AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2000.14
Data decisione, Autorità:
25.06.2001, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
31.2000.00014
31.2000.00016
ZA/sc
Lugano
25 giugno 2001
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo,
presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Zaccaria Akbas
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulle petizioni dell'8 febbraio
2000 e 20 marzo 2000 ai sensi dell'art. 52. LAVS di
Cassa di comp. AVS __________,
contro
- avv.
__________,
__________,
rappr. da: avv. __________,
In relazione alla
fallita __________
ritenuto, in
fatto
1.1. La società
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di commercio il
__________ 1990 (cfr. doc. _, Inc. __________). Lo scopo sociale consisteva
nella gestione di esercizi pubblici quali ristoranti, bar, discoteche,
night-club e alberghi, ecc.
è stato amministratore unico della società a partire dal 7 marzo 1996, con diritto
di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. __________).
è stato direttore, con diritto di firma individuale, a partire dal 7 marzo 1996
(cfr. doc. _, Inc. __________).
La
società __________, è stata affiliata alla Cassa di compensazione __________ in
qualità di datrice di lavoro dal 1°gennaio 1996.
La Cassa
ha iniziato le procedure esecutive e per tre di esse, in data 18 novembre 1999
e 27 gennaio 2000, sono stati rilasciati degli attestati di carenza beni per un
importo complessivo di fr. 88'519.10 (cfr. doc. _, Inc. __________).
Nel
frattempo, con decreto 29 maggio 2000 del Pretore del Distretto di __________ è
stata dichiarata l'apertura del fallimento (FUSC del 6 giugno 2000), mentre con
decreto del 19 giugno 2000 la procedura fallimentare è stata sospesa per
mancanza di attivi (FUSC del 9 agosto 2000).
1.2. Costatato di
aver subito un danno, il 9 dicembre 1999 e l'8 febbraio 2000 Cassa ha emesso
nei confronti di __________ e __________ due distinte decisioni di risarcimento
danni ex art. 52 LAVS per complessivi fr. 109'512.45 (cfr. doc. _, Inc.
__________. e doc. _, Inc. __________)
1.3. Alle
decisioni gli ex amministratori della __________ si sono tempestivamente
opposti.
__________,
con opposizione 10 gennaio 2000, sostiene che __________ è l'unico ad occuparsi
di tutte le questioni amministrative, che non ha mai dubitato del mancato
pagamento dei contributi, visto che i permessi di lavoro vengono rilasciati
unicamente ai richiedenti che sono in regola con il pagamento dei contributi.
avrebbe venduto a sua insaputa gli attivi sociali (esercizio pubblico)
incassando di persona il relativo prezzo, pagando i debiti a sua totale
discrezione lasciando scoperti solo i contributi AVS, consapevole del fatto che
sarebbe stato l'amministratore unico a risponderne in prima persona (cfr. doc.
_, Inc. __________).
__________,
con opposizione 18 febbraio 2000, sostiene che il mancato pagamento dei
contributi è dovuto unicamente ad una mancanza di liquidità conseguente ad un
imprevisto calo delle entrate. Egli quindi non avrebbe violato le prescrizioni
dell'AVS né intenzionalmente né per negligenza.
Egli
contesta inoltre l'importo del danno fatto valere dalla Cassa (cfr. doc. _,
Inc. __________).
1.4. Essendosi
__________ e __________ opposti, in diversi momenti, alle rispettive decisioni
di risarcimento, con una prima petizione dell'8 febbraio 2000 la Cassa ha
chiesto al TCA che __________ venga condannato a risarcirle il danno di fr.
109'512.45 per i contributi paritetici non versati dalla fallita __________ nel
1997, 1998 e 1999, con vincolo di solidarietà con __________ per analogo
periodo ed importo (cfr. doc. _, Inc. __________)
Mediante petizione 20 marzo 2000 la Cassa ha poi chiesto la condanna di
__________ al risarcimento di fr. 109'512.45 in via solidale con __________ per
i contributi paritetici non versati dalla fallita __________ nel 1997, 1998 e
1999 (cfr. doc. _, Inc. __________)
1.4.1. Facendo
riferimento all'opposizione di __________ l'attrice, per quanto attiene ai
salari dichiarati ed agli acconti richiesti, ha osservato che:
"
(…)
- I
salari dichiarati alla nostra Cassa dall'inizio dell'attività e fino al 1996
sono stati i seguenti:
1990 Fr. 135'730.00
1991 Fr. 107'020.00
1992 Fr. 118'780.00
1993 Fr. 130'560.00
1994 Fr. 131'050.00
1995 Fr. 78'710.00
1996 Fr. 60'030.00
-
Seguendo
la costante del 1995, (del 1996 non eravamo ancora in possesso della
dichiarazione dei salari) per l'anno 1997 e per l'anno 1998 sono state emesse
delle richieste di acconto trimestrali basate su una somma di salari, sempre
trimestrali, di Fr. 19'600.00.
-
Dall'inizio
del 1999 c'è stata inviata la dichiarazione dei salari del 1997. Dalla stessa
abbiamo potuto costatare che il totale dei salari annuo, da Fr. 60, 70mila per
gli anni 1996 e 1995 è lievitato a Fr. 220'026.25 per il 1997.
Chiaramente
a questo punto non abbiamo potuto fare altro che allestire la chiusura del 1997
che ammontava a Fr. 25'445.75, e modificare le richieste di acconto a partire
dal 1. trimestre 1999 sulla base di Fr. 88'000.00 di salari trimestrali.
- Come
si può verificare dai conteggi e dai dettagli dell'evoluzione degli incassi
allegati alla presente, fino al 31 dicembre 1998 i contributi richiesti come
acconti sono stati pagati regolarmente. Rimangono quindi scoperti tutti i
contributi del 1999 e i conteggi di chiusura del 1997 e 1998. (…)" (Doc.
_, inc. __________, pag. 2)
Nel
merito della vertenza, la Cassa ha precisato quanto segue:
"
(…)
Con quanto affermato dal signor __________ nella
sua opposizione, egli ribadisce la sua estraneità alla conduzione commerciale
della società.
Il signor __________ era membro del consiglio di
amministrazione della società e come amministratore unico, e come tale egli
doveva, secondo l'art. 717 cpv. 1 CO adempiere ai suoi compiti con ogni
diligenza. Questa va oltre la prudenza che si è usi osservare nei propri affari
(STF 99 II 179).
Come detto in precedenza, il signor __________,
si difende argomentando che la gestione della società era assunta da altre
persone. Tuttavia questa circostanza non è sufficiente a liberarlo.
Un amministratore diligente non può lasciare che
venga messo in pericolo il versamento dei contributi sociali alla Cassa. Egli
non può estraniarsi dai problemi della società adducendo che altri si
occupavano della gestione.
Lascia intendere in sostanza che la sua presenza
nel consiglio di amministrazione è da considerare unicamente come prestanome e
che in pratica la gestione vera e propria della società era affidata ad altri.
In questo ambito, codesto Tribunale cantonale ha
già avuto modo di decidere che una simile circostanza non può essere
considerata come scusante nei confronti della Cassa per il mancato pagamento
dei contributi.
Per quanto concerne l'affermazione del signor __________
circa il rilascio dei permessi di lavoro unicamente a chi è in regola con il
pagamento dei contributi, corrisponde al vero.
