AIUTO RICERCA
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Numero d'incarto: 80.1999.188
Data decisione, Autorità: 04.11.1999, CDT
Incarto n. 80.1999.00188
Lugano 4 novembre 1999
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello
composta dai giudici:
Alessandro Soldini, presidente, Stefano Bernasconi, Lorenzo Anastasi
segretario:
Andrea Pedroli, vicecancelliere
statuendo sul ricorso del 20 settembre 1999
in materia di: IC/IFD 99/00
presentato da:
e __________ __________ __________, __________ __________,
ritenuto
in fatto ed in diritto
I coniugi __________ e __________ __________ __________ sono proprietari di un immobile nel Comune di __________, il cui valore ufficiale di stima ammonta a fr. 381'865.-. Nella dichiarazione d'imposta IC/IFD 1999-2000 essi dichiaravano un valore locativo della propria abitazione di fr. 16'180.- e un reddito da pigioni di fr. 5'400.- di media annua. Nella notifica di tassazione del 31 maggio 1999 l’Ufficio di tassazione di __________ esponeva loro quale reddito della sostanza immobiliare i due suddetti importi per complessivi fr. 21'580. di media annua.
Il 18 giugno 1999 i coniugi __________ presentavano reclamo contestando il valore locativo della loro casa di __________ e chiedendo che il reddito dell'intero immobile fosse definito in fr. 15'000.- di media annua. Lamentavano in sostanza che il valore della loro abitazione, censita nel 1988, era chiaramente maggiore rispetto a quello attribuito alle abitazioni costruite e censite alcuni anni dopo.
Dopo aver sentito i contribuenti, l'Ufficio di tassazione con decisione del 20 settembre 1999 respingeva il reclamo, argomentando sostanzialmente:
«L'immobile del reclamante si compone di due appartamenti indipendenti: uno di 3 locali al piano terra, affittato per fr. 450.-- mensili ai genitori e l’altro, di 4 locali e mezzo, usato dai proprietari.
Il valore locativo del proprio appartamento é stato stabilito in fr. 16’180.-- annui, considerando la percentuale del 6,5%, applicata al valore di stima del fabbricato, con la deduzione dell’importo di fr. 5’400.-- percepito dai genitori per l’altro appartamento.
La scrivente autorità ritiene questa valutazione assai corretta e rispettosa della parità di trattamento fra tutti i proprietari dell’intero circondario di __________.
Infatti in tutti i casi in cui il valore locativo é stato calcolato in base alla stima ufficiale, si riscontra la medesima situazione descritta dal reclamante: se l’immobile é censito prima del 1.1.1991 sono applicabili i parametri usati nel caso in rassegna».
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi __________ e __________ __________ __________ ripropongono la richiesta di riduzione del valore locativo a fr. 15’000, lamentando una disparità di trattamento nei confronti dei proprietari di stabili costruiti negli anni ‘90 e invocando gli articoli 8 e 31 della Costituzione federale.
4.1.
Giusta l'art. 20 cpv. 1 lett. b LT e 21 cpv. 1 lett. b LIFD l'uso da parte del proprietario del suo immobile o di parte di esso è fiscalmente imponibile quale reddito della sostanza immobiliare: ad esso viene attribuito un valore locativo. Anche l'uso di quote di comproprietà, erette in PPP (art. 712 seg. CC) e considerate fondi secondo l'art. 655 CC, soggiace quindi all'imposta conformemente alle citate norme fiscali.
4.2
La legge non indica tuttavia come debba essere valutato ai fini dell'imposizione il vantaggio economico derivante dall'uso personale della proprietà fondiaria. Secondo la giurisprudenza il valore locativo deve corrispondere alla pigione che il contribuente dovrebbe pagare per avere l'uso di un bene equivalente. Altrimenti detto: il valore locativo deve corrispondere alla mercede che, secondo le condizioni di mercato, il proprietario potrebbe richiedere locando lo stesso immobile ad un terzo. In altre parole, il valore locativo deve corrispondere, in linea di principio, al valore oggettivo di mercato.
