AIUTO RICERCA
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Numero d'incarto: 39.2001.34
Data decisione, Autorità: 19.06.2001, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n. 39.2001.00034
DC/sc
Lugano 19 giugno 2001
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 3 aprile 2001 di
__________, 2. __________, rappr. da: __________,
contro
la decisione del 13 marzo 2001 emanata da
Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,
in materia di assegni di famiglia
ritenuto, in fatto
1.1. In data 13 marzo 2001 la Cassa cantonale per gli assegni di famiglia ha preso la seguente decisione formale nei confronti di __________ e __________:
" Secondo quanto disposto dall'art. 18 cpv. 1 della Legge sugli assegni di famiglia (di seguito LAF) dell'11 giugno 1986 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1998, a nome di sua moglie __________, occupata al 50% presso il Municipio della __________, è stato riconosciuto il diritto all'assegno in favore delle vostre figlie __________ nata il 15 ottobre 1983 e __________ nata il 20 giugno 1987, in misura del 50%.
La prassi amministrativa adottata, ha sempre circoscritto il campo d'applicazione della LAF al solo territorio Cantonale, non considerando eventuali attività salariate svolte "dall'altro genitore" all'estero o in un altro Cantone, sia per quanto concerne il riconoscimento della titolarità del diritto all'assegno sia per la determinazione dell'importo dell'assegno.
Tuttavia, il Tribunale cantonale delle assicurazioni in Lugano (di seguito TCA), chiamato a statuire in merito all'applicazione dell'art. 11 cpvv. 2 e 3 LAF, ha ritenuto che la titolarità del diritto all'assegno debba essere determinata indipendentemente da! luogo ‑ altro cantone o estero ‑ in cui "l'altro genitore" esercita la sua attività salariata (cfr. sentenze in re. M. V. d. G. del 2 settembre 1999 e A. A. del 18 settembre 2000), stabilendo che i disposti di legge siano sufficientemente chiari e non presentino nessuna lacuna e che non sia pertanto possibile estenderne l'interpretazione, in contrasto con la volontà del legislatore.
L'art. 11 cpv. 1 lett. b LAF, dispone che nel caso in cui la custodia del figlio sia affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno il genitore che esercita l'attività salariata a tempo pieno, se l'altro genitore esercita l'attività salariata a tempo parziale.
L'interpretazione che il TCA ha dato ai concetti di custodia e di attività salariata può sicuramente essere estesa all'art. 11 cpv. 1 LAF. Appare infatti insostenibile interpretare diversamente, a dipendenza del capoverso che viene applicato alla fattispecie concreta, concetti uguali contenuti in una stessa disposizione di legge; diversamente si creerebbero notevoli disparità di trattamento tra gli assicurati.
Pertanto, ritenuto che lei esercita la sua attività a tempo pieno in Italia, in applicazione dell'art. 11 cpv. 1 LAF e della relativa giurisprudenza del TCA, non sussistono più i presupposti affinché dal 1° gennaio 2001 sua moglie possa ancora essere riconosciuta titolare del diritto all'assegno." (Doc. _)
1.2. Contro questa decisione il marito dell'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale si è così espresso:
" Il sottoscritto __________, nato a __________ il 12 luglio del 1948 e domiciliato a __________, quale rappresentante della famiglia __________ ‑ in calce procura della moglie ‑ RICORRE contro il provvedimento in rubrica per i motivi che qui di seguito espone.
Il provvedimento in questione, emesso peraltro a seguito di mia richiesta d'informativa di cui si allegano copie ‑ allegati da nr. _ a mio avviso non è in linea con i dettami della LAF sia sotto il profilo formale e di legge che sostanziale e di equità sociale.
Il principio cui si ispira tale normativa, mi pare, è la famiglia ed i figli in particolare ‑ Art. 1 - alla quale viene accordato, a carattere integrativo e di sostegno un assegno (e solo uno ‑ Art.6) anche in presenza di due salariati. Figli, famiglia, assegno: una logica, implicazione.
