AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
72.2004.33
Data decisione, Autorità:
19.06.2004, PENAL
Incarto n.
72.2004.33
Locarno,
19 giugno 2004/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La presidente della Corte delle assise
criminali
Composta dei
giudici:
Giovanna
Roggero-Will (Presidente)
e dagli assessori
giurati:
Con la
segretaria:
Valentina Tuoni,
vicecancelliera
Conviene oggi
nell’aula penale di questo Pretorio
per giudicare
detenuto dal 8
settembre 2003;
prevenuto colpevole
di:
mancato
assassinio
per avere,
in data
lunedì 8 settembre 2003,
a
__________ presso l’Albergo __________,
agendo con
particolare mancanza di scrupoli,
segnatamente con movente, scopo e modalità particolarmente perversi
compiuto
tutti gli atti necessari all’uccisione di __________ (__________),
in
particolare per avere:
affilato
il proprio coltello a serramanico,
la domenica 7 settembre 2003,
sapendo che lo stesso gli serviva per l’uccisione
di una prostituta per il giorno seguente, che dapprima voleva tramortire per
poi tagliarle la gola;
partendo
con il suo veicolo Fiat _________ il lunedì 8 settembre 2003,
dalla sua abitazione di __________ (I) dopo il
pranzo,
portato seco il coltello a serramanico,
giungendo in
territorio svizzero nel primo pomeriggio attraverso
il valico di Ponte
Tresa,
per poi dirigersi al
Motel __________,
alla ricerca di una prostituta che avesse le
caratteristiche che si era prefissato per perpetrarne l’uccisione, senza
trovarla dirigendosi successivamente, con medesimo scopo,
al Ristorante __________,
non trovando la vittima che corrispondesse alle
caratteristiche che si era prefissato,
avendo anche un rapporto sessuale con due
prostitute;
lasciando
detto locale alla volta del ristorante __________, sempre alla ricerca di una
prostituta che corrispondesse alla vittima che si era prefissata, senza
trovarla;
giungendo
infine dopo le ore 17.00/17.15 circa
all’Albergo __________,
incontrando
all’interno di detto locale la vittima __________
e ritenendo che ella presentava le
caratteristiche che si era prefissato per l’uccisione di una prostituta,
scambiando
con __________ poche parole e sedendosi con la stessa ad un tavolino,
assentandosi per pochi istanti,
andando
in bagno a bloccare la lama del coltello a serramanico
infilandolo,
con la lama bloccata e pronto all’uso, nei pantaloni che indossava e coprendolo
con il pullover,
ritornando
al tavolino dove sedeva la vittima ed insieme alla stessa salendo al piano
superiore con l’ascensore,
giungendo
davanti alla camera numero 10 occupata dalla vittima, nel mentre che la stessa
stava per aprire con la chiave la porta, tolto l’arma bianca dai pantaloni ed
impugnatala
inferto
con il coltello a serramanico a __________
una prima coltellata nella zona lombare destra,
una
seconda coltellata ed una terza coltellata in zona addominale provocandole le
ferite d’arma da taglio risultanti dai certificati medici agli atti,
tenendola
anche per il capo al fine di tagliarle la gola,
non riuscendovi
visto come la lama del coltello indipendentemente dalla sua volontà si sbloccò
abbassandosi, tanto che cercò di riarmare il coltello battendolo contro la
parete,
nel
mentre che l’accusato colpiva la vittima, quest’ultima urlava, cercando di
difendersi,
mancando
la realizzazione del disegno criminoso,
essendo
riuscita la vittima a sfuggire alla sua presa entrando nella camera numero 11,
la cui porta nel frattempo era stata aperta dalla sua occupante che aveva
sentito le urla di __________,
ed a rifugiarvisi chiudendo a chiave la porta;
fatti avvenuti nelle circostanze di tempo e di luogo indicate;
reato previsto dall’art. 112 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 38/2004
del 18 marzo 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§ Il ___________.
§ L'accusato ___________
assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. __________.
§ L'avv. __________ in
rappresentanza della PC __________
§ L'interprete
__________ (per la PC).
Espleti i pubblici dibattimenti
Con l’accordo
delle parti, il Presidente precisa il cappello dei fatti dell’atto di accusa
nel modo seguente: “in particolare per avere, nell’intento di trovare in un
bordello ticinese una prostituta qualsiasi che però gli apparisse come una
donna forte e determinata così da dargli la carica necessaria per ucciderla
dando così sfogo all’odio viscerale che provava nei confronti delle prostitute
in genere e che gli era cresciuto dentro dopo che una prostituta che frequentò
regolarmente da gennaio a marzo 2003 era partita senza lasciare traccia di sé,
..”.
Il
presidente, in via subordinata, prospetta, con l’accordo delle parti, il reato
di omicidio mancato.
È
pervenuta alla Corte:
- istanza
di risarcimento della PC rappresentata dall’avv. __________ di data 17.6.2003
(recte 2004) (doc. dib. 1).
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
chiede la conferma in fatto ed in diritto dell’atto di accusa. Ripercorre i
fatti accertati in aula sottolineando le modalità perverse dell’agire dell’accusato,
la crudeltà e l’assenza di scrupoli dimostrata ed il movente futile ed odioso
che lo ha spinto ad agire. Sottolinea, quindi, la gravità della colpa
caratterizzata altresì da un’assenza di rimorso e di pentimento dopo che il
piano criminoso è stato sventato grazie ad un caso fortuito. Riconosce la grave
scemata responsabilità che però non gioca alcun ruolo nella qualifica del reato
ma unicamente nella commisurazione della pena. Chiede, quindi, che __________
venga condannato alla pena di 4 anni di reclusione, alla pena dell’espulsione
dal territorio svizzero per 7 anni e chiede, da ultimo, la confisca di quanto
in sequestro.
§ L'avv. __________ che si associa alle conclusioni del PP e
chiede che __________ venga condannato al pagamento di fr. 1'400.- a titolo di
danno materiale, fr. 20'708.- quale risarcimento per le spese legali e fr.
15'000.- a titolo di torto morale, riconfermandosi nelle richieste esposte
nell’istanza di risarcimento prodotta in aula.
§ Il Difensore che chiede la derubrica in omicidio mancato
poiché le modalità di perpetrazione del reato non possono essere considerate
particolarmente perverse. Sottolinea come la determinazione ad uccidere di
__________ sia venuta immediatamente a mancare al primo problema verificatosi:
egli non ha infierito sulla vittima quando il coltello si è chiuso e le ha
così permesso di scappare. __________, contrariamente a quanto sostenuto dalla
pubblica accusa, è stato soltanto sprovveduto e disorganizzato e pasticcione.
Né il movente che lo ha spinto ad agire né le modalità messe in atto sono tali
da configurare una particolare mancanza di scrupoli: uccidere per odio non
significa essere particolarmente perversi e __________ non ha fatto subire
alla sua vittima più sofferenze di quante non fossero necessarie per il
raggiungimento del suo obiettivo. Aggiunge, inoltre, come il perito stesso
abbia dichiarato in aula che il __________ non è un assassino. __________ era
depresso non perverso. Chiede, perciò, la derubrica in omicidio mancato e una
conseguente riduzione della pena che chiede venga contenuta in due anni di
reclusione.
Chiede inoltre la sospensione condizionale della
pena dell’espulsione poiché oggi __________ non rappresenta più un pericolo per
la società.
Aderisce alle pretese di parte civile.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle
Parti, i seguenti
quesiti: __________
- E’ autore
colpevole di:
mancato assassinio
per avere,
nell’intento di trovare in un bordello ticinese
una prostituta qualsiasi che però gli apparisse come una donna forte e
determinata così da dargli la carica necessaria per ucciderla e dare così sfogo
all’odio viscerale che provava nei confronti delle prostitute in genere e che
gli era cresciuto dentro dopo che una prostituta che frequentò regolarmente era
partita,
l’8 settembre 2003,
a __________, presso l’Albergo __________,
inferto con il coltello serramanico a __________
una prima coltellata nella zona lombare destra, una seconda ed una terza
coltellata in zona addominale e tentato di tagliarle la gola, non riuscendovi
visto che la lama si sbilanciò abbassandosi, mancando così la realizzazione del
disegno criminoso.
e meglio come descritto dall’atto di accusa e
dalla precisazione fattuale apportata in aula.
1.1. Trattasi
invece di omicidio intenzionale mancato?
-
Ha agito
in stato di scemata responsabilità?
-
Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena:
3.1. privativa
della libertà?
3.2. d’espulsione?
-
Deve
essere ordinata una misura ex art. 43 CP?
-
Deve
essere condannato al pagamento dell’indennità alla Parte civile?
-
Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerato in fatto
ed in diritto
- __________ è nato a __________, in provincia di Varese, il 1. giugno
__________. La sua può essere definita una vita piuttosto tranquilla, nel senso
che non è stata caratterizzata da eventi particolari che potessero segnarla né
in positivo né in negativo. Nel suo verbale del 1° dicembre 2003 __________ ha
raccontato:
" Sono
nato a __________ 39 anni fa, è il paese dove si trova l’ospedale. __________
si trova in provincia di Varese. A quel tempo abitavamo già a __________. Sono
figlio unico. Ho frequentato le scuole elementari e le medie a __________. Non
ho frequentato un apprendistato di macellaio, devo dire che da noi non c’è
neppure, che io sappia. Non ho quindi una formazione specifica nel senso
scolastico del termine. Mia mamma è sempre stata casalinga e mio padre ha
sempre avuto (per 35 anni) una macelleria di sua proprietà a __________.
(….)
Mio padre ha avuto la macelleria fino al 1990.
Fino a quando è andato in pensione. Mia madre aiutava anche lei in macelleria.
