AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 11.1997.160
Data decisione, Autorità: 04.03.1998, ICCA
Incarto n.. 11.97.00160
Lugano 4 marzo 1998/fb
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d’appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente, G. A. Bernasconi e Giani
segretaria:
Baranovic
sedente per statuire nella causa ..______ (rivendicazione di proprietà) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione del 17 marzo 1994 da
, __________ (patrocinato dalla lic. iur. __________ , studio legale __________ - - -,)
contro
__________, __________ (patrocinato dall’avv. __________ __________ __________, __________);
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti di questione: 1. Se deve essere accolto l’appello del 22 settembre 1997 presentato da __________ __________ contro la sentenza emessa il 6 agosto 1997 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3;
Ritenuto
in fatto: A. Nel febbraio del 1993 __________ __________ ha acquistato dalla __________ __________ __________ di __________ (__________), sotto condizione sospensiva, il pacchetto azionario della Nuova __________ __________ __________ __________ a , sottoscrivendo un contratto per la sublocazione dei locali in cui si trovava il bar ristorante “ ”. Il contratto non è stato perfezionato perché l’autorità amministrativa non ha rilasciato a __________ __________ il permesso di installare un forno da pizza, che a detta dell’acquirente costituiva un punto essenziale del contratto. In seguito al fallimento della Nuova __________ , l’esercizio pubblico è stato chiuso. __________ __________ ha iniziato una nuova attività presso il ristorante “ ” a __________o, in cui ha trasferito alcuni quadri che si trovavano nei locali da lui precedentemente occupati. __________ __________, già amministratore della __________ __________ __________, ha chiesto allora a __________ __________ di restituirgli sei litografie dell’artista __________. Invano.
B. Il 17 marzo 1994 __________ __________ ha convenuto __________ __________ davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, rivendicando la proprietà di sette (recte: sei) litografie dell’artista __________, di cui ha chiesto la restituzione. In via cautelare egli ha postulato il deposito delle opere presso un ufficio designato dalla Pretura. Alla discussione sulla cautelare, dell’11 aprile 1994, __________ __________ ha confermato l’istanza, alla quale si è opposto il convenuto, contestando la legittimazione attiva dell’istante e i presupposti per l’adozione di misure cautelari. In via subordinata il convenuto ha chiesto che l’istante fosse tenuto a prestare una garanzia bancaria di fr. 70’000.–. In sede di replica e duplica le parti si sono confermate nelle rispettive tesi e domande. Statuendo il 15 giugno 1994, il Pretore ha respinto l’istanza cautelare e ha posto la tassa di giustizia di fr. 300.– con le spese a carico dell’istante, tenuto a rifondere alla controparte fr. 450.– a titolo di ripetibili. Con sentenza del 19 luglio 1994 questa Camera ha confermato il decreto cautelare (inc. I CCA /).
C. Nella sua risposta del 22 agosto 1994 il convenuto ha proposto di respingere la petizione in ordine, per carenza di legittimazione attiva, e nel merito, essendo egli proprietario di quattro quadri e potendo far valere un diritto di ritenzione giusta l’art. 895 CC sulle due opere restanti. Nella replica del 7 ottobre 1994 l’attore ha ribadito le precedenti richieste, contestando le tesi avversarie. Il convenuto ha rinunciato a presentare l’allegato di duplica. Esperita l’istruttoria, al dibattimento finale del 26 maggio 1997 le parti hanno mantenuto il loro punto di vista e le loro domande, producendo un memoriale conclusivo.
D. Statuendo il 6 agosto 1997, il Pretore ha accolto la petizione e ha condannato il convenuto a restituire i sei quadri rivendicati. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 2’500.–, sono state poste a carico dell’attore, con obbligo di rifondere alla controparte fr. 4’200.– per ripetibili.
E. Contro la sentenza appena citata __________ __________ è insorto con un appello del 22 settembre 1997 nel quale chiede che – previo conferimento dell’effetto sospensivo al gravame – la petizione sia respinta in ordine, per carenza di legittimazione attiva, o in via subordinata che sia rigettata nel merito, e che gli sia riconosciuta la proprietà di quattro delle opere contestate e un diritto di ritenzione sulle due opere rimanenti.
Con decreto del 10 ottobre 1997 la presidente di questa Camera ha dichiarato priva di oggetto la richiesta di effetto sospensivo.
Nelle sue osservazioni del 3 novembre 1997 __________ __________ propone di respingere l’appello e e di confermare la sentenza impugnata.
