della finalità (sic! 1999, 122; Rehbinder, op. cit., pag. 165-166). Principio che trova parziale conferma sia nell'art. 16 cpv. 2 LDA, secondo cui, salvo patto contrario, il trasferimento di uno dei diritti contenuti nel diritto d'autore non implica il trasferimento di altri diritti parziali, sia nell'art. 381 cpv. 1 CO, in base al quale i diritti d'autore passano all'editore nei limiti e per il tempo richiesto ad assicurare il contratto di edizione; con l'osservazione per quest'ultima fattispecie che l'editore, nei confronti dell'opera, ha una collocazione del tutto diversa da quella di un committente, condividendo con l'autore l'interesse alla divulgazione del prodotto (letterario, musicale, ecc.), così come l'interesse alla protezione dell'opera in quanto bene che sta alla base di un'operazione per lo più commerciale. Inoltre, nell'ambito del trasferimento di diritti d'autore è determinante la distinzione fra la parte materiale del diritto d'autore e il contenuto morale (personale) del medesimo (Rehbinder, op. cit., pag. 129) che, in sé e in senso generale, non è trasferibile (Hilty R., in Comm. di Basilea, ed. 1, art. 381 CO, N. 3). Il menzionato principio di creazione -che trova il suo fondamento nell'art. 6 LDA- così come la teoria della finalità sono d'altra parte ampiamente condivisi da dottrina e giurisprudenza, anche quindi nell'ambito dei rapporti con la committenza di un'opera a un autore indipendente, sia nella forma del mandato, sia in quella dell'appalto (Rehbinder, op. cit., pag. 164; Barrelet / Egloff, op. cit., art. 16 LDA, N. 18 e segg.; sic ! cit., 121). Senza dimenticare che, sempre in assenza di accordi particolari sulla cessione di diritti o di parti di diritti d'autore (che peraltro non esigono forma particolare e possono essere convenuti per atti concludenti: sic ! cit., 121), il giudice interpreta la comune volontà delle parti, tenendo conto, oltre ai principi menzionati attinenti al campo specifico, anche del principio dell'affidamento. Interpretazione che, per quanto qui esposto, avrà carattere restrittivo, ovvero -in caso di dubbio- concludendo in senso negativo o, eventualmente, limitativo dei diritti ceduti (Barrelet / Egloff, op. cit., art. 16, N. 22).
Nel caso concreto, né risulta dagli atti, né le parti sostengono che fra loro siano intercorse pattuizioni riguardo alla cessione dei diritti d'autore. A fronte di una situazione talmente chiara, non resta che concludere che il solo diritto ceduto e retribuito all'autore (cfr. Rehbinder, op cit., pag. 130-131) è stato quello di riprodurre l'opera e di disporne nell'ambito della propaganda turistica promossa dal convenuto (art. 10 cpv. 2 lett. a LDA) e per la quale l'opera era stata commissionata: ciò che rappresenta appunto l'unico diritto conforme allo scopo (alla finalità) del contratto intercorso fra le parti. In altre parole, il pagamento dell'onorario all'attore, in nessun caso potrebbe rappresentare la sua rinuncia ai diritti che la legge gli garantisce. Comunque non è stato contestato che parte delle poste della fattura di __________ (doc. _) rappresenti la copertura di spese e che il modesto importo di fr. 2'800.- corrisponda all'onorario dell'autore, ovvero il compenso per sue "prestazioni per soggetto base".
Sulle singole richieste di causa non vi è specifica contestazione del convenuto, nemmeno nella forma subordinata, eccezion fatta per la domanda di risarcimento danni e di riparazione del torto morale di cui si dirà successivamente. Per il rimanente va anzitutto considerato che il diritto della titolarità dell'attore sul manifesto in esame (doc. ), questione già motivata in questa sede, scaturisce direttamente dall'art. 9 cpv. 1 LDA. Inoltre, la domanda di accertamento della violazione dei diritti d'autore da parte dell'ente convenuto è sostanziata dall'attore sulla base della modifica apportata senza autorizzazione al manifesto da parte dell'. In effetti, la modifica in sé è ammessa e peraltro evidente (doc. ); quanto invece alla liceità in particolare di alterare l'impostazione grafica dello slogan e la sua disposizione sulla superficie del manifesto, l'art. 11 cpv. 1 lett. a LDA riconosce all'autore il diritto esclusivo di decidere se, quando e in qual modo l'opera possa essere modificata, indipendentemente dall'entità della modifica e dall'intenzione di chi la opera, dal momento che il giudizio ne concerne solo il risultato (Barrelet / Egloff, op. cit., art. 11 LDA, N. 5 e 6). Nel caso concreto, a prescindere da qualsiasi considerazione qualitativa sul risultato dell'operazione di rimaneggiamento compiuta dal convenuto, non è contestato che le caratteristiche della scritta in esame debbano essere considerate come un aspetto caratterizzante del manifesto, ovvero dell'esito creativo dell'attore. Al riguardo basti considerare come la modifica dei caratteri di stampa e la loro contestuale conformazione a quelli usati per tutti i posters messi in vendita dell' (ma a ben vedere anche a quasi tutti gli altri stampati propagandistici figuranti nel prospetto doc. _), compromettano fatalmente l'unicità del manifesto. E' d'altra parte pacifico che il convenuto ha omesso di interpellare __________ prima di porre mano all'accennata modifica (IF di __________, ad 7), ciò che l'ha privato addirittura della possibilità di esprimersi al proposito; né il convenuto sostiene che controparte abbia dato tacitamente il suo accordo alla modifica in esame.
