AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
14.2000.00126
Data decisione, Autorità:
26.02.2001, CEF
Incarto n.
14.2000.00126
Lugano
26 febbraio
2000
CJ/fc/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente
Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques, vicecancelliere
statuendo sulla causa a procedura
sommaria appellabile di cui all’inc. __________ della Pretura della
Giurisdizione di Mendrisio-Sud a dipendenza dell’istanza di sequestro del 22 febbraio
2000 dell’
rappr. dallo St.leg. __________
contro
rappr. dall'avv. __________
e
dell'opposizione, con contestuale istanza di aumento della garanzia, formulata
il 20 marzo 2000 da
rappr.
dall'avv__________
opposizione
sulla quale il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Sud, con decisione del
22 novembre 2000, ha cosi statuito:
“1. L’opposizione al sequestro
ordinato il 24 febbraio 2000 su istanza di __________ nei confronti di
__________ è respinta.
- La
richiesta di aumento della garanzia è respinta.
2.1 L’ammontare
della garanzia richiesta con il decreto di sequestro 24 febbraio 2000 è fissata
in fr. 160'000.-- da prestarsi secondo le modalità già indicate.
-
La
tassa di giustizia in fr. 1'000.--, da anticipare dalla parte istante opponente,
rimane a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 5'800.-- a
titolo di indennità.
-
omissis.”
decisione dedotta in
appello, con atto di appello 11 dicembre 2000, da
__________,
chiedente sia giudicato:
“1. L’appello
è accolto.
È di
conseguenza revocato il sequestro no. __________ ordinato in data 24 febbraio
2000 a carico della relazione bancaria no. __________ presso la __________,
intestata a __________
- Protestate
tasse, spese e ripetibili di prima e seconda istanza”.
viste le osservazioni 8 gennaio 2001 dell’____________________;
Ritenuto
in fatto:
A. Con istanza 23
febbraio 2000, __________, in __________, ha richiesto nei confronti di
__________, pure in __________, per un credito di fr. 1'630'243.-- oltre
accessori, il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 2, 3 e 4 LEF presso la
__________, filiale di __________, di
“2.1. ogni avere patrimoniale di qualsiasi natura su
relazioni o in cassette di sicurezza intestate a __________;
2.2. ogni
avere patrimoniale di qualsiasi natura appartenente direttamente o
indirettamente a __________, in particolare ogni avere patrimoniale
a) di
cui __________ risulti presso la Banca come avente diritto economico in base
agli accertamenti condotti conformemente all’art. 305ter e agli artt. 5 e 6
LRD;
b) esistente
su relazioni e/o in cassetta di sicurezza su cui __________ abbia diritto di
firma per qualsiasi altro titolo, in particolare come procuratore, e ciò con
riferimento alla circolare 4.2.1999 no. 1421 D della ASB;
d) [recte
c] che la Banca sa, pur essendo intestati a terzi, essere di pertinenza di
__________;
e) [recte
d] crediti di ogni natura di __________, anche se risultanti da affari
fiduciari.”
Dall’istanza risulta che
__________ fonda il sequestro su un credito in restituzione dell’indebito
arricchimento che pretende vantare contro la sequestrata. Egli assevera infatti
che suo padre, __________, avrebbe, il 21 dicembre 1999, vuotato il conto n.
__________ intestato al figlio presso la __________, sul quale il padre
disponeva di una procura individuale illimitata, e trasferito i valori presso
la medesima banca sul conto n. 230.182, probabilmente intestato a __________, abiatica
di __________, e sul quale quest’ultimo si è di nuovo fatto conferire una
procura individuale illimitata. La causa del bonifico della relazione
__________ da parte di __________ sarebbe un “contratto di associazione in
partecipazione” concluso con il figlio il 18 novembre 1999, tendente al
finanziamento di un progetto del gruppo __________, e nel quale il commendatore
__________ si sarebbe impegnato ad investire 5'681'025,88 Euro. Al momento
della sua chiusura, il conto __________ presentava un saldo positivo di fr.
1'630'243.--, pari all’importo che il sequestrante fa valere contro __________.
B. Il 24 febbraio 2000,
il Pretore della Giurisdizione di Mendrisio-Sud ha ordinato il sequestro, ex art.
271 cpv. 2, 3 e 4 LEF, presso la __________, filiale di __________, di ogni
avere patrimoniale di qualsiasi natura su relazioni o in cassette di sicurezza
intestate a __________ o a lei appartenenti presso la Banca come avente diritto
economico in base agli accertamenti condotti conformemente all’art. 305ter e
agli artt. 5 e 6 LRD, compresi crediti di ogni natura di __________, anche se
risultanti da affari fiduciari, fino a concorrenza del credito di fr.
1'630'243.-- oltre interessi al 5% dal 20.12.1999 e spese.
Al sequestrante è stata
imposta la prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 300'000.-- da
prestare entro 20 giorni dall’intimazione del decreto.
