Incarto n. 12.2007.54
Lugano 2 maggio 2008/sc
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente, Walser e Rampini (giudice supplente)
segretario:
Bettelini, vicecancelliere
sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2004.784 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 promossa con petizione 26 novembre 2004 da
AO 1 rappr. dallo RA 1
contro
AP 1 rappr. dall’ RA 2
con cui l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 16'057.95, oltre interessi al 5% dal 14 agosto 2003, con contestuale rigetto definitivo dell’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE di L__________;
domanda avversata dalla convenuta, che il Pretore, con sentenza 7 febbraio 2007, ha accolto condannando la convenuta al pagamento all’attrice della somma di fr. 16'057.95, oltre interessi al 5% dal 14 agosto 2003, rimuovendo in via definitiva l’opposizione al PE;
appellante la convenuta, che con gravame 27 febbraio 2007 chiede la riforma del querelato giudizio, nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili per entrambe le sedi;
mentre l’attrice, con osservazioni 18 aprile 2007, postula la reiezione dell’appello con protesta di spese e ripetibili.
Letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,
Considerato
in fatto e in diritto:
Il 27 novembre 2002 V__________ AG ha appaltato a AO 1 lavori per la messa a punto dell’istallazione dei dati della società T__________ AG, la fornitura di programmi, di ordinatori e di routers, nonché di servizi volti alla messa in funzione dell’impianto per un importo di fr. 40'579.-- (doc. P e Q). Con scritto 17 marzo 2003 AO 1 ha comunicato a V__________ che il loro responsabile per l’esecuzione del progetto (Michael B__________) aveva sciolto il rapporto di lavoro e che, di conseguenza, essa non era in grado di portare a compimento l’esecuzione del contratto. AO 1 proponeva alla sua cliente che l’intero negozio avrebbe potuto essere ceduto e ripreso da M__________ o dalla società che l’avrebbe assunto, ai quali sarebbe stato fatturato il materiale nel frattempo ordinato (doc. R).AO 1 chiese poi a V__________ AG di voler revocare l’ordine senza alcun costo a carico di quest’ultima, al fine di affidare l’incarico a M__________ (doc. D). Con fax 8 aprile 2003, V__________ ha annullato a AO 1 l’ordinazione del 27 novembre 2002 (doc. 1), mentre con comunicazione 10 aprile 2002 V__________ affidò l’incarico a AP 1 per il tramite di M__________ (doc. I° 4), al quale, lo stesso giorno è stato revocato un ordine che egli aveva ricevuto l’8 aprile 2003 (doc. I° 6). Dagli atti emerge che AP 1 ha ripreso l’ordine VER-LEK-02-295 dell’8 aprile 2003, avente per oggetto la ripresa del progetto T__________ / AO 1, fatturando ed incassando fr. 40'350.- (IVA inclusa) in due riprese (doc. II° 1 e 2).
Con petizione 26 novembre 2004 AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento della somma di fr. 16'057,95, oltre interessi al 5 % dal 14 agosto 2003 in relazione alla fornitura di materiale informatico riferito al progetto “T__________ AG neue Antenne”, con contestuale rimozione dell’opposizione al precetto esecutivo spiccato nei confronti della convenuta. L’attrice ha sostenuto che il contratto perfezionato in origine con V__________ AG è stato ceduto e ripreso da AP 1. Alla petizione si è opposta la convenuta, rilevando che il contratto fra V__________ e AO 1 è stato annullato convenzionalmente l’8 aprile 2003, mentre nessun accordo diretto era stato perfezionato fra l’attrice e la convenuta, tale da giustificare una richiesta di pagamento. L’attrice aveva infatti proposto la cessione del contratto a M__________, ma non alla convenuta.