Io ho iniziato a lavorare stabilmente in
macelleria dall’età di anni 14.
Ho sempre abitato a __________ in una casa di
proprietà dei miei genitori. Ho avuto un’infanzia senza particolari problemi,
andavo d’accordo con i miei genitori. Capitava che andassimo, durante la mia
infanzia, al mare in estate in vacanza, ma era raro. In effetti con l’impegno
del negozio era difficile che i miei potessero assentarsi.
Non abbiamo mai avuto problemi economici,
definirei la nostra situazione buona sotto questo profilo. I nonni materni
vivevano con noi fino alla loro morte avvenuta quando io avevo circa 5 o 6 anni
(per la nonna) e circa 11 anni (morte del nonno). I nonni paterni, la nonna
viveva a ____________ (Prov. Varese) e il nonno era morto in guerra (la seconda
guerra mondiale).
Dall’età di 14 anni ho iniziato a lavorare in
macelleria dal papà, e ciò fino al militare, ovvero fino a 20 anni. Ho fatto un
anno di militare a ____________ (_________), facevo parte della fanteria. Io
ero e sono soldato semplice. Anche a militare ero macellaio.
Mio padre mi aveva proposto, al ritorno dal
militare, di prendermi una nuova macelleria (in un altro paese a __________,
era una macelleria già esistente che voleva rilevare per me). Io avevo a quel
tempo vent’anni e non me la sono sentita di impegnarmi. Oggi sarebbe diverso. A
posteriori dico che feci un errore a non accettare questa proposta di mio papà.
Sono però cose che si fanno a vent’anni.
Tornato dal militare, io sono andato a lavorare
in CH, alla ____________ dove avevo un parente che ci lavorava. Ci ho lavorato
circa 7 anni come macellaio. Ho lavorato successivamente alla COOP di
___________ per 6 mesi. Ho poi trovato un posto di macellaio vicino a casa, non
avevo più voglia di fare le continue colonne ed il viaggio avanti e in dietro.
Indicativamente ho lavorato di nuovo in Italia a partire dall’età di 27 anni
circa. Da allora non ho più lavorato in Svizzera. Ho lavorato a 500 metri da
casa mia per 1 anno, il supermercato è fallito dopo un anno, è stato rilevato
da una grossa catena e io sono andato altrove dopo un mese. Da lì via, dall’età
di 28 anni circa ho iniziato a cambiare lavoro spesso, non mi trovavo mai bene
o per il sistema di lavoro o per insoddisfazione concernente il salario. Avrò
cambiato dall’età di 28 anni circa una ventina di datori di lavoro. In alcuni
posti sono andato e ritornato. Dico che sull’arco degli ultimi 10 anni avrò al
massimo fatto 8 mesi di disoccupazione. Comunque posso ritenere che
complessivamente non sono rimasto mai per lunghi periodi senza attività.
Aggiungo che il lavoro di macellaio è facilmente richiesto. Si trova facilmente
un posto di lavoro. L’ultimo posto di lavoro era a ___________, avevo preso
anche contatto per un posto in Svizzera."
-
non è sposato e non ha figli.
La sua vita può essere definita sentimentalmente
povera.
Egli ha riferito di aver avuto una sola relazione
seria, all'età di 32-33 anni, con una donna di origini siciliane e residente a
__________. Questo rapporto è durato circa un anno e sarebbe terminato a causa
dell'incompatibilità dei rispettivi caratteri. Il perito giudiziale (AI 92 p.
3.) ha, a questo proposito, considerato quanto segue:
" Il
loro rapporto sarebbe durato quasi un anno. Nei primi tempi si sarebbero intesi
abbastanza bene poi i litigi sarebbero diventati sempre più frequenti, si
sarebbero lasciati e riavvicinati parecchie volte senza riuscire a superare le
loro incompatibilità. Ad un certo punto si sarebbero arresi all'evidenza
dell'insanabilità dei loro contrasti e di comune accordo avrebbero deciso di
chiudere il loro rapporto e di evitare di incontrarsi. Dopo questa separazione,
per il primo mese lui si sarebbe sentito abbastanza bene, poi sarebbe caduto in
uno stato depressivo in cui avrebbe sofferto molto della mancanza di
__________."
- Già attorno ai 26/27 anni __________ ha iniziato a frequentare i
postriboli. All'inizio con amici, per scherzo, e poi sempre più assiduamente.
Negli ultimi due o tre anni i ritmi di queste sue frequentazioni variavano da
un paio di volte al mese fino a tre volte per settimana. In tutti questi anni,
fatta salva la relazione con la citata __________, __________ ha avuto rapporti
sessuali soltanto con prostitute (AI 92, p.4).
Da gennaio a marzo 2003 l'accusato ha frequentato
regolarmente una meretrice esercitante presso il bar __________ a __________.
Al magistrato inquirente ha raccontato:
" Io
ho avuto una avventura con questa prostituta russa che si faceva chiamare
__________, io ho conosciuto questa ragazza al Bar __________ a __________. Il
Bar __________ è un bordello. Io ho conosciuto questa ragazza a gennaio 2003
circa. Ho avuto un rapporto sessuale a pagamento con lei, poi l’ho rivista più
di una volta al Bar __________ di __________, ho avuto un altro rapporto
sessuale. Questa donna si dimostrava interessata nei mie confronti, si
dimostrava amica. E’ nato del feeling tra noi due. Non è che fossimo
innamorati, però c’era qualcosa di più di un normale rapporto a pagamento
cliente-prostituta. Da li abbiamo iniziato a frequentarci, la portavo in giro,
ci siamo scambiati i numeri di telefono e poi la frequentavo. Era una tipa
piuttosto slanciata, sui 28 anni, lei parlava bene l’italiano. Era rossiccia,
penso tinta. Io da parte mia le facevo dei regali, passavo delle notti con lei.
Lei voleva da me più soldi, io glieli davo. Io i soldi che le davo, li prendevo
dal mio salario da macellaio oppure dai miei risparmi. Lei ad un certo punto è
sparita. Io la aiutavo economicamente. La russa mi aveva detto che aveva
lavorato prima del bar __________, al __________ di __________, al __________
di __________, tutti bordelli. Da gennaio 2003 a marzo 2003 questa tipa era
sempre al Bar . A fine marzo 2003 circa è sparita, è tornata a casa
senza dirmi una parola. Io mi sono sentito preso in giro. Io da lì ho
cominciato a covare un odio per tutte le prostitute. Così a poco a poco questo
odio è diventato sempre più profondo. Quando questa è sparita, l’ho cercata nei
diversi bordelli per riallacciare la nostra amicizia. Non l’ho più trovata, al
telefono non rispondeva. Passando il tempo e frequentando sempre questi
bordelli l’odio è diventato sempre più importante verso queste prostitute. Al punto
che avevo cominciato a macchinare di ammazzarne una. Preciso che se avessi
trovato questa russa () avrei ammazzato lei. Dal momento che non l’ho
trovata e che l’odio verso le prostitute non è diminuito, ho deciso di
ammazzarne una a caso. Questa russa voleva essere pagata per i rapporti
sessuali con me ed in più voleva dei soldi quando passava la notte insieme a
me. Eccetto questi miei pagamenti lei non mi chiedeva più soldi ero io che però
gliene davo, le facevo dei regali, la portavo in giro a pranzi e cene, le ho
regalato anche dei gioielli."
(verbale PP 16.09.03 p. 10/11)
A dire il vero, al dibattimento il prevenuto ha
spiegato che, in realtà, a questa __________ egli ha pagato quasi
esclusivamente le prestazioni di natura sessuale e qualche cena cui seguiva un
rapporto sessuale a pagamento ed ha ammesso di non averle fatto regali, ad
eccezione di un orologio di poco valore (circa 100/200 fr.).
__________ ha dichiarato di aver dato
complessivamente a __________ ca. 10'000.- Euro, per circa 24 rapporti. Per un
rapporto sessuale egli pagava 150 Euro mentre la tariffa saliva a 300/400 Euro
quando passava con lei l’intera notte. Il danaro speso con questa donna era il
frutto dei risparmi accumulati grazie al suo lavoro di macellaio (percepiva
ca. 1'000.- Euro al mese), ritenuto che egli non contribuiva in alcun modo alle
spese di casa (né per il vitto né per l’alloggio), spese interamente
sopportate dai genitori (cfr. verbale PP 24,09.03 p 1-3).
Da una verifica del conto bancario intestato
all'accusato presso la Banca ___________ e di _________ (su cui peraltro il
padre aveva diritto di firma individuale) - conto che, al momento dei fatti,
presentava un saldo attivo di poco inferiore ai 6'000.- Euro - non sono emersi
movimenti che dimostrano le spese dichiarate per quel periodo (all B. al
verbale PP di __________ del 27.10.03). __________ ha spiegato di aver fatto
capo, per pagare le prestazioni di __________, soprattutto ai risparmi che
teneva in contanti nella sua camera all'insaputa dei genitori nonchè al
provento della vendita della sua moto (cfr. verbale 24.09.03 p. 2).
- All’incirca
nel marzo 2003 __________ è partita senza lasciare tracce di sé. Questa
partenza improvvisa, senza preavviso, ha profondamente colpito __________ che,
all’inizio, ha tentato di rintracciare la donna assumendo informazioni tra le
sue colleghe e cercandola nei diversi bordelli del cantone.
