AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 11.1996.16
Data decisione, Autorità: 15.01.1998, ICCA
Incarto n.. 11.96.00016
Lugano 20 giugno 1997/kc
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d’appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente, G. Bernasconi e Giani
segretaria:
Galfetti, vicecancelliera
sedente per statuire nella causa n. __________ spec. (modifica di sentenza di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord promossa con istanza del 30 novembre 1993 dall’
arch. __________ __________,
(già patrocinato dall’avv. __________ __________, __________)
Contro
__________, __________, e
__________, __________ (rappresentati dalla madre __________ __________, __________, e patrocinati dall’avv. __________ ____________________, __________);
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti di questione: 1. Se dev’essere accolto l’appello del 25 gennaio 1996 presentato da __________ __________ contro la sentenza emessa il 12 gennaio 1996 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;
Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all’appello del 25 gennaio 1996;
Se dev’essere accolto l’appello presentato il 23 gennaio 1996 da __________ e __________ __________ contro la medesima sentenza;
Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all’appello del 23 gennaio 1996;
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Con sentenza del 7 luglio 1987 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord ha pronunciato il divorzio tra __________ __________ (1946) e __________ nata __________ (1948). Nella convenzione sugli effetti accessori omologata dal giudice i figli __________ (nata il ____________________ 1975) e __________ (nato il __________ 1977) sono stati affidati alla madre e il padre si è impegnato a versare per ogni figlio un contributo alimentare di fr. 1’500.– mensili indicizzati (doc. B). A quell’epoca entrambi i genitori, architetti, lavoravano insieme. __________ __________ si è risposato il __________ 1988 con __________ __________ __________ e dal nuovo matrimonio è nata la figlia __________ il __________ 1989 (doc. O). __________ __________i, a sua volta, si è risposata con __________ __________ __________.
B. Il 30 novembre 1993 __________ __________ ha convenuto i figli minorenni __________ e __________, rappresentati dalla madre, davanti alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord, chiedendo – previa concessione dell’assistenza giudiziaria – la riduzione del contributo alimentare a fr. 750.– mensili per ogni figlio, già in via cautelare con effetto immediato. Il Pretore ha convocato le parti all’udienza del 13 dicembre 1993 per la discussione. L’istante ha confermato le proprie domande di giudizio mentre i convenuti si sono opposti alla prospettata riduzione del contributo alimentare e hanno concluso per il rigetto dell’istanza. Ogni parte ha notificato mezzi di prova. Esperita l’istruttoria, il Pretore ha indetto la discussione finale per il 9 novembre 1995. Entrambe le parti hanno confermato in quell’occasione le loro richieste di giudizio.
C. Con sentenza del 12 gennaio 1996 il Pretore ha parzialmente accolto l’azione e ha ridotto a fr. 1’200.– indicizzati il contributo mensile dovuto dal 1° dicembre 1993 a ciascun figlio, compresi gli assegni familiari. L’istante e __________ __________ sono stati ammessi al beneficio dell’assistenza giudiziaria; le spese e la tassa di giustizia di fr. 600.– sono state poste per metà a carico di __________ e __________ __________ e per metà a carico dello Stato, compensate le ripetibili.
D. __________ e __________ __________ hanno impugnato la sentenza del Pretore con un appello del 23 gennaio 1996 in cui chiedono che, conferito loro il beneficio dell’assistenza giudiziaria e previo conferimento dell’effetto sospensivo al gravame, l’istanza sia respinta e il contributo litigioso ripristinato così come previsto dalla nota convenzione sugli effetti accessori del divorzio.
__________ __________ è insorto a sua volta contro la citata sentenza con un appello del 25 gennaio 1996 con cui postula la riduzione del contributo alimentare a fr. 750.– mensili per ogni figlio, da indicizzare, fino al ventesimo anno di età. Anche l’istante ha presentato domanda di ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria in appello.
La domanda di effetto sospensivo è stata respinta il 31 gennaio 1996 dalla presidente di questa Camera.
E. Nelle osservazioni del 12 febbraio 1996 ogni parte chiede di respingere l’appello avversario.
Considerando
in diritto: 1. L’istante ha chiesto la modifica della convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio con un’istanza, secondo le forme previste dalla procedura per le azioni di mantenimento (art. 425 cpv. 1 CPC). In concreto si trattava però di modificare una sentenza di divorzio, non di fissare (solo) un contributo di mantenimento. Ne segue che l’intero processo davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord è stato trattato con una procedura diversa da quella stabilita dalla legge. Ora, l’art. 101 CPC non disciplina gli effetti di una simile disattenzione. L’ipotesi che gli atti compiuti siano nulli (art. 142 cpv. 1 CPC) può tuttavia essere esclusa, sia perché il giudice adito era senz’altro competente a decidere (Bühler/Spühler, Berner Kommentar, nota 39 ad art. 157 CC) sia perché il principio del contraddittorio è stato ossequiato (anche se in modo informe). Quanto ad un’eventuale annullabilità, il problema non merita particolare disamina già per il fatto che nessuna delle parti si è prevalsa di irregolarità processuali, né davanti al primo giudice, né in questa sede (art. 143 cpv. 2 CPC). Del resto entrambe le parti hanno avuto modo di far valere i loro diritti davanti a un’autorità di appello, munita di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto. Non si può quindi dire che abbiano subito pregiudizi riparabili solo con l’annullamento della sentenza impugnata.