Considerando
in diritto: 1. Giusta l’art. 641 cpv. 2 CC il proprietario di una cosa può rivendicarla contro chiunque la ritenga senza diritto e respingere qualsiasi indebita ingerenza. La legittimaziona attiva compete al proprietario che non detiene la cosa, quella passiva a chi possiede la cosa al momento dell’apertura dell’azione. In concreto il Pretore ha ritenuto che i sei quadri litigiosi non sono proprietà del convenuto e che il convenuto non può far valere nemmeno diritti di ritenzione, non esistendo nesso tra il credito vantato e la cosa, sicché i quadri vanno restituiti all’attore. L’appellante ribadisce che all’attore mancherebbe la legittimazione a procedere poiché egli non sarebbe proprietario degli oggetti. A torto. L’attore ha addotto di essere il proprietario dei quadri e di non averne il possesso; tanto basta per ammettere la legittimazione attiva, che del resto è un problema di merito e non – come crede l’appellante – d’ordine (DTF 118 Ia 130 consid. 1, 123 III 62 consid. 3a). Diverso è il problema di sapere se l’attore sia riuscito a provare quanto affermato. Sul problema della legittimazione attiva, comunque sia, l’appello è infondato.
Le argomentazioni predette non possono essere condivise. __________ , amministratore unico della __________ __________ __________ __________ dalla sua costituzione al fallimento, ha testimoniato che l’attore gli aveva dichiarato di essere proprietario dei quadri esposti nella __________ __________ . A mente del teste tali beni non rientravano negli attivi della società, alla quale erano stati solo prestati (come risulta anche dal documento B), e non figuravano neppure nell’inventario dell’esercizio pubblico, fatto di cui era stato reso edotto l’appellante al momento della consegna dei locali (deposizione 23 novembre 1995). Il teste non ha saputo precisare invero se i quadri esposti nel nuovo esercizio pubblico fossero gli stessi già esposti nel bar ristorante “ __________ ” (doc. A) e nemmeno il teste __________ ha fornito precisazioni al riguardo, pur soggiunendo di averne riconosciuti alcuni (verbali, pag. 8). __________ n, il quale ha lavorato nel bar ristorante “ ” dal marzo al dicembre 1992, ha dichiarato invece di avere sempre visto esposti alle pareti della birreria svariati quadri, che egli riteneva proprietà dell’attore e che non erano in vendita (verbale 7 aprile 1997). Sia come sia, l’ispezione del 13 marzo 1994 presso il ristorante “ ” ha consentito di reperire i sei quadri rivendicati dall’attore e raffigurati nella lista agli atti (doc. A). Lo stesso appellante, del resto, ha ammesso di avere prelevato le litografie dal bar ristorante “__________ ” (doc. H, pag. 3). L’imprecisione del teste __________ nell’inviduare i quadri non ha quindi apprezzabile incidenza. Quest’ultimo ha d’altra parte specificato che la data figurante sulla dichiarazione del 23 febbraio 1992 (doc. B) corrisponde alla realtà. L’appellante ne contesta la veridicità, ma non ha eccepito di falso la testimonianza, limitandosi a generiche affermazioni senza riscontro concreto. Ciò posto, la proprietà dell’attore sui quadri oggetto della causa appare sufficientemente provata. L’appello è, in proposito, ai limiti della temerarietà.
Accertata la proprietà dell’attore, il primo giudice è giunto alla conclusione che il convenuto non aveva dimostrato di aver acquistato 4 quadri con l’inventario del ristorante. L’appellante asserisce che tale affermazione sarebbe in contrasto con l’istrut-toria, poiché le opere d’arte si trovavano nel bar gestito dalla Nuova __________ __________ __________, la cui proprietà gli è stata ceduta dalla __________ __________ __________, senza che quest’ultima formulasse alcuna riserva scritta o intesa al ritiro o alla restituzione dei quadri lasciati nei locali. E siccome egli ha ripreso l’inventario dell’eser-cizio pubblico al prezzo di fr. 23’000.–, in tal modo avrebbe acquistato anche i quadri esposti nei locali. Ora, l’inventario annesso al contratto di sublocazione (doc. C) non figura agli atti, ma l’appellante, interrogato nell’ambito di un procedimento penale, ha ammesso che in tale distinta non figuravano i quadri (doc. H, pag. 3 in fondo). Per di più l’amministratore della Nuova __________ __________ ha dichiarato di aver informato l’appellante che i quadri esposti nei locali non rientravano nell’inventario messo in vendita (verbale 23 novembre 1995, pag. 2). L’appellante non ha quindi provato di aver acquisito la proprietà dei quattro quadri o di essere titolare di un diritto reale limitato sulle opere. L’appello si rivela, una volta ancora, sprovvisto di buon diritto.
Secondo il Pretore il convenuto non può far valere diritti di ritenzione sui due quadri che ammette essere proprietà dell’attore, non esistendo connessione tra il preteso credito e gli oggetti. L’appellante asserisce di avere un diritto di ritenzione poiché il contratto di vendita stipulato con __________ __________ __________ per il trapasso del pacchetto azionario Nuova __________ __________, al prezzo di fr. 200’000.–, implicava l’adempimento di accordi mai rispettati dalla controparte, come l’installazione di un forno da pizza e la liberazione dei debiti dalla società. Di tali inadempienze contrattuali dovrebbe pertanto rispondere l’attore, proprietario economico della __________ __________ __________.
