Incarto n. 72.2010.112 72.2014.65 72.2015.29

Lugano, 24 agosto 2015/lc

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Rosa Item, Presidente

GI 1 6 GI 2 7

Anna Grümann, vicecancelliera

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatori privati:

ACPR 1

patrocinato dall’avv. RAAP 1

ACPR 2

patrocinato dall’avv. RAAP 2

ACPR 3

ACPR 4

ACPR 5

ACPR 6

ACPR 7

ACPR 8

ACPR 9

patrocinato dall’avv. RAAP 3

ACPR 10

ACPR 11

ACPR 12

ACPR 13

ACPR 14

ACPR 15

ACPR 16

ACPR 17

patrocinati dall’avv. RAAP 4

ACPR 18

ACPR 19

patrocinati dall’avv. RAAP 5

ACPR 20

ACPR 21

ACPR 22

ACPR 23

contro

IM 1 rappresentato dall’ DUF 1

in carcerazione preventiva dal 18 novembre 2009 al 16 dicembre 2009, il 14 maggio 2014 e dal 9 luglio 2014 al 25 novembre 2014 (in totale 170 giorni)

in esecuzione anticipata della pena dal 26 novembre 2014

imputat, a norma dell’atto d’accusa nr. 109/2010 dell’11 ottobre 2010 emanato dal Procuratore pubblico __________, di:

  1. furto

per avere,

nel periodo 1. gennaio – 17 novembre 2009,

a __________, __________,

per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,

ripetutamente sottratto, senza scasso, ai danni delle società ACPR 17, ACPR 16 e di ACPR 14, dalle casseforti e dalle macchinette elettroniche e cambio-moneta degli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, denaro contante, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 110'000.- (refurtiva parzialmente contestata dall’accusato);

  1. violazione di domicilio

per essersi indebitamente introdotto, contro la volontà degli aventi diritto, nei summenzionati esercizi pubblici, per commettere i furti di cui al punto 1 del presente atto di accusa;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti dagli: art. 139 cifra 1 e 186 CP;

ed inoltre, imputato, a norma dell’atto d’accusa aggiuntivo 58/2014 del 5 maggio 2014 emanato dal Procuratore pubblico __________, di:

  1. ripetuta truffa, consumata e tentata

per avere,

nel periodo 30 gennaio 2010 – 27 maggio 2013,

a __________, __________, __________, __________ e __________,

alfine di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, affermando cose false o dissimulando cose vere o confermandone subdolamente l’errore, ripetutamente ingannato, rispettivamente tentato d’ingannare con astuzia terze persone, inducendole in tal modo ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio o a quello altrui, per un importo complessivo di CHF 79'187.15, rispettivamente tentato di indurle ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio o a quello altrui, per ulteriori complessivi CHF 57'771.-;

e meglio per avere,

1.1 a __________,

nel periodo 30 gennaio 2010 – 27 maggio 2011,

tentato d’ingannare con astuzia la supplente Giudice di Pace del Circolo di __________ e ACPR 14, convenuto nella causa a procedura ordinaria no. 12b/10/O, tendente a ottenerne la condanna al pagamento a suo favore di CHF 1'300.-,

producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro datato “__________”, da lui allestito e falsificato apponendovi la firma “ACPR 14”, nonché la fattura no. __________ del 29.12.2009 e il precetto esecutivo no. __________ del 21.01.2010, senza riuscire nel suo intento poiché l’Autorità giudiziaria, con sentenza del 27 maggio 2011, ha respinto l’istanza;

1.2 a __________,

nel periodo 1. marzo 2010 – 10 maggio 2011,

ingannato, rispettivamente tentato d’ingannare con astuzia la supplente Giudice di Pace del __________ e ACPR 14, convenuto nella causa a procedura ordinaria no. 27a/10/O, tendente a ottenerne la condanna al pagamento a suo favore di CHF 520.-,

producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro datato “__________”, da lui allestito e falsificato apponendovi la firma “ACPR 14”, nonché la fattura no. __________ del 29.12.2009 e il precetto esecutivo no. __________ del 12.02.2010, inducendo così in errore l’Autorità giudiziaria, che con sentenza del 10 maggio 2011 ha parzialmente accolto l’istanza, condannando LISI Rosario al pagamento dell’importo di CHF 125.-, oltre interessi al 5% dal 09.01.2010, mentre per il restante importo di CHF 395.- ha respinto l’istanza;

1.3 a __________,

nel periodo 14 marzo 2010 – 2 marzo 2011,

tentato d’ingannare con astuzia la supplente __________ e ACPR 14, convenuto nella causa ordinaria civile no. 26b/10/O, tendente a ottenerne la condanna al pagamento a suo favore di CHF 1'440.-,

producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro datato “Campione 13.04.2009”, da lui allestito e falsificato apponendovi la firma “ACPR 14”, nonché la fattura no. __________ del 13.04.2009 e il precetto esecutivo no. __________ del 10.03.2010, senza riuscire nel suo intento poiché l’Autorità giudiziaria, con sentenza del 2 marzo 2011, ha respinto l’istanza;

1.4 a __________ e __________,

nel periodo 13 – 28 ottobre 2010,

ingannato con astuzia la locatrice ACPR 20 e la __________, amministratrice dell’immobile sito in Via __________ a __________,

sostenendo in particolare e contrariamente al vero, di essere un ingegnere informatico ETH e di essere solvibile, producendo a questo scopo, il 18 ottobre 2010, due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, da lui falsificate, attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________ non vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza di beni,

inducendo così la ACPR 20 a sottoscrivere, il 22 ottobre 2010, i contratti di locazione per l’appartamento no. 7 e per il posteggio interno “U” e a concedergliene l’uso dal 1. novembre 2010, anche perché l’imputato aveva nel frattempo trasmesso alla __________, la ricevuta postale datata 28 ottobre 2010 attestante l’avvenuto pagamento del deposito di garanzia di fr. 7'290.-, da lui pure falsificata,

occupando i summenzionati beni locati, senza pagare le pigioni mensili e le spese accessorie, fino al momento dello sfratto avvenuto il 10 maggio 2011, causando alla locatrice un danno quantificato in complessivi CHF 23'725.50;

1.5 a __________,

nel periodo 27 gennaio – 21 marzo 2011,

tentato d’ingannare il Tribunal d’arrondissement di Losanna e le società ACPR 17 e ACPR 16, amministrate da ACPR 14, convenute nella procedura di conciliazione no. CC11.003968, tendente a ottenerne la condanna al pagamento a suo favore di complessivi CHF 54'636.-,

producendo quali documenti giustificativi i rapporti di lavoro datati “”, “”, “”, “”, “”, “” e “__________”, da lui allestiti e falsificati apponendovi la firma “ACPR 14”, nonché le fatture no. __________ del 05.01.2009, no. __________ e no. __________ del 30.10.2009, no. __________, no. __________, no. __________ e no. __________ del __________, con i precetti esecutivi no. __________ e no. __________ del 02.02.2010 e no. __________ e no. __________ del 12.04.2010, senza riuscire nel suo intento poiché l’Autorità giudiziaria, con sentenza del 21 marzo 2011, ha stralciato dai ruoli l’istanza, in quanto l’imputato non aveva pagato l’anticipo delle spese giudiziarie e non si era presentato all’udienza;

1.6 a __________,

nel periodo 25 aprile – 29 maggio 2012,

ingannato con astuzia ACPR 21, proprietario dell’immobile sito in Via __________ a __________,

sostenendo, in particolare e contrariamente al vero, di essere solvibile, producendo a questo scopo, il 25 aprile 2012, due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano datate 24 aprile 2012, da lui falsificate, attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________ non vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza di beni, nonché copia della decisione di tassazione 2010 datata 6 luglio 2011 dell’Ufficio di tassazione di Lugano Città, da lui pure falsificata, attestante un reddito imponibile di CHF 148'200.-, quando in realtà era di soli CHF 48'200.-,

inducendo così ACPR 21 a sottoscrivere, il 30 aprile 2012, il contratto di locazione per l’appartamento no. 1 e a concedergliene l’uso dal 1. giugno 2012, anche perché l’imputato, nel periodo 7 – 29 maggio 2012 aveva ripetutamente fatto credere al locatore di avere aperto il conto deposito garanzia e di avervi versato il dovuto,

occupando il summenzionato bene locato, senza pagare le pigioni mensili (ad eccezione di due mensilità) e le spese accessorie, fino al 5 giugno 2013, causando al locatore un danno quantificato in complessivi CHF 25'547.95;

1.7 a __________,

nel periodo 10 aprile – 27 maggio 2013,

ingannato con astuzia ACPR 18, proprietaria dell’abitazione unifamiliare sita in Via __________ a __________,

sostenendo in particolare e contrariamente al vero, di essere un ingegnere informatico, di percepire uno stipendio mensile netto variante da CHF 9’000.- a CHF 11'000.- e di essere solvibile, producendo a questo scopo, il 10 aprile 2013, due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, da lui falsificate, attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________ non vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza di beni, nonché copia della decisione di tassazione 2011 datata 31 ottobre 2012 dell’Ufficio di tassazione di Lugano Città, da lui pure falsificata, attestante un reddito imponibile di CHF 128'200.-, quando in realtà era di soli CHF 28'200.-,

inducendo così ACPR 18 a sottoscrivere, il 25 maggio 2013, il contratto di locazione per la summenzionata abitazione e a concedergliene l’uso dal 1. giugno 2013, anche perché l’imputato nel frattempo le aveva trasmesso la ricevuta postale datata 27 maggio 2013 attestante l’avvenuto pagamento della prima pigione mensile di fr. 2'400.-, da lui pure falsificata,

occupando il summenzionato bene locato, senza pagare le pigioni mensili e le spese accessorie, fino al momento dello sfratto avvenuto il 18 novembre 2013, causando alla locatrice un danno quantificato in complessivi di CHF 29'788.70;

  1. ripetuta falsità in documenti

per avere,

nelle circostanze di tempo e di luogo indicate al punto 1 del presente atto d’accusa, al fine di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,

formato documenti falsi e fatto uso dei medesimi a scopo d’inganno,

2.1 nelle circostanze descritte ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e 1.5,

falsificato i rapporti di lavoro datati “”, “”, “”, “”, “”, “”, “”, “”, “” e “”, allestendoli e apponendovi di proprio pugno la firma “__________”, così da ottenere dei falsi riconoscimenti delle sue prestazioni, utilizzandoli poi, con le rispettive fatture, per mettere in atto le summenzionate truffa e tentate truffe;

2.2 nelle circostanze descritte ai punto 1.4 e fino al 6 dicembre 2010,

falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano datate 18.10.2010 e le tre ricevute postali datate 28.10.2010, 29.11.2010 e 02.12.2010, così da dimostrare alla ACPR 20 e alla __________, la solvibilità sua e quella di sua moglie, nonché l’avvenuto pagamento del deposito di garanzia di CHF 7'290.- e indurre così la locatrice a sottoscrivere i summenzionati contratti di locazione, rispettivamente per poter dimostrare l’avvenuto pagamento dei canoni di locazione dei mesi di novembre e dicembre 2010;

2.3 nelle circostanze descritte al punto 1.6,

falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano datate 24.04.2012 e la decisione di tassazione datata 06.07.2011, così da dimostrare a ACPR 21 la solvibilità sua e quella di sua moglie, nonché di avere un reddito imponibile di CHF 148'200.- e indurre così il locatore a sottoscrivere il summenzionato contratto di locazione;

2.4 nelle circostanze descritte al punto 1.7,

falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano datate 10.04.2013, la decisione di tassazione datata 31.10.2012 e la ricevuta postale datata 27.05.2013, così da dimostrare a ACPR 18 la solvibilità sua e quella di sua moglie, nonché di avere un reddito imponibile di CHF 128'200.- e indurre così la locatrice a sottoscrivere il summenzionato contratto di locazione,

rispettivamente per poter dimostrare l’avvenuto pagamento del primo canone di locazione;

  1. diffamazione

per avere,

a __________, nel periodo 25 aprile - 28 maggio 2013,

pubblicando sul sito internet __________ frasi lesive dell’onore di ACPR 22 e ACPR 23, segnatamente tacciandoli di “morti di fame” e accusandoli di non avergli corrisposto quanto dovuto per una prestazione da lui eseguita e relativa al suddetto sito internet, incolpato o reso sospetti questi ultimi di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla loro riputazione;

  1. minaccia

per avere,

a __________, il 28 settembre 2013, in Via __________,

proferendo nei confronti di ACPR 18 e ACPR 19 la frase “vi spacco la testa”, incusso loro spavento e timore;

  1. danneggiamento

per avere,

a __________, nel periodo 28/30 settembre 2013, in Via __________,

intenzionalmente danneggiato, forzandola, la porta esterna e quella interna del locale tecnico dello stabile di proprietà di ACPR 18;

  1. violazione di domicilio

per essersi,

a __________, nel periodo 23 ottobre - 18 novembre 2013,

trattenuto nell’appartamento in Via __________, di proprietà di ACPR 18, nonostante il Tribunale federale con decreto del 23 ottobre 2013 gli avesse comunicato che al suo ricorso contro la decisione 29 luglio 2013 della Pretura del Distretto di Lugano di rimettere a disposizione della proprietaria l’abitazione entro il 31 agosto 2013, non era stato concesso effetto sospensivo;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli artt. 146 cpv. 1, 251 cifra 1, 173, 180, 144 cpv. 1 e 186 CP;

ed inoltre, imputato, a norma dell’atto d’accusa aggiuntivo 21/2015 del 26 febbraio 2015 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

  1. estorsione (aggravata)

per avere, la notte del 20/21.06.2014, a __________, in via __________ (abitazione della vittima), a __________, __________, __________ e __________, alfine di procacciarsi un indebito profitto, usando violenza e minaccia nei confronti di ACPR 1, indotto quest’ultimo ad atti pregiudizievoli al suo patrimonio;

e meglio,

creando dapprima un clima di timore tale da confondere ACPR 1, facendolo uscire di casa con l’inganno, in particolare con la scusa di ottenere, in tarda notte, un passaggio con l’auto sino a casa, facendolo girare in più località del Sottoceneri, prima a __________, poi a __________ e a __________,

conducendolo quindi in una strada a fondo cieco e una volta sceso dall’auto, improvvisamente infilandosi un paio di guanti di plastica trasparenti, prendendolo di peso sul davanti per gli avambracci e gettandolo a terra, esternandogli più volte l’espressione di minaccia “ti voglio uccidere” e dicendogli di possedere una pistola, strappandogli gli occhiali di dosso e danneggiandoli, tenendolo fermo a terra con il suo peso, con una mano sul collo e l’altra sulla bocca, strappandogli con le mani dalla bocca dei ponti dentali, facendolo poi pure girare con la faccia a terra e spingendolo a terra con il suo corpo,

per poi ricondurlo a casa sua, confuso e fornato, approfittando del particolare stato di shock della vittima,

indotto ACPR 1, presso la propria abitazione, a consegnargli la carta di identità e la carta bancaria e successivamente, a __________, a digitare il codice PIN della carta bancaria presso un postomat, riuscendo così ad ottenere, indebitamente, l’importo di CHF 1'000.00, che ha trattenuto sulla sua persona;

  1. sequestro

per avere, nelle circostanze di cui al punto 1), rapito con l’inganno ACPR 1, facendolo uscire di casa con la scusa di farsi accompagnare a casa e per averlo mantenuto sequestrato, privandolo della sua libertà personale, in specie approfittando dello stato di palese shock della vittima dopo i fatti di cui al punto precedente, conducendolo sino al locale __________, dove ACPR 1 è rimasto pressoché immobile e senza proferire parola fino a quando, riportandolo a casa, dopo aver posteggiato l’auto, gli ha ordinato “tu devi entrare nel baule” e, nonostante il tentativo di ACPR 1 di scappare, lo ha raggiunto prendendolo per un braccio e trascinandolo verso l’auto, ripetendogli di nuovo più volte di entrare nel baule e successivamente che si sarebbe costituito in polizia;

desistendo poco dopo, improvvisamente, dai suoi intenti, allontanandosi;

  1. ripetuto abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati (in parte tentato e in parte di lieve entità)

per avere, nel periodo 20.06.2014 - 29.06.2014, a __________, __________, __________, __________, __________ e __________, alfine di procacciarsi un indebito profitto, servendosi in modo abusivo e indebito della carta di credito di terzi, nonché dell’account personale di terzi della __________,

ripetutamente influito o tentato di influire sul processo elettronico di trattamento di dati di un sistema informatico provocando così per mezzo dei risultati erronei ottenuti un trasferimento di attivi in suo favore per un valore complessivo di CHF 2'254.05, rispettivamente tentando di ottenere l’importo di CHF 6'364.00;

e meglio,

3.1. nel periodo 20.06.2014

  • 29.06.2016, a __________, __________, __________, __________, __________ e __________, ai danni di ACPR 1, successivamente ai fatti di cui al punto 1, servendosi in modo abusivo della carta di credito e bancaria di ACPR 1, effettuato acquisti presso vari negozi e distributori di benzina per un valore complessivo di CHF 904.05, rispettivamente tentando di effettuare acquisti in svariati negozi ed un prelevamento presso un bancomat per un valore complessivo di CHF 6'364.00;

segnatamente,

3.1.1. il 21.06.2014, alle ore 03.32, a __________, presso l’esercizio pubblico __________, effettuando il pagamento dell’importo di CHF 680.00;

3.1.2. il 21.06.2014, alle ore 14.14, a __________, presso il negozio di parrucchiere __________, effettuando il pagamento dell’importo di CHF 75.00;

3.1.3. il 21.06.2014, alle ore 14.35, tentando di effettuare presso il negozio __________ di __________, il pagamento di CHF 455.00;

3.1.4. il 21.06.2014, alle ore 15.00, a __________, presso il negozio __________, effettuando il pagamento dell’importo di CHF 119.00;

3.1.5. il 21.06.2014, alle ore 15.57, tentando di effettuare presso il negozio __________, di __________, il pagamento di CHF 162.00;

3.1.6. il 21.06.2014, alle ore 21.38, a __________, presso il distributore di benzina __________, effettuando il pagamento dell’importo di CHF 30.05;

3.1.7. il 22.06.2014, dalle ore 00.40 alle ore 01.48, tentando, in più occasioni, di effettuare presso l’esercizio pubblico __________ di __________, il pagamento di un importo complessivo di CHF 2'900.00 (CHF 200.00, CHF 300.00, CHF 600.00, CHF 600.00, CHF 600.00 e CHF 600.00);

3.1.8. il 22.06.2014, alle ore 16.57, tentando di effettuare presso il ristorante __________ di __________ il pagamento di CHF 10.00;

3.1.9. il 23.06.2014, alle ore 15.58, tentando di effettuare presso la __________ di __________ il pagamento di CHF 150.00;

3.1.10. il 23.06.2014, alle ore 20.50, tentando di effettuare presso la società __________ di __________ il pagamento di CHF 200.00;

3.1.11. il 26.06.2014, alle ore 15.10, tentando di effettuare presso la __________ di __________ il pagamento di CHF 150.00;

3.1.12. il 28.06.2014, alle ore 01.10, tentando di effettuare presso il ristorante __________ di __________ il pagamento di CHF 187.00;

3.1.13. il 29.06.2014, alle ore 21.50, tentando di effettuare presso la T__________ di __________ il pagamento di CHF 150.00;

3.2. il 01.03.2014 e il 30.04.2014, a __________, ai danni di ACPR 2, ottenendo, servendosi in modo abusivo dell’accesso personale di __________ login della vittima, la ricarica telefonica della propria utenza, per un valore complessivo di CHF 150.00;

3.3. nel periodo 28.04.2014

  • 08.07.2014, ad __________, ai danni della società ACPR 3, ottenendo, in 11 distinte occasioni, servendosi in modo abusivo dell’accesso personale di __________ login della società, la ricarica telefonica della propria utenza, per un valore complessivo di CHF 1’200.00;
  1. ripetuta truffa (per mestiere)

per avere, nel periodo giugno 2008 - giugno 2014, a __________ ed in altre imprecisate località del Cantone, alfine di procurarsi un indebito profitto, ripetutamente ingannato con astuzia 6 persone affermando cose false, dissimulando cose vere e confermandone subdolamente l’errore, inducendole in tal modo ad atti pregiudizievoli al loro patrimonio,

ottenendo così, con tale agire, denaro per un valore complessivo di CHF 145'374.00,

e meglio,

4.1. nel periodo gennaio 2014 - giugno 2014, a __________, affermando, contrariamente al vero di aver frequentato il politecnico di Zurigo, di essere un pilota di elicotteri, di avere un conto bancario bloccato dalla Pretura, con un saldo di diverse centinaia di migliaia di CHF, di essere in attesa di ricevere dalla __________ un importo consistente di denaro, di dover pagare le prestazioni AVS dei suoi dipendenti, di essere in procinto di concludere un importante progetto lavorativo,

fingendosi con astuzia suo amico e facendogli intendere di trovarsi nell’urgenza di dover chiedere un prestito, per poter vivere, per poter mantenere i suoi figli e per l’impellente conclusione del suo progetto lavorativo, sollecitando insistentemente l’ottenimento del denaro, senza il quale l’affare sarebbe sfumato, promettendogli, contrariamente al vero, la restituzione in tempi brevi del prestito, approfittando quindi dell’ingenuità, della generosità d’animo e pure della vulnerabilità di ACPR 2, facendo leva sui di lui sentimenti di persona caritatevole,

indotto con astuzia quest’ultimo, a consegnargli, in 20 occasioni, denaro per un totale di CHF 90'000.00; soldi da lui utilizzati per lo più presso il locale __________ di __________, ben sapendo che non li avrebbe più restituiti;

4.2. nel periodo 25.06.2008

  • 15.03.2014, a __________, presso l’Hotel __________, affermando e facendogli credere, contrariamente al vero, di avergli fornito e mantenuto funzionante nel corso degli anni un sistema satellitare performante, in realtà risultato essere fasullo,

indotto con astuzia il titolare dell’Hotel, ACPR 9, a consegnargli, in più occasioni, l’importo complessivo di CHF 37'664.00;

4.3. nel corso del 2008, a __________, riferendole, contrariamente al vero, di non avere i soldi per pagare l’affitto di casa e per mantenere i figli e l’intera famiglia, approfittando della generosità d’animo di ACPR 10, indotto con astuzia quest’ultima a consegnargli l’importo di CHF 5'000.00, a titolo di prestito, solo parzialmente restituito, ben sapendo che il saldo scoperto, e meglio l’importo di CHF 2'700.00, non l’avrebbe più restituito;

4.4. in data 30.09.2009, a __________ e __________, facendogli intendere falsamente di trovarsi nell’urgenza di dover chiedere un prestito per poter provvedere all’immediato trasferimento dal Canton Berna al Canton Ticino, tramite __________, della sorella, degente malata terminale,

indotto con astuzia ACPR 12 a consegnargli l’importo di CHF 5'000.00, a titolo di prestito, solo parzialmente restituito, ben sapendo che il saldo scoperto di CHF 1'250.00 non l’avrebbe più restituito;

4.5. nel corso del 2009, a __________, riferendogli, contrariamente al vero, di non avere i soldi per mantenere i figli e l’intera famiglia, approfittando della generosità d’animo di __________, indotto con astuzia quest’ultimo a consegnargli l’importo di CHF 2'000.00, ben sapendo che non l’avrebbe più restituito;

4.6. nel periodo inverno 2013 - maggio 2014, a __________ e __________, approfittando della generosità d’animo, della lunga conoscenza e della fiducia di ACPR 13, ripetutamente ingannato con astuzia quest’ultimo, inducendolo così a consegnargli denaro e merce per un valore complessivo di CHF 11'760.00;

e meglio,

4.6.1. riferendogli, nel corso dell’inverno 2013, contrariamente al vero, che gli si era rotta l’automobile e che aveva urgente bisogno di utilizzarne una,

indotto quest’ultimo a consegnargli in tutta fretta la propria autovettura Alfa Romeo 156, ben sapendo che non avrebbe mai onorato il relativo prezzo di acquisto di CHF 5’000.00, pattuito al momento della consegna;

4.6.2. nel corso dei primi mesi del 2014, indotto quest’ultimo a consegnargli materiale elettrico per un valore di CHF 1'760.00, ben sapendo che non l’avrebbe mai pagato;

4.6.3. nel corso del periodo aprile 2014 - maggio 2014, facendogli intendere di trovarsi nell’urgenza di dover chiedere un prestito, per poter vivere (lui e la sua famiglia) e per poter concludere un importante lavoro per la __________, grazie al quale avrebbe potuto onorare i precedenti debiti esistenti nei di lui confronti (punti 4.6.1 e 4.6.2), sollecitando insistentemente l’ottenimento del denaro, senza il quale l’affare sarebbe sfumato, promettendogli, contrariamente al vero, la restituzione in tempi brevi del prestito, facendo leva sui di lui sentimenti di persona caritatevole,

indotto ACPR 13 a consegnargli, in due occasioni, l’importo complessivo di CHF 5'000.00, a titolo di prestito, ben sapendo che non l’avrebbe più restituito;

  1. ripetuta appropriazione indebita (in parte di lieve entità)

per essersi, nel corso della primavera/estate 2014, ad __________ e __________, alfine di procacciarsi un indebito profitto, appropriato di denaro di terzi, per un valore complessivo di CHF 850.00, a lui consegnato per determinati scopi, ma da lui utilizzato a titolo personale,

e meglio,

5.1. nel corso della primavera/estate 2014, ad __________, ottenuto dalla società ACPR 3 l’importo di CHF 350.00 affinché procedesse al rinnovo del contratto per lo spazio e il dominio in internet della medesima società; denaro da lui utilizzato per scopi personali;

5.2. il 03.07.2014, a __________, ottenuto da ACPR 5 l’importo di CHF 250.00 per l’acquisto di un PC Asus Notebook i5 8GB 1 TB; denaro da lui utilizzato per scopi personali;

5.3. il 03.07.2014, a __________, ottenuto da ACPR 6 l’importo di CHF 250.00 per l’acquisto di un PC Asus Notebook i5 8GB 1 TB; denaro da lui utilizzato per scopi personali;

  1. ripetuto furto (in parte di lieve entità)

per avere, nel periodo 14.12.2012 - 14.05.2014, a __________, __________ e __________, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, ripetutamente sottratto cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di CHF 1'850.05;

e meglio,

6.1. in data 13/14.05.2014, a __________, presso l’abitazione dell’ex suocero, previo scasso, sottratto ai danni di ACPR 4, l’importo di CHF 1'100.00;

6.2. in data 23.06.2014, a __________, presso il distributore di benzina __________, sottratto ai danni della ACPR 8, benzina per un valore di CHF 50.05;

6.3. in data 14.11.2012, a __________, presso il distributore di benzina __________ della società ACPR 11, sottratto, ai danni della medesima, dalla cassa registratrice del negozio, l’importo di CHF 700.00;

  1. danneggiamento

per avere, nelle circostanze di cui al punto 6.1, alfine di perpetrare il suddetto furto, deteriorato la porta d’accesso dell’appartamento di ACPR 4 per un valore denunciato di danno di CHF 932.40;

  1. violazione di domicilio

per essersi introdotto, nelle circostanze di cui al punto 6.1, alfine di perpetrare il suddetto furto, previo scasso della porta d’ingresso, all’interno dell’appartamento in uso agli ex suoceri __________;

  1. trascuranza degli obblighi di mantenimento

per avere, nel periodo marzo 2014 - 31.10.2014, a __________, omesso, benché potesse avere i mezzi per farlo, di versare all’ACPR 7, di __________, che ha anticipato i contributi alimentari da lui dovuti in favore dei figli minorenni __________ e __________, conformemente a quanto stabilito dal Pretore della giurisdizione di Lugano con decreto 14.01.2014, per un importo complessivo di CHF 12'600.00;

  1. ripetuta guida senza assicurazione

per avere, nel periodo 07.07.2014 - 09.07.2014 (giorno dell’arresto), a __________, __________ ed in altre svariate località del Canton Ticino, ripetutamente condotto l’autovettura Alfa Romeo targata __________, ben sapendo che non sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità civile;

  1. lesioni semplici

per avere, nel corso del febbraio 2013, a __________, in occasione di un litigio relativo a questioni amministrative della casa, colpendola in testa con un classificatore, cagionato una ferita al mignolo della mano destra della moglie __________;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli art. 156 cpv. 3 CP, art. 183 cifra 1 CP, art. 147 cpv. 1 CP, art. 146 cpv. 1 e 2 CP, art. 138 cifra 1 CP, art. 139 cifra 1 CP, art. 144 cpv. 1 CP, art. art. 186 CP, art. 217 cpv. 1 CP, art. 95 cpv. 1 let. b CP, art. 123 cifra 2 cpv. 2 CP;

richiamato l’art. 172ter CP;

Presenti: -

  • l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

  • l’accusatore privato ACPR

Espletato il pubblico dibattimento:

martedì 4 agosto 2015, dalle ore 09:30 alle ore 17:30; mercoledì 5 agosto 2015, dalle ore 09:30 alle ore 15:35; lunedì 24 agosto 2015, dalle ore 18:00 alle ore 18:45.

Evase le seguenti

questioni: Verbale del dibattimento

Con l’accordo delle parti, l’atto d’accusa 58/2014 viene così corretto:

  • punti 1.5 e 2.1: il rapporto di lavoro “” viene corretto in “”;

Con l’accordo delle parti, l’atto d’accusa 21/2015 viene così corretto:

  • punto 3.1: il periodo corretto è “20.06.2014 - 29.06.2014”;

  • punto 4.2: l’importo complessivo corretto è di “CHF 37'060.00”;

  • punto 9: il periodo corretto è “febbraio 2014 - 31.10.2014”.

Verbale di interrogatorio dell’imputato

Con l’accordo delle parti, l’importo di CHF 2'700.-- di cui al punto 4.3 dell’atto d’accusa 21/2015 viene corretto in CHF 1'400.--.

Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale rileva che dal 2009 l’imputato ha vissuto un’esistenza all’insegna dell’inganno, raggirando con scaltrezza numerose vittime scelte con accuratezza e senza nessun pentimento. Mette in evidenza il crescendo delinquenziale dell’imputato, sfociato nei gravi fatti commessi in danno di ACPR 1. Passa in rassegna tutti gli episodi imputati a IM 1, chiedendo la conferma degli atti d’accusa sia in fatto che in diritto, richiamando in particolare, in relazione all’imputazione di truffa, le sentenze del Tribunale federale 6B_94/2007, 6S.415/2003, 6S.18/2007 e 6B_319/2009. Riassume le conclusioni della perizia psichiatrica giudiziaria, rilevando che la perizia psichiatrica di parte è poco comprensibile, che non è allestita conformemente ai classici crismi, che si limita a contestare le conclusioni della perita giudiziaria senza farne di proprie e che solo in un secondo momento ha risposto ai quesiti, con una motivazione carente. Sottolinea la grave colpa dell’imputato, tenuto conto della grande energia criminale che ha dimostrato di avere, del lungo periodo in cui ha delinquito, dell’atteggiamento arrogante e per nulla collaborativo tenuto durante l’inchiesta, dell’intolleranza alle regole e del menefreghismo nei confronti del prossimo. Ha inoltre agito a scopo di indebito profitto e quindi per un movente egoistico e riprovevole, non ha capito la gravità di quanto ha commesso e non si assume le sue responsabilità. Ritiene che non vi siano attenuanti di cui tenere conto e pone in rilievo soprattutto la gravità dei fatti ai danni di ACPR 1 e ACPR 2. Considera allarmante la prognosi, avendo IM 1 reiterato il suo agire criminale sin dal 2009 e nonostante le due carcerazioni subite. Ritenuto ancora che l’imputato non ha dimostrato alcun segno di pentimento e tenuto conto altresì del concorso di reati, propone la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi nonché alla multa di fr. 1'000.--. Chiede che venga mantenuto il trattamento ambulatoriale già iniziato in carcere. Su quanto in sequestro si rimette a quanto richiesto in sede di istruttoria dibattimentale. Chiede inoltre che tutte le istanze di risarcimento degli accusatori privati vengano accolte;

§ l’accusatore privato ACPR 21, il quale ringrazia la Pubblica accusa per il lavoro svolto, associandosi alla stessa in merito alla colpevolezza dell’imputato. Dichiara di essere rimasto colpito e amareggiato dalla reiterazione dell’agire di IM 1, che ha ingannato molte altre persone, domandandosi quanto ancora sarebbe andato avanti se non fosse stato arrestato. Chiede alla Corte di valutare tutte le misure di sostegno necessarie per evitare che l’imputato ricada nell’illegalità, a tutela non solo della collettività ma anche dell’imputato stesso;

§ l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato, il quale mette in evidenza le differenze tra la reale vita del suo patrocinato, caratterizzata da solitudine e insicurezza, e quella parallela che si è costruito nella sua mente, grandiosa e fiabesca. Premettendo che per alcuni reati non esistono elementi probatori tali da escludere ogni ragionevole dubbio, passa puntualmente in rassegna i reati imputati al suo assistito:

  • in merito al punto 1 AA 109/2010, chiede che la riduzione della refurtiva a fr. 11'000.--;

  • postula il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di truffa di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e 1.5 AA 58/2014;

  • in relazione al punto 1.4 AA 58/2014, chiede che IM 1 venga prosciolto dalla falsificazione della ricevuta postale 28.10.2010, dal momento che non aveva dovuto versare la cauzione in virtù dei rapporti di amicizia. Chiede inoltre che venga tenuto conto che IM 1 ha sempre dichiarato di aver pagato in contanti due pigioni mensili;

  • in merito al punto 1.6 AA 58/2014, rileva che i fatti sono ammessi e chiede di tenere in considerazione lo stato di necessità in cui si trovava il suo patrocinato;

  • per quanto riguarda il punto 1.7 AA 58/2014, rileva che IM 1 contesta di aver falsificato la ricevuta postale, dal momento che ha versato regolarmente l’affitto ma che i soldi gli tornavano indietro, precisando comunque che la relativa richiesta di indennizzo non è contestata. Anche in questo caso, chiede che si tenga conto dello stato di disperazione e necessità in cui versava il suo assistito;

  • relativamente ai punti 4, 5 e 6 AA 58/2014, osserva che la polizia non ha rinvenuto alcuna spranga di ferro e che la frase minacciosa imputata non è stata udita da nessun testimone terzo, mentre che IM 1 non ricorda di averla pronunciata ma si è comunque scusato. Per quanto riguarda il danneggiamento, oltre alle dichiarazioni dei danneggiati e l’accertata forzatura della porta non vi è alcuna prova a carico di IM 1. Venendo alla violazione di domicilio, sottolinea che il suo assistito credeva di avere diritto di rimanere nell’abitazione, poiché aveva impugnato la decisione di sfratto e non aveva compreso che al suo ricorso non era stato concesso effetto sospensivo;

  • chiede il proscioglimento dall’imputazione di cui al punto 3 AA 58/2014, in quanto IM 1 non ha mai scritto “morti di fame” nel sito, al quale avevano accesso anche i denuncianti;

  • in merito al punto 3.3 AA 21/2015, evidenzia che IM 1 ammette di aver effettuato le ricariche, per cui riconosce anche la somma dovuta, ma che si è trattato di un errore;

  • si rimette al giudizio della Corte per quanto riguarda l’imputazione di cui al punto 5.1 AA 21/2015, ritenuto che IM 1 ha dichiarato di aver consegnato il denaro a chi di dovere;

  • in relazione ai punti 5.2 e 5.3 AA 21/2015 rileva che il suo assistito avrebbe voluto rispettare gli accordi presi ma non ne ha avuto il tempo, essendo stato arrestato, dichiarandosi inoltre immediatamente disponibile a restituire gli importi consegnatigli, per cui l’accusa di appropriazione indebita non può trovare conferma;

  • chiede il proscioglimento dall’imputazione di cui al punto 6.3 AA 21/2015, poiché la versione di IM 1 non può essere esclusa;

  • rileva che il suo assistito riconosce i fatti imputati al punto 6.2 AA 21/2015 e si riconosce debitore dell’importo di fr. 50.05, sottolineando però che non ha agito volontariamente;

  • non contesta il reato di cui al punto 10 AA 21/2015;

  • ritiene infondata l’imputazione di cui al punto 4.3 AA 21/2015, dal momento che IM 1 ha già restituito buona parte del debito, per cui emerge chiaramente la sua volontà di far fronte alla restituzione del prestito;

  • chiede altresì il proscioglimento dall’imputazione di cui al punto 4.5 AA 21/2015, dal momento che IM 1 ha restituito il debito;

  • contesta i fatti di cui al punto 4.4 AA 21/2015, in quanto IM 1 non ha utilizzato i problemi di salute della sorella per ottenere un prestito;

  • in relazione ai fatti di cui al punto 4.6 AA 21/2015, rileva che ACPR 13 non ha voluto riprendere l’auto e che IM 1 ha dovuto sostenere delle spese di riparazione. IM 1 riconosce invece di essere debitore dell’importo di fr. 1'760.-- per il materiale LED. Non vi è invece alcun elemento a comprova del prestito di fr. 5'000.--;

  • contesta anche l’imputazione di cui al punto 4.2 AA 21/2015, mettendo in evidenza che altre persone hanno messo le mani in quell’impianto;

  • chiede che IM 1 venga assolto anche dal punto 11 AA 21/2015, essendo la moglie poco credibile e non essendovi un certificato medico o una testimonianza a comprova dell’entità della lesione;

  • in relazione al punto 9 AA 21/2015, ricorda che nella decisione di modifica del contributo di mantenimento è stato accertato che IM 1 non ha i mezzi per far fronte al pagamento;

  • contesta l’imputazione di cui al punto 4.1 AA 21/2015, facendo difetto il requisito dell’inganno astuto;

  • in merito al punto 3.2 AA 21/2015, sottolinea che si è trattato di un errore, ma che IM 1 riconosce di essere debitore dell’importo di fr. 150.--;

  • riconosce le imputazioni di cui ai punti 7 e 8 AA 21/2015, mentre che contesta il furto (punto 6.1 AA 21/2015), in quanto se avesse agito per scopo di lucro avrebbe sottratto anche i gioielli presenti nell’appartamento. Rileva inoltre che i soldi di cui il suo assistito è stato trovato in possesso, sono stati incassati da un cliente il giorno stesso;

  • chiede il proscioglimento dai fatti di cui ai punti 1 e 2 AA 21/2015, in quanto non comprovati. Infatti, non vi sono testimoni che hanno visto minacce o violenza, le ferite di ACPR 1 sono dovute alla rovinosa caduta del __________ e il suo strano comportamento al fatto che fosse ubriaco. Rileva che la carta d’identità era perfettamente inutile e che IM 1 ha assistito ACPR 1 nel prelevamento di denaro, dimenticandosi di restituirgli la tessera. Non contesta l’imputazione di cui al punto 3.1 AA 21/2015.

Illustra poi i motivi per i quali la perizia psichiatrica del dr. __________ debba essere preferita a quella della perita giudiziaria, contraddittoria e lacunosa. Chiede quindi che a favore del suo assistito venga riconosciuta una scemata imputabilità di grado medio-grave e che si prescinda dall’esecuzione della pena ex art. 63 CP per non compromettere la buona riuscita del trattamento ambulatoriale. In via subordinata, si rimette al giudizio della Corte per l’entità della pena, chiedendo di voler in ogni caso dedurre il carcere preventivo sofferto.

Considerato, in fatto ed in diritto

  1. Vita anteriore e precedenti penali

1.1. IM 1 in merito alla sua vita ha riferito:

" Sono nato a __________ ma sono cresciuto nel __________. Ho frequentato le scuole dell’obbligo a __________, __________ e __________. Mio papà faceva il muratore, adesso è in pensione, mia mamma era casalinga, ora in pensione. Ho un fratello e una sorella, entrambi minori di me. Non vedo e non sento più i miei genitori, da quando mi sono separato, vedo e sento abitualmente i miei fratelli che abitano nel __________.