C. Con atto 20 marzo
2000, __________ ha formulato opposizione al sequestro, contestando tutte le
condizioni del sequestro e chiedendo l’aumento della garanzia a fr. 600'000.--.
All’udienza di discussione 6 aprile 2000, __________ ha preliminarmente
eccepito di falso il doc. 6 presentato da controparte. Il Pretore ha nondimeno
ordinato la discussione immediata dell’istanza di sequestro, fissando
un’ulteriore udienza per la discussione dell’eccezione di falso. Con ordinanza
12 luglio 2000, il primo giudice ha poi deciso di non dar luogo alla procedura
di accertamento dell’autenticità del doc. 6, richiamando la giurisprudenza di
questa Camera fondata sul principio di celerità che informa la procedura
sommaria. Il 20 luglio 2000, l’opponente ha presentato un allegato conclusivo e
il 27 luglio 2000 si è tenuta l’udienza “per la discussione finale”, in
occasione della quale la sequestrata ha, segnatamente, qualificato d’apocrifa
la firma di __________ sul contratto di “associazione in partecipazione”.
D. Con sentenza 22
novembre 2000, il Pretore ha respinto l’opposizione di __________ e ridotto
l’importo della garanzia da prestare dal sequestrante a fr. 160'000.--.
Il primo giudice ha
ritenuto che fosse data la causa del sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 2
LEF, in quanto apparirebbe verosimile che la sequestrata abbia tentato di
trafugare i propri beni a scapito del sequestrante, nella misura in cui non si
spiegherebbe in altro modo il fatto che __________, a neppure un mese di
distanza dal perfezionamento del contratto di “associazione in partecipazione”,
aveva disdetto l'accordo con il figlio senza preavvisi di sorta; d’altronde la
causa di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF sarebbe anche adempiuta, un legame
sufficiente con la Svizzera potendo essere individuato nel fatto che l’indebita
chiusura della relazione __________ nonché il trasferimento dei fondi, siano
stati effettuati in Svizzera. La verosimiglianza del credito di __________
contro la nipote risulterebbe poi dal fatto che __________ aveva estinto il
conto senza motivo apparente. Infine, __________ sarebbe da ritenere
proprietaria dei valori sequestrati, poiché titolare del conto sequestrato.
In assenza di altri
elementi fattuali sul possibile pregiudizio del sequestro per la sequestrante,
il Pretore ha ridotto l’importo della garanzia a fr. 160'000.--, ossia circa il
10% dell’importo probabile del conto sequestrato (fr.1'630'243.--).
E. In sede di appello,
__________ fa valere che suo nonno aveva, per un motivo non precisato,
trasferito i propri fondi sulla relazione __________ aperta a nome del figlio a
titolo meramente fiduciario, di modo che il ritrasferimento dei valori sulla
relazione intestata all’appellante sarebbe avvenuto con una valida e lecita causa
giuridica, ossia il pactum fiduciae intervenuto fra nonno ed abiatica.
L’appellante ritiene inoltre che la semplice esistenza dei beni sequestrati in
Svizzera non sia un legame sufficiente ai sensi dell’art. 271 cpv. n. 4 LEF, e
nemmeno la chiusura del conto, peraltro non indebita. Non si potrebbe inoltre
addebitare all’appellante un tentativo di trafugamento di beni, poiché ella non
avrebbe compiuto alcun atto di disposizione sulla relazione bancaria intestata all’appellato.
Riferendosi ad una sentenza
di questa Camera in materia di vigilanza (inc. n. __________), __________
allega che __________ è il vero dominus (avente diritto economico) del conto
sequestrato, che non potrebbe così essere sequestrato in una procedura diretta
contro di lei.
Infine, quest’ultima
sottolinea come il sequestrante non abbia alcun potere di firma nel __________
di modo che egli non potrebbe essere parte al contratto di “associazione in
partecipazione” – sul quale ella persiste d’altronde a sostenere che la firma asseritamente
apposta dal commendatore sia falsa – né pertanto vantare alcun diritto sui beni
sequestrati. Del resto l’inverosimiglianza delle tesi dell’appellato
risulterebbe pure dal fatto che, da una parte, il __________ non avrebbe nessun
ufficio, stabilimento né interesse nella provincia di __________, e dall’altra
che il commendatore si sarebbe tempestivamente mosso per far valere i propri
diritti nonché sostenere l’abiatica.
F. Nelle sue
osservazioni, __________ ribadisce che il fatto che l’estinzione dolosa della
relazione __________ ed il conseguente arricchimento dell’appellante si siano
prodotti in Svizzera sia sufficiente a giustificare un sequestro in virtù dell’art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF. Egli persiste pure a vedere nelle modalità del
trasferimento dei beni sequestrati sul conto dell’appellante la volontà di
trafugarli.