Da parte della Cassa un'unica dichiarazione in
questo senso è stata rilasciata nel settembre del 1997. In quel momento tutti i
contributi richiesti dalla Cassa erano pagati. Tuttavia un mese prima era stata
saldata l'esecuzione no. __________relativa al 1. trimestre 1997. La stessa, da
parte dell'Ufficio esecuzione di __________, era stata intimata al signor
__________ (cfr. doc. _).
Chiaramente, nel momento in cui è stata
rilasciata la dichiarazione, i contributi emessi dalla Cassa si basavano su
19'600.00 franchi di salari trimestrali in quanto era l'unico dato conosciuto.
Prima di ricevere la dichiarazione dei salari relativa al 1997 (inizio 1999)
nessuno si era mai preoccupato di comunicare che già dal 1997 gli stipendi
avevano subito un netto aumento.
Quindi, nel caso specifico se l'amministrazione
avesse adottato queste procedure, che sono peraltro sancite dalla legge nonché
confermate dalla giurisprudenza relativa, molto probabilmente non si giungeva
all'intimazione di una decisione di risarcimento danni qui contestata e per un
importo di queste proporzioni.
(…)
Nella fattispecie, maggiore responsabilità si
deve porre al signor __________ che per natura stessa della sua professione, ed
avendo uno studio legale e notarile in proprio, conosce benissimo l'importanza
dei contributi sociali, e che gli stessi, in virtù dell'art. 14 LAVS, devono
essere dedotti da ogni paga e versati periodicamente unitamente a quelli del
datore di lavoro."
(Doc. _, inc. __________, pag. 4-6)
1.4.2. Facendo
riferimento all'opposizione di __________ l'attrice, ha osservato quanto segue:
"
(…)
Il signor __________ s, come d'altronde già
affermato dall'avv. __________ nella sua opposizione, si occupava
dell'amministrazione in generale della società. Egli risultava iscritto a
registro di commercio in qualità di direttore con firma individuale, e come
tale firmava le dichiarazioni di salario (quindi sapeva che i relativi
contributi dovevano essere pagati), richiedeva dilazioni di pagamento (sapeva
quindi che vi erano dei contributi arretrati) e richiedeva dichiarazioni da
presentare all'ufficio competente per il rilascio di permessi di lavoro.
In base all'art. 716a CO, l'amministrazione di
una società anonima deve "vigilare sulle persone incaricate della gestione
affinché esse rispettino la legge". Ciò significa che il Consiglio di
Amministrazione deve leggere con spirito critico i rapporti che gli vengono
sottoposti; domanderà, se necessario, delle informazioni supplementari e
interverrà se costata degli errori o delle irregolarità (cfr. RC 1983, pag.
106).
L'amministrazione non può delegare l'obbligo di
vigilare sulle persone incaricate della gestione e della rappresentanza
affinché esse rispettino la legge (art. 716a CO), altrimenti l'essenza medesima
dell'amministrazione ne sarebbe così svuotata da rendere inutile la sua
esistenza (cfr. STCA del 30.05.1988, inc. AVS __________, consid. 2.2.5).
Nella sua opposizione il signor __________ non
contesta di essersi occupato dell'amministrazione della __________. Egli
afferma di non aver regolato i contributi per mancanza di liquidità.
Un amministratore diligente non può lasciare che
venga messo in pericolo il versamento dei contributi sociali alla Cassa.
Nel caso specifico la dichiarazione dei salari
del 1997 è stata presentata all'inizio del 1999 (un anno dopo la sua scadenza).
Questo modo di procedere non ha permesso alla Cassa di aggiornare gli acconti
del 1998 che di conseguenza ha portato un conguaglio di ca. 50'000 franchi ed
all'inizio del 1999 (al ricevimento del quaderno salari 1997) un conguaglio per
il 1997 ca. 25'000 franchi. (…)"
(Doc. _, inc. __________, pag. 4)
1.5. Con risposta
27 marzo 2000, __________ si riconferma nella sua opposizione del 10 gennaio
2000, precisando quanto segue:
"
(…)
Ad 5. Contestato
La Cassa si esprime in termini assai
generici e vaghi. Ad esempio si limita ad affermare di avere ricevuto la
dichiarazione dei salari del 1997 "all'inizio del 1999", senza
precisare quando, circostanza che dovrebbe essere semplice da desumere. La
Cassa non spiega nemmeno, perché ha atteso la dichiarazione dei salari del 1997
fino al 1999 (oltre un anno dopo la chiusura dell'anno di pertinenza) e non ne
ha sollecitato l'invio in precedenza. Il convenuto osserva che i conteggi doc.
_ non portano alcuna data e la Cassa ben si guarda dal precisare quando li ha
allestiti ed inviati alla società. Il convenuto precisa sin d'ora che questa mancata
conoscenza non può essergli imputata, poiché tutta la documentazione inviata
dalla Cassa è stata recapitata al direttore signor __________. La
documentazione societaria che quest'ultimo ha consegnato al convenuto non
contempla i documenti prodotti dalla Cassa.
Prove:
documenti, testimoni, interrogatorio formale
Ad 6. Contestato
La Cassa ammette che gli acconti da
lei richiesti sono sempre stati pagati in modo regolare.
Essa sostiene per contro che sono
rimasti scoperti i contributi del 1999 ed il saldo degli anni 1997 e 1998.
Se ciò corrisponde al vero, non può
comunque essere posto a carico del convenuto, per i motivi che si diranno di
seguito.
Per il conteggio 1998 il convenuto
osserva che la società, per opera del signor __________, ed a sua insaputa, in
data 8 marzo 1999 ha chiesto una dilazione di pagamento "in 10 rate
mensili di ca. fr. 4'810. ‑‑". La Cassa l'ha concessa in
data 10 marzo 1999, ma in 5 rate. Nulla viene detto a proposito del saldo dei
contributi 1997, che a mente della Cassa già era scoperto per CHF 25'445.75.
La società, sempre per opera del
direttore ed a totale insaputa del convenuto, ha accettato la dilazione in 5
rate mensili.
Il convenuto osserva, quindi, che la
Cassa ha concesso una dilazione, allorquando sapeva che la società già era in
arretrato con il saldo dei contributi del 1997.
Prove:
documenti, testimoni, interrogatorio
formale, edizione di documento dalla Cassa
Ad 7. Agli atti
Il convenuto rileva come la Cassa
abbia sempre e solo corrisposto per iscritto con il direttore della società,
__________, e mai con il convenuto, quale amministratore unico. A questi la
Cassa si è limitata ad inviare gli atti esecutivi prodotti agli atti.
Prove:
documenti, testimoni, interrogatorio
formale, edizione di documento dalla Cassa
Ad 8. Contestato
Il convenuto contesta di potere
essere ritenuto responsabile del mancato pagamento dei contributi degli anni
1997, 1998 e 1999.
Il convenuto è diventato
amministratore unico della società, in virtù della conoscenza professionale e
personale, che durava da anni, con il signor __________, neoazionista della
società.
Il convenuto ha sempre preteso di
essere debitamente informato sull'andamento della società. La nomina di
__________ quale direttore con firma individuale è avvenuta sulla base del
rapporto di fiducia esistente tra i due.
Per quanto concerne gli aspetti
contabili il convenuti ed il direttore si sono affidati al signor __________,
dipendente della fiduciaria __________, e di formazione contabile, nonché
municipale del Comune di __________.
Tutti gli aspetti contabili
(registrazioni, quaderno salari, pagamento oneri sociali, ecc.) erano stati
affidati al duo __________ ‑ __________. Il convenuto, in virtù della
propria formazione professionale, si occupava delle sole questioni legali.
