AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2002.47
Data decisione, Autorità:
06.10.2003, TCA
Raccomandata
Incarto n.
31.2002.47
ZA/tf
Lugano
6 ottobre
2003
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 8 ottobre 2002 di
_____________,
contro
_____________,
rappr. da: _____________
In relazione alla
fallita __________
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio il
9 maggio __________ (cfr. doc. _, FUSC del 27 maggio __________).
Lo scopo
sociale della società consisteva nell'acquisto, la vendita e la confezione di
abbigliamenti e accessori (cfr. doc. _).
è stata designata amministratrice unica con diritto di firma individuale dal 29
marzo 1999 sino alla dichiarazione di fallimento della società.
La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG
in qualità di datrice di lavoro dal 1° ottobre 1997 al 31 dicembre 2000.
La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette
sistematicamente diffidare la società dal mese di maggio 1998 ed iniziare le
procedure esecutive dal mese di giugno 1998 (cfr. doc._).
Con
decreti 8 maggio 2001 e 24 settembre 2001, la Pretura del Distretto di
__________ ha dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della
procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 5 ottobre
__________).
In data
10 aprile 2001 la Cassa ha insinuato il proprio credito di fr. 20'424.80 a
titolo di contributi paritetici AVS non soluti per gli anni dal 1998 al 2000,
dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
La
liquidazione fallimentare è continuata in via sommaria in quanto sono state
anticipate le spese, come richiesto nell'avviso di apertura e sospensione della
procedura apparsa sul Foglio ufficiale svizzero (FUSC del 31 ottobre ________).
Con
scritto 22 luglio 2002, l'UF di __________ ha comunicato alla Cassa che allo
stadio attuale della procedura non è previsto nessun dividendo (cfr. doc. _).
1.2. Costatato di
aver subito un danno, il 7 agosto 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per contributi
impagati dal 1998 al 2000 per l'importo di fr. 20'424.80, in via solidale con
__________ limitatamente all'importo di fr. 5'397.55 (cfr. doc. _).
1.3. Con
opposizione 6 settembre 2002 __________, rappresentata dall'avv. __________, si
è opposta solo parzialmente alla decisione di risarcimento danni, motivando:
"
La signora __________ si oppone solo
parzialmente alla decisione in questione.
Come già dichiarato dinnanzi al funzionario
dell'Ufficio fallimenti di __________,
a) nel periodo dal 01.01.2000 al 31.12.2000, la __________ ha pagato
complessivamente a titolo di stipendi al personale solo fr. 42'205, ovverosia
un totale di fr. 34'800.- alla signora __________ e un totale di fr. 7'405.-
alla signora __________;
b) nel
periodo 01.01.2001 sino alla chiusura, la __________ non ha pagato alcuno
stipendio.
Al riguardo può essere richiamato dall'Ufficio
fallimenti di __________ l'incarto relativo al fallimento in questione.
In conclusione, vi invito pertanto a voler
ridurre la richiesta di risarcimento in considerazione di quanto sopra
esposto." (doc. _)
1.4. Con
petizione 8 ottobre 2002, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
pagamento di fr. 20'424.80, argomentando:
"
(…)
La convenuta contesta l'importo del danno
sostenendo che il conteggio per l'anno 2000 e la relativa pretesa risarcitoria
non sarebbe conforme ai salari effettivamente percepiti, durante tale periodo,
dall'ex dipendente __________.
Nella fattispecie la società, con distinta salari
datata 23 ottobre 2001, ha dichiarato una massa salariale per l'anno 2000 di
complessivi fr. 42'205.- (Doc. _), di cui fr. 7'405.- a favore della signora
__________ e fr. 34'800.- per la convenuta.
In sede di revisione, a seguito del fallimento,
il Servizio ispettorato della Cassa ha riscontrato, in data 2 aprile 2002 (Doc.
_), la mancata notifica di salari per un importo di fr. 20'195.- per l'anno
2000, a favore della signora __________, e ciò sulla base del certificato di
salario allestito del datore di lavoro (Doc. _).