L’assunto non è fondato. Giusta l’art. 895 cpv. 1 CC le cose mobili che per volontà del debitore si trovano in possesso del creditore possono da questi essere ritenute in garanzia del suo credito, purché il credito sia scaduto e, secondo la sua natura, vi sia connessione fra il credito e la cosa. Per “volontà del debitore” è sufficiente che questi abbia dato il proprio accordo all’acquisizione del possesso da parte del creditore (STEINAUER, Les droits réels, vol. III, 2ª edizione, n. 3137). Nella fattispecie l’attore ha lasciato i quadri in possesso del convenuto nei locali del bar ristorante “__________ ”, ma non risulta avere mai autorizzato il loro trasferimento nel ristorante “__________ ”. Come che sia, il quesito di sapere quale fosse la reale volontà dell’attore non è determinante, poiché in concreto difetta il requisito della connessione fra il credito vantato dal convenuto e gli oggetti in suo possesso. Certo, per ammettere l’esistenza di una connessione, basta che i due atti siano legati dallo stesso scopo o che vi sia tra loro una correlazione naturale. Inoltre la connessione è data quando il credito e il possesso, pur non scaturendo da un medesimo rapporto giuridico, succedono a un insieme di atti giuridici che mirano allo stesso scopo, sicché una relazione è ravvisabile secondo le regole della buona fede (STEINAUER, op. cit., n. 3140 ss.). In concreto, nondimeno, tra il fallito acquisto delle azioni della Nuova __________ __________ e i quadri non esiste correlazione naturale. L’acquisto del pacchetto azionario è stato concluso tra il convenuto e __________ __________ __________, mentre le opere d’arte sono proprietà dell’attore (doc. H).
Il contratto di cessione del pacchetto azionario, in cui figura che l’acquirente aveva preso visione del bilancio della società e di tutta la documentazione contrattuale, era vincolato alla condizione che il prezzo pattuito fosse interamente pagato (doc. 23). Nessun riferimento risulta invece al forno da pizza, nonostante tale elemento costituisse – a dire dell’appellante – un elemento essenziale del contratto. È vero che il mancato perfezionamento del negozio giuridico sembra essere dovuto anche alle difficoltà insorte per installare il noto forno, tanto che le parti hanno rinviato la compravendita delle azioni in attesa della necessaria autorizzazione (doc. 12). La società venditrice si è tuttavia adoperata a tal fine presso la proprietaria dello stabile (doc. 10, 11) e ha chiesto all’Ufficio della polizia amministrativa di subentrare nella patente d’esercizio (doc. 18), senza esito. Non si può quindi ravvisare una colpa dell’attore nella fallita cessione del pacchetto azionario, tanto più che l’intricata operazione commerciale sembra essere fallita per un concorso di cause, di cui alcune imputabili anche all’appellante, che in particolare ha installato il noto forno prima ancora di aver ottenuto il permesso della proprietaria.
Ne segue che, soppesando l’insieme delle circostanze, l’attore non può essere ritenuto personalmente responsabile delle presunte inadempienze contrattuali della __________ __________ , sicché giuridicamente non vi è connessione fra il contratto di cessione del pacchetto azionario stipulato tra l’appellante e la __________ __________ __________ e i quadri lasciati dall’attore nei locali del bar ristorante “ ”. Il diritto di ritenzione vantato dal convenuto non è pertanto legittimo.
L’appellante fa valere infine che il Pretore non avrebbe esaminato il diritto di ritenzione che gli competerebbe per l’inadempienza contrattuale dimostrata dell’attore nel contratto di cessione. La tesi non è invero stata esaminata dal primo giudice. La censura cade comunque nel vuoto, poiché non si può sostenere che la mancata restituzione dei quadri all’attore sia connessa al contratto di cessione stipulato con la __________ __________ __________, e ciò per i motivi testé esposti. A giusta ragione quindi il Pretore, accertata la proprietà dell’attore sui 6 quadri trattenuti dal convenuto e constatato che quest’ultimo non poteva dimostrare alcun diritto su di essi, lo ha condannato a restituire gli oggetti. L’appello deve di conseguenza essere respinto anche su questo ultimo punto.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e l’appellante rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili. L’attore sostiene invero che il gravame è temerario, ma non ha fatto valere di aver subito un danno non coperto dalle ripetibili e nemmeno ha chiesto l’indennità supplementare ai sensi dell’art. 152 CPC. Gli va riconosciuta quindi un’indennità commisurata alla stringatezza delle sue osservazioni.
Per questi motivi,
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. L’appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.
a) tassa di giustizia fr. 1’250.–
b) spese fr. 50.–
fr. 1’300.–
sono posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 500.– per ripetibili d’appello.
– lic. iur. __________ __________, __________;
– avv. __________ __________, __________.
Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.
Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente La segretaria
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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