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Numero d'incarto:
80.1997.109
Data decisione, Autorità:
31.07.1997, CDT
Incarto n.
80.97.00109
Lugano
31 luglio 1997
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera di diritto
tributario del Tribunale d'appello
composta dai giudici:
Alessandro
Soldini, presidente,
Stefano Bernasconi, Lorenzo Anastasi
vicecancelliere:
Andrea
Pedroli
statuendo
sul ricorso del 10 luglio 1997
in
materia di: IC/IFD 97/98
presentato
da:
e __________ __________, __________
__________,
ritenuto
in
fatto ed in diritto
-
che, nella dichiarazione
fiscale 1997/98, i coniugi __________ e __________ __________, domiciliati a
__________, hanno chiesto la deduzione per persone bisognose a carico, per un
ammontare di fr. 6’000.– per l’IC e di fr. 5’100.– per l’IFD, con riferimento
ai costi di sostentamento e di vitto della madre del signor __________,
__________, nata nel 1915;
-
che, notificando loro la
tassazione IC/IFD 1997/98, con decisione del 28 aprile 1997,l'Ufficio di
tassazione di __________ -__________ ha negato la deduzione richiesta,
argomentando che non ne sono dati i presupposti;
-
che, con reclamo del 20
maggio 1997, i contribuenti hanno contestato la suddetta decisione, osservando
che la madre percepisce solo la rendita AVS, abita in un piccolo appartamento
ricavato nella casa del figlio __________ e da anni viene aiutata da
quest’ultimo nel pagamento delle piccole spese correnti che non riesce a
sostenere;
-
che l’autorità di
tassazione ha respinto il gravame, con decisione del 16 giugno 1997, così
motivata:
«Presa
visione della contestazione inoltrata l’autorità fiscale fa rilevare che a
norma delle vigenti disposizioni la prevista deduzione per persone a carico
viene concessa per ogni persona al cui sostentamento il contribuente provvede,
sempre che l’aiuto uguagli almeno l’importo della deduzione di fr. 6’000.–. Il
limite per stabilire il bisogno secondo affermata giurisprudenza, viene
stabilito secondo la legge esecuzioni e fallimenti (calcolo del minimo vitale -
cfr. Revue fiscale 1983, pag. 491, sent. TC JU del 26.7.1982). La deduzione è
ammessa solo se la spesa per la persona assistita è effettiva e raggiunge
almeno l’importo della deduzione prevista dalla legge.» Considerato che le
entrate nette della madre del contribuente superano i limiti del minimo vitale
sopracitato il diritto alla deduzione non è dato»;
-
che, con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, __________ e __________ __________
ribadiscono che, a loro avviso, sono adempiuti i requisiti per la concessione
della deduzione fatta valere, proponendo anche un calcolo delle entrate e della
uscite della madre, dal quale si evince che vi è una differenza a carico dei
ricorrenti di fr. 6’530.– all’anno;
-
che gli articoli 35 cpv. 1
LIFD e 34 cpv. 1 LT 1994 prevedono la deducibilità dal reddito netto di un importo
di 4'700 franchi per l'IFD e di 6'000 franchi per l'imposta cantonale, per ogni
persona totalmente o parzialmente incapace di esercitare un'attività lucrativa,
al cui sostentamento il contribuente provvede, sempre che l'aiuto uguagli
almeno l'importo della deduzione;
-
che la legge precisa
ulteriormente che la deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli per i
quali è già accordata la deduzione giusta la lettera a;
-
che, oltre al requisito
della parziale o totale incapacità di esercitare un’attività lucrativa, la
legge subordina, in sintonia con la precedente prassi, la concessione della
deduzione all’ulteriore condizione che la persona assistita non disponga di un
reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al proprio mantenimento e
che abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga almeno l'entità della
deduzione (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte
Bundessteuer, Zurigo, 1995, p. 149; Circolare n. 1 dell' Amministrazione
federale delle contribuzioni del 14 luglio 1988, p. 3; Circolare n. 18
della Divisione cantonale delle contribuzioni del 16 gennaio 1995, p. 2;
inoltre CDT n. ..__________ del 15 settembre 1995 in
re P. B.);
-
che, conformemente alla
giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 106 II 292, cons. 3a) e alla
dottrina (Egger, Commento, n. 27 all'art. 328) ascendenti e discendenti,
così come fratelli e sorelle si devono assistenza quando, senza questo aiuto,
la persona assistita cadrebbe nel bisogno: uno cade nel bisogno quando non è
più in grado di mantenersi con i propri mezzi;
-
che, per stabilire se uno
si trovi in tale stato occorre, a giudizio di questa Camera, riferirsi alla
tabella del minimo d'esistenza stabilita dalla Camera esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello (CDT n. ..__________ del 15
settembre 1995 in re P.B.; CDT n. 363 dell'8 ottobre 1986 in re P.S.;
inoltre RF 1983, p. 491);