In sostanza, il salario imponibile della signora
__________ i, si attesta, per l'anno 2000, in fr. 27'600.-, come per l'anno
1999, anziché in fr. 7'405.-, importo notificato sulla distinta salari per
l'anno 2000 del 23 ottobre 2001.
Nella circostanza, l'attrice evidenzia come gli
importi esposti nel certificato di salario – anni 1999 e 2000 – della
__________ per l'ex dipendente __________ sono stati dichiarati e confermati
nella rispettiva tassazione fiscale della contribuente.
Segnatamente alla dichiarazione del 24 settembre
2002 della signora __________ (Doc. _) e l'ulteriore precisazione del 25
settembre 2002 della controparte (Doc. _), con la quale si attesta che la
stessa avrebbe ricevuto dalla __________, per tutto l'anno 2000, acconti per
fr. 7'405.- e che l'importo indicato nel certificato di salario di fr. 27'600.-
per l'anno 2000, sarebbe l'importo che ella avrebbe dovuto percepire, la Cassa
osserva che tali argomentazioni sono ininfluenti ai fini della vertenza per le
motivazioni che verranno qui di seguito esposto.
Nell'evenienza concreta, va rilevato che i
contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in
cui il salario è pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di
attività lucrativa durante il quale il salario era soggetto all'obbligo di
contribuzione (DTF 110 V 225).
Pertanto, secondo la giurisprudenza, i contributi
sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore dipendente realizza il suo
diritto al salario (RCC 1976, pag. 87).
Nell'ambito della legge assicurazione contro la
disoccupazione [LADI], ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia
esercitato un'attività salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Di conseguenza, non è determinante sapere se
effettivamente il salario sia stato versato al lavoratore, ragione per cui
l'ammontare del danno nella decisone è confermato.
Prove: si chiede
l'edizione, dall'Ufficio di tassazione __________,
dell'incarto
fiscale della contribuente __________." (doc. _)
1.5. Con risposta
7 novembre 2002, __________, rappresentata dall'avv. __________,
riconfermandosi con quanto sollevato con l'opposizione, ha precisato:
"
È vero che la convenuta ha interposto opposizione
con lettera raccomandata del 6 settembre 2002.
Non è assolutamente vero che la signora ___________ha presentato un "complemento"
alla sua opposizione.
Non ne aveva alcun bisogno.
In verità, l'avv. __________, in data 23
settembre 2002, ha telefonato al sottoscritto legale e mi ha informato che dal
certificato di salario della signora __________ (che la cassa si era procurato)
risultava che la __________ avrebbe versato fr. 27'600.- alla signora
__________ e mi ha trasmesso per telefax la copia di tale documento e la copia
della distinta salari 2000 rettificata dalla cassa medesima (cfr. doc. _).
In sostanza, ovviamente, la collega __________ mi
comunicava che non era vero quanto dichiarato dalla signora __________ in
merito al salario versato nel 2000 alla signora __________ lasciandomi
intendere chiaramente che l'opposizione non aveva alcuna possibilità di essere
accolta e che quindi era meglio ritirarla.
Le ho, sempre telefonicamente, risposto che avrei
convocato la signora __________ e che, se avesse confermato di aver versato
quanto indicato dalla avv. __________ nel 2000 alla signora __________, l'avrei
convinta a ritirare l'opposizione.
Però , il 25 settembre 2002, la signora
__________ mi ha consegnato la dichiarazione 24 settembre 2002, mediante la
quale la signora __________ attesta di aver ricevuto, nel 2000, a titolo di
salario unicamente l'importo complessivo di fr. 7'405.- come aveva già indicato
la signora __________ nella dichiarazione dei salari per l'anno 2000 (che poi
la cassa ha unilateralmente modificato).
