AIUTO RICERCA
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Numero d'incarto: 11.2000.101
Data decisione, Autorità: 03.12.2001, ICCA
Incarto n. 11.2000.00101
Lugano, 3 dicembre 2001/rgc
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente, G. A. Bernasconi e Giani
segretaria:
Bottinelli Raveglia, vicecancelliera
sedente per statuire nella causa ..__________ (azione di riduzione: perenzione e legittimazione passiva) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord promossa con petizione del 21 aprile 1999 da
__________ , __________ () (patrocinato dall'avv. __________ __________, __________)
contro
__________ __________, __________, e __________ __________,
(patrocinati dall'avv. __________ __________, __________);
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti di questione: 1. Se dev'essere accolto l'appello presentato il 19 settembre 2000 da __________ e __________ __________ contro la sentenza emanata il 20 luglio 2000 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;
Ritenuto
in fatto: A. __________ __________ __________ (1931), con ultimo domicilio a , è deceduto a __________ il __________ 1994, lasciando la moglie __________ nata __________ (1931) e il figlio __________ (1951). La divisione ereditaria è avvenuta nel novembre del 1994. Il 10 dicembre 1995 __________ __________ (1966), cittadino __________ residente a __________ - (__________), ha scritto a __________ __________ dichiarandosi figlio naturale del defunto, il quale lo aveva riconosciuto davanti all'ufficiale dello Jugendamt di __________ il 10 marzo 1966. Con lettera del 18 dicembre 1995 egli ha poi invitato la vedova a comunicargli eventuali disposizioni di ultima volontà, come pure a redigere un inventario completo della successione. Il patrocinatore di __________ e __________ __________ ha risposto il 9 gennaio 1996, contestando la qualità di erede dell'interessato, non iscritto come figlio del defunto nei registri svizzeri dello stato civile.
B. Il 30 luglio 1996 __________ __________ ha instato davanti all'autorità ticinese di vigilanza sullo stato civile perché il riconoscimento germanico di paternità fosse trascritto nel registro delle famiglie di __________. Sentita l'opinione dell'Ufficio federale dello stato civile, con decisione del 15 aprile 1997 l'autorità di vigilanza ha accolto la richiesta e ha ordinato la trascrizione. Contro tale decisione
__________ e __________ __________ sono insorti il 2 maggio 1997 a que-
sta Camera, postulando l'annullamento della trascrizione (inc. ..__________). Con decreto del 19 giugno 1997 la presidente della Camera ha conferito al ricorso effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 7 luglio 1997 __________ __________ ha proposto di respingere il gravame.
C. In pendenza di ricorso davanti a questa Camera, il 25 marzo 1997, è stato pubblicato davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord un testamento olografo del 20 luglio 1990 in cui __________ __________ __________ così disponeva:
Lascio tutti i miei averi, valute, mobili e immobili (casa a __________ mapp. 39 terreno [segue nome illeggibile] ½ casa __________) a mia moglie __________ __________ nata __________ __________ 1931, domiciliata a __________.
Il notaio ha inviato il 17 giugno 1997 copia autentica della disposizione di ultima volontà anche al patrocinatore di __________ __________. Dopo insistenze, quest'ultimo si è visto pure trasmettere – il 24 giugno 1998 – l'inventario fiscale, un sommarione relativo alle proprietà del defunto nel Comune di __________, un progetto di tassazione dell'Ufficio imposte di successione e di donazione, come pure una decisione del Kantonales Steueramt Zürich. Il 28 gennaio 1999 __________ __________ ha ricevuto anche il regolamento del fondo di previdenza per il personale della __________ __________., __________, per la quale il testatore lavorava. In seguito, il 25 febbraio 1999, egli ha ricevuto infine due complementi relativi al valore di fondi a __________ e __________.
D. Statuendo il 12 gennaio 1998, questa Camera ha respinto il ricorso di __________ e __________ __________ contro la citata decisione dell'autorità di vigilanza sullo stato civile, confermando la trascrizione del riconoscimento germanico nel registro delle famiglie di __________. I soccombenti si sono rivolti allora, il 20 febbraio 1998, al Tribunale federale con un ricorso di diritto amministrativo, sollecitando preliminarmente il beneficio dell'effetto sospensivo. Quest'ultimo è stata accordato dal presidente della II Corte civile il
1° aprile 1988. Con sentenza del 17 aprile 1998 il Tribunale federale ha poi respinto il ricorso (Rep. 1998 pag. 76).