Dopo le scuole dell’obbligo ho svolto la __________ come elettro-meccanico, nel frattempo di sera frequentavo dei corsi d’informatica privati a __________. Finito l’apprendistato sono andato a __________ a lavorare come elettromeccanico, a tempo parziale, coltivando sempre la passione per l’informatica. Per questo ho continuato la specializzazione nell’informatica presso scuole private di cui ora non ricordo il nome. I corsi presso queste scuole erano perlopiù nel tardo pomeriggio. Contemporaneamente frequentavo dei corsi di lingua tedesca e inglese. Una parte dei corsi l’ho svolta a __________, ma l’ultima parte l’ho fatta a __________, ottenendo infine il certificato di MCSE (Microsoft Certificate System Engineer) all’età di circa 28/30 anni.

Ho continuato a frequentare corsi di specializzazione d’informatica, lavorando nel medesimo tempo come elettromeccanico.

In quel periodo, terminati gli studi a __________, lavoravo a __________ presso la __________ dove sono rimasto per un paio d’anni. In seguito ho lavorato alla __________ di __________ per qualche anno.

In seguito ho fatto il militare e poi ho deciso di mettermi in proprio nell’ambito dell’informatica e dell’elettronica. Da circa 11 anni mi sono notificato come indipendente presso l’AVS. I servizi che prestavo andavano dall’istallazione di server, all’allestimento di telefonia IP, alla videosorveglianza con gestione remota (quando il proprietario riesce a verificare l’operatività del sistema anche da distanza), ecc.

Il mio lavoro é sempre andato bene e mi ha sempre dato il necessario per vivere. Non ricordo quanto guadagnassi mensilmente. In seguito ho deciso di iscrivere la mia ditta presso l’Ufficio competente, il Registro di commercio, per poter partecipare ad un concorso d’appalto, per questo ho iscritto la __________, che è poi fallita nel 2012. Tutt’oggi sono attivo in questo medesimo ambito. In passato avevo un ufficio sotto casa, a __________, come pure in via __________ a __________ ma ora, non avendo più residenza in Svizzera, non ho più alcun locale dove tengo tutta la documentazione amministrativa relativa alla mia attività. Ho tutto su supporti informatici.

In Svizzera ho lavoro, ma non ho intenzione di riferire i nomi dei miei clienti; stessa cosa per l’Italia, dove oggi risiedo.

Mi sono sposato circa 7 anni fa con __________, dalla quale ho avuto due figli, __________ e __________, di 8 e 6 anni.

Con la mia ex moglie ho vissuto prima a __________ e poi a __________. Tutt’oggi la mia ex moglie e i miei figli vivono a __________. Mi sono separato nel mese di novembre 2013 e da quel momento ho vissuto in albergo a __________ e poi in via __________ a __________. Mi trovo a __________ dal 22 giugno 2014.

Ho già riferito che è mia intenzione ritornare in Ticino.

ADR che ultimamente ho guadagnato bene, quanto necessario per vivere.”

(cfr. VI 09.07.2014; dichiarazioni confermate in aula, cfr. VI imputato pag. 1, all. 1 al V. DIB)

1.2. Riguardo la situazione finanziaria di IM 1, dall’estratto dell’Ufficio Esecuzioni risulta che al 1 aprile 2015 aveva a suo carico 33 esecuzioni per complessivi fr. 217'466.95, oltre a 111 attestati di carenza beni per complessivi fr. 165'501.25 (cfr. doc. TPC 14).

Sia in inchiesta che in aula l’imputato ha dichiarato che i debiti riguardano tasse, cassa malati e AVS che non ha pagato perché contrario al sistema (VI 09.07.2014 pag. 15; VI imputato pag. 2, all. 1 al V. DIB).

1.3. Dall’estratto del casellario giudiziale risulta che IM 1 è stato condannato il 18 luglio 2005 dal Ministero pubblico del Cantone Ticino per infrazione grave alle norme della circolazione stradale alla multa di fr. 500.-, sospesa condizionalmente per un anno (doc. TPC 15).

Dagli atti risulta inoltre la condanna inflittagli dal Tribunale militare 8, Berna per omissione del servizio e assenza ingiustificata e inosservanza di prescrizioni di servizio alla detenzione di 25 giorni, sospesa condizionalmente per 3 anni, periodo di prova prolungato di un anno il 18 luglio 2005 (AI 10 inc. 2009.1871; AI 9 inc. 2011.572; AI 2 inc. 2014.4528). Risulta incensurato in Italia (doc. TPC 16).

  1. Fatti di cui agli atti d’accusa n. 109/2010, n. 58/2014 e n. 21/2015

2.1. Furto in danno di ACPR 14

2.1.1. IM 1 veniva arrestato una prima volta il 18 novembre 2009 (AI 6 inc. 2009.1871). Il procedimento traeva origine dalla denuncia sporta da ACPR 14 per ripetuti furti di denaro avvenuti nel 2009 dalle macchinette cambia soldi e da altri apparecchi automatici situati negli esercizi pubblici ACPR 16 di __________, ACPR 17 di __________ e ACPR 15 di __________, per una refurtiva complessiva denunciata di fr. 110'000.- (cfr. VI ACPR 14 17.11.2009, AI 6 incarto 2009/1871).

Interrogato il 18 novembre 2009, IM 1 negava ogni addebito. Anche di fronte alla contestazione dell’esistenza di testimoni che dichiaravano di averlo visto in più occasioni sottrarre denaro illecitamente, IM 1 negava di aver commesso i furti; anche di fronte ai fotogrammi che gli venivano sottoposti, dai quali si evinceva che dapprima toglieva la corrente dell’impianto di allarme del ACPR 16 di __________ e poi sottraeva il denaro (doc. 1 a doc. 5 allegati al VI PG 18.11.2009), l’imputato dichiarava di non aver rubato nulla affermando che ACPR 14 gli aveva dato le chiavi per la manutenzione, riparazioni e per fare cassa dalle macchinette e che “il denaro che vedete dai fotogrammi che prelevo, andava al sig. ACPR 14 ed al sig. __________”.

Dichiarava di lavorare sempre nel ramo informatico e di guadagnare all’anno circa fr. 100'000.- lordi pari a circa fr. 7'000.-/8'000.- mensili; in merito ai rapporti di lavoro con ACPR 14 affermava che questi lo chiamava “a ore per riparare le macchinette, fare cassa alle macchinette e risolvere problemi elettronici. Non prendo niente ma in cambio posso usufruire del bowling e dei ristoranti che ha”.

Affermava che le 10 chiavi - (tra cui 2 doppie) che servivano ad aprire le macchinette -trovate nella sua auto Mercedes, gli erano state date da ACPR 14, che lo aveva quasi obbligato a prenderle, affermando di esserne in possesso dalla fine del 2008.

Al termine del verbale IM 1 veniva arrestato per i reati di ripetuto furto, danneggiamento e violazione di domicilio.

L’allora Giudice dell’istruzione e dell’arresto, con decisione del 19 novembre 2009 confermava l’arresto (AI 9 inc. 2009.1871).

IM 1 veniva scarcerato il 16 dicembre 2009 (cfr. VI 16.12.2009).

2.1.2. Con atto d’accusa dell’11 ottobre 2010, la Pubblica accusa ha imputato a IM 1 il reato di furto commesso nel periodo 1 gennaio - 17 novembre 2009 a __________, __________ e __________ per avere, a scopo di indebito profitto ed al fine di appropriarsene, sottratto senza scasso, ai danni delle società ACPR 17, ACPR 16 e di ACPR 14, denaro contante dalle casseforti e dalle macchinette elettroniche e cambio-moneta degli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, per un ammontare complessivo denunciato di circa fr. 110'000.-, oltre che la violazione di domicilio.

2.1.3. Nel corso dell’inchiesta l’imputato manteneva lo stesso atteggiamento negatorio affermando che il denaro lo aveva preso e “consegnato a ACPR 14 o al suo braccio destro __________. Loro erano al corrente dei miei prelievi dalle macchinette. ACPR 14 mi ha dato le chiavi per aprire le macchinette. Sapevo anche che i locali era video sorvegliati” (VI 26.11.2009).

Solo in occasione del verbale del 10 dicembre 2009, presa visione dei filmati agli atti, l’imputato dichiarava che “dopo aver visionato i filmati, rispondo che davanti all’evidenza dei filmati è inutile che continui a negare. Quando ho ricevuto le chiavi delle macchinette, circa 6/7 mesi fa, ho cominciato a prelevare senza consenso il denaro dalle macchinette e dalla cassaforte”. Rubava il denaro con una frequenza di “2 o 3 volte alla settimana, e prelevavo fr. 100.- / 150.- alla volta, non di più”, ciò che era avvenuto nell’arco di 6/7 mesi.

Di fronte alla contestazione che la parte lesa aveva denunciato un ammanco di fr. 110'000.-, divisi tra ACPR 16 di __________ ca. fr. 80'000.-, ACPR 17 di __________ ca. fr. 20'000.-, ACPR 15 di __________ ca. fr. 10'000.-, IM 1 dichiarava che era “impossibile” e che lui aveva rubato circa fr. 400.- alla settimana per cui “è giusto dire che ho rubato ca fr. 11'000.- (franco più franco meno). Le somme le prelevavo sia dalla cassaforte e dalle macchinette cambiamonete”.

Riferiva al PP di aver sottratto il denaro a ACPR 14 poiché questi non lo aveva mai pagato per i lavori stimati in circa fr. 3'000.- mensili che lui aveva eseguito, dandogli in compenso solo vitto per lui e saltuariamente per la sua famiglia. Quando gli chiedeva di pagarlo per il lavoro svolto, ACPR 14 gli rispondeva che non aveva denaro, che era in difficoltà in quanto i locali da lui gestiti non rendevano. Per tali motivi, “per vendetta ho deciso di prelevare del denaro”, contestando la quantificazione dell’importo sottratto effettuata dalla parte lesa ed indicata nell’AA in fr. 110'000.-.

In aula l’imputato ha confermato la sottrazione di denaro in danno degli esercizi pubblici, contestandone tuttavia ancora una volta l’ammontare e precisando di aver rubato complessivamente fr. 10'000/11’000.- dalle macchinette, ma di non aver sottratto nulla dalle casseforti (VI imputato pag. 2 e pagg. 15-19, all. 1 al V. DIB).

2.1.4. La Corte in merito a tale imputazione ha considerato che l’imputato, dopo aver negato i fatti in due verbali di polizia e davanti al GIAR, di fronte all’evidenza dei filmati che lo ritraevano, ha per finire ammesso di aver sottratto denaro contante in danno dei due bowling e dallo ACPR 15, ammissione che risulta riscontrata, oltre che dai video agli atti, anche dalle testimonianze di __________ e __________, i quali avevano dichiarato di aver visto IM 1 - che diceva loro di essere proprietario al 50% dell’esercizio pubblico e che si comportava anche come proprietario - prelevare del denaro, con la precisazione che in occasione di questi prelievi non era mai presente ACPR 14 né nessun’altra persona.

Riguardo all’ammontare dell’importo sottratto, la Corte - pur tenendo conto degli sforzi che, su richiesta della Pubblica accusa, il denunciante ha fatto per rendere plausibile/dimostrare l’ammontare della refurtiva denunciata

  • ha dovuto tuttavia prendere atto che agli atti non vi sono riscontri probatori che permettano di ricostruire in modo oggettivo ed indiscutibile la somma denunciata sottratta e indicata nell’atto d’accusa in fr. 110'000.-, non da ultimo anche perché non risulta comprovato che l’imputato abbia rubato denaro anche dalle casseforti, che neppure si sa - in base agli atti - dove fossero ubicate esattamente.

Ciò posto, di fronte alla contestazione dell’ammontare della refurtiva da parte dell’imputato ed in difetto di riscontri oggettivi quo alla sua quantificazione, la Corte non ha potuto che seguire il dire dell’imputato e cioè di aver sottratto complessivamente l’importo di fr. 11'000.- sull’arco di 6/7 mesi. Ne discende che l’imputazione di furto è stata confermata limitatamente all’importo di fr. 11'000.- così come è stata confermata la connessa imputazione, non contestata, di violazione di domicilio di cui al punto 2 dell’atto d’accusa 109/2010.

2.2. Truffe processuali

2.2.1 Il 25 giugno 2010 ACPR 14, agente per sé ed in nome e per conto di ACPR 17, __________ e ACPR 16, inoltrava al Ministero Pubblico una denuncia nei confronti di IM 1 per titolo di truffa, tentata e mancata, diffamazione subordinatamente calunnia, sottrazione di dati personali e falsità in documenti (AI 1 inc. 2010.5332).

Ascoltato in Polizia il 4 agosto 2010, il denunciante - per quanto qui di interesse - dichiarava tra le altre cose che IM 1 gli aveva inviato dei precetti esecutivi per dei lavori che sosteneva di aver eseguito per suo (di ACPR 14) conto e per i quali non era stato pagato. Alle richieste di pagamento IM 1 aveva allegato dei “rapporti di lavoro (vedi allegato 5-6-7) con in calce una firma a mio nome” che ACPR 14 contestava decisamente essere la sua; “la firma che appare sui rapporti di lavoro menzionati è un falso. Come è falso che io ho commissionato a IM 1 i lavori che lui sostiene aver svolto per me” (VI ACPR 14 del 04.08.2010).

2.2.2. Interrogato dalla Polizia il 23 agosto 2010 e reso edotto che in merito alle sue pretese di pagamento, ACPR 14 dichiarava che la sua firma sui rapporti di lavoro datati 17.07.2009, 13.04.2009 e 10.08.2009 era falsa, IM 1 dichiarava che “la firma a nome ACPR 14, che compare sui rapporti di lavoro menzionati è quella autentica di ACPR 14 e non un falso. Quanto ACPR 14 sostiene non è vero” (VI IM 1 23.08.2010).

2.2.3. Con decisione dell’11 ottobre 2010, il Procuratore pubblico emanava una decisione di non luogo a procedere per tutti i reati di cui alla denuncia del 25 giugno 2010, rilevando in particolare, relativamente alla denuncia di truffa e falsità in documenti, che ACPR 14, pur ribadendo la falsità delle firme apposte sui bollettini di lavoro inoltrati da IM 1 alla Giudicatura di Pace del circolo di Lugano, “non ha saputo fornire alcun utile indizio per avvalorare la sua tesi” (cfr. decisione di non luogo a procedere dell’11 ottobre 2010).

2.2.4. In data 3/6 dicembre 2010 ACPR 14, per il tramite del proprio patrocinatore, produceva al Ministero Pubblico una perizia calligrafica (cfr. AI 12/AI 28 inc. 2010.5332).

IM 1, interrogato il 16 aprile 2012, spiegava in merito ai tre rapporti di lavoro datati 17.07.2009, 13.04.2009 e 10.08.2009, che si trattava di “bollettini di prestazione di manodopera che ho compilato personalmente per dei lavori che io ho effettuato a nome della mia società per i tre clienti menzionati e meglio per il cliente __________ e due per il cliente ACPR 14”.

IM 1 dichiarava quindi che “tutti i tre rapporti di lavoro sono stati firmati direttamente dal signor ACPR 14 alla mia presenza. Gli originali sono rimasti a me mentre una copia viene sempre consegnata al cliente”.

Messo a conoscenza che ACPR 14 aveva fatto eseguire una perizia di firme dall’Istituto di polizia scientifica dell’Università di Losanna, che attestava che le firme apposte su detti rapporti di lavoro non erano riconducibili a ACPR 14 e che per tale motivo il Procuratore pubblico aveva riaperto le informazioni preliminari nei suoi confronti per i fatti di cui alla denuncia del 25 giugno 2010, IM 1 ne prendeva atto dichiarando di essere al corrente che era stata effettuata una perizia che accertava che le firme erano false.

Informato inoltre che l’avvocato di ACPR 14 il 16 marzo 2011 aveva informato gli inquirenti (scritto avv. RAAP 4 16.03.2011, AI 14 inc. 2010.5332) che lui, IM 1, aveva ““creato” tutta una serie di presunti bollettini di lavoro con apposta una firma a nome del signor ACPR 14, ancora palesemente falsificata” e che “con questi atti, il IM 1 si è rivolto ad un legale di Losanna il quale, ha inoltrato un procedimento giudiziario in conciliazione”, l’imputato dichiarava che “tutti i bollettini che io avevo allestito sono stati firmati direttamente dal signor ACPR 14. Io non ho falsificato alcuna firma”.

Confrontato con i sette documenti della __________, __________, __________, datati 31.12.2008, 20.10.2009, 24.10.2009, 16.09.2008, 03.08.2009, 16.08.2008 e __________ (allegati al VI 16.04.2012 ore 16.30, quali doc. da 4 a 10) che gli venivano sottoposti, IM 1 dichiarava che erano stati da lui “compilati a mano e sono stati firmati, alla mia presenza, dal signor ACPR 14. Contesto quindi la perizia e ribadisco che ACPR 14 ha firmato tutti i documenti alla mia presenza” (cfr. VI 16.04.2012 ore 16.30 con relativi allegati).

Interrogato il 21 novembre 2012, l’imputato ribadiva che “tutti i bollettini che mi sono stati contestati dalla Polizia in occasione dell’interrogatorio del 16 aprile 2012 sono autentici” e che “io non li ho assolutamente falsificati”, aggiungendo - per la prima volta - che i bollettini erano stati “firmati in digitale dal signor ACPR 14” (VI 21.11.2012 pag. 3).

2.2.5. In data 13 febbraio 2013 il Procuratore pubblico incaricava la Polizia Scientifica di eseguire una perizia calligrafica sui menzionati sette bollettini di lavoro. La perizia del 29 ottobre 2013 concludeva che “la persona che ha firmato i documenti del Fascicolo 2 di confronto è la stessa che, con forte probabilità, ha firmato il DOC B del Fascicolo 1 e cioè ACPR 14. Sui DOC D, G, I, N, P, Q e R del Fascicolo 1 [ovvero sui sette bollettini di lavoro di cui sopra], dove la firma ACPR 14 risulta stampata, non possiamo che esprimerci con cautela, sostenendo che verosimilmente le firme non sono state apposte dalla persona che ha firmato i documenti di raffronto del Fascicolo 2” (AI 35 inc. 2010.5332).

In occasione del verbale del 23 gennaio 2014, la Pubblica accusa contestava a IM 1 le conclusioni della perizia allestita dalla Polizia Scientifica. IM 1 ne prendeva atto e dichiarava che “(…) come già dichiarato nel verbale del 21 novembre 2012 questi documenti venivano firmati dal signor ACPR 14 direttamente sul supporto digitale, con il dito o utilizzando un apposito pennino ed è per questo che le firme erano meno precise. Confermo che quelle sono le firme del signor ACPR 14 e non le ho messe io al suo posto” (VI 23.01.2014 pag. 6).

L’imputato, rispondendo al suo difensore, dichiarava di disporre ancora “del supporto informatico sul quale sono state realizzate queste fatture e rispettivi bollettini ma non è mia intenzione produrlo nel presente procedimento penale ma lo presenterò a un'altra Autorità più competente in materia informatica” (VI 23.01.2014 pag. 5).

L’imputato ribadiva queste dichiarazioni nel verbale finale del 14 marzo 2014 e anche in aula (VI imputato pag. 3, all. 1 al V. DIB).

2.2.6. La Corte ha considerato che sia la perizia fatta allestire da ACPR 14 dall’Università di Losanna che la perizia della Polizia Scientifica del 29/30 ottobre 2013, confortano entrambe l’affermazione di ACPR 14 di non aver mai firmato i rapporti di lavoro che l’imputato ha prodotto in causa allo scopo di ottenere la condanna di ACPR 14 e delle società a lui facenti capo, al pagamento di importi in suo favore. Va rilevato al riguardo che la perizia giudiziaria è giunta alla conclusione che i bollettini non sono verosimilmente stati firmati da ACPR 14 tenendo conto, in tale valutazione - al contrario di quanto eccepito dalla difesa -, che le firme di ACPR 14 erano stampate.

La Corte ha rilevato inoltre che l’imputato ha affermato a più riprese e anche in aula di essere in possesso del supporto originale dove, a suo dire, erano avvenute le firme, ma che non l’avrebbe mai consegnato all’autorità giudiziaria. Ora, in concreto vi è - ha considerato la Corte - che IM 1 non giustifica minimamente tale suo comportamento, per cui trattandosi di un elemento determinante per la sua difesa, suscettibile di scagionarlo dalle accuse che gli vengono mosse, non vi sono altri motivi plausibili a fondamento di tale comportamento se non quello che l’imputato non è mai stato in possesso di un tale supporto.

In conclusione, la Corte ha ritenuto comprovato che è stato IM 1 ad allestire i falsi rapporti di lavoro, di cui ha fatto uso per ingannare rispettivamente tentare di ingannare la supplente del Giudice di Pace del circolo di Lugano - Ovest e il Tribunal d’arrondissement di Losanna per ottenere la condanna della controparte al pagamento a suo favore di quello che risulta essere un indebito profitto.

La Corte ha quindi pacificamente confermato l’imputazione di ripetuta truffa, consumata e tentata, di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e 1.5 dell’atto d’accusa 58/2014, così come il reato di ripetuta falsità in documenti di cui al punto 2.1 dell’atto d’accusa 58/2014.

2.3. Truffe in relazione a contratti di locazione

2.3.1. In data 24 gennaio 2011 la ACPR 20, __________, inoltrava al Ministero pubblico una denuncia per truffa e falsità in documenti nei confronti di IM 1 e della di lui moglie, riferita a pigioni non pagate e a documenti falsi (bollettini di versamento ed estratto UEF).

Interrogato il 16 aprile 2012 (ore 13.30), IM 1 confermava di occupare con la sua famiglia l’appartamento di proprietà della denunciante da maggio/giugno 2011 e di aver sottoscritto il relativo contratto di locazione. Negava tuttavia di aver falsificato la ricevuta postale del versamento 28.10.2010 della somma di fr. 7'290.- corrispondente al deposito di garanzia pari a tre mensilità (all. 1 al VI 16.04.2012), dichiarando che “non riconosco questa ricevuta come mia. La firma che vi è apposta è la mia e secondo me è stata estrapolata (copia e incolla) dal mio sito internet”; l’imputato negava altresì di avere - a seguito del sollecito della __________, amministratrice dell’immobile, per il pagamento della locazione del mese di novembre 2010 - falsificato ed inoltrato via fax, alla __________, copia delle ricevute postali attestanti l’avvenuto pagamento degli affitti di novembre e dicembre 2010 (all. 2 al verbale cit.). Allegava di aver sempre pagato l’affitto regolarmente e di aver pagato le pigioni del mese di novembre e dicembre 2010 “in contanti” direttamente presso lo sportello della __________, consegnando i soldi “ad una signora bionda” che gli aveva rilasciato due ricevute che non aveva conservato ma che aveva “gettate via”.

Confrontato con l’esito degli accertamenti eseguiti presso l’ufficio postale di __________ - sulla base degli originali dei bollettini di versamento relativi ai mesi di novembre e dicembre 2010 - che evidenziavano che il timbro usato non era originale ma, come indicato dalla Posta, un timbro artefatto, l’imputato dichiarava di non poter dare una spiegazione per le due ricevute che la __________ allegava di aver ricevuto da lui, insistendo nell’affermare di aver pagato i due affitti in contanti.

Confrontato inoltre con l’esito delle verifiche presso l’UEF di Lugano, che attestavano che contrariamente a quanto riportato nelle dichiarazioni del 18 ottobre 2010 inviate alla __________ (all. 3 al verbale cit.) per ottenere la locazione dell’appartamento, vi erano invece a carico suo e di sua moglie, numerose esecuzioni in corso e attestati di carenza beni e che pertanto le dichiarazioni di solvibilità da lui fornite erano un falso, IM 1 dichiarava di non aver “mai fornito nessuna dichiarazione dell’UEF e nemmeno mi è stata mai chiesta” e che “non mi sono mai rivolto all’UEF per avere queste due dichiarazioni, poiché nessuno me le aveva richieste”.

IM 1 dichiarava inoltre di non aver mai pagato la somma di fr. 3'000.- alla __________ quale acconto per il versamento del deposito di garanzia, nonostante la ricevuta di versamento agli atti (all. 4 al verbale cit.).

Allegava infine che dopo aver pagato i due affitti aveva deciso che non avrebbe pagato più nulla poiché la zona dove era ubicato l’appartamento era mal frequentata soprattutto di notte e dopo aver inviato la disdetta, che non era stata accettata poiché non rispettava i termini, aveva deciso di non più pagare e quindi verso maggio/giugno 2011 era poi stato sfrattato. Riconosceva quindi di dovere alla ACPR 20 la somma complessiva di fr. 10'200.- per gli affitti da gennaio 2011 ad aprile 2011 ma negava “nel modo più assoluto di aver falsificato dei bollettini di pagamento e le dichiarazioni UEF” (VI 16.04.2012 ore 13.30).

In occasione del verbale del 5 giugno 2012 l’imputato, confrontato dagli interroganti con la copia del contratto di locazione 22 ottobre 2010 (all. doc. 1 al VI 05.06.2012) che lui e la moglie avevano sottoscritto e che - diversamente da quanto da lui allegato - prevedeva al punto 6 il versamento della somma di fr. 7'290.- quale deposito di garanzia, IM 1 si avvaleva della facoltà di non rispondere, allegando che sull’originale del contratto in suo possesso - che affermava di far pervenire agli inquirenti - non era previsto il deposito di garanzia.

IM 1 veniva inoltre contraddetto nella sua affermazione di non aver mai fornito alla __________ alcuna dichiarazione dell’UEF che, a suo dire, nemmeno gli era mai stata richiesta, dal documento - che gli veniva sottoposto

  • datato 18 ottobre 2010 da lui inviato con la carta stampata della sua società __________ dove indicava “… in allegato alla presente vi invio i certificati UE, come da richiesta del 14.10.2010 … Con stima IM 1” (all. 2 al verbale cit.), per cui si avvaleva nuovamente del diritto di non rispondere.

L’imputato veniva ancora contraddetto nella sua affermazione di non aver versato in contanti alla __________ la somma di fr. 3'000.- quale acconto per affitti arretrati, dal fatto che la __________ confermava che in data 12 gennaio 2011 IM 1, presentandosi presso gli uffici, aveva versato in contanti la somma di fr. 3'000.- quale acconto per pigioni arretrate, per cui si avvaleva della facoltà di non rispondere (VI 05.06.2012).

Nel verbale del 21 novembre 2012 l’imputato ribadiva di non aver falsificato alcun documento. Riconosceva di dovere la locazione per i mesi da febbraio a maggio 2011 allegando di aver pagato le locazioni da novembre 2010 a gennaio 2011.

Solo nel verbale del 23 gennaio 2014 l’imputato ammetteva per finire di aver “personalmente confezionato le due Dichiarazioni dell’ufficio esecuzioni di Lugano datate 18 ottobre 2010 una a favore di mia moglie e l’altra a nome mio”. Spiegava che per confezionarle aveva “fatto la fotocopia di un documento originale e ne ho cambiato l’intestazione nel senso che ho cambiato il nome del beneficiario. ADR che ho fatto questo documenti per poter ricevere un’abitazione”. Continuava invece a negare di aver falsificato lui i due bollettini di versamento datati 29.11.2010 e 02.12.2010 trasmessi il 6 dicembre 2010 alla __________, dichiarando di non sapere chi avesse falsificato detti documenti, ciò che ha ripetuto anche al dibattimento (VI imputato pag. 3 e pag. 5, all. 1 al V. DIB).

2.3.2. Il 23 novembre 2012 l’Ufficio di esecuzione di Lugano e contemporaneamente ACPR 21, inoltravano al Ministero Pubblico denuncia penale nei confronti dei coniugi __________ per titolo di falsità in documenti e truffa (AI 1 e AI 2 inc. 2012.11260). I denuncianti riferivano che per ottenere dal signor ACPR 21 la locazione di un appartamento a __________, cosa che era avvenuta con la sottoscrizione del contratto in data 30 aprile 2012, IM 1 aveva consegnato due falsi attestati dell’Ufficio di esecuzione e una falsa decisione di tassazione.

Preso atto delle denunce, l’imputato ammetteva sin da subito “di avere allestito io le due dichiarazioni del 24 aprile 2012 su carta dell’Ufficio esecuzioni di Lugano. Anche in questo caso mia moglie non centra nulla. Ammetto pure di avere falsificato la Decisione di tassazione del 06 luglio 2011. ADR che anche in questo caso ho effettuato la fotocopia dei documenti e ho fatto le correzioni aggiungendo i dati personali e per quanto riguarda la decisione di tassazione aggiungendo la cifra 1 modificando il reddito da 48'200.-- a 148'200.-- franchi. ADR di avere falsificato questi documenti per avere un alloggio”. Prendeva atto della pretesa vantata da ACPR 21 ed affermava di aver pagato due sole mensilità e di non aver poi più pagato nulla, in quanto non aveva i mezzi per farlo (VI 23.01.2014 pagg. 7-8).

Al dibattimento l’imputato ha dichiarato che “ammetto questi fatti, ho falsificato io le due dichiarazioni dell’UE e la decisione di tassazione per ottenere l’appartamento che altrimenti non mi sarebbe stato dato, visti i miei debiti. Mi scuso con il signor ACPR 21, qui presente. Ammetto di dovere l’importo indicato nell’atto d’accusa per il pagamento delle pigioni” (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).

2.3.3. In data 10 giugno 2013 l’Ufficio di esecuzione di Lugano inoltrava al Ministero Pubblico denuncia penale nei confronti dei coniugi IM 1 per titolo di falsità in documenti (AI 1 inc. 2013.5107).

Per gli stessi fatti in data 13 giugno 2013 ACPR 18 presentava denuncia al Ministero Pubblico nei confronti di IM 1 e __________ per titolo di truffa, falsità in documenti e falsità in certificati, in quanto per ottenere la locazione di un’abitazione di sua proprietà a __________, come aveva poi scoperto, l’imputato le aveva fatto pervenire due false dichiarazioni del 10 aprile 2013 dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Lugano, oltre a un bollettino di versamento relativo al pagamento della prima pigione, ugualmente falso. Il contratto era stato sottoscritto in data 25 maggio 2013 (AI 1 inc. 2013.5235).

Dopo averlo inizialmente negato (VI 13.06.2013), in inchiesta l’imputato ha per finire riconosciuto di aver falsificato i due estratti dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Lugano “per poter sottoscrivere il contratto di locazione con i signori ACPR 18” (VI 23.01.2014 pag. 9). Analogamente, dopo averlo inizialmente negato (VI 23.01.2014), ha ammesso (VI 14.03.2014) di avere falsificato la decisione di tassazione 31.10.2012 prodotta dal patrocinatore dei coniugi ACPR 18 in occasione del verbale del 23 gennaio 2014.

Al dibattimento l’imputato ha confermato “di aver falsificato i due attestati UE e anche la copia della decisione di tassazione”, mentre che ha negato di aver falsificato la ricevuta postale di pagamento del 27 maggio 2013, precisando che “io ho sempre pagato l’affitto, ma mi tornava indietro, la banca __________ respingeva i pagamenti delle pigioni. Io ogni mese puntuale pagavo l’affitto. I signori ACPR 18 ACPR 19 non potevano prendere questi soldi perché altrimenti avrebbero convalidato il contratto, di cui invece avevano chiesto l’annullamento”.

A domanda del Procuratore pubblico dichiarava di non aver “prodotto la documentazione che comprova questi pagamenti che ho tentato di effettuare, le prove sono andate tutte distrutte nel deposito della __________ e __________. Sono io che avevo messo i miei effetti personali alla __________ e __________, ma non so che fine abbiano fatto”. Al riguardo il suo difensore ha fatto presente che “la sorella del signor IM 1 si era informata presso la __________ e __________ e le avevano riferito che non avendo pagato il deposito, era stato tutto distrutto” (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).

2.3.4. Sulla base di tutte queste risultanze e ritenuto che l’imputato ha ammesso di aver ottenuto in locazione le abitazioni di cui sopra grazie alla produzione di falsi documenti, consapevole che altrimenti non avrebbe ottenuto i contratti di locazione, la Corte ha confermato l’imputazione di ripetuta truffa di cui ai punti 1.4, 1.6 e 1.7 dell’atto d’accusa 58/2014.

In merito alla connessa imputazione di ripetuta falsità in documenti di cui ai punti 2.2, 2.3 e 2.4 dell’atto d’accusa 58/2014, per la maggior parte ammessa da IM 1, per i documenti che l’imputato non ha riconosciuto di aver falsificato la Corte ha ritenuto, oltre al fatto che la falsificazione di documenti rientrava nel modus operandi di IM 1, che detti documenti riguardavano sempre il rapporto di locazione in essere e che non vi era quindi in concreto nessun’altra persona al mondo interessata a falsificarli, se non l’imputato. Pertanto, ha confermato integralmente anche i punti 2.2, 2.3 e 2.4 dell’atto d’accusa 58/2014.

2.4. Altri reati in danno dei coniugi ACPR 18ACPR 19

2.4.1. Giova premettere che con decisione della Pretura del Distretto di Lugano del 29 luglio 2013, l’imputato è stato sfrattato dall’abitazione di proprietà dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19 che occupava con la famiglia a __________. IM 1 ha impugnato la decisione di sfratto al Tribunale d’appello e successivamente è ricorso al Tribunale federale contro la decisione del Tribunale d’appello.

Con decreto del 23 ottobre 2013 il Tribunale federale aveva comunicato a IM 1 che al ricorso da lui presentato contro la decisione 29 luglio 2013 del Tribunale d’appello non era concesso effetto sospensivo “il ricorso apparendo votato all’insuccesso” (AI 16 incarto 2013.5235). L’imputato nel frattempo aveva continuato ad occupare l’abitazione dei coniugi ACPR 18 ACPR 19 fino al 18 novembre 2013, data in cui ha lasciato fisicamente i locali (cfr. VI ACPR 19 13.01.2014; VI IM 1 quale PIF del 10.12.2013).

In data 10 ottobre 2013 i coniugi ACPR 18 e ACPR 19 inoltravano denuncia al Ministero Pubblico nei confronti di IM 1 - “occupante abusivo del nostro appartamento sito a __________” - per i titoli di “minaccia di aggressione con spranga di ferro”, “scasso porte locale tecnico, int

  • est” e per “ogni altro reato che il Procuratore Pubblico dovesse ravvisare nell’agire del denunciato” (AI 1 inc. 2013.9378).

ACPR 18 esponeva che il 28 settembre 2013 si era recata con il marito nella sua proprietà a __________, in via __________, per portare alcuni oggetti nel monolocale sito a pianterreno e per verificare lo stato del locale tecnico, precisando che IM 1 “non ha accesso ai suddetti locali in quanto non dispone delle chiavi, ed è sotto sfratto dal 29.7.2013 (…)”. Mentre con il marito si trovavano all’interno del locale tecnico, “sentiamo urlare il IM 1 che ci minaccia di “spaccarci la testa”, infatti si presenta all’entrata del locale con una spranga di ferro nelle mani, ma quando si rende conto che siamo al telefono con la polizia e stiamo descrivendo loro la minaccia di aggressione in corso, se ne torna in casa sempre inveendo contro di noi. Dopo circa 15 minuti interviene la pattuglia (Ag. __________) che constata lo stato di aggressività del soggetto”.

Esponeva inoltre che:

" 30.09.2013: la sera prima (29.9.2013) mio marito riceve un sms dal IM 1 in cui dice “che i pompieri erano intervenuti nel locale tecnico per fumi, sfondando la porta”. Verifichiamo telefonicamente con la polizia: nessun intervento del 118 nella nostra proprietà. Il giorno seguente (30.9.2013) nel pomeriggio accompagnati da una pattuglia di polizia (Ag. __________) ci rechiamo a controllare lo stato del locale tecnico e constatiamo che la porte interna (che dal locale tecnico accede alla lavanderia dell’appartamento al piano superiore) è stata scassinata.”

(cfr. denuncia 10.10.2013)

Sentita a verbale il 13 gennaio 2014, ACPR 18 confermava in sostanza la denuncia e spiegava che di fronte alla minaccia di IM 1 si era “spaventata” e aveva chiamato la Polizia in quanto “avevo paura per la nostra incolumità” (VI 13.01.2014).

Analogamente, ACPR 19 confermava a sua volta la denuncia e riferiva di essere ancora in possesso dell’sms ricevuto da IM 1 il 29 settembre 2013 alle ore 15.47.

ACPR 19 spiegava che IM 1 il 18 novembre 2013 aveva lasciato fisicamente i locali occupati senza diritto a seguito dello sfratto (VI 13.01.2014).

2.4.2. IM 1, interrogato il 15 gennaio 2014, dichiarava di non ricordarsi di aver detto ai coniugi ACPR 18 ACPR 19 “vi spaccio la testa”; negava di aver inviato a ACPR 19 l’sms del 29 settembre 2013 ed affermava che non c’era nessuno scasso alla porta interna che dal locale tecnico accedeva alla lavanderia (VI 15.01.2014).

Nel successivo verbale del 23 gennaio 2014 dichiarava di non accettare le accuse formulate nei suoi confronti dai coniugi ACPR 18 ACPR 19 “in particolare quella di violazione di domicilio di cui mi ha informato oggi l’interrogante. Ribadisco quanto dichiarato alla polizia nel corso dell’interrogatorio del 15.01.2014”. Contestava infine la pretesa pecuniaria avanzata dai coniugi ACPR 18 e ACPR 19 per i danneggiamenti alla loro proprietà.

Anche nel verbale finale del 14 marzo 2014, IM 1 ribadiva di non ricordarsi “se ho proferito quella frase nei confronti dei signori ACPR 18 ACPR 19, ma ribadisco che li ho trovati in casa. (…). ADR che se ho effettivamente detto quella frase ai signori ACPR 18 ACPR 19 mi scuso”. Contestava di aver “danneggiato quella porta. Io potevo accedere a tutti i locali tranne l’appartamento in costruzione al piano inferiore. La porta menzionata dai querelanti non era chiusa a chiave. ADR che non sono stato io a mandare il messaggio SMS indicato in precedenza. Non so chi l’abbia fatto”.

In merito alla violazione di domicilio, precisava che “dopo aver ricevuto la decisione del Pretore ho fatto ricorso in appello, il quale aveva fissato un altro termine e aveva sospeso l’esecutività della prima decisione. Contro la decisione negativa del Tribunale d’Appello ho ricorso al Tribunale Federale e quindi mi sono attenuto ai termini fissate in queste decisioni. Quando è intervenuta la Polizia ho sgomberato l’appartamento”.

2.4.3. Al dibattimento l’imputato non ha escluso di aver minacciato i coniugi ACPR 18 e ACPR 19 dicendo loro “vi spacco la testa”. Ha contestato il danneggiamento dichiarando che “io avevo le chiavi di tutto lo stabile perché mi era stata consegnata tutta la casa, inoltre di sotto non c’era neanche la serratura. Si trattava di una casa unifamiliare. I ACPR 18 ACPR 19 sono venuti a smontare l’impianto che riscaldava l’acqua” (VI imputato pag. 5, all. 1 al V.DIB).

Quando in aula gli è stato fatto prendere atto dell’sms trasmesso dall’avv. RAAP 5 alla Corte (doc. TPC 61) - dal quale risultava chiaramente essere stato inviato dall’utenza in suo uso - IM 1 ha dichiarato:

" Ho scritto io questo sms perché avevano staccato l’acqua calda, avevano tolto dei pezzi e l’impianto non funzionava più. Dopo questo i signori ACPR 18 ACPR 19 avevano messo una serratura e io non potevo più entrare.

All’imputato vengono mostrate le fotografie del danneggiamento alla porta trasmesse dall’avv. RAAP 5.

ADR: Io non ho forzato la porta come si vede da queste immagini. Si tratta di una porta di cantiere. Sotto c’erano ancora i lavori.

ADR: Io ho scritto questo sms perché non c’era più l’acqua calda, l’ho scritto per farli reagire. Confermo che i pompieri non c’erano, era per far arrivare i signori ACPR 18 ACPR 19 perché non avevamo più acqua calda, non potevamo nemmeno lavarci. Preciso che il locale tecnico non era sotto chiave. Io non avevo la chiave esterna per accedere al locale tecnico, mentre la porta interna non era chiusa a chiave, era una porta da cantiere.”

(VI imputato pag. 6, all. 1 al V. DIB)

Per contro l’imputato in aula ha ammesso il reato di violazione di domicilio (VI imputato pag. 6, all. 1 al V. DIB).

