Sentenza del 3 dicembre 2004
Corte dei reclami penali
Composizione
Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Tito Ponti e Bernard Bertossa,
Cancelliere Giampiero Vacalli
Parti
A.,
B.,
reclamanti
rappresentati dall’avv. Elio Brunetti, ,
contro
Commissione federale delle case da gioco,
opponente
Oggetto
Reclamo contro operazioni d’inchiesta (art. 27 DPA)
Bundesstrafgericht
Tribunal pénal fédéral
Tribunale penale federale
Tribunal penal federal
Numero dell’incarto BK_B 171/04
Fatti:
A. Nell’ottobre 2003, un’inchiesta penale amministrativa è stata avviata nei
confronti degli organi della C.S.A.. A quest’ultima, che gestisce il
casinò situato a X., viene rimproverato di aver omesso di fornire alla
Commissione federale delle case da gioco (in seguito: CFCG) delle infor-
mazioni ch’essa era tenuta di comunicare, infrazione prevista e punita
dall’art. 56 cpv. 1 lett. e della legge federale del 18 dicembre 1998 sul gioco
d’azzardo e sulle case da gioco (LCG; RS 935.52). Condotta dal segreta-
riato della CFCG, l’inchiesta è stata affidata agli inquirenti D.______ e
E.. A., presidente del consiglio di amministrazione della
C.S.A. e B., direttore della società, sono stati incolpati in
questo contesto.
B. L’11 marzo 2004, l’inquirente D.______ ha convocato B.______ in qualità
di persona tenuta a fornire informazioni. Tuttavia, il 24 marzo seguente,
all’inizio dell’audizione, l’inquirente ha informato B.______ sulla sua inten-
zione di interrogarlo in qualità d’imputato. L’interessato è stato informato
del suo diritto di non rispondere alle domande che gli venivano poste, di
farsi assistere da un difensore, di partecipare all’amministrazione delle pro-
ve e di consultare l’incarto. B.______ ha comunque accettato di rispondere
alle domande poste dall’inquirente e le sue risposte sono state messe a
verbale; quest’ultimo è stato da lui firmato.
C. Il 25 maggio 2004, l’inquirente E.______ ha fatto pervenire ad ogni imputa-
to un esemplare del processo verbale finale impartendo ad ognuno di loro
un termine per presentare le loro osservazioni scritte. Gli imputati, per
mezzo di un difensore comune, l’avvocato Elio Brunetti, hanno inoltrato la
loro presa di posizione in data 2 luglio 2004. In tale scritto, l’avvocato ha
messo in discussione l’indipendenza della CFCG e dei suoi inquirenti e ha
considerato che i principi contenuti negli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 CEDU non
erano stati rispettati. Egli ha quindi chiesto l’annullamento dei verbali del 25
maggio. Per il resto, l’esistenza delle infrazioni rimproverate agli imputati è
stata contestata.
D. Gli imputati sono stati convocati nuovamente dall’inquirente D.______ per
un’audizione che ha avuto luogo il 16 settembre 2004. Essi sono stati ac-
compagnati dal loro patrocinatore, il quale, immediatamente all’inizio
dell’interrogatorio ha esatto che la CFCG, prima di ogni altro atto procedu-
rale, si pronunciasse sulle censure concernenti l’assenza d’imparzialità de-
gli inquirenti. Il patrocinatore ha richiesto inoltre una decisione sulla validità
dell’interrogatorio del suo cliente B.______ del 24 marzo 2004, sostenendo
che quest’ultimo sarebbe stato privato del suo diritto di essere assistito da
un difensore.
E. Con decisione dell’11 ottobre 2004, il direttore del segretariato della CFCG
ha respinto le censure invocate dagli imputati e ha rifiutato di ordinare
l’annullamento dei verbali in questione. In sostanza, egli ha ritenuto che la
procedura adottata nei confronti degli imputati è stata conforme alle dispo-
sizioni topiche della LCG e che l’errore commesso nella convocazione di
B.______ non ha avuto conseguenze sull’esercizio dei diritti legittimi di
quest’ultimo.