Il 12 maggio 1999, a completa
insaputa del convenuto, il __________ ha sottoscritto un contratto con tale
__________, per la cessione del "locale __________ ".
Dopo avere passato questo contratto
il __________ ne ha data vaga e fumosa notizia telefonica al convenuto. Questi,
allarmato dalla situazione, ha scritto al __________ in data 1. giugno 1999 per
essere informato sugli estremi della vendita (cessione della società in
liquidazione o degli attivi?). Il convenuto ha chiesto, di ricevere copia del
contratto. Egli, inoltre, dopo avere preso conoscenza che il saldo, dei
contributi AVS 1998 non era ancora stato pagato, ha intimato la sospensione di
tutti i pagamenti della società "fino a quando non mi sarà stata
illustrata la situazione debitoria della __________ ".
Il __________ ha inviato il
contratto, al convenuto e ricevuto, istruzioni da parte di quest'ultimo di
incassare il prezzo di vendita sul conto bancario della società (Banca
__________).
In data 11 agosto 1999 il convenuto
ha ribadito tale richiesta e diffidato il signor __________ dall'effettuare
pagamenti per conto della società con il ricavato della cessione
dell'esercizio.
La risposta di quest'ultimo è
sintomatica. A quel punto, per il convenuto Io scenario si è chiarito, nel
senso che il __________ già aveva messo in atto la propria volontà di
salvaguardare solo i suoi interessi personali a danno di quelli della società e
del convenuto quale amministratore della medesima.
Il convenuto è tornato a scrivere al
__________ il 18 ottobre 1999, ricevendo una risposta il 15 novembre 1999.
Il __________ ha impiegato il
ricavato della vendita per appianare certi debiti della società, per i quali
era garante personale, ed ha volontariamente lasciato impagati i contributi
sociali, sapendo che il convenuto sarebbe stato chiamato a risponderne
personalmente, in qualità di amministratore unico.
Il __________ ha quindi "liquidato"
gli attivi della società, contro ogni istruzione che gli era stata impartita e
ne ha utilizzato il ricavato a suo piacimento, svuotando la società e
lasciandola nell'impossibilità di fare fronte al debito nei confronti della
Cassa. Quando il convenuto ne ha avuto conoscenza il danno (e la società) già
era stato realizzato.
AI convenuto non possono quindi
essere mossi rimproveri di sorta. Il convenuto è vittima dell'agire del
__________ e pertanto ritiene di dovere essere sollevato da ogni
responsabilità. Il procedimento deve proseguire contro il solo __________.
B. DIRITTO
AI convenuto è nota la giurisprudenza
del TFA in materia di art. 52 LAVS. In particolare egli è a conoscenza
dell'applicazione "assai larga" che ne viene fatta da parte
della nostra massima Corte giudiziaria.
Il convenuto non ha mai funto da
prestanome e mai si è disinteressato alla società. Egli ha sostenuto che il
solo direttore si occupasse delle questioni salariali e dei contributi, come
d'altra parte risulta dalla documentazione prodotta dalla Cassa stessa, che
reca sempre la firma del solo __________.
Nel caso concreto non si tratta di
avere delegato la gestione della società per disinteresse. La gestione era
stata affidata ad una gerente per quanto concerne la conduzione dell'esercizio
pubblico, ovvero la signora __________, ad un direttore, il signor __________ e
ad un contabile, il signor __________, per quanto concerne gli aspetti
contabili.
Il convenuto ha sempre vigilato,
affinché i contributi fossero regolarmente pagati.
Quando egli ricevette il precetto
esecutivo no. __________intervenne subito affinché la società Io pagasse, come
effettivamente avvenne.
Il convenuto è stato letteralmente
"gabbato" dal direttore‑azionista, che gli ha sottaciuto
la vendita, gli scoperti AVS ed ha incassato, contro le istruzioni
impartitegli, il prezzo a contanti brevi manu, per utilizzarlo come meglio egli
credeva. Ne è una prova il fatto che i documenti _ non figurano negli atti
della società. Questi conteggi, non datati, sono stati inviati a __________. Il
direttore li ha presi e sottaciuti al convenuto.
Il convenuto si è quindi trovato
nella situazione di liquidatore di una società, privata di ogni attivo, perché
il direttore li ha alienati ed impiegati a propria discrezione.
Il direttore ha agito sapendo delle
conseguenze che ne sarebbero derivate. Egli ha difatti pagato i debiti per i
quali aveva dato garanzie personali. Egli ha volutamente lasciato scoperti i
contributi sociali, sapendo che la Cassa li avrebbe richiesti
all'amministratore. Il direttore‑azionista ha agito in tale modo, dopo
che la società era stata posta in liquidazione coatta, a seguito del mancato
adeguamento ai nuovi disposti del CO sulle società anonime benché il convenuto
Io avesse reso attento delle conseguenze, dopo avere ricevuto una proroga di
tre mesi dal Pretore.
Il direttore aveva coinvolto una
nuova azionista, la già citata signora __________, ricevendo CHF 100'000.--,
senza procedere ad un formale aumento del capitale azionario.
Come codesto lodevole Tribunale può
dedurre, il convenuto è venuto a trovarsi nella più che spiacevole posizione di
amministratore/liquidatore di una società debitrice di contributi sociali,
senza che egli vi avesse potuto ovviare, perché la società era stata privata di
ogni mezzo liquido. (…)"
(Doc. _, inc. __________)
1.6. Con risposta
30 maggio 2000, __________, rappresentato dall'avv. __________, si riconferma
nella propria opposizione del 18 febbraio 2000, precisando quanto segue:
"
(…)
- Il
convenuto proclama la sua innocenza non reputandosi colpevole, né
intenzionalmente né per negligenza, dei fatti che gli vengono imputati dall'attrice.
A
sua discolpa produce il verbale del suo interrogatorio dinanzi al Ministero
pubblico in data 10 maggio 2000.
Da
ciò traspare inequivocabilmente una fattispecie, che, nel caso concreto,
dimostra l'inapplicabilità delle norme e prassi invocate dall'attrice ed intese
ad addossare al convenuto la responsabilità dei mancati pagamenti dei
contributi sociali in questione.
Egli
non si è appropriato dei contributi, ma anzi ha agli stesso finanziato
l'attività, finché non ce l'ha più fatta e gli è crollata addosso
irrimediabilmente.
Egli
ha fatto tutto quello che gli si poteva esigere date le circostanze di quel
momento e ritenuto la sua volontà a non voler cedere alle prime difficoltà che
verosimilmente poteva credere passeggere.
Ma
poi l'imprevedibile e drastico calo della cifra d'affari nel settore e di
conseguenza anche per la __________ con il sorgere ovunque di attività legate
alla prostituzione, che poi fortunatamente recentemente sono state limitate da
parte di polizia, magistratura ed autorità amministrative con la chiusura di
diversi locali dediti alla prostituzione (i fatti fanno parte della cronaca
odierna e sono noti a tutti), hanno portato il Night Club alla situazione in
esame.
Prove: ‑ Doc.
_: copia verbale d'interrogatorio Ministero pubblico, 10 maggio 2000;
‑ si
suggerisce il richiamo dell'intero incarto relativo alla
liquidazione/fallimento della società __________ presso l'Ufficio dei
fallimenti, __________;
‑ si
suggerisce la perizia tecnica per provare il tracollo improvviso nell'anno 1999
della società __________.