Con sentenza 7 febbraio 2007 il Pretore del Distretto di Lugano ha accolto la petizione, condannando la convenuta al pagamento all’attrice della somma di fr. 16'057,95, oltre interessi al 5% dal 14 agosto 2003, e rigettando l’opposizione al PE n. __________ dell’UE di L__________ per tale importo. Per il Pretore dagli atti non traspare che fra l’attrice e la convenuta fosse venuta in essere una relazione contrattuale. Invero vi sarebbe la prova che M__________ abbia assunto il contratto originario fra AO 1 e V__________ e che successivamente l’abbia ceduto a sua volta alla convenuta, ma non risulta che M__________ abbia agito in rappresentanza dell’attrice e di V__________. Per contro la convenuta, fatturando a V__________ prestazioni da lei non eseguite e per gli stessi importi richiesti da AO 1, si sarebbe arricchita senza causa a danno dell’attrice.
Contro il premesso giudizio la convenuta si è aggravata in appello ponendo in evidenza che il Pretore non poteva condannarla al pagamento di una somma di denaro per un titolo giuridico che non è mai stato prospettato in causa dalle parti. Con gli allegati l’attrice aveva sempre sostenuto che la sua richiesta poggiava sulla cessione diretta del contratto da AO 1 alla convenuta, mentre nessun cenno era stato fatto all’istituto dell’indebito arricchimento, disattendendo quindi il principio del contraddittorio fra le parti e impedendo alla convenuta di sollevare l’eccezione della prescrizione. Da ultimo ha rilevato che neppure seguendo le tesi del Pretore si poteva ritenere che la convenuta si fosse arricchita indebitamente, giacché il compenso che ha ricevuto da V__________ troverebbe la sua contropartita negli impegni assunti con M__________.
Con tempestive osservazioni l’attrice ha contestato che il Pretore abbia disatteso il codice di rito applicando d’ufficio il diritto, stante che i fatti sui quali si fonda la pretesa non sono mutati e sono stati provati. La convenuta non contesta di aver fatturato ed incassato a V__________ prestazioni che discendevano dal contratto originario, con la conseguenza che essa avrebbe dovuto considerare l’ipotesi dell’indebito arricchimento. Il fatto di non aver potuto eccepire l’eccezione della prescrizione non è rilevante per il giudizio, perché il termine sarebbe iniziato a decorrere al più presto il 2 aprile 2003, per poi essere stato interrotto con l’avvio della procedura esecutiva del dicembre 2003, nonché con l’inoltro della petizione il 26 novembre 2004. Le tesi del Pretore sono quindi condivisibili, anche se quelle sostenute in causa dall’attrice sono altrettanto valide e corrette. In definitiva, si segua l’una o l’altra di queste tesi, il risultato non cambia e la convenuta è tenuta a pagare l’importo fatto valere in giudizio.
Il Pretore ha accolto la petizione precisando che la convenuta, fatturando e incassando il corrispettivo da V__________ per l’intero progetto, si trovava arricchita rispetto all’attrice, perché essa aveva fornito della merce che è entrata nel patrimonio della convenuta e per la quale non ha ricevuto alcuna controprestazione. Prima di esaminare l’eccezione sollevata dall’appellante relativa alla violazione del principio del contraddittorio, occorre soffermarsi sulla tesi di causa sostenuta dall’attrice e respinta dal Pretore in ordine alla cessione del contratto di appalto “T__________ AG neue Antenne” e, solo in un secondo momento, qualora la stessa fosse respinta, indagare sull’istituto dell’indebito arricchimento e sulla pretesa violazione di norme procedurali.
