AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 52.1995.337
Data decisione, Autorità: 02.10.1995, TRAM
Incarto n. 52.95.00331 DP 96/95 52.95.00337 DP 102/95 leo
Lugano 2 ottobre 1995
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi
segretario:
Leopoldo Crivelli
statuendo sui ricorsi 6 e 8 aprile 1995 di
__________ rappr. da: __________ __________ rappr. da: avv. __________
contro
la decisione 21 marzo 1995 del Consiglio di Stato (n. 1732) che annulla la risoluzione 30 aprile 1993 con cui il municipio di __________ nega a __________ la licenza edilizia per costruire una casa d'appartamenti nel nucleo di __________ (part. n.__________ RF);
viste le risposte:
21 aprile 1995 del Consiglio di Stato,
2 maggio 1995 di __________,
19 maggio 1995 del Municipio di __________,
al ricorso di __________, __________ e __________;
21 aprile 1995 del Consiglio di Stato,
8 maggio 1995 di __________,
20 maggio 1995 di __________, __________ e __________,
al ricorso del municipio di __________;
richiamato l'art. 51 PAmm,
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. Il 17 settembre 1992 __________ ha chiesto al municipio di __________ il permesso di costruire una casa di appartamenti su un fondo situato ai margini della zona del nucleo di __________ (part. n. __________ RF).
Il progetto prevedeva di realizzare uno stabile strutturato su tre livelli, occupante in parte l'area su cui sorge un vecchio rustico semidiroccato ed in parte il prato antistante questo fabbricato.
Alla domanda, pubblicata solo alla fine del 1992 per motivi che non occorre qui rievocare, si sono opposti i vicini __________, __________ e __________, proprietari della casa d'abitazione che sorge sulla finitima part. n. __________ RF.
B. Il 13 aprile 1993 il Dipartimento delle pubbliche costruzioni ha rilasciato l'autorizzazione a costruire (ex art. 39 LE 1973).
Con decisione 30 aprile 1993 il municipio di __________ ha invece respinto la domanda di costruzione, ritenendola contraria all'art. 34 NAPR, disciplinante l'attività edilizia nella zona del nucleo.
C. Con decisione 21 marzo 1995, resa dopo ulteriori vicissitudini procedurali sulle quali non occorre soffermarsi, il Consiglio di Stato ha annullato la suddetta risoluzione municipale, rilasciando direttamente, a determinate condizioni, la licenza richiesta.
Dopo aver escluso che l'intervento in discussione potesse essere configurato alla stregua di un riattamento, il Consiglio di Stato ha anzitutto ritenuto che il vecchio rustico potesse essere demolito in quanto privo di particolare pregio. Fatta questa premessa, il Governo è poi giunto a concludere che la nuova costruzione potesse essere realizzata alla condizione di modificare le aperture delle finestre e di spostarla verso la part. n. __________ RF in modo da rispettare le distanze prescritte dall'art. 34 lett. b NAPR verso il confine della part. n. __________ RF e verso l'edificio che sorge su questo fondo.
D. Contro il predetto giudizio governativo insorgono davanti al Tribunale cantonale amministrativo sia il comune di __________, sia i vicini opponenti.
a) Secondo il comune il vecchio rustico non sarebbe completamente sprovvisto di valore storico-artistico. Non sarebbero quindi dati i presupposti per demolirlo.
L'altezza e la volumetria della costruzione, soggiunge, sarebbero inoltre eccessive. In ogni caso superiori a quelle degli edifici tipici dell'ambiente circostante. Anche da questo profilo non sarebbero quindi date le premesse per rilasciare la licenza. Disattesi, risulterebbero pure i vincoli di allineamento sanciti dall'art. 34 lett. b NAPR.
La costruzione, conclude, sarebbe infine lesiva dell'art. 34 lett. c NAPR, poiché il terreno antistante il vecchio rustico sarebbe di principio inedificabile.
b) Con succinte argomentazioni i vicini opponenti si limitano invece a ribadire le censure sollevate in prima istanza.
E. All'accoglimento dei ricorsi si oppone il Consiglio di Stato, che postula la conferma del giudizio impugnato senza formulare particolari osservazioni.