-
Visto quanto
precede il convenuto si appella alla sensibilità di codesta lodevole Corte
giudicante che abbia ad intravedere, in specie con l'aiuto della deposizione
resa spontanea e sincera da parte del Signor __________, non (sufficientemente)
provata la grave negligenza.
-
Piuttosto si
può intravedere una disattenzione da parte dell'attrice, che accortasi dei
ritardi della società __________ nel rendere i conteggi (punti 4 e 5
petizione), non è intervenuta, ma anzi ha lasciato correre, accontentandosi di
ricevere acconti, che naturalmente non corrispondevano alla reale situazione,
perché riferentisi a periodi antecedenti per poi in un secondo tempo affogarla
con altissimi conguagli che dovevano recuperare 2 anni di ritardi: (…)"
(Doc. _, inc. __________)
1.7. Con decreto
del 6 giugno 2000 il Giudice delegato ha congiunto le cause.
1.8. Con scritto
6 giugno 2000, __________ produce il decreto di abbandono del procedimento
penale aperto nei suoi confronti a titolo di appropriazione indebita d'imposta
alla fonte (cfr. doc. _, Inc. __________).
1.9. A seguito di
un accertamento effettuato dal TCA, la Cassa in data 25 aprile 2001 ha
osservato quanto segue:
"1. I
contributi relativi al 1995 e al 1996, non sempre sono stati pagati
regolarmente motivo per cui le alleghiamo il dettaglio con l'indicazione delle
date di emissione delle polizze di versamento, delle diffide e delle procedure
esecutive.
- L'importo che
tuttora rimane scoperto ammonto a Fr. 109'512.45 come a nostra decisione di
risarcimento danni dell'8 febbraio 2000.
Gli
attestati di carenza di beni ricevuti fino a quel momento vi sono stati inviati
al momento dello presentazione della nostra petizione. Le procedure esecutive
che al momento della pubblicazione del fallimento, da parte dell'Ufficio
esecuzione, erano ancora in corso sono state sospese da parte dello stesso
Ufficio.
Il
fallimento tuttavia, al momento della pubblicazione citato, avvenuto il giugno
2000, ero già stato sospeso per mancanza di attivo con decreto dello Lodevole
Pretura del Distretto di __________ ‑ sezione 5 del 19 giugno 2000.
- Con la nostra
decisione di risarcimento danni si è preso in considerazione tutto l'importo
che in quel momento rimaneva scoperto senza tenere in considerazione di come lo
stesso era composto. Il dettaglio è indicato di seguito:
Contributi AVS/AI/IPG Fr. 48'383.30
Contributi disoccupazione Fr. 14'371.30
Contributi Assegni familiari Fr. 13'565.15
Assicurazione Ind. giornaliera Fr. 10'898.25
Assicurazione Infortuni Fr. 17'387.15
Spese d'amministrazione Fr. 1'591.75
Spese intimazione, tassazioni d'ufficio Fr. 400.00
Interessi di mora Fr. 2'915.55
Totale Fr.
109'512.45
In effetti l'importo di Fr. 107512.45,
comprende anche i contributi relativi all'Ass. ind. giornaliera e all'Ass.
infortuni. Pertanto nell'evenienza concreta devono essere detratti e di
conseguenza l'importo di Fr. 109'512.45 ridotto a Fr. 81'227.05.
Comunichiamo inoltre che l'importo per
assegni familiari di Fr. 13'565.15 è costituito dai contributi 1997 (4'290.50)
meno le prestazioni (1'149.25) dai contributi 1998 (7'065.55) e dai contributi
1999 (3'358.35).
- Quanto
indicato al pto. 5 della petizione dell'8 febbraio 2000 (Avv. __________) e del
20 marzo 2000 (Signor __________) non è esatto.
In
effetti, all'inizio del 1999 (12 febbraio) la Cassa ha ricevuto la
dichiarazione dei salari relativa al 1998 (e non 1997) per Fr. 336'453.85. Il
24 febbraio 1999 è stato allestito il conteggio di chiusura che presentava un
saldo a favore della Cassa di Fr. 50'334.95.
Sulla
base di Fr. 336'453.85 aumentato del 5% (353'276.35) abbiamo inviato le
richieste di acconto per il 1. ‑ 2. e 3. trimestre 1999 (solari
trimestrali Fr. 88300.00) di Fr. 17'431.15 ciascuno.
Per
l'anno 1997, la dichiarazione dei salari è giunta alla Cassa il 5 febbraio
1998, e purtroppo per un disguido interno ci si è accorti unicamente al momento
della revisione effettuata il 25 novembre 1999 che non era stato effettuato il
conteggio di chiusura del 1997. Lo stesso è stato effettuato il 9 dicembre 1999
e presentava un soldo a favore della Cassa di Fr. 25'445.75.
- Le
dichiarazioni dei salari, come pure alcune lettere ricevute dalla Cassa, sono
sempre state sottoscritte dai signor __________. In ogni caso, dal settembre
1997 l'indirizzo in nostro possesso era, __________, __________, al quale le
nostre corrispondenze erano inviate."
(Doc. _, inc.
__________)
1.10. In data 7
maggio 2001, __________ ha osservato:
" Ad
1.
I contributi 1995 sono estranei allo scrivente, poiché, come già è
stato posto in evidenza nella risposta di causa del 27 marzo 2000 (Ad 2. ‑
pag. 2), la nomina ad amministratore unico della società è avvenuta in data 7
marzo 1996.
In merito ai contributi 1996 va detto, che gli acconti del 1. e 2.
semestre sono stati pagati con ritardo in concomitanza con il cambiamento
dell'azionariato nella società. Tant'è che i contributi del 3. e 4. trimestre
di quell'anno non sono stati oggetto né di diffida, né di procedure esecutive.
Ad 2. e 3.
Lo scrivente ritiene di dovere rilevare, ante omnia, che le
spiegazioni fornite dalla __________, quo alla composizione dell'importo di CHF
109'512.45, dimostrano la negligenza dell'attrice nella fissazione e
nell'incasso dei contributi, per non dire nella gestione dell'intera partita ‑
contributi della società fallita.
Il fatto che, solo in data 25 aprile 2001 viene fornito il
dettaglio del suddetto importo, con conseguente riduzione a CHF 81'227.05, è
più che sintomatico di questo modo di agire.
È inoltre opinione dello scrivente, che dall'importo richiesto
dalla __________ si devono defalcare i contributi disoccupazione, poiché basati
su una lex specialis (LADI) che prevede una competenza propria, le spese
d'amministrazione, di intimazione e gli interessi di mora, poiché non
sufficientemente provati.
L'unico importo che potrebbe entrare in linea di conto è,
pertanto, quello di CHF 48'383.30. Ma come è stato ampiamente argomentato, allo
scrivente non può essere addebitata una responsabilità ex art. 52 LAVS.
Ad 4.
La __________ ammette sia esplicitamente "per un disguido
interno" sia implicitamente "quanto indicato al pto. 5 della
petizione ... non è esatto" di avere agito con negligenza.
Con lo scritto in esame la __________ rettifica anni di contributi
e contributi e fornisce un'altra versione dei fatti.
Per lo scrivente, a questo punto si pone anche il problema della
prescrizione della pretesa fatta valere dalla __________, eccezione che viene
formalmente sollevata.
Ad 5.
