AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
14.2002.00006
Data decisione, Autorità:
15.05.2002, CEF
Incarto n.
14.2002.00006
Lugano
15 maggio
2002
/JC/fc/rgc
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La Camera
di esecuzione e fallimenti
del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Cometta,
presidente,
Pellegrini e Rusca
segretario:
Jaques,
vicecancelliere
statuendo nella causa a procedura sommaria di cui
all’inc.OS.2000.35 della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza
dell'istanza di sequestro dell’8 novembre 2000 di
contro
e dell'opposizione formulata il 27 novembre
2000 da
al decreto di sequestro 10 novembre 2000
emanato dalla Pretore di Lugano,
opposizione accolta dallo stesso Pretore,
che con decisione 9 gennaio 2002 ha così statuito:
“1. L’opposizione è ammessa e di conseguenza il
sequestro no __________ decretato da questa Pretura su istanza 8/10 novembre
2000 della signora __________ è annullato.
-
L’istanza 27 novembre 2000 di prestazione di una garanzia di fr.
200'000.-- presentata da __________, è respinta.
-
La
tassa di giustizia e le spese per complessivi fr. 1’000.--, da anticipare
dall’istante/opponente, sono poste a carico della parte sequestrante che
rifonderà a controparte fr. 9'000.-- a titolo di indennità.
-
omissis.”
decisione impugnata da __________, che con
appello 21 gennaio 2002 chiede venga giudicato:
“1. Il ricorso è accolto.
§
La decisione della Pretura del Distretto di Lugano sezione 5 (inc.
OS.2000.00035) è annullata.
È confermato il sequestro N. __________
- Protestate
spese e ripetibili.”
Viste le osservazioni 4 marzo 2002 di
Ritenuto
in fatto: A. Con una prima istanza del 13 aprile
1999, __________, domiciliata in __________ ha richiesto nei confronti di
__________. (in seguito __________ società con sede a __________, nonché contro
la società __________ (in seguito __________), __________, e __________, quali
condebitori solidali, il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF presso le banche
__________), __________, __________ e __________ e __________, tutte a
__________ di tutti gli averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto
qualsivoglia forma di cui i pretesi condebitori fossero titolari, contitolari,
procuratori o aventi diritto economico, fino a concorrenza di un credito di Fr.
2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997.
L'istante
sosteneva – come pare sostenere tutt’oggi – di essere la beneficiaria esclusiva
del __________ (in seguito __________), progettato e costituito dalla società
__________ (in seguito ) e per essa da. __________, su
mandato dell'istante, la quale aveva pure dato mandato ad __________ di fungere
da "settlor", ossia conferente dei beni messi a disposizione del
trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare il capitale sociale della
società __________ (in seguito __________ __________ con sede alle __________
__________ Quale "trustee", ossia amministratore del trust e
proprietario ‑ fiduciario a detta dell'istante ‑ dei beni messi a
disposizione, veniva designata __________ __________ Al termine di
un'operazione di "sicurizzazione", organizzata da __________
__________ consistente nella creazione di diverse società con sede in
__________ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e nella
vendita successiva di parte delle azioni di queste società inglesi a __________
il valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo __________ Lit.
27,7 Mia.
Il
14 luglio 1997, __________ e la società __________ (in seguito __________),
società a detta dell'istante pure controllata da __________, firmavano un
contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan")
concesso da __________ a __________, che ammontava originariamente a Lit.
2'336'888'000 (recte 2'336'880.000). La garanzia consisteva in particolare in
titoli di __________ e beni controllati attraverso le società
"partecipate" ‑ cioè di cui quest'ultima era azionista ‑
(complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno Lit. 27,7
Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno da parte
dell'istante di farsi carico personalmente del debito. Le clausole del
contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si
estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le
obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver
ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti.
Fondandosi sulla cessione a __________ di crediti di __________ contro
__________ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr. 3,6
mio, __________ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in
particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory
notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.
Oltre
che a far valere pretese risarcitorie per atto illecito ai sensi degli art. 41
ss. CO contro i tre pretesi condebitori, __________ affermava di aver subito un
danno contrattuale derivante, per quel che concerne __________, dalla cattiva
esecuzione del suo mandato di fatto quale consulente, e per quel che concerne
le altre due convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le
legavano all'istante. A __________, l'istante rimprovera di essersi resa
colpevole di un "breach of trust", ossia di aver violato i suoi
obblighi legali in materia di trust, infrangendo il divieto di contrarre negozi
giuridici relativi a beni del trust con sé stessa o con entità giuridiche ad
essa riconducibili. Ella riteneva in effetti che __________, controllata da
__________, non avrebbe potuto contrarre validamente con __________, dato che
sia quest'ultima che __________ sarebbero state controllate da __________.
L'istante
stimava il suo danno equivalente al controvalore dei titoli conferiti al trust
al momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--,
al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.
B. Il 14 aprile 1999, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ordinava il
sequestro come richiesto da __________ e imponeva a quest'ultima la prestazione
di una garanzia bancaria, o di un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--,
ciò che fu fatto in data 11 maggio 1999.