F. Dissentendo da tale decisione, gli imputati, in data 14 ottobre 2004, hanno
interposto reclamo alla Corte dei reclami penali. Riprendendo
l’argomentazione già riassunta, essi chiedono l’annullamento della decisio-
ne in questione nonché di tutti gli atti istruttori esperiti dalla CFCG.
Quest’ultima ha postulato la reiezione del gravame, con protestate tasse e
spese.
Diritto:
-
Il reclamo è stato inoltrato nel termine di tre giorni previsto dall’art. 28 cpv.
3 DPA; esso è dunque ricevibile. Non essendo l’oggetto del litigio una mi-
sura coercitiva ai sensi degli art. 26 e 45 seg. DPA, il reclamo deve essere
trattato conformemente alle disposizioni dell’art. 27 DPA.
-
Secondo gli art. 27 cpv. 1 e 28 cpv. 3 DPA, il reclamo diretto contro un atto
od omissione di un funzionario inquirente deve essere inoltrato per iscritto
al direttore o al capo dell’amministrazione in causa entro tre giorni a conta-
re da quello in cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’atto d’inchiesta o
ricevuto notifica della decisione contestata. Conformemente al testo chiaro
dell’art. 22 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa (PA;
RS 172.021) applicabile sulla base del rinvio dell’art. 31 cpv. 1 DPA, tale
termine legale non può essere prorogato, né dall’autorità né dalle parti
coinvolte (a proposito dell’art. 33 cpv. 1 OG, il cui tenore è identico a quello
dell’art. 22 cpv. 1 PA, v. DTF 111 IV 48 e POUDRET, Commentaire de la loi
fédérale d’organisation judiciaire, vol. I, n. 1 ad art. 33 OG; sull’obbligo di ri-
spettare i termini nella procedura penale, v. HAUSER/SCHWERI, Schweizeri-
sches Strafprozessrecht, 5a ed., Basilea/Ginevra/Monaco 2002, § 43 n.
23). Il rispetto dei termini legali deve essere esaminato d’ufficio e la loro i-
nosservanza implica l’irricevibilità del gravame tardivo (PIQUEREZ, Procédu-
re pénale suisse, Zurigo 2000, n. 1442, pag. 316). Il fatto che un’autorità in-
feriore abbia accettato la violazione di un termine legale non vincola
l’autorità di ricorso.
Nella fattispecie, i reclamanti chiedono l’annullamento degli atti d’inchiesta,
i quali tutti, senza eccezioni, sono stati portati a loro conoscenza diverse
settimane prima del loro primo reclamo formulato mediante lo scritto che il
loro patrocinatore ha inoltrato alla CFCG il 2 luglio 2004. Il loro reclamo è
dunque chiaramente tardivo. Il fatto che il medesimo sia stato formulato nel
termine - prolungato dalla CFCG - previsto all’art. 61 cpv. 3 DPA non cam-
bia nulla a tale constatazione. La procedura prevista in materia di processi
verbali finali, in effetti, ha come scopo unicamente quello di comunicare le
accuse mosse nei confronti dell’imputato, di permettergli di spiegarsi e di
sollecitare, se del caso, un complemento d’inchiesta (art. 61 cpv. 1 e 2
DPA). Essa non si sostituisce in nessun modo alla procedura prevista dagli
art. 26 a 28 DPA, la quale, per ragioni di economia di procedura, impone a
colui che censura un’irregolarità concernente un atto d’inchiesta di adire
immediatamente l’autorità competente, senza proseguire oltre. Il principio
della buona fede ed il suo corollario, il divieto dell’abuso di diritto, si appli-
cano ugualmente nell’ambito della procedura penale (DTF 125 IV 79 con-
sid. 1b, pag. 81). Essi si oppongono segnatamente alla ricevibilità di un ri-
corso per vizio di procedura invocato da colui che ha accettato la violazione
censurata (PIQUEREZ, op. cit., n. 862, pag. 197; v. ugualmente DTF 117 Ia
491 consid. 2a, pag. 495). Nella fattispecie, i reclamanti hanno atteso la fi-
ne dell’inchiesta per lamentarsi di irregolarità (assenza d’imparzialità
dell’organismo e dei funzionari inquirenti, privazione del diritto di essere as-
sistiti da un avvocato in occasione del primo contatto) di cui erano a cono-
scenza da lungo tempo. I reclamanti non hanno neppure formulato una
domanda di restituzione per inosservanza di un termine ai sensi dell’art. 24
PA. Il loro procedere tardivo è dunque abusivo e non può essere accettato.
