AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 52.1998.185
Data decisione, Autorità: 06.10.1998, TRAM
Incarto n. 52.98.00182-185
Lugano 6 ottobre 1998
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi
segretario:
Leopoldo Crivelli
statuendo sui ricorsi 2 e 3 luglio 1998 di
a) __________
b) __________ e __________ patrocinati da: avv. __________
contro
la decisione 17 giugno 1998, no. 2765, del Consiglio di Stato che accoglie parzialmente l'impugnativa inoltrata dall'insorgente __________ avverso la licenza edilizia 29 dicembre 1997 rilasciata dal municipio di __________ agli insorgenti __________ per la chiusura delle logge della loro casa d'abitazione (part. no. __________ RFD);
viste le risposte:
14 luglio 1998 del Consiglio di Stato;
28 luglio 1998 del municipio di __________;
31 agosto 1998 di __________ e __________;
al ricorso 2 luglio 1998 di __________;
14 luglio 1998 del Consiglio di Stato;
20 luglio 1998 di __________;
28 luglio 1998 del municipio di __________;
al ricorso 3 luglio 1998 di __________ e __________;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. I ricorrenti __________ e __________ sono comproprietari di una casa d'abitazione situata a __________, in località __________, nella zona residenziale R3 (part. no. __________ RFD).
Il ricorrente __________ è invece proprietario dell'edificio contiguo, pure destinato ad abitazione (part. no. __________ RFD).
Lo stabile dei ricorrenti è strutturato su tre piani, con due locali ciascuno, formanti un'unica abitazione (PT: cucina/sala da pranzo; 1º piano: 2 camere con bagno comune; 2º piano: 2 camere con bagno comune). Tra un piano e l'altro i locali sono collegati fra loro da rampe di scale e da tre ordini sovrapposti di logge aperte, che caratterizzano la facciata S dell’immobile.
Il 18 settembre 1997 __________ e __________ hanno chiesto al municipio il permesso di chiudere le logge con serramenti vetrati.
Alla domanda si è opposto il vicino __________, obiettando che l'intervento avrebbe comportato un inammisibile sorpasso dell'indice di sfruttamento, già oggi ampiamente superiore a quello ammesso dalle norme di zona.
B. Raccolto il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 29 dicembre 1997 il municipio di __________ ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione del vicino.
In sostanza, il municipio ha ritenuto che la chiusura delle logge, configurate come ballatoi, non avrebbe determinato alcun aumento della SUL.
C. Con giudizio 17 giugno 1998 il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto il ricorso interposto dal vicino opponente contro la licenza, confermandola limitatamente alla chiusura dei portici dei piani superiori.
Condividendo l'assunto dell'autorità il comunale, il Governo ha in sostanza ritenuto che le logge dei piani superiori - a differenza del porticato a pianterreno - fossero già attualmente computabili nella SUL.
D. Contro il predetto giudizio governativo sono insorti davanti al Tribunale cantonale amministrativo tanto l'opponente, quanto i beneficiari della licenza. Il primo chiedendone l'integrale annullamento. I secondi la piena conferma.
A mente dell'opponente, la chiusura dei porticati aggraverebbe in misura intollerabile il sorpasso dell'indice di sfruttamento che già oggi caratterizza la costruzione dei vicini. Costruzione che peraltro è già stata innalzata di un piano nel 1973.
Di parere diametralmente opposto sono invece i beneficiari della licenza, che contestano l'esclusione della superficie del porticato a pianterreno dal computo della SUL.
E. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.
Il municipio di __________ si riconferma invece nelle osservazioni presentate in prima istanza, ove aveva sollecitato la conferma integrale della licenza impugnata.
Le parti si avversano vicendevolmente con argomenti che verranno semmai ripresi nei seguenti considerandi.
Considerato, in diritto
Essendo fondate sul medesimo complesso di fatti, le impugnative possono essere decisi con un unico giudizio senza procedere ad atti istruttori (art. 51 e 18 cpv. 1 PAmm). La situazione dell'oggetto della contestazione emerge chiaramente dai piani e dalle fotografie prodotte dalle parti. Un sopralluogo non appare quindi indispensabile.
Per stabilire i limiti degli interventi ammissibili occorre in particolare considerare le finalità delle norme applicabili, la natura del contrasto esistente, l’entità dell’intervento e le conseguenze che ne derivano, soppesando attentamente gli interessi pubblici e privati posti a confronto. Inammissibili sono sopratutto quegli interventi che incidono sull’aspetto esterno o sui contenuti della costruzione, alterandone l’identità in misura significativa o comunque tale da consolidare i momenti di contrasto con il nuovo diritto (RDAT 1994 II N. 46, 1992 II N. 39; Scolari, Commentario, II ed., ad art. 70 LALPT N. 516 seg.)
2.2 L’indice di sfruttamento della casa d’abitazione dei ricorrenti __________, costruita ed ampliata prima dell’entrata in vigore del vigente PR, supera in larga misura il limite fissato dall’art. 38 NAPR (1.12 invece di 0.6).
Il controverso intervento (chiusura di logge mediante vetrate) non configura né un lavoro di riparazione, né un lavoro di manutenzione. Non è tuttavia nemmeno un lavoro di trasformazione sostanziale. L’identità dell’immobile non viene in effetti modificata in misura significativa. Dal profilo funzionale la costruzione resta sostanzialmente invariata.
Eccedendo i limiti del lavoro di riparazione o manutenzione, ma non integrando gli estremi di una trasformazione sostanziale, l’intervento in contestazione può essere qualificato alla stregua di una “trasformazione più importante” ai sensi dell’art. 39 cpv. 1 seconda frase RLE. Si tratta quindi di stabilire se possa essere autorizzata perché il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo apprezzabile l’interesse pubblico o quello dei vicini.
