AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
31.2001.5
Data decisione, Autorità:
17.09.2001, TCA
RACCOMANDATA
Incarto n.
31.2001.00005
ZA/sc
Lugano
17 settembre 2001
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il
vicepresidente
del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Zaccaria Akbas
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sulla petizione del 31 gennaio
2001 ai sensi dell'art. 52 LAVS di
Cassa di compensazione __________,
rappr. da: avv. __________,
contro
__________,
In relazione alla
fallita __________
ritenuto, in
fatto
1.1. La
__________ (di seguito __________), con sede a __________a, è stata iscritta a
Registro di Commercio il __________ 1896 (cfr. doc. _).
Lo scopo
sociale consisteva nella gestione di un'officina idraulica per lavori di
lattoniere, ecc. (cfr. doc. _).
ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società dal 7 maggio 1998
sino alla dichiarazione di fallimento, con diritto di firma individuale (cfr.
doc. _).
La ditta __________
è stata affiliata alla Cassa di compensazione __________ in qualità di datrice
di lavoro dal 1° gennaio 1948.
Con
decreto del 1° dicembre 1999, la Pretura del Distretto di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento (cfr. doc. _).
La Cassa
ha insinuato all'UEF di __________ il proprio credito di fr. 58'014.70 per
contributi paritetici insoluti per gli anni 1998 e 1999, dopo regolare
controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
In data 8
maggio 2000, l'UEF ha rilasciato un attestato di carenza beni per l'intero
importo scoperto (cfr. doc. _).
1.2. Costatato di
aver subito un danno, il 28 novembre 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr.
28'576.05 concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati nel
1998 e 1999 esigibili prima della dichiarazione di fallimento (cfr. doc. _).
1.3. Con
opposizione 27 dicembre 2000, __________, respinge l'addebito di intenzionalità
e grave negligenza, adducendo:
"
Con la presente, mi permetto, in modo cortese ed
educato di rifiutare nel modo più tassativo le pretese da lei richieste di
risarcimento di fr. 28'576.05 verso la mia persona.
Vi ricordo che la ditta __________ della quale
non sono ne proprietaria e neppure azionista, tutte le attività di
amministrazione venivano svolte dal sig. __________.
Inoltro regolare opposizione nei termini di legge
assegnatomi, invitandovi a presentarmi tutti i conteggi annuali e le relative
schede entrate uscite, allo scopo di verificare i contributi degli impiegati, e
del datore di lavoro, ed i contributi alla cassa familiare. Solo dopo la
ricezione e il controllo di questi documenti, potrò proporre un ev. piano di
pagamento." (Doc. _)
1.4. Con
petizione 31 gennaio 2001, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 28'576.05, in quanto la convenuta non avrebbe ottemperato
agli obblighi di diligenza e vigilanza. La Cassa ha inoltre argomentato come
segue:
"
(…)
b) Con la
presente petizione l'attrice fa valere un danno di fr. 28'576,05 per i
contributi degli anni 1998 e 1999 (allegato _).
Tale importo è così composto:
‑ fr. 21'382,65 contributi AVS/AI/IPG e AD non
pagati
‑ fr. 4'987,85 contributi AF non pagati
‑ fr. 290,60 spese amministrative
‑ fr. 420.00 tasse di diffida
‑ fr. 1'494,95 interessi di mora
fr. 28'576,05 totale (v. allegato _)
Va rilevato che gli interessi di
mora, sono stati calcolati unicamente in relazione ai contributi AVS/AI/IPG e
AD scoperti.
c) La richiesta
di risarcimento danni si limita ai contributi divenuti esigibili prima della
dichiarazione di fallimento, calcolati sulla base degli estratti conto del 4
febbraio 2000 (allegati _ e _). Per il calcolo del danno sono in effetti stati
considerati il secondo, il terzo e il quarto trimestre del 1998, compresa la
revisione del 14 ottobre 1998 (allegato _) nonché il primo, il secondo e il
terzo trimestre del 1999 (allegato _), i quali, malgrado i richiami e le
esecuzioni, non sono stati pagati. Dallo scoperto totale di fr. 58'014,70
(allegati _ e _) sono pertanto stati dedotti i contributi non più esigibili
essendo stato dichiarato il fallimento, per cui la richiesta di risarcimento
danni si limita a fr. 28'576,05.
(…)
b) Con il
ripetuto mancato pagamento dei contributi sociali, la __________ ha violato
prescrizioni di legge, in particolare gli art. 14 cpv. 1 LAVS e 34 e ss OAVS.
Atteso
che ogni datore di lavoro è tenuto a conoscere tali disposizioni, nel caso di
mancato ossequio delle stesse, si può perlomeno parlare di una negligenza grave
(DTF 111 V 173, consid. 2; 108 V 186 e ss).
Il
danno subìto dalla cassa di compensazione è la diretta conseguenza di questo
comportamento.
Risulta
pure dagli allegati che sin dal 1996 i contributi potevano essere incassati
solo dopo diffide ed esecuzioni (allegato _).
Per
lungo tempo dunque la __________ non ha ossequiato dovutamente alle
disposizioni di legge. Grave appare pure la circostanza che sono stati
trattenuti e non riversati alla cassa di compensazione, i contributi degli
impiegati (allegato _).
Allorquando
la lesione delle prescrizioni assume tali proporzioni, raramente vi è spazio
per motivi di giustificazione o discolpa.
Né
d'altro canto la convenuta ha mai fatto parte alla cassa di compensazione
dell'eventuale esistenza di motivazioni serie per tale modo di agire.
Neanche
l'opposizione, nella quale viene fatto un vago accenno al fatto che le attività
di amministrazione della ditta venivano effettuate dal signor __________ e non
dall'amministratrice unica iscritta a RC qui convenuta, presenta dei seri
motivi di giustificazione e discolpa.