- Anche se la presente autorità fosse entrata nel merito delle censure invoca-
te per la prima volta il 2 luglio 2004, queste sarebbero comunque da re-
spingere.
3.1 Contrariamente all’opinione espressa dal segretariato della CFCG, è cer-
tamente possibile per il giudice esaminare la conformità di una legge fede-
rale con i principi derivanti dalla CEDU. L’art. 191 Cost. impone in effetti ai
tribunali di applicare non solamente il diritto federale, ma ugualmente il dirit-
to internazionale vincolante per la Svizzera, segnatamente il diritto conven-
zionale (DTF 117 Ib 367, 369 seg., specialmente pag. 373;
HAEFELIN/HALLER, Schweizerisches Bundesstaatsrecht, 5a ed., Zurigo 2001,
n. 1926, pag. 565 e n. 2091, pagg. 617-618; HANGARTNER, in EHRENZEL-
LER/MASTRONARDI/SCHWEIZER/VALLENDER, Die schweizerische Bundesver-
fassung, Kommentar, Zurigo/Basilea/Ginevra 2002, n. 25 seg., specialmen-
te 28, ad art. 191; AUBERT/MAHON, Petit commentaire de la Costitution fédé-
rale de la Confédération suisse, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 9 ad art.
190, pag. 1457). Il solo fatto che la LCG affida un compito di sorveglianza
alla CFCG (art. 48 LCG) e istituisce il suo segretariato quale autorità com-
petente per il perseguimento penale (art. 57 cpv. 1 LCG) non vieta al giudi-
ce di valutare la conformità di questo sistema con i principi derivanti dalla
CEDU. Tale esame non conduce tuttavia alle conclusioni sostenute dai re-
clamanti, secondo i quali i meccanismi istituiti dalla LCG sarebbero contrari
ai principi derivanti dall’art. 6 par. 1 CEDU e dall’art. 30 Cost.. Queste di-
sposizioni, la cui portata è a tal proposito identica (DTF 128 V 82 consid.
2a, pag. 84; 126 I 235 consid. 2a, pag. 236), impongono in effetti
l’intervento di un giudice indipendente ed imparziale solamente nella fase
giudiziaria della procedura (AUBERT/MAHON, op. cit., n.1 ad art. 30 Cost.,
pag. 280). Esse non possono quindi essere invocate per contestare la legit-
timità del cumulo delle funzioni di sorveglianza e di perseguimento in seno
alla medesima autorità amministrativa e questo a maggior ragione
nell’ambito della procedura penale amministrativa, dove la persona oggetto
di una decisione dell’amministrazione può esigere, senza dover giustificare
la sua richiesta, che la sua causa sia sottoposta ad un tribunale (art. 72
DPA).
