Neighbor law: minimum distance for palms and proof of opposition

11.2004.33Altro tribunale27 set 2004Modified

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Sintesi Omnilex

AO1 sued AP1 in Lugano to remove several plantings allegedly too close to the boundary. The first instance ordered removal of two laurels and three palms. On appeal, AP1 challenged only the palms. The Court of Appeal held that the record did not show a clear and timely opposition to the specific palms within the ten-year period required by Ticino neighbor-law rules, and that the first judge had not proved that the contested palms were the ones referenced in earlier correspondence. The appeal was therefore upheld, and the removal order was limited to the two laurels. Costs of the appeal were imposed on AO1.

Massima Omnilex

Art. 155 and 160 LAC; burden of proving timely opposition to plantings exceeding boundary distances. In disputes over plantings, the party seeking removal bears the burden of showing that the neighbor opposed the planting clearly and within ten years; no special form is required, but the objection must be identifiable as referring to the contested plants. If the record does not establish that the earlier opposition concerned the same plantings, the owner of the plants cannot rely on the ten-year tolerance defense, nor can the claimant obtain removal on the basis of an unproven timely objection. For appellate admissibility in neighbor disputes, the value in dispute is assessed by the final first-instance relief sought (consid. 1-5).

Testo completo

AIUTO RICERCA

Anteprima di stampa

Numero d'incarto: 11.2004.33

Data decisione, Autorità: 27.09.2004, ICCA

Titolo: rapporti di vicinato (piantagioni): violazione della distanza minima, palma

Incarto n. 11.2004.33

Lugano 27 settembre 2004/rgc

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino

La prima Camera civile del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

G. A. Bernasconi, presidente, Giani e Lardelli

segretaria:

Locatelli, vicecancelliera

sedente per statuire nella causa OA.2002.378 (rapporti di vicinato: piantagioni) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione del 14 giugno 2002 da

AO1 (patrocinato dall'avv. RA2 )

contro

AP1 (patrocinata dall'avv. RA1 );

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione: 1. Se dev'essere accolto l'appello dell'11 marzo 2004 presentato da AP1contro la sentenza emessa il 24 febbraio 2004 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3.

  1. Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

in fatto: A. AO1 è proprietario della particella n. 450 RFD di __________ che confina con la contigua particella n. 449 appartenente a AP1. Il 14 giugno 2002 AO1AO1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, che fosse ordinato a AP1 di allontanare tre pini, un'ortensia, tre palme e due lauri piantati in violazione delle distanze minime. Nella sua risposta del 5 febbraio 2003 la convenuta ha proposto di respingere l'azione, sostenendo che le piante erano state messe a dimora da oltre un decennio, alcune addirittura negli anni settanta, di modo che l'attore non poteva più pretenderne la rimozione. Nei successivi allegati le parti hanno confermato le loro domande.

B. Chiusa l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, riaffermando le loro domande in memoriali conclusivi. Statuendo il 24 febbraio 2004, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, ordinando alla convenuta di procedere all'allontanamento immediato “dei due lauri e delle tre palme messe a dimora sul fondo (...) di sua proprietà”. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1000.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

C. Contro la sentenza appena citata AP1 è insorta con un appello dell'11 marzo 2004 nel quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato, l'ordine di allontanamento sia limitato ai due lauri. Nelle sue osservazioni del 23 aprile 2004 AO1 propone di respingere l'appello.

Considerando

in diritto: 1. Quando l'appellabilità di una sentenza dipende dal valore delle domande, questo è determinato dalle conclusioni prese dall'appellante nell'ultimo atto di causa davanti al giudice di primo grado (art. 15 CPC). Nelle cause relative a rapporti di vicinato il valore litigioso è quello che i diritti controversi hanno per il fondo dominante, rispettivamente quello corrispondente alla svalutazio­ne del fondo serviente se essa è maggiore (art. 9 cpv. 3 CPC; cfr. anche Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990, n. 9.5 ad art. 36, pag. 284). In concreto l'attore ha introdotto una “petizione”, sottintendendo quindi un valore litigioso di almeno fr. 8000.–. La convenuta nulla ha eccepito. Non incombeva quindi al Pretore indagare se la cifra di fr. 8000.– fosse eccessiva, salvo che questa apparisse già a prima vista inattendibile (I CCA, sentenza inc. 11.1997.24 del 6 febbraio 1998, consid. 8). Accertato che ancora nel memoriale conclusivo l'attore postulava la rimozione di tre cipressi, due ortensie, tre palme e due allori, il valore appellabile di fr. 8000.– non risulta del resto inverosimile. Tempestivo, il gravame può dunque essere esaminato nel merito.

