# REGOLAMENTO (CE) N. 1583/2006 DEL CONSIGLIO

del 23 ottobre 2006

che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di etanolamina originaria degli Stati Uniti d’America

## Preamble

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea [^1] (il regolamento di base), in particolare l'articolo 9 e l'articolo 11, paragrafo 2,

vista la proposta presentata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo,

considerando quanto segue:

A. PROCEDURA

**1.** Misure in vigore

**(1)** Nel febbraio 1994, con regolamento (CE) n. 229/94 [^2] , il Consiglio ha istituito misure antidumping definitive sulle importazioni di etanolamina (prodotto in questione) originaria degli Stati Uniti d'America (USA). Le misure antidumping assumono la forma di dazi variabili basati su un prezzo minimo per i tre tipi di etanolamina, ovvero monoetanolamina (MEA), dietanolamina (DEA) e trietanolamina (TEA).

**(2)** In seguito alla richiesta del Conseil européen des fédérations de l’industrie chimique (CEFIC), nel febbraio 1999 era stato avviato un riesame in previsione della scadenza e un esame intermedio ai sensi dell’articolo 11, paragrafi 2 e 3, del regolamento di base. I suddetti esami sono stati conclusi dal Consiglio con il regolamento (CE) n. 1603/2000 [^3] , che ha istituito misure definitive antidumping sulle importazioni di etanolamina originaria degli USA. La forma delle misure è stata modificata per trasformarle in dazi specifici fissi per tonnellata di ogni tipo di etanolamina. Due delle tre ditte che beneficiano di un dazio antidumping individuale erano Dow Chemical Company e Union Carbide Corporation.

**(3)** Dopo che l’attività nel settore della etanolamina della Dow Chemical Company è stata dismessa per passare alla ditta INEOS LLC, il dazio antidumping individuale di 69,40 EUR/t applicabile alla Dow Chemical Company è stato assegnato a INEOS LLC [^4] . Tuttavia, poiché il 6 febbraio 2001 la Dow Chemical Company ha acquisito tutte le azioni della Union Carbide Corporation, che beneficiava di un dazio antidumping individuale di 59,25 EUR/t, la Dow Chemical Company resta attiva nel settore dell’etanolamina. La Union Carbide Corporation continua ad esistere, ma fa parte del gruppo Dow Chemical Corporation e non svolge più attività di produzione indipendenti.

**2.** Domanda di riesame in previsione della scadenza

**(4)** A seguito della pubblicazione, nel novembre 2004, di un avviso di imminente scadenza delle misure antidumping in vigore sulle importazioni di etanolamina originaria degli USA [^5] , il 25 aprile 2005 la Commissione ha ricevuto una domanda di riesame delle suddette misure ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base.

**(5)** La richiesta è stata presentata dal CEFIC a nome dei produttori che rappresentano la maggior parte, in questo caso oltre il 75 %, della produzione totale di etanolamina nella Comunità.

**(6)** La richiesta è stata motivata con il fatto che la scadenza delle misure avrebbe comportato il rischio del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio nei confronti dell'industria comunitaria. Avendo stabilito, previa consultazione del comitato consultivo, che esistono elementi di prova sufficienti per giustificare l'apertura di un riesame in previsione della scadenza, la Commissione ha pubblicato un avviso di apertura ed ha avviato un'inchiesta [^6] ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base.

**3.** Inchiesta

**(7)** I servizi della Commissione hanno ufficialmente informato dell’avvio del riesame i produttori comunitari, i produttori esportatori degli USA, gli importatori/operatori commerciali, le industrie utilizzatrici interessate e i rappresentanti delle autorità statunitensi. Le parti interessate hanno avuto la possibilità di rendere note le loro osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.

**(8)** I servizi della Commissione hanno inviato un questionario a tutte le parti notoriamente interessate e a quelle che hanno richiesto un questionario entro i termini previsti nell'avviso di apertura.

**(9)** La Commissione ha inoltre dato alle parti interessate la possibilità di comunicare le proprie osservazioni per iscritto e di chiedere un'audizione entro il termine fissato nell'avviso di apertura.

**(10)** Al questionario hanno risposto due produttori esportatori degli USA e i relativi nove importatori nella Comunità, un importatore collegato in Svizzera, tre produttori comunitari (produttori comunitari richiedenti) ed un’industria utilizzatrice nella Comunità. Un produttore comunitario non ha risposto al questionario in modo completo ed ha fornito solo brevi informazioni; due industrie utilizzatrici nella Comunità hanno comunicato le loro osservazioni.

**(11)** I servizi della Commissione hanno raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini della determinazione della probabilità del persistere o della reiterazione del dumping e del pregiudizio e ai fini della determinazione dell'interesse comunitario. Sono state effettuate visite di verifica presso le sedi delle seguenti società:

| a) | BASF AG, Ludwigshafen, Germania | BASF AG, Ludwigshafen, Germania | Innovene Europe Ltd, Staines, Regno Unito | SASOL GmbH, Marl, Germania |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| BASF AG, Ludwigshafen, Germania |  |  |  |  |
| Innovene Europe Ltd, Staines, Regno Unito |  |  |  |  |
| SASOL GmbH, Marl, Germania |  |  |  |  |

**b)** produttori esportatori negli USA: The Dow Chemical Company, Midland, Michigan e Houston, Texas, USA

| c) | Dow Chemical Iberica SL, Tarragona, Spagna | Dow Chemical Iberica SL, Tarragona, Spagna | INEOS Oxide Ltd, Anversa, Belgio |
| --- | --- | --- | --- |
| Dow Chemical Iberica SL, Tarragona, Spagna |  |  |  |
| INEOS Oxide Ltd, Anversa, Belgio |  |  |  |

**d)** importatore collegato in Svizzera: Dow Europe GmbH, Horgen, Svizzera

**e)** industrie utilizzatrici nella Comunità: Degussa Goldschmidt Espana SA, Granollers, Spagna.

**4.** Periodo dell’inchiesta

**(12)** L'inchiesta relativa al persistere o alla reiterazione del dumping e del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1 o luglio 2004 e il 30 giugno 2005 (periodo dell'inchiesta — PI). L'esame delle tendenze significative ai fini della valutazione della probabilità del persistere o della reiterazione del pregiudizio ha riguardato il periodo compreso tra il 1 o gennaio 2002 e la fine del periodo dell'inchiesta (periodo considerato).

B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

**1.** Prodotto in esame

**(13)** Il prodotto in esame è lo stesso delle indagini precedenti. L’etanolamina si ottiene facendo reagire l’ossido di etilene (EO), derivante dalla reazione tra etilene ed ossigeno, con l’ammoniaca. Questa sintesi induce tre reazioni concorrenti, che danno tre diversi tipi di etanolamina: monoetanolamina (MEA), dietanolamina (DEA) e trietanolamina (TEA) a seconda del numero di legami subiti dall'EO. Il numero massimo di combinazioni è limitato dal numero di elementi di idrogeno contenuti nell’ammoniaca, ovvero tre. La percentuale dei tre tipi di etanolamina all'interno della produzione complessiva è determinata dalla configurazione dell'impianto di produzione ma può, in una certa misura, venire controllata dalla scelta del rapporto ammoniaca/ossido di etilene. Gli impianti comunitari usano la nafta come vettore energetico, mentre quelli degli USA il gas naturale.

**(14)** Il prodotto in questione è usato come intermedio e/o additivo per la preparazione di tensioattivi (nella composizione dei detergenti e di prodotti per l'igiene personale), fertilizzanti, agenti per la protezione delle colture (glifosati), anticorrosivi, oli lubrificanti, ausiliari tessili e ammorbidenti (esterquat), materiali fotografici chimici, nell’industria metallurgica e della carta, nella produzione del cemento come legante e additivo per la macinazione nonché come mezzo assorbente per depuratori di gas (purifica il gas rimuovendo gli acidi). Dalla fine 2004/inizio 2005 il prodotto viene usato sempre più spesso nel trattamento del legno. Il prodotto può essere impiegato anche dagli stessi produttori, o dalle fabbriche collegate, per produrre ammine di etilene.

**2.** Prodotto simile

**(15)** Come risulta anche dalle indagini precedenti, il prodotto in questione importato dagli USA e venduto alla Comunità è identico, in termini di caratteristiche fisiche e tecniche, a quello prodotto e venduto nella Comunità da produttori comunitari e fra i prodotti fabbricati nella Comunità e quelli importati non sussistono differenze in termini di impiego. Risulta inoltre che il prodotto in questione fabbricato negli USA e venduto nella Comunità è identico a quello venduto sul mercato interno degli USA. Detti prodotti sono pertanto considerati in via provvisoria prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4, del regolamento di base.