Nel loro appello i figli sostengono che la riduzione del contributo alimentare non sarebbe giustificata, sia perché il padre conduce un elevato tenore di vita con la nuova famiglia e occulta i propri redditi sia perché le loro esigenze sono aumentate rispetto all’epoca del divorzio dei genitori. Contraria è l’argomentazione dell’attore, che nell’appello adduce di essere oberato di debiti e di non essere in grado di versare gli alimenti litigiosi. Egli rileva inoltre che il Pretore non avrebbe minimamente tenuto conto del miglioramento di reddito di cui avrebbe beneficiato l’ex moglie, essa pure risposatasi e le cui condizioni finanziarie sarebbero migliori.
In caso di divorzio le relazioni personali del marito con i figli toltigli e il suo contributo alle spese per mantenerli sono regolati secondo le disposizioni sugli effetti della filiazione (art. 156 cpv. 2 CC). Il contributo a carico del genitore è stabilito alla stregua di una conseguenza accessoria del divorzio, in altri termini, dal giudice che pronuncia lo scioglimento del matrimonio (art. 279 cpv. 3 CC). In concreto l’istante mira appunto a far modificare la convenzione sugli effetti accessori del divorzio omologata dal Pretore il 7 luglio 1987, convenzione nella quale egli si impegnava a versare per ogni figlio un contributo mensile di fr. 1’500.– indicizzati, compresi gli assegni familiari. Il problema è quello di sapere pertanto, se un’azione del genere sia retta dall'art. 157 CC (che disciplina la modifica di sentenze di divorzio) o dell’art. 286 cpv. 2 CC (che regola la modifica del contributo alimentare in esito a un’azione di mantenimento). L’interrogativo non è senza peso ove si consideri che la procedura applicabile ai due tipi di azione è diversa (ivi compresi i termini di ricorso), che la competenza per territorio non è necessariamente la stessa e che le parti in causa non sempre coincidono.
La Camera civile di appello si è finora attenuta al principio per cui un’azione tendente a far modificare il dispositivo di una sentenza di divorzio – anche solo in relazione al contributo alimentare per figli minorenni – è una causa fondata sull’art. 157 CC, da trattare perciò con rito ordinario (da ultimo: I CCA, sentenze del 27 marzo 1997 in re B. c. B., del 21 marzo 1995 in re G. contro G., consid. 1a). Tale impostazione trova conforto nella dottrina e nella giurisprudenza (Sandoz, Le point sur le droit de la famille, in: SJZ 91/1995 pag. 113 a metà; Deschenaux/ Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4a edizione, pag. 172 n. 853 segg.; DTF 120 II 178 consid. 3a). Il fatto è che un’azione di modifica fondata sull’art. 157 CC va promossa contro l’ex coniuge (Bühler/Spühler, Berner Kommentar, note 68 segg. ad art. 157 CC con richiami). Al figlio la dottrina riconosce bensì la possibilità di intervenire per un’adeguata tutela dei propri interessi (Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Basilea 1996, nota 20 ad art. 157 CC con rinvio), ma convenuto rimane l’ex coniuge, non il figlio (si vedano DTF 120 II 177 e 108 II 983, dove convenuta era appunto la madre del minorenne).
Nella sua opera più recente Hegnauer sostiene invero che, trattandosi di modificare una sentenza di divorzio sul solo contributo alimentare per i figli minorenni, la relativa azione è disciplinata dall'art. 186 cpv. 2 CC, non dall'art. 157 CC (Berner Kommentar, Berna 1997, nota 53 ad art. 286 CC cui rinvia la nota 139 ad art. 279/280 CC). Se così fosse, convenuto dovrebbe essere il figlio minorenne, non il genitore affidatario (op. cit., nota 63 ad art. 286 CC). Se non che, tale opinione manca di ulteriore conforto. Intanto non risulta che l’art. 280 cpv. 1 CC (che istituisce una procedura semplificata per le azioni di mantenimento) sia mai stato applicato, per giurisprudenza, a cause intese alla modifica di una sentenza di divorzio. In secondo luogo il Tribunale federale non considera il figlio minorenne, in una causa intesa alla modifica di una sentenza di divorzio, alla stregua di un convenuto (tant’è che in DTF 120 II 178 e 108 II 83 la legittimazione passiva della madre non è stata messa in discussione). Infine il saggio di Rapp cui si riferisce il citato commentatore nella nota 53 ad art. 286 CC non precisa alcunché, salvo ammettere che per modificare formalmente il dispositivo di una sentenza di divorzio occorre un’azione fondata sull’art. 157 CC (BJM 1980 pag. 295 in basso).