L'art. 18 LAF 2° comma, poi, esalta ancora di più tale principio, mentre l'art. 11 disciplina il diritto di chi lo deve ricevere materialmente. Tale ultimo articolo, mi pare, non possa disciplinare il mio caso in quanto è un diritto che non ho; resta tuttavia la famiglia ed i figli che la LAF, tramite mia moglie Anita, parimenti tutela.
Orbene la mia famiglia, in virtù di una prassi amministrativa, che certamente non l'ha favorita, ha sempre percepito metà degli assegni familiari gratificando certamente chi ha ricevuto assegni fuori cantone od all'estero ed allo stesso tempo, tramite il coniuge salariato, in Ticino.
Tanto più che la stessa normativa (art. 18, comma 2°) viene ben applicata, a quanto mi risulta, per separati e/o riconiugati (salariato al 50% con ex coniuge anch'esso salariato almeno al 50%) .
E' doveroso evidenziare, a questo punto, che a nulla è valsa la mia segnalazione alla Cassa Cantonale ‑ allegato nr. 5 ‑ nella quale comunicavo, tra l'altro, l'inapplicabilità dell'art. 11 circa l'assegnazione del diritto alla prestazione ‑ diritto che ribadisco non ho ‑ in quanto, tra l'altro, i figli durante la mia assenza settimanale ‑ 5 giorni e 4 notti almeno ‑, per lavoro in Italia, quale dipendente della __________ di __________ ‑ Istituto bancario di diritto italiano ‑ sono in custodia di mia moglie __________ e l'art.2 del Regolamento LAF viene ancora una volta in aiuto, se ce ne fosse bisogno, della mia famiglia.
Sotto il profilo sostanziale e di equità sociale, la sospensione dell'assegno e una evidente ingiustizia, mi sia consentito, legata a logiche interpretative che, comunque e sempre, "puniscono" i miei figli.
La LAF certamente assegna alla mia famiglia ‑ e ne sono fermamente convinto leggendo la normativa nonché suo regolamento ‑ svizzera per 3/4 e presente in Svizzera, un assegno familiare così come l'assegnazione a tutte le altre famiglie di salariati, svizzere e non, ma in presenza di minori e soggette alla LAF ovviamente; e poco importa, mi pare, a chi spetta purché vi sia un assegno non percepito due volte.
Ora con tale ingiusto provvedimento, al momento, esiste almeno una famiglia in Ticino, con due figlie a carico e con la moglie che lavora al 50% per potersi dedicare ai figli, e che la stessa LAF all'art. 32 tutela ulteriormente, che viene privata di una prestazione sociale destinata, ripeto, alla famiglia ed ai figli, lasciandone la stessa completamente sprovvista in quanto in Italia non ho mai percepito assegni familiari, nè ne avrei avuto il diritto ‑ Vedasi all. nr.11 ‑.
Voglia pertanto codesto On. Tribunale annullare il provvedimento della Cassa cantonale per gli assegni familiari e voglia altresì fare assegnare a mia moglie Anita, che certamente lo destinerà ai figli, l'importo pieno ex art. 18 secondo comma LAF." (Doc. _)
1.3. Nella sua risposta del 18 maggio 2001 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
" (…)
Dalla richiesta di prestazioni si poteva evincere che pure il marito e ricorrente, signor __________ (di seguito: il ricorrente), era occupato quale salariato al 100% presso la __________ di __________.
Con corrispondenza 2 gennaio 2001 il ricorrente chiedeva alla resistente delle informazioni generali in merito alla LAF (doc. _), richiesta alla quale la resistente rispondeva in data 3 gennaio 2001 (doc. _); seguivano ulteriori scambi di corrispondenza, ai quali si rinvia quali doc. da _ a _.
In particolare dai doc. _ si può evincere che il ricorrente è attualmente occupato quale salariato al 100% presso la _________ (Italia), mentre la moglie è sempre occupata quale salariata al 50% quale puericultrice presso l'Asilo-Nido del Comune di _________.
