AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
12.2002.44
Data decisione, Autorità:
22.11.2002, IICCA
Incarto n.
12.2002.44
Lugano
22 novembre
2002/dp
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale
d'appello
composta dei giudici:
Cocchi, presidente
Chiesa e Rusca
segretario:
Bettelini, vicecancelliere
sedente per statuire nella causa -inc. no. CL.2000.35
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna- promossa con istanza 29
novembre 2000 da
rappr. dai
contro
rappr. dall'avv.
con cui
l’istante ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 20'000.--
oltre interessi, somma ridotta in sede conclusionale a fr. 11'443.75;
domanda
avversata dalla convenuta che ha tuttavia ammesso di essere debitrice di fr.
2'906.--, e che il Pretore con sentenza 1° febbraio 2002 ha accolto per fr.
15'193.50;
appellante
la convenuta con atto di appello 14 febbraio 2002, con cui chiede la riforma
del querelato giudizio nel senso di ridurre a fr. 4'960.15 l'importo dovuto
alla controparte, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre
l'istante con osservazioni 1° marzo 2002 postula la reiezione del gravame con
protesta di spese e ripetibili;
richiamato
il decreto 18 febbraio 2002 con cui il presidente di questa Camera ha concesso
al gravame l'effetto sospensivo richiesto;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti
ritenuto
in fatto e in diritto:
- __________ è
stata assunta dalla __________, società che gestisce il __________ a __________,
in qualità di aiuto per il negozio con mansioni di cassa, preparazione della
merce, ordine, pulizia e approvvigionamento, ritenuto che nei momenti di
chiusura del negozio essa si doveva occupare delle sostituzioni al bar, della
lavanderia e della stireria. Il contratto di lavoro (doc. A), concluso a tempo
determinato dal 1° marzo al 31 ottobre 2000, prevedeva un salario mensile di
fr. 3'400.-- lordi, in cui erano già compresi il secondo giorno di libero e le
vacanze.
A far tempo dal 14
settembre 2000 la dipendente non ha più lavorato, risultando inabile al lavoro
a seguito di malattia.
-
Con
l'istanza in rassegna __________ ha chiesto la condanna della __________ a
versarle tutta una serie di importi, in particolare il saldo dello stipendio
del mese di agosto, il salario dei primi 13 giorni di settembre, l'80% della
retribuzione fino alla scadenza del contratto, le ore straordinarie, nonché i
giorni di libero e di vacanza non goduti. Essa, richiamandosi al contratto
collettivo dell'industria alberghiera e della ristorazione e in via subordinata
al contratto normale per il personale di vendita al dettaglio, ha quantificato
le sue pretese in fr. 20'000.-- oltre interessi, somma ridotta in sede di
discussione a fr. 19'286.50 e in sede conclusionale a fr. 11'443.75.
-
La
convenuta, ritenendo al contrario che il rapporto contrattuale, per quanto non
regolato nel doc. A, dovesse essere sottoposto alle norme del CO, ha contestato
gran parte delle pretese fatte valere con l'istanza, ammettendo tutt'al più di
essere debitrice di fr. 2'906.--.
-
Il Pretore,
con la sentenza, ha accolto l'istanza per fr. 15'193.50 (recte: fr. 16'657.50).
Il giudice di prime cure ha innanzitutto accertato che alla fattispecie
risultava applicabile il contratto normale per il personale di vendita al
dettaglio. Ciò premesso, egli ha stabilito che l'istante aveva ancora diritto a
fr. 2'606.35 per i 16.67 giorni di vacanza non goduti, a fr. 625.40 per i 4
giorni festivi nei quali essa aveva lavorato, a fr. 900.-- quale saldo del
salario di agosto ed allo stipendio intero per i primi 13 giorni di settembre
pari a fr. 1'473.30; per il periodo 16 settembre - 31 ottobre, durante il quale
l'istante era in malattia e dunque poteva pretendere solo l'80% del salario
(fr. 4'080.--), le spettavano, dedotte le somme versate dall'assicurazione (fr.
2'616.--), altri fr. 1'464.-; quanto infine alle ore straordinarie, da
remunerarsi con un supplemento del 25%, ritenuta l'effettuazione di 1'592.50
ore a fronte delle 1'182.30 dovute, ne risultava un ulteriore credito a suo
favore di fr. 9'588.45.
-
Con
l'appello che qui ci occupa la convenuta chiede di ridurre a fr. 4'960.15
l'importo complessivo dovuto alla controparte.