La __________ conferma, che la gestione dei salari, dei contributi
e dei relativi pagamenti è stata effettuata dal solo direttore della società
signor __________.
Lo scrivente va quindi prosciolto da ogni e qualsiasi richiesta di
risarcimento." (Doc. _, inc. __________)
1.11. In data 10
maggio 2001, __________ ha osservato:
"
(…)
Ad 3. Agli atti con la seguente precisazione.
Si prende atto che controparte finalmente riconosce, così come il
Signor __________ aveva avuto modo di indicare con le proprie opposizioni del
18 febbraio 2000, che l'importo rivendicabile risulta semmai essere inferiore
di un importo di oltre Fr. 20'000.‑‑. E non è poco!
Ciò dimostra ancora una volta, in questo stadio avanzato della
causa, la superficialità e l'insicurezza con cui la Cassa ha gestito il dossier
in esame.
Ad 4. Parzialmente contestato secondo le seguenti
precisazioni.
Ancora oggi, malgrado i tentativi di giustificazione di
controparte, risulta una chiara negligenza da parte della Cassa nell'affrontare
la pratica nei confronti del convenuto.
Anche se da un lato giustifica il ritardo con cui ha definito gli
acconti ed i conguagli con motivi di una svista accaduta all'amministrazione
della Cassa, ciò non toglie che effettivamente questo abbia causato la
situazione pregiudizievole per il convenuto già ampiamente rilevata con i
precedenti allegati scritti, circostanza che non può quindi essere riportata in
addebito al convenuto.
Si rileva poi un'altra curiosità circa la gestione dell'incarto,
rispettivamente la determinazione degli importi e l'incasso degli stessi: dai
documenti _ rispettivamente _ si evince che non è nemmeno vero, contrariamente
a quanto si asserisce nello scritto in esame in questa sede, che la Cassa ha
preso in mano le relative distinti dei salari in data 12 febbraio 1998 e 5
febbraio 1998 bensì, da un timbro ben visibile, ciò risulta essere stato fatto
solo in data 30 settembre 1999 e 19 agosto 1998.
Ancora una volta quindi, seppur per motivi diversi, la Cassa ha
elaborato le distinte di salario, e deciso su di esse, solo con un notevole ritardo,
causando poi appunto quel accumulo di richieste di pagamento alle quali il
convenuto non ha più potuto far fronte.
E questo principalmente per due motivi, non certo per negligenza
del convenuto, ma primariamente a causa del disordine e cattiva coordinazione
della Cassa, alla quale secondariamente si è aggiunta purtroppo una situazione
di estrema crisi nel settore dei locali notturni, dovuta al noto improvviso ed
inimmaginabile fiorire di bar e alberghetti illegittimamente destinati
all'intrattenimento a luci rosse ed alla prostituzione.
A tal proposito proprio di recente nuovamente, e quindi per la
seconda volta con un secondo Procuratore Pubblico, il Signor __________ è stato
completamente scagionato da qualsiasi rimprovero penale per il mancato pagamento,
in quella fattispecie, dell'Imposta alla Fonte (cfr. Decreti d'abbandono).
Infine ancora una volta si rileva che il convenuto ha fatto tutto
il possibile per onorare i contributi sociali legati al personale facendo capo
persino ai propri fondi di risparmio." (Doc. _, inc. __________)
in
diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste
giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica
di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento
contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid.
3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die
Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag.
63).
Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).
2.2. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s).
2.3. __________
in sede di opposizione contesta l'importo del danno fatto valere dalla Cassa in
quanto non dettagliato.
Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit, RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Nella
fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario.
Ai sensi dell’art. 34 cpv. 3 OAVS, infatti, la cassa di compensazione può
consentire al datore di lavoro di versare, invece dell'importo esatto dei
contributi dovuti per un periodo di pagamento, una somma approssimativamente
corrispondente. In tale caso, il conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno
civile.
Questa procedura
forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti, secondo le
istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno civile. Gli
acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS dell’anno
precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b).
Alla fine dell’anno civile
la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi forniti dal datore di
lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale, dal quale risulterà se
sono stati determinati contributi in eccesso o in difetto (conguaglio) (cfr. N.
2030 delle Direttive sulla riscossione dei contributi, edite dall'UFAS).
2.4. Il convenuto
__________ si limita a contestare in modo generico il credito risarcitorio
della Cassa senza minimamente indicare in cosa la Cassa avrebbe sbagliato,
contravvenendo quindi all'obbligo di collaborazione sancito dalla
giurisprudenza (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Nell'evenienza
concreta, la massa salariale degli anni 1997, 1998 e 1999 è evincibile dai
conteggi elaborati dalla Cassa sulla base dei quaderni salariali (cfr. doc. _,
Inc. __________).
Dopo un accertamento effettuato dal TCA pendente lite, la Cassa ha rettificato
i conteggi ed ha ridotto l'importo di causa fissandolo in fr. 81'227.05 (cfr.
doc. _, Inc. __________).
Infatti, per quel che
concerne gli elementi del danno risarcibile, non possono essere inclusi i premi
dell'assicurazione contro gli infortuni e quelli per la perdita di guadagno in
caso di malattia (cfr. consid. 2.2). Ciò che è stato riconosciuto dalla
Cassa, la quale ha allestito pendente causa il predetto nuovo conteggio del
danno (cfr. doc. _, Inc. __________).
Di conseguenza valgono i
seguenti conteggi corretti dal TCA.
Per il 1997, dal
totale di fr. 25'445.75 bisogna sottrarre fr. 3'153.95 (cassa malati perdita di
guadagno) e fr. 5'868.10 (assicurazione infortuni). Per il 1997 quindi la Cassa
ha diritto di richiedere unicamente l'importo di fr. 16'423.70 (cfr.
doc. _, Inc. __________).
Per il 1998, dal
totale di fr. 51'993.60 bisogna sottrarre fr. 5'690.90 (cassa malati perdita di
guadagno) e fr. 8'973.20 (assicurazione infortuni + complementare). Per il 1998
quindi la Cassa ha diritto di richiedere unicamente l'importo di fr. 37'329.50
(cfr. doc. _, Inc. __________)
Per il 1999, dal
totale di fr. 32'073.10 bisogna sottrarre fr. 2'053.40 (cassa malati perdita di
guadagno) e fr. 2545.85 (assicurazione infortuni + complementare). Per il 1998
quindi la Cassa ha diritto di richiedere unicamente l'importo di fr. 27'473.85
(cfr. doc. _, Inc. __________).
Inoltre
va rilevato che i contributi paritetici devono essere riscossi,
indipendentemente dal momento in cui il salario è pagato, su tutte le
retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa durante la quale il
salariato era soggetto a obbligo di contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto,
secondo la giurisprudenza, i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui
il lavoratore dipendente realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag.
87). Nell'ambito della LADI, ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia
esercitato un'attività salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Di conseguenza, non è determinante sapere se effettivamente il salario sia
stato versato al lavoratore.
2.5. Per costante giurisprudenza federale, i contributi
dell'assicurazione contro la disoccupazione non versati dal datore di
lavoro possono essere chiesti sulla base dell'art. 52 LAVS.
