AIUTO RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto: 80.2022.14
Data decisione, Autorità: 31.10.2022, CDT
Titolo: Imposte alla fonte: procedura, ripartizione dell’imposta fra comuni, comuni con cantieri edili durati oltre 30 giorni, decisione dell’autorità cantonale basata sulle dichiarazioni dei datori di lavoro
Incarto n. 80.2022.14
Lugano 31 ottobre 2022
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello
composta dai giudici
Andrea Pedroli, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
segretaria
Cristiana Balestra Gamboni, vicecancelliere
parti
RI 1
contro
RS 1
oggetto
ricorso del 13 gennaio 2022 contro la decisione del 14 dicembre 2021 in materia di ripartizione intercomunale del gettito dell’imposta alla fonte 2020.
Fatti
A. Il 27 gennaio 2021, la __________ SA di __________ inoltrava all’RS 1 (di seguito: RS 1) il conteggio della trattenuta dell’imposta alla fonte sui salari e proventi compensativi per frontalieri fiscali (rientro giornaliero) per il periodo fiscale 2020 (Modulo 3B). La __________ SA dichiarava un totale netto di imposta alla fonte, già considerata la provvigione di fr. 1'565.55 (2%), di fr. 76'712.05. Il medesimo Modulo è stato in seguito sostituito: l’importo dell’imposta alla fonte trattenuta è rimasto invariato (v. Modulo 3B, presentato il 23 luglio 2021).
B. Il 30 giugno 2021, l’RS 1 notificava al ricorrente, il RI 1, il conguaglio inerente la quota parte d’imposta alla fonte relativa all’esercizio 2020, riversandogli fr. 53'516.29.
Il dettaglio del suddetto conteggio (in formato elettronico) era scaricabile dal sito www.ifonte.ti.ch, cui rimandava la decisione dell’RS 1, utilizzando un determinato numero di controllo e una password preimpostata.
C. Contro il riparto intercomunale dell’imposta alla fonte dei frontalieri con rientro giornaliero, il 29 luglio 2021, il RI 1 presentava reclamo.
Lamentava la difficoltà di comprendere tramite la Tabella excel scaricata dall’applicativo ifonte sia la modalità del calcolo sia la ripartizione dell’imposta. A suo dire, “con la consegna di dati più completi”, il riparto si sarebbe rivelato di più semplice lettura.
In particolare, il reclamante chiedeva all’autorità di tassazione una verifica puntuale della posizione relativa “alle imposte versate dall’impresa di costruzioni __________ di __________ che notifica[va], per i lavoratori frontalieri, un totale di Fr. 76'712.05 del quale manca[va], sul summenzionato conteggio, la corrispettiva quota a favore del Comune”. A titolo di esempio, il RI 1 paragonava il dovuto d’imposta della __________ SA impresa di costruzioni a quello dell’impresa __________ SA, anch’essa con sede a __________ e attiva nel settore edile, per la quale dal conteggio risultava una quota riversata a favore del RI 1 di fr. 27'422.01 (imposta alla fonte netta trattenuta; fr. 74'779.60; v. Modulo 3B, datato anch’esso 23 luglio 2021 della __________ SA).
D. a.
Visto il reclamo, il 2 agosto 2021, l’RS 1 si rivolgeva alla __________ SA chiedendole di confermare “la correttezza della ripartizione” delle imposte alla fonte trattenute ai lavoratori frontalieri, effettuata “in base a dove effettivamente [avevano] lavorato durante l’anno”.
b.
Il 17 agosto 2021, con copia al RI 1, la __________ SA rispondeva all’RS 1 confermando
la correttezza di quanto inviato il 26 gennaio 2021. Infatti, su di un totale di 30118.0 ore prestate dai nostri Collaboratori avent[i] un permesso di lavoro tipo G (frontalieri) su tutti i cantieri in cui ha operato la nostra Impresa nel corso del 2020, quelle effettuate sui cantieri del RI 1 sono state 2620.5 che corrispond[ono] all’8.7% del totale complessivo. L’importo effettivamente versato è poi stato arrotondato per eccesso al 9%.
c.
Il RI 1, rivolgendosi unicamente all’RS 1, evidenziava che “sulla notifica dell’Impresa __________ tutti i dipendenti risulta[va]no a __________, loro sede di lavoro, e [si chiedeva] come [fosse] possibile che [fosse] l’Impresa stessa a determinare una suddivisione dell’imposta alla fonte in base al luogo di lavoro degli operai”.
Ribadendo l’impossibilità di verificare il conteggio, domandava all’RS 1 quale fosse la base legale per poter procedere ad un tale riparto e quali fossero i Comuni che avevano beneficiato del riversamento del restante 91% delle imposte alla fonte trattenute ai frontalieri fiscali (v. email del 17 agosto 2021).
d.
Il giorno successivo (v. email del 18 agosto 2021), alfine di soddisfare la richiesta di ottenere “maggiori informazioni” formulata dal RI 1 nel suo reclamo, l’RS 1 gli inviava i dettagli del conteggio e “i nominativi dei dipendenti che [avevano lavorato] per __________ SA”.
