No cumulation of salary claims for illness and maternity

12.1998.2Altro tribunale10 ago 1998Dismissed

Estratto da Omnilex

Sintesi Omnilex

An employee appealed a first-instance judgment that had granted only CHF 1,831.50 for unpaid salary-related claims, plus admitted vacation and 13th salary amounts. She argued that the employer’s internal regulations required cumulative salary payments for illness and maternity and that the protected period had to be counted as working days only. The Court of Appeal rejected both contentions, holding that the regulation merely restated the legal scheme and did not create a cumulative entitlement. It also upheld the lower court’s calculations for vacation and the 13th salary. The appeal was dismissed, no court fees were charged, and the appellant had to pay CHF 900 in appeal-related reimbursement.

Massima Omnilex

Art. 324a CO; salary protection for incapacity to work and maternity; no cumulation within the same service year. The employee cannot cumulate salary entitlements for repeated impediments occurring in the same year of service. A contractual or regulatory separation of sickness and maternity provisions does not, by itself, establish an autonomous additional salary entitlement; an intention to derogate from the statutory regime in favor of the employee must be clearly expressed. Where the salary claim fails, ancillary salary components such as the thirteenth month follow the same fate. The relevant duration is to be determined according to the contractual/regulatory measure used for the entitlement, not by converting months into working days (consid. 1-5).

Testo completo

AIUTO RICERCA

Anteprima di stampa

Numero d'incarto: 12.1998.2

Data decisione, Autorità: 10.08.1998, IICCA

Incarto n. 12.98.00002

Lugano 10 agosto 1998/fb

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Cocchi, presidente, Chiesa e Zali

segretario:

Petrini

sedente per giudicare nella causa per mercedi e salari CL 97.104 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con istanza 21 luglio 1997 da


rappr.


contro

__________ rappr. __________

con cui l'istante ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 19'946.--

oltre interessi;

Domanda che la convenuta all'udienza di discussione del 12 settembre 1997 ha riconosciuto limitatamente a fr. 869.-- per ferie non godute e fr. 962.50 per la quota parte della tredicesima, e che il Segretario assessore con sentenza 17 dicembre 1997 ha accolto limitatamente all’importo di fr. 1'831.50 oltre interessi ammesso dalla convenuta;

Appellante l’istante, che con atto di appello del 29 dicembre 1997 chiede che la sentenza pretorile venga riformata nel senso di accogliere integralmente l'istanza;

Mentre la convenuta con osservazioni 16 gennaio 1998 postula la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili.

Letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti,

posti in giudizio i seguenti punti in questione

    • se deve essere accolto l'appello
    • tassa di giustizia e ripetibili

Ritenuto

in fatto:

A. Con il contratto di lavoro 22 giugno 1995 (doc. B1), che richiamava il Regolamento del rapporto d’impiego del personale della __________ (doc. H), l’istante è stata assunta dalla convenuta a far tempo dal 1° agosto 1995 in qualità di contabile contro un salario mensile lordo di fr. 4'400.-- oltre ad una tredicesima mensilità.

B. A partire dal settembre 1996 l’istante a più riprese è stata inabile al lavoro in relazione a malesseri connessi alla gravidanza.

Il 18 marzo 1997 essa ha avuto un figlio, ed è stata in congedo di maternità fino al 12 maggio 1997. Essa il 13 maggio non ha tuttavia ripreso il lavoro, ma è stata assente fino al 30 giugno.

In data 11 giugno 1997 la dipendente ha proposto alla datrice la cessazione del rapporto di lavoro per la fine di quello stesso mese (doc. C), data dopo la quale non ha più lavorato per la convenuta.

C. Con l’istanza in rassegna __________ chiede la condanna della convenuta al pagamento di fr. 19’946.-- oltre interessi, di cui fr. 15'446.-- per il salario del periodo compreso tra il 18 marzo e il 30 giugno 1997, fr. 2’250.-- per le vacanze non godute e fr. 2'250.-- per la quota parte della tredicesima mensilità, sostenendo che il credito per il salario non le deriverebbe dall’art. 324a CO ma dai combinati art. 33 e 34 delle condizioni contrattuali contenute nel Regolamento interno.

All'udienza di discussione del 12 settembre 1997 la convenuta ha rilevato che l'istante in costanza di contratto è stata assente dal lavoro per complessivi 194 giorni, dei quali 20 senza giustificazione e 111.5 senza copertura salariale ai sensi dell’invocato art. 33 del Regolamento aziendale, male interpretato da controparte, mentre la pretesa per le ferie non godute sarebbe fondata limitatamente a fr. 869.-- e quella relativa alla tredicesima per fr. 962.50.

D. Nel giudizio qui impugnato il Segretario assessore ha rilevato che l’art. 324a CO non conferirebbe al dipendente la facoltà di cumulare nel medesimo anno il diritto al salario per il caso che si verifichino più motivi di impedimento tra quelli previsti dalla norma per una durata complessiva eccedente il termine di protezione, ma avrebbe al contrario l’intento di accordare al dipendente un unica volta durante l’anno per la durata massima stabilita il diritto al salario per il caso di impedimento.

