Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 19.12.2016 14.2016.126

Incarto n. 14.2016.126

Lugano 19 dicembre 2016

In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

composta dei giudici:

Jaques, presidente Walser e Grisanti

vicecancelliere:

Cassina

statuendo nella causa SO.2015.3914 (opposizione al sequestro) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 7 settembre 2015 da

CO 1, __________ (FL) (patrocinata dall’avv. PA 2, __________)

contro

RE 1RE 1 (patrocinato dall’avv. PA 1,)

giudicando sul reclamo del 3 giugno 2016 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il 19 maggio 2016 dal Pretore;

ritenuto

in fatto: A. Con istanza del 13 agosto 2015 diretta contro M__________ (in seguito: la debitrice) CO 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare in virtù dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF il sequestro delle particelle n. __________, __________ e __________ RFD di __________, intestaCO 1 fino a concorrenza di fr. 2'625'000.– oltre agli interessi del 5% dal 14 gennaio 2015. Quale titolo del credito, RE 1 ha indicato il “mandato di intermediazione immobiliare del 4.7.2008”.

B. Avendo il Pretore accolto integralmente l’istanza con decreto dello stesso 13 agosto 2015 e ordinato il sequestro dei “fondi n. __________, __________ e __________ RFD di __________ formalmente intestati alla CO 1, ma di verosimile appartenenza del debitore”, con istanza del 7 settembre 2015 l’CO 1 ha presentato opposizione al decreto di sequestro al medesimo giudice. All’udienza di discussione del 10 dicembre 2015 la parte debitrice ha confermato la sua opposizione, mentre la controparte ha concluso per la reiezione della stessa e la conferma del decreto di sequestro. In sede di replica e di duplica le parti hanno ribadito le rispettive posizioni.

C. Statuendo con decisione 19 maggio 2016 il Pretore ha accolto l’opposizione e ha annullato il sequestro, ponendo a carico della parte sequestrante le spese processuali di fr. 500.– e ripetibili di fr. 3'000.– a favore della parte sequestrante.

D. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 3 giugno 2016 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’opposizione al sequestro. Nelle sue osservazioni del 14 luglio 2016, l’CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

Considerando

in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG).

1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 3 giugno 2016 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 24 maggio 2016, in concreto il reclamo è tempestivo.

1.2 Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

a) La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’an­­golo della semplice verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).

b) La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4), ma le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC), verificatisi sia prima che dopo l’emanazione della sentenza di primo grado (cfr. sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e) fino alla chiusura dello scambio degli allegati (sentenza della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, con­sid. 3). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3). L’accertamento dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii; Jeandin in: CPC commenté, 2011, n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi).

  1. In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).

2.1 I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’im­­porto enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).

2.2 Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della CEF 14.2011.113 dell’8 settembre 2011, consid. 6.5). Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).

  1. Nella decisione impugnata, il Pretore argomenta che a fronte delle contestazioni avanzate dall’opponente la verosimiglianza delle tesi sviluppate dal sequestrante in relazione all’esigenza di appartenenza al debitore dei beni da sequestrare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF) non è più data. I fondi oggetto del sequestro risultano infatti essere di proprietà dell’opponente da diversi decenni e determinante in vista del sequestro è la realtà giuridica e non quella economica. Secondo la giurisprudenza – ricorda il primo giudice – l’identità economica tra due persone (nel senso di un dominio economico dell’una sull’altra) non giustifica da sola il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi. L’invocazione dell’in­­dipendenza giuridica della società rispetto al suo dominus economico è da considerare manifestamente abusiva solo ove la società sia stata creata o utilizzata per trasferire beni del dominus all’unico scopo di porli al riparo del creditore sequestrante oppure quando la società trasferisce al dominus i propri beni per impedirne il sequestro o il pignoramento, ciò che a giudizio del Pretore non risulta essere il caso nella fattispecie.