L’autorità di tassazione rendeva altresì attento il Comune che
il datore di lavoro ha la possibilità di ripartire le imposte alla fonte in base all’art. 277 cpv. 3bis della legge Tributaria (LT) e rispettivamente l’art. 17 del Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche. Chiaramente risulta palese che spetta al datore di lavoro stabilire effettivamente dove hanno lavorato i […] dipendenti frontalieri fiscali durante l’anno.
L’RS 1 invitava infine il Comune a rivolgersi direttamente alla __________ SA “per stabilire queste ripartizioni”, perché l’autorità di tassazione contabilizza “semplicemente quello che il datore di lavoro [le] indica”.
L’autorità di tassazione ricordava al reclamante che “il datore di lavoro quando presenta i conteggi pone una firma originale confermando la veridicità delle informazioni” e aggiungeva che “cred[eva] che la ditta __________ SA che ha la sede ditta nel vostro Comune non ha nessun interesse ad effettuare un riparto non corretto”.
e.
Il 26 agosto 2021, il RI 1 si rivolgeva direttamente alla __________ SA, per avere delucidazioni in merito al conteggio delle imposte alla fonte ed in particolare al Modulo 3B per frontalieri con rientro giornaliero, evidenziando che “dalle spiegazioni […] fornit[e] al competente Ufficio cantonale con e-mail del 17.08.2021 risulta[va] che l’attribuzione al RI 1 corrisponde[sse] alle ore lavorative effettivamente svolte dai lavor[atori] frontalieri nel [loro] comprensorio, pari al 9% del totale”.
Il RI 1 metteva quindi in dubbio che il “calcolo delle ore lavorative [fosse] corretto”, sottolineando di non comprendere “il motivo di questa ripartizione tanto dettagliata che cred[e] abbia pochi uguali”.
Citando l’art. 17 Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 2020, il RI 1 esprimeva le sue perplessità riguardo al fatto che “questa circostanza si present[asse] facilmente, ritenuto che il cambiamento dovrebbe essere riferito ad un singolo cantiere della durata di oltre 30 giorni in altro Comune dove il lavoratore è occupato costantemente”.
Alla __________ SA chiedeva infine delle spiegazioni supplementari circa i Comuni beneficiari del riversamento del restante 91% dell’imposta alla fonte trattenuta e l’ammontare di quanto effettivamente riversato.
f.
Con due scritti distinti datati rispettivamente 16 e 22 settembre 2021, entrambi agli atti, la __________ SA rispondeva al RI 1 che il conteggio 2020 e la rispettiva ripartizione dell’imposta trattenuta tra i vari Comuni erano corretti, spiegando che
i nostri Collaboratori che hanno operato su cantieri situati nel vostro comprensorio giurisdizionale hanno prestato il 9% delle ore lavorative totali di tutti i nostri Collaboratori soggetti alla trattenuta delle imposte alla fonte. La ripartizione delle trattenute totali lorde, fr. 76'712.05, peraltro accettata dall’Ufficio cantonale preposto, è stata fatta con questa chiave di riparto e la quota parte lorda a vostro favore è stata di 6'907.94 franchi.
Non sappiamo se questo modo di ripartire la trattenuta delle imposte alla fonte tra i Comuni abbia uguali tra le altre Imprese e, confermiamo che questo modo di procedere è abbastanza complicato e dispendioso ma, è stato applicato da parecchi anni ormai, per interpretare nel migliore dei modi i disposti di legge in materia e fare in modo di attribuire la trattenuta delle imposte alla fonte ai Comuni nei quali i frontalieri operano in preponderanza. Inoltre, è stato applicato anche per poter giustificare, nero su bianco, l’assegnazione di una determinata quota ai Comuni interessati.
Nello scritto del 16 settembre 2021, la __________ SA faceva notare al RI 1 che
probabilmente, se avessimo applicato alla lettera l’art. 17 del Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche che richiamate nella vostra lettera, la ripartizione a vostro favore sarebbe stata anche inferiore visto e considerato che nel corso del 2020 non ci sono stati grossi cantieri, sui quali hanno operato dei Frontalieri, attribuiti alla nostra Impresa all’interno del vostro comprensorio comunale.
Al proprio scritto del 22 settembre 2021, la __________ SA allegava la tabella di ripartizione inviata all’RS 1 “sulla quale è riportata la ripartizione tra i Comuni della trattenuta complessiva effettuata ai Frontalieri nel 2020”, specificando che “solo 12 Comuni su 21 hanno beneficiato di una ripartizione in quanto hanno registrato una percentuale significativa di ore lavorate dai nostri Frontalieri sul loro comprensorio”.
g.
Il 6 ottobre 2021, per posta elettronica, il RI 1 domandava all’RS 1 di voler prendere contatto con il proprio Ufficio giuridico alfine di avere “un parere sulla conformità della prassi applicata dall’Impresa __________ in merito al riparto intercomunale di queste imposte alla fonte [ritenendo che vi fosse] una errata interpretazione o una forzatura circa l’applicazione dell’art. 17 del decreto esecutivo di riferimento”. Sottolineava che, qualora l’applicazione di tale norma fosse corretta, “il principio [avrebbe dovuto] allora valere per tutti i datori di lavoro e non solo in qualche caso particolarmente attento al rispetto della normativa. Abbiamo infatti motivo di credere che sono pochi i datori di lavoro che effettuano un riparto intercomunale così preciso ma, evidentemente, l’applicazione della normativa non può essere lasciata a libero arbitrio di chi dichiara le imposte alla fonte”.
h.