Il
diritto vigente sino al 31 dicembre 1983 predisponeva peraltro che in materia
di contributi erano applicabili per analogia le prescrizioni della legislazione
AVS segnatamente sul punto della «responsabilità per danni» (art. 5 DAD; RU
1977 208) e prevedeva inoltre che trovava applicazione la normativa AVS in
quest'ambito «per l'esecuzione e il contenzioso» (art. 33 cpv. 1 DAD). Da
queste disposizioni si evince che il datore di lavoro era responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS anche del danno determinato dal mancato pagamento dei
contributi dell'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. STFA del 15
gennaio 1986 nella causa F., inedita su questo punto, citata in DTF 113 V 187).
In una
sentenza 5 ottobre 1987, pubblicata in DTF 113 V 186, il TFA ha confermato la
sua giurisprudenza anche dopo l'entrata in vigore della LADI il (1° gennaio
1984) ed in particolare delle norme relative alla responsabilità per i danni
dei datori di lavoro che l'ufficio di compensazione dell'assicurazione contro
la disoccupazione può far valere (cfr. 82 cpv. 2, 83 cpv. 1 lett. e 88 cpv. 2
LADI).
Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha esplicitamente richiamato l'art. 6 LADI secondo
cui "salvo disposizione contraria della presente legge, in materia di
contributi è applicabile per analogia la legislazione AVS" e si è così
espressa:
"
Il silenzio del Messaggio 2 luglio 1980 nelle
note riguardanti l'art. 88 LADI circa i danni cagionati dal mancato pagamento
di contributi dell'assicurazione contro la disoccupazione, da un canto, le
esplicite affermazioni in merito all'art. 6 LADI secondo cui doveva essere
mantenuto lo «statu quo ante» in materia di percezione dei contributi, d'altro canto,
indicano che per l'autore della legge pacificamente, in virtù di quest'ultima
norma, doveva pure in tema di risarcimento dei danni imputabili al mancato
pagamento di essi contributi continuare a trovare applicazione il
disciplinamento della LAVS.
Né comunque si vedono validi motivi di sottoporre
il risarcimento dei danni per il non avvenuto pagamento di contributi
dell'assicurazione contro la disoccupazione a una procedura diversa da quella
applicabile in materia di contributi dell'AVS, incaricando l'ufficio di
compensazione dell'assicurazione contro la disoccupazione di agire, quando
identiche sono le condizioni della responsabilità nei due rami assicurativi.
Non può d'altra parte essere disatteso che competente a statuire sui ricorsi
dell'ufficio di compensazione è il Dipartimento federale dell'economia pubblica
(art. 101 lett. c LADI), mentre le vertenze relative all'art. 52 LAVS rientrano
nella competenza delle autorità cantonali di ricorso (art. 81 cpv. 3 OAVS), il
che, prescindendo dalle complicazioni amministrative, potrebbe condurre a
decisioni contraddittorie (cfr. FRESARD op. cit., pag. 9)."
(DTF 113 V 189)
Il TFA ha successivamente implicitamente confermato la propria giurisprudenza
(cfr. DTF 124 V 146 consid. 1; 119 V 68 consid. 2a con riferimenti).
La
dottrina si è pure espressa in questo senso (cfr. ad esempio Nussbaumer, Das
Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHG, pag. 100, pubblicato in Aktuelle
Fragen aus dem Beitragsrecht der AHV, San Gallo 1998; Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, AJP/PJA 1996 punto 8 a pag. 1076,
Kieser, Der Schadenersatzprozess nach art. 52 AHVG, pubblicato in " Der
Buchhalter/l'expert contable", 1995 pag. 657).
Pertanto non vi è alcun motivo per discostarsi dalla giurisprudenza del TFA.
2.6. Per quel che
concerne l'inclusione nel danno dei contributi del datore di lavoro dovuti in
base alla legge cantonale sugli assegni di famiglia (LAF) dell'11 giugno
1996 (RL 6.4.1.1.), va rilevato che con sentenza inedita dell'11 luglio 1985
nella causa S.B. e G.G. (inc. AVS 72/85 e 73/85 citata in Trisconi Rossetti,
op. cit, pag. 370) il TCA ha ammesso l'applicazione analogica dell'art. 52 LAVS
in virtù dell'art. 49 LAF del 24 settembre 1959 che, prevedeva un rinvio alla
LAVS per tutte le questioni non previste nella citata legge cantonale.
Questa
disposizione è stata ripresa all'art. 47 della LAF dell'11 giugno 1996, che ha
il seguente tenore:
"
Per quanto non previsto dalla legge, sono
applicabili le disposizioni della legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia ed i superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI)."
Quindi la
Cassa è in diritto di includere tali contributi nell'azione di risarcimento
danni ex art. 52 LAVS.
Comunque,
come già sottolineato dal TCA in una sentenza del 26 marzo 2001 nella causa F.
consid. 2.11. (Inc. __________), per fare maggiore chiarezza su questo punto è
auspicabile che in occasione dell'imminente prima revisione della LAF venga
introdotta nella legge cantonale sugli assegni di famiglia una norma che rinvii
esplicitamente all'art. 52 LAVS. Questa soluzione si giustifica tanto più in
considerazione dal fatto che un rinvio generico, come quello previsto dall'art.
47 LAF, è stato oggetto di critiche e di interpretazioni divergenti da parte
della dottrina e della giurisprudenza cantonale (cfr. Kieser, op. cit, pag.
658, Kieser, Streifzug durch das Familienrecht, SZS 1995 pag. 281s; SVR 1995
AHV Nr. 45 consid. 6 pag. 127, confermato in SVR 1997 AHV Nr. 128 consid. 5a
pag. 389; UFAS, "Leggi cantonali sugli assegni famigliari". La
giurisprudenza delle autorità cantonali di ricorso dal 1995 al 1997, Berna
1999, pag. 99-104).
In
conclusione, questo TCA, dopo attento esame dell'incarto e
dopo la produzione del nuovo conteggio di cui al doc. _, ritiene che la
calcolazione eseguita dalla Cassa è corretta. Riassumendo quindi la
Cassa è legittimata a far valere fr. 81'227.05 ai sensi dell'art. 52
LAVS.
2.7. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto
o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di
lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994
pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono
innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di
esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i
contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito
di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed
il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186
consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale
o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a
giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.10. Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 in
re G.C.; inc. __________) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.
__________,
di professione avvocato, sostiene che __________ è stato l'unico ad occuparsi
di tutte le questioni amministrative. __________ non avrebbe inoltre mai
dubitato del mancato pagamento dei contributi, visto che i permessi di lavoro
vengono rilasciati unicamente ai richiedenti che sono in regola con il
pagamento dei contributi.
Inoltre
__________ avrebbe venduto a sua insaputa gli attivi sociali (esercizio
pubblico) incassando di persona il relativo prezzo e pagando i debiti a sua
totale discrezione lasciando scoperti solo i contributi AVS, consapevole del
fatto che sarebbe stato l'amministratore unico a risponderne in prima persona.
avrebbe inoltre ricevuto dalla Cassa e sottaciuto al convenuto i documenti _.
Accettando
il mandato di amministratore unico della __________, __________ ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA non pubblicata del 5 aprile
2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo ad __________ (direttore con firma individuale) bensì anche, e
soprattutto, all'amministratore unico __________, trattandosi di attribuzioni
inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 13
novembre 2000 non pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H 238/98). In caso
contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (cfr. STFA non pubblicata del 29 maggio 1995 nella causa A.C.,
consid. 3b, H 294/94).
addossa inoltre tutta la responsabilità ad __________, il quale avrebbe venduto
gli attivi sociali saldando parte dei debiti societari a scapito degli oneri
sociali e avrebbe tenuto scientemente nascosto dei documenti.
