5A_230/2011, 5A_306/2010, 5A_409/2010, 5A_817/2008, 5P.296/2005, + 1 weiteres
Incarto n. 14.2012.1
Lugano 7 febbraio 2012 LS/fp/fb
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Pellegrini, presidente, Walser e Bozzini
vicecancelliera:
Locatelli
statuendo sulla causa a procedura sommaria in materia di sequestro promossa davanti alla Pretura __________, con opposizione 14/25 ottobre 2011 (inc. SO.2011.676) da
RE 1 (rappresentata da J__________, presidente del CdA, e da S__________, membro del CdA)
contro
i decreti di sequestro 5 ottobre 2011 (n° __________ dell'UEF __________, n° __________ dell'UEF __________) e 10 ottobre 2011 (n° __________ dell'UEF __________), tutti facenti parte dell'inc. SO.2011.649, richiesti nei suoi confronti da
CO 1 (patrocinata dall' PA 1)
in cui il Pretore __________, con decisione 23 dicembre 2011, ha respinto l'opposizione e, conseguentemente, mantenuto il sequestro, tassa di giustizia, spese e ripetibili a carico di RE 1;
reclamante RE 1 con allegato 30 dicembre 2011 dove postula, previa concessione dell'effetto sospensivo, la riforma del giudizio impugnato nel senso di confermare l'opposizione, protestate spese e ripetibili di primo e di secondo grado;
richiamato il decreto presidenziale del 2 gennaio 2012 che, per motivi di chiarezza, ha accolto la contestuale domanda di conferimento dell'effetto sospensivo;
lette le osservazioni [recte: risposta al reclamo] 31 gennaio 2012 di CO 1 che chiede, oltre alla revoca dell'effetto sospensivo, a titolo principale di dichiarare irricevibile il ricorso e, in via subordinata, respingerlo, protestate tasse, spese e ripetibili di entrambi i gradi di giudizio;
esaminati atti e documenti;
ritenuto
in fatto: A. Con istanza 5 ottobre 2011 diretta contro RE 1 (di seguito: __________), CO 1 (di seguito: __________) ha chiesto al Pretore __________, in base all'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF, di porre sotto sequestro:
– “i mappali no. __________ e __________ RFD di __________ e ogni altro immobile appartenente a RE 1, come pure eventuali cartelle ipotecarie gravanti il fondo e tutt'ora in possesso della convenuta, nonché ogni attivo (in particolare attivi in conto corrente, titoli, cartelle ipotecarie, ecc.) esistente presso __________”;
– “tutti i beni mobili (comprese cartevalori) presenti presso gli uffici di RE 1 presso __________ nonché tutti i crediti che RE 1 dispone nei confronti delle società __________ (ora __________) e __________”;
– “tutti i crediti che RE 1 dispone nei confronti della società __________”;
il tutto sino a concorrenza del credito di fr. 350'000.– e interessi al 5% dal 30 settembre 2011.
B. La sequestrante fonda la sua pretesa sulla transazione giudiziale ai sensi dell'art. 241 CPC di cui al verbale d'udienza 3 agosto 2011 della Pretura __________ (doc. C nell'inc. SO.2011.649) conclusa nell'ambito di una controversia per la remunerazione di prestazioni a carattere architettonico svolte da CO 1 per conto di RE 1 -in relazione a un progetto immobiliare concernente le particelle n. __________ e __________ RFD di __________ - e sul decreto 16 agosto 2011 -dichiarato passato in giudicato ed esecutivo con timbro 5 ottobre 2011 della competente cancelleria (doc. D retro di pag. 1, nell'inc. SO.2011.649)- con cui la relativa causa è stata stralciata dai ruoli (doc. D pag. 1, nell'inc. SO.2011.649). Sulla base della transazione giudiziale, RE 1 si è riconosciuta debitrice verso CO 1 di fr. 350'000.–, somma che si è impegnata a versare entro il 30 settembre 2011. Tale importo non è stato corrisposto.
C. Con atti del 5 ottobre rispettivamente 10 ottobre 2011, il Pretore __________ ha emesso i relativi decreti di sequestro così come richiesto.