L’8 ottobre 2021 ‑ per posta elettronica inviata anche al reclamante ‑ l’RS 1 invitava la __________ SA a voler “fornire il dettaglio di ciascun dipendente frontaliere fiscale (giorni lavorati e in quali cantieri) per tutto l’anno 2020”.
Nel medesimo messaggio, l’autorità di tassazione precisava al RI 1 che “tutte le imprese di costruzione effettuano il riparto in base ai giorni lavorati nei vari cantieri. La ditta __________ SA non è dunque un’eccezione”. Aggiungeva che, avendo indicato le basi legali ‑ che “sembrano chiare” ‑ l’RS 1 non intravvedeva “l’esigenza di chiedere un parere giuridico”, restando comunque “a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento in merito e […] in attesa dei dettagli da parte della società __________ SA”.
i.
L’11 ottobre 2021, il RI 1RI 1 manifestando all’RS 1 la sua insoddisfazione circa la risposta ricevuta, si domandava in particolare “se tutti fanno come l’Impresa __________ SA, come mai il RI 1 non riceve nulla da aziende esterne che lavorano sul nostro territorio”.
Aggiungeva che “il parere giuridico sull’interpretazione della norma è un atto dovuto per opportuna informazione e chiarezza” e che mal si comprendeva l’obiezione sollevata in tal senso dall’RS 1.
Concludeva affermando che quanto richiesto alla __________ SA “sembra[va] invece un lavoro inutile (la tabella riassuntiva già presentata [era] più che sufficiente)”.
E. Con decisione del 14 dicembre 2021 ‑ dopo aver ricontrollato ed aver fornito “tutte le spiegazioni e i dettagli del conteggio al RI 1, indicando gli articoli di legge e le motivazioni che hanno portato alla ripartizione intercomunale da parte del datore di lavoro __________ SA” ed aver dato “la possibilità alla delegazione tributaria comunale di verificare l’incarto […] come previsto dall’art. 181 LT (Legge tributaria)”, l’RS 1 respingeva il reclamo, constatando “la corretta ripartizione dell’imposta alla fonte relativa all’impresa __________ SA in base all’art. 277 cpv. 3 e 277 cpv. 3bis LT e all’art. 18 [recte: art. 17] del Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche”.
F. Il 13 gennaio 2022, il RI 1 presenta ricorso.
Premettendo che l’informazione relativa ai riparti intercomunali effettuati dal Cantone per le imposte alla fonte pagate dai lavoratori frontalieri necessiterebbe di “maggiore trasparenza e di dati più precisi e completi, tenuto conto che per il Comune si tratta di un’entrata importante”, il ricorrente lamenta “una errata interpretazione o una forzatura circa l’applicazione dell’art. 17” del Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 2020.
Per l’insorgente, l’RS 1 esegue “il riparto dell’imposta in base alle indicazioni fornite dal datore di lavoro”. Tuttavia, secondo il RI 1, non tutti i datori di lavoro effettuano un riparto intercomunale così preciso ovvero suddividendo “le imposte alla fonte in base all’effettivo luogo di lavoro del frontaliere (ubicazione del cantiere)”.
Il Comune ribadisce di aver ricevuto per la __________ SA ‑ che per i lavoratori frontalieri notifica un totale d’imposta alla fonte trattenuta pari a fr. 76'712.05 – una quota di partecipazione al riversamento di soli fr. 2'435.18 (il 9%), mentre per un’altra azienda, sempre attiva nel ramo delle costruzioni che notificava una trattenuta d’imposta alla fonte di fr. 74'779.60, la quota a favore del RI 1 si attestava a fr. 27'422.01.
A questo proposito, il ricorrente afferma che
per quanto non sia facile capire i dati forniti ai Comuni, non ci risulta [aver] beneficiato di riparti d’imposta alla fonte per cantieri attivi a __________ per almeno 30 giorni ‑ ed è impensabile che non ve ne siano stati in questi ultimi anni – a dimostrazione che si tratta di una normativa per nulla chiara e in concreto inapplicabile, anche per il fatto che non vi è alcuna possibilità di verifica dei dati forniti dai datori di lavoro.
Si aggrava quindi contro l’applicazione soggettiva della norma, l’art. 17 DEimpPF, che “per qualcuno vale e per altri no e nessuno dice nulla, nessuno controlla” e che, a suo dire, proprio per questa ragione a partire dal 2021 è stata abrogata.
Il ricorrente postula ‑ se del caso, con effetto retroattivo di 5 anni ‑ che per l’esercizio 2020,
al RI 1 [sia] attribuito l’importo effettivo che gli spetta in relazione all’incasso delle imposte alla fonte, segnatamente per quanto concerne il relativo conteggio, correttamente rivisto, dell’Impresa di costruzioni __________ SA di __________”.
G. a.
Invitato dalla Camera di diritto tributario, il 25 febbraio 2022, l’PI 1 presenta le proprie osservazioni, proponendo la reiezione del ricorso.
Quattro i punti principali esaminati.