  1. Litigiosa rimane unicamente, in questa sede, la rimozione delle tre palme ordinata dal Pretore. Ora, l'art. 155 LAC vieta di piantare o di lasciar crescere alberi d'alto fusto non fruttiferi, così come roveri, castagni e noci, se non alla distanza di 8 m da abitazioni, orti, giardini e vigne, e di 6 m da altri fabbricati e fondi coltivi. Qualora però le piante siano state allocate o lasciate crescere a una distanza inferiore, il vicino deve tollerarle senza indennità se non ha fatto opposizione entro il termine di dieci anni (art. 160 LAC). Ai fini delle distanze la palma è considerata una pianta d'alto fusto (Jacomella/Lucchini, I rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, Bellinzona 1996, pag. 137). Ciò premesso, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve recarne la prova (art. 8 CC, ripreso dall'art. 183 CPC). Chi chiede la rimozione di alberi piantati o cresciuti in violazione delle norme sulle distanze da confine deve dimostrare pertanto di avere sollevato opposizione nel termine di dieci anni (I CCA, sen­tenza inc. 11.2002.138 del 19 luglio 2004). La legge non prescrive alcuna forma specifica per l'opposizione. Basta che questa sia espressa in modo chiaro. Non occorre, in particolare, che il vicino promuova causa per far togliere le piante (art. 674 cpv. 3 CC per analogia: Rep. 1979 pag. 297; Scolari, Commentario sulla legge d'applicazione e complemen­to del CC, Cadenazzo 1996, pag. 674, n. 1499 ad art. 160 LAC). Chi invoca il diritto di mantenere tali alberi deve, da parte sua, dimostrare la tolleranza decennale del vicino (Scolari, op. cit., pag. 674 n. 1500 ad art. 160 LAC; Cocchi/Trezzini, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 23 ad art. 183; Rep. 1982 pag. 109 seg.).

  2. Nel caso specifico il Pretore ha accertato che tre palme, messe a dimora nel 1988 (15 anni prima del sopralluogo esperito il 3 giugno 2003), si trovano a una distanza insufficiente dal confine e che il vicino ha reagito nel 1995, ovvero nei dieci anni successivi alla piantagione, sicché la convenuta non poteva prevalersi di alcuna tolleranza. L'appellante contesta l'esistenza di una valida opposizione. A ragione. Dagli atti risulta che con lettera del 16 novembre 1995 (doc. C), spedita dalla moglie dell'attore, questa non postulava in effetti la rimozione di palme, ma si limitava a sollecitare il taglio di “tutti i rami dei tre pini” vicino alla pergola. Solamente con lettera del 14 agosto 1996 (doc. H), spedita dal legale dell'attore, si evocava l’esistenza di palme a distanza illegale e si denunciava la messa a dimora di “altre palmette”, chiedendo la rimozione di queste ultime. Nella lettera del 22 novembre 1996 (doc. M) si ribadiva tale richiesta con esplicito riferimento alle “palmette”. Sta di fatto che tutto si ignora su quali fossero concretamente le “palme” già esistenti e le “palmette” oggetto di opposizione.

  3. Con la petizione l'attore ha fatto risalire all'estate del 1996 la messa a dimora di “altre palme”, senza precisare il numero (punto 3, pag. 3), e ha chiesto in modo generico la rimozione di tre palme. L'esistenza di “due piccole palme sul fondo della convenuta”, oltre a “tre palme”, trova però conferma in una proposta di transazione formulata dal Segretario assessore il 3 giugno 2003 in sede di sopralluogo, con richiesta all'attore di tollerare la presenza di cinque piante di tale specie. Caduto l’invito, il primo giudice ha stimato per tre delle cinque palme, presenti sul fondo della convenuta, una messa a dimora nel 1988 (15 anni prima del sopralluogo del 3 giugno 2003) e ne ha ordinato la rimozione. Non è dato sapere tuttavia come egli sia giunto a individuare queste tre palme con quelle oggetto delle richieste di rimozione del 1996. Come si è visto, oggetto dell'opposizione del 1996 erano se mai certe “palmette” messe a dimora in quell'anno, con conseguente acuirsi delle tensioni fra i vicini. Se non che, il Pretore non risulta avere ordinato la rimozione di simili “palmette”. Per converso, relativamente alle tre palme che il Pretore reputa allocate nel 1988, nessuna tempestiva opposizione, tanto meno manifestata in modo chiaro, si evince dagli atti. Già per questo motivo l'appello merita accoglimento.