D. Il 14 e il 25 ottobre 2011 RE 1 si è opposta ai citati decreti di sequestro. L'interessata non ha contestato l'onere di pagamento a suo carico, nondimeno ha rilevato che l'accordo giudiziale era condizionato. In particolare, quest'ultima aveva provveduto ad annullare solo una delle due distinte esecuzioni da lei avviate a carico del presidente del CdA J__________ e del membro del CdA S__________. Pertanto, come tale, quella transazione non costituiva valido titolo di rigetto definitivo ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF. Visto poi che dubitava del fatto che una volta ricevuti i soldi, l'istante le avrebbe trasmesso la documentazione in formato digitale del progetto architettonico e l'autorizzazione a utilizzare i piani, l'opponente ha chiesto che quel materiale fosse quantomeno depositato presso il patrocinatore di CO 1. I beni mobili (relazione bancaria e crediti verso altre entità giuridiche) da sequestrare inoltre, erano stati indicati in modo generico e quindi non erano stati resi verosimili giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF. Come in caso di pignoramento infine, il sequestro era da limitare al relativo importo del credito da garantire. Se non che, il valore commerciale dei fondi n. __________ e __________ RFD di __________ era almeno pari a fr. 2,5 Mio: pertanto, la quantità di beni sequestrati dal Pretore era sproporzionata ed eccessiva. A titolo subordinato, ha così chiesto di limitare il sequestro a quei due fondi.
E. Al contraddittorio del 10 novembre 2011, le parti hanno chiesto di sospendere a titolo provvisorio la vertenza onde risolvere le rispettive divergenze, riservata se ciò non fosse stato il caso, la convocazione ad un'udienza di discussione del 1° dicembre 2011. Le parti non hanno raggiunto un'intesa.
Il 1° dicembre 2011 l'opponente ha confermato il suo punto di vista e ha contestato la validità dell' accordo giudiziale 3 agosto 2011 in quanto nel frattempo era venuta a conoscenza di motivi che ostavano a quel pagamento e che, per le stesse prestazioni architettoniche svolte a suo favore, la sequestrante doveva a un terzo fr. 150'000.–. In ogni caso, eventuali ripetibili a favore di quest'ultima, erano da commisurare ai minimi interventi del legale. L'opposizione in ogni caso non poteva definirsi temeraria.
Per contro, a mente della sequestrante, in quanto finalizzata a procrastinare il pagamento dovuto, l'opposizione era senz'altro da respingere riconoscendole, data la temerarietà e la malafede dell'opponente, fr. 22'120.50 di ripetibili. L'accordo non era condizionato e l'annullamento delle esecuzioni aveva valenza accessoria: ad ogni modo, tale impegno era stato ossequiato, di modo che la transazione costituiva un titolo di rigetto definitivo valido. L'agire abusivo e contraddittorio dell'opponente violava l'art. 52 CPC giustificando sanzioni disciplinari ex art. 128 cpv. 3 CPC e il pagamento delle inutili spese giudiziarie causate ex art. 108 CPC. La consegna del materiale su supporto digitale, che già si trovava presso lo studio del suo legale, era subordinata al versamento di fr. 350'000.–. Il sequestro di beni mobili e crediti verso società terze poi non era né generico né investigativo. Il preteso debito di fr. 150'000.– a carico della sequestrante infine, esulava dalla vertenza in esame.
F. Con sentenza 23 dicembre 2011, il Pretore __________, ha respinto l'opposizione di RE
G. Con reclamo 30 dicembre 2011, per il tramite di J__________ e di S__________, entrambi detentori di un diritto di firma collettivo a due (doc. B pag. 2, nell'inc. SO.2011.649), RE 1 chiede di accogliere la sua opposizione e, conseguentemente, di annullare i sequestri. L'opponente contesta che siano adempiuti i presupposti per ammettere l'esistenza della causa di sequestro di cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF, ritenendo l'accordo giudiziale 3 agosto 2011 affetto da vizio di volontà per errore fondamentale (art. 24 cpv. 1 cifra 4 CO) subordinatamente dolo (art. 28 CO).
Della risposta al reclamo si dirà, se necessario, nel seguito.