4.3
Il Tribunale federale ha per altro confermato che il valore locativo deve corrispondere «al canone che si potrebbe esigere equamente da un locatario desideroso di assicurarsi il godimento di un oggetto del genere - tenendo conto in modo adeguato delle particolarità della costruzione e delle sue installazioni, in quanto esse rispondano ai bisogni normali di un utente di condizioni economiche e sociali analoghe a quelle del proprietario» (ASA 15 p. 361; 438 consid. 1; DTF 69 I 24/25; Rusconi, L’imposition de la valeur locative, Losanna 1988, p. 98). Che il valore locativo così stabilito corrisponda o meno ad una rimunerazione normale del capitale investito nel fondo non è essenziale (DTF 66 I 80), e il proprietario è tenuto a lasciarsi fiscalmente imputare il corrispettivo del reddito in natura così percepito, non l'interesse normale del valore in capitale dell' oggetto (DTF 69 I 24; STF del 12 novembre 1975 in re A. S. p. 4 s.).
4.4.
Per ragioni di praticità e di praticabilità del diritto, il valore locativo di abitazioni unifamiliari verrà stabilito, di massima, come accennato sopra, applicando, nel periodo di tassazione 1999/2000, al valore di stima ufficiale dell'immobile il tasso del 5%, se la stima è entrata in vigore dopo il 1° gennaio 1990, del 6,5% se la stima risale a un periodo compreso tra il 1° gennaio 1986 e il 1° gennaio 1989 e del 7,25% se la stima risale al 1° gennaio 1985 o è anteriore a tale data. Un’eccezione è prevista per gli immobili situati in comuni con revisioni entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 1991 o per immobili che, negli stessi comuni, sono stati costruiti o riattati e le cui stime sono entrate in vigore dopo la revisione generale: ad essi si applica il tasso del 6,25% (Istruzioni 1999-2000 per la compilazione della dichiarazione d'imposta). Tale modo di procedere non è, in linea di principio, contrario al principio dell'uguaglianza di trattamento (CDT n. 424 dell'11 novembre 1986 in re M.B.; CDT n. 498 del 12 dicembre 1986 in re C.S.).
5.1.
L’art. 47 della legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (Lst), così come modificato dalla legge 7 febbraio 1999, in vigore dal 1° gennaio 1999, stabilisce che:
Le stime delle revisioni generali esistenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge sono, ai fini di tutte le loro utilizzazioni, considerate nella misura seguente:
in modo invariato nei comuni la cui revisione generale è entrata in vigore il 1.1.1977, il 1.1.1979, il 1.1.1981, il 1.1.1983, il 1.1.1985, il 1.1.1987 e il 1.1.1989,
con una diminuzione del 30% nei comuni la cui revisione generale è entrata in vigore il 1.1.1991, 1.1.1993, 1.1.1995 e 1.1.1997.
L’art. 48 della stessa legge, sempre nella versione in vigore dal 1° gennaio 1999, prevede poi che:
1Le stime dei fabbricati nuovi o riattati dopo le revisioni generali ed esistenti al momento dell’entrata in vigore della presente legge sono, ai fini di tutte le loro utilizzazioni, considerate nella misura seguente:
in modo invariato nei comuni la cui revisione generale è entrata in vigore il 1.1.1977, il 1.1.1979, il 1.1.1981, il 1.1.1983, il 1.1.1985, il 1.1.1987 e il 1.1.1989,
con una diminuzione del 30% nei comuni la cui revisione generale è entrata in vigore il 1.1.1991, 1.1.1993, 1.1.1995 e 1.1.1997.
2Nei Comuni la cui revisione generale è entrata in vigore prima del 1.1.1991, i proprietari interessati possono chiedere all’Ufficio delle stime, entro 30 giorni dalla pubblicazione della presente modifica nel Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del Cantone Ticino, una diminuzione del 30% della variazione della stima dei fabbricati nuovi o riattati la cui stima è entrata in vigore dal 1.1.1991 in poi.
5.2.
Nella fattispecie, gli immobili di __________ sono stati sottoposti a revisione generale nel 1985, mentre la casa dei ricorrenti è stata stimata nel secondo semestre del 1988.
Di conseguenza, l’autorità fiscale ha ritenuto applicabile l’art. 48 cpv. 1 seconda frase Lst, secondo cui la stima di un fabbricato realizzato dopo la revisione generale deve essere utilizzata in modo invariato nei comuni in cui la revisione generale è entrata in vigore negli anni fra il 1977 e il 1989. Non può neppure entrare in considerazione l’art. 48 cpv. 2 Lst, per il fatto che la variazione della stima per la nuova costruzione è comunque anteriore al 1° gennaio 1991.
Poiché poi la stima risale a un periodo compreso tra il 1° gennaio 1986 e il 1° gennaio 1989, al valore di stima stesso va applicato il tasso del 6,5% per il calcolo del valore locativo.
L’operato dell'Ufficio di tassazione è pertanto conforme alla legislazione vigente.