E. Il 21 aprile 1999 __________ __________ ha adito il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord con un'azione di riduzione per ottenere che la disposizione testamentaria di __________ __________ __________ fosse ricondotta nella misura in cui eccede la sua porzione legittima, con obbligo per __________ e __________ __________ di versargli una somma (indeterminata) in ricostituzione di tale legittima. Nella loro risposta dell'8 settembre 1999 i convenuti hanno chiesto di respingere la petizione, sostenendo preliminarmente che l'azione era perenta. __________ __________ ha contestato anche la sua legittimazione passiva. Nel successivo scambio di atti scritti le parti hanno mantenuto le loro posizioni. L'udienza preliminare è stata limitata all'esame della perenzione e della legittimazione passiva. Esperita l'istruttoria, nel suo memoriale conclusivo del 10 aprile 2000 __________ __________ ha chiesto che entrambe le contestazioni fossero respinte. __________ e __________ __________ non hanno inoltrato conclusioni. Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale.
F. Con sentenza del 20 luglio 2000 il Pretore ha accertato la tempestività dell'azione, ma ha ordinato la disgiunzione della causa nella misura in cui era diretta contro __________ __________, dichiarando sospesa la procedura nei confronti di quest'ultimo. A mente del Pretore l'economia di giudizio imponeva di decidere prima l'azione contro la vedova; in quanto la spettanza verso di lei non fosse bastata per reintegrare la porzione legittima dell'attore, la causa sarebbe stata riattivata nei confronti di __________ __________. Le spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 900.–, sono state poste per un terzo a carico dell'attore e per il resto a carico dei convenuti in solido, tenuti a rifondere all'attore, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 2200.– per ripetibili ridotte.
G. __________ e __________ __________ sono insorti contro la sentenza appena citata con un appello del 19 settembre 2000 nel quale chiedono che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di respingere la petizione per tardività, oltre che per mancanza legittimazione passiva verso __________ __________. Nelle sue osservazioni del 30 ottobre 2000 __________ __________ propone di respingere l'appello.
Considerando
in diritto: 1. L'azione di riduzione ha carattere pecuniario (DTF 115 II 212 consid. 4). Benché in concreto l'attore non abbia cifrato l'ammontare delle sue pretese nemmeno nella replica e il Pretore non abbia formalmente accertato il valore litigioso (art. 13 CPC), la causa appare raggiungere già a prima vista la soglia minima di fr. 8000.– (doc. D1 e D3). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
Il Pretore ha ritenuto l'azione di riduzione promossa in tempo utile, poiché a suo parere solo dopo la sentenza del Tribunale federale (il cui dispositivo, intimato il 21 aprile 1998, è stato ricevuto dalle parti il giorno successivo) l'attore ha avuto conoscenza della propria legittimazione attiva. Prima di tale data egli non poteva sapere – a mente del primo giudice – se il rapporto di filiazione valido in __________ sarebbe stato effettivamente riconosciuto in Svizzera. E prima della trascrizione l'atto di riconoscimento non dispiegava alcun effetto in __________, ove “non era ancora stato positivamente riconosciuto il rapporto di filiazione” (sentenza impugnata, consid. 2b). Donde la tempestività dell'azione, intentata il 21 aprile 1999, nel termine di un anno previsto dall'art. 533 cpv. 1 CC. Quanto alla disgiunzione dell'azione nella misura in cui si riferiva a __________ __________, essa si giustifica – secondo il Pretore – per economia processuale, dovendosi prima giudicare l'eventuale obbligo di restituzione da parte della vedova. In tale attesa l'azione verso __________ __________ va sospesa (sentenza impugnata, consid. 3 e 4).
I convenuti sostengono, nell'appello, che il termine annuo dell'art. 533 cpv. 1 CC è cominciato a decorrere non il 21 aprile 1998, quando il Tribunale federale ha intimato alle parti il dispositivo della sua sentenza, ma ben prima, il 17 giugno 1997, quando il loro legale ha spedito al patrocinatore dei convenuti copia della disposizione testamentaria pubblicata davanti al Pretore. Essi ricordano che la trascrizione di un atto straniero nei registri svizzeri dello stato civile (art. 32 LDIP) ha semplice carattere dichiarativo, nel senso che crea una presunzione di esattezza relativa al fatto attestato, ma non ha effetto costitutivo, non fa sorgere rapporti giuridici. Nella fattispecie poi l'attore aveva già raggiunto al più tardi il 17 giugno 1997 una “certezza granitica, indistruttibile” circa la lesione dei suoi diritti. Far decorrere il termine annuo dall'intimazione del dispositivo da parte del Tribunale federale cagionerebbe solo incertezza giuridica. Nulla impediva all'attore, per altro, di avviare l'azione di riduzione, chiedendo al Pretore di sospenderla in attesa della sentenza del Tribunale federale. Del tutto ingiustificata, infine, sarebbe la disgiunzione dell'azione verso __________ __________, contraria finanche all'art. 532 CC.