Considerando
in diritto: 1. La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, 2a ed., Basilea 2010, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio del reclamo a prescindere dal valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG, nonché art. 309 lett. b n. 6 e 319 lett. a CPC). L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per mantenere il provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8a ed., Berna 2008, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482). Il termine per l'inoltro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC su rinvio dell'art. 278 cpv. 3 LEF). Eventuali osservazioni al reclamo devono poi ossequiare un medesimo termine di dieci giorni (art. 322 cpv. 2 CPC).
Ciò posto, introdotto il 30 dicembre 2011 avverso la sentenza 23 dicembre 2011 intimata il giorno 27 e notificata l'indomani, il reclamo è così ammissibile. Il ricorso è stato poi intimato il 20 gennaio 2012 e notificato il giorno 23: inviata il 31 gennaio 2012 la risposta al reclamo è tempestiva.
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (art. 272 cpv. 1 LEF; Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85 segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 157 CPC).
Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono alle parti alte esigenze di motivazione per giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti (eccezionalmente nelle altre prove) che reputano determinanti.
a) Invero, contestualmente all'entrata in vigore il 1° gennaio 2011 del nuovo Codice di diritto processuale svizzero, alcuni autori sembrano limitare il campo di applicazione di questa norma solo a fatti, prove ed eccezioni nuovi in senso proprio (“echte Noven”: Ammon/Walther, op. cit., n. 74 ad § 51; Reiser, op. cit., n. 46 ad art. 278, che nondimeno ammette la facoltà di avvalersi di “unechte Noven” ogni qualvolta è posta in gioco la nullità del sequestro o l'omissione ad avvalersene va ricondotta a un motivo “scusabile e giustificato” [op. cit., n. 47 segg. ad art. 278]; Reich in: Baker/McKenzie, Schweizerische Zivilprozessordnung (ZPO) Berna 2010, n. 4 ad art. 326; Sprecher, Prozessieren zum SchKG unter neuer ZPO in: SJZ 107 (2011) Nr. 12 pag. 282 ad D/III/4; Meier-Dieterle, Arrestpraxis ab 1. Januar 2011 in: AJP/PJA 10/2010 pag. 1222 n. 74). Tuttavia, se è vero che la prassi del Tribunale federale ha a più riprese ribadito la piena compatibilità degli “echte Noven” con l'art. 278 cpv. 3 LEF (Sentenza del Tribunale federale 5A_409/2010 dell'11 ottobre 2010 consid. 1.3; 5A_306/2010 del 9 agosto 2010, consid. 3.2.3; 5P.330/2005 e 5P.296/2005 del 17 novembre 2005 consid. 4.2.1 e 5.1), al contrario non risulta che egli si sia pronunciato nel senso di escludere in modo univoco e a priori l'ammissibilità dei cosiddetti “unechte Noven” (Sentenza del Tribunale federale 5A_817/2008 del 30 giugno 2009 consid. 4.2). Ciò posto, come tale l'entrata in vigore dell'art. 326 CPC non ha in sé comportato una modifica della riserva contenuta nell'art. 278 cpv. 3 2. periodo LEF (cfr. n. 17 dell'allegato I al CPC in: RU 2010 1835 e 1849; per analogia: Sentenza del Tribunale federale 5A_230/2011 del 12 maggio 2011, consid. 3.2.1). E, anzi, sotto questo profilo traspare anche un diverso approccio che in riferimento all'opposizione al sequestro, non pare distinguere “echte” e “unechte Noven” (Freiburghaus/ Afheldt in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 5 ad art. 326) e persino ammettere in modo esplicito e generico “tout fait nouveau” (Jeandin in: Bohnet/Haldy/Jeandin/Schweizer/Tappy, Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 4 ad art. 326).
b) A fronte di ciò, e in mancanza di una visione univoca tanto nell'uno quanto nell'altro senso, non si intravede motivo per cui questa Camera debba scostarsi dalla prassi sviluppata -in forza di puntuali argomenti giuridici (sopra, consid. 3 ab initio)- e adottata in materia da oltre un decennio. Ciò posto, sono così di per sé ammissibili i nuovi documenti (doc. 1 a 6) che la sequestrante allega al reclamo. Parimenti lo è il plico che accompagna la risposta al reclamo (doc. A a K), non giustificandosi per contro un richiamo d'incarti (risposta al reclamo, pag. 6 in fondo e 8).