6.1.
Per spiegarsi le ragioni per cui il legislatore ha voluto attenuare le stime ufficiali dei soli immobili stimati negli anni ‘90, è necessario conoscere la genesi delle norme transitorie della Lst. Tale aspetto è già stato esaminato in modo approfondito da questa Camera, in una sentenza del 1998 (cfr. RDAT II-1998 n. 17t pp. 325-338).
6.1.1.
Il Messaggio del Consiglio di Stato n. 4375 concernente il progetto di nuova legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare, del 21 febbraio 1995, prevedeva delle norme transitorie alquanto diverse da quelle contenute nella legge poi entrata in vigore. In particolare, per i fabbricati nuovi o riattati dopo le revisioni generali dei rispettivi comuni, il governo aveva progettato due discipline diverse, a dipendenza del fatto che il fabbricato nuovo o riattato avesse comportato un aumento di valore fino a fr. 30’000 o oltre tale importo. Nel primo caso, era stata prevista l’applicazione della norma transitoria riferita alle revisioni generali delle stime, con la conseguenza che l’aumento o la diminuzione dei valori, ai fini fiscali, veniva fatto dipendere dalla data dell’entrata in vigore della revisione generale delle stime. Nel secondo caso, invece, per la quota di stima riferita alla nuova costruzione erano previsti appositi correttivi (da un aumento del 20% ad una diminuzione del 10%), a dipendenza sia della data di entrata in vigore della nuova stima particolare sia di quella dell’entrata in vigore della stima generale in quel Comune.
A tale proposito, nel Messaggio (pp. 32-34), si legge quanto segue:
«Le norme, di carattere transitorio, sono riferite alle stime previgenti (quelle delle revisioni generali messe in vigore a partire dal 1977 e dei successivi fabbricati nuovi o riattati) nonché alle revisioni generali che entreranno in vigore il 1. gennaio 1997 e dei successivi fabbricati nuovi o riattati, e che, in virtù del precedente art. 43, saranno ancora determinate in base ai disposti della legge attualmente in vigore.
«Esse introducono, per il periodo transitorio, quindi fino all’entrata in vigore delle revisioni generali “allineate” ad un medesimo anno di riferimento (secondo l’art. 6) e ai fini di tutte le utilizzazioni del valore di stima, un riequilibrio dei valori assoggettando quelli più vecchi ad un moderato aumento (+ 10%/20%) e quelli nuovi ad una diminuzione (‑ 10%); i valori intermedi saranno invece mantenuti al livello attuale.
«Rileviamo che con i valori di perequazione proposti il valore globale di stima della sostanza immobiliare di tutto il Cantone si mantiene grosso modo al livello attuale (fr. 45.2 Miliardi).
«Lo scopo della norma non è infatti quello di aumentare il valore della sostanza imponibile, bensì di permettere un graduale passaggio alla nuova legge attuando tra l’altro, già nella fase di transizione, un maggior rispetto della parità di trattamento.
«Osserviamo che per garantire una maggiore omogeneità dei valori, con la perequazione occorre procedere in modo differenziato a seconda se si tratta di stime relative alla revisione generale o di quelle dei successivi fabbricati eseguiti a nuovo o oggetto di riattamenti totali o parziali.
«Per motivi di parità si deve infatti evitare che le stime di fabbricati di tipo analogo, costruiti o riattati nella stessa epoca, siano considerate in maniera sensibilmente diversa solo perché appartenenti a comuni con differente turno di revisione.
«Non si può tuttavia ragionevolmente pretendere che il disciplinamento ‑ che, ricordiamo, ha comunque solo carattere transitorio ‑ possa risolvere nei più piccoli dettagli la situazione di ogni stima. Si deve infatti commisurare l’onere necessario al risultato che si vuole raggiungere per sostenere ancora il principio della parità di trattamento.
«I casi interessati sono infatti circa 55’000 e vanno dalla piccola autorimessa (box), alla piccola aggiunta a fabbricati esistenti, a migliorie interne di poco conto, sino a giungere ai nuovi fabbricati veri e propri (case monofamiliari, stabili d’appartamento, edifici industriali, ecc.) e ai riattamenti completi di stabili esistenti.
«Si propone quindi di fissare a fr. 30’000.‑ il limite dell’incremento di valore oltre al quale sono applicate misure differenziate rispetto a quelle adottate per i relativi turni di revisione generale.
