AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
90.1997.139
Data decisione, Autorità:
03.05.1999, TPT
Incarto n.
90.97.00139
Lugano
3 maggio 1999
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il Tribunale della
pianificazione del territorio
composto dai giudici:
Efrem Beretta, presidente,
Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca
vicecancelliera
Daniela Regazzi Fornera
visto
il ricorso del 2 ottobre 1997 di
__________ ,
__________ -,
rappr. da: avv. __________
__________ __________, __________ __________ __________ __________,
contro
la decisione del 27 agosto 1997 no. __________ del
Consiglio di Stato che approva il Piano Regolatore (revisione 1996) del
Comune di __________;
viste le osservazioni 9 dicembre 1997 del Consiglio
di Stato e del 26 novembre 1997 del Comune di __________;
letti ed esaminati gli atti,
esperiti i necessari accertamenti;
r
i t e n u t o
in
fatto
a. Il signor __________
__________ è proprietario di vari fondi situati nel Comune di __________ e
segnatamente della particella no. __________non edificata di 1’344 mq, della
particella no. __________edificata cui è legata , come coattiva e in ragione di
1/3, l’adiacente particella no. , rispettivamente, sempre in ragione
di 1/3, proprietario della particella 327 di complessivi 119 mq.
Questi mappali sono ubicati in località “ ” posta nel comprensorio a
monte del territorio giurisprudenziale di __________ e inseriti, secondo il
Piano regolatore approvato il 21 febbraio 1979, in zona edificabile R2.
b. Nella seduta del 25
marzo 1996 il Consiglio comunale di __________ ha adottato la revisione del
Piano Regolatore. Nell’ambito di questa adozione i fondi di proprietà del
signor __________ (e in generale il comparto nel quale essi sono inseriti),
sono stati tolti dalla zona edificabile R2 e attribuiti alla zona agricola,
gravata nel contempo da un vincolo di protezione paesaggistica. Gli edifici
esistenti sui mappali no. __________e __________sono inoltre stati classificati
come “meritevoli di conservazione” e quindi monumenti culturali.
c. Contro l’esclusione
dei suoi particellari dalla zona edificabile il signor __________ è insorto in
data 10 giugno 1996 davanti al Consiglio di Stato chiedendo lo stralcio della
zona agricola rispettivamente della zona di protezione del paesaggio e quindi
il reinserimento dei mappali di sua proprietà in zona residenziale data la loro
vocazione edificabile, nonché la loro totale urbanizzazione, rispettivamente
l’immediata vicinanza di zone costruite e attribuite al comparto edificabile.
Egli ha inoltre rilevato l’inidoneità del comparto ad una razionale
utilizzazione agricola, come pure l’inesistenza di validi motivi atti a fondare
il vincolo di protezione paesaggistica rispett. di monumenti culturali.
d. Con decisione 27
agosto 1997 il Consiglio di Stato ha approvato la revisione e respinto
l’impugnativa. Al proposito il Governo ha specificato come il previsto
dimensionamento delle zone insediative è da considerarsi commisurato allo
sviluppo attendibile per i prossimi 15 anni. Esso ha inoltre evidenziato
l’ampia autonomia comunale nel predisporre il proprio assetto territoriale e
nel individuare le aree che meglio si prestano ad un uso insediativo. A
riguardo dell’idoneità agricola delle superfici in esame , l’autorità
governativa ha fatto riferimento al fatto che le stesse sono parte integrante
di una antico podere agricolo che assieme al nucleo di __________ costituiscono
una testimonianza di una cultura rurale presente in passato sul luogo. Essa ha
quindi ribadito l’indubbia valenza paesaggistica dell’assieme del comparto.
e. Dissentendo da
questa decisione il signor __________ è nuovamente insorto in data 2 ottobre
1997 davanti a questo Tribunale sollevando in sostanza le medesime censure già
sollevate in prima istanza e chiedendo nuovamente l’inserimento dei mappali di
sua proprietà in zona edificabile risp. lo stralcio dei vincoli.
f. In data 23 gennaio
1998 si è esperito un sopralluogo nell’ambito del quale le parti si sono
riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande.
c o n s i d e r a t o
in diritto
- A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale
della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione.
L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (nuovo
cpv. 4 lett. c, in vigore dal 15.3.1995).