3.2 Per quanto concerne la censura relativa all’assenza d’imparzialità di uno
dei funzionari inquirenti, vi è da rilevare innanzi tutto che i reclamanti fanno
valere in realtà un motivo di ricusazione che avrebbero dovuto invocare se-
guendo la procedura prevista all’art. 29 DPA, ovvero rivolgendosi tempesti-
vamente al superiore del funzionario in questione (art. 29 cpv. 2 DPA). È
regola in effetti che la persona intenzionata ad ottenere la ricusazione di un
membro di un’autorità deve agire immediatamente al momento in cui ha
conoscenza del motivo che potrebbe giustificare tale procedimento. Se non
interviene con conoscenza di causa e tarda senza ragione a richiedere la
ricusazione della persona toccata, commette un abuso di diritto che non
merita protezione (DTF 114 Ia 348). Nella fattispecie, i reclamanti conosce-
vano già al momento dell’apertura dell’inchiesta l’identità dei funzionari del
segretariato incaricati della medesima, ed è solo il 2 luglio 2004 che, per la
prima volta, hanno contestato l’imparzialità di uno di loro. La loro censura è
manifestamente tardiva. Questa è inoltre infondata, in quanto gli argomenti
avanzati dai reclamanti non fanno parte dei motivi di ricusazione previsti
dall’art. 29 cpv. 1 DPA. Il funzionario toccato non ha in effetti nessun inte-
resse personale nella causa, non ha legami di parentela con una o l’altra
delle parti e l’esercizio simultaneo di compiti di sorveglianza e di persegui-
mento non è sufficiente per creare un’apparenza di prevenzione ai sensi
dell’art. 29 DPA. Contrariamente a quanto previsto nella DTF 120 IV 226,
non esiste nella fattispecie nessun rapporto di concorrenza tra il funzionario
coinvolto e la ditta dei reclamanti.
3.3 Infine, è a torto che il reclamante B.______ pretende essere stato leso nei
suoi diritti di difesa per il modo con cui è stato convocato, poi ascoltato in
occasione della sua audizione del 24 marzo 2004. È vero che convocando
l’interessato in qualità di persona tenuta a fornire informazioni e poi interro-
gandola come imputato, il funzionario inquirente ha adottato un comporta-
mento censurabile. Questa irregolarità tuttavia avrebbe potuto giustificare
l’annullamento del verbale d’audizione - sollecitato dal reclamante in que-
stione - solo se quest’ultimo fosse stato effettivamente privato di un diritto
invocabile. Questo non è il caso nella fattispecie. Come risulta dal verbale
litigioso, il reclamante si è visto immediatamente notificare i suoi diritti di di-
fesa e segnatamente quello di non rispondere alle domande dell’inquirente
e di essere assistito da un difensore. Direttore di una ditta importante, il re-
clamante era sicuramente in grado di comprendere il significato di tali av-
vertimenti. Egli non pretende d’altronde il contrario. Accettando di risponde-
re immediatamente alle domande dell’inquirente, il reclamante ha dunque,
in tutta conoscenza di causa, rinunciato a l’assistenza immediata di un av-
vocato. Dal momento in cui, secondo gli art. 32 e 39 cpv. 3 DPA,
l’assistenza di un difensore non è obbligatoria ma solo facoltativa,
l’assenza di un avvocato all’audizione del 24 marzo 2004 non costituisce
dunque una causa di nullità degli atti compiuti in tale occasione.
- Anche se fosse risultato ricevibile, il reclamo sarebbe dunque stato respin-
to. In applicazione dell’art. 156 OG (applicabile sulla base del rinvio degli
art. 245 PP e 25 cpv. 4 DPA) e dell’art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio
2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32),
la tassa di giustizia di fr. 1'500.-- sarà messa, in solido, a carico dei recla-
manti, dedotto l’anticipo dei costi di fr. 500.-- già versato.
Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:
- Il reclamo è irricevibile.
- La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico dei reclamanti in solido.
Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versato, essi sono invitati a ver-
sare il saldo di fr. 1'000.--.
Bellinzona, 6 dicembre 2004
In nome della Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale
Il Presidente: Il Cancelliere:
Comunicazione a
- Avv. Elio Brunetti
- Commissione federale delle case da gioco
Informazione sui rimedi giuridici :
Contro questa sentenza non è dato alcun rimedio giuridico.