I ricorrenti chiedono che il diritto agli assegni di base per le due figlie _______ e _______ venga ripristinato; essi chiedono altresì che alla madre - salariata al 50% presso il Comune di __________ - venga accordato il diritto ad un assegno intero, in applicazione dell'art. 18 cpv. 2 LAF, a mente del quale la persona che esercita solo parzialmente un'attività salariata "ha diritto ad un assegno intero, se la sua attività, aggiunta all'attività salariata dell'altro genitore, raggiunge almeno il grado di un'occupazione a tempo pieno".
Relativamente alla questione topica, in realtà il TCA ha prolato altre sentenze; vengono comunque qui riportate soltanto le tre summenzionate, che sono le più rappresentative e sono sempre state confermate in seguito dal TCA.
3.1. La sentenza 19.09.1998 in re E.C. trattava la fattispecie di un padre frontaliero, divorziato, salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il figlio era affidato per sentenza di divorzio alla madre, non salariata, che viveva in Italia. Mentre la resistente aveva negato il diritto al padre, in applicazione dell'art. 8b Reg. LAF, il TCA aveva accordato il diritto all'assegno di base, in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.
La sentenza 02.09.1999 in re F. Z. trattava la fattispecie di un padre divorziato, salariato per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il figlio era affidato per sentenza di divorzio alla madre, salariata a tempo pieno in Italia e residente in Italia. Con questa sentenza il TCA aveva confermato l'applicabilità dell'art. 11 cpv. 3 LAF e negato il diritto all'assegno, indipendentemente dal fatto che la madre, in Italia, non beneficiasse della prestazione familiare prevista dalla Legislazione italiana.
La sentenza 18.09.2000 in re A. A. trattava la fattispecie di una madre, che aveva la custodia del figlio e lavorava al 10% presso un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone; in virtù di tale legislazione la madre non aveva diritto all'assegno. Il padre, per contro, era salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF e postulava il diritto all'assegno. Anche in questo caso il TCA aveva negato il diritto, sempre in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.
3.2. Le citate sentenze del TCA (come pure le altre riportate alla nota 1) sono state rese in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, che disciplina il diritto all'assegno allorquando soltanto uno dei genitori ha la custodia del figlio.
È però opinione della resistente che le considerazioni del TCA espresse con la succitata giurisprudenza debbano essere estese mutatis mutandis ai cpvv. 1 e 2 della medesima disposizione di legge.
Non sarebbe, infatti, ammissibile, alla luce del principio di parità di trattamento, di interpretare il concetto di "attività salariata" nell'art. 11 cpv. 3 LAF diversamente dall'art. 11 cpvv. 1 e 2 LAF. Se, in effetti, per questo Tribunale il campo di applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF deve essere esteso alle attività salariate svolte per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni di famiglia di un altro Cantone (cfr. citata sentenza in re A.A.), risp. alle attività salariate svolte per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni di famiglia di uno Stato estero (cfr. citate sentenze in re E.C. e F.Z.), lo deve forzatamente essere pure per l'art. 11 cpv. 1 e l'art. 11 cpv. 2 LAF. Per una medesima disposizione di legge il campo di applicazione personale non può, in effetti, essere diverso.
Ora, è ben vero che l'art. 11 cpv..3 LAF è una norma particolare nel contesto dell'art. 11 LAF: in effetti conferisce, in via eccezionale, il diritto all'assegno al genitore salariato che non ha la custodia del figlio, mentre che negli altri due capoversi dell'art. 11 LAF le due condizioni (custodia ed attività salariata) sono cumulative. È altresì vero che sia per l'art. 11 cpv. 1 LAF come pure per l'art. 11 cpv. 2 LAF è la custodia ad essere condizione preminente per l'ottenimento del diritto, in conformità peraltro a quanto disposto dall'art. 4 LAF e che, in quest'ottica, l'art. 11 cpv. 3 LAF costituisce a tutti i titoli la sola ed unica eccezione, perché fa sì che la condizione dell'attività salariata diventi prioritaria rispetto alla condizione della custodia.