«Possiamo senz’altro affermare che questa limitazione potrà sgravare notevolmente il lavoro amministrativo senza per questo provocare effetti pratici rilevanti per i proprietari sia per quanto riguarda le applicazioni fiscali che quelle contributive.
[... omissis...]
«La differenziazione proposta per i fabbricati nuovi o riattati interesserà tutti i comuni, indipendentemente dal loro turno di revisione, per quanto riguarda le stime dei fabbricati nuovi o riattati a partire dal 1. gennaio 1985.
«Non si ritiene necessario operare la citata differenziazione anche alle stime di detti fabbricati precedenti al 1. gennaio 1985, poiché si può oggettivamente ritenere che siano sufficientemente omogenee con quelle delle relative revisioni generali.
«Si propongono pertanto le misure seguenti:
Le stime dei fabbricati nuovi con valori inferiori a fr. 30’000.‑ o riattati per un valore corrispondente sono sempre considerate come quelle delle revisioni generali dei relativi comuni.
Per i comuni dei bienni 1977, 1979, 1981 e 1983 tutte le stime dei fabbricati nuovi o riattati sino al 1.1.1985 sono considerate come quelle delle revisioni generali.
Le stime dei fabbricati nuovi o riattati di tutti i comuni entrate in vigore dopo il 1.1.1985 sono così considerate:
sino al 1.1.1990: invariato
dal 1.1.1991: ‑ 10%
(La quota di stima dei fabbricati riattati rimasta invariata è perequata come la relativa revisione generale)
«Come più sopra accennato l’applicazione differenziata della perequazione per i fabbricati nuovi o riattati, malgrado le semplificazioni proposte, comporta un onere amministrativo non indifferente. Essa richiede infatti di procedere a uno spulcio meticoloso dei registri delle stime e di quelli fiscali (schedine anagrafiche) di circa 20’000 fabbricati nuovi o oggetto di riattamento totale o parziale per il quale si prevede l’impiego di circa 11 unità assunte per il periodo di un anno, con un costo valutato in circa fr. 550’000.‑.».
Come si vede, il sistema di perequazione previsto per la fase transitoria dal Consiglio di Stato era sì estremamente preciso e rispettoso della preoccupazione di evitare disparità di trattamento, ma era anche oltremodo complesso. Del resto, il governo per primo ne era consapevole, se, come visto alla fine dello stralcio riportato, avvertiva del dispendio che la realizzazione della norma transitoria avrebbe comportato.
Bisogna tener presente che, a differenza delle disposizioni transitorie attualmente in vigore, quelle previste dal disegno di legge del 1995 prevedevano, quali correttivi per equilibrare i valori di stima fino all’entrata in vigore di quelli nuovi, sia un aumento dei valori previgenti (fino al 20%) sia una loro riduzione (fino al 10%), a seconda della data della revisione generale. Di conseguenza, nel caso di stime recenti effettuate in seguito a nuova costruzione o riattazione, con riferimento ad immobili situati in comuni in cui la revisione generale era molto risalente, si sarebbe posto il seguente problema: in virtù della prima disposizione transitoria, al valore di stima ufficiale si sarebbe dovuto applicare l’aumento del 10% o addirittura del 20%, a prescindere dal fatto che tale stima ufficiale fosse stata recentemente elevata a causa di una nuova costruzione. Donde la necessità di prevedere un correttivo, proprio per i nuovi fabbricati o le parti riattate.
6.1.2.
Proprio la difficoltà di attuare in pratica la descritta determinazione dei valori di perequazione, scorporando la quota di stima riferita alla nuova costruzione o al riattamento, ha costituito motivo di riesame del disegno di legge da parte della Commissione speciale in materia tributaria.
Per quanto concerne le revisioni generali delle stime intraprese negli anni precedenti, la Commissione ha rinunciato agli aumenti e alle riduzioni del 10%, limitandosi ad apportare correttivi (in più e in meno, a seconda della data di entrata in vigore delle rispettive revisioni) nella misura del 20% e lasciando invece invariate le stime degli anni dal 1981 al 1989.
Con riferimento ai fabbricati nuovi o riattati, ha invece elevato il limite di valore, al di sopra del quale si intraprende lo scorporo della quota di stima che si riferisce alla nuova costruzione o al riattamento, da fr. 30’000.– a fr. 100’000.–.
