Burden of proof for disputed professional fees

16.1996.36Altro tribunale18 nov 1996Annulled

Sintesi

A homeowner appealed against a partial award of architects' fees. The cantonal cassation court held that the defendant had clearly disputed all amounts exceeding CHF 4,000, so the architect bore the burden of proving the additional 23 hours and their value. Because no sufficient proof was produced, the court granted the cassation appeal, annulled the first-instance judgment, dismissed the claim entirely, and allocated costs against the claimant below and the appellant for the cassation stage.

Regest

Art. 170 cpv. 2 CPC; art. 8 CC; burden of proof after a sufficiently explicit dispute of the claim: a factual allegation is deemed admitted only if it is not clearly contested. A general but unambiguous opposition to an invoiced amount may suffice where the claim is formulated generically or the invoice is difficult to read. Once the defendant has met the burden of contestation, the claimant bears the burden of proving the disputed services and their value; absent such proof, judgment must go against the party asserting the right. Manifestly erroneous allocation of the burden of proof constitutes cassation ground under art. 327 lett. g CPC (consid. 5-6).

Testo completo

AIUTO RICERCA

Anteprima di stampa

Numero d'incarto: 16.1996.36

Data decisione, Autorità: 18.11.1996, CCC

Incarto n. 16.96.00036

Lugano 18 novembre 1996/gb

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino

La Camera di cassazione civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Chiesa, presidente, Cocchi e Giani

segretaria:

Petralli, vicecancelliera

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 12 marzo 1996 presentato da


patr. dall’avv. __________

contro

la sentenza 22 febbraio 1996 del Pretore del distretto di Lugano, Sezione 2, nella causa civile inappellabile promossa con istanza 12 luglio 1991 da


con la quale l’istante ha chiesto il pagamento di fr. 7’900.- oltre accessori, domanda

che il primo giudice ha accolto limitatamente a fr. 1’900.- oltre interessi del 5% a far

tempo dal 7 maggio 1991,

letti ed esaminati gli atti,

considerato

in fatto e in diritto:

  1. Nell’ambito dei lavori di ristrutturazione della sua casa di abitazione a __________, __________ si è rivolto all’arch. __________ chiedendogli di apportare alcune modifiche ai piani precedentemente allestiti dall’arch. __________ e di fare il necessario per ottenere l’autorizzazione alla posa di due serbatoi per olio combustibile.

A lavori ultimati l’arch. _________ ha allestito la propria nota 21 gennaio 1991 (doc. B) per complessivi fr. 11’900.- importo sul quale il committente ha versato acconti per fr. 4’000.-.

Stante il diniego di __________ di procedere al saldo delle sue prestazioni professionali, l’arch. __________ lo ha convenuto in giudizio, unitamente alla moglie __________.

Quest’ultima ha eccepito la sua carenza di legittimazione passiva non avendo mai intrattenuto alcuna relazione contrattuale con l’istante, mentre il marito si è opposto al pagamento di qualsiasi ulteriore importo eccedente quello già versato di fr. 4’000.-, importo preventivamente concordato con l’istante (doc. 1) e sufficiente a coprire le sue prestazioni.

  1. Con il querelato giudizio il pretore, previo accertamento della carenza di legittimazione passiva di __________, ha respinto l’istanza salvo per quanto attiene alla pretesa di fr. 1’900.- pari alle 23 ore di lavoro prestate dall’istante in aggiunta al tempo dedicato all’allestimento dei piani, e per la quale non vi era stata, a mente del primo giudice, una chiara e precisa contestazione da parte del convenuto.

  2. Con il presente tempestivo gravame, __________ è insorto contro il predetto giudizio postulandone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art. 327 lett. g CPC.

Il ricorrente rimprovera al primo giudice di aver arbitrariamente valutato le prove ed erroneamente applicato il diritto materiale, in particolare per aver invertito l’onere della prova ponendo a suo carico la prova della fondatezza delle sue contestazioni della pretesa di fr. 1’900.- anziché porre a carico dell’istante la prova di aver effettivamente effettuato queste prestazioni, chiaramente contestate.

Al ricorso la controparte non ha formulato osservazioni.

  1. Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente erronea di atti di causa o di prove.

Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (DTF 119 Ia 32 consid. 3, 119 Ia 117 consid. a).