Ho quindi, per correttezza e per informare la
signora ___________ che la signora ___________aveva al riguardo detto la
verità, trasmesso la servizio giuridico dell'istituto delle assicurazioni
sociali la dichiarazione della signora __________ con la mia lettera del 25
settembre 2002.
Questo mio scritto non era assolutamente un
complemento perché non diceva nulla di nuovo: infatti, nell'opposizione era già
stato indicato chiaramente quanto aveva versato a titolo di stipendio, nel
2000, la ___________ alla signora ___________.
Oltretutto, la signora ___________, in occasione
della telefonata citata aveva lasciato intendere che se era conforme al vero
quanto al riguardo indicato nell'opposizione, quest'ultima sarebbe stata
accolta almeno per questo fatto.
Non si capirebbe d'altronde per quali altri
motivi mi avrebbe trasmesso per telefax la documentazione relativa alla
dichiarazione di salario della signora ___________.
Di transenna, osservo di non capire per quali motivi non mi ha più
richiamato in seguito alla ricezione del mio scritto del 25 settembre 2002 per spiegarmi che comunque che
per loro la dichiarazione della signora ____________ era inutile e che quindi
se non avessi ritirato l'opposizione, avrebbero inoltrato la petizione.
Prove: doc; testi.
Nel merito
La signora ___________ritiene semplicemente che i contributi
sociali debbano essere pagati unicamente in base al salario effettivo versato
al dipendente.
La giurisprudenza citata dalla cassa a pag. 6 non è molto chiara.
Peraltro, la DTF 110 V
225 non dice esattamente quello che scrive la Cassa ("su tutte
le retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa "): la
DTF 110 V 225 in realtà
recita (massima): "Art. 3 cpv. 1, art. 14 cpv. 1 LA VS. I contributi
paritetici delle assicurazioni sociali devono essere riscossi-indipendentemente
dal momento in cui il salario è pagato-su tutte le retribuzioni
versate per il periodo di attività lucrativa durante la quale il salariato
era soggetto a obbligo di contribuzione.'."
Le altre sentenze citate dalla Cassa non chiariscono il problema.
La signora ____________vuole unicamente essere chiamata a pagare
quanto è giusto e presenta questa risposta unicamente perché il comportamento
della Cassa nei suoi confronti (v. sopra nell'ordine) ha creato unicamente
dubbi e incertezze sui suoi obblighi.
Pertanto, nel caso in cui questa autorità potesse convincerla,
anche informalmente, che i contributi devono essere pagati anche sul salario
non versato al dipendente (e che non verrà mai versato), è disposta a ritirare
l'opposizione.
Ovviamente, con la risposta è obbligata a chiedere quanto già
postulato con l'opposizione, ovverosia una riduzione del suo obbligo di
risarcimento che tenga conto del fatto che lo stipendio versato nel 2000 alla signora ___________ era
unicamente di fr. 7'405.--." (cfr. doc. _)
1.6. In data 18
novembre 2002, il legale di ____________ ha chiesto che venga sentita quale
teste _____________ (cfr. doc. _)
Con
scritto 18 novembre 2002 la Cassa ha chiesto l'edizione dalla Cassa
disoccupazione __________ dell'incarto concernente ____________ (cfr. doc. _).
1.7. Il TCA in
data 27 novembre 2002 ha richiamato dalla Cassa disoccupazione __________
l'incarto concernente ___________ (cfr. doc. _).
In data
29 novembre 2002 la Cassa disoccupazione ___________ ha trasmesso al TCA
l'incarto in parola (cfr. doc. _).
L'incarto
è stato inviato alle parti per conoscenza con la facoltà di eventualmente
presentare delle osservazioni scritte nel termine di 5 giorni (cfr. doc. _).
In data
16 dicembre 2002, la Cassa ha osservato:
"
Con riferimento al procedimento di cui a
margine, preso in particolare atto della documentazione trasmessaci concernente
l'incarto della Cassa disoccupazione ___________ riguardante la signora
___________, si fa osservare che dalla testé citata documentazione risulta come
il datore di lavoro (cfr. attestato del datore di lavoro del 2.4.2001
sottoscritto dalla convenuta) abbia dichiarato quale guadagno totale soggetto
all'AVS per l'anno 2000, l'importo di fr. 27'600.-, come per l'anno 1999."
