Complaint against refusal to release seized assets

BB.2005.39Tribunale penale federale / Camera dei ricorsi18 lug 2005Dismissed

Estratto da Omnilex

Sintesi Omnilex

A detainee complained against the federal prosecutor’s refusal to lift the seizure of cash, jewelry, and luxury watches seized during a home search in a criminal investigation for narcotics offenses, criminal organization participation, and money laundering. The Criminal Complaints Court found the complaint timely and the appellant entitled to challenge the seizure only for assets he claimed personally, not on behalf of his companion. On the merits, it held that the preliminary suspicions and the possible confiscation basis justified maintaining the seizure because the appellant had not clearly shown that the assets were beyond the criminal organization’s effective control or that third-party ownership was proven. The complaint was therefore dismissed insofar as admissible, while legal aid was granted.

Massima Omnilex

Art. 59 n. 3 CP; seizure of assets in view of confiscation where the suspect is linked to a criminal organization and the organization’s power of disposal cannot be clearly excluded; the origin of the assets, even if allegedly lawful, is not decisive. In the preliminary phase of the investigation, a seizure may be maintained so long as confiscation remains plausible and the proportionality requirement is respected (consid. 2, 4.1-4.2). The review court does not decide the merits of the criminal case or definitive third-party rights, but only the admissibility of the coercive measure. A person directly affected may challenge the measure only for assets concerning him, not on behalf of another without authority.

Testo completo

Decisione del 18 luglio 2005 Corte dei reclami penali Composizione Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi- dente, Barbara Ott e Tito Ponti, Cancelliere Giampiero Vacalli

Parti

A.______, attualmente in detenzione, rappresentato dall’avv. Ernesto Ferro,

reclamante

Contro

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO- NE, controparte

Oggetto Reclamo contro un rifiuto di dissequestro

Bundesstrafgericht Tribunal pénal fédéral Tribunale penale federale Tribunal penal federal Numero dell’incarto: BB.2005.39

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Fatti:

A. A.______ è stato arrestato il 23 agosto 2004 all’aeroporto di Zurigo-Kloten nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo d’infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260 ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305 bis CP). Posto immediatamente in detenzio- ne preventiva, il giudice istruttore federale, ritenuta la sussistenza dei peri- coli di collusione e di fuga, ne ha convalidato l’arresto con decisione del 25 agosto 2004. In seguito, l’inchiesta è stata estesa anche ai titoli di falsità in documenti (art. 251 CP), aggressione (art. 134 CP) e coazione (art. 181 CP).

B. In occasione dell’arresto, il Ministero pubblico della Confederazione (in se- guito: MPC) ha disposto la perquisizione del domicilio privato di A.______ e della sua compagna B.______ ed il sequestro dei valori patrimoniali pre- sumibilmente sottoposti a confisca; in seguito a questa perquisizione sono stati sequestrati denaro contante, gioielli e orologi di lusso.

C. Con scritto del 20 aprile 2005 al MPC, l’indagato ha chiesto il dissequestro e la riconsegna del denaro contante (EUR 10'100.-- e USD 2'000.--), dei gioielli e degli orologi di lusso rinvenuti nel corso della perquisizione domici- liare, sostenendo che tali beni sono di origine lecita e che, in parte, appar- terrebbero alla sua compagna, non coinvolta nel procedimento penale.

D. Con decisione del 18 maggio 2005 il MPC ha respinto l’istanza dell’indagato.

E. Dissentendo da questa decisione, il 24 maggio 2005 A.______ è insorto con un reclamo dinanzi alla Camera dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando il dissequestro immediato dei valori patrimoniali men- zionati nella sua precedente istanza.

F. Con osservazioni del 10 giugno 2005, il MPC ha chiesto l’integrale reiezio- ne del gravame. Nel secondo scambio di allegati, le parti si sono sostan- zialmente riconfermate nelle rispettive tesi e conclusioni. I motivi invocati

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dalle parti saranno ripresi, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei considerandi di diritto.

Diritto:

  1. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni pro- cedurali degli art. 214-219 PP.

1.1. Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo- gia). In concreto, la decisione che rifiuta l’istanza di dissequestro è datata 18 maggio 2005 ed è pervenuta al patrocinatore legale del reclamante il 19 maggio. Introdotto il 24 maggio 2005, il rimedio è pertanto tempestivo.

1.2. Nella misura in cui il reclamante si proclama proprietario dei valori patrimo- niali in questione, egli è senz’altro legittimato a contestare la decisione del MPC, giacché direttamente toccato dal provvedimento coercitivo (art. 214 cpv. 2 PP). Egli non è invece legittimato ad agire in nome e per conto della sua compagna B.______, né il suo patrocinatore ha prodotto una procura in tal senso (v. sentenza del Tribunale penale federale BK_B 134/04 del 4 novembre 2004 consid. 2.3 pag. 8).