  4. L'appellante rimprovera altresì al Pretore di avere accertato che le tre palme oggetto della sentenza impugnata sono state piantate nel 1988. La censura non manca di fondamento. Certo, l’arch. __________, fondandosi sulla sua esperienza, ha dichiarato che le tre palme gli constavano “essere state messe a dimora più di 15 anni fa” (verbale 3 giugno 2003, pag. 3), nondimeno dire che la messa a dimora delle palme è avvenuta da oltre 15 anni (come fa il testimone) e “stimare” che la messa a dimora è avvenuta proprio 15 anni addietro (come fa il Pretore) sono cose ben diverse. L'appellante erra invero quando sostiene che le palme sono state piantate dal precedente proprietario del fondo “negli anni tra il 1967 e il 1972”. È vero che, stando a __________ , “il signor __________ aveva messo a dimora sulla sua proprietà anche delle palme”, più o meno “tra il 1967 e il 1972” (deposizione del 9 ottobre 2003 pag. 2 in basso). L'affermazione è nondimeno troppo generica per essere di serio aiuto, non essendo possibile sapere se si riferisca alle palme controverse. Comunque sia, la mancata prova che tali palme sono state messe a dimora tra il 1967 e il 1972 poco importa ai fini del presente giudizio, essendo a ogni modo dimostrato che ciò è avvenuto più di 15 anni prima del sopralluogo del 3 giugno 2003 (deposizione __________) e che per simili piante non risulta una chiara e tempestiva richiesta di rimozione da parte dell'attore. Se ne conclude che l'appello dev'essere accolto per quanto concerne le tre palme e la sentenza riformata di conseguenza.

  5. Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CC). L’attore rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili. L'esito dell'attuale giudizio non incide in maniera apprezzabile, invece, sul riparto e sull'ammontare degli oneri processuali di prima sede, che possono rimanere invariati.

Per questi motivi,

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

pronuncia: 1. L'appello è accolto e il dispositivo n. 1 della sentenza impugnata è così riformato:

La petizione è parzialmente accolta, nel senso che a AP1 è ordinato di rimuovere immediatamente i due lauri messi a dimora sulla sua particella n. 449 RFD di __________, a confine con la particella n. 450, proprietà di AO1.

L'ordine è impartito sotto la comminatoria dell'esecuzione effettiva (art. 490 CPC).

  1. Gli oneri processuali, consistenti in:

a) tassa di giustizia fr. 250.–

b) spese fr. 100.–

fr. 350.–

sono posti a carico di AO1, che rifonderà all'appellante fr. 700.– per ripetibili.

  1. Intimazione:

– ; – .

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente La segretaria

Ultimo aggiornamento: 02.07.2026

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Parole chiave

neighbor lawminimum distanceplantingspalmstolerance periodburden of proofappeal admissibilitycosts

Estratto da Omnilex

Questione giuridica chiave

Whether the appeal was admissible based on the amount in dispute.

Decisione estratta

The appeal was admissible because the value in dispute could be derived from the claimant's final first-instance submissions and was not implausible.

Motivazione estratta

In neighbor disputes the litigated value is determined by the final relief sought; the amount of CHF 8,000 was not manifestly unrealistic and had not been contested.

Questione giuridica chiave

Whether the three palms had to be removed for violating minimum distance requirements.

Decisione estratta

The order to remove the three palms was set aside because the respondent did not prove a timely and clear opposition within ten years of planting.

Motivazione estratta

The record showed no clear opposition directed at those specific palms; the earlier letters concerned other plantings or unspecified 'palmettes'. The burden of proving timely opposition lay on the party seeking removal, and that proof failed.

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