Sulla questione
dell’appartenenza dei diritti patrimoniali sequestrati, __________ considera
che sia per il denaro contante depositato che per il portafoglio titoli, il
titolare del conto sia semplicemente creditore nei confronti della banca e non
possa vantare alcun diritto reale su tali beni. __________ sarebbe pertanto
unica titolare del credito sequestrato nei confronti della __________. In
assenza agli atti di alcun formulario “A”, il commendatore non potrebbe essere
ritenuto avente diritto economico di questo credito. La procura sul conto non
gli conferirebbe altro diritto che quello di rappresentare l’appellante.
Inoltre, risulterebbe dalle modalità del trasferimento dei beni sequestrati,
operato personalmente dalla sequestrata, l’inesistenza di un qualsiasi rapporto
fiduciario tra nonno ed abiatica. Del resto, anche se così fosse, __________
comunque rimarrebbe creditrice verso l’esterno, non avvenendo la surrogazione
prevista all’art. 401 cpv. 1 CO quando i crediti sono stati, in precedenza,
ceduti al fiduciario dallo stesso fiduciante.
Per quanto concerne infine
il suo asserito credito verso l’appellante, __________ assevera che la semplice
estinzione di un conto a lui intestato basta a fondare un credito contro colei
che vi ha provveduto, o almeno giustifica l’esistenza di un credito a titolo di
indebito arricchimento. Inoltre, l’appellato afferma di esser stato procuratore
generale del __________ dal 22 marzo 1995 e direttore/presidente dall’8 maggio
2000, nonché detentore dell’intero pacchetto azionario, di modo che sarebbe
stato, al momento della conclusione del contratto di “associazione in
partecipazione”, identificabile con la società. Egli spiega poi che quest’ultima
non ha ancora ottenuto commesse in __________ per il fatto che egli sta
organizzando la necessaria struttura operativa, che appunto richiedeva il
finanziamento di cui al predetto contratto.
Considerando
in diritto:
- Questioni procedurali
1.1. Per crediti non
garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore,
quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel
Cantone Ticino per valori superiori a 2'000 franchi competente per la concessione
del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare
indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG).
La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art.
19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il
sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal
creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito,
di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272
LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se
vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti
al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere
dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve
risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della
documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi
‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o
altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi
organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di fatto
rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario
(cfr. Walter Stoffel, Le séquestre,
in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK
1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p.
466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,
6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf
Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso il sequestro,
chi è toccato nei suoi diritti, può fare opposizione al giudice del sequestro
entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal
caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF,
sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di
esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi.
In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso
deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‑
pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron,
op. cit., p. 135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio
tutte le condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑
risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse
è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua
concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che
resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi
sufficienti (cfr. Hans Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art.
278).
1.4. La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n.
44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑,
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile con
ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è raggiunto
il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento
conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di
prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione
che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in
materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura
sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo
di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxime"),
il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di
celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai,
La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi
Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il giudice non agisce
d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in
base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo")
e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"),
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte (Oscar Vogel, Grundriss
des Zivilprozessrechts, 6a ed., Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit
et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212). Il
giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I principi di
celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze
di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del
sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che
potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.
c) I principi di
celerità e di concentrazione si oppongono altresì allo scambio di ulteriori
allegati (che siano di replica, di duplica oppure conclusionali: la massima
eventuale impone in effetti alle parti di essere pronte a rispondere a
qualsiasi argomento sollevato dalla controparte in udienza) dopo l’udienza di
contraddittorio nonché alla fissazione di una seconda udienza (sia di
discussione che “finale”), riservati i casi in cui l’udienza debba essere
sospesa perché di eccessiva durata, alla condizione che essa sia ripresa a
breve termine. Gli stessi principi vietano inoltre tutte le operazioni che non siano
compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art. 20 cpv. 6
LALEF), in particolare la prova per testimoni o perizia (cfr. art. 20 cpv. 3
LALEF), i richiami di incarti o le richieste di edizione (cfr. CEF
[14.1999.92] 20 aprile 2000, cons. 1.5a; in materia di rigetto
dell'opposizione: CEF [14.1999.30] 3 gennaio 2000, cons. 1a), la
restituzione in intero per produzione di nuove prove (CEF [14.1999.3] 5
luglio 1999, cons. 3), nonché la procedura di accertamento di falso e di
verifica delle scritture di cui agli art. 216 ss. CPC (cfr. CEF [14.1998.123]
28 giugno 1999, cons. 1a).
In
casu, la questione di sapere se l’allegato conclusionale 20 luglio 2000 della
ricorrente – e in particolare l’eccezione di falso riferita al doc. G ivi
contenuta nonché i doc. 11 a 14 – deve o no, data la sua irritualità, essere
preso in considerazione, può essere lasciata aperta, poiché, in virtù dell'art.