La legittimazione ricorsuale
del ricorrente è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.
Presentato nei termini di
legge, e quindi tempestivo, il ricorso è ricevibili in ordine.
- Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).
L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte
pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con
l’autonomia riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3
LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire
il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettarne il diritto
di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di vigilanza esso veglia
affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e segnatamente i
principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si conformi alla
pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art. 6 LPT) e si
armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e regionale. Se il PR
presentatogli per approvazione non risponde a questi requisiti o appare per
altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo rinvia sui punti difformi
ordinando al Comune di procedere alle necessarie varianti oppure modifica il
piano d'ufficio (art. 37 LALPT).
Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).
Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di
Stato, del sindacato d’opportunità,( tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv.
3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il
ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT).
- Scopo essenziale
della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione del suolo
e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).
Obiettivo primo, la netta separazione tra territorio abitato e non.
La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio oltre a garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 il paesaggio dev’essere tutelato sia
mantenendo sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrandovi
armoniosamente gli insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi
ricreativi e permettendo al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli
insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati nella
loro estensione. Si dovrà aver cura di preservare l’abitato da immissioni
nocive (inquinamento fonico, atmosferico, ecc.), di inserire molti spazi verdi
e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili.
Si tratta di esigenze
spesso contrastanti, di una realtà talvolta troppo complessa per poter essere
gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche.
In realtà solo un’attenta,
oculata ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente
di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del
territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo
armonioso, che rispetti la natura, il paesaggio e più specificamente
l’ambiente, rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni
della popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia
461 consid. 5a). Il principio trova la sua consacrazione all’art. 3 OPT
(Obbligo di ponderazione) ai cui sensi “se dispongono di margini d’azione
nell’adempimento e coordinamento dei compiti d’incidenza territoriale, le
autorità ponderano i diversi interessi.” In tale contesto esse: “a) verificano
gli interessi toccati; b) valutano gli interessi verificati considerandone in
particolare la compatibilità con lo sviluppo territoriale auspicato e con le
implicazioni possibili; c) tengono conto di tali interessi nel miglior modo
possibile, sulla base della loro valutazione.” Infine “nella motivazione delle
decisioni esse presentano la ponderazione degli interessi.”
L’assenza o carenza della
ponderazione porta alla violazione dell’art. 4 Cost. (DTF 114 Ia 376).
- Come già rilevato
nei fatti, in concreto il ricorrente contesta il mancato inserimento dei suoi
mappali posti in località “__________ ” nella zona edificabile al momento
dell’adozione della revisione del PR da parte del legislativo comunale.
La validità di questa scelta pianificatoria verrà esaminata in dettaglio qui di
seguito. Preliminarmente vanno però evidenziati alcuni principi pianificatori
che trovano applicazione nella fattispecie.
Innanzitutto per quanto
riguarda la zona edificabile va rilevato che giusta l’art. 15 LPT le zone
edificabili comprendono i terreni idonei all’edificazione già edificati in
larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari all’edificazione e
urbanizzati entro quindici anni (lett. b).
Va tenuto presente che
l’art. 15 LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona
edificabile possa entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento
è escluso, per definizione. Non basta, per converso, che i requisiti legali
siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile, perché l’inserimento
in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla
definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia
all’agricoltura o contenere valori naturali e paesaggistici che ne impongano la
protezione a dispetto delle altre idoneità.
Spesso non può essere
categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente adempiuti
(ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se rientra o
può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato e neppure
se sarà necessario per l’edificazione nei prossimi quindici anni). In simili
circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di vista,
elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in una
ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia 448
ss consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 ss consid. 5b, 118 Ib 344 ss consid. 4a).
Tranne, dunque, nella
misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un
terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno
relativizzati.
a. L’idoneità va
generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue
caratteristiche naturali (morfologiche, topografiche,
climatiche, ecc.) all’uso che si vuol fare del suolo.