Al
proposito va rilevato che effettivamente, secondo il TFA, non vi è colpa degli
altri amministratori (rispettivamente il socio gerente di una società a
garanzia limitata), quando l'incaricato alle questioni contributive si sottrae
ai suoi obblighi di informazione nei loro confronti (cfr. STFA non pubbl. del 7
dicembre 1993 in re G. F.), cioè quando un convenuto è in grado di provare di
essere stato impedito di accedere alle informazioni relative al pagamento degli
oneri sociali.
Nel caso
in cui il reale amministratore di una società sottaccia, scientemente e
volontariamente, l’effettiva situazione della società agli altri amministratori
- segnatamente per questioni di prestigio o di pudore - questi ultimi non
potranno essere ritenuti responsabili del danno cagionato alla cassa di
compensazione (STFA non pubblicate del 30 marzo 1993 in re D.S. e del 9 maggio
1993 in re T.B. e STCA del 31 marzo 1995 in re W.W).
È
comunque implicito che, affinché tale giurisprudenza possa trovare
applicazione, l’organo che intende discolparsi, deve dimostrare che
l’effettiva, reale situazione della ditta non era riconoscibile mediante i
controlli che la legge impone ad un amministratore.
Parimenti
non vi è colpa degli altri membri del CdA quando l’incaricato alla gestione,
intenzionalmente si sottrae ai suoi obblighi di informazione nei confronti
degli altri membri del consiglio o fornisce loro delle informazioni errate, ma
affidabili (STFA non pubblicata del 7 dicembre 1993 in re G.F.).
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde
egli non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni
in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha
verificato che i contributi sociali venivano regolarmente pagati (ad esempio
interpellando direttamente la Cassa ). Il convenuto si è limitato a dire che
__________ gli avrebbe tenuto nascosto dei documenti e che lo stesso avrebbe
venduto l'esercizio pubblico gestito dalla società per tacitare creditori di
sua scelta.
D'altra
parte se egli fosse stato realmente impedito di accedere alle informazioni
richieste, si sarebbe dimesso e non avrebbe anche assunto la funzione di
liquidatore della società.
Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
amministratore unico di una società anonima, non ha svolto un sufficiente
controllo.
Come ricorda
la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate
della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge,
dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano
rispettate(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA
non pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del
29 agosto 1997 in re G.M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché
i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard,
Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS,
RSA 1991, pag. 165). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le
proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
paritetici rimangono impagati (cfr. STFA inedita del 21.12.1993 in re M.T.S. e
STFA inedita del 15.12.1993 in re L.N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl.
del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione
sarà ritenuto responsabile del danno.
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 non
pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H 238/98).
Se
__________ avesse controllato regolarmente la situazione relativa al pagamento
dei contributi paritetici, si sarebbe accorto delle presunte malversazioni del
__________. Egli si sarebbe dimesso immediatamente. Ora i presunti fatti ai
quali fa allusione __________ non si sono svolti in un lasso di tempo
estremamente breve (per esempio da uno a tre mesi, periodo corrispondente ai
versamenti degli acconti). In tale ipotesi si sarebbe eventualmente potuto
ammettere che per un trimestre egli era stato "gabbato", per riprendere
i termini del convenuto (cfr. consid. 1.5.). In realtà, nella presente
fattispecie i trimestri scoperti del 1999 sono tre. Inoltre non sono stati
nemmeno pagati i conguagli del 1997 e del 1998.
Il
comportamento del __________ non giustifica dunque la passività di __________.
Egli non ha adempiuto ai suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179). Se avesse subito
agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente
evitato di trovarsi in una simile situazione. Se è vero che l'amministratore
unico può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi
vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le
funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA non pubblicata del 5
aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società
anonima. Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati
pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di
diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269).
__________,
di professione avvocato, doveva sapere che fare parte di un CdA comporta
dei doveri e dei rischi (cfr. STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella
causa A., H 436/00, consid. 3b; STFA non pubblicata del 24 gennaio 2000 nella
causa P-A. B., consid. 5b), doveri che
risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di un amministratore
unico (STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H
436/00, consid. 3b; DTF 112 V 3 consid. 2b;
cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
2.11. __________
respinge l'addebito di grave negligenza riguardo al mancato pagamento dei contributi.
Egli asserisce che il mancato pagamento è dovuto ad una situazione di
illiquidità a seguito di un calo delle entrate, situazione che in quel momento
ha ritenuto passeggera.
Nell'evenienza
concreta, dagli atti risulta che già per il secondo trimestre del 1995 e per il
primo trimestre del 1996 la società è stata diffidata e in seguito precettata
per l'incasso del contributi (cfr. doc._, Inc. __________). Lo stesso si è
verificato nel 1997 e 1998 (cfr. doc. _, Inc. __________). Tuttavia i contributi
dovuti per quei trimestri sono stati in seguito pagati. La situazione è per
contro precipitata nel 1999, anno a partire dal quale non è più stato
corrisposto nulla alla Cassa, provocando un buco contributivo di ben tre
trimestri (cfr. doc. _, Inc. __________). Anche i conguagli per il 1997 e il
1998, emessi nel 1999, non sono stati più pagati.
A detta
del direttore della ditta, il cui ruolo di amministratore di fatto non viene
contestato nella fattispecie, la società ha attraversato una fase di difficoltà
economiche a causa della diminuzione delle entrate.
In questo
senso il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA non pubblicata del 7
maggio 1997 nella causa M.V., H 336/95, consid. 3d).
In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 16 aprile 1998
in re O. G. p. 6 e giurisprudenza ivi citata).
Ora
quella della ditta __________ non è stata una crisi passeggera di qualche mese.
Le prime avvisaglie di difficoltà finanziarie erano emerse già nel 1995, anche
se poi gli acconti sono stati versati.
A mente
del TCA la ditta non ha così adempiuto ai suoi obblighi per un lasso di tempo
troppo lungo per ammettere un qualsiasi motivo di discolpa ai sensi della
giurisprudenza sopra citata (cfr. consid. 2.8). Inoltre il convenuto non ha
reso verosimile che vi erano seri e oggettivi motivi per presumere che i
contributi sarebbero stati versati entro un breve termine. Lo conferma il lungo
periodo di vuoto contributivo (tre trimestri nel 1999 e i conguagli del 1997 e
1998).
Ora,
l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e
averlo differito a partire dal marzo 1999 è segno di una negligenza non
indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità degli
amministratori, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella conduzione e
nel controllo della società.
Il
mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico.
Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato tale il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G.G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa M.V, in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243).
Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA inedita
del 27 giugno 1994 in re M.A.).
Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).
In concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di
verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il
pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito (DTF
108 V 188).
Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.
Ne
consegue che __________ dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa per il
mancato versamento dei contributi da parte della __________ e questo anche se
egli ha investito capitali nella società. Infatti, secondo il TFA, il fatto che
il convenuto abbia investito nella ditta, a fondo perso, ingenti somme
provenienti dal proprio patrimonio privato, nulla cambia nella sostanza,
allorquando la sua responsabilità ex art. 52 LAVS sia stata appurata (sentenza
non pubblicata nella STFA del 29 febbraio 1992 nella causa V. J., W. e T.).
2.12. Entrambi i
convenuti rimproverano alla cassa di aver atteso troppo tempo nell'allestimento
dei conguagli relativi al 1997 e 1998, al punto che, visto il netto aumento
della massa salariale, la ditta si è ritrovata con importi troppo elevati
rispetto agli acconti versati per gli stessi anni.