Dapprima, l’PI 1 spiega che l’applicativo ifonte “non preclude ai Comuni la possibilità di svolgere ulteriori accertamenti qualora ravvisassero delle discrepanze” e che l’RS 1 è sempre disponibile “a fornire qualsivoglia ragguaglio in merito ai conteggi”, come avvenuto nella fattispecie ed ammesso anche dal ricorrente.
Per quanto riguarda il paragone con altre aziende con sede nel RI 1 e attive nell’ambito edile, l’PI 1 afferma che
in sede di ripartizione intercomunale non è determinante l’ammontare complessivo dell’imposta alla fonte bensì, è necessario, come nel caso di specie, fondare il riparto tenendo conto del luogo di lavoro degli operai e del tempo di lavoro impiegato dai lavoratori frontalieri nei vari cantieri […] La __________ SA ha provveduto ad attribuire la trattenuta delle imposte alla fonte ai vari Comuni interessati, fra cui il ricorrente, in base alle ore lavorative prestate dai propri dipendenti nei cantieri presenti nei diversi comprensori Comunali […] Questo sistema di riparto intercomunale è riconosciuto e utilizzato da tutte le ditte attive nel settore edile, __________ SA inclusa […] Da questa chiave di riparto possono risultare, come nel caso di specie, delle entrate che possono essere maggiori (es. __________ SA), rispettivamente minori (es. __________ SA), per i Comuni interessati a dipendenza delle ore lavorative prestate nei vari comprensori. Considerato che con questa ripartizione, approvata dall’RS 1, è possibile, nel pieno rispetto di quanto previsto dalle summenzionate disposizioni legali vigenti per il periodo fiscale in oggetto e in ossequio della ratio legis […] attribuire (e giustificare fiscalmente) la trattenuta delle imposte alla fonte ai Comuni interessati prendendo in considerazione il luogo in cui i lavoratori frontalieri hanno prestato una percentuale preponderante di ore lavorative.
Per quanto riguarda invece la richiesta del RI 1 all’RS 1, di un parere giuridico in merito all’applicazione dell’art. 17 DEimpPF, l’PI 1 afferma che
mal si comprende […] come possa il RI 1, dopo aver interposto reclamo, pretendere dall’RS 1 di ottenere dei pareri giuridici, anziché rivolgersi ad un legale, a soli scopi privati e meglio, con l’intento di procurarsi gratuitamente una qualunque informazione atta a rimpolpare le argomentazioni poste alla base del proprio reclamo (es. errata interpretazione o forzatura delle disposizioni legali, non corretta applicazione di quanto disposto). Pretendere che un’autorità fiscale, in casu l’RS 1, agisca contro sé stessa lede, invero, ogni parvenza di buon senso.
Infine, per quanto attiene al sistema di autoaccertamento da parte del datore di lavoro che “viene sottoposto a controlli e a verifiche a campione da parte dell’RS 1”, si rivela
impensabile che l’RS 1 si sostituisca integralmente ai Comuni in questo genere di controlli, peraltro piuttosto agevoli per l’autorità comunale che conosce esattamente la situazione del proprio territorio, è ragionevole richiedere dagli stessi una costante partecipazione ai controlli onde evitare errori nell’attribuzione della parte comunale dell’imposta. Il fatto che al RI 1 non risultino entrate afferenti a Cantieri attivi per almeno 30 giorni, questo sistema non impedisce al Comune, considerate anche le sue contenute dimensioni (ca. 1'177 abitanti nel 2016) di esperire motu proprio ulteriori controlli”.
Per l’PI 1,
il ricorrente non solo non ha dimostrato l’esistenza di eventuali anomalie, l’erroneità dell’importo attribuito e di aver eseguito dei controlli interni ma non ha neppure, contrariamente ai propri doveri, quantificato le proprie pretese. Ritenuto che una maggiore attenzione e diligenza avrebbe permesso al Comune interessato di quantificare o perlomeno giustificare l’esistenza di inesattezze, è chiaro che nel caso di specie anche una qualsivoglia richiesta indefinita di rettifica retroattiva non può entrare in linea di conto.
Di conseguenza,
alla luce […] del fatto che il riparto attuato sia stato confermato nuovamente da parte della ditta __________ SA; che le registrazioni del riparto intercomunale, in considerazione dei vari cantieri, risultano essere coerenti (es. vicinanza territoriale dei Comuni interessati); che la tabella riassuntiva presentata da __________ SA è sufficientemente esaustiva per il RI 1 […] e che quest’ultimo non ha fornito alcuna documentazione atta a dimostrare e a quantificare in alcun modo le proprie pretese o a comprovare l'esistenza di dubbi fondati per eventuali storni/rettifiche a suo favore, non vi sono motivi per dubitare dell’attendibilità del riparto effettuato.
b.
Il 10 marzo 2022, il RI 1 presenta la sua replica. Afferma che “con la sola tabella excel trasmessa ai Comuni è impossibile capire il motivo per il quale un’azienda versa delle imposte alla fonte al Comune, per esempio proprio per sapere se questo versamento è da collegare ad un cantiere aperto nel nostro comprensorio comunale per una durata superiore ai 30 giorni”.