Giusta l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'applicazione errata del diritto (lett. a). Per l'art. 272 cpv. 1 LEF poi, il sequestro è concesso dal giudice del luogo dell'esecuzione o dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
del credito;
di una causa di sequestro;
di beni appartenenti al debitore.
Ciò detto, la reclamante contesta appunto l'esistenza di una valida causa di sequestro giusta l'art. 271 cpv. 1 cifra 6 LEF (reclamo, pag. 5 n. 2).
Ora, la norma giuridica indicata consente di chiedere, per quei crediti scaduti e non garantiti da pegno, il sequestro di beni del debitore che si trovano in Svizzera quando contro quest'ultimo il creditore dispone di un titolo definitivo di rigetto dell'opposizione. Nel caso concreto, il Pretore ha ritenuto la transazione giudiziale 3 agosto 2011 un chiaro e valido titolo ai sensi dell'art. 80 LEF, che vedeva l'opponente impegnarsi a versare fr. 350'000.– alla sequestrante entro il 30 settembre 2011 (sentenza impugnata, pag. 4 seg., consid. 4.1, 4.2, 4.3 e 4.4). Sostanzialmente, a quel documento l'opponente non aveva opposto eccezioni valide e fondate, atte a rendere verosimile che il pagamento in sé fosse condizionato (sentenza impugnata, pag. 5 consid. 4.3 e 4.4).
Nondimeno -e come si dirà meglio nel seguito- così proposte le censure sono senza fondamento e sfiorano finanche il pretesto.
D'altra parte poi, è con scritto 16 novembre 2011 che l'arch. P__________ ha informato la reclamante di ritenersi creditore della società fallita __________ SA e dell'arch. M__________ di fr. 180'000.– quale onorario per l'elaborazione di progetti e piani. E, in queste condizioni, mal si comprende allora perché l'interessata abbia atteso il 29 dicembre 2011 per comunicare alla sequestrante di non più ritenersi legata a quella transazione “giusta l'art. 31 cpv. 1 CO, siccome la considera viziata da errore fondamentale (art. 24 CO), in subordine da dolo (art. 28 CO)” (doc. 4 al reclamo, pag. 1). Invero, all'udienza del 1° dicembre 2011 la reclamante aveva sollevato dubbi circa la legittimità dell'accordo giudiziale accennando a un supposto credito di fr. 150'000.– (recte: fr. 180'000.–) vantato da un terzo creditore (reclamo, pag. 4 n. 1; verbale 1° dicembre 2011, pag. 1). Ma questo in modo del tutto generico e senza precisare oltre. Nella stessa sede, l'interessata aveva comunque sia soggiunto e specificato che la questione “non si attaglia alla procedura oggetto della presente lite” (verbale 1° dicembre 2011, pag. 1). L'affermazione non è sfuggita alla sequestrante la quale ha puntualizzato “che le questioni concernenti la legittimità della convenuta e l'esistenza di un creditore (150'000 fr.) per la stessa ammissione della parte istante non concernono la procedura oggetto della presente lite”: verbale 1° dicembre 2011, pag. 2). E, in merito, la reclamante nulla ha obiettato. Pertanto, così proposta, addirittura la censura si contrappone con la tesi da lei sostenuta davanti al Pretore. Per finire, basti poi evidenziare che la circostanza secondo cui l'arch. M__________, titolare della sequestrante, avrebbe lasciato fallire __________ SA, costituisce una mera allegazione di parte dedotta da un'ipotesi avanzata dall'arch. P__________ (doc. 4 al reclamo, pag. 3) ma priva di riscontri oggettivi e, quindi, di rilevanza giuridica.
Motivi per i quali
richiamati gli art. 271 segg. LEF, art. 95, 105, 106, 251 lett. a, 319 segg. CPC, art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF e il Regolamento sulle ripetibili;
pronuncia: 1. Il reclamo è respinto.
La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 1'300.–, già anticipata da RE 1, __________, resta a suo carico, con l'obbligo di versare a CO 1, __________, fr. 2'500.– per ripetibili.
Intimazione:
– RE 1;
– PA 1.
Comunicazione alla Pretura __________.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
Il presidente La vicecancelliera
Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il valore litigioso della vertenza va stabilito in fr. 350'000.–, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98 LTF.