2.4.4. La Corte ha confermato l’imputazione di minaccia nei confronti dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19 di cui al punto 4 dell’atto d’accusa 58/2014. Da un lato ha considerato il contesto dei rapporti senz’altro tesi tra le parti e la credibilità di quanto asserito dai denuncianti che conformemente al timore loro incusso da IM 1, hanno allertato la Polizia che è poi giunta sul posto (cfr. rapporto di segnalazione della Polizia cantonale del 28.11.2013, AI 5 inc. 2013.9378). Dall’altro lato, la Corte ha considerato che lo stesso IM 1 aveva dichiarato in inchiesta di non ricordare di aver detto ai coniugi ACPR 18 e ACPR 19 “vi spacco la testa” e in aula, facendo un ulteriore passo in avanti, non ha escluso di averli minacciati. Inoltre, l’imputato ha anche riconosciuto in aula la pretesa di risarcimento per le spese mediche e sostegno psicologico relative alle conseguenze di tale minaccia.

Anche l’imputazione di danneggiamento della porta del locale tecnico di cui al punto 5 dell’atto d’accusa 58/2014 è stata confermata.

In aula l’imputato ha ammesso di aver inviato ai ACPR 18ACPR 19, il 29 settembre 2013, l’sms con il testo “è urgente ci sono i pompieri nel vostro locale c’è qualcosa che sta bruciando, urge vostro intervento immediatamente o buttano giù la porta”, continuando però a contestare di aver danneggiato la porta, sostenendo che il locale tecnico non era sotto chiave.

La Corte ha ritenuto che il dire di IM 1 è contraddetto dal fatto che se la porta non fosse stata chiusa a chiave, mal si spiega il contenuto del suo sms, in cui sostiene che la porta doveva essere buttata giù, ed inoltre che l’imputato stesso ha dichiarato in aula che dopo che i ACPR 18ACPR 19 avevano staccato l’acqua calda, avevano messo una serratura e lui non poteva più entrare. La Corte ha quindi ritenuto che IM 1 ha mentito sul fatto che la porta del locale tecnico non fosse chiusa a chiave e sulla base di tutti questi elementi, univoci e convergenti, ha concluso ritenendolo autore del danneggiamento.

Non occorre spendere molte parole per dire che anche l’imputazione di violazione di domicilio (punto 6 dell’atto d’accusa 58/2014), del resto riconosciuta dallo stesso imputato in aula, è stata confermata. È incontestato che IM 1 si è trattenuto nell’abitazione dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19 nel periodo 23 ottobre - 18 novembre 2013 nonostante il Tribunale federale con decreto del 23 ottobre 2013 gli abbia comunicato - chiaramente, contrariamente all’avviso della difesa - che al ricorso contro il decreto di sfratto non era stato concesso effetto sospensivo in quanto il ricorso appariva votato all’insuccesso e ritenuto le dichiarazioni dello stesso IM 1 di aver liberato l’abitazione solo il 18 novembre 2013.

2.5. Diffamazione in danno di ACPR 22 e ACPR 23

2.5.1. In data 18 marzo 2013 ACPR 22 e ACPR 23 inoltravano una denuncia penale nei confronti di IM 1 per titolo di truffa, avendo incaricato lo stesso dell’allestimento di un sito per la loro società, versando un acconto di fr. 3'250.-, senza tuttavia mai ricevere il prodotto commissionato (doc. TPC 17).

2.5.2. In data 27 aprile 2013 ACPR 22 e ACPR 23 inoltravano un’ulteriore denuncia contro l’imputato per titolo di “calunnia e diffamazione aggravate” (AI 1 inc. 2013.3833). I denuncianti esponevano che:

" In data 25 aprile 2013, alle ore 12:41, io sottoscritto ACPR 22 ricevevo un messaggio contenente l’avviso della presenza di diffamazioni e calunnie (in allegato) a danno mio e del sig. ACPR 23 nella pagina home del sito “__________”. Facilmente trovabile digitandone il nome nella barra di ricerca in Google.

Controllando immediatamente di persona, riscontravamo l’effettiva presenza delle suddette, con gravi ripercussioni sulle nostre persone (…).”

(AI 1 inc. 2013.3833)

I denuncianti allegavano all’esposto penale una stampata della pagina home del sito __________ del 26 aprile 2013 che riportava testualmente:

" Server bloccato!

I morti di fame ACPR 22 e ACPR 23, che dovevano essere i proprietari/gestori di questo sito, si sono mangiati i soldi che servivano a pagare la costruzione e la gestione dello stesso. Ora non avendo un becco di un quattrino e, non riuscendo a pagare chi ha lavorato, pretendono di esserne i proprietari (hanno firmato un’offerta, dove è specificato che il passaggio di proprietà sarebbe avvenuto a saldo delle fatture). Hanno avuto la faccia di tolla di denunciare chi HA FATTO IL LAVORO PER TRUFFA. Poveri morti di fame.

Ritengo che con ben 700 siti internet all’attivo, gestiti e costruiti in questi anni, mai nessun cliente è rimasto insoddisfatto del mio operato, ma anzi il contrario.

Grazie.

__________”.

2.5.3. La Pubblica accusa, con decisione del 13 maggio 2013 decretava il non luogo a procedere per la denuncia di truffa del 18 marzo 2013, ritenendo che “i fatti segnalati sono esclusivamente di natura civile” (cfr. decreto di NLP del 13.05.2013, doc. TPC 17).

2.5.4. In data 13 giugno 2013 IM 1 veniva interrogato in merito alla denuncia del 27 aprile 2013 e riconosceva “che sono stato io a scrivere le frasi riportate sulla pagina home del sito on-line __________”, precisando che “a mio parere non ho però scritto nulla di calunnioso e diffamatorio nei loro confronti”. In particolare, IM 1 riconosceva di aver inserito i seguenti commenti nella pagina home del sito:

" Server bloccato!

Il 18 marzo 2013

I signori ACPR 22 e ACPR 23, che dovevano essere i proprietari/gestori di questo sito, si sono sperperati i soldi che servivano a pagare la costruzione, la gestione e la manutenzione dello stesso. Ora non avendo un becco di un quattrino e, non riuscendo a pagare chi ha lavorato, pretendono di esserne i proprietari (hanno firmato un’offerta, dove è specificato che il passaggio di propietà sarebbe avvenuto a saldo delle fatture) cosa mai avvenuta. Hanno avuto la faccia tosta di denunciare chi HA FATTO IL LAVORO PER TRUFFA.

Ritengo che con ben 700 siti internet all’attivo, gestiti e costruiti in questi anni, mai nessun cliente è rimasto insoddisfatto del mio operato, ma anzi il contrario.

Grazie


Aggiornamento del 14 maggio 2013

Con lettera raccomandata oggi il Procuratore Pubblico __________ del Ministero Pubblico di Lugano mi ha inoltrato (sicuramente anche agli individui sopra citati) un decreto di non luogo a procedere, dandomi pienamente ragione. Ora in sede civile italiana e svizzera farÃ2 causa a questi due.

Persone che non hanno soldi e pretendono lavori da specialisti a gratis è meglio che spariscono dalla circolazione, perchè il commercio non ha bisogno di gentaglia simile.

Grazie


Aggiornamento del 28 maggio 2013

Oggi mio malgrado, ricevo una telefonata dalla Polizia Cantonale, dove sempre le persone sopra citate hanno ridenunciato il sottoscritto per diffamazione ecc…, su quanto sopra riportato. Mi chiedo se lo Stato italiano non possa trovare loro un LAVORO PER PAGARMI QUANTO DOVUTO. Anzi dovrÃ2 ancora spendere del mio tempo per andare a fare un rapporto di Polizia. E se dovessi venire incriminato per diffamazione o altro, malgrado sia stato anche confermato dal precedente decreto di non luogo a procedere che questi mi sono DEBITORI, con rispettiva cancellazione del sito, sarà mia premura crearne immediatamente altri in altre Nazioni anche extra Europee, con rispettiva indicizzazione in Google e altri motori di ricerca, dopo voglio vedere come faranno a cancellarli.

E ribadisco che Persone che non hanno soldi e pretendono lavori da specialisti a gratis è meglio che spariscano dalla circolazione, perchè il commercio non ha bisogno di gentaglia simile.

Grazie

__________”.

(all. A al VI 13.06.2013)

IM 1 spiegava che “quando ho ricevuto il decreto di non luogo a procedere sono nuovamente entrato nella pagina home del sito __________ ed ho effettuato un aggiornamento. In pratica ho aggiunto un altro testo, sempre da me scritto, dove ho scritto la sentenza del Procuratore Pubblico __________ in merito alla denuncia inoltrata nei miei confronti dai signori ACPR 22 e ACPR 23. Inoltre ho continuato ad esprimere le mie considerazioni sui signori ACPR 22 ed ACPR 23. Il 28.05.2013 sono nuovamente entrato nella pagina home del sito __________ ed ho effettuato un nuovo aggiornamento. Questa volta ho aggiunto un altro testo dove affermavo di essere stato contattato dalla Polizia Cantonale in merito ad una nuova denuncia inoltrata nei miei confronti dai signori ACPR 22 ed ACPR 23. Ho quindi scritto che, se dovessi essere incriminato per diffamazione o altro, sarà mia premura creare altri siti simili. Inoltre ho continuato ad esprimere le mie considerazioni sui signori ACPR 22 ed ACPR 23. Ammetto di aver scritto queste frasi nei confronti di ACPR 22 ed ACPR 23, a mio parere non sono però presenti frasi calunniose e diffamatorie” (VI 13.06.2013).

Quando l’agente interrogante gli ha fatto prendere atto “che nella denuncia inoltrata dai signori ACPR 22 e ACPR 23 era allegata una stampa della pagina home del sito internet __________ datata 26.04.2013. Nel testo lei definiva i signori ACPR 22 e ACPR 23 “morti di fame”. Nelle settimane seguenti sono stati effettuati degli aggiornamenti, datati 14.05.2013 e 28.05.2013. In questi aggiornamenti è stato parzialmente cambiato il testo iniziale, difatti la frase “I morti di fame ACPR 22 e ACPR 23” è diventata “I signori ACPR 22 e ACPR 23””, l’imputato dichiarava di non essere stato lui a fare questa modifica del testo iniziale (VI 13.06.2013 pag. 4).

Il 23 gennaio 2014 IM 1 dichiarava al PP di confermare quanto dichiarato in Polizia il 13 giugno 2013 e ribadiva “di non avere scritto io la frase “i morti di fame ACPR 22 e ACPR 23”. Saranno stati loro che hanno effettuato le modifiche per poi inoltrare la querela nei miei confronti” (VI PP 23.01.2014 pag. 9).

Anche al dibattimento IM 1 ha mantenuto la stessa versione:

" Non ammetto questi fatti. Avevo scritto la procedura che era stata intrapresa ma non ho mai scritto “morti di fame”. Ho invece scritto che non mi avevano pagato per i miei lavori. Quando ho visto che loro non mi pagavano tutto quello che mi dovevano pagare, ho bloccato il sito e ho scritto che non mi avevano pagato. Oltre a me, anche loro potevano modificare il sito. Io avevo bloccato il sito ma loro avevano le password. Io ho bloccato il sito quanto ho scritto il terzo paragrafo, quindi il 28.05.2013.”

(VI imputato pag. 5, all. 1 al V. DIB)

2.5.5. Nonostante la negazione dell’imputato, la Corte ha confermato l’imputazione di diffamazione di cui al punto 5 dell’atto d’accusa 58/2014. In effetti, la versione di __________ che siano stati i denuncianti ad inserire la dicitura “morti di fame” appare del tutto illogica, nella misura in cui se davvero gli stessi avessero avuto accesso al sito con la possibilità di modificarne il contenuto, avrebbero certamente cancellato il testo diffamatorio pubblicato, dal momento che il sito era visibile a tutti e non era certamente una buona pubblicità.

L’espressione “morti di fame” si inserisce invece in modo del tutto coerente all’interno della fattispecie diffamatoria che IM 1 riconosce di aver scritto nel sito come pure si allinea allo stato d’animo di IM 1, che era arrabbiato - come ha affermato - per non essere stato pagato per il lavoro eseguito e per le denuncia di truffa che ACPR 22 e ACPR 23 avevano inoltrato nei suoi confronti.

2.6. Furto in danno di ACPR 4

2.6.1. Come risulta dal rapporto di arresto provvisorio, in data 14 maggio 2014 IM 1 veniva sorpreso dalla Polizia all’interno dell’appartamento degli ex suoceri __________, che si trovavano all’estero:

" In data odierna alle ore 0140 venivamo chiamati ad intervenire presso il numero civico __________ di Via __________ a __________ per dei rumori sospetti.

Giunti al terzo piano, notavamo lo scasso alla porta d’accesso dell’appartamento nr. __________ di proprietà ACPR 4.

Una volta all’interno dell’appartamento notavamo la luce della camera da letto accesa, con la porta socchiusa. All’intimazione di Polizia il rubricato usciva con le mani in alto dichiarando la sua colpevolezza.”

(AI 1 inc. 2014.4528)

Sulla sua persona, la Polizia rinveniva tre cacciavite, una chiave a pappagallo, un pacchetto di sigarette con l’accendino, il suo borsellino contenente spiccioli (nella tasca posteriore destra dei pantaloni), il cilindro della porta d’entrata dell’appartamento degli ex suoceri __________ (nella tasca anteriore destra dei pantaloni), il suo telefonino, un paio di guanti in plastica verde (sulle sue mani) e fr. 1'150.- (una banconota da fr. 1'000.-, una banconota da fr. 500.- e una banconota da fr. 50.-).

Tradotto in centrale e interrogato alle ore 03.15, IM 1 ammetteva di essersi indebitamente introdotto nell’appartamento degli ex suoceri:

" Ieri sera, alle ore 20:15 ca. ho cenato al ristorante pizzeria “__________” a __________. Finito cena sono ritornato alla mia abitazione, mi sono sdraiato a letto, ho svolto dei lavori d’ufficio, per poi guardarmi un po’ di televisione.

Proprio mentre stavo guardando la TV ho pensato e ripensato di fare un dispetto ai miei ex suoceri. Loro vivono a __________ in Via __________ nell’appartamento sito al terzo piano.

Da solo ho pensato a come fare e a prendere il coraggio di recarmi sul posto per poi perpetrare un atto vandalico.

Una volta che mi sono convinto, sono sceso in auto, e mi sono recato a __________.

All’interno del baule della mia auto vi è una cassetta per gli attrezzi. Da questa ho preso tre cacciaviti piatti, una chiave a pappagallo e un paio di guanti di plastica di colore verde.

Dopo avere parcheggiato l’auto sono salito con tutti gli oggetti in mano. Giunto davanti alla porta d’entrata ho prima suonato il campanello per assicurarmi che non vi fosse nessuno al suo interno. Poi ho iniziato a forzare la porta all’altezza della serratura.

Alcuni minuti più tardi riuscivo a guadagnare l’accesso all’appartamento. Appena sono riuscito ad entrare sono andato in sala, ma una volta aperto il mobilio vedevo solamente piatti e bicchieri. Mi sono quindi spostato nella camera da letto dove ho aperto l’armadio tutti gli armadi che ho trovato ed ho iniziato a prendere e gettare tutto quanto vi era al loro interno. Di fatti, ho gettato sia i vestiti che un paio di scatolette che dessero l’impressione di esser scatolette per gioielli.

Nel momento in cui mi trovavo ancora a fare disordine all’interno della camera da letto sono giunti gli agenti.”

(VI 14.05.2014 ore 03.15 pag. 3)

IM 1 spiegava di aver così agito “perché i miei suoceri sono in parte responsabili per la separazione che ho avuto con mia moglie in Novembre 2013. Da allora posso vedere i miei figlio 2 ½ ore alla settimana, questo avviene la Domenica. Infatti, li vedono più loro che io” (VI 14.05.2014 ore 03.15 pag. 3).

In merito alle banconote trovate sulla sua persona, IM 1 dichiarava che erano di sua proprietà, precisando che “è mia abitudine avere una somma ragguardevole nella tasca in quanto compro sempre materiale da lavoro durante il giorno (per esempio cose d’informatica, elettrica ed elettronica, pranzi e cene). Infatti, questa mattina avevo in tasca ca. 2'000.-”. Ha aggiunto che “io mi accollo le responsabilità per i reati di Violazione di domicilio e danneggiamento, ma non ho rubato nulla e non era mia intenzione di rubare nulla. Io volevo solo fare un atto di vandalismo” (VI 14.05.2014 ore 03.15 pag. 5).

Al termine dell’interrogatorio, IM 1 veniva arrestato e tradotto presso il Carcere giudiziario La Farera.

La mattina seguente IM 1 veniva nuovamente interrogato e ribadiva la stessa versione dei fatti resa nel corso della notte. Ripeteva quindi che il denaro di cui era stato trovato in possesso era di sua proprietà, precisando che “ieri mattina mi ricordo di essere uscito di casa con una somma di circa CHF 2000.-. È mia abitudine andare in giro con una cifra simile in tasca. Infatti ieri mattina avevo comperato una stampante laser per un mio cliente, e quindi dei CHF 2000.- iniziale ne avevo spesi circa CHF 700.-. Poi ho avuto delle altre piccole spese, per esempio il pasto e quindi mi era rimasta in tasca la cifra che poi è stata trovata” (VI 14.05.2014 ore 15.09 pag. 1). A domanda degli inquirenti dichiarava di non essere in possesso delle relative ricevute (VI 14.05.2014 ore 15.09 pag. 2).

Al termine dell’interrogatorio, IM 1 veniva rilasciato (cfr. ordine di scarcerazione AI 3 inc. 2014.4528).

2.6.2. Per il tramite della nipote __________, il 14 maggio 2014 veniva sporta querela per furto, danneggiamento e violazione di domicilio.

Il 16 maggio 2014 veniva sentito ACPR 4. Lo stesso, rientrato anticipatamente dalle vacanze a seguito di quanto accaduto, dichiarava di aver constatato che oltre al disordine e al danneggiamento alla porta, gli erano stati sottratti anche dei soldi in contanti “e meglio una cifra che io stimo di circa tra i CHF 1500.- ed i CHF 2000.-. Questi soldi li avevo lasciati in una busta all’interno di una tasca del mio cappotto che era appeso all’interno dell’armadio della mia camera da letto. Preciso che in quella busta avevo messo CHF 1000.-. Sono sicuro che c’era una banconota da CHF 1000.-. Dico questo in quanto era la rimanenza delle mie pensioni. Avevo prelevando tutta la mia pensione di CHF 3600.- in data 6 o 7 aprile, adesso non ricordo esattamente. In seguito, dopo aver saldato tutte le mie fatture, quello era quanto mi rimaneva. Come detto era un’unica banconota, la custodivo in una busta di colore bianco. Mentre gli altri soldi che mi sono spariti, posso dire che li custodivo all’interno del mio portamonete che si trovava in una tasca di un’altra mia giacca sempre all’interno dell’armadio di camera mia. In questo portamonete, c’erano circa CHF 500.-. Ma di questo non sono più sicuro. Anche quella somma era provenite dai restati della mia pensione. Per ultimo, mi è scomparsa un’altra banconota da CHF 100.- che si trovava all’interno di una scatola che conteneva una cravatta che mi era stata regalata per il mio compleanno da mio figlio. La scatola era appoggiata sulla testiera del mio letto. Non mi è stato rubato altro” (VI 16.05.2014 pag. 2).

In data 19 maggio 2014 ACPR 4 consegnava alla Polizia la ricevuta del prelevamento di fr. 3'630.- del 5 aprile 2013 come pure le ricevute postali delle fatture pagate il 4 e il 5 aprile 2013 per complessivi fr. 1'712.45 (allegati al rapporto d’inchiesta del 22.05.2014, AI 4 inc. 2014.4528).

2.6.3. Interrogato il 24 giugno 2014, IM 1 ribadiva di non aver sottratto nulla dall’appartamento degli ex suoceri; era sua intenzione demolire il loro appartamento per rancore, in quanto gli stessi avevano alimentato la separazione dalla moglie.

In merito al denaro trovato sulla sua persona dichiarava:

" Questo denaro è mio. È provento del mio lavoro. La mattina del 13 maggio 2014 mi ero recato a __________, presso la ditta __________ a fornire, installare e configurare una stampante. Per questo lavoro io mi sono fatto pagare l’importo di circa CHF 2'000.00. Quello della stampante non era l’unico lavoro, ce n’erano stati altri.

ADR che esiste una fattura, io mi faccio sempre fare una fattura.

L’interrogante mi chiede se sono disposto a produrre un esemplare di questa fattura a comprova del mio dire e rispondo di sì, la farò avere nei prossimi giorni per il tramite del mio avvocato.

Mi viene chiesto come ho speso la differenza fra l’importo di CHF 2'000.00 e quanto è stato trovato in mio possesso, trattandosi di circa CHF 850.00 e rispondo li ho spesi per acquisti inerenti il mio lavoro. Si tratta di componenti elettronici, informatici, memorie, hard disk. Nel dettaglio non ricordo esattamente che cosa ho acquistato quel giorno. Se non erro un impianto DVR, per la registrazione tramite la videosorveglianza, presso la ditta __________ a __________. Per esserne certo dovrei verificare nei miei bollettini di consegna.

ADR che sono disposto a produrre anche questi giustificativi, per il tramite del mio avvocato, nei prossimi giorni.

ADR che un impianto DVR di solito io o acquisto a CHF 600.00. Comunque il prezzo varia dal modello.

ADR che il rimanente, circa CHF 200.00, io lo speso in pranzo, cena e spese varie. Probabilmente ho acquistato anche altro materiale. Questo lo potrà verificare dalla documentazione che produrrò. A cena se non sbaglio sono andato al ristorante “Il posto accanto”.

Mi si chiede per quale motivo non ho custodito questi soldi nel mio portamonete bensì li ho tenuti in tasca, sparsi, e rispondo che è sempre mia abitudine tenere i soldi di carta separati, nel senso che non li metto nel borsello.

Mi viene chiesto se in questo momento, nei miei pantaloni, tengo del denaro in carta separato dal borsello e rispondo che in questo momento sono in giro senza soldi, ho solo la carta di credito. Mostro all’interrogante che nel mio borsello non ci sono soldi, in particolare non soldi di carta.”

(VI 24.06.2014 pagg. 2-3)

2.6.4. In aula l’imputato manteneva la stessa versione dei fatti, dichiarando che “ammetto il danneggiamento e la violazione di domicilio. Nego il furto di fr. 1'100.--. In casa c’era anche oro ma io non ho preso niente. Confermo che quando sono stato colto in flagrante dalla polizia mi trovavo nella camera da letto. Confermo che i soldi in contanti li tenevo sciolti in tasca e non nel borsellino. Ho già spiegato che io tengo sempre la carta davanti e la moneta nel borsellino” (VI imputato pag. 13, all. 1 al V. DIB).

2.6.5. Pacifiche ed incontestate, essendo stato l’imputato colto in flagranza, le imputazioni di danneggiamento e di violazione di domicilio di cui ai punti 7 e 8 dell’atto d’accusa 21/2015.

Riguardo all’imputazione di furto di cui al punto 6.1 dell’atto d’accusa 21/2015, la Corte ha considerato che l’imputato è stato trovato dalla polizia all’interno dell’abitazione degli ex suoceri nella camera da letto e cioè proprio nella stanza dove ACPR 4 custodiva, in una busta in una giacca all’interno di un armadio, una banconota da fr. 1'000.- e, all’interno di una scatoletta, una banconota da fr. 100.-, e ancora che IM 1 è stato trovato in possesso, oltre che di una banconota da fr. 50.-, proprio di un biglietto da fr. 1'000.- e di un biglietto da fr. 100.-.

Inoltre, le banconote di cui era in possesso, l’accusato non le teneva nel borsellino, che pure aveva su di sé, ma sciolti nella tasca dei pantaloni, ciò che sicuramente non è usuale.

Infine, l’imputato ha reso dichiarazioni discordanti in merito alla provenienza del denaro di cui è stato trovato in possesso. Infatti, in un primo tempo aveva affermato di essere uscito di casa quella mattina con una somma di fr. 2'000.-, di avere poi acquistato una stampante laser per fr. 700.- per un cliente e di aver effettuato altre piccole spese, precisando di non essere in possesso delle relative ricevute (VI 14.05.2014 ore 15.09). Successivamente (VI 24.06.2014) ha invece reso una versione diversa e molto più dettagliata, dichiarando che quella mattina si era recato presso una ditta di __________ per installare e configurare una stampante, facendosi pagare il lavoro fr. 2'000.- (contraddicendo quindi quanto detto in precedenza e cioè di essere uscito di casa con fr. 2'000.- in tasca). Aveva poi effettuato diversi acquisti inerenti il suo lavoro, segnatamente l’acquisto di un impianto per la registrazione tramite videosorveglianza presso la ditta __________ di __________, come pure aveva speso circa fr. 200.- per il pranzo, la cena e spese varie. Contrariamente a quanto dichiarato in precedenza, IM 1 affermava di essere in possesso di tutti i giustificativi relativi a queste entrate e uscite, dichiarando di volerle produrre agli inquirenti.

La Corte ha considerato che oltre all’assenza di linearità delle dichiarazioni rese dall’imputato sul denaro trovato in suo possesso, vi è ancora che nonostante i suoi proclami di produrre agli inquirenti i giustificativi che a suo dire avrebbero comprovato il possesso da parte sua di denaro, in particolare quelli dell’incasso di una somma di fr. 2'000.- e le spese che aveva poi eseguito, l’imputato non ha comprovato alcunché.

Tutto ciò considerato, la Corte ha ritenuto accertato che l’imputato, oltre ad essersi indebitamente introdotto nell’appartamento degli ex suoceri scassinando la porta d’entrata, come denunciato da ACPR 4 ha anche sottratto una banconota da fr. 1'000.- e una da fr. 100.-, soldi che ha trovato nella camera da letto che aveva messo a soqquadro.

2.7. Lesioni semplici in danno di __________

2.7.1. In data 20 ottobre 2014 la Polizia interrogava, quale persona informata sui fatti, la ex moglie dell’imputato, __________; “scopo dell’interrogatorio era, per quanto possibile, determinare un quadro generale della vita comune vissuta con l’imputato” (cfr. rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 23.10.2014, pag. 2, AI 1 inc. 2014.10213).

Per quanto qui di rilievo, la stessa riferiva - oltre che della grande sofferenza patita a causa degli sfratti che lei e i figli avevano dovuto subire per colpa dell’imputato - che in tre occasioni aveva subito violenza fisica da parte di IM 1. Due episodi si riferivano all’epoca in cui abitavano a __________, per i quali il Procuratore pubblico ha emanato un decreto di abbandono ritenendo che “quand’anche si volesse ritenere quei fatti qualificabili di lesione semplice e quindi formalmente di delitto, il termine di 7 anni risulta già decorso” (cfr. decreto di abbandono del 26.02.2015, inc. 2014.6010); il terzo episodio era invece accaduto quando risiedevano a __________ in __________ ed è stato così descritto da __________:

" Il terzo e ultimo episodio risale a febbraio 2013, qualche giorno prima del compleanno di __________, e nel corso dell’ennesima discussione nata per cercare di capire se gli affitti e le spese di casa erano pagate e non ci fossero difficoltà.

Mi si è avvicinato con grande rabbia tenendo in mano un grosso classeur nel quale diceva di tenere tutta la contabilità di casa quasi a giustificare che tutto era a posto.

In ogni caso il contenuto non me lo mostrato.

In quel frangente si trovava davanti a me e all’improvviso mi ha colpita in testa con il classeur.

Ho cercato di ripararmi con le mani tanto che sono rimasta ferita al mignolo della mano destra che si è tagliato a causa del bordo metallico del classeur ma il colpo alla testa l’ho subito in maniera molto forte.

Non mi ha tramortito ma mi ha destabilizzato.

ADR che non mi sono dovuta recare al Pronto Soccorso o dal medico per sistemare la ferita. L’ho medicata in casa da me. In una settimana circa è guarita. La ferita non era molto profonda ma ha causato comunque una grossa perdita di sangue.”

(VI __________ 20.10.2014 pagg. 10-11)

2.7.2. L’imputato ha fermamente contestato di aver usato violenza fisica su __________ sia in inchiesta (VI 20.11.2014 pag. 10; VI 17.12.2014 pag. 9) che al dibattimento (VI imputato pag. 14, all. 1 al V. DIB).

2.7.3. La Corte ha ritenuto che la ferita al mignolo della mano destra, che non ha richiesto particolari cure e non ha provocato particolari sofferenze, non concreta una lesione ex art. 123 CP ma semmai delle vie di fatto ex art. 126 CP, reato che in assenza della reiterazione sarebbe stato perseguibile solo a querela di parte, che __________ non ha mai inoltrato. Pertanto, l’imputato è stato prosciolto dall’imputazione di cui al punto 11 dell’atto d’accusa 21/2015.

2.8. Reati in danno di ACPR 1

2.8.1. Con esposto del 26 giugno 2014 ACPR 1, per il tramite dell’avv. RAAP 1, denunciava IM 1 per titolo di “vie di fatto (lesioni gravi, insulti, ingiurie, minacce, percosse), furto e torto morale”, sostenendo in sostanza di essere stato da lui aggredito nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2014 (AI 1 inc. 2014.6010). Indicava che a seguito dell’aggressione era stato ricoverato in ospedale e allegava, tra l’altro, il certificato medico rilasciatogli dall’Ospedale __________, dal quale risulta che era stato degente dal 21 al 24 giugno 2014 e che all’ammissione presentava il seguente status:

" Il paziente giunge alla nostra osservazione vigile ed orientato. Presenta plurime escoriazioni a livello cranico con ematomi in sede occipitale e parietale destra. Si repertano escoriazioni della regione zigomatica destra e della radice del naso. Agli arti superiori si repertano escoriazioni alla spalla sinistra e ai gomiti bilateralmente. Agli arti inferiori si repertano escoriazioni prerotulee bilateralmente in assenza di deficit motorio sensitivi.”

Il certificato medico riporta la diagnosi di “policontusioni da riferita aggressione” e “frattura arco IX costa sinistra”.

Il 27 giugno 2014 ACPR 1 veniva interrogato dal Procuratore pubblico, al quale riferiva di conoscere IM 1 da una ventina d’anni, in quanto all’epoca entrambi frequentavano il Ristorante __________ di __________. Da quando si era trasferito nel 2002 non lo aveva più visto fino a quando, un mese e mezzo prima, si erano rivisti al Ristorante __________, scambiandosi i numeri di telefono. Da quel momento ogni tanto si sentivano al telefono e si erano anche visti al Ristorante __________. Poi per qualche settimana non l’aveva più visto in quanto sapeva che IM 1 era in vacanza. Il 20 giugno 2014 era accaduto quanto di seguito:

" (…) ho trascorso la giornata al lido di __________ e ho fatto rientro a casa verso le 20.00. Verso la mezzanotte, sento nuovamente il campanello di casa suonare. Io non mi alzo subito e poco dopo mi arriva un messaggio sul cellulare da parte di IM 1 nel quale mi chiede “Dove sei”. Ritorno a letto e poco dopo IM 1 mi telefona sempre sul mio cellulare ed io gli rispondo chiedendogli dove si trova. Lui mi dice di essere alla stazione di servizio __________ di __________ e mi chiede di andare a prenderlo perché quella sera non aveva la macchina visto che l’aveva lasciata in garage a __________. Mi sono vestito, ho preso la mia macchina e sono andato a __________. Non l’ho visto, l’ho richiamato sul cellulare e lui mi dice: “Sono sotto casa”, intendendo la mia casa. Torno a casa mia e lo incontro. E’ salito in macchina con me, dal lato passeggero e mi ha chiesto di portarlo a casa sua a __________. Io non conoscevo casa sua, mai ci sono stato.

Mi sono quindi diretto a __________, passando da __________, __________, __________ e il Lido di __________. Poco dopo abbiamo preso una strada sulla sinistra, in salita a fondo cieco, dove ci sono diverse ville. (…).

Mi sono fermato proprio in fondo a quella strada. Lui ha iniziato a cercare le chiavi in un sacchetto che aveva in mano e mi diceva di non trovarle. Poi ha aggiunto che avrebbe scavalcato il cancello per entrare a casa sua. Ha desistito e a quel punto mi ha detto di portarlo a __________ presso il garage dove c’era la sua auto. Siamo rimasti sulla strada vicino al garage e lui mi diceva che neppure possedeva le chiavi dell’auto e che forse le stesse si trovavano nella macchina. Anche in quel momento ha pensato di scavalcare l’inferriata del garage per arrivare alla sua auto. Dopo un po’ mi dice di andare a __________, dove avrebbe il suo ufficio, così mi diceva, ed io l’ho accompagnato. Ho seguito le sue indicazioni per arrivare davanti ad un palazzo di vetro a __________, tutto spento. Lui esterna: “E’ spento, come faccio a entrare” e poi mi dice di tornare indietro. Ho attraversato una zona molto buia e impervia fino a quando mi ha fatto fermare la macchina davanti a un cancello e a una siepe. Lui è sceso e voleva scavalcare la siepe e il cancello chiedendomi di illuminarlo con la luce dei fari dell’auto. Io l’ho fatto dandogli piena fiducia. Poi mi ha chiesto una pila ed io gli ho detto che non l’avevo. Non ha neppure tentato di scavalcare la siepe e il cancello perché poi mi diceva che tentava di prendere i sentieri lì vicino. Non ha fatto neppure questo perché poi è risalito in auto e mi ha chiesto di riportarlo nuovamente a casa. Facendo retromarcia in una strada, ho pure danneggiato la mia automobile. In quel momento iniziavo ad agitarmi perché avevo paura. Mi sembrava tutto molto strano, soprattutto per come si stava comportando IM 1. Siamo scesi entrambi dall’auto per vedere il danno e lui mi diceva che lunedì dopo avremmo potuto portarla in garage per farla saldare. Ero intimorito nel prendere nuovamente il volante per il danno che avevo fatto e quindi ho chiesto a IM 1 se poteva guidare lui l’auto. IM 1 si è messo alla guida e ci ha portato a __________ dove eravamo prima, in fondo alla strada a fondo cieco. Siamo scesi entrambi dall’auto e lui a quel punto ha messo un paio di guanti di plastica trasparenti e mi ha preso con le sue mani afferrandomi sul davanti e dicendomi “Ti voglio uccidere, ti voglio uccidere” per poi gettarmi a terra. Io ero terrorizzato e gli chiedevo perché voleva uccidermi. A quel momento, quando mi trovavo a terra disteso con una mano mi ha preso la gola e con l’altra mi ha tappato la bocca. Io ho cercato di divincolarmi ma lui era più forte di me. Dopodiché mi ha fatto girare, trovandomi faccia a terra. Anche in quella posizione ha continuato la sua aggressione verso di me, spingendomi con le mani sulla schiena. Non ricordo se mi ha dato dei calci.

Ho perso i sensi e non so quanto tempo dopo, forse circa 10 minuti, mi sono svegliato da solo trovandomi sempre in posizione distesa, a pancia sotto, sulla strada. Lui era ancora lì vicino a me. Mi sono alzato da solo e mi sono seduto in macchina, lato passeggero. Io ero totalmente terrorizzato e non sono riuscito più a proferire parola, anche perché in precedenza, quando mi picchiava, lui mi ha pure detto di avere una pistola.

ADR che nei momenti in cui mi aggrediva io pensando che lui volesse i miei soldi continuavo ad urlare “il portafoglio, il portafoglio” e lui mi rispondeva “no, no, ce l’hai tu”.

In effetti l’avevo lasciato a casa.

ADR che in quei frangenti io non ricordo che lui abbia da me preteso dei soldi, ma quella era la mia sensazione, cioè voleva derubarmi con la violenza.

Siamo arrivati a casa mia facendo il medesimo tragitto, siamo entrati in casa e lui ha girato tutta la casa cercando il mio cellulare che invece avevo io nella tasca dei pantaloni, o un telefono fisso. Non so dire il motivo per cui cercasse un telefono, probabilmente aveva paura che io chiamassi la polizia. E’ entrato a guardare in bagno, in cucina e in sala, senza toccare nulla, continuando a chiedermi se avevo il telefono fisso. Io gli ho detto che non ce l’avevo e lui a quel momento mi chiede la carta di credito. Nell’immediato ho pensato di dirgli che ce l’avevo in una cassetta di sicurezza, ma poi pensando a quello che avevo già subito e a quello che avrei potuto ancora subire da lui, ho preferito consegnargliela. La stessa si trovava nascosta in una custodia di un vecchio cellulare, nella sala. Mi ha pure domandato di consegnargli la carta d’identità che io tenevo nel portafoglio. L’ho presa e gliel’ho data. Lui ha preso sia la carta di credito che il documento mettendoseli sulla sua persona.

ADR che quando eravamo in casa IM 1 mi ha ordinato di consegnargli la tessera e il documento con tono aggressivo e deciso.

Ricordo all’interrogante che io mi trovavo in uno stato confusionale per quanto avevo subito. Non ho detto e lo ricordo ora che a __________ quando ero a terra, sotto le sgrinfie di IM 1, lui mi aveva strappato con forza gli occhiali, schiacciandoli fra le sue mani. Mostro all’interrogante come si sono danneggiati gli occhiali e li consegno a lei.

Oltre a ciò, in seguito al suo intervento, ho perso pure un ponte di un incisivo. Non so dire con esattezza come, non so se mi ha messo le mani in bocca o se ho perso il dente quando ero faccia a terra.

Riprendendo i fatti, siamo usciti di casa, lui mi ha imposto di seguirlo e io l’ho assecondato, sempre per paura. Lui si è messo alla guida ed io vicino a lui. Ricordo anche che avevo la camicia con delle macchie di sangue e pure i pantaloni macchiati di sangue. Indumenti che ho tuttora a casa e che non ho lavato.

Abbiamo preso l’autostrada e siamo usciti a __________ e siamo andati a __________ in un bancomat. Siamo scesi entrambi dalla macchina, lui mi ha imposto di seguirlo. Davanti al bancomat mi ha detto “Preleva CHF 1000.00, vediamo se te li da”. Lui ha messo la tessera ed io ho fatto il codice. Si è ripreso la tessera ad ha pure preso i soldi, CHF 1000.00.

Pensavo a quel momento che tornavo a casa, ma mi sbagliavo perché mi ha portato a __________, __________, in un postribolo. Tengo a dire che non sono mai entrato in un night club dove ci sono le prostitute, era la prima volta. Dall’estratto conto bancario, vedo che il posto si chiama __________. (…).

Mi ha fatto sedere in un divanetto e lui è andato da alcune ragazze e ho visto che ha loro consegnato del denaro. Presumo avesse dei debiti con loro. Ha comandato una bottiglia di champagne e a me ha preso una coca cola perché non bevo alcool. Mi sono alzato nell’intento di andare in bagno, non ho visto lo scalino e sono caduto in avanti. Fortunatamente non ho picchiato la testa perché sono atterrato sulle mani. Sono andato in bagno e ho terminato la mia coca cola, ricordo che erano le 05.00 del mattino. IM 1 voleva farmi bere lo champagne ma io ho rifiutato.

ADR che nel momento in cui sono andato in bagno non ho pensato di chiamare aiuto perché ero molto terrorizzato e perché mi ero accorto che tutti là dentro conoscevano bene IM 1. Avevo paura di una qualche brutta reazione da parte sua.

Siamo poi usciti dal locale e mi ha portato a casa a __________. E’ sceso dalla macchina, ha aperto il baule e mi ha detto di entrarci. Io a quel momento ho avuto il coraggio di scappare e lui mi ha rincorso. Mi ha raggiunto, mi ha preso di forza e mi ha portato di nuovo verso il baule, ordinandomi ancora di entrare. Io non sono entrato e sono rimasto immobile. Lui ha poi dichiarato che sarebbe andato in polizia ad autodenunciarsi, mi ha detto che avrebbe riferito in polizia che mi aveva picchiato e messo nel baule. Di punto in bianco ha desistito dal suo intento. Poco prima ho cercato di parlarci e gli ho detto: “Se hai bisogno di dormire, prova ad andare a chiedere all’albergo __________ vicino a casa mia.” Ho visto che lui è entrato alla reception mentre io ero rimasto vicino all’auto. Non ho pensato di correre in casa perché avevo paura, la mia abitazione era comunque a circa 50 metri da lì e lui avrebbe potuto facilmente raggiungermi prima che io riuscissi ad entrare a casa. E’ ritornato da me subito dopo dicendo che non c’era posto. E’ a quel momento che lui mi ha imposto di entrare nel baule dicendo che poi sarebbe andato in polizia. Ricordo molto bene pure che quando ha aperto il baule ha preso la cesta con i panni che io avevo lasciato lì da portare in lavanderia e l’ha messa sul sedile posteriore dell’auto.