  2. RE 1 evidenzia nel reclamo che la debitrice e l’oppo­­nente sono rappresentate dal medesimo avvocato, motivo per il quale vi sarebbe tra le due parti una completa identità economica e una completa convergenza d’interessi. Orbene, oltre ai casi citati dal Pretore, il reclamante sostiene che il sequestro di beni formalmente intestati a un soggetto giuridico diverso dal debitore è anche possibile se il debitore li ha trasferiti abusivamente a una società da lui dominata oppure quando i beni intestati a nome di un terzo in realtà sono detenuti dal terzo per conto del debitore. Diversamente da quanto afferma il Pretore, d’altronde, qualora vi sia identità economica tra il terzo intestatario e il debitore effettivo proprietario dei beni, non sarebbe necessario che il creditore sequestrante renda verosimile un’intenzione fraudolenta del debitore nei confronti dei propri creditori o che la persona giuridica sia stata costituita con intenzioni fraudolente. Basterebbe per il sequestrante rendere verosimile che il debitore (o il terzo che con lui s’identifica) invoca abusivamente la dualità giuridica al fine di sottrarre alla procedura esecutiva il patrimonio di sua effettiva proprietà.

E ciò – pretende RE 1 – è sicuramente il caso nella fattispecie, dal momento che la debitrice, come da lei documentato, detiene i diritti spettanti al fondatore (“Gründerrechte”) del­l’ente (Anstalt) opponente. Ora, secondo il diritto del Liechtenstein, il detentore dei “Gründerrechte” di un’Anstalt è il suo organo supremo, cui spettano poteri praticamente illimitati (art. 543 PGR), compreso quello di cambiare gli statuti in ogni momento, disponendo come crede dei beni dell’Anstalt (art. 549 cpv. 1 PGR). La qualità di detentore dei “Gründerrechte” può essere liberamente ceduta (art. 541 PGR), come peraltro avvenuto nel 1986 a favore della debitrice, ciò che secondo il reclamante ha comportato de facto la cessione in favore di lei dei diritti sull’intero patrimonio dell’Anstalt.

  1. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale, il sequestro (come il pignoramento) può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112 consid. 3a), essendo al riguardo determinante in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1 e 106 III 89 consid. 2, con rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato. Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112 consid. 3a, 102 III 173 consid. II.3). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 119; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure che essi sono stati trasferiti al terzo con un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art. 285 segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a scapito di altri (sentenza della CEF 14.2005.67 del 18 ottobre 2005, consid. 3.3; RtiD 2006 I 770 n. 83c, consid. 3.4).

5.1 Da quanto appena esposto si evince che l’identità (o unità) economica tra due persone (nel senso di un dominio economico del­l’una sull’altra, v. Monsch/von der Crone, Durchgriff und wirt­schaftliche Einheit, SZW/RSDA 2013 pagg. 452 segg. ad 3 e 457 ad IV) non giustifica da sola il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi. Ciò può avvenire soltanto in casi eccezionali, quando l’indipendenza giuridica della società è invocata in modo abusivo, ovvero quando si è in presenza di vere e proprie macchinazioni che hanno causato un danno qualificato a terzi (sentenza del Tribunale federale 5A_330/2012 del 17 luglio 2012, consid. 3.1, 3.2 e 5.3 con rinvii).

a) Secondo la giurisprudenza di questa Camera citata dal Pretore (sentenza 14.2003.47 del 7 agosto 2003, consid. 3.3 e 3.4, con diversi rinvii), l’invocazione dell’indipendenza giuridica della società rispetto al suo dominus economico (o viceversa) diventa manifestamente abusiva ove la società sia stata creata o utilizzata per trasferirle beni del dominus all’unico scopo di porli al riparo del creditore sequestrante oppure, al rovescio, quando la società (ma può anche essere una persona fisica) trasferisce al dominus (o a un parente) i propri beni per impedirne il sequestro e il pignoramento (sentenza della CEF 14.2015.87 del 14 settembre 2015, consid. 6.1).