C. PROBABILITÀ DELLA PERSISTENZA O DELLA REITERAZIONE DEL DUMPING

**(16)** Conformemente all'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, è stato esaminato se ci fossero casi di dumping e, in tal caso, se lo scadere delle misure comportasse o meno il rischio di persistenza o reiterazione del dumping.

**1.** Osservazioni preliminari

**(17)** Dei quattro produttori esportatori statunitensi citati nella denuncia, due hanno collaborato all’inchiesta.

**(18)** Dai due produttori esportatori che hanno collaborato proviene il 100 % delle importazioni comunitarie durante il PI, ovvero 41 000 tonnellate. Le importazioni nella Comunità per il prodotto in questione originario degli USA costituiscono il 16,7 % dei consumi comunitari durante il PI, mentre nel periodo d’inchiesta precedente (1998) questa percentuale ammontava al 29 %.

**2.** Importazioni oggetto di dumping durante il periodo dell'inchiesta

Valore normale

**(19)** Per quanto riguarda i due produttori esportatori statunitensi che hanno collaborato, è stato stabilito per ogni tipo del prodotto in questione il valore normale, basato sul prezzo pagato o pagabile sul mercato interno degli Stati Uniti da acquirenti indipendenti ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, del regolamento di base, poiché si è constatato che le vendite sono avvenute nel corso di normali operazioni commerciali.

Prezzo all’esportazione

**(20)** Come le inchieste precedenti, la presente inchiesta ha evidenziato nuovamente che i due produttori esportatori statunitensi che hanno collaborato hanno esportato il prodotto in questione nella Comunità attraverso ditte collegate. Di conseguenza, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9, del regolamento di base, il prezzo all'esportazione è stato costruito in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente nella Comunità. Nel calcolo è stato tenuto conto di tutti i costi intervenuti tra l’importazione e la rivendita, inclusi i costi di vendita, generali e amministrativi e del profitto realizzato nella Comunità dalle ditte importatrici durante il PI.

Confronto

**(21)** Il valore normale è stato confrontato con il prezzo medio all’esportazione di ogni tipo del prodotto in questione, franco fabbrica e allo stesso stadio commerciale. Nel rispetto dell’articolo 2, paragrafo 10, del regolamento di base e al fine di garantire un equo confronto, si è tenuto conto delle differenze nei fattori che palesemente influiscono sul prezzo e sulla comparabilità dei prezzi. Sono stati applicati adeguamenti per le spese di trasporto interno e marittimo, per le riduzioni differite, per i costi di movimentazione ed imballaggio, per i costi del credito e per i dazi all’importazione, tutti detratti dai prezzi alla rivendita al fine di ottenere un importo franco fabbrica.

Margine di dumping

**(22)** In conformità dell'articolo 2, paragrafo 11, del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato per ogni tipo di prodotto in base al confronto tra la media ponderata dei valori normali e la media ponderata dei prezzi all'esportazione, allo stesso stadio commerciale. Il confronto ha evidenziato l’esistenza del dumping durante il PI, anche se a livelli inferiori rispetto all’inchiesta precedente. Il margine medio ponderato di dumping espresso come percentuale del valore CIF alla frontiera comunitaria era 4,8 % per INEOS e 20,3 % per Dow Chemical.

**3.** Andamento delle importazioni in caso di abrogazione delle misure

Osservazioni preliminari

**(23)** Dopo avere esaminato l'esistenza di pratiche di dumping nel periodo dell'inchiesta, si è proceduto ad esaminare la probabilità del persistere del dumping.

Livello del dumping in caso di abrogazione delle misure

**(24)** L’abrogazione delle misure consentirebbe agli esportatori di ridurre il prezzo all’esportazione. La riduzione dei prezzi all’esportazione renderebbe il prodotto statunitense più interessante sul mercato comunitario. Se i prezzi all’esportazione venissero ridotti in proporzione al livello dei dazi, i margini di dumping constatati durante il PI sarebbero 13,4 % per INEOS e 28,3 % per Dow Chemical.

Ulteriore spazio per le esportazioni verso il mercato comunitario grazie alle capacità di produzione inutilizzate negli USA

**(25)** Secondo le stime, le capacità di produzione inutilizzate negli USA ammontano a 90 000 tonnellate durante il PI. Quest’importo viene calcolato basandosi sulle informazioni ottenute dai due produttori esportatori che hanno collaborato nonché sulle informazioni delle principali riviste del settore. Confrontandolo con le stime della capacità di produzione totale installata negli USA (650 000 tonnellate), con le stime della domanda soddisfatta e l’uso vincolato (560 000 tonnellate) si ottiene un tasso di utilizzo della capacità dell’86 %, piuttosto basso viste le favorevoli condizioni del mercato durante il PI. Il tasso piuttosto contenuto di utilizzo della capacità è conseguenza dei problemi operativi di taluni impianti di produzione. La capacità residua di 90 000 tonnellate va confrontata con il volume delle esportazioni dagli USA verso la Comunità durante il PI (41 088 tonnellate) e i consumi globali della Comunità (246 670 tonnellate). In altre parole esiste un notevole potenziale di aumento delle esportazioni dagli USA, che potrebbero coprire una vasta parte del mercato comunitario. La propensione ad aumentare le esportazioni verso la Comunità è inoltre sostenuta dall’espansione delle capacità di 45 000 tonnellate in corso nel 2006 in Messico ed in Brasile, altri due importanti mercati di esportazione per i produttori statunitensi.

**(26)** Per concludere, si dispone di capacità residue che potrebbero essere impiegate per produrre maggiori quantitativi di etanolamina e venderli sul mercato comunitario in caso di abrogazione delle misure.

Andamento dei prezzi sul mercato comunitario e sul mercato del paese esportatore

**(27)** Il mercato della etanolamina è stato caratterizzato da una crescita decisa della domanda di DEA negli anni 2000-2001, dovuta all’impiego di DEA nella produzione di erbicidi glifosati, utilizzati in un processo che mira a rendere le colture geneticamente modificate resistenti a tali erbicidi. La domanda di TEA è incentivata in modo specifico dall’impiego nel settore dei cementi e degli ammorbidenti per tessuti. Dal 2004 è cresciuto considerevolmente il mercato della MEA in seguito all’adozione di un regolamento statunitense, entrato in vigore il 1 o gennaio 2005, che vieta l’impiego di prodotti alternativi per il trattamento del legno basati sui metalli; di conseguenza la domanda stimata di MEA è aumentata di 80 000 tonnellate. Il prezzo dei vari tipi di etanolamina a livello mondiale è quindi elevato poiché elevata è la domanda di tale prodotto.

**(28)** L’inchiesta ha evidenziato che i prezzi sul mercato interno degli USA sono mediamente più elevati rispetto ai prezzi medi di vendita sul mercato comunitario. Gli utilizzatori industriali sembrano ottenere condizioni analoghe su entrambi i mercati, poiché sono spesso multinazionali che negoziano le condizioni di fornitura a livello mondiale e selezionano fornitori in grado di operare a tale livello. Tuttavia i prezzi sul mercato statunitense per tutti i tipi di etanolamina sono stati più elevati se applicati agli operatori e ai distributori. Questo tipo di vendita sul mercato nazionale degli USA viene effettuato a prezzo spot, mentre sul mercato comunitario i prezzi vengono piuttosto stabiliti in base ad un contratto a termine. I prezzi di vendita nella Comunità vengono quindi fissati per un periodo più lungo e perciò sono più stabili.

**(29)** Le vendite agli operatori e distributori effettuate dai due produttori esportatori che hanno collaborato costituiscono solo il 13 % delle vendite realizzate sul mercato interno degli USA ed il 32 % delle vendite realizzate sul mercato comunitario, ma i prezzi applicati negli USA sono in media del 35 % più elevati rispetto a quelli nella Comunità allo stesso stadio commerciale. Questi dati confermano la conclusione che, poiché operatori e distributori acquistano a prezzo spot, i prezzi interni degli USA si adeguano alle fluttuazioni con maggiore rapidità. Di conseguenza, in un contesto di prezzi in aumento, i prezzi all'interno degli USA tenderanno ad essere relativamente più elevati rispetto ai prezzi nella Comunità e tale tendenza sarà ancora più decisa in caso di abrogazione delle misure. D’altro lato questo stadio commerciale costituisce la parte più piccola delle vendite sia sul mercato statunitense sia su quello comunitario.