Ad identica conclusione perviene la resistente __________, che con argomenti di cui si dirà più avanti contesta partitamente le tesi dei ricorrenti.
Considerato, in diritto
Date le circostanze, il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
Controversa è unicamente la licenza edilizia comunale. L'autorizzazione cantonale è cresciuta in giudicato.
"Nei limiti delle aree definite "nucleo tradizione" sono comprese:
le parti di tessuto urbano che per le caratteristiche ambientali e per la presenza di parti edilizie risalenti storicamente ai secoli passati, sono riconoscibili come nuclei abitativi che costituiscono gli insediamenti originari di __________, __________, __________ e __________.
le aree libere di contorno alle parti edilizie storiche la cui non edificabilità costituisce la garanzia dell'integrità e dell'omogeneità del contesto ambientale in cui i nuclei sono inseriti.
Sentito il preavviso dell'autorità cantonale competente, sono ammessi:
a) gli interventi di riattamento o trasformazione degli edifici con elementi di valore storico o ambientale a condizione che vengano rispettati il carattere architettonico, la volumetria e le altezze dei singoli corpi di fabbrica.
Dovranno in particolare essere mantenute o ripristinate le caratteristiche delle facciate (aperture, balconi, loggiati) e dovrà essere rispettato, nelle sue linee generali, lo schema di organizzazione interna dell'edificio, mantenendo o ripristinando gli elementi strutturali verticali e orizzontali (solette, muri portanti, corpo scala).
Deve inoltre essere rispettata la forma originaria del tetto; è esclusa la formazione di squarci nelle falde o la posa di pannelli solari.
Per la copertura dovranno essere utilizzati i coppi o tegole laterizie rosse, a condizione che non siano piane.
b) la demolizione e ricostruzione degli edifici funzionalmente non abitabili e completamente sprovvisti di elementi di valore storico-artistico o ambientali.
Sulle singole possibilità di demolizione e ricostruzione il municipio, sentito il parere dell'autorità cantonale competente, deciderà caso per caso.
Le nuove volumetrie dovranno rispettare gli allineamenti storici e le contiguità esistenti lungo le contrade e dovranno ambientarsi, architettonicamente, all'aspetto tradizionale dei nuclei.
L'altezza non dovrà superare quella degli edifici tipici dell'ambiente circostante.
Nella composizione delle facciate si dovrà tener conto del rapporto di pieni e vuoti tipico delle facciate tradizionali.
Per un corretto inserimento nel contesto ambientale si dovrà avere una particolare cura nella scelta dei materiali da utilizzare e nella scelta dei tinteggi esterni.
Il municipio può richiedere la presentazione di campioni in loco, per approvazione.
I tetti dovranno essere a falde con pendenza minima del 32% e per la copertura dovranno essere utilizzati i coppi o le tegole laterizie rosse a condizione che non siano piane; è esclusa la formazione di squarci nelle falde o la posa di pannelli solari.
Le distanze da rispettare sono:
da un fondo: in confine o a ml 1,50
verso un edificio senza aperture: in contiguità o a ml 3,00
verso un edificio con aperture: ml 4,00
Il municipio, sentito il parere dell'autorità cantonale competente, può imporre caso per caso, distanze maggiori per un miglior inserimento della costruzione.
c) Ampliamenti e nuove costruzioni, nelle aree libere di contorno alle parti edilizie storiche, solo se esse costituiscono un prolungamento organico dell'edificazione esistente sullo stesso sedime.
Per le nuove volumetrie valgono le disposizioni alla lettera b)."
La norma in questione persegue obiettivi di natura prevalentemente conservativa, privilegiando gli interventi di riattamento, di trasformazione e di demolizione/ricostruzione. Gli ampliamenti e le nuove costruzioni sono ammessi soltanto a titolo d'eccezione.
Lo si deduce chiaramente dalla premessa, ove viene sottolineata la sostanziale inedificabilità delle aree libere di contorno alle parti edilizie storiche: vincolo, questo, che viene concepito come "garanzia dell'integrità e dell'omogeneità del contesto ambientale in cui i nuclei sono inseriti" (cfr. STA 28.8.1995 in re V., riferita all'art. 34 NAPR di M. di egual tenore).