C. L’opposizione
di __________ al sequestro veniva poi accolta dalla medesima Pretore con
decisione 9 agosto 1999. In sostanza, la Pretore riteneva che il credito non
era stato sufficientemente reso verosimile, non risultando dalla copiosa
documentazione prodotta l'esistenza di un qualsiasi rapporto contrattuale tra
l'istante e l'opponente; veniva pure evidenziato come tutti gli atti giuridici
di costituzione del trust, di realizzazione del progetto di "sicurizzazione"
e pure la conclusione del mutuo erano stati discussi, progettati e dunque
approvati da __________. La prima giudice considerava inoltre che non
sussisteva alcuna causa di sequestro, in assenza di un legame sufficiente con
la Svizzera.
D. Con
sentenza 10 aprile 2000 (inc. 14.1999.81), questa Camera accoglieva
parzialmente l’appello interposto da __________ contro la sentenza pretorile, a
concorrenza dell’importo di fr. 1'700'000.-- invece dei fr. 2'728'620.--
richiesti. In sostanza, il credito vantato da __________ veniva riconosciuto
verosimile per il motivo che __________, nella sua qualità di trustee e di
apparente gestore di __________, appariva prima facie aver commesso una colpa
grave nel firmare il contratto di pegno, di cui alcune delle clausole
apparivano leonine e pertanto nulle (cfr. cons. 3.6c), colpa costitutiva di una
violazione della relazione di fiducia esistente tra __________ e __________
(cfr. cons. 3.6b). Il danno veniva però riconosciuto solo per la differenza tra
il credito vantato da __________ (fr. 3,63 milioni) e l'importo del prestito
(fr. 1'939617.--), cioè circa fr. 1'700'000.-- (cons. 3.2b).
Quanto
al legame con la Svizzera, veniva ammesso in considerazione del fatto che
diversi contratti conclusi nell’ambito della “sicurizzazione” erano stati
sottoscritti e legalizzati a Lugano e che il contratto di conferimento dei beni
era stato parzialmente eseguito a Lugano, pure come i contratti di mutuo e di
pegno.
E. Con
una seconda istanza dell’8 novembre 2000, __________ ha chiesto nei confronti
di __________ a concorrenza di fr. 1,3 milioni il sequestro ex art. 271 cpv.1
n. 4 LEF dei titoli relativi alla società __________ con sede alle __________, trovantisi
presso il Ministero Pubblico del Canton Ticino. L’istante si fonda sul credito
di fr. 1,7 milioni riconosciuto verosimile da questa Camera, sotto deduzione di
fr. 400'000.-- per il quale è stata avviata una procedura di convalida del
primo sequestro.
F. Dopo aver ordinato il sequestro come richiesto il 10 novembre
2000, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha accolto l’opposizione
di __________ con sentenza 9 gennaio 2002 (come pure ha accolto l’opposizione
interposta da __________).
In
sostanza, ella ha ritenuto che la questione della verosimiglianza del credito
fatto valere da __________ era già stata oggetto di approfondito esame da parte
di questa Camera che l’aveva ammessa limitatamente a fr. 1'700'000.-- e che con
la nuova istanza, fondata sul medesimo complesso di fatti, l’istante non aveva
addotto nova suscettibili di indurre a conclusioni diverse. La prima giudice ha
inoltre ribadito che l’istante, in quanto aveva sottoscritto il contratto di
mutuo nella sua doppia qualità di unica beneficiaria del __________ e di
direttore del __________ (__________), era ora malvenuta a rimproverare a
__________ di non aver diligentemente svolto il proprio compito di trustee,
conclusione alla quale era peraltro giunta la II Camera civile del Tribunale di
appello nella sua sentenza 26 ottobre 2000.
La
Pretore, anche se controvoglia, ha invece ritenuto data la verosimiglianza
della causa di sequestro, mentre non ha considerato realizzata la condizione
dell’appartenenza al debitore dei titoli sequestrati, a motivo che la stessa
sequestrante aveva dichiarato che __________ ne deteneva la “titolarità
formale” e non economica, che sarebbe del __________.
G. Con
appello 21 gennaio 2002, __________ chiede la conferma del (secondo) sequestro.
L’appellante
rileva anzitutto che proprio perché la prima giudice ammette che non sussistono
circostanze sostanziali diverse tra le due istanze di sequestro, il fatto di
scostarsi dalla valutazione della CEF emessa nell’ambito della precedente
procedura appare sprovvista di ogni giustificazione.
Con
riferimento alla decisione cautelare della II Camera civile, l’appellante
sottolinea il diverso contesto all’interno del quale le due procedure – quella
cautelare e quella retta dalla LEF – si situano.
