AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2002.3
Data decisione, Autorità:
22.05.2002, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
31.2002.00003
ZA/sc
Lugano
22 maggio 2002
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
vicepresidente
del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 17 gennaio
2002 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
__________,
contro
__________,
rappr. da: avv. __________,
In relazione alla
fallita __________
ritenuto, in
fatto
1.1. La ditta
__________, con sede a , è stata iscritta a Registro di Commercio il
__________ 1995 (FUSC dell' 1996, cfr. doc. _).
Lo scopo
sociale della società consisteva nell'esercizio di un'impresa di costruzioni,
l'acquisto e la vendita di immobili (cfr. doc. _).
ha ricoperto la carica di membro del CdA della __________, con diritto di firma
collettiva a due, dal 23 ottobre 1997 al 27 ottobre 2000 (cfr. doc. _).
La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa __________ di compensazione AVS in
qualità di datrice di lavoro dal 1° marzo 1996 al 31 dicembre 1998.
La
società __________ entrò in mora con il pagamento dei contributi sin dal 1997,
per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidarla dal mese di maggio 1997 e
precettarla dal mese di giugno 1998 (cfr. doc. _).
Con
decreti del 22 novembre 2000 e 19 dicembre 2000, la Pretura di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento rispettivamente la sospensione della
procedura per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del
__________ 2001).
In data
11 gennaio 2001 la Cassa ha insinuato all'Ufficio esecuzioni e fallimenti di
__________ il proprio credito di fr. 11'923.55 per contributi paritetici
impagati nel 1998, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
In data 4
gennaio 2001 l'UEF di __________ ha informato la Cassa che il fallimento della
società à stato chiuso per mancanza di attivi in quanto nessun creditore aveva
anticipato le spese come richiesto nella pubblicazione apparsa sul Foglio
Ufficiale (cfr. doc. _).
1.2. Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 3 dicembre 2001 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________, solidalmente con __________, una decisione
di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 11'923.55, concernente i
contributi paritetici impagati nel 1998 (cfr. doc. _).
1.3. Con
opposizione 21 dicembre 2001, __________, rappresentato dall'avv. __________,
ha contestato l'importo del danno, chiedendo una verifica del conteggio, in
quanto in un'analoga procedura di risarcimento danni ex art. 52 LAVS relativi
ai contributi del IV trimestre 1999 sarebbe stata conclusa con transazione
(Inc. __________; cfr. doc. _). Nel merito della responsabilità egli fa valere
la propria estraneità alla gestione della ditta, essendo egli entrato a far
parte del CdA solo per le sue conoscenze professionali e tecniche (cfr. doc.
_):
" (…)
IN FATTO ED IN DIRITTO
- Come
evidenziato dall'opponente nel suo scritto 28 ottobre 2001 alla Cassa di
compensazione AVS, egli ha sempre svolto un ruolo ininfluente all'interno della
società, disponendo tra l'altro solo della firma collettiva a due.
L'interessato non ha mai rappresentato la società verso terzi e si è limitato a
firmare, prima con __________, poi con __________, progetti e piani, essendo
l'unico a disporre del necessario titolo di studio (architetto STS).
Era
convenuto e notorio che della parte finanziaria e amministrativa si occupassero
soltanto __________ e __________, che si sono succeduti nella veste di
presidente con firma individuale. II primo era addirittura contabile della
ditta.
- Contrariamente
a quanto preteso dalla decisione contestata, all'arch. __________, la cui
buona fede è palese, non può essere addebitata alcuna negligenza grave.
Egli non aveva nessun dovere di controllo all'interno della società e,
disponendo solo della firma collettiva, non poteva determinare, da solo, le
decisioni sociali, che sono sempre state prese da __________ e __________.
L'opponente, lo si ribadisce, si è limitato a fare un gesto di favore alla
società, senza per quello ricevere compensi supplementari, per permetterle di
esercitare l'attività (sottoscrizione di piani, progetti, domande di
costruzione)." (Doc. _)
1.4. Con petizione
17 gennaio 2002, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 11'923.55, argomentando:
"
(…)
3.2
È irrilevante il fatto che il convenuto non ha influito
sull'andamento della società, poiché, accettando il mandato di membro del CdA,
egli si era assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA 20
aprile 1998 in re C. S. e C. B.).
Inoltre, la peculiarità di aver assunto la carica di organo
formale su "richiesta" non esonerava il convenuto dall'ossequiare gli
obblighi intrinseci alla carica di amministratore.