In quel momento, improvvisamente, IM 1 ha desistito dal perseguitarmi e si è allontanato a piedi portando con sé sia la mia carta d’identità che la mia tessera bancaria, oltre ai soldi che già aveva prelevato e tenuto su di sé.

Io ho preso l’auto, l’ho posteggiata a casa, sono andato a letto, non ho messo il pigiama perché non ce la facevo e ho visto sopra di me il soffitto che ha cominciato a girarmi. Mi sono fatto forza e coraggio e sono andato al Pronto soccorso con l’auto.

Mi hanno trattenuto in ospedale fino a martedì scorso alle ore 16.00.

Uscito dall’ospedale, su consiglio della qui presente, ho preso contatto con l’avvocato.”

(VI ACPR 1 27.06.2014, pagg. 2-5)

ACPR 1 aggiungeva che IM 1 era ancora in possesso della sua carta di credito e della sua carta d’identità e che “dall’estratto conto [allegato al verbale d’interrogatorio] ho poi visto che IM 1 ha utilizzato la mia carta di credito per effettuare suoi pagamenti. È andato dal parrucchiere __________, il pomeriggio del 21 giugno 2014; è pure andato in una profumeria alle ore 15.00 di quel giorno ed è pure andato alla __________ di __________ alle 21.38. Preciso che io in quei momenti ero in ospedale” (VI ACPR 1 27.06.2014, pag. 5).

2.8.2. Il 3 luglio 2014 la Polizia procedeva ad interrogare __________, parrucchiere presso il salone __________ di __________. Dal suo interrogatorio emergeva che la persona che aveva pagato con la carta Maestro di ACPR 1 il 21 giugno 2014 alle ore 14.14 era effettivamente IM 1, loro cliente da circa un anno e unico cliente di quel giorno, che __________ riconosceva con sicurezza in fotografia (cfr. VI __________ del 03.07.2014, AI 11 inc. 2014.6010).

2.8.3. Il 9 luglio 2014 veniva interrogato l’imputato, il quale confermava di conoscere ACPR 1:

" Lo conosco da circa 15 anni, quando abitava a __________. Ci si vedeva al bar, ma nulla di più. Quando sono andato ad abitare a __________, circa 10/12 anni fa, l’ho perso di vista perché non frequentavo più il bar __________ di __________; o meglio lo vedevo ma molto più di rado. Quando mi sono separato da mia moglie e mi sono trasferito prima a __________ in un albergo e poi a __________, in via __________, presso un affittacamere, nel periodo fine novembre 2013, ho ripreso a frequentare con più regolarità il bar __________ e così ho visto più volte, negli ultimi mesi, ACPR 1.

Ci siamo sentiti un po’ più spesso e ci vedevamo sempre presso il medesimo bar i modo regolare; è capitato che uscivamo a cena.”

(VI 09.07.2014 pag. 2)

IM 1 confermava anche di aver trascorso la serata del 20 giugno 2014 insieme ad ACPR 1, ma contestava recisamente di averlo aggredito, rendendo una versione totalmente diversa di come si sarebbe svolta la serata:

" Ho sentito telefonicamente ACPR 1 nel pomeriggio, lui era al lido di __________ e mi aveva chiesto se volevo raggiungerlo per andare all’__________. Io gli ho detto che non avevo voglia di andarci, nonostante avessi messo già a posto l’auto. Siamo rimasti d’accordo che mi avrebbe chiamato quando rientrava per poi vederci al solito posto, al bar __________. Così è stato. Ci siamo sentiti verso le 23.30/24.00 e poi lui mi ha raggiunto al bar __________. Siamo rimasti lì fino alla chiusura e poi abbiamo deciso di continuare la serata. Siamo saliti sulla sua auto; la mia era posteggiata vicino alla posta di __________. Volevamo andare al night __________ di __________; siamo entrati e siamo subito usciti perché era piccolissimo ed era sotto terra. Siamo usciti e siamo andati a __________ alla ricerca di un altro night o piano bar. Ha sbagliato strada perché guidava lui e facendo retromarcia ha picchiato l’auto contro un muro, facendo un bel danno. Gli ho quindi chiesto se dovevo guidare io perché l’ho visto stanco e anche, secondo me, un po’ “bevuto”. Ci siamo poi recati a __________ dove ho preso io la guida dell’auto e gli ho chiesto dove voleva andare. Lui mi ha detto che voleva andare a prelevare ed io sono uscita dall’autostrada a __________. Era lui che mi guidava e mi diceva dove dovevo andare. Ci siamo recati a __________, mi ha condotto vicino alla posta e alla banca __________. E’ sceso ed è andato a prelevare.

ADR che io all’inizio sono rimasto in macchina e poi, non so lui che cosa abbia fatto, è tornato verso di me dicendo di non essere riuscito a prelevare per aver immesso il codice sbagliato che aveva scritto su di un foglio di carta che aveva in mano. Gli ho detto di riprovare; non c’è riuscito nuovamente e per questo mi ha chiesto di avvicinarmi a lui. Sono andato lì, ha rimesso la tessera nel postomat e lui ha fatto il codice, io gliel’ho dettato e lui l’ha fatto. E’ riuscito a prelevare il denaro, se non sbaglio CHF 1000.00, che ha tenuto nel suo borsello insieme alla ricevuta del prelevamento. In seguito ACPR 1 si è avvicinato al bancomat della __________ mentre io sono tornato in auto. Anche in quell’occasione mi ha richiamato verso di lui dicendomi che il codice non funzionava. Gliel’ho ridettato e poi sono subito tornato in auto. Non so se è riuscito a prelevare. Non gliel’ho chiesto.

Da lì siamo andati al discobar __________. Ho deciso io di andarci perché era uno dei pochi posti aperti, non ricordo che ora fosse, ma era tardi.

(…)

Riprendendo i fatti di quella notte, ricordo che ci siamo trattenuti nel locale per un po’. Io ho bevuto o un’acqua o una coca, qualcosa di analcolico, lui anche.

ADR che ha pagato ACPR 1. Ricordo che lui ha pagato da bere anche a una ragazza; non so cosa abbia bevuto visto che era lì con lui e non con me. Io ero al bancone a bermi la mia acqua. Se non vado errato lui ha pagato con la carta e poi siamo andati.

Mi ricordo che nel momento in cui ACPR 1 si è stava avvicinando al bancone per pagare, è caduto non avendo visto il gradino. Io non l’ho visto quando è caduto; ad un certo punto me lo sono trovato poco distante, disteso a terra, non ricordo in che posizione l’ho visto. L’abbiamo aiutato ad alzarsi e l’abbiamo portato in bagno, dove si è lavato, sciacquato e sistemato i capelli. Siamo quindi usciti dal bagno, lui ha pagato e ce ne siamo andati.

Siamo tornati a __________, ero io a guidare. Gli ho chiesto se si sentisse di guidare sino a casa e mi ha detto di sì. Gli ho chiesto come stava e se avesse dolori e lui mi ha detto di no. Siamo arrivati vicino alla posta di __________, dove io ho preso la mia auto e sono rientrato a casa in via __________ a __________.”

(VI IM 1 09.07.2014 pagg. 2-4)

IM 1 dichiarava che “io la notte dei fatti non ho avuto alcuna lite con ACPR 1 e non siamo mai passati a vie di fatto tra di noi” e negava “di aver alzato le mani su di lui, come pure di averlo minacciato e pure di avergli sottratto del denaro, la sua carta di credito e la sua carta d’identità” (VI 09.07.2014 pagg. 4-5).

Contestava quindi la versione dei fatti resa da ACPR 1, negando in particolare di aver effettuato i giri a __________ e __________ di cui aveva riferito ACPR 1, di essere stato a casa sua e di avergli stortato gli occhiali (VI 09.07.2014 pagg. 5-6).

Ricordava però che “presso il __________ ACPR 1 non riusciva ad effettuare il pagamento con la sua carta di credito perché l’apparecchio marcava sempre codice errato, come capitato in precedenza in posta e in banca. Per questo l’ho aiutato digitando il corretto codice che avevo letto sul foglietto in possesso di ACPR 1. ADR che non so perché lui quella sera non riuscisse a digitare il codice giusto. E’ vero che sul foglietto le cifre erano scritte in modo molto ravvicinato e facevo fatica anch’io a leggerle” (VI 09.07.2014 pag. 7).

Preso atto della versione integrale dei fatti resa da ACPR 1 ribadiva la sua “totale estraneità a quanto da lui riferito, sono tutte sue invenzioni. Non gli ho mai messo le mani addosso, non l’ho mai derubato, non l’ho mai minacciato e mai l’ho intimorito” (VI 09.07.2014 pag. 11).

A fronte della contestazione del Procuratore pubblico delle spese effettuate con la carta di credito di ACPR 1 mentre questi era ricoverato in ospedale, IM 1 rispondeva che “nessuno ha fatto spese, non ho io la carta di credito” (VI 09.07.2915 pag. 11).

IM 1 dichiarava inoltre di non conoscere il parrucchiere __________ di __________ perché “vado sempre a __________ a farmi tagliare i capelli”.

Preso atto delle dichiarazioni di __________, ribadiva che “non sono mai andato in quel posto a farmi tagliare i capelli”, ma aggiungeva che “è vero che in quel posto ho portato e porto tuttora i miei bambini a tagliare i capelli”, continuando tuttavia a negare “di aver utilizzato quel giorno una carta di credito visto che non ho mai pagato il parrucchiere con una carta di credito” (VI 09.07.2014 pagg. 11-12).

Alla contestazione del Procuratore pubblico secondo cui “risulta che nel momento in cui mi ha contattato la polizia quel pomeriggio del 21.06.2014, io ho dichiarato che con ACPR 1 avevamo litigato per futili motivi e che eravamo passati a vie di fatto reciproche prima di trascorrere la serata insieme”, IM 1 rispondeva che “è vero che gli avevo detto che avevamo avuto un diverbio ma non ho mai detto alla polizia che ci siamo picchiati a vicenda”. Spiegava di non aver riferito prima che quella notte avevano avuto un diverbio “perché è stata solo una discussione e nulla di più”, precisando che “abbiamo discusso in merito a quello che lui stava facendo al __________” (VI 09.07.2014 pagg. 12-13).

Al termine dell’interrogatorio IM 1 veniva arrestato.

Con decisione dell’11 luglio 2014 il GPC ordinava la carcerazione preventiva di IM 1 (AI 25 inc. 2014.6010), che veniva prorogata fino a quando, il 26 novembre 2014, è passato in regime di esecuzione anticipata della pena (AI 124 inc. 2014.6010), giungendo quindi al processo in stato di detenzione.

2.8.4. Il 15 luglio 2014 la Polizia procedeva ad interrogare __________, direttore e responsabile del locale notturno __________ di __________, il quale riconosceva l’imputato come colui che il 21 giugno 2014 alle ore 03.32 aveva effettuato un pagamento con una carta di credito per un importo di fr. 680.-, precisando che si trattava di due bottiglie di champagne e altre bibite (birra o coca cola).

Riconosceva inoltre in fotografia anche ACPR 1, che quella sera era in compagnia di IM 1 e che questi gli aveva presentato come il suo avvocato.

In merito al comportamento dei due dichiarava:

" Sul comportamento tenuto dai due ricordo che entrambi davano l’apparenza di essere ubriachi. Non ne sono comunque certo.

Ricordo pure che ad un certo momento l’avvocato mentre si dirigeva verso i servizi igienici è inciampato ed è caduto a terra.

ADR che nella caduta è riuscito ad evitare l’impatto al suolo riparandosi con le mani.

ADR che non ha assolutamente battuto la testa o qualche altra parte del corpo al suolo. È riuscito ad attutire l’impatto proteggendosi con le mani.

Oltre a questo ricordo che tutt’e due avevano i vestiti sporchi di sangue, tanto che una ragazza, non ricordo più chi fosse, è venuta da me dicendomi di avere timore perché le persone erano sporche di sangue.

(…)

Tornando alle consumazioni delle bibite e dello champagne mi viene chiesto di precisare chi abbia bevuto insieme alle ragazze.

Posso rispondere dicendo che IM 1 ha bevuto con le ragazze mentre l’avvocato stava seduto accanto a IM 1.

Ricordo bene di aver visto alcune volte IM 1 prendere l’avvocato per la maglietta o per le braccia dicendo di sedersi accanto a lui e di stargli accanto.

Ho visto che questo avvocato faceva esattamente quello che IM 1 gli diceva senza opporre resistenza. Mi ha dato l’impressione di essere spaesato o ubriaco. Non so dire con esattezza.”

(VI __________ 15.07.2014 pagg. 2-3)

Ioannone dichiarava inoltre che IM 1 era un cliente abituale del locale __________ da circa un anno e che aveva sempre pagato in contanti grandi consumazioni. Visto che si trattava di un cliente importante, gli aveva anche fatto credito, per cui IM 1 era debitore di complessivi fr. 2'350.-.

Aggiungeva che la sera del 21 giugno 2014 non aveva pagato nulla in contanti, effettuando unicamente il pagamento con la carta di credito di cui sopra (ovvero quella di ACPR 1), ma che “la sera successiva è venuto nuovamente nel mio locale intenzionato a saldare il conto sospeso di CHF 2'350.-- utilizzando la carta di credito in questione. Quando si è tentato di fare il pagamento la transazione è stata rifiutata” (VI __________ 15.07.2014 pag. 3).

2.8.5. In occasione dell’interrogatorio dell’8 agosto 2014, IM 1 ammetteva di aver tenuto la carta di credito di ACPR 1 e di avere effettuato degli acquisti con la stessa, come pure che era stato lui (e non ACPR 1) a pagare il conto al __________ la sera dei fatti con la carta di ACPR 1:

" Voglio dire all’interrogante che in occasione dell’incontro con due ispettori di polizia che sono venuti in carcere a domandarmi il codice PIN del mio cellulare, che ho loro dato, ho pure riferito loro che era vero che avevo la carta di credito di ACPR 1 e che l’ho usata il giorno stesso dei fatti che mi sono stati contestati, in un momento successivo. Con quella carta ho pagato CHF 30.00 di benzina al distributore __________ di __________ o __________, sono andato dal parrucchiere __________ a __________, come mi era stato contestato e ho acquistato un profumo a __________ al __________. Non ho fatto altri acquisti con quella carta. Ho tentato di pagare qualcosa con quella stessa carta, quello stesso giorno, non ricordo più che cosa, non riuscendoci perché la carta risultava bloccata, fuori servizio o non valida. Se non sbaglio avevo tentato di fare ancora benzina.

Voglio anche aggiungere spontaneamente che quando ci siamo recati con il signor ACPR 1 al __________ di __________, ho effettuato io l’operazione di pagamento delle consumazioni con la carta di credito di ACPR 1, con il codice PIN da lui datomi e che aveva scritto su di un foglietto.

ADR che ho effettuato io il pagamento con la carta di ACPR 1 perché lui era caduto e in uscita dal bagno gli ho riferito “C’è da pagare il conto” e lui mi ha consegnato sia la carta che il foglietto con il codice PIN.”

(VI 08.08.2014 pagg. 1-2)

Ammetteva quindi “di aver tenuto io la tessera come pure il foglietto con il codice PIN, ma non so dire il perché. Dopo aver pagato li ho messi in tasca e non ci ho più pensato. Qualche ora dopo, durante la giornata, “mi sono fatto prendere” e l’ho utilizzata effettuando le sopraddette spese”.

Per contro, IM 1 dichiarava “che io non ho mai posseduto la carta d’identità di ACPR 1 e non gliel’ho sottratta come da lui dichiarato” (VI 08.08.2014 pag. 2).

All’imputato veniva poi mostrato il video acquisito presso la __________ di __________, relativo al tentativo di prelevamento con la carta Maestro di ACPR 1 il 21 marzo 2014 verso le ore 03.30 - successivo al prelevamento di fr. 1'000.- presso il postomat di __________ - nel quale si vede chiaramente che è IM 1 ad effettuare il tentativo di prelevamento, mentre ACPR 1 - che non indossa gli occhiali - gli sta dietro le spalle (cfr. CD annesso al rapporto di esecuzione del 11.08.2014, AI 60 inc. 2014.6010); IM 1 rispondeva “che non contesto nulla di quello che ho visto, ma preciso che in seguito ho consegnato sia la tessera che il foglietto con il PIN ad ACPR 1. È vero che ho tentato io di prelevare, ma l’ho fatto su richiesta di ACPR 1”. Dichiarava inoltre di non sapere dire per quale motivo al momento dell’arresto aveva dato una versione differente e cioè che era stato ACPR 1 a tentare di effettuare il prelevamento (VI 08.08.2014 pag. 4).

All’imputato venivano in seguito contestate le dichiarazioni di __________, direttore e responsabile del locale notturno __________, il quale - come visto

  • aveva riferito che la sera del 22 giugno 2014 IM 1 era stato nuovamente al locale, intenzionato a saldare il conto sospeso di fr. 2'350.- utilizzando la carta di credito con la quale aveva pagato la sera precedente; IM 1 rispondeva che quanto dichiarato da Ioannone “non è vero”, affermando invece che “la sera del 21.06.2014 sono andato al __________ da solo, non so cosa ho consumato e a __________ ho lasciato la mia postcard, con il codice, per pagare il conto di quella sera. Avevo sorpassato il limite giornaliero di spesa e per questo ho lasciato la carta e il PIN a __________ dicendogli di farlo lui più tardi. Il giorno dopo __________ mi ha effettivamente consegnato la carta, presumo che abbia effettuato l’operazione di pagamento” (VI 08.08.2014 pagg. 5-6).

2.8.6. Durante il confronto, sia l’imputato che il denunciante mantenevano in sostanza la propria versione dei fatti.

In merito alla serata del 20 giugno 2014, ACPR 1 riferiva:

" (…) a mezzanotte ho sentito nuovamente suonare il campanello di casa e poi mi arriva un SMS sul cellulare da parte di IM 1 che mi chiede “Dove sei”. Io non rispondo e IM 1 mi chiama al telefono dicendomi di essere alla stazione __________ di __________ e se potevo passare a prenderlo. Nonostante fossi a letto, considerandolo un amico, mi sono vestito e sono andato a __________, ma lui lì non c’era, così l’ho richiamato e lui mi ha detto di essere sotto casa mia. Al mio arrivo lui sale in auto e mi dice di avere la sua automobile in garage e che non poteva né prendere il treno né il taxi e quindi mi chiedeva di accompagnarlo a casa sua a __________.

Ho seguito le indicazioni di IM 1 che mi hanno portato in una strada a fondo cieco. (…). Arrivati lì, mi dice di non trovare la chiave di casa e quindi mi chiede di portarlo a __________ dove ci sarebbe stata la sua auto in garage. Ho rifatto lo stesso tragitto e sono andato a __________, mi ha fato fare due giri e poi mi dice: “Non ho le chiavi come faccio ad entrare, devo scavalcare”. Per questo cambia idea e mi dice di accompagnarlo a __________. Io l’ho fatto perché per me lui era un amico e l’innocenza è la cosa più importante che c’é.

A __________ mi ha fatto prendere una strada molto buia e siamo arrivati in un palazzo a vetri vicino al cantiere dell’__________. Ora come ora non ricordo il motivo per cui volesse entrare in quel palazzo ad ogni modo mi ha detto: “E’ tutto buio e non so come entrare, torniamo indietro”. Sulla medesima strada mi ha fatto fermare davanti ad una siepe e mi ha detto: “Come faccio a scavalcare la siepe”. Dopodiché mi ha chiesto una pila ed io ho risposto che non ce l’avevo così mi ha chiesto di fargli luce con i fari dell’auto e così ho fatto.

(…).

IM 1 non ha neppure provato a scavalcarla ed è risalito in auto dicendomi di nuovo di portarlo a casa sua a __________.

In quei momenti io cominciavo ad agitarmi e ad avere paura perché non capivo il motivo per cui IM 1 mi stesse facendo fare tutti quei giri.

ADR che quando mi ha chiesto di nuovo di andare a __________, io non gli ho detto che c’eravamo appena stati e che lui non aveva trovato le chiavi perché ero spaventato ed agitato. Facevo quello che lui mi diceva.

Durante le manovre con l’auto, l’ho danneggiata facendo retromarcia e quindi ho chiesto a IM 1 di guidare. Siamo effettivamente ritornati nella medesima strada di __________, quella a fondo cieco. IM 1 ha raggiunto il fondo della strada, ha girato il senso di marcia della macchina ed è sceso dall’auto. Sono sceso anch’io e a quel punto sono successi i fatti gravi a mio danno.

A quel momento IM 1, non so da dove li ha presi, forse dalla borsa che aveva con sé, si è infilato un paio di guanti in lattice e ha iniziato a ripetere più volte “ti voglio uccidere, ti voglio uccidere”. Io gli chiedevo perché e lui rispondeva semplicemente “Perché sì”. Mi ha pure detto di avere una pistola; io non capivo il motivo per cui lui mi stesse trattando in quel modo. A quel momento IM 1 mi ha preso di forza per gli avambracci sul davanti gettandomi all’indietro e facendomi cadere sulla schiena. Ho sentito il colpo alla schiena. In seguito mi ha strappato gli occhiali dal volto, li ha alzati e li ha stritolati con una mano. Subito dopo me lo sono ritrovato addosso, con le sue ginocchia all’altezza del costato. Con una mano mi teneva la gola e con l’altra mi tappava la bocca. In quei momenti mi ha pure messo le sue mani in bocca, strappandomi dei ponti che avevo. Sono svenuto e quando mi sono destato, non so quanto tempo dopo, mi sono ritrovato sul fianco con la parte destra del volto sull’asfalto. Quando mi sono svegliato mi sono avvinghiato ad una ringhiera per non cadere di sotto. Al mio risveglio IM 1 era vicino a me in piedi.

Aggiungo che quando ero in balia di IM 1 a terra, frastornato, gli dicevo: “Il portamonete, il portamonete” pensando che lui volesse i miei soldi e con questi termini volevo dirgli che il mio portamonete ce l’aveva lui.

ADR che ero talmente confuso per quanto capitatomi che ho pensato che lui già possedeva il mio portamonete.

Dalla mia posizione sdraiata mi sono alzato da solo e lui mi ha detto: “Vieni in auto”. Io non sapevo più nemmeno dov’ero, ero totalmente terrorizzato e ho continuato a seguire quello che lui mi diceva. Quando mi parlava in quei momenti, lo faceva con grinta e decisione e non ho pensato più a nulla. In seguito IM 1 mi ha detto che andavamo a casa mia e siamo ritornati da me.

ADR che quando IM 1 mi teneva con la mano alla gola non mi ha strangolato, non stringeva forte, ma mi teneva semplicemente bloccato.

ADR che in quei frangenti IM 1 non mi ha dato né pugni né sberle e nemmeno calci.

ADR che io indosso sempre gli occhiali, non solo per guidare, ma sempre, in ogni momento. Dopo che me li ha rotti li ho messi in tasca ed in seguito li ho conseganti all’interrogante.

ADR che quando mi sono destato, dopo la violenza di IM 1, ho visto che avevo i vestiti sporchi di sangue, come pure la testa.

ADR che quella notte non ero assolutamente ubriaco, né prima di arrivare al __________, né dopo, perché ho bevuto solo una coca-cola in questo posto.

A domanda del Mlaw __________ a sapere in che stato si trovava IM 1 nel momento in cui ha usato violenza nei miei confronti, rispondo che a me è sembrato strano, non lo conoscevo così e ho pensato che avesse preso qualche medicinale forte, pesante. Io non gliel’ho chiesto perché ero spaventato ed ero in sua balia.

A domanda del Mlaw __________ a sapere se la violenza di IM 1 nei miei confronti è stata improvvisa o meno, rispondo di sì anche se prima ero già agitato perché IM 1 mi aveva fatto fare tutti quei giri in auto che io non ho capito.

(…)

L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto accaduto presso la mia abitazione dopo i fatti di __________

Io ero all’estremo delle mie forze e non vedevo l’ora che finisse quell’incubo. Dopo aver lasciato __________ abbiamo raggiunto casa mia. Durante il viaggio io ero intontito e sono rimasto in silenzio; per questa mia situazione non ricordo quale fosse in quei momenti l’atteggiamento di IM 1.

Dopo che abbiamo posteggiato sotto casa lui mi ha detto: “Vengo su nell’appartamento”. Io ho preso le chiavi dalla mia tasca e ho aperto la porta, così come lui mi ha detto. Siamo entrati e lui è andato in camera mia, poi in bagno, poi in sala e infine in cucina. Cercava telefoni o allarmi di qualche cosa, in particolare voleva impedirmi di chiamare soccorsi. Mi aveva chiesto dov’era il telefono ed io gli ho detto di non averlo, in casa non ho il telefono fisso. Mi ha poi chiesto di dargli la carta d’identità e la tessera del bancomat senza dirmi perché. Ho preso la tessera bancomat su di una libreria e la carta d’identità e gliele ho date. Inizialmente avevo pensato di dirgli che avevo il tutto in una cassetta di sicurezza ma poi, non sapendo quale sarebbe stata la sua reazione, ho preferito assecondarlo.

Ero alla sua mercé e l’ho seguito fino all’auto.

Mi viene chiesto di precisare l’atteggiamento e i toni adottati da IM 1 in questi momenti.

Posso dire che si è mosso in modo molto veloce andando fra le varie stanze, mi diceva cosa fare ordinandomelo con tono alto e deciso.

(…)

L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto accaduto nel tragitto da __________ a __________ – prelevamenti ai bancomat e postomat

Quando abbiamo preso l’auto, era sempre IM 1 a guidare; io ero sempre in silenzio, molto spaventato, non ho proferito parola. Ho visto IM 1 fermarsi al postomat di __________, non gliel’ho chiesto io. Dopodiché siamo scesi e mi ha imposto di seguirlo fino all’apparecchio. IM 1 ha detto: “Meglio andare al postomat e non al bancomat” che si trova poco distante. Ci siamo avvicinati, lui aveva la tessera e l’ha infilata nell’apparecchio digitando il codice. Io non capivo più nulla e in questo momento non ricordo se il codice l’ha fatto lui o l’ho fatto io e non ricordo nemmeno come lui fosse venuto in possesso del codice che io avevo segnato su di un foglietto di carta all’interno del mio portamonete. IM 1 si è preso i soldi e la tessera. Io mi sono avvicinato nel tentativo di prendere i soldi e lui li ha subito presi dall’apparecchio e messi in tasca.

Mi viene detto che quella sera, successivamente a questo episodio, risulta un ulteriore tentato tentativo di CHF 2000.00 presso il bancomat situato a pochi metri dal Postomat. Mi viene chiesto se lo ricordo.

No, non me lo ricordo io in quelle circostanze ero totalmente “sottosopra”.

(…)

Mi viene chiesto di riferire com’era l’atteggiamento di IM 1 nei miei confronti in quei frangenti.

Il solito di quella sera, deciso, aveva in mano la situazione.

(…)

Quando siamo arrivati a __________ al postomat e bancomat sono sceso dall’auto ed ero imbambolato, con IM 1 non abbiamo assolutamente parlato di intrattenerci con delle ragazze e di spendere tutti quei soldi. Io non avrei mai pensato a una cosa del genere.

L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto accaduto a __________, presso il locale notturno __________.

A quel punto ho pensato: “Adesso ha tutto, ha i soldi, ha quello che ha voluto e quindi mi porta a casa”, ma poi ho visto che ha preso la via per __________. Mi sono aumentate l’angoscia e l’ansia perché non sapevo dove stavamo andando. Non ho comunque chiesto nulla e sono rimasto sempre in silenzio.

Siamo entrati in un locale pubblico che io vedevo per la prima volta, lui è entrato davanti a me e l’ho visto andare in fondo al locale, parlare con il responsabile, parlare con le ragazze e poi prendere i soldi dalla sua tasca e consegnarli alle ragazze. Se non sbaglio erano tre ragazze.

Lui si è seduto su di un divanetto e attorno a lui si sono avvicinate tre ragazze. Io ero fermo immobile, in piedi, vicino a lui. Lui ha preso dello champagne per le ragazze e ha chiesto anche a me di berlo, ma io gli ho detto di no e ho preso una Coca cola. Mi sono seduto vicino alle tre ragazze e ho visto che queste tre conoscevano bene IM 1. Mi sono reso conto che le tre ragazze si sono accorte che avevo i vestiti sporchi di sangue perché mi guardavano gli abiti. Non me l’hanno chiesto espressamente ma ho capito che avevano visto. Anche in quei momenti io non ho proferito parola e sono rimasto muto. IM 1 nel frattempo s’intratteneva con le ragazze.

Ho poi chiesto di poter andare in bagno e IM 1 mi ha detto: “vai a lavarti la faccia”.

ADR che mi ha detto questa cosa perché secondo me ero sporco di sangue e di terra.

Mentre mi recavo al bagno, ho inciampato su di un gradito, cadendo sul davanti, ma non sono finito a terra perché ho arrestato la caduta con le mani. Non avevo gli occhiali perché me li aveva rotti IM 1, in precedenza e li avevo in tasca. Mi sono alzato da solo con le mie poche forze e sono andato in bagno. Al rientro mi sono riavvicinato al divano dove c’era IM 1 e ho visto che c’era una ragazza in più. Io mi sono seduto dov’ero prima, senza mai proferire parola.

(…)

ADR che io penso che IM 1 abbia pagato le consumazioni appena entrati; non mi ricordo che prima di lasciare il posto sia andato al bancone a pagare.

ADR che io non ho bevuto champagne, al contrario di IM 1; non so dire chi fra IM 1 e le ragazze abbia bevuto di più.

ADR che io l’ho sempre seguito perché dopo quanto avevo subito ero totalmente confuso e ansioso. Era lui che guidava e aveva le chiavi dell’auto.

ADR che non ho pensato di chiedere aiuto perché ero in uno stato totalmente incosciente e confermo che IM 1 in quel posto sembrava essere di casa e conosceva tutti.

ADR che all’interno del locale IM 1 mi ha trattato con indifferenza nel senso che io ero in disparte e lui si è intrattenuto con le ragazze, senza coinvolgermi.

(…)

Mi viene chiesto se ricordo il rimprovero di IM 1 all’interno del __________ ed io rispondo come facevo a capire quello che mi diceva se io ero totalmente prostrato?

Voglio aggiungere che ricordo che ad un certo momento IM 1 mi ha preso il braccio e mi ha trascinato sul divanetto vicino a sé.

(…)

L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto accaduto al rientro a casa dal locale __________.

Al rientro ha posteggiato l’auto sotto casa in un posteggio in zona blu. Io mi sono detto: “Speriamo che questa storia sia finita”. Lui era stanco e gli ho detto di andare all’albergo __________ poco distante da casa. Con lui siamo andati in albergo e io sono rimasto lì fuori immobile ad aspettare se ci fosse o meno una camera.

Mi viene chiesto perché non sono scappato a casa quando lui si è allontanato e io rispondo che non lo so, ero imbambolato.

A domanda del Mlaw __________ a sapere il motivo per cui ho invitato IM 1 ad andare all’hotel preoccupandomi di dove lui passasse la notte, io rispondo che forse è stato in un attimo di lucidità che ho detto questa cosa, volevo tranquillizzarlo non sapendo cosa potesse accadere dopo.

A domanda dell’avv. RAAP 1 a sapere se ho reagito così per paura che lui tornasse a casa mia ulteriormente, rispondo che probabilmente ho pensato anche a questo.

Uscito dall’hotel IM 1 mi ha detto che non c’era nessuna camera libera e ci siamo avvicinati all’auto. Lui aveva ancora le chiavi dell’auto. Mi ha chiesto qual’era la chiave del baule e io gliel’ho mostrata. IM 1 ha aperto il baule e mi ha detto “Tu devi entrare nel baule” ed io ho risposto “io nel baule non entro”, ho preso coraggio e sono scappato in direzione dell’Hotel __________ senza una meta precisa. Lui mi ha raggiunto facilmente, mi ha preso il braccio trascinandomi verso la macchina e dicendomi più volte di entrare nel baule.

Ricordo che la sera precedente avevo lasciato la cesta dei panni nel baule e quindi IM 1 l’ha spostata mettendola sul sedile posteriore dell’auto.

Ricordo solo ora, non l’avevo detto all’interrogante nel primo verbale, che IM 1 a quel momento ha ricevuto una telefonata a cui ha risposto: “Arrivo fra 10 minuti”. Potevano essere le 05.30/05.45.

A quel punto lui mi ha detto che sarebbe andato in polizia con la mia carta d’identità autodenunciandosi per il fatto che mi aveva picchiato.

Ricordo pure che mi ha detto: “Ora vado in carcere, ricorda di portarmi le arance” nel momento in cui si è allontanato a piedi.

Io sono andato in casa, ho posteggiato l’auto e nel momento in cui mi sono adagiato sul letto ho visto il soffitto che girava a mille. Non so come ho fatto, ho cercato di farmi forza e con le poche forze che mi rimanevano ho ripreso l’auto e sono andato al pronto soccorso. In quelle condizioni non so come ho fatto ad arrivare sano e salvo al Civico.”

(VI confronto ACPR 1/IM 1 11.08.2014, AI 59 inc. 2014.6010)

Anche IM 1 manteneva la propria versione dei fatti:

" La sera dei fatti non gli ho suonato al campanello. Nel pomeriggio c’eravamo sentiti per telefono dandoci appuntamento al __________ per la sera. Lui mi aveva risposto che non sapeva quando rientrava perché era al lido ad __________ e poi voleva andare all’__________.

Se avete visto i miei tabulati telefonici avete potuto verificare che ho cercato di chiamarlo più volte per chiedergli dov’era e se arrivava al bar. Gli ho quindi mandato un SMS chiedendogli dov’era e lui mi ha chiamato domandandomi dove mi trovavo. Gli ho detto che ero al __________ e che dopo poco tempo il bar chiudeva. A quel punto mi ha detto: “Arrivo” ed io l’ho aspettato ai posteggi della posta di __________. ACPR 1 non è entrato al __________ perché quando è arrivato il locale era già chiuso.

Mi si ricorda che nel mio precedente verbale ho dichiarato che ACPR 1 mi aveva raggiunto al bar e che eravamo rimasti fino alla chiusura. Mi viene chiesto il motivo per cui oggi dichiaro una cosa diversa.

Perché l’ho ricordato ora, anche in base a quanto ha dichiarato ACPR 1.

(…)

A quel punto abbiamo deciso se proseguire la serata e io gli ho suggerito se andavamo all’__________ come già capitato in precedenza e lui mi ha detto di sì. Sono salito sulla sua macchina come passeggero e siamo andati all’__________ di __________. Siamo entrati e senza consumare siamo usciti perché era vuoto, le donne erano belle e poi ho visto che era cambiata la gerenza. Siamo poi andati a __________, gli ho detto io di andare lì, ACPR 1 si è accostato in un parcheggio privato vicino alla __________.

Mi viene chiesto il motivo per cui ACPR 1 si è fermato in quel posto visto che ero io che gli ho detto dove andare.

Gli ho detto io di fermarci perché poi ho deciso di andare al __________. Facendo manovra per girare la macchina l’ha danneggiata.

(…)

E’ vero che dopo il danneggiamento mi ha chiesto espressamente di guidare la sua auto, offrendomi di pagargli parte del danno. Ho preso l’autostrada dirigendomi verso __________; in uscita dall’autostrada gli ho chiesto se avesse soldi perché io ne avevo pochi e lui mi ha detto: “No, dobbiamo fermarci a prelevare”.

A Morcote non ci siamo mai andati.

(…)

ADR che nego di aver suonato alla porta di casa sua, di avergli chiesto di venire a prendermi a __________ e poi di essere andato a __________, poi a __________, poi a __________ e poi ancora a __________ con la scusa di non trovare la chiave di casa.

Nego categoricamente le asserite azioni di forza, minaccia e intimidazione da parte mia nei confronti di ACPR 1 a __________. Non l’ho sbattuto a terra, non l’ho preso per la gola, non gli ho stortato gli occhiali, non ho messo i guanti, non mi sono messo su di lui con le ginocchia e neppure l’ho minacciato di ucciderlo, rispettivamente dicendogli che avevo una pistola e neppure gli ho strappato i denti.

(…)

ADR che io non ho visto i vestiti di ACPR 1 sporchi di sangue quella notte.

(…)

Quella sera non siamo andati a casa sua, non ho girato in casa in cerca di un telefono non gli ho sottratto la carta di credito, neppure la carta di identità e non gli ho imposto di seguirmi. Non sono mai stato a casa del signor ACPR 1.

(…)

E’ vero che siamo andati a prelevare, ma è stata una libera scelta di ACPR 1 al fronte del fatto che gli avevo detto di non avere molti soldi.

Siamo andati alla __________ di __________ dove inizialmente è lui che ha tentato di prelevare ma non ci riusciva così mi ha chiesto aiuto. Io mi sono avvicinato a lui, lui ha rimesso la carta ed io gli ho dettato il codice che era scritto su di un foglietto che lui aveva nel portamonete. I soldi li ha presi lui CHF 1000.00, ritirando pure la ricevuta.

(…)

Mi si dice che in quell’occasione è stato tentato il prelevamento di CHF 2000.00, come risulta dalla registrazione recuperata in banca (21.06.2014, h. 3.25), salvata nel CD della videosorveglianza acquisita e qui allegato (doc. A allegato).

Mi si dice che dal video si vede che sono stato io che ho fatto tutte le operazioni e che quindi ho pure richiesto l’importo di CHF 2000.00.

Io non ricordavo di aver digitato l’importo.

(…)

Contesto la versione di ACPR 1. Quando lui è uscito dall’auto al Postomat/ Bancomat, avrebbe potuto chiedere aiuto a chiunque, scappare, gridare. Lui sapeva bene che stavamo andando in un locale notturno, ma non sapeva quale.

Siamo entrati insieme al __________, ho scelto io due ragazze, quelle che mi piacevano di più e le ho invitate al divano. Ho chiesto alle ragazze cosa volevano bene e loro mi hanno detto champagne. Ho chiesto a ACPR 1 cosa volesse bere e non ricordo se mi avesse detto acqua o Coca Cola. Era seduto sul divanetto, io e lui alle estremità e le ragazze fra di noi.

Non è vero che ACPR 1 è rimasto in silenzio e non interagiva con le ragazze, parlava con la ragazza vicino a lui, da timido.

(…)

E’ vero che ad un certo punto ACPR 1 si è alzato per andare in bagno ed è inciampato. Ho sentito qualcuno dei presenti dirmi: “Guarda che è caduto il tuo amico”. Ci siamo avvicinati a lui e con le ragazze lo abbiamo tirato su. Qualcuno mi ha passato i suoi occhiali che io ho dato a lui e lui ha messo in tasca. Tutti gli abbiamo chiesto come stava, io ho insistito di più. Io e una ragazza l’abbiamo portato in bagno e lui si è lavato e sistemato. Gli ho chiesto di nuovo se stava bene, continuando ad insistere e lui mi ha detto che andava bene ma che aveva dolori al costato.

Nel mentre siamo usciti io ho pagato con la sua carta di credito e grazie al codice PIN che avevo trattenuto nel momento che abbiamo tentato di prelevare alla __________. Mentre io pagavo lui era seduto su di uno sgabello e si vedeva che non stava proprio bene.

ADR che non stava bene per il colpo che aveva preso inciampando nel gradino.

In seguito siamo usciti e ce ne siamo andati e durante tutto il viaggio gli chiedevo se voleva che lo portassi al pronto soccorso e lui mi diceva di no.

(…)

ADR che ACPR 1 quella notte all’interno del locale, secondo me, indossava gli occhiali fino a quando è caduto.

Mi si ricorda che nel verbale d’arresto ho pure dichiarato di aver avuto un diverbio con ACPR 1 al __________. Mi si chiede conferma, ritenuto che oggi nulla ho riferito in merito a questa presunta disputa.

Abbiamo avuto una discussione abbastanza animata sul fatto che io volevo portarlo al pronto soccorso e lui non voleva.

Mi si dice che a verbale d’arresto ho dichiarato che la disputa riguardava “quello che lui stava combinando con una ragazza al __________”.