**(30)** Per gli utilizzatori industriali, che rappresentano la maggioranza degli acquirenti, l’abrogazione delle misure probabilmente non avrebbe effetti sui prezzi di vendita dell’etanolamina sul mercato comunitario, poiché si è constatato che l’onere delle misure viene sostenuto dai produttori esportatori statunitensi. In tale situazione questi ultimi possono effettuare vendite fruttuose e sarebbero incentivati ad aumentare le esportazioni verso il mercato comunitario. Tuttavia gli utilizzatori industriali potrebbero avvalersi dell’abrogazione delle misure come strumento di contrattazione per ottenere prezzi inferiori sia dai produttori esportatori statunitensi che dall'industria comunitaria.

Rapporto tra i prezzi all’esportazione USA nei paesi terzi e i prezzi all’esportazione USA nella Comunità

**(31)** I prezzi all’esportazione del prodotto in questione verso gli altri mercati principali, ovvero il Canada ed il Sudamerica, non evidenziano tendenze regolari. I prezzi di vendita sono talvolta meno elevati e talvolta più elevati rispetto al mercato statunitense e comunitario, a seconda delle condizioni di vendita. Per volumi inferiori i prezzi di vendita sono ovviamente più elevati.

**(32)** Riassumendo, per entrambi i produttori esportatori che hanno collaborato, il mercato statunitense resta, in linea di massima, quello più importante per le vendite. Comunque, poiché il 17 % della produzione è stato esportato durante il PI, le vendite alla Comunità e al resto del mondo continuano a svolgere un ruolo importante nell'utilizzo e nella redditività globali delle capacità di produzione installate.

Possibile andamento a breve termine delle importazioni

**(33)** Per quanto riguarda i due produttori statunitensi che hanno collaborato, a breve termine ci si può attendere che il loro volume di importazioni resti almeno stabile. Infatti, anche se le misure sono in vigore e ferma restando la maggiore attrattiva del mercato statunitense, hanno continuato a rifornire i loro clienti della Comunità. Si potrebbe verificare una riduzione dei volumi esportati dal produttore statunitense INEOS dopo l’assorbimento di Innovene, che possiede impianti di produzione nella Comunità, quando la ditta avrà risistemato gli impianti di produzione acquisiti e avrà installato nuove capacità nella Comunità, prevedibilmente non prima del 2008. Nel contempo i produttori esportatori statunitensi avranno probabilmente riparato i danni provocati dall’uragano nella seconda metà del 2005 e saranno rientrati nella piena operatività nella seconda metà 2006/inizio 2007, producendo quindi ulteriori quantitativi da poter vendere sul mercato comunitario.

**(34)** Per quanto concerne invece i produttori statunitensi che non hanno collaborato all’inchiesta, che hanno detenuto durante il PI il 27 % della capacità di produzione degli USA, non si può escludere che riprendano ad esportare verso la Comunità in caso di abrogazione delle misure.

Possibile andamento delle capacità e della domanda mondiali

**(35)** Sono stati esaminati anche i possibili sviluppi a medio termine (fino a 5 anni) della domanda e delle capacità di produzione nella Comunità, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. L’analisi si è soffermata anche sui possibili effetti del prevedibile andamento della domanda e dell'offerta per i prezzi nella Comunità. Tutte le cifre dei considerando che seguono si basano su informazioni provenienti dalle ditte BASF, Dow e INEOS e dalle pubblicazioni di riferimento per l’industria chimica di PCI e Tecnon.

**(36)** Tenendo conto delle proiezioni dei produttori statunitensi e comunitari sulla domanda e sulle capacità di produzione per il futuro, sul mercato comunitario si prevede una crescita inferiore che nel resto del mondo. Secondo le proiezioni il tasso medio di crescita nella Comunità ammonta al 3 % circa su base annua nel medio termine, rispetto al 7 % in Asia e al 4,2 % a livello mondiale.

**(37)** Nel 2004 la domanda del mercato europeo ha ecceduto le capacità di produzione installate nella Comunità di circa 40 000 tonnellate. Negli Stati Uniti la situazione era invece opposta, con capacità di 90 000 tonnellate superiori rispetto all’impiego effettivo e alla vendita del prodotto, che tuttavia non hanno indotto una riduzione dei prezzi elevati a causa dei problemi operativi della produzione che hanno limitato le forniture agli acquirenti. Se si confrontano le proiezioni sui tassi di crescita e le annunciate espansioni della capacità, si può prevedere che, a partire dal 2008, la capacità sarà in eccesso rispetto alla domanda sul mercato comunitario, in particolare a causa della probabile attuazione dei piani d'investimento di INEOS nella Comunità, grazie ai quali aumenteranno di un quarto-un terzo le capacità di produzione installate su tale territorio Tale espansione delle capacità non diventerà operativa prima dell'inizio del 2008. Sebbene tale aumento delle capacità possa essere parzialmente compensato da una contemporanea riduzione delle importazioni nella Comunità e da un aumento delle esportazioni da parte dei produttori comunitari, si prevede che la capacità globale installata nella Comunità da tutti i produttori sarà superiore alla domanda del mercato comunitario durante il 2008.

**(38)** Secondo le prove di cui dispone la Commissione, l’attuale eccesso di capacità negli USA è destinato a continuare almeno nel breve termine a causa della domanda interna che, pur crescendo, non assorbirà la capacità residua che ridiventerà operativa. Se si considera il periodo fino al 2010, l’eccesso di capacità dovrebbe svanire, riducendo gli incentivi ad esportare per i produttori statunitensi. Per lo stesso periodo sono previste notevoli carenze in Asia. Infatti Dow Chemical ha costituito una joint venture con Petronas, denominata Optimal, ed ha installato 75 000 tonnellate di capacità in Malaysia per servire il mercato asiatico dell’etanolamina.

**(39)** Più in generale, entro il 2010 probabilmente le capacità di produzione a livello mondiale aumenteranno da circa 1 300 000 tonnellate a 1 785 000 tonnellate. Quest’ultima cifra comprende le nuove capacità installate nella Comunità (+ 205 000), negli Stati Uniti (+80 000), in Arabia Saudita (+ 100 000) ed in Asia (+ 100 000). Entro il 2010 la domanda mondiale, crescendo secondo le proiezioni ad un tasso del 4,2 %, avrà raggiunto 1 550 000-1 700 000 tonnellate. Tenendo presente che un determinato eccesso di capacità viene sempre assorbito dagli arresti di produzione per manutenzione e che quindi è necessario disporre di una determinata riserva, le proiezioni per il 2010 indicano un eccesso di capacità nella Comunità, equilibrio negli Stati Uniti e carenze in Asia e nel resto del mondo. In sintesi, le varie espansioni di capacità non indicano una propensione dei produttori esportatori statunitensi a esercitare dumping sul mercato comunitario a causa di un probabile equilibrio tra offerta e domanda a livello mondiale. Va tuttavia osservato che si tratta di una valutazione riferita agli sviluppi a medio termine, cioè il periodo 2008-2010.

Conclusioni circa la probabilità di persistenza o di reiterazione del dumping

**(40)** Va ricordato che, durante il PI, il dumping è stato effettuato da entrambi i produttori esportatori che hanno collaborato, anche se a livello inferiore rispetto all'inchiesta precedente.

**(41)** Rispetto all’inchiesta precedente la quota di mercato delle importazioni dagli USA è scesa dal 29 % al 16,7 %. Negli Stati Uniti la capacità residua ammonta a 90 000 tonnellate, il basso tasso di utilizzo durante il PI è una conseguenza di eventi temporanei e, vista la mancanza di collaborazione, non è stato possibile stabilire le modalità di impiego del 27 % delle capacità installate negli Stati Uniti. Non è stato neppure possibile escludere che i produttori che non hanno collaborato ritornino sul mercato comunitario a prezzi di dumping qualora le misure venissero abrogate. Sebbene la domanda del mercato statunitense sia destinata, secondo le previsioni, a crescere maggiormente che nella Comunità, le capacità eccedentarie negli Stati Uniti saranno assorbite solo nel medio termine. Inoltre, per mantenere la redditività delle capacità di produzione installate, esiste attualmente un incentivo per tutti i produttori ad aumentare le vendite sul mercato comunitario in caso di abrogazione delle misure.

**(42)** Per concludere, è probabile che il dumping persista e che aumenti il volume delle importazioni con conseguente spinta verso il basso per i prezzi nella Comunità, almeno a breve termine, in caso di abrogazione delle misure.