La sua attribuzione a
zona edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori
degli art. 1 e 3 LPT. Dev’essere in particolare compatibile con
l’esigenza di creare e conservare insediamenti
accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b), consentire una razionale ripartizione
delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un sufficiente
accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato dalle
immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a. e b., 24 LPAmb). Deve
inoltre tener adeguatamente conto delle necessità delle
infrastrutture
pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c).
b. Per stabilire
se i terreni sono già ampiamente edificati si tien conto delle
costruzioni già esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle
infrastrutture presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti
pubblici e privati, dell’attività edificatoria fin lì
intrapresa, ecc. Entrano in considerazione solo le costruzioni che per la
loro tipologia e l’impiego fattone appartengono di per sé alla zona
edificabile, ad eccezione segnatamente delle costruzioni agricole. Determinanti
non sono però le singole costruzioni, né le singole particelle.
Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto il comprensorio.
Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case effettivamente
abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né basta
peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste
devono presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, formare un
agglomerato sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza
marcata, un minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un
nucleo vitale e non una casuale disseminazione
di case più o meno ravvicinate. Dipenderà dalla
tradizione insediativa locale la densità edificatoria minima. In certe
zone potrà essere ammessa una certa dispersione, in altre solo la
contiguità sarà significativa. Facenti parte dell’insediamento possono
pure essere considerati, a secondo delle circostanze, gli eventuali
vuoti che presenta il suo tessuto (Baulücken), o
quelle adiacenze non costruite che però attengono
all’insieme e non devono per prevalenti
motivi avere altra attribuzione.
Si terrà conto che
l’art. 3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i
bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio
della concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione
edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo
spreco di terreno e l’irrazionalità dell’assetto
territoriale che ne consegue; la creazione di piccole
zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo
indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF
116 Ia 336 ss consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).
Va tuttavia
considerato che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione,
come gli altri dell’art. 15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in
senso negativo, serve cioè a escludere
l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni
che incontrovertibilmente non presentino i requisiti necessari. Negli altri
casi si dovrà procedere a ponderazione (DTF 113 Ia 450 ss consid. 4
d)da).
c. Il requisito
più delicato è quello della prevedibile necessità di far capo a
determinati fondi, per l’edificazione, nell’arco di quindici anni.
Il metodo solitamente
usato consiste nel determinare qual è stato il fabbisogno di terreno
edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per
pronosticare il fabbisogno dei prossimi quindici
anni; nel contempo si rileva l’evoluzione demografica degli ultimi anni,
ricavandone una prognosi di sviluppo per i prossimi quindici. Si
confronta infine questi dati con la contenibilità del piano. Il
metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale
federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa
la prognosi dell’art. 15 sul rapporto
tra superfici costruite e rimaste libere all’interno della
zona edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di
utilizzo delle riserve di aree edificabili negli ultimi anni e se ne
calcola il fabbisogno per i prossimi 15. Pure questo metodo
ha avuto l’approvazione del Tribunale federale (DTF 114
Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.
Una volta fatto il raffronto tra contenibilità e presumibile
fabbisogno rimane da stabilire se la prima è ragionevolmente
commisurata al secondo. Il Tribunale federale
ha giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli
abitanti nel termine di 15 anni, poteva essere accertato quale principio pianificatorio,
purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile
ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece
se dovesse valere quale generale licenza di aumentare la zona edificabile
si da contenere il doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il
Tribunale federale ha condannato l’eccessivo schematismo di simili
formule.
Pure qui si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che
la zona edificabile è eccessivamente dimensionata. L’art 15 LPT, avverte il
Tribunale federale, non ha carattere di assolutezza,
non è da solo determinante. L’azzonamento deve
tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento
equilibrato, commisurato allo sviluppo che si vuole
imprimere al paese.
Ciò richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti, di tutti
gli interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia
369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).
- Fatte queste
premesse occorre ora applicare questi principi alla fattispecie concreta. Nel
caso di specie è innanzitutto necessario esaminare la questione generale della contenibilità
teorica del PR (art. 15 lett. b LPT). L’idoneità all’edificazione e le altre
caratteristiche del comparto territoriale all’esame saranno singolarmente
esaminate di seguito.