Gli eredi che non ottengono l'importo della loro legittima possono pretendere che le disposizioni eccedenti la porzione disponibile siano ridotte alla giusta misura (art. 522 cpv. 1 CC). L'azione di riduzione si prescrive con il decorso di un anno dal momento in cui gli eredi hanno conosciuto la lesione dei loro diritti e in ogni caso con il decorso di dieci anni computati, per le disposizioni testamentarie, dal momento della loro pubblicazione e per le altre liberalità dalla morte del disponente (art. 533 cpv. 1 CC). Il termine di un anno ha carattere perentorio e comincia a decorrere quando l'erede legittimario conosce – pur senza certezza assoluta – gli elementi di fatto che gli permettono di confidare nell'esito favorevole dell'azione. L'erede deve sapere quindi della morte del disponente, del suo diritto alla legittima, degli atti suscettibili di riduzione e conoscere – almeno approssimativamente – l'entità del compendio successorio (DTF 121 III 249 con richiami). Anche se non assoluta, tale conoscenza deve fondarsi su elementi precisi e affidabili, poiché l'erede deve conoscere “tutti i dati necessari per promuovere causa” (Rep. 1992 pag. 257 consid. 1; I CCA, sentenze del 12 maggio 1998 in re O., dell'11 settembre 2001 in re C., consid. 3).
Gli appellanti affermano anzitutto che, a prescindere della sua qualifica come erede legittimario (su cui si tornerà in appresso), l'attore aveva raggiunto sufficiente contezza circa la lesione dei propri diritti dopo avere ricevuto copia autentica del testamento, inviatagli il 17 giugno 1997 (doc. 2; risposta, pag. 3, settimo paragrafo). Ora, la conoscenza del testamento in sé non è decisiva per far decorrere il termine di perenzione (Escher in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 2 ad art. 533 CC; I CCA, sentenza del 10 settembre 2001 in re C., consid. 3). Determinante è sapere se il testamento permetta anche di conoscere, sia pure approssimativamente, l'entità del compendio successorio. In concreto non si può dire che la telegrafica frase “Lascio tutti i miei averi, valute, mobili e immobili (casa a __________ mapp. 39 terreno [segue nome illeggibile] ½ casa __________) a mia moglie __________ __________ nata __________r” (doc. C) permettesse all'attore di valutare, foss'anche approssimativamente, l'ammontare della successione. Per di più, tale frase risaliva al 20 luglio 1990, tre anni e mezzo prima della morte del testatore (deceduto il 28 marzo 1994). In simili circostanze l'informazione non era più di alcuna attualità, la consistenza ereditaria dovendosi determinare alla morte del disponente, non alla stesura del testamento (art. 537 cpv. 1 CC).
Né incombeva all'attore, per ipotesi, indagare di propria iniziativa (Rep. 1992 pag. 256), tanto meno di fronte alla deliberata resistenza dei convenuti. Si ricordi che l'attore ha reiteratamente chiesto ai convenuti informazioni precise sui beni della successione (doc. F4, doc. F4², doc. F9, doc. F13, doc. F15), ma senza ottenere risposte concrete prima che gli fosse spedito – a oltre anno di distanza – il plico del 24 giugno 1998 contenente l'inventario fiscale dell'eredità, il sommarione delle proprietà immobiliari appartenute del defunto nel Comune di __________, il progetto di tassazione dell'Ufficio imposte di successione e di donazione e una decisione del Kantonales Steueramt Zürich (doc. F18; petizione, pag. 3, prima frase). In concreto la causa essendo stata promossa il 21 aprile 1999, a giusto titolo il Pretore ha ritenuto l'azione tempestiva sotto il profilo dell'art. 533 cpv. 1 CC.