b) Anche nella sentenza menzionata dal reclamante (5A_498/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 2 e 2.1) il Tribunale federale subordina a due presupposti la possibilità, eccezionale, di pignorare (e quindi di sequestrare) beni intestati a una persona giuridica in un’esecuzione diretta contro un’altra persona (fisica o giuridica) che la controlla, facendo astrazione della loro indipendenza giuridica (“umgekehrte Durchgriff”): in primo luogo una dipendenza della persona giuridica dal debitore che si cela dietro di essa, ovvero l’identità dei loro interessi economici; in secondo luogo un richiamo abusivo all’indipendenza giuridica della persona giuridica, non solo attraverso la sua creazione a scopo illegittimo, ma pure mediante un suo utilizzo abusivo o l’invocazione abusiva della distinzione tra la persona giuridica e la persona dominante. L’ammissione di un abuso presuppone l’accumularsi di diversi atti straordinari qualificabili come vere e proprie macchinazioni che causano un danno qualificato a terzi. Casi tipici sono dati ove sussista una confusione delle sfere d’interessi e dei patrimoni, un controllo esterno della persona giuridica da parte della persona dominante, che persegue interessi propri a scapito di quella giuridica, o una sottocapitalizzazione della persona giuridi­ca tale da metterne in pericolo la sopravvivenza (v. pure la sen­tenza 5A_330/2012 già citata, consid. 3.1 e 3.2).

c) Viceversa, in assenza di manovre abusive nel senso dell’art. 2 cpv. 2 CC (v. sentenza del Tribunale federale 5A_876/2015 del 22 aprile 2016 consid. 4.2) vanno invece rispettati i rapporti giuridici di proprietà esistenti, così che il creditore non è abilitato a sequestrare direttamente i beni appartenenti a persone fisiche, giuridiche o enti giuridicamente indipendenti dal debitore, bensì solo le pretese del debitore nei confronti di quelle persone, senza diritto preferenziale rispetto agli altri loro creditori.

5.2 In concreto, RE 1 non ha reso verosimile, e invero neppure allegato – come gli incombeva – che M__________ avrebbe trasferito all’CO 1 i beni di cui è ora chiesto il sequestro allo scopo di sottrarsi indebitamente ai propri obblighi nei suoi confronti. Di certo la debitrice non ha costituito l’CO 1, la cui fondazione risale al 13 gennaio 1960 (doc. 3 e Z), né si è fatta trasferirne i “Gründerrechte” (il 31 ottobre 1986, doc. 6) allo scopo di porre i beni di quell’ente al riparo del creditore sequestrante giacché, secondo le stesse dichiarazioni di quest’ultimo, il suo preteso credito è sorto solo nel 2014 (doc. M). Ma egli neppure ha reso verosimile – e invero nemmeno asserito – che la debitrice, dopo la nascita di quel credito, abbia trasferito all’Anstalt beni suoi e ancora meno egli ha specificato quali essi fossero. Egli si limita infatti a chiedere la conferma del sequestro dei tre fondi di __________, che appartengono da decenni all’opponente (doc. 3-5), ancora prima del trasferimento dei “Gründerrechte” alla debitrice (doc. 6).

5.3 A scanso di equivoci, occorre precisare che l’Anstalt del diritto del Liechtenstein è un patrimonio organizzato dotato di propria indipendenza (art. 534 cpv. 1 del Personen- und Gesellschaftsrecht [PGR, SR 216.0], doc. DD) e personalità giuridica non appena è stata iscritta a registro di commercio (art. 538 cpv. 2 PGR), i cui effetti sono riconosciuti dal diritto svizzero (art. 150 cpv. 1 e 154 cpv. 1 LDIP). In linea di principio, per legge la sua individualità giuridica non è di pura forma contrariamente a quanto sostiene il reclamante. I beni intestati a nome dell’Anstalt, in effetti, non sono detenuti per conto di terzi bensì in vista dell’adempimento di un’attività aziendale o di un altro scopo (art. 536 cpv. 2 n. 2 PGR), compresa la detenzione e l’amministrazione di un patrimonio, di partecipazioni o altri diritti, purché non sia illecito o immorale (art. 107 cpv. 2, 3 e 5 per rinvio dell’art. 551 cpv. 1 PGR). I beni dell’Anstalt, di conseguenza, non possono essere sequestrati a garanzia di crediti diretti contro un altro soggetto giuridico, in particolare contro il fondatore, a meno che questi abbia utilizzato l’Anstalt per nascondere beni propri sui quali il creditore sequestrante poteva legittimamente contare al momento della nascita della relazione giuridica con il fondatore. Ove non ricorra tale eccezione, il creditore può far sequestrare solo le pretese del fondatore nei confronti dell’Anstalt, fatta salva, sul territorio del Principato, l’impignorabilità prevista dall’art. 546 PGR.