  1. Controversa nella fattispecie è unicamente la questione di sapere a chi e in quali termini competa l’onere della prova di una pretesa, rispettivamente la prova della sua contestazione.

Secondo l’art. 170 cpv. 2 CPC, disposto sul quale il primo giudice si è basato per concludere al parziale accoglimento dell’istanza, i fatti non chiaramente contestati si presumono ammessi. Ciò significa che la contestazione delle tesi di fatto avversarie, per essere ritenuta tale, deve essere sufficientemente esplicita e circostanziata (art. 170 cpv. 2 CPC), non valendo a tal fine generiche o implicite contestazioni (Cocchi/ Trezzini, CPC, n. 2, 3, 6 ad art. 170 CPC).

Nel caso di specie, contrariamente a quanto concluso dal pretore, il convenuto, sia in sede di risposta (cfr. risposta n. 2 verbale 10 dicembre 1991) che in sede di conclusioni, ha chiaramente contestato l’ammontare delle pretese dell’istante che eccedevano l’importo complessivo di fr. 4’000.-. Infatti, egli si è opposto alla richiesta di pagamento di ulteriori fr. 7’900.-, compresi quindi i fr. 1’900.- di cui al punto 5 della fattura 21 gennaio 1991 (doc. B). Né sarebbe stato oggettivamente possibile pretendere una contestazione particolareggiata da parte del convenuto a dipendenza della genericità dell’istanza e della difficile lettura della fattura contestata (doc. B).

A fronte dell’attegiamento del convenuto, anche relativamente alla somma litigiosa, incombeva all’istante provare l’effettiva esecuzione di queste prestazioni nonchè il loro valore (art. 8 CC), prova che egli avrebbe potuto fornire ad esempio mediante una perizia come dallo stesso ventilato in sede di contraddittorio.

Nulla giova a sostegno del ben fondato della pretesa dell’istante la deposizione del teste __________, sulla quale il pretore si è basato per fondare il proprio convincimento in merito alla richiesta di pagamento di fr.1’900.-. Da questa testimonianza si evince unicamente che l’istante ha effettuato dei lavori per conto del convenuto, circostanza peraltro neppure contestata, mentre dalla stessa, come da nessuna altra risultanza istruttorie, non emerge se le prestazioni dell’istante siano o meno comprese nell’importo di fr. 4’000.-, riconosciuto e soluto dal convenuto.

Ora, mentre il convenuto ha chiaramente fatto fronte al proprio obbligo di contestazione delle allegazioni avversarie, l’istante non ha provato il suo credito, disattendendo così il principio generale di cui all’art. 8 CC secondo il quale spetta a chi intende dedurre il proprio diritto da una circostanza di fatto l’obbligo di provare detta circostanza, ritenuto che la mancanza di questa prova obbliga il giudice a decidere in sfavore di chi pretende l’esistenza del diritto (Kummer, Berner Kommentar, n. 20 ad art. 8 CC; Guldener, Schw. Zivilprozessrecht, 1979, pag. 166).

Il ricorso, che ha evidenziato il titolo di cassazione invocato, deve essere accolto.

Accogliendo il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC, la Camera è tenuta a decidere il merito della controversia.

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 327 segg. CPC, per le spese l’art. 148 CPC e la vigente LTG

pronuncia:

I. Il ricorso per cassazione 12 marzo 1996 di __________ è accolto.

Di conseguenza la sentenza 22 febbraio 1996 del Pretore del distretto di Lugano, Sezione 2 è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

  1. L’istanza è respinta.

  2. La tassa di giustizia, fissata in fr. 500.- e le spese, da

anticiparsi dall’istante, rimangono a suo carico con l’obbligo di

rifondere ai convenuti l’importo di fr. 800.- a titolo di

ripetibili.

  1. Le spese del presente giudizio, consistenti in:

a) tassa di giustizia fr. 150.-

b) spese fr. 50.-

fr. 200.-

vanno poste a carico di __________ il quale rifonderà a __________ l’importo di fr. 400.- a titolo di ripetibili di questa sede.

  1. Intimazione a:

Comunicazione alla Pretura del distretto di Lugano, Sezione 2

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale d’appello

Il presidente La segretaria

Ultimo aggiornamento: 02.07.2026

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