Dal rapporto di
pianificazione (cfr. pag. 33) si evince che la contenibilità teorica del nuovo
PR indica un totale di 11’200 unità insediative, di cui 5’250 abitanti, 3’750 posti
turismo e 2’200 posti lavoro. Ciò equivale ad una riserva di 1’665 unità
abitative, dal momento che la popolazione residente a fine 1994 era di 3’585
abitanti (Annuario statistico ticinese, ed. 1995), corrispondente, nei 10-15
anni di cui all’art. 15 LPT, ad un aumento pari al 46% della popolazione
attuale. Ora, l’evoluzione demografica registrata negli ultimi anni nel Comune
di __________ rende improbabile l’esaurimento di una tale ricettività del PR.
Gli abitanti del comune sono infatti passati da 3’261 nel 1980 a 3’372 nel
1990, registrando così un aumento della popolazione del 3,4% nell’ultimo
decennio. Evidentemente non può essere sostenuto, in queste condizioni, che il
fondo in discussione sia prevedibilmente necessario all'edificazione ai sensi dell'art.
5 lett. b) LPT. Estendere oltre il comprensorio edificabile non corrisponde
alla costante prassi secondo cui sussiste un interesse generale ad impedire,
rispettivamente a ridurre la formazione di zone edificabili troppo vaste (DTF
117 Ia 434 consid. 3 e, 302 consid. 4b, 116 Ia 221 consid. 3b, 115 Ia 384 consid.
4a, 114 Ia 364 consid. 4).
Circa l’adempimento del
presupposto di una preesistente ampia edificazione di cui alla lett. a
dell’art. 15 LPT, rispettivamente di una completa urbanizzazione, va rilevato
che, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, fatta astrazione degli
edifici che formano il nucleo di __________, la superficie in esame risulta
libera da costruzioni. Non sono dunque neppure adempiuti i presupposti
dell'art. 5 lett. a) LPT.
Anche queste censure ricorsuali non possono pertanto essere accolte.
-
Per una completa
ponderazione degli interessi in gioco deve tuttavia essere ancora verificato se
esistono altre ragioni a supporto del mancato inserimento in zona edificabile
del comparto in esame.
Il comune di __________ ha ritenuto opportuno inserire i fondi del ricorrente
in zona agricola, assogettandola a sua volta ad un vincolo di protezione
paesaggistica.
Al proposito va rilevato che giusta l’art. 16 cpv. 1 LPT, le zone agricole
comprendono i terreni idonei all'utilizzazione agricola o all'orticoltura e
quelli che, nell'interesse generale, devono essere utilizzati dall'agricoltura;
per quanto possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16
cpv. 2 LPT). L'art. 3 cpv. 2 lett. a LPT prescrive inoltre alle autorità
incaricate di compiti pianificatori di mantenere all'agricoltura sufficienti
superfici coltive idonee. Queste hanno subito una drastica amputazione negli
anni addietro, che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia
di quelle superstiti e ciò per tutta una serie di motivi (segnatamente le
necessità dell'agricoltura stessa, l'esigenza di assicurare
l'approvvigionamento alimentare del paese in caso di crisi, la protezione del paesaggio,
la riserva di aree vergini per le prossime generazioni).
Come rileva il Tribunale federale, le finalità della zona agricola sono
molteplici: travalicano l’ambito meramente agricolo per invadere la politica
dell’alloggio, del mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La
zona agricola è l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è
chiamata a contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere
anche aree mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre
considerazioni di essere conservate.
In concreto, dagli atti in nostro possesso risulta che, da uno studio
specialistico fatto allestire dal comune, l’area comprensiva dei fondi del
ricorrente rappresenta una delle rare occasioni del comune per la destinazione
d’uso a scopo agricolo. Inoltre, come giustamente evidenziato dal Dipartimento
nelle sue osservazioni, ritenuto che il comparto in esame costituisce parte
integrante di un antico podere agricolo, la sua idoneità agricola risulta in
definitiva storicamente comprovata.
Visto e considerato inoltre come quest’area non edificata, che attornia il
complesso colonico del nucleo di __________, assieme ai pendii vignati posti
nelle immediate vicinanze del Comune di __________, caratterizzi una parte delle
pendici del __________ __________ __________, creando un’armoniosa cornice al
territorio insediativo presente, questo Tribunale ritiene che a giusta ragione
il pianificatore ha pure istituito su di essa un vincolo di protezione
paesaggistica. Con ciò si è evidentemente inteso evitare che un’ulteriore
estensione degli insediamenti possa pregiudicare l’integrità di questo
paesaggio particolarmente meritevole.