Resosi conto dell’inutilità delle sue ricerche,
__________ ha sviluppato un senso di frustrazione che è andato velocemente
trasformandosi in depressione poi in rabbia e, infine, in odio verso le
prostitute in genere. Odio che è andato vieppiù aumentando - nonostante egli
continuasse a frequentare e ad avere rapporti sessuali con diverse
professioniste del sesso - sino a diventare talmente grande ed ossessivo da
fargli intravedere come unica possibilità di riacquistare la serenità
l’uccisione di una di queste donne:
" dopo
questo fatto (n.d.r. la
sparizione di __________), però, avrebbe cominciato a
odiare queste persone, inaffidabili e senza coscienza... "Comincio ad
avere una turba psichica...; se ci fosse stata lei, avrei ucciso lei, visto che
non c'era me la sono presa con un'altra persona". Col passare del tempo la
tensione in lui si sarebbe accumulata e neanche sul lavoro sarebbe riuscito a
scaricarsi. Avrebbe dormito poco e sarebbe così entrato in un circolo vizioso.
L'idea di uccidere una prostituta avrebbe cominciato a prendere forma nella sua
mente 1-1,5 mesi or sono, quando già soffriva di stati d'ansia ed angoscia,
mangiava a forza e senza appetito, tanto da aver perso 7-8 kg in 4-5 mesi.
"Avevo questa fissa..., dovevo trovare il momento buono".
Anche dopo la partenza di __________ avrebbe
continuato a frequentare i bordelli a frequenza settimanale, da solo, tentando
di nascondere il suo stato d'animo.
Il giorno dei fatti avrebbe sentito che era
giunto il momento buono e per questo motivo, per la prima volta, si sarebbe
portato un coltello a serramanico della lama di circa 5 cm."
(AI 92 p. 4)
- L'8
settembre 2003 __________ ha, quindi, deciso di mettere in atto quanto da
qualche tempo (in aula ha precisato da luglio 2003) era ormai diventato un
chiodo fisso: vendicare il torto asseritamente subito da __________, uccidendo
almeno una prostituta. Così, quel giorno l'accusato è partito da casa verso le
13'00 munito di un coltello a serramanico già con l'intenzione di uccidere una
meretrice:
" Il
giorno 8 settembre 2003, era un lunedì, sono partito dal mio domicilio (da
casa) a __________ con l’intenzione di uccidere una prostituta. Sono partito
intorno alle ore 13.00. Io quel giorno ho pranzato con mia madre, mio padre non
era in casa, indicativamente avremo mangiato attorno alle ore 12.00 e terminato
di mangiare sono partito subito alla volta della Svizzera, appunto con
l’intenzione di uccidere una prostituta.
(….)
A dire il vero avrei anche potuto prendere, avrei
dovuto acquistarlo, un altro coltello a serramanico più grande che sarebbe più
mortale, tuttavia dal momento che il mio (quello che ho poi utilizzato in data
8 settembre 2003) è ben affilato e appuntito e di dimensioni tali che poteva
venire da me nascosto in qualsiasi posto ho deciso che potevo utilizzarlo per
tagliare la gola alla mia vittima, per ucciderla.
ADR che, non ho utilizzato un
coltello a serramanico più grande, non solo perché avrei dovuto acquistarlo “ex
novo” ma anche perché sarebbe stato difficile da nascondere.
Preciso che per me era fondamentale poter
nascondere il coltello dal momento che partivo dall’Italia con il coltello, attraversavo
il confine (dogana) e andavo in un bordello per uccidere una donna. Il coltello
a serramanico da me utilizzato in data 8 settembre 2003 lo tenevo nella mia
tasca destra dei pantaloni, coperto dal pullover piuttosto largo.
Come detto finito di mangiare intorno alle 13.00
a __________ dal soggiorno sono andato in camera mia ho preso il coltello a
serramanico che ho poi utilizzato all’Hotel __________, me lo sono messo nella
tasca destra dei pantaloni, coperto anche dal pullover.
(….)
Da __________ (casa) con il mia macchina, FIAT
__________, grigio antracite, sono andato direttamente al confine, dogana di
Ponte Tresa. Ho varcato il confine italo-svizzero senza essere controllato, mi
sono fermato a fare benzina in un benzinaio in territorio svizzero. E’ un
negozio __________, benzinaio della ________ posto a sinistra sulla strada per
chi proviene dall’Italia verso la Svizzera. Oltre ad aver fatto benzina ho
anche acquistato una tavoletta di cioccolata, che ho subito mangiato. Non so se
il benzinaio si trova già a _________ o ancora ___________, ad occhio e croce
sarà un chilometro dalla dogana di Ponte Tresa. Avrò pagato circa 30€ tra
benzina e cioccolata.
ADR che, io evidentemente avevo
costantemente la mia idea fissa ovvero quella di uccidere una prostituta. Da
__________ a questo distributore ci avrò impiegato circa 30 minuti.”
(verbale PP 16.09.03 p 1-5).
Dunque,
__________ è entrato in Svizzera dal valico di Ponte Tresa intenzionato a
recarsi in vari postriboli del Ticino, a lui noti per averli già frequentati,
alla ricerca di una prostituta. Una qualsiasi. Necessario era unicamente che la
donna sembrasse avere un carattere forte e determinato, che non gli apparisse
“né buona né timida” poiché __________ temeva che, se la prostituta si fosse
messa a piangere o lo avesse supplicato, si sarebbe impietosito e non sarebbe
stato in grado di arrivare fino in fondo.
__________ si è, dunque, recato, dapprima, in un
bordello a __________ ma lì non ha trovato nessuna che lo attizzasse al punto
giusto:
" Riparto
con il mio veicolo, prendo l’autostrada a Manno e mi dirigo verso il
__________. Volevo andare nel __________ ad uccidere una prostituta. Non vi è
un motivo particolare per cui mi sono diretto nel __________.
Imboccata l’autostrada a Manno
(….)
il primo bordello nel quale sono andato è il
Motel __________ a __________ (uscita __________ nord). Entro al Motel
__________ con l’intenzione di ammazzare una prostituta, mi siedo al tavolino,
comando una bibita, un tè e un paio di ragazze si sono sedute al mio tavolo e
mi hanno chiesto se volevo avere un rapporto sessuale a pagamento. Al Motel
__________ non ho trovato il soggetto giusto da ammazzare. Cercavo una
prostituta che non fosse né buona né timida. Cercavo per ammazzarla una
prostituta che avesse un carattere, che fosse già una donna. Io volevo uccidere
una persona (prostituta) che a me doveva dare l’impressione del tipo di donna
che durante l’omicidio/il fatto si sarebbe difesa. Non volevo appunto una
ragazzina timida, che sarebbe stato troppo facile uccidere, mi sarei
impietosito. Se io avessi scelto una prostituta che ai miei occhi appariva
timida, indifesa allora avevo paura che magari non sarei arrivato fino in
fondo, non avrei avuto la forza di colpirla. Io volevo appunto una prostituta
che ai miei occhi fosse una donna forte per modo che mi desse la carica per
ammazzarla dal momento che io volevo ammazzare una prostituta a tutti i costi.
Io ho scelto la mia vittima con quelle che per me dovevano essere le
caratteristiche, ovvero una donna forte in modo tale che sapevo che non mi sarei
impietosito ed avrei avuto la forza di arrivare fino in fondo, ovvero di
ucciderla.
Al Motel __________ non ho trovato il soggetto,
cioè la prostituta che rientrava nella mia ottica per ammazzarla. Sono rimasto
al Motel __________ una trentina di minuti circa."
(verbale PP 16.09.03 p 1-5).
Lasciato __________, __________ si è diretto a
__________ dove ha visitato due esercizi pubblici “a luci rosse”. In uno di
essi ha avuto, pure, un rapporto sessuale con due prostitute. Ma nemmeno lì ha
trovato la donna giusta:
" Imbocco
l’autostrada a __________ nord ed esco a __________ sud per andare al
Ristorante __________ di __________. Non sono in grado di dire a che ora sono
arrivato al Ristorante __________. Evidentemente sono andato al Ristorante
__________ sapendo che è un bordello. Ribadisco quanto detto sopra : entro
__________ e mi siedo ad un tavolino e comando una bibita, forse un tè caldo.
Sono rimasto __________ poco più di mezz’ora. Ho visto, ovviamente delle
prostitute. Un paio di queste si è pure seduta al mio tavolo e mi ha chiesto di
andare in camera con lei. Io in quel locale non ho tentato di uccidere una
prostituta poiché non avevo trovato il soggetto giusto. Ho già indicato sopra
quale era il genere di prostituta che io volevo ammazzare.
Non avendo trovato il tipo di prostituta che
cercavo da ammazzare, non c’era il soggetto giusto ma penso che non avessi
neanche la carica giusta, sono andato al locale chiamato __________ a
___. Quest’ultimo bordello si trova ad un duecento metri dal Ristorante
________. Entro all’, anche lì mi siedo ad un tavolino, anche lì
bevo una bibita analcolica, forse un’acqua tonica, anche lì vengo interpellato
da alcune prostitute che mi hanno chiesto se volevo dei rapporti sessuali con
loro, anche lì però non ho trovato il soggetto da ammazzare e la carica giusta.
ADR che, durante tutto questo
percorso il coltello a serramanico era sempre in tasca chiuso e coperto dal
pullover."
(verbale PP 16.09.03 p 1-5).
" Al
ristorante __________ dopo essere entrato mi sono seduto vicino ad una ragazza
per ordinare un thé al bancone. Sempre al bancone ho scambiato con questa
ragazza qualche parola, lei mi ha chiesto di andare in camera con lei.
Evidentemente per avere un rapporto sessuale. Può anche darsi che mi abbia
detto esplicitamente di andare a fare l’amore. Penso che fosse brasiliana. Non
sono in grado di dire come si chiamasse, era una ragazza mora con i capelli
ricci. Io le ho risposto di no.
ADR che, non mi andava di avere un
rapporto sessuale con quella ragazza perché non mi piaceva.