Ecco come si esprime a tale proposito il Rapporto n. 4375 R della Commissione speciale in materia sul messaggio 25 febbraio 1995 concernente il progetto di nuova legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare, del 20 settembre 1996:
«Le norme transitorie hanno quale obiettivo, da concretizzare nel periodo che intercorre fra l’entrata in vigore della nuova legge e l’entrata in vigore simultanea in tutto il territorio cantonale delle nuove stime determinate in base alla nuova legge, di riequilibrare i valori di stima più vecchi con quelli più recenti per una maggiore parità di trattamento fra i proprietari di sostanza immobiliare ubicata in comuni la cui revisione delle stime è avvenuta in tempi diversi.
«La Commissione propone di semplificare gli adeguamenti raggruppando le stime delle revisioni generali entrate in vigore negli anni dall’1.1.1981 all’1.1.1989 e di incrementare la riduzione dal 10 al 20 % delle stime delle revisioni generali entrate in vigore dall’1.1.1991 all’1.1.1995.
«I motivi della scelta commissionale sono i seguenti:
• I’adeguamento delle stime nel periodo transitorio non deve causare un onere amministrativo tale da ritardare l’entrata in vigore delle nuove stime determinate in base alla nuova legge.
La parità di trattamento, punto cardine della nuova legge, è assicurata solo con l’entrata in vigore simultanea delle nuove stime determinate in base a criteri omogenei. Le norme transitorie possono invece solo attenuare le stridenti disparità di trattamento esistenti ma non eliminarle.
L’adeguamento è transitorio. Verosimilmente durerà 3-4 anni, pari al tempo necessario per rendere operativa la nuova legge con l’entrata in vigore delle nuove stime.
• Le norme transitorie hanno ragione d’esistere perché consentono un passaggio graduale all’adozione delle nuove stime in base alla nuova legge e consentono d’approssimarsi a una situazione di parità di trattamento.
• Le revisioni generali delle stime dell’1.1.1991, 1.1.1993 e 1.1.1995 sono state effettuale con criteri omogenei.
In occasione della riduzione del 10% delle stime, decisa nel 1993, si parificarono le stime delle revisioni generali entrate in vigore l’1.1.1993 e l’1.1.1995 avuto riguardo a non compromettere un giusto equilibrio con i valori degli anni precedenti.
«La Commissione ha voluto mediare le esigenze del Dipartimento economia e finanze, miranti a mantenere il substrato esistente, e quelle dei promotori dell’ “Iniziativa popolare per la modifica dei valori di stima” pur nel rispetto delle summenzionate considerazioni. Ha quindi ricercato una soluzione di convergenza per evitare che l’irrigidimento delle posizioni pregiudicasse l’accoglimento della nuova legge e con essa gli incontestabili miglioramenti dal profilo, ritenuto prioritario, della parità di trattamento.
«L’incremento proposto dell’adeguamento delle stime delle revisioni generali entrate in vigore dall’1.1.1991 all’1.1.1995, passando da un valore di perequazione dello 0,9 del messaggio allo 0,8 proposto dalla Commissione, congiuntamente al mantenimento delle stime delle revisioni generali degli anni 1981 e 1983 comporterà una riduzione di 2,29 mia. di franchi (‑5,06%) a fronte della riduzione di 0,36 mia. di franchi (‑0,8%) della proposta dell’esecutivo del valore di stima complessivo del parco immobiliare cantonale, pari, attualmente, a 45,23 mia. di franchi.
«La Commissione non ha ritenuto proponibili riduzioni più accentuate, perché, verosimilmente, esse saranno oggetto d’incremento decorso il periodo transitorio.
«Adeguamenti particolari devono essere previsti nel periodo transitorio anche per le stime di fabbricati nuovi o riattati, effettuate dopo le revisioni generali nei rispettivi comuni.
Dal profilo della parità di trattamento non si può far dipendere la stima di edifici, edificati o riattati nello stesso periodo e paragonabili, dalla data d’entrata in vigore delle stime generali nel rispettivo comune.
«Per i fabbricati oggetto di sostanziali modifiche occorrerà scorporare il valore di stima del "vecchio" edificio dal valore della miglioria apportata.
La Commissione propone d’innalzare la soglia a partire dalla quale si deve procedere a un adeguamento differenziato nel periodo transitorio da fr. 30,000.‑ a fr. 100,000.‑.
Oltre a suddetto limite d’incremento di valore gli adeguamenti transitori delle stime non saranno effettuati in base ai parametri validi per le stime delle revisioni generali (art. 47) ma in base alle norme dell’art. 48.
«L’aggravio fiscale corrente (imposta sulla sostanza, imposta immobiliare, imposta minima) supplementare cagionato dall’innalzamento del limite proposto (+ fr. 70,000.‑) per l’effettuazione di un adeguamento è ritenuto sostenibile in base alle seguenti considerazioni.