Non va però dimenticato che la resistente ha sempre sostenuto (si vedano, al riguardo, le argomentazioni sviluppate in sede di risposta di causa per l'incarto E.C. di cui alla succitata sentenza 19.09.1998), che l'art. 11 cpvv. 1‑3 LAF andava applicato solo e soltanto quando l'attività salariata del o dei genitori era svolta per un datore di lavoro assoggettato alla legge giusta gli artt. 6 e 13 LAF (che ne delimitava il campo di applicazione personale).
Sennonché, con le succitate sentenze questo Tribunale ha ritenuto che l'art. 11 (cpv. 3) LAF dovesse applicarsi indipendentemente dal genere di attività salariata svolta, cioè se per un datore di lavoro assoggettato alla legge oppure per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone oppure ancora per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Stato. In sostanza questo Tribunale ha ritenuto che laddove dovesse combinarsi l'attività salariata di un genitore per un datore di lavoro sottoposto alla LAF con un'altra attività salariata svolta per un datore di lavoro di un altro Cantone o all'estero andasse sempre applicato l'art. 11 (cpv. 3) LAF.
A mente della resistente, per le considerazioni sopra esposte relative al campo di applicazione personale, diveniva inevitabile concludere che la titolarità del diritto all'assegno ai sensi di tutto l'art. 11 LAF dovesse essere determinata indipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) ove si trovava il figlio, indipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) nel quale l'altro genitore (cioè quello che non è salariato per un datore di lavoro sottoposto alla LAF) esercitava la sua attività lavorativa ed, infine, indipendentemente dal fatto se quest'ultimo, se salariato, beneficiasse o meno di un assegno di famiglia per il figlio, previsto dalla relativa legislazione (di un altro Cantone o estera).
Per le considerazioni sopra esposte alla fattispecie torna applicabile l'art. 11 cpv. 1 lett. b) LAF, per il quale in siffatte circostanze la titolarità del diritto compete al genitore che ha il grado di occupazione più elevato, cioè al padre. Ritenuto che il padre non è salariato per un datore di lavoro sottoposto alla LAF (art. 13 LAF), in virtù dell'art. 6 LAF non gli può essere riconosciuto il diritto all'assegno di famiglia; e ciò indipendentemente dal fatto che egli non sia al beneficio della relativa prestazione familiare italiana.
Né può tornare applicabile alla fattispecie l'art. 18 cpv. 2 LAF, che si applica solo e soltanto per determinare l'importo dell'assegno e non il diritto allo stesso: in effetti va ricordato che il nuovo regime istituito dalla LAF conferisce la titolarità del diritto ad uno soltanto dei due genitori, anche se entrambi sono salariati per un datore di lavoro sottoposto alla legge; è quindi soltanto il genitore che è titolare del diritto - secondo quanto disposto dagli artt. da 6 a 12 LAF - a potersi prevalere dell'applicazione di tale norma, ovviamente purché egli sia un salariato ai sensi della legge.
Ciò che non può essere il caso nella fattispecie, perché il padre è salariato per un datore di lavoro sottoposto alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Stato.
La decisione della resistente merita quindi di essere confermata." (Doc. _)
1.4. Il 30 maggio 2001 i ricorrenti hanno trasmesso al TCA uno scritto del seguente tenore:
" Premetto che il rapporto con gli assegni familiari è stato sempre difficile, infatti già dalla nascita della mia primogenita, ________, pur lavorando io e mia moglie al 100% (sempre in Svizzera ed in Italia) dovemmo penare non poco per farceli assegnare cosa che avemmo con notevole ritardo, nostro malgrado, rispetto alla naturale nascita del diritto. Successivamente organizzammo la nostra vita familiare lavorando mia moglie al 50%, per potersi occupare delle bambine, ed io al 100% in Italia. Tutto sembrava procedere nella maniera dovuta con l'assegnazione del 50% degli assegni in quanto in Italia non ne avevamo diritto e questo fino all'uscita dell'articolo di __________ - si allega copia - che rimetteva in discussione la cosa e mi faceva sorgere il problema dell'art. 18 2°. Non nego però che qualche dubbio sull'assegnazione mi era sorto allorquando vennero dati per intero gli assegni a mia moglie e dopo qualche mese tolti, creando evidenti disparità con le colleghe: ma io lavoravo in Italia veniva detto.