a) Nel caso specifico, il reclamante non ha reso verosimile che l’An­­stalt opponente abbia una struttura speciale che consenta alla debitrice di disporne liberamente malgrado essa non faccia parte del consiglio di direzione. Per legge i poteri del fondatore non so­no comunque illimitati (v. art. 471 cpv. 2 per rinvio dell’art. 551 cpv. 1 PGR). In particolare egli può disporre a favore del beneficiario (salvo disposizione contraria lui stesso, art. 545 cpv. 1bis PGR) solo dell’utile netto disponibile nel senso dell’art. 545 cpv. 2 PGR e risponde nei confronti dell’Anstalt degli atti di gestione che violano la legge o gli statuti (art. 220 PGR).

b) Ma pur volendo ammettere, per ipotesi, un’identità economica tra l’opponente e la debitrice, il reclamante non ha reso verosimili indizi di abuso nei suoi confronti. Il solo fatto per l’Anstalt d’invo­­care la propria indipendenza giuridica non costituisce in sé un abuso, altrimenti i due presupposti stabiliti dalla giurisprudenza federale (identità economica e abuso) si confonderebbero. Come precisa la sentenza citata dal reclamante (5A_498/2007 consid. 2.2), che per inciso riguarda una fondazione di famiglia svizzera e non del Liechtenstein, vi è abuso ove il debitore metta i suoi beni al riparo dal creditore con vere e proprie macchinazioni (sopra consid. 5.1/b). Quali atti in concreto la debitrice abbia messo in campo per danneggiare il reclamante, egli non specifica. Non rende neppure attendibile la sua affermazione secondo cui l’An­­stalt sarebbe la “cassaforte” della debitrice, che le consentirebbe di “schermare” i propri beni nei confronti dei suoi creditori, giacché l’Anstalt non risulta possedere altri beni se non i tre noti fondi, peraltro di valore verosimilmente molto inferiore alla sostanza della debitrice – il sequestrante (istanza a pag. 1) e il Pretore (consid. 5) indicano quale valore dei fondi quello ufficiale di stima, pari a fr. 66'218.– (doc. V).

c) Che, d’altra parte, la creazione dell’Anstalt e l’intestazione dei fondi a suo nome siano eventualmente serviti a eludere obblighi fiscali ancora non conferisce al reclamante alcun diritto proprio. Sta di fatto che nell’ordine giuridico svizzero chiunque può trasferire beni propri a società, persone giuridiche o altri patrimoni organizzati come trust o Anstalt, riducendo il proprio patrimonio e sottoponendo i beni trasferiti a un altro regime di responsabilità. Siffatti trasferimenti sono inopponibili ai creditori soltanto se sono manifestamente abusivi (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabili nel senso degli art. 285 segg. LEF (sopra consid. 5). Il reclamante non ha reso verosimile che sia il caso in concreto. La sentenza impugnata resiste quindi alla critica, sicché il reclamo va respinto.

  1. La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio dell’art. 96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Il valore litigioso determinante, contrariamente a quanto considerato in sede di fissazione dell’anticipo, non è quello del credito vantato dal sequestrante bensì quello dei fondi di cui è chiesto il sequestro, il cui valore di realizzazione verosimilmente non supera fr. 100'000.– (v. sopra consid. 5.3/b in fine).

  2. Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di almeno fr. 66'218.–, supera la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Per questi motivi,

pronuncia: 1. Il reclamo è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

  1. Le spese processuali di complessivi fr. 750.– relative al presente giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico. RE 1 rifonderà all’CO 1 fr. 2'000.– per ripetibili.

  2. Notificazione a:

–; –.

Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente Il vicecancelliere

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2 LTF).

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