Il diritto di __________ a essere menzionato quale autore del manifesto (petitum 1.2) scaturisce anch'esso dall'art. 9 LDA. Si tratta del diritto di far riconoscere la propria qualità di autore attraverso l'indicazione del proprio nome su ogni esemplare dell'opera (Barrelet / Egloff, op. cit., art. 9 LDA, N. 11). La domanda potrebbe apparire inadeguata alla realtà delle cose: emerge infatti dall'istruttoria che, appena avuta notizia del dissenso dell'attore sui termini della ristampa, il direttore dell'__________ ha dato disposizioni di ritirare dall'offerta il poster contestato e che tale disposizione continua a valere (testi __________, __________ e IF , ad 13), ciò che esclude l'attualità di una ristampa. Ciò non ostante la richiesta ha motivo d'essere accolta, a dipendenza dell'ipotesi che nel futuro l' voglia riproporre il manifesto pubblicitario dell'attore nel formato poster, nell'unica versione possibile, ossia non modificato né secondo la versione __________, né in nessun'altra versione diversa dall'originale.
Dal punto di vista formale l'art. 61 LDA sembra limitare l'oggetto di un'azione d'accertamento all'esistenza o all'assenza di un diritto o di un rapporto giuridico disciplinato dalla legge. Pacifico che quest'azione non ha carattere sussidiario rispetto alle altre azioni di natura civile previste dalla LDA (Barrelet / Egloff, op. cit., art. 61 LDA, N. 2), va precisato che -in analogia a quanto prevede l'art. 74 LBI- l'accertamento può estendersi a diversi oggetti: in particolare all'esistenza del diritto vantato, alla pretesa violazione ad opera della controparte, ecc. laddove l'elencazione della norma accennata non è esaustiva (Troller K., op. cit., vol. II, pag. 1005-1006; Troller A., op. cit., vol. II, pag. 965). Nulla osta pertanto alla pronuncia degli accertamenti richiesti dall'attore.
A queste condizioni appare ormai priva d'oggetto la richiesta di cessazione di ogni attuale violazione (cfr. consid. 7), mentre dev'essere respinta quella relativa a ogni futura violazione dei diritti dell'attore, dal momento che la legge prevede in tal senso solo che il giudice può proibire una violazione imminente (art. 62 cpv. 1 lett. a LDA), ciò che deve corrispondere a un'azione prevedibile (Barrelet / Egloff, op. cit., art. 62 LDA, N. 7) o probabile; situazione che non emerge dagli atti della causa e che, per quanto riguarda i diritti dell'autore, è comunque già corrisposta da quanto viene deciso sulla base dell'art. 9 LDA.
Inoltre, abbandonata la richiesta di rifusione degli utili conseguiti illecitamente dal convenuto, postula -sulla base dell'art. 62 cpv. 2 LDA- il risarcimento di danni materiali e morali: in particolare si tratta di un danno all'immagine e del torto morale che in petizione aveva cifrato esattamente in fr. 10'000.-, rispettivamente fr. 5'000.-. Con le conclusioni l'attore ha ridotto la sua richiesta complessiva da fr. 15'000.- a fr. 13'000.-, senza specificare il motivo di tale riduzione: indica infatti il danno d'immagine in fr. 8'000.-/10'000.- e il torto morale in fr. 3'000.-/5'000.- Dal punto di vista processuale va ricordato che le domande di causa devono essere formulate in termini precisi e distinti (art. 165 cpv. 2 lett. g CPC), in particolare affinché il convenuto venga a conoscenza contro cosa debba difendersi (Cocchi / Trezzini, CPC-TI, art. 165, m 12). D'altra parte devono essere considerate la difficoltà oggettiva di cifrare le proprie pretese a dipendenza della natura dei pregiudizi posti a giudizio e la competenza del giudice di determinare il risarcimento danni in applicazione dell'art. 42 cpv. 2 CO, così che la dottrina nel campo specifico concede all'attore di indicare anche soltanto i limiti (ma almeno quelli) delle proprie pretese (Pedrazzini / von Büren / Marbach, op. cit., pag. 182). In tal senso la determinazione delle domande pecuniarie dell'attore, così come formulate nell'ultimo allegato di causa, è senz'altro sufficiente e ammissibile.