Come ha ricordato il Pretore nel giudizio impugnato, la cessione di un contratto non è una combinazione di cessione di crediti e di assunzione di debiti, ma un contratto sui generis che, di regola, non è sottoposto ad alcuna forma (DTF 7 agosto 2001 4P.124/2001 consid. 2d; Spirig, Zürcher Kommentar, Vorbemerkungen zu Art. 175-183, n. 228 e 229, Probst, Commentaire romand CO I, n. 18 ad art. 175-183, Bucher, Schweizerisches Obligationenrecht, AT, 2a ed., pag. 592/593). La cessione del contratto comporta il trasferimento del negozio nel suo complesso unitario di diritti e di obblighi, il cui trasferimento lascia immutati gli elementi oggettivi del contratto e realizza soltanto una sostituzione di uno dei soggetti (Reymond, La cession des contrats, CEDIDAC N. 14, pag. 54; II CCA 16 febbraio 2006 inc. 12.2005.44). La cessione di un contratto è un negozio giuridico plurilaterale che postula l’intervento di tre soggetti: il cedente, il cessionario (colui che assume il contratto con i relativi obblighi) e il contraente ceduto (contraente originario). La cessione del contratto esige il consenso di tutti gli interessati (Spirig, op. cit. n. 229; NRCP 2003 pag. 359) ed è escluso che una parte possa imporre a un’altra l’ingresso di un terzo nel negozio senza che vi sia stato il necessario accordo espresso o per atti concludenti (Reymond, op. cit., pag. 48/49). Il consenso delle tre parti interessate può intervenire simultaneamente, oppure mediante un accordo fra il cedente e il cessionario, seguito dal successivo consenso del contraente ceduto. Tutte le combinazioni sono però ipotizzabili e possibili, purché tutte le parti interessate abbiano dato il loro assenso (Reymond, op. cit., pag. 49 con rif.). L’onere di provare il consenso di tutti e tre i contraenti compete a chi invoca la cessione del contratto (SJZ 1989 pag. 143; Reymond, op. cit., pag. 50; II CCA 16 febbraio 2006 cit.), ovvero all’attrice in concreto.
Come è stato precisato dal Pretore e diversamente da quanto sosteneva la convenuta, l’attrice non intendeva rinunciare convenzionalmente al contratto, quanto piuttosto essa aveva proposto a V__________ e a M__________ di cedere il progetto T__________ a quest’ultimo o alla società che lo avrebbe assunto. In tal caso il materiale fornito sarebbe stato fatturato direttamente a uno o all’altro dei suoi successori (doc. R). Il perfezionamento del contratto di cessione non comporta necessariamente la designazione di tutte le parti interessate. Queste possono essere lasciate alla discrezione di una delle parti, che si riserva di scegliere il contraente (Reymond, op. cit. pag. 46). In particolare se il pactum de cedendo accorda all’una delle parti la facoltà di cedere a sua volta il contratto, la successione negli obblighi contrattuali prende inizio dal momento in cui il terzo designato accetta il negozio e il cocontraente ne è stato informato (Reymond, op. cit. pag. 66/67). La cessione del contratto in queste evenienze è stabilita in due fasi, ma la sua conclusione si perfeziona quando tanto il terzo interessato, quanto il contraente ceduto hanno dato il loro assenso (Reymond, op. cit. pag. 49). Anche riguardo all’estensione della cessione le parti sono libere di determinarne il contenuto, con facoltà, ad esempio, di escludere convenzionalmente taluni crediti (Reymond, op. cit. pag. 56/57). Nel caso in esame v’è la prova agli atti – neppure contestata - che la convenuta ha ripreso interamente il progetto, portandolo a compimento, fatturando e incassando il corrispettivo convenuto inizialmente con V__________. Per contro non risulta che M__________ si fosse accordato con la convenuta, nel senso che quest’ultima si era obbligata nei confronti dell’attrice a liquidare il prezzo del materiale informatico che era stato nel frattempo fornito a M__________ in vista dell’esecuzione del contratto. M__________, sentito nell’ambito del suo interrogatorio formale, ha precisato che spettava a lui pagare il prezzo all’attrice, e non alla convenuta. Stando