AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 52.1995.103
Data decisione, Autorità: 31.03.1995, TRAM
Incarto n. 52.95.00103 DP 61/95 leo
Lugano 31 marzo 1995
In nome della Repubblica e Cantone del Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi
segretario:
Leopoldo Crivelli
statuendo sul ricorso del 17 febbraio 1995 di
rappr. da: arch. __________
contro
la decisione 1. febbraio 1995 del Consiglio di Stato (n. 622) che annulla la decisione 31 ottobre 1994 con cui il municipio di __________ gli ha rilasciato la licenza edilizia per rendere abitabile la stalla che sorge sulla part. n. __________ MC;
viste le risposte:
23 febbraio 1995 del Comune di __________;
28 febbraio 1995 del Consiglio di Stato;
6 marzo 1995 di __________ e __________;
14 marzo 1995 del Dipartimento del territorio;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. Il 6 settembre 1994 __________, cittadino austriaco residente a __________, ha chiesto al Municipio di __________ il permesso di rendere abitabile una piccola stalla in disuso (m 9,90 x 5,40) che sorge sulla part. n. __________ MC in località __________ (zona R 8,5 PP). Il progetto prevedeva di innalzare il filo di gronda per un'altezza variante da 65 a 105 cm, lasciando invariata la quota del colmo.
Alla domanda si sono opposti i vicini qui resistenti, proprietari di una casa d'abitazione, situata a monte della stalla ad una distanza di soli 50 cm.
B. Raccolto il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, il 26 ottobre 1994 il Municipio di __________ ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione dei vicini.
L'autorità comunale ha in particolare ritenuto dati i presupposti per autorizzare tanto un innalzamento in deroga alle distanze tra edifici, quanto un insediamento non conforme alla funzione residenziale primaria assegnata alla zona.
C. Con giudizio 1. febbraio 1995 il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento, accogliendo l'impugnativa contro di esso inoltrata da __________ ed __________. In sostanza, il Governo ha ritenuto che l'ampliamento ed il cambiamento di destinazione non potessero essere autorizzati poiché la costruzione non rispettava la distanza minima fra edifici prescritta dalle NAPR. Ingiustificata sarebbe pure la deroga concessa dal municipio ai vincoli di destinazione prescritti dalle NAPR per tutelare gli insediamenti residenziali primari.
D. Contro il predetto giudizio governativo il soccombente insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino della licenza accordatagli.
Secondo il ricorrente, le deroghe concessegli per l'innalzamento e per l'insediamento di una residenza secondaria sarebbero conformi al diritto. La sopraelevazione rientrerebbe infatti nei limiti delle eccezioni ammesse dagli art. 30 e 32 NAPR. La costruzione sarebbe d'altro canto talmente piccola da risultare inutilizzabile come residenza primaria.
E. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni.
Ad identica conclusione pervengono i vicini qui resistenti, che contestano succintamente le tesi del ricorrente.
Il Dipartimento del territorio ed il Municipio di __________ si rimettono invece al giudizio di questo Tribunale.
Considerato, in diritto
Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). La natura delle contestazioni sollevate, i piani e le fotografie in atti permettono d'altro canto di prescindere dalla visita in luogo sollecitata dal ricorrente.
Ampliamenti e migliorie tecniche del processo produttivo, soggiunge la norma in questione possono nondimeno essere eccezionalmente autorizzati a condizione che la destinazione non sia di grave pregiudizio alla zona di utilizzazione e che siano rispettate le altre disposizioni del piano.
La norma succitata definisce i limiti della garanzia costituzionale della proprietà intesa come tutela delle situazioni acquisite e precisa i termini delle eccezioni al principio della conformità di zona (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT), che possono essere accordate all'interno delle zone edificabili (cfr. art. 23 LPT).
Analogamente, l'art. 39 RLE dispone che "edifici ed impianti esistenti in contrasto con il nuovo diritto possono essere riparati e mantenuti, esclusi i lavori di trasformazione sostanziali; trasformazioni più importanti (della semplice riparazione e manutenzione) possono tuttavia essere autorizzate se il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini."
Entrambe le disposizioni disciplinano le possibilità di intervento sulle costruzioni esistenti in contrasto con il diritto. L'art. 70 LALPT ha per oggetto le costruzioni esistenti non conformi alla destinazione di zona. L'art. 39 RLE concerne invece le opere edilizie non conformi alle altre prescrizioni di zona (altezze, distanze, indici, ecc.).
Per principio, entrambe le norme escludono la possibilità di attuare interventi eccedenti la mera conservazione. Al di fuori delle eccezioni previste dalle disposizioni in esame, interventi di maggiore entità possono essere autorizzati soltanto nella misura in cui sono volti a delimitare tutte le difformità, adattando la costruzione al diritto materialmente applicabile. Una rimozione parziale dei momenti di contrasto è in linea di massima esclusa, perché indirettamente consolida e perpetua le difformità restanti.