Infatti, secondo la giurisprudenza, ogni membro del CdA deve
informarsi o farsi informare periodicamente sugli affari più importanti della
società e qualora dovesse emergere il sospetto di un'esecuzione negligente o scorretta
da parte di chi avrebbe ottenuto la delega gestionale, ogni amministratore è
tenuto, anche al di fuori della propria sfera di competenza, ad intervenire con
decisione chiedendo i necessari chiarimenti ed assumendo le misure del caso.
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri
assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari
sociali non incombeva quindi solo ai signori __________ e __________,
succedutisi quali presidenti, bensì anche al membro del CdA __________,
trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716 a cpv. 1 cifra
5 CO (STFA inedita del 13 novembre 2000, in re S.). In caso contrario si
finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (STFA
inedita del 29 maggio 1995 in re C.).
Pertanto, anche al convenuto spettava l'obbligo di vigilare
sull'andamento della società ed in particolare per quanto riguarda il pagamento
dei contributi.
Non è quindi sufficiente asserire di essere stato membro del CdA
con funzioni puramente tecniche per non incorrere in nessuna
responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA inedita del 29 agosto 1997 in re G. M.;
STFA inedita del 27 marzo 2000 in re V. G. e R. N.).
Questo principio è stato ancora ribadito per esteso dal Tribunale
cantonale delle assicurazioni, dove un amministratore, al quale erano state
esclusivamente affidate competenze tecniche, è stato ritenuto responsabile del
danno subito dalla Cassa poiché non aveva ottemperato al proprio obbligo di
vigilanza e di diligenza prescritto dalla legge (STCA inedita del 6 agosto
1998, in re M. B.).
Dall'opposizione non emerge tuttavia che il convenuto abbia agito
nel modo sopra esposto.
Anche il fatto che il convenuto disponeva solo di un diritto di
firma collettiva è irrilevante, in applicazione della citata giurisprudenza, ai
fini della presente causa.
Quindi la circostanza che il convenuto non ha esercitato il potere
decisionale che il mandato gli conferiva, non lo scagiona dalla sua
responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA del 13 febbraio 1995 in re W. P. e S. P.),
e ciò in considerazione sia della mancata diligenza sia del fatto che la
violazione delle norme legali è possibile anche per omissione.
Tale passività a dispetto della conoscenza (anche eventuale) di
mancati pagamenti di contributi, secondo il Tribunale federale delle
assicurazioni, deve essere considerata un'inosservanza per grave negligenza
delle prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).
In conclusione, vi è quindi luogo di credere che il convenuto
abbia assunto la carica di organo quale "prestanome", fidandosi delle
persone a cui sarebbe stata affidata la gestione della società.
Prove: C.S.
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa dei signori
__________ e __________, l'attrice osserva che in questo contesto l'art. 759
cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità dell'art. 52 LAVS
per giustificare una riduzione del danno in relazione con la gravità
dell'errore commesso dal responsabile (STFA inedita del 13 novembre 2000 in re
F. S.).
Prove: C. S.
Riguardo alla contestazione dell'ammontare del danno ed in
particolare alla richiesta di verifica del conteggio, l'attrice rileva che esso
si fonda sulla distinta salari - 1998 - pervenuta e sull'estratto conto
contabile, documentazione allegata alla decisione.
Per contro, segnatamente all'affermazione relativa ai contributi
paritetici IV. trimestre 1999, successivi a quelli pretesi, l'attrice non entra
nel merito in quanto non di sua pertinenza. Infatti, la società venne
affiliata, dal 1 gennaio 1999, alla Cassa di compensazione AVS __________ (cfr.
pto. 2 - fatti - del presente allegato).
Pertanto, l'asserzione sostenuta dalla controparte relativa alla
contestazione del danno non trova alcun fondamento. (…)"(Doc. _)
1.5. Con risposta
8 febbraio 2002 il convenuto, ha ribadito quanto espresso con l'opposizione,
chiedendo nel contempo l'audizione testimoniale dei signori __________ e
__________ (cfr. doc. _).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).
2.3. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).
2.4. Il convenuto
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS
motivando:
"(…)
1.Si chiede a
codesto lodevole Istituto un'esatta verifica del conteggio. In effetti la
pretesa, contestata, è riferita ai contributi paritetici 1998 della __________.
Stranamente un'analoga procedura è stata avviata e conclusa, per transazione,
per i contributi relativi al IV trimestre 1999, pertanto successivi a quelli
ora pretesi.