Ritenuto quindi come questa misura sia volta oltre che alla salvaguardia di una
passata realtà rurale comunale, anche alla tutela della bellezza del
territorio, va senz’altro rispettata e confermata anche in questa sede.
-
Priva di fondamento
é infine l’invocata disparità di trattamento, per il fatto che mentre i fondi
del ricorrente sono stati tolti dalla zona edificabile con la revisione del PR,
altri vi sono stati inseriti ex novo.
A questo proposito si
rammenta, preliminarmente, che in ambito pianificatorio il principio di
uguaglianza svolge un ruolo attenuato e deve essere valutato con prudenza. E'
quindi possibile che fondi dalle caratteristiche affini e in posizioni analoghe
siano trattati in modo diverso in quanto a destinazione e facoltà edificatorie.
Occorre tuttavia che la pianificazione sia oggettivamente difendibile, vale a
dire che non sia arbitraria. La massima costituzionale di uguaglianza coincide
in materia con il divieto dell'arbitrio: una misura pianificatoria è così
insostenibile quando la discriminazione che tocca il singolo immobile
contraddice ogni ragionevole intento o allorché l'operato dell'autorità
obbedisce a riflessioni inaccettabili, manifestamente estranee al problema (DTF
111 Ia 100 consid. 3, 107 Ib 339 consid. 4a, 103 Ia 257 consid. 4 e citazioni).
Simili circostanze non si
verificano però nel caso all'esame.
A questo Tribunale non
risulta infatti che la scelta dell’autorità comunale di escludere i fondi del
ricorrente dalla zona residenziale sia stata determinata da criteri
discriminatori, manifestamente insostenibili o, peggio ancora, arbitrari.
Al contrario, la diversa
strutturazione storico-paesaggistica dei fondi dell’insorgente, giustificano il
loro diverso trattamento nei confronti degli altri terreni inclusi nella zona
edificabile. Importante è al proposito rilevare come la delimitazione della
zona residenziale nel vecchio PR sia stata effettuata in tempi in cui le
peculiarità del sito non erano ancora state riconosciute nella misura ora
proposta. Avvalendosi di studi e di accertamenti che hanno potuto fornire un
quadro complessivo del territorio, il Comune ha quindi potuto provvedere a
predisporre un miglior e più appropriato ordinamento.
- Il ricorrente ha
infine censurato l’imposizione del vincolo di monumento culturale a carico del
nucleo di __________ e in particolare degli edifici posti ai mappali no.
__________, __________e __________, come previsto nell’art. 29 NAPR.
Per prassi costante del Tribunale federale una restrizione di diritto pubblico
della proprietà è compatibile con la garanzia della proprietà sancita dall'art.
22ter Cost. solo se si fonda su una base legale (che deve essere chiara ed
esplicita quando la limitazione è particolarmente grave, cfr. DTF 114 Ia 117, consid.
3), è giustificata da un interesse pubblico preponderante, rispetta il
principio della proporzionalità, non viola la garanzia della proprietà quale
istituto e dà luogo a piena indennità ove equivalga ad una espropriazione (DTF
115 Ia 29 consid. 4; 114 Ia 249 consid. 5a; 114 Ia 337 consid. 2; 113 Ia 364 consid.
2).
Nella fattispecie il
problema della violazione della garanzia della proprietà quale istituto non si
pone. I problemi espropriativi esulano invece da questa procedura.
Giusta l’art. 17 cpv. 2
LPT per la protezione di siti caratteristici, luoghi storici e monumenti
naturali e culturali, il diritto cantonale può prevedere invece
dell’istituzione di zone protette, altre misure adatte a tutelarne i valori.
L’art. 28 cpv. 2 lett. h LALPT prevede espressamente la possibilità per il
comune d’istituire nel PR dei vincoli speciali cui è assoggettata l’utilizzazione
di taluni fondi per la protezione tra l’altro pure degli edifici di pregio
storico-culturale.
Tale scopo perseguono pure
le norme di attuazione del piano regolatore, nelle quali deve essere stabilito
l’obbligo di conservazione di tali oggetti (art. 29 cpv. 2 lett. d) LALPT).