La
sequestrante adduce peraltro a conforto della sua tesi alcuni fatti ed
allegazioni nuovi:
• il rinvio a giudizio di __________
e del proprio collaboratore __________ nella procedura penale aperta in Italia,
atto a rendere verosimile come __________ abbia proceduto alle disposizioni
patrimoniali oggetto della presente procedura sulla scorta di una visione della
realtà resa assolutamente distorta in seguito all’intervento di __________ • contrariamente
a quanto prospettato nel progetto di “sicurizzazione”, la possibilità per
__________ di esercitare il controllo sul trust tramite l’istituto del
__________ si è rivelato essere in realtà una chimera appena quest’ultima si è
trovata in disaccordo con __________
Sulla
questione della proprietà dei beni colpiti da sequestro, __________ evidenzia
come i titoli sequestrati siano depositati su una relazione intestata a
__________ e ricorda che titolare dei beni del trust è il trustee e non il
trust.
H. Nel
suo allegato di osservazioni di ben 36 pagine, che in gran parte non adempie ai
requisiti formali posti da questa Camera (cfr. cons. 1.5b della sentenza CEF 10
aprile 2000 [14.1999.91] e della presente sentenza), __________ rileva, in
sintesi:
• la CEF ha commesso due
errori nella sua sentenza 10 aprile 2000 relativa al primo sequestro (cfr. n.
7b-d, p. 8; 8d, p. 11; ad 6.1.2, p. 28-30):
• il mutuo di
2'336'880'000 lire concesso a __________ è lievitato a causa del decorso degli
interessi e la concessione di due nuovi prestiti (citata la tabella riassuntiva
sub doc. 8);
• il credito di fr.
3,66 milioni vantato da __________ contro __________ (per il quale l’appellante
firmò atto di pegno e cambiale il 24 luglio 1998, e sottoscrisse il verbale
della riunione del CdA del __________ in pari data durante il quale l’importo
di 3,66 milioni fu ratificato) è accertato da due sentenze inglesi (doc. 8 e
doc. I prodotto con le osservazioni);
• l’appellante non ha
dimostrato di essere beneficiaria unica del trust (n. 8a, p. 9-10);
• non vi è alcuna causa
di sequestro (n. 8b, p. 10);
• i beni sequestrati non
sono di __________ ma del trust (n. 8c, p. 10; ad 3, p. 27-28; ad 6.3, p.
30-31);
• __________ non ha
commesso alcuna violazione contrattuale (n. 8e, p. 11);
• __________ era
assistita da__________ __________ quando ha firmato il contratto di mutuo (n.
8f, p. 11-12);
• non vi è nessuna
differenza tra il progetto di “sicurizzazione” e quanto è stato realizzato,
come risulta dal rapporto del __________ (doc. CV) commissionato dal Pubblico
Ministero di __________ su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP)
__________ nella procedura penale italiana a carico di __________ e __________
(n. 9a, p. 19-22; ad 23, p. 34);
• l’ordinanza 11 gennaio
2002 del GIP (doc. CZ) di rinvio a giudizio è immotivata ed in contraddizione
sia con le sentenze del PP __________ e del TF emanate nell’ambito della
procedura penale aperta in Svizzera che con lo stesso rapporto del __________
(n. 9a, p. 12-18);
• l’appellante ha
coscientemente scelto quale __________ un’entità giuridica e sapeva quindi che
non lo sarebbe stata lei personalmente (n. 9b, p. 22-25);
• __________ accusa
__________ di non aver impedito che sia posta in essere un’operazione voluta e
concepita da ella stessa, in particolare in qualità di __________, l’unico
organo in grado di vigilare sull’operato dei __________, i quali erano impediti
dall’art. 12 dello Statuto del Trust di intervenire e vigilare sull’operato del
CdA di __________;
• __________, dall’inizio
della lite, ha cambiato quattro volte la sua “accusa” (p. 25-27);
• __________ è estraneo
al progetto di “sicurizzazione” (ad 22.2-12, p. 33).
Considerando
in diritto: 1. Questioni procedurali
1.1. Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per
la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5
cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è
retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2. Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base
dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente
verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni
appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art.
271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di
sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno
una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio
nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame
puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve
permettere al giudice di convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi,
non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal
creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in
concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo
poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée,
collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e
rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans
la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR
1996/I, p. 253, n. 32).
1.3. Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF),
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare ‑ pur con il medesimo potere di
cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑
se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del
sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora
sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione
(cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che
resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi
sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art.
278).
1.4. La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n.
44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑,
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con
ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è
raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).
1.5.
a) Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur
et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss.
con rif.; Yvonne Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e
decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in
actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante
("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato
ammesso o non contestato dalla controparte (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed.,
Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10), benché lo potesse fare dal
profilo procedurale, ad es. formulando osservazioni sull’ultimo allegato
scritto di controparte nell’ipotesi che vi fossero contenuti nova o pseudonova.
Per Artho von Gunten (op.
cit., p. 79 s.), il giudice non potrebbe però ritenere verosimile il fatto non
contestato, poiché l’art. 272 LEF obbliga il sequestrante a rendere verosimili
i presupposti del sequestro (la massima attitatoria sarebbe quindi attenuata,
un po’ alla stregua di quanto vale nelle procedure di rigetto dell’opposizione
e di apertura del fallimento, in cui vige la cosiddetta massima indagatoria
limitata [“beschränkte Untersuchungsmaxime”]). Se si può seguire questa tesi
per quanto concerne la prima fase di concessione del sequestro (alla quale si
riferisce l’art. 272 LEF), dato che la procedura è a tale stadio unilaterale,
non si vedono motivi per derogare, nella procedura contraddittoria di
opposizione al sequestro, al principio secondo il quale i fatti non contestati
non vanno dimostrati.