ADR che, questa ragazza non
rientrava nei canoni di una mia possibile vittima da ammazzare e neppure avevo
la carica giusta per ammazzarla.
Dopo un attimo si avvicina un’amica di questa
ragazza e le due cominciano a parlare tra di loro. Queste due ragazze hanno
iniziato a parlare scherzosamente di giochini a tre, intendendo dei giochini
sessuali da fare in tre. Io a quel punto ho pensato che questa amica che era
sopraggiunta mi piaceva, era molto bella. Inoltre l’idea di fare dei giochini
erotici a tre mi piaceva. Allora io ho detto a queste due ragazze: saliamo in
camera.
(….)
In camera siamo saliti tutti e tre. Mi sono
spogliato con attenzione per non far cascare il coltello. Ho avuto un rapporto
sessuale con entrambe le ragazze.
ADR che, appena sono entrato in
camera con le due ragazze mi sono spogliato.
ADR che, mi sono spogliato
completamente appoggiando per terra i miei vestiti, il coltello a serramanico
era nei miei pantaloni ed ho fatto attenzione appoggiandoli che non uscisse
dalla tasca.
ADR che,
le due ragazze si sono spogliate anche loro.
ADR che, con queste due ragazze io
avevo unicamente intenzione di avere un rapporto sessuale completo (ovvero con
penetrazione).
ADR che, in gergo nei bordelli per
“massaggio” si intende un rapporto sessuale completo ovvero il pene che penetra
nella vagina.
Una volta che eravamo tutti e tre nudi abbiamo
iniziato a fare dei giochini erotici e poi io ho avuto con entrambe le
prostitute un rapporto sessuale completo. Io sono rimasto in camera con queste
due ragazze circa una trentina di minuti.
ADR che, ho eiaculato una sola
volta, usando il preservativo. Per giochini erotici intendo che intanto che
avevo un rapporto sessuale con una delle due ragazze, toccavo nelle parti
intime l’altra, baciavo/leccavo l’altra.
Parimenti anche le due ragazze, si
leccavano/baciavano tra di loro."
(verbale PP 23.09.03 p. 4-5).
Visto che nemmeno a __________ era riuscito a
trovare la “donna giusta”, __________ si è avviato verso __________ intenzionato
a recarsi al "__________" di __________, postribolo da lui più volte
frequentato. Lì ha visto "quella giusta". Cioè ha visto una
prostituta che a lui è sembrata avere le caratteristiche necessarie a dargli la
carica per uccidere senza rischio di lasciarsi muovere a commozione.
Questa donna - poi identificata in ____________ -
gli avrebbe rivolto un sorriso ammiccante cui lui avrebbe risposto pure con un
sorriso. A dire della donna invece, sarebbe stato il __________ a sorridere per
primo. Ma tant'è. Quel che conta è che i due si sono presentati ed hanno
pattuito di salire in camera per consumare un rapporto sessuale. Prima di
andare in camera, l'accusato, deciso di passare all'azione, si è recato in
bagno per armare il coltello: voleva evitare, con ciò, che la donna, al
momento dell’atto, venisse messa in allarme dal rumore dello scatto della lama
e potesse, così, creargli dei problemi.
Poi, con la donna, __________ ha preso
l’ascensore per salire al primo piano.
Non è determinante stabilire se - come dichiarato
da __________ ma contestato dalla vittima - nel lift vi fosse o meno un'altra
donna (peraltro mai identificata) diretta all'ultimo piano. Di certo è che, una
volta giunti davanti alla porta della camera della vittima, mentre quest'ultima
si accingeva ad aprirla, __________ ha tolto il coltello dalla cintura ed ha
colpito la donna: un primo colpo l’ha inferto alla schiena nella zona lombare,
un secondo nell’addome approfittando del fatto che la donna, subito il primo,
si era girata leggermente verso destra ed, infine, ha afferrato la donna per il
collo o per i capelli (questo particolare non ha potuto essere chiarito
esattamente), cercando di farle arretrare la testa così da poterle tagliare la
gola.
La tragedia è stata evitata soltanto grazie al fatto
che il coltello – non si sa come - si è richiuso e, nell’attimo di
disorientamento che ne è seguito, la donna è riuscita a divincolarsi e quindi a
trovare rifugio nella camera accanto, da dove era uscita – allarmata dalle urla
della vittima - una donna, poi identificata in ___________.
Prima che la __________ riuscisse a liberarsi,
__________ ha comunque tentato di riarmare il coltello facendo presa sulla
parete mentre con l'altra mano teneva la vittima.
Va, qui, rilevato che, se sin a questo punto le
dichiarazioni dei due protagonisti sono praticamente sovrapponibili (se si
eccettua il dettaglio della presenza in ascensore di una seconda donna), vi è
una divergenza fra dichiarazioni di vittima ed aggressore su quanto successo
subito dopo che la donna è riuscita a sfuggire alla stretta di __________: la
donna ha riferito che l'uomo l'avrebbe rincorsa, cercando di afferrarla e di
introdursi nella camera dove aveva trovato rifugio mentre __________ ha detto
di essersi reso subito conto di non poter fare più nulla poiché aveva
chiaramente sentito che la porta era stata chiusa a chiave (“non sono mica Hulk”
ha detto e ripetuto) e, perciò, di non avere nemmeno tentato di inseguirla. La
versione di __________ è confermata dalla teste ___________ che, in occasione
del suo interrogatorio di polizia il giorno stesso dei fatti, ha dichiarato:
" …
l'uomo, in questo preciso istante non ha cercato di impedire che io assieme
alla ragazza potessimo riparare la camera nè tanto meno ha posto resistenza
sulla porta per evitare che io riuscissi ad assicurarla a chiave; credo quindi
che si sia allontanato".
La Corte ha, perciò, potuto accertare che i
fatti si sono svolti così come descritto nel verbale che l'accusato ha reso
dinanzi al MP il 16 settembre 2003 alle pagine 6-10 e meglio:
" Dopo
5 minuti che ero seduto da solo ad un tavolino del bar __________ mi si
avvicina questa donna, che è poi stata la mia vittima.
Mi è stato detto dagli inquirenti che la mia
vittima si chiama __________, ragazza che ho già riconosciuto in sede di
Polizia a mezzo di fotografia e pure confermato davanti alla PP __________ la
sera del mio arresto.
Io quando sono entrato al bar __________ per
andare a sedermi su una sedia di un tavolino non ho visto questa ragazza,
quando ero seduto al tavolino e sorbivo la mia coca-cola non ho visto questa
ragazza. Dopo un 5 minuti che ero seduto al tavolino ho visto la __________
appoggiata al muro del corridoietto (è un corridoio che congiunge la zona
bancone del bar alla zona tavolini). Io oltre la __________ ho visto altre
ragazze, un paio d’altre appoggiate al muro che guardavano verso la sala dei
tavoli. Questa donna (__________) mi ha fatto un sorriso io ho pure sorriso a
lei, dopodiché si è avvicinata al tavolo e si è seduta su una sedia al mio stesso
tavolino. Ci siamo presentati, lei mi ha detto un nome italiano, che non mi
ricordo. Abbiamo scambiato qualche parola tipo “come ti chiami, di che
nazionalità sei, sei brasiliana”, dopo di che lei mi ha proposto di andare in
camera con lei. Io ho risposto di si, perché dentro di me, guardandola, mi ha
dato l’impressione di essere una donna forte di carattere, una donna di una
certa portanza, non una ragazzina, mi è sembrata una donna sicura. Non le ho
offerto da bere. Non le ho toccato le mani in quel momento e neppure altre
parti del corpo. Lei mi propone di andare in camera, io avevo trovato il
soggetto giusto e la carica giusta per ammazzare, finisco il sorso di coca-cola
e le dico scusa un attimo che vado in bagno. Io intanto che ero seduto al tavolino,
tenevo le mie mani a vista, o sul tavolo o conserte o posso anche averle
appoggiate sulle mie gambe.
La mia vittima, quando io le ho detto che sarei
andato in bagno, mi ha fatto cenno di si (intendendo che avrebbe aspettato il
mio ritorno dalla toilette), ha pure sorriso, io sono quindi andato in bagno.
Io quando ho detto alla __________ che andavo in
bagno sapevo che ci sarei andato unicamente per armare il coltello a
serramanico che mi sarebbe servito per ammazzarla. Io non dovevo fare nessun
bisogno al bagno, il solo mio scopo era quello di armare il coltello a
serramanico. Se l’avessi armato al momento dell’aggressione il coltello a
serramanico avrebbe fatto rumore e quindi la __________ avrebbe potuto reagire
in un altro modo, per esempio scappando poiché capiva cosa volevo compiere,
cioè accoltellarla.
ADR che, io volutamente sono
andato in bagno esclusivamente per armare il coltello a serramanico. Così era
pronto per l’utilizzo, così potevo accoltellare la mia vittima, senza fare
rumore e con più sicurezza (cioè coltello pronto per colpire, lei non si
sarebbe girata e non avrebbe fatto movimenti falsi che mi avrebbero magari
impedito di accoltellarla).
Io in bagno ho messo il coltello a serramanico
con la lama armata (fissata, insomma pronta all’uso) nei miei pantaloni
appoggiato alla cintura dei pantaloni con l’impugnatura del coltello
leggermente fuori al fine di poterlo impugnare velocemente.
ADR che, io ho messo il coltello
nelle modalità sopra descritte nella parte destra dei pantaloni dal momento che
io sono destrorso (cioè non sono mancino). Sopra evidentemente c’era il
pullover che nascondeva l’estremità del manico del coltello. Se fossi stato
mancino evidentemente l’avrei messo nella parte sinistra.