Il danno d'immagine lamentato dall'attore può senz'altro far parte dei pregiudizi dipendenti da violazioni del diritto d'autore (Troller A., Immaterialgüterrecht, vol. II, ed. 3, pag. 990); in concreto il suo risarcimento non può essere riconosciuto eo ipso, ma dipende dalle circostanze concrete che devono rappresentare almeno indizi sulla presenza dei presupposti di ogni risarcimento danni. Orbene, nella fattispecie dev'essere considerato anzitutto che la ristampa lesiva dei diritti dell'attore è avvenuta soltanto relativamente al formato poster e non al formato mondiale del manifesto in esame; che la divulgazione delle cosiddette locandine in versione modificata è avvenuta in due modi: per mezzo della pubblicazione della stessa sui prospetti dell'__________ di cui non si conosce la tiratura, né il numero dei destinatari e attraverso la distribuzione gratuita di un certo numero di esemplari (100 - 150), verosimilmente a scuole, sedi dell'ente, ecc. (teste __________); che l'impatto sul pubblico della ristampa modificata è oggettivamente limitato non solo dal numero di copie in circolazione, ma dal formato ridotto della locandina in quanto non destinata all'affissione vera a propria; e che, d'altra parte, la notorietà e l'apprezzamento consolidato, riconosciuto all'opera originale fin dal 1983 e per molti anni possono oggettivamente essere stati compromessi solo in misura proporzionalmente minima dalle locandine modificate, peraltro pubblicate oltre quindici anni dalla prima apparizione del manifesto originale. In tal modo, non potendosi comunque escludere un danno all'immagine, lo stesso non può essere risarcito con un importo superiore a fr. 1'500.-, anche perché l'illecita ristampa delle locandine dev'essere considerata mezzo relativamente inidoneo per compromettere in modo importante l'immagine dell'attore nel suo campo professionale; reputazione acquisita certamente non soltanto a dipendenza della realizzazione del manifesto __________.
Accanto al risarcimento danni, l'attore può chiedere -come fa- un'indennità per torto morale (art. 62 cpv. 2 LDA) in applicazione dell'art. 49 CO (Dessemontet, op. cit., pag. 533; Troller A., op. cit., vol. II, pag. 994; Troller K., op. cit., vol. II, pag. 1040). Vale pertanto anche in questo campo il presupposto sostanziale della particolare gravità dell'offesa alla personalità del richiedente (Barrelet / Egloff, op cit., art. 62 LDA, N. 14; Dessemontet, op. cit., ibidem), situazione tuttavia poco frequente nell'ambito dei diritti d'autore (Dessemontet, op. cit., pag. 534; Troller A., op. cit., ibidem). In concreto, se l'agire del convenuto è riconosciuto chiaramente come violazione di diritti dell'autore, non è sostenibile che ciò rappresenti una lesione grave della sua personalità, e ciò in buona parte per gli stessi motivi già ricordati sub 11. La richiesta deve pertanto essere respinta.
Per quanto riguarda il carico delle spese e della tassa di giustizia, nonché l'attribuzione di ripetibili vale l'art. 148 CPC, ossia in generale la regola secondo la quale le conseguenze pecuniarie del processo seguono la soccombenza, a meno che altri giusti motivi inducano a tener conto di motivi diversi; comunque, nell'ambito di questa decisione il giudice gode di ampio potere d'apprezzamento (DTF 126 II 168). Nella presente vertenza, come spesso accade nell'ambito della proprietà intellettuale, il nocciolo della contestazione si colloca nell'accertamento dei diritti dell'attore e della lesione degli stessi da parte dell'ente convenuto, mentre le pretese di natura pecuniaria assumono un ruolo affatto secondario. Pertanto l'attore dev'essere considerato ampiamente vittorioso, così che gli oneri processuali possono essere caricati in modo preponderante alla parte convenuta.
Motivi per i quali,
richiamati per le spese gli art. 148 CPC, la LTG e la TOA,
pronuncia:
Di conseguenza:
1.1. E' accertato il diritto d'autore di __________ in relazione al manifesto __________.
§. E' accertato il diritto di __________ di essere menzionato quale autore del manifesto, nel senso dei considerandi.
§§. E' accertato il diritto esclusivo di __________ a determinare tempi e modalità di ogni eventuale ristampa e/o modifica del manifesto.
1.2. E' accertata la violazione da parte dell'Ente __________ del diritto d'autore di __________ per mezzo della ristampa
del manifesto di cui al punto 1.1., nel formato poster, così come
descritto nei considerandi.
1.3. E' ordinata a carico del convenuto la confisca di ogni esemplare
esistente del manifesto ristampato nel formato poster e
modificato.
§. Di conseguenza è fatto ordine all'Ente __________ di consegnare a questa Camera tutti gli oggetti confiscati nel termine di 15 giorni dalla crescita in giudicato della presente decisione, affinché vengano distrutti.
1.4. L'Ente __________ è condannato a versare a __________, la somma di fr. 1'500.- a titolo di risarcimento danni.
testi fr. 230.-
spese diverse fr. 70.-
tassa di giustizia fr. 2'000.-
totale fr. 2'300.-
da anticipare dall'attore, sono poste a carico del convenuto per 4/5 e a carico dell'attore per 1/5. Il convenuto verserà inoltre a __________ l'importo di fr. 3'500.- a titolo di ripetibili parziali.
Per la Seconda Camera civile del Tribunale d'appello
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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