Il
giudice può inoltre accontentarsi della sola verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les
procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85
ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b) I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.
c) Quando
una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà
spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura
sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad
elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma
dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‑ ad
esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna ‑ o autori
neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art.
16 cpv. 2 LDIP).
d) Vi
è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/Gasser, op. cit., §51 n. 40, che riprendono però l’opinione
sostenuta nell’edizione precedente emessa sotto l’imperio del diritto previgente,
che non conosceva l’istituto dell’opposizione), chi si limita ad una
verosimiglianza semplice (Gilliéron,
op. cit., p. 132; Stoffel,
op. cit., p. 281; Hohl,
op. cit., nota 222 ad n. 459 [almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera]; pure in questo senso: Reeb, op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann, op. cit., n. 32 p. 253 [“wahrscheinlicher”];
Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco
1998, n. 13 ad art. 25 [“lediglich als überwiegend wahr halten”]; Artho von Gunten, op. cit., p. 91
ad 2 [“überwiegende Wahrscheinlichkeit”]), chi abbassa l’asticella al 33% (Flavio
Cometta, Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva,
Collana CFPG rossa, vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2: “in termini
percentuali non occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di
poco la soglia del 50 % delle probabilità: vero è però che la verosimiglianza
delle argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a
tale limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea
di principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”) e
chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a
meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza
della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175, solo però per le
“condizioni di diritto materiale” che sono l’esistenza del credito e
l’appartenenza dei beni al debitore; nello stesso senso: la 1ère Section de la Cour
de Justice de Genève, nella sua decisione 8 luglio 1999 apparsa in SJ 2000 I
332, cons. 2; cfr. pure Matteo Pedrotti, Le séquestre international, tesi Friborgo
2001, p. 268 s. ad 3); Peter Breitschmid (Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach revidiertem SchKG,
AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3) ritiene però che la questione di sapere se il grado
di verosimiglianza richiesto sia di 60:40 oppure solo di 40:60 non si lascia
determinare con precisione matematica.
aa) Le
tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale
ed urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF
e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF
1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono alla nozione di
verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione (cfr. pure Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung
und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/1999, n. 10 ad art. 272).Viste le difficoltà particolari in
materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente (nella prima
fase di concessione) ed ai limiti dei mezzi di prova in procedura sommaria
(tanto nella prima fase che in sede di opposizione ex art. 278 LEF, cfr. Flavio
Cometta, Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in:
Esecuzione, fallimento e concordato: temi scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse
an der Universität St. Gallen, 2000, p. 6, n. 3.2.d), in una precedente
giurisprudenza, questa Camera aveva stabilito che una probabilità del 33% (1/3)
dovesse essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il
sequestro (cfr. ad es. CEF 10 aprile 2000 [14.1999.81], cons. 1.5d).
bb) Tale
tesi, qualificata di “teorica”, è stata però ritenuta “estremamente
discutibile” dal Tribunale federale, “già per il fatto che la valutazione
rientra nel potere di apprezzamento e discrezionalità del giudice e non si
lascia determinare con matematica precisazione” (STF 30 luglio 2001
[5P.199/2001], cons. 3c p. 6). Pertanto, un riesame della giurisprudenza
cantonale si impone.
cc) Innanzitutto
va osservato che il Tribunale federale sembra confondere la nozione di grado
della prova (Beweismass) e la questione dell’apprezzamento delle prove (Beweiswürdigung):
se si deve sì riconoscere al giudice un certo (comunque limitato dalle regole della
logica, della completezza e dell’oggettività che lo impediscono di cadere
nell’arbitrio) margine di apprezzamento e discrezionalità nel formarsi la
propria convinzione sui fatti allegati dalle parti, il grado di prova è per
contro definito dalla legge (che determina il grado di convinzione richiesto
per ritenere avverato il fatto costitutivo di cui la norma considerata trae una
conseguenza giuridica), e quindi preesiste all’apprezzamento delle prove da
parte del giudice (cfr. Fabienne Hohl,
Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 1059 s.). Contrariamente a quanto
allegato da Breitschmid (op.
cit., p. 1008 s.), il grado della prova (in casu la verosimiglianza) non può
pertanto dipendere dalla natura della lite (che è invece rilevante
nell’apprezzamento delle prove, cfr. Hohl,
op. cit., n. 1093), ma risulta dall’interpretazione dell’art. 272 cpv. 1 LEF.
Ciò
posto, conviene ammettere che una quantificazione matematica del grado di prova
richiesto sia nella maggioranza dei casi impraticabile (cfr. Breitschmid, op. cit., p. 1010 ad
2.1.3; Hohl, op. cit., n.