In quell’occasione è stato più un rimprovero ritenuto che lui non partecipava con la ragazza.

(…)

ADR che ad un dato momento ho tirato via dalla ragazza ACPR 1 e l’ho messo vicino a me.

ADR che l’ho preso per un braccio, non l’ho trascinato, ma l’ho accompagnato verso di me e si è seduto al mio fianco.

(…)

Al rientro ho guidato io, ho già detto di avere insistito più volte di volerlo portare in ospedale ma lui mi ha detto di no, abbiamo raggiunto la __________ di __________ dove avevo posteggiato l’auto. Ho recuperato l’auto e sono andato a dormire a __________ al __________ dove sono rimasto fino alla domenica successiva, giorno in cui mi sono recato in Italia. (…).

ADR che non siamo andati all’hotel __________ quella notte ed io non ci sono entrato.

Nego categoricamente il racconto del baule riferito da ACPR 1.”

(VI confronto ACPR 1/IM 1 11.08.2014, AI 59 inc. 2014.6010)

Preso atto che il pagamento al __________ era stato effettuato alle ore 03.32, IM 1 conveniva che quanto riferito da ACPR 1, e cioè che aveva pagato non appena erano entrati nel locale, era corretto (VI confronto ACPR 1/IM 1 11.08.2014 pag. 18).

2.8.7. Anche durante il confronto con __________, sia quest’ultimo che IM 1 confermavano le precedenti dichiarazioni.

In particolare, Ioannone ribadiva che la sera in questione IM 1, come pure l’“avvocato” che era con lui (ovvero ACPR 1), avevano i vestiti sporchi di sangue e che “chi gestiva la situazione era IM 1, è lui che ha fatto le comande. L’avvocato sin da subito mi è sembrato stordito. Non so se fosse ubriaco o spaesato. (…). L’avvocato era imbambolato, non parlava con le ragazze e stava lì seduto, secondo me non stava bene con la testa. Ricordo che l’avvocato stava attaccato a IM 1, quest’ultimo lo prendeva per la maglietta e per le braccia dicendogli di sedersi e di stare vicino a lui. Io ho pensato che lo facesse a titolo di amicizia visto che mi è sembrato che questo avvocato non fosse totalmente al cento per cento” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 4).

Dal canto suo, IM 1 dichiarava che “non è vero che avevo i vestiti sporchi di sangue. Non è vero che ACPR 1 era sempre seduto in un angolo, più volte ha cambiato posto sul divano. È vero che lui non interagiva con le ragazze non so se perché non si trovasse a suo agio. Le ragazze avevano più confidenza che me e sono state loro a decidere di prendere lo champagne. (…). È vero che ho fatto io la comanda dello champagne, dopo aver consultato ACPR 1 in merito. (…). È vero che è capitato che vedendo che lui non si trovava a suo agio con la ragazza ho detto ad ACPR 1: “Vieni qua, stai vicino a me”. È possibile che l’ho accompagnato prendendolo per il braccio, ma non l’ho mai strattonato” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 6).

__________ ribadiva anche di aver “rivisto IM 1 il giorno dopo perché è venuto con l’intento di pagarmi il debito che aveva con il locale, sempre a mano della medesima carta. Per finire non ce l’ha fatta perché l’apparecchio non gli ha permesso di finalizzare l’operazione; questa è stata rifiutata. A me ha detto: “Dammi la carta, non capisco cosa è successo con questa carta, verifico io con la banca”. Se n’è poi andato promettendomi di tornare a pagarmi, ma io non l’ho più rivisto. L’ho chiamato un paio di volte telefonicamente perché possiedo il suo numero di telefono, chiedendogli di pagare, ma nelle ultime telefonate lui non mi ha più risposto. ADR che sono sicuro che il giorno dopo quei fatti IM 1 è venuto e mi ha consegnato la medesima carta di credito della notte precedente; non mi ha assolutamente consegnato una postcard” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 6), mentre che IM 1 ripeteva che “è vero che il giorno dopo mi sono presentato nuovamente nel locale ed ho consegnato al qui presente la mia postcard a me intestata con il relativo codice PIN segnato su di un foglietto dicendogli di pur procedere al pagamento degli arretrati. Il giorno dopo l’ho recuperata. ADR che non ho fatto io il pagamento con la postcard perché era pomeriggio e il locale era chiuso. A lui ho detto: “Stasera prova ad effettuare l’operazione, poi mi ridai la carta”. Quando l’ho recuperata __________ mi ha detto che nonostante i vari tentativi non era riuscito ad effettuare l’operazione” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 7).

2.8.8. Nel seguito dell’inchiesta IM 1 continuava a contestare di aver aggredito ACPR 1, ribadendo di non averlo “toccato nemmeno con un dito” e di non saper quindi spiegare la provenienza delle lesioni attestate nel certificato medico dell’Ospedale __________, aggiungendo che “l’unica cosa che posso continuare a dire è che lui quella sera è caduto all’interno del locale __________” (VI 24.09.2014 pag. 3).

Nell’ultimo verbale d’interrogatorio dichiarava che “contesto i fatti che sono stati valutati come estorsione; è vero che ho trattenuto sulla mia persona dopo quella sera la carta EC di ACPR 1, con la quale ho effettuato delle spese ed ho tentato di effettuarne altre. Contesto di averlo sequestrato; ACPR 1 mi ha pure accompagnato in albergo, così ha dichiarato lui. Ribadisco che non l’ho toccato e neppure minacciato. Riconosco solo di averlo preso, ma non di forza, per farlo sedere vicino a me al __________” (VI 17.12.2014 pag. 8).

2.8.9. Anche in aula IM 1 ha continuato a contestare le accuse, riconoscendo unicamente di aver trattenuto e di aver utilizzato la carta di credito di ACPR 1:

" Contesto di aver usato violenza o minaccia nei confronti di ACPR 1. Contesto pure di averlo fatto uscire di casa con l’inganno, perché avevamo un appuntamento. Contesto di avergli fatto fare tutti questi giri nel __________. Avevamo appuntamento. Non è vero che gli ho detto “ti voglio uccidere” e né gli ho detto di possedere una pistola. Non gli ho strappato gli occhiali di dosso e nemmeno ho usato la forza fisica su di lui, tappandogli la bocca e strappandogli i ponti dentali. A casa sua non sono mai stato. Con la carta lui ha prelevato fr. 1'000.-- al postomat ma li ha tenuti lui. Non ho preso la sua carta d’identità.

Non l’ho rapito con l’inganno perché avevamo un appuntamento. Siamo stati al __________. Non è vero che gli ho detto di entrare nel baule. Lui non ha tentato di scappare, era in giro con me e se avesse voluto scappare, lo avrebbe potuto fare benissimo. Non ammetto di averlo menato e i soldi che ha preso, li ha tenuti lui, unitamente alla carta. Confermo i pagamenti che ho fatto con la carta di ACPR 1 il giorno dopo, per fare benzina e altre cose. L’acquisto delle bottiglie al __________ l’ho fatto con il consenso di ACPR 1. Dopo la carta l’ho tenuta io ed è stata trovata in mio possesso al momento dell’arresto. Ammetto di aver fatto con la carta i pagamenti che sono indicati nell’atto d’accusa.

La Presidente mi chiede perché ho usato questa carta bancomat che non era mia e io rispondo che è una bella domanda, non so rispondere cosa mi sia successo quella sera.

Non so dire nemmeno perché ho fatto acquisti e tentativi di acquisto anche nei giorni seguenti.

A domanda della Presidente dichiaro che non so dire per quale motivo ho tenuto la carta di credito di ACPR 1 quella sera, non ero in me. Non so dire nemmeno perché ne ho fatto uso o tentato di farne uso nei giorni successivi. Da quando mi sono separato ho iniziato un po’ un declino mentale. Ci siamo separati legalmente nel mese di novembre 2013, ma le nostre strade si erano già divise in occasione dell’ultimo sfratto dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19. A seguito dello sfratto, mia moglie è andata a stare da sua sorella a __________, che abita lì da parecchio tempo. Già prima della notte del 20/21.6.2014 mi ero rivolto a uno psichiatra, che mi aveva prescritto dei medicamenti. Negli effetti collaterali non scritti di questo medicamento ci sono aggressività e simili. Si trattava di uno psichiatra italiano che non mi ricordo come si chiama. So che sta a __________ ma non mi ricordo il nome. Le scatole di medicinali erano state trovate all’interno della mia vettura.

La PP mi chiede come mai parlo di aggressività come effetto collaterale se ho dichiarato che quella sera non ero stato aggressivo con ACPR 1.

R: Prendevo il medicamento e facevo abuso di alcool. Questo medicamento mi ha portato a essere più aggressivo. A danno di ACPR 1 non sono stato aggressivo fisicamente, quella sera potrei essere stato aggressivo verbalmente con ACPR 1.

La Presidente mi chiede per quale motivo ACPR 1 si doveva inventare una storia simile.

R: Non lo so, io so solo che ACPR 1 quella sera è caduto dentro al locale, io so solo questo. Io so che quella sera non ho toccato ACPR 1 nemmeno con un dito.

ADR: Confermo tutti i prelevamenti indicati al punto 3.1 dell’atto d’accusa.”

(VI imputato pagg. 6-7, all. 1 al V. DIB)

2.8.10. La Corte ha considerato la versione resa da ACPR 1 disinteressata, in quanto non è emerso alcun motivo per il quale avrebbe dovuto denunciare falsamente IM 1, che considerava un amico. Dalle dichiarazioni di ACPR 1 emerge inoltre chiaramente che lo stesso non ha voluto aggravare la posizione di IM 1, dal momento che ha reso talvolta anche delle dichiarazioni a suo favore, in particolare laddove ha riferito che durante l’aggressione IM 1 lo teneva bloccato alla gola ma che “non stringeva forte” e che “non mi ha dato né pugni né sberle e nemmeno calci”. Ma ancora più illuminante è, a tal riguardo, la circostanza che ACPR 1 non abbia riferito agli inquirenti - siccome non se ne ricordava - del tentativo di prelevamento effettuato da IM 1 con la sua carta presso il bancomat di __________, di cui gli inquirenti hanno reperito la videoregistrazione, dove si vede chiaramente che è IM 1 a gestire l’intera operazione.

Inoltre, la versione dei fatti di ACPR 1 risulta lineare e costante nel tempo, oltre che circostanziata e dettagliata.

La stessa è inoltre stata confermata in più punti da riscontri oggettivi, come per esempio le lesioni attestate nel certificato medico, il prelevamento di fr. 1'000.- presso il postomat di __________, la circostanza che nel filmato del bancomat di __________ ACPR 1 non indossasse gli occhiali, i vestiti macchiati di sangue come pure gli occhiali che sono stati chiaramente stortati manualmente e non rotti a seguito di una caduta (come emerge dalle fotografie allegate al VI dell’imputato del 08.08.2014, AI 57 inc. 2014.6010).

La versione di ACPR 1 trova inoltre riscontro nella testimonianza di __________, gerente del __________, il quale ha confermato - oltre al fatto che si trovavano nel suo locale la sera dei fatti - che entrambi avevano i vestiti sporchi di sangue e che ACPR 1 aveva un comportamento dimesso mentre che IM 1 aveva in mano la situazione, come pure che avevano ordinato anche champagne e che era stato IM 1 a pagare le consumazioni di quella sera.

La versione di ACPR 1 risulta poi anche confermata in parte dallo stesso IM 1, che su taluni punti ha dovuto riconoscere, a fronte degli elementi probatori o dei riscontri oggettivi raccolti dagli inquirenti, la correttezza di quanto riferito da ACPR 1, in particolare:

  • dopo averlo negato, a fronte della testimonianza del parrucchiere del salone __________ - dove inizialmente sosteneva di non essere mai stato - IM 1 ha dovuto ammettere di essere stato presso il salone come pure di aver trattenuto la carta di credito di ACPR 1, utilizzandola nei giorni successivi;

  • dopo aver dichiarato che era stato ACPR 1 a tentare di effettuare un secondo prelevamento presso il bancomat della __________, a fronte dei filmati acquisiti dagli inquirenti l’imputato ha dovuto riconoscere che invece era stato lui ad effettuare il tentativo di prelevamento di fr. 2'000.-;

  • dopo aver dichiarato che presso il __________ aveva bevuto solo bevande analcoliche, ha dovuto riconoscere, a fronte della testimonianza di __________, che aveva consumato anche champagne;

  • dopo avere dichiarato che era stato ACPR 1 a pagare il conto presso il __________, rispettivamente ricordandosi poi che lo aveva aiutato perché ACPR 1 non riusciva a digitare correttamente il codice, a fronte della testimonianza di __________ e dell’ora in cui era stato effettuato il pagamento, l’imputato ha per finire dovuto ammettere che era stato lui a pagare il conto con la carta di ACPR 1 non appena erano entrati nel locale;

  • dopo aver dichiarato che quella sera non vi era stata alcuna lite con ACPR 1, a fronte della contestazione di quanto aveva dichiarato alla polizia (che lo aveva cercato dopo essere stata a sua volta contattata telefonicamente da ACPR 1) ha dovuto ammettere che vi era stato un diverbio, indicando dapprima che avevano discusso “in merito a quello che ACPR 1 stava facendo al __________” e poi, invece, che avevano avuto una discussione abbastanza animata “sul fatto che io volevo portarlo al pronto soccorso e lui non voleva”.

IM 1 ha quindi raccontato molte bugie, che sono state smascherate grazie agli elementi raccolti dagli inquirenti, per cui lo stesso - al contrario di ACPR 1 - non risulta per la Corte affatto credibile.

In conclusione, la Corte ha ritenuto che i fatti si sono svolti così come credibilmente riportato dalla vittima, fatta eccezione per la circostanza - riferita da ACPR 1 - secondo cui durante l’aggressione IM 1 gli avrebbe messo le mani in bocca strappandogli dei ponti dentali, dal momento che su questo aspetto inizialmente ACPR 1 aveva detto di non ricordare come li aveva persi, per cui in ossequio al principio in dubio pro reo, la Corte ha ritenuto che la vittima ha sicuramente perso i ponti dentali a causa dell’aggressione subita da IM 1, ma senza che risulti comprovato che questi glieli abbia strappati infilandogli le mani in bocca.

2.8.11. In diritto, la Corte ha qualificato l’agire di IM 1 in danno di ACPR 1 come estorsione aggravata, dal momento che, dopo averlo malmenato e spaventato a morte, mantenendolo sotto la minaccia (implicita) di picchiarlo ancora, l’imputato si è fatto consegnare da ACPR 1 la carta d’identità e la carta di credito, con la quale ha poi proceduto a prelevare fr. 1'000.-, inserendo la tessera nel postomat e facendo digitare il codice ad ACPR 1, per cui il punto 1 dell’atto d’accusa 21/2015 è stato confermato.

La Corte ha ritenuto che l’imputato si è inoltre reso colpevole del reato di sequestro di persona e rapimento ex art. 183 poiché, dopo averlo malmenato malamente ed aver proceduto al prelievo di fr. 1'000.- al postomat e al tentativo di prelievo al bancomat della __________ di __________, ha costretto ACPR 1, scioccato e inebetito, mantenendolo costantemente sotto controllo e privandolo della sua libertà personale, a seguirlo al locale __________, dove si sono intrattenuti per diverso tempo, fino a quando lo ha riportato a casa. L’affermazione di IM 1 secondo cui ACPR 1 avrebbe potuto andarsene è palesemente fuori contesto, dal momento che sia dal filmato della __________ agli atti che dalle dichiarazioni di ACPR 1 e dalla testimonianza di __________, risulta chiaramente lo stato di shock in cui si trovava ACPR 1, che giustamente, dopo quello che aveva subito, temeva senz’altro ulteriori gesti violenti da parte di IM 1 nei suoi confronti. Pertanto, anche il punto 2 dell’atto d’accusa 21/2015 ha trovato conferma.

Non occorre spendere molte parole per dire che l’imputato ha commesso anche il reato di abuso di un impianto per l’elaborazione di dati laddove, tra il 20 e il 29 giugno 2014, ha effettuato e tentato di effettuare pagamenti e prelevamenti con la carta estorta ad ACPR 1, reato che lui stesso ha per finire ammesso.

Anche il punto 3.1 e i punti da 3.1.1 a 3.1.13 dell’atto d’accusa 21/2015 hanno quindi trovato accoglimento.

2.9. Ripetuta truffa

IM 1 deve rispondere anche di una serie di truffe che avrebbe commesso, per mestiere, su di un periodo che si estende dal giugno 2008 al giugno 2014 (cfr. punto 4 dell’atto d’accusa 21/2015).

2.9.1. Truffa in danno di ACPR 2

2.9.1.1. Il 17 luglio 2014 ACPR 2, vedovo dal 2008 e pensionato (ex direttore della __________ a __________), per il tramite del suo patrocinatore denunciava IM 1 per titolo di truffa, abuso di un impianto per l’elaborazione di dati, falsità in documenti e ogni altro reato connesso alla fattispecie.

Il denunciante, che esponeva dettagliatamente e cronologicamente i fatti, affermava in sostanza che “tra il mese di gennaio ed il mese di giugno 2014 IM 1 è riuscito a carpire a ACPR 2 complessivamente CHF 90'000.00 (novantamila), inducendolo, tramite storie strappalacrime e promesse di restituzione, a prelevare e a consegnargli importi variabili da CHF 2'000.00 a CHF 10'000.00. Importi che non ha più restituito” (denuncia 17.07.2014 pag. 2, AI 1 inc. 2014.6836).

In data 18 aprile 2014, inoltre, IM 1 avrebbe addebitato il conto __________ di ACPR 2 con una ricarica telefonica di fr. 150.- in favore della sua utenza telefonica __________ (denuncia 17.07.2014 pag. 4 e pag. 6, AI 1 inc. 2014.6836).

ACPR 2 veniva interrogato il 25 luglio 2014 (AI 3 inc. 2014.6836) e riferiva di aver conosciuto IM 1 per il tramite di un suo caro amico e della di lui moglie, i quali gli avevano raccomandato di rivolgersi a IM 1 per risolvere i problemi con il computer, essendo rimasti soddisfatti delle sue prestazioni informatiche. ACPR 2 lo aveva quindi contattato e IM 1 gli aveva fatto una buona impressione, anche perché gli aveva raccontato di aver studiato informatica al politecnico di Zurigo e di essere pilota di elicotteri. Aveva pertanto concluso con IM 1 un contratto di manutenzione del PC fisso per fr. 600.- all’anno in cui “IM 1 si impegnava a venire a casa mia ogni due mesi ed il suo compito era quello di aggiornarmi il computer e verificare che tutto funzionasse bene” (contratto che era stato concluso in forma scritta il 15.03.2013, cfr. AI 4 inc. 2014.6836).

Per i primi 6/7 mesi, IM 1 aveva eseguito le sue prestazioni come da contratto.

In seguito, “verso la fine del 2013 IM 1 ha iniziato a raccontarmi le sue vicende personali. Veniva da per visionare il computer ma in realtà dopo si fermava di più a chiacchierare, bevevamo un caffè, ci facevamo anche un po’ di compagnia. Ha iniziato quindi a raccontarmi del divorzio dalla moglie che da come me ne parlava odiava, lei e i suoi genitori. Riteneva che queste persone non gli permettevano di vedere i figli, ai quali lui teneva moltissimo. (…). Quindi mi aveva parlato del problema che aveva con l’unico suo conto bancario, bloccato su ordine della Pretura. A suo dire infatti sullo stesso c’erano circa 2/3/400'000.00 franchi. Io non ho mai messo in dubbio questo importo. Ritenevo che dalla sua formazione e in merito a quanto lui mi raccontata ci poteva anche stare che lui avesse una somma simile di risparmi. Ricordo che mi diceva di rammaricarsi di non aver mai separato questo conto in due, uno privato/famigliare e l’altro professionale, dal quale poteva attingere. Su questo suo unico conto infatti confluivano tutti i guadagni della sua attività professionale. Essendo lo stesso bloccato, lui non aveva liquidità per vivere e per mantenere i figli”.

ACPR 2 aggiungeva che “quando IM 1 mi raccontava i suoi problemi con i figli che non poteva vedere perché impedito dalla ex moglie, mi faceva una gran pena. Io gli credevo”. Il 24 gennaio 2014 gli aveva quindi concesso un primo prestito di fr. 2'000.-:

" Se non erro si era presentato con la scusa di aggiornarmi il computer o la stampante. Mi aveva raccontato di aver bisogno di soldi per pagare gli alimenti ai figli.

Questa era una delle tante scuse. Ricordo che, fra le altre, c’era anche quella di dover pagare l’AVS ai dipendenti.

(…)

Quindi io, impietosito dalla situazione di IM 1, ricordo di essere andato in banca e di aver prelevato CHF 2'000.00.”

(VI ACPR 2 25.07.2014, pag. 4)

ACPR 2 spiegava che “da lì è iniziato tutto, lui mi raccontava impietosendomi dei suoi problemi di lavoro e con i figli e mi chiedeva denaro. Io gli credevo e gli consegnavo quanto richiesto, rassicurato dal fatto che mi sarebbe stato tutto restituito entro breve. Con il senno di poi certo che non lo rifarei ma io ero veramente fiducioso e credevo in quello che mi raccontava” (pag. 5).

ACPR 2 affermava che “ovviamente, il denaro che io gli consegnavo era a titolo di prestito. Infatti lui continuava a ribadirmi, a giurarmi addirittura, che me l’avrebbe restituito la settimana successiva. Ogni volta era la stessa cosa, ma io ci credevo, Mi dice che il problema era della Pretura, che non decideva circa il divorzio e di conseguenza non sbloccava il conto. Ma la decisione doveva essere imminente, visto che ogni volta mi diceva che la settimana successiva mi avrebbe potuto restituire i soldi” (pag. 5).

A domanda dell’interrogante a sapere quando aveva iniziato a chiedergli la restituzione dei soldi, ACPR 2 rispondeva “da subito. All’inizio tolleravo che ritardasse un po’. Ma poi quando ho raggiunto la cifra di circa CHF 40'000.00 prestati, gli ho chiesto in maniera più insistente di restituirmeli. (…). Lui continuava a dirmi che la settimana successiva gli avrebbero sbloccato, dalla Pretura, i soldi quindi me li avrebbe restituiti entro breve. Poi ricordo che ad un certo punto mi diceva che era in attesa di riceve un importo consistente di denaro dall’__________ in Italia”. Dopo che IM 1 aveva sottoscritto, il 6 marzo 2014, il riconoscimento di debito per fr. 40'000.- “mi sono sentito più tranquillo. Io dopo aver lavorato 40 anni a __________ ritengo che una firma ha la sua validità quindi la firma di IM 1 su questo foglio l’ho interpretata come riconoscimento da parte sua di dovermi CHF 40'000.00 che mi avrebbe restituito” (pagg. 5-6).

ACPR 2 riferiva poi che ad un certo punto IM 1 gli aveva anche parlato del progetto __________, di cui gli diceva “che era “IL” progetto della sua vita. Lui avrebbe ottenuto il diritto esclusivo di fornire gli allacciamenti __________ in Ticino, dove avrebbe avuto già migliaia di clienti. Per questo aveva anche degli agganci alla __________. Infatti ricordo che un giorno, a casa mia, con il suo telefono, IM 1 aveva contattato - così mi aveva fatto credere, ora io metto in dubbio tale telefonata - un tale avvocato __________ responsabile della parte __________ o qualcosa del genere con l’Italia presso la __________. In occasione di queste telefonata ricordo che IM 1 su un foglietto, faceva dei calcoli di quanto gli avrebbe reso quell’affare e si arrivava a delle cifre enormi. Parlava di CHF 200'000.00. Per cui, restituire i soldi a me per lui era una bazzecola” (pag. 7).

ACPR 2 precisava che “dal momento in cui ha iniziato a raccontarmi del progetto __________, quindi più o meno nel periodo pasquale, i soldi che mi chiedeva gli servivano per quello. Per i figli me lo ha chiesto più raramente” (pag. 8).

ACPR 2 riferiva poi di un’occasione in cui IM 1 gli aveva chiesto un prestito per ottenere la restituzione dei documenti che gli erano stati sequestrati dalla polizia in quanto era stato arrestato dopo aver messo a soqquadro l’appartamento della ex moglie (ciò che, come visto più sopra, era effettivamente accaduto il 13/14 maggio 2014, allorché era entrato nell’appartamento degli ex suoceri):

" Ricordo che un pomeriggio, verso le ore 17.00, ho ricevuto una telefonata da IM 1. Mi chiedeva se potevo andare a prenderlo in macchina alla __________ di __________. Gli ho detto di sì, pensavo magari che avesse problemi con l’auto. Dopo circa mezz’ora che l’aspettavo su, è arrivato. Mi ha subito detto “ho fatto una cazzata!! Ho passato la giornata al Farera” Io gli ho chiesto di spiegarsi meglio e lui mi ha detto di aver trascorso la giornata in prigione perché era andato in casa della ex moglie e, con sua grande soddisfazione perché me lo raccontava in maniera serena e felice, aveva buttato all’aria tutto quanto c’era nell’appartamento. Questo è quanto lui mi aveva riferito. Tuttavia gli servivano CHF 2'000.00 per poter riavere i suoi documenti, sequestratigli dalla Polizia. Lui mi aveva detto che doveva consegnare questi soldi all’avvocato. Io ero scioccato di quanto mi aveva riferito, per me sono cose inconcepibili. Oltretutto non conosco il sistema giudiziario quindi ho creduto che per riottenere i suoi documenti gli servissero soldi. E quindi gli ho consegnato i CHF 2'000.00 da lui richiesti che ho prelevato nelle modalità di cui le volte precedenti. (…). In mia presenza aveva chiamato qualcuno, a me ha fatto intendere fosse l’avvocato, dicendo “li ho”, intendendo i soldi.”

(VI ACPR 2 25.07.2014 pagg. 8-9)

In un’altra occasione, nel maggio 2014, IM 1 gli aveva nuovamente chiesto un prestito ma lui non voleva consegnargli il denaro in quanto “ho iniziato a dubitare del dire di IM 1”; IM 1 per rassicurarlo “mi aveva consegnato due tessere __________ dicendomi che presentandomi con queste tessere in Banca avrei potuto ottenere il trasferimento del denaro che mi doveva. Io gli ho subito chiesto che diavolo di tessere erano, infatti una era oltretutto rotta. Lui mi aveva detto che era sempre in tasca quindi per questo motivo si era rotta. Io purtroppo, ancora una volta, ci ho creduto. La sera stessa, il 22.05.2014 alle ore 01.35, ho ricevuto un sms da IM 1 che mostro all’interrogante la quale lo trascrive: “Salve ACPR 2, mi è venuto in mente che non pio usare le tessere, manca il fogli del registro di commercio.” Io non ho fatto molto caso a questo sms, sono andato comunque in Banca __________. Lì mi era stato detto che le carte erano scadute e di andare in polizia, dopo che le avevo raccontato il mio problema” (VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 9).

In data 17 giugno 2014 aveva visto per l’ultima volta IM 1, occasione in cui gli aveva concesso un ulteriore prestito di fr. 2'000.-:

" La sera del 17.06.2014 IM 1 si era nuovamente presentato a casa mia. Io gli avevo detto che se non mi restituiva i soldi io non avrei dormito dalla preoccupazione. Io cominciavo ad avere i miei dubbi, sono stato molto male, a parte i soldi, era la rabbia di essere stato raggirato in questo modo, da una persona della quale io mi fidavo. Oserei dire che l’ammiravo quasi, mentre lo vedevo maneggiare il computer.

Fatto sta che io il 17 giugno non volevo più dargli soldi. Lui mi aveva detto che avrebbe dormito davanti a casa mia, davanti alla porta del mio appartamento.

ADR che questi ulteriori CHF 2'000.00 non ricordo più a cosa gli servivano. Probabilmente per pagare l’iscrizione alla Camera di commercio in Italia. Lui mi parlava di spese, tasse.

Io ero esasperato. Mi aveva in mano. Ricordo che lui mi inviava anche degli sms “affettuosi”. Quindi, per tornare a quella sera, preso dallo sfinimento, il gli ho dato gli ultimi CHF 2'000.00 e lui se n’è andato. Ricordo che mi aveva detto che grazie a questi CHF 2'000.00 l’avrei aiutato ad accelerare il processo di realizzazione del progetto __________ e quindi la restituzione di tutto quanto gli avevo prestato.”

(VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 10)

Infine, nel corso dell’interrogatorio ACPR 2 riferiva dell’addebito del 17 aprile 2014 di fr. 150.- a carico del suo conto __________:

" Fatto sta che io un giorno ricevo la fattura __________ e vedo che è decisamente più alta del mio solito. Ho chiamato __________ e non sapevano darmi spiegazioni se non che avevo acquistato due ricariche natel per complessivi CHF 150.00. Allora ho guardato meglio la fattura e infatti ho constatato che erano stati addebitati in data 17.04.2014 CHF 150.00 in favore del numero natel in uso a IM 1 e meglio __________.

Quindi io l’ho chiamato subito dicendogli “ma mi sta fregando??” - preciso che ci davamo sempre del “lei” - mandandogli anche una email “di fuoco” e lui si è scusato dicendomi che probabilmente quando era venuto da me era rimasta registrata la mia password…io non ricordo più. Mi ha dato una giustificazione informatica che io, date le mie conoscenze, ho preso per buona non potendola nemmeno verificare e così “mi ha messo via”. Mi aveva rassicurato che questi soldi, come gli altri, me li avrebbe restituiti.”

(VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 7)

2.9.1.2. Il 28 luglio 2014 il patrocinatore del denunciante versava agli atti - tra l’altro - la trascrizione degli sms scambiati tra ACPR 2 e IM 1 come pure le e-mail inviate da ACPR 2 a IM 1 (AI 4 inc. 2014.6836).

Va rilevato già sin d’ora che dalla lettura delle stesse si evincono chiaramente i toni affettuosi che IM 1 riservava a ACPR 2 (“Caro ACPR 2, grazie ancora di cuore. Un abbraccio. IM 1”; “Salve ACPR 2, ha riposato bene? Stia tranquillo. (…). Un abbraccio IM 1”; “Carissimo ACPR 2, spero che il viaggio sia andato bene. Buone vacanze un abbraccio IM 1”; “Carissimo ACPR 2, spero che la sua vacanza proveda (proceda?) nel migliore dei modi, la sua partenza ha portato via il sole dal Ticino, continua a piovere. (…). Un salutone e un forte abbraccio IM 1”; “Salve mio caro amico ACPR 2, spero abbia fatto un buon viaggio e che abbia passato delle buone vacanze. (…). A dopo un abbraccio IM 1”), come pure la crescente preoccupazione di ACPR 2 - non vedendosi restituire i soldi che man mano prestava a IM 1 - che emerge in particolare nell’ultimo e-mail spedito da ACPR 2 a IM 1 il 24 giugno 2014, che vale la pena di riportare integralmente:

" Caro IM 1,

Di fronte al suo silenzio che dura da più di una settimana non ho resistito alla tentazione di informarmi della sua esistenza o meno. Pensavo - ma non speravo - ev. al peggio considerando il suo stato di salute. E non sapendo da chi informarmi mi sono rivolto al suo legale e parlato con il sig. __________ di sua conoscenza. Questi mi ha informato di averla incontrata e - se ho ben capito - di essere stato da lei informato che i miei 90'000 franchi erano o sono da considerare come un mio investimento nel suo progetto __________. Ovviamente - non me ne voglia - sono caduto dalle nuvole in quanto tutto quello che le ho anticipato si è trattato di un mio aiuto finanziario personale staccato dal progetto __________ di cui ripetutamente - non lo può negare - non riuscivo a capire esattamente il funzionamento (ritiro a __________ dei dischetti della __________, istallazioni dell'apparecchio __________ presso privati per es. sua proposta di accompagnarla dai sigg. __________, apparecchi in entrata e uscita, ecc.). E poi tutti i "primi aiuti" iniziali furono da lei richiesti in seguito al suo divorzio (conto bloccato, difficoltà di cash), per pagare gli alimenti ai suoi figli (telefono al tutore dopo il ritiro di soldi in banca), per pagare i suoi impiegati (salari, AVS, ecc.), per poter "liberarsi" della spese di giustizia in seguito al suo soggiorno in prigione, vale a dire tante somme al di fuori del suo progetto __________. Temo proprio che "facendomi" partecipe a mia insaputa dal punto di vista legale del progetto __________ corro il rischio di eventualmente subirne le conseguenze finanziarie a seconda di come lo stesso vada in porto e abbia o meno successo come lei reiteratamente sostiene. Anche gli ultimi 2'000 franchi di martedì 17 giugno che lei promise di restituirmeli mercoledì 18 alle 12 al __________, le avrebbero permesso di finalmente incassare notevoli ammontari dalla istallazione degli apparecchi __________. Si ricorda dove sosteneva questa tesi? Seduto sul gradino delle scale di fronte alla mia entrata. E al mio dire "stasera non mi lascia dormire" lei proponeva di venire da me per togliermi tale incubo e voler dormire lei sul pianerottolo davanti alla mia porta!!! Lei parlava di importanti entrate (fino a 200'000 franchi) con le quali lei avrebbe facilmente e il più in fretta possibile potuto estinguere il suo debito nei miei confronti. Cosa pensare? Come le ho già detto varie volte vorrei poter contare anche in futuro sulla sua consulenza informatica oltre a "aggiustare" e vendere il PC di mio figlio e vendere quello HP che comperai da lei prima del Mac di cui conosce già l'acquirente. Mi auguro che con l'aiuto dei suoi consulenti (__________e __________) potremo raggiungere un accordo onde evitarmi di affidare la pratica al mio legale.

Sono altamente deluso - come non esserlo? - ma come l'ultima volta che venne di sua spontanea volontà a casa mia, fatto che apprezzai, sono ben disposto a riceverla di nuovo per discutere apertamente ed in modo veritiero della sua situazione e vedere se esiste una via di compromesso fattibile.

In vari suoi sms lei mi salutava usando la parola "abbraccio"; si ricorda? Credo di averne

estremamente bisogno ora.

ACPR 2”

(AI 4 inc. 2014.6836)

Da questo testo traspare anche, oltre all’inquietudine di ACPR 2, che lo stesso fino all’ultimo ha creduto alle parole di IM 1 e che fino alla fine aveva fiducia in lui.

Va segnalato inoltre che in questo e-mail ACPR 2 fa riferimento a diverse motivazioni che, a suo dire, IM 1 gli aveva esposto a fondamento della richiesta di soldi, segnatamente al conto bloccato a causa del divorzio, al pagamento degli alimenti ai figli, al pagamento di salari e AVS ai dipendenti e alle spese di giustizia a seguito dell’arresto.

A questo proposito va rilevato che anche la telefonata che secondo il denunciante IM 1 aveva effettuato dinanzi a lui con l’avv. __________ viene menzionata in una delle e-mail che aveva scritto a IM 1 e più precisamente in quella del 25 maggio 2014 alle ore 21:56, nella quale si legge che “... Io mi riferisco alla sua lunga telefonata con il sig. __________ della __________ durante la quale secondo i suoi calcoli fatti proprio qui sul mio computer identificava un’entrata per lei di circa 9'000 franchi al mese - se ben ricordo” (AI 4 inc. 2014.6836).

2.9.1.3. L’imputato, interrogato in data 8 agosto 2014, non contestava di aver “stipulato un contratto di prestito per l’importo complessivo di CHF 90'000.00 con questa persona rilasciandogli pure un riconoscimento di debito” (VI 08.08.2014, pag. 8).

Richiesto di indicare quale motivazione aveva riferito a ACPR 2 in merito all’utilizzo dei soldi che gli prestava, dichiarava che “all’inizio non gli ho detto per quale motivo mi servivano i soldi, ma poi gliel’ho riferito. In particolare gli ho spiegato il mio progetto di portare in Svizzera, segnatamente in Ticino, un palinsesto televisivo per la lingua italiana e meglio alcuni programmi di __________ e pure di altre emittenti. A lui ho detto che avevo l’accordo con l’Italia, e meglio con chi mi dava le relative autorizzazioni. Con questi ero già in accordo per il pagamento dei diritti d’autore __________, __________, __________ e __________. In Italia ho allestito un locale server per convertire il segnale digitale satellitare in streaming alfine di portare alcuni programmi italiani in Ticino, che oggi non ci sono. Queste cose le ho dette tutte anche a ACPR 2” (VI 08.08.2014 pag. 8).

IM 1 confermava di aver parlato a ACPR 2 della separazione dalla moglie e che “è vero che alcune volte a ACPR 2 avevo detto che il denaro mi serviva per pagare spese dei miei figli”, mentre che non gli aveva mai riferito di avere un conto bloccato in Pretura (VI 08.08.2014 pag 9).

IM 1 confermava di aver consegnato a ACPR 2 due tessere UBS a lui intestate “dicendogli di poter andare a prelevare denaro qualora lo trovasse sul conto” (VI 08.08.2014 pag. 11).

Preso atto delle dichiarazioni rilasciate da ACPR 2, in merito a quanto addotto a ACPR 2 per la richiesta dei prestiti IM 1 dichiarava che:

  • “non è vero che ho detto a ACPR 2 di avere un conto bloccato dalla Pretura” (pag. 16);

  • “non è vero che ho detto a ACPR 2 di aver studiato informatica al politecnico di Zurigo (…)” (pag. 16);

  • “è vero che ho detto a ACPR 2 di essere un pilota, ma di elicotteri radiocomandati” (pag. 16);

  • “non è vero che io gli ho detto di non avere liquidità per vivere e per mantenere i miei figli”, rispettivamente che “non è vero che gli ho detto di avere bisogno dei soldi per pagare gli alimenti ai figli” (pag. 16);

  • “non è vero che gli ho detto che dovevo pagare l’AVS ai miei dipendenti” (pag. 16);

  • “è vero che ho fatto dei lavori per l’__________ in Svizzera, incassando l’assegno di cui non voglio riferire l’importo, ma è molto alto” (pag. 17);

  • “è vero che ho detto a ACPR 2 che avrei già migliaia di clienti per il mio progetto __________” e che “confermo la telefonata in presenza di ACPR 2 all’avv. __________ in Italia, responsabile dei diritti __________ a livello globale. È vero che quando ero al telefono prendevo degli appunti in merito ai costi per la trasmissione di una partita” (pag. 17);

  • “non è vero che ho detto a ACPR 2 in un’occasione che avevo bisogno di CHF 2000.00 per poter riavere i documenti che mi erano stati sequestrati dalla polizia quando sono arrestato a casa dei miei ex suoceri” (pag. 17);

  • “è vero che quando mi ha consegnato gli ultimi CHF 2000.00 io avevo detto a ACPR 2 che in questo modo potevo terminare il mio progetto perché era stato acquistato tutti il materiale necessario e quindi che presto avrei potuto consegnargli i soldi” (pag. 17).

IM 1 confermava inoltre che “è vero che in un’occasione ACPR 2 si è messo a piangere; lo ha fatto come partecipazione alla mia sofferenza perché anch’io piangevo mentre gli dicevo che non riuscivo a vedere i miei figli. A lui è venuta in mente la moglie a cui era molto legato. So che è vedovo” (VI 08.08.2014 pag. 17).

L’imputato ammetteva di aver addebitato al conto __________ di ACPR 2 due ricariche telefoniche a favore della sua utenza telefonica, dichiarando però che “è stato un errore. ACPR 2 sul vecchio computer aveva scaricato un virus e __________ gli ha bloccato l’accesso ad internet. Io, tramite il mio i-pod, ho inserito le credenziali di ACPR 2 per l’accesso __________ login per annunciare che il computer di ACPR 2 era a posto e che si poteva riattivare l’internet. Non ho cancellato, per errore, i dati dell’accesso di ACPR 2 sul mio i-pod e quando ho effettuato la ricarica dati per inavvertenza l’operazione è stata effettuata sul suo account. Ho comunque restituito questi soldi a ACPR 2” (VI 08.08.2014 pag. 11).

2.9.1.4. Il 1 settembre 2014 aveva luogo il confronto tra il denunciante e l’imputato (VI del 01.09.2014, AI 6 inc. 2014.6961), durante il quale IM 1 - diversamente da quanto dichiarato in precedenza - riconosceva di aver detto a ACPR 2 di aver fatto il politecnico (VI confronto pag. 3) come pure di avergli chiesto soldi dicendogli che gli servivano per pagare l’AVS agli operai (VI confronto pag. 10).