Questione, questa, che si identifica in larga misura con quella a sapere se l’intervento determini un aumento della SUL e renda pertanto ancor più marcato il contrasto della costruzione con il nuovo diritto.
Non vengono tuttavia computate tutte le superfici non utilizzate o non utilizzabili per abitazione o il lavoro come (...) i corridoi e le scale che servono unicamente all'accesso di locali non calcolabili nella SUL (...) i porticati aperti (...), i balconi e le logge aperte che non servono come ballatoi.
Dalla norma succitata si evince chiaramente che ai fini della determinazione della SUL fa per principio stato tutta la superficie del piano. Sono escluse dal computo soltanto determinate superfici che non possono essere sfruttate per scopi abitativi o lavorativi. Dagli esempi di superfici non computabili come SUL emerge inequivocabilmente l'intenzione del legislatore cantonale di computare come SUL le superfici delle parti di costruzione che servono all'accesso di locali utilizzati od utilizzabili per l'abitazione od il lavoro. Non sono quindi escluse dal computo della SUL le superfici dei corridoi e delle scale che servono ad accedere a tali locali. In questo stesso ordine di idee, sono quindi incluse nella SUL le logge aperte che servono come ballatoi, ovvero che servono ad accedere a locali conteggiati nella SUL (cfr. Huber, Die Ausnützungsziffer, Zürcher Schriften zum öffentlichen Recht, § 6 pag. 45 seg., in particolare III A Nota 11).
3.2. Nell'evenienza concreta, occorre in sostanza di stabilire se le superfici dei porticati aperti descritti in narrativa siano da escludere dal computo dell'indice di sfruttamento in forza delle eccezioni previste a titolo esemplificativo dall'art. 38 cpv. 1 seconda frase LE; disposizione che deroga al principio sancito dalla frase precedente, secondo cui tutta la superficie dei piani sopra e sottoterra degli edifici deve essere considerata quale SUL.
Il Consiglio di Stato e gli stessi ricorrenti __________ hanno ritenuto che queste parti dell'edificio fossero da considerare come "ballatoi", ovvero come "corridoi coperti o scoperti, costruiti in aggetto dal muro di sostegno, per uso di disimpegno o di comunicazione" (cfr. Devoto Oli, Dizionario della lingua italiana). A torto, poiché queste parti dell'edificio non aggettano dai muri perimetrali, ma sono integrati nel suo corpo principale. Contrariamente a quanto assumono le parti gli spazi qui in discussione sono in realtà "logge aperte”, ovvero porticati che si aprono sulla facciata principale dell’immobile e che comunicano fra loro mediante due serie di rampe di scale. Queste logge non sono d’altro canto fini a sé stesse. Non hanno una funzione meramente estetica, ma servono principalmente a collegare fra loro i singoli locali dell’abitazione dei ricorrenti __________ situati sui tre piani in cui questa risulta suddivisa. Si tratta quindi di “logge aperte che fungono da ballatoi”, ovvero da corridoi aperti su un lato destinati a permettere l'accesso ai locali che compongono l'abitazione. Stante questa configurazione, non sono pertanto deducibili dalla SUL, ovvero dalla superficie dei rispettivi piani.
A torto pretende il ricorrente che queste superfici siano da escludere dal computo della SUL in quanto non utilizzabili per l'abitazione (quantomeno nei mesi invernali). Dall'esemplificazione contenuta nell'art. 38 cpv. 1 seconda frase LE si deduce a contrario che le logge aperte che servono come ballatoi, ovvero i porticati aperti che fungono da passaggi per accedere a locali abitabili sono computate come SUL al pari dei corridoi e delle scale che servono all’accesso di locali abitabili. Situazione, questa, che - contrariamente a quanto assume il Consiglio di Stato - si verifica anche nel caso della loggia/porticato a PT e dell’attigua rampa di scale. Non si può in effetti negare che anche questi spazi siano destinati ad assicurare il collegamento fra i locali abitabili a PT (cucina e sala da pranzo) e le camere dei piani superiori.
Trattandosi di superfici che già attualmente sono da computare come SUL, ben si deve di conseguenza ammettere che la controversa chiusura dei portici con vetrate non implichi alcuna modifica dell'indice di sfruttamento.
Stando così le cose, già dal profilo dell’art. 39 RLE, nulla si oppone al rilascio della licenza. Già per questo motivo il ricorso dei beneficiari della licenza deve essere accolto e quello del vicino opponente respinto.
La particolare configurazione della costruzione in oggetto presenta in effetti le connotazioni del caso eccezionale. La trasformazione è inoltre riferita ad un edificio costruito prima del 1981 ed è destinata a permettere una più razionale utilizzazione dell'abitazione dei ricorrenti __________, evitando loro di uscire all'addiaccio per passare dai locali del pianterreno alle camere da letto e viceversa.
Anche volendo ammettere che l’intervento determini un aumento dell’indice di sfruttamento, sarebbero quindi senz’altro dati i presupposti per la concessione di una deroga.
La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza.
Per questi motivi,
visti gli art. 21, 38 LE; 24 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61 ,65 PAmm
dichiara e pronuncia:
Il ricorso di __________ e __________ è accolto.
§. di conseguenza:
1.1. la decisione 17 giugno 1998, no. 2765, del Consiglio di Stato è annullata e riformata nel senso che:
1.2. la licenza edilizia 29 dicembre 1997 rilasciata dal municipio di __________ a __________ e __________ è confermata.
La tassa di giustizia di fr. 800.-- è a carico del ricorrente __________, che rifonderà a __________ e __________ fr. 1'200.-- a titolo di ripetibili di entrambe le istanze.
Intimazione a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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