1092 s.; cfr. però il saggio del 99,8% fissato dal TF per la prova della
paternità, DTF 96 II 314, cons. 1b). Non è tuttavia un motivo per
rinunciare ad ogni definizione del grado di verosimiglianza richiesto.
Nella
sua tesi, Pedrotti (op.
cit., p. 263 ss., con numerosi rif.) scrive che esiste in dottrina una certa
unità nella definizione del concetto di verosimiglianza, intesa come una
“certa” convinzione fondata su elementi oggettivi, che non esclude però ogni
ragionevole dubbio sulla veridicità dei fatti allegati, mentre vi sono
differenze importanti nell’applicazione giudiziaria pratica della prova per
verosimiglianza. Tale contrasto si spiega per il fatto che gli autori spesso
non definiscono il grado di convinzione richiesto (“weniger als Beweis, aber mehr
als blosse Behauptung”, Staehelin/Sutter,
Zivilprozessrecht, Zurigo 1992, n. 23 ad §23; “eine gewisse Wahrscheinlichkeit”,
Ernst Blumenstein, Handbuch
des schweizerischen Schuldbetreibungsrechtes, Berna 1911, p. 837, e Max Guldener, Schweizerisches Prozessrecht, 3a. ed, Zurigo 1979, p. 323
nota 27; “nicht vollständig überzeugt”, Robert Steffen, Die Glaubhaftmachung der Arrestforderung, ZBJV
1982, p. 149; convinzione che non esclude “la possibilité que les faits aient pu
se dérouler autrement”, Hohl,
op. cit., n. 1062; cfr. pure Carl Jaeger,
n. 7 ad art. 272, che rinvia al n. 11 ad art. 82; Max Kummer, Grundriss des Zivilprozessrechts,
4a. ed., Berna 1984, p. 135; Walther J. Habscheid,
Schweizerisches Zivilprozessrecht- und Gerichtsorganisationsrecht, 2. ed.,
Zurigo 1990, n. 635; Gilliéron,
op. cit., p. 132; Walter A. Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art.
272).
dd) Due
punti appaiono tuttavia certi:
-
la verosimiglianza è
data solo quando vi è un “inizio di prova (“commencement de preuve”, DTF 107
III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel,
op. cit., loc. cit.), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi
del sequestrante (ciò che implica che il giudice non può semplicemente
scegliere tra due tesi deboli dal profilo delle prove la più convincente, ma
deve sempre considerare inverosimile il fatto per il quale non vi è
nell’incarto alcun indizio concreto ed oggettivo);
-
vi sono diversi gradi di
verosimiglianza possibili, che per motivi pratici devono tuttavia essere
ridotti a poche categorie di probabilità che possano essere descritte
concettualmente, ad es. nel modo seguente:
a) certezza: convinzione,
che esclude ogni dubbio, che i fatti si sono svolti così come allegato dal
sequestrante;
b) alta
verosimiglianza: quasi convinzione, che esclude ogni dubbio serio;
c) verosimiglianza
qualificata: impressione che i fatti rilevanti si siano realizzati, anche se
sono possibili altre soluzioni ma esse appaiano meno probabili;
d) verosimiglianza
semplice: impressione che i fatti rilevanti si siano comunque realizzati, pur
senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una
realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza semplice
quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili;
e) inverosimiglianza:
netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato
dal sequestrante;
f) esclusione:
convinzione che i fatti si sono svolti diversamente da quanto affermato dal
sequestrante, che esclude ogni dubbio.
A mente di questa Camera,
posto che i fatti allegati dal sequestrante siano confortati da indizi
documentati oggettivi e concreti, la sola verosimiglianza semplice è
sufficiente in materia di sequestro, visti l’urgenza e lo scopo dell’istituto.
ee) Per
garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal
sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal
profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale
raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata
quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle
condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron,
BlSchK 1995, p. 132; Piégai,
op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato
potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che
l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del
sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés
et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP,
Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).
e) Il
grado di verosimiglianza richiesto, così come risulta dal testo dell’art. 272
cpv. 1 LEF, è lo stesso per i tre
presupposti. L’opinione diversa di Breitschmid
(op. cit., p. 1010-1011, ad 2.2.1), che segue la giurisprudenza zurighese,
secondo la quale per la questione della verosimiglianza dell’appartenenza dei beni
al sequestrato andrebbero poste delle esigenze meno strette che per gli altri
due presupposti, non è condivisa da questa Camera (cfr. CEF [14.2000.107], cons. 1.5d; nello stesso senso, cfr. pure Artho
von Gunten, op. cit., p. 89 ad 1.2, che sembra però condividere la
tesi zurighese in sede di istanza di sequestro; Pedrotti, op. cit., p. 271 s.), e nemmeno la tesi inversa
di Ottomann (op. cit., p.