«La riduzione massima prevista nel periodo transitorio ammonta al 20%. Non si considerano le norme transitorie riguardanti un incremento del valore di stima attuale, perché l’innalzamento della soglia comporta in questi casi un vantaggio per il proprietario contribuente.
[... omissis...]
«La modifica proposta ridurrà il numero delle stime da adeguare rispetto al messaggio, perché elimina da un lato i fabbricati nuovi e riattati stimati nel periodo 1981‑83, e ne riduce d’altro lato il numero di casi proponendo d’innalzare la soglia a fr. 100,000.–».
6.1.3.
Nonostante la relativa semplificazione apportata al disegno di legge dalla Commissione tributaria, il sistema di perequazione previsto dalla legge per gli anni intercorrenti fra la sua entrata in vigore e l’adozione delle nuove stime continuava a rimanere alquanto complesso, al punto da non consentire una sua attuazione nel primo periodo fiscale dopo l’entrata in vigore della nuova legge. Per questa ragione, la Commissione, quando ormai i lavori parlamentari per l’approvazione del disegno di legge erano in corso, ha proposto un emendamento delle norme transitorie, da cui è risultata una versione molto più facile da applicare. È in questo modo che è nata la disposizione ora in vigore.
Nel corso di una seduta del 12 novembre 1996, il capo della Sezione bonifiche e catasto ha così illustrato le ragioni della nuova modifica delle norme transitorie:
«in relazione alla prevista entrata in vigore il 1° gennaio 1997 della nuova legge, è stato posto dalla Divisione delle contribuzioni il problema dei tempi necessari per rendere operativa la norma transitoria, questo con riferimento alle necessità di tassazione del periodo fiscale 1997/98. Si è potuto accertare che, per mettere in atto la norma transitoria in tempi utili per le tassazioni 1997/98, sarebbe stato necessario l’impiego di circa 90 nuove unità di lavoro a partire da subito per un periodo di 30 giorni. Questa constatazione ha portato alla conclusione che la norma transitoria nella formulazione prevista dal Rapporto avrebbe potuto essere resa operativa solo a partire dal periodo fiscale 1999/00. Sono state pertanto valutate altre possibilità per permettere di applicare la norma transitoria già a partire dal periodo fiscale 1997/98. Ne è risultata una semplificazione della norma transitoria nel senso di operare unicamente una diminuzione del 20% dei valori delle revisioni generali delle stime entrate in vigore nel periodo dal 1991 al 1997 e relativi fabbricati nuovi rinunciando quindi agli aumenti per i bienni 1977/79 e al disciplinamento particolare riguardante i nuovi fabbricati dei Comuni con termini di revisione precedenti il 1.1.1991 previsti dalla norma transitoria del Rapporto. La semplice riduzione dei valori di stima nei Comuni con revisioni generali dal 1.1.1991 in poi (compresi i fabbricati nuovi) permette infatti agli Uffici di tassazione di calcolare direttamente il valore di stima corretto senza far capo a verifiche particolari da parte dell’Ufficio di stima»
(Verbale della Commissione speciale in materia tributaria, del 12 novembre 1996, p. 2).
La direttrice del Dipartimento delle finanze, nella stessa seduta, ha formulato considerazioni analoghe:
«__________conferma che, mantenendo la norma transitoria nella versione del Rapporto commissionale, la stessa non potrà, a causa dei tempi tecnici necessari alla correzione dei valori di stima, essere resa operativa a partire dal periodo fiscale 1997/98. Le maggiori difficoltà sono poste dalla necessità di individuare i fabbricati nuovi il cui valore di stima deve essere oggetto di correzione. La soluzione di diminuire unicamente i valori nei Comuni con revisioni generali degli anni 1991/1997 senza toccare i fabbricati nuovi degli altri Comuni è, rispetto alla proposta commissionale e dal profilo della parità di trattamento, meno soddisfacente. Si tratta però dell’unica alternativa praticabile se si vuole rendere operativa la norma transitoria già a partire dal biennio fiscale 1997/98. L’Ufficio stima si è limitato unicamente a segnalare il problema, la scelta se correggere o meno la norma transitoria compete comunque alla Commissione»
(Verbale cit., p. 2).