Per principio, cambiamenti di destinazione interessanti, costruzioni esistenti in contrasto con il principio della conformità di zona (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT) e con altre prescrizioni del diritto edilizio possono quindi essere autorizzati soltanto nella misura in cui adattano l'utilizzazione alla funzione prevista per zona ed eliminano gli altri momenti di contrasto (cfr. Martin Pfisterer, Die Anwendung neuer Bauvorschriften auf bestehende Bauten und Anlagen, 181).
2.2. Nella zona residenziale primaria del piano (RPP 8,5) in cui è ubicata la costruzione del ricorrente, per le distanze da confine valgono le norme dell'art. 9.2. NAPR (cfr. art. 32 NAPR). Per edifici alti sino a m 8,50 e lunghi sino a 16 m, questa norma stabilisce una distanza minima di m 3 dal confine verso fondi privati.
Nel caso particolare di edifici sorti prima dell'entrata in vigore del PR ad una distanza inferiore, la norma succitata permette inoltre di autorizzare interventi di sopraelevazione a condizione che siano rispettate tutte le altre disposizioni di PR, nonché le distanze minime di m 1,50 verso un fondo aperto, di 3 m verso edifici senza aperture e di 4 m verso edifici con aperture (art. 9.2.3. NAPR).
Nell'evenienza concreta, la stalla che il ricorrente intende sopraelevare e trasformare in casa di vacanza sorge a meno di un metro dalla casa dei resistenti __________ (munita di aperture).
Non essendo rispettata né la distanza minima di 3 m verso il confine, né quella di 4 m verso edifici con aperture è evidente che il previsto cambiamento di destinazione non può essere autorizzato in base all'art. 9.2.3 NAPR.
Benché atta ad eliminare il contrasto fra l'attuale destinazione del fabbricato (stalla in disuso) e la funzione residenziale attribuita alla zona, la trasformazione non può essere ammessa perché finirebbe per perpetuare il significativo contrasto riscontrabile sul piano delle distanze da confine e fra edifici.
2.3. L'art. 32 NAPR di __________ dispone tuttavia ancora che "nei casi particolari dove esistono costruzioni raggruppate a forma e struttura di nucleo, le cui distanze sono in contrasto con l'art. 9, per cui risulta difficoltosa o compromessa l'edificabilità di un fondo, per riattazioni ed ampliamenti di edifici preesistenti (esclusa la nuova costruzione), il municipio può concedere delle deroghe nei limiti delle distanze contemplate dall'art. 30 NAPR".
Questa norma, disciplinante l'attività edilizia nella zona del nucleo tradizionale, stabilisce anzitutto che fra privati, valgono distanze varianti da un minimo di m 3 verso edifici senza aperture ad un minimo di m 4 verso edifici con aperture.
Dispone inoltre che con l'accordo scritto del confinante il municipio può concedere deroghe se non vi si oppongono interessi generali d'inserimento ambientale.
Anche da questo profilo, in mancanza di un accordo scritto dei confinanti, non v'è quindi spazio per il rilascio di un'autorizzazione.
2.4. L'art. 30 richiamato dall'art. 32 NAPR permette comunque ancora al municipio di autorizzare "anche senza l'accordo dei confinanti sopraelevazioni di modesta entità (massimo m 1) realizzate nell'ambito di un rinnovamento totale dell'edificio e finalizzate al recupero di spazi abitativi".
Richiamandosi a quest'ultima disposizione l'insorgente sollecita il ripristino della licenza annullata.
A torto, tuttavia, perché la norma in questione permette soltanto di autorizzare modeste sopraelevazioni realizzate nell'ambito di un rinnovamento totale dell'edificio, ovvero di un risanamento senza cambiamenti di destinazione (cfr. la definizione di riattamento di cui all'art. 8 cifra 7 NAPR).
Non permette quindi affatto di prescindere dal consenso scritto dei confinanti per autorizzare in deroga anche cambiamenti di destinazione di edifici esistenti in contrasto con le distanze minime prescritte dall'art. 30 NAPR. Lo svincolo dall'obbligo del consenso dei confinanti è limitato alle ipotesi di sopraelevazioni realizzate nell'ambito di rinnovamenti. Non si estende alle trasformazioni, ossia ai risanamenti con cambiamento di destinazione (cfr. art. 8 cifra 8 NAPR).
2.5. Così stando le cose, già per questo motivo la decisione governativa impugnata merita pertanto di essere confermata siccome immune da violazioni del diritto.
Per questi motivi,
visti gli art. 21 LE; 8.7, 8.8, 9, 30, 32 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61 PAmm,
dichiara e pronuncia:
Il ricorso è respinto.
Le spese e la tassa di giustizia di fr. 1'000.-- (mille) sono a carico del ricorrente, che rifonderà fr. 1'200.-- (milleduecento) ai resistenti a titolo di ripetibili.
Intimazione a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo:
Il presidente: Il segretario:
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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