(…)
b) __________
è stata amministratrice unica con diritto di firma individuale della __________
dal 7 maggio 1998 (allegato _).
Per
inciso va detto che il signor __________ è uscito dal Consiglio d'Amministrazione
della ditta in data 2 novembre 1990 (allegato _).
La
convenuta ha dunque rivestito una carica dirigenziale in una società dalle
strutture amministrative sicuramente chiare e di proporzioni facilmente
sorvegliabili.
(…)
Ritenuto quanto suesposto, il
comportamento lesivo delle prescrizioni può sicuramente essere imputato quale
proprio alla convenuta, alla quale si può, ponendo mente anche al lungo periodo
per il quale i contributi sociali sono rimasti impagati, sicuramente
rimproverare una negligenza grave nell'espletamento della propria funzione.
Il fatto che per tutto il tempo in
cui i contributi non sono stati pagati, la convenuta sia stata amministratrice
unica della fallita rende il suo comportamento causale all'insorgere dei
contributi scoperti" (Doc. _
1.5. Con
osservazioni 9 febbraio 2001, la cassa ha osservato:
" mi
riferisco alla pratica citata a margine e in particolar modo alla petizione
31.1.2001 e le comunico che purtroppo per una svista di cancelleria
dell'attrice lo scritto 10.1.2001, versato agli atti quale allegato 6, con il
quale veniva respinta l'opposizione 27 dicembre u.s. della convenuta, non è mai
stato inviato a quest'ultima.
Atteso che una presa di posizione sull'opposizione non è formalmente
prevista dalla legge, la prego di voler gentilmente semplicemente togliere dai
documenti prodotti tale lettera." (Doc. _)
1.6. Nonostante i
solleciti del TCA, la convenuta __________ non ha presentato l'allegato di
risposta (cfr. doc. _)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.,
I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel
merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).
Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).
2.3. Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei
confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s).
Nell'evenienza concreta,
dagli specchietti concernenti l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_), dagli estratti conto dei contributi e dai quaderni dei salari (cfr. doc.
_), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati di fr. 58'014.70.
Essendo stato dichiarato il
fallimento il 1° dicembre 1999, il danno imputabile alla convenuta comprende
unicamente i contributi esigibili prima della dichiarazione di fallimento (cfr.
doc. _). Come correttamente stabilito dalla Cassa il danno ammonta a dunque a
fr. 28'576.05 (cfr. consid. 1.4.).
2.4. Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).
Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).
2.5. La Cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui.
Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).
È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a).
L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.6. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.
La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.7. __________
ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società dal 7 maggio 1998
sino alla dichiarazione di fallimento, con diritto di firma individuale (cfr.
doc. _).
Con
opposizione 27 dicembre 2000, __________ respinge l'addebito di intenzionalità
e grave negligenza. La convenuta sostiene che ad occuparsi della gestione della
__________ era esclusivamente __________.
Va
sottolineato che la convenuta non ha inoltrato l'allegato di risposta (cfr.
consid. 1.6)
Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa G.C.; inc. __________), la responsabilità del datore di lavoro ai
sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se
stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
Accettando
il mandato di amministratrice unica della __________, __________ ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA non pubblicata del 5 aprile
2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi, eventualmente, solo a __________, bensì anche, e soprattutto, all'amministratrice
unica __________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art.
716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 13 novembre 2000 non pubblicata nella
causa F.S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per
legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA non
pubblicata del 29 maggio 1995 nella causa A.C., consid. 3b, H 294/94).
Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla convenuta non sono
sufficienti per liberarla della responsabilità ex art. 52 LAVS.
In
particolare __________ non ha minimamente provato di essere stata impedita di
raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha
indicato come e quando ella avrebbe effettuato le verifiche in merito al
regolare pagamento dei contributi sociali (ad esempio interpellando
direttamente la Cassa ). La convenuta si è limitata a dire che "tutte
le attività di amministrazione venivano svolte dal sig. __________ ".
Tutto ciò
non è sufficiente.
La
convenuta, in violazione degli obblighi che le derivano dalla carica di
amministratrice unica di una società anonima, non ha svolto un sufficiente
controllo.
Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano
rispettate(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA
non pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del
29 agosto 1997 in re G.M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal
fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Secondo la nostra
Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se,
nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati
(cfr. STFA inedita del 21.12.1993 in re M.T.S. e STFA inedita del 15.12.1993 in
re L.N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl.
del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di
amministrazione sarà ritenuto responsabile del danno.
Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________ a, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 non
pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H 238/98).
Questo
TCA rileva comunque che la Cassa non ha svolto nessuna indagine per verificare
se __________ ha eventualmente agito come organo di fatto anche dopo le
dimissioni nel 1990.
A
prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenire in giudizio
__________, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA, alla
cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere, nel caso
di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio tutti i debitori o
soltanto uno o solo alcuni di essi. Qualora la Cassa omette di procedere contro
uno di loro, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo
posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal senso, dunque il TCA non può
intervenire.
Il
presunto comportamento avuto da __________ non giustifica comunque la passività
di __________. Ella non ha adempiuto ai suoi obblighi con la dovuta diligenza
che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei
propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179).
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo,
avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione. Se è vero che
l'amministratore unico può delegare compiti - tra cui anche quello di curare
che i contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal
vigilare affinché le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA
non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS. La convenuta ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratrice unica di una società
anonima. Ella ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati
pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di
diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269),
doveri che risultano accresciuti quando si
tratti, come in concreto, di un'amministratrice unica (STFA non
pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- La
petizione è accolta.
Di
conseguenza __________ è condannata a risarcire alla Cassa di compensazione __________
fr. 28'576.05.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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