  1. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad as- sicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 n. 1 PP; DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti); parimenti, si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 59 CP. Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenuto che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalen- za d’interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della propor- zionalità (DTF 125 IV 185 consid. 2a; PIQUEREZ, Procédure pénale suisse,
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Zurigo 2000, n° 2554 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è in- fatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile (HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a e- diz., Basilea/Ginevra/Monaco 2005, § 69 n° 1; PIQUEREZ, op. cit., n° 2553). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del procedi- mento penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante giuri- sprudenza, finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2, non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 pag. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimoniale appartenente ad una persona sospettata di parteci- pazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso può essere se- questrato allorquando il detentore non può provare immediatamente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indirettamente, la fa- coltà di disporne (art. 59 n. 3 CP; v. sentenza del Tribunale penale federale BK_B 082/04 del 25 agosto 2004 consid. 4.2 con riferimenti citati).

  1. La perquisizione effettuata presso il suo domicilio privato di X.______ si i- scrive nel quadro di un’inchiesta preliminare avviata dal MPC volta ad ac- certare le responsabilità penali di A.______ (e di numerosi altri co-indagati) nell’ambito di una vasta organizzazione a carattere internazionale dedita al traffico di stupefacenti e di armi. Egli avrebbe in particolare provveduto – nell’ambito della sua attività presso alcune società finanziarie - a riciclare in Svizzera e all’estero parte dei ragguardevoli proventi di questi traffici.

Riguardo all’esistenza di sufficienti e concreti indizi di reato - presupposto indispensabile del provvedimento di sequestro cautelare ai sensi dell’art. 65 PP (v. HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, op. cit., § 69 n° 28) - può senz’altro essere rinviato ai precedenti giudizi in materia di scarcerazione (noti alle parti) riguardanti l’indagato resi da questa Corte, in cui si evidenziava la presenza di concreti indizi che avvalorano sia le ipotesi di riciclaggio di de- naro e falsità in documenti, sia quella di partecipazione e/o sostegno ad un’organizzazione criminale (v. sentenze BH.2005.11 del 17 giugno 2005 consid. 3.2 e 3.3, BH.2005.1 del 26 gennaio 2005 e BK_H 168/04 dell’11 novembre 2004). L’argomento non merita invero ulteriore esame in questa sede, posto che gli indizi di colpevolezza a carico dell’indagato sono co- munque sufficienti – tenuto anche conto che ci si trova tuttora nella fase delle indagini preliminari di polizia giudiziaria ai sensi degli art. 100 e segg.

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PP - per decretare l’adozione di provvedimenti conservativi quali un seque- stro.

  1. Il reclamante contesta però la necessità di continuare a tenere sotto se- questro i beni rinvenuti nella sua abitazione durante la perquisizione del 23 agosto 2004, asserendo che si tratta di valori di origine lecita, sottratti al po- tere di disposizione fattuale dell’organizzazione criminale a cui è sospettato appartenere e, in parte, di proprietà di terze persone non indagate. Egli ri- tiene quindi non dati i presupposti per l’eventuale confisca di questi valori. D’avviso contrario è invece il MPC, per il quale il sequestro cautelare dei valori patrimoniali ritrovati presso il domicilio privato dell’indagato è stato adottato in presenza di sufficienti indizi di reato e risulta, tenuto anche con- to dello stadio preliminare e della complessità dell’inchiesta, del tutto pro- porzionato; per l’autorità inquirente non vi è, al momento, prova certa che questi valori appartengano a terzi, per cui il mantenimento del sequestro cautelare si imporrebbe.

4.1. Giusta l’art. 59 n. 3 CP, possono essere sequestrati in vista di confisca tutti i beni patrimoniali appartenenti ad una persona che abbia partecipato o so- stenuto un’organizzazione criminale, atteso che i valori patrimoniali appar- tenenti a questa persona sono presunti sottoposti – fino a prova del contra- rio – alla facoltà di disporre dell’organizzazione medesima.