(doc. _)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo, in casu l'8 ottobre 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).
Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.
2.3. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3).
Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del
fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.
2.4. Si ha un danno
ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente
dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando
questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto.
Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per
insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF
123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a
quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V
26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr.
la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni
della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex
art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA
del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono
invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003
nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A.,
H 194/96).
2.5. ___________
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS,
sostenendo di dover pagare unicamente i contributi sul salario effettivamente
percepito (cfr. consid. 1.3. e 1.5)
Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Nella
fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario.
Ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 let. a OAVS, infatti, la cassa di compensazione
può consentire al datore di lavoro di versare, invece dell'importo esatto dei
contributi dovuti per un periodo di pagamento, una somma approssimativamente
corrispondente. In tale caso, il conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno
civile.
Questa
procedura forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti,
secondo le istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno
civile. Gli acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS
dell’anno precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b).
Alla fine
dell’anno civile la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi
forniti dal datore di lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale,
dal quale risulterà se sono stati determinati contributi in eccesso o in
difetto (conguaglio) (cfr. N. 2030 delle Direttive sulla riscossione dei
contributi, edite dall'UFAS).
Gli
argomenti invocati non possono essere accolti per i motivi che seguono.
In
concreto, per quanto riguarda l'affermazione di ____________ (ed in seguito di
____________, cfr. doc. _) secondo la quale lo stipendio effettivamente
percepito dalla signora ___________ sarebbe stato di fr. 7'405.-- (acconti per
tutto il 2000), questo TCA non può che attenersi alla dichiarazione dei salari
prodotta in causa, al certificato di salario del 2000 e all'incarto della Cassa
disoccupazione __________, dai quali si evince l'entità del salario versato a
____________ nel 2000, ossia fr. 27'600.-- (cfr. doc. _).
Da
quest'ultimo incarto per altro si evince che la società ha dichiarato quale
guadagno totale soggetto all'AVS per l'anno 2000 fr. 27'600.--(cfr. allegato 12
doc. _).
Ad ogni
buon conto, per quanto prova certa del non versamento dello stipendio non sia
stata fornita e per quanto tale modo di agire susciti perplessità, la
giurisprudenza è chiara in merito alla questione delle promesse di salario.
Il TCA in
una sentenza del 25 gennaio 1995 nella causa C., inc. LAVS 52 103/94, ha
sentenziato come segue:
"
(…)
Perciò, il TFA già nel 1961 aveva avuto occasione
di precisare (RCC 1961, pag. 416 consid. 1):
"Que certaines cotisations aient ou n'aient
pas été déduites du salaire ne change rien à l'étendue du dommage: dans les
deux cas, l'assurance se voit frustrée de cotisations qui lui reviennent."
Quindi il danno della Cassa del quale risponde il
datore di lavoro che ha violato le prescrizioni, si estende su tutti i
contributi dovuti e non pagati.
In particolare il datore di lavoro non può
sottrarsi al suo dovere di risarcire la Cassa, sospendendo oltre che il
pagamento dei contributi pure il pagamento dei salari.
In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a
versare su detti salari, siano essi dovuti o versati, acconti mensili o
trimestrali, nonché il conguaglio di fine anno quale pagamento dei contributi
sociali. Se non lo fa egli viola le prescrizioni, per cui se alla Cassa ne deriva
un danno egli può essere chiamato a rispondere (…)".
Il TCA, con una sentenza del 30 settembre 1998 nella causa R.N e
S.N., 31.97.13-14, si è chinato su un altro caso simile, sentenziando:
"
(…) Per quanto riguarda, infine, l’ammontare del
danno si osserva che esso corrisponde all’importo dei contributi che il datore
di lavoro era tenuto a versare alla Cassa in virtù delle disposizioni della
LAVS.