D. DEFINIZIONE DELL’INDUSTRIA COMUNITARIA

**(43)** I tre produttori comunitari che hanno presentato la richiesta hanno pienamente collaborato alla stessa. Durante il periodo dell’inchiesta, essi hanno rappresentato oltre l’80 % della produzione comunitaria. Un altro produttore comunitario ha fornito informazioni riguardanti in particolare la propria produzione, senza però rispondere a tutte le domande del questionario. Di conseguenza è stato considerato «non cooperativo».

**(44)** Va osservato che, dall’adozione del regolamento (CE) n. 1630/2000, recante le misure attualmente in vigore, la Union Carbide Ltd (UK), assorbita dalla Dow Chemical Company, non produce più etanolamina nella Comunità. Inoltre BP Chemicals si chiama ora Innovene e Condea Sasol. Infine INEOS Oxide Ltd, capogruppo basata nel Regno Unito di INEOS Americas LLC, ha acquisito Innovene il 16 dicembre 2005. Entrambe le società, INEOS Americas LLC e Innovene, hanno continuato a cooperare pienamente nell’ambito della procedura.

**(45)** Su tale base, i tre produttori comunitari BASF AG, Innovene e Sasol rappresentano l'industria comunitaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, e dell'articolo 5, paragrafo 4, del regolamento di base.

**(46)** L’inchiesta ha evidenziato che, diversamente da quanto emerso dall’inchiesta precedente, una parte della produzione di etanolamina della Comunità è destinata all’uso interno o vincolato. Tale quota ammonta secondo le stime a circa un terzo della produzione comunitaria totale, come nell’inchiesta precedente. La produzione vincolata è stata individuata presso uno dei produttori compresi nell’industria comunitaria. Tale produttore opera un impianto contrassegnato e utilizzato unicamente per la produzione vincolata. L'inchiesta ha accertato che i produttori comunitari richiedenti non acquistano il prodotto interessato per motivi commerciali o per il mercato vincolato da parti indipendenti all'interno o all'esterno della Comunità. L’etanolamina per uso vincolato non viene quindi considerata in competizione con quella disponibile sul mercato comunitario (di seguito «il libero mercato»).

E. SITUAZIONE DEL MERCATO COMUNITARIO

**1.** Consumo sul mercato comunitario

| Consumo nella Comunità | 2002 | 2003 | 2004 | PI |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Totale (in t) | 283 992 | 331 194 | 358 830 | 366 645 |
| Indice | 100 | 117 | 126 | 129 |
| Produzione vincolata (in t) | 97 768 | 107 539 | 118 584 | 119 975 |
| Indice | 100 | 110 | 121 | 123 |
| Libero mercato (in t) | 186 224 | 223 655 | 240 246 | 246 670 |
| Indice | 100 | 120 | 129 | 132 |
| *Fonte* : statistiche di Eurostat e risposte al questionario. |  |  |  |  |

**(47)** Per quantificare il consumo comunitario ci si è basati sui dati di produzione, dai quali sono state sottratte le esportazioni di tutti i produttori della Comunità e le importazioni dai paesi terzi verso il mercato comunitario. Rispetto al 2002 il consumo durante il PI è aumentato del 29 %, ovvero di 83 000 tonnellate. La crescita è stata particolarmente pronunciata tra il 2002 ed il 2003 (+17 % ovvero +48 000 tonnellate), ma è continuata anche durante il 2004 ed il PI, anche se ad un ritmo inferiore. I consumi sono aumentati in seguito all’incremento della domanda di etanolamina, basata su un campo di applicazioni vasto ed in ulteriore espansione. Dal 2002 è cresciuta soprattutto la domanda di DEA per la produzione di glifosati, di TEA per gli esterquat e di MEA per il trattamento del legno.

**(48)** Il consumo sul libero mercato è aumentato del 32 % (60 000 tonnellate) nel periodo in questione, rispetto ad un incremento del 20 % (37 000 tonnellate) tra il 2002 ed il 2003.

**(49)** Sul mercato vincolato invece il consumo è aumentato del 23 %, ovvero di 22 000 tonnellate, a causa di un maggiore impiego dell'etanolamina nei processi di produzione di altre sostanze chimiche.

**2.** Importazioni dagli USA, volume, quota di mercato e prezzi all'importazione

| Importazioni dagli USA | 2002 | 2003 | 2004 | PI |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Tonnellate | 46 075 | 40 576 | 40 512 | 41 088 |
| Indice | 100 | 88 | 88 | 89 |
| Quota di mercato | 24,7 % | 18,1 % | 16,9 % | 16,7 % |
| prezzo all’importazione (in EUR/t) | 979,63 | 915,15 | 975,09 | 995,55 |
| Indice | 100 | 93 | 100 | 102 |
| *Fonte* : statistiche di Eurostat e risposte al questionario. |  |  |  |  |

**(50)** Il volume delle importazioni dagli Stati Uniti verso la Comunità è diminuito del 12 % tra il 2002 ed il 2003 ed è rimasto stabile da allora. La quota di mercato è stata calcolata sulla base dei consumi del libero mercato nella Comunità ed è scesa dal 24,7 % al 16,7 % ovvero dell’8 %, nel periodo in questione. La diminuzione delle importazioni e della quota di mercato tra il 2002 ed il 2003 hanno coinciso con un declino generale del 7 % del prezzo medio all'importazione. Tra il 2002 ed il 2003 i produttori esportatori statunitensi non hanno partecipato all’espansione dei consumi del libero mercato nella Comunità. Anche dopo il 2003 i produttori esportatori degli USA non hanno aumentato la loro quota di mercato, malgrado i prezzi siano nuovamente saliti. In un mercato di venditori tale maggiore attrattività avrebbe dovuto incrementare le vendite, ma i produttori esportatori statunitensi non sono ritornati sul mercato comunitario come si prevedeva, a causa di problemi operativi e perché sui mercati statunitensi le condizioni erano ancora più interessanti.

**(51)** Va osservato che i suddetti prezzi sono stati rilevati dalle statistiche sulle importazioni di Eurostat. Esse non distinguono tra i vari tipi del prodotto in questione e comprendono condizioni di vendita eterogenee, che non possono essere paragonate a quelle praticate da altri operatori sul mercato comunitario. Un confronto preciso dei prezzi tra le importazioni a prezzo di dumping e i prezzi dei produttori comunitari, allo stesso stadio commerciale, è stato effettuato e spiegato nel seguente considerando 53. Durante il periodo considerato il prezzo medio delle importazioni è lievemente aumentato (+2 %). Tutte le importazioni verso la Comunità originarie degli USA sono state effettuate da importatori collegati e i prezzi all’importazione sono quindi prezzi di trasferimento all’interno del gruppo societario. Nell’inchiesta precedente è risultato che tali prezzi all’importazione erano stati stabiliti artificialmente per assorbire almeno parzialmente le misure antidumping allora in vigore. Gli importatori collegati nella Comunità hanno subito considerevoli perdite durante il precedente PI ed i margini realizzati tra il prezzo d’acquisto (prezzo effettivo di importazione) e il prezzo di rivendita sul mercato comunitario non erano sufficienti a coprire i costi sostenuti tra l’importazione e la rivendita. Per questo motivo l’inchiesta precedente ha indotto a rivedere la forma delle misure antidumping e si è fatto ricorso ai dazi specifici fissi per tonnellata.

**(52)** Dall’inchiesta attuale risulta che sia i produttori esportatori statunitensi, sia gli importatori collegati nella Comunità hanno realizzato utili durante il PI e i relativi margini degli importatori sono stati conformi alle condizioni del mercato. I livelli dei prezzi di vendita, confrontati al valore normale e/o al costo di produzione, consentono di realizzare utili adeguati a tutte le società operanti su mercati caratterizzati da prezzi di vendita elevati.

**(53)** Il confronto tra i prezzi all'importazione CIF alle frontiere comunitarie praticati agli acquirenti indipendenti, inclusi i dazi antidumping, e i prezzi franco fabbrica dell’industria comunitaria per lo stesso tipo di prodotto e allo stesso stadio commerciale ha portato ad una fissazione dei prezzi di vendita delle industrie comunitarie sottoquotati tra il 7,3 % ed il 17,5 %.