Le conseguenze di questa semplificazione, svantaggiose per i proprietari di fabbricati nuovi ubicati in comuni con stime assoggettate a revisione generale prima degli anni ‘90, non sono passate inosservate, ma sono state invece rilevate dalla vicepresidente della Commissione stessa:
«la soluzione di semplicemente correggere i valori delle revisioni generali 91/97 compresi i fabbricati nuovi senza considerare i fabbricati nuovi dei Comuni con revisioni generali precedenti il 1.1.1991 è, dal profilo della parità di trattamento, meno soddisfacente della variante considerata nel Rapporto commissionale. Si tratta però di valutare se è meglio avere una normativa transitoria meno precisa, ma che è immediatamente operativa oppure se è preferibile adottare la soluzione del Rapporto che è più soddisfacente dal profilo della parità di trattamento, ma che richiede per la sua messa in atto ancora due anni di tempo»
(Verbale cit., pp. 2-3).
Lo stesso punto di vista è stato espresso, durante la medesima seduta, dal capo della Sezione bonifiche e catasto:
«aggiunge che tra le due alternative quella della soluzione immediata è da preferire poiché costituisce già un primo passo nei riguardi dei proprietari anche se non sono considerate le costruzioni nuove nei Comuni con revisioni generali precedenti il 1.1.1991. La normativa transitoria nella versione del Rapporto, anche se più completa dal profilo del conseguimento della parità di trattamento, richiede invece un tempo di attuazione tale da fame slittare l’effetto tra due anni»
(Verbale cit., p. 3).
Il presidente dell’Ufficio di stima ha a sua volta precisato che:
«procedendo alla stima dei nuovi fabbricati si è comunque già considerato di ponderare il valore di stima in modo da tener conto anche dell’anno di entrata in vigore delle revisioni generali nel rispettivo comune»
(Verbale cit., p. 3).
6.1.4.
È dunque alla luce di questi presupposti che deve leggersi ed interpretarsi la norma transitoria di cui all’art. 48 Lst, nella forma approvata dal Gran Consiglio in data 13 novembre 1996. Nel corso del dibattito parlamentare, la relatrice ha precisato in aula che «il punto più debole nell’obiettivo di cercare di attenuare le attuali disparità di trattamento» è “forse” la rinuncia ad adeguare le stime dei fabbricati nuovi o riattati negli anni ‘90, ubicati in comuni oggetto di revisione delle stime nel periodo dal 1977 al 1989 (Verbali del Gran Consiglio, Sessione ordinaria autunnale 1996, Seduta V, mercoledì 3 novembre 1996, p. 489).
Non va però trascurato il fatto che proprio da questa preoccupazione è nata la nuova versione dell’art. 48 cpv. 2 Lst, che consente appunto ai proprietari di fabbricati nuovi o riattati, che sorgono in comuni la cui revisione generale è entrata in vigore prima del 1.1.1991, di chiedere una una diminuzione del 30% della variazione della stima.
6.2.
Una norma è in contrasto con il principio della parità di tratta-mento se stabilisce differenze giuridiche, per le quali non è rav-visabile un motivo ragionevole nei rapporti da regolare, oppure tralascia differenze che si imporrebbero in base ai rapporti da disciplinare (cfr. DTF 106 Ib 188). Occorre che la differenza in-fondata o la parità di trattamento infondata si riferisca ad un fatto essenziale (DTF 103 Ia 519).
In materia fiscale, l’art. 4 Cost. fed. si concretizza nei princìpi della generalità (ogni persona ed ogni gruppo di persone devo-no essere imposti secondo la stessa disciplina legale) e dell’uni-formità (tutti coloro che si trovano nella stessa situazione devo-no essere imposti nello stesso modo) dell’imposizione nonché nel principio della commisurazione della pressione fiscale alla capacità economica (cfr. Müller, Commentaire de la Constitution fédérale de la Confédération suisse, n. 79 s. ad art. 4). Il legisla-tore gode di un’ampia discrezionalità; fino ad un certo grado, può creare norme schematiche, che prescindono cioè dalle dif-ferenze, ma che sono facili da applicare (DTF 104 Ia 296; 110 Ia 14; cfr. Müller, op. cit., n. 32 ad art. 4).
6.3.