L'art. 34 NAPR di __________ contiene numerosi concetti di natura indeterminata. Nell'individuazione del loro contenuto precettivo va quindi riservata all'autorità decidente una certa latitudine di giudizio; latitudine di giudizio che l'autorità di ricorso è tenuta a rispettare, limitandosi a censurare le interpretazioni manifestamente sprovviste di ragioni obiettive o fondate su considerazioni estranee alla materia.
2.2. L'intervento in esame va configurato come una demolizione del vecchio rustico, abbinata alla costruzione di un nuovo edificio di maggiori dimensioni. Non si tratta di un riattamento o di una trasformazione. Applicabili alla fattispecie sono quindi le lett. b) e c) dell'art. 34 NAPR. La lett. a) della medesima norma, disciplinante gli interventi di mera conservazione, non entra per contro in considerazione.
2.2.1. Secondo l'autorità comunale, il vecchio rustico non potrebbe essere demolito perché, pur non essendo "funzionalmente abitabile", non sarebbe "completamente sprovvisto di elementi di valore storico-artistico o ambientali" (art. 34 lett. b) NAPR).
L'obiezione è infondata. Del vecchio rustico rimangono infatti soltanto due muri perimetrali (N, E) e una falda del tetto (N).
Lo stato di degrado del fabbricato è quindi tale da escludere a priori qualsiasi possibilità di ravvisarvi "elementi di valore storico-artistico o ambientale". Una demolizione del rudere si impone già per motivi di sicurezza.
Anche se per motivi diversi da quelli indicati dal Consiglio di Stato, nulla osta pertanto per rapporto all'art. 34 lett. b) NAPR alla rimozione di quanto resta del vecchio rustico.
2.2.2. Anziché limitarsi a ricostruire lo stabile demolito, mantenendone foggia e volumetria, l'intervento in contestazione postula l'edificazione di un nuovo fabbricato di maggiori dimensioni e di diversa espressione architettonica. Nella misura in cui implica un aumento della superficie edificata a scapito dell'area libera antistante il rustico dedotto in demolizione, occorre quindi esaminare la conformità dell'intervento per rapporto all'art. 34 lett. c) NAPR; norma che permette "ampliamenti e nuove costruzioni nelle aree libere di contorno alle parti edilizia storiche, solo se esse costituiscono un prolungamento organico dell'edificazione esistente sullo stesso sedime".
Che il terreno antistante il rustico sia da configurare alla stregua di un'area libera di contorno alle parti edilizie storiche non è controverso. Né può essere ragionevolmente revocato in dubbio. Oggetto di contestazione è essenzialmente la questione a sapere se sia soddisfatta l'unica condizione atta a rimuovere il vincolo di inedificabilità che la premessa dell'art. 34 NAPR pone a carico di queste aree. Occorre quindi verificare se l'opera costituisca "un prolungamento organico dell'edificazione esistente sullo stesso sedime": presupposto, questo, che il municipio ha ritenuto insoddisfatto.
A torto, perché la nuova costruzione non può non essere considerata un prolungamento del fabbricato esistente sullo stesso fondo. Essa risulta infatti perfettamente allineata sul vecchio rustico, riprendendone le dimensioni, l'orientamento e le linee direttrici. Vero è che i rustici dei ricorrenti __________ sono allineati sull'asse N/S, mentre la nuova costruzione si svilupperebbe perpendicolarmente ad essi. Decisiva è tuttavia la situazione del fabbricato "esistente sullo stesso sedime". E questo, già oggi, è orientato da W ad E: circostanza, questa, che assieme agli aspetti volumetrici permette di ravvisare nel nuovo edificio un "prolungamento organico dell'edificazione esistente".
Una diversa conclusione renderebbe impraticabile l'eccezione sancita dall'art. 34 lett. c) NAPR.
Corrette, anche se motivate con argomenti opinabili, appaiono quindi le deduzioni tratte dal Consiglio di Stato in ordine alla sostanziale edificabilità della superficie ancora libera di costruzioni del fondo della ricorrente.