254, n. 2), che vorrebbe alzare l’asticella a tutela dei terzi (cfr. CEF [14.2000.8], cons. 2.4). Parimenti, va rigettata la tesi di Piégai (op.
cit., p. 174-175) – apparentemente seguito da Pedrotti (op. cit., p. 268 s. ad 3) – che distingue tra le
“condizioni di diritto materiale” (esistenza del credito e appartenenza dei
beni sequestrati al debitore), che sarebbero da ritenere adempiute in tutti
quei casi in cui il debitore sequestrato non sarebbe riuscito a recare una
prova completa dell'inesistenza della circostanza allegata dal sequestrante, e
le “condizioni di diritto esecutivo” (causa del sequestro ed esistenza di un
pegno), per le quali il debitore, per far annullare il sequestro, potrebbe
limitarsi a rendere verosimile che non sono realizzate. Oltre al testo
dell’art. 272 LEF che non opera distinzioni e pone esplicitamente a carico del
sequestrante l’onere di rendere verosimili le condizioni del sequestro, non
convince l’argomentazione secondo la quale il mantenimento del sequestro
sarebbe necessario per non vanificare la procedura di convalida di sequestro,
poiché siffatta procedura esiste solo se il sequestro è mantenuto e, se il
sequestro è revocato, niente impedisce il creditore, che disporrebbe di
argomenti tali da poter vincere una causa ordinaria (sia di accertamento del
suo credito, sia di contestazione di rivendicazione ex art. 106 ss. LEF), di chiedere
un nuovo sequestro.
f) Secondo
l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso
contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la
giurisprudenza di questa Camera (CEF [14.1999.82] 10 aprile 2000, cons.
1.5.e) sono ricevibili sia i veri nova che gli pseudonova.
Per
evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di
ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli
allegati (CEF [14.1999.3] 5 luglio 1999, cons. 3).
- Eccezione
relativa alla legittimazione attiva dell'appellante
__________,
come nella procedura relativa al primo sequestro, contesta nuovamente la
legittimazione attiva dell'appellante, a motivo che ella non avrebbe provato di
essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro dell'istanza di
sequestro, allegando che la "letter of wishes" dal __________ ai
__________ considerata da questa Camera (cfr. CEF 10 aprile 2000
[14.99.81], cons. 2) quale prova della qualità di beneficiaria di __________
non costituirebbe una “nomina”, atteso che a norma di statuto e secondo la
legge delle __________, nel caso di un trust “discrezionale” come lo è il
__________, la nomina dovrebbe essere effettuata per atto specifico e scritto da
parte dei trustees. L’affermazione, data la carenza di riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno (cfr. supra cons. 1.5b),
potrebbe essere ignorata. Occorre però comunque evidenziare il carattere
abusivo della stessa: visto che __________ non nega che i beni conferiti al
__________ – in ultima analisi a __________ – siano stati di proprietà di
__________ né che all’origine della costituzione del trust vi sia il cosiddetto
progetto di “sicurizzazione” (cfr. osservazioni all’appello, in particolare p.
19), l’asserita forma della designazione della beneficiaria appare chiaramente
essere solo un artificio per non rendere nota l’identità di __________ e non ha
alcuna valenza nei rapporti interni, in cui l’appellante è sempre stata
considerata quale beneficiaria, tant’è vero che __________ stessa lo lascia
intendere nelle proprie osservazioni (cfr. n. 8e, p. 11).
- Condizioni
materiali per la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché
il creditore renda verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
- Sull'esistenza
e l'esigibilità dell'asserito credito
4.1. Rapporto
con la precedente procedura di sequestro
Secondo
la decisione impugnata (cfr. cons. 4, p. 10-11), l’inverosimiglianza del
credito vantato dalla sequestrante risulterebbe già dalla sentenza 10 aprile
2000 di questa Camera (inc. 14.1999.81, doc. BI) resa nell’ambito del primo
sequestro. In verità, la prima giudice sembra aver frainteso la (seconda)
istanza di sequestro di __________: quest’ultima non fa valere la pretesa
residua tra il credito posto a fondamento del primo sequestro (per fr.
2'728'620.--) ed il credito risarcitorio riconosciutole nei confronti di
__________ da questa Camera, bensì la pretesa residua tra quest’ultimo credito
(fr. 1'700'000.--) e l’importo di fr. 400'000.-- fatto valere nell’azione di
convalida del primo sequestro (cfr. doc. BS), ossia una pretesa di fr.
1'300'000.--. A discarico della Pretore va osservato che si sarebbe potuta
aspettare una maggior chiarezza da parte della sequestrante. Sarebbe anche
stato interessante conoscere il motivo per il quale l’azione di convalida del
primo sequestro è stata limitata all’importo di fr. 400'000.-- (probabilmente
perché siffatto importo è il valore di stima dei beni oggetto del primo
sequestro). Comunque sia, __________ non allega che il credito fatto valere
dall’appellante sarebbe già coperto dal primo sequestro. In assenza di nova, il
secondo sequestro dovrebbe pertanto essere confermato in base alla decisione 10
aprile 2000 di questa Camera.