A suo giudizio, il
contratto normale non sarebbe assolutamente applicabile e nel caso di specie si
dovrebbe al contrario far capo alle norme dispositive del CO. In tali
circostanze, l'istante poteva pretendere unicamente il pagamento di 11.76
giorni di vacanza, corrispondenti a fr. 1'838.70, e di 2 giorni liberi non
goduti, pari a fr. 312.70; per i mesi di settembre e ottobre, tenuto conto di
un pagamento a suo favore di fr. 2'523.85 non conteggiato, le potevano essere
riconosciuti solo fr. 594.85, mentre per le ore straordinarie, remunerabili
senza alcun supplemento, stante l'effettuazione di 1'525 ore a fronte di 1'407
ore dovute, ne risultava un credito di fr. 2'213.90.
-
Delle
osservazioni con cui l'istante postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.
-
Contrariamente
a quanto accennato nel gravame, non corrisponde innanzitutto al vero che la
convenuta avrebbe licenziato in tronco l'istante con lettera 20 settembre (doc.
E). Nello scritto in questione, che pure contiene non pochi rimproveri nei
confronti della lavoratrice, non si fa in effetti alcun accenno ad un
licenziamento, tanto meno con effetto immediato.
-
È senz'altro
a torto che la convenuta contesta nel caso concreto l'applicazione del
contratto normale per il personale di vendita al dettaglio, rilevando come le
parti, al punto 5 del contratto (doc. A), vi avessero esplicitamente derogato,
laddove avevano stabilito che "per tutto quanto non previsto in questa
convenzione farà stato il CO".
L'istruttoria di
causa ha in effetti permesso di accertare che le parti non avevano
assolutamente pensato che il contratto normale per il personale di vendita
potesse entrare in considerazione (così ad es. la testimonianza di __________,
il quale aveva allestito la convenzione, verbale p. 6) -circostanza questa che
tuttavia non osta a che lo stesso sia comunque applicabile (cfr. Stöckli, Berner Kommentar, N. 1 ad
art. 360 CO; Schönenberger/Vischer,
Zürcher Kommentar, N. 1 ad art. 360 CO)- così che in definitiva è escluso che
la clausola in questione avesse lo scopo di derogare a quel particolare
contratto. D'altro canto la dottrina ha già avuto modo di precisare che le
deroghe a un contratto normale devono essere formulate puntualmente (Schönenberger/Vischer, op. cit., N.
3 ad art. 360 CO), non essendo possibile a tale scopo un generico rinvio ad
altre disposizioni (Stöckli,
op. cit., N. 6 ad art. 360 CO).
- Quanto alle
singole posizioni creditorie riconosciute a favore dell'istante, si osserva
quanto segue:
9.1 La convenuta
non ha contestato con l'appello di essere tenuta a rifondere alla controparte
il saldo del salario del mese di agosto, così che tale pretesa, ormai cresciuta
in giudicato, può senz'altro essere confermata.
9.2 La censura
relativa ai giorni di vacanza non goduti dall'istante presupponeva
l'applicabilità del CO. Non essendo -come detto (cfr. consid. 8)- il caso, la
stessa dev'essere senz'altro respinta.
9.3 Per lo stesso
motivo pure da respingere è la censura in merito ai giorni festivi non dovuti e
non recuperabili, previsti dal contratto normale. Poco importa, in proposito,
che la parte convenuta abbia ammesso nel gravame di dover alla controparte
altri 2 giorni di libero non goduti, tanto più che già il primo giudice non
aveva ritenuto di sanzionare tale ammissione.
9.4 La convenuta
merita per contro di essere seguita laddove censura l'ammontare del salario
riconosciuto dal Pretore per i mesi di settembre e di ottobre, e ciò nonostante
essa sia partita dal presupposto -come detto- errato che alla fattispecie fosse
applicabile il CO. Il giudice di prime cure aveva in effetti omesso di
considerare che l'istante aveva già ricevuto per il mese di settembre un
importo di fr. 2'523.85 (cfr. doc. I e N). Ne discende che tale somma
dev'essere dedotta dal suo credito.
9.5 Quanto alla
pretesa per ore straordinarie, va innanzitutto rilevato che l'applicabilità del
contratto normale, accertata più sopra, fa sì che l'istante fosse tenuta ad
effettuare 1'182.30 ore di lavoro. In sede conclusionale essa ha preteso di
averne lavorate 1'592.50, cifra fatta propria dal primo giudice, mentre la
convenuta con il gravame ammette che essa ne abbia tutt'al più effettuate
-comprese quelle eseguite dal 1° al 13 marzo- 1'525.