Di persona mi recai alla Cassa cantonale per gli assegni familiari di Bellinzona, ma senza ottenere né una spiegazione logica né convincente. Nel frattempo mi sono convinto, approfondendo le mie conoscenze sulla LAF e Regolamento, che il legislatore ha voluto dare, in virtù del principio "del contenimento della povertà" dovuta alla nascita di un figlio - espressione usata dallo stesso Ufficio - un riconoscimento anche alla mia famiglia. la storia di quanto è successo dopo è tutta documentata nel ricorso al Vostro esame.
Mi preme, qui di seguito fare alcune considerazioni sulla risposta di causa fattami tenere da codesto on. Tribunale non prima, però, di aver segnalato che più che un cittadino informato, attento peraltro ad osservare le normative e le leggi di uno Stato che ospita me, ma che al tempo stesso è la Patria dei miei figli e di mia moglie, mi sono sentito un topo "secutato" da un gatto tendente a misurare la mia resistenza prima di mangiarmi.
Passando poi ad esaminare i singoli casi presi in considerazione dalla Cassa Cantonale e che hanno portato al diniego, a mio avviso illegale, anche del 50%, tengo a precisare e con soddisfazione, che nessuno ci riguarda: le basi della mia famiglia sono più che solide; la stessa è presente da sempre sul territorio ticinese per il ¾; non vi è frode alla legge.
L'accanimento nei nostri confronti del cennato ufficio, mi pare, trovi giustificazione solo sulla mia insistenza: ma se non insisto io per i miei figli, chi deve farlo! La LAF protegge anche la mia famiglia: non mi sembra una affermazione da dimostrare, mi sembra una certezza riconosciuta fino a qualche mese fa anche dalla Cassa cantonale assegni familiari, sia pure al 50%.
Ora la stessa motiva il suo operato con argomentazioni teorico-giuridiche, più che prove, - su due piedi non sono in grado di controbattere ma spero di poterlo fare in sede di udienza - che denotano una certa difficoltà ad esprimere concetti semplici, per una legge sociale di così vasta portata ed applicazione nonché tanto di regolamento che disciplina i casi particolari.
Voglia pertanto l'on. Tribunale Cantonale delle Assicurazioni, così come peraltro già richiesto e motivato nel ricorso del 1° aprile u.s. farci riassegnare il 50% ex art. 18 1°, anche perchè sono risorse finanziarie sottratte a minori, nonché decidere circa l'assegnazione ex art. 18 2° dell'assegno intero." (Doc. _)
in diritto
2.1. Secondo l'art. 2 cpv. 1 LAF titolare del diritto all'assegno di famiglia è il genitore.
È considerato genitore dalla legge il genitore naturale, adottivo, affiliante e biologico (art. 2 cpv. 2 LAF).
L'assegno di famiglia è riconosciuto per il figlio proprio e adottivo, nonché per il figlio del coniuge e per l'affiliato (art. 3 cpv. 1 LAF).
L'art. 4 LAF prevede che il genitore che ha la custodia del figlio , di regola, ha diritto all'assegno.
Il capitolo I della legge, dedicato all'assegno di base, stabilisce agli art. 6 e seg. le condizioni per poter avere diritto a questa prestazione.
In particolare l'art. 6 precisa che:
" Il salariato ha diritto all'assegno, per il figlio, se:
a) è occupato nel Cantone ed è alle dipendenze di un datore di lavoro sottoposto alla legge;
b) è residente nel Cantone ed è occupato fuori dal Cantone, se è alle dipendenze di un datore di lavoro sottoposto alla legge.