**3.** Importazioni da altri paesi terzi, volume, quota di mercato e prezzi all'importazione

| Importazioni da altri paesi terzi | 2002 | 2003 | 2004 | PI |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Tonnellate | 17 596 | 18 688 | 12 276 | 8 773 |
| Indice | 100 | 106 | 70 | 50 |
| Quota di mercato | 9,4 % | 8,4 % | 3,4 % | 2,4 % |
| Prezzo all’importazione (in EUR/t) | 1 034,23 | 970,75 | 982,67 | 955,24 |
| Indice | 100 | 94 | 95 | 92 |
| *Fonte* : statistiche di Eurostat. |  |  |  |  |

**(54)** Le importazioni da altri paesi terzi sono diminuite della metà nel periodo considerato. La quota di mercato dei principali esportatori fra gli altri paesi terzi, ovvero la Russia e l’Iran, è infatti diventata minima. Secondo l’industria utilizzatrice questa diminuzione è dovuta al fatto che era difficile ottenere esattamente i quantitativi richiesti, ad una determinata data di consegna, dai due paesi appena citati.

**4.** Situazione economica dell’industria comunitaria

Output, capacità di produzione e indice di utilizzazione degli impianti

| Utilizzazione degli impianti | 78,4 % | 88,5 % | 92,5 % | 93,2 % |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(55)** Nel periodo considerato, la capacità produttiva è aumentata del 41 %. Contemporaneamente la capacità è stata ampliata del 18%, ottenendo un miglioramento dell’utilizzo della capacità dal 78,4 % al 93,2 %.

**(56)** Tra il 2002 ed il 2003 l’aumento della capacità di produzione è minimo e riflette taluni miglioramenti di efficienza. Dal 2004 in poi si osservano una più intensa risistemazione degli impianti e nuove espansioni della capacità.

Scorte

| Scorte | 2002 | 2003 | 2004 | PI |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Tonnellate | 9 543 | 10 883 | 10 228 | 7 596 |
| Indice | 100 | 114 | 107 | 80 |

**(57)** Il livello delle scorte viene confrontato alla fine di ogni anno dal 2002 al 2004 e varia, a seconda anche degli ordinativi. Alla fine del PI il livello è meno elevato, ma riflette la situazione al 30 giugno 2005 e quindi non è esattamente paragonabile alle scorte di fine anno. Infatti, in vista della probabile riduzione della domanda da parte degli utilizzatori industriali durante i mesi estivi, le società programmano una riduzione della produzione e eseguono la manutenzione degli impianti.

Volume delle vendite, quota di mercato e prezzi di vendita

| Indice | 100 | 95 | 104 | 117 |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(58)** Il volume delle vendite delle industrie comunitarie ad acquirenti indipendenti è aumentato del 35 % nel periodo in questione. La quota di mercato sia del consumo comunitario totale che del consumo del libero mercato indica che, dopo una riduzione tra il 2002 ed il 2003, durante il PI la quota di mercato si è assestata sul 48 % rispetto al consumo totale, ovvero sul 71,3 % sul libero mercato. Il livello medio dei prezzi di vendita per gli acquirenti indipendenti ha seguito un andamento analogo e, dopo una diminuzione del 5 % tra il 2002 ed il 2003, sul libero mercato durante il PI era del 17 % superiore rispetto al 2002.

**(59)** Rispetto al livello dei prezzi durante il PI della precedente inchiesta, che ha coinciso con l’anno di calendario 1998, i prezzi alla vendita nel 2004 e durante il PI attuale sono stati mediamente superiori del 22,7 % e del 37,5 %. Non sono state emesse fatture relative alla produzione destinata al consumo vincolato, utilizzata negli impianti di produzione integrati.

Fattori che incidono sui prezzi comunitari

**(60)** Nell’ultimo decennio i consumi sono stati in continuo aumento, passando da 152 000 tonnellate nel 1995 a 367 000 durante il PI, ovvero registrando un incremento annuo del 9,7 %. Il più recente aumento dei consumi nel periodo considerato, dal 2002 al PI, era pari al 10,7 % su base annua, rispetto ad un aumento annuo della capacità del 7 %. Questo andamento ha sostenuto livelli di prezzo elevati nella Comunità, spingendo nel contempo l’industria comunitaria verso un notevole miglioramento dei tassi d’utilizzo della capacità, dal 78,4 % al 93,2 %, con un aumento annuo della produzione pari al 14,5 %. In termini assoluti la produzione è aumentata di 84 000 tonnellate rispetto ad un aumento dei consumi di 83 000 tonnellate, e la capacità è stata ampliata solo di 48 500 tonnellate.

| Indice | 100 | 96 | 96 | 101 |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(61)** Il prezzo elevato dell’etanolamina nella Comunità è stato sostenuto da una domanda forte ed in aumento, unitamente ad espansioni della capacità più lente e ad una generale riduzione delle importazioni. Inoltre nel periodo considerato i margini di vendita sono stati scarsamente influenzati dal costo totale di produzione per tonnellata. L’aumento del 5,9 % dei costi di produzione tra il 2004 ed il PI era una conseguenza dell’aumento dei prezzi della nafta, vettore energetico di provenienza petrolifera impiegato nella produzione dell’ossido di etilene, la materia prima principale per la produzione di etanolamina nella Comunità.

Occupazione, produttività e salari

| Indice | 100 | 109 | 118 | 112 |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(62)** Nel periodo considerato l’occupazione nell’industria comunitaria del prodotto simile è rimasta stabile. Il processo di produzione è estremamente automatizzato e quindi non ad alta intensità di manodopera. Allo stesso tempo, grazie ai continui miglioramenti e alle risistemazioni degli impianti di produzione, la produttività è aumentata del 42 % nel periodo in questione.

**(63)** Nel periodo considerato i salari sono aumentati dell’11 %, con un massimo nel 2004 attribuibile ad operazioni di ristrutturazione ed esuberi in uno dei produttori comunitari richiedenti. Il salario medio per dipendente ha seguito un andamento analogo.

Redditività

| Vendite ad acquirenti indipendenti nella Comunità | 2002 | 2003 | 2004 | PI |
| --- | --- | --- | --- | --- |
| Valore delle vendite in migliaia di EUR | 104 402 | 109 301 | 139 603 | 164 705 |
| Indice | 100 | 105 | 134 | 158 |
| Costi di produzione in migliaia di EUR | 101 506 | 108 056 | 124 763 | 139 100 |
| Indice | 100 | 106 | 123 | 137 |
| Redditività | 2,8 % | 1,1 % | 10,6 % | 15,5 % |

**(64)** Sul periodo considerato la redditività delle vendite del prodotto in questione sul libero mercato ad acquirenti indipendenti nella Comunità è passata dal 2,8 % nel 2002 al 15,5 % durante il PI, dopo una diminuzione all’1,1 % nel 2003. Il miglioramento della redditività dal 2003 va considerato nel contesto di importazioni stabili dagli USA, con una domanda in crescita ed un conseguente aumento del volume delle vendite e del livello dei prezzi, che durante il 2004 e durante il PI sono stati più decisi rispetto all’aumento del costo di produzione.

Investimenti, utile sul capitale investito e capacità di ottenere capitali

| Utile sul capitale investito | 2,2 % | 0,9 % | 10,2 % | 17,6 % |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(65)** Per le imprese i livelli di prezzo ottenuti nella Comunità costituiscono il fattore determinante nel decidere in merito ad un eventuale ampliamento della capacità. Nel periodo 2002-2003 l’utile sul capitale investito non veniva considerato sufficiente a garantire l’installazione di ulteriori impianti di produzione. Di conseguenza le imprese si sono limitate a risistemare alcuni impianti per migliorarne l’efficienza. Il continuo aumento della domanda, unitamente ad un aumento limitato delle capacità di produzione, ha sostenuto prezzi elevati al punto che dal 2004 è ridiventata fattibile l’attuazione di progetti d'investimento che erano stati accantonati.

**(66)** Per quanto riguarda la capacità di reperire capitale, va osservato che la produzione di etanolamina costituisce solo una piccola parte della produzione globale di sostanze chimiche dell'industria comunitaria, che rappresenta prevalentemente grandi gruppi chimici internazionali, che vantano elevati livelli di cash flow, autofinanziamento e solvibilità. Quindi l’industria comunitaria in generale non ha avuto difficoltà nel reperire capitali.

Cash flow

| Cash flow sul fatturato | 4,6 % | 3,0 % | 12,1 % | 16,6 % |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(67)** L’andamento del cash flow evidenzia ulteriormente il legame tra il livello dei prezzi, la redditività e l’utile sul capitale investito. Il cash flow nella Comunità non è stato molto elevato nel 2002 e nel 2003; dal 2004 il cash flow in relazione al fatturato è risalito su valori a due cifre e per molte imprese è abbastanza elevato da indurle a finanziare nuovi investimenti nel settore dell’etanolamina.

Crescita

**(68)** L’industria comunitaria ha beneficiato della crescita del mercato nel periodo considerato, aumentando la sua quota di mercato dei consumi totali dal 45,9 % al 48 % e la sua quota di mercato dei consumi liberi dal 69,9 % al 71,3 %.