Dalla sola indicazione delle diverse cause di impedimento in due differenti articoli del Regolamento interno non si potrebbe ancora dedurre l’esistenza della volontà della convenuta di derogare alla soluzione legale, con il che sarebbe da respingere la pretesa salariale dell’istante.

Le pretese per ferie non godute e tredicesima mensilità sono per contro state accolte nella limitata misura in cui esse sono state ammesse dalla convenuta.

E. Delle argomentazioni dell’appellante -che chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che l'istanza venga integralmente accolta- e di quelle della resistente -che postula invece la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato

in diritto:

  1. A questo stadio della causa non vi è contestazione del fatto che l’art. 324a CO non comporta per il dipendente la facoltà di cumulare il diritto al salario per il caso di ripetuti periodi di assenza dal lavoro eccedenti il termine di protezione a causa di malattia e gravidanza durante lo stesso anno di servizio (Sentenza del Tribunale federale del 17 novembre 1994, pubblicata in: JAR 1995, pag. 112 e segg.; Rehbinder, Berner Kommentar, n. 27 ad art. 324a CO; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. edizione, 1996, n. 10c ad art. 324a CO; Streiff/von Kaenel, Arbeitsvertrag, 5. edizione, 1992, n. 25 ad art. 324a CO).

Di nessun ausilio è per contro l’art. 324b CO, che deroga ai disposti della norma precedente nel caso -non verificato- di assicurazione obbligatoria contro la perdita di guadagno conseguente ad impedimento al lavoro, non potendosi ammettere ai sensi dell’art. 324a cpv. 4 CO l’equivalenza della prestazione dell’assicuratore con quella garantita dall’art. 324a CO in presenza, come nel caso di specie (doc. 7, pag. 2), di un termine di attesa di ben 60 giorni (JAR 1995, pag. 116).

  1. Ciò premesso, l’appellante sostiene nondimeno, in senso contrario al querelato giudizio, che la menzione nel Regolamento di due separate disposizioni sull'inabilità lavorativa nei casi di malattia (art. 33 del Regolamento) e di gravidanza (art. 34 del Regolamento) starebbe ad indicare la volontà del datore di lavoro di obbligarsi a corrispondere il salario distintamente e cumulativamente qualora i due eventi si realizzassero, derogando con ciò, a favore della lavoratrice, ai disposti di legge.

Si tratta di un’opinione che non può essere condivisa.

Dall’esame del Regolamento (doc. H), ed in particolare dei due decisivi art. 33 (titolato “Stipendio in caso di malattia o infortunio”) e 34 (titolato “Stipendio in caso di maternità”), si evince infatti che la suddivisione della materia su due articoli è stata effettuata per motivi redazionali e non funzionali.

L’art. 34 è in altre parole una semplice propaggine dell’art. 33, al quale del resto rinvia esplicitamente dichiarando che “a partire dal 2° anno il pagamento dello stipendio è regolato come all’art. 33", laddove la suddivisione in due distinti articoli, peraltro non necessaria e in questo caso foriera di equivoci, risulta dovuta unicamente alla differenza di trattamento in caso di maternità durante il periodo di prova e il primo anno di servizio (due mesi di salario in caso di maternità invece di 7 giorni o 1 mese in caso di malattia o infortunio).

Di conseguenza, il corretto approccio sistematico al regolamento, posto trattarsi di una dipendente che ha superato il primo anno di servizio, è quello di tenere conto unicamente del disposto dell’art. 33, dato il mancato verificarsi della circostanza eccezionale dell’art. 34, che è la gravidanza durante il periodo di prova o il primo anno di servizio, ma non la gravidanza tout-court, altrimenti regolata nei medesimi termini di cui all’art. 33, e questo, a ben vedere, analogamente a quanto avviene per l’art. 324a CO -senza che perciò vi sia cumulo delle prestazioni-, laddove i casi di gravidanza e puerperio sono regolati in un apposito capoverso (cpv. 3) che rinvia alla norma fondamentale del cpv. 1.

Del resto, anche volendo ammettere una differente fattispecie in cui la norma sulla maternità avesse nel Regolamento un disciplinamento realmente autonomo in un articolo avente portata propria, non si potrebbe ancora ammettere per questo solo motivo ed in assenza di un’esplicita menzione l’esistenza della volontà della datrice di lavoro di concedere un cumulo delle prestazioni. A maggior ragione ciò deve valere in presenza di un esplicito rinvio che prevede per il caso di maternità il medesimo trattamento previsto per i casi di malattia e infortunio, e costituisce perciò una forzatura interpretativa il volere ravvisare nel doc. H la prova dell’esistenza della volontà della convenuta di concedere il richiesto cumulo delle prestazioni.

  1. Come in prima istanza, l'appellante sostiene che durante l’ultimo anno di servizio le proprie assenze dal lavoro nel periodo precedente il parto ammonterebbero a complessivi 57 giorni, e non 90 come ritenuto dal primo giudice, non dovendosi a mente sua computare nella somma dei giorni di inabilità lavorativa il sabato e la domenica, atteso che secondo il contratto di lavoro la settimana lavorativa consterebbe di 5 giorni.