Il salariato ha diritto, per il figlio, ad un solo assegno."
L'art. 11 LAF stabilisce invece che:
" Se la custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno:
a) la madre, se entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a tempo pieno o un'attività salariata a tempo parziale, ma con pari grado di occupazione;
b) il genitore che esercita l'attività salariata a tempo pieno, se l'altro genitore esercita un'attività salariata a tempo parziale;
c) il genitore con il grado di occupazione più elevato, se entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a tempo parziale;
d) il genitore che esercita un'attività salariata, se l'altro genitore non ha alcuna attività salariata. (cpv. 1)
Se uno solo dei genitori ha la custodia del figlio ed entrambi esercitano un'attività salariata, ha diritto all'assegno il genitore che ha la custodia del figlio. (cpv. 2)
Il genitore che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata ha diritto all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata. (cpv. 3)
Il regolamento di applicazione definisce e disciplina casi particolari. (cpv. 4)"
Secondo l'art. 8c Reg. LAF (un solo genitore è frontaliero):
" Il genitore frontaliero è titolare del diritto se ha la custodia del figlio. (cpv. 1)
L'importo dell'assegno si determina in base al suo grado di occupazione. (cpv. 2)
Se il genitore ed il suo coniuge sono entrambi frontalieri, per la determinazione dell'importo dell'assegno si applica, per analogia, l'art. 18 LAF. (cpv. 3)"
L'art. 8d (entrambi i genitori sono frontalieri) prevede invece che:
" Se entrambi i genitori sono frontalieri ed entrambi hanno la custodia del figlio, la titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 1 LAF. (cpv. 1)
L'importo totale dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv. 2)
Se entrambi i genitori sono frontalieri ma uno soltanto ha la custodia del figlio, la titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 2 LAF. L'importo totale dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv. 3)"
2.2. Negli scorsi anni questo Tribunale è stato chiamato a pronunciarsi a più riprese sul diritto all'assegno di base nel caso di assicurati senza la custodia del figlio. Il TCA ha concluso che in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, questi assicurati hanno diritto all'assegno di base se il loro coniuge non ha un'attività salariata.
Poiché il conferimento del diritto all'assegno anche in assenza del fondamentale presupposto della custodia costituisce un eccezione (e quindi va interpretata restrittivamente), secondo il TCA, nel contesto dell'art. 11 cpv. 3 LAF, se il coniuge esercita un'attività lucrativa a tempo pieno o anche a tempo parziale fuori Cantone o all'estero, l'assicurato non ha diritto all'assegno di base (per l'esposizione dettagliata dei motivi con riferimento anche al Messaggio del Consiglio di Stato e ai lavori parlamentari, cfr. in particolare la STCA del 17 settembre 1998 nella causa E.S., 39.98.8, pubblicata in "Leggi cantonali sugli assegni familiari". Ed. UFAS, Berna, settembre 2000 pag. 47-51; la STCA del 19 ottobre 1998 nella causa L.M., 39.98.19, pubblicata in Leggi cantonali sugli assegni familiari, pag. 51-54; la STCA del 2 settembre 1999 nella causa F.Z., 39.99.39; la STCA del 18 settembre 2000, 39.2000.11; la STCA del 21 novembre 2000 nella causa F.P.G., 39.2000.14).
2.3. L'amministrazione ritiene a torto che la giurisprudenza appena riassunta, che trae origine da una norma di regolamento (dichiarata dal TCA contraria alla legge) con la quale si negava in modo sistematico l'assegno di base ai lavoratori o alle lavoratrici frontaliere che non avevano la custodia del figlio (cfr. art. 8c cpv. 1 Reg. LAF: "il genitore frontaliero è titolare del diritto se ha la custodia del figlio"), debba essere applicata anche agli assicurati che hanno la custodia del figlio.