278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono comunque, nell'ambito del ricorso
contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi, ritenuto che,
secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF [14.1999.82] 10 aprile
2000, cons. 1.5.e), sono ricevibili sia i veri nova che i pseudonova. In ogni
caso, la citata eccezione è del resto irrilevante, perché spettava
all’appellante inficiare la presunzione di proprietà, risp. titolarità, a
favore dell’appellato e non a quest'ultimo stabilire l’origine degli apparenti
propri diritti (cfr. cons. 3.3).
d) Quando
una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà
spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura
sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi
affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far
capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‑ ad esempio l'Istituto
svizzero di diritto comparato di Losanna ‑ o autori neutri. In caso di
omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
e) Vi è verosimiglianza
quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero
(Piégai, op. cit., n. 792,
p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/Gasser, op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza
semplice (Gilliéron, BlSchK
1995, p. 132; Stoffel, op.
cit., p. 281; Hohl, op.
cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera; pure in questo senso: Reeb, op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann, op. cit., n. 32 p. 253
["wahrscheinlicher"]; Urs Engler,
Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25
["lediglich als überwiegend wahr halten"]; Peter Breitschmid [Übersicht
zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3]
sostiene che la questione di sapere se il grado di verosimiglianza richiesto
sia di 60:40 oppure solo di 40:60 non si lascia determinare con una precisione
matematica), chi abbassa l’asticella al 33 % (Flavio Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in
materia esecutiva, Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n.
2.2.6.2: “in termini percentuali non occorre che la tesi del sequestrante
superi di gran lunga o di poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero è
però che la verosimiglianza delle argomentazioni del creditore non può essere
sensibilmente inferiore a tale limite, ritenuto che valori minori di una
probabilità su tre sono in linea di principio inidonei a determinare il
provvedimento incisivo del sequestro”) e chi si accontenta di una
verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso
debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa
verosimile dal sequestrante (Piégai,
op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999 della 1ère Section de la Cour de Justice
de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2). Le tesi estreme vanno respinte in
considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della misura
del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messaggio del
Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n.
208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia
di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in
materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente (nella prima
fase di concessione) e ai limiti dei mezzi di prova in procedura sommaria
(tanto nella prima fase che in sede di opposizione ex art. 278 LEF, cfr. Flavio Cometta, Il sequestro nella
prassi giudiziaria ticinese, in: Esecuzione, fallimento e concordato: temi
scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen,
2000, p. 6, n. 3.2.d), una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia
minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (CEF 10
aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i diritti
del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene
gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione
dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai
sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la
verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei
limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso
di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa
supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des
sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP,
Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).
f) Secondo l'art. 166
cpv. 2, risp. 171 cpv. 2 CPC, i documenti prodotti con la petizione vanno
elencati con le lettere dell'alfabeto, quelli allegati alla risposta con cifre
arabiche. Si può avere qualche esitazione sull'applicazione di queste norme in
materia di sequestro, tale procedura iniziando con un'istanza unilaterale e
diventando contraddittoria solo in sede di opposizione. La soluzione più
pratica e chiara è quella di riservare le lettere dell'alfabeto ai documenti
del sequestrante (visto che è questi ad adire per primo il giudice) e le cifre
arabiche ai documenti dell'opponente, e ciò in tutti i stadi della procedura.
- Condizioni materiali per
la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272
cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal
giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda
verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
- Esistenza
del credito
__________ pretende di avere un credito per atto illecito
nei confronti di __________, sussidiariamente un credito per indebito
arricchimento. Quest’ultima afferma invece che l’appellato ha ricevuto dal
padre i titoli depositati sul conto __________ solo a titolo fiduciario e che
il commendatore __________ era quindi in diritto di disporne a gradimento.
3.1. Mentre la tesi dell’appellato
sull’esistenza a suo favore di un credito per indebito arricchimento appare
verosimile, quella dell’appellante non convince.
Dal punto di vista
giuridico, che solo fa stato in materia di sequestro LEF (cfr. infra cons.
5.1), il proprietario dei titoli “depositati” sulla relazione __________ al
momento dell’ordine di bonifico a favore dell’appellante (cfr. doc. O e 9) non
può essere determinato in base ai soli documenti prodotti. Infatti, non è dato
a sapere se questi titoli sono stati fisicamente consegnati alla banca, su
ordine di __________ (cfr. doc. 5), ed immessi in un cosiddetto “deposito
aperto” individuale, ciò che potrebbe essere dedotto dal doc. E (p. 1, ad
“apertura di un deposito”), il quale prevede, quale condizione generale,
l’immissione dei valori affidati alla custodia della banca in “un deposito
aperto che viene tenuto sotto la medesima intestazione del conto” (ossia
“__________ ”), o se essi sono stati solo registrati sul conto __________,
essendo i titoli stessi, come avviene di regola attualmente, depositati
fisicamente o scritturalmente in un deposito collettivo presso la banca stessa
o presso appositi istituti centrali di deposito, quali ad es. la __________; in
questo senso depone il fatto che i titoli indicati nell’estratto conto di cui
al doc. O sono tutti fungibili (azioni al portatore, quote parti di un fondo di
investimento ed obbligazioni), che vengono designati solo per il loro genere e
quantitativo, senza riferimento ad un qualsiasi numero di serie.