Per il resto, entrambi mantenevano sostanzialmente la versione dei fatti resa in precedenza.

Durante il confronto l’interrogante contestava poi a IM 1 gli sms scambiati con ACPR 2 e le e-mail speditegli dallo stesso, in particolare uno stralcio dell’e-mail del 24 giugno 2014 (riportato integralmente più sopra), facendogli prendere atto che “la versione del denunciante è provata dal contenuto di talune mail a me indirizzate e prodotte in causa dal patrocinatore di ACPR 2”; IM 1 rispondeva di non ricordare se avesse letto quelle e-mail, ribadendo “di non avergli detto di avere un conto bloccato dalla Pretura, come pure di aver chiesto denaro per liberarmi dalle “spese di giustizia” (VI confronto pag. 10).

In merito agli altri sms ed e-mail che gli venivano contestati dall’interrogante a dimostrazione dello “stato d’animo di forte stress emotivo del denunciante”, IM 1 si limitava a dichiarare di non ricordare gli stessi, rispettivamente si avvaleva della facoltà di non rispondere, ad eccezione dell’e-mail del 24 giugno 2014, in merito alla quale dichiarava che “questa me la ricordo, l’ho letta e non ricordo se gli ho risposto. In merito al relativo contenuto non ho nulla da dire” (VI confronto pagg. 16-20).

Sia ACPR 2 che IM 1 erano invece concordi nel sostenere che tra di loro vi era un rapporto di confidenza, in cui l’uno raccontava all’altro dei propri problemi:

ACPR 2:

  • “A partire da quel momento IM 1 si presentava a casa mia anche senza essere invitato; suonava alla porta ed io gli aprivo poi mi raccontava dei suoi asseriti problemi” (pag. 2);

  • “ADR che anche io mi sono confidato con lui, raccontandogli dei miei figli, della morte di mia moglie e del fatto che oggi sono rimasto solo” (pag. 3);

IM 1:

  • “ADR che per me ACPR 2 era un ottimo cliente e poi stavamo iniziando a legare. Lui ha iniziato a raccontarmi delle confidenze, di quello che aveva patito con la moglie durante il periodo della di lei malattia. Era un confidente, non proprio un amico. Entrambi ci confidavamo a vicenda” (pag. 4);

  • “vero che a ACPR 2 avevo raccontato dei miei problemi con mia moglie e del fatto che riuscivo a vedere poco i miei figli” (pag. 7).

In merito alle ricariche telefoniche addebitate al conto __________ di ACPR 2, IM 1 ribadiva che si era trattato di un errore e - a fronte della dichiarazione di ACPR 2 secondo cui IM 1 non gli ha mai restituito tale l’importo - dichiarava che “io ero convinto di aver rimborsato a ACPR 2 questi soldi, ovvero CHF 150.00; non escludo però che lui abbia ragione” (VI confronto pag. 12).

2.9.1.5. Nel verbale conclusivo del 17 dicembre 2014 IM 1 dichiarava:

" Contesto la truffa ai danni di ACPR 2 perché ci sono i riconoscimenti di debito; il denaro glielo avrei restituito; sui riconoscimenti di debito non erano previste scadenze. Non contesto di aver caricato il credito telefonico della mia utenza con lo __________ login di ACPR 2; l’ho fatto per inavvertenza.

ADR che avrei restituito tutto il prestito grazie al denaro guadagnato dal progetto __________ di cui però ribadisco non voler dare alcuna ulteriore precisazione.”

(VI 17.12.2014 pag. 12)

2.9.1.6. Al dibattimento IM 1 in merito all’imputazione di truffa in danno di ACPR 2 ha dichiarato di avere detto a ACPR 2 “le cose che sono indicate nell’atto d’accusa. È vero che ho detto che ho frequentato il politecnico di Zurigo anche se non è vero. Non gli ho detto di essere un pilota di elicotteri, gli ho detto che pilotavo elicotteri radiocomandati. Non gli ho mai detto di avere un conto bloccato in Pretura. Gli ho detto che i gerenti della __________ mi dovevano dei soldi per tutti i lavori che avevo fatto, si trattava di circa almeno fr. 25'000.-- per tutti i lavori che avevo iniziato. Non gli ho mai detto che dovevo pagare l’AVS per i miei dipendenti, perché lui sapeva che ero solo. È vero che gli ho detto che stavo per concludere un importante progetto e cioè il progetto __________. È vero che all’inizio lui mi aveva proposto un prestito per aiutarmi a sopravvivere quando siamo stati sfrattati e io e mia moglie ci siamo separati, lei da sua sorella ed io in hotel. Mi ha dato i soldi per aiutarmi a sopravvivere. Non l’ho mai sollecitato obbligandolo a darmi questi soldi in tempi brevi. È vero che gli promettevo la restituzione in tempi brevi del prestito, infatti ho firmato i riconoscimenti di debito. È vero che in un’occasione ho fatto una telefonata con l’avv. __________ davanti a ACPR 2” (VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).

Sulla destinazione dei soldi ricevuti in prestito da ACPR 2 per un totale di fr. 90'000.- l’imputato ha dichiarato che “non li ho spesi tutti al __________, sono stati utilizzati per mettere in piedi veramente un progetto, ovvero un progetto che consisteva di poter usufruire dello stesso servizio che hanno in Italia, e cioè di poter vedere alcuni programmi di __________, __________, __________ e altri quali __________, da vendere qua in Svizzera. In poche parole quello che sta facendo __________ adesso. Non ho prodotto nessun documento relativo a questo progetto perché non ho mai voluto far sapere all’avv. __________ dove si trovasse il materiale di questo progetto, anche se è il mio avvocato, non voglio io. Non voglio che questo progetto venga divulgato. __________ ce l’ho, alcuni distributori di __________ usufruiscono delle mie tecnologie, ovvero - come mi dice la Presidente - ho installato la videosorveglianza”, rispettivamente che “dei soldi che mi ha dato ACPR 2, io una parte li ho dati a mia moglie, glieli davo in mano in contanti, soprattutto nel periodo natalizio. Il resto dei soldi l’ho speso per comperare il materiale per il progetto __________” (VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).

In merito alla persona di ACPR 2 e al loro rapporto ha dichiarato che “era laureato in economia, lui mi ha aiutato a fare i calcoli di quelle che erano le previsioni di incasso del progetto __________ a lungo termine. Il signor ACPR 2 era una persona gentile, ma non era ingenuo, vista la posizione che occupava. Era una brava persona, mi veniva incontro, mi chiedeva se mi servisse qualcosa e come stavo. Una volta al mese bevevamo il caffè insieme, inizialmente, poi si è stretto questo rapporto di amicizia, di confidenza, siamo usciti anche a pranzo insieme. Io con lui mi confidavo dei problemi che avevo a causa della separazione, del fatto che non riuscivo a pagare gli alimenti ecc.” (VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).

2.9.1.7. Va premesso che le versioni di ACPR 2 e di IM 1 sullo svolgimento dei fatti sono sostanzialmente convergenti; laddove invece sussistono delle divergenze tra le due versioni - segnatamente sui motivi addotti da IM 1 a ACPR 2 a fondamento delle richieste di prestito - la Corte ha seguito la versione del denunciante poiché lineare, costante, circostanziata e contestualizzata e che trova inoltre riscontro nelle e-mail che ACPR 2 ha scritto a IM 1 in tempi non sospetti, ritenuto in pari tempo che la versione di IM 1 - come visto - non è risultata altrettanto lineare e costante.

Così accertati i fatti, la Corte ha confermato l’imputazione di ripetuta truffa in danno di ACPR 2 (punto 4.1 dell’atto d’accusa 21/2015). L’imputato ha infatti sfruttato la stima e la considerazione che la vittima aveva nei suoi confronti, il rapporto di fiducia che nel tempo aveva provveduto ad instaurare con la stessa, così come la confidenza che aveva creato con ACPR 2 raccontandogli le sue vicende personali e raccogliendo le confidenze di quest’ultimo; l’imputato ha sfruttato altresì la bontà d’animo di ACPR 2 e la sua ingenuità nonché il fatto che quest’ultimo, fidandosi di lui, non avrebbe effettuato controlli su quanto gli riferiva, per cui ponendolo anche sotto pressione con l’urgenza nell’ottenimento dei soldi che gli necessitavano, lo ha indotto a concedergli i prestiti di denaro già sapendo che non glieli avrebbe mai più restituiti, denaro che IM 1 ha utilizzato - come è stato accertato in base alle sue stesse dichiarazioni e a quelle del gerente del __________ - sperperandolo per donne e champagne presso il night club.

La Corte ha confermato inoltre l’imputazione di cui all’art. 147 CP in danno di ACPR 2 per l’importo di fr. 150.- (punto 3.2 dell’atto d’accusa 21/2015), non essendo affatto credibile quanto allega l’imputato e cioè che si sia trattato di un errore, anche perché IM 1 non ha mai restituito detto importo.

2.9.2. Truffa in danno di ACPR 9

2.9.2.1. Il 15 settembre 2014 veniva interrogato ACPR 9, proprietario e gerente dell’__________ di __________, a seguito della denuncia che aveva sporto nei confronti di IM 1 per il reato di truffa commessa nel periodo dal 24 giugno 2008 al 15 marzo 2014 per un importo complessivo di fr. 30'000.- (AI 1 inc. 2014.7589), il quale così esponeva i fatti:

" Per quanto riguarda la denuncia sporta contro IM 1 devo dire che la conoscenza è avvenuta all'epoca della scuola reclute sanitario d'ospedale che io e IM 1 abbiamo svolto insieme a __________; se non erro nel lontano 1991.

Da lì in poi ho avuto occasione di incontrarlo solamente durante alcuni corsi di ripetizione.

Nel 2008 ho avuto modo di incontrarlo dopo che mia mamma ha saputo che IM 1 aveva una ditta di computer e impianti satellitari. Siccome necessitava di un impianto TV nuovo per l'__________, che a quei tempi era ancora di proprietà dei miei genitori, è iniziata una collaborazione per la sistemazione dell'impianto esistente.

Poi nel corso degli anni, fino a giungere ai giorni nostri, IM 1 ha svolto anche altri lavori (es. elettricista).

Sta di fatto che nel 2008 gli è stata chiesta un'offerta per sostituire la ricezione dei canali televisivi dall'esistente via cavo __________ alla trasmissione satellitare. Quindi IM 1 ha presentato il suo progetto di installazione di un sistema satellitare con il montaggio di parabola e decoder che permettessero la distribuzione dei segnali televisivi in tutte le camere dell'albergo. Da parte dei miei genitori, ma anche da parte mia che già a quel tempo stavo riprendendo le redini dell'Hotel, è stata accettata la sua proposta e gli è stato dato l'incarico di passare alla ricezione satellitare.

Una volta completata l'installazione, è stato disdetto il contratto di ricezione con la __________.

IM 1 ha installato alcuni decoder in un armadio tecnico situato sulle scale tra il secondo e il terzo piano dell'Hotel.

Anche negli anni successivi con le continue riparazioni di cui spiegherò in questo verbale, sino ad oggi, è l'unico posto in cui l'imputato ha messo le mani per le riparazioni e le installazioni dei suoi prodotti.

Appunto nel 2008 ha provveduto a montare due parabole sul tetto dell'edificio specificando che una doveva ricevere le trasmissioni dal satellite __________ mentre l’altra dal satellite __________.

Proprio in questo armadio ha installato 4 decoder che per quanto a mia conoscenza dovevano essere l'impianto di distribuzione dei canali per le camere dell'albergo.

Per fare questo lavoro IM 1 ha emesso una fattura datata 26.06.2008 di CHF 16'450.--.

Di questa ha ricevuto un acconto il 25.06.2008 pari a CHF 10'000.--.

Siccome il lavoro non era stato completato in tempo, e quindi ho dovuto prolungare di un altro anno il contratto che avevo con la Cablecom, il 03.11.2008, IM 1, sempre tramite la sua ditta __________ ha emesso una fattura nella quale si evidenzia che la somma da pagare era di CHF 16'450..-- come in precedenza, e dedotto l'acconto già pagato di cui sopra di CHF 10'000.--, il saldo riportato era 0.- in quanto a causa del ritardo lavori mi aveva scontato praticamente la rimanenza di CHF 6'450.-- che era più o meno il canone di abbonamento che avevo dovuto pagare a __________ per il prolungo del contratto.

Secondo quanto lui aveva poi indicato dopo il suo intervento e fattura del 03.11.2008,

l'impianto satellitare da lui installato era terminato e funzionante.

Di riflesso la ricezione tramite impianto __________ era stata staccata.

(…)

Il 06.04.2010 ha fornito, come da fattura, 2 decoder per una migliore ripartizione dei segnali televisivi.

Fattura di CHF 700.-- che sono stati pagati in contanti lo stesso giorno.

Il 19.05.2010 ha ricevuto ulteriori CHF 1'950.-- per altri lavori sull'impianto satellitare dove sarebbero stati installati dei decoder amplificati.

Di più non so dire sennonché gli ho pagato anche quella fattura.

Il 31.05.2010 gli ho pagato CHF 200.-- come da fattura per la sistemazione dell'impianto. Soldi che ha ricevuto in contanti.

Il 12.01.2011 ha di nuovo messo le mani nell'impianto e ha presentato una fattura di CHF 4'300.-- di cui il 05.01.2011 aveva già ricevuto un acconto di CHF 1'300.--.

Il 12.01.2011 ha ricevuto il saldo della fattura corrispondente a CHF 3'000.--.

(…)

Il 03.03.2012 ho dovuto pagare CHF 350.-- per la sostituzione di 3 decoder __________ dell'impianto satellitare.

Di nuovo il 12.03.2012 ha fornito gli stessi decoder sempre per l'importo di CHF 350.--.

Ricordo che in quest'occasione era intervenuto dicendo che i decoder installati la settimana prima erano stati rubati da qualcuno perché l'armadio non era chiuso con un lucchetto e quindi di facile accesso.

Sta di fatto che secondo lui i decoder erano stati rubati e quindi ho dovuto nuovamente pagare la cifra richiesta per acquistarne di nuovi.

Il 10.06.2013 l'impianto satellitare non funzionava più e a seguito di un nuovo intervento di IM 1 sarebbe risultato che a causa del temporale era bruciato tutto l'impianto e quindi per la sistemazione mi sono stati fatti pagare CHF 7'360.--. Pagato il 10.06.2013.

Di nuovo il 10.09.2013 mi ha detto che l'impianto satellitare era saltato nuovamente ancora a causa del temporale.

Anche in questo caso ho pagato CHF 1'300.-- per la riparazione.

Il 08.11.2013 mi ha chiesto altri CHF 550.-- per la sostituzione di un amplificatore di rete satellitare perché non funzionava correttamente l'impianto.

Il 15.03.2014, durante la mia assenza per le vacanze, il personale mi ha chiamato dicendo che di nuovo l'impianto TV e radio delle camere non funzionava più. Ho quindi detto di chiamare il IM 1 per far sistemare il guasto.

(…)

In quel caso ha ricevuto in contanti l'acconto CHF 10'000.--.

(…)

Riassumendo posso dire però che IM 1 ha tergiversato sulla riparazione e che il padre della mia compagna nel frattempo ha segnato con un pennarello le parti elettroniche che IM 1 si era portato appresso per far la riparazione.

(…)

Quando __________ ha visto che le schede elettroniche sostituite erano le stesse che aveva contrassegnato gli ha detto di andarsene e di farsi vivo solamente quando io sarei rientrato dalle vacanze.

Da parte mia, una volta rientrato e messo al corrente dei fatti, non avevo più intenzione di collaborare con IM 1 e non l'ho più sentito.

Anche perché le televisioni avevano ripreso a funzionare perché __________ aveva trovato dei cavi scollegati e li aveva connessi di nuovo.

Da lì l'impianto TV ha ripreso a funzionare e quindi da parte mia ero a posto.

Tuttavia alcuni clienti mi hanno fatto notare che il segnale TV delle loro camere era pessimo e quindi non volendo più chiamare IM 1 mi sono rivolto alla ditta __________ di __________.

Da qui il suo intervento per la sistemazione dell'impianto.

Ho poi capito, grazie all'intervento della ditta __________, che l'impianto satellitare che avrebbe installato __________ non è altro che una colossale bufala e che così come si presenta non ha mai funzionato e nemmeno poteva funzionare.

Con mia grande sorpresa e a mia insaputa, ho scoperto, sempre grazie all'intervento della ditta __________ che verosimilmente in tutti questi anni ho usufruito del servizio __________ che come detto sopra avevo disdetto.

Fino al momento del loro intervento ero assolutamente convinto che la ricezione dei canali televisivi avvenisse tramite l'impianto satellitare per il quale ho anche sborsato tutti quei soldi come da elenco qui sopra riportato e meglio descritto nella cartelletta che viene allegata al presente verbale.

(…)

L'impianto trovato da __________ era si allacciato alla corrente elettrica ma non forniva alcun segnale. Era completamente fasullo.

Ero totalmente all'oscuro che IM 1 mi avesse imbrogliato a questo modo. Gli ho versato decine di migliaia di franchi per un impianto da lui installato che non ha mai funzionato e che nemmeno poteva farlo.”

(VI ACPR 9 16.09.2014)

2.9.2.2. Sentito dagli inquirenti, , tecnico radio TV, confermava il suo intervento presso l’ il 17 aprile 2014 e che l’impianto satellitare “era assolutamente un falso e funzionava grazie alla trasmissione via cavo separata”, precisando che “da parte mia ho fotografato l’impianto prima di intervenire e quindi senza toccare nulla di quello che ho trovato” (VI __________ 03.09.2014). Le fotografie scattate da __________ venivano allegate al suo verbale d’interrogatorio.

2.9.2.3. IM 1 durante l’inchiesta ha dichiarato che “non contesto di aver ricevuto quel denaro indicato da ACPR 9 e l’ho ricevuto quale controprestazione per i lavori che gli ho fatto”, precisando che “al signor ACPR 9 e all’albergo ho fornito un sistema funzionante e tutti gli interventi da me effettuati erano necessari per il buon funzionamento dell’impianto del tempo” (VI 24.09.2014 pag. 10; cfr. anche VI 17.12.2014 pag. 8), ciò che ha ribadito anche al dibattimento (VI imputato pag. 9, all. 1 al V. DIB).

In aula, quando gli sono state sottoposte le fotografie scattate da __________ prima del suo intervento presso l’__________, IM 1 ha dichiarato che “l’impianto delle fotografie non è quello che ho fatto io. Quello che ho fatto io era al quarto piano. L’impianto che si vede nelle foto si trova nel quadro elettrico, mentre che io ho installato l’impianto satellitare in un armadio dove non c’era niente, mentre qui sulle foto vedo che ci sono le valvole di un impianto elettrico”. Ha affermato quindi che “si sta inventando tutto”, precisando che “non ho denunciato ACPR 9 per le sue false affermazioni nei miei confronti. Non l’ho fatto perché sono stato interrogato poco e non so quasi nulla di questa cosa qua” (VI imputato pag. 9, all. 1 al V. DIB).

2.9.2.4. La Corte ha ritenuto accertato che l’impianto satellitare installato da IM 1 era fasullo e che la ricezione dei canali TV avveniva in realtà tramite l’allacciamento __________, così come attestato dal tecnico radio TV __________, sulla cui testimonianza non vi è motivo di dubitare e che correttamente ha fotografato lo stato dei luoghi prima del suo intervento.

IM 1 non è invece affatto credibile quando afferma che quello ritratto nelle fotografie scattate da __________ non è l’impianto da lui allestito, anche perché è solo in aula che ha dichiarato di aver installato l’impianto al quarto piano, mentre che inchiesta non lo aveva detto nonostante gli fossero state contestate le dichiarazioni in merito di ACPR 9 (cfr. VI IM 1 24.09.2014 pagg. 9-10).

La Corte ha quindi confermato l’imputazione di cui al punto 4.2 dell’atto d’accusa 21/2015 poiché l’imputato ha fatto credere alla vittima di aver impiantato e mantenuto funzionante negli anni un sistema satellitare che in realtà è risultato essere fasullo, sfruttando la fiducia che ACPR 9 aveva nei suoi confronti quale specialista di computer e di impianti TV satellitari, facendosi quindi pagare un importo complessivo di fr. 37'060.- (rettificato in aula con l’accordo delle parti, cfr. pag. 3 V. DIB).

2.9.3. Truffa in danno di ACPR 10

2.9.3.1. Il 27 agosto 2014 ACPR 10 denunciava IM 1 per truffa e appropriazione indebita, indicando che “su richiesta di IM 1 dopo una sua commovente domanda di prestito alludendo di non avere soldi per comperare da mangiare ai figli e alla moglie gli ho dato al somma di fr. 5'000.-- in buona fede in forma di prestito che lui mi aveva garantito di restituirmi entro la fine del mese. Soldi che a tutt’oggi mi ha restituiti solo in parte” (denuncia 27.08.2014, AI 1 inc. 2014.8027).

2.9.3.2. IM 1 ha riconosciuto di aver ricevuto un prestito di fr. 5'000.- da ACPR 10, in relazione al quale aveva anche sottoscritto il riconoscimento di debito datato 9 maggio 2008, nel quale si impegnava a restituire la somma entro il 31 maggio 2008.

In merito ai motivi indicati alla signora ACPR 10 a fondamento della richiesta di prestito, in inchiesta IM 1 aveva dichiarato di contestare “quanto dichiara ACPR 10 in merito al motivo del mio prestito. A lei non avevo detto che mi servivano i soldi per “nutrire” la mia famiglia” (VI 24.09.2014 pag. 14), mentre che al dibattimento ha ammesso di aver chiesto i soldi a ACPR 10 “dicendole che li avevo bisogno per pagare l’affitto di casa e per mantenere i figli e la famiglia”, confermando quindi le dichiarazioni della denunciante al riguardo. Ha aggiunto che “i soldi che mi aveva prestato li ho utilizzati per il pagamento dell’affitto dell’appartamento a __________ e per dar da mangiare alla mia famiglia” (VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).

Sia durante l’inchiesta che in aula IM 1 ha però dichiarato di aver integralmente saldato il debito di fr. 5'000.-, restituendone una parte in contanti e compensandone una parte con prestazioni professionali da lui eseguite in favore dei coniugi __________ (VI 24.09.2014 pag. 14; VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).

Ha precisato di essere in possesso delle relative ricevute, dichiarando in inchiesta di non voler riferire dove si trovavano (VI 24.09.2014 pag. 14), rispettivamente in aula che le stesse erano nel - famoso - deposito della __________ e __________ (VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).

Ha precisato inoltre che inizialmente credeva di poter restituire il prestito nei termini pattuiti in quanto “io a quel tempo mi ero messo in proprio, quindi pensavo di poter restituire in 21 giorni il debito, pensavo di riuscire a farcela man mano con i lavori che facevo” (VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).

Queste dichiarazioni di IM 1 sono in contrasto con quelle di ACPR 10, che ha invece riferito che in due occasioni IM 1 aveva effettivamente controllato i computer di casa, ma che queste prestazioni gli erano state regolarmente remunerate, per cui il debito era rimasto invariato:

" Visto che non poteva restituirci i soldi allora, per due volte, gli abbiamo chiesto di controllare che il computer di casa fosse in ordine.

Malgrado ciò mi ha comunque fatto pagare le tariffe usuali che praticava per gli interventi professionali.

Pertanto non ci ha controllato il computer per una somma equivalente alla deduzione dell’importo dovuto, perché abbiamo pagato le singole prestazioni.

Il prestito rimaneva esattamente tale e IM 1 non ci restituiva assolutamente nulla.”

(VI ACPR 10 01.09.2014, pag. 4)

ACPR 10 ha dichiarato che in seguito IM 1, “messo sotto pressione”, aveva restituito in diverse rate un importo complessivo di fr. 2'300.- (e meglio 4 rate da fr. 500.- e un importo di fr. 300.- consegnato una volta che per caso si erano incrociati sulla strada tra __________ e __________), per cui “verso IM 1 vantiamo ancora un credito di CHF 2'700.--” (VI ACPR 10 01.09.2014, pagg. 4-5).

Al dibattimento la signora ACPR 10, presente in aula fra il pubblico, ha consegnato alla Corte le ricevute in suo possesso (doc. DIB 1), dalle quali risulta che l’imputato le ha restituito:

  • il 20.08.2009 fr. 800.-;

  • il 07.10.2009 fr. 1'000.-;

  • l’11.02.2010 fr. 500.-;

  • il 19.04.2010 fr. 500.-;

  • l’11.06.2010 fr. 500.-.

Pertanto, tenuto conto dell’ulteriore importo di fr. 300.- restituito da IM 1, l’importo rimborsato ammonta a complessivi fr. 3'600.-.

Di conseguenza, con l’accordo delle parti, il debito residuo di fr. 2'700.- indicato al punto 4.3 dell’atto d’accusa 21/2015 è stato corretto in fr. 1'400.- (cfr. VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).

In definitiva, quindi, ad eccezione dell’ammontare dell’importo rimasto ad oggi scoperto, le versioni di ACPR 10 e dell’imputato sono sostanzialmente convergenti.

2.9.3.3. La Corte ha considerato che IM 1 non risulta abbia raccontato cose non vere alla signora ACPR 10 per ottenere il prestito, dal momento che era vero che in quel periodo non aveva soldi per mantenere la famiglia, considerato parallelamente che non risulta dagli atti che IM 1 abbia utilizzato detto prestito per scopi diversi da quelli allegati e ritenuto infine ancora che non risulta comprovato che l’imputato avesse, al momento in cui ha chiesto il prestito, l’intenzione di non restituire integralmente il dovuto, ritenuto che ha anche restituito i due terzi di quanto ricevuto.

Pertanto, l’imputazione di truffa di cui al punto 4.3 dell’atto d’accusa 21/2015 non è stata confermata, anche se va rilevato che anche in questo caso IM 1 ha accortamente fatto leva sulla generosità d’animo di ACPR 10, senza però che la fattispecie concreti il reato di truffa, facendo difetto i presupposti oggettivi e soggettivi dello stesso.

2.9.4. Truffa in danno di ACPR 12

2.9.4.1. Il 30 ottobre 2014 ACPR 12 denunciava IM 1 per titolo di truffa, oltre che per altre fattispecie che qui non interessano, dal momento che in relazione alle stesse il 26 febbraio 2015 è stato emanato un decreto di abbandono (denuncia sub AI 1 inc. 2014.10287; decreto di abbandono agli atti dell’inc. 2014.6010).

ACPR 12 veniva interrogato in merito alla denuncia il 3 novembre 2014 e dichiarava:

" Inizio con il chiarire il fatto del prestito personale (Allegato 1 della mia denuncia). IM 1 mi aveva detto che sua sorella si trovava ricoverata in gravissime condizioni presso un Centro Ospedaliero di __________ ed era malata di tumore in fase terminale.

Dicendo che non era assicurata per determinate cure e società, in particolare la Rega o altre similari, mi ha chiesto un prestito urgente a carattere personale perché doveva pagare il trasferimento dal canton __________ al canton Ticino.

Insistendo parecchio sulle condizioni di salute della sorella, mi ha detto di trovarsi in grosse difficoltà economiche per far procedere il trasferimento.

Infatti mi ha detto di dover anticipare questi soldi altrimenti non sarebbe riuscito a portare in Ticino la sorella morente.

Devo dire che la richiesta di denaro me l'ha anticipata via telefono chiedendo un incontro personale per spiegarmi meglio la situazione famigliare.

E' qui che mi ha detto che ero praticamente l'unico che poteva aiutarlo perché i familiari non lo erano.

L'esposizione dei fatti di IM 1 è stata talmente chiara ed esaustiva che mi ha convinto ad andare presso la Banca __________ di __________ e prelevare CHF 5'000.-- in contanti.

(…)

Se non ricordo male gli ho consegnato i soldi un paio di giorni dopo il prelevamento.

Prima di consegnarglieli gli ho sottoposto una dichiarazione di prestito personale che IM 1 ha firmato di proprio pugno.

Alla dichiarazione di ricevuta è stata allegata una fotocopia della sua carta d'identità.

Mi viene chiesto come mai sulla dichiarazione di ricevuta è stata fatta un'aggiunta manoscritta, firmata da IM 1, in data 30.12.2009.

Rispondo che alla data prevista per la restituzione del prestito, 15.10.2009, non ho ricevuto nulla.

Dopo diverse peripezie per rintracciarlo, fra l'altro mi è stato detto da IM 1 che era stato in prigione a causa di errori di cassa, il 30.12.2009 ci siamo incontrati di nuovo.

Non mi ha dato i soldi di ritorno ma abbiamo concordato una nuova data per questa restituzione del prestito.

Restituzione che avrebbe dovuto avvenire il 15.03.2010.

Siccome non mi restituiva mai il prestito, ci siamo accordati su un piano di rientro dei soldi che gli avevo prestato che consisteva nella restituzione dell'importo a scalare dalle fatture che IM 1 avrebbe dovuto emettere per lavori da lui prestati in mio favore.

E' cosi che, come descritto dallo stesso IM 1 sul foglio che ha scritto a mano (Allegato 4 della mia denuncia), il prestito totale non è stato ritornato ma, anzi mi deve ancora CHF 1'250.--.”

(VI 03.11.2014 pagg. 3-4)

Il documento sottoscritto da IM 1 il 30 settembre 2009, allegato n. 1 alla denuncia di ACPR 12, riporta il seguente testo:

" PRESTITO

Io sottoscritto Signor IM 1 nato il IM 1

domiciliato a , di professione Ingegnere ETH in Informatica dichiaro di ricevere dall’ la somma di CHF 5'000.00

(cinque Milla franchi svizzeri) come prestito personale.

Questa somma dovrà essere interamente restituita entro

e non oltre il 15.10.2009.

Non sono previsti interessi essendo stato concesso per

motivi famigliari della massima gravità.”

(all. 1 alla denuncia ACPR 12, AI 1 inc. 2014.10287)

Vi è poi la scritta a mano “in data del 30/12/2009, seguito a colloquio con Sig. ACPR 12, garantisco il rimborso della somma di 5000 Fr entro il 15/03/2010”.

2.9.4.2. Interrogato, IM 1 negava di aver ricevuto un prestito da ACPR 12 (VI 20.11.2014 pag. 5).

Preso atto dello scritto all. 1 alla denuncia, rispondeva di riconoscere il documento ma dichiarava che:

" (…) questo non è il documento che io ho visto e firmato. Io ho fatto dei lavori per la società di ACPR 12 e ricevevo sempre le ore prepagate in anticipo.

ADR che la firma a fondo pagina sulla sinistra la riconosco, è la mia. Non riconosco la scrittura a mano apposta sul documento e neppure la firma.

Mi viene chiesto se dunque ACPR 12 ha falsificato questo documento ed io rispondo di sì.

ADR che non è vero che io ho detto a ACPR 12 che mia sorella si trovava in gravissime condizioni presso un centro ospedaliero di __________ ed era malata di tumore in fase terminale, chiedendogli parimenti un prestito per il suo trasferimento da __________ in Ticino.

(…)

ADR che non è vero che io a ACPR 12 avevo chiesto di incontrarlo per spiegargli i miei problemi familiari, sempre in vista di chiedergli un prestito. I nostri incontri erano unicamente professionali.”

(VI 20.11.2014 pag. 6)

2.9.4.3. Anche nel successivo interrogatorio IM 1 contestava i fatti, dichiarando:

" (…) è vero che ACPR 12 mi ha dato del denaro quale anticipo per il mio lavoro futuro presso di lui; trattasi del pagamento anticipato di mie future ore di lavoro; in sostanza dopo la consegna del denaro io ho effettivamente lavorato per ACPR 12 deducendo ogni volta il mio dovuto; oggi nessuno dei due può vantare alcunché; c’è un contratto da me sottoscritto sul quale è indicato espressamente che ACPR 12 comperava in anticipo tot ore di manutenzione su determinati computer che avevano.

ADR che la circostanza da lui riferita in merito al recupero di mia sorella con la REGA è un’invenzione di ACPR 12.”

(VI 17.12.2014 pag. 9)

2.9.4.4. In aula IM 1 ha cambiato sensibilmente versione, riconoscendo di aver sottoscritto l’allegato n. 1 alla denuncia di ACPR 12 e di aver ricevuto da lui fr. 5'000.-, asserendo però che l’idea di mettere la questione della sorella malata nel giustificativo era stata di ACPR 12 e che l’importo di fr. 5'000.- lo aveva ricevuto in pagamento di alcuni PC che gli aveva fornito:

" Il signor ACPR 12 sapeva che mia sorella è malata di leucemia. Lo sa perché siamo in rapporti di amicizia, dal 2002/2003. (…). Lui mi ha fatto scrivere questa cosa di mia sorella malata morente da mettere come giustificativo nella cassa della sua ditta, la __________. Quindi è stata una sua idea per giustificare verso gli altri azionisti della società.

(…)

ADR: I soldi, i fr. 5'000.--, li ho presi in quanto gli ho fornito due computer portatili usati (HP entrambi), un miniserver (sempre dell’HP) e un PC fisso (assemblato comprando i componenti), per l’importo complessivo di fr. 5'000.--. ACPR 12 mi ha fatto fare questo foglio di carta per giustificare l’uscita dei soldi dalla ditta che amministrava, la __________.

Vengono sottoposte all’imputato le ricevute allegate al VI di ACPR 12 del 03.11.2014.

La Presidente mi chiede se queste fatture corrispondono ai PC che ho fornito a ACPR 12.

R: È uno dei computer di cui ho appena riferito.

La Presidente mi chiede quindi cosa c’entra l’allestimento di un contratto di prestito datato 30.09.2009 per un computer che è già stato fatturato e pagato.

R: Quella fattura nella contabilità della __________ non la troverete. ACPR 12 mi ha fatto firmare quel giustificativo perché non voleva far vedere agli altri azionisti che aveva acquistato questi computer, perché un computer l’aveva regalato alla segretaria e gli altri tre se li era tenuti lui.”

(VI imputato pagg. 10-11, all. 1 al V. DIB)

2.9.4.5. La Corte ha ritenuto che IM 1 non è stato per nulla lineare e costante nelle sue dichiarazioni, dal momento che in un primo momento ha negato di aver sottoscritto il documento prodotto da ACPR 12 (allegato n. 1 alla denuncia), arrivando a dire che era stato falsificato dal denunciante, salvo poi ammettere di averlo effettivamente firmato, allegando che si riferiva al pagamento di alcuni PC che aveva fornito a ACPR 12, mentre che in inchiesta aveva dichiarato di aver ricevuto il denaro quale anticipo per le ore di lavoro da prestare in favore di ACPR 12, senza però essere in grado di produrre alcun giustificativo in merito. Ancora una volta, quindi, l’imputato non è risultato credibile per la Corte. Lo stesso

neppure è credibile laddove allega che sia stato ACPR 12 a suggerire di inserire nel documento la falsa causale di motivi famigliari gravi

  • con ciò intendendo, come ha dichiarato, il trasferimento della sorella malata -, dal momento che le dichiarazioni di ACPR 12 risultano molto più convincenti e anche perché si tratta proprio della motivazione che IM 1 allegherà - come vedremo - anche nell’ambito di un prestito che aveva richiesto ad un’altra persona.

La Corte ha pertanto confermato l’imputazione di truffa per il prestito che IM 1 ha ricevuto da ACPR 12, al quale ha raccontato falsamente di dover provvedere al trasferimento della sorella malata dal Canton Berna al Canton Ticino. L’inganno risulta astuto in quanto IM 1 ha sfruttato la circostanza che ACPR 12 fosse effettivamente a conoscenza del fatto che aveva una sorella affetta da una malattia grave e che non avrebbe pertanto eseguito alcun controllo sulla veridicità delle sue affermazioni. L’imputato ha posto inoltre ACPR 12 sotto pressione facendogli credere che nessun altro poteva aiutarlo e che la sorella era morente, per cui il trasferimento era urgente ed occorreva agire in fretta.

2.9.5. Truffa in danno di __________

2.9.5.1. Il 1 ottobre 2014 la Polizia procedeva ad interrogare __________, che riferiva in merito al prestito di fr. 2'000.- che aveva concesso a IM 1 nel dicembre 2009, mai restituitogli:

" Ho conosciuto IM 1 nel lontano 2009.

Appreso delle sue conoscenze informatiche l'ho incaricato di eseguire dei lavori sul mio PC di casa.

Dopo che ha eseguito questi lavori, un giorno mi ha detto che era appena uscito di prigione perché ingiustamente arrestato e incarcerato per aver truffato dei clienti.

Cosa che diceva di non aver fatto assolutamente.

Nella sua esposizione dei fatti mi ha riferito che per la causa in corso la Procura gli aveva bloccato i conti e che di riflesso non aveva più disponibilità economica.

Quindi mi ha chiesto dei soldi perché aveva grosse difficoltà per il sostentamento della famiglia, ed in particolare dei suoi figli.

Nell’esposizione dei fatti era talmente prostrato che mi sono lasciato convincere dalle sue parole, che per finire ho accettato di prestargli dei soldi siccome diceva che ne aveva assolutamente bisogno.

Ciò accadeva in concomitanza con le festività natalizie 2009 ed a IM 1 ho consegnato CHF 2'000.- in contanti sottoforma di prestito senza interessi.

Per il prestito di cui ha beneficiato ha sottoscritto una ricevuta del debito, data 23.12.2009, nella quale riconosceva persino un tempo limite di 90 giorni per la restituzione senza interessi del capitale, ma che fino ad oggi non ha mai onorato.

Richiamato più volte, sia per telefono che per lettera - a restituirmi il denaro - ha sempre tergiversato o accampato le scuse più disparate pur di non soddisfare le mie domande di restituzione.

E' così che il 10.06.2010 mi sono rivolto alla Pretura di Lugano per denunciare i fatti di cui ero vittima di truffa.

Con sentenza del Giudice di Pace del Circolo di __________ del 20.07.2010, IM 1 è infine stato condannato al pagamento dei CHF 2'000.--.

Per questa procedura ho anche dovuto sborsare CHF 180.--.

Malgrado la sentenza, come già elencato poc'anzi, IM 1 non ha mai estinto il suo debito e a tutt'oggi vanto ancora verso di lui questo credito.

Mi viene chiesto se dopo la ricezione di una lettera del 27.05.2010 firmata da __________ abbia mai contattato la donna per avere le spiegazioni del caso a proposito dei contenuti della lettera. Rispondo di no. Non ho mai preso contatto con la moglie di IM 1 e nemmeno so chi sia. Non l'ho mai conosciuta.

Mi viene chiesto come ha potuto ottenere i soldi IM 1 e ripeto che mi aveva detto di non avere nulla da poter dare da mangiare alla famiglia e in special modo ai bambini perché gli erano stato bloccati i conti. Per questo mi sono lasciato convincere.”

(VI __________ 01.10.2014, pag. 3)

__________ ha versato agli atti sia la ricevuta del 23 dicembre 2009 scritta a mano e firmata da IM 1, nella quale quest’ultimo conferma di aver ricevuto la somma di fr. 2'000.-, sia la lettera datata 27 maggio 2010 - apparentemente, come vedremo - firmata da __________, nella quale si legge in particolare che “mio marito ultimamente è molto preso, non è quasi mai presente, in quanto fra il lavoro e la sorella in fin di vita all’ospedale di Basilea per CANCRO, ha ben altri problemi a cui pensare, oltre a quanto accadutogli” (cfr. scritto __________ del 9 settembre 2014, AI 1 inc. 2014.9090).

2.9.5.2. L’imputato non contesta di aver ricevuto un prestito di fr. 2'000.- da __________ e ha confermato anche di avergli chiesto il prestito dicendogli di non riuscire a provvedere al sostentamento della sua famiglia e in particolare dei suoi figli, in quanto dopo essere stato arrestato, la Procura gli aveva bloccato i conti e quindi non aveva più disponibilità economica (VI 20.11.2014 pag. 8; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).

In effetti, il prestito risale al 23 dicembre 2009, poco tempo dopo la sua scarcerazione del 16 dicembre 2009.