Sono uscito dal bagno con il coltello pronto
all’uso e mi sono diretto verso il tavolino dove era ancora seduta la vittima
(__________) che evidentemente mi aspettava. Ho cercato di mantenere un
comportamento che non desse nell’occhio, ero sorridente. Questo comportamento
l’ho mantenuto volutamente per non lasciare intendere le mie reali intenzioni
che erano di uccidere questa prostituta. Giunto al tavolino, faccio cenno di
andare in camera alla prostituta la quale si alza e si incammina verso
l’ascensore.
ADR che, non mi ricordo se nel
tragitto dal tavolino all’ascensore la __________ camminava davanti o dietro di
me. Ricordo che quando siamo usciti dall’ascensore al piano superiore lei
camminava davanti a me.
Intanto che mi dirigevo con la ___________ verso
l’ascensore per salire ho cercato di tenere un comportamento il più rilassato
possibile, per non dare nell’occhio, le mani le tenevo a penzoloni.
(….)
Giunti al primo piano , usciamo dall’ascensore,
la __________ era davanti a me mi dice “di qua” per indicarmi il percorso per
arrivare alla sua camera. Mi ricordo che c’erano anche due o tre gradini. Non
ricordo come era vestita l’__________, aveva dei pantaloni scuri, un corpetto
scuro e delle scarpe con dei tacchi scuri. Aveva anche una borsetta chiara, se
non sbaglio sul grigio.
La __________ cammina davanti a me, non parliamo
così come non abbiamo parlato nel tragitto dal bar all’ascensore e
nell’ascensore stesso.
La __________ cammina davanti a me nel corridoio
che era abbastanza buio, nessuno aveva acceso la luce. Non mi ricordo dove la
___________ portava la borsetta, non mi ricordo di preciso se la __________
tenesse in mano delle chiavi.
Passando con la __________ che camminava davanti
a me ho potuto constatare che non c’era nessuno in giro. Preciso che io ho
guardato per accertarmi che non ci fosse in giro nessuno.
Arrivati in fondo al corridoio e davanti alla
camera dove alloggiava la __________, la mia vittima infila le chiavi nella
porta della sua camera. Io preciso che ho sentito il rumore della chiave. La
porta non è stata aperta e come meglio descrivo.
Lei infila la chiave per aprire la porta, io
sento il rumore della chiave infilarsi ed aprire la serratura essendo dietro,
proprio dietro a lei, prima che si aprisse la porta velocemente estraggo il
coltello e la colpisco, nel lombare destro.
Io ho colpito la zona lombare poiché volevo
tramortire la mia vittima per poi poterle tagliarle la gola. Nel momento in cui
io camminavo con lei nel corridoio ho pensato di colpirla subito nel lombare
alle spalle. Aggiungo che il coltello a serramanico che ho utilizzato non ha
una lama lunga e colpendo in certi punti non è mortale, era per me necessario
colpirla al lombare per tramortirla, per poterle quindi tagliare la gola e per
poterla ammazzare. Preciso che io volevo colpirla più volte.
Io ho estratto velocemente il coltello a
serramanico, l’ho picchiato nel lombare destro della __________ con tanta
forza. Non una accoltellata da far solletico. Secondo me nella carne della
vittima deve essere entrata anche la parte dove si fissa la lama che ha un
buchino dove io poi (quando aspettavo la polizia) ho visto del sangue. Dopo che
l’ho colpita la prima volta (preciso che l’ho colpita ed ho estratto subito il
coltello per poterla ricolpire) lei si è accasciata leggermente sulle gambe e
gridava forte “soccorso” e nel frattempo si sbatteva anche, girandosi
leggermente sulla parte destra dopo di che io ho subito infierito un’altra
accoltellata sul davanti. Non so dove io l’abbia colpita di preciso la seconda
volta perché nel frattempo in mezzo alla confusione è caduta la borsetta con
tutti gli oggetti, lei era sempre leggermente accasciata, si sbatteva per
liberarsi. Intanto che l’ho colpita sul davanti la seconda volta io la tenevo
per il collo o per le spalle, cercavo di tenerla, di avere presa su di lei per
impedirle di fuggire. Dopo di che l’ho afferrata subito per la faccia, lei si
sbatteva sempre gridava (ha gridato dopo la prima accoltellata nella zona
lombare) ho alzato il coltello a serramanico che ho sempre tenuto nella mia
mano destra da quando l’avevo estratto per colpirla nel lombare destro; cerco
di puntare il coltello a serramanico verso la gola della __________ per
tagliargliela e in quel momento che alzo il coltello che lo punto verso la gola
vedo che la lama si era aperta, penzolava. Non potendo più fare niente, con la
lama così non si può fare niente, il coltello non ha presa, in pratica viene in
“disuso”.
Sia la mia vittima che io eravamo girati
leggermente sulla destra verso il muro, la __________ era appoggiata a me e si
sbatteva e gridava e io la tenevo, io ho tentato di fissare la lama del
serramanico facendo presa sul muro con la lama. Io ho cercato quindi di fissare
la lama del coltello per accoltellarla. In quel momento che mi sono girato per
fissare la lama del coltello a serramanico onde renderlo di nuovo utilizzabile
per uccidere, mi sono accorto che c’era un'altra ragazza che gridava fortissimo
anche lei e che era uscita dalla porta di una camera vicina. Non so se è
l’unica porta vicina alla camera della mia vittima o se ce n’erano altre. Ho
visto questa altra ragazza con la porta aperta terrorizzata che gridava aiuto
soccorso. Nel momento in cui io ho tentato di fissare la lama facendo presa sul
muro (per rendere di nuovo il coltello utilizzabile per ammazzare) si vede che
io ho perso la presa sulla mia vittima che è sguizzata velocemente via da me,
dalla mia presa e si è infilata nella porta della camera dell’amica. Si sono
chiuse dentro subito. Io dal momento che queste due si sono chiuse nella camera
vicino a quella della vittima non ho più potuto fare niente. Non sono
l’incredibile Hulc e non potevo buttare giù la porta. E’ stato tutto veloce.
Quando ho visto la porta chiusa e quindi che la
mia vittima era sfuggita, mi sono sentito un fallito ed ero lì impalato con il
coltello in mano.
ADR che, mi sono sentito un
fallito perché non ero riuscito ad ucciderla.
ADR che, io non ho potuto tagliare
la gola alla __________ poiché la lama del coltello a serramanico si è
afflosciata. Non so come sia potuto accadere che la lama del coltello a
serramanico si sia afflosciata. Io ho pensato persino che siccome c’era di
mezzo la borsetta e nella confusione si sia “schiacciato” il becchetto e quindi
la lama si sia afflosciata.
ADR che, io di sicuro non ho
schiacciato il becchetto, evidentemente la mia volontà era quella di uccidere e
quindi di avere un coltello perfettamente funzionante. Preciso che quando io ho
tentato di fissare la lama contro il muro per potere sgozzare la mia vittima,
il coltello si è rifissato (con la lama fissa e utilizzabile) tuttavia dal
momento che la mia vittima mi era già sfuggita, un coltello “utilizzabile” non
mi serviva ormai più a niente.
Dopo che la mia vittima si era rifugiata nella
camera vicino alla sua e visto che avevo fallito la mia impresa di ucciderla,
io mi sono diretto verso i divanetti poco distanti da dove avevo colpito la
__________ e mi sono seduto. Intanto che mi dirigevo verso le poltrone dove mi
sono seduto vedevo un via vai di donne. Mi sono seduto su delle poltroncine
rosse, subito in quel mentre è arrivato o il barista o il gerente. Io tenevo il
coltello in mano. Preciso che quando ero seduto il barista o il gerente mi si è
avvicinato e mi ha detto di stare calmo, per parte mia gridavo “bastarde
puttane schifose le ammazzo tutte”. Io ero sotto pressione e anche arrabbiato
per non essere riuscito ad ammazzare una prostituta. Il barista insisteva nel
dirmi di stare calmo ed io gli ho detto: “sono impazzito chiamate la polizia”,
mi ha anche detto se volevo un caffè.
Ricordo che io ripetevo queste frasi contro le
prostitute, il barista mi diceva di stare calmo, ad un certo punto è arrivata
l’ambulanza. E’ arrivata la polizia. Giunta la polizia sono entrati e mi hanno
puntato la pistola dicendomi di buttare la mia arma. Io con uno scatto ho buttato
per terra il serramanico, la polizia mi ha detto di sdraiarmi per terra e
mettere le mani allungate sul pavimento, dopo di che mi hanno ammanettato e mi
hanno fatto risedere visto che io un attacco di vomito. Preciso che durante il
mio fermo i soccorritori dell’ambulanza sono intervenuti sulla vittima. Da dove
io ero seduto sui divanetti rossi in attesa di essere portato in Polizia, nel
via vai ho visto che nella camera dove si era rifugiata la mia vittima c’era
del sangue."
- A
seguito dei fatti qui sopra riportati, __________ è stata trasportata con
l'autolettiga all'Ospedale Regionale di __________ "__________", dove
è rimasta degente fino al 10 settembre 2003. Dal certificato medico 15
settembre 2003 (all. 25 all'AI 58) risultano le seguenti lesioni:
" Aggressione
con arma bianca con:
-
Ferita
profonda in loggia renale destra con lesione del polo inferiore del rene ed
ematoma retroperitoneale
-
Ferite
superficiali in sede epigastrica e fossa iliaca sinistra
-
Ferite
superficiali all'avambraccio destro e sinistro
-
Contusioni
addominali
In
anestesia locale sutura delle ferite el 8.09.
(…)
Si tratta di una paziente brasiliana 27enne,
giunta in Ticino due giorni fa che questa sera mentre stava per entrare nella
sua stanza viene aggredita con un coltello da uno sconosciuto, il quale le
procura ferite nell'epigastrio, nella fossa iliaca sinistra e nella loggia
renale destra. Emodinamicamente la paziente risulta sempre stabile e le ferite
della parete addominale appaiono superficiali. La lesione in loggia renale
destra risulta più profonda motivando un ricovero per osservazione ed ulteriori
valutazioni.