La differenza tra
le due cifre si lascia in sostanza ricondurre al fatto che, laddove sulle
cartelle di timbratura (doc. 8) non risultava l'uscita e la successiva entrata
per il pranzo, la convenuta aveva conteggiato una pausa di 2 ore, pausa che
invece non era stata considerata dall'istante (conclusioni p. 3). Si tratta
pertanto di stabilire se l'istante in quelle occasioni abbia effettivamente
lavorato senza pausa oppure se abbia fatto la pausa per il pranzo senza
registrarla. Ora, il fatto che a suo tempo la convenuta non abbia avuto nulla
da ridire in merito alla mancata "timbratura" della pausa pranzo -non
è in effetti dato a sapere quando siano state aggiunte le registrazioni manuali
relative alla pausa di 2 ore- permette tutto sommato di concludere che
l'istante in quei giorni aveva effettivamente lavorato con orario continuato,
ciò che del resto risulta anche dalle iscrizioni "continuo"
rispettivamente "cont." riportate nel taccuino da lei versato agli
atti (doc. G), e ciò almeno per i mesi di marzo e aprile. Ritenuto che essa a
partire dal mese di maggio nel taccuino aveva indicato un orario 6.45 - 12.00 e
14.00 - 19.30, ben si può ritenere che da quel momento essa non abbia più
lavorato con orario continuato e che da allora le mancate
"timbrature" si lasciavano dunque ricondurre a dimenticanze da parte
sua: ne discende che le mancate registrazioni delle pause per il pranzo (di 2
ore) successive al 1° maggio, in totale 10 (cfr. doc. 8), devono essere dedotte
dalle ore effettivamente lavorate dall'istante, così che a suo favore possono
essere riconosciute complessivamente 1'572.50 ore. Le ore straordinarie, che in
base al contratto normale erano remunerabili con un supplemento del 25%,
ammontano dunque a 390.20 e il credito dell'istante a questo titolo è di fr.
9'120.90.
All'istante può in
definitiva essere riconosciuta la somma complessiva di fr. 13'666.10 (fr.
900.-- per salario di agosto, fr. 2'606.35 per giorni di vacanza non goduti,
fr. 625.40 per giorni festivi, fr. 413.45 per salario di settembre e ottobre,
fr. 9'120.90 per ore straordinarie).
- A questo
punto ci si potrebbe domandare se la pretesa dell'istante non possa comunque
essere ammessa solo in ragione di fr. 11'443.75, visto e considerato che in
sede conclusionale essa aveva per l'appunto ridotto le sue pretese in tale
misura. La risposta non può che essere negativa.
Pur essendo pacifico
che nell'occasione il giudice di prime cure si era pronunciato ultra petita,
è chiaro che non spetta a questa Camera sanzionare d'ufficio tale irregolarità,
questione che avrebbe invece dovuto essere sollevata dalla parte appellante
nell'ambito di una domanda di revisione ex art. 340 lett. b CPC: la dottrina ha
in effetti già avuto modo di precisare che la domanda di revisione, per essere
ricevibile, debba specificare il motivo di revisione invocato (Anastasi,
Il sistema dei mezzi d'impugnazione del codice di procedura civile ticinese,
Zurigo 1981, p. 228).
- Ne discende
il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi, ritenuto che la
lieve modifica della sentenza pretorile non giustifica di riformare il giudizio
sulle ripetibili della prima sede, invero già benevolo nei confronti della
convenuta, tanto più che il primo giudice non ha tenuto conto della parziale
acquiescenza di quest'ultima, la quale nel corso di causa aveva già provveduto
a riversare alla controparte fr. 2'616.-- (verbale p. 1 e doc. 7).
Non si prelevano
né tassa di giustizia né spese per il presente giudizio (art. 343 cpv. 3 CO).
Le ripetibili della sede ricorsuale seguono la soccombenza (art. 148 CPC).
Per i quali motivi,
richiamati l’art. 148 CPC e la TG
dichiara e pronuncia:
I. L’appello
14 febbraio 2002 di __________ è parzialmente accolto.
Di conseguenza la
sentenza 1° febbraio 2002 della Pretura della giurisdizione di
Locarno-Campagna, invariati gli altri dispositivi, è così riformata:
- In
parziale accoglimento dell'istanza, la convenuta __________, è tenuta a versare
all'istante __________, la somma di fr. 13'666.10 oltre interessi al 5% dal 29
novembre 2000, a titolo di salario lordo, dal quale è autorizzata a dedurre i
relativi contributi sociali, fornendo la prova dell'avvenuto versamento agli
istituti sociali.
II. Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese.
L'appellante
verserà alla controparte fr. 200.-- per parti di ripetibili di appello.
III. Intimazione a: - __________
Comunicazione alla
Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna.
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il presidente
Il segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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