Per contro, IM 1 dichiara di aver restituito l’intero importo di fr. 2'000.- a __________ (VI 20.11.2014 pag. 8; VI 17.12.2014 pag. 9; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB) e questo dopo la sentenza del 20 luglio 2010 del Giudice di pace del circolo di __________ che lo aveva condannato a pagare l’importo di fr. 2'000.- all’istante __________ (AI 1 inc. 2014.9090).

In aula IM 1 ha precisato - ciò che non ha stupito la Corte - che “la ricevuta che mi sono fatto firmare quando ho restituito i soldi a , si trovava nel deposito della __________ e T” (VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).

Va segnalato che IM 1 ha negato di aver allestito lo scritto 27 maggio 2010 a nome di sua moglie (VI 20.11.2014 pag. 9), la quale ha invece testimoniato “con assoluta certezza di non averlo mai visto prima d’ora. I contenuti dello scritto mi sono assolutamente nuovi” e che “la firma in calce al documento non è la mia” (VI 06.10.2014 pag. 2, AI 3 inc. 2014.9090), per cui la Corte ritiene accertato che sia stato proprio l’imputato ad aver allestito lo scritto a nome della moglie, allo scopo di guadagnare tempo per la restituzione del prestito da lui - e non dalla moglie - richiesto a __________.

2.9.5.3. La Corte ha confermato la truffa in danno di __________, al quale l’imputato, in prossimità del Natale 2009, ha raccontato - falsamente - di avere un conto bloccato dalla Procura dopo essere stato in prigione e di non avere quindi il denaro per provvedere al sostentamento dei suoi figli, come IM 1 ha ammesso.

L’imputato ha sfruttato il fatto che __________ ben difficilmente avrebbe potuto effettuare controlli sulla veridicità delle sue affermazioni, facendo inoltre leva sulla generosità d’animo dell’anziana vittima già sapendo che non le avrebbe mai più restituito il prestito.

Infatti, l’allegazione di IM 1 di aver provveduto alla restituzione dell’integralità del prestito e che la relativa ricevuta si trovava nell’ormai noto deposito della __________ e __________, non è stata assolutamente comprovata e per la Corte non risulta affatto credibile.

2.9.6. Truffa in danno di ACPR 13

2.9.6.1. Il 21 ottobre 2014 ACPR 13 denunciava IM 1 per i seguenti fatti:

" Conosco il Sig. IM 1 ca. dal 2011 presentatosi come cliente alla __________ di __________, dove lavoro da oltre 15 anni. Si trattava di un cliente normale con il quale nel tempo sono entrato in confidenza.

  • Il 1° fatto sospetto fu quando per mesi non si fece più vedere, lasciando un debito di ca. 500-600 Fr. Venne poi a saldarlo mesi dopo con molte insistenza da parte nostra.

Alfa Romeo: il Sig. IM 1 circolava con una Renault in cattivo stato di marcia e in quell’ambito abbiamo avviato le trattative di vendita dell’Alfa. In agosto 2012, dopo che la sua Renault lo ha lasciato a piedi, si presenta con fretta e furbizia dicendo che voleva la mia vettura subito, con urgenza.

Il contratto era pronto e l’avrebbe firmato il giorno seguente. L’auto gli serviva subito per finire lavori in corso che gli avrebbe permesso di pagarmi subito. Poi è sparito due volte, una, per un presunto intervento urgente alla schiena, l’altra, quando a luglio finì in carcere. Prima di quest’ultimo evento, in giugno 2014, si è presentato in due occasioni con viso dimesso e atteggiamento disperato, chiedendomi aiuto finanziario urgente (Fr. 3'000 + Fr. 2'000).

  • Motivo: acquisto di materiale necessario per concludere un lavoro in corso presso __________ che gli avrebbe permesso di pagare in una volta i sospesi, cosa che fino ad oggi non è mai avvenuta!

(…)”

(denuncia di ACPR 13 del 21 ottobre 2014, AI 1 inc. 2014.10032)

2.9.6.2. Il 28 ottobre 2014 il denunciante veniva interrogato dalla Polizia e precisava ulteriormente i fatti alla base della sua denuncia:

" Per quanto riguarda la denuncia sporta contro IM 1 devo dire di averlo conosciuto in ambito professionale nel più o meno nel 2011.

Siccome lavoro da circa 15 anni presso il negozio __________ con sede a __________, ho avuto occasione di conoscere l'imputato quando è divenuto cliente del negozio perché era appassionato di modellismo.

Ha iniziato a servirsi con del materiale nostro fintanto che nel corso del 2012 ha lasciato pendente un conto di circa CHF 500.--/600.--.

Conto che ha impiegato diversi mesi a saldare dopo tante insistenze e richiami da parte nostra.

Una volta liquidato il debito è tornato a servirsi da noi dopo tanto tempo che non passava più in negozio, forse proprio perché aveva in sospeso il debito.

(…)

Dopo essere tornato a servirsi da noi, non ha più lasciato debiti o sospesi. Ha sempre pagato a contanti.

Grazie a questa conoscenza come cliente, siamo poi entrati in amicizia.

Un giorno, sapendo che volevo vendere la mia vecchia automobile Alfa Romeo 156 2.4 JTD Caravan di colore rosso, mi ha chiesto informazioni al riguardo siccome a quel tempo guidava una vecchia Renault Megane di colore nero che aveva alcuni problemi.

(…)

(…)

In realtà la trattativa è durata qualche mese, anche se non posso dire che di trattativa si trattasse veramente. Penso che IM 1 attendesse il momento di restare veramente a piedi prima di trovare una soluzione alternativa.

Sta di fatto che un giorno mi ha detto che la Renault l'aveva mollato e che aveva bisogno urgentemente di un'altra auto e, se prima era una tira e molla perché diceva di non avere la disponibilità, a quel momento le cose sono andate più spedite e abbiamo concluso la vendita.

Abbiamo concordato una cifra di CHF 5'000.-- e non ha avuto da ridire sul prezzo perché sapeva che l'auto era in perfetto stato di marcia ed era appena stata collaudata con tutte le riparazioni effettuate.

(…)

(…)

Avevo pronto il contratto di vendita da fargli firmare quando mi avrebbe consegnato i soldi visto che mi aveva promesso che avrebbe pagato subito a contanti.

In realtà ha sempre trovato una scusa per sottrarsi alla firma del contratto e al pagamento dell'auto.

L'ho sempre più invitato a rispettare gli accordi presi ma lui, sebbene di tanto passava ancora in negozio, di fatto non mi ha mai pagato.

Diceva quasi sempre di essere di fretta oppure che sarebbe passato l'indomani per liquidare la faccenda.

Ho sempre atteso pazientemente un suo gesto ma non è mai arrivato.

ADR che non ho ricevuto nemmeno un franco di acconto. IM 1

mi deve ancora la totalità dell'importo.

(…)

Ho continuato a contattarlo con diversi messaggi, anche perché era "sparito" dalla circolazione e non si faceva più sentire.

Ai messaggi rispondeva molto raramente e sui soldi era sempre vago.

Quando mi rispondeva era sempre con una "scusa" per qualche problema.

Mi aveva detto di essere in cura per una polmonite, poi qualche tempo dopo aveva risposto dicendo di essere convalescente per un'operazione alla schiena avvenuta in Svizzera interna, ma non so dove.

Tutto questo accadeva nel periodo tra l'immatricolazione del 16.12.2013 e la primavera 2014. Fino ad oggi non ha mai pagato.

Devo anche aggiungere che durante questo periodo mi aveva chiesto di fornirgli del materiale per illuminazione, siccome sono titolare anche di una ditta che si occupa di impianti di illuminazione LED.

Quindi mi ha chiesto del materiale che doveva installare presso un albergo di __________, ma non so di quale albergo si tratti.

Gli ho fornito 140 metri lineari di LED Streep, con inclusi i trasformatori, per un importo di CHF 1760.- come da fattura allegata.

Fattura del 10 febbraio 2014.

Anche in questo caso, malgrado i ripetuti richiami, non è mai venuto in negozio a pagare.

(…)

Comunque il materiale che gli ho fornito, e che IM 1 mi aveva detto di dover installare a __________, non è mai stato pagato. La fattura è tuttora aperta.

Un ultimo avvenimento riguarda la truffa su un prestito a titolo personale che gli ho fatto.

IM 1 un giorno mi ha detto che stava facendo un lavoro importante alla __________ che riguardava l'installazione di un sistema di sicurezza visivo alle casse per prevenire le truffe del cambio dei soldi.

Questo incarico dell'__________ lo poteva concludere solo acquistando del materiale di

cui al momento non poteva farlo perché gli mancavano i soldi.

Mancandogli i soldi non era quindi in grado di pagarmi l'automobile e l'impianto

luci.

Pertanto chiudendo i lavori all'__________ sarebbe stato pagato come da contratto e quindi mi avrebbe saldato i debiti.

Con questa motivazione mi ha chiesto CHF 3'000.-- in contanti che gli ho dato in una sola tranche.

I soldi li ha ricevuti tra aprile e maggio 2014. Non ricordo con esattezza.

(…)

Qualche giorno dopo aver ricevuto questi CHF 3'000.--, mi ha chiesto un aiuto economico personale dicendomi che aveva delle difficoltà finanziarie e gli mancano persino i soldi per far benzina.

Era talmente sul lastrico che diceva di non avere neanche i soldi per fa la spesa per la famiglia.

Visto che si è presentato molto prostrato, abbattuto, sofferente e con un comportamento dimesso, è riuscito a intenerirmi e a convincermi al punto tale che gli ho concesso un prestito senza interessi di CHF 2'000.--.

(…)

Visti i due prestiti personali che è stato capace di truffarmi, ho preparato una ricevuta unica di CHF 5'000.--.

Ricevuta datata 15.06.2014 che IM 1, sempre con qualche scusa, non solo non è mai passato a firmarla, ma non mi ha nemmeno restituito i soldi che gli avevo dato nel suo momento di difficoltà.

Ricordo che i due prestiti, uniti nel totale di CHF 5'000.--, in realtà mi aveva promesso di restituirli in pochi giorni perché doveva ricevere i soldi dalla __________ per i lavori alle casse.

Ho tentato ancora diverse volte di invitarlo a pagare tutti i suoi debiti ma, come aveva già fatto in precedenza, o non rispondeva o trovava qualche scusa per non passare.

Sta di fatto che dei CHF 5'000.-- dell'automobile, dei CHF 5'000.-- truffati per il prestito e dei CHF 1760.--, non mi è stato restituito nulla.”

(VI ACPR 13 28.10.2014 pagg. 3-6)

2.9.6.3. IM 1 riconosce di aver acquistato l’auto da ACPR 13 come pure di non averla ancora pagata, in quanto gli era stata data in prova e non avevano concordato una scadenza per il pagamento; aveva inoltre - sempre a suo dire -, dovuto sostenere delle spese di riparazione che andavano dedotte dal prezzo d’acquisto di fr. 5'000.- (VI 20.11.2014 pag. 2; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).

L’imputato ammette pure di aver ricevuto da ACPR 13 del materiale elettrico, che sostiene di non aver ancora pagato perché non era completo (VI 20.11.2014 pag. 2; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).

Per contro, IM 1 contesta di aver ricevuto un prestito di complessivi fr. 5'000.- da parte di ACPR 13 (VI 20.11.2014 pag. 3; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).

2.9.6.4. La Corte ha ritenuto le dichiarazioni di ACPR 13 - lineari e costanti - assolutamente credibili, considerato inoltre che sono state per la maggior parte confermate proprio dallo stesso imputato, che ha infatti riconosciuto sia l’acquisto dell’auto che del materiale elettrico.

In concreto, la Corte non vede per quale motivo il denunciante si sarebbe dovuto inventare il prestito di complessivi fr. 5'000.- concesso a IM 1, considerato inoltre che - come visto - IM 1 aveva già chiesto ad altre persone prestiti di denaro, indicando in particolare di averne bisogno per mantenere la sua famiglia.

Pertanto, i fatti di cui al punto 4.6 dell’atto d’accusa, che si fondano sulle dichiarazioni del denunciante e in parte anche su quelle dell’imputato, risultano comprovati.

In diritto, l’imputazione di truffa in danno di ACPR 13 è stata però solo parzialmente confermata. La Corte ha ritenuto infatti che per quanto riguarda l’Alfa Romeo e la fornitura del materiale elettrico, IM 1 non ha raccontato bugie al danneggiato, per cui non risulta adempiuta la fattispecie della truffa.

Diversamente, per quel che concerne il primo prestito di fr. 3'000.-, IM 1 ha raccontato alla vittima - contrariamente al vero, dal momento che non vi è agli atti nemmeno un minimo riscontro oggettivo - che stava per concludere un importante lavoro per la __________, grazie al quale avrebbe potuto pagargli i debiti pregressi, ma che necessitava di soldi per acquistare materiale per concludere l’incarico. L’imputato ha quindi ingannato con astuzia ACPR 13, contando sul fatto che difficilmente avrebbe potuto eseguire i controlli circa questo incarico che a suo dire aveva ricevuto, mettendolo inoltre sotto pressione per il ricevimento dei soldi per poter finire i lavori, prospettandogli la restituzione in tempi brevi ed inducendolo in tal modo a concedergli il prestito.

Analogo il discorso va fatto per il secondo prestito di fr. 2'000.-, nella misura in cui anche in questo caso IM 1 ha ingannato ACPR 13 raccontandogli di non avere i soldi per mantenere la famiglia, sottacendogli che in realtà i soldi avrebbero avuto ben altra destinazione, dal momento che in quel periodo l’imputato sperperava ingenti somme di denaro presso il __________ e che in pari tempo non pagava gli alimenti per i figli (come si vedrà meglio più sotto).

In conclusione, la Corte ha confermato l’imputazione di cui al punto 4.6.3 dell’atto d’accusa 21/2015, mentre che ha prosciolto l’imputato dai punti 4.6.1 e 4.6.2 dell’atto d’accusa 21/2015.

2.9.7. Aggravante del mestiere

In relazione all’imputazione di truffa, è stata confermata l’aggravante del mestiere, in considerazione del numero di truffe commesse e della disponibilità dimostrata dall’imputato a commetterne altre non appena gli si presentava l’occasione giusta nonché per l’illecito profitto regolare e sistematico che ne ha ricavato.

2.10. Reati in danno di ACPR 3

2.10.1. Il 17 luglio 2014 la ACPR 3 denunciava IM 1 in relazione a 11 ricariche telefoniche per complessivi fr. 1'200.- addebitate sulla sua fattura __________ in favore del numero di telefono __________ intestato all’imputato nel periodo 28 aprile - 8 luglio 2014 (AI 1 inc. 2014.6849).

Il 5 agosto 2014 veniva sentito __________, venditore presso la ACPR 3, il quale riferiva che dagli anni 2010/2011 IM 1 aveva sempre effettuato lavori informatici per contro della ditta.

In merito ai fatti alla base della denuncia, dichiarava quanto segue:

" Per tornare alle questioni riguardanti l'inoltro della mia denuncia, devo dire che nel corso del mese di maggio 2014 ho ricevuto una fattura __________, per due mesi di abbonamento - e quindi marzo e aprile 2014 - per il collegamento natel dell'azienda __________ che riportava una cifra di CHF 412.45.

Mi sono subito allarmato perché non ho mai raggiunto questi importi da quando ho l'abbonamento, a parte determinate condizioni, e controllando i dettagli ho visto che c'erano due voci alla finca "Riporti / Pagamenti / Addebiti" riguardanti delle ricariche telefoniche per il numero telefonico __________.

Ricariche effettuate nei giorni 28 e 29 aprile 2014 tramite il mio numero di natel sopraccitato, ovvero __________.

Ho subito verificato a che appartenesse questo numero tramite il mio telefono componendo il numero.

Siccome il numero era in memoria mi è subito apparso il nome del contatto che ho identificato nel collegamento natel del IM 1.

Da parte mia non riuscivo a capire come avesse potuto addebitarmi le spese di ricarica del suo telefono sul mio numero natel.

Ho chiamato il IM 1 e gli ho chiesto spiegazioni. Lui quasi fregandosene, quando gli ho detto che sarei andato in polizia, mi ha risposto “fai quello che vuoi”.

Dopodiché non ci siamo più sentiti.

Malgrado gli avessi detto che sarei andato in polizia, per finire non ci sono andato ed ho deciso di pagare la fattura con i CHF 200.- aggiuntivi.

La successiva fattura, sempre per due mesi di collegamento - ovvero maggio e giugno 2014 - indicava un importo da pagare di ben CHF 901.80. Mi sono quindi seriamente preoccupato perché non ho mai ricevuto fatture di questo genere.

Controllando il contenuto ho poi visto che c'erano ancora, alla voce "Riporti / Pagamenti / Addebiti" un totale di spesa di CHF 700.--.

Di nuovo compariva il numero di telefono del IM 1 quale intestatario delle 6 ricariche telefoniche del suo numero natel __________.

Esattamente, come riportato in fattura, le ricariche sono le seguenti:

§ 03.05.2014 CHF 200.--

§ 04.05.2014 CHF 100.--

§ 10.05.2014 CHF 100.--

§ 05.06.2014 CHF 100.--

§ 20.05.2014 CHF 100.--

§ 30.06.2014 CHF 100.--

Visto questo mi sono allarmato ed ho quindi deciso di interpellare la compagnia telefonica __________ per avere dei chiarimenti.

Devo dire che non è stato per nulla facile ricostruire nel dettaglio cosa sia capitato e soprattutto nemmeno la __________ è stata in grado di capire come IM 1 abbia potuto effettuare gli addebiti delle sue ricariche telefoniche tramite il mio abbonamento natel.

Questo è tutt'oggi un mistero a cui nemmeno __________ è stata in grado di giungere ad identificare il problema.

Ad ogni buon conto, per evitare ulteriori addebiti, che comunque sono stati fatti sulla fattura di luglio, si è deciso di bloccare il collegamento telefonico. Da quanto ne so __________ sta operando per capire come sia potuto accadere quello che ho appena indicato da profano.

Nei vari colloqui che ho intrattenuto con una persona di riferimento della compagnia __________ - Sig.ra __________ dell'__________ - è poi risultato che sulla fattura dei due mesi futuri - luglio e agosto 2014 - che a tutti gli effetti non è ancora stata stampata perché il periodo contabile è ancora in corso, vi sono ulteriori tre ricariche telefoniche a beneficio di IM 1 e del suo numero di natel __________, per CHF 300.--.

Segnatamente:

§ 02.07.2014 ore 17:46 CHF 100.--

§ 06.07.2014 ore 14:53 CHF 100.--

§ 08.07.2014 ore 13:58 CHF 100.--

Visto questo, dopo alcuni giorni dall'esposizione dei fatti a loro, sono stato richiamato ed informato che da parte della compagnia non mi sarebbero state addebitate le spese riportate qui sopra per le ricariche del telefono IM 1. Ricariche per un totale di CHF 1'200.--.

Tuttavia, visto che l'intestatario del collegamento è l'azienda ACPR 3, mi è stato chiesto di formalizzare una denuncia alla Procura Pubblica.

Cosa che ho fatto.”

(VI __________ 05.08.2014, pagg. 4-5)

__________ riferiva inoltre di un ulteriore episodio che vedeva coinvolto IM 1:

" Sta di fatto che, come da fattura della __________ datata 24 aprile 2014 - che consegno all'interrogante e viene allegata a questo verbale - ho avuto un primo problema riguardante le installazioni informatiche.

Nel concreto IM 1 è passato nella nostra azienda ed ha effettuato l'aggiornamento del dominio ACPR 3 perché nel frattempo era scomparso dalla rete.

Visto questo ho chiamato IM 1 che è subito arrivato e dopo aver verificato mi ha detto che era scaduto il contratto per lo spazio e il dominio in rete.

Mi ha detto che ci pensava lui ad aggiornare i termini di validità e mi ha proposto una validità di uno o due anni. Dal 24.04.2014 al 23.04.2016.

Da parte mia ho deciso per i due anni e IM 1 mi ha chiesto, tramite la fattura in questione, l'importo di CHF 350.--.

Come indicato sulla fattura questa cifra corrisponde al rinnovo contrattuale per due anni dello spazio e del dominio in rete.

Sta di fatto che lui mi ha presentato la fattura ed io ho pagato subito.

Fatto questo mi ha detto che entro sera il sito sarebbe tornato di nuovo visibile.

In realtà continuavano a passare i giorni senza che il sito internet del garage apparisse di nuovo in rete e divenisse operativo.

Non ricordo esattamente quanti giorni, ma penso 20 / 25, senza che accadesse nulla.

I vari tentativi di rintracciare il IM 1 sono andati vani e non sono più riuscito a sentirlo.

Di riflesso ho quindi interpellato un conoscente per aiutarmi a capire come mai il sito internet non tornava attivo.

II mio amico si è poi accorto che in realtà il pagamento della quota di utilizzo dello spazio internet e di dominio non era ancora stata saldata, ed è per questo motivo che il sito era ancora oscurato.

Quindi abbia provveduto a pagare la cifra richiesta di CHF 135.50, che comprendeva - per un solo anno - CHF 15.50 per il dominio e CHF 50.-- per lo spazio internet.

(…)

Per riassumere, in realtà per il rinnovo del dominio del nostro garage, avrei dovuto pagare CHF 65.50 contro i CHF 350.-- che mi ha chiesto il IM 1 e che come indicato sopra, ho pagato in contanti come dimostra la fattura rilasciatami da IM 1 per conto della sua ditta __________.

In pratica ho versato questa somma a IM 1 ma lui non ha provveduto a pagare il conto del dominio internet. Quindi ritengo che mi abbia truffato per questo importo, o quanto meno se ne è impossessato senza il mio consenso.”

(VI __________ 05.08.2014 pagg. 3-4)

Le fatture __________ in questione come pure la fattura di fr. 350.- emessa il 24 aprile 2014 dalla ditta di IM 1, la __________, a carico della ACPR 3 per il “rinnovo nome a dominio e spazio server __________ dal 24.04.2014 al 23.04.2016” sono state versate agli atti dell’inc. 2014.6849.

2.10.2. Interrogato, in merito alle ricariche telefoniche IM 1 in inchiesta dichiarava che “anche in questo caso si è trattato di un errore e sono disponibile a rimborsare subito la società”, precisando che “io non sapevo di questi fatti, non mi ero reso conto in precedenza di aver caricato la mia tessera dati tramite __________ login di detta società” (VI 08.08.2014 pag. 19; cfr. anche VI 24.09.2014 pag. 8 e VI 17.12.2014 pag. 8).

Anche in aula l’imputato ribadiva che “ammetto di aver eseguito 11 ricariche telefoniche, anche in questo caso si è trattato di un errore perché lo __________ login veniva memorizzato nel mio i-pad. L’i-pad ogni mezzanotte fa la ricarica in maniera automatica e tiene in memoria il login di chi è entrato per ultimo” (VI imputato pag. 7, all. 1 al V. DIB).

2.10.3. In merito all’importo di fr. 350.- percepito da parte della ACPR 3 per il rinnovo del dominio e dello spazio internet, IM 1 riconosceva la relativa fattura e dichiarava che “è vero che ho incassato una fattura di CHF 350.00 per il mio lavoro; quando indico gli importo relativi al rinnovo per i due anni è compreso il lavoro da me effettuato, la manodopera” (VI 08.08.2014 pag. 20).

Nel verbale d’interrogatorio del 24 settembre 2014 al riguardo dichiarava:

" Non contesto di aver intrattenuto un rapporto professionale con __________ della ditta ACPR 3. Preciso comunque di non essermi mai occupato del sito internet della ditta o meglio di aver creato il dominio, ma di non aver proceduto ai successivi rinnovi. __________ aveva un tecnico italiano che si è occupato di costruire il sito e di procedere ai rinnovi.

Vero è che la primavera scorsa __________ mi ha chiesto di aiutarlo per il rinnovo di questo dominio a seguito del quale ho emanato una fattura che lui mi ha pagato cash; non contesto l’importo da lui indicato.

In pratica io mi sono limitato a prendere i soldi e a consegnarli alla ditta __________, un’azienda italiana di cui non conosco la sede.

ADR che ho consegnato i soldi ad una persona a __________, vicino alla dogana. Era stato lo stesso __________ ad organizzare l’incontro.

Mi viene chiesto per quale motivo __________ sarebbe passato per il mio tramite visto che aveva il contatto diretto con la ditta __________.

Perché ero io che avevo creato il dominio e avevo tutte le password.

ADR che non mi ricordo quando ho passato tutte le password alla __________, poco dopo la registrazione del dominio e quindi qualche anno fa.

Mi si dice dunque che la domanda dell’interrogante è pertinente nella misura in cui il rinnovo del dominio è avvenuto unicamente questa primavera. Mi si chiede nuovamente perché __________ avrebbe avuto bisogno del mio aiuto.

Non so cosa dire. Io ho fatto solo da tramite per il passaggio del denaro. Preciso che sono stato contattato perché il dominio era a mio nome.

ADR che è possibile che il rinnovo del sito della ACPR 3 costi CHF 65.50 all’anno senza calcolare il lavoro da me eseguito.

ADR che io della persona della __________ che si occupava della gestione del sito avevo unicamente l’indirizzo via Skype.”

(VI IM 1 24.09.2014 pag. 7)

L’imputato precisava quindi di non aver “intascato nulla al di fuori della manodopera equivalente alla differenza tra l’importo complessivo e il pagamento del dominio” (VI 24.09.2014 pag. 8).

Nel verbale del 17 dicembre 2014 ribadiva che “per quanto riguarda l’importo di CHF 350.00 presi dalla ACPR 3, preciso che con questo denaro ho pagato la persona che ha allestito e gestisce il sito internet della ditta. ADR che ho consegnato il denaro su luogo pubblico, a __________, sul confine, al titolare o ad un dipendente di una ditta che ricordo si chiama __________ e si trova in Italia, non so esattamente dove, mi sembra vicino a __________. E’ stato lo stesso signor __________ ad organizzare questo incontro” (VI 17.12.2014 pag. 8).

2.10.4. In aula l’imputato ha dichiarato:

" R: Ribadisco quanto già detto in inchiesta. Io avevo acquistato il sito e registrato il nome, poi lui ha passato tutto ad un’altra persona. Quando il dominio stava per scadere, io ho avvisato la ACPR 3 e lui ha deciso di rinnovarlo, mi ha consegnato i soldi per rinnovarlo ma mi ha detto di consegnare tutto a questa ditta italiana, la __________, che se ne sarebbe occupata. Questa altra ditta si occupava del web mentre io continuavo ad occuparmi della videosorveglianza e del sistema informatico. Aveva dato i soldi a me da consegnare ad un privato, che su skype si chiamava __________. Io ho consegnato i soldi in dogana a __________ a questa persona, che si doveva occupare del pagamento del rinnovo del sito.

La Presidente legge il verbale d’interrogatorio di __________ del 05.08.2014.

ADR: La fattura l’ho emessa perché i soldi li ho ricevuti. Li ho stornati a quello che doveva occuparsi del rinnovo del sito internet, che era un conoscente di __________. Non è vero che dovevo occuparmi io del pagamento del rinnovo del sito, __________ mente.

A domanda della PP rispondo che ho rilasciato la fattura per il rinnovo del sito perché ho incassato i soldi, per me era una ricevuta. Poi l’altro mi ha rilasciato la sua fattura quando io gli ho dato i soldi. Questa fattura si trovava nel deposito della __________ e __________.”

(VI imputato pag. 12, all. 1 al V. DIB)

2.10.5. In relazione alle ricariche telefoniche addebitate alla ACPR 3, la Corte ha confermato l’imputazione di abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati (punto 3.3 dell’atto d’accusa 21/2015), dal momento che trattandosi di ben 11 occasioni, è del tutto incredibile che si sia trattato di un semplice errore come allegato dall’imputato, anche perché in base alle dichiarazioni credibili e disinteressate di __________ - ritenuto che la ditta era già stata risarcita e che ha sporto denuncia unicamente su richiesta della __________ - quando nel maggio 2014 aveva ricevuto le fatture dei mesi di marzo e aprile 2014 e aveva scoperto le ricariche telefoniche in favore dell’utenza di IM 1, lo aveva contattato per chiedergli spiegazioni, per cui l’imputato non è affatto credibile quando sostiene che non sapeva delle ricariche addebitate alla ACPR 3.

2.10.6. La Corte ha confermato anche l’imputazione, di cui al punto 5.1 dell’atto d’accusa 21/2015, di appropriazione indebita dell’importo di fr. 350.- in danno di ACPR 3 - che IM 1 ammette di aver ricevuto - sulla base delle seguenti risultanze:

  • le dichiarazioni credibili di __________, che trovano riscontro nella fattura emessa da IM 1 a nome della sua ditta, non essendo in pari tempo credibile - come affermato da IM 1 - che la stessa “per me era una ricevuta”;

  • le dichiarazioni incostanti di IM 1, che dichiara in un primo tempo che l’importo di fr. 350.- comprendeva anche il lavoro da lui effettuato, la sua manodopera (VI 08.08.2014 e VI 24.09.2014), salvo poi dichiarare di aver consegnato l’intero importo alla persona designata da __________ per occuparsi del rinnovo del sito internet (VI 17.12.2014 e al dibattimento);

  • la circostanza che IM 1 non abbia comprovato la consegna del denaro a questa terza persona, consegna che a suo dire sarebbe attestata da una ricevuta che si trovava nel - famigerato - deposito della __________ e __________ ciò che per la Corte non è assolutamente credibile.

2.11. Appropriazione indebita in danno di ACPR 5 e ACPR 6

2.11.1. Il 14 luglio 2014 ACPR 5 e ACPR 6 si presentavano presso la Polizia per denunciare IM 1 per truffa. Interrogati, riferivano che il 3 luglio 2014 avevano incontrato IM 1 presso il bar __________ di __________ - che sia i denunciante che IM 1 frequentavano abitualmente - e questi aveva loro proposto di acquistare un PC ciascuno a fr. 250.- il pezzo. Il giorno stesso entrambi consegnavano l’importo di fr. 250.- a IM 1, che spediva loro un e-mail di conferma. In seguito, nonostante le loro insistenze, IM 1 non aveva consegnato i due PC, per cui avevano deciso di denunciarlo (cfr. VI ACPR 5 14.07.2014, AI 1 inc. 2014.6961, all. 1; VI ACPR 6 15.07.2014, AI 1 inc. 2014.6961, all. 2).

ACPR 6 riferiva inoltre in precedenza aveva già acquistato un PC da IM 1 al prezzo di fr. 250.-, che IM 1 gli aveva consegnato nel mese di giugno 2014 (VI 15.07.2014 pag. 2).

2.11.2. IM 1 non contesta di essersi accordato con ACPR 5 e ACPR 6 per la compravendita di due PC, ma precisa che il prezzo era di fr. 850.- il pezzo e che l’importo di fr. 250.- incassato da ACPR 5 e ACPR 6 era solo un acconto sul prezzo totale. Dichiara inoltre di non aver potuto consegnare i PC in quanto era stato arrestato (VI 08.08.2014 pag. 21; VI 17.12.2014 pag. 8; VI imputato pagg. 11-12, all. 1 al V. DIB).

2.11.3. La Corte ha considerato le dichiarazioni dei denuncianti secondo cui l’importo di fr. 250.- corrispondeva al prezzo di ciascun PC sicuramente più credibili rispetto a quelle di IM 1, dal momento che se si fosse invece trattato solo di un acconto, IM 1 si sarebbe certamente premunito di indicare il prezzo intero concordato con ACPR 5 e ACPR 6 sulla conferma che ha trasmesso loro via e-mail. Inoltre, anche la circostanza che in precedenza ACPR 6 aveva già acquistato un PC da IM 1 al prezzo di fr. 250.- supporta questa conclusione.

L’imputato è stato però prosciolto dall’imputazione di appropriazione indebita di cui ai punti 5.2 e 5.3 dell’atto d’accusa 21/2015 in quanto il versamento dell’importo di fr. 250.- da parte di ACPR 6 e ACPR 5 è avvenuto in pagamento a IM 1 per l’acquisto di 2 computer e non si è trattato quindi di una somma affidata ai sensi dell’art. 138 CP, per cui la fattispecie riveste unicamente carattere civile.

2.12. Furto di benzina

In merito all’imputazione di furto di cui al punto 6.2 dell’atto d’accusa 21/2015, la Corte ha considerato che trattandosi di un singolo episodio - ammesso da IM 1, che ha dichiarato sia in inchiesta (VI 08.08.2014 pag. 22) che al dibattimento (VI imputato pag. 13, all. 1 al V. DIB) di essersi dimenticato di pagare la benzina e di essere disposto a risarcire il dovuto - non vi sono elementi a comprova del dolo di IM 1, che è pertanto stato prosciolto.

2.13. Furto in danno di ACPR 11

2.13.1. Il 19 agosto 2014 __________, proprietario e gerente della ACPR 11 di __________, si rivolgeva alla Polizia cantonale denunciando - per quanto qui d’interesse - che “IM 1 è stato ripreso dal sistema di sorveglianza della cassa mentre la apriva e rubava i soldi. È stato invitato parecchie volte a restituire il denaro ed ha promesso che lo avrebbe fatto ma non si è più fatto sentire e né presentato direttamente” (formulario di denuncia del 19.08.2014, AI 1 inc. 2014.7750).

__________ veniva interrogato al riguardo in data 2 settembre 2014 e dichiarava:

" Per quanto riguarda la denuncia sporta contro IM 1 devo dire che noi abbiamo iniziato ad avere rapporti professionali nel corso dell'anno 2012.

Abbiamo conosciuto IM 1 dopo che ci è stato presentato da un cliente.

A noi era stato detto che era un buon informatico ed elettricista che avrebbe potuto aiutarci.

Infatti in quel periodo avevamo qualche problemino di informatica ed eravamo anche intenzionati a installare un sistema di videosorveglianza dell'area del negozio.

Di fatto la ACPR 11 gestisce una stazione di servizio carburanti a __________ con annesso negozio / shop.

Per cautelarci avevamo quindi deciso di sorvegliare l'area esterna e interna dello stesso shop.

IM 1 è quindi arrivato sul posto dietro nostro invito al quale abbiamo spiegato le nostre intenzioni.

Ci ha dato diversi consigli sul materiale d'acquistare e per installare il sistema informatico che gestisce la telecamere.

Devo dire che i lavori sono stati fatti correttamente e posso dire allo stesso tempo che dal punto di vista informatico, sono contento.

Tuttavia, un giorno - e più precisamente il 14.11.2012 - mentre era di passaggio al nostro distributore di benzina, mi ha visto all'opera su un telecomando di casa che non funzionava bene.

Siccome ha capito che era guasto, si è messo a disposizione per ripararlo.

Per la sua riparazione aveva però necessità della sua cassetta di attrezzi di lavoro che teneva nel baule della sua automobile, parcheggiata sul piazzale esterno del distributore.

In questa cassetta mi ha detto che c'era il saldatore e mi ha quindi chiesto di andare a prendergliela.

Uscito dal negozio, mi sono diretto verso l'auto del IM 1 ma poi sono tornato indietro verso il negozio.

Non ricordo più esattamente il motivo per il quale sono tornato sui miei passi, forse la chiave della macchina, oggi non ricordo più esattamente perché.

Dalla vetrata ho visto IM 1 che faceva delle manipolazioni nella cassa che in quel momento era aperta.

Ho trovato particolarmente strano questo fatto ed ho quindi fatto finta di niente e sono quindi tornato alla sua auto a prendere la cassetta.

IM 1 ha fatto la riparazione del telecomando e una volta terminato il lavoro è partito.

Ripensando alla scena in cui l'avevo colto con le mani nella cassa, ho quindi deciso di passare in rassegna le immagini dell'impianto di videosorveglianza per cercare di capire cosa fosse accaduto.

E' così che ho scoperto che quando mi ha allontanato con la scusa di prendergli gli attrezzi dalla macchina, ha aperto la cassa ed ha rubato dei soldi contanti.

Ammetto di essere rimasto sorpreso da questo fatto perché riponevo massima fiducia nella sua persona e nel suo lavoro che è sempre stato corretto.

Ricordo perfettamente che sono mancati CHF 700.- in contanti.

A tale scopo non sono in grado di presentare il conto cassa perché la contabilità è già stata chiusa.

Presento comunque una dichiarazione nella quale indico il montante che mi è

stato rubato dal IM 1.

La dichiarazione viene allegata al verbale (Allegato 1).”

(VI __________ 02.09.2014 pagg. 3-4)

Al termine dell’interrogatorio, __________ consegnava agli interroganti la copia dei filmati dell’impianto di videosorveglianza installato presso la ACPR 11 di __________ (cfr. CD annesso al rapporto d’inchiesta del 02.09.2014, AI 3 inc. 2014.7750).

2.13.2. IM 1 ha preso posizione come di seguito in merito alla denuncia:

" E’ vero, ci sarà anche il filmato, anzi c’è il filmato perché ho montato io il sistema di videosorveglianza. Si è trattato di un test di cassa. Ho provato a sottrarre del denaro dalla cassa per verificare se il sistema funzionasse correttamente.

Prendo atto che a dire del proprietario il 14.11.2012 ho sottratto dalla cassa del negozio CHF 700.00; importo di cui mi è stata chiesta la restituzione, ma inutilmente.

Non contesto di aver sottratto quell’importo per effettuare il test; denaro che poi ho consegnato la proprietario.

Mi viene chiesto perché non l’ho riposto in cassa in modo tale che anche questo ulteriore gesto venisse ripreso dalle telecamere, rispondo che ho preferito dare i soldi al proprietario.

Mi viene mostrato il video relativo a quel giorno in cui ho sottratto il denaro della cassa e mi si chiede di prendere posizione in merito a quanto vedo.

Mi si fa prendere atto che nel 4° video (al sec. 00.06), in quello in cui mi si vede dietro alla cassa, appare lampante come io apro la cassa e sottraggo del denaro che mi metto in tasca.

Non contesto il gesto, ma va interpretato come sopraddetto.”

(VI IM 1 24.09.2014 pag. 15)

Preso atto delle dichiarazioni di __________, IM 1 le contestava e indicava che secondo lui lo stesso dichiarava il falso perché “loro mi devono ancora CHF 10'000.00 per delle fatture scoperte” (VI 24.09.2014 pag. 16).

Nel verbale d’interrogatorio del 17 dicembre 2014 IM 1 ribadiva che “quella volta avevamo fatto una prova ed io avevo effettivamente sottratto del denaro, con il benestare del proprietario che si trovava alla mia sinistra di fianco a me, per verificare che le videocamere funzionassero” (VI 17.12.2014 pag. 9).

2.13.3. Anche in aula IM 1 ha ribadito la stessa versione dei fatti:

" Io avevo messo in servizio l’impianto di videosorveglianza quel giorno stesso. Di fianco a me c’erano il fratello e il padre e io ho preso i soldi dalla cassa per fare un test. Era necessario tirare fuori i soldi dalla cassa per controllare se effettivamente si vedeva che c’era qualcosa in mano e che si vedeva cosa era. Io comunque non ho preso fr. 700.--. Preciso inoltre che il computer è sotto chiave e loro hanno la chiave, io no. Io ho preso una banconota dalla cassa, non mi ricordo di quale importo, l’ho messa in tasca, poi mi sono girato e l’ho ridata a loro.”

(VI imputato pag. 13, all. 1 al V. DIB)

2.13.4. La Corte ha considerato che da un lato vi sono le dichiarazioni credibili del denunciante, dal momento che agli atti non emergono elementi per cui lo stesso dovrebbe accusare falsamente IM 1, al di fuori dell’asserzione - assolutamente inconcludente e comunque non comprovata - di IM 1, secondo cui lo stesso dichiarerebbe il falso perché il denunciante e suo fratello “mi devono ancora CHF 10'000.00 per delle fatture scoperte”.

Inoltre la versione dei fatti del denunciante risulta supportata dal filmato della videosorveglianza agli atti, nel quale si vede chiaramente IM 1 che, proprio nel momento in cui __________ si allontana ed esce dal negozio, preleva del denaro dalla cassa.

Dall’altro lato vi sono invece le dichiarazioni incostanti (in inchiesta aveva ammesso di aver prelevato - per effettuare il test - fr. 700.- dalla cassa, mentre che in aula ha contestato detto importo) e insostenibili dell’imputato, essendo del tutto illogico che per effettuare un test sul buon funzionamento dell’impianto di videosorveglianza, si debba prelevare concretamente il denaro dalla cassa e per di più infilarselo in tasca, per poi riconsegnarlo al proprietario.