(…)
Addome
Ispezione
Cicatrici: FLC epigastrio e fossa iliaca sinistra.
Palpazione Dolore
alla palpazione profonda fossa iliaca dx."
In occasione del suo interrogatorio in polizia
del 24 settembre 2003, la donna ha dichiarato di sentirsi psicologicamente bene
ma di lamentare ancora dei dolori nei punti di penetrazione della lama. Al
dibattimento __________ ha, però, precisato di soffrire ancora molto psicologicamente
a causa dell’accaduto, in particolare di avere perso l’equilibrio e la serenità
di un tempo, di sentirsi spesso angosciata e in preda al terrore soprattutto se
in compagnia di persone sconosciute. Ha precisato di non sentirsi più
"la persona di prima", di sognare spesso situazioni in cui c'è del
sangue e in cui qualcuno tenta di ucciderla, di scoppiare a volte in pianti
irrefrenabili. La vittima ha ancora dichiarato di non essersi sottoposta a cure
psicologiche soltanto perché priva dei necessari mezzi finanziari. Dal profilo
fisico, ha lamentato un'insensibilità nelle parti ferite con interessamento
della coscia. Ha, infine, precisato di vivere in condizioni economiche precarie
avendo una bambina di un anno e tre mesi al cui mantenimento provvede da sola.
- Per
l'art. 111 CP chiunque intenzionalmente uccide una persona è punito con la
reclusione non inferiore a cinque anni, in quanto non ricorrano le condizioni
previste negli articoli che seguono. Ai sensi dell’art. 22 CP chiunque compie
senza risultato tutti gli atti necessari alla consumazione d’un crimine o di un
delitto, può essere punito con pena attenuata (art. 65).
Il comportamento criminoso consiste nell’uccidere
intenzionalmente una persona. L’autore deve adottare un comportamento che
provochi la morte altrui (Corboz, Les infractions principales, I, ad 111 CP,
n.1).
Secondo l'art. 112 CP se il colpevole ha agito
con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o
modalità particolarmente perversi, la pena è della reclusione perpetua o della
reclusione non inferiore a dieci anni.
Si tratta di una forma qualificata di omicidio
intenzionale che si differenzia dall'omicidio ordinario di cui all'art. 111 CP
per il carattere particolarmente reprensibile dell'atto. L'assenza di scrupoli
presuppone una colpa particolarmente pesante nella commissione dell'atto. Per
caratterizzare tale colpa accresciuta l'art. 112 CP evoca in modo non esaustivo
il movente, lo scopo o il modo di agire particolarmente riprovevoli. Il movente
è particolarmente odioso se l'autore uccide per denaro o allorquando esso
appare futile , e meglio quando l'agente uccide per vendetta, senza seri motivi
o ancora per una sciocchezza (DTF 1. Aprile 2004 6S.10/2004; 9 ottobre
2003 6S.309/2003; 11 marzo 2003 6S.21/2003; 118 IV 124; Stefan Disch, L'omicide
intentionnel, Losanna, 1999, p. 312 e ss). Più in particolare la giurisprudenza
ha avuto modo di stabilire che uccidere un terzo innocente per punire il
proprio coniuge, quantunque in un quadro di grave situazione conflittuale,
costituisce uno dei tratti più caratteristici della particolare perversità (DTF
106 IV 62).
- Nella fattispecie, si ha che __________ deve essere condannato per
mancato assassinio giusta il combinato disposto di cui agli art. 22 e 112 CP.
a) Come emerso dagli atti e dall'istruttoria dibattimentale __________
voleva uccidere una prostituta, una qualsiasi, pur di sfogare il suo odio e
soddisfare la propria sete di vendetta.
Le motivazioni
del suo agire sono da considerare estremamente futili e, perciò, odiose al
punto da denotare una particolare assenza di scrupoli. Va detto, a questo
proposito, che il rapporto con __________ - la cui fine ha dato avvio ai fatti
- era, anche per il __________, un rapporto di natura semplicemente mercenaria:
lui pagava per quel che riceveva e la cosa non aveva connotazioni romantiche o
affettive (nonostante quel feeling cui __________ ha fatto cenno). Nemmeno
__________ ha mai preteso di essersi in qualche modo innamorato di questa
donna: la partenza della donna ha causato una ferita del suo ego non il
sentimento di essere stato tradito in aspettative di natura affettiva.
Dopo avere
invano tentato di rintracciare __________ per sfogare su di lei la sua
frustrazione, __________ ha ripiegato su una vittima ancor più innocente pur di
dar sfogo al suo odio viscerale:
" Effettivamente
io volevo vendicarmi e la cosa giusta che avrei dovuto fare (...) era di
uccidere la ragazza giusta. Parlando con il gestore del locale __________ venni
a sapere che la ragazza (n.d.r.:
la __________) aveva fatto rientro in Russia. Se debbo
essere sincero fino in fondo io ho girato vari locali del Ticino sperando di
incontrarla, con esito negativo. Per questo motivo dovevo trovare qualcuno che
sostituisse la donna non mi interessava di che nazionalità fosse ma
l'importante che fosse una prostituta"
(verbale PS 8 settembre 2003 ore 23'30, p.
3).
__________ ha quindi agito in modo brutale e
senza scrupolo alcuno contro una vittima innocente, al solo scopo di dar sfogo
alla rabbia che egli aveva maturato ed alimentato nei confronti delle
prostitute:
" io
da circa un mese e mezzo avevo un'idea fissa (…) di ammazzare una prostituta,
una qualsiasi"
(verbale MP 16.09.03 p. 2)
Ciò facendo, egli ha dimostrato un totale
disprezzo della vita umana: uccidere una persona a caso, una persona di cui non
si sa nulla e cui nulla si può, nemmeno soggettivamente od arbitrariamente,
rimproverare, significa ridurre l’essere umano ad una cosa, ad un mero
strumento da utilizzare a proprio piacimento per soddisfare le proprie
esigenze. Significa negare alla propria vittima qualsiasi dignità di persona e
degradarla al rango di oggetto, oggetto di cui si può disporre, senza remora
alcuna, per soddisfare i propri desideri.
Così facendo, __________ ha dimostrato la
particolare mancanza di scrupoli che trasforma l’omicida in assassino (cfr DTF
106 IV 62 in cui il TF ha considerato assassinio una fattispecie praticamente
analoga).
b) Va,
poi, rilevato che, anche nel pomeriggio trascorso alla ricerca della vittima
sacrificale, __________ ha dimostrato di possedere la freddezza d’animo e
l’assoluta mancanza di scrupoli caratteristica dell’assassino. Quando
girovagava per i bordelli del sopraceneri con lo scopo dichiarato di trovare la
donna giusta da uccidere, __________ è riuscito ad avere anche un rapporto
sessuale con due prostitute, peritandosi, nell'occasione, di nascondere il
coltello affinchè non gli cascasse ("mi sono spogliato completamente
appoggiando per terra i vestiti, il coltello a serramanico era nei miei
pantaloni ed ho fatto attenzione appoggiandoli che non uscisse dalla
tasca" cfr. verbale MP 23.09.03 p. 4).
Ora, una persona che esce di casa armata, con
l'intento di uccidere e, durante la ricerca “dell’agnello sacrificale” riesce
ad avere un rapporto sessualmente completo e soddisfacente con ben due
prostitute, cioè con due donne appartenenti a quella categoria che lui odiava e
disprezzava al punto da definirle “bestie”, manifesta una freddezza
impressionante e, con essa, una totale misconoscenza del valore della vita
umana che lui intendeva sopprimere.
Questo supporta la conclusione secondo cui i
fatti che gli sono imputati e di cui __________ è riconosciuto autore
colpevole sono da qualificare, in diritto, di assassinio (mancato).
Non va dimenticato che l’assenza di scrupoli e il
totale disprezzo per la vita umana del __________ trovano ancora ulteriore e
sconcertante conferma nelle parole stesse del __________:
" Io
ero caricato nel modo giusto ed essendo la donna una persona dal carattere
deciso non mi sono posto troppi problemi, decidendo che era la persona che quel
giorno stavo cercando (…) Io avevo bisogno di una persona dal carattere forte
che avrebbe reagito alla mia aggressione in modo tale che io non avrei avuto
nessun rimorso (…) sebbene fossi teso non ho mai perso il lume della ragione,
anzi ho colpito sempre in modo mirato. L'essermi poi reso conto che non ero
riuscito ad uccidere la donna, l'unico pensiero è stato il seguente: "è
finita… ho fallito"
(verbale PS 10 settembre 2003, p. 7);
" Mi
dispiace solo che non è morta"
(verbale PS 8 settembre 2003 ore 18.40, p.
5);
" io
dico che mi sento un fallito perché non l'ho uccisa"
(verbale PS 8 settembre 2003 ore 23.30 p.
2);
e ancora
" non
me ne fregava niente anche se avessi preso l'ergastolo, questa mia necessità di
uccidere superava ogni e qualsiasi pregiudizio"
(verbale PS 10 settembre 2003 p. 3);
" E'
vero che nutrivo e nutro tuttora un odio viscerale nei confronti delle
prostitute ma in tutti i casi mi andava bene di usarle per i miei sfoghi
sessuali"
(verbale PS 8 settembre 2003 ore 23'30 p.
3).