Ribadisce di non contestare “l’operato della __________ SA” ma di nutrire dei dubbi circa “il sistema […] e in particolare la legalità dell’art. 17 DEimpPF-2020 in quanto lascia ai datori di lavoro la facoltà di ripartire o meno le imposte alla fonte sulla base dell’ubicazione e della durata dei cantieri. Quindi il fatto di beneficiare o meno della quota parte dell’imposta dipende dallo zelo del singolo datore di lavoro e questo ci sembra arbitrario, anche per il fatto che non è possibile alcun controllo”. A suo dire, l’art. 17 DEimpPF-2020 “non assicura parità di trattamento e non costituisce una valida base legale”.
Per quanto riguarda invece la richiesta avanzata all’RS 1 alfine di ottenere un parere giuridico in merito all’interpretazione e all’applicazione dell’art. 17 DEimpPF-2020, il ricorrente sostiene che avrebbe dovuto “proprio servire a determinare la corretta interpretazione della contestata normativa ed era nell’interesse di entrambe le parti chiarire la situazione”.
Infine, l’insorgente contesta il fatto di non aver quantificato le proprie pretese in sede di ricorso, come invece gli rimprovera l’PI 1.
c.
Con la duplica spontanea del 21 marzo 2022, l’PI 1 ribadisce ‑ per quanto riguarda sia la Tabella excel scaricata dall’applicativo ifonte, sia la differenza tra gli importi d’imposta alla fonte riversati da __________ SA rispettivamente da __________ SA, sia l’allestimento di un parere giuridico ‑ che “i Comuni (in casu il RI 1) [possono] rivolgersi direttamente all’RS 1 per ottenere maggiori informazioni e/o delucidazioni in merito ai conteggi, [così che] qualsivoglia difficoltà di comprensione [possa] essere arginata in modo semplice, rapido ed economico”.
Per quanto concerne invece il riversamento dell’imposta alla fonte, l’PI 1 sostiene che “l’importo indicato ad hoc in sede di replica viene esposto a titolo meramente approssimativo e che lo stesso non è neppure suffragato da un qualsivoglia documento e/o spiegazione (in casu il ricorrente non espone nessuna motivazione a favore di un’altra chiave di riparto comunale)”.
Di conseguenza, sia per quanto concerne l’“ottenimento di un, non meglio precisato e sostanziato, “importo effettivo””, sia per quanto attiene alle “critiche addotte […] in relazione al sistema di autoaccertamento da parte del datore di lavoro e alla legalità delle disposizioni per il riparto comunale dell’imposta alla fonte”, l’PI 1 conclude che le censure del ricorrente sono inammissibili “per insufficiente motivazione”.
Diritto
Secondo l’art. 286 cpv. 1 LT, contro il riparto intercomunale, il contribuente e i comuni interessati possono inoltrare reclamo all’autorità di tassazione in tante copie quanti sono gli interessati, più una, entro trenta giorni dalla notifica. In tal caso, per l’art. 286 cpv. 2 LT, l’autorità di tassazione trasmette un esemplare del reclamo a ogni interessato, con la fissazione di un termine di 30 giorni per le osservazioni. L’art. 288 LT indica che i termini di reclamo e di ricorso sono considerati rispettati se osservati da un interessato; le decisioni valgono in ogni caso nei confronti di tutti gli interessati.
1.2.
Nel caso in esame, il 30 giugno 2021 l’RS 1 ha notificato al RI 1 la decisione di “assegnazione dell’imposta comunale dell’esercizio 2020”, in relazione alle imposte alla fonte trattenute dai salari dei lavoratori non domiciliati, informandola dell’avvenuto accredito a suo favore dell’importo di fr. 53'516.29.
Un reclamo del RI 1 è stato respinto con decisione del 14 dicembre 2021.
Il ricorso, interposto il 13 gennaio 2022 contro quest’ultima decisione, è ricevibile in ordine.
Nella decisione impugnata, come pure nelle osservazioni al ricorso, sia l’RS 1 sia l’PI 1 sostengono per contro che sia la citata impresa sia la stessa autorità fiscale abbiano proceduto correttamente alla ripartizione dell’imposta alla fonte, conformemente a quanto previsto dagli articoli 277 cpv. 3, 277 cpv. 3bis LT e 17 DEimpPF-2020.
In materia di imposizione alla fonte il diritto applicabile è stato sottoposto a importanti modifiche mediante la Legge federale del 16 dicembre 2016 sulla revisione dell’imposizione alla fonte del reddito da attività lucrativa, in vigore dal 1° gennaio 2021 (RU 2018 1813). Anche il diritto cantonale è stato sottoposto a revisione, con legge del 9 novembre 2020, a sua volta entrata in vigore il 1° gennaio 2021 (BU 2021, 15).
Nel caso in esame, le imposte litigiose concernono il periodo fiscale 2020. È pertanto applicabile il diritto in vigore fino al 31 dicembre 2020, che sarà di seguito menzionato come LIFD 1990, LAID 1990 e LT 1994.
3.2.