Ne consegue che la Corte ha confermato l’imputazione di furto per la somma di fr. 700.- sottratta dalla cassa registratrice in danno della ACPR 11 (punto 6.3 dell’atto d’accusa 21/2015).

2.14. Trascuranza degli obblighi di mantenimento

L’imputazione di trascuranza degli obblighi di mantenimento di cui al punto 9. dell’atto d’accusa 21/2015 per il periodo febbraio 2014 - 31 ottobre 2014 (come rettificato al dibattimento, cfr. pag. 3 del V. DIB), non contestata dall’imputato (cfr. VI imputato pagg. 13-14, all. 1 al V. DIB), è stata parzialmente confermata dalla Corte e meglio per il periodo febbraio 2014 - luglio 2014, ritenuto che IM 1 è stato arrestato il 9 luglio 2014, per cui da questo momento non aveva più alcun reddito. Al contrario, per il periodo febbraio 2014 - luglio 2014, IM 1 stesso ha dichiarato di aver sperperato presso il locale __________ migliaia di franchi al mese, senza preoccuparsi di far fronte ai suoi oneri di mantenimento.

2.15. Ripetuta guida senza assicurazione

Pacifica e ammessa dall’imputato (VI 08.08.2014 pag. 3; VI 24.09.2014 pag. 19; VI 17.12.2014 pag. 9; VI imputato pag. 14, all. 1 al V. DIB) l’imputazione di ripetuta guida senza assicurazione ex art. 96 cpv. 2 LCStr di cui al punto 10 dell’atto d’accusa 21/2015, è stata confermata dalla Corte.

  1. Risarcimenti agli accusatori privati

3.1. L’istanza di risarcimento di ACPR 14, ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15 (doc. TPC 51), che ad eccezione dell’importo richiesto quale risarcimento di quanto sottratto, è stata riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 15, all. 1 al V. DIB), è stata accolta limitatamente all’importo di fr. 11'000.- oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2009 per l’importo sottratto, fr. 4'321.50 oltre interessi al 5% dal 22 dicembre 2010 per la perizia e fr. 13'291.15 oltre interessi al 5% dal 24 agosto 2015 per le spese legali sostenute.

3.2. La richiesta di risarcimento ribadita dall’accusatore privato ACPR 21 in aula (VI imputato pag. 9, all. 1 al V. DIB) è stata riconosciuta da IM 1 (VI imputato pag. 15, all. 1 al V. DIB) ed è quindi stata accolta così come esposta per complessivi fr. 25'547.95.

3.3. L’istanza di risarcimento di ACPR 18 e ACPR 19 (doc. TPC 53), solo parzialmente riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB), è stata accolta nella misura di fr. 17'254.85 quale risarcimento del danno (di cui fr. 16'800.- per le pigioni, fr. 209.85 per acqua corrente, fognatura e tasse spazzatura, fr. 45.- per una porta del locale tecnico e fr. 200.- per spese mediche di sostegno psicologico) e di fr. 12'834.70 per le spese legali sostenute.

Per il rimanente della loro pretesa, gli accusatori privati ACPR 18ACPR 19 sono stati rinviati al compente foro civile.

3.4. Le richieste di risarcimento degli accusatori privati ACPR 22 e ACPR 23 - non riconosciute dall’imputato (VI imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB) - sono state rinviate al competente foro civile in quanto non sono state sostanziate (cfr. VI ACPR 22 06.06.2013 pag. 4; VI ACPR 23 14.06.2013 pag. 3).

3.5. La richiesta di risarcimento di ACPR 4 (cfr. VI 16.05.2014 pag. 4; rapporto di complemento della Polizia cantonale del 01.07.2014), riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB), è stata ammessa per fr. 932.40 per il danno alla porta.

Inoltre, è stato disposto in favore di ACPR 4 il dissequestro e la restituzione dell’importo di fr. 1'100.- sottrattogli, mentre che sulla rimanenza di fr. 66.15 è stato disposto il sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tassa e spese di giustizia.

3.6. L’istanza di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 1 (doc. TPC 57), solo in parte riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB) è stata accolta per complessivi fr. 6'898.05 quale risarcimento del danno, così composto:

  • fr. 1'994.- per l’oculista e gli occhiali;

  • fr. 3'000.- per il dentista e le protesi dentarie;

  • fr. 100.- per il rifacimento della carta d’identità;

  • fr. 1'000.- prelevati al bancomat;

  • fr. 804.05 per le spese effettuate con la carta di credito.

Inoltre, IM 1 viene condannato al pagamento in favore di ACPR 1 di fr. 5'000.- per torto morale e di fr. 4'320.- per le spese legali sostenute.

Non è invece stata accolta la pretesa di risarcimento relativa ai danni all’auto, causati dallo stesso ACPR 1 al di fuori, come accertato dalla Corte, dei reati commessi dall’imputato.

3.7. La pretesa di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 2 (AI 134 inc. 2014.6010), integralmente riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), è stata accolta per fr. 90'000.-.

3.8. Le richieste di risarcimento degli accusatori privati ACPR 6 e ACPR 5 (VI ACPR 5 14.07.2014 pag. 3; VI ACPR 6 15.07.2014 pag. 4), riconosciute dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), sono state accolte in virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b CPP, per cui IM 1 viene condannato a risarcire fr. 250.- ad ognuno di loro.

3.9. L’istanza di risarcimento di ACPR 9 di fr. 30'000.- (doc. TPC 27), contestata dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), stante la condanna dell’imputato per la relativa fattispecie è stata accolta.

3.10. L’istanza di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 10 non ha potuto trovare accoglimento, in quanto l’imputato è stato prosciolto dalla relativa imputazione e non ha riconosciuto la pretesa (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).

3.11. La richiesta di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 12 (VI ACPR 12 03.11.2014 pag. 6), non riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), vista la sua condanna è stata accolta per fr. 1'250.-, pari al saldo scoperto non restituito da IM 1.

3.12. L’istanza di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 13 (doc. TPC 44) è stata accolta per fr. 5'000.- per il danno relativo alla truffa e fr. 1'760.- per il materiale elettrico/led in virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b CPP, in quanto riconosciuto dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).

3.13. La richiesta di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 11 (VI __________ 02.09.2014 pag. 6) è stata accolta per fr. 700.-, vista la condanna dell’imputato per furto.

3.14. IM 1 viene inoltre condannato al pagamento fr. 50.05 in favore della ACPR 8 per la benzina sottratta, in virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b CPP, avendo l’imputato riconosciuto la pretesa (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).

3.15. In merito al contributo di mantenimento, si segnala che la Corte non ha pronunciato la condanna al pagamento dei contributi arretrati, essendo la stessa già contenuta nelle decisioni del Giudice civile.

  1. Perizie psichiatriche

4.1. In data 11 luglio 2014 il Procuratore pubblico ha conferito alla dr.ssa __________ il mandato per l’esecuzione di una perizia psichiatrica (AI 26 inc. 2014.6010).

Con referto peritale datato 27 agosto 2014 (AI 75 inc. 2014.6010) la perita ha concluso che IM 1 soffriva, al momento dei fatti a lui imputatati, di una turba psichica e meglio di un disturbo di personalità narcisistico con tratti di forte immaturità codificato - secondo il codice ICD-10 - al codice F 60.8. La perita ha valutato che il disturbo di personalità di cui è affetto è di media gravità e compromette il suo funzionamento relazionale e sociale (perizia pag. 32).

La perita ha stabilito inoltre che i reati presi in considerazione sono da mettere in relazione con la turba psichica di cui l’imputato è affetto, ritenendo però che al momento dei fatti né la capacità di valutare il carattere illecito della sua azione né la capacità di agire era scemata, per cui nel compimento degli atti/reati di cui è accusato, IM 1 era pienamente capace di valutare il carattere illecito degli atti e di agire secondo tale valutazione (perizia pag. 33).

In merito al rischio di recidiva, la perita ha accertato che dal punto di vista psichiatrico forense IM 1 non presenta un fondato pericolo di commettere nuovi reati, precisando che “all’osservazione clinica attuale non si può escludere il rischio di recidiva in futuro per i reati a lui addebitati cioè per forma di sfruttamento economico dell’altro. La probabilità che ciò avvenga non può essere precisata perché dipende dalle circostanze sociali ed ambientali in cui si troverà a vivere. Al VRAG, strumento attuariale di rischio di recidiva violento, il punteggio ottenuto situa il periziato in una teorica categoria di rischio 4 su 9 categorie di score: nel concreto la probabilità per il periziato di incorrere in una nuova accusa o condanna per atto violento è pari al 17% entro 7 anni e pari al 31% entro 10 anni. Questo risultato è da considerarsi medio-basso. Il rischio di agito è legato alla mancata consapevolezza della propria reattività aggressiva e dei percorsi interni che lo portano alle proprie azioni” (perizia pag. 33).

La perita ha concluso che il periziando è tuttora affetto dalla turba psichica di cui sopra e che è necessario sottoporlo ad un trattamento ambulatoriale psicoterapico, che dovrebbe permettere un miglioramento del disturbo di personalità di cui è affetto con conseguente diminuzione del rischio di commissione di nuovi reati, con la precisazione che la contemporanea espiazione della pena non pregiudicherebbe e non ostacolerebbe il successo del trattamento (perizia pag. 34).

4.2. Il 13 ottobre 2014, il difensore dell’imputato ha inoltrato una serie di osservazioni e domande supplementari all’indirizzo della perita giudiziaria (AI 105 inc. 2014.6010), che sono state successivamente ridotte (AI 109 inc. 2014.6010) e sottoposte alla dr.ssa __________, unitamente alla seguente richiesta di delucidazione della Pubblica accusa:

" Nel suo referto a p. 30 riferisce di un "rischio di recidiva elevato per i reati economici come quelli per cui è accusato" e "la probabilità per il periziato d'incorrere in una nuova accusa o condanna per atto violento è pari al 17% entro 7 anni e pari al 31% entro 10 anni. Questo risultato è da considerarsi medio-basso...il rischio di agito è legato alla mancata consapevolezza della propria reattività aggressiva e dei percorsi interni che lo portano alle proprie azioni. In conclusione anche in futuro il periziando potrà mettere in atto strategie usate nel passato, nessuna obbligatoriamente ma nessuna esclusa nemmeno quella degli atti/reati per il quale è accusato, che nega".

mentre in risposta al quesito n 3.1 risponde:

" dal punto di vista psichiatrico forense, non presenta un fondato pericolo di commettere nuovi reati" e "all'osservazione clinica attuale non si può escludere il rischio di recidiva in futuro per i reati a lui addebitati cioè per forma di sfruttamento economico dell'altro. La probabilità che ciò avvenga non può essere precisata perché dipende dalle circostanze sociali ed ambientali in cui si troverà a vivere".

Le chiedo di volermi precisare e meglio spiegare la contraddizione tra la risposta al quesito e quanto indicato in perizia.”

(scritto PP 23.10.2014 alla perita, AI 110 inc. 2014.6010)

Con scritto del 13 novembre 2014 (AI 115 inc. 2014.6010) la perita giudiziaria rispondeva al quesito posto dalla Pubblica accusa:

" Non vi è contraddizione nelle risposte da me date riguardo il rischio di recidiva. Il rischio di recidiva tiene conto di diversi fattori che articolati insieme danno la possibilità che avvengano gli atti/reati.

Ho distinto il rischio di recidiva per reati finanziari e il rischio di recidiva per reati violenti.

Al quesito 3.1 ho risposto che il peritato dal punto di vista psichiatrico forense non presenta un rischio fondato di recidiva nel senso di rischio certo e sicuro (quindi non solo possibile).

La commissione di ulteriori reati finanziari tesi allo sfruttamento economico dell’altro, dello stesso genere di quelli oggetto dell’inchiesta, da parte del peritato è possibile ma non certo non presentando il periziando coazione a ripetere (cioè una patologia in cui si riscontrano disturbi ossessivi-compulsivi in cui in modo coatto deve ripetere gli atti/reati).

Come spiegato a p. 30 e 31 del mio referto a livello criminogenetico per il disturbo di personalità di cui è affetto (le cui caratteristiche sono da me state descritte a p. 20-21 del mio referto), per la sua storia di vita, per la mancata coscienza del disturbo, per il desiderio di indipendenza, per lo stile di vita e per le sue condizioni socio-economiche il peritato presenta un rischio di recidiva elevato per i reati sopraindicati.

Riguardo al rischio di recidiva per reati violenti al VRAG, strumento attuariale di rischio di recidiva, il punteggio ottenuto situa il periziato in una teorica categoria di rischio 4 su 9 categorie di score. Vale a dire che nel concreto la probabilità per l periziato di incorrere in una nuova accusa o condanna per atto violento è pari al 17% entro 7 anni e pari al 31% entro 10 anni. Questo risultato è da considerarsi medio-basso. Il periziando manca di consapevolezza della propria reattività aggressiva e dei percorsi interni che lo portano alle proprie azioni.”

(delucidazione scritta del 13.11.2014, AI 115 inc. 2014.6010, pagg. 1-2)

La perita rispondeva inoltre alle domande postulate dalla Difesa, confermando in sostanza quelle che erano le sue precedenti conclusioni (cfr. pagg. 2-4 delucidazione scritta).

4.3. Il 19 febbraio 2015 l’avv. DUF 1 inoltrava al Ministero pubblico la perizia psichiatrica redatta dal dr. med. __________ (AI 142 inc. 2014.6010). La stessa riporta le seguenti conclusioni:

" In conclusione, come visto sopra, le valutazioni cliniche e diagnostiche della Dr.ssa __________ cadono di fronte ad una valutazione approfondita e completa degli elementi in nostro possesso e, pure, delle contraddizioni, delle lacune, delle elusioni riscontrate nella perizia della collega.

Il quadro psicopatologico e clinico di questo soggetto appare ora in tutta la sua tragicità.

Il periziando presenta una diagnosi di Pervesione narcisistica caratterizzata da significati elementi megalomanici e pseudologici.

Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato ai codici diagnostici internazionali esistono ancora divergenze (non tanto di ordine scientifico e psichiatrico, quanto invece legato alle politiche psichiatriche della scuole di pensiero internazionali, soprattutto prevalenti ora nel campo della neurobiologia radicale) nel modo di classificare le perversioni. Nulla toglie al fatto che queste affezioni psichiatriche gravi sono ora sempre più studiate e al centro della ricerca e dell'attenzione della comunità scientifica internazionale. Le questioni legate alla classificazione nei manuali diagnostici non appare quindi che di marginalissima importanza.

Ecco perché la psicopatologia assume qui, accanto alla clinica, una componente fondamentale nella comprensione e nella valutazione di questi soggetti ... la qual cosa non è stata sufficientemente affrontata e approfondita dalla collega __________ la quale ha in tal modo eluso anche la questione di fondo legata a questi reati commessi da questi soggetti. E cioè la capacità di valutare il carattere illecito e/o di agire secondo tale valutazione.

Si può infatti dedurre, da quanto riportato nelle pagine precedenti, che la capacità di valutare il carattere illecito nonché la capacità di agire secondo tale valutazione fosse, al momento dei fatti, assente; il periziando non essendo in quelle fattispecie pienamente capace di valutare il carattere illecito degli atti e di agire secondo tale valutazione.”

(perizia dr. __________ non datata, AI 142 inc. 2014.6010, pagg. 22-23)

Il 31 marzo 2015 l’avv. DUF 1 inoltrava al Tribunale penale le risposte del dr. __________ ai quesiti peritali (doc. TPC 13), secondo il quale l’imputato soffriva di una turba psichica al momento di fatti e meglio di un disturbo narcisistico di personalità, con un quadro di perversione narcisistica caratterizzata da significativi elementi megalomanici e pseudologici. Secondo il dr. __________, i reati di cui è responsabile l’imputato sono da mettere in relazione con questa turba psichica e “stante il grave quadro psicopatologico del periziando si può dedurre che la capacità di valutare il carattere illecito nonché la capacità di agire secondo tale valutazione fosse, al momento dei fatti, assente”.

Il dr. __________ indicava che IM 1 presentava un fondato pericolo di commettere nuovi reati, in particolare “gli stessi commessi in precedenza, con una probabilità che possiamo valutare come alta”.

Indicava inoltre che è tuttora affetto dalla turba psichica e che “un trattamento ambulatoriale è possibile e auspicabile”, con la precisazione che la contemporanea espiazione della pena “pregiudicherebbe fortemente il successo del trattamento”.

4.4. In presenza di due perizie che giungono a risultati divergenti, si richiamano i principi riassunti nella sentenza della Corte di appello e di revisione penale del 16 marzo 2011, dove si legge che il giudice non è vincolato alle conclusioni del perito e valuta liberamente la forza probante della perizia così come fa con gli altri mezzi di prova. Egli non può, tuttavia, scostarsi dalle risultanze di una perizia senza motivi determinanti, senza che circostanze ben precise mettano seriamente in dubbio la credibilità dell'esperto. In altre parole, relativamente alle questioni specialistiche, il giudice non può prescindere dalle conclusioni della perizia senza motivi concludenti o imperativi. Tali motivi sono dati segnatamente quando il referto è lacunoso, contiene una contraddizione interna evidente, poggia su premesse fattuali manifestamente false, emana da una persona che non possiede le conoscenze specialistiche necessarie oppure emette un’opinione manifestamente insostenibile o viziata da un’errata interpretazione della legge. Inoltre, il giudice può distanziarsi dalla perizia se egli apprezza in modo differente il contenuto o la forza probante di elementi sui quali il perito si è fondato, quando le spiegazioni del perito in occasione della sua audizione divergono dal rapporto scritto su punti essenziali, se opinioni contrarie di altri specialisti (anche di parte) si rivelano sufficientemente concludenti per revocare in dubbio il buon fondamento della perizia oppure quando indizi concreti fanno vacillare la perizia o depongono contro la sua attendibilità. Infine, il giudice può scostarsi dalla perizia che viene smentita da una superperizia che giunge ad altre conclusioni. Secondo la giurisprudenza, i tribunali ritrovano pieno potere decisionale quando più perizie divergono tra loro, totalmente o parzialmente, su punti essenziali (sentenza CARP 16.03.2011, inc. 17.2011.4, consid. 4.3.c, con i rinvii di dottrina e giurisprudenza).

4.5. Ciò premesso, la Corte ha seguito integralmente le conclusioni della perizia giudiziaria - che si basa sull’esame degli atti e su quattro colloqui con il periziando - che ha valutato essere completa, coerente, non contraddittoria e che non esorbita dalle sue competenze.

La perizia di parte al contrario risulta poco chiara, incompleta (non classificando, per esempio, la turba psichica attribuita a IM 1 secondo le scale diagnostiche ICD 10 o DSM 4) e talvolta contraddittoria (segnatamente laddove indica dapprima che IM 1 era totalmente incapace di valutare il carattere illecito e di agire secondo tale valutazione, affermando poi invece che IM 1 aveva una scemata capacità di grado grave), per cui non scalfisce in modo concludente il referto peritale e non mina il buon fondamento dello stesso.

Pertanto la Corte, sulla base della perizia giudiziaria, ha considerato che l’imputato soffre di un disturbo di personalità narcisistico con tratti di forte immaturità, che al momento della commissione dei fatti non minava la capacità di valutare il carattere illecito dell’atto né di agire secondo tale valutazione.

  1. Colpa e pena

Passando alla commisurazione della pena, la Corte ha ritenuto la colpa di IM 1 molto grave considerata da un lato la reiterazione dei comportamenti illeciti su di un lungo periodo di tempo e ciò nonostante le carcerazioni preventive subite per i procedimenti aperti a suo carico, per i quali era già stato deferito dinanzi ad una Corte delle assise; dall’altra per la commissione di reati oggettivamente gravi di cui si è reso colpevole, avuto riguardo in particolare all’estorsione aggravata commessa usando violenza e minaccia contro una persona, il sequestro di persona e rapimento così come la truffa per mestiere nonché per il concorso dei reati e per il grande numero di persone danneggiate e il danno considerevole che ha arrecato.

La colpa dell’imputato è ancora grave per la pervicacia e la determinazione che dimostra nel delinquere, arrivando a confezionare falsi documenti e anche documenti ufficiali come pure per la totale assenza di scrupoli dimostrata nel raccontare bugie su bugie e nell’approfittare dell’ingenuità e della generosità altrui oltre che della fiducia in lui riposta, facendo della truffa al prossimo il suo stile di vita, infischiandosene dei danni e delle sofferenze arrecati - il pensiero va a ACPR 2 come a tanti altri -, giungendo a tentare di ingannare la stessa autorità giudiziaria.

Di inaudita gravità l’episodio ai danni di ACPR 1, persona sicuramente fragile, che si fidava di lui e lo considerava un amico e che senza alcuna remora IM 1 ha spaventato a morte, oltre a causargli danni fisici e morali, oltre a quelli patrimoniali, con un atteggiamento prepotente e assolutamente privo di scrupoli.

IM 1 ha sempre agito a scopo di lucro, talvolta senza una reale situazione di bisogno, dissipando ingenti somme di denaro presso il night club __________, senza curarsi in questo caso neanche dei bisogni dei propri figli.

La sua colpa è anche grave poiché l’imputato si assume solo in parte le sue responsabilità e spesso solo di fronte all’evidenza, dimostrando di non aver assolutamente capito la gravità dei suoi illeciti comportamenti.

In assenza del concorso di una scemata imputabilità, l’imputato ha deliberatamente fatto quello che aveva in mente di fare, curandosi solo dei propri bisogni.

A suo favore la Corte ha considerato che parte dei fatti li ha ammessi, che ha riconosciuto in parte le pretese degli accusatori privati, che si è scusato con l’accusatore privato ACPR 21 presente in aula e il lungo carcere preventivo sofferto.

Tutto ciò considerato e tenuto altresì conto dei proscioglimenti pronunciati, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 4 anni, oltre che la multa di fr. 200.-, con l’avvertenza che in caso di mancato pagamento la multa sarà sostituita con una pena detentiva di tre giorni.

Come indicato dal perito psichiatrico, la Corte ha altresì ordinato nei confronti di IM 1 il trattamento ambulatoriale giusta l’art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.

  1. Sequestri

Con l’accordo delle parti (VI imputato pagg. 14-15, all. 1 al V. DIB), la Corte ha disposto la confisca degli oggetti in sequestro, ad eccezione delle due tessere __________ - che vengono dissequestrate in favore di __________

  • come pure della fattura __________, dell’I-phone bianco, di tre schede elettroniche e di due scatolette elettroniche, che vengono dissequestrati in favore dell’imputato.
  1. Tassa di giustizia e spese procedurali

Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr. 2'000.- e le spese procedurali (ad eccezione delle spese per la difesa d’ufficio, di cui si dirà sotto) sono state poste a carico del condannato in misura di 4/5, mentre che - visti i proscioglimenti pronunciati - il rimanente di 1/5 è stato posto a carico dello Stato.

Per quanto riguarda le spese per la difesa d’ufficio, va premesso che per le prestazioni dell’avv. DUF 1 fino al 31 dicembre 2010, le stesse sono a carico dell’imputato e garantite dallo Stato, non essendo IM 1 stato posto al beneficio del gratuito patrocinio.

Per quanto riguarda le prestazioni a partire dal 1 gennaio 2011, le stesse sono invece sostenute dallo Stato, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP, secondo cui l’imputato deve risarcire lo Stato non appena le sue condizioni economiche glielo permettano.

Venendo alla tassazione delle note d’onorario dell’avv. DUF 1, la Corte ha effettuato alcune decurtazioni, e meglio:

  • al verbale di polizia del 18.11.2012 non era presente il difensore, per cui l’onorario viene stralciato;

  • al verbale del 17.11.2012 era presente il praticante legale e non l’avvocato, per cui si applica la tariffa di fr. 90.-/ora;

  • il 09.09.2014 oltre al confronto non è stato effettuato un ulteriore interrogatorio di IM 1, per cui l’onorario esposto viene stralciato;

  • l’esame della perizia psichiatrica giudiziaria è stato ridotto da 8 ore a 4 ore;

  • per le telefonate con il perito di parte è stata riconosciuta un’ora;

  • per i contatti con i famigliari dell’imputato non possono essere ammesse più di 2 ore, ricordato che per costante giurisprudenza nell’assistenza giudiziaria lo Stato non deve assumersi prestazioni di sostegno morale o aiuto sociale;

  • l’onorario esposto per lo studio dell’incarto - pari a 9 giornate lavorative di 8 ore - appare eccessivo ed è stato ridotto a 3 giornate lavorative, anche perché il difensore ha seguito fin dall’inizio l’imputato durante l’inchiesta;

  • non può essere riconosciuto l’onorario esposto per il ritiro di documenti, trattandosi di mansioni che possono essere svolte dal personale di segreteria;

  • per la visione delle citazioni non si giustificano più di 5 minuti per ogni citazione;

  • vengono riconosciuti fr. 50.- per l’apertura dell’incarto e fr. 50.- per la chiusura dell’incarto.

Sono state per contro aggiunte 2 ore onde tener conto della durata effettiva del dibattimento.

Le note del difensore d’ufficio sono quindi state approvate per complessivi fr. 2'287.60 fino al 2010 (a carico dell’imputato) e fr. 31'356.20 per le prestazioni dal 01.01.2011 (a carico dello Stato, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP).

Visti gli art. 12, 22, 30 e segg., 40, 47, 49, 51, 63, 69, 123, 138, 139, 144, 146, 147, 156, 172ter, 173, 180, 183, 186, 217, 251 CP; 96 cpv. 2 LCStr;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

IM 1

  1. è autore colpevole di:

1.1. ripetuto furto per avere, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,

1.1.1. nel periodo 1. gennaio - 17 novembre 2009, a __________, __________ e __________, ripetutamente sottratto dagli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, denaro contante per un valore complessivo di fr. 11'000.-- ai danni di ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 14;

1.1.2. il 13/14 maggio 2014, a __________, sottratto ai danni di ACPR 4 l’importo di fr. 1'100.--;

1.1.3. il 14 novembre 2012, a __________, presso il distributore di benzina ACPR 11, sottratto ai danni della ACPR 11 l’importo di fr. 700.-- dalla cassa registratrice;

1.2. ripetuta violazione di domicilio

1.2.1. per essersi introdotto indebitamente e contro la volontà degli aventi diritto, al fine di perpetrare i furti di cui al punto 1.1.1 del dispositivo, negli esercizi pubblici ivi indicati;

1.2.2. per essersi trattenuto, dal 23 ottobre 2013 al 18 novembre 2013, nell’appartamento di __________ a __________, di proprietà di ACPR 18, nonostante il Tribunale federale con decreto 23 ottobre 2013 non avesse concesso effetto sospensivo al ricorso da lui presentato contro la decisione di sfratto del 29 luglio 2013 della Pretura del Distretto di Lugano;

1.2.3. per essersi introdotto indebitamente e contro la volontà degli aventi diritto, nell’appartamento degli ex suoceri __________ per perpetrare il furto di cui al punto 1.1.2 del dispositivo;

1.3. ripetuta truffa, in parte tentata e in parte qualificata siccome commessa in parte per mestiere, per avere, per procacciarsi un indebito profitto,

1.3.1. nel periodo 30 gennaio 2010 - 27 maggio 2011, ingannato e tentato d’ingannare con astuzia, in tre distinte procedure giudiziarie, la supplente Giudice di Pace del Circolo di Lugano - Ovest, producendo falsa documentazione quale giustificativo delle richieste tendenti ad ottenere la condanna di ACPR 14 al pagamento in suo favore di fr. 1'300.--, fr. 520.-- e fr. 1'440.--, causando a ACPR 14 un danno di fr. 125.-- oltre interessi al 5% dal 9 gennaio 2010;

1.3.2. nel periodo 13 ottobre 2010 - 28 ottobre 2010, a __________ e __________, ingannato con astuzia gli impiegati della __________, fornendo loro falsa documentazione ed inducendoli in tal modo a sottoscrivere il contratto di locazione 22 ottobre 2010 in nome e per conto della ACPR 20, proprietaria dell’immobile nel quale era ubicato l’appartamento oggetto del contratto, causando alla stessa un danno di complessivi fr. 22'670.50;

1.3.3. nel periodo 27 gennaio 2011 - 21 marzo 2011, a __________, tentato d’ingannare con astuzia il Tribunal d’arrondissement, producendo falsa documentazione nell’ambito di una procedura di conciliazione tendente ad ottenere la condanna delle società ACPR 17 e ACPR 16 al pagamento in suo favore di fr. 54'636.--;

1.3.4. nel periodo 25 aprile 2012 - 29 maggio 2012, a __________, ingannato con astuzia ACPR 21, fornendogli falsa documentazione ed inducendolo in tal modo a sottoscrivere il contratto di locazione 30 aprile 2012 per un appartamento sito nell’immobile di sua proprietà, causandogli un danno di complessivi fr. 24'464.95;

1.3.5. nel periodo 10 aprile 2013 - 27 maggio 2013, a __________,

ingannato con astuzia ACPR 18, fornendole falsa documentazione ed inducendola in tal modo a sottoscrivere il contratto di locazione 25 maggio 2013 per l’abitazione unifamiliare di sua proprietà, causandole un danno di complessivi fr. 17'009.85;

1.3.6. nel periodo gennaio 2014 - giugno 2014, a __________, ingannato con astuzia ACPR 2, affermando cose false ed inducendolo a consegnargli in 20 occasioni denaro contante a titolo di prestito per un ammontare complessivo di fr. 90'000.--, importo mai restituito;

1.3.7. nel periodo 25 giugno 2008 - 15 marzo 2014, a , presso l’, ingannato con astuzia ACPR 9, affermando cose false, segnatamente di aver installato e mantenuto funzionante nel tempo un sistema di ricezione TV satellitare risultato in realtà fasullo, inducendo ACPR 9 a corrispondergli in più occasioni l’importo complessivo di fr. 37'060.--;

1.3.8. il 30 settembre 2009, a __________ e __________, ingannato con astuzia ACPR 12, affermando cose false ed inducendolo a consegnargli l’importo di fr. 5'000.-- a titolo di prestito, importo solo parzialmente restituito;

1.3.9. nel dicembre 2009, a __________, ingannato con astuzia __________, affermando cose false ed inducendolo a consegnargli l’importo di fr. 2'000.-- a titolo di prestito, importo mai restituito;

1.3.10. nel periodo aprile - maggio 2014, a __________ e __________, ingannato con astuzia ACPR 13, affermando cose false ed inducendolo a consegnargli l’importo complessivo di fr. 5'000.-- a titolo di prestito, importo mai restituito;

1.4. ripetuta falsità in documenti per avere, per procacciarsi un indebito profitto, formato e fatto uso di 22 documenti falsi per commettere e tentare di commettere le truffe di cui ai punti 1.3.1, 1.3.2, 1.3.3, 1.3.4 e 1.3.5 del dispositivo;

1.5. diffamazione

per avere,

a __________, nel periodo 25 aprile 2013 - 28 maggio 2013,

tacciando sul sito internet __________, ACPR 22 e ACPR 23 di “morti di fame” ed accusandoli di non avergli corrisposto il dovuto per una prestazione professionale da lui eseguita, incolpato o reso sospetti questi ultimi di condotta disonorevole;

1.6. minaccia per avere, il 28 settembre 2013, a __________, dicendo a ACPR 18 e ACPR 19 “vi spacco la testa”, incusso loro spavento e timore;

1.7. ripetuto danneggiamento per avere,

1.7.1. nel periodo 28/30 settembre 2013, a __________, danneggiato la porta del locale tecnico dello stabile di proprietà di ACPR 18;

1.7.2. il 13/14 maggio 2014, a __________, deteriorato la porta d’accesso dell’appartamento di ACPR 4 provocando un danno quantificato in fr. 932.40.--;

1.8. estorsione aggravata per avere,

la notte del 20/21 giugno 2014,

a __________, __________ e __________, a scopo di indebito profitto, usando violenza e minacciandolo di un pericolo imminente all’integrità corporale, indotto ACPR 1 a compiere atti pregiudizievoli al proprio patrimonio, segnatamente a consegnargli la carta d’identità e la carta bancaria e successivamente a digitare il codice PIN della carta bancaria presso il postomat di __________, riuscendo ad appropriarsi indebitamente dell’importo di fr. 1'000.--;

1.9. sequestro di persona e rapimento per avere, la notte del 20/21 giugno 2014, a __________, successivamente ai fatti di cui al punto precedente del dispositivo, rapito con minaccia ACPR 1, costringendolo a seguirlo presso il locale __________ di __________, dove l’ha tenuto indebitamente sequestrato fino a quando lo ha ricondotto a __________ presso la sua abitazione;

1.10. ripetuto abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati, in parte tentato e in parte di lieve entità per avere, a scopo di indebito profitto, servendosi in modo abusivo o indebito di dati, influito e tentato di influire su un processo elettronico di trattamento o di trasmissione di dati e provocando o tentando di provocare, per mezzo dei risultati erronei così ottenuti, un trasferimento di attivi a danno di altri, e meglio,

1.10.1. nel periodo 20 giugno 2014 - 29 giugno 2014, a __________, __________, __________, __________, __________, servendosi della carta di credito di ACPR 1, effettuato acquisti per un valore complessivo di fr. 904.05, rispettivamente tentato di effettuare acquisti ed un prelevamento presso un bancomat per un valore complessivo di fr. 6'364.--;

1.10.2. il 17 aprile 2014, a __________, servendosi dell’accesso personale di __________ login di ACPR 2, ottenuto la ricarica della propria utenza telefonica per l’importo di fr. 150.--;

1.10.3. nel periodo 28 aprile 2014 - 8 luglio 2014, ad __________, servendosi in modo abusivo dell’accesso personale di __________ login della società ACPR 3, ottenuto in 11 occasioni la ricarica della propria utenza telefonica per l’importo complessivo di fr. 1'200.--;

1.11. appropriazione indebita per essersi appropriato a scopo di indebito profitto, nel corso della primavera/estate 2014, ad __________, dell’importo di fr. 350.-- affidatogli dalla ditta ACPR 3 per procedere al rinnovo del contratto per lo spazio e il dominio in internet della medesima società;

1.12. trascuranza degli obblighi di mantenimento per avere, nel periodo febbraio 2014 - luglio 2014, a __________, omesso, benché avesse o potesse avere i mezzi per farlo, di versare all’ACPR 7, che ha anticipato i contributi da lui dovuti in favore dei figli minorenni, conformemente a quanto stabilito dal Pretore di Lugano, sezione 6, con decreto del 14 gennaio 2014, per un importo complessivo di fr. 8'400.--;

1.13. ripetuta guida senza assicurazione per avere, nel periodo 7 luglio 2014 - 9 luglio 2014, a __________, __________ ed in altre località del Canton Ticino, ripetutamente condotto l’autovettura Alfa Romeo targata __________, sapendo che non sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità civile;

e meglio come descritto negli atti d’accusa 109/2010, 58/2014 e 21/2015 e precisato nei considerandi.

  1. IM 1 è prosciolto dalle imputazioni di:

2.1. truffa di cui al punto 4.3, 4.6.1 e 4.6.2 dell’atto d’accusa 21/2015;

2.2. ripetuta appropriazione indebita di cui ai punti 5.2 e 5.3 dell’atto d’accusa 21/2015;

2.3. furto di cui al punto 6.2 dell’atto d’accusa 21/2015;

2.4. trascuranza degli obblighi di mantenimento di cui al punto 9 dell’atto d’accusa 21/2015 per il periodo agosto 2014 - ottobre 2014;

2.5. lesioni semplici di cui al punto 11 dell’atto d’accusa 21/2015.

  1. Di conseguenza,

IM 1 è condannato:

3.1. alla pena detentiva di 4 (quattro) anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto;

3.2. alla multa di fr. 200.--, ritenuto che in caso di mancato pagamento, la stessa sarà sostituita con una pena detentiva sostitutiva di 3 (tre) giorni.

  1. IM 1 è inoltre condannato a versare ai seguenti accusatori privati i seguenti importi:

4.1. in favore degli accusatori privati ACPR 14, ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, tutti rappr. dall’avv. RAAP 4, fr. 11'000.-- oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2009 quale risarcimento del danno, fr. 4'321.50 oltre interessi al 5% dal 22 dicembre 2010 per le spese di perizia e fr. 13'291.15 oltre interessi del 5% dal 24 agosto 2015 per spese legali;

4.2. in favore dell’accusatore privato ACPR 21, __________, fr. 25'547.95 quale risarcimento del danno;

4.3. in favore degli accusatori privati ACPR 18 e ACPR 19, rappr. dall’avv. RAAP 5, fr. 17'254.85 quale risarcimento del danno e fr. 12'834.70 per spese legali. Per il rimanente della loro pretesa, gli accusatori privati sono rinviati al compente foro civile;

4.4. in favore dell’accusatore privato ACPR 4, __________, fr. 932.40 quale risarcimento del danno;

4.5. in favore dell’accusatore privato ACPR 1, rappr. dall’avv. RAAP 1, fr. 6'898.05 quale risarcimento del danno, fr. 5'000.-- per torto morale e fr. 4'320.-- per spese legali;

4.6. in favore dell’accusatore privato ACPR 2, rappr. dall’avv. RAAP 2, fr. 90'000.-- quale risarcimento del danno;

4.7. in favore dell’accusatore privato ACPR 5, __________, fr. 250.--;

4.8. in favore dell’accusatore privato ACPR 6, __________, fr. 250.--;

4.9. in favore dell’accusatore privato ACPR 9, rappr. dall’avv. RAAP 3, fr. 30'000.-- quale risarcimento del danno;

4.10. in favore dell’accusatore privato ACPR 12, __________, fr. 1'250.-- quale risarcimento del danno;

4.11. in favore dell’accusatore privato ACPR 13, __________, fr. 5'000.-- quale risarcimento del danno e fr. 1'760.--. Per il rimanente della sua pretesa, l’accusatore privato è rinviato al competente foro civile;

4.12. in favore dell’accusatore privato ACPR 8, __________, fr. 50.05;

4.13. in favore dell’accusatore privato ACPR 11, __________, fr. 700.-- quale risarcimento del danno.

  1. Le pretese di risarcimento degli accusatori privati ACPR 22 e ACPR 23 sono rinviate al competente foro civile.

  2. L’istanza di risarcimento dell’accusatore privato ACPR 10 è respinta.

  3. È ordinato il trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.

  4. È ordinata la confisca degli oggetti in sequestro elencati nell’atto d’accusa 21/2015, ad eccezione di:

8.1. 2 tessere __________, da dissequestrare in favore di __________;

8.2. fattura __________, Iphone bianco, 3 schede elettroniche e 2 scatolette elettroniche, da dissequestrare in favore dell’imputato.

  1. È ordinato il dissequestro e la restituzione di fr. 1'100.-- in favore dell’accusatore privato ACPR 4.

  2. È ordinato il sequestro conservativo di fr. 66.15 a garanzia del pagamento di tassa di giustizia e spese procedurali.

  3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- e le spese procedurali sono a carico del condannato in ragione di 4/5; il rimanente di 1/5 è a carico dello Stato.

  4. Le spese per la difesa d’ufficio sono a carico dell’imputato e garantite dallo Stato per le prestazioni del difensore d’ufficio fino al 31 dicembre 2010, mentre che sono sostenute dallo Stato per le prestazioni del difensore d’ufficio dal 1. gennaio 2011, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP.

12.1. Le note professionali dell’avv. DUF 1 sono approvate per:

12.1.1. prestazioni fino al 31.12.2010 (a carico dell’imputato e garantite dallo Stato):

onorario fr. 2’070.00

spese fr. 56.00

IVA (7,6%) fr. 161.60

totale fr. 2'287.60

12.1.2. prestazioni dal 01.01.2011 (a carico dello Stato):

onorario fr. 28'231.50

spese fr. 802.00

IVA (8%) fr. 2'322.70

totale fr. 31'356.20

12.2. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 31'356.20 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

  1. Questo giudizio può essere impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale. L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

  • Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

  • Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

  • Sezione della circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino

  • Ufficio assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

  • Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise criminali

La Presidente La vicecancelliera

Distinta spese (4/5):0

Tassa di giustizia fr. 1’600.--

Inchiesta preliminare fr. 112.64

Perizia fr. 7’933.68

Multa fr. 160.--

Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 429.44

fr. 10’235.76

============

Il rimanente è a carico dello Stato.

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