Ne discende che __________ ha agito con
particolare assenza di scrupoli, con perversione e che la sua azione deve
essere qualificata di mancato assassinio (ciò ritenuto che, secondo la
giurisprudenza, il fatto che, all’origine del gesto, vi sia una patologia è
irrilevante per la qualifica giuridica: DTF 95 IV 167; 82 IV 8; 81 IV 150; 80
IV 239; cfr., pure, Trechsel, op. cit. ad 112 n. 25 e cit.).
- Giusta l'art. 63 CP il giudice commisura la pena, nei limiti della
comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a
delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali. La
gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A
tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze
esterne, intensità del proposito (determinazione), risultato ottenuto, assenza
di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del pregiudizio arrecato
volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito, e così via. Per quanto
riguarda l'autore in particolare occorre considerare la sua situazione
familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione seguita,
l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti e la reputazione in genere.
Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto,
compresa la collaborazione prestata con gli inquirenti e la volontà di
emendamento (DTF 117 IV 112). Nella commisurazione della pena il giudice
fruisce di ampia autonomia quando valuta l'importanza di ogni singolo fattore
di determinazione (DTF 122 IV 15). In considerazione dei numerosi e
diversi parametri che intervengono nella commisurazione della pena, una
comparazione con casi analoghi è molto discutibile (DTF 120 IV 144), una
certa disuguaglianza in tale ambito spiegandosi con il principio
dell'individualizzazione voluto dal legislatore (DTF 19 giugno 2003 in
re M.).
a) La
colpa di __________ va qualificata di grave.
Egli ha
infatti agito per vendetta ed ha messo in atto i suoi propositi nei confronti
di una persona del tutto innocente. E nemmeno la sua volontà di vendetta può
essere in qualche modo compresa quale conseguenza di gravi torti subiti poiché,
in realtà, torti il __________ non ne ha subiti: il suo rapporto con __________
è stato, come detto, di natura puramente mercenaria (e in questo senso era
anche compreso dal __________ stesso) e la donna, una volta terminata la sua
attività in Ticino, altro non ha fatto che fare quello che fanno le ragazze
come lei, cioè cambiare aria senza dover spiegazioni a nessuno, tantomeno al
__________ che altro non era che uno qualsiasi dei suoi clienti (anche se,
magari, uno dei più assidui).
Egli ha poi agito con particolare premeditazione
e determinazione: si è preoccupato di utilizzare un'arma che potesse essere
facilmente occultabile per passare tranquillamente la frontiera, ha cercato con
ostinazione la sua vittima in vari bordelli del Cantone, ha avuto un rapporto
sessuale con due prostitute preoccupandosi di nascondere bene il coltello sotto
i vestiti, una volta individuata la vittima è andato in bagno ad armare il
coltello per evitare di mettere in allarme la vittima al momento dei fatti, lo
ha nuovamente occultato sotto i vestiti e non ha esitato un attimo a pugnalare
la donna da dietro nel tentativo poi di sgozzarla. Soltanto il caso ha voluto
che non ci riuscisse perché l'arma si è inceppata: ma nemmeno questo intoppo è
bastato a far desistere il __________ che ha cercato freneticamente di
riarmare il coltello facendo pressione con la lama contro la parete. E’ proprio
il caso di dire che la ragazza non è stata uccisa soltanto grazie ad un destino
– nonostante tutto – particolarmente benevolo.
b) A
favore dell'accusato sono state considerate attenuanti generiche legate ad un
vissuto emotivamente povero, ad una vita senza passioni di rilievo (il tempo
libero lo passava prevalentemente nella sua camera, dormendo molte ore), alla
difficile ricerca di un equilibrio sia professionale (basti al riguardo pensare
ai numerosi cambiamenti di posto di lavoro negli ultimi anni) sia emotivo che
in passato già lo avevano indotto a rivolgersi ad una psichiatra che gli aveva
prescritto un neurolettico (Risperdal), nonché la sofferenza dovuta alla
perdita di amici in un incidente della circolazione (quella sera, su
quell'auto, avrebbe dovuto salirci anche lui, ma resistette all'invito quasi
forzato dei 4 amici poi deceduti, poiché sapeva che il conducente era uno
spericolato) ed alla frustrazione di non poter continuare, per ragioni
economiche, a frequentare persone di un ceto sociale più elevato (figli del
noto attore __________, cfr. AI 92 p. 9).
Inoltre è, pure, stato considerato il suo
atteggiamento processuale collaborante, avendo egli immediatamente ammesso le
proprie responsabilità.
c) __________
è stato sottoposto a perizia psichiatrica. Nelle sue conclusioni il perito ha
stabilito che la capacità di valutazione del carattere illecito dell'atto era
scemata in modo lieve mentre la capacità di agire secondo tale valutazione era
scemata in modo grave. Con il che deve essere considerato che __________ ha
agito in stato di grave scemata responsabilità.
Il perito ha, in buona sostanza, indicato che
l'accusato soffre di "sindrome depressiva ricorrente" e meglio:
" La
sindrome depressiva ricorrente si innesta, nel caso del peritando, su una
struttura di personalità immatura, dipendente, passiva ma con potenzialità
aggressive, "primitiva", per quanto non sprovvista sul piano
intellettuale, ma incapace soprattutto di adeguate percezione analisi e
elaborazione dei propri sentimenti. Tutti questi tratti sono probabilmente
abbastanza marcati e persistenti da configurare un disturbo di personalità
misto. Ciò preclude al peritando una possibilità di affrontare i propri sensi
di inferiorità con modalità che non siano quelle della depressione e, in
reazione, dell'ipercompensazione aggressiva, la quale a sua volta conferisce al
suo agire caratteristiche antisociali."
(AI 92 p. 31-32)
Su questa questione non occorre disquisire
oltre: del resto, accusa e difesa concordano perfettamente sullo stato di
grave scemata responsabilità dell'accusato al momento dei fatti avvenuti l'8
settembre 2003.
D’altro canto, pur se secondo dottrina e
giurisprudenza il giudice non è vincolato alle conclusioni peritali, nel senso
che può apprezzarle liberamente come avviene per ogni altro mezzo di prova,
nella pratica, se ne può scostare solo se fatti, circostanze o indizi
controvertibili ne pongano seriamente in dubbio la credibilità (DTF 101 IV 129;
102 IV 225, Trechsel, Kurzkommentar 13 N. 8) Ciò significa che, di fatto, il
potere di apprezzamento del giudice è limitato ai casi di evidenti errori nelle
impostazioni o nelle premesse di fatto poste a base della perizia (ad esempio,
nel caso di un influsso alcolico supposto dall’esperto, e considerato nella sua
valutazione, ma non accertato dal giudice: DTF 102 IV 225).
Errori che, in concreto, nella perizia non sono
ravvisabili.
d) Circa
l’influenza della scemata responsabilità sulla commisurazione della pena, nella
prassi si è sviluppata la tendenza a ritenere appropriata una riduzione aggirantesi
attorno al 25% in caso di responsabilità lievemente scemata, attorno al 50% in
caso di responsabilità mediamente scemata e attorno al 75% in caso di scemata
responsabilità molto grave (CCRP 17.12.98 in re C; DTF 118 IV 4). Il TF non
impone di operare una riduzione lineare (DTF 127 IV 103), ma ha sinora
riconosciuto corrette o non arbitrarie analoghe riduzioni in casi di scemata
responsabilità (DTF 123 IV 151).
e) La Corte ha ritenuto che - astrazion fatta per la scemata
responsabilità che, secondo la giurisprudenza, si riflette direttamente sulla
colpa del reo, elemento determinante per la commisurazione della pena, e quindi
comporta una corrispondente riduzione della sanzione - nelle concrete
evenienze, se il reato si fosse consumato, all’autore colpevole avrebbe
inflitto una pena di 15 anni di reclusione.
Tenuto conto che l'evento non si è realizzato -
anche se non certo per merito dell'accusato che ha, anzi, tentato in tutti i
modi di perseguire l'obiettivo prefissatosi, cercando in particolare di
riarmare il coltello mentre tratteneva la vittima con l'altro braccio – ma
soprattutto della grave scemata responsabilità al momento dei fatti (e in
considerazione, come detto, anche delle circostanze attenuanti generiche di cui
si è detto sopra), alla Corte è parsa adeguata una pena di 3 anni e 6 mesi di
reclusione.
Già solo per il fatto che la durata della pena
inflitta è superiore ai 18 mesi, il beneficio della sospensione condizionale
giusta l’art. 41 n. 1 CP non entra in linea di conto.
- Il
perito giudiziale ha inoltre stabilito che
" L'adozione
di misure secondo l'art. 43 CPS è opportuna (ma forse non si impone). Il
peritando ha mostrato, già prima dei fatti, di trarre sensibile giovamento da
un trattamento con il neurolettico atipico Risperdal. Questo farmaco, oltre ad
avere un influsso positivo sulle idee dominanti (e nel caso di psicotici, in
particolare schizofrenici, per i quali è indicato, su deliri e allucinazioni)
sembra essere efficace anche su sintomi quali il ritiro sociale, l'apatia e,
limitatamente, la depressione. Questo trattamento (al quale altri farmaci e
altre forme di intervento, come un sostegno psicologico e psicosociale
potrebbero risp. dovrebbero essere associati) può facilmente essere
somministrato ambulatoriamente. Il peritando lo assume di buon grado e inoltre,
qualora vi fosse motivo di dubitare della sua osservanza delle prescrizioni,
esso potrebbe essere somministrato per via intramuscolare, a intervalli
quindicinali. Ciò dovrebbe permettere una buona gestione del peritando senza
ricorrere al suo collocamento in una casa di salute o di custodia.