In concreto __________ __________ __________ __________ non risulta essere mai stata citata in giudizio, se non come rappresentante legale dei figli minorenni al momento dell’introduzione della procedura giudiziaria. In tali circostanze il Pretore avrebbe dovuto ordinare che si accertasse la legittimazione passiva dei convenuti, presupposto di merito da verificare d’ufficio in ogni stadio di causa (DTF 118 Ia 130 consid. 1). Se, dopo avere sentito le parti, il Pretore fosse giunto alla conclusione che effettivamente __________ e __________ __________ non hanno veste di convenuti nel processo, avrebbe dovuto respingere l’azione già per questo motivo. Al mancato accertamento della legittimazione passiva, potrebbe, al limite, essere rimediato in appello, previa interpellazione delle parti. Dato però che la sentenza impugnata deve essere annullata anche per altri motivi – che richiedono ulteriori accertamenti – non è il caso che questa Camera statuisca per la prima volta al riguardo.
Il Pretore ha parzialmente accolto l’azione, nella fattispecie, perché ha ritenuto che la situazione economica dell’istante è peggiorato nel 1993, a seguito della crisi edilizia. Constatato che al momento del divorzio egli guadagnava fr. 70’000.– annui (circo-stanza esplicitamente ammessa all’udienza del 13 dicembre 1993, verbale, pag. 5 e 8), che i suoi oneri familiari erano aumentati dopo il secondo matrimonio con la nascita della figlia __________ (__________1989) e che dopo vari anni in cui il suo reddito annuo ha finanche superato fr. 200’000.– (documenti richiamati I, notifiche di tassazione 1991/92 e 1993/94) esso è poi sceso a fr. 73’631.30 nel 1994 (doc. BB), il primo giudice ha ridotto i contributi alimentari a fr. 1’200.– per ogni figlio in base a considerazioni di equità, senza eseguire alcun calcolo sui fabbisogni personali dell’istante e dei figli. La sentenza impugnata contiene invero qualche accenno agli oneri di alloggio del padre (pag. 4), ma invano si cercherebbero indicazioni sulle altre uscite. Mancano completamente i dati sui fabbisogni dei figli beneficiari del contributo alimentare, entrambi agli studi, e della figlia nata dal secondo matrimonio. Sulla capacità di guadagno della seconda moglie difetta, oltre a ciò, qualunque elemento di valutazione, a parte la constatazione che quest’ultima avrebbe una “collaborazione saltuaria con una ditta di Milano”, il cui compenso risulta essere sconosciuto (sentenza impugnata, pag. 4). Tutto poi si ignora della situazione in cui versa la madre dei convenuti, salvo per quanto riguarda il reddito figurante negli incarti fiscali richiamati, per altro risalente al 1991 e 1992 (incarti richiamati III). Su tutti questi elementi il Pretore avrebbe dovuto, in virtù del principio inquisitorio che presiede al diritto di filiazione (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio), esigere i necessari ragguagli, indispensabili per statuire sulla domanda di modifica della sentenza di divorzio.
Ne segue, per concludere, che la sentenza impugnata va annullata e gli atti rinviati al Pretore affinché verifichi anzitutto il requisito della legittimazione passiva; dandosi tale presupposto, egli accerterà qual è il reddito ragionevolmente conseguibile dall’istante e dalla sua seconda moglie (tenendo calcolo della rispettiva situazione familiare), qual è il fabbisogno della seconda famiglia e dei figli convenuti e quale ulteriore reddito potrebbe equitativamente imputarsi – in ultima analisi – a __________ __________ __________ __________ qualora il contributo dell’istante andasse effettivamente ridotto. Si tratta di accertamenti fondamentali che la Camera civile di appello non può compiere in maniera autonoma, sottraendo alle parti un grado di giurisdizione munito di pieno potere cognitivo. Sulla base dei dati assunti il Pretore statuirà di nuovo, tenendo conto dei criteri precitati.
Gli oneri del pronunciato odierno seguono il reciproco grado di soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). In concreto gli appellanti vedono annullata la sentenza, ma l’esito della causa resta aperto. Si giustifica pertanto di porre le spese processuali a loro carico in ragione di metà ciascuno, compensando le ripetibili. Le richieste di assistenza giudiziaria (art. 155 segg. CPC) possono essere accolte poiché le parti appaiono – quanto meno a un esame sommario – versare in seria ristrettezza ed entrambe ottengono causa parzialmente vinta (art. 157 CPC).
Per questi motivi,
vista anche sulle spese la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Gli appelli sono parzialmente accolti, la sentenza impugnata è annullata e gli atti sono rinviati al Pretore per nuovo giudizio nel senso dei considerandi.
__________ e __________ __________ sono ammessi al beneficio dell’assi-stenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. __________ __________ -__________.
__________ __________ è ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. __________ __________.
Gli oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 350.–
b) spese fr. 50.–
fr. 400.–
sono posti a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
– avv. __________ __________ -__________, __________;
– arch. __________ __________, __________;
– avv. __________ __________, __________ (limitatamente al dispositivo n. 3).
Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.
Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente La segretaria
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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