4.2. Nova
Le
parti allegano però diversi nova e producono alcuni documenti nuovi. Vanno esaminati
anzitutto quelli della parte appellata, in quanto quelli dell’appellante sono
utili solo se verrà confutata la verosimiglianza stabilita nella sentenza 10
aprile 2000. A questo proposito, si rileva che le allegazioni della parte
appellata non discusse nell’atto di appello sono da considerare ammesse da
__________, che non ha presentato contro-osservazioni (cfr. cons. 1.5a).
a) Secondo
__________, questa Camera avrebbe commesso due errori nella sua sentenza 10
aprile 2000 relativa al primo sequestro, nella misura in cui non ha tenuto
conto degli interessi del mutuo di Lit. 2'336'888'000 maturati tra la sua
concessione e la richiesta di __________ del 24 luglio 1998 in pagamento
dell’importo di fr. 3,6 milioni, né delle penalità per mancato pagamento delle
cambiali a scadenza e della concessione di ulteriori due prestiti, e nemmeno ha
preso in considerazione le due sentenze britanniche del 10 ottobre 1998 e 16
ottobre 2000. A prescindere dal fatto che questi sono tutti fatti nuovi fondati
su documenti nuovi (doc. 8, H e I) non noti a questa Camera nella prima
procedura, occorre prendere atto che la giustificazione della composizione
dell’importo di fr. 3,6 milioni non è stata contestata da __________, che ha
solo emesso (cfr. appello, p. 6 ad 7.1.1) fondati dubbi sulla valenza
probatoria della seconda sentenza inglese (doc. 8), resa in una lite tra due
società – __________ e __________ – apparentemente ambedue controllate dallo
stesso __________ (cfr. CEF 10 aprile 2000 [14.1999.80], cons. 3.6a,
nonché rapporto __________, doc. CV, p. 48 s.), nella quale l’appellante non è
probabilmente potuta intervenire. Il credito di quest’ultima appare quindi
ormai inverosimile in base agli elementi agli atti: anche volendo ammettere che
l’appellante riuscisse a far constatare la nullità del contratto di mutuo (cfr.
cons. 3.6c della sentenza CEF del 10 aprile 2000), le somme prestate da
__________ a __________, oltre la perdita riferita ai mancati interessi,
dovrebbero comunque essere restituite dalla seconda alla prima a titolo di
indebito arricchimento. Vero è che si potrebbe discutere l’utilizzazione delle
somme che sembrano essere servite in gran parte per pagare compensi di
__________ (cfr. segnatamente il rapporto del __________, doc. CV, p. 63-64 e
65 i.f.), in particolare nell’ambito della cosiddetta “supersicurizzazione”.
Tale argomento non è però stato ripreso da __________ in sede di appello (e un
semplice rinvio agli allegati di prima sede è inammissibile, cfr. art. 309 cpv.
2 lett. f CPC; CEF 3 maggio 2001 (14.01.10), cons. 1.5b; Cocchi/Trezzini, TI-CPC, Lugano
2000, n. 21 ad art. 309, con rif.), che peraltro non critica esplicitamente le
parcelle di __________ (cfr. pure infra cons. 4.2c).
b) Occorre
anche rilevare che, a differenza di quanto era emerso nella precedente
procedura, __________ risulta ora essere stata assistita almeno da un
consigliere personale, il __________, il quale è stato interrogato nell’ambito
della procedura penale italiana (cfr. verbale 18 gennaio 2002, doc. A prodotto
da __________ con le sue osservazioni, segnatamente cap. 3, 13, 16, 18 ss.),
anche se non è possibile determinare, dato che i quesiti del magistrato
italiano non sono stati prodotti in questa sede, a che punto il consulente
abbia abbandonato l’incarico (cfr. cap. 24), e se, quindi, ha o no assistito
__________ per la vertenza del mutuo concesso da __________. L’appellante
appare inoltre aver ricorso alla consulenza di diverse persone in seno
__________ (cfr. doc. K prodotto da __________ con le sue osservazioni, ad 4).
c) __________ allega però
due fatti nuovi.
aa) Trattandosi
del rinvio a giudizio di __________ e del proprio collaboratore __________
nella procedura penale aperta in __________ (doc. CZ), va rilevato che esso non
è significativo in sé, poiché non è motivato. Semmai indizi d’inganno a scapito
dell’appellante andavano ricercati nel rapporto del __________ (doc. CV), sul
quale si fonda l’ordinanza del GIP di __________ Orbene, il ragioniere ritiene
che la vicenda, per quanto non commendevole, non sia anche rilevante in sede
penale (doc. CV, p. 71). Certo, siffatto rapporto non è del tutto favorevole a
__________ come lo afferma invece __________ nelle proprie osservazioni (p.
18), citando (a p. 19-22) solo i passi che più le fanno comodo. Il __________ evidenzia
infatti come il problema sia essenzialmente legato al quantum del beneficio del
progetto di “sicurizzazione”, in quanto il patrimonio facente capo __________,
dopo aver subito un onere di oltre 6 miliardi tra compensi, interessi, oneri e
tasse, avendo prodotto un finanziamento di 1,1 miliardi di lire, è ora
indisponibile (doc. CV, p. 65), ed è oggetto di azioni civili e di istanze di
fallimento da parte degli stessi consulenti ed enti che hanno fornito la
prestazione costata a __________ oltre 6 miliardi di lire complessivamente (p.