L'"internamento in uno stabilimento
appropriato" non costituisce invece misura adeguata. Il peritando non ha
commesso il fatto perché gravemente pericoloso per la sicurezza pubblica ma
piuttosto perché, in quel momento, seriamente malato. Le misure indicate nel
suo caso sono pertanto di carattere prevalentemente psichiatrico. Con una prese
a carico adeguata (anche al di fuori misura), per esempio a frequenza
bisettimanale come ora avviene al PCT, il pericolo di ricaduta in fasi
depressive di gravità tale da sfociare in agiti pericolosi dovrebbe essere
ridotto al minimo."
Stanti tali accertamenti occorre quindi ordinare
un trattamento ambulatoriale, ex art. 43 CP, in espiazione di pena (trattamento
medico psichiatrico) affinchè l'imputato mantenga l’autonomia e l’equilibrio
psicologici della cui riconquista il perito ha dato atto.
- L'art. 55 CP stabilisce che il giudice può espellere dal
territorio svizzero per un tempo da tre a quindici anni lo straniero che è
stato condannato alla detenzione o alla reclusione. Il carattere preponderante
dell'espulsione non è quello di una pena ma di una misura di sicurezza a tutela
dell'ordine pubblico (DTF 117 IV 230). L'irrogazione del provvedimento soggiace
nondimeno all'art. 63 CP, mentre il giudizio sulla sospensione condizionale è
retto dall'art. 41 CP (DTF 119 IV 197). Nel giudicare sull'espulsione
occorre in particolare tenere in considerazione i legami del condannato con il
nostro paese, in particolare quelli famigliari, senza dimenticare che il fatto
di essere coniugato con una cittadina svizzera, da solo, non esclude
l'espulsione se ragioni preponderanti di ordine pubblico ne impongono
l'allontanamento (DTF 117 IV 112; Rep. 1985 p. 273; BJP 1983 N. 544).
a) __________
non ha particolari legami con il nostro paese. In passato vi ha lavorato per
qualche tempo (presso la _________) e, proprio nell'imminenza dei fatti di cui
in rassegna (e meglio in data 11 settembre 2003) avrebbe dovuto presentarsi
presso la macelleria ____________ quale candidato ad un posto di macellaio
pollicoltore (all. 60 AI 58). Tuttavia, ciò che lo ha maggiormente legato al
Ticino sono le sue frequentazioni dei postriboli. Frequentazioni che sono pure
in stretto legame con i fatti oggetto di questo procedimento. A ciò aggiungasi
che __________ ha espressamente ammesso di aver scelto la Svizzera per
perpetrare il suo crimine perché "la prostituta che mi ha rovinato
economicamente lavorava qui in Svizzera" (verbale PS 8 settembre 2003
ore 23'30 p. 1). Ne discende che, a tutela dell'ordine pubblico, __________ va
espulso dal nostro territorio per la durata di sette anni.
b) Resta
da esaminare la questione della sospensione condizionale del provvedimento. In
tale ambito entrano in linea di conto considerazioni legate alla prognosi. In
altri termini occorre stabilire se le possibilità di risocializzazione del
prevenuto sono migliori in Svizzera o al suo Paese (DTF 116 IV 2283; BJP
1994 N. 578), tenendo conto del pericolo che lo straniero rappresenta per
l'ordine pubblico svizzero (DTF 103 Ib 26).
Da lungo tempo __________ è venuto nel nostro
paese prevalentemente per frequentare postriboli, con frequenza più o meno
regolare, dimostrando una particolare propensione per questo genere di frequentazione,
da cui è poi nato l'odio nei confronti delle meretrici, fino a giungere al
tentativo di ucciderne una. Ora, è ben vero che il perito ha detto che questo
odio è col tempo scemato sino a scomparire e che in aula il condannato si è
detto molto pentito di quanto fatto. Tuttavia, questa presa di coscienza e di
questo pentimento è avvenuta grazie alla presa a carico di natura
psichiatrica.
E’ soltanto la continuazione di questa presa a
carico sino a stabilizzazione dei suoi buoni risultati che è garanzia di
assenza di recidiva. Non certamente una sospensione dell’espulsione che, al
contrario, potrebbe rivelarsi controproducente data la particolare propensione
per la frequentazione di bordelli manifestata dall'accusato, unita al fatto che
al suo paese vige a tutt'oggi la cosiddetta "legge Merlin" che vieta
l'esercizio di case chiuse. L’accusato potrebbe essere indotto a riprendere le
vecchie abitudini sessuali e riprendere anzitempo, cioè prima della
stabilizzazione degli effetti della cura che dovrà continuare anche in Italia
dopo la sua messa in libertà, la frequentazione dei bordelli ticinesi. Ne
discende che l'espulsione deve essere effettiva.
- La
decisione della Corte d’assise sulle pretese di diritto civile presuppone,
oltre alla condanna dell’accusato (art. 266 e 272 CPP), l’esistenza di dati
sufficienti (art. 267 CPP) che possano essere raccolti senza ritardare il corso
dell’azione penale (art. 265 CPP), in difetto di che l’istante è rinviato al
foro civile, con la possibilità di accordargli un risarcimento parziale (art.
267 CPP). Giusta il combinato disposto di cui agli artt. 9 LAVI e 94 CPP,
inoltre, se la parte civile è vittima di reati che hanno leso direttamente la
salute fisica, sessuale o psichica, la corte può giudicare dapprima la fattispecie
penale e trattare in seguito le sue pretese pecuniarie nei confronti del
condannato oppure – ove ciò comporti un dispendio sproporzionato e non si
tratti di pretese di lieve entità – limitarsi a prendere una decisione di
principio sul diritto al risarcimento, con rinvio per il rimanente al foro
civile (DTF 122 IV 37).
Tutte le pretese della parte civile sono state
riconosciute da accusato e difensore. A ragione. Va infatti dato atto alla
vittima di aver subito una violenza fisica di particolare intensità: lo
dimostrano le ferite riportate e lo stato generale di disagio psicologico in
cui la donna, ancora oggi, ha raccontato di trovarsi. La richiesta avanzata a
titolo di risarcimento per il torto morale va, quindi, ammessa.
Per quel che è delle pretese di difesa, va
osservato che le stesse sono parte del danno causato giusta l'art. 41 CO così
come occorre riconoscere che la fattispecie ha richiesto il patrocinio di un
legale, la cui nota professionale è stata versata agli atti (fr. 20'708.-).
Infine vanno pure riconosciute le spese di
viaggio, di vitto e di alloggio (in totale fr. 1'400.-) relative alla presenza
della donna in Ticino per il dibattimento, la sua audizione essendo stata
richiesta espressamente dal Procuratore pubblico già con l'emanazione dell'atto
di accusa.
__________ dovrà infine sopportare le spese
processuali ex art. 9 CPP nonché la confisca di tutto quanto in sequestro quale
mezzo utilizzato per la perpetrazione del reato giusta l'art. 58 CP.
Rispondendo affermativamente a tutti
i quesiti, tranne ai quesiti no. 1.1 e 3;
visti gli art. 11, 18, 21 e
segg., 35, 41, 43, 55, 58, 63, 65, 66, 69, 111,
112 CP;
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese
dichiara
e pronuncia:
-
è autore colpevole di:
mancato assassinio
per avere,
nell’intento di trovare in un bordello ticinese
una prostituta qualsiasi che però gli apparisse come una donna forte e
determinata così da dargli la carica necessaria per ucciderla e dare così sfogo
all’odio viscerale che provava nei confronti delle prostitute in genere e che
gli era cresciuto dentro dopo che una prostituta che frequentò regolarmente era
partita,
l’8 settembre 2003,
a __________, presso l’Albergo __________,
inferto con il coltello serramanico a __________
una prima coltellata nella zona lombare destra, una seconda ed una terza
coltellata in zona addominale e tentato di tagliarle la gola, non riuscendovi
visto che la lama si sbilanciò abbassandosi, mancando così la realizzazione del
disegno criminoso;
e meglio come descritto dall’atto di accusa,
dalla precisazione fattuale apportata in aula e precisato nei considerandi.
- Di
conseguenza __________, avendo agito in stato di grave scemata responsabilità è
condannato:
2.1. alla pena di
3 anni e 6 mesi di reclusione, nella quale è computato il carcere preventivo
sofferto;
2.2. all’espulsione
dal territorio svizzero per un tempo di 7 anni;
2.3. al pagamento
della tassa di giustizia di fr. 1'500.- e delle spese processuali.
-
Il
condannato è sottoposto a un trattamento medico-ambulatoriale senza contestuale
sospensione dell’esecuzione della pena.
-
E’
ordinata la confisca di quanto in sequestro.
-
è inoltre condannato a versare alla PC __________:
5.1. fr.
1'400.- a titolo di danno materiale;
5.2. fr. 20'708.-
a titolo di risarcimento per le spese legali;
5.3. fr. 15'000.-
a titolo di torto morale.
- Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.
Intimazione a:
-
c/o avv. ______________
-
procuratore
pubblico ____________
-
Ministero
Pubblico, Via Pretorio 16, 6901 Lugano
-
Comando
della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali),
Via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
-
Ministero
Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona
-
Sezione
dell'esecuzione delle pene e delle misure, cp
238,
6807
Taverne
-
Sezione
dei permessi e dell'immigrazione, Ufficio stranieri,
6501
Bellinzona
-
Ufficio
federale di polizia, Ufficio centrale armi, 3003 Berna
-
Direzione del Penitenziario cantonale La Stampa, CP,
6904 Lugano
-
(rappr. PC)
terzi implicati
- AS1
- AS2
- AS3
- AS4
- AS5
- AS6
- AS7
- PE1
- GI1
- GI2
- PC1
- TE1
- Luanne IE1
Per la Corte delle assise criminali
La presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'500.--
Inchiesta preliminare fr. 6'057.40
Perizie fr. 23'685.50
Interprete fr. 180.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--
fr. 31'522.90
============
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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