2.3. Il fatto che la nuova costruzione configuri un prolungamento organico dell'edificazione esistente sullo stesso sedime, non basta tuttavia a legittimare il rilascio della licenza. "Le nuove volumetrie" ammesse in base all'art. 34 lett. c) NAPR devono infatti anche rispettare le disposizioni dell'art. 34 lett. b) NAPR. Esse devono quindi "rispettare gli allineamenti storici e le contiguità esistenti lungo le contrade ed ambientarsi, architettonicamente, all'aspetto tradizionale dei nuclei". L'altezza non deve inoltre superare quella degli edifici tipici dell'ambiente circostante". Le loro facciate devono "tener conto del rapporto tra vuoti e pieni tipico delle facciate tradizionali". Devono infine rispettare le distanze da confine e verso altri edifici prescritte dalla medesima norma.
Secondo il comune ricorrente, la nuova costruzione disattenderebbe queste prescrizioni sotto il profilo degli allineamenti, dell'altezza e dell'inserimento architettonico.
Le obiezioni sono solo parzialmente fondate.
L'obbligo di rispettare gli allineamenti sussiste infatti soltanto lungo le contrade, ovvero lungo i vicoli che attraversano il nucleo. Non torna quindi applicabile al caso in esame.
Pertinenti sono per contro le obiezioni sollevate con riferimento all'altezza del nuovo stabile.
La costruzione avversata supera infatti abbondantemente l'altezza della maggior parte dei caratteristici edifici situati all'interno del medesimo isolato. Vero è che non supera quella di altri edifici situati in fondi più distanti (part. n. __________ e __________ RF), parimenti strutturati su tre livelli. Tale circostanza non permette tuttavia ancora di rimproverare all'autorità comunale di aver violato il diritto per aver determinato il contenuto della norma facendo riferimento all'altezza dei caratteristici edifici, che sorgono immediatamente a monte della costruzione in esame.
Pertinenti sono pure le critiche che il comune solleva in relazione all'obbligo di adeguare le nuove volumetrie all'architettura tradizionale dei nuclei. Non solo per l'inosservanza del rapporto tra vuoti e pieni tipico delle facciate tradizioni riscontrata dal Consiglio di Stato sul lato E della costruzione, ma anche per i muri laterali dei balconi, in mattoni facciavista, e per il singolare cornicione su cui appoggia il tetto: elementi del tutto estranei ai canoni dell'architettura tradizionale del nucleo di __________.
Già per questi difetti, in parte (facciata E) non emendabili mediante l'imposizione di semplici clausole accessorie, i ricorsi sono da accogliere.
2.4. Ma il ricorso va accolto anche in considerazione dell'inammissibile condizione imposta dal Consiglio di Stato per sanare l'incontestata violazione delle norme sulle distanze rilevata dalla precedente istanza.
Imponendo lo spostamento della costruzione verso il fondo dei ricorrenti __________ (part. n. __________ RF) in modo da rispettare le distanze prescritte dall'art. 34 NAPR verso l'edificio che sorge sulla part. n. __________ RF, il Consiglio di Stato ha in effetti palesemente disatteso il diritto di essere sentito dal proprietario del fondo retrostante (part. n. __________ RF), che non essendo parte del procedimento non ha potuto esprimersi in merito.
Imponendo questa correzione, il Governo ha inoltre omesso di considerare che lo spostamento verrebbe a determinare un'altrettanto evidente violazione della distanza minima di 3 m prescritta dall'art. 34 NAPR verso l'edificio che sorge sulla part. n. __________ RF dei ricorrenti __________.
Anche per questi motivi, impregiudicata la questione a sapere se lo spostamento non porti a disattendere l'art. 34 lett. c) NAPR per quanto attiene all'organicità del prolungamento, le impugnative vanno di conseguenza accolte, annullando il giudizio governativo censurato e ripristinando la risoluzione con cui il municipio di __________ ha rigettato la domanda di costruzione.
Per questi motivi,
visti gli art. 49 LE 1973; 52 LE 1991; 34 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61 PAmm,
dichiara e pronuncia:
§. Di conseguenza:
1.1. la decisione 21 marzo 1995 del Consiglio di Stato (n. 1732) è annullata.
1.2. la decisione 30 aprile 1993 del municipio di __________ è confermata.
La tassa di giustizia di fr. 1'000.-- (mille) è a carico della resistente, che rifonderà fr. 1'500.-- (millecinquecento) al comune di __________ a titolo di ripetibili.
Intimazione a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il segretario
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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