Entità del margine di dumping

**(69)** Durante il PI il dumping è continuato, anche se a livelli inferiori rispetto a quelli individuati nell’inchiesta precedente.

Ripresa dagli effetti negativi del dumping precedente

**(70)** Come già dimostrato sopra, l’industria comunitaria ha avuto la possibilità di riprendersi dagli effetti del dumping precedente, in particolare per quanto concerne i prezzi alla vendita e la redditività.

Esportazioni dell'industria comunitaria

| Indice | 100 | 98 | 107 | 111 |
| --- | --- | --- | --- | --- |

**(71)** Il volume delle esportazioni comunitarie verso paesi terzi è cresciuto dell’11 % nel periodo considerato, ovvero in media del 4 % l’anno, seguendo lo stesso ritmo dell’espansione dei consumi a livello mondiale. Quindi la Comunità resta competitiva sul mercato mondiale.

**5.** Conclusioni sulla situazione del mercato comunitario

**(72)** Il volume dei consumi di etanolamina sul mercato comunitario è aumentato del 29 % mentre le importazioni dagli USA sono diminuite dell’11 % nel periodo in questione. Nello stesso periodo l’industria comunitaria ha incrementato le vendite, riuscendo anche a consolidare e leggermente ampliare la sua quota di mercato.

**(73)** La situazione economica dell’industria comunitaria è migliorata rispetto alla maggior parte degli indicatori economici: produzione (+ 41 %), capacità di produzione (+ 18 %) e utilizzo degli impianti, volume delle vendite (+ 35 % o +45 000 tonnellate) e relativo valore (+ 58 %), produttività, quota di mercato (+ 2 punti percentuali), cash flow e redditività, investimenti e utili sul capitale investito. Il livello dei costi di produzione per tonnellata è rimasto inferiore a quello dei prezzi di vendita. Inoltre l'industria comunitaria ha beneficiato della crescita del mercato comunitario ed ha tenuto il passo con l'evoluzione della domanda mondiale, ampliando l'attività di esportazione dell'11 % in volume.

**(74)** Concludendo, visto l’andamento positivo degli indicatori riguardanti l’industria comunitaria, la situazione può essere ritenuta buona. Non è stato possibile stabilire la persistenza di danni materiali. Di conseguenza si è cercato di stabilire se vi sia la probabilità che il danno si ripeta in caso di abrogazione delle misure.

F. PROBABILITÀ DI REITERAZIONE DEL PREGIUDIZIO

Sintesi dell’analisi della probabilità del persistere del dumping e della reiterazione del dumping pregiudizievole

**(75)** Si rammenta che i produttori esportatori negli Stati Uniti stavano già effettuando dumping durante il PI, anche se ad un livello inferiore rispetto al periodo d’inchiesta precedente. L’abrogazione delle misure, se combinata con una proporzionale riduzione dei prezzi di esportazione, potrebbe indurre margini di dumping tra il 13,4 % ed il 28,3 % per i produttori che hanno collaborato, mentre non si hanno informazioni sul comportamento dei produttori “non cooperativi”, dai quali proveniva il 42 % delle importazioni nell’inchiesta iniziale. Questi ultimi, cui si applicano le misure antidumping più severe, sarebbero maggiormente incentivati a ripresentarsi sul mercato comunitario in caso di abrogazione delle misure.

**(76)** D’altro lato le capacità residue stimate sul mercato statunitense ammonteranno a 90 000 tonnellate non appena saranno stati risolti i problemi operativi e riparati i danni causati dall’uragano.

**(77)** Per concludere, è probabile che il dumping persista e che aumenti il volume delle importazioni con conseguente spinta verso il basso per i prezzi nella Comunità, almeno a *breve termine* , in caso di abrogazione delle misure.

**(78)** Solitamente un aumento delle importazioni oggetto di dumping spingerebbe verso il basso i prezzi di vendita e influirebbe negativamente sulla redditività dell’industria comunitaria nonché sulla sua ripresa finanziaria constatata durante il periodo considerato. In tale contesto va osservato che il livello di sottoquotazione dei prezzi sarebbe ancora superiore se le misure venissero abrogate.

Atteso spostamento della produzione statunitense dal MEG all’etanolamina

**(79)** Si prevede che, in una certa misura, i produttori degli USA riorienteranno l’impiego della materia prima principale ossido di etilene dalla produzione di monoetilenglicole (MEG) alla produzione di etanolamina.

**(80)** La materia prima ossido di etilene viene impiegata nella produzione di altre sostanze chimiche o derivati, soprattutto glicoli etilenici, in particolare monoetilenglicole (MEG). La capacità di produzione di ossido di etilene si limita a pochi impianti nel mondo, vista la sua natura altamente esplosiva e la sua tossicità, che rendono necessaria l’applicazione di una particolare normativa ambientale, sanitaria, di sicurezza e di difesa. Di conseguenza la destinazione dell’ossido di etilene dipende dai prezzi di mercato dei suoi derivati.

**(81)** Nel tempo si è stabilita una certa gerarchia nei livelli di prezzo: il prezzo dell’etilene era più elevato di quello del MEG ed il prezzo dell’etanolamina era più elevato rispetto ai prezzi sia dell’etilene che del MEG. Tuttavia dalla fine del 2003 i prezzi del MEG nella Comunità sono notevolmente aumentati e hanno raggiunto un livello superiore a quello dei prezzi dell’etilene e, in certi periodi, anche dell’etanolamina. Di conseguenza l’ossido di etilene è stato sempre più spesso impiegato nella produzione di MEG, venendo relativamente a scarseggiare sul mercato e contribuendo quindi a mantenere elevati i prezzi dell'etanolamina.

**(82)** I paesi del Medioriente stanno attualmente investendo nelle capacità di glicoli etilenici basati sulla nafta. Nel breve termine entreranno in fase operativa nuove capacità di produzione di MEG in Kuwait (con la partecipazione di Dow Chemical), in Arabia Saudita e in Iran. Poiché la nafta è un derivato del petrolio, questi paesi sono nettamente favoriti per quanto riguarda i costi. Quindi è lecito prevedere che il prezzo del MEG scenderà nel breve termine e che i produttori statunitensi avranno meno possibilità di venderlo soprattutto in Asia, dove le attività nel settore tessile e dei poliesteri formano già più del 30 % dei consumi mondiali di MEG. In questa situazione si troverà soprattutto uno dei produttori «non cooperativi», che attualmente è un grande esportatore di MEG verso l'Asia. Di conseguenza è probabile che i produttori statunitensi decidano di fabbricare più etanolamina, abbassandone i prezzi e creando la necessità di reperire altri acquirenti oltre al mercato interno degli USA, rivolgendosi quindi verso la Comunità.

Andamento dei prezzi e possibilità di adeguarli ai costi di produzione dopo il PI

**(83)** Tenendo presente la stabilità attuale della situazione per l’industria comunitaria, la probabilità di reiterazione del pregiudizio causato dall’abbassamento dei prezzi dipende dall’entità della diminuzione e dall’andamento di altri fattori, quali il costo di produzione e la possibilità di trasferirne l’aumento agli acquirenti. In tale contesto è stata esaminata la situazione del periodo successivo al PI.

**(84)** Sono stati rilevati ulteriori dati per verificare se le conclusioni basate sull'analisi del periodo considerato, soprattutto del PI, restano valide durante la seconda metà del 2005 e nei primi cinque mesi del 2006.

**(85)** Durante il secondo semestre del 2005 i prezzi sul mercato comunitario per tutti i tipi di etanolamina hanno continuato ad aumentare, tra l'11,4 % ed il 14,7 %. L’aumento medio dei prezzi sul mercato statunitense era ancora più pronunciato (22 %). I danni arrecati dall’uragano in Louisiana erano la causa principale delle mancanze sul mercato statunitense.

**(86)** L’andamento è continuato nei primi cinque mesi del 2006, ma ad un ritmo notevolmente più lento: i prezzi sul mercato comunitario sono saliti tra il 2,8 % ed il 4 % e sul mercato interno statunitense del 9,9 %, in conseguenza del graduale ripristino dell'operatività locale e delle riparazioni dei danni.

**(87)** Rispetto al PI i prezzi del petrolio sono aumentati considerevolmente nella seconda metà del 2005 e sono stati mediamente del 30 % più elevati, influendo anche sul prezzo della nafta, che ha cominciato a salire nella seconda metà del PI (primo semestre del 2005). I prezzi delle importazioni provenienti dagli USA sembrano adeguarsi meno rapidamente all’aumento dei prezzi delle materie prime, in parte a causa del lento adeguamento dei prezzi sui contratti, della volontà di proteggere le quote di mercato e in parte perché gli impianti dei produttori statunitensi si basano sul gas e non sulla nafta e gli aumenti dei prezzi del gas sono in ritardo rispetto a quelli del prezzo del petrolio.