I contributi sono dovuti a partire dall’istante
in cui sorge il diritto al salario. Il datore di lavoro non può quindi
sottrarsi al dovere di risarcire il danno sospendendo il pagamento dei salari
pur esercitando un'attività lucrativa (RDAT II 1995 p. 371 e giurisprudenza ivi
citata).
In tali circostanze quindi infondata è
l’allegazione dei coniugi N., secondo cui il danno non va risarcito, in quanto
durante il periodo in cui sono sorte le difficoltà finanziarie, gli interessati
e i figli non hanno più percepito il salario.
Inoltre, in caso di contestazione del danno,
incombe al convenuto rendere verosimile quali poste non sono corrette
(…)".
Inoltre va rilevato che i
contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in
cui il salario è pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di
attività lucrativa durante la quale il salariato era soggetto a obbligo di
contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto, secondo la giurisprudenza, i
contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore dipendente
realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87). Nell'ambito della LADI,
ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia esercitato un'attività
salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Di conseguenza, non è determinante sapere se effettivamente il salario sia
stato versato al lavoratore.
In una sentenza del 7
dicembre 2001 nella causa J., H 186/01, consid. 3, il TFA ha ribadito il
concetto precisando quanto segue:
"
(…)
3.- En l'espèce, la recourante ne conteste ni sa qualité
d'organe de la société, ni le calcul du montant de 12 009 fr. Elle soutient, en
revanche, d'une part, que ce montant correspond aux cotisations afférentes à son
propre salaire, par 153 426 fr. 25, et que, cette somme n'ayant pas été encaissée
dans l'espoir de voir la situation économique de la société se redresser, elle
ne pouvait donner lieu à la perception de cotisations, si bien que la somme de
12 009 fr. réclamée par la caisse ne constituerait pas un dommage au sens de
l'art. 52 LAVS. Elle conteste, d'autre part, avoir commis une quelconque négligence.
a) La cour de céans ne saurait suivre la recourante
dans son argumentation. Conformément aux art. 4 al. 1 et 14 al. 1 LAVS, les
cotisations des assurés qui exercent une activité lucrative sont calculées en pourcent
du revenu provenant de l'exercice d'une activité lucrative. Elles sont retenues
lors de chaque paie et doivent être versées périodiquement par l'employeur en même
temps que la cotisation d'employeur. Les modalités de paiement du salaire, convenues
entre employeur et employé, demeurent sans incidence sur la perception des
cotisations. Ainsi, les parties aux rapports de travail peuvent-elles convenir
d'un paiement en espèce ou du versement du salaire sur un compte. Selon la jurisprudence,
dans cette dernière hypothèse, un revenu est réputé réalisé et donne lieu à la perception
de cotisations au moment où il est porté en compte (RCC 1976 p. 87 consid. 2 à
4). La recourante ne soutient pas avoir purement et simplement renoncé, d'emblée,
à percevoir toute rémunération de son employeur malgré l'activité qu'elle continuait
à déployer. Elle explique, au contraire, en avoir différé l'encaissement dans l'attente
d'une amélioration de la situation économique et d'un redressement de la société.
Dans l'intervalle, ses créances de salaire ont alimenté son compte courant «actionnaire
J.________», qui présentait un solde créancier de 153 436 fr. 25 lors de la cessation
d'activité de la société, selon le bilan pour l'année 2000. Force est ainsi de constater
que la recourante, en tant qu'employée, a bien réalisé ces revenus, même si
elle n'a pu, en définitive, obtenir le paiement du solde créancier de son compte
courant après la faillite de la société. Elle ne peut dès lors rien déduire en
sa faveur de cette dernière circonstance en relation avec l'obligation qui lui
incombe, en qualité d'organe de la société, de réparer le dommage résultant du
non-paiement de cotisations d'assu- rances sociales sur le montant de ces salaires.