Nella prima ipotesi, i
titoli sono proprietà del cliente della banca, mentre nella seconda il cliente
è, di regola, solo titolare di una quota di comproprietà sull’insieme dei
titoli facenti parte del deposito collettivo, almeno se quest’ultimo è gestito
in Svizzera (cfr. doc. E, p. 3 ad art. 7); se le parti hanno convenuto un
deposito “irregolare” (art. 481 cpv. 3 CO), in particolare quando il deposito
all’estero non è possibile a nome del cliente, quest’ultimo può addirittura
vantare contro la sua banca unicamente un credito in consegna/restituzione, in
genere e quantità, dei titoli portati in conto (sull’intero tema, cfr. Daniel
Guggenheim, Les contrats de
la pratique bancaire suisse, 4a ed., Ginevra 2000, p. 143, 151, ad f, 183-184
ad b, 185-186 ad 3 e 190 ss.). Inoltre, per una parte della dottrina, è
comunque pure possibile far sequestrare la pretesa personale del titolare del
conto contro la banca svizzera che gestisce l’incarto in consegna/restituzione
dei titoli trovantesi in un deposito collettivo in Svizzera o all’estero (cfr. Pierre-Robert
Gilliéron, Poursuite pour dettes,
faillite et concordat, 3a. ed., Losanna 1993, p. 374; Stoffel, p. 278, ad 3;
generalizzazione di una sentenza del Tribunale federale – DTF 102 III 94
ss. – riferita solo ai depositi collettivi all’estero).
La questione di sapere chi
era proprietario dei titoli poi sequestrati al momento dell’estinzione della
relazione __________ può comunque, in casu, essere lasciata aperta.
3.2. Infatti, il sequestro
verte su tutti gli averi patrimoniali registrati a nome di __________ (cfr.
cons. B), ciò che comprende sia i diritti di proprietà e comproprietà che i
crediti contro la banca, in particolare il diritto del cliente in restituzione
dei titoli depositati presso un corrispondente estero della banca depositaria
(cfr. DTF 102 III 108; Guggenheim,
op. cit., p. 174-175 e 200-201).
3.3. D’altra parte, allo
stadio della procedura sommaria, __________ deve essere considerato come il
titolare apparente dei diritti – sia reali che obbligatori – sui titoli,
nell’intervallo temporale tra il loro “deposito” sul conto __________ ed il
loro trasferimento sulla relazione bancaria intestata all’appellante.
a) Secondo l’art. 930
cpv. 1 CC, il possessore di una cosa mobile ne è presunto proprietario. In casu,
possessore dei titoli, quando essi erano “depositati” sul conto __________, era
__________. Dal contratto di deposito (doc. E) si può però dedurre che essa
esercitava il possesso solo a titolo derivato, per conto del cliente. Era
quindi il cliente ad essere il possessore originario dei titoli ed a poter
invocare la presunzione di proprietà (cfr. Paul-Henri Steinauer, Les droits réels, vol.
I, 3a ed., Berna 1997, n. 399 e 222, 224 e 225). Secondo le apparenze,
__________ esercitava il possesso per conto di __________, unico titolare del
deposito __________, e non per conto di __________, il quale poteva esercitare
i diritti del figlio unicamente quale suo rappresentante ed a nome del medesimo
(caso di rappresentanza diretta ai sensi degli art. 32 ss. CO, cfr. Guggenheim, op. cit., p. 425-426,
ad 7). __________ non poteva quindi, in base alla procura, prevalersi della
presunzione di proprietà contro la persona per la quale era abilitato ad
esercitarla (cfr. art. 931 cpv. 2 CC); del resto, __________ avrebbe potuto, in
ogni tempo e validamente dal punto di vista della relazione con la banca,
sopprimere il diritto del padre, revocandogli la procura.
D’altra parte, __________
può invocare la presunzione di proprietà contro __________ anche nella sua
presunta qualità di possessore anteriore (cfr. Steinauer, op. cit., n. 401a), potendo la presunzione a
favore di quest’ultimo, tratta dall’art. 930 cpv. 2 CC, essere opposta al
possessore attuale solo alle condizioni poste agli art. 934 o 936 CC (cfr. Steinauer, op. cit., n. 402 e 404),
ipotesi che non appaiono adempiute nel caso di specie.
Spettava quindi __________
dimostrare che il figlio non era proprietario o che il suo possesso era viziato
(cfr. Steinauer, op. cit.,
n. 402), e non a quest’ultimo stabilire il proprio diritto, ritenuto che
l'ordine di trasferimento dei titoli sul conto __________ (doc. 5) costituisce
un titolo di possesso sufficiente (di modo che non è necessario esaminare la
tematica del contratto di “associazione in partecipazione”).