In concreto gli oggetti storici protetti sono stati singolarmente indicati e
definiti nell’art. 29 delle NAPR, dal quale risulta appunto un dettagliato
elenco di tutti i monumenti culturali d’importanza locale che il Comune intende
salvaguardare.
Da queste considerazioni
risulta chiaramente che la misura pianificatoria in concreto adottata è
sorretta da una valida base legale.
Quanto all’interesse pubblico a questa scelta pianificatoria, va innanzitutto
rilevato che, giusta la giurisprudenza del Tribunale Federale, un edificio può
essere qualificato quale monumento storico anche se non abbia in sé uno
straordinario valore architettonico, ma sia tipico e caratteristico di un'epoca
passata (cfr. Adelio Scolari, Commento della Legge edilizia del Canton Ticino,
art. 16, nota 43). Con il sopralluogo si è potuto costatare come il complesso
colonico di __________ è degno di conservazione non solo per i suoi valori
architettonici rurali, ma anche per i suoi significati storici. Già menzionato
nel lontano 1735 quale importante podere agricolo, essa rappresenta in pratica
l’ultima testimonianza ancora presenti sul territorio comunale di un’epoca
ormai trascorsa. L'interesse pubblico alla sua conservazione va quindi
sicuramente confermato.
Verificata la presenza di
un interesse pubblico alla misura in contestazione, occorre ora esaminare se
per rapporto alle circostanze concrete, il vincolo così adottato dal comune
risulta ragionevole, attuabile e sopportabile e segnatamente se non sacrifica
sproporzionatamente l’interesse privato contrapposto. Se così fosse il vincolo
violerebbe il principio della proporzionalità (DTF 118 Ia 400).
Come risulta dagli atti dell’incarto, il vincolo in esame non toglie al
proprietario la possibilità di operare degli interventi edilizi sugli edifici
in questione, fermo restando naturalmente che queste opere vengano eseguite in
rispetto delle caratteristiche del nucleo protetto. Anzi interventi di
manutenzione mirati sono persino auspicati dalla legge, ciò che è senz’altro
corretto data l’importanza degli oggetti e l’interesse pubblico da loro
rivestito. Il sacrificio imposto al proprietario appare quindi ragionevole e
tutto sommato rispettoso del principio della proporzionalità.
- Ciò rilevato va detto
in conclusione che l’interesse del ricorrente a edificare i suoi fondi, non
può, per quanto comprensibile, contrapporsi con successo all’interesse pubblico
di preservare la funzione agricola e con essa paesaggistica del comprensorio.
Interesse che integra quello
di assicurare un corretto dimensionamento della zona edificabile.
Giustamente, quindi, il
Consiglio di Stato ha approvato l’inserimento in zona agricola dei fondi in
discussione, rispettivamente gli ulteriori vincoli imposti. Risulta infatti
chiaramente dalle pregresse considerazioni che la discussa soluzione pianificatoria
è conforme al diritto e risponde ad un interesse pubblico preponderante.
Il provvedimento rispetta
inoltre il principio della proporzionalità e infatti non è fuori misura per rapporto
allo scopo perseguito, è adeguato a conseguirlo e non potrebbe essere
sostituito con successo da altro meno incisivo (DTF 117 Ia 318, 115 Ia 376).
Il Comune ha rettamente
agito nella sfera della sua autonomia, senza eccedere il potere di apprezzamento
che gli compete e dunque il Consiglio di Stato ha giustamente approvato su
questo punto il PR.
Il TPT, che non ha il
sindacato di opportunità e che ad ogni modo non può sostituire una soluzione
del Comune oggettivamente sostenibile con un’altra che ritenga preferibile,
non può che riconoscere la legittimità della risoluzione qui impugnata.
Da ultimo si segnala come
questo Tribunale non è competente per pronunciarsi sulle richieste di
espropriazione avanzate dal ricorrente, le quali dovranno se del caso seguire
la procedura della Legge cantonale specifica.
Per
questi motivi,
visti
gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,
dichiara
e pronuncia
-
Il ricorso é respinto.
-
Il ricorrente é condannato
al pagamento delle tasse di giudizio e
delle spese per complessivi fr. 700.--.
-
Intimazione: -
Avv. __________ __________ , __________
- Municipio di __________
- Consiglio di Stato, __________
- Sezione pianificazione urbanistica, __________
Tribunale
della pianificazione del territorio
Il
presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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