alle sue dichiarazioni, egli avrebbe proposto di riprendere il progetto T__________ alla convenuta – cosa che avvenne -, alla quale avrebbe rifatturato a prezzo di costo il materiale che aveva ricevuto da AP 1. Debitrice del corrispettivo della fornitura era quindi M__________ e non la convenuta (cfr. IF del 1° febbraio 2006, pag. 3). Agli atti non vi sono elementi dai quali si possa concludere che M__________ si fosse accordato diversamente, ossia che egli si accordò con la convenuta affinché costei si accollasse direttamente il pagamento del materiale nei confronti del fornitore. Certo le circostanze sono equivoche, perché alla fin fine la convenuta ha utilizzato questo materiale. Le dichiarazioni di M__________ possono anche apparire non credibili avuto riguardo alle circostanze, ma l’attrice non ha recato la prova che la convenuta si era accordata nei suoi confronti per liquidare direttamente il prezzo del materiale fornito. Non risulta neppure che la convenuta fosse stata informata di questo patto, il quale, più limitato, si inseriva in un contesto diverso da quello della ripresa generale degli obblighi che erano stati assunti inizialmente dall’attrice nei riguardi di V__________. In concreto non v’è neppure spazio per ammettere l’esistenza di una manifestazione concludente da parte della convenuta (art. 1 cpv. 2 CO), perché ciò può avvenire in presenza di un comportamento univoco, la cui interpretazione non si presta a dubbi. Questa restrizione discende dal principio dell’affidamento (DTF 123 III 53 consid. 5a con rif.). Il fatto che il materiale utilizzato dalla convenuta per portare a compimento l’appalto a V__________ provenisse dall’attrice, ancora non significa che la convenuta ne fosse debitrice del prezzo. Infatti la merce è passata nelle mani di M__________, il quale non ha riferito di aver agito come rappresentante delle parti (art. 32 CO) in vista di concludere un accordo in base al quale la convenuta si obbligava nei riguardi dell’attrice di pagare a quest’ultima il prezzo della fornitura del materiale. Anzi, secondo il principio dell’affidamento, dal profilo della destinataria era molto più ragionevole pensare che il creditore del prezzo per il materiale fornito nei suoi riguardi fosse M__________ e non l’attrice. In queste condizioni la sentenza del Pretore resiste alla critica.
Rimane da esaminare se la domanda attorea poteva essere nondimeno accolta in base ai principi che governano l’indebito arricchimento (art. 62 segg. CO). Nel caso in cui la risposta fosse positiva occorrerà valutare se il Pretore, in assenza di allegazioni delle parti sull’indebito arricchimento, avrebbe potuto fondare il suo giudizio su queste norme. Secondo una corrente dottrinale classica, l’azione di indebito arricchimento si fonda su quattro condizioni cumulative, ovvero l’arricchimento di una persona, l’impoverimento di un’altra, un rapporto di causalità fra questi due elementi e la mancanza di una causa legittima o il pagamento di un indebito (SJ 1994 pag. 271 consid. 4a). Ciò non è il caso nell’ipotesi in cui la fonte dell’arricchimento risale a un atto del soggetto impoverito (Leistungskondiktion; art. 62 cpv. 2 CO; “specialmente; insbesondere”). Per contro, nell’evenienza in cui l’arricchimento proviene da un atto del soggetto arricchito (Einsgriffskondiktion), la pretesa derivante dall’indebito arricchimento non comporta che vi sia uno spostamento diretto del patrimonio fra il creditore e il debitore; occorre piuttosto compensare l’arricchimento di cui il debitore ha beneficiato a danno altrui (“aux dépens d’autrui” come prevede il testo francese), secondo l’art. 62 cpv. 1 CO (DTF 4C.418/2004 del 2 marzo 2005 consid. 3.1; 129 III 425 consid. 4; 646 segg. consid. 