66). Tuttavia, il fatto che sembrano esistere molti elementi per impostare
diverse cause civili (p. 73) non giustifica ancora il sequestro di cui
l’appellante chiede la conferma in questa sede. In effetti, mancano gli elementi
necessari per quantificare l’eventuale danno, che non è più quello preso in
considerazione da questa Camera nella precedente procedura di sequestro. La
differenza tra quanto erogato da __________ e quanto richiesto nell’”escrow”
(cfr. sentenza CEF 10 aprile 2000, cons. 3.2b) non appare in particolare essere
composta solo di compensi a favore di __________, poiché almeno 1,1 miliardi di
lire sono infatti stati utilizzati per erogare prestiti ad __________ ed a
__________ e 1 miliardo di lire è finito nella seconda “supersicurizzazione”
(operazione Cedis-Commercial) (cfr. rapporto __________, doc. CV, p. 59 e 47).
D’altronde, __________, in sede di appello, non ha discusso la questione dei
compensi dovuti a __________ né l’impiego degli importi prestati da __________
(apparentemente per la cosiddetta “supersicurizzazione”, cfr. osservazioni di
__________, p. 28 ad 6.1.2; rapporto __________, doc. CV, p. 27 ss. e 46 s.).
Di conseguenza, appare quasi certo che la pretesa di __________ sull’importo di
fr. 1'700'000.-- stabilito da questa Camera nell’ambito della prima procedura
non sia del tutto ingiustificata. __________ non ha ad ogni buon conto portato
indizi concreti ed oggettivi di natura a poter permettere di quantificare quale
sarebbe potuto essere il suo asserito e non meglio definito danno.
bb) L’appellante
allega inoltre che, contrariamente a quanto prospettato nel progetto di “sicurizzazione”,
la possibilità per __________ di esercitare il controllo sul trust tramite
l’istituto del __________ si è rivelato essere in realtà una chimera appena
quest’ultima si è trovata in disaccordo con __________ In verità, la perdita di
controllo è apparentemente dovuta essenzialmente alla sua volontaria
costituzione in pegno di tutti i beni del trust a garanzia del mutuo concesso
da __________, e non ad una difformità di realizzazione del progetto di “sicurizzazione”
(cfr. doc. CV, p. 67). Anche per ottenere un finanziamento da parte di un
istituto bancario serio __________ avrebbe dovuto fornire delle garanzie reali
(cfr. doc. CV, p. 65). Ella non ha peraltro (cfr. già cons. 3.2c della sentenza
CEF del 10 aprile 2000), nemmeno in questa sede, reso verosimile una
sproporzione tra le garanzie date e le somme erogate (al contrario, con il
sequestro in oggetto, __________ sembra attribuire alle azioni di __________ –
società che apparentemente concentra tutti i beni (azioni) conferite nel
__________ –, un valore massimale di fr. 1'300'000.--). Quanto al problema di
un eventuale abuso da parte dei mandatari dell’appellante nell’estendere
indebitamente il pegno dato a garanzia del mutuo di __________ per garantire
pretese inesistenti di __________ nei confronti di __________ (cfr. decisione
CEF 10 aprile 2000, cons. 3.6c, p. 17), è sufficiente rinviare alle considerazioni
espresse sopra (sub cons. 4.2c aa). Infine, va precisato che se, al punto 21
dell’appello, __________ intendeva fondare il suo credito su un’asserita
cattiva esecuzione del contratto di “sicurizzazione” e non più sul danno
consecutivo alla conclusione del contratto di mutuo con __________ fatto valere
nell’istanza di sequestro 8 novembre 2000 (pto 16), il gravame andrebbe
comunque respinto, sia perché il danno non è stato quantificato sia perché
secondo la giurisprudenza di questa Camera (cfr. CEF 15 settembre 2000
[14.2000.60]), non è ammesso mutare in corso di procedura i presupposti del
sequestro (credito, causa o beni da sequestrare).
4.3. In
conclusione, l’esistenza del credito vantato dalla sequestrante deve essere
considerata inverosimile, per difetto di allegazioni circostanziate confortate
da indizi documentati oggettivi e concreti sufficienti a stabilirne la causa e
l’importo.
-
Visto
quanto precede, un esame degli altri presupposti del sequestro si rivela
superfluo.
-
L’appello
21 gennaio 2002 __________ va quindi respinto.
La
tassa di giustizia e le indennità seguono la soccombenza.
Richiamati
gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,
pronuncia:
-
L’appello
21 gennaio 2002 __________ è respinto.
-
La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 2'500.--, di cui fr.
1’500.-- già anticipati dall’appellante, resta a carico __________, la quale
rifonderà a __________, fr. 6'500.-- di indennità.
-
Intimazione
a:
Comunicazione
a Pretura di Lugano, Sezione 5.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 02.07.2026
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