Orbene, la semplice
affermazione dell’esistenza di una relazione fiduciaria tra padre e figlio,
peraltro non sostanziata da elementi oggettivi e concreti (cfr. appello, p. 3:
“Per ragioni esulanti dalla presente vertenza …”), non è sufficiente ad
inficiare la presunzione a favore dell’appellato. In effetti, nelle relazioni
fiduciarie, di regola, la titolarità dei diritti del fiduciante è giuridicamente
trasferita al fiduciario, il primo riservandosi solo un diritto di natura
contrattuale alla loro restituzione (cfr. DTF 107 III 104-105, cons. 1;
119 II 328, cons. 2b); d’altronde, l’eccezione dell’art. 401 CO – surrogazione
a favore del fiduciante dei crediti acquisiti dal fiduciario contro terzi e
collegato diritto di rivendicazione – non è data quando, come è stato allegato
dall’appellante nella fattispecie, il fiduciario ha acquistato i crediti contro
i terzi dallo stesso fiduciante (cfr. DTF 117 II 430-432, cons. 2b; Pierre Engel, Contrats de droit suisse, 2a
ed., Berna 2000, p. 506, ad b).
Di conseguenza,
, quando ha dato l’ordine di girare i titoli dal conto “” a
quello intestato all’appellante, ha disposto di diritti, per ipotesi reali, che
appartenevano verosimilmente a suo figlio.
b) Ma quand’anche i
titoli in questione fossero proprietà di un terzo (banca, __________, ecc.), il
diritto di chiederne la consegna (o la restituzione) spettava secondo ogni
probabilità a __________. In effetti, dal doc. E risulta che __________ si
ritenesse debitrice di quest’ultimo, in quanto titolare del conto e del
deposito __________, e non di __________, il quale non poteva vantare alcun
diritto indipendente (cfr. cons. 3.3. a).
3.4. Quale beneficiario di
una procura individuale illimitata __________ aveva però il potere illimitato,
verso la banca, di gestire il conto (cfr. contratto di apertura del conto
__________, doc. 4, ultima pagina). In assenza di revoca della procura da parte
del titolare del conto, ossia __________, l’ordine di bonifico del conto
dell’appellante sembra quindi ineccepibile dal punto di vista della relazione
con la banca.
Ciò non vale tuttavia
nella relazione tra il sequestrante e __________, la quale, secondo le sue
stesse affermazioni, ha creduto che il nonno avesse disposto dei propri valori,
gestiti fiduciariamente dallo zio. Quest’ultimo non è quindi da ritenere
vincolato, in applicazione dell’art. 32 cpv. 2 CO, da un’eventuale contratto di
alienazione concluso tra nonno ed abiatica.
Il trasferimento dei
titoli è comunque valido dal punto di vista dei diritti reali. __________, la
cui buona fede deve d’altronde essere presunta (art. 3 cpv. 1 CC), poteva in
effetti supporre che il nonno, facoltoso imprenditore, fosse abilitato a
disporre dei titoli presenti sul conto __________ visto che la banca non aveva
rifiutato di eseguire l’ordine di trasferimento dei valori. Che ella abbia
scoperto ulteriormente che il nonno fosse solo procuratore del conto __________
sarebbe d’altronde irrilevante (“mala fides superveniens non nocet”, cfr. Steinauer, op. cit., n. 432). I
titoli – al portatore – sequestrati, nella misura in cui erano proprietà di
__________, sono quindi entrati nel patrimonio di __________ (cfr. art. 935
CC).
Si giunge alla stessa
conclusione nell’ipotesi in cui i titoli fossero proprietà di terzi (banca,
__________, ecc.): l’obbligo (a titolo principale) di restituzione/consegna di
__________ esiste oggi unicamente nei confronti dell’appellante.
3.5. Anche di buona fede,
__________ appare comunque, nel caso di specie, essere arricchita senza causa
ai sensi dell’art. 62 CO, per il fatto di aver ottenuto da un rappresentante
senza potere, senza fornire una controprestazione, una prestazione proveniente
dal patrimonio del preteso rappresentato (cfr. von Tuhr/Peter, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts,
vol. 1, 3a ed., Zurigo 1974/1979, p. 477; Hermann Schulin, Basler Kommentar zum OR, Basilea/Francoforte sul
Meno 1996, vol. I, n. 27 ad art. 62, con rif.; Pierre Engel, Traité des obligations en droit
suisse, 2a ed., Berna 1997, p. 586, ad B.b. i.f.).
a) Infatti,
all’impoverimento di __________ corrisponde direttamente l’arricchimento di
__________, senza che vi sia apparentemente alla base del trasferimento una
valida causa giuridica. L’alienazione, rispettivamente la stipulazione, a
favore dell’appellante, è da considerare viziata, poiché __________ non vi ha
apparentemente acconsentito né ha ratificato l’operazione compiuta dal nonno.