4.2). In altri termini, colui che utilizza nel suo proprio interesse una prestazione di terzi che non gli era destinata o che non gli è stata fornita per uno scopo particolare, dovrà risarcire l’autore della prestazione conformemente alle regole dell’indebito arricchimento (art. 62 CO) o in base alla gestione d’affari senza mandato, a seconda che egli abbia agito in buona o cattiva fede (DTF 119 II 43). Nel caso in rassegna è pacifico che la convenuta ha fatto uso della merce che era stata consegnata dall’attrice a M__________, la quale è stata fatturata alla committente V__________. A un primo esame sembrerebbero quindi essere soddisfatti i presupposti per un indebito arricchimento, ma la giurisprudenza ne ha negato gli estremi nell’ipotesi in cui il beneficiario ha fruito della prestazione litigiosa da un terzo in base a un titolo giuridico valido. In queste evenienze se il terzo si è arricchito, non lo è senza una legittima causa (DTF 106 II 32 confermata in 4C.337/2002 del 3 marzo 2003 consid. 1; 4C. 79/2002 del 2 luglio 2003 consid. 2.2.2; 4P.8/2002 del 19 marzo 2002 consid. 1 lett. e). Se così stanno le cose, contrariamente a quanto assume la ricorrente, non importa sapere che ella è stata pagata da V__________ in base a obbligazioni che trovavano la loro causa in un contratto d’appalto perfezionato con la committente, quanto piuttosto occorre accertare se essa ha ricevuto questa merce da M__________ in virtù di un titolo giuridico valido (ad esempio una compravendita), oppure senza causa alcuna. Di principio compete all’attore l’onere della prova, ma siccome di regola egli deve recare la prova di un fatto negativo, le regole della buona fede impongono al convenuto di cooperare alla procedura probatoria, offrendo la prova del contrario (DTF 106 II 31 consid. 2; 4C. 117/2006 del 18 luglio 2006 consid. 3). Dagli atti è emerso che la convenuta ha ricevuto il materiale fornito dall’attrice direttamente da M__________, il quale sembra averlo ceduto alla convenuta non già gratuitamente, ma con l’impegno da parte di quest’ultima di versare al venditore il prezzo che l’attrice avrebbe fatturato a quest’ultimo (cfr. IF M__________ pag. 3 e considerando 6 al quale si rinvia). Dall’istruttoria non traspare null’altro che potesse in qualche modo inficiare la dichiarazione di M__________, giacché l’attrice ha incentrato le sue attenzioni sulla cessione del contratto senza preoccuparsi di chi avrebbe assunto il debito nei suoi confronti di pagare la merce fornita a M__________. In queste condizioni, in mancanza di prove, non si può escludere che, effettivamente, la convenuta avesse contratto l’obbligo di pagare direttamente il materiale a M__________, mentre non vi sono indizi sufficienti per ritenere che essa avesse ricevuto il materiale informatico senza l’impegno di corrispondere un’adeguata controprestazione nei confronti di costui. Ne discende che non sono dati i requisiti per ammettere nella fattispecie un indebito arricchimento della convenuta. L’appello merita quindi di essere accolto, senza che sia necessario esaminare se vi sia stata in concreto una violazione di principi procedurali.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono quindi poste a carico della parte attrice, integralmente soccombente.
Per i quali motivi
richiamati per le spese l’art. 148 CPC,
dichiara e pronuncia:
I. L’appello 26 febbraio 2007 di AP 1 è accolto. Di conseguenza la sentenza 7 febbraio 2007 del Pretore del Distretto di Lugano è così riformata:
La petizione è respinta.
2.La tassa di giustizia di Fr. 1'000.-- (mille) e le spese, da anticipare dalla parte attrice, rimangono a suo carico, con l’obbligo di versare alla parte convenuta Fr. 1'500.-- per ripetibili.
Intimazione alle parti per il tramite dei rispettivi patrocinatori.
II. Le spese della procedura di appello consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 500.-
b) spese fr. 50.-
totale fr. 550.-
già anticipate dall’appellante, sono poste a carico dell’appellata, che rifonderà alla controparte fr. 800.- a titolo di ripetibili di appello.
III. Intimazione:
Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente Il segretario
Rimedi giuridici
Premesso che il valore di causa è di Fr. 16'057,95, è dato ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).