Il Cantone preleva un’imposta alla fonte sul reddito di determinate persone fisiche e giuridiche (art. 1 cpv. 1 lett. c LT 1994). Le persone fisiche senza domicilio o dimora fiscali in Svizzera sono assoggettate all’imposta in virtù della loro appartenenza economica se esercitano un’attività lucrativa nel Cantone (art. 4 cpv. 1 lett. a LT 1994). I lavoratori che, senza domicilio o dimora fiscali in Svizzera, esercitano un’attività lucrativa dipendente nel Cantone per brevi periodi, durante la settimana o come frontalieri, sono assoggettati all’imposta alla fonte sul reddito della loro attività conformemente agli articoli 104-111 (art. 114 cpv. 1 LT 1994). Per i frontalieri, l’imposta comunale corrisponde all’ammontare dell’imposta cantonale (art. 114 cpv. 2 LT 1994).
3.3.
I Cantoni sono liberi di stabilire se e in quale misura attribuire ai Comuni una quota del gettito dell’imposta alla fonte (Richner/Frei/Kaufmann/Rohner, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, 4a ediz., Zurigo 2021, n. 1 ad § 103, p. 1319).
Nel Canton Ticino, secondo l’art. 274 cpv. 2 LT 1994, i Comuni partecipano all’imposta alla fonte prelevata dal Cantone conformemente agli articoli 104-122 sul reddito di determinate persone fisiche e giuridiche.
L’Ufficio delle imposte alla fonte procede annualmente al conteggio e al versamento dell’imposta alla fonte comunale. Esso può versare ai Comuni una o più rate di acconto (art. 24 cpv. 1 Regolamento della legge tributaria del 18 ottobre 1994; RL 640.110). Per il secondo capoverso dell’art. 24 Regolamento LT, ai fini della determinazione dell’appartenenza fiscale comunale delle persone assoggettate alle trattenute dell’imposta alla fonte valgono per analogia i criteri degli articoli 122 capoverso 4 e 277 capoversi 3 e 3bis LT 1994. Quando non è possibile procedere ad una ripartizione secondo questi criteri, l’imposta è attribuita al Comune ove ha sede o domicilio il debitore della prestazione imponibile.
3.4.
Per l’art. 277 cpv. 3bis LT, entrato in vigore il 1° gennaio 2015, i frontalieri assoggettati nel Cantone a motivo della loro appartenenza economica, devono l’imposta al Cantone. Il Cantone assegna una quota dell’imposta ai Comuni, in base a una chiave di riparto intercomunale, stabilita dal Consiglio di Stato.
Secondo il Messaggio governativo n. 6985 del 17 settembre 2014 intitolato “Modifica della Legge tributaria del 21 giugno 1994 ‑ Moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte”,
a ragione di un’appartenenza economica alla territorialità fiscale cantonale, un frontaliere non è un contribuente illimitatamente imponibile nel Cantone. Egli è quindi imposto limitatamente sul reddito da attività lucrativa esercitata nel Cantone.
Nei rapporti intercomunali, questi principi sono, per analogia, perlomeno per quanto attiene i contribuenti che esercitano un’attività lucrativa dipendente, regolarmente applicati, in quanto si attua l’imposizione al luogo del domicilio fiscale principale, risultando irrilevante il luogo di lavoro.
[La nuova regolamentazione] propone che il Governo stabilisca annualmente mediante decreto il riparto comunale dell’imposta alla fonte. Questo sarà elaborato nel senso di attribuire come finora l’imposta (spettante ai comuni riguardo ai frontalieri con rientro giornaliero) in base a quanto incassato per singolo comune del luogo di lavoro. Inoltre, al fine di ridistribuire più equamente gli introiti, la durata minima di attività effettiva nel comune viene ridotta da 90 a 30 giorni. Questo significa che in caso di cantieri edili con durata lavorativa superiore ai 30 giorni, sarà il Comune ove è situato il cantiere edile ad avere diritto al riversamento dell’imposta relativa. Negli altri casi il riversamento sarà fatto al comune sede dell’azienda.
Commentando le singole modifiche della LT, il Messaggio governativo spiega che l’art. 277 cpv. 3bis LT, in vigore dal 1° gennaio 2015,
sancisce il principio della nuova chiave di riparto autorizzando il Consiglio di Stato, mediante una delega, a promulgare annualmente il relativo decreto esecutivo […] questa nuova metodologia sarà implementata in modo da far beneficiare del nuovo sistema alcuni Comuni e nel non penalizzare quelli che già ricevono oggi il riversamento. [L’intenzione del Governo] è di stabilire una chiave di riparto nel senso di attribuire l’imposta secondo quanto incassato per singolo comune del luogo di lavoro, ritenuto che l’imposta non è ridistribuita se la durata del cambiamento temporaneo è inferiore a 30 giorni. [… si vuol] far beneficiare del riparto quei Comuni dove un lavoratore frontaliere esplica un’attività per una durata superiore a un mese”.
(Messaggio n. 6985 del 17 settembre 2014, “Modifica della Legge tributaria del 21 giugno 1994 ‑ Moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte”, p. 2 e 4).
3.5.
Tale regolamentazione è stata concretizzata dal Decreto esecutivo dell’11 dicembre 2019 concernente l’imposizione delle persone fisiche valido, in casu, per il periodo fiscale 2020 (DEimpPF-2020; RL 640.210). Per i frontalieri con rientro giornaliero si dà luogo al riparto comunale per l’imposta alla fonte in caso di cambiamento temporaneo del comune di lavoro, quando la durata del cambiamento temporaneo è superiore a 30 giorni (art. 17 DEimpPF-2020).