Anche la condizione di una
connessione diretta tra impoverimento ed arricchimento posta da una parte della
giurisprudenza e della dottrina (cfr. DTF 117 II 410; von Tuhr/Peter, op. cit., p. 473; Eugen
Bucher, Schweizerisches Obligationenrecht, 2a ed., Zurigo 1988,
658-659; Engel, op. cit.,
p. 586-587 ad C; con riserve: Guhl/Koller,
Das Schweizerische Obligationenrecht, 9a ed., Zurigo 2000, n. 4 ad § 27; contra:
Ingeborg Schwenzer, Schweizerisches
Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, 2a.ed., Berna 2000, n. 55.09, con rif.;
esige solo una “relazione fattuale”: Schulin,
op. cit., n. 9 ad art. 62, con rif.) sembra realizzata, poiché i titoli,
rispettivamente il credito contro la banca in restituzione dei titoli
depositati, sono stati trasferiti direttamente nel patrimonio dell’appellante,
unica titolare del conto n. __________, senza transitare per quello di
__________. L’asserito rapporto fiduciario tra quest’ultimo e l’abiatica non
può quindi costituire la causa del trasferimento dei valori.
b) Va ancora precisato
che le considerazioni che precedono possono validamente fondarsi sul diritto
svizzero, poiché le parti non hanno allegato l’applicabilità di un altro
diritto (cfr. cons. 1.5. d).
c) L’applicabilità del
diritto svizzero risulta comunque data dall’art. 128 cpv. 2 LDIP, in quanto non
sembra che sia mai esistito un rapporto giuridico tra __________ e __________,
poiché l’asserito rappresentato non è vincolato dall’atto giuridico del
rappresentante senza potere che non viene ratificato (cfr. art. 38 cpv. 1 CO e Engel, op. cit., p. 403 ad B).
Manca infatti la volontà del sequestrante di impegnarsi verso l’appellante ai
sensi dell’art. 128 cpv. 1 LDIP (cfr. Michael W. Kneller, Basler Kommentar zum IPRG, Basilea/Francoforte
sul Meno 1995, n. 3 ad art. 128; cfr. pure n. 33 ad art. 128, in cui viene
citato il caso dell’incasso di un credito senza procura).
Per luogo in cui si è
prodotto l’indebito arricchimento deve essere compreso, per i diritti reali, il
luogo in cui era localizzato il diritto patrimoniale quando è entrato nel
patrimonio dell’arricchito (lex rei sitae, cfr. Kneller, op. cit., n. 29 ad art. 128; contra: Dutoit, op. cit., n. 11 ad art.
128, che lo situa al luogo di domicilio o della residenza abituale
dell’arricchito; quest’opinione non corrisponde però al testo legale). Orbene,
i titoli poi sequestrati, nell’ipotesi di un deposito aperto regolare di titoli
appartenenti a __________ presso __________, erano verosimilmente localizzati
in Svizzera. In ogni caso, pure nell’ipotesi in cui fossero localizzati
all’estero, nonché in quella in cui il sequestrante disponesse solo di pretese
creditizie contro la banca, il luogo in cui si è prodotto l’indebito
arricchimento appare essere la Svizzera, poiché l’atto di disposizione è
avvenuto a __________ (cfr. Kneller,
op. cit., n. 33 ad art. 128). D’altronde è anche a __________ che vanno
ritenute localizzate le pretese contro __________, visto che secondo
giurisprudenza e dottrina in materia di sequestro, i crediti il cui titolare è
domiciliato all’estero sono localizzati al domicilio o alla sede del terzo
debitore (cfr. Stoffel,
op. cit., p. 277-278, con rif.).
3.5 A
nulla giova il riferimento alla sentenza nell'inc. n. __________, resa da
questa camera in altro contesto.
3.6. In conclusione, il
credito vantato dal sequestrante contro l’appellante appare sufficientemente
verosimile alla luce della giurisprudenza di questa Camera (cfr. cons. 1.5. e).
- Esistenza
di una causa di sequestro
Il sequestro in causa è
stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 e 4 LEF.
4.1. Quanto alla prima
causa di sequestro (trafugamento di beni, preparazione alla fuga o latitanza),
va constatato che il sequestrante non ha addotto elementi oggettivi e concreti
sufficienti a corroborare la propria tesi. Il fatto stesso che i valori
depositati sul conto __________ siano stati girati su un altro conto nella
stessa banca esclude già di per sé che si possa qualificare l’operazione di
trafugamento di beni.