Anche questa censura è infondata.

Essa si regge sull’usuale equivoco che insorge computando un periodo in giorni lavorativi oppure in settimane o in mesi, posto ad esempio che 4 settimane di ferie sono equivalenti a 20 giorni lavorativi se la settimana lavorativa è di 5 giorni.

Nel caso di specie il parametro di computo rilevante non è, contrariamente all’opinione dell’istante, quello della settimana lavorativa indicata di 5 giorni, ma solo quello secondo cui il salario viene pagato per mese e soprattutto quello risultante all’art. 33 del Regolamento, che indica per l’istante in 3 mesi il periodo per il quale è dato il diritto al salario, laddove tale indicazione non equivale in buona fede a 90 giorni lavorativi, come sostenuto a torto dalla ricorrente, ma letteralmente a 3 mesi completi di assenza, ottenuti computando anche i sabati e le domeniche.

  1. L'appellante (punto 6, pag. 7) rivendica fr. 1’659.-- per ferie non godute in luogo di quanto attribuitole a tal titolo nel giudizio impugnato sulla scorta delle “medesime argomentazioni di cui ai precedenti considerandi”, ovvero -così sembra di dedurre dall’indicazione tra parentesi- per il motivo che le stesse, come in precedenza il salario, le dovrebbero essere riconosciute sino al 30 giugno 1997.

Tale lacunosa argomentazione prescinde totalmente dal pertinente calcolo effettuato nel giudizio impugnato (consid. 11, pag. 6), calcolo sul quale il gravame non spende una sola parola, e nel quale oltretutto il diritto alle ferie è già stato computato fino al 30 giugno 1997, così come richiesto nell’appello, e poi proporzionalmente ridotto in conseguenza delle prolungate assenze dell’istante.

La censura, ai limiti del ricevibile, può pertanto essere respinta senza bisogno di ulteriori considerazioni.

  1. L’istante, infine, richiede negli stessi termini e con analoga motivazione che la quota parte della tredicesima venga aumentata a fr. 2'250.--.

A torto.

Posto che la tredicesima mensilità è una componente del salario ordinario del dipendente, la cui particolarità risiede nella modalità di pagamento, che di regola viene differito alla fine dell’anno, ne deriva che il diritto a tale parte della retribuzione segue il destino del resto del salario, ed è perciò dovuta solo nella misura in cui esso lo è (Brühwiler, opera citata, n. 11 ad art. 324a CO).

Dovendosi confermare il giudizio impugnato sulla principale questione dell’obbligo al versamento del salario fino al 18 marzo 1997 (cfr. consid. 2), viene conseguentemente confermato anche il giudizio relativo alla tredicesima mensilità, anch’essa dovuta solo fino a quel momento, così come correttamente deciso nel giudizio di prime cure.

Ne discende la reiezione del gravame.

Non si prelevano tasse o spese.

Le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

Per i quali motivi

dichiara e pronuncia:

I. L'appello 29 dicembre 1997 di __________ è respinto.

II. Non si prelevano tasse o spese per la procedura d’appello.

L’istante rifonderà alla convenuta fr. 900.-- per ripetibili di appello.

III. Intimazione a: - __________

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente Il segretario

Ultimo aggiornamento: 02.07.2026

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Parole chiave

employment contractsalary protectionmaternityillnesscontract interpretationvacation paythirteenth salaryworking time calculationappeal costs

Estratto da Omnilex

Questione giuridica chiave

Whether the employee could cumulate salary entitlements for illness and maternity absences under the employment regulations and Art. 324a CO.

Decisione estratta

No. The regulations did not show an intention to grant cumulative salary payments, and Art. 324a CO does not allow cumulation of salary protection periods within the same service year.

Motivazione estratta

The separation into two regulatory provisions was merely drafting-related. For an employee beyond the first year of service, the maternity rule did not create an autonomous additional entitlement; it referred back to the illness rule. Legal salary protection under Art. 324a CO is not cumulative for repeated impediments in the same year.

Questione giuridica chiave

How the protected period under the regulations should be calculated: working days or calendar months/days.

Decisione estratta

The relevant measure was calendar time, not working days. Three months means three full months of absence, including Saturdays and Sundays.

Motivazione estratta

The decisive parameter was the monthly salary basis and the wording of the regulation granting salary for three months. That wording cannot be understood as 90 working days.

Questione giuridica chiave

Whether the vacation indemnity should be increased beyond the amount granted by the first instance.

Decisione estratta

No. The appeal did not meaningfully challenge the first-instance calculation, which already considered the period until 30 June 1997 and then reduced vacation entitlement proportionally because of prolonged absences.

Motivazione estratta

The argument was insufficiently reasoned and ignored the lower court's calculation.

Questione giuridica chiave

Whether the 13th salary should be increased beyond the amount granted by the first instance.

Decisione estratta

No. The 13th salary follows the fate of the ordinary salary and is owed only to the extent the salary itself is owed.

Motivazione estratta

Because the salary claim failed beyond 18 March 1997, the corresponding 13th salary claim also failed beyond that date.

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