- Si evidenzia
che l'avvenuto pagamento da parte dell'opponente dei contributi relativi al IV
trimestre 1999, nell'ambito della procedura davanti al Tribunale cantonale
delle Assicurazioni (inc. N. __________) è avvenuto a titolo puramente bonale, essendo
l'importo di contenuta entità (fr. 3'606.65).
Con
questo atto l'opponente non ha assolutamente riconosciuto la propria
responsabilità. Diversa è la situazione ora, con una pretesa molto più
elevata (…)" (cfr. doc. _)
Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare
del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere
rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo
vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia
stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in
causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit.,
RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Nella
fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario.
Ai sensi dell’art. 34 cpv. 3 OAVS, infatti, la cassa di compensazione può
consentire al datore di lavoro di versare, invece dell'importo esatto dei
contributi dovuti per un periodo di pagamento, una somma approssimativamente
corrispondente. In tale caso, il conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno
civile.
Questa
procedura forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti,
secondo le istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno
civile. Gli acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS
dell’anno precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b).
Alla fine
dell’anno civile la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi
forniti dal datore di lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale,
dal quale risulterà se sono stati determinati contributi in eccesso o in
difetto (conguaglio) (cfr. N. 2030 delle Direttive sulla riscossione dei
contributi, edite dall'UFAS).
Il
procedimento indicato dal convenuto, conclusosi con un decreto di stralcio
(cfr. Inc. __________), si riferiva ad un periodo posteriore a quello in
oggetto oggi (IV trimestre 1999) e la Cassa di compensazione era la __________
(cfr. doc. _, Inc. __________).
Nell'evenienza concreta,
dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _), dalle dichiarazione dei
salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno ammonta dunque a fr.
11'923.55 (cfr. consid. 1.4.).
2.5. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.6. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.7. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché
i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali
circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b
e 193 consid.2b)
2.8. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; __________) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
ha ricoperto la carica di membro del CdA della __________, con diritto di firma
collettiva a due, dal 23 ottobre 1997 al 27 ottobre 2000 (cfr. doc. _).
2.8.1. Nel merito
della propria responsabilità, il convenuto afferma di aver svolto all'interno
della società solo un ruolo prettamente tecnico. Le decisioni amministrative e
di gestione spettavano a __________ e __________.
Accettando
il mandato di membro del CdA della __________, __________ ha assunto tutti gli
oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01,
consid. 6b; STFA del 31 agosto 2001, nella causa B., H 446/00, consid. 4a).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a __________ e __________, bensì anche al membro del CdA
__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario
si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(cfr. STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13
febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995
nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Non è
quindi sufficiente asserire di essere membro del CdA con funzioni puramente
tecniche per non incorrere in nessuna responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA
non pubblicata 29 agosto 1997 in re G.M, H 318/95; STFA del 27 marzo 2000 nella
causa V.G e R.N, H 272/99 Ws, consid. 3c).
Questo
principio è stato ancora ribadito per esteso dal TCA in una sentenza non
pubblicata del 6 agosto 1998 nella causa M.B., inc. __________, dove un
amministratore, al quale erano state esclusivamente affidate competenze
tecniche, è stato ritenuto responsabile del danno subito dalla Cassa poiché non
aveva ottemperato al suo obbligo di vigilanza e di diligenza prescritto dalla
legge.
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde
__________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a
dire che erano __________ e __________ ad occuparsi della conduzione e la
gestione della società.
Tutto ciò
non è sufficiente.
Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di membro
del CdA di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate
della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge,
dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non pubblicata del 25
luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements
récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è
sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza,
egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue
sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre
1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ruolo
svolto da __________ e __________, non giustifica comunque la passività di
__________. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza.
Il
convenuto non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il convenuto avrebbe
dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici
venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b).
Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbero
permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr.
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001
nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che
navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e
precettarla sin dal maggio 1997 (cfr. doc._).
Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Se è vero che
l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti
- tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero
che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;
STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________ e __________ i,
si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile
nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare
una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso
dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13
novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). Il TFA ha infatti
precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation
avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des
obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à
concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."
In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima
(cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Egli ha
omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa
omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr.
RCC 1992, pag. 269).
Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.9. Infine,
per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale
deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove
circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56
consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e
sentenze ivi citate).
È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.
In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di __________
e __________, in quanto la responsabilità del convenuto, anche in
relazione alle sue mansioni puramente tecniche, é stata sufficientemente
chiarita (sul tema audizione testi cfr.
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA
del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a/b).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La petizione
è accolta .
Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa __________ AVS
l'importo di fr. 11'923.55
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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