L’art. 59 n. 3 CP, in vigore dal 1° agosto 1994, ha introdotto una nuova mo- dalità di confisca di valori patrimoniali. La disposizione ha avuto la sua ge- nesi nell’ambito della lotta contro la criminalità organizzata ed è stata con- cepita con il preciso scopo di facilitare la confisca dei valori patrimoniali del- le organizzazioni criminali (v. sentenza del Tribunale federale 1S.16/2005 del 7 giugno 2005 consid. 2.2). Giusta l’art. 59 n. 3 CP devono essere con- fiscati tutti i valori patrimoniali di cui un’organizzazione criminale ha facoltà di disporre, indipendentemente dalla loro origine e dalla loro utilizzazione precedente; è irrilevante a tale proposito se si tratti di valori patrimoniali di origine lecita o illecita. L’organizzazione criminale deve infatti poter essere colpita anche in quelle sue attività esercitate nell’economia legale (N. SCHMID, Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwä- scherei, Tomo I, Zurigo 1998, n° 129 ad art. 59 CP; FLORIAN BAUMANN, Ba- sler Kommentar, Basilea 2003, n° 58 ad art. 59 CP). Decisiva è la prova dell’esistenza di un’organizzazione criminale e di una relazione tra questa e la persona interessata dal provvedimento di confisca, e non l’effettiva commissione di una concreta infrazione da parte di quest’ultima (o da parte dell’organizzazione stessa), né l’origine delittuosa dei beni patrimoniali

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soggetti a confisca (SCHMID, op. cit., n° 191 ad art. 59 CP). Il potere di di- sposizione ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP è da intendere quale il potere effetti- vo esercitato sulla cosa, conformemente alle norme della vita in società; esso implica necessariamente la volontà e la possibilità di disporre della cosa. L’effettiva facoltà di disporre è data fintanto che l’interessato ha ac- cesso alla cosa e sa dove la stessa si trova. Anche se l’oggetto è stato affi- dato ad un'altra persona, ad esempio allo scopo di conservarlo o ammini- strarlo, non è dato necessariamente il trasferimento della facoltà di dispor- re: è in effetti possibile la disponibilità collettiva di più persone su un unico e solo oggetto. La volontà di possedere è l’intenzione di esercitare la padro- nanza su una cosa in funzione della possibilità effettiva (v. Messaggio del 7 settembre 1993 concernente la modifica del Codice penale, FF 1993 III 193 e segg.).

4.2. In concreto l’indagato sostiene che la valuta estera sequestrata presso il suo domicilio sarebbe di origine lecita, legata alla sua attività di intermedia- zione immobiliare, mentre i gioielli e gli orologi sarebbero di pertinenza e- sclusiva della sua compagna e pertanto sottratti al presunto potere di di- sposizione fattuale dell’organizzazione criminale sotto indagine (di cui pe- raltro contesta l’appartenenza).

Tali argomenti non sono però sufficienti per decretare il dissequestro im- mediato dei beni patrimoniali in esame. Infatti, posto da un lato la particola- re natura dei reati contestati al reclamante (riciclaggio di denaro nell’ambito di un’organizzazione criminale) e, dall’altro, i forti sospetti che l’autorità in- quirente nutre sull’insieme delle sue attività di intermediazione mobiliare e immobiliare (v. consid. 3, supra), non si può escludere a priori che su que- sto denaro contante la persona sospettata di appartenere o comunque di sostenere l’organizzazione criminale e – per il suo tramite – l’organizzazione stessa abbia un potere di disposizione fattuale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP; come esposto al considerando precedente, anche l’asserita (ma non comprovata) origine lecita di questi averi non ne impedi- sce comunque il sequestro a fini di confisca. Malgrado le sue contestazioni, il reclamante non ha d’altronde apportato prova certa e sufficiente che tale denaro è sottratto al potere di disposizione fattuale dell’organizzazione cri- minale di cui è sospettato far parte (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP), per cui relativamente a questa posizione, il sequestro cautelare ordinato dal MPC deve per il momento essere confermato. Analogamente, e per i me- desimi motivi, i gioielli e gli orologi di lusso non sarebbero altro che un pro- dotto della trasformazione del denaro contante di cui ha fatto capo il recla- mante e la cui origine è oggetto di indagine; quanto alla titolarità di questi beni – fino all’apporto di una prova chiara della loro proprietà da parte di

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una terza persona non indagata – è senz’altro lecito dubitarne. Va qui ri- cordato che il sequestro non pregiudica la decisione in materia di confisca e che di regola spetta al giudice di merito, e non all’istanza di reclamo in ambito procedurale, pronunciare le misure definitive e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione (DTF 120 IV 365 consid. 1c con riferimenti).

  1. Discende da quanto precede che il reclamo, nella misura in cui è ammissi- bile, deve essere respinto. Conformemente all’art. 245 PP, le spese e le in- dennità in relazione al procedimento giudiziario sono stabilite dagli art. 146- 161 OG, per quanto la legge non disponga altrimenti.