**(88)** In media i prezzi del petrolio hanno continuato ad aumentare del 10 % nei primi cinque mesi del 2006, influendo negativamente sulla redditività dell'industria comunitaria a causa della constatata flessione nella tendenza all’aumento dei prezzi di vendita.

**(89)** Analizzando gli eventi successivi al PI si individua un punto di svolta nell’andamento del mercato comunitario dell’etanolamina. I prezzi di vendita sembrano aver raggiunto il limite massimo e, per taluni tipi di etanolamina, evidenziano anche una lieve diminuzione. Vi sono segnali indicanti che un aumento dei costi di produzione non sarà facilmente trasferibile agli acquirenti mediante prezzi di vendita più elevati. Attualmente non è però chiaro in che misura l’aumento dei costi di produzione e la pressione verso il basso esercitata sulla redditività creeranno a medio termine una situazione pregiudizievole per l'industria comunitaria.

Conclusioni sulla probabilità di reiterazione del pregiudizio

**(90)** In caso di abrogazione delle misure è probabile che, a *breve termine* , aumentino notevolmente le importazioni oggetto di dumping dagli Stati Uniti verso la Comunità, con conseguente abbassamento dei prezzi.

**(91)** Nel medio termine tale situazione potrebbe venire ulteriormente aggravata dall’aumento della produzione di etanolamina negli Stati Uniti quale reazione alle ridotte opportunità di vendita del MEG, che costringono i produttori statunitensi a reperire altri mercati di smercio e a riorientare maggiori volumi del prodotto verso il mercato comunitario.

**(92)** Anche l’apparente fine degli aumenti dei prezzi di vendita all’inizio del 2006 e l’andamento avverso dei costi di produzione a causa dell’andamento dei prezzi petroliferi sembrano influire in modo negativo sulla redditività dell’industria comunitaria.

**(93)** Tutti i suddetti fattori indicano una probabilità di reiterazione del pregiudizio. Tuttavia alcune delle conclusioni appena descritte si basano su eventi probabili nel medio termine.

G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ

**1.** Osservazione preliminare

**(94)** Ai sensi dell'articolo 21 del regolamento di base, si è proceduto ad esaminare se la proroga delle misure antidumping attualmente in vigore fosse contraria all'interesse della Comunità. La determinazione dell'interesse della Comunità si è basata su una valutazione degli interessi di tutte le parti coinvolte, e cioè dell'industria comunitaria, degli importatori e operatori commerciali e degli utilizzatori del prodotto in esame.

**(95)** Va ricordato che, nelle inchieste precedenti, l'adozione delle misure non è stata considerata contraria all'interesse della Comunità. Inoltre, l'inchiesta attuale è effettuata in previsione della scadenza e analizza perciò una situazione in cui misure antidumping sono già in vigore.

**(96)** Si è pertanto proceduto ad esaminare se, nonostante le conclusioni sulla probabilità del persistere del dumping, esistessero validi motivi per concludere che il mantenimento delle misure fosse, nel caso specifico, contrario all'interesse della Comunità.

**2.** Interesse dell’industria comunitaria

**(97)** Si ricorda che durante il PI il dumping era ancora presente e che è probabile che persista per il prodotto in questione originario degli USA e che venga reiterato il pregiudizio nei confronti della Comunità.

**(98)** L’industria comunitaria ha dato prova di solidità e competitività, confermate dall’andamento positivo della maggior parte degli indicatori economici, in particolare la redditività, il cash flow e gli utili sugli investimenti. Le misure antidumping precedenti hanno contribuito a stabilire i prezzi al livello attuale sul mercato comunitario, consentendo all'industria comunitaria di ripristinare la redditività ad un livello tale da consentire utili sufficienti sul capitale investito e da rendere fattibili nuovi investimenti nella capacità. In particolare il produttore esportatore statunitense INEOS, che dopo l’assorbimento di Innovene è diventato de facto un produttore comunitario, ha annunciato importanti investimenti nella Comunità. L’adozione di misure antidumping contribuirebbe anche a sostenere la redditività del progetto di investimento. Pertanto, è nell’interesse dell’industria comunitaria prorogare le misure contro le importazioni oggetto di dumping originarie degli USA.

**3.** Interessi degli importatori e degli operatori commerciali

**(99)** Vista la mancanza di collaborazione da parte degli operatori commerciali si è concluso che l’assenza o la proroga delle misure non avesse grandi effetti su tale categoria. Inoltre l’inchiesta non ha evidenziato l’esistenza di importatori indipendenti; tutte le importazioni verso la Comunità del prodotto in questione originario degli USA vengono effettuate da importatori collegati ai produttori esportatori statunitensi.

**(100)** La proroga delle misure non modificherebbe la situazione attuale degli importatori collegati, che hanno realizzato profitti durante il PI con margini conformi alle condizioni del mercato. Ovviamente l’abrogazione delle misure potrebbe andare a vantaggio degli importatori collegati, qualora i prezzi di vendita agli acquirenti restino immutati e i produttori esportatori statunitensi non fissino i prezzi ai quali gli importatori collegati acquistano etanolamina ad un livello che comprenda totalmente o parzialmente il margine di profitto straordinario.

**4.** Interesse degli utilizzatori

**(101)** Basandosi sul fatto che la proroga delle misure equivarrebbe ad un secondo rinnovo di misure antidumping, è stata dedicata particolare attenzione all’interesse delle industrie utilizzatrici.

**(102)** A tale inchiesta hanno collaborato solo le industrie utilizzatrici nel settore degli esterquat per ammorbidenti per tessuti. Un’industria, che costituisce circa il 14 % delle importazioni statunitensi durante il PI, ha risposto al questionario, altre due hanno trasmesso osservazioni e informazioni sulla struttura dei costi di produzione per i prodotti finiti. Gli esterquat vengono prodotti sulla base della TEA e vengono impiegati come ammorbidenti per tessuti, commercializzati da società quali, ad esempio, Procter & Gamble, Unilever, Henkel, Benckiser e Colgate. Secondo tali industrie utilizzatrici l’aumento dei prezzi della TEA sta mettendo in pericolo la loro attività ed esiste il rischio di difficoltà di approvvigionamento sul mercato comunitario. Se venissero abrogate le misure, entrambi i fattori sarebbero meno incisivi. Inoltre la possibilità di continuare a produrre nella Comunità sarebbe compromessa qualora non migliori la redditività dell'attività nel settore degli esterquat.

**(103)** Durante il PI la TEA costituiva circa il 23 % dei costi totali di produzione degli esterquat, mentre nel 2003 tale percentuale ammontava al 22 %, generalmente analoga alle cifre del 2002, primo anno del periodo considerato. Visto l’andamento dei prezzi della TEA, dopo il PI l’incidenza di tale sostanza nei costi del prodotto finito sarà ancora maggiore. È ovvio che, eliminando le misure antidumping, almeno a breve termine si allevierebbe l’onere dei costi della TEA come materia prima. Tale riduzione dei costi, qualora l’abolizione delle misure si traduca completamente in un abbassamento dei prezzi d'acquisto, ridurrebbe il costo della TEA del 7 % circa. L’effetto nel costo di produzione totale del prodotto finito equivarrebbe ad una riduzione dell’1 % circa, con un miglioramento del margine di redditività della stessa entità.

**(104)** Nel settore degli esterquat la redditività è effettivamente peggiorata nel periodo in questione, dal 18 % all'8 % circa. Tuttavia il declino dei prezzi di vendita degli esterquat del 6 % nel periodo considerato sembra essere stato il fattore più incisivo; esso infatti ha fatto salire del 10 % circa l’importanza relativa dei costi di produzione nei prezzi di vendita. Il settore sembra subire l’effetto di uno spostamento verso est, soprattutto verso la Russia, dove i costi sono inferiori in generale, ma in particolare per quanto riguarda l'acquisto dell'altra materia prima, l’acido grasso di sego. Questo prodotto di origine bovina può essere sostituito da grassi vegetali come il “palmstyrene”, più abbondanti nell’Est. Inoltre i suddetti produttori, per motivi di efficienza, chiedono una presenza locale dei loro fornitori; questo può costituire la ragione principale di un’eventuale delocalizzazione fuori dalla Comunità.