In realtà la custodia del figlio realizza il fondamentale presupposto introdotto dal legislatore con la nuova LAF (ciò che è peraltro già stato dettagliatamente esposto nella citata sentenza E.C. alla quale si rinvia. Basta qui ricordare che il Messaggio del Consiglio di Stato sottolinea che "è la custodia ad essere condizione preminente per l'ottenimento del diritto" ed ancora "il legislatore intende porre quale condizione per l'ottenimento di ogni genere di assegno la custodia del figlio: ha quindi diritto all'assegno - di regola - soltanto il genitore che ne ha la custodia").
Per questo motivo il lavoratore o la lavoratrice frontaliera che hanno la custodia del figlio e che esercitano un'attività salariata ai sensi dell'articolo 6 LAF hanno diritto all'assegno.
Nella presente fattispecie l'assicurata, coniugata ed avente la custodia delle figlie _________ e ________, esercita un'attività salariata a metà tempo in Ticino. Suo marito esercita invece un'attività a tempo pieno in Italia e non ha dunque un'attività salariata ai sensi dell'art. 6 LAF.
In simili condizioni la ricorrente ha diritto all'assegno di base, fondato sull'art. 11 cpv. 1 lett. d LAF e sull'art. 8c Reg. LAF.
A titolo abbondanziale va rilevato che non potevano certo sfuggire all'amministrazione sia il contenuto e l'esito del dibattito parlamentare (ampiamente riprodotto nella già citata sentenza E.C. del 17 settembre 1998) sia la successiva iniziativa parlamentare del 30 novembre 1998 dell'on. Camponovo (cfr. D. Cattaneo, "La legge sugli assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti" in Il diritto pubblico ticinese nel terzo millennio, RDAT I 2000 pag. 121 seg. (127)).
Come segnalato dalla Cassa cantonale nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3), sta dunque al legislatore, in occasione dell'imminente prima revisione della LAF, apportare delle modifiche all'attuale ordinamento, se lo riterrà opportuno.
2.4. Secondo l'art. 16 cpv. 1 LAF, l'ammontare dell'assegno è di
fr. 183.-- mensili.
In caso di attività a tempo parziale l'art. 18 cpv. 1 LAF stabilisce che:
" La persona che esercita solo accessoriamente o parzialmente un'attività salariata ha diritto ad un assegno calcolato in proporzione alla durata effettiva delle prestazioni lavorative prestate."
L'art. 18 cpv. 2 LAF precisa invece che essa ha diritto ad un assegno intero, se la sua attività, aggiunta all'attività salariata dell'altro genitore, raggiunge almeno il grado di un'occupazione a tempo pieno.
2.5. Nella presente fattispecie soltanto __________ esercita un'attività salariata ai sensi della LAF. Essa lavora al 50% presso il Municipio della __________. Di conseguenza, in applicazione dell'art. 18 cpv. 1 LAF e dell'art. 8c cpv. 2 Reg. LAF essa ha diritto a metà dell'assegno di base per ognuna delle due figlie.
Come giustamente sottolineato dall'amministrazione (cfr. consid. 1.3 punto 4), l'art. 18 cpv. 2, in questo caso non entra in considerazione visto che il padre non è salariato ai sensi della LAF. La norma ha infatti soprattutto lo scopo di determinare l'importo dell'assegno nel caso di due coniugi, salariati ai sensi della LAF ed esercitanti entrambi un'attività a tempo parziale (es. moglie salariata al 70% e marito salariato al 50%: diritto per la moglie ad un assegno intero sulla base dell'art. 18 cpv. 2 LAF).
L'assicurata ha dunque diritto soltanto ad un assegno proporzionato al suo grado di occupazione del 50%.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso é accolto e la decisione impugnata è annullata.
§ Di conseguenza ___________, anche dopo il 1° gennaio 2001, ha diritto all'assegno di base per le figlie _________ e _________ in proporzione al suo grado di occupazione.
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Intimazione alle parti.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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