5.1. In principio, le spese processuali sono poste a carico della parte soccom- bente (art. 156 cpv. 1 OG); l’art. 152 cpv. 1 OG permette tuttavia al tribuna- le (all’occorrenza la Corte dei reclami penali) di dispensare la parte dal pa- gare le spese processuali e i disborsi, se questa dimostra di essere in uno stato di bisogno e se le sue conclusioni ricorsuali non si rivelano fin dall’inizio sprovviste di possibilità di esito favorevole. Se occorre, il tribunale può fare assistere questa parte da un avvocato i cui onorari sono sopportati dalla cassa del tribunale medesimo (art. 152 cpv. 2 OG). Ora, con sentenza del 15 febbraio 2005 (incarto BB.2005.1), questa Corte ha nominato l’avv. Ernesto Ferro difensore d’ufficio di A.______ con effetto retroattivo al 9 set- tembre 2004, e concesso all’imputato il gratuito patrocinio a partire dalla stessa data. Dal momento che il reclamo introdotto non appariva fin dall’inizio votato all’insuccesso, la domanda di assistenza presentata dal reclamante va in principio accolta sia per ciò che concerne la dispensa dal pagamento delle spese processuali, sia per quanto riguarda l’assunzione dell’onorario dell’avvocato d’ufficio.

5.2. Come la Corte dei reclami penali ha già più volte avuto modo di precisare, la Confederazione ha l’obbligo di indennizzare l’avvocato nominato d’ufficio, nel caso in cui il suo patrocinato non sia in grado di farlo (v. art. 36 cpv. 2 PP; sentenza BK_H 157/04 del 25 ottobre 2004 consid. 6.2). L’art. 3 del Regolamento sulle spese ripetibili nei procedimenti davanti al Tribunale penale federale (RS 173.711.31) prevede che l’onorario è fissato secondo il tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa; la tariffa oraria, che si applica anche agli avvocati d’ufficio (art. 3 cpv. 2), varia da un minimo di fr. 200.-- a un massimo di fr. 300.--. Tenuto conto della na- tura del procedimento e della presumibile e necessaria attività espletata dal legale nella presente procedura di reclamo, un dispendio orario di 6 ore appare ragionevole e una tariffa di fr. 230.--/ora adeguata; l’indennità a fa- vore del difensore d’ufficio per la presente causa è quindi fissata a

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fr. 1’500.--, IVA inclusa. Questa indennità è posta provvisoriamente a carico della cassa del Tribunale penale federale. Qualora la parte sia più tardi in grado di pagare, essa sarà tenuta alla rifusione dell’indennità alla cassa del Tribunale penale federale (v. art. 152 cpv. 3 OG).

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia:

  1. Nella misura in cui è ammissibile, il reclamo è respinto.

  2. La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.

  3. La tassa di giustizia di fr. 1'500.—è posta provvisoriamente a carico della cassa del Tribunale penale federale. Qualora il reclamante sia più tardi in grado di pagare, sarà tenuto alla rifusione di questa tassa alla cassa del Tri- bunale penale federale.

  4. L’indennità del patrocinatore d’ufficio Avv. Ernesto Ferro nella presente pro- cedura è stabilita a fr. 1’500.-- ed è posta provvisoriamente a carico della Cassa del Tribunale penale federale. Qualora il reclamante sia più tardi in grado di pagare, sarà tenuto alla rifusione di questa indennità alla cassa del Tribunale penale federale.

Bellinzona, il 18 luglio 2005

In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale

Il Presidente: Il Cancelliere:

Comunicazione a:

  • Avv. Ernesto Ferro
  • Ministero pubblico della Confederazione

Informazione sui rimedi giuridici: Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro- cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce- dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o il suo presidente lo ordini.

Parole chiave

seizureconfiscationcriminal organizationmoney launderinglegal aidstandingproportionalitythird-party ownership

Estratto da Omnilex

Questione giuridica chiave

Whether the complaint against the refusal to release seized assets was timely and admissible

Decisione estratta

The complaint was timely and admissible only to the extent the appellant challenged the seizure of assets allegedly belonging to him; he could not act for his companion without authorization.

Motivazione estratta

The refusal was notified on 19 May 2005 and the complaint filed on 24 May 2005, so the five-day deadline was met. Standing existed for assets claimed by the appellant because he was directly affected, but not for his companion's assets absent a power of attorney.

Questione giuridica chiave

Whether the seized cash, jewelry, and watches had to be released immediately

Decisione estratta

Immediate release was denied; the seizure was confirmed for the time being.

Motivazione estratta

Given the serious suspicions of organized-crime-related money laundering and the preliminary stage of the investigation, the assets could remain seized so long as confiscation remained possible. The appellant did not clearly prove that the assets were beyond the criminal organization's effective control or that third-party ownership was established.

Questione giuridica chiave

Whether the appellant was entitled to legal aid

Decisione estratta

Legal aid was granted because he was indigent and the complaint was not manifestly hopeless from the outset.

Motivazione estratta

The court found the statutory conditions satisfied and therefore ordered provisional assumption of costs and counsel fees by the court fund.

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