3.6.
I criteri di ripartizione del gettito dell’imposta alla fonte sono cambiati a partire dal 1.1.2021.
L’art. 277 cpv. 3bis LT, nella versione in vigore dal 1.1.2021, prevede che le persone assoggettate all’imposta alla fonte debbano l’imposta al Cantone. Questo riversa una quota del gettito dell’imposta alla fonte ai Comuni, in base a una chiave di riparto, stabilita dal Consiglio di Stato, dopo deduzione della provvigione di riscossione ai sensi dell’articolo 296 capoverso 5.
L’art. 18 lett. b del Regolamento del 2 dicembre 2020 sull’imposta alla fonte nel quadro della legge tributaria (RFLT; RL 640.120) dispone che, per le persone di cui all’articolo 121 capoverso 1 lettera b LT, fra i quali rientrano in particolar modo i frontalieri, i dimoranti settimanali e i dimoranti di breve durata domiciliati all’estero, il gettito dell’imposta alla fonte sia ripartito in base al Comune in cui il singolo contribuente esercitava l’attività lucrativa alla fine del periodo fiscale o dell’assoggettamento.
Dal 2021, dunque, è un unico Comune a percepire l’imposta alla fonte, cioè quello in cui il lavoratore ha esercitato la sua attività lucrativa alla fine del periodo fiscale. Per le imprese di costruzione diviene pertanto irrilevante l’ubicazione dei cantieri edili.
Si tratta, a questo punto, di verificare se la ripartizione dell’imposta alla fonte, di cui ha beneficiato il Comune ricorrente, sia stata intrapresa conformemente alle disposizioni in vigore al momento determinante. La contestazione dell’insorgente concerne in particolar modo le imposte alla fonte trattenute dall’Impresa di costruzioni __________ SA dallo stipendio dei suoi dipendenti non residenti.
4.2.
La __________ SA ha sottoposto all’RS 1 il Modulo 3B (Conteggio della trattenuta dell’imposta alla fonte sui salari e proventi compensativi – Frontalieri fiscali [rientro giornaliero], datato 23.07.2021), unitamente a una tabella redatta dallo stesso datore di lavoro, da cui si evince la ripartizione dell’imposta alla fonte trattenuta per ogni Comune in cui vi è stato un cantiere edile di durata superiore ai 30 giorni. In concreto, da tale ripartizione sono interessati 12 Comuni, tra cui RI 1, e 20 lavoratori frontalieri con rientro giornaliero. La __________ SA ha suddiviso l’imposta trattenuta per ogni frontaliere fiscale (al netto della provvigione) in funzione della percentuale oraria lavorata nei suddetti 12 Comuni, giungendo ad una quota del 9% a favore del ricorrente. Il restante 91% rappresenta la quota da suddividere tra gli altri Comuni interessati.
La tabella, allegata dal datore di lavoro al conteggio sottoposto all’autorità fiscale, è stata redatta conformemente alle indicazioni che scaturiscono dall’art. 17 DEimpPF-2020, che concretizza, per il periodo fiscale 2020, l’art. 277 cpv. 3bis LT, in vigore dal 1° gennaio 2015. Su tale base, l’RS 1 ha pertanto assegnato una quota dell’imposta trattenuta ai frontalieri con rientro giornaliero al Comune di lavoro, anziché al Comune di sede del datore di lavoro, quando la durata del cambiamento temporaneo superava i 30 giorni.
4.3.
Confrontata con i dubbi e le perplessità manifestati dal RI 1, prima di evadere il reclamo, l’autorità di tassazione gli aveva proposto di approfondire l’accertamento, chiedendo alla __________ SA di voler confermare “la correttezza della ripartizione” delle imposte alla fonte trattenute ai frontalieri fiscali e di verificare “dove effettivamente [avevano] lavorato durante l’anno”, fornendo “il dettaglio di ciascun dipendente frontaliere fiscale (giorni lavorati e in quali cantieri) per tutto l’anno 2020”.
Sempre durante la procedura di reclamo, l’RS 1 ha inviato al reclamante i dettagli del conteggio e “i nominativi dei dipendenti che [avevano lavorato] per la __________ SA”.
Lo stesso RI 1 ha però ritenuto “inutile” richiedere alla __________ SA tale dettaglio poiché “la tabella riassuntiva già presentata [era] più che sufficiente”.
Ritenuto che il ricorrente ha considerato “inutile” la verifica del conteggio e della relativa ripartizione presentate dalla __________ SA perché la “tabella riassuntiva già presentata è più che sufficiente” (v. all. 7) e non dubitando della correttezza circa “l’operato della __________ SA” (v. replica del 10.03.2022), l’RS 1 ha respinto il reclamo.
4.4.
A ben vedere, dunque, le censure del ricorrente non mettono tanto in discussione l’interpretazione che la __________ SA e l’autorità di tassazione hanno dato dell’art. 17 DEimpPF-2020, ma vertono piuttosto su una pretesa applicazione disomogenea di questa disposizione. A questo proposito, nel ricorso il Comune ripropone il confronto tra le imprese di costruzioni __________ SA e __________ SA, entrambe con sede a RI 1 e che impiegano numerosi frontalieri fiscali. Nonostante l’ammontare complessivo dell’imposta alla fonte trattenuta dalle due imprese sia simile, la quota parte attribuita al Comune insorgente diverge invece in misura sensibile.