4.2. L’art. 271 cpv. 1 n. 4
LEF – a differenza di quanto vale per le altre cause di sequestro – esige che
il credito del sequestro (cosiddetta “Arrestforderung”) abbia un “legame
sufficiente con la Svizzera”, rispettivamente si fondi su una sentenza
esecutiva o su un riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di
__________ non si fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di
debito nel senso della norma citata, di modo che un sequestro può essere
concesso soltanto nella misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente
con la Svizzera nel senso della norma citata.
a) In linea di principio
la nozione di “legame sufficiente con la Svizzera” ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF
non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr. DTF 123 III 494; Reeb, op. cit., p. 440 s.; Lucien Gani, Le “lien suffisant avec la Suisse” et autres conditions
du séquestre lorsque le domicile du débiteur est à l’étranger (art. 271 al. 1er
ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.); nell’applicazione della nuova norma
occorre nondimeno tenere conto della volontà del legislatore di rendere più
restrittive le condizioni per ottenere un sequestro motivato dalla sola
circostanza che il debitore non dimora in Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”),
volontà che si è espressa appunto anche con l’introduzione dell’esigenza di un
legame sufficiente con la Svizzera del credito del sequestro.
b) Indiscusso è in ogni
caso che non costituisce un legame sufficiente con la Svizzera il fatto che i
beni da sequestrare si trovino in questo Stato (ad es. Gani, op. cit., p. 230), anche se
detenuti da una banca svizzera (DTF 123 III 495-496). Nel caso di
specie, vi è però un elemento fattuale supplementare, in quanto i valori
sequestrati sono entrati senza causa nel patrimonio dell’appellante, e sono
quindi strettamente collegati al credito fatto valere dal sequestrante.
c) È comunemente ammesso
che vi sia un legame sufficiente con la Svizzera quando vi è un foro o quando
applicabile è il diritto svizzero (cfr. Louis Gaillard Le séquestre des biens du débiteur domicilié à l'étranger,
in Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurich 1997, n. 36-38; Patocchi/Lembo, Le lien suffisant
de la créance avec la Suisse en tant que condition de recevabilité du séquestre
selon la nouvelle teneur de l’art. 271 al. 1er ch. 4 LP, in Schuldbetreibung und
Konkurs im Wandel, Basilea/Ginevra/ Monaco 2000, p. 397): in altri termini
quando esiste un punto di collegamento secondo il diritto internazionale
privato (cfr. Stoffel, op.
cit., p. 274).
Come visto sopra (cons.
3.4. c), il diritto applicabile alla pretesa del sequestrante contro
l’appellante in indebito arricchimento è verosimilmente il diritto svizzero. La
condizione dell’esistenza di una causa di sequestro è di conseguenza da
considerare adempiuta.
- Appartenenza
dei beni sequestrati
5.1. Il sequestro può
colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui
egli è titolare (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112), atteso
che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in
linea di principio la realtà giuridica, e non quella economica (DTF 107
III 104 cons. 1; Amonn/Gasser, op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi
esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che
secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o
giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III
112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica
fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.).
Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino
in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore
sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al
debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio
1991, in: FF 1991 III p.1 19; Walter
Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad
art. 272 LEF).
5.2. In casu, per gli
stessi motivi esposti a proposito dell’appartenenza dei valori depositati sulla
relazione __________ (cfr. cons. 3.3), appare sufficientemente verosimile che i
valori “depositati” sulla relazione n. __________ intestata a __________ siano
di proprietà di quest’ultima, rispettivamente che l’appellante sia titolare dei
crediti contro la __________ relativi a tale relazione bancaria. La sola
affermazione circa una relazione fiduciaria tra abiatica e nonno, peraltro non
minimamente sostanziata, è insufficiente ad inficiare l’apparente titolarità
dell’appellante. Come già rilevato, l’esistenza di una relazione fiduciaria,
nel senso comune, permette anzi di ritenere che proprietaria (giuridica) dei
valori sequestrati, rispettivamente titolare dei diritti contrattuali contro la
banca, sia __________. Inoltre, i titoli sequestrati non sono potuti entrare
nel patrimonio di __________, dato che verosimilmente appartenevano a
__________ e che sembra escluso che il padre abbia potuto acquisirli in buona
fede. Quanto ad eventuali crediti contro __________, risulta dal doc. 7 che per
la banca titolare del conto è l’appellante. Anche un’affermazione contraria da
parte del nonno e dell’abiatica non muterebbe la situazione, salvo a dimostrare
l’esistenza di una cessione – scritta – del credito della seconda a favore del
primo, che non figura però tra i documenti di causa.
- L’appello 11
dicembre 2000 __________ va quindi respinto.
La tassa di giustizia e le
ripetibili seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1
OTLEF).
Tassa di giustizia ed
indennità seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271,
278 LEF, 20 LALEF, 930, 935 CC, 32, 38, 62 CO, 16, 128 LDIP e, per le spese, la
vigente OTLEF,
pronuncia:
-
L’appello del 11
dicembre 2000 __________, è respinto.
-
La tassa di
giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata da __________, rimane a suo carico,
con l’obbligo di rifondere a __________ fr. 6'000.-- a titolo di indennità.
-
Intimazione
a: - __________;
Comunicazione a: Pretura
di Mendrisio-Sud
Per la Camera di Esecuzione e Fallimenti del Tribunale
di Appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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