-
che la madre del signor
__________ __________, __________, dispone solo di una rendita AVS di fr.
15’144.– all’anno e non beneficia di prestazione complementare (cfr.
certificato delle rendite AVS/AI versate durante il biennio 1995/96);
-
che l'Ufficio di
tassazione ha considerato sufficiente tale reddito, in considerazione del fatto
che, dedotto il premio dell’assicurazione malattia (fr. 1’200.–) e tenuto conto
della locazione gratuita, rimane una disponibilità mensile di fr. 1’162.–,
superiore al minimo di esistenza stabilito dalla Camera delle esecuzioni e dei
fallimenti (fr. 925.–);
-
che invece i ricorrenti
propongono un proprio calcolo, in cui figurano le spese annue che seguono:
cassa malati fr. 1’614.–
dentista fr. 200.–
medicinali fr. 900.–
elettricità e acqua fr. 520.–
telefono e TV fr. 840.–
vitto fr. 6’000.–
pigione fr. 8’400.–
vestiario fr. 1’000.–
parrucchiere fr. 1’000.–
taxi fr. 1’000.–
per un totale di fr. 21’674.–;
-
che, per quanto appaia
discutibile su alcuni singoli punti (p. es. le spese per il parrucchiere,
valutate in fr. 1’000 all’anno), il suddetto calcolo dei ricorrenti può anche
essere seguito, non discostandosi molto, quanto all’importo conclusivo, da
quello cui si perviene applicando la tabella della CEF;
-
che non può però essere
seriamente presa in considerazione l’aggiunta della pigione e delle spese
accessorie per fr. 8’400.–, proprio perché gli stessi contribuenti precisano di
non incassare effettivamente tale importo dalla madre;
-
che, se invece la madre
pagasse tale canone di locazione al figlio, quest’ultimo avrebbe sì diritto
alla deduzione richiesta, però si vedrebbe aggiungere un reddito della sostanza
di fr. 8’400.– all’anno;
-
che, inoltre, un importo
come quello indicato per la locazione appare manifestamente sproporzionato, se
solo si pensa che il valore locativo dell’intera casa del figlio, compreso
quindi il “piccolo” appartamento della madre, ammonta a soli fr. 8’800.–
all’anno;
-
che, di fronte ad un
canone di locazione di fr. 8’400.– per il solo appartamentino della madre, vi
sarebbe indubbiamente ampio margine per rivalutare anche il valore locativo
della rimanente parte dell’immobile, destinata ad abitazione dei ricorrenti,
non potendo chiaramente essere inferiore alla pigione suddetta;
-
che, di conseguenza, il
ricorso deve essere respinto e la decisione impugnata integralmente confermata.
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT 1994
dichiara e pronuncia
-
Il ricorso è respinto.
-
Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 200.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 80.–
per un totale di fr. 280.–
sono a carico dei ricorrenti.
-
Intimazione alle parti.
-
Per l'IC il presente
giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT 1994).
Per l'IFD è ammesso il
ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146 LIFD).
per
la Camera di diritto tributario
del
Tribunale d’appello
Il
Presidente: Il
Segretario:
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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