Alla luce di questa discrepanza, il ricorrente sostiene di aver “motivo di credere che siano pochi i datori di lavoro che effettuano un riparto intercomunale così preciso”. Infatti, non gli “risulta di avere beneficiato di riparti d’imposta alla fonte per cantieri attivi a __________ per almeno 30 giorni – ed è impensabile che non ve ne siano stati in questi ultimi anni – a dimostrazione che si tratta di una normativa per nulla chiara e in concreto inapplicabile”.
4.5.
Ora, in base alle indicazioni fornite dall’impresa di costruzioni __________ SA, la quota parte del gettito dell’imposta alla fonte attribuita al RI 1 corrisponde a quanto gli spetta, in applicazione dell’art. 17 DEimpPF-2020. Come ricordato, lo stesso ricorrente non ha messo in dubbio la correttezza della ripartizione intrapresa dall’impresa in questione.
Invocando una pretesa disomogeneità di applicazione della normativa determinante, l’insorgente vorrebbe tuttavia che gli fosse attribuito “l’intero riparto d’imposta della __________ SA” (cfr. replica del 10.3.2022 alle osservazioni dell’UIFB).
È escluso che, sulla sola base di un’ipotetica inaffidabilità dei conteggi elaborati da altri datori di lavoro il Comune ricorrente possa esigere che anche l’impresa di costruzioni __________ SA riveda i propri conteggi, rinunciando ad attribuire la quota parte del gettito d’imposta ai Comuni che hanno ospitato cantieri edili della durata di oltre 30 giorni. Il ricorrente non può infatti pretendere che sia allestito un nuovo conteggio, disattendendo le indicazioni risultanti dal decreto in vigore nel periodo fiscale in discussione, e che l’autorità di tassazione riveda a sua volta le decisioni di assegnazione del gettito d’imposta, quando queste sono chiaramente legittime.
4.6.
A ben vedere, le argomentazioni proposte con il ricorso sollevano semmai un altro problema. Come ammette, perlomeno implicitamente, lo stesso insorgente, sarebbero piuttosto altri datori di lavoro a non aver osservato scrupolosamente le indicazioni che scaturiscono dal controverso art. 17 DEimpPF-2020. In particolare, il RI 1 mette in dubbio che l’impresa di costruzioni __________ SA abbia correttamente applicato la disposizione citata. Proprio perché il ricorrente ritiene che le due imprese messe a confronto rappresentino “due realtà aziendali locali che sono equiparabili in materia”, la sua tesi è che la seconda abbia ignorato le indicazioni del controverso decreto esecutivo ed abbia in tal modo attribuito tutto il gettito dell’imposta alla fonte al Comune di sede.
In queste circostanze, ci si domanda se non sarebbe il caso di verificare presso l’impresa di costruzioni __________ SA se non abbia ignorato le indicazioni risultanti dall’art. 17 DEimpPF-2020, privando in tal modo i Comuni, dove aveva aperto dei cantieri della durata di oltre 30 giorni, della quota di gettito d’imposta a loro spettante.
Il risultato di una simile verifica potrebbe tuttavia comportare una modifica della decisione impugnata a sfavore del Comune ricorrente, poiché l’impresa __________ SA potrebbe effettivamente averlo favorito, omettendo di attribuire ad alcuni Comuni la quota loro spettante in relazione a cantieri edili di oltre 30 giorni. È vero che, secondo l’art. 230 cpv. 2 seconda frase LT, sentito il ricorrente, la Camera di diritto tributario può modificare la tassazione anche a svantaggio del medesimo. Tuttavia, per poter procedere ad una reformatio in peius, la giurisprudenza del Tribunale federale pone due condizioni. La prima condizione – oggettiva – vuole che la decisione presa sia manifestamente incompatibile con le disposizioni applicabili, mentre la seconda condizione – soggettiva – esige che la correzione della decisione da parte dell’autorità giudicante rivesta un’importanza rilevante, tale da imporsi (cfr. sentenza TF n. 2C_12/2017 e n. 2C_13/2017 del 23 marzo 2018 consid. 7). Nel caso in esame, si può prescindere da una modifica a sfavore del ricorrente, tanto più che presupporrebbe un’ulteriore istruttoria, laboriosa, che potrebbe coinvolgere anche numerose imprese. Inoltre, se dovesse essere intrapresa, comporterebbe la modifica delle decisioni di assegnazione delle quote di gettito dell’imposta alla fonte, già passate in giudicato, relative a numerosi Comuni.
Visto l’esito del gravame, la tassa di giustizia e le spese di procedura sono poste a carico del ricorrente, soccombente.
Al ricorrente non è riconosciuta alcuna indennità a titolo di ripetibili.
Per questi motivi,
visto per le spese l’art. 231 LT
dichiara e pronuncia
Il ricorso è respinto.
Le spese processuali consistenti:
a. nella tassa di giustizia di fr. 800.–
b. nelle spese di cancelleria di complessivi fr. 200.–
per un totale di fr. 1’000.–
sono a carico del rico
per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: La segretaria:
Ultimo aggiornamento: 06.05.2026
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