Il est, au demeurant, douteux que le montant du dommage, par 12 009 fr., ait pu
correspondre, comme le soutient la recourante, aux seules cotisations qui devaient
être déduites de son salaire, pour lequel, à fin 1998, un montant de 1000 fr.
par mois - sans commune mesure avec la somme de 153 436 fr. 25 à laquelle elle
se réfère - était annoncé par son employeur à la caisse.
b) Dans un second moyen, la recourante soutient qu'ayant
volontairement renoncé, dans l'attente d'une embellie conjoncturelle, à encaisser
ses propres salaires, une négligence grave ne saurait lui être reprochée en relation
avec le non-paiement des cotisations afférentes à ce revenu. La recourante n'allègue
toutefois - devant la cour de céans pas plus qu'en première instance - aucune circons-
tance sérieuse et objective au sens de la jurisprudence précitée (supra,
consid. 2), qui lui aurait permis de penser qu'elle pourrait s'acquitter des
cotisations échues dans un délai raisonnable. Or, le seul espoir hypothétique
d'une amélioration de la situation économique, ne constitue pas une telle circonstance
si bien qu'on ne saurait reprocher aux premiers juges d'avoir admis que son comportement
était imputable à une négligence grave (…)".
Questo principio è stato
ancora recentemente confermato dal TFA nella sentenza del 5 marzo 2003 nella
causa S., H 71/02, consid. 3.4:
"
(…)
Inoltre, quand'anche lo si volesse seguire nelle
sue singolari elucubrazioni - secondo cui egli, e in parte anche il dipendente
E.__, avrebbe rinunciato al suo salario per importi rilevanti non solo
nel periodo di attività della società di cui era amministratore unico e
azionista totalitario (così almeno si deduce dalla sua dichiarazione 27 ottobre
1999 all'Ufficio fallimenti in qualità di Amministrazione fallimentare
ordinaria della A._____ SA), ma anche successivamente alla dichiarazione di
fallimento, sivvero che non lo avrebbe nemmeno insinuato malgrado vi fosse un
credito di fr. 57'177.50 che la fallita vantava nei confronti della B._______
SA, società ritenuta solvibile -, il risultato non muterebbe. Al ricorrente
sfugge infatti che le modalità di pagamento del salario convenute tra datore di
lavoro e dipendente sulla base del diritto privato sono ininfluenti per i
rapporti di diritto pubblico tra datore di lavoro e Cassa (sentenza del 7
dicembre 2001 in re J., H 186/01, consid. 3a). Detto altrimenti, i contributi
alle assicurazioni sociali restano dovuti anche nell'ipotesi in cui il
dipendente rinunci a chiedere l'effettivo versamento del salario (…)".
Nell'evenienza
concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _),
dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _),
dal rapporto dell'ispettore della Cassa (cfr. doc. _), risulta chiaramente
l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 20'424.80.
2.6. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.7. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.8. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché
i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b
e 193 consid.2b)
2.9. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
è stata designata amministratrice unica con diritto di firma individuale dal 29
marzo 1999 sino alla dichiarazione di fallimento della società.
Nel
merito della propria responsabilità quale amministratrice unica, ___________
non ha fatto valere motivi di giustificazione o di discolpa che consentono di
liberarla da una responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. consid. 2.6.). Ella è
quindi tenuta a risarcire alla Cassa l'intero danno per un importo di fr. 20'424.80.
2.10. Infine,
per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dalla convenuta,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale
deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove
circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56
consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e
sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.
In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di _____________, in quanto una
sua dichiarazione in merito all'importo ricevuto quale salario per il 2000 è
già agli atti (cfr. doc. _; sul tema audizione testi cfr. STFA
del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid.
6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.4.; STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a.) Va
rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un
elemento irrilevante ai fini del giudizio (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella
causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003
nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La
petizione é accolta.
§) Di
conseguenza ___________ è condannata a versare alla Cassa cantonale di
compensazione AVS fr. 20'424.80.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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