a) Un'iscrizione nei registri svizzeri dello stato civile fa piena prova del fatto che attesta finché non sia dimostrata l'inesattezza del suo contenuto (art. 9 cpv. 1 CC; in materia di stato civile: Jäger/Siegenthaler, Das Zivilstandswesen in der Schweiz, Berna 1998, pag. 132 n. 8.1). Tale presunzione però non è irrefragabile, nel senso che la decisione amministrativa di iscrizione non limita in alcun modo la competenza del giudice chiamato a statuire sulla validità del fatto attestato (DTF 117 II 12 in fondo). Al contrario: l'esame del giudice può avvenire anche a mero titolo pregiudiziale (DTF 114 II 4 consid. 1). D'altro lato, proprio perché l'iscrizione nei registri svizzeri ha valore puramente dichiarativo, la sua mancanza non impedisce di far valere davanti al giudice i diritti sgorganti da un rapporto giuridico non iscritto (DTF 113 II 113 in alto). L'erede che intende promuovere azione di riduzione non deve quindi legittimarsi necessariamente con un'iscrizione nei registri svizzeri dello stato civile. Certo, l'iscrizione conferisce alla sua qualità presunzione di esattezza secondo il diritto svizzero. È quindi comprensibile ch'egli miri a procurarsi tale mezzo di prova prima di intentare causa. Ma l'iscrizione non ha carattere costitutivo. Può quindi essere infirmata, anche nel quadro dell'azione di riduzione, attraverso la prova del contrario.
b) Nella misura in cui reputa che solo dopo la notifica del dispositivo da parte del Tribunale federale l'attore “abbia effettivamente avuto conoscenza della propria legittimazione ad intentare un'azione di riduzione” (sentenza, pag. 6 in alto), il Pretore incorre pertanto in un equivoco. È vero che, prima di allora, l'attore non poteva dare per scontata la trascrizione dell'atto germanico nei registri svizzeri dello stato civile ed è altrettanto vero che, prima della trascrizione, l'atto non dispiegava di per sé alcun effetto in Svizzera. Ciò non significa tuttavia che la trascrizione fosse un presupposto della legittimazione a promuovere azione di riduzione. Intanto perché – come si è appena visto – l'iscrizione crea solo una presunzione relativa, che può essere sovvertita con la prova del contrario. Inoltre perché – come si è pure visto – la mancanza di iscrizione non limita in alcun modo la competenza del giudice, che nell'ambito di un'azione di riduzione può senz'altro esaminare in via pregiudiziale la validità di un atto estero, ancorché non trascritto nei registri svizzeri dello stato civile.
c) Un precedente analogo è stato pubblicato del resto – solo qualche anno addietro – in DTF 124 III 1, ove l'attore (in quel caso cittadino svizzero) aveva promosso azione di riduzione senza essere iscritto nei registri dello stato civile come figlio del defunto, già per il fatto che nei suoi confronti sussisteva una semplice paternità alimentare secondo il vecchio diritto. Per quanto la legittimazione attiva sia un presupposto da esaminare d'ufficio in ogni stadio di causa, in nessun modo gli è stato chiesto di farsi iscrivere previamente come figlio nei registri dello stato civile per essere legittimato a intentare azione di riduzione.
Con la sentenza impugnata il Pretore avrebbe dovuto statuire anche sulla legittimazione passiva di __________ __________. Come si è anticipato (consid. F), nondimeno, egli ha deciso di rinviare la questione a più tardi, preferendo dichiarare sospesa la causa nei confronti di lui. A mente del Pretore, l'economia di giudizio impone di decidere prima l'azione contro la vedova; in quanto la spettanza verso di lei non basterà a reintegrare la porzione legittima dell'attore, la causa andrà riattivata anche nei confronti di __________ __________. Gli appellanti insorgono, sostenendo che ciò viola l'art. 532 CC. Dimenticano però che tanto la disgiunzione (art. 73 CPC) quanto la sospensione (art. 107 CPC) di una causa sono pronunciate mediante ordinanza (art. 94 cpv. 1 CPC). A dispetto della sua fallace designazione, su tali punti, il giudizio del Pretore non costituisce una “sentenza”. Quanto alle ordinanze, esse sono inappellabili (art. 95 cpv. 1 CPC; in materia di sospensione: DTF inedita del 27 gennaio 1998 in re A., consid. 1b). Al riguardo l'appello si rivela quindi irricevibile.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza degli appellanti in solido (art. 148 cpv. 1 CPC e 10 cpv. 1 LTG), tenuti a rifondere solidalmente alla controparte un'equa indennità per ripetibili.
Per questi motivi,
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.
a) tassa di giustizia fr. 450.–
b) spese fr. 50.–
fr. 500.–
sono posti a carico degli appellanti in solido, che rifonderanno alla controparte, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 1000.– complessivi per ripetibili.
– avv. __________ __________, __________;
– avv. __________ __________, __________.
Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.
Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello
La presidente La segretaria
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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