Come ha già concluso a Camera di diritto tributario nella sentenza precedentemente citata, si deve tener presente che, di fronte alle stime in vigore al momento dell’entrata in vigore della nuova legge, era ben difficile progettare una disciplina transitoria che fosse in grado di cancellare tutte le disparità di trattamento esistenti e che si sono tollerate per lunghi anni. La ragione per cui si sono inserite le norme transitorie deve infatti ricercarsi nella volontà di riequilibrare i valori di stima più vecchi con quelli più recenti per una maggiore parità di trattamento fra i proprietari di sostanza immobiliare ubicata in comuni la cui revisione delle stime è avvenuta in tempi diversi (Rapporto cit.). Ciò significa che le disparità di trattamento, che le norme transitorie vogliono almeno attenuare a partire dal 1° gennaio 1997, c’erano già in precedenza. Per effetto dei turni di revisione generale previsti dalla legge abrogata, infatti, vi erano e vi sono tuttora palesi squilibri fra i valori vigenti in un comune e quelli in vigore in un altro; squilibri che sono stati fin qui tollerati, nonostante le ripercussioni che hanno sulle imposte e sui sussidi calcolati in base a tali valori. Introducendo la riduzione del 20% (30% per il periodo 1999/2000) per le stime più recenti, il legislatore non è certo in grado di stabilire la perfetta parità di trattamento tra i contribuenti del Canton Ticino, ma può tutt’al più mitigare le disparità esistenti.
Già in quella sentenza, che si occupava di un altro problema posto dalle norme transitorie della Lst, questa Corte aveva osservato che anche chi è proprietario di una casa situata in un comune in cui la revisione generale è entrata in vigore il 1° gennaio 1989 si domanderà perché i suoi valori di stima non possano beneficiare della riduzione del 20% (ora del 30%) riservata a chi ha una casa in un comune la cui revisione risale invece al 1° gennaio 1991; analogamente, chi ha la “fortuna” di avere un immobile in un comune revisionato per l’ultima volta con effetto a partire dal 1° gennaio 1977 continuerà a pagare le imposte in base ai valori di vent’anni fa, senza alcun aumento, esattamente come chi ha la casa la cui stima è invece entrata in vigore nel 1989.
Ma la Camera concludeva con l’affermazione che sarà solo l’entrata in vigore delle nuove stime, calcolate in base alla legge ora in vigore, che consentirà di disporre di valori omogenei in tutti i comuni. Fino a quel momento, i proprietari di immobili dovranno rassegnarsi a convivere con le difformità esistenti (cfr. RDAT II-1998 n. 17t p. 337).
6.4.
Alle considerazioni che precedono se ne deve aggiungere un’altra. Come visto, infatti, la decisione di trattare in modo uniforme le stime degli anni ‘90 risale già al disegno di legge del Consiglio di Stato, che ancora prevedeva l’innalzamento delle stime più risalenti e il complicato sistema di correzione dei valori dei fabbricati nuovi. Ciò indica che le stime entrate in vigore il 1.1.1991 e quelle dei periodi successivi erano considerate assimilabili. La conferma si ricava dalla lettura del rapporto della Commissione tributaria, nel quale si afferma testualmente quanto segue: «Le revisioni generali delle stime dell’1.1.1991, 1.1.1993 e 1.1.1995 sono state effettuate con criteri omogenei» (Rapporto cit., p. 23).
Non si può allora considerare arbitraria la scelta del legislatore di discriminare le stime entrate in vigore a partire dal 1° gennaio 1991 e quelle precedenti, fondandosi la stessa su un presupposto chiaro e univoco.
Del resto, una disposizione transitoria che, come quella in esame, stabilisce un termine generale a partire dal quale applicare una certa normativa, deve necessariamente “scontentare” chi, per poco, non ricade sotto tale disciplina ed anche favorire chi, per poco, vi ricade.
Il riferimento all’art. 8 Cost. fed. è semplicemente incomprensibile.
Quanto all’art. 31 Cost. fed., che tutela la libertà di commercio e d’industria, non si vede come possa essere invocato nel caso di imposte che colpiscono la proprietà di un’abitazione privata. Comunque, secondo il Tribunale federale, tale disposizione costituzionale non offre alcuna tutela contro imposte generali ma solo contro imposte speciali sulle professioni. Queste ultime devono dunque essere giustificate da interessi generali e non devono avere effetti proibitivi, cioè non devono rendere impossibile il conseguimento di un guadagno adeguato (ASA 32 p. 425; Höhn/Waldburger, Steuerrecht, 8a ediz., vol. I, Berna/Stoccarda/Vienna 1997, § 4, n. 90, p. 122).
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
Il ricorso è respinto.
Le spese processuali consistenti:
a. nella tassa di giustizia di fr. 500.–
b. nelle spese di cancelleria di complessivi fr. 80.–
per un totale di fr. 580.–
sono a carico dei ricorrenti.
Intimazione alle parti.
Per l'IC il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).
Per l'IFD è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146 LIFD).
per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: Il segretario:
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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