Per
questi motivi con osservazioni del 7 maggio 2001, __________ ha sollevato
l'eccezione di perenzione.
In una
sentenza del TFA del 24 giugno 1996, pubblicata in DTF 122 V 186ss., l’alta
Corte federale ha stabilito, modificando la propria giurisprudenza, che
l’obbligo di risarcire il danno del datore di lavoro può essere ridotto
analogicamente a quanto previsto negli art. 4 Lresp e 44 CO, se la violazione
di un obbligo da parte dell’amministrazione e meglio di una norma elementare
relativa alla procedura di riscossione dei contributi, ha causato la nascita
oppure il peggioramento del danno. In proposito il TFA ha precisato che il
nesso di causalità tra danno e comportamento illegale della Cassa dev’essere
adeguato (consid. 3c).
Come
visto in precedenza nella fattispecie in esame la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario. Alla fine dell'anno quindi,
sulla base dell'effettiva massa salariale, la Cassa deve allestire il
conguaglio.
Ora, effettivamente a
proposito del tempo impiegato dalla Cassa per allestire il conguaglio del 1997
vanno fatte alcune considerazioni.
La Cassa
afferma di aver eseguito il conguaglio per il 1997 solo il 9 dicembre 1999 (la dichiarazione
dei salari è giunta alla Cassa il 5 febbraio 1998), in quanto a seguito di un
disguido interno si è accorta solo al momento della revisione del 25 novembre
1999 che il conteggio di chiusura del 1997 non era stato effettuato.
La Cassa
ha dunque negligentemente ritardato l'invio del conguaglio 1997. Questo non
vuol dire che i convenuti sono esenti da colpa. Dal momento che la massa
salariale è pressoché triplicata dal 1996 al 1997, i convenuti avrebbero dovuto
comunicare alla Cassa quest'aumento al fine di adeguare gli acconti per il
1997, evitando così di ritrovarsi con un conguaglio di ben 25'445.75. Di
conseguenza la disattenzione della Cassa è di gran lunga inferiore alla colpa
dei convenuti, i quali avrebbero dovuto comunicare per tempo alla Cassa di
adeguare gli acconti alla nuova massa salariale. Per questo motivo anche il
conguaglio del 1997 è da imputare ad entrambi i convenuti.
Per
quello che concerne l'eccezione di perenzione va precisato che il credito
risarcitorio non è perento in quanto non sono trascorsi oltre cinque anni per
poter richiedere il conguaglio del 1997. Il termine di perenzione cui fa
riferimento il convenuto è quello dell'art. 16 cpv. 1 LAVS e riguarda la
riscossione, mediante decisione formale, dei contributi AVS.
Inoltre, se il danno subentra allo scadere del termine ex art. 16 cpv. 1 LAVS,
da quel momento decorre il termine ex art. 82 cpv.. 1 OAVS. In un certo senso,
quindi, i due termini verrebbero così "cumulati" (cfr. Frésard, RSA
1987, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations
d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, N.15 pag. 13).
Ai sensi
dell'art. 16 LAVS quindi, il conguaglio 1997 è stato inviato entro 5 anni dalla
mutata situazione (dicembre 1999), per cui l'argomento sollevato non è
pertinente.
2.13. Infine, per
quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatte dalle parti,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 CF, è
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora che sono noti all’autorità
per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con
riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove. Un
tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito sancito dall'art.
29 cpv. 2 CF (DTF 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Nel caso
in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente
per pronunciare il presente giudizio.
2.14. Nelle
rispettive risposte di causa entrambi i convenuti hanno protestato le spese e
tasse del presente giudizio, con riconoscimento di ripetibili.
Considerata
l'accertata assenza di responsabilità ex art. 52 LAVS di entrambi i convenuti
per quanto riguarda il mancato pagamento sia dei premi dell'assicurazione
contro gli infortuni che di quelli per la perdita di guadagno in caso di
malattia, l'importo di fr. 109'512.45 fatto valere in petizione è stato
conseguentemente ridotto a fr. 81'227.05 (cfr. consid. 2.4), ciò che configura
parziale soccombenza dei convenuti, limitatamente a tale importo.
Orbene,
l’art. 20 della legge di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale delle
assicurazioni (LPTCA) stabilisce che la procedura é per principio gratuita.
Solo in caso di ricorso temerario o inoltrato per leggerezza possono venire
addossate al ricorrente la tassa di giustizia e le spese di procedura.
In virtù
dell’art. 22 LPTCA il ricorrente ( analogicamente l’opponente) che vince la
causa ha diritto nella misura stabilita dal giudice al rimborso delle spese
processuali, dei disborsi e delle spese di patrocinio.
Se e a
quali condizioni la parte vittoriosa ha diritto alle ripetibili si valuta
secondo il diritto federale (DTF 114 V 86).
Per
quanto concerne l'indennità per ripetibili, essa può venire assegnata, di
regola, solo al ricorrente vittorioso patrocinato in causa (cfr. art. 22 LPTCA;
vedasi per la regola e le eccezioni: DTF 112 V 86 consid. 4, DTF 110 V 81
consid. 7, DTF 105 V 89 consid. 4, DTF 105 Ia 122, DTF 99 Ia 580 consid. 4;
Susanne Leuzinger-Naef, "Bundesrechtliche Verfahrensanforderungen
betreffend Verfahrenskosten, Parteientschädigung und unentgeltliche
Rechtsbeistand im Sozialversicherungsrecht", in SZS 1991 pag. 180 ss).
Ne
discende che a __________, rappresentato in causa da un avvocato, deve essere
riconosciuto il diritto ad un'indennità per ripetibili parziali, che questo TCA
ritiene giustificato fissare in fr. 800.-.
Per
quanto riguarda __________, avvocato, egli ha agito in causa propria senza
l'assistenza di un patrocinatore.
Al
riguardo giova ricordare che la giurisprudenza federale riconosce
eccezionalmente ad un avvocato non rappresentato il diritto ad ottenere
un'indennità per ripetibili per l'attività da lei svolta solo se -
cumulativamente - la causa è complessa, gli interessi in gioco sono importanti,
il lavoro svolto ha impedito notevolmente l'attività professionale e se gli
sforzi profusi sono ragionevolmente proporzionati ai risultati ottenuti (cfr.
VSI 2000 pag. 335; DTF 113 Ib 356 consid. 6b, DTF 110 V 81 consid. 7, DTF 110 V
133 consid. 4a; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, no. 1 ad art. 159; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 1997, pag. 394).
A mente
del TCA, nel presente caso, non sono dati gli estremi per riconoscere a
__________ un’indennità per ripetibili ai sensi della succitata giurisprudenza
federale. Infatti da un lato nulla agli atti lascia supporre che l'attività
svolta a dipendenza della presente procedura giudiziaria abbia notevolmente
impedito il convenuto nello svolgimento della propria attività professionale;
d'altro lato non è ravvisabile la benché minima connessione tra i motivi che
giustificano la parziale reiezione dell'azione e il lavoro e gli argomenti
sostenuti dal convenuto.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Le
petizioni sono parzialmente accolte.
§ __________
e __________ sono condannati a versare alla Cassa di compensazione AVS
__________ solidalmente tra di loro fr. 81'227.05.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La cassa
verserà a __________ fr. 800.-- per ripetibili.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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