**(105)** Infine, dopo aver esaminato la probabilità che vi siano difficoltà di approvvigionamento per la TEA sul mercato comunitario, non sono stati individuati fattori che la confermerebbero, dato che le prove fornite erano offerte presentate da taluni produttori, che le industrie utilizzatrici in questione non avevano accettato.

**(106)** Riassumendo, sebbene si riconosca che l’aumento del prezzo della TEA ha influito negativamente sui costi di produzione dei prodotti finiti per le industrie utilizzatrici, l’effetto resta piuttosto limitato e l’abrogazione delle misure antidumping porterebbe solo un minimo sollievo. Altri fattori, quali il costo di altre materie prime e i requisiti richiesti dagli acquirenti, hanno un effetto molto più significativo. Per tali motivi si è deciso che una proroga delle misure non arreca pregiudizio agli utilizzatori industriali.

**5.** Conclusioni in merito all’interesse della Comunità

**(107)** L’inchiesta ha determinato che le misure antidumping attualmente in vigore hanno contribuito alla ripresa dell’industria comunitaria. L’industria comunitaria sarebbe avvantaggiata da una proroga delle misure, che sosterrebbero l'attuale e redditizio livello dei prezzi e renderebbero possibili nuovi investimenti. In caso di abrogazione delle misure il processo di ripresa sarebbe compromesso. Pertanto, la continuazione delle misure è nell'interesse dell'industria comunitaria.

**(108)** Sembra che non esistano importatori indipendenti e non si sono manifestati operatori commerciali indipendenti. Tutte le importazioni provenienti dagli USA vengono effettuate da operatori commerciali collegati che, quando le misure erano in vigore, hanno ottenuto margini di profitto conformi alla situazione del mercato durante il PI.

**(109)** Inoltre, in passato le misure esistenti non sembrano avere avuto alcun effetto negativo di rilievo sulla situazione economica degli utilizzatori. Sulla base delle informazioni rilevate durante l’inchiesta attuale, gli eventuali aumenti dei prezzi risultanti dall’applicazione di misure antidumping non appaiono sproporzionati rispetto al beneficio per l’industria comunitaria derivante dall’eliminazione delle distorsioni sul mercato causate da importazioni oggetto di dumping.

**(110)** Per quanto riguarda l'interesse della Comunità, si conclude che non esistono motivi validi contrari alla proroga delle misure antidumping attualmente in vigore nei confronti delle importazioni di etanolamina originarie degli USA.

**(111)** Si conclude pertanto che è opportuno prorogare le attuali misure antidumping istituite sulle importazioni di etanolamina originarie degli USA.

H. MISURE ANTIDUMPING

**(112)** Tutte le parti sono state informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare la proroga delle misure in vigore. Inoltre, dopo tale comunicazione, è stato fissato un termine entro il quale le parti potessero presentare le loro osservazioni.

**(113)** L’inchiesta ha evidenziato che nel paese in questione esistono capacità residue e che durante il PI il dumping è continuato. Nel periodo considerato la situazione dell’industria comunitaria è migliorata rispetto alla maggior parte dei fattori di pregiudizio, grazie a favorevoli condizioni del mercato a livello mondiale. Considerati gli sviluppi positivi della situazione economica dell’industria comunitaria, non si può affermare che vi sia stata persistenza del pregiudizio materiale. L’analisi della probabilità di reiterazione del pregiudizio ha però dimostrato che una serie di fattori quali le capacità residue esistenti negli USA, le ridotte opportunità di smercio del MEG, la situazione nel settore dell’etanolamina a livello mondiale e comunitario indicano che, a medio termine, è probabile che il pregiudizio venga reiterato.

**(114)** Ne consegue che, ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, del regolamento di base, è opportuno mantenere le misure antidumping in vigore sulle importazioni di etanolamina originarie degli Stati Uniti, istituite con il regolamento (CE) n. 1603/2000, modificato da ultimo da un avviso relativo alla fissazione dell’aliquota del dazio antidumping applicabile a INEOS [^7] . Si ritiene inoltre che le misure debbano essere prorogate per un ulteriore periodo di due anni.

**(115)** Da un lato è probabile che venga reiterato il dumping pregiudizievole, poiché tale pratica degli esportatori statunitensi è continuata nonostante le misure in vigore e perché si prevede un aumento delle importazioni verso la Comunità, a causa degli attuali eccessi di capacità produttiva di 90 000 tonnellate negli USA, che ridiventeranno operativi entro la fine del 2006 e per i quali non esiste una corrispondente domanda sul mercato nazionale. Inoltre il principale produttore statunitense «non cooperativo» attualmente oggetto dei dazi antidumping più elevati e quindi anche maggiormente incentivato a ritornare sul mercato comunitario in caso di abrogazione delle misure dispone della rete di distribuzione necessaria perché vende già altri prodotti chimici sul mercato comunitario.

**(116)** Dall’altro lato le capacità eccedentarie negli USA sono destinate a sparire gradualmente verso il 2010 e le previste espansioni di capacità di uno dei produttori esportatori statunitensi verso la Comunità che hanno collaborato saranno operative verso la fine del 2008, quindi tra due anni. Queste ultime considerazioni, unitamente alla continua incertezza in merito all’influsso dell’andamento dei prezzi petroliferi sui costi di produzione e sulla redditività dell’industria comunitaria giustificano la limitazione della proroga delle misure a due anni.

**(117)** Allo scadere di detto periodo la Commissione, se del caso, avvierà *ex* officio una nuova inchiesta di riesame alla quale si applicherà, *mutatis mutandis* , l’articolo 11 del regolamento di base,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

## **Articolo 1**

**1.** È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di etanolamina di cui ai codici NC ex 2922 11 00 (monoetanolamina) (codice TARIC 2922 11 00 10), ex 2922 12 00 (dietanolamina) (codice TARIC 2922 12 00 10) e 2922 13 10 (trietanolamina), originaria degli Stati Uniti d’America.

**2.** L'aliquota del dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto cif franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, dei prodotti fabbricati dalle società sotto elencate è la seguente: Paese Società Dazio fisso specifico Stati Uniti d'America The Dow Chemical Corporation 2030 Dow Center Midland, Michigan 48674, USA (Codice addizionale TARIC A115 ) 59,25 EUR/t INEOS Americas LLC 7770 Rangeline Road Theodore, Alabama 36582, USA (Codice addizionale TARIC A145 ) 69,40 EUR/t Huntsman Chemical Corporation 3040 Post Oak Boulevard PO Box 27707 Houston, Texas 77056 (Codice addizionale TARIC A116 ) 111,25 EUR/t Tutte le altre società (Codice addizionale TARIC A999 ) 111,25 EUR/t

**3.** Salvo diversa disposizione, si applicano le norme vigenti in materia di dazi doganali.

**4.** In caso di deterioramento delle merci prima della loro immissione in libera pratica e qualora, per questa ragione, il prezzo effettivamente pagato o pagabile subisca una riduzione proporzionale ai fini della determinazione del valore in dogana, conformemente all'articolo 145 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione [^8] , l'importo del dazio antidumping, calcolato sulla base dell'importo summenzionato, è ridotto di una percentuale corrispondente alla riduzione del prezzo effettivamente pagato o pagabile.

## **Articolo 2**

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella *Gazzetta ufficiale dell'Unione europea* e resta in vigore per un per un periodo di due anni.

## Final provisions

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Fatto a Lussemburgo, addì 23 ottobre 2006. *Per il Consiglio* *Il presidente* J.-E. ENESTAM

[^1] [GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOL_1996_056_R_TOC) . Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2117/2005 ( [GU L 340 del 23.12.2005, pag. 17](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOL_2005_340_R_TOC) ).

[^2] [GU L 28 del 2.2.1994, pag. 40](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOL_1994_028_R_TOC) .

[^3] [GU L 185 del 25.7.2000, pag. 1](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOL_2000_185_R_TOC) .

[^4] [GU C 306 del 10.12.2002, pag. 2](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOC_2002_306_R_TOC) .

[^5] [GU C 276 dell'11.11.2004, pag. 2](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOC_2004_276_R_TOC) .

[^6] [GU C 183 del 26.7.2005, pag. 13](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOC_2005_183_R_TOC) .

[^7] [GU C 306 del 10.12.2002, pag. 2](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOC_2002_306_R_TOC) .

[^8] [GU L 253 dell’11.10.1993, pag. 1](http://publications.europa.eu/resource/oj/JOL_1993_253_R_TOC) .

[^1]: . Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2117/2005 ().
[^2]: .
[^3]: .
[^4]: .
[^5]: .
[^6]: .
[^7]: .
[^8]: .